Da startupper a miliardaria con un investimento di 5.000$: il caso Spanx

Cos’è Spanx e chi è Sara Blakely?

Spanx è un’azienda americana di intimo snellente, nata dall’intuizione della sua fondatrice, la quarantunenne Sara Blakely, che si è guadagnata l’onore delle cronache mondiali quest’anno per essere diventata la più giovane donna americana miliardaria.

Sara Blakely ha raggiunto questo importante traguardo economico partendo da zero, senza ereditare fortune dai sui parenti e senza l’aiuto di un marito facoltoso, come invece spesso succede.

Come è nata Spanx e come è stata finanziata?

Sara Blakely ha fondato Spanx ad Atlanta nel 2000, quando lavorava ancora come venditrice di fax porta a porta, partendo dalla sua insoddisfazione nei confronti dell’intimo modellante già presente sul mercato e cominciando a lavorare su dei suoi prototipi che si sono rilevati molto migliori rispetto ai prodotti già esistenti.

Quando l’idea fu sufficientemente matura, Sara prese tutti i suoi risparmi, che ammontavano a circa 5.000$ e li investì nella produzione del primo lotto di intimo che cominciò a proporre ad alcuni retailer riscuotendo subito un grande successo.
Visto il piccolissimo budget a disposizione non fu speso un centesimo in pubblicità, la Blakely puntò tutto sulla sua consolidata esperienza di venditrice.

Tra le altre cose Sara disegnò da sola il packaging dei suoi prodotti proponendoli in scatole rosse con immagini sbarazzine che facevano risaltare i suoi prodotti quando esposti vicino a quelli concorrenti che erano impacchettati tutti nello stesso modo in tristi scatole grigie.

L’endorsment del jet set e il boom delle vendite

Tra le attività promozionali la fondatrice di Spanx inviò alcuni campioni dei suoi prodotti a Oprah Winfrey che indossandoli rimase colpita dalla capacità dei prodotti di farla sembrare 5 o 6 chili più magra e decise di condividere questa piacevole scoperta in pubblico durante una sua trasmissione, producendo effetti incredibilmente propulsivi sulle vendite del marchio Spanx.

Da allora Spanx è divenuto un prodotto molto celebre tra i vip americani, guadagnandosi la fiducia, tra le altre, di Jessica Alba, Kim Kardashian e Beyoncé.

Spanx oggi e i consigli di Sara Blakely agli startupper

L’azienda è tutt’ora privata e la proprietà è al 100% nelle mani della Blakely, che però, per favorire la crescita del business ha affidato il ruolo di CEO ad una ex manager della Coca Cola.
Attualmente i dipendenti sono poco più di 100 e solo 16 di loro solo uomini, i prodotti venduti sono circa 200 e vengono commercializzati in oltre 40 paesi per un fatturato annuo che si aggira intorno ai 350 milioni di dollari.

Quando le viene chiesto quali consigli si sente di dare agli startupper, Sara Blakely cita i seguenti 5:
1) Non fermatevi davanti ai primi NO
2) Non abbandonate subito il vostro lavoro attuale prima di lanciarvi in un nuovo business
3) Non cercate la validazione degli altri, potrebbero non capire il potenziale della vostra idea
4) Assumete qualcuno per svolgere i compiti in cui siete meno bravi
5) Non smettete mai di far evolvere la vostra azienda e i vostri prodotti

Pane, Web & Salame 3 – Una giornata all'insegna dei contenuti di valore [EVENTO]

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Mercoledì scorso al grido di Pane, Web & Salame si sono radunati a Brescia oltre 270 “affamatissimi” professionisti e appassionati di web e social media per partecipare alla terza edizione dell’imperdibile evento per fare il punto sulla situazione dei social media in Italia.

Pane, Web & Salame è un format ormai consolidato: Castello Malvezzi come location e una ventina di relatori che in una giornata raccontano le loro esperienze attraverso brevi interventi, poco marchetta e tanto contenuto. Pragmatismo, pochi giri di parole e interesse altissimo – al punto che il tutto esaurito si è registrato un paio d’ore dopo l’apertura delle iscrizioni online.

