Volkswagen colleziona sorrisi [VIDEO]

“Sorriso, rise, risata, come me viè da ride”. Sorrisi! Così ricorderebbe sicuramente il marchio Volkswagen il personaggio del film “Bianco Rosso e Verdone” se vivesse in America durante questi giorni, guardando lo spot televisivo in onda tra una campagna presidenziale di Obama e quella di Romney.

Nel corso del 30 secondi – intitolato “Smiles” – ciò che vediamo è un passaggio generazionale di persone qualunque e di diverse nazionalità, che ridono spensierati a crepapelle. Lo spot si chiude con il seguente messaggio: “Non sono i chilometri, è come li vivete. Questo è il potere dell’ingegneria tedesca.“.

Nell’annuncio non compare una sola auto, il messaggio alleggerisce l’atmosfera del clima elettorale in corso, e genera una risposta emotiva da parte del pubblico. “Il modo migliore per collegare i clienti con il nostro marchio è quello di rapportarci con loro come persone, la gente compra le auto emotivamente”, queste le parole di Kevin Mayer, vice presidente Marketing di Volkswagen in America.

Lo spot è stato utilizzato anche per lanciare una nuova piattaforma, denominata Why VW, mediante la quale la casa automobilistica tedesca invita proprietari di auto Volkswagen, e coloro che sono appassionati del brand, a narrare e condividere le proprie esperienze. Ovviamente con il sorriso, l’unico lifting naturale dell’uomo.

Il Futuro è servito: i Gadget che cambieranno la Cucina!

Electrolux Design Lab: il futuro è servito con i gadget che cambieranno la cucina!

Dall’Electrolux Design Lab di quest’anno si capisce che per l’innovazione vicino ai fornelli il bello deve ancora venire.
Dopo i microonde e le macchine che cucinano per noi, i ricettari sui tablet e le cene su Skype, arrivano i gadget che potranno rivoluzionare il nostro modo di abitare la cucina.

Finalisti all’Electrolux Design Lab 2012, vediamo ecco alcuni tra i gadget più sorprendenti.

Cruet Salt & Pepper

Uno shaker per sale e pepe dal design armonioso, non solo per dosare i condimenti ma per migliorare l’interazione sociale a tavola.
Dallo smartphone è possibile scegliere una musica di accompagnamento e far girare tra i commensali la saliera cambiando la melodia. Gusto e udito per amplificare l’esperienza di un pasto con gli amici.

Electrolux Design Lab: il futuro è servito con i gadget che cambieranno la cucina!

Mo’Shere

La cucina molecolare non è fantascienza per pochi Chef al mondo: con questa innovazione sarà possibile immaginare e sperimentare nuovi sapori. Grazie a Mo’Shere  si possono creare combinazioni inedite di sapori e andare oltre ai gusti che già conosciamo combinando le molecole dei cibi.

Electrolux Design Lab: il futuro è servito con i gadget che cambieranno la cucina!

SensualControl

Chi non ha mai lasciato un sugo sul fuoco per poi aggirarsi per casa e tornare solo a danno fatto?
Bruciare qualcosa sul fuoco sarà difficile grazie a questo strumento per controllare temperature e gradi di cottura tramite un braccialetto da portare con sé negli altri ambienti casalinghi. Irrinunciabile per gli sbadati!

Electrolux Design Lab: il futuro è servito con i gadget che cambieranno la cucina!

SmartPlate

Questo piatto a dir poco geniale comprende il cibo e lo trasforma nel sound giusto. Connesso in wireless con uno smartphone può interpretare e misurare gli ingredienti per restituire note, armonie e ritmi giusti di accompagnamento.
L’utente può comporre musica sulla base del piatto cucinato, per un’esperienza di gusto per la musica e il palato davvero irripetibile.

Electrolux Design Lab: il futuro è servito con i gadget che cambieranno la cucina!

Wine Steward

L’assistente perfetto per ogni amante del vino: mantiene la temperatura ottimale per qualsiasi tipo di vino, per gustarlo nel modo migliore. Anche le bottiglie aperte potranno essere gustate fino all’ultima goccia, perchè Wine Steward crea un vacuum per far sì che il vino non si rovini. Ogni bottiglia sarà ancora preziosa grazie a questo smart – sommelier !

Electrolux Design Lab: il futuro è servito con i gadget che cambieranno la cucina!

Designer dalle università di 5 continenti sono i semifinalisti che potranno partecipare alla finale di Milano il 25 Ottobre.
Verranno scelte le migliori proposte dalla giuria in base a intuitività, innovazione, qualità estetica e consumer insight.

Ma aldilà della sfida dell’Electrolux Design Lab noi li vorremmo già tutti nella nostra cucina dei sogni!

Editoria senza confini grazie ai tablet

Non è la prima volta che parliamo di editoria e Mobile a confronto: non molto tempo fa avevamo visto da vicino il mondo delle e-book app, approfondendo come la mobile experience interviene sulla dimensione ludica del testo e su quante opportunità le app possono offrire al mondo del publishing.

I comportamenti dei lettori con e-reader, smartphone e tablet sono profondamente cambiati, ed è una rivoluzione che neanche i pc erano riusciti a portare. Non si parla più soltanto di un diverso modo di concepire il testo per il web ad esempio: oggi si parla di cambiamenti legati al consumo.

Perché i lettori da tablet e e-reader soprattutto sono consumatori di contenuti che scaricano, gratuitamente o a pagamento: che si parli di abbonamenti a testate giornalistiche piuttosto che all’acquisto di un e-book, i lettori che scelgono i contenuti editoriali digitali oggi sono più consapevoli e più esigenti.

Dall’editoria “liquida” a quella “touchscreen”

Finora si era parlato della “nuova” editoria digitale come editoria liquida: il passo dalla stampa a caratteri mobili fino alla galassia digitale è stato possibile grazie all’evoluzione tecnologica degli strumenti per la fruizione dei contenuti editoriali, dalla carta fino al desktop. Oggi con i device mobile però l’editoria allarga i suoi orizzonti e cambia dimensione, è proprio il caso di dirlo. Dal formato della pagina a quello del web fino al piccolo formato delle nostre tasche.

