Herminia Ibarra leader

Cos’è la “followership” e perché puoi contare più del tuo capo

Quando in azienda le cose vanno male la responsabilità viene sempre attribuita al capo. Stesso discorso per un successo: i meriti sono soltanto del leader. Ma una buona leadership non è tutto. Nel funzionamento di un’organizzazione sono fondamentali i follower. Che non sono solo quelli di Twitter. Non sono seguaci passivi, adepti senza capacità di giudizio. Sono i dipendenti, gli impiegati di una società, dotati di senso di responsabilità e capacità di lavorare in gruppo per un obiettivo. Da loro dipende in gran parte la buona o la cattiva riuscita di un progetto.

Herminia Ibarra leader

La followership, spiegata

Il concetto di “followership” è stato studiato molto meno di quello di “leadership”. Dei lavori sulla followership che sono stati scritti soprattutto negli Stati Uniti, pochi sono stati tradotti in italiano. Di solito la capacità di essere buoni dipendenti viene considerata solo come l’altra faccia dell’essere un ottimo leader ma si tratta di due cose differenti.

In diverse situazioni della vita una stessa persona è leader e in altre è follower. Ma, secondo gli esperti, un seguace che mostra serietà e buon senso avrà alte probabilità di diventare un ottimo comandante. Conviene imparare a rivestire entrambi i ruoli.

Secondo uno degli studi più autorevoli sul tema, In praise of followers“, pubblicato nel 1988 da Robert Kelley e tradotto in italiano nel 1992 come “Il potere dei collaboratori”, il contributo del leader incide solo per il 15% sui risultati, mentre il 75% dipende dai collaboratori. Ecco alcune caratteristiche che dovrebbe avere un buon follower:

Competenza

Il follower ideale ha una vasta preparazione ed esperienza nel settore di cui si occupa. Il leader deve poter fidarsi di lui in modo da potergli delegare compiti in libertà e senza rimorsi. Un buon collaboratore cura la sua formazione in modo continuo e non si ferma mai nell’auto perfezionamento.

Followership

Spirito critico

Fra il collaboratore che si lamenta di tutto e chi esprime un’opinione motivata in dissenso con quella del resto dell’organizzazione, c’è una bella differenza: il buon follower è quello che ha sempre in mente il bene dell’azienda e non il proprio interesse personale. Le sue critiche sono fatte solo in funzione del benessere del gruppo.

Autorganizzazione

Fa il paio con la competenza. Il follower che tutti sognano sa gestire in modo autonomo la sua timetable, rispettando ogni deadline. Non ha bisogno di chiedere il parere del capo prima di ogni piccolo passo. In questo modo faciliterà il lavoro dell’organizzazione e lascerà più tempo al leader.

Followership

Team working

Quasi banale. Il collaboratore ideale deve saper giocare di squadra e tenere sotto controllo il proprio ego. Il successo è il raggiungimento degli obiettivi del gruppo e non la gloria e l’autopromozione.

LEGGI ANCHE: Piccole lezioni di leadership dai supereroi (che faresti bene a seguire)

Coraggio

Niente paura di contraddire il proprio capo. Il follower perfetto si percepisce come pari di chi conduce l’organizzazione e per questo non adotta mai atteggiamenti servizievoli. E’ sempre pronto ad assumersi la responsabilità delle sue decisioni.

Followership

Discrezione

Bocciate le chiacchiere di troppo, i pettegolezzi. Da un buon follower sono auspicate la riservatezza nel raccontare le vicende interne all’azienda al di fuori di questa e l’attenzione a non parlare male del capo alle sue spalle, soprattutto se in pubblico.

Sincerità

Mai mentire sui propri errori. Conviene ammetterli e pensare subito a un modo per riparare la situazione, invece che a scuse e giustificazioni da inventare di fronte al superiore.

Week in Social: da Messenger Kids alle nuove Stories di Instagram

È giovedì, e con un giorno di anticipo rispetto al solito, torna la nostra rubrica Week in Social. Quali novità sono in arrivo dal mondo dei social? Questa settimana ce n’è per tutti, da Facebook a Instagram, Twitter, Snapchat, Google e Pinterest. Pronto a prendere appunti?

Facebook

Messenger Kids Demo

Pubblicato da Facebook su Mercoledì 29 novembre 2017

Messenger Kids, una nuova app per le famiglie
Iniziamo da Facebook, che non la smette di stupirci e questa settimana, al monito di “più divertimento per i bambini e più controllo da parte dei genitori”, lancia la nuova app “Messenger Kids”. Come funziona?
Una volta impostato l’account da un genitore, i bambini potranno chattare con le persone che amano, divertendosi con filtri, foto, video, messaggi di testo, effetti sonori, gif, adesivi, cornici e tanto altro.
E se ti dicessimo anche che i contatti dovranno essere approvati dai genitori, che in Messenger Kids non ci sono annunci, che i dati dei bambini non verranno usati per scopi pubblicitari, e che l’app è gratuita? Incredibile no?
In casa Facebook però le novità non sono finite.

Facebook sospende le opzioni di targeting potenzialmente discriminanti
Per la seconda volta in un anno, dietro segnalazione da parte di ProPublica, Facebook ha dichiarato che finché non possono garantire che gli strumenti di Facebook non vengano utilizzati in modo inappropriato, disattiveranno l’opzione che consente agli inserzionisti di escludere dai propri annunci segmenti di pubblico che fanno riferimento a differenze di nazionalità, religione, sesso o altre classificazioni affini.

Altre due novità in casa Zuckerberg riguardano la possibilità di importare i contatti Instagram in Messenger e un nuovo set di strumenti per le organizzazioni non profit.

Ora puoi importare i tuoi contatti Instagram in Messenger
Nell’ap Messenger, ora troverai l’opzione “Connetti a Instagram” attraverso cui aggiungere i tuoi contatti di Instagram all’elenco degli amici di Messenger.

Un nuovo set di strumenti per organizzazioni non profit
La quarta e ultima novità di Facebok per la nostra Week in Social è stata annunciata al secondo Social Good Forum annuale, e riguarda il non profit. Facebook sta mettendo a punto un programma che metterà in contatto mentors and mentees, ovvero persone che potrebbero aver bisogno di consulenza con persone che hanno l’esperienza per aiutarle (un po’ come per l’opzione sviluppata recentemente da Linkedin).