Ma gli organizzatori hanno pensato anche a chi non è riuscito a esserci: diretta streaming su CheFuturo e Giornale di Brescia e #pwes3, l’hashtag attraverso il quale seguire e commentare la giornata. La risposta dei partecipanti – live o streaming che fossero – non si è fatta attendere, #pwes3 è volato nelle prime posizioni dei Trend Topic in poche ore.

Alle 9.30, come da programma, i tre organizzatori Davide Dattoli, Fabrizio Martire e Alessandro Mininno hanno inaugurato la terza edizione e introdotto il primo intervento: “2012 Odissea nei Social” di Simone Tornabene – Cemit Interactive Media – Gruppo Mondadori. Un rapido ma esaustivo punto della situazione dei social media, con particolare riguardo all’Italia e al pericolo dell’information overload.

Gli organizzatori di Pane, Web & Salame

Credit: Dario Pagnoni

Subito dopo ” The Online Experience Design Of Fabrica, l’intervento di Omar Vulpinari di Fabrica – Centro di Ricerca sulla Comunicazione del Gruppo Benetton e di Oliviero Toscani.

A seguire Alessandro Fontana di Social@Ogilvy ha descritto tutte le caratteristiche di un social brand nel suo intervento “Social Customer Care. Indesit Genuine Football Fan” è stata la prima vera case history della giornata: lo speech di Ottavio Nava di We Are Social ha descritto la sfida intrapresa da Indesit. Calcio ed elettrodomestici, due mondi apparentemente lontani coinvolti in un contest internazionale che ha ottenuto grandi risultati (si parla di oltre 500mila contatti in 11 mesi).

Dopo il coffee break deliziato dalla Spongada, dolce tipico della Val Camonica, è stata la volta di Marco Pietribiasi di Develon. “Leica X-Talent”, una case history di grandissimo successo dai risvolti tragicomici raccontata da chi l’ha vissuta dietro le quinte. La platea ha seguito a bocca aperta i numeri del contest Leica, salvo scoppiare in fragorose risate quando Marco ha raccontato di boicottaggi e fake con i quali il suo staff si è dovuto misurare (degno di nota il passaggio sulle lezioni imparate raccontate attraverso 10 canzoni).

La parola è poi passata a Lara Ermacora di Open Knowledge con l’intervento “Does B2B Social Media Marketing Really Works?”, una riflessione sulle opportunità di sfruttamento dei social per il settore b2b.

A seguire Stefania Fussi di Viralbeat ha raccontato i retroscena di una campagna che per i social addicted ha fatto scuola:“Ben & Jerry’s For Good Ideas”. Un brand di gelati che si fa portatore di progetti sociali attraverso programmi di micro-finanziamento.

Ultimo speech della mattinata GILDA35 E LE TWITSTAR, in realtà è stato un contributo video di Giovanni Scrofani – fondatore di Gilda35. Un intervento esilerante, soprattutto nel passaggio sulle incongruenze e le bizzarrie delle star su Twitter.

Dopo la deliziosa pausa pranzo – pane, salame e tanto altro – un altro contributo “particolare” ha divertito la platea: Alessandro Mininno di Gummy Industries e organizzatore di Pane, Web & Salame ha disquisito di “Sex, Drugs & Social Network”, ovvero come gli argomenti tabù nei social network siano alla base di economie molto floride nel web.

A seguire “Oltre il Check-in” di Fabio Lalli, co-founder di Followgram. La piattaforma – tutta italiana – collegata a Instagram che consente di avere una vanity url delle proprie fotografie e di integrare il follow button per i blog.

È stata poi la volta di Giuseppe D’Antonio con “CircleMe: Creazione di un rand Social”. Giuseppe ha descritto le peculiarità del social network che ruota intorno agli interessi e alle passioni delle persone.

David Casalini è intervenuto con “Il Passato Che Futuro!” presentando la nuova rivista digitale fortemente orientata all’innovazione e alla diffusione di storie tutte italiane.

Lo streaming di #pwes3

“Trasformazione” di Giorgio Soffiato di Digital Accademia ha raccontato il bisogno di concretezza nel spiegare le nuove tecnologie e il loro impatto sul marketing. Giorgio ha spiegato come l’innovazione collaborativa e l’approccio ludico alla formazione siano alla base della comprensione delle trasformazioni in atto.

