Come promuovere il vostro brand con i video di Instagram

Instagram è il social che ci ha conquistato col suo logo dal sapore retrò. Da quando ha introdotto la possibilità di postare i video è diventato d’obbligo all’interno di una social media stragegy.

Instagram, con i suoi 150 milioni di utenti, è, da sempre, un piccolo paradiso visivo, un bel numero di potenziali user da conquistare, che ne dici?

L’introduzione dei video non è notizia di ieri, ma dell’altro ieri. Passato un po’ di tempo è più facile e interessante proporvi una riflessione sull’uso che i brand ne hanno fatto e possono farne.

Pare persino che abbia sconfitto il suo peggior nemico Vine, questo anche perché permette di postare video di 15 secondi, rispetto ai 6 del social più giovane.

In un post su Social Media Today Alexandra Jacopetti suggerisce come fare a ‘sfruttare’ al meglio le opportunità dei video di Instagram. Vediamo qui sotto i suggerimenti.

Cosa ha in più rispetto ad altri sistemi di condivisione video

L’opzione dei 15 secondi permette ai tuoi follower un’esperienza più ‘profonda’ e coinvolgente di condivisione. La funzione tap-to-focus (la possibilità di mettere a fuoco alcune zone e sfocarne altre) insieme all’utilizzo dei filtri che hanno dato popolarità al social, permettono di creare video artistici, permettendo di esprimere al meglio il mood che volete comunicare ai vostri follower.

I video di Instagram non vanno in loop e questo aiuta gli utenti ad avere quella che si definisce una visione consumer-friendly. E ancora, se avete appena registrato un video ma vi accorgete che uno spezzone proprio non vi piace Instagram vi permette di tagliare quel frame senza dover rifare il video da capo.

Favorire l’engagement e la risposta degli utenti

MTV, ad esempio, propone – di settimana in settimana – il meglio da vedere sul canale  tramite i video e usa gli hashtag per sollecitare i follower a condividere contenuti.

No alla promozione, sì all’esperienza e alle emozioni dei follower

Per Nike il focus è sempre sugli atleti, ovviamente. Ha creato un video con le immagini del finale della Woman’s Marathon. Immagini che emozionano chi c’era, e chi è si sente atleta. Seguite l’esempio di Nike pubblicando video che incarnano lo spirito del vostro brand.

Condividere contenuti esclusivi per i follower

I brand stanno utilizzano i video per condividere contenuti particolari con i propri utenti. Ad esempio Victoria’s Secret ha creato video con i dietro le quinte.

Il segreto è creare video in base ai desideri degli utenti, e che li spinga a condividere gli stessi contenuti.

Usare i video per rispondere alle domande dei follower

Create degli how to visuali che rispondano alle domande prima che gli utenti le pongano. Potete partire, ad esempio, dalle FAQ. Potreste anche pensare a creare un portfolio video dei vostri servizi.

Instagram e gli altri social

Pubblicare un video su Instagram vuol dire permettere nello stesso identico momento la condivisione con Facebook, Twitter, Tumblr, Flickr, Foursquare ed email, con un solo gesto. Il modo più veloce per raggiungere un numero più alto di persone.

Ecco, ora siete pronti per creare video stupendi che raccontino il vostro brand.

Vi lasciamo con una news: Instagram ha lanciato la sua versione per i WindowPhone, con un bacino di milioni di nuovi utenti. Quindi perchè non approfittarne?

Caravaggio MMX: cosa avrebbe dipinto oggi secondo Giuseppe Zanoni [INTERVISTA]

Narciso

Celebrare un artista eclettico e contradditorio come Caravaggio a più di quattrocento anni dalla sua morte dando un’interpretazione in chiave moderna delle sue opere non è certo un’impresa semplice.
Caravaggio MMX è una raccolta di immagini fotografiche, una rilettura delle opere del pittore che unisce alle sue composizioni e al suo uso delle luci oggetti, simboli, temi e figure cardine della società moderna.

Proprio come Caravaggio inseriva elementi della sua quotidianità all’interno dei suoi quadri, Giuseppe Zanoni ha dato nuova vita a quelle opere raccontandoci qualcosa del grande pittore ed anche qualcosa della nostra società.

Canestro di frutta

Un progetto fotografico certamente ambizioso, che l’artista Giuseppe Zanoni ha intrapreso in collaborazione con l’architetto Giacomo Pietrapiana e la giornalista Annegriet Camilla Spoerndle. Attraverso le immagini ci viene mostrato un universo di simboli e immagini capaci di acquisire nuovi significati senza stravolgere l’idea originale del pittore.