Facebook sta anche espandendo in più paesi i propri strumenti di raccolta fondi per le organizzazioni senza scopo di lucro, e ha anche lanciato “API per i fundraiser” che renderà più facile sensibilizzare l’opinione pubblica sulle cause sociali e raccogliere donazioni.
Per concludere, all’inizio del 2018 Facebook aiuterà il Bangladesh a mettere in contatto i donatori di sangue con chi ne ha bisogno. Perché proprio in Bangladesh? Perché lì, come in India, ogni settimana sono migliaia i post di persone che cercano donatori di sangue. Insomma, la posizione di Facebook verso il non profit sembra chiara e destinata a progredire. E chi lavora nel non profit sa quanto questo settore abbia bisogno di essere sostenuto.

Instagram

Week in social: da Messenger Kids alle nuove Stories di Instagram
Statistiche del 2017
Per la gioia di tutti i marketers, Instagram ha rilasciato il report annuale dei principali hashtag e degli influencer più seguiti, dei post e video più apprezzati, degli account con le Storie di Instagram più viste, i filtri più usati e tanto altro. Non ti sveliamo tutto, ma ti anticipiamo che il post più popolare del 2017 è stato postato da Beyonce, i video più apprezzati sono stati quelli di Cristiano Ronaldo, mentre i top hashtag del 2017 sono:
#amore, #moda, #photography, #arte, #bellissimo, #viaggio, #contento, #natura, #fotodelgiorno. Li hai usati?

Metti in evidenza e Archivio stories
Se sei iscritto a gruppi di settore, lo avrai certamente letto: Instagram ha appena introdotto, per le Stories, le due funzioni Archivio e Contenuti in evidenza. Come funzionano? È semplice. L’archivio salverà in automatico le tue stories, a meno che tu non intervenga manualmente su questa funzione, e potrai rivederle in qualunque momento. I contenuti in evidenza, invece, appariranno in una nuova sezione sul tuo profilo Instagram, fino a quando non deciderai di rimuoverli. Un’opportunità per presentare se stessi, o la propria azienda, al di là dei pochi caratteri a disposizione nella bio di Instagram.
È anche aumentato il numero di filtri fotografici. Te ne sei accorto?

Pianifica carosello
E il carosello di Instagram, come e quanto lo usi? Lo sai che è possibile programmarlo? Non dalla app di Instagram, ma da Later, uno strumento di pianificazione di contenuti visivi. Sì, è a pagamento, ma perché non testarlo?!

Twitter

Week in Social: da Messenger Kids alle nuove Stories di Instagram

Twitter sta implementando “Lite” 

Anche nella Week in Social di questa settimana fa capolino Twitter, che sta implementando la sua versione “Lite” per fare in modo che sempre più paesi con connessioni lente o reti mobile inaffidabili, possano interagire con la app, e gli altri utenti, in tempo reale.

Il calendario degli eventi di dicembre
Twitter ha pensato anche a te, che sarai costretto a turni estenuanti di lavoro per ultimare il piano editoriale nelle intense settimane di dicembre, diffondendo un calendario con i principali eventi del mese. Ovviamente, Natale e Capodanno sono i più gettonati, ma c’è dell’altro, tra cui l’uscita del nuovo film di Star Wars. E se ti interessano i trend di Twitter nel 2017, gli hashtag e i tweet che hanno ottenuto maggiore engagement durante l’anno, ti consigliamo di leggere il post di David Wilding.

Snapchat

Week in social: da Messenger Kids alle nuove Stories di Instagram

Rapporto sulla popolarità dell’app tra gli appassionati di sport
Basket, calcio, baseball, hockey: su Snapchat sono trending topic. Nell’ultimo rapporto di Snapchat sul suo pubblico, la app ha infatti rilevato che gli Snapchatter guardano, partecipano e trasmettono in streaming contenuti attinenti allo sport, più di quelli che non usano l’app. Non solo, gli utenti di Snapchat sembrerebbero quelli più attivi online durante gli eventi sportivi. Il report contiene anche una serie di altri dati sulle abitudini degli Snapchatters in riferimento allo sport. Dagli un’occhiata!

Più enfasi sulle connessioni personali 
Oltre al report, c’è di più. Si, perché il Ceo di Snapchat ha annunciato che stanno cercando di rinnovare la app per mettere più enfasi sulle relazioni e separare le conversazioni tra amici da tutto il resto.
Nel concreto: Snapchat divide tutti i contenuti degli amici in un nuovo feed; il Discover è stato rinnovato per dare maggiore enfasi ai contenuti ritenuti interessanti per l’utente; l’elenco degli “Amici” apparirà in ordine di importanza e un nuovo sistema ordinerà le storie in base alle tue interazioni. Sono tante le novità, e tutte pensate per rendere l’esperienza con la app sempre più personalizzata.

Google

Week in social: da Messenger Kids alle nuove Stories di Instagram

Google fa il suo debutto su Google Go
Entra di diritto nella Week in Social il motore di ricerca Google, che ha rilasciato in Indonesia una versione più leggera rispetto a quella classica, ottimizzata per connessioni lente e dispositivi con scarsa potenza. Le funzioni sono quelle già presenti nell’app di Google, ma l’interfaccia è più snella e colorata, con icone chiare e intuitive per le scorciatoie rapide e una sezione per la personalizzazione.

Pinterest

Week in social: da Messenger Kids alle nuove Stories di Instagram

Pinterest chat e bot
Chiudiamo la nostra rubrica Week in Social con due novità che arrivano da Pinterest, che sta lanciando un’estensione di chat, per semplificare la condivisione di Pin con familiari e amici direttamente da Messenger, e un bot, per portare Pinterest Search su Messenger e aiutare i Pinners a trovare ricette, prodotti, abiti per le feste, ispirazione e tante idee. L’estensione della chat di Pinterest verrà distribuita ai Pinners nei prossimi giorni. Ricorda di aggiornare la app!

Per questa settimana è tutto. La nostra rubrica tornerà, come di consueto, venerdì prossimo, con tutte le novità dal mondo social.