Penultimo intervento “Comunità Digitali” condotto dalla staffetta di Flaviano Zandonai (Euricse, Iris Network), Graziano Maino (Fai un salto), Emanuele Canini (exlab@kinesis). Una panoramica sull’utilizzo delle nuove tecnologie nell’ambito delle comunità sociali e delle amministrazioni.

Ha concluso la giornata Michele Aquila con “U10 Tweetbook”, un interessante progetto di editoria online basato su Twitter e il meccanismo degli hashtag. Attraverso il formato tweet-book, lanciato durante lo scorso Festival di Sanremo, U10 porta avanti un esperimento di scrittura collettiva e istantanea di grande interesse anche per i brand.

Non poteva ovviamente mancare il tweet-book di una giornata così intensa e social, il cinguettio è stato implacabile per tutta la durata dell’evento e niente racconta meglio di #pwes3 quello che è stato Pane, Web & Salame. Provare per credere!

Smart City Concept: il futuro visto dallo studio carlorattiassociati! [INTERVISTA]

Le Smart Cities e tutto ciò che ruota intorno all’argomento, come avrete intuito, sono nel cuore della sezione Tech e dopo aver parlato dell’intervento di Carlo Ratti a Meet the Media Guru, abbiamo intervistato Giovanni de Niederhäusern della carlorattiassociati.

Abbiamo affrontato con lui vari argomenti legati al futuro Smart che ci aspetta con uno sguardo a quello che sarà l’EXPO 2015 e a Torino, città in prima linea nella realizzazione dello Smart Concept.

Smart City Concept: il futuro visto dallo studio carlorattiassociati!

Photo/Project credits by carlorattiassociati

Buongiorno Giovanni, prima di partire con le domande vuoi presentarti ai Ninja? Chi sei, cosa fai, dove lavori?

29 anni e un percorso formativo e professionale non del tutto lineare: laurea in ingegneria, esperienze come designer prima, come architetto poi. Lavoro ormai da più di tre anni con Carlo Ratti, inizialmente per il MIT di Boston, oggi presso lo studio carlorattiassociati di Torino.

Alla carlorattiassociati ti occupi delle Smart City e del loro sviluppo, è corretto? Ci spieghi meglio cosa state facendo in merito e cosa volete fare? Quali sono le vostre intenzioni per il futuro?

In realtà lo studio si occupa di implementare strategie che possiamo definire “smart” a diverse scale, da progetti di design a grandi interventi di masterplanning. In generale la sfida è quella di riuscire ad integrare tecnologia allo spazio fisico per arricchirlo e potenziarlo, rendendolo “sensibile”.

Partiamo con le domande più mirate. Secondo te cosa significa realmente Smart City?

Con città intelligente noi intendiamo uno spazio urbano consapevole, in grado di aggregare, elaborare e restituire informazioni che rendano più efficienti i suoi processi di gestione e più consapevoli i suoi cittadini, impattando in modo virtuoso sulla loro qualità di vita.

Smart City Concept: il futuro visto dallo studio carlorattiassociati

Photo/Project credits by carlorattiassociati

Non pensi che questo termine ormai sia abusato un pò come il termine startup? Mi spiego meglio, chiunque oggi parla di Smart City, ma io credo che molti lo facciano a sproposito e ne parlino solo perché è di moda. Cosa ne pensi?

Probabilmente hai ragione, ma ritengo che il vero problema sia non tanto l’abuso della parola, ma il significato che le viene attribuito. Applicare strategie smart non significa esclusivamente migliorare l’efficienza di processi e infrastrutture urbane, bensì migliorare in modo importante la vita ed il lifestyle dei cittadini, rendendoli più informati e consapevoli delle loro azioni.

Torino, che possiamo definirla la vostra città, è scesa in campo in modo aggressivo nel campo delle Smart City e da quello che vedo è fortemente intenzionata a divenirlo prima di molte altre grandi città. Cosa ne pensi? Lo studio Ratti è coinvolto nella cosa?

Torino è una città in profondo mutamento ed alla ricerca di una nuova identità. Questo forse le dà oggi la spinta e la volontà di sperimentare, non solo in campo smart city. Abbiamo collaborato e speriamo di farlo ancora in futuro ad un progetto di divulgazione sul tema ed alla redazione di un progetto finalizzato alla partecipazione della città ad uno dei tanti bandi europei nel campo.

