Da Made in Italy a Created in Italia: per Saatchi, la rivoluzione parte dal linguaggio

Perché utilizzare una definizione anglofona per indicare prodotti italiani? Per Saatchi, è il linguaggio il punto di partenza per una rivoluzione.

Il Made in Italy è l’argomento proposto per l’appuntamento annuale di Saatchi & Saatchi, quest’anno presentato da Giuseppe Caiazza (CEO di Saatchi & Saatchi Italia) e da Mary Mills (Worldwide Director of Strategic Intelligence di Saatchi & Saatchi Canada).

L’indagine ‘Rebranding Made in Italy‘, commissionata all’istituto di ricerca canadese Hotspex, analizza la percezione del brand ‘Italia’ nel mondo in base a quattro categorie di prodotto: vino, moda, design e cibo, con lo scopo di individuare i punti di forza e di debolezza del made in Italy.

Lo studio confronta la considerazione dei prodotti italiani e quelli francesi – storici competitor poiché considerati affini e quasi dei perfetti sostituti da parte dei consumatori esteri – nei mercati di due potenze economiche, USA e Cina.

L’analisi è implementata con un sistema innovativo: la mappatura tridimensionale delle emozioni, una metodologia in grado di coniugare razionalità ed emotività, processi alla base della decisione di acquisto. Sono infatti proprio le emozioni a influire sugli acquisti e ad essere l’essenza delle attuali strategie di consumo.

I dati della ricerca dimostrano come il Made in Italy sia ancora poco compreso, spesso i prodotti sono avvertiti come privi di personalità e di fascino, caratteristiche invece fortemente presenti nell’offerta del Made in France. I nostri prodotti sono ricchi di peculiarità riconosciute a livello mondiale come qualità e tradizione, ma ciò che non emerge dalla ricerca è proprio uno dei tratti caratteristici dell’Italia: la passione.

Ciò che sicuramente può trasmettere passione è l’artigianato storico, la buona fattura dei prodotti, le loro origini, soprattutto nei settori del cibo e della moda; questi possono essere utilizzati per migliorare la percezione del Made in Italy nel mondo.

Dice Mary Mills: “l’emozione è la chiave per capire la motivazione umana, abbiamo una bellissima storia da raccontare. Bisogna farlo in un modo particolarmente italiano, quindi non hot, sexy, o inteso come piacere colpevole, vistoso o datato… noi abbiamo un’immagine più sofisticata della sessualità francese perciò dobbiamo focalizzarci su un consumo sofisticato, incentrato sull’artigianato; dove possiamo essere stuzzicanti, affascinanti, sensuali, moderni, sottili..  stimolare ad apprezzare la bellezza e perciò perdurare nel tempo”

Come tutto questo può essere tradotto in realtà?

Siamo una società di creativi perciò sogniamo, il nostro sogno è cambiare la percezione. La rivoluzione parte dal linguaggio, crediamo che la parola Made non trasmetta passione e che Italy sia troppo diversa dalla pronuncia italiana, per questo nasce: Created in Italia – Perché gli altri fanno, noi creiamo!” ci spiega Giuseppe Caiazza.

Una ‘rivoluzione di linguaggio’ è una cosa che avete già sperimentato sull’Italia?

Questa è un’idea che ci è venuta relativamente alla definizione Made in Italy, l’obiettivo è trasferire alcuni valori che dalla ricerca appaiono deboli. La prima cosa che aiuterebbe è cambiare il nome da Made in Italy a Created in Italia, che rappresenta maggiormente la nostra realtà lavorativa. Noi possiamo semplicemente riscontrare i dati della ricerca, e siccome siamo una Ideas Company, possiamo dare delle idee. E’ un tema talmente grande che una messa a terra può solo avvenire se un’insieme di stakeholders si mettono insieme e trovano soluzioni interessanti.  

Una domanda a Mary Mills: cosa apprezzi di Saatchi, e come sei entrata in questo progetto?

Sono in Saatchi da circa 10 anni e credo che ci sia una qualità nelle persone di Saatchi che è la stessa in ogni ufficio nel mondo!  Noi abbiamo qualcosa di speciale, un impegno l’uno per l’altro, passione e senso di famiglia. Ci aiutiamo sempre, ed è una cosa bellissima.

Intendo: sono entrata in questo progetto non per soldi, ma per amore. Amo l’Italia: la mia ricompensa? Tre giorni qui, e non c’è nulla di meglio al mondo!

Durante la conferenza ci sono stati diversi tentativi di svelare i retroscena più interessanti e un’informazione è emersa: entro la fine del 2014 è previsto il trasferimento della società in viale Jenner, nella nuova sede del Gruppo Publicis, dove confluiranno diverse strutture del gruppo, tra cui Publicis e Leo Burnett. “Abbiamo analizzato la proposta e abbiamo trovato molti aspetti positivi, perciò abbiamo accettato” sottolinea il CEO di Saatchi.
_______

Articolo di Maria Luisa Miraldi e Federica Bulega.

