Android: top app per guadagnare spazio in memoria

Il triste destino degli utenti Android: più funzionalità e personalizzazione, ma anche più complicazioni.
Liberare la memoria è uno degli obiettivi principali per chi utilizza il sistema operativo Made in Google. Ecco a voi alcune App che vi aiuteranno in quella che a prima vista sembra un’ardua impresa ma che in realtà è molto più semplice di quanto sembri!

Clean App Master

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=fyh8C8I0j3o’]

Clean App Master è un piccolo tool che anche senza i permessi di root sullo smartphone è in grado di ripulire il telefono dai file che non sono fondamentali per il funzionamento del sistema. La qualità più evidente di questa app è l’interfaccia: molto semplice e intuitiva. Sarà facile pulire la cache e la cronologia delle app, rimuovere tutti i file rimasti anche dopo la disinstallazione di un’app, fare la scansione della memoria interna per trovare file inutilizzati e chiudere instantaneamente le applicazioni in esecuzione grazie ad un apposito widget.

Cliccando sull’immagine sarete indirizzati al link per il download:

 

History Eraser (italiano)

 

Un’app che vi aiuterà a cancellare la cronologia del vostro smartphone: dalla cache delle vostre applicazioni fino agli sms. Utile per chi  vuole risolvere i suoi problemi con un solo tap!

Battery Dr (Save Battery)



Migliorare la durata della vostra batteria e contemporaneamente chiudere task inutili che non servono al vostro smartphone? Ecco a voi Battery Dr Saver, un App che vi aiuterà ad incrementare la durata della batteria ma anche a eliminare task che occupano inutilmente la memoria del vostro dispositivo Android!

Root App Delete


Questa App è una delle soluzioni migliori per liberare spazio sul vostro cellulare! La grafica non è sicuramente delle migliori, ma è un ottimo tool per chi ha qualche nozione in più in fatto di OS.

Avete presente quante applicazioni native non avete mai utilizzato (e che mai utilizzerete!) e vi occupano inutilmente spazio? Root App Delete vi permette di eliminare anche le App preinstallate sul vostro smartphone, liberando così ulteriore spazio nella vostra memoria.
Tra le altre funzionalità, anche la possibilità di spostare le App dalla memoria del cellulare alla memoria SD o di elimiare la cosiddetta ‘Junk’, file che occupano spazio inutile nel vostro cellulare.

Ecco il link al download

Ma prima di tutto…

Prima di ricorrere a queste app, ricordate che avete due semplici operazioni da fare direttamente dal vostro device per liberare memoria sul vostro smartphone e, allo stesso tempo, velocizzarlo:

Tenere premuto il tasto home e poi cliccare su Gestione RAM
Questa operazione permette di eliminare i processi inattivi e in background.

Tenere premuto il tasto home, cliccare su applicazioni e poi cliccare su Chiudi
Questa operazione, come la precedente, permette di chiudere processi attivi ma che non vengono utilizzati.

Sull’argomento torneremo presto a parlarne e vi mostreremo anche le tecniche più da “smanettoni” per liberare la memoria del vostro Android. Intanto suggeriteci le app che usate voi e indicateci quali sono i vostri consigli a proposito 😉

Passato, presente e futuro della Fan Fiction [INFOGRAFICA]

Se al giorno d’oggi ci sembra naturale che un bestseller che ha guadagnato milioni di dollari sia nato come una Fan Fiction di Twilight, questo tipo di narrazione tanto amata da fan e prosumer di tutto il mondo ne ha fatta di strada per diventare mainstream.

Wattpad, la community che si descrive come “il miglior posto per scoprire e condividere storie” ha pubblicato un’infografica sulla Fan Fiction per tracciarne passato, presente e futuro.

Volete sapere quali sono i personaggi più utilizzati? I crossover più in voga? O come questo tipo di narrazione grassroot può essere un ottimo strumento di marketing?

Sociale, collaborativa, serializzata e senza limiti, scopriamo le potenzialità della Fan Fiction.