Per sapere di più riguardo questo interessante progetto abbiamo fatto alcune domande a Giuseppe Zanoni e abbiamo rubato qualche scatto dal backstage di “Narciso“.

Backstage Narciso

Backstage Narciso

Backstage Narciso

Quali sono le parole chiave che definiscono il tuo progetto?

Che cosa avrebbe dipinto oggi Caravaggio?” Questa è la domanda sulla quale ha ruotato il progetto CARAVAGGIO MMX. E poi, luce e composizione, due parole imprescindibili per le quali doveva passare necessariamente questo lavoro. La luce del Caravaggio, gioia per chi guarda ma dolore per chi prova a ricrearla, a causa della particolarità. La composizione sarebbe dovuta essere rigorosa ma con nuovi elementi di riflessione rispetto al lavoro del pittore. L’ombra del Caravaggio mi ha accompagnato per tutto il percorso, ogni volta che dovevo ricreare la luce dell’opera originale, modularla, spostare anche solo di pochi centimetri un flash; mi stavo confrontando con uno dei più importanti artisti della storia dell’arte italiana.

Suonatore di Liuto

Come è nato questo progetto?

Il progetto è nato nel 2005 ma ha visto la luce solo nel 2010, in occasione del quadricentenario della morte del Caravaggio. Nel 2005 stavo lavorando ad una serie di ritratti sul presepe vivente di Porto Ercole. Erano scatti forti, molto espressivi, con la gente del luogo, alla maniera di Pasolini. Gli scatti furono anche selezionati al Premio Arte ed esposti al Museo della Permanente a Milano. Dopo quel progetto volli continuare sulla strada del ritratto, così decisi di indagare sul lavoro del Caravaggio. Un Caravaggio contemporaneo, un Caravaggio fotografo, come ancora non avevo visto interpretare da nessun artista. Fondamentale fu l’esperienza di qualche anno prima, nello studio di Marco Delogu a Roma, dove imparai l’uso del banco ottico e la gestione dei flash da studio.

Giuditta e Oloferne

Come è nata la collaborazione con Giacomo Pietrapiana e Annegriet Camilla Spoerndle?

Fin dall’inizio prospettai a Giacomo e Camilla la possibilità di collaborare insieme a questo progetto ed è stato fantastico vedere crescere le idee e questo lavoro con il loro importante contributo. Senza il loro apporto questo lavoro sarebbe stato completamente diverso.

Ritratto di un Cavaliere di Malta

Quale scatto rappresenta al meglio l’anima di questo progetto?

Cena in Emmaus” è sicuramente lo scatto che sintetizza questo lavoro. Per la complessità della scena e per le tante idee che abbiamo messo in campo. La parte della progettazione ha occupato molto tempo ed oltre alla difficoltà con la luce, il lavoro con i modelli è stato veramente difficile. Devo ricordare al riguardo che tutti i modelli sono persone che non avevano mai posato per una fotografia in studio né avevano mai lavorato con il banco ottico, dove le pose si allungano notevolmente. Per questo è stato necessario fare dei veri e propri training prima del set finale.

Cena in Emmaus

Questo progetto è diventato anche una mostra?

Il progetto è stato esposto a Porto Ercole in occasione del quadricentenario della morte del Caravaggio nell’ex Scuola Elementare al centro del paese che per l’occasione è stata riaperta e ristrutturata dal Comune. Dopo Porto Ercole la mostra si è spostata a Palermo nell’ Oratorio di Santo Stefano Protomartire, dove è stata esposta di fianco al Martirio di Santa Caterina del Caravaggio e successivamente a Grosseto nella Chiesa dei Bigi. La prossima esposizione avverrà a Firenze, nel Maggio del 2014, a Palazzo Medici Riccardi.

Madonna dei Pellegrini

Dash vs Dixan: pubblicità ingannevole e consumatori consapevoli [INTERVISTA]

Avrete sicuramente già sentito parlare dello spot del detersivo Dash, prodotto P&G, ideato dall’agenzia Saatchi & Saatchi in cui Dash proclama la sua maggiore efficacia rispetto a quello che viene definito “il principale concorrente”. Di quale prodotto sta parlando se non Dixan di Henkel?

Lo spot contiene, in particolare, l’affermazione secondo cui “un misurino di Dash smacchia come un misurino e mezzo del principale concorrente”. Ma è davvero così?

No, secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che dopo una verifica della veridicità dell’affermazione condotta attraverso analisi comparative sui due prodotti, ha dichiarato che non c’è “una sostanziale superiorità in termini di caratteristiche ed efficacia” del detergente Dash rispetto a Dixan. Di conseguenza l’Antitrust ha impedito a Procter & Gamble di continuare a diffondere lo spot, e ha condannato la società a pagare una multa di 100mila euro.

