"Madame Rouge", ecco la web serie che rende piccante la cucina

La cucina per gli italiani è sacra, si sa. E lo è quella che finisce in tavola tanto quella che è diventata padrona dei palinsesti televisivi, da quando si è affermato il format culinario nelle sue varie forme, da quella in stile casilingo a quella più spettacolarizzata dei reality. Grazie al web, ai video tutorial, alle app, la cucina è poi diventata social, partecipata, condivisa. Dalla commistione tra il più tradizionale universo televisivo (sì, i reality sono molto tradizionali ormai) e quello più scanzonato della rete, è nata “Madame Rouge” di ‘NON CHIEDERCI LA PAROLA‘.

Tutto viene smontato e riproposto in chiave ironica, erotica ma non volgare, divertente perché surreale. La protagonista, la madama rossa, ci accoglie ad esempio nella sua stanza da bagno anzichè alla tavola, immersa in un letto di petali di rosa, nella sua mise da femme fatale che si prende poco sul serio e per questo ci piace tanto.

Innovatrice, ironica e disincantata, Madame Rouge, dalla sua salle de bain, racconta un immaginario che mescola cucina, erotismo, uomini e padelle. In ogni puntata della web series che porta il suo nome, Madame Rouge, racconta ricette gustose ed irripetibili con lo scopo di inserirvi l’elemento cardine, e simbolo, della serie: il peperoncino. Che porterà, finalmente, il piacere a tavola, e la tavola nel letto. Perché si cucina sempre per un lui, o una lei, e la cucina è anche piacere.
Ed il fine ultimo non è il piatto perfetto, ma la serata divertente e l’esperienza dell’assaggio. Il piacere nel suo insieme, visto da un’ottica assolutamente femminile.

L’idea ci diverte molto, poiché partendo da uno degli universi simbolicamente più stereotipati porta avanti una riflessione profonda sull’immagine femminile, quella reale e quella raccontata, quella che vorremmo, ironica e brillante, quella che spesso non ci fanno vedere.

Voi che ne pensate? Vi piace l’idea?

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

Uno dei momenti più importanti, nonché più complicati quando si cerca di lanciare una propria attività è proprio quello della ricerca dei finanziamenti. Anna Vital, startup evangelist e avvocato di successo, sintetizza in 12 passi come percorre la strada che porta all’ottenimento di denaro dagli investitori.

12 steps da seguire per ottenere fondi da investitori e business angels

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

1. Definisci il tuo prodotto principale
Cos’è che sai fare realmente bene? Rispondere a questa domanda è un primo passo verso il mondo del business.

2. Crea un prototipo
Photoshop o qualsiasi altro programma che possa riprodurre graficamente la tua idea di business, ti aiuterebbe davvero molto nella creazione del tuo un prototipo.

3. Testa il prodotto
Trova un campione di volontari disposti a provare il tuo prodotto, intorno alle 100-500 unità. Chiedi a chiunque tu voglia, basta che il gruppo di persone a cui ti rivolgerai rappresenti significativamente il tuo target.

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

4. Costruisci un prototipo funzionale
In questo step devi concentrarti sulla funzionalità del tuo prodotto. Minimizza i costi e massimizza l’utilità per i tuoi potenziali clienti.

5. Attrai il maggior numero di potenziali clienti
Questa è la vera sfida, cattura l’attenzione di almeno 10.000 persone. Usa tutto quello che vuoi, Facebook, Twitter, blog, TV, l’importante è che ti faccia conoscere e soprattutto riconoscere.

6. Prova a monetizzare
Non è detto che attrarre un grande numero di persone significhi anche monetizzare di misura uguale o superiore. Tuttavia prova a far sì che ciò accada, gli investitori rimarranno piacevolmente colpiti nel sapere che il tuo business ha tutte le carte in regola per decollare.

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

7. Sviluppa la tua startup
Ora hai tutto quello che ti serve per iniziare seriamente. Sviluppa e diffondi la tua offerta.

8. Crea un Pitch
Un pitch è un tipo di presentazione con cui un imprenditore illustra brevemente le caratteristiche del proprio business. Per sapere come effettuare un pitch perfetto leggi qui.

9. Trova gli investitori per la tua startup
Utilizza Linkedin, Angel.co e altre piattaforme online per divulgare il tuo progetto e per catturare l’attenzione di investitori e business angels.

