MCU incontra l'eccellenza: Yoani Sanchez, la voce di Cuba

Nuovo appuntamento con MCU incontra l’eccellenza, un ciclo di 12 incontri organizzati da Mediolanum Corporate University con personalità che incarnano modelli di eccellenza in settori professionali di interesse come quello economico, sportivo, musicale e altro ancora.

Nei precedenti appuntamenti sono intervenuti personaggi come Jim O’Neill, Presidente di Goldman Sachs Asset Management, con una lezione dedicata ai Paesi Emergenti, “Prospettive per il 2012 e oltre”; Michael Spence, Premio Nobel per l’Economia, che ha tenuto un incontro sul tema: “Mercati finanziari: focus sull’economia reale e sul mercato del lavoro” o ancora, Boris Groysberg, docente di Managing Human Capital nel secondo anno di corso del programma MBA, che ha trattato de “La Gestione del Talento nelle Aziende”.

Il prossimo giovedì, presso l’Auditorium della Conciliazione a Roma, sarà possibile ascoltare la storia di Yoani Sanchez, uno straordinario esempio di come sia possibile sfruttare internet per esprimere le proprie idee anche in un contesto complesso come quello di Cuba, il suo Paese d’origine.

Yoani Sanchez, una donna dotata di coraggio

Yoani Sanchez è una blogger cubana, una donna dotata di coraggio, forza di volontà, determinazione fuori dal comune.
Filologa, giornalista, scrittrice, mamma, moglie, blogger con un numero enorme di seguaci in tutto il mondo, Yoani è stata candidata al premio Nobel per la Pace 2012; tra le 100 persone più influenti al mondo secondo il Time, mentre lo scrittore Mario Vargas Llosa la definisce la persona che più incarna l’amore per la libertà.

Il suo blog, Generacion Y, è una delle più influenti voci sulla realtà cubana: qui Yoani illustra al mondo dell’assoluta necessità dei diritti civili e politici, delle forme concrete di democrazia e della libertà di informazione.

Nel 2009 Yoani inviò una serie di domande a Raul Castro ed a Barack Obama. Rispondendole, il presidente degli Stati Uniti scrisse: “Il tuo blog fornisce al mondo una finestra unica sulle realtà della vita quotidiana a Cuba. Internet ha fornito a te e ad altri coraggiosi blogger cubani uno sbocco per esprimervi liberamente, e plaudo al vostro sforzo collettivo per permettere ai vostri connazionali di esprimersi attraverso l’uso della tecnologia”.

Non perdete la diretta

E’ possibile seguire l’evento è in diretta streaming, l’hashtag attraverso il quale potete inviare commenti o domande è #askyoani.

Startup in fuga, cercatori di oro nella Silicon Valley


L’Italian Innovation day 2013
,  è stata l’occasione per analizzare i nuovi comportamenti degli startupper italiani, sempre più affascinati dal mito del sogno americano applicato alle idee innovative legate alle nuove tecnologie, sull’esempio dei nomi ormai  leggendari del panorama web mondiale.

L’11% delle startup italiane analizzate ha deciso di emigrare verso gli States. Questo il dato emerso dalla presentazione di una interessante ricerca sulle dinamiche imprenditoriali in Italia, durante la manifestazione dello scorso marzo organizzata da Mind The Bridge.

La fondazione, nata a San Francisco nel 2007 dalla volontà di Marco Marinucci con lo spirito del “give back” e l’idea di sostenere la crescita di una nuova generazione di imprenditori italiani mettendo al loro servizio le esperienze di chi aveva avuto successo nella mitica Silicon Valley, ha voluto fare il punto sullo stato delle startup nostrane, per evidenziare i vantaggi di uno spostamento all’estero rispetto alle prospettive di creazione d’impresa in Italia.

Ma la Silicon Valley è davvero la miniera d’oro per le startup?

Certamente i famosi esempi positivi di attività iniziate in un garage per poi diventare indiscussi leader e protagonisti del web mondiale ispirano le ambizioni di tutti i giovani startupper, che sognano un futuro a dieci zeri grazie alle loro brillanti idee.

Analizzando più da vicino i dati forniti dal Prof. Onetti, docente dell’Università Insubria di Varese e chairman di Mind the Bridge, emerge come gli italiani siano tra i meno preparati nell’affrontare praticamente la complessità delle operazioni legate alla gestione di un’impresa, specie in fase di sviluppo.