Passiamo ad un tema che mi sta particolarmente a cuore, l’EXPO 2015 di Milano. Non mi prolungherò nelle mie personali e alquanto varie critiche a quello che sta facendo Milano per questo grandissimo evento (per la cronaca quasi nulla, almeno a livello tecnologico), ma non credi che Milano abbia quasi perso una grandissima occasione per diventare una delle prime Smart City (almeno in parte)?

Il tempo per pensare ed implementare strategie interessanti ancora c’è, quindi non vedo ancora un’occasione persa, ma spero in una nuova eccellenza italiana.

Smart City Concept: il futuro visto dallo studio carlorattiassociati!

Photo/Project credits by carlorattiassociati

Carlo Ratti a MMGuru aveva parlato della grande opportunità che Milano aveva di esportare un cosiddetto “Modello Milano” sia in tema di Smart City (ma non solo) che in occasione di quello che sta facendo o dovrebbe fare per l’EXPO, cosa ne pensi?

Milano raccoglie grandi eccellenze e soprattutto possiede un grande capitale umano. Una smart city è fatta innanzitutto di smart citizens. Il passaggio necessario è riuscire a fare sistema e creare un modello.

Il CTO di EXPO 2015, l’Ing. Valerio Zingarelli, vorrebbe realizzare una sorta di mini Smart City all’interno dell’esposizione universale: in pratica trasformare la zona della fiera in una Smart City, idea secondo me estremamente interessante. Secondo te cosa dovrebbe necessariamente avere questa Smart City Light?

Probabilmente non essere light, ma sperimentare e mostrare come la tecnologia possa innestarsi in modo discreto, quasi impercettibile nello spazio urbano, potenziandolo. L’EXPO offre l’opportunità di dare visibilità globale ad una sperimentazione locale.

Venerdì scorso (il 15 Giungo) il comune di Milano ha presentato il Master Programme City Operations. I Progetti Tecnologici non sono nei progetti obbligatori ma nei progetti qualificanti e sono all’ultimo posto (voglio sperare solo casualmente e che non siano in ordine di importanza). Cosa ne pensi?

Penso che in una città come Milano non si debba prestare attenzione solo ai progetti portati avanti dal pubblico, ma anche e soprattutto dai privati, in particolare in ambito urbano.

Prima di lasciarti in pace, volevo chiederti, per te quale sarebbe la Smart City ideale?

Una città che abiliti la vitalità dei centri storici italiani alle aree periferiche, una città così intelligente da essere innanzitutto bella.

Il futuro delle nostre città è già qui, il problema è saperlo cogliere ed interpretare (magari andando a risolvere qualche piccolo problemino come il digital divide), senza perdere l’obiettivo che ci accomuna: delle città a misura di cittadino, non il contrario. Lo Smart Concept è anche questo.

Alla prossima!

P.S.: speriamo di poter intervistare molto molto presto qualcuno direttamente collegato all’EXPO 2015! 😉

L'ambient delle ferrovie francesi contro l'inciviltà

Può capitare di compiere gesti che sembrano innocui, invece sono indice di inciviltà. Gettare gomme da masticare, cicche di sigarette e carte in strada, poggiare i piedi sui sedili dei treni, urlare al telefono senza curarsi di essere in un luogo pubblico, sono atteggiamenti intollerabili che rendono la vita quotidiana di ognuno peggiore.
Questo genere di inciviltà sono sinonimo di un comportamento poco attento, che può essere corretto con una maggiore accortezza.

Per porre rimedio a tale problema, la compagnia ferroviaria francese SNCF, in collaborazione con l’agenzia Parigina TBWA, hanno dato vita ad una campagna di sensibilizzazione intenta a mostrare quanto possa essere sgradevole l’impatto con le cosiddette piccole inciviltà e quanto i comportamenti antisociali possano contribuire a peggiorare la giornata.

L’idea è stata quella di amplificare la sensazione di disgusto, creando delle riproduzioni giganti di cicche di sigarette e gomme masticate posizionandole fuori le stazioni ferroviarie.

Il target raggiunto è notevole, sia perché i luoghi scelti rappresentano zone di passaggio di un elevato flusso di persone, sia perché le riproduzioni sono talmente grandi che è impossibile non vederle.