A poco è servita la linea di difesa adottata dal colosso americano, i cui avvocati hanno affermato che l’obiettivo della campagna non era affatto denigrare il “principale concorrente”, ma piuttosto “veicolare ai consumatori il messaggio di un corretto utilizzo del prodotto” perché “il consumatore italiano tende costantemente a iperdosare il detersivo liquido come, invece, consiglia il produttore del detersivo di riferimento”.

Quando si parla di pubblicità ingannevole?

Ce lo spiega l’avvocato Claudio Partesotti, partner di ICT Legal Consulting. La pubblicità ingannevole è definita dall’art. 2 del D.lgs 145/2007 come:

“qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione è idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali é rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente”; pertanto, può essere ingannevole qualunque messaggio pubblicitario che abbia queste caratteristiche, ovviamente anche quando la pubblicità sia di tipo “non comparativo”.

Con riferimento specifico alla pubblicità comparativa, troviamo poi un ulteriore riferimento (ma non una definizione) all’art. 21 co. 2 del D.Lgs 205/2006 (c.d. codice del consumo), che chiarisce come la pubblicità comparativa illecita (e, beninteso, solo quando illecita) costituisca una pratica commerciale ingannevole:

“2. E’ altresi’ considerata ingannevole una pratica commerciale che, nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, induce o e’ idonea ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso e comporti:
a) una qualsivoglia attivita’ di commercializzazione del prodotto che ingenera confusione con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente, ivi compresa la pubblicita’ comparativa illecita”.

Negli ultimi anni i consumatori sono diventati sempre più consapevoli ed esigenti. Ma hanno i mezzi, dal punto di vista legale, per far valere i propri diritti?

Noel Hendrickson/Digital Vision

L’avvocato Partesotti risponde al mio dubbio:

“A mio avviso la risposta in Italia può ritenersi positiva. Negli ultimi anni i consumatori hanno acquisito una crescente consapevolezza sui loro diritti. Tra i fattori decisivi di tale maturazione possono individuarsi i diversi interventi normativi, la sempre maggiore reperibilità di informazioni sul web, la possibilità di usare il web come cassa di risonanza di possibili abusi, e il peso crescente riconosciuto alla tutela del consumatore dagli organi di informazione (pensiamo alle trasmissioni dedicate).

La tutela del consumatore è poi rafforzata dai poteri di iniziativa individuale che il singolo consumatore può intraprendere:
– denunciare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato qualunque pratica commerciale ritenuta contraria alle norme del Codice del Consumo .
– richiedere l’intervento del Comitato di Controllo dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) nei confronti delle forme di comunicazione commerciale ritenute non conformi alle norme del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

La possibilità di chiedere l’intervento di questi organi in modo gratuito, con strumenti informatici e senza l’assistenza di un legale costituisce un ulteriore elemento di accessibilità di tali strumenti e, in sostanza, di tutela effettiva del consumatore.

La risposta di Dixan

Perché ne stiamo parlando ancora, chiederete voi. Perché qualche giorno dopo la sentenza è arrivata la risposta di Dixan, attraverso una campagna stampa, in cui si informano i consumatori della decisione presa dall’Antitrust. Perché bisognava proprio precisare che Dixan “garantisce la qualità di sempre, un pulito brillante. Anche senza esagerare”.

Ninja Marketing ha avuto la possibilità di parlarne con Irene Larcher, Direttore Marketing Divisione Laundry and Home Care Henkel Italia, che ci ha rivelato dei dettagli interessanti in merito alla campagna. (FYI: abbiamo provato a contattare anche un referente di Dash, ma non abbiamo ricevuto riscontro).

Siamo curiosi di saperlo: quanto tempo prima avete preparato la campagna ‘di risposta’ allo spot incriminato?

La campagna è stata preparata in tempi rapidissimi, subito dopo il pronunciamento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Non è stata però il frutto di una decisione affrettata: quest’azione s’inserisce nel quadro della nostra strategia di comunicazione relativa a Dixan, attraverso la quale vogliamo continuare ad evidenziare le qualità dei nostri prodotti parlando al consumatore attraverso messaggi che siano il più possible chiari e rilevanti.
Per noi, più di ogni altra cosa, conta la fiducia che i nostri consumatori ripongono nelle nostre marche, ogni giorno e ogni volta che decidono di sceglierci.

Sono previste altre iniziative in merito?

