Report Programmatori e developer in Italia

REPORT: Le aziende cercano programmatori (ma il problema è ancora il compenso)

Negli ultimi due anni la pandemia e i lockdown hanno accelerato la trasformazione digitale, evidenziando la necessità da parte delle aziende di innovarsi e di inserire nel team figure tecniche in ambito sviluppo, aumentando di fatto la domanda per chi opera in questo settore.

A confermarlo sono gli stessi sviluppatori: il 41% dei freelance afferma infatti di aver registrato un incremento positivo del lavoro durante l’emergenza sanitaria. Secondo il 61% dei developer, il lavoro dello sviluppatore si evolverà nel tempo e, in ogni caso, sarà sempre più richiesto.

Bitboss report infografica

È la fotografia dell’ecosistema degli sviluppatori di software in Italia, sia dipendenti che freelance, scattata dalla seconda edizione di “The State of Development in Italy”, l’indagine realizzata da BitBoss, startup innovativa incubata in I3P (incubatore delle imprese innovative del Politecnico di Torino) che svolge il ruolo di software house in grado di aiutare startup e imprese tradizionali a sviluppare prodotti digitali. Il report completo può essere scaricato qui.

Il tutto grazie ad un team di sviluppatori provenienti da ogni parte d’Italia e ad una metodologia di lavoro studiata per garantire ai clienti efficacia, partecipazione e controllo totale durante l’intero ciclo di sviluppo.

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Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita del gap tra domanda e offerta di sviluppatori. È vero che il numero di developer è cresciuto fortemente, anche grazie all’ampliamento dell’offerta formativa in questo ambito, ma ancora di più è cresciuta la domanda delle aziende, sempre più alla ricerca di figure che possano accelerare il loro processo di innovazione”, sottolinea  Riccardo Barbotti, co-fondatore di BitBoss.

L’indagine mostra infatti un settore in salute e in grande fermento: solo il 10% degli sviluppatori dipendenti intervistati afferma di essere attivamente alla ricerca di lavoro e in 9 casi su 10 i developer italiani si dicono soddisfatti del proprio lavoro. Ma allo stesso tempo sono aperti a nuove opportunità (59%): questo denota una costante ricerca di condizioni lavorative sempre più favorevoli e stimolanti.

In questa situazione, le aziende devono competere per conquistare le risorse migliori: a vincere sono quelle che riescono a creare le condizioni di lavoro migliori (al di là del trattamento economico) che possano attrarre questi preziosi professionisti”, aggiunge Barbotti.

Per guidare le aziende e supportarle in un percorso di crescita e innovazione, BitBoss ha dunque messo in evidenza con la sua indagine quali siano le  richieste degli sviluppatori: le aziende che ricercano risorse di questo tipo dovrebbero in primis offrire un ambiente lavorativo interessante e stimolante per delle figure che sono sempre attente a cogliere nuove opportunità.

Cosa cercano i developer: flessibilità e trattamento economico

Andando a guardare ciò che i developer ritengono importante nella ricerca di un nuovo lavoro da dipendenti, l’indagine evidenzia al primo posto il trattamento economico, fattore imprescindibile per quasi l’80%.

report BITBOSS - tipologia di developer

Tuttavia, emergono altri punti interessanti: mentre per il 59% è importante avere a che fare con un ambiente dove si hanno prospettive di crescita e di leadership, la necessità di flessibilità sia dal punto di vista dell’orario che del luogo di lavoro è fondamentale per 7 su 10.

La ricerca di libertà e di flessibilità lavorativa è d’altra parte la motivazione più forte per gli sviluppatori che hanno scelto di intraprendere una carriera da freelance (57%) e il 35% non sarebbe disposto a rinunciare alla propria flessibilità in cambio di un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Tra l’altro, la maggioranza degli intervistati lavora con clienti Italiani su scala locale (46%) e nazionale (60%) e più del 20% dichiara di lavorare anche con clienti esteri. In particolare questi dati dimostrano come la distanza fisica che può intercorrere tra il freelance e i suoi clienti non rappresenti un ostacolo significativo.

Gli sviluppatori e il remote working: 1 su 3 preferisce una formula ibrida

Emerge quindi come la professione dello sviluppatore si sposi alla perfezione con il remote working: il 67,2% degli intervistati (sia dipendenti che freelance) afferma di lavorare sempre o molto spesso da remoto e il 93,5% ha lavorato almeno una volta a distanza.

Nel dettaglio, BitBoss mostra come circa l’86% dei freelance affermi di lavorare sempre o molto spesso da remoto, contro il 63% dei dipendenti. Inoltre il 25,5% dei developer dipendenti in piccole aziende (meno di dieci dipendenti) afferma di non aver mai lavorato da remoto o di averlo fatto raramente. Di contro, solamente il 15% dei developer che lavorano per grandi aziende (più di 20 dipendenti) ha dato queste risposte.

Del lavoro da remoto si dice soddisfatto il 62% dei developer (sia dipendenti che freelance), che spera che questo tipo di approccio si diffonda sempre di più. Tuttavia, un 30% degli intervistati ritiene che il full remote non sia del tutto funzionale e propone di adottare una formula ibrida tra lavoro da remoto e in presenza. Chi si dichiara contrario al remote working invece sottolinea come aspetto negativo dell’esperienza il distaccamento dal team di lavoro e lamenta principalmente la mancanza di un contatto diretto con i colleghi.

Il rapporto tra aziende e sviluppatori

La ricerca di BitBoss si è focalizzata su tre posizioni specifiche che i developer dipendenti ricoprono in azienda: sviluppatore (69%), tech lead (23%) e CTO (5%). Nella maggior parte dei casi, i developer affermano di voler continuare a svolgere un ruolo operativo, lavorando sul codice e migliorando sempre di più, ma non manca un 32% che ambisce ad assumere un ruolo più manageriale e di controllo diventando CTO o Tech Leader.

Una percentuale più ristretta ma rilevante (14%) sogna di diventare imprenditore, abbandonando quindi il lavoro da dipendente e mettendosi in gioco con progetti personali.

Tra gli sviluppatori dipendenti intervistati, il 54% lavora in grandi aziende che contano più di 50 dipendenti, mentre meno del 20% è impegnato in micro imprese. “Probabilmente queste realtà si trovano a essere meno competitive rispetto alle grandi aziende dal punto di vista dell’offerta nel mercato del lavoro e non riescono a dare agli sviluppatori quegli incentivi che per loro sono importanti: un salario competitivo e condizioni lavorative più appetibili.

Un’altra ipotesi potrebbe essere data dal fatto che le aziende più piccole preferiscono collaborare con freelance piuttosto che assumere personale interno”.

Trattamento economico: all’estero si guadagna meglio

Secondo l’indagine di BitBoss, il 49% dei developer dipendenti dichiara di guadagnare tra i 1500€ e i 2000€ netti al mese.

stipendio developer

Per quanto riguarda i freelance intervistati, la fascia più densa (34%) applica tariffe lorde giornaliere tra i 200€ e i 300€ lordi. Chi lavora con clienti esteri afferma inoltre che nell’85% dei casi  riesce a ottenere compensi migliori fuori dai confini italiani.

Una percentuale che pone l’accento su un gap retributivo già noto e che evidenzia una debolezza del nostro Paese rispetto ad altri”, sottolinea Riccardo Barbotti.Questa è la differenza più evidente che intercorre tra il mercato degli sviluppatori in Italia e alcuni Paesi nel resto del mondo: uno sviluppatore in Italia viene mediamente pagato meno rispetto a molti paesi occidentali avanzati e ciò non è necessariamente dovuto a una differenza di competenze tra i developer italiani e quelli stranieri. Circa l’80% delle aziende italiane è composto da micro imprese che, date le risorse limitate, potrebbero voler dare la precedenza a investimenti di altro tipo e allocare budget ridotti sull’innovazione e sul digitale. Inoltre non sempre viene percepito il reale valore in termini di ritorno dell’investimento in innovazione”.

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Tecnologie: gli ambiti e i linguaggi più amati dagli sviluppatori italiani

BitBoss ha inoltre indagato lo scenario legato ai tipi di applicazioni più sviluppate, ai framework e ai CMS più utilizzati.