Una volta catturata l’attenzione tramite le riproduzioni, è impossibile non notare il cartello che le accompagna, sul quale è riportata la frase Il n’y a pas de petite incivilité “Non esistono piccole inciviltà”.

È persino possibile vedere come i passanti rispondono alla campagna, grazie alle telecamere presenti sui luoghi e collegate con il sito creato appositamente da SNCF  e visionare dei video contenenti le confessioni di coloro che si sono pentiti dopo aver commesso questi gesti d’incività.

Rio + 20: green economy… venti anni fa

Era stata annunciata tra squilli di trombe, fuochi d’artificio e fiumi d’inchiostro sul web e sulla carta (riciclata). Ma Rio+20, la grande conferenza organizzata dall’ONU sui temi ambientali, della green economy e della crescita sostenibile chiude i battenti sulle parole di Samuele Bersani “vorrei, ma non posso”.

Perché tutti vorrebbero parlare e straparlare di green economy, perché fa moda, perché aiuta con l’opinione pubblica. Ma pochi possono, o vogliono, convertire i proclami e le buone intenzioni in parole, in frasi, figurarsi in fatti.

Vorrei… ma non posso

Il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon ammette che “avrebbe voluto un documento più ambizioso, ma che il consenso raggiunto è comunque importante”.
Sarà, ma fuori dal grande albergo pompato ad aria condizionata (non proprio un inno alla sostenibilità), i rappresentanti delle ONG e della società civile brasiliana chiosano sul fallimento della manifestazione, poco di nuovo rispetto alla prima conferenza sul clima di Rio, appunto, 20 anni fa, che però aveva almeno avuto il merito di avviare i dibattito sul cambiamento climatico.

Rio+20 è stata soprattutto lo scontro tra i paesi ricchi ed i poveri (ma emergenti) del sud del mondo.

I primi, grassi ed affannati, non intendono liberare risorse per sostenere la sostenibilità del paesi poveri, che dal canto loro non intendono scendere a compromessi che possano inibire la propria crescita, quali ad esempio, standard produttivi ed ambientali in linea con i paesi sviluppati.
E poco importa che dossier e studi griffati indichino proprio nell’economia verde, nel risparmio delle risorse, e nella circolarizzazione dei processi produttivi le chiavi della crescita mondiale dei prossimi 30 anni.

Insalata indigesta

I brasiliani, padroni di casa, faticano a non tradire l’imbarazzo di un evento che sembra più un’insalatona mista di buoni (a volte) propositi. Il tutto proprio mentre incalzano le proteste delle popolazioni contro lo scempio, continuato ed inesorabile, della foresta amazzonica, dove la deforestazione continua e si progettano anche le mega dighe, progetti che stravolgerebbero per sempre la natura dei luoghi.

Che cosa è stato ottenuto?

Per la prima volta la definizione della “green economy” entra in un documento ufficiale, si ribadisce l’importanza della tutela degli oceani e delle acque internazionali, sostegni alle rinnovabili.

Può bastare? Certamente no, per 150 milioni di dollari spesi per i preparativi. Si tratta per lo più di misure effimere, generiche, rinviate al futuro.
Il documento finale del vertice ha sostanzialmente ricalcato, e possibilmente sgrossato, la bozza predisposta dagli sherpa e dai negoziatori alla vigilia.

Molte le occasioni perse, per ridurre le emissioni inquinanti ed il consumo delle risorse, in primis l’eliminazione dei sussidi alla produzione e vendita di carburanti fossili.
Gravi anche le omissioni su forste ed ocenani (rinviati al 2014).

Se ci si mette il vaticano…

A scaldare la platea solo alcuni interventi di ospiti illustri e politici, come Hillary Clinton, che ha parlato dei diritti della riproduzione delle donne (ebbe si, a Rio+20 c’è spazio per ogni tipologia di argomento) rivendicando il diritto all’indipendenza ed alla libera decisione del come e quando avere figli e crescere la propria prole.

Un “woman must have the power” capace di unire i cuori e destare i vecchi diplomatici dal torpore di un pomeriggio di luglio, ma anche di far sobbalzare dalla sedia gli emissari del vaticano, al punto da spingerli a tessere un’improbabile ragnatela di veti incrociati (ad esempio con i paesi musulmani più conservatori) per lo stralcio della nota, che forse sapeva un po’ troppo di un via libera all’aborto.