Cosa occorre oggi alla nuova editoria? Una user experience sempre più coinvolgente, che includa contenuti multimediali e interattivi e che permettano al lettore azioni come la condivisione sui social network e all’editore una sempre maggiore contaminazione tra i tradizionali mezzi di comunicazione e il digitale.

Giornali che diventano video, libri che diventano audio: un occhio a questi trend è necessario per l’evoluzione dell’editoria e implica una rivalutazione anche delle forme di rendita di questi nuovi prodotti.

Rekordata e Adobe per scoprire i nuovi confini dell’editoria

L’editoria oggi deve “armarsi” di nuovi e professionali tool: per i professionisti  di questo settore e per coloro che vogliono conoscere meglio le potenzialità di questo mercato, Rekordata e Adobe il 4 ottobre a Milano, all’interno della Settimana della Comunicazione, terranno il seminario gratuito Tablet. Editoria senza confini.

Un workshop per scoprire, insieme a Rekordata e Adobe, come creare, distribuire e ottimizzare i contenuti editoriali sui più diffusi device. Attraverso case history di digital magazine, il seminario prevede un  approfondimento anche sul futuro del publishing digitale.

Adobe Digital Publishing Suite

Digital Publishing Suite di Adobe è la scelta dei più importanti editori di tutto il mondo come di piccole e medie imprese e dei designer freelance: grazie alle soluzioni Enterprise, Professional e Single, la suite offre nelle tre release gli strumenti per ottenere prodotti editoriali di qualità, interattivi e multimediali, incluse app per iPad per brochure, libri e portfolio.

Inoltre diverse aziende utilizzano Digital Publishing Suite per realizzare house organ per la comunicazione interna o come strumento  per la  pubblicazione con distribuzione immediata senza dover ricorrere a alla stampa e alla postelizzazione.

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Il seminario è ideale per tutti coloro che vogliono capire e scoprire come è possibile sfruttare i tablet per produrre contenuti interattivi e accattivanti per espandere il proprio business.

Vi ricordiamo che il seminario di Rekordata e Adobe “Tablet. Editoria senza confini” si terrà al World Join Center di Milano (Via Achille Papa, 30), il 4 ottobre, all’interno della Settimana della Comunicazione (1-7 ottobre 2012) dalle ore 10 alle 12,30.

Nuovi profili Twitter: ecco come crearli e 5 esempi davvero creativi

Twitter cambia look e non solo. Vi avevamo già anticipato in “Prima strategia mobile e nuovo design per Twitter” la novità delle nuove cover dei profili annunciata la scorsa settimana dal blog ufficiale del team.

Come per i profili Facebook, dunque anche su Twitter è possibile inserire una cover personalizzata. Se ancora non avete provveduto a sperimentarla o avete dei dubbi su come farlo, è ora di chiarirsi le idee step by step. Negli esempi ho usato il mio profilo, quindi potete essere fiduciosi sull’efficacia di questa breve guida 🙂

Step 1: preparate la vostra immagine

Per prima cosa bisogna preparare l’immagine che farà da cover al vostro profilo; le dimensioni  richieste sono 1200px in larghezza e 600px in altezza. Quindi aprite il vostro programma di fiducia per l’editing delle immagini e impostate la vostra cover su questi parametri.  Fate attenzione che il file salvato non superi i 5MB di peso!

Step 2: impostazioni –> aspetto

Una volta settata la vostra immagine, siete pronti per cliccare la rotellina in alto a destra e ancora su “impostazioni”. Una volta entrati, scegliete “aspetto” dall’elenco sulla sinistra.

Step 3: caricate la vostra immagine

Come noterete, oltre al consueto  sfondo da poter personalizzare con un’immagine a piacimento, ora potete scegliere  anche l’intestazione. Cliccate quindi su “modifica intestazione” e caricate la vostra immagine di copertina (preparata allo step 1).

Step 4: le ultime modifiche…

A questo punto Twitter vi darà la possibilità di riposizionare la vostra immagine, di centrarla o di rimpicciolirla o zoomarla, ma se avrete rispettato le misure consigliate allo step 1 non dovrete fare nulla. Solo Salvare.

Complimenti, avete una nuova cover per il vostro profilo 🙂

Nuovo profilo Twitter: fate spazio alla creatività!

Come è successo con la cover della timeline di Facebook, in rete già impazzano le header di Twitter più creative e geniali. Le cover offrono sempre la grande opportunità di personalizzare i vostri profili e di uscire un po’ dal “coro” di tuti gli altri utenti, perciò siate creativi e divertitevi nella scelta della vostra intestazione.

Fate attenzione che la descrizione del vostro profilo rientrerà nella cover, quindi vi suggerisco di prevedere sufficiente spazio nell’immagine.  E ora, qualche spunto creativo per la vostra copertina!

Un’altra recente news della piattaforma di microblogging è quella dei widget, che permette di l’integrazione nei vostri siti e blog. Ve ne avevamo parlato in questa breaking. Per creare il vostro widget personalizzato basta cliccare questo link e compilare i campi richiesti in modo da avere un codice embed da inserire.

Twitter e Facebook: logiche sempre più convergenti?

Twitter insomma si è rinnovato aprendosi a nuovi sviluppi e a nuovi scenari. La nuova header di Twitter sembra ripercorrere quella stessa idea portata da Facebook con la timeline. Una cover ha infatti sicuramente ha il grande vantaggio di poter personalizzare i profili con un contenuto di grande impatto emotivo e visivo.

L’immagine è la prima cosa che tutti noi notiamo quando visitiamo uno spazio brandizzato sui social network. Ed è proprio la cover a guidarci verso il primo passo del like alla pagina o al follow. Quindi è bene dedicarci abbastanza tempo nella selezione della giusta cover così come nelle fan page dei brand su Facebook. Il caso Starbucks fa scuola!