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

10. Pitcha
Non aver paura di parlare del tuo business. Non avere il terrore che qualcuno possa rubarti il progetto, del resto se lo tieni solo per te, non vedrà mai la luce e tu non vedrai mai…un soldo!

11. Aumenta le tue possibilità
Cerca di migliorare e perfezionare costantemente la tua startup. Ricordati sempre che gli investitori preferisco scommettere su qualcosa che ha grandi potenzialità di crescita.

12. Non mollare mai
Non buttare mai la corda e non perdere le speranze. Il fondatore di Pandora.com ha dovuto sopportare tantissimi rifiuti prima di trovare un investitore e ora ha trovato la strada del successo. Fai lo stesso!

Per approfondire il tema e per visualizzare l’infografica completa clicca qui.

Centinaia di Polaroid diventano un video musicale [VIDEO]

Prendi il modo più divertente, vintage e “so 90’s” di fare foto, una tecnica video ampiamente in voga, una New York ingiallita dalle foglie d’autunno ed hai tutti gli strumenti per raccontare un’intrigante lovestory e trasformarla nel video del nuovo pezzo indie di Walker Lukens: “Dear Someone”

Il cantante Statunitense ha collaborato con il team di “The Impossible Project” per la realizzazione del videoclip dell’estratto dall’ultimo album “Devoted” e ha scelto il regista Tetsuo Kamata per dirigere le riprese: si tratta di un video girato in stop- motion con centinaia di Polaroid che raccontano la storia controversa di una relazione tra due amanti.

La canzone si adagia perfettamente sui tratti autunnali di New York e sembra dettare il tempo ai movimenti dei fotoframe che si muovono nel fluire del video. I colori e le ambientazioni sono scelte con cura per fornire un’incantevole sfondo per questa ballata indie.

Lukens sceglie quindi lo stop-motion, seguendo una tendenza probabilmente battezzata da Oren Lavie nel video della cliccatissima e elegantissima “Her morning glory” e sempre più utilizzata dai gruppi emergenti per la realizzazione dei loro video: è il caso dei Black Books con il video di Favourite Place selezionata da Vimeo come “Staff Pick”

I due esempi citati hanno ottenuto risultati notevoli in termini di visibilità e rumors rispettivamente con 24mio e 30k visualizzazioni. Un po’ quello che si augura anche l’emergente Walker Lukens che dopo svariati viaggi in Europa e aver girovagato per gli States con chitarra in mano e loop station, fotografando ovunque andasse il suo Louis (la statua-leone che compare svariate volte nel video), ha deciso di utilizzare polaroid in stop motion per il video del nuovo pezzo appena registrato.

Marketing elettorale e comunicazione politica online [PARTE 2]

Quest’articolo è il seguito di Marketing elettorale e comunicazione politica online [PARTE 1] uscito lo scorso 5 febbraio su Ninja Marketing.

Il Marketing politico: le contrapposizioni tra Italia e Stati Uniti

In occasione delle elezioni 2012 YouTube dedica un canale all’intero avvenimento: Politics. Non è casuale che tutte le innovazioni nel campo del marketing politico provengano da oltreoceano, dove:

1. il sistema politico è fortemente concorrenziale;
2. esiste una disciplina della privacy meno stringente;
3. la popolazione è mediamente più tecnologizzata.

In Italia la situazione è totalmente differente: il Porcellum e le liste bloccate imposte dall’alto fanno sì che i nostri politici si sentano “unti” e la voglia di fare comunicazione politica diviene un’esigenza solo a ridosso delle campagne elettorali.

Come si legge nel sito della fondazione camera in un post che riassume le conclusioni dello studio effettuato da Sara Bentivegna (pubblicate nel libro Parlamento 2.0):

“Con l’obiettivo di descrivere puntualmente la situazione italiana è stata condotta una ricerca empirica che ha monitorato per circa un mese (febbraio 2011) la presenza e l’attività̀ dei parlamentari in internet. Il quadro che ne emerge è, a dire il vero, non proprio brillante. Complessivamente, è presente nella websfera solo il 55,5% dei parlamentari, con uno scarto di circa 10 punti tra Camera (58,3%) e Senato (49,8%). Per dare un’idea dell’arretratezza della situazione italiana, è sufficiente porre a confronto i dati relativi all’adozione del sito – espressione più compiuta del web 1.0 e ormai superata dal web partecipativo – con quelli di paesi con caratteristiche simili (forniti dai periodici Rapporti dell’Inter Parliamentary Union): 25% vs 81%. Né va meglio sul fronte dei social network, ovvero l’ultima tentazione tecnologica prontamente adottata da circa 2 milioni di cittadini italiani. I dati registrati nel 2012 vedono i parlamentari italiani presenti nella misura del 21% contro il 70% dei loro colleghi statunitensi e il 49% degli ospiti di Westminster.”