Per fortuna che nessuno ha proposto la bibbia in carta riciclata.

Ninja Virals! I migliori virali della settimana [VIDEO]

Le telecamere di sicurezza che riprendono bei momenti di vita vissuta “on the road”, i preservativi che si fanno “sentire” e il teatro rappresentato nella stazione di Vienna: sono questi i Top Virals dell’ultima puntata di Smart&App andata in onda su La3Tv.

Un divertente ed alternativo utilizzo delle telecamere di servizio ci mostra momenti di vita simpatici e divertenti che avvengono quotidianamente “on the road” e che in questo caso sono raccolti in un racconto da “grande fratello” in stile humor realizzato da Coca Cola. Il brand cerca di ribaltare il sentiment popolare legato alle telecamere di sorveglianza, notoriamente non ai primi posti negli indici di gradimento dei cittadini.

Lo sapevate, invece, che i profilattici possono suonare? Se non avete mai provato questa esperienza, prima di correre a farlo vi invitiamo a guardare il divertente video con i condoms musicali 😉

Continuiamo a parlare di performance sonore: è chiaro che il teatro non vive di una grande popolarità nella nostra epoca, lo sa bene la Vienna Volksoper che ha deciso di portare la “Carmina Burana” nella stazione di Vienna, organizzando un simpatico flashmob del quale potete vedere alcune immagini nel video.

Lego su tela, l'arte in formato mattoncino

Leonardo Da Vinci, La Mona Lisa

Nonostante abbia quasi 80 anni, Lego non smette di fare parlare di sè.

Ecco una rassegna di grandi capolavori internazionali di tutti i tempi del calibro de La Mona Lisa e L’ultima Cena, ricreati con i mattoncini colorati più famosi del mondo.

M. C. Escher, Relativity

Da Leonardo Da Vinci a Escher, passando per Jacques-Louis David, Hopper, Magritte, Raffaello, Jan Van Eick e Wood. Le opere di questi famosi artisti vengono rappresentate in chiave moderna, facendo convergere arte classica e cultura di massa.

Jacques-Louis David, Oath of the Horatii

Leonardo Da Vinci, L'Ultima Cena

Edward Hopper, Automat

Renè Magritte, Golconda

Edward Hopper, Nighthawks

Raffaello, Il matrimonio della vergine

Jan Van Eyck, The Arnolfini Marriage

Grant Wood, American Gothic

Gestore delle Pagine, è arrivata in Italia l'app dedicata ai Community Manager

Vi avevam0 già parlato di Facebook Page Manager, l’app – disponibile ora solo per iOS – che permette di aggiornare le fanpage anche da smartphone. E ora la preziosa novità è arrivata da poche ore anche sull’App Store Italiano!

Pubblicare gli aggiornamenti, commentare, rimanere aggiornati sulle azioni dei fan sulla pagina e molto altro ancora: tutto a portata di mobile! Il Gestore delle Pagine – è questo il nome non troppo appealing dell’app – è disponibile per iPhone, iPad e iPod Touch gratuitamente.

Una bella novità dunque per i community manager di tutta Italia… che finalmente possono andare in vacanza tranquilli (o, a seconda delle prospettive, che devono continuare a lavorare anche da sotto l’ombrellone)! 😉

Cannes Lions: la giurata Raffaella Bertini ci racconta il dietro le quinte

E anche quest’anno, les jeux sont faits: il Festival della Creatività di Cannes si è concluso.

Le luci sulla croisette si sono spente, e per ogni paese è ora di bilanci. L’Italia si è portata a casa ben 17 leoni, un Grand Prix e tre podi nella Young Lion Competition.

Un anno di grandi soddisfazioni, applausi e ruggiti. Un anno da ricordare. Un anno come non ce n’erano da molto tempo.

In attesa di un resoconto finale e dettagliato dei successi italiani, Raffella Bertini, giurata per la categoria Promo & Activation, ci racconta le sue prime impressioni a caldo.

Raffaella, come sono state le votazioni?