Gli startupper italiani sono sicuramente i più preparati a livello accademico, rispetto ai loro concorrenti internazionali, ma trascurano un percorso formativo finalizzato alla creazione di impresa che in altri Paesi si svolge già in ambito scolastico, tant’è che ben il 59% dei giovani aspiranti imprenditori non dedica almeno sei mesi all’incubazione del progetto di impresa e alla preparazione del suo lancio sul mercato.

Sebbene sia innegabile che negli Stati Uniti le maglie larghe di una burocrazia più snella e di una fiscalità più incoraggiante favoriscano le iniziative di impresa dei giovani, puntare tutto sul mito di un luogo idealizzato come fucina di attività imprenditoriali vincenti, rischia di diventare una moda infruttuosa.

Fondi per le startup: utile risorsa o ultima spiaggia?

D’altra parte, non si può certamente affermare che in Italia la situazione per gli startupper sia dorata, dato che a fronte dei 300.000 aspiranti imprenditori emersi dall’indagine di Italia Startup, l’accesso ad incubatori e fondi per la creazione di impresa diventa l’ultima spiaggia di un Paese in crisi occupazionale che spinge all’autoimpiego come alternativa ad altre forme di lavoro più stabili ma difficilmente raggiungibili.

Una startup diventa davvero di successo solo se costruita e progettata su un’idea consolidata e basata su precisi presupposti finanziari che ne garantiscano una fase iniziale sopportabile dal punto di vista dei capitali. In più è importante che lo sviluppo e la gestione dell’iniziativa di impresa siano accompagnate dall’entusiasmo di chi propone la propria idea, consapevole del suo valore, lontano dall’improvvisazione che a volte caratterizza gli aspiranti imprenditori italiani.

Un ultimo dato poco lusinghiero per le startup made in Italy riguarda le imprese al femminile, che si attestano appena all’11% contro il dato americano che vede le donne impegnate nella conduzione di ben un’impresa su tre.

La fuga dei cervelli, quindi, non riguarda più solo ricercatori e dottorandi, ma oggi sembra investire in maniera sempre più consistente anche startupper e imprenditori, sebbene più che di fuga per necessità rispetto a una mancanza congenita di fondi destinati, si tratti di una vera e propria scelta, inseguendo il sogno di una più facile realizzazione in terra straniera.

 

Immagini da Italian Innovation Day

Twitter, i tweet positivi hanno 3 volte più retweet

Nella lotta tra sentimenti positivi e negativi, vincono i primi. 3 a 1.


Secondo una ricerca di recente pubblicazione, condotta sui messaggi postati riguardo le Olimpiadi del 2010, i messaggi positivi (contenenti parole come “amore”, “gioia”, “adoro”) hanno più follower e tre volte più possibilità di essere retweetati rispetto a quelli negativi (contenenti parole come “odio” “detesto” “triste”).

Blu vs Rossi

Nell’immagine sotto, potete vederlo graficamente: i punti blu sono le emozioni positive, quelli rossi le negative, quelli neri post emotivamente neutri; la dimensione dei punti indica il numero di follower. Come vedete i blu è più diffuso del rosso…e il nero?

Anatoliy Gruzd/Transactions on Human-Computer Interaction/

La “neutralità” di Twitter

Anche il nero è molto diffuso; ciò significa che naturalmente anche i messaggi senza connotazione emotiva sono seguiti e retweetati.
Difatti già altre ricerche avevano mostrato come Twitter sia spesso un social usato per condividere opinioni e informazioni cognitive, prive cioè di connotazioni “calorose”.

 

Content is king (ma anche la struttura del social non scherza)

L’autore dell’articolo ipotizza che non sia solo il contenuto del messaggio (emozione negativa o positiva) a spingere i follower ma anche l’architettura di Twitter. Nello specifico su Twitter sono incentivati i messaggi positivi perché:
Twitter arriva a tutti (anche a chi non conosci): mentre su Facebook possiamo avere un certo controllo su chi visualizzerà i post, su Twitter è molto più difficile; di solito, i messaggi tristi o arrabbiati sono personali e l’audience di Twitter è latente ed indiscriminata
– Nel retweetare, a volte, è possibile confondersi sull’autore originale del tweet; questo porterebbe gli utenti a condividere meno messaggi “negativi”, magari per il timore che essi siano attribuiti a loro.