5 Hot Trends per i video online nel 2014

5 Hot Trends per i video online nel 2014

L’Ericsson ConsumerLab, programma di ricerca globale sugli usi dei prodotti e dei servizi Ict, dal 2012 stila le 10 tendenze con cui i consumatori dovranno fare i conti per l’anno a venire. Secondo il report The 10 Hot Consumer Trends of 2014 sembrano essere queste le previsioni interessanti pronte a coinvolgere i video:

Dal Video On Demand al Video On Command

Sulla base di un’indagine di ricerca svolta su 5,000 abitanti di 10 diverse metropoli, possessori di iPhone/smartphone e soprattutto utenti quotidiani di internet, risulta che le segnalazioni, condivisioni e “raccomandazioni” dei nostri amici (magari sui social network) assumono un’influenza sempre più rilevante nella fruizione di video online.

Cambiamento epocale o solo graduale passaggio (peraltro già di nostra conoscenza)? Per il momento non abbiamo la risposta, ma dato che Ericsson azzarda l’ipotesi del passaggio dal video “on demand” a video “on command”, non potevamo esimerci dal riprenderla!

Video In Movimento e Discontinuo

Stavolta lo studio è frutto di un’indagine svolta in Cile, Messico e Brasile sui possessori di smartphone. L’Ericsson ConsumerLab prefigura una grande discontinuità e dislocazione del consumo video da parte degli utenti. A forzare la mano, la TV non è più la regina della casa: essa assume un ruolo sempre più marginale nella fruizione dei video, con la sola funzione di dispositivo da utilizzare in combinazione ai tablet, smartphone e qualsiasi altro device tecnologico che ci riserverà il futuro.

Pronti a mettere mano al tasto PAUSA? La cara vecchia abitudine del film serale sembra in pericolo, poiché vedremo il nostro beneamato film in più riprese: starà a noi decidere se cavalcare l’onda dell’intermittenza o meno.

5 Hot Trends per i video online nel 2014

Ma non esiste mica solo il ConsumerLab a stendere indagini: per il 2014 abbiamo altri tre punti da sottoporre alla vostra attenzione:

Dalla Cina con furore – il sorpasso dei video online sulla Tv

Finora abbiamo considerato indagini svolte nel mercato occidentale e sudamericano, ma i Cinesi sono i veri e propri precursori. Secondo un’indagine di mercato della ZDC il 76.3% delle persone preferisce guardare i video online contro il 23% di TV-addicted. Il campione preso in esame, però, potrebbe essere messo in discussione: gli intervistati, il cui numero era pari a 904, fornivano le proprie risposte direttamente su Zol.com, il principale sito web Cinese dedicato al mondo IT; probabile quindi che queste persone fossero, per la maggioranza, degli internauti provetti.

Ad integrare questa ricerca, secondo i dati di navigazione relativi a Giugno 2013, vi è un altro fenomeno interessante: i netizens trascorrono più tempo online a guardare video (33,9%) piuttosto che sui social network (18,2%). La pubblicità e la produzione dei video online ovviamente non si fanno attendere e si muovono nella stessa direzione!

Video online indossabili

Come mi sta questo video addosso? La frontiera del nuovo shopping! Bando alle ciance, riallacciamoci ai punti precedenti: il concetto di decoder digitale e satellitare si polverizza, poiché sarà lo streaming a farla da padrone, e con esso acquisiranno sempre maggior importanza le protesi sensoriali, dai Google Glass ai braccialetti fitness, passando per gli orologi supertecnologici.

Ad affermarlo è la ricerca della Deloitte sullo sviluppo del settore tecnologico nel 2014. Grazie a queste estensioni corporee, potremmo avere notizie ancor più a portata di mano rispetto ai tablet e agli smartphone. In questo caso lo stesso concetto di video è da rivedere: avrà sempre più successo il settore dei tutorial, e il video acquisirà nell’immediato il ruolo di assistente alla vita di ogni giorno.

Se durante la spesa, ci venisse in mente una ricetta ardita e le nostre mani fossero impegnate con il carrello, i nostri occhiali supertecnologici ci verranno incontro e, per filo e per segno, ci elencheranno gli ingredienti necessari. Quindi l’immediatezza di risposta di un video alle nostre domande si rivela fondamentale.

Il video è mobile. Qual piuma al vento!

A rafforzare le precedenti ipotesi, secondo cui il mobile video crescerà esponenzialmente, abbiamo anche la ricerca Cisco Visual Networking Index. Secondo le previsioni contenute in tale studio, l’utilizzo dei video online sarà progressivamente maggiore. Le stime per il 2017 preannunciano che gli utenti connessi alla rete genereranno 3 trilioni di minuti di video online al mese, corrispondenti a più di due anni di video ogni secondo. I mobile video non esulano da tale crescita: la quota dei contenuti video arriverà al 66% del traffico dati mobile a livello globale.

