Una classifica dei prodotti top a marchio “made in Italy”

L'individualità italiana espressa dai nostri prodotti è molto forte, ma per eccellere in Italia servono una presa di coscienza politica e infrastrutture adeguate: ecco perché nasce questa sintesi

made in italy prodotti di eccellenza

Grazie alla campagna di comunicazione Italia Caput Mundi di cui ci siamo occupati recentemente, un video storytelling in puntate di pochi minuti l’una, nato esclusivamente per il web e dedicata ai prodotti made in Italy d’eccellenza nell’export internazionale, abbiamo avuto modo di conoscere l’identità dei prodotti made in Italy più importanti e il “pensiero laterale” che ha portato le imprese italiane a produrre questi beni di successo mondiale.

Italia Caput Mundi, però, prima di essere concepita come campagna di sensibilizzazione sull’argomento, è uno studio scientifico condotto dall’Università di Siena con patrocinio ministeriale e basato sull’indice Fortis-Corradini, per il quale è stato rilevato che l’Italia ha un patrimonio di migliaia di aziende che ci permettono di essere al primo posto per produzione in 250 differenti categorie merceologiche.

Incrociando i risultati ottenuti da questa ricerca con il database AIDA, che contiene informazioni su oltre 700.000 società di capitale, Italia Caput Mundi ha individuato più di 4500 aziende italiane con fatturato superiore ai 5 milioni di euro appartenenti alle 250 categorie di prodotto di cui deteniamo la leadership mondiale.

I rubinetti e la leadership italiana

rubinetteria made in italy

Se sappiamo dire che Made in Italy sicuramente significa scarpe, ci verrebbe mai in mente di associarlo alla rubinetteria?
Grazie a questa classifica abbiamo scoperto che tra le categorie gerarchiche in elenco, la “fabbricazione di prodotti in metallo” (esclusi macchinari e attrezzature) risiede per il 29,74% nel Veneto, il 21,63% in Lombardia, il 12,62% in Toscana, che detengono la percentuale maggiore di industrie produttrici di rubinetteria in Italia per 1/3 sul totale.

L’Italia è tra i leader mondiali nella produzione di rubinetti. Proprio da noi esiste il più grande distretto produttivo di materiali trasformati in rubinetti, che risponde al 15% sul totale nell’export mondiale, con 400 aziende e 10.000 lavoratori coinvolti.

Le piastrelle, la storia e la tradizione del belpaese

storia piastrelle italiane
L’esportazione delle piastrelle italiane equivale a circa 2,4 miliari di euro l’anno di fatturato: si tratta di un vero e proprio patrimonio per la nostra economia, oltre che dell’ennesimo fattore di orgoglio della tanto amata etichetta “made in Italy”.

Le piastrelle in ceramica sono un prodotto globale e la bellezza del suo utilizzo sta nelle sue caratteristiche materiali: da oltre 2000 anni rappresenta la sintesi di solidità ed estetica in pochi centimetri quadrati. La piastrella in passato era addirittura elevata ad opera d’arte e oggi il suo mercato è un driver di crescita del nostro Paese: il Distretto ceramico di Sassuolo rappresenta la capitale mondiale del settore, contando 600 imprese e oltre 2000 addetti impiegati alla produzione, che da solo produce l’80% del totale nazionale.

La gomma, un vanto nazionale

<gomma qualità eccellente
L’industria della gomma rappresenta un ottimo esempio di settore industriale sul quale converrebbe in questo momento investire in Italia, sopratutto dal punto di vista infrastrutturale e digitale.

Così se il Made in Italy tradizionale sta ridimensionando il proprio ruolo leader, al contrario di altri settori stanno registrando i più elevati tassi di crescita, come i beni intermedi dell’industria metallurgica (+10,1%), quelli dell’industria estrattiva (+8,8%) e quelli dell’industria della gomma e della plastica (+8,6%), definiti Top Sector della crescita.