Le 5 campagne viral che hanno ridato lustro al genere horror

Negli ultimi anni il genere horror si è scrollato di dosso un po’ di quella prevedibilità e ripetitività che troppo a lungo lo aveva penalizzato agli occhi del grande pubblico. Troppi adolescenti in vacanza in un casolare abbandonato o presenze inquietanti in soffitte polverose.

Il thriller ha fatto passi da gigante soprattutto grazie ad alcuni illuminati serie televisive e l’horror ha deciso di rifarsi il make up (letteralmente) e valorizzare alcune tematiche intramontabili per riprendersi legittime fette di pubblico. Serie TV, videogame, film colossal e sempre più spesso pubblicità strizzano ormai apertamente l’occhio ai grandi classici del genere, soprattutto agli zombie (ora più evoluti e “interattivi” rispetto a quelli partoriti dal genio di Romero), ai vampiri (non esattamente quelli versione teen idol) e agli psicopatici di ogni genere e fattura.

I pubblicitari hanno infatti da sempre ben chiaro che l’impulso all’acquisto e alla fidelizzazione è dato da sentimenti forti che vanno oltre il semplice fascino per l’oggetto. Ne è un esempio il cosiddetto Lovemark, il filone di marketing che fa dell’amore, dell’empatia e della sensualità il grimaldello per inculcare un brand nelle abitudini del consumatore.

Le emozioni forti portano a non dimenticare, e se questo vale per l’amore perchè non deve valere anche per il terrore? Detto fatto.

I social network e le dinamiche di condivisione più sfrenata hanno fatto sì che la viralità di campagne spaventose e taglienti (nel vero senso della parola) sia il vero media su cui veicolare il messaggio. Soprattutto il mondo del cinema ha fatto delle campagne crossmediali il punto di forza per aumentare curiosità e passaparola.

Vogliamo quindi mostrarvi le 5 campagne più spaventose e virali che negli ultimi tempi hanno riscritto il modo di pubblicizzare il genere horror.

World War Z

Per il lancio del colossal World War Z (previsto per la fine di giugno) i produttori hanno dato vita ad un vero e proprio portale di informazione su come sopravvivere all’imminente apocalisse zombie.

Nel sito Crisis Zero, infatti, è possibile avere news aggiornate sugli sviluppi della pandemia (un countdown in bella vista ci aggiorna su quanto manca all’estinzione del genere umano o, per i più smaliziati, all’uscita del film) e video di alcuni attacchi verificatisi in giro per il pianeta.

Il portale offre suggerimenti su come tentare di sopravvivere e invita gli utenti a reclutare i propri amici e a collegarsi alla Facebook app della Zona Sicura per poter accedere alle safe room e trovare (forse) rifugio. Nel dubbio, io mi sono iscritto.

Questi sono alcuni dei video presenti nel sito dove vengono documentati alcuni dei primi attacchi da parte delle orde affamate.

Take This Lollipop: I Dare You

Qualche tempo fa generò non poche polemiche la diffusione della campagna I Dare You. Ideata per lanciare il progetto Take This Lollipop, cortometraggio interattivo che mostrava inizialmente un inquietante serial killer alle prese con lo studio della prossima vittima, la campagna rivelava ben presto il suo lato più spaventoso.

Accedendo infatti all’applicazione di Facebook (passaggio necessario per visualizzare le immagini del film) si capiva ben presto che la persona che il pericoloso psicopativo stava studiando era proprio l’ignaro utente. Le sue immagini e i suoi status scorrevano veloci sul monitor del killer, il quale risaliva anche all’indirizzo di residenza e si incamminava deciso verso casa sua, con tanto di foto attaccata sul cruscotto dell’auto.

Al di là delle evidenti problematiche relative alla privacy, un bel modo per mettere al centro del progetto gli utenti stessi, anche se non tutti hanno apprezzato la sorpresa, come si può vedere dai reaction video.

The Walking Dead

The Walking Dead è senza dubbio la serie TV che ha certificato il ritorno in grande stile dell’horror. Premi e riconoscimenti di ogni genere dimostrano come i non morti siano a tutti gli effetti il fenomeno pop degli ultimi anni, fenomeno che non ha risparmiato nemmeno cinema, videogames, mobile app e flash mob di ogni tipo.