E i videomakers?

Da questi cambiamenti sono tre le opportunità da prendere al volo:

  • Data la discontinuità, l’esplosione dei mobile video, del video in movimento, la serialità avrà sempre maggiore rilevanza. Avete in mente qualche webserie da realizzare? Ora è il momento!
  • Prima di caricare il video online immaginate che effetto può fare il vostro video sui Google Glass, magari vi verranno in mente ulteriori accorgimenti da apportare.
  • Se proprio non riuscite a realizzare sottotitoli cinesi al vostro video 😉 ..ricordatevi che la viralità sarà sempre un must!

Instagram e i fashion brand: il caso Dior

instagram-e-i-fashion-brand-il-caso-dior-5

Con oltre 150 milioni di utenti mensili, Instagram è uno di quei social network che si sta facendo rispettare, ritrovandosi sempre più spesso nei piani strategici digitali dei brand legati al mondo della moda e non solo.

Tra questi, un paio di mesi fa, ha fatto il suo ingresso Dior, con un account curato ad hoc e in linea con il tono di comunicazione del brand.

In soli tre mesi, grazie a un piano editoriale chiaro e strutturato, l’account ha registrato oltre 152.000 follower. Già dalla prima immagine inserita, infatti, Dior ha chiarito quali sarebbero stati i contenuti pubblicati dividendoli in 4 fil rouge da seguire nel corso delle varie pubblicazioni.

Vediamoli insieme:

#DIORLIVE

instagram-e-i-fashion-brand-il-caso-Dior

Si tratta delle foto che permettono di “vivere” in tempo reale il brand e le attività ad esso connesse. Troviamo quindi una panoramica generale sulle novità, sfilate, eventi, mostre…

#DIORBTS

instagram-e-i-fashion-brand-il-caso-Dior

Vivere un giorno in Dior? Con questo hashtag è possibile: permette infatti di visualizzare il lavoro che si svolge dietro le quinte dell’azienda, i segreti e i backstage degli eventi.

#DIORBY

instagram-e-i-fashion-brand-il-caso-Dior

Prendendo spunto dalle tante, anzi tantissime, collaborazioni e promozioni svolte da Dior, questo hashtag consente di seguire le collaborazioni che la casa madre stringe con designer, attori e artisti, come la realizzazione di Miss Dior by Raf Simons per Natalie Portman!

#DIORTIPS

instagram-e-i-fashion-brand-il-caso-Dior

Infine, Dior non rinuncia a offrire contenuti validi e interessanti per i suoi follower, proponendo consigli e suggerimenti di diverso genere.

instagram-e-i-fashion-brand-il-caso-dior-6

Un ultimo dato risalta all’occhio: la scelta di non avere following, ovvero di non seguire alcun account. Una scelta sicuramente effettuata per dare risalto al posizionamento elitario del brand, ma che può stonare con la decisione di apertura verso nuovi canali social.

203 milioni per le startup del Mezzogiorno: è arrivato Smart & Start

203 milioni per le startup del Mezzogiorno: è arrivato Smart & Start

Si parla tanto di startup, di innovazione, di tecnologie digitali, ma come sempre il Sud Italia ha un ruolo periferico nella questione: nel 2013 infatti soltanto il 10% dei finanziamenti in startup innovative è arrivato alle regioni del Sud (circa 12 milioni di euro).

Dallo scorso settembre però c’è una grande occasione per chi vuole creare un’impresa innovativa nel Sud Italia: il programma Smart & Start gestito da Invitalia per conto del ministero dello Sviluppo economico.

Di cosa si tratta

203 milioni per le startup del Mezzogiorno: è arrivato Smart & Start

Smart & Start mette a disposizione delle imprese del Mezzogiorno che puntano su innovazione, tecnologie digitali e valorizzazione della ricerca ben 203 milioni di euro con contributi a fondo perduto.

Il programma non ha una scadenza ed è riservato alla creazione di imprese innovative in sei Regioni del Sud d’Italia: Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna. Dal 3 febbraio sarà possibile presentare la domanda anche nei Comuni del Cratere Sismico Aquilano.

Come funziona Smart & Start

Smart & Start prevede due tipi di agevolazioni:

  • Smart contribuisce a coprire i costi di gestione sostenuti nei primi anni di attività (fino a 200.000 euro in quattro anni)
  • Start contribuisce a coprire le spese per l’investimento iniziale (il contributo è pari al 65% delle spese per investimenti)

203 milioni per le startup del Mezzogiorno: è arrivato Smart & Start

Previa soddisfazione di tutti i requisiti necessari, una società può candidarsi e ricevere entrambi i contributi Smart e Start, arrivando così ad un finanziamento massimo di 500.000 euro.