La campagna è uscita sui principali quotidiani nazionali e regionali, nella prima metà di novembre è apparsa sui maggiori settimanali femminili e su alcuni mensili rivolti alla grande distribuzione. Non sono previste altre iniziative nel prossimo futuro.

Pensa che questo episodio segnali la fine della pubblicità comparativa?

Non penso proprio. La pubblicità comparativa rappresenta un’efficace modalità di comunicazione, laddove utilizzata in modo corretto, nel rispetto del consumatore e di tutti i soggetti coinvolti.

Quali lezioni per il crisis management emergono da questo caso?

Questa esperienza ci ricorda ancora una volta quanto sia importante la trasparenza nelle comunicazioni verso il consumatore e il mercato. Il web e i social media amplificano la diffusione delle informazioni e le rendono disponibili a chiunque, per cui è fondamentale prestare attenzione a quello che diciamo e basare ogni comunicazione su dati veritieri, verificabili e il più possibile oggettivi. Questo permette all’azienda di costruire un rapporto di reale fiducia con i propri interlocutori interni ed esterni.

C’è tanto da imparare, quindi, quando ci troviamo di fonte a casi di questo tipo. Ringraziamo Dash e Dixan per averci dato una interessante lezione di marketing!

SafeBook by Durex: il progetto per le scuole che punta alla protezione dell'identità digitale

SafeBook by Durex: il progetto per le scuole che punta alla protezione dell'identità digitale

SafeBook by Durex: il progetto per le scuole che punta alla protezione dell'identità digitale

Anche quest’anno torna tra i banchi di scuola SafeBook by Durex, l’ambizioso progetto scolastico attraverso cui il brand, leader mondiale nel mercato della contraccezione, coinvolgerà oltre 11.000 istituti tra scuole medie inferiori, rivolgendosi alle classi seconde e terze, e scuole medie superiori di tutta Italia per promuovere tra i giovani una corretta educazione all’affettività e alla sessualità.

La seconda edizione del progetto SafeBook by Durex si arricchisce della straordinaria partecipazione di Gianluigi Buffon, capitano della nazionale italiana di calcio, in qualità di testimonial del progetto. Da sempre attento alle tematiche giovanili, Buffon sceglie di schierarsi al fianco di SafeBook by Durex e soprattutto dei ragazzi per sostenere un corretto comportamento nella vita così come nello sport.

Le novità 2013

Quest’anno SafeBook by Durex dedica uno spazio importante alla “protezione dell’identità digitale” affrontando con particolare attenzione il dilagare del fenomeno del sexting. “È importante sottolineare – afferma il professor Giovanni Ziccardi, Professore di Informatica giuridica nonché Fondatore e Direttore del Corso di perfezionamento in computer forensics e investigazioni digitali presso l’Università degli Studi di Milano – come i ragazzi al giorno d’oggi non abbiano sufficiente consapevolezza delle tecnologie che utilizzano e dei rischi digitali legati a comportamenti potenzialmente a rischio derivati da una inadeguata conoscenza degli strumenti e da un loro conseguente, quanto spesso sbagliato, utilizzo”.
Il professore afferma che “i rischi legati alla realtà digitale crescono sempre più velocemente se si considera oggigiorno la facilità d’accesso alle tecnologie, come rilevato dall’Indagine Conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (2012) condotta da Eurispes sul tema sexting”.

Alcuni dati sul fenomeno in Italia

Infatti nel nostro Paese, continua il professor Ziccardi “ben il 62% dei bambini ha a disposizione un telefonino proprio e il 44% dei bambini acquisisce un cellulare tra i 9 e gli 11 anni”. È inoltre interessante notare, come spiega l’esperto, che “tale fascia d’età si sta ancor più abbassando se si considera che ben il 17,6% dei ragazzi possiede un cellulare ben prima dei sette anni. In questo modo tra i ragazzi i rischi di diffusione di materiale privato crescono notevolmente”.

La sessualità si confronta dunque sempre più anche col sexting. L’auto-fotografarsi col telefono in pose provocanti e compromettenti, l’invio di immagini esplicite attraverso sms, mms e mail è un fenomeno in continua diffusione. È infatti interessante capire quanto tra i giovanissimi l’esperienza del sexting non sia un’eccezione: “addirittura 1 adolescente su 4 (25,9%) – sostiene Ziccardi – “afferma di essere stato oggetto di sexting, ovvero di aver ricevuto sms/mms/video a sfondo sessuale”.

“In crescita al 12,3% invece la percentuale di adolescenti che dichiara di avere inviato materiale pornografico. Dato ancor più preoccupante – continua l’esperto – è quel 2,3% del campione che ammette di averlo fatto in cambio di soldi, di una ricarica telefonica o perché vittima di minacce”.