Per onore di cronaca bisogna dire che le cose nell’ultimo anno sono cambiate: infatti i leader nostrani hanno cominciato ad invadere massicciamente i social e soprattutto Twitter.

L’establishmnet si è accorto della veridicità di quanto affermato da Alec Ross secondo cui il web ha eroso il potere d’intermediazione di 3 soggetti: delle agenzie, dei giornali e dei partiti e si è accorto che i numeri degli internauti, soprattutto sui social, non si possono trascurare.

Peraltro i politici italiani (eccetto Grillo,Vendola, Renzi, Civati ed altri big) sono molto lontani dall’avere strategie di comunicazione efficaci: i loro staff spesso ignorano le sottigliezze della Rete e le logiche dei canali scelti. Non è un caso che si sia preferito Twitter rispetto agli altri social.

Come rilevato di recente dal Centro Studi Etnografia Digitale, studiando matematicamente l’evoluzione della comunicazione delle primarie su Twitter, non si è svolto un dibattito politico, ma una comunicazione con le seguenti caratteristiche:

a) un discorso verticale: gestito e monopolizzato principalmente da politici e giornalisti
b) un discorso autoreferenziale: in cui si parla principalmente delle primarie in sé e dei candidati
c) un discorso mediatico: gestito (da giornalisti) ed influenzato dai media tradizionali (CSX Factor)
d) un discorso mediatizzato: il topic principale che circola al suo interno è un argomento tipicamente televisivo, che abbiamo definito ‘politics’ (ovvero un “discorso di politica su un piano generale incentrato sulla qualità, sul confronto, sui giochi di alleanze e sui risultati sondaggistici di candidati e partiti”).

Soprattutto, quello che molti dei leader non comprendono (o non vogliono comprendere), è che la Rete, oltre ad essere una cassa di risonanza e uno strumento di self promotion, può rappresentare un mezzo per migliorare la propria azione politica e amministrativa.

La Rete: un utile strumento di democrazia partecipata

Grazie alle tecnologie digitali e al data mining è possibile conoscere i temi caldi, richiedere suggerimenti, consigli, ricevere segnalazioni. Senza la pretesa di voler essere esaustivo, il Web può essere utilissimo per:

● lanciare sondaggi su temi e questioni politiche;
● richiedere input su aspetti di carattere organizzativo;
● ricevere lamentele su disservizi dalla cittadinanza;
● sollecitare commenti su azioni, proposte di leggi o provvedimenti amministrativi;
● organizzare eventi.

La vera rivoluzione consentita dalla Rete è proprio l’opportunità che, per la prima volta, si presenta a cittadini e politici di poter collaborare nella gestione della Res Publica e dialogare senza filtri.

Ritengo che l’utilizzo della Rete come supporto, pungolo, stimolo, controllo, interazione, non come semplice strumento di propaganda/campagna elettorale, costituisca lo sviluppo più interessante del futuro prossimo.

Perché ciò avvenga, è richiesto un cambiamento da parte di politici e cittadini:

● ai politici si richiedono trasparenza e lungimiranza,
● ai cittadini elettori si richiede partecipazione e responsabilità civica.

Sia in Italia che all’estero esistono esempi costruttivi in tale direzione: i tempi sono maturi.

Opentable compra Foodspotting per 10 milioni di dollari

OpenTable, il servizio online di prenotazioni ristoranti, ha concordato l’acquisizione di Foodspotting per 10 milioni di dollari. Foodspotting è un servizio che permette di condividere le foto dei migliori piatti gustati nei ristoranti: OpenTable è stato molto chiaro circa i suoi piani per diventare uno strumento necessario per i suoi utenti al di là del servizio di prenotazione per cui è noto, idea di successo ripresa in vari modi anche da altre startup di social fooding.

“Il nostro è un ottimo servizio di ricerca, ma vogliamo che il suo utilizzo diventi una scoperta emozionante”, dichiara Matt Roberts il CEO di OpenTable.

