Sziget Festival 2011: avete trovato l'idea giusta per vincere il festival?

Poi non dite che i ninja non pensano alle vostre vacanze…
Vi abbiamo organizzato il Ninjacamp, vi abbiamo dedicato un contest che vi porta allo Sziget ..ecco come immaginavo, avete bisogno di una rinfrescatina!

E va bene…
Suonino le trombe e rullino i tamburi: Ninjamarketing vi manda al festival unico con il concorso “Diventa ninja e vai allo Sziget!”

Se avete ancora la faccia perplessa siete l’eccezione che conferma la regola, siete le uniche persone che non sanno ancora cosa sia lo Sziget? Siete tra quelli che ancora non sanno come impegnare i giorni dall’8 al 15 agosto?

Tranquilli siamo qui per questo!

Lo Sziget Festival è un festival megagalattico aperto a tutte le forme di espressione artistica. Un moderno “paese dei balocchi” dove si ascolta musica, si fanno esperienze multimediali, si confrontano culture e tendenze. Il più grande Festival d’Europa con un programma imperdibile!!!
Lo sapevo, avete l’acquolina in bocca …volete qualche nome?
Per fortuna l’estate ci mette di buon umore…quindi vi accontentiamo!
Gogol Bordello,Good Charlotte, Skunk Anansie, The Chemical Brothers, The Prodigy, Judas Priest, Helloween, Verdena, e pensate che questi sono solo alcuni dei concerti che animeranno le serate di Budapest.

Ora ci volete andare vero?
Siete già con un piede nel Danubio?
Ok, info e ticket qui…ma aspettate un attimo, sicuri che non vi siate già distratti da una cosa importantissima?
Esatto, il nostro contest….
Ninjamarketing anche quest’anno è partner dell’evento e quindi..risuonino le trombe, e si accendano i riflettori…arriva il contest!

Fino al 10 luglio avrete la possibilità di partecipare sbizzarrendovi con qualunque idea vi baleni per la testa pensando al festival basta commentare questo post con il rispettivo link!

Inizia a schiarirsi qualcosa…c’è già una piccola lampadina che comincia ad accendersi nella vostra testolina?
Avete bisogno di un aiutino? Rileggetevi il post e partecipate in massa.

Be Ninja! Be at Sziget Festival!

Ritratti comics in stile Picasso: Supereroi al cubo


Si chiamano Wonderbros e hanno una passione per l’arte, il design, la fotografia e soprattutto… i super poteri. Ecco che sono riusciti a trasformare le icone dei più famosi supereroi dei comics come Batman, Superman, Wonder Woman, Wolverine, l’Uomo Ragno, Thor, Iron Man, Flash e tantissimi altri in una serie di ritratti ispirati niente meno che al cubismo, per farvi vedere il fantastico mondo dei fumetti davvero da una nuova prospettiva.

Piaceranno più agli appassionati di arte moderna o ai fan dei comics americani? Potete comunque divertirvi a scegliere quale sia il vostro ritratto preferito! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Airbnb a Wimdu: che la guerra dei cloni abbia inizio!

Il mio debole per Airbnb è noto già da “Pernottare a New York, Berlino, Roma? Airbnb ti trova un posto dove stare!”, quando cercavo casa per andare a Berlino. Il viaggio saltò, ma Airbnb è rimasta una delle startup più interessanti degli ultimi anni, e  la mia piattaforma preferita per la ricerca di una casa/stanza per le vacanze.

Ovviamente, dal suo boom, sono nati diversi cloni, ed alcuni di questi stanno riscuotendo anche un discreto successo.

Per contrastare questa ondata di piccoli Airbnb vaganti, sono state messe in pratica diverse tecniche da parte del team Airbnb: dall’acquisizione di alcuni, come nel caso di Accoleo, all’invio di e-mail ai propri hosts per invitarli a diffidare delle nuove piattaforme.

Wimdu è uno di questi cloni, ed è impressionante quanto sia simile anche graficamente ad Airbnb, che ricordiamo è americana e conta 108milioni in founding.

Questa nuova piattaforma per ricerca case e stanze in affitto per le vacanze, è nata in aprile 2011 in Germania e ha all’attivo già 90 milioni di founding. Niente male per un clone, aggiungerei.