Molti sviluppatori dichiarano di spaziare con le loro competenze in diversi ambiti: lo sviluppo web domina la classifica con un 76% di intervistati che dichiarano di sviluppare back-end e 70% front-end. Seguono app mobile (30%) e desktop (28%). Il 3% dichiara di sviluppare sia web che mobile mentre, prendendo a riferimento solo la percentuale di web developer, il 57% di loro dichiara di essere full-stack.

Chiudono la classifica le applicazioni legate al Machine learning, al gaming e ad altri tipi di programmazione come ad esempio quelli legati all’automazione industriale.

linguaggi più diffusi tra i developer

Per quanto riguarda i linguaggi, Javascript si conferma il più utilizzato in assoluto: il 73,5% dichiara di utilizzarlo regolarmente. Seguono HTML/CSS (61%), SQL (55%) e PHP (39%).

BitBoss: le aziende italiane hanno bisogno di innovare

Le aziende italiane stanno ancora imparando come innovare sotto questi punti di vista, per offrire agli sviluppatori la possibilità di utilizzare tecnologie all’avanguardia, lavorare in team con tool innovativi e con un approccio smart”, conclude Riccardo Barbotti, co-fondatore di BitBoss.

È necessario innovare la cultura dello sviluppo software in Italia: come BitBoss lo stiamo facendo in primis con il nostro metodo, ispirato ai trend internazionali ma adatto a tutte le realtà presenti sul  mercato italiano”.

BitBoss ha infatti sviluppato il suo metodo di lavoro ispirandosi in parte al modello Scrum della metodologia Agile e in parte al background professionale dei singoli soci, tutti provenienti dal mondo startup.

In BitBoss ogni progetto innovativo viene trattato come una vera e propria startup: “ogni azienda che vuole entrare nel mondo digitale per quanto sia strutturata, dal momento in cui entra nel mondo digitale, è a tutti gli effetti una startup”, sottolinea Barbotti.

Bit2win effettua la sua prima acquisizione con Datalytics

Bit2win acquisisce Datalytics con l’obiettivo di fondere le competenze tecnologiche e professionali e rappresentare la scelta top of mind nei mercati di riferimento, rispondendo così alle esigenze di un contesto in continua evoluzione tramite un servizio più completo.

Davide Feltoni Gurini (CEO Datalytics) e Andrea Galbiati (CEO Bit2win) sono d’accordo nell’affermare che l’acquisizione avrà un forte impatto nel piano strategico aziendale, consentendo alle due realtà di integrare e valorizzare la propria offerta.  

Datalytics è stata fondata da Davide Feltoni Gurini (CEO) e Marco Caruso (CTO) nel 2014 ed offre tecnologie interamente personalizzabili per attivare i consumatori e convertirli in clienti fedeli tramite campagne coinvolgenti declinate su canali digital e social.

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L’azienda vanta una suite proprietaria completa, con soluzioni che si integrano perfettamente all’interno del panorama Bit2win, completandone e ampliandone l’offerta.

Due nuovi prodotti

Bit2win Customer Engagement, infatti, consente alle aziende dei settori B2B e B2C di creare un’esperienza cliente coinvolgente tramite programmi di fidelizzazione e relazioni personalizzate. Grazie all’acquisizione delle competenze di Datalytics, la soluzione di Bit2win si arricchisce di due importanti prodotti:

ENGAGE: è il software che permette di costruire una Customer Experience personalizzata, che include la visualizzazione di contenuti User Generated su tutti i dispositivi o touch point a disposizione del brand, dal maxi-schermo all’impianto Out of Home. La piattaforma, certificata MISE, permette inoltre di gestire in piena autonomia social e digital contest in formati come “Quiz”, “Buy&Win”, “Play&Win”. 

WHATSAPP ENTERPRISE: è la soluzione che rivoluziona la Customer Experience in ambito Retail, offrendo ai consumatori un servizio veloce di personal shopping per l’acquisto di prodotti direttamente dal proprio smartphone. Whatsapp Enterprise permette inoltre ai retailers di utilizzare un unico numero verificato e impiegare operatori umani che gestiscano le richieste inbound, aumentando e migliorando il processo di vendita online. La soluzione rappresenta, inoltre, un nuovo canale di outbound marketing per l’invio di messaggi promozionali al consumatore.

L’acquisizione di Datalytics rappresenta un valore aggiunto per Bit2win grazie alle nuove soluzioni che andranno ad arricchire la nostra suite. Saremo ancora più competitivi, in settori in continua evoluzione, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze dei mercati e portare i business ad un livello più elevato. Consapevoli che oggi l’esperienza è un elemento imprescindibile per tutte le aziende che vogliono conquistare i loro clienti, abbiamo deciso di incrementare la nostra soluzione di Customer Engagement con prodotti rivoluzionari. Il futuro di Bit2Win è ora ed insieme possiamo concretizzare grandi idee.

Andrea Galbiati, CEO e Founder Bit2win.

Ritengo che l’acquisizione di Datalytics da parte di Bitw2in rappresenti un’opportunità importante e stimolante per entrambe le aziende. Datalytics da sempre persegue e crede in un modello di business che faccia della collaborazione, della modernizzazione e della voglia di offrire soluzioni sempre più innovative i suoi punti di forza e in Bit2win abbiamo trovato lo stesso entusiasmo. Nel contesto contemporaneo i consumatori sono sempre più esigenti, al termine del customer journey prediligono l’acquisto di vere e proprie esperienze e non solo di prodotti fisici. Credo allora che gli strumenti di Datalytics e le competenze di Bit2win insieme possano davvero portare il Customer Engagement su un altro livello, coinvolgendo e fidelizzando i consumatori come mai fino ad ora.

Davide Feltoni Gurini, CEO and Co-Founder Datalytics.

Febbre da Influencer: qual è il termometro giusto per il tuo brand (e come curarti)

Quindicesimo appuntamento con i Webinar PRO targati Ninja: tutti gli insight, trucchi, trend, dietro le quinte sui temi caldi del momento, condivisi con voi.

L’argomento scelto per questa puntata è l’Influencer Marketing: ne abbiamo discusso con Matteo Pogliani, Partner di Openbox & Founder dell’Osservatorio Nazionale Influencer Marketing (ONIM), che ha la mission di fare cultura e dare insight concreti sull’Influencer Marketing nel mercato italiano. Autore dei libri “Influencer marketing: valorizza le relazioni e dai voce al tuo brand” e “Professione Influencer”.

Non perderti i punti salienti dell’intervista:

  • L’evoluzione e la crescita esponenziale dell’Influencer Marketing: min 02,50
  • Report 2020 sull’Influencer Marketing: min 11,00
  • Relevance: una metodologia multi-kpi olistica: min 24,00
  • Analisi mensili sui social network: min 34,30

local marketing

5 consigli per migliorare la tua strategia di Local Marketing

In un contesto sempre più “globale” (quello del web e dei social network) parlare “local” può significare distinguere la propria offerta, renderla unica e inimitabile, fidelizzare i clienti.

Il Local Marketing si basa molto sulla costruzione di relazioni all’interno della tua zona geografica di riferimento o entro un certo raggio dalla tua attività.

Che cos’è il local marketing?

Il local marketing è un tipo di marketing che si rivolge specificamente ai clienti che vivono entro una certa distanza dalla sede della tua azienda, del tuo negozio.

Questo metodo consente alle aziende di commercializzare beni e servizi a potenziali clienti che vivono in una determinata città o località. Le piccole imprese spesso trascurano questa strategia di marketing, poiché molte di loro prendono spunto da conglomerati più grandi.

Seguire le strategie di marketing dei grandi player è fantastico, in teoria. Ma a meno che tu non possa competere con enormi budget , probabilmente non avrai lo stesso successo.

Ecco 5 suggerimenti che potranno aiutarti a realizzare un’efficiente strategia di local marketing.

1. Conosci il tuo pubblico

Il primo e più importante passo nello sviluppo di qualsiasi campagna di marketing è sapere chi è il tuo pubblico in gergo tecnico le tue buyer personas.

Non dovresti solo sapere a quale gruppo appartiene il cliente ideale, ma anche avere un’idea degli interessi del cliente ideale e di cosa gli piacerà.

Dovresti anche scoprire “dove” si trova il tuo pubblico. Ad esempio, su quali piattaforme di social media il tuo pubblico trascorre più tempo?

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LEGGI ANCHE: Impara come definire le tue Buyer Personas.