Come vengono scritti i copy

Le 3 tipologie di copywriter (e come stare alla larga dagli errori)

I copywriter parlano poco. Non sono loro ad emergere, la maggior parte delle volte fanno parlare il loro lavoro. Ma che si dedichi alla scrittura creativa, a quella digitale, a quella social, che preferisca Ogilvy o McElligot, ogni copywriter segue una precisa metodologia di lavoro, più vicina al rituale che alla struttura.

Come vengono scritti i copy

LEGGI ANCHE: Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

Ogni approccio ha mille sfaccettature diverse ma è possibile racchiuderli in tre macro aree.

Il Camminatore

Come vengono scritti i copy

Ci sono alcuni copywriter ai quali chiedere di stare seduti ad una scrivania, fermi, è una tortura degna della Santa Inquisizione. Se glielo fai notare ti risponderanno che chiederglielo, è come imporre a un biochimico di sviluppare un nuovo vaccino in un centro commerciale il 24 dicembre, coi saldi.

Non appena leggono un brief, saresti meno sorpreso di trovare alla sua scrivania Freddie Mercury che canta Bohemian Rapsody insieme a Fiorello con un Canta Tu, che loro.

Questa particolare specie di copywriter può pensare solo mentre si muove, anzi, più si muove veloce meglio si concretizzano i pensieri. Come una luce a dinamo, più le ruote vanno veloci più lui si illumina.

I Camminatori non sono certo i partner creativi più immediati, quelli di prossimità con i quali chiacchieri o metti in moto un brainstorming in pausa pranzo. Ma quello che manca loro in vicinanza lo compensano in modo prolifico e te ne accorgerai quando li rivedrai apparire nell’open space e svuotarsi le tasche dei post-it, degli scontrini, delle ultime pagine dei libri scarabocchiate con le idee nate durante la marcia. Sempre che si siano ricordati una penna, solo nelle migliori ipotesi accompagnata da un taccuino.

Il Grafomane

Come vengono scritti i copy

Se abbiamo affrontato il tema del Camminatore, raccontando come possa percorrere chilometri prima di buttare giù un’idea e di come lo faccia alla bene meglio, lasciando ispirazioni e aforismi degni di Oscar Wilde sul retro dello scontrino dell’Autogrill per il Camogli che quattro mesi prima ha mangiato mentre andava al mare, adesso affrontiamo il copywriter Grafomane.

Non è un paradosso, più un impulso compulsivo. Non perché scrivi per lavoro significa che tu lo debba fare continuamente, ma ciò non vale per il copy affetto da questa sindrome. Lui è nato con la matita in mano, ha iniziato riempiendo le maestre di disegni all’asilo, ha continuato con greche, fiorellini, spirali sui block notes vicini al telefono di casa in adolescenza e continuato fino ad affinare sempre di più quest’arte.

Michelangelo sosteneva di vedere dentro il blocco di marmo i suoi personaggi e che il suo lavoro fosse solo quello di spogliarli, di liberarli dalla pietra superflua. Allo stesso modo, il copy grafomane pensa che l’idea sia già dentro di lui e che l suo compito sia quello di liberarla ma, al contrario di Michelangelo, non togliendo il superfluo ma riversando su carta tutto, ma proprio tutto.

Una volta compiuto il rito, il copy grafomane riguarderà tutte le decine, centinaia di pagine scritte, le esaminerà e sarà da lì che uscirà l’idea giusta.

Essere un Grafomane di successo non è tuttavia caratteristica di tutti. Per far sì che la magia si compia, il grafomane deve essere stato anche un divoratore compulsivo di immagini, ispirazioni, testi, musiche, deve avere incamerato tutto in precise stanze della memoria, catalogato e riposto tutto sugli scaffali dell’immensa biblioteca celebrale che possiede e dalla quale attinge all’occorrenza.

I grafomani prima di vederli li senti, senti il battito furioso delle dita sulla tastiera, o vedi distese di carta fitte di graffite e inchiostri per i puristi. I primi della classe, nel momento di presentare le idee, prenderanno  questa enorme mole di memorie e ve le presenteranno, piuttosto compiaciuti, in bella copia.

Di questa specie si possono identificare anche molte variabili interne come l’amante della tastiera (che a sua volta si divide tra amanti della tastiera meccanica o quella a membrana), l’amante della grafite che invece sperimenterà ogni tipo di mina fino a quando non troverà la giusta miscela di morbidezza e precisione, conforme alla sua grafia e gli amanti delle penne.

[Sbagliato! Si ama una e una sola penna alla volta. O fine e dura, o una a gel dal tratto più morbido, c’è chi ancora preferisce le stilografiche. Il Grafomane sceglierà il suo esemplare preferito e riempirà ogni portapenne dell’ufficio con almeno una  di esse, astucci, libri, ne troverete una in ogni dove].

Ma come Picasso ha sperimentato il Periodo Blu e quello Rosa, anche il grafomane potrà adattare il mezzo con il quale si esprime in relazione alla sua vita. Un grafomane è per sempre, ma i mezzi possono evolversi.

LEGGI ANCHE: Il revisionismo storico ai tempi dello storytelling e le scelte dei brand sugli errori del passato. 

L’oratore

Come vengono scritti i copy

Molti, moltissimi scrittori preferirebbero fingere una morte apparente che discutere un’idea della quale non sono ancora convinti. Di questi gran parte non vorrebbero discutere proprio. D’altra parte se nella vita ho scelto di scrivere per lavoro è giusto pensare che lo preferisca al dialogo.

Ma essere dei copywriter oratori non significa esattamente sposare la retorica latina per parlare alle folle, semplicemente esprimersi ad alta voce in una stanza con interlocutori immaginari che lo aiutino a rifinire la sua idea.

Gli oratori attraversano un processo creativo molto simile a quello dei grafomani, scegliendo però come medium l’aria e non la carta, riempiendola di contenuti buoni, cattivi, interessanti o meno ma tutti fortemente plagiati dalla loro immaginazione.

Ma, mentre i grafomani riescono a tracciare un percorso unendo ogni riga scritta (da qualsiasi parte), per gli oratori la questione si fa più complicata. Per gli oratori non esistono barriere fisiche e ciò li porta a gloriose dissertazioni lontanissime da quella che doveva essere l’idea iniziale.