Un altro aspetto della novità delle cover Twitter fa subito pensare alla convergenza di tutti i social più importanti verso un modello estetico e logico cover-centrico. Infatti non solo Facebook, ma anche LinkedIn (brand page), Google+, Foursquare (brand page) danno la possibilità di personalizzare le varie pagine con un’immagine di grandi dimensioni. Cosa significa questa convergenza? In primo luogo anche l’occhio vuole la sua parte. La cover è un ottimo modo per presentarsi, e una bella immagine (soprattutto se carica di emotività) invoglierà l’utente a cliccare like o follow. Non è un caso che questo sia l’anno dei social network basati sol potere delle immagini e del visual storytelling.

In secondo luogo la cover è uno strumento di identità e differenziazione: a primo impatto ciò che rende unici e diversi le vostre pagine e i vostri profili è proprio l’estetica. La cover aiuta l’utente a identificare e a riconoscere quel brand, che altrimenti avrebbe solo un nome come biglietto da visita.

Per il resto, le varie novità implementate da Twitter non intaccano in alcun modo l’identità e la specificità del microblog. Twitter è e continuerà ad essere un social fatto di 140 caratteri. Stravolgere questa peculiarità sarebbe un suicidio! 😉

Allora cosa ne pensate di queste novità? Avete già messo la vostra cover creativa? Fatecela vedere che siamo curiosi 🙂

3+1 aggiornamenti per perdonare Facebook dal bug nei messaggi privati

Come anticipavamo proprio ieri con il caso bug, Facebook non sta attraversando un periodo brillante, soprattutto dal lato della sua immagine e dell’engagement degli utenti.

A qualche giorno dalla fine di settembre, un mese ricco di novità e aggiornamenti per tutti i principali social network (Google, Twitter, Facebook e LinkedIn), apprezziamo però lo sforzo del team guidato da Mark Zuckerberg che non fa eccezioni, sempre pronto a stupirci con nuovi strumenti e funzionalità.

Notizie ufficiali, rilasciate e diffuse in rete negli ultimi giorni, che abbiamo voluto raccogliere in unico post da conservare sul vostro “comodino virtuale” e rileggere ogni volta che avete qualche dubbio 😉 Scopriamole insieme!

1.Facebook Exchange (FBX)

Lanciato in versione sperimentale solo per alcuni big spender a giugno 2012, è stato ufficialmente introdotto per tutti lo scorso 13 settembre. Come ci spiegano in Introducing Facebook Exchange sul blog ufficiale, Facebook Exchange, o se preferite FBX, è una nuova modalità di acquisizione di pubblicità attraverso il Real Time Bidding ossia un sistema di offerte in tempo reale in grado, attraverso l’utilizzo di cookies, di fornire annunci pubblicitari “su misura dell’utente”.

In questo modo sarà possbile offrirgli tempestivamente, quando si trova su Facebook, esattamente quello che vuole e/o ha ricercato in rete.

Molto interessante ci viene da dire, ma come funziona? In realtà il meccanismo è abbastanza semplice e si base su due elementi fondamentali:

  • Cookies: breve stringhe di codice che tengono traccia delle nostre attività/ricerche/navigazioni online;
  • DSP (Demand-Side Platform): un sistema che permette ai centri media di gestire, controllare e massimizzare l’impatto delle loro offerte pubblicitarie attraverso un’unica interfaccia.

Il sistema Facebook Exchange fa sì che, nel momento in cui un utente visita un sito, entri in gioco il cookie che registrerà l’interesse dello stesso soggetto dando la possibilità di targetizzare l’annuncio pubblicitario di quel sito a quel determinato utente nel momento in cui utilizza Facebook. FBX consente così alle aziende di analizzare i dati di insight dei consumatori e la loro cronologia di navigazione per raggiungere lo stesso pubblico su Facebook nel momento giusto grazie alle offerte in tempo reale gestite dalla DSP.

Complicato? Facciamo un esempio che chiarisce meglio l’idea.  State navigando su un sito di articoli sportivi alla ricerca di un paio di scarpe da running. Leggete, guardate le foto, andate alla ricerca del prezzo ma decidete che non è ancora il momento di procedere con l’acquisto. Sarà molto probabile (se il sito utilizza FBX) che al prossimo vostro utilizzo di Facebook vedrete comparire nella barra laterale destra un annuncio per l’acquisto di scarpe da running del modello che stavate cercando. Annuncio che l’azienda ha posizionato grazie alla DSP e alla possibilità di “contrattare” l’offerta in tempo reale nel momento in cui stavate navigando sul sito.

Si tratta di annunci display classici (quindi non Sponsored Stories e non Mobile Ads) che vengono posizionati sulla barra laterale destra, calcolati a CPM.  Quali  i vantaggi allora?

  • Altamente targetizzati: senza ombra di dubbio un annuncio di questo tipo sarà molto più rilevante e “personalizzato” rispetto ad uno generico del brand a cui l’utente può non essere interessato;
  • “Al momento giusto”: grazie al real-time bidding l’annuncio è mostrato quasi in tempo reale sul social network, quando l’utente mostra interesse al sito e ai prodotti/servizi;
  • Top-of-mind: questa sorta di re-targeting (sul sito e su FB) è ottimale per il brand e i suoi prodotti che hanno la possibilità di posizionarsi e rimanere nella mente del consumatore quando l’idea di quel prodotto è ancora “fresca” nella sua mente.

Attenzione però: nonostante l’alto livello di efficacia che sembra offrire, Facebook Exchange non è sempre lo strumento più adatto. Come spiega nell’ annuncio ufficiale Scott Shapiro, Product Marketing manager di Facebook Exchange:

Facebook Exchange è perfetto quando l’obiettivo è raggiungere una conversazione, un utente al di fuori di Facebook e i dati utilizzati per raggiungere tale obiettivo esistono al di fuori dello stesso social network. Quando invece gli obiettivi sono aumentare l’awareness e l’apprezzamento del brand, gli strumenti “nativi” di Facebook sono solitamente migliori perchè utilizzano tutti formati e le posizioni combinati con l’opzione di elevata tergetizzazione e profilazione degli utenti.”