Chi può accedere ai contributi

Smart & Start si rivolge ai progetti imprenditoriali che rispondono alle seguenti caratteristiche:

  • novità rispetto al mercato di riferimento (dal punto di vista tecnico, organizzativo, produttivo o di impatto ambientale);
  • ampliamento del target rispetto al bacino attualmente raggiunto dai potenziali concorrenti;
  • sviluppo e vendita di prodotti/servizi innovativi o destinati a intercettare nuove esigenze;
  • utilizzo di modelli di business orientati all’innovazione sociale.
203 milioni per le startup del Mezzogiorno: è arrivato Smart & Start

In particolare per le agevolazioni Start è fondamentale operare nell’ambito dell’economia digitale e valorizzare economicamente i risultati della ricerca pubblica e privata.

Condizione necessaria per accedere alle agevolazioni Smart & Start è che le imprese, alla data di presentazione della domanda, non debbano essere costituite da più di 6 mesi.

La valutazione delle domande

E’ importante sottolineare che Smart & Start non è un bando di concorso: le domande – inviate semplicemente online – vengono esaminate secondo l’ordine cronologico di invio e non è prevista una graduatoria né una data ultima per la presentazione. I fondi sono realmente disponibili e vengono erogati entro 60 giorni dall’approvazione della domanda.

Invitalia si è impegnata alla massima trasparenza nella procedura e nella selezione delle proposte ricevute anche tramite un comitato di esperti composto di venture capitalist, business angels, professori universitari, associazioni di settore.

203 milioni per le startup del Mezzogiorno: è arrivato Smart & Start

Non solo contributi finanziari per le startup

La particolarità di Smart & Start è quella di essere un programma di incoraggiamento e supporto all’imprenditorialità a 360 gradi. Gli interessati a presentare la propria domanda non sono lasciati soli nella delicata fase di preparazione e di presentazione del business plan.

Oltre ad un sostegno concreto da parte di tutor ed esperti ci si può anche iscrivere alla newsletter per rimanere aggiornati su tutte le novità in fieri, accedere alla sezione news del sito e partecipare agli eventi (in)formativi organizzati nelle principali città del Sud Italia.

 

Social media mix: quali social network vanno connessi e perché

social media

Img by thinkstockphotos.it

Questa settimana vi proponiamo l’importanza di conoscere i nostri amati social media un po’ più da vicino. Anzi, così vicino da scontrarci con loro! 😀 A volte, infatti, mischiare e far combaciare i diversi social network che utilizziamo può dare qualche vantaggio inaspettato.

Cosa vogliamo dire? Da un recente articolo su Mashable ci siamo accorti che saper combinare Tumblr con Twitter, per esempio, può portarci a un livello completamente nuovo di Social Media Marketing. In sostanza, ecco alcuni dei metodi più semplici che abbiamo scoperto per abbinare assieme i vostri social network per accrescere il vostro pubblico e trovare nuovi contenuti.

1) Instagram + Pinterest

Se siete riusciti a portare a termine con successo quella ricetta su Pinterest (o se era un disastro totale e ora siete certi che proprio non si può fare), pubblicate i risultati su Instagram e poi pinnate la foto per i vostri follower.

E’ facile condividere le foto di Instagram su Facebook e Twitter, ma vi state impegnando anche con il social network che si preoccupa maggiormente per quel tipo di contenuti?

Pinnare le vostre foto da Instagram è semplice e aggiunge un tocco personale alla vostra bacheca. Come risultato avrete non soltanto avviato una conversazione sui vostri pins, interagendo maggiormente con i vostri seguaci su Pinterest, ma avrete anche ottenuto il riconoscimento che meritate per i vostri sforzi: una maggiore visibilità.

2) Tumblr + Pinterest

Il flusso apparentemente senza fondo di belle immagini su Pinterest indica che c’è sempre qualcosa di nuovo da appuntare… o almeno così sembrerebbe. Se si scrolla abbastanza a lungo la home, noterete che alla fine avrete appuntato le stesse idee e citazioni dei vostri follower; improvvisamente Pinterest non vi sembrerà più così infinita.

Anche se è facile aggiungere nuovi contenuti su Pinterest attraverso l’estensione del browser, gli utenti tendono a condividere nuovamente solo i pin già sul sito piuttosto che aggiungere qualcosa di nuovo.

Ma se siete il tipo di persona che lancia nuovi trend, che desidera creare i propri pin per diffondere il proprio contenuto per tutto il web invece di repinnare quello dei propri amici, allora vi consigliamo caldamente di andare su Tumblr. Tumblr è pieno di contenuti altamente visivi perfetti da pinnare; di solito ha inoltre le stesse categorie popolari su Pinterest, il che li rende perfetti siti gemelli.

social media

Img by mashable.com

3) Twitter + Pinterest

Ora che è possibile aggiungere immagini ai vostri tweet in un nuovo e bel formato, tirate fuori i vostri contenuti dalle bacheche di Pinterest e condividete queste belle foto con un nuovo pubblico: quello di Twitter, appunto. Ricordatevi dopotutto che una foto contribuisce non poco ad aumentare l’engagement sui vostri tweet.

