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Martini lancia una campagna generata con l’AI

Nell’ambito delle sue attività di promozione, Martini ha pubblicato 9 spettacolari foto inedite. Ogni immagine è stata realizzata sulla piattaforma AI Midjourney per creare una rappresentazione visiva di nove cocktail con Martini.

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“Unbottling Martini” la campagna visiva fatta con l’AI

Per creare un’interpretazione unica dei prodotti Martini, alla piattaforma AI sono stati forniti gli ingredienti chiave delle bevande. Questo ha permesso al brand di proprietà della famiglia Bacardi la creazione di immagini che illustrano i sapori principali dei vari cocktail.

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Le foto rappresentano una gamma di bevande a base Martini, tra cui un Negroni Sbagliato e un Martini Vibrante & Tonic analcolico.

La campagna inaugura una nuova era per il marchio che con quest’operazione vuole educare i clienti sul profilo aromatico di Martini: “Con questa nuova suite di foto avanzate digitalmente, guardiamo al futuro, sfruttando la tecnologia all’avanguardia per introdurre i consumatori nel mondo di Martini rivelando cosa c’è in ogni bottiglia” ha dichiarato Avril Nunez, responsabile dello sviluppo creativo globale di Martini.

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I brand iniziano ad interessarsi alla creatività artificiale

Si tratta di uno dei primi esperimenti al mondo compiuto da un marchio di liquori. La campagna generata dall’intelligenza artificiale consolida lo status di Martini come leader culturale nello spazio pubblicitario delle bevande.

Martini non è il primo ad aver utilizzato l’intelligenza artificiale per creare immagini di campagna. Già Nestlé e Heinz hanno iniziato a sviluppare questo tipo di creatività per il marketing.

Nestlé ha usato l’intelligenza artificiale per espandere il dipinto “The Milkmaid” di Vermeer

Per celebrare l’arrivo del 2023, qualche settimana fa, i profili Instagram e Facebook di Mulino Bianco sono stati arricchiti da una deliziosa sorpresa: una pubblicità con immagini generate dall’intelligenza artificiale con delicati pancake immersi in luoghi mozzafiato. Sfondi iconici e abbaglianti di un futuro neanche così troppo lontano.

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Nonostante la rivoluzione generata dall’avvento della creazione di immagini da parte di software come Midjourney o Dall-E, il metodo di progettazione di questi visual rimane oggetto di dibattito.

Questi programmi per la creazione di immagini hanno accesso a un’infinità di dati e di artwork, alcuni dei quali sono stati creati da artisti, che hanno precedentemente pubblicato le loro opere sul web. Mentre le battaglie sul copyright si scaldano, il futuro di queste divergenze rimane incerto; solo il tempo ci dirà cosa ci aspetta.

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Content Marketing: strategie e tendenze per il 2023

Content is The King? È un assioma cui tutti aderiamo senza troppo indugio. Ed è proprio il Content Marketing la parola chiave del marketing digitale per il 2023. Le ragioni sono molteplici e ovvie.

Il content marketing è una strategia scalabile e a lungo termine, consente di convertire contatti e ottenere importanti livelli di ROI, possiede enormi potenzialità educative e didattiche. Insomma è una risorsa importantissima per ogni organizzazione che si rispetti.

Pertanto valutare i dati derivanti dalla strategia di content marketing è vitale per dirigenti o leader nel settore dei contenuti per gestire al meglio budget e risorse per ottenere risultati vincenti.

Quali sono i dati statistici da valutare per il content marketing 2023? Scopriamolo insieme.

Content Marketing 2023: focus sui percorsi di carriera dei content marketer

Una recente ricerca condotta dal Content Marketing Institute ha indagato alcuni aspetti significativi della carriera dei content marketer.

La survey, dal titolo Content Marketers Share Salaries, Career Paths, and More in 2023, ha cercato di mettere in luce alcuni focus sui percorsi professionali di chi si occupa di contenuti di marketing attraverso domande esplorative tra cui “Cosa significa lavorare nel content marketing? È una carriera gratificante? È ben retribuito? Qual è la traiettoria di carriera? L’obiettivo è quello di aiutare i content marketer a comprendere le loro opportunità e posizioni nonché di aiutare le aziende a sviluppare ruoli significativi e le risorse e le opportunità per mantenerli.

La rilevazione, come si legge dal report, ha verificato che sono in molti i content marketer pronti a fare il “grande salto” appena se ne presenta l’opportunità.

Il 54% dei content marketer, infatti, ritiene di dover essere pagato di più. L’indagine, infatti, ha rivelato che i marketer statunitensi (non appartenenti alla categoria dei lavoratori autonomi) percepiscono un reddito medio di poco superiore agli 82.000 dollari.

La forbice della disparità tra uomini e donne è abbastanza ampia: se un uomo guadagna circa 99 mila dollari, le donne si attestano a poco meno di 80 mila.

Ma si sa: quando si parla di carriera non si fa riferimento solo all’aspetto squisitamente economico ma anche, e soprattutto, alle posizioni apicali cui è possibile anelare. Solo il 31% delle donne ricopre ruoli direttivi o di vertice rispetto al 48% degli uomini e tra questi solo il 23 % dichiara di aver fatto progressioni di carriera nel proprio contesto aziendale.

La situazione dei content marketer in Italia

Questi dati non confortano soprattutto se si scende nel dettaglio della survey.

Il 57% dei partecipanti all’indagine ha dichiarato che saranno protagonisti di ‘Grandi dimissioni’ e che, presumibilmente, prevedono di trovare un nuovo impiego nel corso del 2023. Percentuale che risente anche dei livelli di stress cui sono sottoposti i content marketer: sfavorite le donne rispetto agli uomini.

Situazione analoga è quella nostrana. Sebbene la ricerca attiva di figure profilate e specializzate nel content marketing sia cresciuta notevolmente i livelli salariali non superano i 35 mila euro.

Secondo un’indagine di Job Pricing su 36 settori analizzati, le Digital Companies si posizionano al quinto posto per livello retributivo medio in Italia, con quadri e impiegati con RAL significativamente più alte rispetto alle medie dei settori tradizionali. Questo perché il digitale già da tempo si configura come un mercato molto competitivo, dove quadri e impiegati si spostano velocemente tra un’organizzazione e l’altra.

Il digitale ha fame di competenze che possano portare a innovazioni di business. E la leva della retribuzione è quella che spinge le persone a spostarsi.

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Qual è il destino dei content marketer

Un altro articolo, sempre su Content Marketing Institute, dal titolo Content Marketers: Here’s How To Ask for (and Get) the Salary You Want, invita i content marketer ad analizzare il mercato e a guardarsi intorno qualora sorga il sospetto di un salario poco adeguato alla propria posizione lavorativa.

Il trucco è capire quanto guadagnano altre persone che ricoprono la stessa posizione lavorativa. Uno strumento particolarmente utile indicato nell’approfondimento è ‘Creative Circle‘: la community di talent nel settore del marketing mostra la retribuzione media in base al titolo di lavoro e alla località.

La piattaforma, poi, consente di controllare le fasce salariali indicate per le offerte di lavoro attive nel settore del content marketing. Nell’analisi, l’editor di Content Marketing Institute Ann Gyn, traccia un percorso chiaro per quanti desiderano trovare maggiore gratificazione nel proprio contesto lavorativo.

Il suggerimento è di preparare argomentazioni volte a far aumentare la propria base salariale. In fondo è utile far percepire alla propria azienda quanto il proprio lavoro sia utile, quanto i colleghi valutano positivamente il proprio operato.

Come gestire al meglio i team di content marketing

I manager dei team di marketing avranno sicuramente molto a cui pensare. Innanzitutto progettare eventuali progressioni di carriera per content marketer, qualora non siano previste.

Collaborare con il reparto risorse umane è sicuramente un primo passo. Robert Rose, fondatore di CMI, nel suo Don’t Let Content Marketing Be a Dead-End Career, suggerisce uno schema esemplificativo dei ruoli e dei relativi avanzamenti di carriera.

Il rischio, infatti, è di non tener conto di una professione preziosa per le aziende e di alimentare un turnover elevato, come dimostrato di recente da una ricerca condotta da SHRM (Society for Human Resources Management).

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Tendenze di content marketing per il 2023

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione riguarda la ricerca annuale B2b che, quest’anno, ha evidenziato alcune aree in cui i content marketer potrebbero avere bisogno di ulteriore supporto da parte delle proprie organizzazioni.

Se il 71% dei marketer B2B afferma che il content è fondamentale per la propria organizzazione aziendale, soltanto il 40% sostiene di avere una strategia di content documentata e allineata agli obiettivi aziendali.

Dato confermato dal fatto che tra i marketer che affermano che la propria azienda vive importanti successi grazie al content marketing, circa il 29% degli intervistati, soltanto il 64% sostiene di aver programmato la propria strategia. Dato impietoso che dimostra una cosa molto semplice.

Ogni anno, infatti, si tirano le somme rispetto alle strategie poste in campo e il caso vuole che proprio strategie documentate e reportistiche raffinate, che mettano in luce soprattutto il ROI ottenuto, siano quelle vincenti e capaci di catalizzare meglio risorse aziendali per pianificare, creare, distribuire e misurare contenuti.

La ricerca B2B ha mostrato che anche nelle linee strategiche esistono molteplici punti di vista e divergenze. A farla da padrone sono eventi in presenza (seguiti poi dagli eventi virtuali), social media e community building, articoli e post brevi e video. Proprio i video, infatti, sono la tendenza del marketing B2B nel 2023: il 78% degli intervistati hanno deciso di puntare maggiormente su questi contenuti nell’anno in corso con un trend del +0.9% rispetto all’anno precedente.