Le idee saltano rapidamente dalla genesi alla disamina, arrivando anche al contraddittorio: l’oratore riesce ad ottenere subito un feedback sulla sua idea. Da se stesso.

Anche se il metodo degli oratori non è infallibile, avere un’idea che riesce a scuoterti anche detta ad alta voce è un segnale del fatto che sia un’idea da esplorare.

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Apple vuole comprare Shazam per 400 milioni

Secondo fonti che sono già rimbalzate su tutte le principali testate americane, Apple sarebbe vicina all’acquisizione di Shazam, l’app di riconoscimento musicale, per 400 milioni di dollari.

L’accordo potrebbe consentire ad Apple di integrare l’app, come funzione nativa, nei suoi iPhone, in un momento particolare per la propria crescita, sempre più minacciata da Google e Samsung.

L’acquisizione di Shazam e la competizione di Apple con Google

Shazam consente agli utenti di identificare la musica riprodotta nelle vicinanze, ad esempio quando si ascolta una canzone alla radio in auto o al bar e si vuole conoscerne titolo e altre informazioni, ed è diventata sin dal suo lancio una delle app per smartphone più popolari nel mondo, scaricata più di un miliardo di volte dai consumatori.

shazam apple

Recentemente anche Google ha incorporato una tecnologia di riconoscimento musicale simile nel suo smartphone di fascia alta, il Pixel 2: la feature permette di monitorare costantemente la musica intorno all’utente, visualizzando il titolo di ogni canzone sullo schermo del telefono. Una funzionalità apprezzata dai consumatori, che potrebbe aver portato Apple alla conclusione della necessità di integrare una funzione simile anche nei suoi iPhone, per non restare indietro.

Per Apple, poi, le funzioni legate alla musica in particolare sono sempre state un core nell’offerta di prodotti e proprio su questo aspetto l’azienda di Cupertino mira a non farsi superare dai concorrenti.

Il CEO di Shazam, Rich Riley, aveva già dichiarato che la società era alla ricerca di una company più grande che potesse dare appoggio allo sviluppo delle potenzialità dell’app, sia in campo musicale che in quello pubblicitario (Shazam ha integrato la sua offerta anche con funzionalità specifiche in ambito business per l’adv).

Shazam è stata fondata nel 1999 e, secondo indiscrezioni, lo scorso anno avrebbe incassato 50 milioni di dollari, grazie al suo database di oltre 11 milioni di “impronte digitali acustiche”.

Secondo TechCrunch, l’accordo dovrebbe essere firmato già questa settimana, ma dai vertici delle due società non c’è stata ancora alcuna conferma.

Per quanto riguarda l’offerta di 400 milioni di dollari, secondo Pitchbook questa sarebbe inferiore rispetto alla valutazione di 1,02 miliardi di dollari dell’azienda.

Effetto bitcoin: Coinbase è l’app più scaricata negli Usa (ma i server vanno giù)

Coinbase, la piattaforma di exchange attraverso la quale avviene un terzo dei volumi di scambi bitcoin, negli Stati Uniti è l’app più scaricata nell’App Store Apple nel 2017. Probabilmente non è un caso, visti i volumi di crescita della criptovaluta più famosa al mondo nell’ultimo trimestre.

Bitcoin impenna, e gli exchange vanno in tilt

Non mancano, però, i problemi. Le montagne russe di bitcoin hanno mandato in tilt il sito della società (valore 1,6 miliardi di dollari), proprio giovedì, nel momento in cui la quotazione bitcoin superava i 17 mila dollari (ieri è salita a 19 mila, all’inizio del 2017 il cambio bitcoin contro dollaro era di 966 dollari), con un salto del 20% in sole 24 ore.

Risultato? Server down per tutto il giorno, e app inutilizzabile: con evidente frustrazione (per dirla con eleganza) di chi voleva acquistare o vendere Bitcoin, o semplicemente controllare il proprio conto. 

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LEGGI ANCHE: Hashgraph, la tecnologia che vuole uccidere blockchain (ma non può riuscirci)

Ma Coinbase (che poi è tornata operativa) non è stata l’unica piattaforma a essere travolta dalla corsa dei bitcoin.

Problemi anche per il Bitfinex, altro grande exchange online di bitcoin (il più grande secondo alcuni), che il 4 e 5 dicembre è stata sommersa di reclami di clienti per ritardi nel ritiro dei prelievi.  Al punto che la stessa società ha diramato una nota in cui lamenta “enormi richieste da parte dei clienti per depositi e prelievi” e  “numerosi attacchi DDoS (distributed denial-of-service) sotto forma di micro-depositi e prelievi dannosi”.

Quanto vale oggi il mercato bitcoin

E oggi? Secondo il sito bitcoin.com, nelle ultime 24 ore il volume totale di scambi di bitcoin si è avvicinato a 29 miliardi di dollari, un aumento di cinque volte rispetto allo stesso mese del mese scorso: non mancano scambi sovraccaricati, attacchi DDoS e 200 mila transazioni in coda.

E aggiunge una previsione: se la bitcoin-mania continua al ritmo attuale, non passerà molto tempo prima che il volume degli scambi di 24 ore superi la media giornaliera di 50 miliardi di dollari fissata dalla Borsa di New York.

Amazon Spark: l’amore tra gli influencer e Amazon è già finito?

Prendete il sito di vendite online più cliccato del mondo, Amazon, e mescolatelo con l’incommensurabile potere dell’influencer marketing. L’impasto ottenuto dovrebbe risultare il più appetitoso in assoluto, eppure non è così. Intanto diamo un nome alla nostra (anzi di Jeff Bezos) ricetta, ossia Amazon Spark.

La nuova piattaforma lanciata da Amazon a luglio di quest’anno avrebbe dovuto sancire il suo legame indissolubile con gli influencer ma qualcosa non è andato secondo i piani e con l’avvicinarsi delle festività il quasi fallimento del progetto sembra sempre più realistico.