Per lanciare la seconda stagione gli ideatori della serie hanno invitato alla premiere un ospite a sorpresa, che non ha tardato ad interagire con pubblico e proiezione. Guardate qui cosa hanno combinato nel 2012 in Sud Africa!

You’re next

Personalmente non sopporto quando qualcuno alle mie spalle legge il giornale che ho tra le  mani. Figuriamoci poi come ci si può sentire quando si scopre che alle spalle si ha un assassino psicopatico armato di una ben poco rassicurante ascia e con indosso una maschera insanguinata.

La campagna di lancio di You’re next, pellicola americana in uscita nel 2013, gioca sul fattore sorpresa e fa comparire alle spalle dell’ignaro passante i protagonisti più pericolosi e violenti del film.

Qui potete vedere gli altri poster preparati ad hoc per il lancio. State attenti la prossima volta che guardate un manifesto pubblicitario alla fermata del bus!

Resident Evil

Quando al supermercato si passa di fronte al reparto carni non è raro gettare un occhio dietro alla vetrata e vedere i macellai alle prese con bovini e suini da sezionare a ripetizione. Niente di troppo spaventoso, sia chiaro, ma se sul banco al posto di un manzo distinguiamo un cadavere umano, l’effetto può essere molto impattante.

Nel 2012, per lanciare l’ultima versione del videogioco di Resident Evil, il team creativo ha seminato la città di Londra di cadaveri mutilati e parti umane di ogni tipo, pubblicando sul sito No Hope Left tutti i dettagli della imminente apocalisse zombie.

Un bombardamento splatter che ha reso anche le più semplici azioni quotidiane un vero e proprio survival movie in prima persona.

Le campagne ideate per lanciare film o games horror non terminano certo qui.

Vi avevamo già parlato qui del guerrilla dedicato a The Last Exorcism part II, ma non mancano quelli più divertenti come la protagonista di The Ring nel ruolo di pitcher in un match di baseball giapponese, le palle da bowling zombie per il film tedesco 13th STREET – Scream your head off o i finti omicidi in ascensore per Dead Man Down.

A voi quale è piaciuto di più? Segnalateci altri guerrilla e ambient relativi al mondo dell’horror: all’apocalisse si sopravvive solo con la collaborazione di tutti!

Un caffè, 1 euro. Un caffè con bacio, è gratis [VIDEO]

Periodicamente sui nostri feed di Facebook riappare quel post oramai famoso che ritrae la lavagnetta del menù di un cafè francese, che applica ai suoi prezzi la logica della cortesia: “Un cafè, 2 €. Un cafè s’il vous plait, 1,80 €“. L’approccio è piaciuto molto ai consumatori, e a quanto pare anche ai gestori di un locale australiano che hanno trasformato l’iniziativa in un “Pay with a Kiss“.

Per tutti coloro che dalle 9 alle 11 di mattina ordineranno un caffè in questo bistrot per tutto il mese di giugno la consumazione sarà gratuita se scambieranno un bel bacio con il loro accompagnatore.

L’iniziativa sta raccogliendo il favore e i complimenti di tantissimi utenti in rete, che interagiscono con la pagina ufficiale Facebook del Metro St James di Sydney e con il canale Instagram, una vera e propria gallery d’amore.

A fronte di un piccolo calo degli incassi (limitato comunque ad una fascia oraria minima) il cafè ha attirato l’attenzione di moltissimi consumatori online e creato un sentiment positivo, ancora più potente perché strettamente legato ad un luogo fisico, ad un contesto di consumo che si arrichisce così di nuovi significati. Sicuramente questo locale si aggiungerà alle lista dei “must to visit” di turisti ma anche cittadini.

Una iniziativa molto interessante, non credete?

Ora gli hashtag sono anche su Facebook [BREAKING NEWS]

Come già preannunciato qualche mese fa, sono arrivati gli hashtag anche su Facebook.

Come accade già su Twitter, Instagram, Tumblr e Pinterest, su Facebook inizieranno a comparire gli hashtag cliccabili in modo da poter visualizzare tutte le conversazioni che contengono quel determinato argomento.