4) Facebook + Twitter

Se siete alla ricerca di contenuti da pubblicare su Facebook, soprattutto come piccola impresa, Twitter può essere un social media – motore di ricerca migliore di quello di Facebook Graph, perché il sito di microblogging tende ad essere maggiormente un forum per la pubblicazione di articoli, tenendo il passo con l’attualità e contribuendo al dibattito sui temi social.

Poiché poi gli hashtag sono stati in giro per un bel po’ di tempo su Twitter, si potrebbe avere più fortuna cercando un hashtag per ottenere contenuti su un argomento specifico. Ad esempio, se si desidera postare contenuti più rilevanti per la propria azienda turistica per condurre traffico alla propria pagina Facebook, cercare l’hashtag #traveltips potrebbe essere un buon punto di partenza.

social media

Img by mashable.com

5) Twitter + Tumblr / Reddit

Volete commentare qualcosa che accade nel mondo di Twitter, ma 140 caratteri non bastano? Twitter è una grande cassa di risonanza per le idee e le conversazioni in forma abbreviata, ma per chiunque voglia approfondire un po’ di più la faccenda, può risultare un tantino complicato.

Tumblr e Reddit sono entrambi pieni di persone con opinioni (su Tumblr la gente è generalmente più benevola e incoraggiante, su Reddit gli utenti possono invece essere a volte più sarcastici e irriverenti).

È possibile inserire una lunga risposta per una conversazione su Tumblr, quindi collegarla con un link di rimando a Twitter in modo da non perdere neanche una sillaba; basta non dimenticarsi di aggiungere una frase in anteprima per il vostro tweet, altrimenti non attirerà i lettori per la vostra lunga risposta. Il rovescio della medaglia, tuttavia, è che un blog di Tumblr collegato a un account Twitter twitterà automaticamente ad ogni nuovo post.

Dal momento che le funzioni di ricerca di Tumblr non sono poi così sviluppate (ed è spesso una sfida trovare nuovi account da seguire), tenete d’occhio chi seguono i vostri amici e controllate il flusso dei vostri tweet preferiti: potreste sorprendervi a leggere qualche nuovo contenuto di Tumblr che merita la vostra attenzione.

Graphic design: ecco 10 trend per il 2014

Stampa 3D, innovazione digitale ma soprattutto semplicità. Ecco alcuni dei dieci trend 2014 per web e graphic design individuati da iStock grazie alle risposte di creativi provenienti da tutto il mondo e riassunti in un’incredibile infografica.

E voi cosa ne pensate? Secondo voi cosa sarà hot e cosa sarà not?

Online Marketing: 10 consigli per i fashion brand

vanillaabsolute.tumblr.com/

Nel 2013 lo shopping online in Italia è cresciuto del 25% in un anno. Sempre in Italia i fashion e-shopper sono saliti a oltre 9 milioni, un incremento rispetto all’anno precedente del 14%. Il 18% di loro compra attraverso smartphone e tablet.

Come mostrano i dati della ricerca condotta da Human Highway per Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano, è tempo per chi lavora nell’industria del fashion di dotarsi di uno store online all’avanguardia.

Acquistare capi d’abbigliamento sul web è chiaramente molto diverso rispetto all’acquisto nello store fisico. Manca tutta quella parte dell’esperienza di acquisto legata alla possibilità di provare i capi, creare gli outfit, sentire i materiali. Ma ci sono tante piccole astuzie che possono aiutare a orientare il processo di acquisto anche online.

Vediamo insieme i consigli di marketing di Michael Langguth, co-founder dell’agenzia di fashion marketing Poq Studio, e di Georgina Blain, marketing manager di Etsy UK.

1. Tutta una questione di immagine

La moda è immagine e le immagini dovrebbero essere il cuore dell’esperienza di acquisto online. Ricorda che devi colmare tutte le mancanze dell’esperienza d’acquisto reale (toccare i tessuti, provare i capi, creare gli outfit in camerino, etc.) soltanto con le immagini. Quindi devono essere perfette.

Un video potrebbe fare la differenza. Potresti pensare per esempio ad un video-lookbook in cui sfilano tutti i tuoi prodotti.