C’erano 2667 lavori iscritti. Eravamo 25 giurati, divisi in 5 gruppi, e in 3 giorni abbiamo scelto le shortlist. È stato impegnativo, ma ne è valsa davvero la pena. Un concentrato di creatività mondiale, un bombardamento di idee e nuovi stimoli.

Quali sono stati i vostri criteri di giudizio nell’assegnazione delle shortlist e dei metalli?

Abbiamo valutato attentamente quattro variabili: idea creativa, aderenza al target, qualità dell’esecuzione e risultati ottenuti.

Come si sono svolte le votazioni?

Tutti i lavori sono stati visionati su una TV, e per votare usavamo un tablet. Né il paese né il nome dell’agenzia erano rivelati, in modo da non influenzare i giurati. Inoltre, non era possibile attribuire un voto patriottico: i voti andavano da 1 a 9, ma per il proprio paese il massimo voto di un giurato poteva essere solo 8.

Quali sono state le tue prime impressioni?

Ho visto lavori di tutti i continenti, i più tecnologici sono in assoluto i coreani: in oriente creano addirittura pop star virtuali. Mi hanno colpito particolarmente le campagne dei latini: bellissime. Nel complesso, comunque, mi sono piaciute davvero tante campagne, penso che Promo & Activation sia una delle categorie di Cannes con i cyber più divertenti in questi ultimi anni.

Quali sono i lavori esteri che più ti hanno colpito?

Ne ho scelti 5, completamente diversi tra loro.

SMALL BUSINESS GETS AN AFFICIAL DAY per America Express – Crispin Porter + Bogusky, USA

Vincitore del Grand Prix, promuove lo small business negli USA. Bello, utile e sociale. Molto americano, e molto in stile Obama, che ha anche promosso l’iniziativa con un tweet. In un momento di crisi, un vero messaggio di speranza.

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THE RETURN OF DICATOR BEL ALI per Engagement Citoyen – Memac Ogilvy Label, Tunisia

Leone d’oro. Come incentivare un popolo ad andare a votare? Così. Meravigliosamente semplice.

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PUSH TO ADD DRAMA per TNT Turner Broadcasting System – Duval Guillaume Modem, Belgio

Leone d’oro. Un vero virale: in una settimana ha fatto il giro del mondo e ha ottenuto visualizzazioni e condivisioni da record. In Italia, è stato pubblicato anche su Repubblica.it.

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DONATION GLASSES per Pedigree Adoption Drive – Colenso BBDO, Nuova Zelanda

Leone d’oro. Per sensibilizzare il pubblico sul problema dei cani abbandonati e per raccogliere fondi in loro aiuto, il mezzo perfetto per l’idea perfetta.

Clicca qui per vedere il video.

RIVERS OF LIGHT per Ministry of defense – Lowe-SSP3, Colombia

Leone d’argento. A Natale, nessuna uniforme può nascondere il desiderio di stare con la propria famiglia. Davvero poetico.

Clicca qui per vedere il video.

Te la senti di fare già un pronostico per il Festival della Creatività di Cannes 2013?

I rumors di Cannes sono tutti nella stessa direzione: nei prossimi anni cyber, mobile e promo saranno le categorie più innovative e anche quelle in cui i clienti investiranno di più.

Così, già proiettati verso l’anno futuro, aspettiamo il ritorno a Milano di Raffaella per poter raccontare dei 17 leoni, del Grand Prix e dei tre podi nella Young Lion Competition che abbiamo portato a casa.
Intanto, complimenti a chi li ha vinti e ha saputo rappresentare la creatività italiana, raggiungendo risultati da record, come non ne vedevamo da un decennio.

 

Raffaella Bertini – Nata a milano il 14 luglio del 70, sono molto fiera dalle mia data di nascita.Per ragioni familiari ho vissuto a Parigi fino ai 22 anni.Nel 1992, torno in italia per seguire i corsi in Hdemia di comunicazione a Milano.Nel 1995 apro Effects con due soci, prima agenzia “interattiva italiana”. Poi lavoro in Nurun, Arc Leo Burnet ed attualmente sono in Leagas delaney come Head of digital planing.Da 16 anni lavoro nei new media, ho fatto il giurato nel 2005 per gli ADC*E, nel 2006 a Cannes per i Cyber e lo sarò anche quest’anno per i Promo & activation. Adoro il mio lavoro.nel tempo libero pratico surf, scuba diving, paracadutismo e molto giardinaggio.