Ovviamente saranno visualizzabili le conversazioni condivise con voi in base alla privacy impostata da chi ha pubblicato il post; vedrete quindi le condivisioni “pubbliche” o quelle dei vostri amici.

 

Su Facebook si potrà:

Ricercare un hashtag specifico dalla barra di ricerca (ad esempio # NBAFinals)
Cliccare sugli hashtag che hanno origine da altri servizi/applicazioni come Instagram
Comporre messaggi direttamente dal feed hashtag e dai risultati di ricerca

Facebook ha annunciato che l’utilizzo degli hashtag verrà arricchito nelle prossime settimane con altre funzioni come i trending hashtags e altre statistiche “che aiuteranno le persone a scoprire più sulle conversazioni che avvengono nel mondo”.

E voi cosa ne pensate dell’utilizzo del famoso cancelletto?

Star Wars: l'evoluzione del logo che ha fatto la storia

Star Wars, la saga cinematografica scritta e diretta da George Lucas a partire dal 1977, conta un numero indefinito di fan che considerano tutto l’universo legato al film quasi come un culto. Chiunque, infatti, riconoscerebbe tra mille le note della colonna sonora e il celebre logo.

Ma, a proposito di quest’ultimo, chi di voi ne conosce invece l’evoluzione che lo ha portato a essere come lo conosciamo oggi?

Tutto ebbe inizio durante la pre-produzione del film, quando Ralph McQuarrie realizzò la decalcomania che vedete sotto, dalla quale si evince il modo iniziale in cui era stato concepito Han Solo, prima che George Lucas ne cambiasse il costume.

Sulla carta intestata aziendale comparve successivamente un nuovo logo: il lettering del titolo fu creato da Joe Johnston sulla base della font Precis.

E’ del dicembre 1976, invece, il romanzo scritto sulla sceneggiatura di Star Wars la cui copertina, disegnata da McQuarrie, presenta le font della famiglia Helvetica.

In seguito Dan Perri progettò un logo con un punto di fuga che, pensato inizialmente per comparire nei titoli d’apertura del film, fu utilizzato poi nei manifesti e nelle pubblicità.

Ma la vera svolta si ebbe quando Lucas si rivolse a Suzi Race, appena assunta come art director, per la progettazione di un logo, a detta sua, che apparisse “molto fascista”. Essendosi da poco documentata sulla tipografia tedesca, la Race decise di utilizzare il carattere tipografico più “fascista” che le venisse in mente: Helvetica Black.

Disegnò, dunque, un logo che fu utilizzato inizialmente nei poster e poi nello stesso film. Questa scelta dura da trent’anni e, eccetto che per le S (modificate per migliorarne la leggibilità) e per la W (cambiata dall’artista Joe Johnston), possiamo dire che i crediti ufficiali per il logo di Star Wars appartengono all’artista Suzy Rice.
Cosa ne pensate? Lo considerereste un happy end o avreste preferito qualcuna delle versioni precedenti?

Rebranding della chemioterapia: in ospedale arrivano i supereroi [VIRAL VIDEO]

Un inno alla vita, un gesto di speranza racchiuso nel video in cui i protagonisti sono i piccoli malati di cancro del A.C. Camargo Cancer Center di San Paolo, in Brasile. L’onore di realizzarlo all’agenzia pubblicitaria JWT Brazil.

‘Il primo passo nella lotta contro il cancro è credere nella guarigione’, da questa primaria necessità medici e creativi hanno lavorato insieme per cercare di combattere le paure dei piccoli malati durante i trattamenti di chemioterapia. Risultato finale: colorati contenitori di borse per via endovenosa con i personaggi dei loro fumetti preferiti, custodi di superformule per aiutare a guarire dalle brutte malattie.

L’idea ha da subito cambiato la loro percezione negativa del trattamento, rendendo le lunghe e sgradevoli ore di cura più allegre e piacevoli in compagnia dei loro supereroi!
E chi meglio di un adorato eroe può aiutare un bimbo a sentirsi più sicuro e più forte?