Amazon Spark: come funziona

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Amazon Spark (letteralmente “scintilla”) è una app per iPhone e iPad pensata per gli influencer ma finalizzata alla promozione delle vendite ai loro follower, che consente di postare storie, idee e immagini di prodotti acquistabili su Amazon. Disponibile solo in lingua inglese e nella traduzione in spagnolo, Amazon Spark potrebbe essere paragonata una via di mezzo tra Instagram e Pinterest: il servizio dovrebbe incoraggiare gli user a condividere immagini e video e a seguire post di altri user, il tutto in un feed strutturato sulla falsariga di Instagram.

I follower di un post possono aggiungere commenti, reazioni e like (in questo caso sono smile). Con il contributo degli influencer e il potenziale di partenza della app, il successo sembrava assicurato. Cos’è accaduto?

La “scintilla” tra influencer e Amazon non è scattata

Tutti gli sforzi di Amazon di entrare nel meraviglioso mondo dei social network non sono del tutto infondati: secondo uno studio condotto su un campione di 2 mila persone, rispetto ai comuni siti eCommerce i social media risultano essere la fonte d’ispirazione numero uno per lo shopping soprattutto durante le festività (54,7% contro 50,8%). Vincere contro gli influencer è dunque impossibile.

come valutare influencer

Inoltre, a 350 influencer è stato chiesta la loro opinione riguardo Amazon Spark e se avrebbero incrementato l’utilizzo della app durante il periodo delle festività (un periodo in cui spesso gli influencer vedono aumentare la loro attività quasi del 100%).

Più del 74% degli intervistati ha confessato che con molta probabilità non sarebbero stati attivi sul nuovo social media di Amazon nonostante il periodo particolarmente prolifico. Solo il 22% ha assicurato la propria presenza sul network. Parliamo di cifre quasi irrisorie rispetto al 99% degli influencer attivi su Facebook e Instagram e al 97% impegnato tra Twitter e Pinterest.

No Prime, no party

Questa tanto agognata scintilla non è scattata e le ragioni non sono quasi scontate. Innanzitutto Amazon ha avuto l’ingenuità, si fa per dire, di tuffarsi in una vasca piena di squali del social media marketing chiamati Facebook, Instagram, YouTube ecc., già tutti ben alimentati da tempo con massicce dosi di influencer marketing: una partenza già in svantaggio per Amazon.

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Oltre alla competizione tra le piattaforme, Amazon ha dovuto scontrarsi con il fatto che gli influencer hanno già affrontato su altre piattaforme un lungo periodo d’investimenti: molti influencer infatti, impiegano anni per racimolare una solida audience e il giusto engagement. Dopo tutti gli sforzi compiuti su altri social network, l’idea di dover ricominciare da zero su Amazon Spark può non sembrare allettante.

Inoltre (altra beffa in termini di engagement) il servizio sembra essere disponibile solo per i clienti Prime. E qui giustamente si potrebbe puntualizzare sui numeri: è vero che i clienti Amazon Prime nel mondo si aggirano tra i 65-80 milioni, ma è una cifra da considerare all’interno di un contesto più globale in cui Facebook registra circa 2 bilioni (avete letto bene: parliamo di una cifra a 12 zeri) di utenti mensili, YouTube si aggira intorno al miliardo e mezzo, 800 milioni per Instagram e 330 milioni per Twitter.

La partita di Amazon Spark contro tali colossi dell’influencer marketing era già persa in partenza ma forse non si è ancora chiusa. Dopotutto la storia dei social network ci insegna che il loro destino è fatto di successi ma anche di grandi fallimenti: ogni riferimento a Google+ è puramente casuale.

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Yeehaw Wand, dal modello alla stampa 3D con la realtà aumentata

Hai desiderato almeno una volta nella vita una bacchetta magica per far apparire il tuo oggetto dei desideri?  La startup Yeehaw 3D  ha reso un po’ più reale questa fantasia con Yeehaw Wand, il nuovo strumento di realtà aumentata per la stampa 3D che in questi giorni la società ha lanciato tramite una campagna su Kickstarter.

Ok, non sarà la bacchetta di sambuco della saga di Harry Potter, ma il progetto ha il “potere” di semplificare la modellazione 3D per tutti coloro che non conoscono i segreti di questa tecnica.

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Con Yeehaw Wand basta uno smartphone per creare in 3D

Yeehaw Wand è un pennello digitale per progettisti 3D che può essere utilizzato per “creare o ricreare qualsiasi cosa” aiutato da un ambiente AR.

“Usa la bacchetta per liberare le tue idee creative sulla realtà”, dice lo slogan di Yeehaw 3D. “Basta agitare la bacchetta davanti alla fotocamera del tuo telefono o tablet e vedere la tua creazione prendere forma proprio di fronte a te.”

È un progetto che ha sicuramente dei risvolti ludici, in quanto permette di “creare, giocare e stampare” , ma è soprattutto un prodotto interessante per i designer, grazie alla sua semplicità d’uso e al fatto che rende possibile visualizzare rapidamente nuove creazioni ovunque.

L’ispirazione per il progetto è venuta alla startup sviluppatrice quando, durante una campagna di crowdfunding per la loro stampante 3D Yeehaw, raccolti i feedback degli utenti, hanno compreso che mentre sono molte le persone che desiderano sperimentare la stampa 3D, poche hanno le capacità tecniche per progettare modelli da stampare. Yeehaw Wand cerca di colmare questa lacuna combinando la modellazione 3D con la Realtà Aumentata.

LEGGI ANCHE: Perché la realtà aumentata non è (soltanto) un gioco

Stampa in 3D

Dai gioielli ai piccoli giocattoli, Yeehaw Wand aiuta a creare un’anteprima dell’oggetto in 3D e permette dunque poi di stamparlo senza dover imparare ad utilizzare complessi software. È sufficiente disegnare un oggetto nell’aria e quindi passare il progetto su una stampante 3D semplicemente con un tap.

È possibile stampare in 3D le  proprie creazioni utilizzando una stampante Yeehaw. Per coloro che non desiderano investire in una propria stampante 3D, i produttori hanno collaborato con Sketchfab, una delle piattaforme più grandi al mondo per la pubblicazione e la condivisione di contenuti 3D online. Altrimenti si può scegliere di salvare la propria creazione toccando l’icona Sketchfab e stamparla in qualsiasi centro di stampa 3D locale.

La bacchetta è dotata di pulsanti: l’utente può dunque utilizzare il pennello per eseguire un’ampia gamma di comandi, tra cui rotazione, zoom, regolazione del colore e altro.