2. Ottimizza per i motori di ricerca

La Local Seo è importante perché aiuta le persone a trovare il tuo sito web aziendale online.

Questa è la chiave per le attività locali che vogliono apparire nella prima pagina dei motori di ricerca come Google. Molte persone (i tuoi clienti target, infatti) digitano la loro posizione,  più una parola chiave quando eseguono una ricerca.

I primi tre siti nel riquadro rosso otterranno praticamente tutti i clic. Per dare alla tua attività le migliori possibilità di essere in questa casella, dovrai ottimizzare il tuo sito per la SEO.

Saresti sorpreso di scoprire che la maggior parte dei piccoli brand non ottimizza i propri siti web e questo lascia aperta una importante possibilità per te.

Ecco alcuni rapidi suggerimenti SEO per il tuo sito:

  • Usa un design/tema del sito web che sia responsive (il che significa che il tuo sito si adatta automaticamente quando viene visualizzato su dispositivi mobili).
  • Scegli come target una manciata di parole chiave che il tuo cliente ideale cercherà; questi saranno probabilmente una combinazione tra “la tua posizione” + “il tuo servizio/prodotto/marchio”.
  • Ottimizza titolo e meta tag per parole chiave sull’intero sito, sia sui post del blog che sulle singole pagine.
  • Aggiungi pagine utili al tuo sito web, rispondi alle domande più comuni dei clienti e includi le tue parole chiave mirate.
  • Includi il nome, l’indirizzo e il numero di telefono della tua attività in ogni pagina del tuo sito.

LEGGI ANCHE: Anatomia di una pagina SEO

3. Fatti trovare su altri siti

Questo aspetto si lega all’ottimizzazione per i motori di ricerca ed è una componente importante di qualsiasi strategia di marketing locale.
Oltre al tuo sito web, devi anche assicurarti che la tua attività compaia in altri “luoghi” online.

Il primo punto da cui puoi iniziare è rivendicare la tua attività su Google My Business,  directory vitale che può aiutarti a iniziare a pubblicare annunci locali online e rafforzare la tua presenza sui motori di ricerca.

Se sei un professionista, hai un ristorante o un albergo, essere presente su elenchi di attività commerciali locali e siti di recensioni come Tripadvisor, Yelp è una parte importante della strategia di marketing locale.

Quindi, assicurati di iscrivere la tua attività a queste directory e portali, non dimenticare di cercare anche le directory locali; è probabile che ci saranno altri siti disponibili, come quelli realizzati da associazioni di categoria, reti di imprese o Camere di Commercio.

Assicurati di includere anche il tuo nome, indirizzo e numero di telefono su ogni directory e sito web, in modo che le persone sappiano come contattare la tua azienda una volta che ti trovano online.

4. Email Marketing

Spesso l’email marketing viene sottovalutato dimenticato per il marketing locale delle piccole imprese.

Quando un sondaggio di Infusionsoft e Leadpages ha chiesto quali fossero i canali di marketing preferiti dai proprietari di piccole imprese, l’email marketing è arrivato terzo, come evidenziato dal grafico seguente:

Certo, mettiamo sempre al primo posto i social media, ma l’email marketing ha mostrato un ritorno sull’investimento migliore, una generazione di lead più elevata e un potere d’acquisto maggiore rispetto ai social.

Una buona strategia di email marketing offre molti vantaggi per una piccola impresa:

  1. Aiuta a costruire un elenco di potenziali clienti
  2. Consente connessioni con i clienti su base regolare tramite newsletter
  3. Permette di promuovere di offerte tramite coupon speciali, sconti ed eventi
  4. Fornisce un modo per offrire un servizio e un’attenzione personalizzati

Ognuna di queste funzionalità può mantenere la tua attività in primo piano con i tuoi clienti, fornire un servizio eccellente e creare fiducia. È molto più probabile che qualcuno che si fida di un marchio acquisti da loro e sia un cliente fedele .

5. Social media per le imprese locali

I social media sono una parte indispensabile del marketing digitale, non importa quanto sia grande la tua azienda.

Le piattaforme social sono il luogo in cui diventiamo amici del nostro pubblico di destinazione e dei clienti per una relazione a lungo termine. Come in tutti i tipi di relazioni, qui dobbiamo essere compassionevoli e considerare ciò di cui hanno bisogno.

I social media non sono un canale per proporti, ma una buona opportunità per aiutare il tuo pubblico e migliorare la loro vita. All’interno di tutti gli ambienti virtuali e fisici, le persone sono circondate dalla pubblicità.

Un post sui social media che dice solo “Comprami” non è interessante per le persone nell’era digitale.

Quello che le persone vogliono vedere per essere interessate è “Posso aiutarti in questo” se mi compri.

Per social media non si intendono solo Facebook, Instagram ma anche WhatsApp e Messenger, che oggi stanno aiutando le aziende locali a comunicare facilmente con i loro clienti.

Ad esempio, l’app WhatsApp Business è ottima per creare un catalogo e mostrare i tuoi prodotti e servizi. In più, consente di utilizzare strumenti speciali per automatizzare, ordinare e rispondere rapidamente ai messaggi.

Con Messenger puoi rispondere rapidamente alle domande dei tuoi potenziali clienti. Essere disponibili su un’app che le persone hanno sui propri smartphone, è pratico e li fa sentire al sicuro.

Quindi, sii presente tramite messaggi live o chat bot, o idealmente entrambi!

LEGGI ANCHE: Whatsapp Business: a cosa serve e le ultime novità

Come si misurano i risultati di una strategia di local marketing

La misurazione dei risultati è un approccio su più fronti che prevede il monitoraggio delle metriche sia digitali che in negozio.

La raccolta e l’analisi dei dati è fondamentale e i dati possono provenire da molte fonti. I dati sulle vendite di persona possono essere estratti e analizzati dai sistemi del punto vendita, ad esempio.

Tuttavia, è importante non fare affidamento solo su quelli, poiché escludono un’ampia fascia di clienti al di fuori del negozio. Le metriche digitali come l’analisi del sito web, il ritorno sull’investimento della tua pubblicità digitale e le informazioni raccolte dal tuo software di gestione delle relazioni con i clienti (CRM) svolgono tutte un ruolo nella misurazione del successo dei tuoi sforzi.

In conclusione possiamo dire che un local marketing che funziona è un mix di competenze tecniche , tool adeguati, social, pr e molta creatività.

email marketing

9 consigli per scrivere l’oggetto perfetto per le tue email (ed evitare il cestino)

Nel 1998 usciva il film “You’ve Got Mail” con due giovanissimi Tom Hanks e Meg Ryan. Si trattava di un remake di “Scrivimi fermo posta” dove al posto delle lettere Tom e Meg utilizzavano le nuovissime email. Ora, nel 2022, sono circa 4 miliardi le persone che utilizzano le email, metà della popolazione mondiale.

Il film di Nora Ephron e i dati di Statista ci mostrano come l’email sia entrata nella nostra quotidianità. Uno strumento efficace anche per il marketing: dem, newsletter e transazionali, le mail vengono utilizzate nelle strategie digital e di comunicazione.

Secondo una ricerca di Mailup, nel 2020 sono state inviate dalla piattaforma ben 14 miliardi di email di cui il 68% newsletter, il 26% dem e il 3% transizionali. Il covid-19 e la relativa quarantena ha fatto impennare i tassi di apertura della mail (+11% aperture uniche rispetto al 2019). 

Ok, fin qui tutto bello… ma come si fa a realizzare una mail performante? Come si fa a non farsi ignorare dei lettori, così presi dal logorio della vita e dalle valanghe di spam? Per abbattere la muraglia cinese del “ti prego apri la mail!” ecco 9 semplici ed efficaci consigli da seguire per un’email marketing a prova di cestino.

1# Una mail personalizzata è una mail apprezzata

Personalizzare l’oggetto della mail è un’ottima strategia per rendere più umana e calda la comunicazione. Utilizzando le numerose piattaforme di email marketing disponibili (tra le più famose Mailchimp e Mailup, ad esempio) è possibile inserire dei tag di personalizzazione come il nome del destinatario.

Email Marketing personalizzare

Se non si utilizza un tool di Email Marketing è possibile pensare a delle personalizzazioni differenti come, ad esempio, il luogo geografico degli iscritti al database. Dipende tutto da come avete profilato i vostri contatti!