I migliori emulatori e tools per testare il tuo sito responsive

Il Responsive Web Design è ormai il nuovo standard per il web: un design dinamico che permette di cambiare la disposizione ed il numero degli elementi a seconda delle dimensioni dello schermo, per adattarsi perfettamente a tutti i dispositivi. Ma come testare in modo semplice e veloce una pagina web su Pc, iPad, iPhone, tablet e netbook vari?

Ecco 5 tool utili:

Browserstack

Browserstack è uno degli emulatori più completi: permette di testare il tuo sito su oltre 200 browsers e dispositivi, con la possibilità di scaricare in un click gli screenshots delle simulazioni.

Quirktools – Screenfly

Quirktools è dotato di un’interfaccia semplice ed intuitiva (con tanto di righello), per testare le tue pagine su oltre 25 dispositivi.

Proto Fluid

Proto Fluid è ottimo per creare presentazioni per i clienti, ed è dotato di interessanti funzioni social: permette di twittare e condividere gli screenshot delle pagine testate! E’a pagamento, ma è disponibile una versione demo sul sito.

Matt Kersley

Se cercate un emulatore senza fronzoli e facile da utilizzare, quello creato da Matt Kersley fa al caso vostro!

Responsinator

Responsinator è un tool curato esteticamente e molto funzionale: in un’unica pagina include le simulazioni di tutti i dispositivi più diffusi.

 

Quali sono i vostri tools preferiti? Ne conoscete altri da aggiungere alla lista?

Come usare la realtà aumentata nelle riviste di musica

Nella mia vita la musica riesce a dare un senso alle cose, anche le più assurde, persino alle riviste in realtà aumentata.

Antefatto

2010 – Milano – Cape Town, il tipico locale milanese per pubblicitari sbronzoni e altra gente di un certo livello.

La mia amica Sara entra trafelata nel locale affollatissimo e punta il nostro tavolo con lo sguardo da rapace tipico della suo professione: Sara vende pagine pubblicitarie nel settore Féscion di un’importante casa editrice che non vi dirò per questioni di privacy (due ne abbiamo comunque…) e ci ha convocati qui oggi perché deve troppo mostrarci una cosa che rivoluzionerà il mercato dell’editoria, un progetto segretissimo della case editrice: la (prima) rivista a realtà aumentata….

Nei metri che dividono Sara dall’entrata vediamo il suo tacco 12 messo a dura prova nel sorreggere i suoi 45 kili + 5 di riviste + 2 kili di decoltè in vista (non calcolati nei 45 kili), mentre cerca di disticarsi nel marasma di professionisti del mondo della comunicazione, confusi ed eccitati dall’idea di essere finalmente usciti dell’agenzia per poter raccontare agli amici (dell’agenzia) tutto quello che è successo oggi in agenzia; ma la ragazza è nel suo ambiente naturale e nel giro di pochi secondi ha già raggiunto il tavolo e ottenuto un bicchiere di vino bianco (che berrò io perché a lei la fa ingrassare) e il numero del barista (che non chiamerà mai perché non ha tempo che deve troppo lavorare).

Con fare massonico estrae dalla pila di riviste una busta contenente l’oggetto che avrebbe rivoluzionato il mondo, che nel 2010, in virtù della proprieà transitoria (nel senso che transita) del lessico marketing, si chiamava ancora “rivista interattiva“, che pochi mesi prima avremmo chiamato rivista multimediale, che oggi si chiama “rivista in realtà aumentata” ma che alla fin fine potremmo semplicemente chiamare: Come la tiro avanti la carretta al giorno d’oggi con una case editrice?

Sara mi passa una normale rivista patinata con la particolarità di avere una copertina spessa circa due centimetri al cui centro si trova una schermino grande circa come un pacchetto di cerini con la risoluzione dello schermo pari a quella del primo game boy anni 80 e un’autonomia di circa 30 min di batteria; con lo sguardo folle tipico del commerciale Féscion, Sara parte ad illustrarmi le incredibili potenzialità di quello strumento destinato a cambiare tutto, ma proprio tutto, il mondo del lettore. Che da oggi potrà avere un’esperienza completamente rivoluzionaria ed immersiva, incisiva, incredibile e in anteprima (nel 2010 non si usava tanto engage, altrimenti sarebbe stata anche troppo engage)…. e mentre lei parla io subisco il potere del commerciale, tanto che non ne posso più di aspettare e premo un tastino grande come un chicco di riso a fianco dello schermino grande come un pacchetto di cerini e ….