La stessa guida ufficiale ci conferma infatti che Facebook Exchange non va a sostituire la vostra esistente strategia di digital advertising bensì ne diventa complementare: utilizzati insieme sembrano costituire uno strumento davvero efficace per raggiungere i vostri obiettivi di marketing 😉

2. Facebook Offers per tutti

“Oggi siamo felici di annunciare che le Offers saranno disponibili globalmente per tutti. Abbiamo inoltre aggiunto alcune funzioni e caratteristiche migliorandole sia per gli utenti che per le aziende.”

Così Facebook ha annunciato che dal 20 settembre tutte le aziende con più di 400 fan possono creare le loro Offers direttamente dalla loro pagina FB con maggior possibilità di aumentare traffico, vendite e la loro presenza all’interno delle News Feed (il luogo dove tutti condividono e ricevono gli aggiornamenti di amici, persone, brand  che interessano) con conseguente maggior visibilità. Secondo una recente ricerca di ComScore sembra infatti che le persone trascorrano il 40% del tempo su Facebook proprio nell’area News Feed.

Esserci, grazie alle Offers, è  dunque un’ottima opportunità per brand ed aziende per raggiungere e coinvolgere il proprio pubblico; ma attenzione, prima di farsi prendere dall’entusiasmo e ‘lanciarvi’ vi suggeriamo di pensare se davvero sarete in grado di gestire richieste, contatti, ordini, gusti che questo tipo di iniziative può generare anche in brevissimo tempo, come è accaduto con il caso del piccolo store di abbigliamento Gate51 riportato da Marketing Arena. Dunque pensiero e strategia alla base, altrimenti il risultato sarà l’opposto di quello desiderato 😉

Il funzionamento di questo nuovo servizio di social shopping è in verità molto semplice, come spiegato ad aprile in “Facebook Offers: ecco le prime esperienze italiane di social shopping“: nel post dove potete trovare la spiegazione dei diversi passaggi per creare l’offerta con alcuni consigli ed esempi italiani.

In realtà, il rilascio globale di questi ultimi giorni è accompagnato da alcuni aggiornamenti e nuove funzionalità:

  • Tre tipologie di offerte:  Solo nel negozio, Nel negozio e online e Solo online
  • Codice a barre: un codice scannerizzabile, da utilizzare con le offerte ” Solo nel negozio”, che apparirà nell’ e-mail inviata a coloro che richiedono l’offerta, rendendo più veloce e semplice l’utilizzo dello sconto e il tracking dei risultati
  • Codice univoco online: un codice di utilizzo che le persone devono inserire sul vostro sito web se vogliono beneficiare dello sconto/promozione. Questa funzione è disponibile per le offerte “Solo Online” o ” Nel Negozio e Online”
  • Advertising: per poter usufruire delle Offers sarà necessario investire anche nelle classiche FB Ads per poter meglio targettizare, stimolare la distribuzione e aumentare la visibilità dell’offerta. Secondo Business Insider Facebook richiederà una spesa in pubblicità di almeno 5 $ per promuovere ogni FB Offer ad un pubblico targettizzato di fan e amici di fan.

Queste nuove funzionalità hanno così un duplice obiettivo. Da un lato, migliorano e potenziano il servizio di social shopping per brand, aziende ed utenti introducendo e favorendo le possibilità di e-commerce; dall’altro favoriscono Facebook stesso attraverso il requisito di investimento in altre attività di advertising per poter usufruire delle stesse Offers.

In attesa di iniziare a vedere in rete qualche altro esempio di brand italiani per verficare se impatto e risultati positivi sono davvero come promettono, potete approfondire e scoprire tutti i dettagli e suggerimenti per creare le migliori Offers nel centro assistenza di Facebook 😉

3. Aggiornamenti Mobile

Settembre è tempo di novità e aggiornamenti anche per le versioni Mobile di Facebook. Aggiornamenti fondamentali e sempre più “dovuti” in quanto permettono alle persone di interagire maggiormente, più velocemente e ovunque ci si trovi e ai brand di meglio coinvolgere e conversare con i propri clienti. Ecco brevemente gli ultimi rilasci:

  • Facebook iPhone e iPad app: grazie al rilascio del software IOS6 è ora più facile e veloce per le persone rimanere in contatto con amici e propri contatti e per i brand coinvolgere e farsi notare. Maggior interazione e integrazione quindi: postare e condividere una foto direttamente dalla app Camera, la propria posizione da Mappe, i link da Safari, sincronizzare i contatti e gli eventi …
  • Facebook e Facebook Messanger per Android: nuova interfaccia grafica per le conversazioni, nuova funzionalità che permette di vedere subito gli amici disponibili ed inserirli nei preferiti e possibilità per alcuni devices di mandare messaggi dalla app Messanger direttamente ai tuoi contatti telefonici.

Per brand ed aziende ciò significa 3 principali vantaggi su cui riflettere:

  • Raggiungere i propri clienti su larga scala: gli utenti che utilizzano Facebook in versione mobile sono ormai più di 540 milioni al mese. Non esserci significa perdere una grande opportunità di interagire, coinvolgere e rendersi visibili.
  • Raggiungere i propri clienti nel modo migliore grazie all’opzione di targetizzazione: come per il web anche su mobile è possibile lanciare campagne altamente targetizzate. Utenti profilati quindi non solo in base ai classici dati demografici, ma anche per interessi, attività, istruzione, lavoro …
  • Presenza del brand nelle News Feed: anche per la versione mobile i post dei brand appaiono nelle News Feed,  il miglior luogo per raggiungere gli utenti. Come già anticipato, infatti, gli utenti trascorrono il 40% del tempo che sono su FB in questa sezione ed è quindi molto più probabile che interagiscano con il contenuto offerto da un brand in quest’ area rispetto che nelle pagine brand. Piccolo ma fondamentale consiglio: creare contenuti interessanti, vitali, di impatto che spingano l’utente ad agire. Insomma, come sempre, “Content is the King“! 🙂

Tre importanti aggiornamenti dunque, diventati ufficiali e presto diffusi in tutto il mondo, che testimoniano la direzione verso cui Facebook si sta sempre più dirigendo : l’Advertising e il Mobile!

… e il +1?!