2# Precisi, concisi e dritti al punto per una Email Marketing vincente

Il primo errore di chi lavora nel digital e quello di non pensare agli utenti mobile. Da smartphone le mail si visualizzano in meno spazio, se si scrive un oggetto troppo lungo si rischia di non farlo leggere ai destinatari.

Importante, quindi, scrivere un oggetto il più corto possibile massimizzando l’efficacia. Andiamo dritti al punto, senza giri di parole, ed evitiamo parole “riempitive” o inutili al fine della conversione.

Uno studio svolto da Marketo ha dimostrato come la percentuale di apertura della mail si inversamente proporzionale al numero di parole usate nell’oggetto. Interessante invece la relazione tra il numero di parole e il click-through rate (CTR) che subisce delle variazioni in base al numero di parole utilizzate.

Email Marketing testo

Ovviamente questi dati non sono da prendere alla lettera, ci sono altre variabili da tenere in considerazione (e di cui parleremo in questo articolo), ma sono utili per spronarci a scrivere degli oggetti semplici, diretti e soprattutto brevi.

3# Non dimenticarti del Pre Header!

Dopo l’oggetto inizia una nuova area dedicata ad altro testo, si tratta del pre header. A volte si dimentica l’importanza di questo spazio ma, se sfruttato con intelligenza, può diventare un ottimo alleato della Email Marketing.

Per scrivere un buon pre header:

  • Non bisogna ripetere quello che c’è scritto nell’oggetto.
  • Si deve cercare di dare un’anteprima o un approfondimento sulla mail.
  • Se utile, si possono usare dei campi personalizzati.
  • Deve instillare curiosità in chi legge.
  • Deve essere semplice da leggere e comprensibile a tutti.

Email Marketing pre header

Nota: non vi preoccupate sul numero di caratteri da utilizzare, se il testo risulta troppo lungo viene automaticamente tagliato con l’aggiunta dei tre puntini. Si può sfruttare questa particolarità per aumentare la curiosità e invogliare alla lettura!

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4# Le mail con i numeri nell’oggetto performano meglio

Ok, starete pensando “Ma cosa c’entrano i numeri con le email?”. Domanda legittima, per spiegarvi il motivo utilizzerò le parole di Debra Jason:

“Il nostro cervello è attratto dai numeri perché organizzano automaticamente le informazioni in un ordine logico. Nel marketing e nella pubblicità, la tua headline è una pubblicità per il tuo contenuto. Una singola, piccola cifra dispari, come il 7, per esempio, è come una caramella per la tua mente organizzativa”

Questa regola vale anche per l’oggetto dell’email. Yesware ha analizzato circa 115 milioni di oggetti di email e ha confermato questa teoria: gli oggetti contenenti numeri avevano un tasso di apertura più alto rispetto alla media.

Email Marketing numeri oggetto

Facciamo un esempio, quale tra i due oggetti è più efficace?

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Il secondo oggetto è più efficace, non solo perché utilizza dei numeri ma anche perché da un’idea precisa di cosa stiamo offrendo: quanti chili perdere e in quanto tempo. In maniera chiara, precisa e con poco testo.

5# Usa le “power words” nella tua Email Marketing

Le “power words” sono delle parole che riesco a scatenare nella mente del lettore delle emozioni potenti, solitamente ataviche e non controllabili perché appartenenti al nostro subconscio.

Queste parole fanno leva su emozioni ancestrali come il senso di appartenenza ad un gruppo, il bisogno di sicurezza, etc. Ci sono molti studi a riguardo e davvero tantissimi libri che trattano l’argomento in maniera approfondita (ad esempio questo articolo di contentmarketinginstitute.com).

Perché non utilizzare queste parole per l’oggetto delle email? Possiamo utilizzarle per:

Generare curiosità

Il nostro cervello si attiva automaticamente quando messo di fronte a qualcosa di ignoto, non definito o non chiaro. Il nostro desiderio di mettere tutto in ordine ci obbliga a soffermarci su ciò che leggiamo per approfondire.

Parole come “dietro le quinte”, “inaspettato”, “privato” generano curiosità nel lettore, voglia di saperne di più e, quindi, di cliccare sulla nostra mail. Un esempio concreto, avrete sicuramente ricevuto mail da brand di moda che vi invitavano a delle “private sale” oppure a visitare il “dietro le quinte della sfilata”. 

Giocare con la vanità

Sentirsi belli, star bene, avere un aspetto salutare e attraente è uno stimolo tanto antico quanto forte nel genere umano. Colpire la vanità dei nostri lettori è un’ottima strategia, soprattutto se vendiamo prodotti di cosmetica, skin care, healthy, etc.

Alcune power words sono “brillante”, “sano” ma anche “elite”, “migliore”, “forte”. Parole che lavorano sul nostro senso di apparire al meglio, sia fisicamente che psicologicamente che socialmente

Ispirare fiducia

Tanto difficile da guadagnare quanto facile da perdere, la fiducia è molto importante per ogni brand. Solo un utente che si fida di noi acquisterà i nostri prodotti e ci consiglierà agli amici.

Anche aprire una email è un gesto di fiducia: devo fidarmi di te, capire che non mi stai imbrogliando e fare quel passo verso l’ignoto, aprire la mail e leggere cosa c’è dentro.

Parole come “esperti”, “garantito”, “ufficiale” e “sicuro” sono parole che esprimono fiducia e danno un senso di ufficialità a ciò che sto leggendo. Possiamo leggere degli esempi negli oggetti di email inviate da ospedali, centri estetici o associazioni.

Generare paura di perdere qualcosa

“Solo 99 pezzi disponibili, non lasciarti scappare l’offerta!” ecco un classico esempio di Email Marketing che sfrutta la FOMO (fear of missing out). La paura di restare senza, di non aver approfittato della promozione o di farsi scappare qualcosa di irripetibile è fortissima.

Possiamo usarla nell’oggetto con parole tipo “folle”, “irripetibile”, “solo per”, “errore”. Queste power words vengono principalmente utilizzate da brand che vendono online per spingere all’acquisto

Attenzione però: sono parole molto forti e la loro carica negativa stressa il lettore. Se usate troppo a lungo possono perdere di efficacia e far perdere la credibilità e fiducia. Un esempio? Le offerte di Poltrone e Sofà! 

6# Nessuno sa resistere agli sconti

Ovviamente la scontistica e le promo sono pensate proprio per invogliare all’acquisto, soprattutto quello compulsivo. Utilizzare le promo anche negli oggetti delle nostre mail è una scelta sempre vincente.

Possiamo poi mixare questo spunto con le power word e l’utilizzo dei numeri per rendere il nostro messaggio ancora più efficace! Un esempio “Solo per oggi -35% su tutti i prodotti” oppure “Private Sale: solo per te -15% sulla nuova collezione”.

Attenzione: non mentire ai tuoi clienti, mai! Come abbiamo detto prima, avere la loro fiducia è difficile ma è facilissimo perderla. Citando Ambra Angiolini “Se prometti poi mantieni” soprattutto se si parla di sconti.

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7# Email Marketing per la brand awareness? Why not!

Non pensare alla email come un solo strumento di conversione per invogliare all’acquisto o alla sottoscrizione di un servizio. Si possono utilizzare anche per comunicare al nostro database delle news interessanti.

C’è una nuova collaborazione? Il sito verrà rinnovato? Partirà una nuova campagna con una influencer milanese sposata con un cantante tatuato? Comunicalo nelle tue email! 

Puoi sfruttare le power words della curiosità per attirare l’attenzione e, perché no, legarci qualche promozione particolare riservata solo a chi legge la mail. Con le newsletter puoi costruire anche un rapporto più forte ed intimo con chi ti sta leggendo, non fermarti solo alla vendita!

8# Tutti ❤️ le emoji!

Le emoji hanno portato un tocco di colore nel mondo dei copy, anche negli oggetti delle email. Possono essere utilizzate come focus visivo oppure per comunicare qualcosa in più o anche per stimolare qualche emozione specifica.

Come abbiamo detto prima gli oggetti devono essere bravi e precisi, le emoji possono aiutarci comunicando con un’immagine concetti che avrebbero occupato spazio. 

oggetto email emoji

Ci soffermiamo sulle emoji perché chiediamo al nostro cervello di attivare una parte solitamente assopita durante la lettura: quella dell’interpretazione visiva. In un muro di testo compare qualcosa di diverso, cos’è? Fammi capire bene. 