Gli occhiali un fiore all’occhiello del made in italy di qualità

occhiali realizzati in italia
Sin dal Medioevo i produttori italiani di occhiali dovettero difendersi dalla contraffazione e, ancora oggi, l’arte italiana di produrre occhiali è riconosciuta in tutto il mondo: solo Europa e Stati Uniti ne comprano l’80%.

Proprio di recente Cirillo Marcolin, presidente dell’Anfao, l’Associazione nazionale fabbricanti articoli ottici, dichiarava che nel 2013 abbiamo battuto l’ennesimo record, in termini di valore e di volumi, con l’export di occhiali da vista e da sole made in Italy. L’esportazione di questo prodotto, infatti, è cresciuta del 7,2% a 2,811 miliardi, pari al 90% della produzione, che vale 2,919 miliardi di euro.

I mercati principali per l’occhialeria italiana sono stati fino ad ora Europa e Stati Uniti, che assorbono l’80% del flusso di uscita degli occhiali dall’Italia. Per quanto riguarda i mercati cinese e asiatico, invece, nel 2013 il mercato ha subito un lieve calo, registrando una crescita del 2,7%: a penalizzare questi mercati è il calo della vendita di montature.

Gli orologi, il primato italiano che non ti aspetti

orologi di qualità nostrana
Il reparto orologeria italiano produce ricchezza per un valore di oltre 140 milioni di euro l’anno, andando a posizionare i propri prodotti tra i beni di lusso internazionali.

Nel 2011 l’esportazione di orologi e sue parti meccaniche made in Italy ha sfiorato i 141 milioni di euro e, secondo l’indagine di Gfk per Assorologi, nel 2013 sono stati effettuati acquisti per 1,5 miliardi, con un rialzo del prezzo medio, che va da 163 a 174 euro, ma scende del 5,6% il numero di pezzi venduti.

Gli italiani, inoltre, a differenza che per alti prodotti, continuano a preferire gioiellerie e orologerie tradizionali per i loro acquisti: in tutto, nel 2013, sono stati oggetto di shopping circa 6,6 milioni di pezzi, per un valore di 1,15 miliardi di euro, inoltre i canali di vendita preferiti restano le gioiellerie tradizionali e negozi all’interno di centri commerciali; anche l’ecommercecontinua a salire con un volume del 10% e scende vistosamente a valore, con un -5,4%.

Va osservato quindi come il reparto orologeria italiano produca ricchezza per un valore annuale così alto da essere appunto un’eccellenza internazionale, andando a posizionare i propri prodotti tra i beni di lusso mondiali.

La pasta, il simbolo della qualità gastronomica italiana nel mondo

pasta made in italy

Indiscutibilmente bella, buona e sana, la pasta è sintesi di tradizione ed innovazione continua, restando uno dei prodotti su cui si basa il senso culturale di “italianità“.
Non a caso “La pasta tiene alta bandiera del made in Italy, l’export è da record” titolava Il Sole 24 Ore a febbraio, in una sintesi aggiornata sui consumi di pasta italiana nel mondo: grazie agli elevati standard qualitativi e a un indiscutibile appeal sui consumatori esteri, il prodotto simbolo dell’Italia ha realizzato un export record per 1,8 miliardi di euro nel 2013, segnando una crescita del 3,7% rispetto al 2012.

Questo trend positivo si è ormai avviato da quattro anni e, secondo le previsioni, continuerà grazie anche a nuovi mercati, come Cina ed Emirati Arabi Uniti, che hanno fatto registrare un incremento delle esportazioni del 33,6%; Brasile, con una crescita del 16%; Nord Africa, con una crescita del 13,5%.

Si contano circa 200 tipi di pasta differenti e oltre 120 pastifici che li producono: tra le regioni italiane esportatrici di pasta, così, al primo posto troviamo la Campania, con valori e ritmi di crescita sostenuti, seguita da Emilia Romagna e da Veneto.