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Video marketing 2023: coinvolgere, emozionare, raccontare

L’importanza dei video nel marketing è in continua crescita in ogni segmento di mercato.

Una recente ricerca del CMI ha dimostrato, infatti che il 73% degli esperti di marketing è convinto che i video siano diventati centrali nella loro pianificazione editoriale negli ultimi 12 mesi. Tra questi, circa il 69% si affida alla produzione di video in-house. 

Al netto della durata di un contenuto video e dei relativi risultati in termini di ROI ed engagement tutti i content marketer sono concordi con l’introduzione dei video nei propri piani editoriali investendo maggiori budget rispetto al 2022.

Il motivo è semplice: i video producono maggiore engagement. I buyer persona individuati sono sempre più sollecitati attraverso i trigger emozionali che discendono da un contenuto video, specialmente se il video in questione attiva dinamiche di racconto. La strategia di tendenza, infatti, è di produrre video che puntino allo storytelling dell’organizzazione.

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ChatGPT a scuola: perché non dovremmo vietarlo e come possiamo usarlo per insegnare

Quali rischi ci sono nell’utilizzo di ChatGPT a scuola?

ChatGPT è una tecnologia nuova: è un chatbot specializzato nella conversazione con gli essere umani basato su intelligenza artificiale e machine learning.

Sviluppato da OpenAI, è stato addestrato a partire dai modelli Instruct GPT ed è in grado di generare testi di varia lunghezza e complessità in base alle richieste dell’utilizzatore. L’applicazione può essere utilizzata attualmente per diversi scopi: instaurare un modello di conversazione, scrivere email e messaggi commerciali, redigere descrizioni di prodotti, creare contenuti per i social e compilare script di codice con una certa affidabilità.

La diffusione di massa ha già mandato nel panico molti insegnanti. Gli studenti lo usano per fare i compiti, spacciando per propri saggi e i contenuti generati dall’IA.

Gli insegnanti e gli amministratori scolastici si affannano a scoprire chi lo strumento per imbrogliare, e sono preoccupati per il caos che ChatGPT potrebbe creare.

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C’è chi si è spinto a dichiarare che l’Intelligenza Artificiale ha reso del tutto inutili i compiti a casa.

Il timore immediato e pratico è quello che gli studenti possano imbrogliare spacciando per propri i contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale, insieme al rischio che il bot possa fornire risposte sbagliate o fuorvianti.

L’altro lato della medaglia è che gli insegnanti stessi potrebbero usare ChatGPT per correggere compiti, equazioni ed elaborati in una frazione minima del tempo che sarebbe stato necessario per farlo, incorrendo nelle stesse problematiche.

Alcune scuole hanno affrontato la situazione con un giro di vite. Le scuole pubbliche di New York, per esempio, hanno recentemente bloccato l’accesso a ChatGPT sui computer e sulle reti scolastiche, citando “preoccupazioni per l’impatto negativo sull’apprendimento degli studenti e per la sicurezza e l’accuratezza dei contenuti”.

Anche le scuole di altre città americane, tra cui Seattle, hanno limitato l’accesso.

È facile capire perché gli educatori si sentano minacciati: ChatGPT è uno strumento straordinariamente capace approdato senza alcun preavviso e ha prestazioni ragionevolmente buone in un’ampia varietà di compiti e materie accademiche.

Ovviamente esistono sono domande legittime sull’etica della scrittura generata dall’IA e il problema principale è che le risposte fornite da ChatGPT potrebbero non essere accurate o addirittura fuorvianti. Ma è evidente che una piccola rivoluzione nel mondo della scuola è già iniziata.

Nonostante i dubbi e le perplessità, ChatGPT potrebbe essere impiegato come un ausilio all’insegnamento (non in sostituzione, quindi), stimolando la creatività degli studenti e offrendo un tutoraggio personalizzato in grado di prepararli meglio a lavorare con le Intelligenze Artificiali da adulti. Ecco perché il fenomeno non andrebbe osteggiato.

chatgpt per la scuola

ChatGPT a scuola: il ban non funzionerà

Il primo motivo per non vietare ChatGPT nelle scuole è che, onestamente, non funzionerà.

La scuola può bloccare l’accesso sui dispositivi di sua proprietà, ma gli studenti hanno a disposizione smartphone e computer e possono accedervi in qualunque altro modo fuori dall’orario delle lezioni.

Per esempio, ho chiesto proprio allo strumento in che modo si possano eludere queste limitazioni. Questo è quello che mi ha detto.

Per superare un blocco ai servizi serve conoscere la causa del blocco. Se il blocco è stato imposto dal tuo provider di servizi Internet o da un’altra autorità, potresti voler contattarli per chiedere informazioni su come sbloccare l’accesso. Se il blocco è stato causato da un problema tecnico, potresti voler provare a riavviare il tuo dispositivo o a contattare il supporto tecnico per ulteriore assistenza. In alcuni casi, è possibile utilizzare una VPN (Virtual Private Network) per aggirare il blocco e accedere ai servizi desiderati.

La soluzione, quindi, la offre proprio l’intelligenza artificiale.

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Puoi bloccare ChatGPT a scuola ma non a casa

Alcuni insegnanti ripongono grandi speranze in strumenti come GPTZero, un programma costruito da uno studente di Princeton che sostiene di essere in grado di rilevare la scrittura generata dall’IA. Ma questi strumenti non sono accurati al 100% ed è relativamente facile ingannarli cambiando qualche parola o usando un altro programma di I.A. per parafrasare alcuni passaggi.

Una possibile soluzione è che i chatbot dell’IA vengano programmati per “filigranare” i loro risultati in qualche modo, così che gli insegnanti possano individuare più facilmente il testo generato dall’IA. Ma anche questa è una difesa inconsistente. Al momento, ChatGPT è l’unico chatbot gratuito e facile da usare adottato dalla massa, ma siamo certi che a breve l’offerta aumenterà, diversificandosi.

Anche se fosse tecnicamente possibile bloccare ChatGPT, gli insegnanti dovrebbero impiegare moltissimo tempo alla ricerca dei contenuti teoricamente generati dall’Intelligenza Artificiale, rischiando poi di bollare come “artefatto” un elaborato invece del tutto originale. Ne vale davvero la pena?

Invece di iniziare una guerra senza fine con un esercito di chatbot, un primo valido approccio potrebbe essere quello di considerare ChatGPT alla stregua delle calcolatrici, permettendone l’utilizzo in alcune situazioni e vietandolo in altre e dando per scontato che, appena ne avranno l’opportunità, gli studenti lo utilizzeranno.

A conclusione dell’anno scolastico, si dovranno invece considerare strategie a medio e lungo termine.

ChatGPT può essere il migliore amico degli insegnanti

Il secondo motivo per non bandire ChatGPT a scuola è che, con il giusto approccio, può essere uno strumento didattico efficace.

Ad esempio, può essere utilizzato per creare delle linee guida per la composizione di elaborati testuali, che poi gli studenti dovranno seguire.

Da un lato, questa metodologia permetterebbe di spostare il focus sulla capacità di produrre un output sulla base di un riferimento; dall’altro, insegnerà ai giovani come relazionarsi con queste nuove tecnologie e trarne il massimo beneficio.

Ma la creazione di schemi è solo uno dei molti modi in cui ChatGPT potrebbe essere utilizzato in classe. Potrebbe invece essere utilizzato per scrivere piani di apprendimento personalizzati per ogni studente, sulla base delle attitudini individuali. Oppure, potrebbe generare idee per attività da sviluppare in classe.

La strategia dovrebbe essere quella di utilizzarlo come punto di partenza per migliorare le attività di base o per fornire un sistema di tutoraggio fuori dagli orari scolastici.

studenti che usano chatgpt a scuola

Conclusioni

La tecnologia su cui si basa ChatGPT non scomparirà magicamente: è arrivata ed è qui per restare.

Anzi, è probabile che le performance di questi algoritmi crescano in modo esponenziale, allargano i propri confini fino a inglobare molte più attività di quelle di cui si possono occupare attualmente.

Gli educatori che si oppongono a questi strumenti non sono affatto irrazionali: la tecnologia utilizzata è dirompente e richiede un adeguamento di diversi processi legati all’insegnamento.

Gli studenti di oggi si diplomeranno in un mondo pieno di programmi di intelligenza artificiale generativi. Dovranno conoscere questi strumenti, i loro punti di forza e di debolezza e le loro caratteristiche per poterli utilizzare nel mondo del lavoro.

Per essere buoni cittadini, avranno bisogno di un’esperienza pratica per capire come funziona questo tipo di I.A., quali tipi di bias ha alla base e e come non vada usato in modo improprio.

Inclusione significa dare valore alla diversità, l’intervista a Francesca Vecchioni

Fare campagne di marketing inclusivo è complesso. Richiede preparazione, studio, dialogo con le persone chiamate in causa, consapevolezza e coraggio. Ma quando decidi di farlo bene il riscontro che hai non è potente solo dal punto di vista dell’immagine del brand ma anche del fatturato.  

Ne abbiamo parlato insieme a Francesca Vecchioni e abbiamo fatto il punto della situazione in Italia rispetto alle tematiche di diversità e inclusione che, fin troppe volte, vengono sottovalutate o trattate guardando solo ai benefici economici.

Scrittrice, formatrice, attivista, esperta di linguaggi inclusivi, hate speech, unconscious bias e diritti civili, Francesca Vecchioni è Presidente di Diversity, fondazione no profit impegnata contro ogni forma di discriminazione e nella promozione del valore della diversità e della cultura dell’inclusione nel mondo dei media, delle aziende e nella società civile. 