Il pacchetto Yeehaw Wand non comprende solo il pennello AR, ma anche un piatto rotante a 360°, che consente di avere una visuale completa della creazione permettendone la rotazione all’interno dell’ambiente AR, e l’app Yeehaw dedicata.

L’applicazione

L’app Yeehaw risulta molto intuitiva nell’utilizzo: i sensori riprendono ogni movimento della bacchetta e permettono di vedere il proprio disegno sullo schermo in tempo reale. Inoltre, consente di interagire con il progetto 3D. Infatti, usando semplicemente le dita è possibile selezionare, ruotare, spostare e persino ridimensionare la propria creazione.

Una volta visto come apparirà nella realtà grazie all’ambiente AR, si potrà stampare direttamente tramite la stampante 3D Yeehaw (venduta separatamente) o una qualsiasi 3D printer oppure scegliere di inviare il file al servizio di stampa Yeehaw o esportare semplicemente il proprio disegno in un formato stampabile 3D.

La bacchetta funziona su un motore Open GL 3D e l’app è disponibile su Android e iOS.

Al momento, l’opzione Kickstarter più economica per Yeehaw Wand è di 99 dollari e include la bacchetta, l’app e il piatto. Con offerte più alte si possono prenotare quantità multiple o articoli extra come una borsa da viaggio, un supporto per iPad, o la stampante 3D Yeehaw.

La campagna attualmente ha raggiunto circa 30mila euro in crownfounding e si chiuderà a metà gennaio: avete tempo fino ad allora per contribuire al progetto ed esser tra i primi a provare il dispositivo. Potrebbe essere una buona scusa per imparare qualcosa di più sulla modellazione 3D o per fare un regalo di Natale ad un amico designer, anche se dovrà attendere purtroppo febbraio 2018 per la consegna di Yeehaw Wand a casa.

Letteratura e branded content

Branded content: gli scrittori che sono anche ottimi pubblicitari

Cosa accomuna un libro, un videogioco, un sito web e una spot pubblicitario? Gli strumenti sono molto diversi ma tutti raccontano una storia. Da tempo affrontiamo l’importanza per un brand di creare universi narrativi in modo da avvicinare l’azienda al pubblico con emozioni e coinvolgimento. Alcuni marketers stanno però puntando ora a un obiettivo più arduo e duraturo: la fusione tra letteratura e branded content.

LEGGI ANCHE: Corporate Storytelling: quando le aziende sono storie da raccontare

Letteratura e Pubblicità: concetti nella storia

Partiamo dal principio: la letteratura, come arte di raccontare storie, si distanzia dalla pubblicità considerata più “popolare” e di bassa lega. La pubblicità ha infatti lo scopo di far conoscere il brand e di vendere, adotta per questo una comunicazione persuasiva, mentre la letteratura è scritta prevalentemente per scopi estetici e ha quindi origine e sviluppo da presupposti completamente diversi.

LEGGI ANCHE: Dal Carosello a YouTube, com’è cambiata la pubblicità video in questi 60 anni (e cosa ci aspetta)

Oggi uno scrittore che collabora a progetti di advertising può ricevere alcune critiche, ma in passato la situazione era diversa: non c’era infatti una netta distinzione tra i due mondi. Non tutti gli scrittori infatti usavano la penna solamente per arte, esempi nella storia ci dimostrano richiami pubblicitari nei libri (es. Colazione da Tiffany di Truman Capote), libri commissionati , usciti in riviste (Oliver Twist di Charles Dickens) e perfino scrittori-pubblicitari.

Letteratura e branded content: tiffany

Il più noto caso italiano di scrittore-pubblicitario è Gabriele D’annunzio, creatore di slogan tra i tanti per L’Amaro Montenegro (liquore delle virtudi), Saiwa, a cui lui stesso diede il nome, e Fiat dove definì linguisticamente di genere femminile l’automobile in una lettera indirizzata ad Agnelli, “L’automobile è femmina”.

Letteratura e Branded content nel settore automotive

Ci sono due casi, molto lontani cronologicamente fa floro, nel settore automotive in cui letteratura e branded content si sono fuse in un racconto breve o in un romanzo: Fiat e Mercedes.

Fiat

Negli anni ‘30 diventa direttore dell’ufficio stampa Fiat Gino Pestelli che, auspicando la creazione di una letteratura FIAT, commissiona due romanzi a due scrittori dell’epoca, Massimo Bontempelli e Bardi, che scriveranno una letteratura pubblicitaria sui modelli della 522 e la 1500. Bontempelli pubblica nel 1932 “522. Racconto di una giornata” per pubblicizzare automobili di piccola e di media cilindrata; si abbandona il culto della velocità futurista per dare all’auto una visione umanizzata.

Mercedes

Decisamente più tecnologico e contemporaneo l’esperimento di Mercedes, che ha commissionato allo scrittore pugliese Giancarlo Carofiglio un racconto , “La Forma delle Nuvole” edito nel 2016 in forma di ebook sia in lingua italiana che inglese. Più che racconto si tratta di una storia “adattiva”, infatti grazie alla partnership con Google, il lettore, nonché protagonista del libro, è geo-localizzato. Il racconto quindi si adatta alle condizioni atmosferiche, l’orario e la posizione geografica in cui vi trovate.

L’obiettivo di Mercedes è quello di pubblicizzare la tecnologia 4MATIC, aumentare la customer experience e “svecchiare” l’immagine di Mercedes da sempre legata ad un target molto adulto, così da renderla cool e appetibile per un pubblico più giovane.

Scrittori e Videogiochi: Naomi Alderman

La letteratura non si è solo prestata al branded content sulle pagine stampate, ma anche nel mondo dei videogiochi e al cinema, dove gli scrittori hanno esercitato la loro presa sul pubblico con tecniche altamente sofisticate di storytelling.

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Letterarura e branded content: game

Naomi Alderman, autrice britannica di romanzi, è anche una game designer che ha scritto ampiamente riguardo il potenziale per gli scrittori nel  creare storie esplorando le tecnologie oggi a disposizione. Le storie in questo modo daranno all’utente la scelta e di accedere a un contenuto “erudito” e in linea con i trend. Aggiunge inoltre che le storie sono in ogni caso le protagoniste, anche se in alcune forme visive vengono chiamate videogiochi.