Vi abbiamo così parlato di 3 nuovi aggiornamenti e rilasci ufficiali, manca quindi il “+1” che promesso nel titolo 🙂

L’abbiamo denominato così perchè riguarda più il profilo Facebook individuale di ognuno di noi che quello di aziende e brand. Si tratta di una nuova funzione del Registro Attività o Activity Log, lo strumento che permette di gestire e controllare attività e contenuti condivisi (post pubblicati, commenti, like, foto condivise, ect.). D’ora in poi sarà inserita anche la possibilità di gestire, controllare ed eventulamente eliminare la cronologia di ricerca. Potrete quindi, accedendo al registro attività, vedere le vostre ricerche ed eliminarle ogni volta che volete. L’obiettivo sembra sia quello di offrire maggior trasparenza e dare l’idea all’utente di avere maggior controllo su ciò che fa 😉

Settimane intense, dunque,  quelle appena trascorse sul fronte Facebook. Molti gli aggiornamenti e le novità ma siamo sicuri che non finiranno qui: siamo pronti a nuove sorprese da parte del colosso di Zuckerberg. E voi? Cosa ne pensate? Avete già visto casi di successo e/o insuccesso di questi nuovi strumenti o siete rimasti troppo scottati dal ‘caso bug’?

Il glossario delle startup: l'elenco definitivo dei termini tecnici

Chi lavora in una startup, chi ha in programma di farlo e anche chi semplicemente è appassionato a questo mondo si imbatte sistematicamente in una serie di termini tecnici che identificano specifici aspetti di business coinvolgendo aspetti di organizzazione, finanza, valutazione di aziende e molti altri ancora.

In rete già in molti hanno dato il loro contributo spiegando una serie di termini tecnici delle startup, ma ancora nessuno ha realizzato un glossario completo ed esaustivo.
L’obiettivo di questo post, organizzato in ordine alfabetico, è proprio quello di mettere insieme quanto già fatto e completare ulteriormente la raccolta, mettendo a disposizione una risorsa utile e aggiornabile nel tempo.

I contributi dai quali questo articolo attinge sono linkati in fondo alla pagina e chiunque può proporre nei commenti ulteriori termini che andranno ad arricchire il presente glossario delle startup.

A

Acceleratore
A differenza dell’incubatore, che supporta la startup nella fase di crescita primordiale, un acceleratore la supporta nel passaggio da startup a impresa matura.
Un acceleratore può richiedere una quota della società in cambio di piccoli finanziamenti e di mentorship. Tipicamente i programmi di accelerazione durano più di quelli di incubazione.

B

Bootstrapping
E’ il processo di auto-finanziamento che vede l’imprenditore sostenere il processo di startup esclusivamente con i suoi mezzi, senza l’apporto di capitale esterno.

Break Even Point
La cifra d’affari che assicura la copertura dei costi fissi e variabili e che il deficit sia estinto. Il punto “break-even” si calcola nel seguente modo: prezzo di vendita meno la somma dei costi variabili e dei costi fissi.

Burn Rate
E’ il tasso al quale la startup consuma le risorse a sua disposizione. Se una startup ha a disposizione 100.000€ e ne consuma 10.000 al mese per supportare tutti i suoi costi, questo è il suo burn rate e a questa velocità la startup ha 10 mesi di vita, a meno che nel frattempo non ottenga altri finanziamenti/aumenti di capitale.

Business Model
E’ il modello con cui funziona la startup e che le permette di generare valore nel tempo. Consiste nella spiegazione del meccanismo con cui la startup intende far interagire i seguenti elementi: Partner chiave, Attività chiave, Risorse Chiave, Value Proposition, Relazioni con i clienti, Canali di mercato, Segmenti di Clienti, Struttura dei costi e Flusso dei ricavi.
Si è soliti rappresentarlo attraverso il Business Model Canvas.

Business Plan
Contiene la descrizione dell’idea imprenditoriale (Business Model), un’analisi di mercato e delle risorse, gli obiettivi dell’azienda e anche le misure appropriate e i passaggi chiave (Milestones) dell’evoluzione aziendale. Queste informazioni sono incluse in un piano finanziario globale. Questi piani finanziari sono richiesti da investitori, banche e altri partner.

Business Angel
Si tratta di investitori privati o di aziendi che sostengono la startup con una partecipazione finanziaria. Condividono con la startup il know-how, i contatti e partecipano al consiglio d’amministrazione. Contrariamente alle società di venture capital, la loro motivazione non è unicamente legata al guadagno finanziario.

C

Cap Table
Abbreviazione di Capitalization Table, ovvero una tabella che indica chi possiede shares, quanti ne possiede, quanto li ha pagati, quanto valgono adesso, e di conseguenza quanta % possiede della società.

Coworking
Il coworking è una modalità lavorativa che prevede la condivisione di spazi fisici e di servizi in apposite strutture nate allo scopo di fornire un’alternativa al lavoro in casa a tanti professionisti e piccoli imprenditori. Il coworking mira inoltre a favorire la sviluppo della dimensione sociale tra coloro che condividono gli spazi e il lavoro collaborativo.
E’ possibile affittare una scrivania, una sala riunioni o una semplice postazione a tariffe vantaggiose e per periodi che vanno da poche ore ad alcuni mesi.

D

Due Diligence
Il processo di valutazione della startup. E’ una fase delicata e tecnicamente molto complessa, infatti viene spesso affidata ad esperti di valutazioni.

E

Early Stage Financing
Prima fase di finanziamento di un’azienda durante la quale solitamente non si hanno né clienti né prodotti finiti a disposizione.

Exit
Quando un investitore parla di Exit intende la vendita della startup al momento in cui questa ha raggiunto il suo obiettivo in termini di plus valore del capitale. Le possibilità di Exit sono, per esempio, la vendita ad un’altra impresa (Trade sale), il riacquisto da parte del fondatore (Buy Back), la quotazione in borsa (Going Public – IPO).

Equity
Capitale proprio dell’azienda versato, generalmente, attraverso la sottoscrizione di azioni o quote.