…. parte uno spot dell’Audi di 5 minuti senza sonoro, noioso come un normale spot dell’Audi e in più piccolo e sgranato.

Uno spot dell’Audi !?!   ma cazzo Sara, tutto quello che vi è venuto in mente per rivoluzionare il mercato dell’editoria è stato trovare un modo per aumentare (ancora) gli spazi pubblicitari nella rivista ?!? Ma Sara non mi ascolta e sta guardando estasiata lo schermino, nel quale vede riflesso il sogno di un ritorno agli anni in cui vendere le pagine per una rivista Féscion voleva dire fare un sacco di soldi, andare ad un sacco di feste e avere un sacco di scarpe e non solo un sacco di menate per mantenere un sacco di gente nelle redazioni, e lo dico con il massimo rispetto e comprensione,  avendo io sposato una commerciale Féscion (no, non Sara).

Per chiudere questo lungo antefatto, posso dirvi che il primo numero della rivista con lo schermino è stato anche l’ultimo, e oggi vale una fortuna in Ferrero Rocher sul mercato nero dei collezionisti di riviste Féscion.

Tutto questo…

…per dirvi che sono anni (e anni) che si cerca un modo di integrare la tecnologia con l’editoria, ma non nessuno a mio parare c’è mai riuscito, almeno fino a l’altro ieri, quando ho comprato una rivista chiamata “Classic Rock Italia” che riportava la scritta “la prima rivista in realtà aumentata!”.

A parte il fatto che mi diverte che una una rivista che tratta solo rock prodotto dagli anni 60 agli anni 90 si spinga verso le nuove tecnologia, devo dire in tutta onestà che il risultato non è davvero niente male: grazie ad un’app che si scarica gratuitamente è possibile inquadrare con smartphone e tablet alcuni articoli contrassegnati da un loghi a forma di “Play”, per vedere comparire sul proprio device la possibilità di comprare da Itunes la musica di cui si sta leggendo la recensione, o di far partire contributi video correlati.

Sembra semplice e quasi scontato, e infatti lo è ed il bello è proprio questo, che per una volta è stato fatto un uso semplice della tecnologia, non forzato e soprattutto rivolto all’utente e non solo a chi deve vendere la pubblicità.

A questo punto ho solo due richieste da fare: che oltre ad Itunes e Google play (c’è anche Google play) si linkino anche le playlist su Spotify e che anche le riviste di musica d’attualità come Rumore inizino ad usarlo. Sarebbe infatti un’emozione incredibile dopo vent’anni che leggo Rumore capire di che tipo musica sta parlando il giornalista (lo dico con affetto e reverenza, ma sembrano le recensioni dei vini fatte dai comici di Zelig).

E anche stavolta vi ho parlato dei fatti miei, ho citato mia moglie, mi sono portato a casa lo stipendio, ho citato la mia capa Adele Savarese (quando? adesso) ma non Justin Bieber (che però lo scrivo così indicizza).

Alla prossima

Jack ‘n Roll.

 

 

Come creare post perfetti sui diversi social network [INFOGRAFICA]

Ogni giorno carichiamo un grande numero di contenuti sulle diverse piattaforme social. Per creare interesse in chi ci legge, soprattutto se rappresentiamo un brand, abbiamo bisogno che i post siano chiari, interessanti e anche simpatici.

Abbiamo tradotto un’infografica creata da MyCleverAgency, utile a darvi qualche consiglio per creare post organici e stimolanti sui diversi social network.

Moto X, il nuovo nato dal binomio Google – Motorola

Quando sentono “Motorola”, tantissimi manager pensano allo StarTac, il primo cellulare a conchiglia che ha portato la telefonia mobile nelle tasche di tutti, mentre chi è nato una decina di anni dopo ricorderà il V3 ed il suo design d’eccellenza: per l’epoca era sottilissimo!

Negli ultimi anni il binomio Apple-Samsung ha inabissato, tra gli altri grandi nomi, anche Motorola, colpevole forse di non essersi adattata immediatamente al cambiamento delle preferenze dei consumatori con il risultato che, pur producendo device di altissimo design e qualità costruttiva come il Droid Razr i, Motorola non ha più recuperato una consistente fetta di mercato.

Nel Maggio 2012 è stata ufficializzata l’acquisizione di Motorola Mobility da parte di Google, e dopo un intenso lavoro di riorganizzazione che ha visto, tra le altre cose, la collaborazione di Guy Kawasaki (imprenditore ed ex dipendente Apple), il primo Agosto verrà presentato Moto X: il primo smartphone che potrà essere assemblato, proprio come le auto di lusso.