Il CEO di Foodspotting, Alexa Andrzejewski, ha affermato che il suo team si integrerà perfettamente nello sviluppo dei futuri prodotti OpenTable mobile e web pensati per creare una nuova esperienza di approccio al fooding. Questo potrebbe includere un po’ di tutto: da un nuovo motore di ricerca per trovare nuovi ristoranti, ad una rivista mobile da cui sarà possibile salvare informazioni, recensioni e ovviamente le foto dei ristoranti e dei piatti serviti.

Mangiare è un atto certamente culturale e c’è ancora spazio per sfruttare anche la sua intrinseca componente di socialità per creare una community con un radicato rapporto di fiducia reciproca: la sfida di OpenTable a nostro avviso sarà proprio la creazione di questa relazione fiduciaria tra utenti-bongustai.

Tutte le novità del nuovo Myspace

Myspace ha riaperto finalmente i battenti. La scorsa settimana Justin Timberlake (maggior finanziatore del progetto) e il team della Specific Media hanno lanciato la nuova versione della piattaforma social più conosciuta prima di Facebook. La riapertura del sito, che era già cominciata in luglio con una fase di beta testing per alcuni utenti su invito, a chiunque voglia condividere contenuti e scoprire (sulla falsariga della precedente versione) nuova musica è avvenuta il 15 gennaio.

Con il lancio del brano ‘Suit&Tie’ dello stesso Timberlake, Myspace ha voluto dimostrare a tutti le sue novità per gli utenti e le sue potenzialità per gli inserzionisti sia in termini di raggiungibilità di nuovi segmenti di mercato sia di prospettive di business.

Il nuovo Myspace si presenta bene: un catalogo musicale ben fornito, account personali semplici ed efficaci, una grande barra di ricerca, collegamenti con tutti i social ed uno stile moderno e di grande impatto estetico. Filo conduttore, la musica!

Rispetto al precedente MySpace (MySpace Classic, come viene definita la vecchia versione del sito) cosa ha di nuovo la piattaforma? Scopriamo tutte le novità che il sito ha in serbo per gli utenti.

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1. Myspace ha imparato subito dalle nuove tendenze social in fatto di visual-design: chiede una foto sia per il profilo sia per la copertina che occupano quasi per intero la pagina del browser (forse avrà preso nota dal successo di Pinterest). Tutto è altamente user-friendly e quasi tutte le azioni si completano con due click del mouse.

2. Unico streaming orizzontale: lo scorrimento del profilo è orizzontale, permettendo una user experience tutta concentrata nella pagina iniziale. Gli aggiornamenti degli amici e degli artisti ai quali si può scegliere di connettersi sono inseriti in un unico flusso che ricorda un pò la bacheca di Facebook. Tutto è pubblicato in maniera quasi casuale: si nota la mancanza di un vero e proprio algoritmo che sistemi le notizie per ‘pertinenza’. Vengono evidenziati infatti – per il momento – gli ultimi contenuti pubblicati.

3. Nuova visione dei servizi musicali: Myspace è da sempre stato progettato per essere un music-service mescolando le funzionalità di Spotify con la condivisione dei contenuti. Il risultato è uno dei migliori servizi per scoprire nuova musica! Questo sembra essere il vero motivo per cui iscriversi alla piattaforma: Pandora, Spotfy e altri siti con la stessa funzionalità propongono un ascolto quasi passivo delle playlist, Myspace, invece, sembra aver trovato il giusto mix tra un player audio e un social network dove utenti con gusti simili possono incontrarsi e condividere: si ha la possibilità di aggiungere al proprio profilo brani e raccolte musicali (mix).

4. Aggiornamenti di stato, collegamenti e connessioni: sulla scia di Facebook e Twitter è possibile pubblicare degli aggiornamenti di stato con link, canzoni o foto che possono essere condivisi (tramite gli appositi pulsanti) con gli altri social. E’ possibile connettersi agli altri utenti di Myspace attraverso un collegamento diretto ai profili (basta utilizzare il tasto ‘connetti’ posto al lato del profilo dell’utente). Per seguire gli artisti e i brand, invece, vengono utilizzate le connessioni che permettono di seguire chiunque abbia un profilo pubblico.

Myspace: un nuovo business per le aziende?