Elevator pitch (o semplicemente Pitch)
Un tipo di discorso ed una forma di comunicazione con cui ci si presenta, per motivi professionali, ad un’altra persona o organizzazione. Questo discorso viene spesso convertito in forma scritta. La prima impressione della vostra startup si basa su questo.

F

G

H

I

Incubatore
Iniziative che offrono la possibilità alle start-up di sviluppare la loro idea imprenditoriale beneficiando di un sostegno pratico a livello di consigli, infrastrutture, ecc…
L’opportunità di risiedere all’interno degli incubatori (o acceleratori d’impresa) è limitata nel tempo.

J

K

L

Love Capital
Capitale raccolto presso i propri familiari, parenti e amici per l’avvio e/o lo sviluppo dell’impresa.

M

MBO (Management Buy-Out)
Acquisto di un’azienda da parte dei suoi quadri grazie a finanziamenti esterni.

Mentor
Il mentor durante il processo di start up risulta una figura molto importante, soprattutto per chi, come la maggior parte degli startupper, muove i primi passi nel mondo imprenditoriale. I suoi suggerimenti possono essere un utile supporto, specie nella fase di creazione e strutturazione del business plan.

MVP (Minimum Viable Product)
Si tratta di un prodotto che presenta le caratteristiche di base per funzionare e per essere rilasciato al pubblico per i test e per ricevere i feedback. E’ l’approccio seguito da chi fa beta testing e preferisce rilasciare una versione immatura molto presto, sfruttando il vantaggio di un feedback anticipato, piuttosto che rilasciare una versione più matura che potrebbe non riscontrare l’interesse dei potenziali user.

N

NDA (Non-disclosure Agreement)
E’ un accordo di non divulgazione che talvolta gli startupper fanno firmare a finanziatori e/o partner per assicurarsi che la loro idea non sia copiata e realizzata da altri.

O

Option Plan
Un piano di opzioni, solitamente per impiegati e management. Un’opzione è definita come il diritto ad acquistare una determinata quantità di quote o azioni, ad un determinato prezzo. Le opzioni sono molto usate in quanto fino a quando non si esercitano, non si possiede nulla e quindi non si è tassati.

Option pool
Una parte di quote o azioni della società destinate agli impiegati ed assegnate con il modello di opzioni, spiegato prima.

Outsourcing
E’ l’esternalizzazione di un processo particolare e si fa per 4 motivi principali: Genera un taglio dei costi; Consente di trovare risorse con competenze altamente specifiche; Si può affidare l’attività ai migliori esperti di un determinato mercato; Consente di essere flessibili poiché è una risorsa di cui si può usufruire On Demand.

P

Private Equity
Operatore finanziario che partecipa al capitale sociale di un impresa non quotata (private = non quotato, public = quotato).

Pivot
Significa cambio di direzione. E’ una correzione di entità variabile che si apporta al business model dopo aver testato varie ipotesi e che dovrebbe permettere una performance migliore della startup.

Q

R

Round A, B, C
Un Round nella vita di una startup è un momento di raccolta di finanziamenti da investitori. Sono chiamati così perché si susseguono e vengono spesso indicati con le lettere A, B, C, ecc…
Tecnicamente anche una IPO può essere considerata un Round perché è un momento di raccolta di capitali.

S

Seed Capital
Partecipazione finanziaria durante la fase iniziale della creazione dell’azienda. In questa fase sono spesso disponibili unicamente una prima versione del piano finanziario e i primi prototipi (o schizzi) del prodotto.

Shareholder
Socio dell’azienda, letteralmente detentore di quote (share).

Stakeholder
Chiunque abbia un interesse (stake) nell’azienda o in quello che l’azienda fa, direttamente o indirettamente.

Spin-off
Separazione di un settore dell’impresa che diventa totalmente indipendente. Le università chiamano così le start-up che nascono a partire dai loro laboratori di ricerca.

Split testing (A/B testing)

Startup
Non esiste una definizione univoca di startup, tuttavia una delle più utilizzate è quella di Eric Ries: una istituzione umana creata per realizzare un nuovo prodotto o servizio in condizioni di estrema incertezza. Anche per quanto riguarda la durata non esiste un’opinione concorde. In generale un processo di startup può durare da pochi mesi a qualche anno.

T

Traction
E’ l’evidenza quantitativa della domanda di mercato. Rappresenta la prova che il prodotto o servizio è richiesto e può essere espressa, a seconda dei casi, con diverse metriche (Ricavi, Margini, Utenti attivi, Utenti registrati, Engagement, Traffico, ecc…)

U

V

Venture Capital
Sono investitori nel capitale di rischio di società con forte potenziale di crescita e danno valore aggiunto alle società investite sotto forma di consulenza direzionale e strategica. Effettuano investimenti maggiori dei Business angel e di durata anche più lunga. La decisione, da parte di un BA o di un VC se investire o meno in una start-up dipende da numerosi elementi: la cultura organizzativa dei proponenti, i loro curricula e competenze, la capacità di comunicazione interna e di prendere decisioni, il sistema organizzativo, oltre che, ovviamente, le previsioni di mercato.

W

X

Y

Z

Quanta attenzione dedichi alla scelta dell'oggetto delle tue email?


Il secondo appuntamento della rubrica di ContactLab sull’ottimizzazione degli elementi dell’email marketing è dedicato al subject.

Abbiamo già visto come la scelta dell’alias nel sender possa essere complementare al subject, quindi entriamo nel dettaglio delle best practice per la creazione di messaggi efficaci.

L’approccio

Potrebbe sembrare scontato ricordare che i tuoi utenti sono iperstimolati dalla ricezione di email, ma non lo è. Tienilo presente ogni volta che spedisci la tua newsletter, ti aiuterà a trovare la chiave giusta per distinguerti nella loro inbox.

Il messaggio dovrà attenersi alle best practice del copywriting, catturando l’attenzione dell’utente con un messaggio che sia: utile, specifico, unico e tempestivo.