2. Fotografie di qualità professionale

asos.com/it/

Se sei in fase di start-up e le tue risorse finanziare sono limitate, potrebbe non essere facile farsi fare gli scatti da un professionista. Fare le foto da sé è la scelta migliore, ma fai in modo che risultino il più professionali possibile. Ecco alcuni consigli per fare foto di qualità:

– non usare il flash, illumina i capi con una luce non diretta
– usa uno sfondo bianco, magari un telo di lino
– scegli una risoluzione alta. Considera che per una semplice miniatura sull’iPad ci vogliono almeno 1.000 px
– fai almeno tre foto a capo: una intera con lo sfondo bianco, una col capo indossato, una per mostrare in dettaglio il tessuto

Ci sono tantissimi tutorial in Rete per imparare come fotografare i prodotti in maniera professionale.

3. Racconta la storia del prodotto

Per creare fiducia intorno all’acquisto online devi fornire più informazioni possibili sui tuoi prodotti. Racconta i dettagli dei materiali, descrivi le taglie, indica le occasioni d’uso. Non dimenticare di dire dove sono prodotti i capi. Nella scrittura di una descrizione prodotto

– fai attenzione al tono della comunicazione. Il tuo brand è giocoso? Innovativo? Ricercato?
– non dimenticare mai di indicare taglie e misure
– inserisci sempre una guida alle taglie. Visto che non è possibile misurare i capi, una guida chiara, intuitiva e immediata è di vitale importanza.
– sempre per ovviare all’impossibilità della prova in camerino, indica l’altezza e le misure delle modelle che indossano i capi. Può aiutare a dare un’idea della vestibilità.
– se i tuoi capi sono limited edition o prodotti con tessuti organici, dà loro la giusta importanza.

4. Crea la storia della tua azienda

weheartit.com/Glitterlady

Devi saperti vendere: racconta una storia su di te e sulla tua azienda. Pensa al tuo background, alle tue ambizioni, alla tua mission. Cosa ti rende speciale? Cosa ti distingue? I tuoi prodotti sono fatti a mano? A cosa sono ispirati? Sono a filiera corta, prodotti con materiali organici, creati artigianalmente?

Gli utenti comprano il tuo brand quanto i tuoi prodotti. Fare branding può sembrare poco profittevole nel breve termine, ma solo sforzandoti di definire il dna della tua azienda diventerai identificabile. E gli utenti compreranno da te e non da un altro.

5. Alcuni prodotti vendono di più online

I prodotti che non hanno bisogno di essere provati (accessori, gioielli, complementi, etc.) vendono chiaramente meglio. Punta su quelli se sei all’inizio e non puoi curare tanto l’esperienza di acquisto dei capi di abbigliamento.

6. Marketing online

unsplash.com/

I social media sono importanti soprattutto per le piccole aziende di moda. Sono gratuiti e puoi investirci il tempo che vuoi. Puoi usare tool come Hootsuite per gestire al meglio la tua presenza online. Crea una Pagina Facebook, apri un account Twitter e interagisci con i tuoi clienti, con i fashion blogger e i giornalisti più in vista.

Twitter: twitta con regolarità. Dai informazioni sui nuovi arrivi, i best seller, le offerte, i coupon. Non dimenticare di commentare gli eventi più importanti del settore come la fashion week milanese. Non è soltanto un modo per essere aggiornati su cosa accade intorno a te, ma anche un’occasione per parlare con le persone.

Facebook: posta aggiornamenti costanti e tieni viva l’interazione con sondaggi e domande. Ma fai attenzione: Facebook è il primo posto dove i tuoi clienti andranno a lamentarsi per qualcosa che è andato storto. Monitora costantemente la pagina e rispondi alle critiche.

Notifiche push sul mobile: è il canale perfetto per informare i clienti su sconti, promozioni, nuovi prodotti e offerte speciali. Non stressare però i tuoi clienti con messaggi continui, tieni le notifiche push per cose davvero importanti.

7. Esclusive online

Tutti amano sentirsi speciali. E contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questo non significa immediatamente dare ai tuoi clienti degli sconti. Un’idea davvero speciale sarebbe vendere prodotti in esclusiva soltanto sul web, magari offrendo la possibilità di personalizzare i capi con scritte, dediche, disegni.

8. Politica di reso

I tuoi clienti hanno bisogno di fidarsi. Quindi devi assolutamente spiegare loro in maniera chiara e diretta come possono fare per restituire i prodotti che, alla prova dell’apertura del pacco, si sono rivelati diversi da come se li aspettavano. La prima cosa che vuole sapere un utente online, prima ancora delle modalità di acquisto, è come si fa a restituire l’articolo che non calza a pennello.

9. Press e PR

Gossip Girl (The CW)

Seleziona bene i giornalisti e i fashion blogger più rilevanti per il tuo target di riferimento. Se invii loro qualcosa, scrivi messaggi tagliati su misura della persona. Le email standardizzate vengono cestinate in tre secondi.

10. Offerte speciali per i clienti mobile

Se hai un’app dedicata al tuo store online, offri un regalo o uno sconto promozionale per incoraggiare le persone a scaricare la tua app. Puoi promuovere la tua app attraverso i social network, ma anche nei negozi fisici.