Qualunque azienda voglia restare sempre al passo con i social dovrebbe dare almeno un’occhiata al nuovo landscape che Myspace sta creando con il suo rilancio. Quale migliore strategia per controllare il polso della situazione se non quella di iscriversi alla piattaforma creando un profilo di grande impatto (grazie ai numerosi layout disponibili) ed invitare i propri followers a farlo? Senza dimenticare la possibilità concreta di acquisire visibilità verso nicchie di mercato non raggiungibili attraverso i Big 4! Il profilo Myspace, infatti, mette a disposizione alcune novità per le imprese:

1. Impostare ‘brand’ come categoria nel profilo (si suppone che in futuro Myspace distingua le diverse tipologie di account).

2. Possibilità di condividere, oltre che sui social più popolari (Facebook, Twitter, ecc.), anche su Pinterest e Tumblr. Questo amplia nettamente il numero di utenti raggiungibili con un contenuto condiviso sulla piattaforma (e la sua visibilità).

3. Personalizzare lo stream con quello che piace agli utenti attraverso i collegamenti.

 

Se Myspace sia o meno un terreno fertile per il business delle aziende lo dirà solo il tempo. Le condizioni, però, per realizzare dei business account (come quelle lanciate da Pinterest un pò di tempo fa) firmati Myspace ci sono tutte. Inoltre, bisogna attendere la fine della fase di beta testing della piattaforma per scoprire anche come intende muoversi la piattaforma nei confronti degli inserzionisti.

Quanto è valida la nuova versione di Myspace, secondo voi? Sono reali le opportunità di business che annuncia per le imprese?

Ritrovare i genitori biologici su Facebook è possibile

Social media vuol dire soprattutto social e il loro uso non può confinarsi a pianificazioni di business, strategiche o commerciali che siano. I social media sono soprattutto strumenti di intermediazione e si rivelano in questo caso, un media sociale più che mai.

Jenessa Simons è dello Utah e a 21 anni ha deciso di sfruttare tutte le potenzialità della rete per cercare i suoi genitori biologici (che cercava “off-line” senza risultati da 3 anni). Dopo soli 3 giorni dalla pubblicazione della sua foto su Facebook riesce vittoriosa nel suo intento perché pare che dalle poche righe scritte sulla sua pagina pubblica, con annessa immagine e cartellone scritto a mano, la madre naturale si sia fatta viva.

“Mi ha inviato una mia foto da piccola che le aveva dato la mia madre adottiva”– ha dichiarato la Simons ad ABC News. La donna inoltre era a conoscenza che la ragazza era nata con un taglio cesareo, informazione mai resa pubblica da Jenessa.

La ricerca era effettivamente iniziata 3 anni fa ma senza varcare le mura della burocrazia, da qui il tentativo di bypassare i mezzi legali per avventurarsi nelle potenzialità dei social soprattutto dopo aver visto il successo di annunci per cuccioli abbandonati che superavano le 1,000 views.

L’immagine si è diffusa rapidamente, con più di 14,000 like e 160,763 condivisioni, un fenomeno virale in piena regola e lo scetticismo iniziale è stato annientato dal raggiungimento dell’obiettivo in sole 36 ore.

Sua madre naturale le ha inoltre fornito informazioni sul padre e la giovane ragazza ora pensa in grande:

«Il mio profilo è impazzito e mi piacerebbe trasformarlo in una risorsa per aiutare chiunque stia cercando i propri genitori biologici»

Ruzzle, i segreti dietro l'app più addictive della storia [INTERVISTA]

Quali segreti si celano dietro uno dei giochi più addictive degli stores? Come si decuplicano gli utenti nel giro di pochi giorni?
Lo chiediamo a Daniel Hasselberg, co-founder di Mag Interactive e Project Manager di Ruzzle.
MAG Interactive è stata fondata a Stoccolma nel 2010 e il loro primo gioco, Ruzzle, ha oltre 25 millioni di giocatori ed è diventato numero 1 negli stores di oltre 50 nazioni.
Ogni giorno vengono giocati 100 millioni di round di Ruzzle… dalla nascita del gioco si possono contare un totale di ore giocate pari a 10.000 annni: e tutto questo con un’azienda di “soli” 10 dipendenti.

Ciao Daniel, grazie per l’intervista! Cosa succede se scrivo Ruzzle su Ruzzle? Si crea un buco nero nel continuum spazio temporale?

Sì. Fortunatamente avere due lettere Z nella stessa board è decisamente raro 🙂

Potresti spiegarci cosa è successo quella notte in Lousiana  quando il numero dei vostri giocatori si è decuplicato nel giro di pochi giorni?