Tra gli investitori ritroviamo i fratelli Samwer con la loro Rocket internet, che a loro volta sono noti per investimenti in cloni, come Alando.de venduta poi ad Ebay e City Deal che fu acquistata da Groupon. Dagli stessi creatori di Airbnb, nell’e-mail inviata ai propri hosts, questi vengono definiti “impostori”, in quanto la loro strategia è quella di creare piattaforme simili, che poi vengono vendute alle originali per svariati milioni.

Fatto sta che l’investimento cospicuo in Wimbdu e i suoi 400 dipendenti risultano un ostacolo non da poco per Airbnb, che teme di perdere il potere che aveva acquistato sul mercato.

La lotta è appena iniziata. Più il clone crescerà, più acquisterà valore di mercato.

Quale sarà la prossima mossa di Airbnb? E soprattutto, voi vi fidate dei cloni? Ai ninja la risposta 😉

Le elezioni amministrative raccontate da Beautiful Lab: "Pigia Pigia" [INTERVISTA]

I nostri lettori ricorderanno certamente Beautiful Lab, il format giornalistico per il web nato dalla collaborazione tra Sky.it, l’agenzia giornalistica F5 e Tiwi, startup specializzata nelle produzione di video che spiegano cose complesse in modo semplice. Dopo il successo della prima serie, che ha collezionato milioni di visualizzazioni, in occasione delle elezioni amministrative dello scorso maggio è stato inaugurato Pigia Pigia, nuovo format che riassume i risultati dell’ultima tornata elettorale. A parlarcene è Nicola Bigi, co-founder di Tiwi.

Ciao Nicola, ci racconti come nasce l’idea di dedicarsi alla progettazione e produzione di serie video a episodi?

Occorre fare una piccola premessa. Tiwi nasce dalla convinzione che le aziende e le organizzazioni in generale, a prescindere dal core business, avranno sempre più bisogno di contenuti. Diventeranno, oltre che produttrici di beni e servizi, dei veri e propri provider di contenuti in grado di coinvolgere i propri stakeholder. Questo accade soprattutto sul web, dove la gente ha una maggiore possibilità di scelta e la retorica della comunicazione tradizionale fa fatica a funzionare. Le aziende si trovano a dover spiegare non solo in cosa consiste la loro attività, ma anche quali sono i problemi che esse risolvono. Ad oggi (e probabilmente anche in futuro) lo strumento principe per creare engagement, condivisione e visibilità è l’online video. E’ per questo che noi realizziamo video. Li creiamo in motion graphics, una tecnica visiva e produttiva che viene normalmente applicata alla post-produzione. I video in motion graphics sono generalmente molto complessi e hanno un impatto visivo stupefacente, e la nostra idea è quella di utilizzare questo tipo di animazione al servizio dei contenuti più che per un fine estetico, quindi per spiegare qualcosa e creare una narrativa molto più complessa di quella che è possibile raggiungere utilizzando il girato o altri strumenti. Gli addetti alla creazione dei contenuti collaborano dall’inizio alla fine di un progetto con chi invece è capace di creare metafore visive per raccontare cose che altrimenti risulterebbero più difficili da descrivere. Un vantaggio di questo modo di lavorare è che ti permette di creare delle serie come quelle delle fiction tv, mentre la motion graphics consente di ottenere delle economie di scala e quindi permette alle organizzazioni di risparmiare nella produzione di contenuti seriali. Ultimamente sono in tante le aziende che ci chiedono di creare delle serie: c’è Oracle, che, attraverso Open Knowledge, ha creduto nell’efficacia della serie “Bunny Inc.”, e nelle prossime settimane ne usciranno di nuove per altri clienti.
In questo contesto è nata l’idea di raccontare la realtà con i nostri video. Abbiamo poi incontrato i giornalisti di F5, e e si è pensato a come applicare il tutto ai temi del giornalismo, dopodiché abbiamo incontrato Francesca Folda e Andrea Dambrosio di Sky.it ed è lì che è nato Beautiful Lab, un vero e proprio laboratorio in cui un gruppo di persone, noi di Tiwi, i giornalisti di F5, la redazione di Sky.it, ciascuno con le proprie competenze, collabora per progettare un nuovo modo di fare informazione.