Moto X – tre rivoluzioni, il device di domani

Moto X, questo il nome del futuro Google Motorola Phone, colpisce perchè rappresenta una svolta su almeno tre aspetti:

Determinerà il rilancio del brand Motorola come Google Company: questo sarà il primo device costruito interamente da Google e non, come in passato, realizzato in collaborazione con Samsung o Lg;

E’ totalmente personalizzabile: dal colore alla memoria, passando per il tipo di materiale e probabilmente anche per quantità di Ram, potenza del processore e modifiche software, sarà l’utente a scegliere tra le innumerevoli combinazioni possibili;

E’ totalmente Made in USA: come accennato nel primo Ad ufficiale, Moto X è un device totalmente disegnato, progettato e costruito negli stati uniti. Secondo informazioni non ufficiali, Moto X verrà prodotto in Texas, in una ex fabbrica Nokia, coinvolgendo il lavoro di 2.000 persone.

Caratteristiche tecniche

Il Moto X, nella sua configurazione standard, monterà Android 4.2.2 e avrà un display da 4.7 pollici ed una risoluzione di 720 x 1280 pixel, posizionandosi tra i device dallo schermo molto grande. Bene anche la leggibilità, con 312 punti per pollice, superiore all’equivalente di una stampa di alta qualità.

Dal punto di vista delle prestazioni, il dispositivo monterà un Qualcomm Snapdragon S4 Pro Plus (un Dual Core da 1.7 Ghz), mentre la Ram dovrebbe essere di 2 Gb e la memoria interna da 16 Gb.

Bene anche la fotocamera posteriore, una 10 mpx con flash ed autofocus che gira video in HD a 720p. La fotocamera frontale per le videochiamate avrà a disposizione 2 mpx.

Non sono emersi dettagli per quanto riguarda la batteria, ma siccome sappiamo che negli ultimi mesi Motorola si è impegnata molto per la longevità dei suoi devices, possiamo tranquillamente aspettarci un’ottima durata.

Infine, Moto X disporrà di tutti i sensori tipici dei top di gamma Android: sensore di luminosità, accelerometro, A-Gps, wi-fi.

Così impostato, Moto X dovrebbe costare intorno ai 299 dollari (all’incirca 243 euro) sul mercato americano: un prezzo decisamente molto allettante!

Un’ultima novità che possiamo fornirvi è che, secondo le indiscrezioni Taylor Wimberly, autore del blog Androidandme.com , Moto X disporrà della funzione di “ascolto perenne”, che lo renderà sempre reattivo a qualsiasi comando vocale, ed avrà una doppia antenna LTE, che renderà ancora più veloce il traffico dati.

Lancio ufficiale…

Siamo veramente curiosi di vedere questo nuovo nato di casa Google, nel quale si concentrano importanti aspettative che, se dovessero realizzarsi, cambierebbero davvero l’attuale mercato mobile, instaurando un minimo di innovazione e responsabilità sociale, portando una ventata di novità che va anche oltre la galassia Android.

Tenetevi pronti, il lancio ufficiale è previsto per il 1° Agosto. Stay Tuned!

12 esempi di packaging creativi e innovativi

Vi è capitato di acquistare un prodotto attratti dal suo packaging accattivante? È arrivato il momento di presentarvi alcuni dei migliori design di packaging di questi anni, dalle patatine che richiamano i capelli di Dragon Ball fino alle recenti lattine di Coca Cola Condivisibili.

La creatività dei designer si sbizzarrisce sempre di più creando nuove soluzioni e packaging che non soltanto possono essere osservati, ma anche utilizzati per scopi diversi. La cura del design è una caratteristica fondamentale per chi progetta packaging di prodotto.

1. Dragon Ball Z Fries

Per l’uscita in Giappone del nuovo film di Dragon Ball Battle of Gods, la catena di mini market Lawson ha messo a disposizione dei propri clienti prodotti dal packaging veramente innovativo. Nei negozi sono state vendute patatine fritte che richiamano i capelli del Super Saiyan, sfere del drago al gusto pizza, l’insalata verde di Vegeta e tanto altro.

2. Clavin: pillole per disfunzione erettile in edizione limitata

Il packaging delle pilloline blu Clavin è estremamente esplicativo. Niente da aggiungere, nessuna parola poteva rendere un messaggio così forte ed immediato. La pillola “eretta” è frutto della creatività dell’agenzia ceca Ogilvy&Mather.