E’ veramente difficile da dire. Quello che sappiamo è che abbiamo investito tutto il 2012 per ottimizzare l’esperienza sociale del gioco, rendendo semplice la possibilità di condividere i risultati e l’invito di amici tramite Facebook e Twitter. A dicembre tutto ciò ha iniziato a dare i suoi frutti, sia in Italia che negli USA.

Cosa pensi abbia portato maggior successo al vostro gioco? Un passaparola spontaneo o un fantastico piggyback sulle API di Facebook?

Facebook e Twitter sono stati assolutamente fondamentali per il nostro successo, ma se il gioco non fosse stato buono, non sarebbero stati di aiuto, naturalmente.

Che suggerimento vorresti dare a chi aspira a diventare un growth hacker come voi e vuole creare un’app di successo?

Siate molto attenti e prestate attenzione ai dettagli. La maggior parte delle app negli store non sono fantastiche. Se usate davvero tutte le vostre energie per perfezionare la vostra app invece di affrettarvi a lanciarla sul mercato, incrementerete le vostre possibilità di successo.

Il vostro game design è incredibilmente perfetto: partite corte piene di andrenalina, sfide sempre diverse grazie al design multiplayer e alle combinazioni di lettere sulla scacchiera. Come avete raggiunto questa perfezione? Era qualcosa di pianificato sin dall’inizio o avete iterato dei test su una community di utenti?

Sia il design che il gameplay sono stati iterati diverse volte grazie a test interni ed esterni. Lo abbiamo rilasciato sul mercato solo quando i nostri amici e parenti sono diventati davvero dipendenti dal gioco.

Quali sono i vostri piani per il futuro?

Abbiamo appena rilasciato il nostro ultimo gioco, Quizcross per iPhone, e presto sarà disponibile anche per Android. Quizcross è già nella classifica top ten per i giochi nella Apple Store italiano e ha già 300.000 giocatori dopo poche settimane dal lancio. Stiamo aspettando di migliorarlo ancora un poco prima di iniziare a pubblicizzarlo seriamente. Abbiamo inoltre dei piani per realizzare una versione iPad e Windows di Ruzzle… e naturalmente alcuni prototipi di giochi da lanciare durante il 2013.

Noi Ninja siamo contenti di aver avuto l’opportunità intervistare Daniel e ora possiamo tornare a giocare su Ruzzle più agguerriti che mai! Vi lasciamo con questo divertente video di Matteo Bruno aka Canesecco: in fondo è davvero Ruzzlemania!

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L'andamento del titolo Facebook tra conferme e incertezze

Dal giorno della quotazione in borsa dello scorso scorso maggio ad oggi il titolo Facebook ha attraversato diverse fasi, alternando momenti di ottimismo a momenti di incertezza, causando un effetto altalena sul prezzo delle azioni.

Il prezzo di apertura delle azioni è stato pari a 38$, prezzo che si è verificato un po’ troppo alto rispetto al valore del social network, proprio come gli analisti più prudenti avevano ammonito.
Scemato l’ottimismo iniziale dei primi giorni il titolo ha cominciato una lunga e costante fase di declino, arrivando a toccare un minimo di 17$ nel mese di settembre 2012.

Nei mesi successivi, grazie alle buone notizie diffuse dalla società di Menlo Park, il titolo ha cominciato a riconquistare lentamente la fiducia dei mercati riuscendo a raggiungere un valore che si aggira intorno ai 30$. Le buone notizie in questione sono state soprattutto quelle relative al buon ritmo dei ricavi dalla pubblicità sul mobile.

Andamento del prezzo del titolo Facebook dal giorno della quotazione ad oggi (Fonte: Nasdaq)

Ricavi in crescita, ma margini in discesa

Sembrerebbero dunque essere ormai lontani i giorni del collasso del prezzo delle azioni e ad oggi il valore del titolo si avvicina sempre più al prezzo di apertura dello scorso anno.
Facebook ha annunciato che i ricavi del quarto trimestre 2012 sono stati superiori alle attese, mentre l’utile netto è diminuito, segno dell’aumento dei costi che Facebook sta sostenendo per mettere in atto il suo piano di investimenti.

Ed è proprio questa riduzione del margine con cui opera Facebook che ha raffreddato un po’ gli investitori e tutto lascia pensare che non ci si aspetta un’impennata del titolo a breve, diciamo pure nei prossimi anni.