L’intervista a Francesca Vecchioni

Sicuramente è uno dei volti più autorevoli in Italia rispetto alle tematiche legate alla diversity & inclusion, tanto da aver ideato i Diversity Media Awards, progetto di ricerca ed evento mediatico dedicato alla rappresentazione della diversità nei media nazionali di informazione e intrattenimento, e il Diversity Brand Summit, che identifica i brand considerati più inclusivi e ne misura il valore economico generato sulla base di una ricerca annuale consumer based (Diversity Brand Index). 

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I numeri del marketing inclusivo

Molto spesso si pensa che il marketing inclusivo sia solo il linguaggio e la comunicazione, poi ci si dimentica che per essere autentici e consistenti ed essere considerati “no washing” in realtà il valore che passa da un brand non passa solo attraverso le parole e la comunicazione che usa o le immagini in advertising, ma anche rispetto a quello che si sa, si pensa o si conosce di com’è anche internamente il brand. Per esempio quanto sia in grado, in qualche modo, di valorizzare e restituire l’inclusione verso le comunità. Quindi, essere inclusivi dipende molto da tanti fattori perché c’è una maturità anche nella valutazione dell’inclusione del brand” esordisce Francesca durante la nostra intervista. 

Proprio Diversity, insieme a Focus MGMT, si occupa ogni anno di un progetto di ricerca volto a misurare la capacità delle aziende di sviluppare con efficacia una cultura orientata alla diversity & inclusion, il Diversity Brand Index. 

Una cosa è certa, anche dai dati che emergono dal nostro report annuale, il posizionamento, cioè il coraggio del brand di posizionarsi su tematiche di inclusione è premiato da parte delle persone ed ha un ritorno positivo e non ha un ritorno negativo come ci si potrebbe immaginare. Il ritorno negativo ce l’ha quando il brand lo fa in maniera non autentica. Il Net Promote Score, cioè l’indice di passaparola positivo su internet che è direttamente collegato con i profitti dell’azienda, ha un valore positivo enorme riferito alle tematiche dell’inclusione, cioè se un brand sa parlare in maniera inclusiva. L’autenticità, in tal senso, è fondamentale perché esiste anche un modo di parlare, di essere inclusivi, di far percepire il marketing che si sta utilizzando, un modo che può essere percepito come autentico e una modalità che, invece, può essere percepita come strumentale. Questo fa molto la differenza, perché siamo in una fase storica in cui le persone hanno sempre più consapevolezza e comprensione dei valori che li circondano”.

I dati del Diversity Brand Index 2022 parlano chiaro.

I marchi percepiti come inclusivi registrano un Net Promoter Score in ulteriore crescita (+5,3p.p.) rispetto all’anno precedente, attestandosi a +86,5%; per gli altri, l’NPS rimane invece molto basso, sebbene in attenuazione rispetto al 2021 (-77,2% vs -90,9%). Si conferma inoltre il differenziale della crescita dei ricavi tra i due gruppi di aziende, con un +23% a favore di quelle percepite come maggiormente inclusive.

Di fatto, fare scelte che volte al mondo dell’inclusione non porta solo a benefici in termini di brand positioning ma anche in termini di profitto. 

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Come fare marketing inclusivo senza commettere errori

A questo punto la domanda viene naturale: perché le aziende sono così reticenti a fare delle operazioni di marketing inclusivo?

Penso che ci siano diverse ragioni. Partiamo dalla più banale: la non conoscenza e non competenza e quindi la paura di fare errori. Questa è una cosa a cui si può ovviare tranquillamente rivolgendosi a chi lo sa fare”.

Un bellissimo esempio, in tal senso, è l’advertising mondiale di Diesel, “Francesca”, realizzato da Publicis Italia con la consulenza di Diversity. Il corto, diretto da Francois Rousselet e interpretato dalla modella e attivista Harlow Monroe, riprende la transizione di Francesca nel tempo fino al momento in cui giunge alla sua vera identità. Il video si conclude con la realizzazione del suo sogno: entrare in convento e diventare suora.

Per farlo hanno chiesto sin dall’inizio il nostro intervento proprio per evitare di fare qualcosa di sbagliato, anche perché il tema metteva insieme identità di genere e religione. In quel caso, oltre ad aver seguito tutta la parte di casting, della gestione dello storyboard, ci siamo occupate anche di come la protagonista utilizza i farmaci. Ci sono tutta una serie di aspetti da seguire. Naturalmente il fatto che la protagonista sia una persona trans è essenziale. Quando fai comunicazione, è fondamentale avere sempre le persone che rappresenti sedute al tavolo. Una campagna così non può essere sul prodotto, deve essere sul brand e, soprattutto, valorizzare un tema attraverso il brand, ma nello stesso tempo deve parlare di quel tema con le comunità. E poi alla fine ci siamo occupati della restituzione, facendo un’analisi delle migliori associazioni al mondo a cui fare una donazione e abbiamo selezionato per loro un’associazione che si occupa di accessibilità al lavoro per le persone trans”. 

Quello che è chiaro è che per lanciare un messaggio inclusivo le aziende devono avere coraggio, essere autentiche e mantenere una coerenza tra l’interno e l’esterno. 

Il coraggio serve. Se decidi di lavorare su certi temi devi sederti con le persone con cui si parla perché altrimenti non sai parlare nella maniera corretta, hai bisogno di avere chiaro il registro narrativo perché se devi parlare in maniera inclusiva non puoi usare un registro paternalistico o pietistico, ma devi saperlo fare. Cosa che, invece, nella comunicazione purtroppo stereotipizzata classica è frequente. Se vuoi raggiungere e parlare di alcune persone che in qualche modo si sentono già marginalizzate non le raggiungerai mai se ne parlerai in maniera pietistica. Il paternalismo è uno degli errori più eclatanti dei linguaggi del marketing che vorrebbe essere inclusivo ma che di fatto non lo è” ha commentato Francesca.

Ma come possono i brand essere davvero inclusivi?L’inclusione non deve essere un atteggiamento paternalistico, deve essere piuttosto creare un ambiente in cui dare valore alla diversità. Questo significa non farlo dall’alto perché ho il potere di farlo, ma al contrario significa farlo insieme e scendere dal piedistallo in cui sono, nel momento in cui mi accorgo che questo mondo è disegnato in maniera scorretta. È per questo che nell’advertising, nelle aziende, nel marketing deve esserci un’accessibilità più ampia al lavoro, perché devono esserci le persone che pensano, che disegnano, che creano contenuti facenti parte di tutte le categorie della diversity. Invece noi continuiamo a far parte di un mondo che non mette tutti sulla stessa linea di partenza, c’è sempre qualcuno che parte con dei metri di svantaggio o di vantaggio. Il problema è che chi disegna il mondo ha dei metri di vantaggio, costringendo le persone che partono indietro a dover recuperare, ma naturalmente non è così semplice”.

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Rappresentare la diversità come tema principale nella nostra società

Eppure il tema dell’inclusione è sempre più cruciale nella nostra società attuale, tanto che da quest’anno a maggio si celebra il mese europeo della diversità in tutta l’UE. Con questa iniziativa la Commissione Europea incoraggia tutte le aziende a promuovere le politiche in materia di diversità e inclusione, coinvolgendo il personale in occasione di workshop o sui social, utilizzando ad esempio l’hashtag #EUDiversityMonth. 

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Ma perché rappresentare la diversità è così importante? Francesca Vecchioni spiega: “Ci sono ovviamente vari aspetti. Partiamo da quello più importante: la società è tutta diversa e quindi se non riesci a rappresentarla non stai parlando con tutte le persone. Se la persona non riesce ad identificarsi con la tua rappresentazione, non stai parlando con lei. Questo è essenziale nel marketing: se qualcuno non si sente protagonista del dialogo che stai attivando, ti ascolterà di meno. 

Ma questo primo punto è insufficiente perché la verità è che quando parli in maniera inclusiva non parli solo alle persone che stai coinvolgendo ma parli anche a tutte quelle persone che hanno a cuore quelle tematiche, anche se non sono parte di quelle comunità. Quindi i numeri che raggiungi sono ancora più ampi perché l’inclusione è un meccanismo di empatia fortissimo e le persone che raggiungi, riesci a raggiungerle con una forza e con un legame che è molto più forte di tanti altri legami perché è un legame di valore, perché ha a che fare con i valori profondi che ci portano verso le altre persone, che ce le fanno difendere, che ce le fanno tutelare. 

Poi c’è un aspetto che è legato all’immagine di un brand che non è solo i prodotti e i servizi che vuole vendere, ma è anche quanto vuole attirare valore su di sé anche per altre ragioni. Se il tuo brand sarà in grado di mostrare la propria inclusione e di farla anche al proprio interno significa che crea ancora più innovazione perché attirerai anche nuovo personale che avrà voglia di lavorare dentro un’organizzazione così e avrà un parco di talenti diversificato nell’ambito della diversità capace appunto di creare innovazione. 

Questo cerchio si chiude ricordandosi che più un’azienda è in grado di inglobare la diversità nella propria organizzazione più sarà in grado di scrivere e parlare verso l’esterno, di creare prodotti, servizi e comunicazione perché disegni già un ambiente che rispecchia meglio la società. Tutto questo ha un valore di benessere che ha un impatto sulla società e come brand attivi un valore di responsabilità verso il resto della società perché stai modificando un immaginario collettivo e quando lo fai in positivo stai abbattendo dei limiti e quindi crei valore. Questa cosa crea un benessere che ricade anche sull’economia naturalmente. Tutte le società che riducono le diseguaglianze sono società che aumentano il proprio benessere economico”.

A che punto è la situazione in Italia? 