Il progetto trova inoltre declinazione sul sito dedicato www.safe-book.it che si riconferma un importante punto di riferimento per approfondire le tematiche oggetto del percorso educativo, testare le nozioni acquisite in classe e in questa edizione partecipare al concorso “Sfida Buffon. Per rendere l’appuntamento con l’apprendimento ancor più coinvolgente SafeBook by Durex mette in palio la possibilità di incontrare il capitano della nazionale italiana di calcio, effettuare “un tiro in porta con Gigi Buffon” e aggiudicarsi una giornata con la Carrarese partecipando al concorso online sul sito.

Social selling: 4 consigli utili per farlo con Twitter

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Che Twitter sia uno tra i social network più diffusi è un dato di fatto, considerando gli oltre 230 milioni di utenti attivi al mese e i 500 milioni di tweet inviati ogni giorno. Le aziende già da anni hanno integrato Twitter nei loro piani di comunicazione aziendale, tuttavia sono in pochi ad utilizzarlo come vero e proprio strumento di social selling, ovvero l’attività che vede i social network come canali di acquisizione informazioni sui clienti e prospect.

Prestando attenzione ad alcune caratteristiche del social network, infatti, sarà possibile sfruttare Twitter come un ottimo canale per monitorare competitor, agganciare gli influencer interessanti per il nostro mercato di riferimento e, soprattutto, trovare nuovi clienti e coinvolgerli.

Ecco alcuni consigli che vi permetteranno di migliorare il social selling attraverso il social dai 140 caratteri.

1) Organizzare il proprio feed

Sfido chiunque ad avere una timeline pulita e organizzata: spesso è infatti uno scenario piuttosto confuso nel quale è impossibile individuare le informazioni più interessanti e utili al nostro business.

Il primo passo è quindi quello di puntare a organizzare il proprio feed, ed è probabilmente ciò che ha pensato anche lo stesso Twitter inserendo, finalmente, le timeline personalizzate.

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Per coloro che, però, non utilizzano ancora questa feature, è altamente consigliato sfruttare la funzione delle liste personali. È importante ricordarsi di impostare le liste come private. Un esempio potrebbe essere quello di creare una lista per ogni gruppo da monitorare:

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  • Concorrenza (es.: account aziendali, personaggi di rilievo delle aziende competitor);
  • Mercato (es.: influencer, riviste di settore, media…);
  • Clienti (es.: clienti diretti o aziende clienti);
  • Prospect (es.: account individuali o aziendali di possibili clienti).

Un altro suggerimento utile per organizzare il proprio feed è quello di utilizzare correttamente la ricerca all’interno di Twitter.

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In particolare, è consigliabile individuare anche le parole chiave che Twitter propone come correlate e salvare le ricerche più interessanti. Fondamentale, poi, la ricerca degli hashtag che ruotano intorno agli argomenti di nostro interesse.

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2) Ascoltare le conversazioni

Con un feed organizzato, è possibile ascoltare più facilmente le conversazioni che si riferiscono alla nostra azienda o al nostro mercato. Ad esempio, potreste leggere news importanti, comunicati stampa dei competitor, acquisizioni, eventi in città di rilievo per la vostra azienda…

3) Interagire

Ascoltare vi permetterà anche di intervenire con eventuali prospect andando a risolvere un loro problema, o suggerire assistenza ai clienti già acquisiti. Fondamentale è infatti l’interazione su Twitter sia con propri contenuti sia con interazioni con altri user.

Il social selling prevede infatti la creazione di relazioni tra utenti, e Twitter permette e, anzi, spesso facilita questo tipo di interazioni. Ad esempio, per cominciare a sviluppare dei rapporti con dei potenziali clienti o influencer, l’ideale potrebbe essere retwittare o rispondere ai loro tweet, o inserire tra i preferiti i contenuti più rilevanti.

4) Selezionare i prospect

Vi abbiamo già parlato delle possibilità di trovare nuovi clienti, ma come? Vi suggeriamo di dare, ancora una volta, uno sguardo alle possibilità di ricerca proposte da Twitter.

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Sotto la ricerca avanzata, infatti, sarà possibile selezionare più filtri, primo tra tutti quello geografico, fondamentale per stabilire dei limiti territoriali entro i quali muoversi.

E voi avete già utilizzato Twitter come strumento di social selling?