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Perché inaugurare una nuova serie e discostarsi così tanto dalla precedente? E perché chiamarla “Pigia Pigia”?

Il laboratorio Beautiful Lab non è solo una etichetta. Credo sia il vero modello per innovare, cioè un luogo dove persone con competenze molto diverse collaborano per costruire qualcosa di nuovo. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare i manager e i giornalisti di Sky.it che hanno nel dna una propensione fantastica alla sperimentazione e alla innovazione, che ovviamente poi si vede benissimo nei prodotti che offre sia Sky che Sky.it.
Pigia Pigia è nata nel momento in cui il gruppo si è chiesto se avrebbe potuto essere interessante creare un format che spiegasse il significato di tutti i numeri da cui quotidianamente veniamo invasi.
Spesso un numero non vuole dire niente e altro non è che una storia che va raccontata. Una caratteristica di Pigia Pigia è quella di essere pensata per essere velocissima dal punto di vista produttivo: risponde all’esigenza di fornire in tempi brevi una notizia che implica la spiegazione di una serie di dati, ed è per questo che è molto diversa da Le Storie di Beautiful Lab. Anche la voce narrante è assente: il voice over è una procedura che richiede del tempo, e abbiamo deciso di fare un esperimento per capire se si può essere efficaci anche senza uno speaker. Il nome “Pigia Pigia” deriva dall’idea del cozzare gli uni contro gli altri, spingersi, “pigiare”, data dai numeri che crescono e occupano lo spazio che prima era di altri. Le percentuali acquisiscono maggiore significato se vengono confrontate con i dati delle elezioni precedenti, e l’omone che rappresenta i risultati elettorali ci è sembrata una idea simpatica per dare il senso dell’evoluzione del tempo, senza legarci all’immagine dei singoli candidati. E’ un format che è nato in occasione delle ultime amministrative ma può essere applicato a qualunque tipo di dato, e vuole essere espressione del senso che scaturisce da una determinata situazione piuttosto che di un determinato personaggio.

Pigia Pigia e Le Storie di Beautiful Lab continueranno a coesistere e ad arricchirsi di episodi? Ci sono nuove serie in cantiere?

Certo. Ci saranno nuovi episodi e nasceranno altri format nel corso di quest’anno. Ma non posso anticiparvi nulla 🙂 .

Come è nata Tiwi? Da chi è composto il vostro staff e qual è l’approccio che perseguite?

Tiwi è nata a fine 2009. Siamo animati dall’idea di raccontare cose complesse in modo semplice. Credo che siamo riusciti ad interpretare un bisogno emergente da parte delle aziende, cioè il bisogno di produrre contenuti seriali: questo è dimostrato dal successo del progetto Beautiful Lab, dalla crescita del nostro staff (che in un anno si è ampliato passando da quattro a dieci persone; metà del nostro staff si occupa grafica, design, illustrazione e animazione, l’altra metà lavora sui contenuti) e dal fatto che lavoriamo con clienti importanti (tra gli altri, Oracle, JWT/RMG Connect Italia, Intesa Sanpaolo, Open Knowledge, Nurun, Adecco; ndr), cosa difficile per una agenzia di Reggio Emilia nata solo da poco. Secondo noi è indice di una tendenza: le aziende sempre più producono prodotti complessi, hanno sempre più bisogno e voglia di raccontare quello che fanno e nello stesso tempo emerge la necessità di nuove strutture con competenze molto diverse all’interno che soddisfino questa esigenza. Del resto non è un caso se ultimamente alcune delle più interessanti aziende emergenti sono state fondate da un mix di designer e tecnici (es. YouTube, Flickr, Vimeo, Tumblr e perfino Android) e non, come in passato, solo da “smanettoni”. E’ evidente che per portare innovazione sempre più sono importanti le contaminazioni e nuove competenze soft, non solo, quindi, legate alla programmazione. E il mercato, nel nostro piccolo, ci sta dicendo che avevamo ragione. Noi oggi ci occupiamo di video, ma sempre più spesso ci viene chiesto di realizzare una app per mobile, un gioco, una infografica interattiva, o un video interattivo, spesso partendo proprio da una nostra serie; che sia per la comunicazione esterna o interna, o per la formazione, il bisogno a cui rispondiamo è sempre lo stesso: rendere compresibili, interessanti e coinvolgenti dei contenuti complessi.