Scrittori e Web: J.K. Rowling

J.K. Rowling, in partnership con Sony, ha lanciato nel 2012 Pottermore, una piattaforma online curata da uno scrittore esempio perfetto di fusione tra letteratura e branded content. Pottermore è chiara nei suoi intenti:“Ogni azienda ha una storia”; lo scopo è quello di raccontare il mondo di Harry Potter e derivati con contenuti speciali e news. Allo stesso tempo è anche un e-commerce.

La stessa scrittrice ha elogiato Pottermore per la sua unica filosofia di creatività in armonia con la tecnologia.

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Scrittori e Branded content: Vantaggi e svantaggi

Per i brand e le agenzie, lavorare con scrittori su progetti guidati potrebbe essere vantaggioso. Autori di successo come Carofiglio possono rivelarsi influencer e tirare fuori idee creative, dando al brand un volto originale.

Alla domanda ”È contro la natura della scrittura scrivere per un brand?”, Carofiglio risponde “Il progetto non era contro la creatività. Si possono trovare cose interessanti quando si è dietro le sbarre”.

Dall’altra parte gli scrittori dovranno fare i conti con una nuova immagine della loro figura professionale e colmare quella distanza che si è creata nel tempo tra il mondo letterario e pubblicitario.

Dovranno fare i conti inoltre con il tempo e le scadenze, il che effettivamente potrebbe rivelarsi “terribile” per uno scrittore. Il caso di R.R. Martin e della serie Games of Thrones è un esempio tipico di come il libro abbia tempi più lenti e come l’industria cinematografica sia andata oltre la carta stampata per soddisfare il pubblico (con risvolti discutibili).

Letteratura e branded content: scrittori

E riguardo alle forme classiche di advertising, che vantaggi può portare questa fusione? Aggiungere creatività e originalità, oltre a stabilire un rapporto duraturo con il lettore, potenziale cliente.

Ma poi questa formula funziona? Per quanto riguarda l’efficacia di questo connubio, basta osservare l’esperimento di Mercedes, che ha ricevuto 90.000 download e ha catturato l’attenzione degli editori, ma non è in grado di tracciare il tasso di conversione sull’acquisto.

Sarà il ROI a rivoluzionare ulteriormente il rapporto da tra letteratura e branded content?

spotify 2018

Spotify lo ha rifatto: anche quest’anno le pubblicità data-driven

Già lo scorso anno, con “Grazie 2016. È stato strano”, Spotify aveva celebrato le stranezze dei propri utenti in una campagna pubblicitaria Outdoor di fine anno di enorme successo, basata sui dati raccolti dall’utilizzo della piattaforma. E anche per la fine del 2017 il servizio di musica in streaming ha voluto utilizzare le abitudini dei suoi ascoltatori per suggerire umoristicamente le strategie per affrontare la vita nel 2018 nella nuova campagna “Obiettivi 2018”.

2018 goals campagna spotify

La nuova campagna di Spotify e i buoni propositi per il 2018

Anche i nuovi Outdoor funzionano benissimo, in parte per lo spunto creativo in linea con i tempi, in parte perché la musica è un’esperienza emozionante e coinvolgente e i dati sulle nostre abitudini di ascolto, a livello macro, si rivolgono ad una sorta di emozione collettiva: tutti ascoltiamo musica e tutti ne siamo coinvolti attivamente. Come ha spiegato anche il CMO di Spotify, Seth Farbman.

spotify outdoor goals 2018

“Sii umile, come la persona che ha ottenuto un intero billboard per aver ascoltato HUMBLE. 1.251 volte”

Quest’anno, i dati raccolti hanno ispirato un tema nuovo, sempre legato a cultura e società, ma più virato verso la considerazione dei tanti cambiamenti in atto oggi nel mondo e quindi verso il futuro: «Guardiamo avanti invece che indietro, e iniettiamo ottimismo e umorismo dove possiamo», è stata la chiave della campagna di quest’anno.

L’aspetto difficile, secondo quanto raccontato dal CMO, è stato trovare un equilibrio tra gli avvenimenti quotidiani nel mondo e la possibilità di essere ottimisti e positivi. Tono di voce, riflessivo ma al tempo stesso ironico, ha permesso di alleggerire il tema e proiettarsi già nel prossimo anno, per far sembrare un po’ meno tramautico il passaggio al nuovo, usando l’approccio data-driven, basato sui fatti, già sperimentato.

spotify vacanze 2017

“Mangiare un arrosto vegano con la persona che ha creato la playlist dal titolo Barbecue Fiocco di neve elitario di sinistra”

Proprio come per lo scorso anno, non si tratta solo di una campagna Outdoor, ma di dare agli utenti un riscontro reale delle loro abitudini musicali: cosa ascoltano? Quali artisti hanno contribuito a lanciare? Quali stati d’animo hanno provato nel corso del tempo?

Il digital ha permesso di scoprirlo e l’out-of-home ha permesso di mostrarlo e condividerlo, trasformando l’esperienza individuale che ognuno vive con le sue cuffiette nelle orecchie, in una esperienza collettiva, che racconta qualcosa in più sulle persone.

spotify campagna 2018

“Fare esercizio in modo più convenzionale delle 46 persone che hanno inserito Slow Hands nelle loro playlist per la corsa”

Una campagna globale e iper-locale

Con una campagna completa dedicata ai mercati più grandi come gli Stati Uniti e una serie di grafiche ideate per diversi mercati locali, Spotify ha voluto includere tutti i suoi utenti nella condivisione di questi dati, entrando nello specifico dei cambiamenti in atto nel mondo: le executions dedicate alla Thailandia, ad esempio, sono molto diverse da quelle statunitensi. Qui entra in gioco anche una scelta di rilevanza iper-locale del messaggio, con circa un centinaio di messaggi diversi prodotti.

spotify america latina

spotify nuova campagna outdoor

“Scatenarsi in pista con la persona che ha creato la playlist DADDY PENCE COME DANCE”

spotify campagna 2017

“Essere amorevole come la persona che ha inserito 48 canzoni di Ed Sheeran nella sua playlist I Love Gingers”