Nonostante i brand che investono nella diversity & inclusion siano aumentati del +23%, in Italia siamo ancora lontani sul piano dell’inclusività. 

Ci sono tanti indici a livello internazionale per misurare le diseguaglianze e molti indicatori ci danno sempre indietro. L’Italia è indietro a partire dalla consapevolezza. Però siamo anche in grado di svegliarci perché siamo noi che facciamo la cultura di un Paese e l’advertising e il marketing fa parte di questo. Un’azienda deve essere consapevole dell’impatto che ha sull’immaginario collettivo. E sono felice che si possa rendere conto di quanto anche economicamente possa fare la differenza perché questo può spingerla a muoversi. L’aspetto economico, chiaramente, deve combaciare con l’aspetto culturale di coerenza, altrimenti è un rischio e basta”. 

Diversity, un punto di riferimento per la cultura dell’inclusione

Fondata nel 2013 da Francesca Vecchioni e Gabriella Crafa, “l’idea di Diversity è nata su un terrazzo di una notte d’estate in compagnia di amici. Eravamo io e Gabriella che siamo le due socie fondatrici e stavamo pensando in quel momento alle tematiche LGBTQIA+, ma da subito Diversity è nata su tutte le aree perché era impossibile concepirla solo su un’area. Stavamo ragionando sulla necessità di influenzare positivamente chi lavora nel mondo dei media per cercare di dare una rappresentazione che impattasse sull’immaginario collettivo e abbattesse gli stereotipi e i pregiudizi, ribaltando il pensiero negativo legato alla diversità in un pensiero positivo. Eravamo convinte che questo fosse più potente di tante altre battaglie.

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Come Diversity noi lavoriamo in tanti ambiti legati all’inclusione, sia sui media che sulle aziende. Ed è un lavoro che non finisce mai perché il linguaggio, la comunicazione sono in continuo movimento e noi lavoriamo mettendo insieme più soggetti e quindi anche noi continuiamo ad imparare. Lavoriamo con la ricerca, con le università, con gli osservatori per reperire i dati, lavoriamo con le comunità e con le associazioni, lavoriamo con chi fa comunicazione, con chi si occupa di idiomi e di linguaggio”.

Certo, fare campagne di marketing inclusivo è complesso. Richiede preparazione, studio, dialogo con le persone chiamate in causa, consapevolezza e coraggio. Ma quando decidi di farlo bene il riscontro che hai non è potente solo dal punto di vista dell’immagine del brand ma anche del fatturato. 

LEGGI ANCHE: Inclusione e diversità danno forza alla tua strategia di comunicazione: ecco come

La campagna di IKEA Israele

Una campagna molto bella è “ThisAbles” di IKEA che ha realizzato add-on per i loro mobili. Hanno creato i file per fare la stampa digitale di questi oggetti da aggiungere ai loro mobili per renderli fruibili per tutte le disabilità motorie o difficoltà legate alla salute mentale. IKEA ha mostrato i dati e quei prodotti avevano aumentato le loro vendite del 30%. Questo non è solo marketing inclusivo, è design inclusivo. E il concetto è che al tavolo hai portato le persone con disabilità altrimenti non saresti riuscito a farlo”.

Il punto chiave di tutto sono le persone. Non puoi fare a meno di parlare di loro dopo averle ascoltate, dopo aver capito le loro istanze e dopo averle portate a credere nei tuoi valori. Valori che prevedono etica, rispetto, inclusione e benessere. 

Francesca Vecchioni, che di recente ha pubblicato con Luca Trapanese il libro per bambine e bambini “Le avventure del SottoSotto – una città segreta sotto la 3° C”, ha saputo sintetizzare tutto questo in poche parole: «Nel marketing l’impatto sull’immaginario collettivo è enorme, quindi la responsabilità nel saper usare questo strumento eccezionale è fondamentale».

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Content Creation: cosa devi sapere per stupire il tuo pubblico

Vivere in quella che oggi viene definita come digital society vuol dire soprattutto mantenersi in equilibrio tra l’online e l’offline e abituarsi al fatto che entrambi gli spazi siano l’uno complementare dell’altro.  I nativi digitali, soprattutto i membri della Z Generation che proprio avvalendosi delle nuove tecnologie hanno dovuto adattarsi ad un mondo post-pandemico in piena trasformazione, vivono da sempre immersi nel mare magnum di contenuti che vengono prodotti e veicolati soprattutto sulle varie piattaforme digitali e i social media.  Ma saper intercettare anche fasce generazionali che hanno dovuto imparare ad utilizzare gli strumenti digitali rappresenta la vera sfida del content marketing.

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Un bravo scrittore di contenuti sa rendere un’idea una storia avvincente e gli esperti di marketing sanno come creare contenuti che conducano il pubblico ad agire. Ma il lavoro del marketer di contenuti deve saper coniugare entrambe le cose e, seguendo la scia dello storytelling, creare storie che siano anche dei contenuti propedeutici all’azione.

Ma quali sono i passi fondamentali che renderanno i tuoi contenuti vincenti?

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Content marketing: stabilisci il tuo personale modello di creazione di contenuti

Prima di stabilire quale sia la strada migliore da seguire, analizza il tuo brand e poniti alcune domande: qual è la natura della tua azienda? Quante risorse e quanto budget hai a disposizione? Come lavorano i tuoi diretti concorrenti?

Ecco, quindi, alcune delle strade che puoi perseguire in base alle caratteristiche del tuo brand.

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Crea un team interno

Se la tua azienda attribuisce un’alta priorità alla creazione di contenuti originali o intende essere presente, con contenuti diversificati, su diverse piattaforme, allora una squadra di scrittori che lavora a tempo pieno sui tuoi contenuti è ciò che fa al caso tuo.

Sfrutta le tue risorse interne esperte in materia

Se la content creation per il tuo brand richiede specifiche competenze tecniche, puoi coinvolgere le risorse interne alla tua azienda e attingere alle informazioni della direzione esecutiva, del personale di vendita, dei product manager e di altri dipendenti.

Outsourcing

Le piccole imprese, le startup, le organizzazioni non profit e tutte quelle aziende che non sono ancora pronte ad investire grosse risorse sulla creazione di contenuti potrebbero prendere in considerazione lavorare con scrittori freelance o con agenzie di contenuti creativi.

Collaborazioni esterne

Aziende con una community forte e attiva potrebbero coinvolgere personalità esterne per la scrittura di articoli da pubblicare sui blog o i siti web del brand. Se si tratta di un’azienda B2B, puoi rivolgerti ai leader di pensiero del settore, se invece si tratta di un’azienda B2C, puoi consentire ai tuoi follower di inviare contenuti generati dagli utenti stessi.

Scopri gli strumenti di scrittura AI

La recente tecnologia GPT di OpenAI ci fa capire quanto la creazione di contenuti da parte dell’intelligenza artificiale sia solida e conveniente.

Certo, è necessario che gli esperti di settori compiano un controllo qualità sui contenuti e che seguano l’intero processo di creazione, ma l’intelligenza artificiale potrebbe farti risparmiare molto tempo se utilizzata per creare le bozze che poi verranno perfezionate ed editate dal team di scrittori.

LEGGI ANCHE: 10 keyword del 2022 che useremo sempre di più nel 2023

Allinea i contenuti con i tuoi obiettivi strategici

Ora che hai deciso quale strada percorrere per creare i tuoi contenuti, è necessario che essi siano in linea con gli obiettivi strategici che il tuo brand intende perseguire. Per farlo, procedi con calma, seguendo alcune fasi fondamentali.

content strategy

Scegli il formato e il tipo di contenuto

Articoli brevi, video, case study ed eventi virtuali si sa, sono i formati più gettonati. E come potrebbe essere altrimenti? Immediatezza, velocità ed esempi a cui ispirarsi rappresentano il mix vincente per il marketing online. Tuttavia, ci sono alcune eccezioni.

Infatti, anche se questi formati sono i più popolari, non è detto che siano adatti al tuo marchio. Anzi, percorrere una strada meno popolare potrebbe aiutarti a distinguerti dalla concorrenza.

Ecco alcune opzioni tra cui potrai scegliere: blog e siti web, video e contenuti visivi, case study, eventi virtuali, live o ibridi, email e newsletter, podcast e altri contenuti audio, mezzi sociali, contenuti interattivi.

Content Strategy: rendi il tuo approccio unico

L’errore più comune quando ci si approccia al processo di content creation è quello di voler coprire più ambiti contemporaneamente, anche molto diversi l’uno dall’altro. Può essere fondamentale per il tuo brand riuscire a rintracciare la tua nicchia di pubblico e creare contenuti specifici da rivolgere proprio a quest’ultima.

Insomma, dar vita ad una nicchia di contenuti, o meglio cercare l’inclinazione giusta per raccontare la tua storia ai tuoi clienti e potenziali tali.

Crea storie avvincenti che il tuo pubblico adorerà

Determinare gli argomenti, generare idee, mantenere un’elevata creatività e qualità non sono le uniche considerazioni da tener presente prima di creare una solida base di contenuti per il tuo brand. La storia che racconterai al tuo pubblico deve essere unica, perché unico è il tuo brand: prezioso, ricco di sfaccettature, ma anche dalla forte identità.

Tutto questo, abbinato ad una buona strategia di marketing, porterà il tuo pubblico ad agire per supportare la tua azienda.

content marketing

Identifica argomenti e contenuti utili

Ascolta e osserva il tuo pubblico attraverso gli strumenti messi a disposizione da Google e da altri software. Identifica le aree tematiche principali su cui il tuo pubblico di destinazione cerca attivamente informazioni. Elimina gli argomenti che non riflettono l’identità del tuo marchio.