Ci lasci una dedica per tutti i Ninja?

Per Ninja Marketing nutro una stima infinita 🙂 Il mio augurio è di continuare ad avere quella capacità davvero rara di guardare un po’ più in là rispetto a quello che pare essere lo stato delle cose, di intravedere qualcosa di appena nato e riuscire già a scorgerne il futuro. E la mia speranza di fruitore è continuiate a condividerla come avete sempre fatto.

Sony PlayStation 4: la nuova console ibriderà Kinect [RUMORS]

L’attuale generazione di console pare voglia passare alla storia per essere una delle più longeve, almeno stando a Sony e Microsoft che anche al recente E3 hanno confermato di volere ulteriormente spremere il proprio hardware  palesando una certa (immotivata?) fiducia nei propri device (che molti publisher giudicano superati) in un periodo sottotono per offerte e performance – IMHO, ma neanche tanto.

Da tempo abbiamo imparato che ogni dichiarazione ufficiale vuol dire esattamente il contrario (Nintendo docet) e se prendiamo per buona la news rilanciata dal sito Digitimes, la regola è confermata. Stando a quanto riportato, i produttori taiwanesi Foxconn e Pegatron Technology, già incaricati da Sony di assemblare PS3, pare siano a lavoro su – udite, udite – PS4.

La console pare sarà pronta ad approdare sul mercato in un non meglio imprecisato 2012 con ben 20 milioni di esemplari. Sbalorditivo? Trattenete lo stupore almeno fino a quando non leggerete questo: continuando la tradizione del “copiamo a man bassa senza ritegno – tanto all’innovazione ci pensano gli atri” (scusate la prolissità), la nuovissima PlayStation 4 dovrebbe addirittura integrare una tecnologia simil-Kinect.

Cari ninja, cominciate a ristritturare il salotto di casa… o la vostra stanza: vi servirà parecchio spazio!

Gli spot più amati e condivisi sul Tennis

Il torneo di Wimbledon 2011 è appena terminato decretando la vittoria di Novak Djokovic (nella foto in alto) nel maschile e di Petra Kvitova nel femminile e come ogni anno si conferma tra gli eventi sportivi più appetibili per un investimento pubblicitario.

Ma facciamo un passo indietro e analizziamo in particolare quelli che secondo la lista di Unruly Media sono gli spot pubblicitari, della categoria Tennis, maggiormente condivisi dagli utenti dei social network.

Tra i gli spot selezionati primeggia come testimonial il campione Roger Federer (presente in ben 5 spot). Gli adv degli altri campioni come Nadal, Murray e Djokovic risultano meno “condivisi” dagli utenti rispetto a quelli del campione svizzero.  Sopresa poi per quanto riguarda le donne: solo 4 dei 20 spot della lista hanno come protagoniste le tenniste (tre di questi tratti dall’ultima straordinaria campagna della WTA).

Inoltre risulta debole la componente “sesso” nella creatività pubblicitaria sul Tennis. Escludendo infatti lo spot di Nadal per Armani e i tre della WTA (Women’s Tennis Association) risultano molto più apprezzati gli spot umoristici e ironici.

Ecco gli spot proposti da Mashable:

Il dietro le quinte di Gillette & Federer

http://www.youtube.com/watch?v=cTl3U6aSd2w&feature=player_embedded#at=58

Federer tira nella Mercedes

http://www.youtube.com/watch?v=mUCobDz7aec&feature=player_embedded

Rafael Nadal per Emporio Armani Underwear e Armani Jeans

Vizzavi – Animated Ad

Urban Tennis: Andy Murray per Head Tennis

Novak Djokovic gioca su un aeroplano – Head Tennis

Djokovic ha il tempo per tutto – Head Tennis

http://www.youtube.com/watch?v=BuyYri0lCwQ&feature=player_embedded#at=22

Sugar & Spice – Women’s Tennis Association

Supporta Andy Murray e diventa fan di Head Tennis

Attacco domestico: Nike & Federer

“I feel pretty” Maria Sharapova per Nike

http://www.youtube.com/watch?v=mqM-MLvYuuE&feature=related

Roddick contro Pong – American Express

Li Na: Strong is Beautiful – Women’s Tennis Association

Ana: Strong is Beautiful – Women’s Tennis Association

Wimbledon come non l’avete mai vista – Sony 3D

http://www.youtube.com/watch?v=znreR0ShdGc&feature=player_embedded

Australian Open Tennis 2011

Roger Federer Netjets commercial

Roger Federer e il Test Drive per la 2012 SLS AMG Roadster

http://www.youtube.com/watch?v=xag7oXYcRBY&feature=player_embedded

La corsa di cavalli in giostra di Improv Everywhere [VIRAL VIDEO]