Dove: i selfie possono ridefinire l'idea di bellezza [VIDEO]

Dove: i selfie possono ridefinire l'idea di bellezza [VIDEO]

È stata incoronata parola del 2013 dal dizionario Oxford. In molti ne scrivono, formulando e condividendo osservazioni sulla fenomenologia della tendenza social -e sociale- più dirompente degli ultimi mesi: i selfie. Tra i tanti brand che hanno preso la palla al balzo per creare engagement utilizzando la selfie-mania, spicca negli ultimi giorni quella di Dove, che ha creato -com’è nel suo stile- molto più di una semplice campagna promozionale.

Passando dai disegni di “Real Beauty Sketches” agli autoscatti, Dove ci propone un’altra intensa campagna che ruota tutta attorno alla percezione delle bellezza veicolata dalle immagini. Un’iniziativa che trova il suo pubblico non più solo in quello orami fidelizzato composto da donne giovani e meno giovani, ma anche da adolescenti. Protagoniste, assieme alle loro madri, di questo mini-documentario intitolato, appunto, “Selfie“.

Dove ha realizzato questo progetto in collaborazione con il Sundance Institute e la filmaker documentarista Cynthia Wade. Intervistando e seguendo un gruppo di liceali e le loro madri, i creativi hanno messo in luce una volta di più quanto la percezione della bellezza sia filtrata, quando non imposta, dai media (tradizionali ieri come social oggi), e a tutte le età.

Come sempre, l’obiettivo istituzionale rimane quello di distruggere tali canoni e incoraggiare le donne a sentirsi, e mostrarsi, in tutta la loro naturale e personalissima bellezza, e lo strumento scelta volta, lo avrete capito, sono proprio i selfie. Dove e Wade hanno dato la possibilità a queste donne di rappresentarsi e essere protagoniste di una vera e propria mostra, in cui sono state esposte proprie le stampe degli autoscatti realizzati dalle protagoniste.

Dove: i selfie possono ridefinire l'idea di bellezza [VIDEO]

Dove: i selfie possono ridefinire l'idea di bellezza [VIDEO]

Dove: i selfie possono ridefinire l'idea di bellezza [VIDEO]

Dove: i selfie possono ridefinire l'idea di bellezza [VIDEO]

Dove: i selfie possono ridefinire l'idea di bellezza [VIDEO]

Esibizionismo? Ricerca di affermazione e consenso? Necessità ormai inevitabile di connessione e autonarrazione continua e continuata? Probabilmente sono queste le prime connotazioni che si affacciano nella vostra mente parlando di selfie, e oramai lo abbiamo capito bene: gli autoscatti ce li facciamo tutti perché vogliamo ottenere dei like e comunicarci senza il bisogno di dover utilizzare delle parole. Le immagini comunicano velocemente, a volte meglio delle parole, ed è per questo che hanno un grande potere. Questa iniziativa, in pieno stile Dove, alla parola selfie ha dato un senso del tutto nuovo rispetto a quello più popolare.

Prendete una ragazza (o donna) qualsiasi e datele uno smartphone in mano: avrà tra le dita il potere di ridefinire ciò che normalmente si ritiene bello. Questo ci dice Dove. Forse una visione un po’ ottimista, date le tante derive decisamente meno rosee che questa tendenza ha portato. Ma il messaggio rimane comunque coerente con la promessa del brand. Perché i selfie sono l’espressione lampante della nostra vanità digitale, ma dall’altro lato della medaglia c’é il fatto che questa iperesposizione ha consentito, per la prima volta, di far arrivare alla ribalta immagini di persone comuni. Di rimando, è anche cambiata, almeno in parte, la nostra percezione di cosa vale abbastanza da finire su una copertina (o in una mostra).

Salta immediatamente alla nostra attenzione la durata di questo video: più di otto minuti, che superano abbondantemente la soglia abituale di attenzione di qualsiasi spettatore online. Ma Dove può contare su una fiducia conquistata attraverso anni di comunicazioni coerenti e sincere. E del resto la brand equity di Dove rimane sempre una delle case histories più forti.

Guardate il video e fateci sapere cosa ne pensate!

LivingSocial, il concorrente che fa paura a Groupon

La febbre da Groupon sembrava passata, eppure dagli Stati Uniti arrivano segni positivi per il settore dei Deal Online grazie ad una piattaforma concorrente. Forse sì allora, la febbre di Groupon è passata, ma per lasciare spazio al nuovo: stiamo parlando di LivingSocial.

Living Social è una piattaforma nata nel 2007 che offre ai propri utenti offerte, voucher o buoni sconto per attività ed eventi locali. Questo è più o meno lo scopo con cui è nato Groupon, ma anche in Italia sappiamo che le offerte locali sono sempre meno e che oggi svolge sempre più il ruolo di retailer. LivingSocial, invece, continua nella sua strategia originaria e continua a crescere.