Federica Scaramelli – Nel 1997 sceglie di iscriversi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano per poter conciliare ed esprimere mentalità scientifica e animo umanistico. Nel 2001 scappa in Erasmus, al National College of Art and Design di Dublino. Dopo la laurea, comincia come grafica, prosegue come responsabile editoriale di un portale di informazione, e intanto è redattrice per un magazine online di architettura. Finalmente, nel 2010 molla tutto per il lavoro che ha sempre sognato: la copywriter. Appassionata lettrice di ogni tipo di etichetta, il giallo è il suo colore preferito e odia i numeri pari.

SEO Ranking Factor e la correlazione di Spearman

Pochi giorni fa è uscita una ricerca di Searchmetrics in cui viene fatto un excursus sui nuovi fattori SEO nel 2012.

SEO Ranking Factor e la correlazione di Spearman

Da questa ricerca emergono dati e indicazioni alquanto curiose:

  • l’utilizzo dei social network e le condivisioni su facebook e twitter sono il fattore di maggiore influenza per il ranking;
  • il numero di backlink hanno ancora il loro ruolo di importanza;
  • i brand forti potrebbero fare a meno di ottimizzazioni SEO per i loro siti;
  • le keyword nel nome di dominio sono da tenere in considerazione;
  • troppa pubblicità nel proprio sito web, sopratutto proveniente da Adsense può creare problemi per il posizionamento.

Ecco le immagini che riassumono quanto appena accennato:

Se prendessimo per assodato quanto presentato potremmo trovarci ben presto in situazioni sgradevoli. Sono sempre convinto che qualsiasi dato proposto o qualsiasi rivelazione nel SEO o nel Web Marketing vada sempre affrontata e valutata in modo approfondito.

Per prima cosa dobbiamo sapere che i dati presi in considerazione ed i relativi grafici si basano sulla correlazione di Spearman.

La correlazione è un tecnica per individuare una relazione fra due variabili. La Spearman’s Rank Correlation è definita come una relazione monotonica dove Y cresce o descresce continuamente in funzione di X. Questa correlazione puo’ essere analizzata sostituendo ai singoli valori di X e di Y la loro posizione nell’insieme delle osservazioni.  Il valore di tale correlazione può variare tra -1,00 e +1,00, dove gli estremi rappresentano legami associativi perfetti. Nel caso che il coefficiente sia zero, si ha una prova della assenza di relazione tra le due variabili.

Per l’appunto la correlazione indica un possibile relazione tra due varibili ma non che vi sia una iterazione causa effetto. Se prestate particolare attenzione ai valori riportati noterete che sono molto deboli arrivano al 0,33 a -0,09  quindi non implicherebbero una relazione fra due variabili ma bensi una quasi assenza di “collegamento” tra di esse.

SEO Ranking Factor e la correlazione di Spearman

Per tale motivo dire che le condivisioni di Facebook sono al top per influenzare il ranking o che le keyword nel nome del dominio siano vincenti sarebbe un grave errore.

Quello che sto dicendo, dal mio personale punto di vista, è che i dati riportati sono SI CORRETTI, ma devono essere valutati in base al contesto di riferimento.

In ambito SEO, con l’introduzione di nuovi algoritmi come il “PINGUINO” o “PANDA” ci sono numerose variabili da prensere in considerazione.

Risulta quindi riduttivo basarsi sui top SEO RANKING factor del momento, ma bisogna pensare al contesto di riferimento, alla tipologia di servizio o azienda che vogliamo promuovere e a tutta una serie di variabili più o meno correlata 🙂 al SEO.

Per chi volesse approfondire l’argomento SEO e posizionamento nei motori di ricerca, faccio un auto marketta al mio libro che è disponibile nella sua 2° edizione: “SEO E SEM GUIDA AVANZATA AL WEB MARKETING“.

E ricordiamoci che i motori di ricerca stanno sempre di più andando verso una direziono SOCIAL-SEMANTICA, perciò ogni azione di ottimizzazione SEO va opportunamente tarata in base al contesto di riferimento che va ben oltre alla correlazione di Spearman’s.