3. Brushman e i suoi pennelli da barba

La soluzione di design di Brushman renderà la vostra rasatura quotidiana molto più particolare. In base ai gusti e alla personalità del consumatore si potrà scegliere tra diversi packaging personalizzati. Scegliete il pennello che più si avvicina a voi. Le facce buffe dei personaggi ritratti sono certamente molto simpatiche.

4. BEEloved: miele gioiello

Il packaging firmato Tamara Mihajlovic per BEEloved è veramente incredibile. Una bottiglia contenente miele risulta essere un vero e proprio oggetto di design, una specie di gioiello. La forma esagonale richiama la qualità naturale del prodotto e si avvicina alla forma di una roccia. Come una gemma preziosa, la bottiglia di miele ci fa capire quanto sia prezioso il miele ed ogni sua goccia. La forma della confezione sfrutta il fenomeno fisico della rifrazione cercando di riproporlo in una bottiglia che risulta con sfumature e colori davvero sorprendenti.

5. Blackcoffe

Lattina o bottiglia, scatola o sacchetto, l’imballaggio che ospita il vostro prodotto è un biglietto da visita e una promessa per ciò che c’è dentro. Il suo design è fondamentale non solo per far sì che i prodotti passino dagli scaffali dei negozi ai carrelli della spesa, ma in modo tale che arrivino direttamente al cuore dei consumatori. I packaging del brand Blackcoffe hanno un unico obiettivo: creare un’esperienza multisensoriale. Nel momento in cui aprirete una di queste confezioni capirete tutto, perché dovrete effettuare un vero e proprio rito.


 

6. Coca Cola: condividi la felicità

In alcune Paesi europei e in Asia, la Coca Cola si è presentata in maniera diversa ai consumatori. Infatti, la classica lattina si divide a metà grazie al design elaborato da David Kiefaber. Condividi la tua felicità, questo è il messaggio della campagna promozionale. Il design di prodotto aiuta il posizionamento di marca con un concetto più globale e molto incisivo. Ve ne abbiamo già parlato qui.

 

 7. Fiammiferi Kokeshi

Nel 1994 Kumi Hirasaka disegnò volti di KOKESHI, le tradizionali bambole di legno giapponesi per una mostra collettiva. A partire da quel momento, la sua creatività e quella del suo team ha osato sempre di più arrivando a disegnare scatole di fiammiferi con faccine buffe di ogni tipo. Humour e semplicità condensati in piccoli oggetti d’uso comune.

8. Ranger Extreme Ford

Molto interessante che anche un’azienda automobilistica come la Ford abbia scelto una scatola di fiammiferi per promuovere la Ranger Extreme, il nuovo camion con pianale di carico espandibile. La piccola scatola è stata abilmente trasformata dall’agenzia JWT Malesia per far capire la caratteristica distintiva dell’auto.

9. I boxer Pantone

L’agenzia creativa Mark con sede a Città del Capo ha sviluppato una linea di biancheria intima Pantone in varie tonalità offrendo a tutti qualcosa di veramente speciale. Ogni colore è etichettato con il suo pantone. In questo modo sarete sicuri di non sbagliare più colore!

10. I più grandi incendi della storia

Cinque blocchi di paraffina per raffigurare i più grandi incendi della storia mondiale: Tokyo, Chicago, Londra, Roma e San Francisco. Messaggio: state attenti al fuoco ed usate con cautela la paraffina. Tutto opera dell’agenzia JWT Amsterdam. Geniale!

11. Cheesus Christ

Una grattugia con un nome piuttosto insolito: Cheesus Christ. In acciaio inossidabile, con un manico nero ergonomico e con un’immagine del Signore in primo piano. Non è una bufala. È possibile acquistarla online su questo sito.

12. Thelma’s: biscotti caldi

L’agenzia Saturday MFG ha confezionato per Thelma’s Treats, una nota azienda che produce e consegna biscotti in Iowa, un packaging veramente simpatico. Proprio come un piccolo forno, la scatola sforna i biscotti mantenendoli caldi e consegnandoli direttamente ai clienti pronti da mangiare.

Quale packaging vi ha colpito di più tra questi?

Suggeritene anche altri. I ninja sono sempre pronti alla discussione e al confronto!