Cosa aspettarsi in futuro?

Probabilmente resterà deluso chi si aspettava un rapido boom delle azioni sulla falsa riga di quelle Apple, perché questo con ogni probabilità non avverà nel breve periodo, ma per una ragione ben precisa: Zuckerberg ha deciso di sfruttare questo momento per investire sul social network piuttosto che limitarsi a massimizzare il profitto oggi. Il suo approccio per quanto penalizzante nel presente potrebbe decretare un boom del titolo tra 5 anni.

Sicuramente si continuerà a puntare molto sul potenziamento delle tecnologie mobile e sul nuovo motore di ricerca graph search che potrebbe dare una bella sterzata ai ricavi.
Dunque chi detiene questo titolo o ha intenzione di acquistarlo può stare tranquillo sulla solidità finanziaria di Facebook, ma deve essere molto paziente prima di potersi trovare tra le mani un titolo dal valore moltiplicato.

Algida e il caso Winner Taco su Facebook: i prosumer al potere!

Ricordate il Winner Taco? Probabilmente sì, se siete ghiotti di gelati e dolci in genere. In queste ore il biscotto prodotto dalla Algida e fuori mercato da un pezzo è diventato oggetto di una vera e propria campagna di sensibilizzazione su Facebook, partita dai fan… O meglio, dai Prosumer.

Di cosa parliamo? Lasciamo che siano i commenti a dirlo per noi:



Proprio così: gli utenti gridano a gran voce il ritorno alla produzione del Winner Taco, usando toni epici, divertenti, proponendo claim accattivanti e insomma: lavorando di cesello affinché il brand recepisca il messaggio.

Fino adesso, il community manager non ha preso posizione in merito, anche se l’azione non dev’essere passata inosservata. In questo, è da sottolineare come la cosa non abbia portato a scelte strategiche discutibili, come bannare gli utenti o rispondere in malo modo per il continuo off topic alle proposte di contenuto fatte dall’admin della pagina.

Perché, secondo voi?

A nostro modesto avviso, considerando anche come gli utenti si siano coagulati in spazi simpatici per reclamare ciò che desiderano (fatevi un giro, ad esempio, nella pagina Ridateci il Winner Taco per capire) le possibilità sono molteplici.

Potrebbe essere una casualità, frutto del buzz sviluppato su Facebook per una tematica tutto sommato leggera e divertente, che ha portato gli utenti a coalizzarsi per una causa non fondata sull’oggetto in sè (il ritorno della produzione al gelato, ci perdonino gli amanti del Winner Taco) quanto per il divertimento di sostenerla (ripensate alla bella idea, spaziando al altre tematiche, che muoveva gli admin di Marxisti per Tabacci). Altra ipotesi, più remota, è quella che dietro vi sia la regia della stessa Algida, per sostenere il rilancio di un prodotto lasciato temporaneamente indietro.

La cosa interessante è cosa può fare Algida ora: ascoltare i prosumer che invocano il ritorno al “vecchio”, con una restituzione in termini di brand image senza precedenti; lo sfruttamento della content creation generata dagli utenti per spingere i consumatori a “creare” un prodotto che possa ereditare le qualità del Winner Taco, magari usando come mezzo Facebook; altra ipotesi, raccogliere tutti i commenti prodotti durante la “campagna” dei prosumer generando un manifesto per il buon gelato che porti Algida a dialogare in maniera ancora più vigorosa con i propri utenti.

Come vedete, il caso è interessante e sicuramente potrà portare con sè molti scenari diversi. Rimane però un fatto: che oggi il consumatore avoca a sè il diritto, anche scherzosamente, di farsi restituire dal brand anche un prodotto considerato non strategico: la sensazione è che, in futuro, di casi simili ne vedremo sempre di più.
Che ne pensate, amici lettori?

UPDATE

Abbiamo letto  sulla pagina Ridateci il Winner Taco un messaggio di smentita rispetto alla possibilità che dietro la richiesta degli utenti di riproporre il prodotto vi fosse l’azienda stessa: ci scusiamo con gli amanti del Winner Taco, ma ormai, in questo campo, tutto sembra esser possibile!
Ciò non toglie significato alla battaglia, che a questo punto acquista ancora più importanza, visto che è frutto della volontà dei consumatori: a questo punto, Algida che farà?