9# NON URLARE!

Una volta un cliente mi disse “meglio scrivere tutto in maiuscolo, così è più facile da leggere ed è impattante”. Ecco, non proprio. Come per la tavola, il teatro e le relazioni sociali anche per il digital esiste un galateo ben preciso dove il maiuscolo viene usato per urlare qualcosa.

Scegliere di urlare in un oggetto non è proprio la scelta più saggia. Come abbiamo visto ci sono tantissimi modi per attirare l’attenzione dei nostri lettori, perché dover essere così aggressivi?

Attenzione anche all’abuso dei punti esclamativi: mai usarne più di uno di fianco all’altro e in una frase. “Ultima occasione!!” funziona anche con un punto esclamativo. “incredibile! Il 30% di sconto su tutto!” un entusiasmo travolgente, forse troppo, meglio evitare i due punti esclamativi per un decoroso “Incredibile: il 30% di sconto su tutto!”.

Ok colpire il lettore, attirarlo… ma ricordiamoci le buone maniere. Immaginiamo se qualcuno entrasse all’improvviso dentro casa e iniziasse ad urlare e sbraitare, non ci sentiremo sicuramente a nostro agio.

9+1 Testare, sbagliare e riprovare

Concludo l’elenco con l’ultimo consiglio che suona più come un messaggio motivazionale: non smettete mai di provare, sbagliare e riprovare. Un errore non è la fine del mondo ma l’inizio di nuove possibilità e strategie.

Non arrendetevi mai al “abbiamo fatto sempre così” ma sperimentate cose nuove, nuove formule e strategie. Per farlo imparate dagli altri, sviluppate il pensiero laterale e, perché no, prendete spunto da articoli come questo.

L’importante è non fermarsi mai, il digital è troppo dinamico e veloce per permettersi il lusso di fare sempre la stessa cosa. Forza quindi, è tempo di pensare ad un nuovo oggetto per le prossime mail! 

Report: com’è cambiato il marketing nel nuovo scenario globale

Il modo di lavorare non è più quello di qualche tempo fa: gli ultimi anni hanno completamente stravolto le nostre abitudini incoraggiandoci a rimanere in casa il più possibile.

All’inizio sembrava lo scenario di una distopia, ma adesso stiamo riadattando nuovamente la nostra quotidianità attendendo che la situazione torni, prima o poi, a stabilizzarsi.

In risposta, le aziende hanno cercato modi per continuare le loro operazioni da remoto grazie a Internet. Questi avvenimenti hanno accelerato notevolmente il processo di digitalizzazione in tutti gli ambiti, cambiando anche le strategie di marketing delle aziende. 

Il ruolo della tecnologia in un mondo che cambia

Prima della pandemia le aziende consideravano la tecnologia come un mezzo utile per interagire con i clienti, consentendo una certa flessibilità sul posto di lavoro; ma anche come un modo per introdurre l’automazione creando così processi più veloci. Tuttavia, la diffusione del coronavirus ha costretto le aziende a esaminare tutte le soluzioni digitali in modo che le organizzazioni potessero continuare a funzionare da remoto e anche a rapportarsi con i propri clienti.

Questa massiccia digitalizzazione ha assunto un ruolo chiave sia nei rapporti con i clienti che dietro le quinte di molte organizzazioni. L’impossibilità di riunirsi in gruppi ha richiesto a molte attività di trovare nuovi modi per consentire alle persone di comunicare, collaborare e completare progetti lavorando a distanza.  Anche i clienti però hanno espresso il loro interesse a ricevere servizi richiedendo operazioni remote o almeno a contatto limitato.

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Tutto ciò ha contribuito a una trasformazione digitale che ha avuto un impatto sulle aziende di tutti i settori. Ciò comporterà una ridefinizione delle strategie di marketing in questo post pandemia, con nuove sfide e obiettivi da raggiungere.

marketing post pandemia

Le nuove strategie di marketing post pandemia

L’impatto di questi cambiamenti sulle aziende aiuterà di certo a comprendere come le organizzazioni abbracceranno la trasformazione digitale e quali parti di questi cambiamenti saranno duraturi nel tempo. A questo punto viene da chiedersi quali saranno le strategie di marketing che le aziende e i marketer dovranno adottare nel post pandemia? Un periodo non facile, pieno d’incertezze e di grandi mutamenti in cui nuove priorità e sfide plasmeranno il futuro delle strategie di marketing delle aziende per i prossimi anni. 

State of Marketing di Salesforce: priorità e sfide per i marketer

La settima edizione del report State of Marketing di ​Salesforce racconta le priorità e i cambiamenti che modelleranno le nuove strategie di marketing delle aziende in questo periodo di post pandemia. Per la grande maggioranza dei professionisti del settore marketing, gli accadimenti dell’ultimo anno e mezzo hanno cambiato quasi ogni aspetto dei propri progetti di business. Tutto questo però ha comportato delle novità anche d’impatto positivo.

Dal report emerge che il 77% dei marketer a livello globale ritiene che il proprio lavoro abbia maggiore valore rispetto a un anno fa. Il 66% invece prevede una crescita dei ricavi della propria azienda nei prossimi 12-18 mesi.

La centralità del cliente

L’annuale ​ricerca condotta a livello globale da ​Salesforce è stata effettuata su un campione di oltre 8.200 leader del settore marketing in 37 Paesi e 6 continenti, di cui 300 solo in Italia. Il report ha evidenziato una situazione incoraggiante sotto molti punti di vista confermando non solo, come ci si aspettava, il ruolo centrale della digitalizzazione e delle nuove tecnologie.

Ha messo in luce che il cliente resta il perno attorno a cui ruotano tutte le strategie di marketing di qualsiasi azienda, anche se il 77% dei marketer italiani concorda che le aspettative dei clienti siano oggi più difficili da soddisfare rispetto a un anno fa.

Migliorare le proprie competenze digitali per gestire i clienti

L’83% dei marketer sostiene che la capacità di soddisfare le aspettative dei clienti dipende dalle loro capacità digitali. I sistemi di gestione delle relazioni con i clienti (CRM) sono la tecnologia più diffusa per i marketer. Il CRM però è affiancato da una serie di altri strumenti e piattaforme che aiutano a organizzare e a leggere i dati, automatizzare i processi e misurare i risultati.

I clienti si aspettano sempre di più dalle aziende, e soddisfare le loro aspettative è parecchio complicato come abbiamo visto. Customer 360, la piattaforma CRM di Salesforce, offre però soluzioni complete e su misura per ogni fase del customer journey, dalla scoperta al post-vendita. Il servizio garantisce una migliore esperienza ai clienti, organizzata in un profilo unico a disposizione dei diversi team.

Il lavoro a distanza abbatte i confini tra i lavoratori

La collaborazione tra le diverse business units guida la crescita del mercato e ridisegna i rapporti tra i lavoratori. Nonostante molti marketer sono stati fisicamente separati, ciò non li ha fatti sentire del tutto disconnessi l’uno dall’altro. In effetti molti dicono di sentirsi più connessi ai loro manager, clienti, colleghi e partner. Adattarsi a un ambiente di lavoro in cui le persone erano tutte dislocate non è stato semplice. Con la pandemia e il boom del lavoro da remoto, il 78% dei dipartimenti marketing in Italia sta adottando nuove tecnologie di collaborazione per continuare a lavorare nel migliore dei modi anche a distanza.

I dati saranno sempre più la chiave di lettura per capire i clienti

Il marketing, soprattutto nel periodo post pandemia, ruoterà tutto intorno ai dati. La loro gestione sta diventando sempre più complessa man mano che le fonti si moltiplicano. I marketer italiani prevedono un aumento del 40% del numero di fonti di dati a cui fare riferimento entro il prossimo anno.

Raccogliere dati sui consumatori e analizzarli aiuta a comprendere cosa vogliono davvero i clienti da un’azienda. Ci permette di capire quali prodotti e i servizi specifici stanno cercando e persino come preferiscono interagire con il marchio. Quando un’azienda conosce i propri clienti può modificare il suo approccio e modulare le sue strategie marketing per soddisfare meglio le esigenze dei consumatori. 