10 consigli di scrittura dal guru dell'advertising David Ogilvy

David MacKenzie Ogilvy (Scozia, 1911) è il pubblicitario più importante e famoso al mondo.
Nato in una famiglia agiata e di nobili origini, trascorre l’infanzia nella casa dell’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie e studia in istituti prestigiosi finché viene espulso ad Oxford perché distratto ed irrequieto.

Per 15 anni gira il mondo sperimentando diverse mansioni: da chef a Parigi, ad assistente sociale a Edimburgo, da aiutante di George Gallup (che ritroverà poi in seguito) fino ad essere anche una spia britannica durante la Seconda Guerra Mondiale.

La sua carriera pubblicitaria inizia a delinearsi quando in Inghilterra ottiene successo come venditore porta a porta, esperienza in base alla quale scriverà un manuale di vendita. Il manuale incuriosisce i direttori del fratello maggiore, account manager della Mather & Crowther, e lo assumono.

Nel 1938, tramite l’agenzia, va a New York per imparare le tecniche pubblicitarie americane, e non ritornerà più a casa. Nel 1948 con il sostegno del fratello, affiancato da Anderson Hewitt dalla J. Walter Thompson, fonda la Hewitt Ogilvy Benson & Mather.

David si distingue perché fedele ad una comunicazione diretta, chiara, che esalta solo i plus del prodotto senza perdersi in parole inutili; fonde titoli evocativi con testi lunghi e argomentati.

Lui stesso racconta di essere ricorso spesso allo Story Appeal (Storytelling) delineato nell’eleganza di un dettaglio rivelatore, di un particolare arricchito da altre suggestioni frutto dell’immaginazione; come in una delle sue campagne più note L’uomo nella camicia Hathaway caratterizzata da un’eterna domanda senza risposta: perché la benda sugli occhi?

Il non detto diventa più importante del detto, l’implicito riempie di significato l’esplicito”.

Considerato pensatore illustre, non è stato il primo a parlare di Brand Image, ma di certo ha affrontato, come nessun altro, il problema di un territorio ideale per la marca. Si focalizza su strategie per creare attorno al prodotto valori simbolici, destinati a formare un’immagine ricca, affascinante e duratura. È per questo che cerca di creare un approccio scientifico nella realizzazione di metodi collaudati come “The Big Idea”.


Anche il suo modo di gestire l’agenzia è rivoluzionario: impone lo stile-Ogilvy, un codice di condotta basato sul rispetto dei tempi, dei colleghi, dei clienti e dei consumatori.

Il cliente non è uno scemo. Potrebbe essere tua moglie…” 

La sua filosofia è spesso espressa in memo, scritti di suo pugno, mandati ai dipendenti. Uno dei più noti risale al 1982: 10 consigli su come scrivere bene, d’altronde “chi pensa bene, scrive bene“.

David Ogilvy memo: 10 suggerimenti per scrivere bene.

1.    Leggi il libro di Roman-Raphaelson sulla scrittura. Leggilo tre volte.

2.    Scrivi come parli. Con naturalezza.

3.    Usa parole brevi, frasi brevi e paragrafi brevi.

4.    Non usare mai parole gergali come riconcettualizzazione, demassificazione, attitudinalmente, accattivante. Sono tipici di un presuntuoso che se la crede!

5.    Non scrivere mai più di due pagine, su qualsiasi argomento.

6.    Controlla le tue citazioni.

7.    Non inviare mai una lettera o un promemoria il giorno stesso in cui l’hai scritto. Rileggilo, ad alta voce, la mattina successiva e correggilo.

8.    Se si tratta di qualcosa di importante, chiedi ad un collega di aiutarti.

9.    Prima di inviare la tua lettera o il tuo promemoria, assicurati che sia chiaro cosa vuoi che faccia chi la leggerà
.

10.  Se vuoi ‘azione’, non scrivere. Va’ dalla persona interessata e di’ cosa vuoi.

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

A Lunch Break Romance” è un cortometraggio che parla (anzi, scrive) di due giovani che condividono i tempi della pausa pranzo e continuano ad incontrarsi. Si piacciono, ma non si parlano. Pensano, pensano tanto.

Il regista e sceneggiatore Danny Sangra non ha inserito alcun dialogo tra i due attori: nessuna parola, solamente sottotitoli che ci permettono di conoscere i pensieri dei due protagonisti, immersi in questa strana, platonica, iperanalizzata attrazione.

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

A Lunch Break Romance, una storia romantica senza parole [VIDEO]

Non so voi, ma a noi, fermo restando la brillante ed ironica sceneggiatura, colpisce molto la mancanza (assolutamente piacevole) di qualcosa in questo video. Ci siete? La notate anche voi? Non ci sono smartphone, tablet, nulla di nulla.