In questo modo, i tuoi contenuti saranno utili e centrati, ma non ti allontanerai dalla vera natura del tuo brand.

Content Creation: dai priorità alle idee e genera articoli creativi

Il brainstorming può aiutare a dar vita ad idee creative e, talvolta, vincenti. Ma è necessario comprendere che non tutte le idee, anche se in teoria sembrano fantastiche, possono essere realizzate facilmente e non è detto che siano davvero adatte al tuo brand.

All’interno del flusso creativo generato dal tuo team è necessario, dunque, saper portare ordine e selezionare in maniera precisa le idee che possono essere realizzate e quelle che, a volte a malincuore, vanno accantonate.

Trasforma le tue idee in storie risonanti

Infine, sarà necessario scrivere una storia avvincente e risonante a partire proprio da quelle idee. Non è semplice dare vita a storie che riescano davvero a muovere il tuo pubblico. Avvalerti di un buon team di scrittori (vedi paragrafo 1) è un ottimo punto di partenza. Successivamente, utilizza al massimo i tuoi poteri di persuasione per spedire la tua storia nel mondo e ottenere i risultati che ti sei prefissato all’inizio del processo.

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Big Activation: Louis Vuitton e la spettacolare collaborazione con Yayoi Kusama

Louis Vuitton e la spettacolare collaborazione con Yayoi Kusama

A distanza di dieci anni, Louis Vuitton e Yayoi Kusama tornano a lavorare insieme, con una speciale collezione e una serie di iniziative che attraversano l’intero pianeta.

La collaborazione tra l’artista giapponese di fama mondiale e il brand di lusso si rinnova con un progetto che si preannuncia come spettacolare. Gli iconici pois, alter ego dell’artista, fanno il giro del mondo.

Yoyoi Kusama x Louis Vuitton

Kusama ha incantato le persone di tutto il mondo con la sua arte, compiendo un viaggio straordinario dal Giappone rurale fino alla fama internazionale e al riconoscimento come artista femminile più influente del nostro tempo.

Sfumando i confini tra i generi, continua ad affascinare generazioni attraverso le sue magiche creazioni.

Louis Vuitton e la spettacolare collaborazione con Yayoi Kusama

Louis Vuitton e Yayoi Kusama si uniscono per creare una collezione unica che celebra il potere dell’arte, dell’audacia e della maestria artigianale.

La collaborazione vede la reinterpretazione dei motivi iconici del brand: il leggendario monogramma di LV viene reimmaginato con elementi tratti dai pezzi firmati da Kusama come Infinity Dots, Painted Dots, Psychedelic Flower e Metal Balls.

A dimostrazione del savoir-faire di Louis Vuitton, un’innovativa tecnica di serigrafia riproduce le pennellate di Kusama, dando vita a un effetto 3D dipinto a mano straordinariamente realistico“.

Louis Vuitton e la spettacolare collaborazione con Yayoi Kusama

Applicate a mano, una per una, le mezze sfere metalliche di varie dimensioni animano una selezione di pezzi della collezione con un sorprendente effetto a specchio argentato” si legge in una nota. Il risultato è una rivisitazione innovativa di stili senza tempo che celebra l’arte attraverso la moda.

Creatività senza precedenti in giro per il mondo

Il progetto è diventato subito un fenomeno mondiale, la speciale collaborazione è uno spettacolo indimenticabile da vivere nelle città principali in cui il brand è presente, ma anche in mondi immersivi creati appositamente.

Sulla Fifth Avenue di New York è comparsa l’artista di 93 anni in formato robot che dipinge i suoi famosi pois all’interno della vetrina del negozio.

Louis Vuitton e Yayoi Kusama

Oltre all’automa, nell’elegante negozio della Fifth Avenue si rende omaggio a Kusama attraverso una gigantesca installazione che decora la facciata del palazzo.

Spiccano anche le imponenti strutture 3D a Tokyo. L’enorme display mostra inizialmente il baule LV Damier a pois per poi rivelare le tre iconiche zucche di Kusama.

Le animazioni ruotano su immagini di sfere luccicanti provenienti dall’opera d’arte Narcissus Garden insieme ad altri oggetti LV della collezione.

La seconda collaborazione di Louis Vuitton con l’artista Yayoi Kusama, passa anche dal flagship store degli Champs-Élysées che subisce un massiccio restyling con una gigantesca scultura di Yayoi Kusama che sbircia dall’alto dell’edificio.

Louis Vuitton

Il progetto riconosce le opere d’arte come qualcosa di veramente speciale, in grado di connettere le persone di tutto il mondo con il suo irresistibile fascino.

I nuovi spazi di Louis Vuitton a Milano

Il nuovo concept store di Louis Vuitton a Milano ha aperto negli spazi dell’ex Garage Traversi a pochi passi da Piazza San Babila.

Mentre procedono i lavori di rinnovo nella sede storica di Palazzo Taverna, dove il marchio prevede di tornare tra due anni, si inaugura una nuova location suddivisa su tre livelli che ospita spazi dedicati al retail e a progetti speciali con un calendario che alterna pop up experience ed esibizioni immersive dalla vocazione artistica e culturale.

Per annunciare la nuova collezione in edizione speciale, in San Babila, sulle tre colline della piazza, sono comparse tre zucche colorate a pois in netto contrasto con l’architettura fascista del luogo.

LEGGI ANCHE: Stella McCartney lancia S-Wave, il simbolo della sostenibilità

notizie della settimana - weekly recap copertina

ChatGPT a pagamento e le altre notizie Ninja della settimana

Tra le notizie della settimana diamo grande spazio alle conversazioni su AI e ChatGPT.

L’intelligenza artificiale non è affatto un concetto nuovo, ma quando uno strumento così potente conquista l’adozione di massa, l’effetto è disruptive e destabilizzante.

Avevamo iniziato a parlare dell’esplosione di ChatGPT prima della pausa natalizia (in questo articolo abbiamo “intervistato” l’AI di OpenAI e qui abbiamo parlato con gli autori del Manifesto italiano dell’AI), ma proprio alla fine dell’anno il generatore di testi ha monopolizzato i feed dei social network.

E non sono solo i Copywriter a tremare per l’introduzione di questa tecnologia a livello massivo: immagini, modelli 3D, avatar e persino musiche e voci possono essere generate da questi strumenti (qui trovi una bella lista di tool), mentre le Big del Tech studiano diversi livelli di introduzione del sistema nei loro prodotti e crescono le preoccupazioni sulla regolamentazione dei diritti d’autore.

Occhi, quindi, ben aperti sugli sviluppi di questa tecnologia nel 2023 appena iniziato, su come impatteranno sul mondo del lavoro, sulla SEO, sui processi aziendali e i trend di marketing e sulla Creator Economy.

Puoi ascoltare queste e le altre notizie selezionate per i nostri abbonati tra oltre 30 fonti internazionali anche in formato podcast.

OpenAI inizia la sperimentazione di ChatGPT Professional

La startup ha annunciato su Discord che presto lancerà una versione premium del suo chatbot diventato virale. OpenAI ha dichiarato che sta “iniziando a pensare a come monetizzare ChatGPT per garantire la redditività a lungo termine dello strumento“.

Per accedere alla versione a pagamento al momento c’è una waitlist.

Come funzionerà il copyright per i contenuti generati dall’AI

Se lo chiede Chris Sutcliffe in un articolo su TheDrum, per capire in che modo la pubblicità e il marketing potranno effettivamente sfruttare l’intelligenza artificiale. Non esiste ancora uno standard su “quanto” sia necessario l’intervento umano perché l’output sia considerato tutelabile e, anzi, probabilmente sarà una questione che spetterà ai tribunali valutare.

OpenAI potrebbe valere 29 miliardi di dollari

L’azienda creatrice di ChatGPT starebbe discutendo la vendita di azioni ai fondi di venture Thrive Capital e Founders Fund. Secondo il WSJ l’offerta valuterebbe la società intorno a 29 miliardi di dollari, rendendola una delle startup più preziose degli USA.

Le notizie della settimana: i rischi SEO dei contenuti generati con l’AI

Uno strumento potente con delle limitazioni che è importante conoscere, prima di decidere di utilizzarlo per un progetto SEO.

Leggi qui potenzialità e limiti di questa pratica.

Microsoft vuole aggiungere Chat GPT a Office

Secondo quanto riportato da The Information, l’azienda intende incorporare l’intelligenza artificiale alla base di ChatGPT in Word, Outlook, Powerpoint e altre applicazioni. Gli utenti avranno così la possibilità di arricchire un documento con porzioni di testo generati automaticamente, sulla base di una richiesta digitata.

Instagram inizia il rilascio del badge “Trending”

La funzione per gli account business identificherà quei brand che riescono a ottenere più visite da parte degli utenti a parità di follower.

notizie della settimana funzione trending di instagram

Il “vero metaverso” ancora non esiste, ma interessa sempre più brand

Secondo l’analisi dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, dei 141 mondi virtuali esistenti solo il 44% (62 piattaforme) è già Metaverse Ready, ossia liberamente accessibile da chiunque, persistente, economicamente attivo e con componenti di interoperabilità.

Rientrano in questa categoria piattaforme come Decentraland, The Sandbox o l’italiana The Nemesis.

Le aziende però stanno già dimostrando forte interesse e stanno testando l’ingresso in mondi virtuali, con ben 308 progetti realizzati da 220 aziende. La maggioranza riguarda i settori Retail (30%) ed Entertainment (30%), ma si trova anche un 9% di progetti Finance and Insurtech e il 5% Food&Beverage.

H&M punta sulla sostenibilità con un’attivazione su Roblox

Il marchio ha creato un nuovo regno virtuale chiamato Loooptopia Experience.