 

TEDxTransmedia 2013: aperte le iscrizioni per l'evento di Roma

TEDxTransmedia 2013: aperte le iscrizioni per l'evento di Roma

TEDxTransmedia 2013: aperte le iscrizioni per l'evento di Roma

Dangerously Ethical” è il titolo della quarta edizione della TED Conference dedicata alla Transmedialità, che ospiterà speaker provenienti da tutto il mondo, come nella tradizione TED.

Per dibattere su questo tema, hanno già confermato la loro presenza numerosi speaker, fra cui Dale Herigstad, creativo media designer, quattro volte vincitore degli Emmy Award, famoso ai più grazie alla sceneggiatura del film “Minority Report“, che porta la sua firma. Ricordiamo anche James Hughes, già direttore dell’Institute for Ethics and Emergent Technologies.

Il fenomeno delle TED Conference si è molto diffuso ultimamente in Italia, e nella stessa Roma, grazie al grande appeal di questo tipo di eventi, che puntano a “raccontare idee che vale la pena diffondere”. L’apripista italiano è stato proprio TEDxTransmedia, che è sbarcato già nel 2010 sulle rive del Tevere. Quest’anno la conferenza si occuperà di un argomento importante, e necessario, come l’Etica.

A partire da oggi sarà possibile accedere al booking dell’evento, sul nuovo sito www.tedxtransmedia.com, online nella versione completa che consente di accedere all’acquisto dei biglietti per partecipare all’evento che si terrà a Roma il prossimo 27 settembre, presso la prestigiosa sede dell’Accademia dei Lincei.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori della settimana

Da qualche anno, ogni giorno, il mio lavoro (e la mia passione infuocata per la nona Arte) mi porta a cercare i migliori “stimoli visivi” ed emozionali tra i fumetti e le illustrazioni di tutto il mondo. Autori affermati, nuovi talenti, giovani promesse, artisti poliedrici o grandi maestri. Come non condividere questa bellezza con tutti i guerrieri ninja, sempre in cerca dell’ispirazione creativa come il pane quotidiano?

Inauguro così questa nuova rubrica settimanale destinata a segnalarvi le cose più interessanti che pesco dalla rete (e perché no, in libreria, fumetteria o sui muri delle nostre città) per rinfrescarvi le idee col caldo che avanza! Buona visione!

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Bianca Bagnarelli

Bianca Bagnarelli, “Quick Sketch” dal suo tumblr Shhh!

Top 10 fumetti e illustrazioni i migliori creativi della settimana Stacey Rozich

Stacey Rozich. Illustratrice, vive e lavora a Seattle. L’illustrazione si intitola: “This Can Only End Badly”.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Ratigher

Ratigher rende omaggio al personaggio Prison Pit di Johnny Ryan sul tumblr Pozzo di sangue. Il contest è aperto, le più belle illustrazioni saranno esposte al Treviso Comic Book Festival.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Mirka Andolfo

Mirka Andolfo, copertina di Sacro/Profano. Apprezzato webcomic, uscirà in versione cartacea in italiano a partire da dicembre 2013, edizioni Dentiblù.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Julia Gfrӧrer

Julia Gfrӧrer è una fumettista di Portland (OR). A settembre per Fantagraphics Books uscirà la versione cartacea del suo web comic “Black is The Colour”

Top 1o fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Tiziano Angri

Tiziano Angri. È appena uscito il suo libro a fumetti “Le fiabe frattaglie – Volume I Gli occhi di Edna” per Grrrzetic Editrice

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Ale Giorgini

Ale Giorgini. Tra gli ultimi lavori del suo vastissimo portfolio c’è anche il design della maglia del tour 2013 della rock band Tre Allegri Ragazzi Morti

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Alberto Madrigal

Alberto Madrigal. Questa è una tavola che anticipa il suo graphic novel in uscita in Italia a settembre 2013 “Un lavoro vero” per Bao Publishing.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Simone Bianchi

Simone Bianchi interpreta con il suo segno deciso l’indagatore dell’incubo nella copertina del Dylan Dog Color Fest n.11, Sergio Bonelli Editore.

Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana Enrique Fernandez

Enrique Fernandez è un fumettista spagnolo. Questa è la copertina del suo “Brigada”, fumetto autoprodotto con i fondi raccolti nella piattaforma di crowdfounding Verkami, in uscita nella penisola iberica a Luglio 2013.

Se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, lasciate pure un commento a questo post!
Alla prossima!
Odri