Per carità, a noi la tecnologia piace tantissimo. Ma ultimamente vi abbiamo parlato spesso di corti che mettono in scena situazioni in cui la tecnologia diventa un muro che scherma l’interazione faccia a faccia, la comunicazione verbale e in presenza. Avete letto a questo proposito il post di Adele Savarese, “Facebook fa bene o fa male all’amore?“. Il video virale “I Forgot my Phone“, è un altro esempio molto pertinente.

Qui non c’è nulla del gebere, e finalmente ne siamo contenti 🙂

Castello Cavalcanti, il corto per Prada firmato da Wes Anderson [VIDEO]

Presentato durante il Festival Internazionale del Film di Roma 2013 alla presenza del regista Wes Anderson, il cortometraggio “Castello Cavalcanti” rientra nel progetto Prada Classic, che rivisita arte, architettura e cinema per la promozione delle nuove collezioni.

Anderson, fedele al suo stile narrativo poetico, ambienta il video in un’Italia anni ’50 e ha come protagonista il pilota italo americano delle “Molte Miglia” Jack Cavalcanti. Le prime immagini ritraggono una tipica situazione di provincia italiana al bar, tra giovani con la coppola siciliana, anziani che giocano a carte e donne che fanno la maglia, e con loro l’immancabile prete.

Al momento del passaggio delle auto tutti hanno la propria bandierina per accogliere i piloti, ma a sconvolgere il normale passaggio è Jack Cavalcanti, interpretato da Jason Schwartzmann, che a causa di un problema con la macchina rimane vittima di un piccolo incidente proprio nel mezzo della piazza, fatto in seguito al quale, però, scoprirà di essere finito nel paese dei suoi antenati.

L’atmosfera di tutto il video è molto ironica e favolistica: lo stesso regista in un’intervista ha dichiarato di essersi ispirato ad Amarcord di Fellini, e gioca sullo stereotipo italiano che tanto amano gli americani (immancabili gli spaghetti). Da apprezzare come sempre nei lavori di Anderson le musiche che aiutano a entrare nel clima nostalgico di quel periodo e una fotografia che, anche se un po’ marcata, proietta lo spettatore negli anni ’50.

Castello Cavalcanti presentato da Prada è, come dichiara lo stesso video nei titoli di coda “un’immagine empirica americana scritta e diretta da Wes Anderson“, un progetto ben fatto che gioca sull’ironia. Ovviamente il Placement Prada è ben visibile in molte scene, anche se non disturba la visione, trovando abilmente spazio come sponsor del pilota e della usa auto.

Qui di seguito potrete vedere il cortometraggio e un’immagine del regista Wes Anderson e dell’attore Jason Schwartzmann durante la conferenza stampa per la presentazione di Castello Cavalcanti durante il Festival Internazionale del Film di Roma 2013!

A Mosca bastano 30 squat per viaggiare gratis in metro [VIRAL VIDEO]

Aria di Olimpiadi in Russia. Il prossimo 7 febbraio Mosca sarà invasa da migliaia di atleti e amanti dello sport provenienti da tutto il mondo per assistere alla ventiduesima edizione dei Giochi Olimpici Invernali Sochi 2014.

Fervono i preparativi. L’ 8 novembre alle ore 16.00 presso la stazione della metropolitana “Exhibition” ha preso il via il progetto “Cambiamento Olimpico”, messo a punto dal Comitato Olimpico russo in collaborazione con il partner mondiale dei Giochi Olimpici, la società VISA, con una campagna a dir poco geniale. Il progetto lancia un concorso nazionale di idee per creare azioni che portino lo sport tra i cittadini, operando un cambiamento positivo del loro stile di vita.

Il primo ‘cambiamento’ è quello attuato in metropolitana, semplicemente posizionando un rilevatore di movimenti corporei. Fino al 3 dicembre, infatti, eseguendo una serie di 30 piegamenti sulle gambe si riceverà un biglietto per una corsa omaggio in metro.

Vita sedentaria addio in Russia, ora nessuno potrà trovare scuse per non praticare attività sportiva, perfino nel tran tran di una grande città.
La direzione è quella giusta, da prendere come esempio 😀

Appboy, una piattaforma per gestire il marketing mobile delle tue app

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

Buona parte delle applicazioni mobile, dopo un periodo iniziale durante il quale può risultare abbastanza semplice attrarre nuovi user, registra un calo di utenza in quanto molti degli utilizzatori iniziali hanno ormai perso interesse e hanno spostato la loro attenzione verso altre app.