Tim O’Shaughnessy, fondatore e CEO, nell’annunciare che cederà l’incarico ad una nuova figura, ha dichiarato che l’azienda sta vivendo un periodo decisamente positivo con un ricavo di oltre 400 milioni di dollari, 1 miliardo in vendite e oltre 4000 impiegati.  Il servizio è già disponibile in 27 paesi e, con queste cifre, è destinato a crescere.

LivingSocial, negli Stati Uniti, è sempre stato il principale concorrente di Groupon nel ruolo di intermediario tra piccole attività e pubblico e forse è anche per questo che Groupon sta iniziando a cambiare piano d’azione.

Non ci resta che aspettare il suo arrivo in Italia e vedere se avrà risultati altrettanto positivi.

Desigual, dopo Zara e Mango il nuovo fenomeno del fashion retail

Desigual, il noto marchio di moda spagnolo, ha accelerato la sua espansione in Europa e nei mercati emergenti, moltiplicando i suoi settori di vendita anche a nuove aree come profumi e scarpe e superando le previsioni di crescita nell’abbigliamento.

Desigual, entra nudo, esci vestito

Con lo slogan “Entra casi desnudo, sal vestido”, Desigual ha stupito tutti per la seconda volta con la sua campagna non convenzionale, configurandosi, appunto, come una azienda del tutto originale, “diversa”, in cui l’unicità della personalità degli acquirenti può essere espressa attraverso i coloratissimi capi esposti in negozio.
È stato infatti considerevole il clamore mediatico guadagnato grazie alla promessa di regalare capi gratuiti ai clienti che si fossero presentati in negozio in biancheria intima. Ma questa è solo una delle carte vincenti che sta permettendo a Desigual di guadagnare quote di mercato sempre maggiori, bissando il fenomeno Zara.

Zara e Desigual punti di contatto e differenza

Se da un lato Zara si è imposta inventando un nuovo modello di sviluppo e commercializzazione dei prodotti con un ciclo di produzione estremamente ridotto, che permette un frequente e rapido ricambio delle collezioni, riducendo al minimo le rimanenze stagionali, Desigual punta tutto su un prodotto estremamente differenziato e a un prezzo accessibile, con una strategia collegata non solo al rapporto qualità-prezzo, ma anche ad una comunicazione allegra, colorata e spiritosa che incarna perfettamente la filosofia del prodotto.

Desigual vuole raggiungere un miliardo di euro di vendite quest’anno, superando i circa 820 milioni del 2013 e praticamente triplicando rispetto ai 440 milioni del 2010, facendo leva non solo sull’apertura di 100 nuovi negozi nei prossimi tre anni, ma anche sulla strategia dei point nei grandi magazzini, come l’altro gigante del fashion retail spagnolo, Mango.

La strategia di Jadraque

Fa tutto parte di una strategia dell’amministratore delegato Manel Jadraque, che vuole costruire un marchio in grado di confrontarsi con quelli del gruppo di lusso francese LVMH, dove ha lavorato per un decennio prima di entrare in Desigual. “Nei prossimi tre anni prevediamo di crescere di circa il 20-25 per cento l’anno. L’obiettivo è quello di raddoppiare la società ogni quattro anni“.
Obiettivo raggiungibile dato che secondo le stime il mercato dell’abbigliamento femminile a livello mondiale crescerà di quasi il 5 per cento l’anno entro il 2025, grazie ai mercati emergenti che rappresentano oltre la metà delle vendite rispetto al 37 per cento oggi.

Il mercato della moda raddoppierà nei prossimi 10 anni“, secondo Jadraque, quindi l’investimento di Desigual in cosmetici, oggetti per la casa, calzature sportive, così come il progetto di aprire negozi in aeroporti, stazioni ferroviarie e hotel, si configura come un investimento di sicuro successo.
Sebbene i mercati emergenti vengano visti come l’eldorado per la crescita del settore dell’abbigliamento, Desigual considera l’Europa ancora come un fertile territorio di crescita ed espansione e prevede ad esempio di raddoppiare i suoi punti vendita in Germania, passando dagli attuali 20 stores a circa 40.

Altro fattore rilevante della filosofia di crescita di Desigual nel contesto europeo è la previsione di un aumento della produzione nel vecchio continente, aggiungendo il fattore qualità a un prodotto che per l’80% proviene attualmente da Cina e India, puntando così anche a mercati molto diversi per gusti da quelli europei, come Asia e Sud America.

Fondata a Ibiza nel 1984 dal designer svizzero Thomas Meyer, ancora azionista unico della società, la missione di Desigual è quella di mettere almeno un capo in ogni guardaroba in tutto il mondo, progetto forse meno ambizioso di quello di Bill Gates, ma di uguale impatto.

 

[Foto: desigual.com]