Era un tranquillo pomeriggio al Bryant Park di New York, i bambini sorridevano allegri a cavalcioni sui quieti destrieri della giostra…quando sono arrivati quelli di Improv Everywhere e hanno trasformato il carosello in una corsa di cavalli! Un fantino, due commentatori al tavolo della stampa, una folla di scommettitori, un trombettista, e la gara ha avuto inizio!

Ecco dunque un’altra missione compiuta da parte dell’originale collettivo americano: creare situazioni divertenti e improvvise coinvolgendo i passanti è il loro obiettivo, e non falliscono davvero mai. Tant’è che noi ninja ci troviamo spesso (e volentieri) a parlare di questo gruppo, delle sue missioni e della vitalità delle idee messe in scena.

Qui potete leggere la genesi della storia e i retroscena. E vi consiglio di rimanere sintonizzati, perchè a quanto pare ci sarà anche una seconda parte!

Social Media Revolution 3 [VIRAL VIDEO]

Erik Qualman, autore di “Socialnomics: how Social Media transforms the way we live and do business” (best seller n° 1 in materia di Social Media), ci dimostra come questi si siano insinuati nelle nostre vite sconvolgendole in modi su cui, forse, non abbiamo ben riflettuto. Basti pensare alla Primavera Araba  per rendersi conto degli innumerevoli risvolti sociali e storici.

La grande diffusione e fortuna si basa su una serie di considerazioni, prima fra tutte che i Social Media hanno a che fare con le relazioni e, quindi, con le persone.

 

Ecco alcuni degli aspetti più interessanti mostrati nel seguente animated infographic:

  • Oltre il 50% della popolazione mondiale è sotto i 30 anni e tra 10 anni più del 40% di chi si trova oggi nelle liste dei Fortune 500 non ci sarà più.
  • I Social Media hanno surclassato la pornografia divenendo l’attività più praticata sul Web.
  • Negli USA Facebook supera Google in quantità di traffico settimanale.

Ma l’impatto dei Social Media riguarda anche la nostra vita offline:

  • 1 coppia su 5 si incontra online.
  • 3 coppie gay su 5 si incontrano online.
  • 1 divorzio su 5 è causato da  Facebook
  • Oggi quello che accade a Las Vegas rimane … su Youtube, Flickr, Twitter, Facebook, ecc…!
  • Il 69% dei genitori sono “amici” dei propri figli sui Social Media

E riflettendo sui numeri e, quindi, sulle opportunità di business:

  • Se Facebook fosse una nazione, sarebbe la terza in ordine di grandezza, con una popolazione pari a due volte gli Stati Uniti.
  • L’80% delle aziende usano i Social Media per ricerca del personale e il 95% di queste si affida a  LinkedIn.
  • Il 34% dei blogger posta commenti su prodotti e brand.
  • Il 90% dei consumatori ha fiducia nei consigli peer to peer, solo il 14% crede negli annunci pubblicitari e Il 93% di chi fa marketing usa i Social Media.

Tanti spunti di riflessione per arrivare ad un’unica conclusione:

“We don’t have a choice on

whether we Do social media,

the question is

how well we Do it

-Erik Qualman-

Game of Thrones: la sigla in versione 8 bit

La fine della prima stagione di Game of Thrones, acclamata serie fantasy firmata HBO e tratta dalla penna di George R. R. Martin, via ha lasciato un vuoto incolmabile? Per quanti, come il sottoscritto, hanno giurato fedeltà alla casa degli Stark (ma potreste benissimo averla giurata ai Lannisters, anche se non ne vedo il motivo), eccovi la rivisitazione in chiave 8bit di A Song of Ice and Fire, la sigla della serie.

“Winter is coming”… buon ascolto!