Ulaola, la startup che dovrebbe parlare italiano

ulaola la startup che dovrebbe parlare italiano
Inventarsi una startup è diventato uno sport nazionale… dovrebbero farne una disciplina olimpica! probabilmente riusciremo a conquistarci una medaglia di bronzo in materia di innovazione, ma probabilmente d’oro per la creatività e i nomi bizzarri!

Perchè? Facciamo un gioco! Se dico Ulalola, cosa vi viene in mente? La prima associazione che ho avuto è stata quella con l’Hula Hoop, il famoso cerchio che si usava far roteare intorno al bacino, ma anche sulle altre parti del corpo. Associazione di assonanza, piuttosto che di significato!

Eppure, da quello che si legge in rete, per i creatori di questa fantasiosa startup

Il naming e il logo che rappresentano ulaola ne arricchiscono ed enfatizzano l’essenza; il nome divertente e mnemonico e il logo semplice ma colorato, che racchiude in sè tutte le varianti dello spettro cromatico, rappresentano in maniera totalizzante l’identità e il concept del marchio

Il naming, alias nome del marchio, sarà anche mnemonico (affermazione discutibile), ma poco esplicito circa il fine ultimo di questa startup. Il logo colorato… sarò daltonica, ma a me sembra nero e, se posso, anche un po’ simile a quello di Uber, ma questa è un’altra storia!

Insomma non avete ancora capito cos’è Ulalola? Siete poco perspicaci, però! Vi lascio illuminare dai creatori stessi!

ulaola la startup che dovrebbe parlare italiano

Ulalola: cos’è!

Ulaola è il marketplace che promuove all’estero prodotti dallo stile italiano ma è anche una community che raccoglie amanti di design, arte, moda e vintage di alto profilo.

Per i profani, è una piattaforma digitale in cui produttori e piccole aziende possono vendere i propri prodotti in Italia e all’estero. Ovvero un e-commerce del made in Italy.
Il progetto nasce nel 2012 dal sogno di alcuni giovani italiani provenienti dal mondo digitale, della comunicazione e del marketing di portare le eccellenze del Made in Italy in tutto il mondo.

ulaola la startup che dovrebbe parlare italiano

Come funziona per i venditori…

I creativi, designer, fashion artist, produttori possono inviare una richiesta per aprire il proprio negozio online. Basta visitare la pagina contatti ed aspettare di essere contattati. Sono due i pacchetti offerti: Special ed Elite. Il primo più economico ma più scarno (servizio fotografico, ottimizzazione e traduzione dei contenuti) e il secondo più costoso, ma decisamente più corposo (layout del negozio, gestione della comunicazione e del negozio fino a un massimo di 50 prodotti, solo per citarne qualcuno)

… per gli utenti…

Qui la faccenda si fa più complicata. L’home page è suddivisa in uno slide che include gli ultimi articoli del blog, e nelle sezioni principali: design, moda, arte e vintage, con le foto di alcuni prodotti (probabilmente gli ultimi). Cliccando su esplora si ha una panoramica delle collezioni, mentre andando sull’autore si possono vedere tutte le sue creazioni. Insomma, forse un po’ macchinoso, ma basta qualche minuto per orientarsi e iniziare ad acquistare!

Qualche riflesione

Come interfaccia e user experience, può andare, magari con qualche piccola modifica, ma come prezzi!! Un’esortazione all’esportazione del made in Italy! In casa proprio non ce lo vogliamo tenere! Una fotoligrafia a 350,00€, un divano-valigia-mondo a 599.00€! Forse io non sono propriamente il target di riferimento! Per carità,c’è anche una sconsolata stellina rossa a 20.00€, (ciondolo in ceramica) per quelli con un budget più limitato!

ulaola la startup che dovrebbe parlare italiano

Che Ulaola sia un’inno alla fantasia non sta solo nel nome della startup stessa, ma anche in quello dei prodotti e delle collezioni (in questo caso il merito va al produttore o al creativo stesso). Ad esempio Beautoni yellow, cosa sarà mai? E Ohlala? Un’esclamazione? Ma dico… Un sano e chiaro nome italiano? Troppo poco creativo?!