Metriche e KPI continuano a evolversi

La pandemia ha contribuito ad accelerare la trasformazione digitale e ha creato un panorama che continuerà a incoraggiare l’innovazione e l’adozione tecnologica in futuro. Man mano che le aziende comprenderanno meglio le capacità di una tecnologia più avanzata, afferreranno al volo le opportunità che si trovano davanti, anche dopo la fine della pandemia. Ed ecco perché i professionisti del settore stanno rivedendo i parametri per valutare le proprie performance in maniera più puntuale e aggiornata. Il 78% delle organizzazioni di marketing in Italia ha modificato o ridefinito le metriche a causa della pandemia.

Cambiare mentalità, eliminare le barriere e mettere il cliente al centro

La sfida più grande delle aziende nell’epoca post pandemia è un totale cambio di mentalità per modellare le proprie strategie di marketing a vantaggio dei clienti sempre più esigenti e digitalizzati. E infatti la pandemia ha accelerato diversi cambiamenti che erano già in atto e ha reso ancora più evidente l’importanza della

  • centralità del cliente nelle strategie marketing di qualsiasi azienda;
  • il valore dell’esperienza dei dipendenti nelle organizzazioni;
  • il bisogno di reinventarsi in un mondo che sta diventando sempre più connesso.

Ecco perché applicare semplicemente le nuove tecnologie alle vecchie procedure non cambierà il modo in cui le aziende offriranno un’ottima esperienza ai consumatori. Ora più che mai i marchi hanno enormi opportunità per innovare e maturare la loro capacità di coinvolgere i clienti, rispondere alle loro esigenze e andare avanti in un mondo nuovo.

Anche Morgan e i The Jackal tra i nuovi podcast originali di Spotify

L’audio è sempre più al centro della vita dei consumatori, e Spotify continua a guidare la rivoluzione audio ponendosi l’obiettivo di realizzare il miglior servizio di streaming per creator e ascoltatori. I podcast sono sempre più protagonisti nel panorama dell’intrattenimento digitale in Italia e nel mondo, con i numeri che dimostrano un evidente interesse crescente da parte del pubblico. Scopriamo di più su queste tendenze attraverso i dati raccolti da Spotify.

I numeri global e italiani

Nell’ultimo anno la crescita è stata vertiginosa: tra il settembre 2020 e lo stesso mese del 2021 su Spotify sono stati aggiunti circa 1,5 milioni di nuovi podcast, con un aumento dell’85% rispetto all’anno precedente. Oggi i podcast disponibili sulla piattaforma sono oltre 3 milioni, e rispetto al 2018 il numero di show presenti su Spotify è aumentato di oltre il 2.500% – un dato che fotografa bene l’esplosione del fenomeno. Insieme all’offerta cresce anche la domanda: basti pensare che tra gennaio e il 21 settembre 2021, più di 84 milioni di persone nel mondo hanno ascoltato un podcast per la prima volta.

L’Italia è tra i paesi che hanno mostrato la più grande crescita nell’offerta di podcast: Spotify ha registrato un’espansione del catalogo in lingua italiana dell’89% nell’ultimo anno, con la produzione di nuovi titoli di ogni genere e dedicati ai temi più disparati. Gli altri mercati in cui lo storytelling audio cresce più rapidamente sono Taiwan, Colombia, Giappone, Spagna, Perù, India, Turchia, Filippine, Francia, Polonia, Argentina e Olanda. 

Beethoven Spotify storie

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I generi e i podcast più amati

Nel corso dell’ultimo anno, il genere di podcast più ascoltato a livello globale è stato Society & Culture, con show come Let’s Find out ASMR, Renegades: Born in the USA – il podcast di Barak Obama e Bruce Springsteen – e Stuff You Should Know che hanno avuto un enorme successo internazionale. Altro genere di grande appeal è il Comedy, trainato da titoli come The Joe Rogan Experience, Armchair Expert with Dax Shepard, and Call Her Daddy di Alexandra Cooper, amatissimo dalla Generazione Z e dai Millennial.

A seguire troviamo i generi Lifestyle & Health, Arts & Entertainment, Music ed Education.In Italia il consumo di podcast è sempre più trasversale e cross-generazionale. Tra gli over 40 spopolano le Lezioni e conferenze di storia di Alessandro Barbero, mentre lo show preferito dalla Gen Z e dai Millennial è Muschio Selvaggio di Fedez e Luis Sal. Il podcast di news più ascoltato è Morning di Francesco Costa, mentre Demoni Urbani si conferma il true crime più amato e Motivazione e Crescita Personale di EdoBraa è al primo posto nella categoria Lifestyle & Health.

I nuovi strumenti per i creator

Mentre la produzione e l’ascolto di podcast crescono, Spotify vuole offrire sempre più opportunità a tutti i creator – da quelli emergenti a quelli già affermati – per esplorare il potere dell’audio. Adesso, i podcaster in 160 mercati di tutto il mondo hanno l’opportunità di inserire Q&A o sondaggi negli episodi dei loro podcast a cui gli ascoltatori possono rispondere direttamente su Spotify.

Con l’introduzione di questi strumenti, disponibili tramite Anchor, Spotify è la prima piattaforma a permettere ai creator di coinvolgere in maniera così diretta e immediata i propri ascoltatori, rendendo la connessione con la propria audience più facile che mai. Inoltre, Spotify ha recentemente lanciato Il mio Daily, una playlist unica nel suo genere che combina i migliori podcast di news con la musica, per rimanere sempre aggiornati e avere allo stesso tempo la giusta carica per affrontare la giornata.

Quasi 1000 candidature a Sound Up!

Come abbiamo visto, i podcast disponibili sulla piattaforma si moltiplicano, ma solo il 22% di quelli presenti nella classifica top 100 italiana è condotto da donne. Per questo motivo Spotify ha deciso di dedicare la prima edizione italiana di Sound Up – il programma globale teso a supportare la produzione di show originali da parte di aspiranti podcaster che fanno parte di categorie sottorappresentate – a formare e supportare le podcaster. Le candidature ricevute alla chiusura delle application sono quasi 1000! Dopo averle esaminate, Spotify selezionerà le 10 partecipanti che saranno ammesse al programma virtuale che si svolgerà nel corso di 4 settimane a partire dal 15 novembre, durante il quale potranno imparare tutto il necessario per creare un podcast.

I nuovi podcast originali

Un numero sempre maggiore di content creator decide di esplorare il potere dell’audio, e oggi Spotify ha presentato alla stampa italiana quattro nuovi, imperdibili podcast originali che saranno disponibili sulla piattaforma nel corso dei prossimi giorni.

Commenta Eduardo Alonso, Head of Studios Southern & Eastern Europe di Spotify

Il mondo del podcasting sta vivendo un momento entusiasmante, e Spotify vuole far sì che sempre più creator possano sperimentare il potere dell’audio. I primi show originali lanciati in Italia da Spotify hanno avuto un grande successo, e siamo orgogliosi di presentare quattro nuovi titoli che, ne siamo certi, saranno presto tra i preferiti degli ascoltatori italiani.

BISCOTTIS, Storie dell’Internet – The Jackal

Dopo il successo del loro primo podcast, “Tutto Sanremo ma dura meno”, i The Jackal tornano con un nuovo show – prodotto da Spotify Studios e The Jackal in collaborazione con Show Reel Agency e Ciaopeople Studios – in cui raccontano com’è cambiato il web e come il web ha cambiato le nostre vite. Con il tono informale che li contraddistingue, lo stile della chiacchierata libera e l’intervento di numerosi ospiti, il collettivo comico  esplorerà alcune delle parole chiave e degli episodi più assurdi della storia di internet.

Siamo entusiasti di tornare con un nuovo podcast che ripercorre la storia-pop di internet attraverso momenti assurdi ed incredibili in cui il web ha cambiato la vita delle persone.

Commenta Ciro Priello. La prima puntata di Biscottis – Storie dell’Internet, che si sviluppa intorno alla domanda “è davvero facile fare soldi su internet?” arriva domani, 13 ottobre, solo su Spotify! Ascolta qui il trailer di Biscottis.

UltràDelicious – Maurizio Tentella

Calcio e cibo: vi vengono in mente due cose più sacre per gli italiani? Probabilmente no. UltraDelicious, prodotto da Spotify Studios e Dolmen Communications esplora il binomio tra questi due mondi attraverso un viaggio in 16 città italiane che mette al centro le storie di squadre epiche, dall’Inter di Ronaldo alla Fiorentina di Batistuta, passando per la Sampdoria di Vialli e Mancini.