Cosa desidera un investitore? La Startup Perfetta! [HOW TO]

Sparso sul web c’è tantissimo materiale riguardante i pitch, i rapporti con gli investitori, gli how to per presentare la propria startup ad un investitore, sarebbe quindi risultato anacronistico scrivere un ennesimo how to riguardo il pitch. Abbiamo deciso di analizzare il processo decisionale di un investitore, capire quello che un investitore desidera, e quali siano i punti vincenti dal suo punto di vista. Per indagare in questo senso, i Ninja hanno intervistato tre attori di spicco della scena startup italiana: Gianluca Dettori, Robin Good e Marco Magnocavallo. Ho scelto tre profili eterogenei, un Venture Capitalist, un esperto di Online Business Model, ed un Investitore-Startupper, al fine di ottenere una pluralità di parametri su cui riflettere.

L’obiettivo è quello di valutare la propria startup sulla base di una Startup Perfetta, quella desiderata da un investitore, e di capire quanto la nostra startup differisce dal prototipo di investimento perfetto. Dall’analisi degli scostamenti potremo generare considerazioni sullo stato attuale della nostra startup e/o del nostro progetto. L’idea di sperimentare un analisi di questo tipo è scaturita prendendo a modello, in maniera startupper-frienly, il “Pensiero Laterale” di Edward de Bono, che successivamente ha avuto applicazione anche in campo economico, attraverso vari testi tra cui anche “Marketing Laterale” di Philip Kotler.

Il processo attraverso il quale analizzare il nostro modello di impresa consiste nel partire dalla “Startup Perfetta”, prendere in considerazione gli aspetti di questa ed utilizzarli come “dislocazioni laterali” tendenti alla perfezione. Il passo successivo, secondo de Bono, consiste nell’indagine dello scostamento che divide un determinato aspetto della nostra startup dall’analogo aspetto della “Startup Perfetta”, e nel cercare di colmare questo gap attraverso modifiche al nostro progetto originario. Buona lettura 😉

Gianluca Dettori

>Secondo Gianluca Dettori di dPixel, la startup perfetta è la startup con una solida base tecnologica, con un team di tre o quattro elementi in grado di gestire questa base tecnologica, senza dimenticare che, dal punto di vista della squadra, è necessario un team di circa tre o quattro persone, con specifiche skill nel campo operativo della startup, in cui si amalgamino competenze tecniche e non-tecniche al fine di colmare il “fabbisogno di skill” della startup.

Dal punto di vista macroeconomico e finanziario, secondo Dettori, è necessario che una startup operi in un mercato in forte crescita o con una prospettiva di sviluppo elevata, con notevoli tendenze di internazionalizzazione. L’inserimento in un macro-mercato di questo tipo, comporta per una startup un’altrettanto potenziale di successo in quel tipo di ambiente, potenziale che ha ragione di esistere solamente nel momento in cui la startup sia basata su di un Business Model che sia in grado di cambiare le regole del gioco, di stravolgere in modo innovativo le dinamiche di mercato, facendo leva su tecnologie innovative, o sull’utilizzo di queste in maniera nuova, e su di una forte scalabilità.

Robin Good

Quando ho intervistato Robin, chiedendogli quale fosse per lui il Business Perfetto su cui investire, mi ha elenca tutte quelle caratteristiche, secondo lui, necessarie per far si che una Startup risultasse economicamente sostenibile.

1-Sostenibilità del bisogno
Una startup non deve partire ed inventarsi un bisogno da 0, piuttosto è necessario che una startup si occupi di intercettare un bisogno già presente nel mercato, un bisogno che sia sentito dagli utenti o dalle aziende, a seconda che si parli di B2C o B2B, e che sia in grado di interpretare questo in maniera innovativa e soddisfacente per l’utente. Al più può essere necessario reinterpretare una soluzione già presente, ma, per esempio, poco implementata per una specifica nicchia di mercato.

2-Proof of Concept
Una startup deve essere in grado di costruire, secondo il parere di Robin, un prototipo di ciò che ha intenzione di inserire in un mercato. Mettere su carta un’idea, un Business Plan, non basta, non è sufficiente se si è in assenza di una rappresentazione pratica di come possa funzionare una determinata tecnologia o un determinato servizio. Sia questo PoC un mockup interattivo, o alcune schermate che spieghino come una soluzione si rapporti al proprio utente, è comunque necessario dimostrare quanto e come può efficientemente soddisfare un cliente.