Gli utenti possono esplorare una varietà di mondi alternativi e interagire con mini-giochi, sessioni di styling ed eventi dal vivo per raccogliere ingredienti e creare capi di abbigliamento che possono essere indossati dal proprio avatar digitale. I giocatori possono anche scambiare i vestiti con gli amici o riciclarli per guadagnare “elementi super-rari”.

Il 2023 sarà l’anno dell’esplosione della creator economy

Man mano che l’economia dei creatori diventa un punto di riferimento per il settore, i marketer dovranno trattare queste partnership come investimenti utili, invece che come aggiunte dell’ultimo minuto ed economicamente vantaggiose per le campagne.

Tra la rapida ascesa di TikTok, l’espansione di Instagram e la proliferazione di nuove piattaforme di social media, non è mai stato così facile per i marchi entrare in contatto diretto con i consumatori. L’analisi è di AdWeek.

I giorni migliori per postare sui social nel 2023

A fare il punto sul timing giusto arriva in soccorso di tutti i social media manager un’agile infografica di Giraffe.

notizie della settimana - i giorni migliori per postare sui social

Il lunedì va bene solo per Facebook e TikTok, mentre via libera su (quasi) tutti i social il venerdì.

Le notizie della settimana: Marketing Outlook 2023

Con la Marketing Manager Marianna Tramontano, abbiamo sintetizzato il punto di vista delle principali società di consulenza e Big Tech.

Partendo dal contesto e dal consumatore, abbiamo identificato quelle aree strategiche e le tecnologie in cui sia le aziende B2C e sia quelle B2B dovranno investire.

Ascolta qui quello che ha detto ai nostri microfoni.

 

GDPR loves Matomo: l’alternativa a Google Analytics che forse non conoscevi

Continuano senza sosta i nostri appuntamenti con i Webinar PRO targati Ninja: tutti gli insight, trucchi, trend, dietro le quinte sui temi caldi del momento, condivisi con voi.

L’argomento di questa puntata è dedicato a Matomo Analytics come strumento GDPR oriented alle analytics, scopriremo perché parlando di GDPR Matomo può essere una valida alternativa a Google Analytics, quali sono le sue principali funzionalità e le best practice per integrarlo.

A parlarne con noi  Francesco De Nobili, Digital Marketing Manager.

Non perderti i punti salienti dell’intervista:

  • Perché Matomo può essere un’alternativa a Gooogle Analytics
  • Le principali funzionalità
  • Best practice per l’integrazione di Matomo

chatgpt per la SEO

7 cose da sapere su ChatGPT prima di utilizzarlo per i contenuti e per la SEO

ChatGPT (Chat Generative Pre-trained Transformer) è un chatbot specializzato nella conversazione con gli essere umani basato su intelligenza artificiale e machine learning.

Cos’è

Sviluppato da OpenAI, è stato addestrato a partire dai modelli Instruct GPT ed è in grado di generare testi di varia lunghezza e complessità in base alle richieste dell’utilizzatore. L’applicazione può essere utilizzata attualmente per diversi scopi: instaurare un modello di conversazione, scrivere email e messaggi commerciali, redigere descrizioni di prodotti, creare contenuti per i social e compilare script di codice con una certa affidabilità.

La qualità degli output prodotti è sorprendente, tanto da giustificare l’idea di utilizzarlo a fini SEO, ma ci sono diversi aspetti da comprendere prima di prendere in considerazione il suo utilizzo per queste attività.

chatgpt per la seo screen

A cosa serve ChatGPT

ChatGPT è utilizzato principalmente per generare testo in modo autonomo in base ai prompt forniti. Può essere utilizzato in molti ambiti diversi, tra cui:

  • Generazione di testo: ChatGPT può essere utilizzato per generare testo scritto in modo autonomo, come racconti, articoli, e-mail e molto altro.
  • Risposta alle domande: ChatGPT può essere utilizzato per rispondere alle domande degli utenti in modo autonomo, come in un assistente virtuale.
  • Traduzione automatica: ChatGPT può essere utilizzato per tradurre il testo da una lingua all’altra.
  • Generazione di codice: ChatGPT può essere utilizzato per generare codice in modo autonomo, semplificando il processo di sviluppo per gli sviluppatori.
  • Creazione di chatbot: ChatGPT può essere utilizzato per creare chatbot in grado di interagire con gli utenti in modo autonomo.
  • Creazione di assistenti vocali: ChatGPT può essere utilizzato per creare assistenti vocali in grado di comprendere e rispondere alle richieste degli utenti in modo autonomo.

LEGGI ANCHE: Immagini, testi e musica: le applicazioni AI più cool del momento

Come si usa ChatGPT e cos’è il prompt

Per generare testi con ChatGPT è necessario fornire un prompt al modello: il prompt è il testo di input che viene fornito per generare il testo in uscita e può essere qualsiasi cosa: una frase di partenza per scrivere un articolo o un racconto o una domanda per la quale si vuole ottenere una risposta.

Può quindi trattarsi di una singola frase o di un paragrafo intero, a seconda delle esigenze specifiche (per esempio, un prompt può essere la richiesta di revisionare un testo alla ricerca di errori).

Inoltre, il prompt può essere utilizzato per generare testo continuando una storia o un discorso già esistente, in modo da generare testi più coerenti e plausibili. In generale, più è preciso e specifico, più preciso e specifico sarà il testo generato da ChatGPT.

chatgpt per la seo

Source: openai.com

In che modo ChatGPT riesce a fare quello che fa

ChatGPT è un modello di apprendimento automatico chiamato Large Learning Model.

Un modello di apprendimento di grandi dimensioni è un’intelligenza artificiale addestrata su grandi quantità di dati in grado di prevedere la parola successiva in una frase.

Più dati sono disponibili per l’addestramento, migliore sarà il risultato: a volte i modelli linguistici di grandi dimensioni sviluppano capacità inaspettate.

L’Università di Stanford, infatti,  ha documentato come un aumento dei dati di addestramento abbia permesso a GPT-3 di tradurre un testo dall’inglese al francese, anche se non era stato addestrato specificamente per questo compito.

I grandi modelli linguistici come GPT-3 (e GPT-3.5, che è alla base di ChatGPT) non sono infatti addestrati per svolgere compiti specifici, ma vengono addestrati con un’ampia gamma di conoscenze che possono poi applicare ad altri domini.

Il processo è molto simile al modo in cui impariamo noi esseri umani. Per esempio, impariamo i fondamenti della falegnameria, possiamo applicare quelle conoscenze per costruire un tavolo, anche se non ci è mai stato insegnato specificamente come farlo.

Il GPT-3 funziona dunque in modo simile al cervello umano, in quanto contiene conoscenze generali che possono essere applicate a più compiti.

ChatGPT incorpora un altro modello linguistico di grandi dimensioni, chiamato InstructGPT, che è stato addestrato ad accettare le indicazioni degli esseri umani e le risposte lunghe a domande complesse.

Questa capacità di seguire le istruzioni rende ChatGPT in grado di ricevere istruzioni per creare un output su praticamente qualsiasi argomento e di farlo in qualsiasi formato, rispettando i vincoli imposti, come il numero di parole e l’inclusione di punti specifici dell’argomento.

LEGGI ANCHE: SEO Copywriting: scrivi contenuti migliori, ottieni risultati migliori

Cosa c’è da sapere su ChatGPT

Appare ormai chiaro che ChatGPT sia in grado di scrivere contenuti testuali praticamente su qualsiasi argomento, perché è addestrato su un’ampia varietà di testi disponibili al pubblico.

Tuttavia, presenta delle limitazioni che è importante conoscere prima di decidere di utilizzarlo per un progetto SEO.

Il limite più grande è che ChatGPT non è affidabile al 100% sulle informazioni. Il motivo per cui è impreciso è che il modello si limita a prevedere quali parole dovrebbero venire dopo la parola precedente in una frase di un paragrafo su un determinato argomento. Non si preoccupa dell’accuratezza perché non è quello il suo compito specifico.

E fornire una giusta informazione dovrebbe essere la preoccupazione principale di chiunque sia interessato a creare contenuti di qualità.

#1. Quanto sono accurate le risposte di ChatGPT

La precisione delle risposte generate da ChatGPT dipende da diversi fattori, tra cui la qualità e la quantità dei dati di addestramento utilizzati per addestrare il modello, la qualità del prompt fornito e la configurazione dei parametri del modello.

In generale, quanto più grande è il dataset utilizzato per addestrare il modello, tanto più preciso sarà il modello nella generazione del testo. Inoltre, quanto più preciso e specifico è il prompt fornito, tanto più preciso sarà il testo generato. Tuttavia, alcuni ambiti possono essere più difficili da generare rispetto ad altri, come ad esempio quelli tecnici o scientifici.

In generale, si tratta uno strumento molto potente ma non è infallibile. Le risposte generate possono contenere errori o imprecisioni, quindi è importante rivedere e verificare il testo generato prima dell’utilizzo.

#2. Le limitazioni al contenuto

ChatGPT non può occuparsi e scrive di qualunque argomento: è specificamente programmato per non generare testo su argomenti violenti, sesso esplicito e contenuti dannosi (come, ad esempio, le istruzioni su come costruire un ordigno esplosivo).

#3. Non si aggiorna in tempo reale

Un’altra limitazione è che non è a conoscenza dei contenuti creati dopo il 2021. Quindi, a meno di non utilizzare ulteriori addon per integrarlo al motore di ricerca, se i contenuti che vogliamo produrre devono essere aggiornati e freschi, ChatGPT nella sua forma attuale potrebbe non essere poi così utile.