Il prosciutto e gli insaccati d’eccellenza

le specialità gastronomiche italiane
Quando parliamo di reparto salumeria italiano ci riferiamo all’industria delle carni che, per tradizione ed innovazione, ha saputo puntare su due caratteristiche principali, che sono qualità del prodotto e sicurezza della provenienza delle carni. In questo senso made in Italy corrisponde ad un “saper fare italiano” che si distingue ancora una volta in cucina e nel food. Insieme al prosciutto, salami, pancette e coppe sono i prodotti cosiddetti “belli e ben fatti”, di fascia medio alta nel settore chiave del Made in Italy, che sono esportati all’estero.

Stando ai dati Assica (l’Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi), nel 2012 sono state esportare dall’Italia negli Stati Uniti circa 5.892 tonnellate di salumi, con una crescita del 21,5% rispetto all’anno precedente. Di queste, l’83% è rappresentato da prosciutti crudi.

Il controvalore delle esportazioni italiane di salumi negli USA nel 2012 equivale a 68 milioni di euro, pari ad una crescita del 29,7% rispetto al 2011. Si stima che nel 2014, complice l’entrata in vigore del provvedimento del maggio 2013 con cui le Autorità statunitensi di APHIS (Animal and Plant Health Inspection Service) hanno ufficialmente riconosciuto l’indennità di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e delle Province autonome di Trento e Bolzano dalla Malattia Vescicolare del Suino, il flusso delle esportazioni aumenterà di 10 milioni di euro, a cui va aggiunto un “effetto traino” sull’export degli altri salumi tipici italiani.

Tra questi, il Prosciutto di Parma è il prodotto della salumeria italiana più venduto all’estero. Infatti l’export della DOP di Parma vale infatti 232 milioni di euro, ovvero più di quanto realizzano insieme Prosciutto Cotto, Mortadella e Wurstel.

Le esportazioni incidono per il 28% sul fatturato complessivo del Prosciutto di Parma, quota di molto superiore rispetto alla media del comparto agroalimentare italiano.
Questi risultati sono ancora più significativi se si considera che il Prosciutto di Parma rappresenta al 100% il Made in Italy in quanto vanta una filiera interamente italiana.

Le scarpe, l’eleganza italiana ai piedi del mondo

eleganza italiana scarpe qualità
Sulle calzature italiane non c’è molto da raccontare che già non si sappia: insieme al food, rappresentano uno dei simboli dell’etichetta Made in Italy, nonché si collocano tra i beni di lusso internazionale, amate e ricercate dai maggiori collezionisti e stilisti di tutto il mondo.

Secondo l’indice Fortis-Corradini, su una casistica totale di 5.517 prodotti in cui è diviso il commercio internazionale, le calzature made in Italy si posizionano al quinto posto, con un valore export pari a 2.160,2 milioni di dollari.

In conclusione: cos’è il Made in Italy


Leggendo “made in Usa” pensiamo all’innovazione, al “made in Japan” colleghiamo l’alta tecnologia, il “made in Germany” è riconosciuto per affidabilità e robustezza, il “made in Switzerland” ci dà l’idea di precisione. Ma il “Made in italy”? Se non sapreste rispondere, sarebbe normale. Durante questo nostro viaggio alla scoperta delle eccellenze italiane, abbiamo scoperto tanti paradossi di questa etichetta e il primo è che “made in Italy” è il marchio di un grande concetto di fascinazione, ma anche di un grande insieme di non-definizioni.

E il problema è storico. A differenza di quanto si può immaginare, il marchio “made in Italy” non è nato a tutela dei prodotti italiani ma con l’intento opposto. Agli inizi degli anni Sessanta infatti alcuni Paesi europei, tra cui Germania, Francia e l’Inghilterra, inserivano il marchio “made in Italy” per difendere i propri prodotti rispetto a quelli stranieri e indicare quindi con un’etichetta quali fossero quelli che il consumatore avrebbe dovuto evitare d’acquistare.

fatto in cina o in italia

Con il passare del tempo i produttori italiani sono riusciti a trasformare questo isolamento in opportunità. Quello che all’inizio è nato come un handicap, si è poi rivelata essere una fortuna grazie alla quale l’Italia ne è uscita con un’identità ben precisa, diventando simbolo di artigianalità, creatività e qualità.