Potrai quindi scegliere di utilizzare un tono descrittivo, creare un effetto teasing con un’anticipazione, invitare ad una call to action specifica o anche promuovere un’offerta commerciale mettendo in evidenza il prezzo o lo sconto, valorizzare l’imminenza dell’offerta, e così via. Ricorda comunque che il subject anticipa una promessa, non tradirla! E non sottovalutare l’obiettivo finale, ovvero fornire all’utente una ragione per aprire la tua email.

Il numero di caratteri ideale

Una volta definita la tipologia di messaggio, l’efficacia di un subject dipende anche dalla sua lunghezza. Considera in primis questo fattore tecnico: la maggior parte dei client di posta e delle webmail permette di visualizzare tra i 45 e i 50 caratteri dell’oggetto di una email. Quindi, concentra l’essenziale nei primi 30!

La personalizzazione

Se è vero che l’email marketing è uno dei migliori canali per stabilire una relazione one-to-one, questo vale fin dal subject.

Personalizza le tue comunicazioni, manifestando attenzione nei confronti di ogni utente. Basta inserire un campo dinamico e fare in modo che venga popolato con il nome del ricevente: in questo modo, potrai valorizzare la relazione fin dal subject.

Analisi dell’efficacia

La regola aurea di effettuare A/B test vale anche per il subject!
Potrai vedere come gli utenti reagiscono (in termini di open rate) a seconda del messaggio; modula la lunghezza, lo stile e adotta la personalizzazione per verificare che cosa stimola effettivamente i tuoi utenti all’apertura delle tue email.

A settimana prossima!

Bug nei messaggi privati: se Facebook va a lezione di privacy dagli utenti

Periodo davvero turbolento per il team Facebook, che – sarà un caso? – sembra proprio coincidere con la decisione di quotarsi in Borsa poco prima dell’estate. Dopo il ribasso del titolo, su cui trovate un’analisi nel post “Facebook e il crollo in Borsa: dov’è il valore reale?”, nelle ultime ore Métro e Le Monde hanno pubblicato la news secondo cui molti utenti hanno visto comparire nella propria timeline messaggi privati, causando problemi e incomprensioni. Alcuni hanno anche lamentato la pubblicazione automatica di informazioni private sulla bacheca di altri utenti.

Quanto c’è di vero nella vicenda? Poco secondo lo stesso team Facebook, molto di più secondo gli utenti agitati che continuano a scrivere alle redazioni dei principali giornali globali per fornire le prove del fattaccio. Le cose non sono dunque del tutto nitide: da un lato gli user e dall’altro l’ufficio comunicazione del social network, in sincronia con il team di sviluppatori e sostenuto anche da colossi del web come Tech Crunch, che tramite i propri esperti fa sapere dell’inesistenza di prove certe sull’accaduto. Secondo questi ultimi, infatti, i contenuti pubblicati altro non sarebbero che vecchi aggiornamenti pubblici. Leggiamo un comunicato sempre su Tech Crunch:

“Un piccolo numero di utenti si è lamentato su quello che pensavano fossero messaggi privati apparsi sulle proprie timeline. I nostri ingegneri hanno analizzato queste lamentele trovando che erano vecchi post da sempre visibili nel profilo degli utenti. Facebook è contento che non ci siano state violazioni di privacy.”

Situazione risolta? Assolutamente no, anzi: piogge di critiche che continuano a occupare le conversazioni dentro e fuori dalla rete a parte (a proposito, ecco come risolvere l’accaduto), il tema i permette di fare diverse considerazioni su quello che il social network più famoso al mondo sta diventando – e ci sta facendo diventare.

Cosa sta diventando Facebook?

Una domanda che si stanno facendo in moltissimi, e che da dopo la quotazione in Borsa ha sempre meno risposte certe. E’ un social network? Un motore di ricerca? Uno strumento di marketing digitale? Un gioco? Tutti insieme? Il Web? Sicuramente non è più solo quello che dice – pardon scrive – Wikipedia:

“Facebook è un servizio di rete sociale lanciato nel febbraio 2004, posseduto e gestito dalla corporation Facebook, Inc.

Queste grandi trasformazioni, come detto, sono anche figlie della quotazione in borsa. Problemi di business model o sopravvalutazione che sia, il social network sta cercando in tutti i modi di trattenere gli utenti sempre più a lungo sulla piattaforma, facendoli spendere e spandere a vantaggio dei marketer e, in definitiva, della propria credibilità nei confronti di chi sta investendo nel progetto e nelle sue prospettive.

Il problema? E’ nel 2.0

Le fatiche però si scontrano con quello che è l’elemento centrale e core di qualunque social network, la socialità appunto. Da un lato ci sono gli investor – finanziari o economici che siano – che domandano a Facebook redditività e prospettive di sviluppo. Essendo che esse vengono ottenute principalmente attraverso i servizi di advertising, ecco che questa domanda si trasforma nella necessità di entrare sempre più nei dati personali hard e soft – nella privacy! – delle persone. Quali sono i loro gusti? Dove abitano? Cosa fanno? Dove andranno? Qual è il loro comportamento di navigazione e shopping online?

Dunque, dicevamo, da un lato la pressione degli investitori e dei portatori di interesse, che passa attraverso una necessaria spinta verso la diminuzione della soglia di privacy accettata dagli utenti. Ma il social, e il fatto del bug non fa che sottolinearlo, deve scontrarsi con il volere delle persone. Che – a parte il range 18-25 anni probabilmente meno sensibile e nonostante tutti i paradigmi su 2.0 & co. hanno (da) sempre i loro scheletri nell’armadio e le loro cose da nascondere, e sono disposte anche a fare massa critica scrivendo alle redazioni di prestigiosi giornali, o a smuovere l’Eliseo per farsi sentire. D’altronde anche questo – broadcast yourself – è un effetto collaterale della nuova era, no? 😉

Cosa impara Facebook da questa vicenda?

Nonostante la comunicazione dello staff Facebook sia stata pacata e sia sembrata tranquilla nel riportare le informazioni, come se si fosse trattato di una stupidaggine, immaginiamo in Zuckerberg & Co. un po’ di agitazione. Riprendiamo un post del nostro direttore Mirko:

E ragioniamo per differenza: possiamo invece sostenere che questo caso debba far riflettere proprio Facebook, sul fatto che le persone, dopotutto e per fortuna, non sono ancora disposte ad aprirsi completamente e a far cadere qualsiasi barriera di privacy. Non siamo ancora automi, insomma. Altrimenti, che gusto avrebbe la vita?