3-Skilled Team
E’ necessario che oltre l’idea, ci sia, all’interno di un team, la presenza di quelle competenze tecniche che possano dar realmente vita alla startup, che siano in grado di gestirne una determinata base tecnica e tecnologica.

4-Startupper vincente è lo startupper che ascolta
Il feedback è il principale strumento di crescita per uno startupper, il team di una startup di successo deve essere in grado di ascoltare, recepire, ed imparare dai feedback, sopratutto i feedback negativi, che mettono in discussione il progetto, e cercare di imparare e di ripensare quelli che sono gli aspetti negativi della propria iniziativa. Il mondo esterno con cui ci si confronta, quando esprime pareri, dubbi, mette a disposizione di un team una ricchezza incommensurabile di informazioni cui attingere.

5-Essere ambiziosi ma con semplicità
Spesso si cerca di reinterpretare modelli di business già esistenti nel mercato, si cerca di migliorarli, di rendere i servizi migliori. Il percorso di per se non è negativo, ma è preferibile una startup che ha messo tra se e la propria implementazione sul mercato il percorso più rapido, non il più difficile ed ambizioso, spesso l’innovazione risiede in soluzioni semplici ed efficaci.

6-Nessun Intermediario
Un progetto di impresa che sia realmente innovativa deve puntare alla presenza nel mercato direttamente, senza doversi affidare a partner e/o intemediari che si occupino di penetrare il mercato per conto della startup, ma deve poter essere sul mercato in modo autonomo.

7-Mission e Vision dell’azienda
Aspetto caratteristico del modus operandi di una startup, nell’ottica di Robin, è avere una missione che prescinda dal far soldi o che, quantomeno, non abbia l’utile come unico obiettivo, ma che sia in grado di offrire un servizio in grado di migliorare in qualche modo il mercato, che sia attraverso la semplificazione di un problema o attraverso l’applicazione di un certo tipo di tecnologia, l’obiettivo dovrebbe essere quello di cambiare, in bene, un certo tipo di mercato, bisogno, necessità.

Marco Magnocavallo

La startup “perfetta”
Partiamo dall’idea, un concetto sopravvalutato da molti. Secondo Marco l’idea deve essere un’idea semplice, pulita, senza troppi fronzoli.

Devo poterla capire in non più di un minuto e in massimo 140 caratteri (che fa anche figo da dire ai tempi di Twitter).

Qualche esempio di pitch in 140 caratteri (alcuni inventanti, altri reali):
– “file sharing made simple – dropbox”
– “twitter inside your company – yammer”
– “a beatiful and simple photosharing app for iPhone – instagr.am”
– “the app store of APIs – Mashape”
– “Heroku for WordPress – WPEngine”

Passiamo poi all’esecuzione, il punto critico di ogni startup. Deve essere possibile poter vedere uno scheletro (alpha) di prodotto: capire come il team lavora sulla UX/UI, scoprire che tipo di competenze tecniche ha. 

Il Team
Sono preferibili di gran lunga team con fondatori tecnici. Il massimo è trovare persone che se la cavano egregiamente nel design/UX e anche nella programmazione.
Devono aver fatto qualcosa di significativo nella loro vita. Che sia l’aver organizzato un torneo di freccette in assenza di gravità oppure essere andati in giro per il mondo con 20 euro. Non importa cosa, l’importante è che non siano stati in tv a guardare la loro vita scorrere ma in qualche modo l’abbiano guidata.

Il mercato
Marco adora le startup che partono con le idee chiare sui ricavi dal giorno 1. Un servizio di nicchia nel Saas va benissimo mentre pensare di realizzare il Twitter del 2011 oppure Facebook de noartri non va bene. Il business deve poter scalare in rapporto inversamente proporzionale all’aggiunta di risorse. 5 persone = 1 ml di ricavi, 50 persone = 20 milioni di ricavi (o meglio 50).

Business Plan

Li odio da sempre. Non li guardo perchè nel settore internet/mobile è molto difficile che un business plan senza ancora alcuna metrica reale possa rivelarsi azzeccato. Preferisco un buon piano di spesa per il primo periodo che permetta di sapere quanti mesi di vita ha davanti la startup.