Proprio da questo problema nasce l’idea di Appboy, un servizio di Mobile Relationship Management made in USA , che permette agli sviluppatori di app di interagire con i propri clienti nell’intento di impedire che essi abbandonino l’applicazione, fornendo loro i giusti incentivi a rimanere.

L’interfaccia di Appboy, integrandosi perfettamente con l’app proprietaria, permette agli sviluppatori di conoscere in dettaglio le caratteristiche e il profilo di chi usa l’applicazione e le modalità con cui essa viene utilizzata; inoltre la piattaforma mette in guardia i gestori indicando gli user che sono a rischio di abbandono del servizio.

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

Le informazioni riguardo ai log in, alle condivisioni sui social, all’acquisto di feature a pagamento ed altro permettono infatti di prevedere chi sia un utilizzatore accanito, che possa di conseguenza essere target di ulteriori iniziative, e chi stia invece perdendo interesse e necessiti di incentivi per rimanere fedele.

Appboy ha ricevuto recentemente da un gruppo di investitori statunitensi un finanziamento di 7,6 milioni di dollari che verranno impiegati principalmente nel rafforzamento dei propri team di marketing, nell’internazionalizzazione del servizio e nell’implementazione di nuove feature che possano aumentare ulteriormente i vantaggi per gli utenti.

Il servizio di Appboy in dettaglio

Una volta integrata con la propria app, la piattaforma di Appboy crea immediatamente un ricco profilo degli utenti, non solo da un punto di vista demografico; verranno fornite infatti informazioni sulle modalità di utilizzo dell’applicazione, sulla propensione verso i social e molto altro.

Ciò permetterà di segmentare dettagliatamente gli user in base alle loro caratteristiche consentendo agli sviluppatori di decidere come interagire con i propri clienti adattando di conseguenza le modalità di contatto.

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

Appboy fornisce infatti un tool di messaggistica che permette a chi lo usa di contattare specifici gruppi di user mediante: notifiche push, messaggi all’interno dell’app o email. Queste tre modalità permettono ai gestori delle app di raggiungere i propri utenti in maniera diversificata ottimizzando l’efficacia del messaggio.

Ad esempio, una volta identificati gli user più attivi e più predisposti all’acquisto di feature a pagamento, si potrà decidere di inviargli particolari promozioni durante l’utilizzo dell’app, oppure si potrà mandare un messaggio via email a coloro che nell’ultimo periodo hanno perso interesse, stimolandone il ritorno con particolari iniziative ed incentivi.

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

L’utilizzo di questa suite di mobile marketing è sicuramente consigliata a tutte quelle applicazioni che contano su un utilizzo continuativo ed assiduo da parte dei propri user, come i servizi di informazione, di messaggistica, social, voip, home banking, cloud e applicazioni di noti brand o portali web.

Inoltre anche app che basano le proprie revenues sulle inserzioni pubblicitarie e sulla vendita di feature aggiuntive a pagamento potranno beneficiare moltissimo dei servizi forniti dalla startup americana, potendo inoltrare informazioni promozionali più mirate e proponendo offerte speciali agli utenti più ricettivi.

Una rivoluzione per il marketing del mondo mobile

Le pratiche di marketing appartenenti ai business più tradizionali abbracciano sia la fase di ricerca della clientela, sia la fase di mantenimento e creazione di un legame con essa. Nel mondo del mobile invece il customer relationship management ancora non ha preso piede. Gli utenti sono visti come una risorsa da ricercare ed attrarre in ogni modo, ma viene posta poca attenzione alla fase successiva, quella della costruzione di un legame duraturo.

Appboy piattaforma per gestire marketing mobile delle tue app

Secondo i creatori di Appboy circa il 46% degli user smette di utilizzare un app un mese dopo averla scaricata.

Utilizzando il loro servizio sarà quindi possibile inserire una componente di marketing post download che aiuterà a limitare la scarsa retention degli utilizzatori di app.

La rivoluzione proposta da Appboy non potrà che fare bene al mercato del mobile, incrementandone la professionalità e incentivando lo sviluppo di prodotti che tengano conto delle modalità di utilizzo e delle preferenze dei clienti.

Dato il sempre maggior numero di business che si sviluppano nel settore mobile (623 milioni di euro il valore del mercato delle app in Italia nel 2012) , e data la sempre maggior diffusione degli smartphone (oltre 27 milioni di italiani ne hanno uno), l’ingresso del marketing e dell’orientamento al cliente in questo mercato era solo questione di tempo.

Come avviene spesso nel mondo delle startup, una buona idea rimane tale se non si riesce a comunicare con i propri clienti. Occorre quindi dotarsi di opportuni strumenti che permettano questa comunicazione.