E qui chiudiamo il cerchio, riprendendo il titolo del primo paragrafo: che cosa sta diventando Facebook? Capiamo l’ansia da prestazione, ma scommettiamo che la strada intrapresa dal social – a volte nemmeno tanto comunicata ma semplicemente percorsa – verso l’abbattimento completo della privacy e la trasformazione dell’utente in semplice online consumer incallito, è ancora lunghissima. Lo aspetta un utente social sì, ma nel modo giusto. Che dire, non ci resta che augurare buon viaggio 🙂

Widerøe ci porta alla magica scoperta della Norvegia [VIDEO]

La comunicazione territoriale e turistica ha in comune una cosa in particolare con il brand marketing: la necessità di reiventarsi in forme originali e non autereferenziali, che raccontino l’esperienza del viaggio con un senso di reicanto. Qualche tempo fa c’era riuscita la campagna “Inspired By Iceland”, e ora un altro esempio eccellente arriva dal Nord Europa: la compagnia aerea Widerøe ci invita a scoprire la magia della Norvegia con uno spot dall’emozionante semplicità.

Un curioso e ammaliato nipote chiede con insistenza al nonno di ripetere quella che scopriremo essere una piccola illusoria magia: l’uomo infatti si serve della traiettoria di un aereo in volo per far credere al piccolo di soffiare via il velivolo direttamente dalle sue mani. Proprio come un prestigiatore.

Il vecchio e il bambino, il prima e il dopo, l’inesperienza e l’esperienza: McCann Oslo utilizza abilmente queste opposizioni categoriali per creare un commovente mini racconto che vuole far pre-assaggiare al visitatore l’incantata atmosfera del territorio norvegese e della sua offerta turistica.

Altro particolare che ci piace, è il fatto che la compagnia aerea appare solo in sfondo alla storia raccontata, senza appesantire lo spot con un’invasiva presenza che ne avrebbe annullato il fascino. Né usa concetti legati alla semantica dell’efficienza, della velocità, come sarebbe facile aspettarsi.

Di grande efficacia anche la colonna sonora che, proprio come fu con il brano di Emiliana Torrini, riveste una parte importante nell’advert. Le note che sentiamo sono quelle di Youth” dei Daughter.

E voi che ne dite, questo spot vi è piaciuto quanto a noi? Fatecelo sapere!

ScreenReader

Quello che i non vedenti vedono, sul web

Volevo commentare i risultati di un sondaggio tra gli utenti che utilizzano screen reader e che hanno un qualche tipo di disabilità.

Lo studio integrale è riportato in questo articolo sul sito di “WebAIM” e parte con le classiche domande demografiche, il tipo di disabilità, i browser utilizzati e i sistemi operativi.

Quello che i non vedenti vedono, sul web

Per quanto riguarda l’apparato tecnologico l’accoppiata Windows/IE8-9 è la scelta di oltre il 60% degli utenti. Il primo dato interessante e che sfata un luogo comune è l’abilitazione di Javascript: quasi il 99% degli utenti ha gli script abilitati. Un dato che onestamente mi coglie di sorpresa.

Quello che i non vedenti vedono, sul web

Utenti con js abilitato

Altro dato interessante è la percentuale degli utenti che usano screen-reader in mobilità:  oltre il 70% con un aumento del 600% negli ultimi 3 anni. E’ un dato che ci deve far pensare e spronare a sviluppare anche le nostre web-apps in modo che siano semantiche! In mobilità nessuna sorpresa per quanto riguarda la piattaforma: quasi il 60% utilizza device Apple, al secondo posto Nokia. Solo terzo Android.

Veniamo a dati che ci interessano di più dal punto di vista dello sviluppo e del markup.

La percezione che il mondo del web stia migliorando è abbastanza frazionato, con circa il 30% degli utenti soffisfatti del progresso nell’ultimo anno.

Chi invece utilizza spesso i “ruoli” offerti dal markup ARIA apprezza per circa il 40%. E’ una percentuale più che significativa che ci sprona ad utilizzare questo tipo di soluzione utile anche come aggancio per i nostri css. Per chi volesse approfondire rimando alla pagine W3C sui maggiori ruoli ARIA.

Quello che i non vedenti vedono, sul web

Importanza tag H

Per chi sviluppa il proprio markup in HTML5 ed è attendo alla semantica conosce bene l’importanza delle intestazioni ossia i tag H1-H6. La loro importanza è oramai nota anche perchè strumenti come Ouliner ci permettono di vedere “la resa” semantica del nostro markup e di capire se la nostra pagina sia davvero utile agli utenti con disabilità. Inoltre i tag H sono molto apprezzati da Google nella ricerca di informazioni chiave nelle nostre pagine.

La ricerca conferma questa importanza: oltre il 60% degli utenti si orienta nella pagina grazie alle intestazioni. Molto importante anche la struttura gerarchita del nostro markup quando utilizziamo i tag H, utili a quasi l’80% dei navigatori.

Il consiglio è quello di utilizzare con costanza i tag H e di testare le vostre pagine con Ouliner.

Infine le cose da evitare assolutamente. Il sistema dei captcha è una vera sfrustazione per gli utenti nel 90% dei casi. La risposta è ovvia se i nostri captcha sono esclusivamente per immagini!

Quello che i non vedenti vedono, sul web

Il grafico con le problematiche maggiori

Il grafico riassuntivo mette l’accento non solo sui captcha ma anche sull’odiato Flash e su il testo alternativo per le immagini. L’utilizzo di flash e le sue problematiche è al primo posto. Una considerazione d’obbligo: credo che Apple con la sua testardaggine ha dato un grande contributo all’abolizione di contenuti generati con il player di casa Adobe.

Come abbiamo visto quasi tutti gli utenti con problemi visivi hanno abilitato javascript. Usiamolo, sarà molto meglio per tutti!