Nonostante alcuni prodotti molto famosi, i beni a marchio made in Italy sono eccellenze della produzione italiana che restano rare gemme poco conosciute anche a livello nazionale, tanto che Google quest’anno ha deciso di sostenerle offrendo loro un’importante vetrina con il progetto “Eccellenze in digitale”. Al centro dell’idea di Google ci sono due idee principali per il made in Italy: l’internazionalizzazione e la digitalizzazione delle imprese tipiche. Inoltre uno degli obiettivi principali è riuscire a fondere le esigenze dei giovani, che cercano di inserirsi nel mondo del lavoro e le esigenze delle imprese, che hanno bisogno di nuove idee e nuove soluzioni per rinnovare il proprio modo di produrre, anche se per esempio l’idea di far entrare le startup all’interno delle PMI per aiutare le eccellenze italiane a recuperare competitività era già in mente da molto.
eccellenze in digitale

Come valorizzare il potenziale di queste realtà così ambite, così ricercate all’estero ma purtroppo così poco accessibili a causa di una debole presenza sul web, ci ha pensato Google. L’opportunità non ha un valore basso: basta pensare che fra tanti milioni di prodotti commercializzati nel mondo, sono circa 250 quelli che provengono dall’Italia e che detengono la prima posizione nell’export mondiale, con oltre 4.500 aziende italiane che li producono protagoniste di questo primato. Sono inoltre 347 i prodotti italiani che detengono la seconda posizione nell’export mondiale, e che sono 387 quelli che detengono invece la terza posizione.

Considerando perciò, nel complesso, il numero di primi, secondi e terzi posti nell’export mondiale detenuti da ciascun Paese del G20, l’Italia figura quarta assoluta dopo Germania, Cina e Stati Uniti. Inoltre l’Italia è seconda al mondo soltanto alla Germania per numero di posizioni di eccellenza nell’export in rapporto alla sua popolazione.

Le aziende coinvolte in questo processo di produzione sono per lo più piccole e medie imprese, che producono tra i 5 e i 50 milioni di euro l’anno di fatturato e hanno un numero di dipendenti compreso tra i 10 e i 250 addetti. Ecco, in ordine, la top ten dei prodotti a marchio made in Italy più importanti a livello internazionale.

strategia digitale

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Secondo il Rapporto Export di SACE relativo le principali direttrici geografiche, settoriali e strategiche per le vendite di beni italiani all’estero nel quadriennio 2013-2016, vedremo crescere l’export italiano del 7,2%, accelerando il ritmo di crescita fino raggiungere un valore pari a 535 miliardi di euro nel 2016, e a guidare questa crescita delle esportazioni saranno i comparti a medio-alta tecnologia.

Sappiamo che le vendite all’estero dei prodotti made in Italy hanno recuperato i livelli pre-crisi già nel 2011 ma che se nelle esportazioni possiamo vedere un volano di crescita importante per la nostra economia, è altrettanto vero che preoccupante invece è la domanda interna, sulla quale il made in Italy dovrebbe appunto trovare la via per rafforzarsi.

Nel complesso, comunque, attualmente la domanda mondale di prodotti Made in Italy sta crescendo di circa il 4% e in questo contesto si colloca strategico il ruolo dell’eCommerce: il commercio elettronico, infatti, sta avendo in Italia un netto andamento in controtendenza rispetto all’economia in generale con segnali positivi soprattutto per le PMI, le quali registrato con l’eCommerce un incremento di fatturato medio di oltre il 60% grazie, soprattutto, a clienti stranieri.

Ma se quindi non è l’individualità che manca al nostro Paese e alla personalità di chi gli dà vita, che cosa manca quindi agli italiani per brillare? Un sistema Paese in grado di fornire le infrastrutture, i laboratori, le leggi e gli strumenti adeguati per eccellere in Italia.