#4. Le risposte sono condizionate da bias e pregiudizi

Un limite importante da tenere presente è che è addestrato per essere utile, sincero e innocuo: sono pregiudizi intenzionali incorporati nella macchina per evitare i comportamenti negativi.

Si tratta certamente di un’impostazione con buone intenzioni, ma che non può fare a meno di modificare il risultato rispetto a quello che potrebbe idealmente essere, minando la neutralità della risposta: il bias cambia l’output producendo un testo “meno neutrale”.

#5. Richiede istruzioni dettagliate per fornire un risultato valido

ChatGPT richiede istruzioni dettagliate per produrre un contenuto di qualità: più istruzioni gli vengono fornite, più sofisticato sarà il risultato.

Questo è sia un punto di forza ma anche un limite di cui essere consapevoli: meno istruzioni ci sono nella richiesta di contenuto, più è probabile che l’output condivida un output simile con un’altra richiesta.

Il sistema è progettato per scegliere parole completamente casuali quando prevede quale dovrebbe essere la parola successiva in un articolo, quindi è logico che non si plagi da solo, ma se vogliamo ricevere in risposta un contenuto assolutamente originale e di qualità superiore, abbiamo bisogno di impiegare molto tempo nella compilazione del prompt da sottoporgli.

#6. I contenuti generati dall’AI potrebbero essere identificati dai motori di ricerca

Gli sviluppatori  di Google e di altre organizzazioni hanno lavorato per molti anni su algoritmi in grado di individuare con successo i contenuti generati dall’intelligenza artificiale.

Hanno scoperto che alcune caratteristiche statistiche del testo generato dall’intelligenza artificiale, come i punteggi dell’indice di Gunning-Fog e dell’indice di Flesch, erano utili per prevedere se un testo fosse stato generato dal computer, anche se il programma aveva utilizzato un algoritmo progettato per eludere il rilevamento.

#7. Il watemark invisibile sui contenuti generati dall’AI

I testi generati con l’intelligenza artificiale includono una sorta di filigrana che li rende identificabili. I ricercatori OpenAI hanno sviluppato un watermarking crittografico che aiuterà a rilevare i contenuti creati attraverso un prodotto OpenAI come ChatGPT.

Questo watermark potrebbe consentire una differenziazione nelle operazioni di crawling e pregiudicare il posizionamento del contenuto in risposta alla query di un utente sui motori di ricerca.

Oppure, dare vita a una sorta di “crawling etico” e trasparente, evidenziando una differenza tra un contenuto generato da un algoritmo e un testo scritto da un essere umano.

LEGGI ANCHE: SEO per il Metaverso: le nuove strategie di Content Marketing

È dannoso per la SEO pubblicare articoli generati dall’intelligenza artificiale?

Cosa si rischia utilizzando le AI per la generazione di testi da pubblicare sotto forma di articoli a fini SEO?

Partiamo col dire che è ormai abbastanza scontato che i contenuti AI generated siano rilevabili, sebbene molti sostengano che non ci sia modo per Google di sapere se un contenuto è stato generato o meno con l’Intelligenza Artificiale.

La questione è più o meno già risolta, tanto che persino i contenuti che utilizzano algoritmi anti-rilevamento possono essere rilevati: il rilevamento di contenuti generati dalle macchina è stato oggetto di ricerca per molti anni, compresa la ricerca su come rilevare i contenuti tradotti automaticamente da un’altra lingua.

I contenuti generati con ChatGPT violano le linee guida di Google

John Mueller, Senior Search Analyst / Search Relations team lead di Google, nell’aprile 2022 ha affermato che i contenuti generati dall’intelligenza artificiale violano le linee guida di Google.

Per noi questi contenuti rientrano ancora nella categoria dei contenuti generati automaticamente, che rappresentano una violazione delle linee guida per i webmaster.

E le persone hanno generato automaticamente contenuti in molti modi diversi. Per noi, se si utilizzano strumenti di apprendimento automatico per generare i contenuti, è essenzialmente come se si mescolassero le parole, si cercassero i sinonimi o si facessero “trucchi di traduzione”, quindi lo consideriamo spam“.

Google ha anche recentemente aggiornato la sezione “contenuti generati automaticamente” della pagina per gli sviluppatori dedicata allo spam. Creata nell’ottobre 2022, è stata aggiornata alla fine di novembre 2022. che recita:

Il contenuto generato automaticamente (o “autogenerato”) è un contenuto che è stato generato programmaticamente senza produrre nulla di originale o aggiungere sufficiente valore“.

Il semplice fatto di essere un contenuto generato automaticamente non lo rende “spammoso”. È la mancanza di tutti i valori aggiunti e delle qualità generali a rendere questi contenuti problematici.

I testi generati con l’AI potranno contenere watermark

Poche settimane prima del rilascio di ChatGPT, i ricercatore di OpenAI hanno dichiarato che il watermarking è “auspicabilmente” in arrivo nella prossima versione di GPT.

Come accennato in precedenza, questa scelta etica potrebbe fornire ai motori di ricerca (e ai lettori) chiare indicazioni sulla fonte di provenienza di un testo o un articolo, pregiudicandone il posizionamento o la percezione riguardo all’affidabilità.

Come utilizzare ChatGPT per la SEO

Affidare la creazione di contenuti a un’intelligenza artificiale e pubblicarli così come sono potrebbe non essere l’uso più efficace dell’intelligenza artificiale, se non viene prima verificata la qualità, l’accuratezza e l’utilità dei contenuti; attività che richiede tempo, lavoro e precisione assimilabili a una produzione originale.

Un uso attualmente accettabile di strumenti di intelligenza artificiale per la SEO come ChatGPT, potrebbe essere quello di impiegare l’algoritmo per riassumere lunghi testi da condensare in una metadescription (Google ha affermato espressamente che questa pratica non è contraria alle sue linee guida).

Oppure, fornire una bozza o un brief su un determinato argomento da sviluppare in modo autonomo, lasciando alla macchina il compito più noioso di ricerca e di analisi.

marketing trends 2023

Marketing Outlook 2023: scenari, tendenze e tecnologie su cui investire

Ogni anno vengono pubblicati innumerevoli articoli e analisi che provano a indicare la strada in termini di strategie e azioni da intraprendere. La redazione di Ninja aveva individuato ben oltre 70 report lo scorso anno.

Se da un lato è sempre bene prepararsi con un piano di azione, negli ultimi anni abbiamo compreso quanto sia fondamentale l’essere pronti a rivedere tutto in corso d’opera. Come pianificare i prossimi mesi e dove investire sforzi e risorse?

Al fine di facilitare nell’impresa, abbiamo sintetizzato il punto di vista delle principali società di consulenza e Big Tech. Partendo dal contesto e dal consumatore, abbiamo identificato quelle aree strategiche e le tecnologie in cui sia le aziende B2C e sia quelle B2B dovranno investire.

Il contesto

 

“Marketing is the force that shapes our wants and lifestyles more than we really realize” 

Philip Kotler 

 

Certe cose non cambieranno mai, una di queste è il cliente al centro di tutto. Questo presupposto – per nulla scontato ancora oggi – comprenderlo e assecondarlo risulterà sempre più importante e allo stesso tempo complesso. Sarà inutile portare avanti attività di branding senza considerare l’inflazione e l’effetto sui suoi comportamenti d’acquisto; investire in tecnologie all’avanguardia senza considerare l’esperienza d’acquisto; fare grandi promesse senza considerare la complessità dei suoi valori e delle sue reali preoccupazioni.

È per questo motivo che l’analisi parte da alcuni eventi e dati del 2022 al fine di delineare il contesto in cui ci stiamo muovendo.

L’impatto dell’inflazione sulla fedeltà di marca

Dal punto di vista politico, abbiamo aperto l’anno con la Guerra in Ucraina. Abbiamo assistito quindi alla conseguente crisi alimentare ed energetica, oltre all’inasprirsi della crisi climatica. Sullo sfondo l’aumento dell’inflazione:  secondo l’ISTAT il dato del 2022 è il più alto dal 1985.

Per delineare gli effetti del contesto economico sul consumatore che sta inevitabilmente rivedendo la propria “spesa”, Deloitte ci fornisce una fotografia con il Consumer Tracker, osservatorio attivato durante la pandemia e che mensilmente monitora il sentiment del consumatore in 24 Paesi. 

Stando ai dati relativi all’ultima rilevazione in Italia (25/12/2022):

  • il 53% degli intervistati italiani ritiene peggiorata la propria condizione finanziaria;
  • solo il 29% riesce a risparmiare alla fine del mese; 
  • il 27% ritiene di potersi permettere dei beni voluttuari.

Secondo la stessa survey, l’Italia risulta essere il Paese in cui la preoccupazione sull’aumento dei prezzi è sentita maggiormente (68%).

Preoccupazione inflazione a livello globale

Nella testa di un consumatore alle prese con nuovi modi per risparmiare, risulterà fondamentale essere o diventare un brand insostituibile. Sarà un termometro della fedeltà dei propri clienti. Secondo il Guardian, infatti, circa un quinto dei consumatori non cambierà brand a favore di un prezzo più basso.

Nel corso dell’analisi, approfondiremo alcuni dei fattori che possono agevolare nel diventarlo.

Gartner Il Comportamento acquisto con l'inflazione

Il panorama dei Social Media

È stato l’anno in cui Meta ha perso un milione e mezzo di utenti per la prima volta con conseguenti effetti sul titolo a Wall Street (-20%, febbraio 2022); Elon Musk ha acquistato Twitter per 44 miliardi di dollari; Tik Tok ha superato 1 miliardo di utenti attivi.