La narrazione di vittorie e sconfitte memorabili guiderà gli ascoltatori alla scoperta di come tifo e buona cucina aiutino a preparare le prime e a digerire le seconde.

Ha detto Maurizio Tentella, entertainer, founder di Spacedelicious e conduttore del podcast. Il primo episodio sull’Inter 1997-98 sarà pubblicato su Spotify il 14 ottobre. Ascolta il trailer di UltràDelicious a questo link.

Tutte le volte che – Camihawke e Alice Venturi

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Due amiche, Camilla (Camihawke) e Alice (Alice Venturi), raccontano tutte le volte che hanno imparato qualcosa di nuovo. Dall’università all’andare a convivere, dal capire che lavoro fare, alle figuracce, fino all’oroscopo. Cosa ci insegnano queste esperienze? Partendo dalle loro storie di vita, le due content creator  discutono a ruota libera, prendendo ispirazione da studi scientifici, serie tv, quiz improbabili, aforismi orribili e gli immancabili segni zodiacali.

Con questo podcast raccontiamo i cambiamenti del diventare adulti, affrontati sempre con il giusto spirito di sopravvivenza e una buona dose di risate… che tra di noi non manca mai!

Commentano Camihawke e Alice Venturi. Le puntate del podcast, prodotto da Spotify Studios e Show Reel Agency, saranno pubblicate ogni lunedì a partire dal 18 ottobre. Nel primo episodio si parlerà di amicizia a 30 anni: esiste ancora? A questo link puoi ascoltare il trailer di Tutte le volte che.

Ikaros – Le Ali di Cera del Rock Morgan

Ikaros racconta le storie di quei geni della musica la cui esistenza si è consumata troppo presto; artisti che, compressi nelle loro sensibilità estreme, hanno lasciato un’eredità con cui, ancora oggi, facciamo i conti. Da Janis Joplin a Kurt Cobain, da Judy Garland a Jeff Buckley ed anche Amy Winehouse, Billie Holiday, Brian Jones, Elliott Smith. Miti sofferti e indimenticabili, raccontati da un narratore d’eccezione: Morgan, che offre voce e spirito alle emozioni e alle tensioni che hanno animato queste anime malandate e straordinarie.

Con Ikaros racconto quegli artisti che, bruciandosi, hanno salvato la musica. Per restare eterni.

Commenta Morgan. Lo show è prodotto da Spotify Studios e Gli Ascoltabili, in collaborazione con Operà Music. Il primo episodio su Amy Winehouse sarà disponibile in piattaforma il 21 ottobre. Il trailer è disponibile qui.

metaverso

Addio like e cuoricini: siete pronti a entrare nel Metaverso?

I film ed i libri da sempre hanno anticipato i tempi inventando realtà, terminologie e tecnologie che poi sarebbero divenute attuali nelle generazioni successive.

Questo è avvenuto anche con chi ha coniato per la prima volta il termine “Metaverso”. È stato Neal Stephenson nel libro di fantascienza cyberpunk dal titolo “Snow Crash”.

In questo caso si trattava di una sorta di realtà virtuale dove ogni persona era rappresentata dal proprio avatar che aveva la possibilità di vivere una vita parallela. Il libro è stato scritto nel 1992 e oggi, a 30 anni di distanza, il Metaverso è diventato attuale per aziende e persone.

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Cos’è il Metaverso oggi

Il Metaverso più avere varie sfaccettature. Può essere letto come la più grande rivoluzione del nostro secolo o come la rimodulazione della realtà aumentata (che è stato un mezzo flop come il cinema 3D). Semplificando possiamo dire che si tratta della creazione di uno spazio virtuale dove poter “vivere esperienze”.

Un “luogo virtuale” utile ad incontrare persone, a vivere momenti di vita quotidiana come esperienze di acquisto, di gioco, di shopping. Insomma, stiamo creando un’altra realtà dove poterci stare e, volendo, ricominciare tutto d’accapo.

Questa Realtà Virtuale sta avendo un grosso impatto a livello di singole persone (si pensi al gaming condiviso) ma lo step che sta avvenendo in questi mesi è a livello di business.

E se le grandissime aziende decidono di investire milioni di euro in questo nuovo spazio inesplorato vuol dire che siamo arrivati al punto di non ritorno. La realtà virtuale è pronta ad esplodere e a diventare “pop”.   

Metaverso Gucci

Come stanno approcciando le aziende

Sono molti i marchi che iniziano ad avvicinarsi e ad investire in maniera differente a questo nuovo mondo, visto come pionieristico e all’avanguardia. Tra gli esempi c’è sicuramente quello della collaborazione tra Gucci e Roblox. Il marchio di alta moda ha deciso di inserirsi nel Metaverso dei giochi portando alcuni suoi oggetti rari sulla piattaforma di giochi virtuale.

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Un altro grande marchio che si è “lanciato” in questa nuova avventura è stato Ford, per il lancio della nuova Mustang Mach-E .

In questo caso hanno puntato sulla realizzazione di una realtà aumentata che consentisse alle persone di vivere un’esperienza immersiva e totalizzante per poter “vedere dal di dentro” il nuovo veicolo elettrico.

Questa tipologia di esperienza ha permesso ai potenziali clienti di “vivere” l’auto in tutte le sue posizioni e declinazioni, come per esempio attivare lo stereo, aprire le portiere, il cofano o utilizzare i pulsanti sul cruscotto tecnologico.

Esemplificativa l’operazione di Ab InBv che ha deciso di investire su spazi pubblicitari di una corsa di cavalli virtuale in un autodromo virtuale. Insomma l’azienda che prima metteva a budget il Superbowl e Wimbledon ora investe nei giochi virtuali.

Il futuro dello sport, dei media e dell’intrattenimento è virtuale“, ha affermato Lindsey McInerney, Global Head of Technology & Innovation at Anheuser-Busch InBev. “Circa 2,5 miliardi di persone già partecipano all’economia virtuale. È qui che il mondo si sta muovendo e non c’è dubbio che i marchi avranno bisogno di trovare posti dove essere nel mondo virtuale parallelamente a dove si trovano nel mondo reale“.

Metaverso Facebook

Facebook investe 50 mln di dollari

Se i brand e i grandi marchi investono in pubblicità per stare sui svariati metaversi esistenti c’è Facebook che investe 50 milioni di dollari per crearsene uno tutto suo.

Questa notizia dà, per chi non avesse ancora la percezione, la grandezza della rivoluzione che stiamo per vivere. Creare uno spazio virtuale affinché le persone si possano incontrare e conoscere virtualmente nella maniera più reale possibile.

Basta like, foto, condivisioni su una bacheca dallo sfondo grigino e via alla possibilità di stringere mani, abbracciare persone ed accarezzarle. Il tutto virtualmente, ma in modo tremendamente reale.

In che contesto si inserisce il Metaverso

Essendo una realtà tecnologica embrionale è ancora molto difficile poterla definire in tutte le sue sfaccettature e potenzialità ma sicuramente possiamo immaginarla come una realtà aumentata.

Questa è ormai la direzione in cui si sta andando. “Un’evoluzione di internet” la definiscono molti esperti del settore.

Altri lo considerano semplicemente “lo step successivo al social network e alla connessione tra persone”. Con il Metaverso, solo pochi anni fa, sembrava veramente di parlare di un film di fantascienza che oggi sta diventando realtà.

Stiamo vivendo un cambiamento epocale come quello vissuto negli anni 2000 quando approcciavamo ai primi smartphone, si iniziava a parlare di App e di lì a poco avremmo visto nascere Facebook.  Ora ci troviamo proprio qui, all’inizio di un processo che ancora non sappiamo dove ci porterà ma che siamo sicuri sarà la nuova Realtà (Aumentata).

MrDay sceglie di parlare alla GenZ con la realtà aumentata

Per una buona colazione, o una merenda speciale, non c’è età che tenga: sia i più grandi che i più piccini apprezzano cominciare la giornata con qualcosa che sappia dare energia e gusto.
In un mercato che offre veramente tantissime referenze, però, a volte la differenza la fanno i dettagli: in particolare, per quelle fette di pubblico che dal prodotto non pretendono solo qualità ma anche un’esperienza distintiva ed espansa.