Ulaola, idea innovativa?

Indubbbiamente l’idea è molto buona e favorisce gli artisti poco noti e che hanno un budget limitato per esporre e vendere i propri prodotti!. Ma io lancio una nuova idea di startup!
Una piattaforma che raggruppi non i designers, i fashion stylsit, ma i falegnami, i calzolai, e tutti quegli artigiani di una volta, che hanno tirato giù le loro saracinesche. Come la chiamerei? Non sono così fantasiosa! Qualche suggerimento?

Ad ogni modo, io l’idea l’ho lanciata! Business Angel fatevi avanti!

Le statistiche di Instagram che dovreste conoscere

www.reallyniceimages.com

Ormai è indubbia l’importanza del visual marketing nelle strategie di marketing e comunicazione dei brand. Vi abbiamo parlato spesso dell’importanza delle immagini e di come utilizzare il potere delle immagini per promuovere il vostro brand, nonchè di quanto Instagram abbia un ruolo predominante nella diffusione di questo trend.

Vi abbiamo spesso proposto esempi di aziende che utilizzano Instagram per promuovere il brand, dato consigli su come utilizzarlo per far crescere la vostra community e organizzare un photo contest, e tanto altro 😉

Oggi vi proponiamo un interessante elenco, realizzato da Digiday, di alcune statistiche relative ad Instagram che possono esservi utili nell’impostare le vostre strategie di social visual marketing su questo social network.

– Instagram ha 100 milioni di utenti attivi al mese

– Vengono pubblicate su Instagram 40 milioni di foto al giorno

– Vengono cliccati 8.500 like ogni secondo

– Vengono pubblicati 1.000 commenti ogni secondo

– Il 59% dei top brand è presente su Instagram

– L’engagement su Instagram dei primi 100 top brand è aumentato del 35%

– 10 dei primi 100 top brand hanno più di 100.000 follower

– Il 40% delle foto pubblicate dai brand utilizzano filtri

Lo-Fi è il filtro più utilizzato dai brand

– Il 41% dei brand che utilizzano Instagram pubblica almeno una foto a settimana

– Il 98% delle foto pubblicate su Instagram vengono condivise anche su Facebook

Solo il 13% di coloro che utilizzano internet usano anche Instagram

– Il 28% di coloro che utilizzano Instagram ha una età compresa tra i 18 e i 29 anni

Coffee drive-in per ciclisti, un break senza scendere dal sellino

Coffee drive-in per ciclisti: un break senza scendere dal sellino

Coffee drive-in per ciclisti, un break senza scendere dal sellino

“Un coffee drive-in per ciclisti? E a cosa servirebbe?” potrebbero domandarsi in molti, soprattutto chi con la bicicletta non ha un rapporto così buono.

Invece mettetevi nei panni di un ciclista che, dopo aver scorrazzato in lungo e in largo per la città, decide di fare una pausa e prendere un caffè. C’è da trovare un parcheggio per la bici, mettere una catena per evitare che ce la rubino e poi bisogna scendere, fare la fila, sempre stando attenti ai ladri di biciclette, e poi? Bere il caffè in fretta e risalire in sella, e…

Coffee drive-in per ciclisti: un break senza scendere dal sellino

A Zurigo hanno pensato di risolvere il problema con un’idea brillante, come riporta Popupcity.net. Con l’obiettivo di incrementare l’uso della bicicletta a discapito dell’automobile, le autorità della città svizzera, in collaborazione con un team di designer, hanno creato tavoli speciali a misura di bicicletta.

Piazzati davanti a una nota caffetteria, i ciclisti possono arrivare dritti dritti al tavolo e, previa registrazione su Facebook o Foursquare, ricevere un gustoso caffè omaggio dal barista. Et voilà, Velokafi è il coffee drive-in per amanti delle due ruote. Niente male, eh?

L’iniziativa rientra in una precisa politica di riduzione del traffico cittadino, promuovendo alternative ecologiche all’automobile, come per l’appunto l’uso della bicicletta. E, come dire: La salute val bene un caffè omaggio…