Gli investimenti in Influencer Marketing sfiorano i 300 milioni di euro con un incremento dell’8% rispetto al 2021 (Fonte: UPA). Se alcune testate parlano già della fine dei social media, i dati sull’utilizzo mostrano un trend del numero di iscrizioni in aumento. La crescita più importante è quella di Tik Tok con un engagement rate medio del 4.1% (6 volte superiore a quello medio di Instagram).

Trend iscrizioni Social Media - marketing

Se da un lato, il 2022 è stato l’anno della nascita e della fine del Live Shopping (Tik Tok e Meta hanno preferito disabilitare la funzione, mentre YouTube ha accelerato annunciando la collaborazione con Shopify), dall’altro rappresenteranno ancora un’importante “piazza” in cui essere presenti per rafforzare la relazione con la nostra audience, ma in modalità diverse.

Secondo eMarketer, la crescita si avrà anche nel numero di acquisti. Un altro dato ce lo fornisce Deloitte con le recenti TMT Predictions 2023 in cui si stima una spesa a livello globale superiore ai 1.000 miliardi di dollari.  

Trend acquisti Social eMarketer

Valori e Purpose

 I Valori e il Porpuse sono gli elementi comuni agli insight analizzati e l’imperativo per il 2023. Abbiamo fatto i conti con la più grande siccità da 500 anni a questa parte, mentre in America viene cancellato il diritto all’aborto. Great Resignation e Quite Quitting sono le tendenze che stanno caratterizzando il mercato del lavoro.

Le big tech licenziano oltre 150.000 dipendenti (52.000 solo nel mese di novembre). 

Solo in Europa le imprese sono state multate per oltre 830 milioni di euro per violazioni del GDPR, l’80% è attribuito a Meta. L’anno si è concluso con una diretta del Parlamento Europeo “Corporate Sustainability Reporting Directive” con cui si stabilisce che i dati relativi alla sostenibilità dell’impresa assumono gli stessi valori dei dati finanziari. 

Parlare di Purpose e di Valori significherà fare i conti con una società stanca che pretende una presa di posizione da parte dei brand. Vedremo in seguito ulteriori dettagli.

Partendo dal contesto e dagli insight abbiamo identificato le tre aree strategiche in cui non si potrà sbagliare:

  1. La sfida dei dati
  2. First-data experience
  3. Customer Engagement 
  4. Brand Values

Marketing Trend: la sfida dei dati

Tendenze come l’intelligenza artificiale, i metaversi, le ricerche vocali avranno un ruolo importante ed è bene conoscerle e valutarle per il proprio business. Tuttavia, se le risorse sono scarse sarà necessario concentrarsi sulla principale sfida dei prossimi anni: i dati e tutto quello che ruota intorno a questo concetto (privacy, sicurezza e fiducia). 

Il 2022 doveva essere l’anno dell’eliminazione dei cookie di terze parti, rinviata successivamente al 2024. Si è rivelato poi essere l’anno in cui il leader di mercato Google Analytics è stato messo in discussione: una sentenza ha spinto molti brand europei a sostituirlo senza indugio. In questi due eventi è possibile intravedere il peso che la gestione del dato avrà sul business, influenzando direttamente il comportamento d’acquisto. 

La ricerca CISCO Customer Privacy lo conferma: l’81% dei consumatori intervistati vede nel modo in cui un’azienda è trasparente sul trattamento dei dati personali una prova del rispetto che ha per i consumatori.

Lo sostiene anche Matt Brittin, Presidente Google Europa, Medio Oriente e Africa, menzionando una ricerca simile condotta da Google: il 43% degli intervistati una cattiva gestione della privacy può portare a scegliere un altro brand.

L’imprevedibilità del comportamento digitale

Non è un caso che Gartner abbia indicato nella recente pubblicazione Chief Marketing Officer Leadership Vision 2023 la forte attenzione alla gestione dei dati e la conseguente imprevedibilità del comportamento digitale del consumatore come uno dei principali trend con cui fare i conti.

Stando alla ricerca, circa il 73% dei consumatori naviga ormai in modalità anonima e circa l’81% disabilita notifiche. Il grafico mostra le principali misure adottate dal consumatore per proteggere i propri dati:

Gartner | Azioni privacy utenti - marketing

Tali azioni e il contesto giuridico non facilitano quelle aziende non ancora mature dal punto di vista di analisi del dato (33% secondo l’Osservatorio Big Data & Business Analytics del Politecnico di Milano).

Il traguardo è arrivare alle Predictive Analytics, essenziali nei prossimi anni e il cui giro di affari si stima supererà 100 miliardi di dollari entro il 2027 (fonte: DatatoBiz). 

Non solo GDPR, anche altre norme avranno impatto sul marketing digitale con modalità diverse: il Regolamento ePrivacy rimandato più volte dal 2017 e al momento previsto nel 2025, il Digital Markets Act, il Privacy Shield e il Google Privacy Sandbox.

First-data experience

Da Deloitte a PwC, Google, Gartner, la personalizzazione è al centro delle indicazioni strategiche per i prossimi anni: dai touchpoint digitali e fisici ai messaggi in fase di acquisto e alla relazione post-vendita. L’utente che trova intrusivi il geotracking, il device listening e notifiche continuerà ad aspettarsi un’esperienza dedicata a lui, che magari vada al di là del prodotto stesso.

Deloitte parla di Human First – Data Experience finalizzata a conquistare la fiducia partendo dalla relazione. In questa espressione sono presenti due elementi che definiranno la Customer Experience nel 2023: First – Party Data e l’interazione umana.

I dati di prima parte – ovvero tutte quelle interazioni che un utente ha con un brand, dalla visita al sito alla vendita passando per newsletter, chiamate al call center, visite in negozio – rappresenteranno il patrimonio informativo da raccogliere in modo integrato (davvero).

Customer Engagement 

Riprendendo Gartner, il Marketing avrà il ruolo di “orchestrare” le customer journey  e il customer engagement, creando valore reciproco tra i canali digitali. Gli investimenti dovranno essere quindi orientati a migliorare l’esperienza degli utenti in tutti i touchpoint, fisici e digitali, considerandoli come un unicum

Gartner Customer Journey Orchestration - marketing

Nel delineare le tendenze e le previsioni per il marketing digitale del 2023, Google menziona le super app come un benchmark che alza molto le aspettative. Non potremo ambire a creare “l’app di tutto”alla Elon Musk, ma sarà importante coinvolgere l’utente in una relazione più ampia che non termina con la mera vendita del prodotto. Con le super app le possibilità per i brand sono infinite.

Brand Purpose e valori nella strategia di Marketing

Riepilogando, la gestione della privacy determinerà la fiducia che il consumatore vorrà dare al nostro brand; l’interazione umana, la personalizzazione, la convenienza e l’efficienza saranno alla base della relazione. Tutto questo però non basterà per mantenerla in futuro.

Valori e Purpose rappresentano gran parte delle raccomandazioni per il prossimi anno dei leader di Google: inclusività, purpose e autenticità insieme dovranno far parte del DNA delle aziende.

Evitando quindi il “purpose-washing”, pubblicità e comunicazione dovranno essere supportate da azioni concrete e i valori proclamati dovranno diventare tangibili nelle componenti. 

Secondo Hubspot, l’89% dei brand che hanno investito in contenuti relativi alla responsabilità sociale d’impresa stanno pianificando d’incrementare i loro budget.

Per riepilogare abbiamo creato un’infografica che riassume i principali trend e le sfide per i marketing manager del 2023.

Infografica Marketing Outlook 2023Trend e Scenari

Tech Trends

Identificate le aree strategiche, non ci resta che focalizzarci sulle tecnologie abilitanti considerate strategiche per i prossimi anni. Per farlo ci riferiremo all’ultimo report pubblicato da Deloitte Tech Trends 2023. Dalla ricerca emergono – tra gli altri – 2 principali trend che coinvolgono direttamente la direzione marketing e che si collegano al discorso fatto finora:

Artificial Intelligence

 

Think of deploying AI like onboarding a new team member. We know generally what makes for effective teams: openness, rapport, the ability to have honest discussions, and a willingness to accept feedback to improve performance.

Partiamo dall’Intelligenza Artificiale perché è riguarda tutti i punti analizzati.

Ormai si parla solo di ChatGPT, ma le potenzialità sono enormi: dall’analisi predittiva alla personalizzazione delle comunicazioni. KPMG stima che l’investimento totale in intelligenza artificiale raggiungerà i 150 miliardi entro il 2025.

La fiducia che emerge nei confronti dell’AI è ancora contenuta. Se il 73% delle aziende afferma che l’intelligenza artificiale è fondamentale per il loro successo, d’altra parte c’è ancora qualche resistenza nell’affidarle mansioni strategiche. Il 41% degli intervistati, infatti, è preoccupato per le implicazioni etiche; il 47% dei CEO è preoccupato per la trasparenza, ovvero la possibilità per gli utenti di comprendere i dati che sono vengono utilizzati.

L’esperienza immersiva

Si stima un mercato di 800 miliardi di dollari entro il 2024 quello delle tecnologie di realtà aumentata e virtuale (AR/VR) e nello specifico dei metaversi. Le aziende hanno raddoppiato l’interesse per i mondi virtuali, con decine di miliardi di investimenti in venture capital solo nell’ultimo anno.

Eppure Deloitte ridimensiona tutta l’attenzione che ruota attorno il metaverso.

Lo presenta come alternativa alle e-mail, alle chat e alle videocall, non come un sostituto delle esperienze dal vivo. A conferma della Human First – Data Experience di cui abbiamo parlato in apertura.  In altre parole, è meglio pensare al metaverso come a una versione più coinvolgente di Internet o internet+, citando testualmente.

 

Deloitte Tech Trends 2023