È il caso della Generazione Z, che vive il consumo sempre più come un fattore di condivisione distribuito nel tempo. Un dato su tutti: circa il 96% dei GenZer si prende il tempo di leggere le recensioni prima di acquistare un prodotto.

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Questo vale anche per le modalità di scelta: secondo FinancesOnline, anche come effetto della pandemia, la scelta di ciò che si mangia per la GenZ è fatta principalmente sui social media, mettendo in secondo piano addirittura la convenienza come fattore di scelta (per una generazione che nell’80% dei casi si dice preoccupata per le condizione economiche future, non male) e le valutazioni in termini di salute. La colazione, va da sé, non fa eccezione.

Se quindi i fattori distintivi diventano socialità, divertimento e ovviamente qualità per farsi preferire dalla Generazione Z, un brand deve posizionarsi sul mercato attraverso azioni che sappiano caratterizzarsi per essere memorabili, grazie magari a un’attivazione dell’utente che sia coinvolgente e diffusa nella sua rete sociale.

Trasformare il packaging grazie alla realtà aumentata

Mr.Day, storico marchio di merendine, specializzato nella produzione di buonissimi Muffin con pepite al cioccolato, ha deciso di puntare su questo concetto.

Per riposizionarsi nella mente dei consumatori più giovani, provando a coinvolgerli in un’esperienza caratteristica che sappia anche avere un ruolo sull’acquisizione di earned media, l’azienda veneta ha puntato su un vettore agile e sempre più in voga: il packaging.

Non è un caso infatti che nell’ultimo anno siano aumentati, in linea con i trend attesi, i casi di aziende che abbiamo agito sul pack dei propri prodotti in chiave tecnologica, puntando su attività che contassero sull’Intelligenza Artificiale o la virtual reality: un’evoluzione che ha portato in tanti a parlare di Internet of Packaging.

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Mr. Day ha scelto di lavorare su questa falsariga, realizzando una confezione che potesse aprire le porte al consumatore di un’esperienza in realtà aumentata, come recita il claim di campagna, “un’esperienza più che reale”.

Attraverso il proprio smartphone e interagendo con il packaging delle merendine Mr. Day attraverso un QR code, l’utente potrà vedersi animare la creatività stampata sulla confezione, in un tripudio di gocce di cioccolato e muffin che popoleranno lo spazio attorno mentre vengono mangiate.

Non finisce qui, però, perché la parte più interessante è quella che riguarda il coinvolgimento dell’utente: la bocca stampigliata sul packaging infatti, dopo aver ingoiato la merendina, passerà sul volto dell’utente cominciando a pronunciare delle frasi tipiche dello slang giovanile e selezionate per l’occasione dagli studenti della Naba.

Un filtro divertente e pronto per esser applicato sui propri contenuti video da condividere su IG e TikTok (con la possibilità quindi di diventare virale). Come dicevamo qualche riga su, un vettore per ampliare la propria reach organica attraverso i propri clienti, che diventano così ambassador di prodotto.

Per lanciare l’iniziativa verranno distribuiti contenuti su IG, TikTok e Twitch, anche grazie al coinvolgimento di alcuni creator di assoluto valore come Favij, Giulia Penna, La Sabri, Surry, Sascha e Stepny dei Mates: d’altronde, se si vuole parlare ai più giovani bisogna farlo anche attraverso chi dai giovani è riconosciuto, no?

Il posizionamento è questione (anche) di linguaggi

Al di là di una technicality crossmediale fresca e coinvolgente, l’attività immaginata da Mr.Day evidenzia come il distinguersi fra le varie proposte commerciali sia un fattore non solo di distribuzione, ma anche di linguaggio.

L’iniziativa di realtà aumentata infatti, al di là del contare su un media mix sapiente dove spicca il coinvolgimento di influencer anche molto famosi, è stata concepita assumendo il punto di vista del target, nel tentativo di parlare come loro e proponendo chiavi di attivazione il più possibile vicine alle loro corde.

Sembra una banalità, ma in un mondo che sta accelerando clamorosamente le evoluzioni comportamentali dei consumatori, identificare un veicolo che sappia da un lato distinguere e dall’altro attivare non è affatto secondario: e saperlo valorizzare impiegando un linguaggio fatto di gestualità e abitudini precise può essere una scelta decisiva nella riuscita di una campagna.

Mr. Day in questo caso ha scelto di puntare, prima che su una creatività di valore, su un modo di comportarsi funzionale al suo target, la Generazione Z.

Funzionerà? I fatti ci diranno di sì o di no, ma a naso non ci sarà da stupirsi di trovare, scorrendo il flow di IG o di TikTok, qualche bocca che ci parla come parlerebbe uno zoomer.

Bonus Pubblicità 2021: cosa c’è da sapere per investire in un piano media

I brand nel tempo hanno acquisito una comunicazione di livello superiore con il proprio pubblico.

Il flusso comunicativo non è più solo unidirezionale: l’introduzione dei social e di diverse tecnologie ha portato le aziende a interfacciarsi con utenti che sentono la necessità di interagire direttamente con i brand. Esprimere preferenze, abbracciare valori condivisi, compiere azioni in prima persona.

Per un’azienda, comunicare a livello digital è dunque fondamentale per poter raggiungere in modo più diretto il suo pubblico. Le campagne social ottengono facilmente risultati migliori rispetto a quelle tradizionali perché il pubblico è cambiato, è più dinamico e interattivo: parla con il brand, condivide contenuti, instaurando relazioni durature. Ecco perchè è importante l’introduzione del Bonus Pubblicità.

Bonus pubblicità: a cosa serve

Il Bonus Pubblicità è stato introdotto con il decreto numero 90 del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 Maggio 2018 ed è un’agevolazione pensata per supportare imprese e professionisti che investono nel campo dell’editoria tv, della radio e della stampa.

Il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria ha fatto slittare al 31 ottobre 2021 la scadenza per la domanda di accesso al Bonus Pubblicità per ottenere il 50% del credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari, sia su media cartacei che digitali.

Il bonus è rinnovato per tutte le aziende che vorranno investire da oggi fino al 31 dicembre nei media previsti dal Governo.

Quale miglior momento per investire con il Bonus Pubblicità?

Bonus Pubblicità

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Nuova finestra temporale per l’invio, grazie al requisito dell’incremento nell’investimento effettuato, pari almeno all’1% rispetto all’anno precedente.

Quindi, la detrazione è del 50% dell’importo investito, da usufruire attraverso stampa, quotidiani e magazine online ed emittenti tv e radiofoniche locali e nazionali analogiche o digitali. L’agevolazione è rivolta a imprese, lavoratori autonomi e enti non commerciali.

Chi è interessato al credito d’imposta del 50% dovrà inviare 2 domande distinte:

  • Nel periodo dal 1° al 31 ottobre 2021, è la “Comunicazione per l’accesso al credito d’imposta” , con la quale vengono indicati i dati degli investimenti già effettuati o che si intendono effettuare nel corso dell’anno;
  • Dal 1° al 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, è la “Dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati” , da utilizzare per l’appunto per indicare che gli investimenti inseriti nella Comunicazione sono stati effettivamente effettuati.

Ma questa non è l’unica novità introdotta: dopo le modifiche previste dalla Legge di Bilancio 2021, che aveva fissato nella misura del 50 per cento il credito d’imposta spettante per gli investimenti sulla stampa, l’articolo 67 comma 10 del decreto legge n. 76/2021 ha uniformato le regole di calcolo anche per gli investimenti su radio e TV.

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Perché investire in advertising?

Il mercato pubblicitario globale ha raggiunto un valore di 647 miliardi di dollari nel 2020 e la spesa per i media di advertising è in continuo aumento: crescerà infatti di 78 miliardi di dollari nel 2021 (+14%) e non si fermerà neppure nel 2022 (+7%).

In particolare, la pubblicità mirata per i dispositivi mobile ha registrato una crescita esponenziale nel corso degli ultimi anni, perché particolarmente efficace nella comunicazione a gruppi specifici di utenti.

Anche in Italia, le stime di crescita suggeriscono l’importanza di investire in advertising e raggiungere con facilità il pubblico, la cui spesa media è in aumento in tutti i settori, grazie alla ripresa globale del PIL.

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