 

spotify campagna outdoor 2017

“Evitare gli inviti a cena dalle persone che hanno aggiunto queste canzoni alle loro playlist per cucinare: Slippery, All of Me, DNA”

CREDITS
Chief Marketing Officer: Seth Farbman
VP, Brand and Creative: Jackie Jantos
Global Brand Director: Alexandra Tanguay
Global Creative Director: Alex Bodman
Associate Creative Director: Dan Brill
Associate Creative Director: Spencer Hansen
Global Brand Design Director: Rasmus Wangelin
Senior Art Director: Martin Berggren, Ellen Pai, Angeline Toh, Erik Herrstrom
Associate Brand Director: Christian Navarro
Senior Global Brand Manager: Payman Kassaie, Lindsay Fischler, Candice Greenberg, Lauren Solomon, Christine Andren, Jonathan Chu
Associate Brand Manager: Kristy Lyons, Christine Motch
Director, Integrated Production: Belinda Lopez
Senior Producers: Davis Najdecki, Alice Tam
Production Coordinator: Kenzie Tankersley, Jeong Park
Global Director, Brand Strategy: Zach Pentel
Brand Strategy Manager: Nathan Doiev
Head of Marketing Strategy & Planning: Neal Gorevic
Global Consumer Marketing: Krista Scozzari, Antonia Moreland
Head of Global Media: Scott Marsden
Global Media Manager: Kathryn Griffin
Data Program Manager: Sara Kayden
Data Science: Gordon Silvera, Gabriel Duncan

Colors (3)

L’importanza dei colori nell’immagine di un brand

Quando compriamo qualcosa, il 90% dei motivi per cui portiamo a termine l’acquisto riguarda il suo colore. Per un brand, infatti, usare i colori giusti è la strategia migliore da adottare. Tuttavia, non è così semplice fare le scelte corrette.

Guardando l’immagine che segue, anche se il logo di Mc Donald’s o di Coca-Cola non cambiano di design, il cambiamento rispetto ai colori rende i famosi brand qualcosa di assolutamente diverso, per nulla appetibile come con i loghi originali. Anche il cartello di pericolo biologico, con colori che ricordano una barbie o due tonalità di verde che ricordano elementi environment-friendly cambia totalmente significato; per non parlare del segnale di “Stop” dipinto di verde, che causerebbe sicuramente molti incidenti stradali, vista la diversa percezione del segnale.Colori sbagliati

I colori sono importanti, e ancora più importanti sono la percezione che abbiamo di essi, le associazioni tra diverse tonalità, il loro utilizzo in diversi contesti. Il colore è in grado di trasmetterci qualcosa di più di un’informazione oggettiva relativa a un prodotto, ha una potentissima influenza sul nostro cervello. Ogni colore, infatti, può chiamare in gioco sentimenti diversi, ed è a questo che i brand devono sempre porre attenzione, nella progettazione dei loro loghi. I colori, infatti, hanno un ruolo centrale nelle filosofie dietro ogni brand. Ogni colore che vediamo implica qualcosa, direttamente o indirettamente, che ci aiuta ad avere una personale percezione del brand. Alcuni colori, addirittura, vanno oltre le singole aziende, aiutando a definire anche interi settori (il blu, ad esempio, è connessa all’industria di viaggi, il verde alla industria sanitaria, il rosso a quella del fast food). Non esiste, però, una regola fissa per definire uno schema di colori da utilizzare, poiché un brand potrebbe seguire la sua filosofia associandosi a specifiche tonalità che suggeriscono alcune caratteristiche del brand.

Il rosso è il colore del fuoco, un colore tra i più potenti, che crea associazioni immediate e contrastanti (pensiamo all’amore ma anche alla guerra, ad esempio). Ricorda concetti come il pericolo ma anche come la passione. Allo stesso tempo, è un colore molto intenso, che può generare anche effetti fisici sugli individui, alzando la pressione e i livelli di respirazione. Poi, è noto come l’occhio umano si concentri molto su oggetti dal colore rosso, essendo più sensibile a queste tonalità. In questo senso, come per evidenziare l’importanza degli ospiti che calcano il tradizionale “red carpet“, il rosso è il colore adatto per evidenziare gli elementi importanti del proprio sito o della propria grafica, ad esempio.

L’arancione è un colore molto dinamico, associato alla fiducia, all’energia, all’ottimismo. Condivide tutti gli aspetti stimolanti del rosso, ma a un livello più basso: questo colore genera infatti una grande sensazione di energia senza l’aggressività del colore rosso, risultando anche più divertente. Anche l’arancione, poi, conferisce molta visibilità agli elementi grafici, in modo da catturare l’attenzione dell’utente.

È curioso, poi, sapere come degli studi abbiano provato che il giallo possa rappresentare sia il concetto di felicità che quello dell’ansia. Il giallo ricorda il sole, e in campo di design è molto efficace per attrarre l’attenzione, spesso utilizzato infatti per segnali d’allarme (può essere associato anche al pericolo, anche se non in maniera così forte come con il rosso). Quando abbinato al nero, può ottenere moltissima importanza grazie a un grande contrasto (pensiamo, ad esempio, ai taxi di New York, che spiccano tra i grigi grattacieli delle caratteristiche avenue).

Il più ovvio collegamento con il verde, invece, è con la natura; di conseguenza, dato che molte piante sono di questa colorazione, è associato anche con concetti legati alla crescita e alla salute. Nel design, questo colore può avere un effetto di bilanciamento, che crea armonia tra gli elementi. Questo equilibrio generato dal verde si presta a call-to-action, e un designer farebbe bene a prestare attenzione alla saturazione del colore. Colorazioni verdi molto sature, infatti, hanno l’effetto di essere molto emozionanti e dinamici, catturando l’attenzione dei nostri occhi.

Colors

Il blu è il colore del mare, del cielo, ed evidenzia concetti come il relax o la comodità. È uno dei colori più importanti nel design dell’interazione, oltre che uno tra quelli usati più frequentemente. Nel campo del design, l’impatto su come i prodotti vengono percepiti dipendono dalla sfumatura esatta utilizzata. I blu più chiari possono essere infatti più freschi, liberi, generano tranquillità, la quale spesso si traduce in fiducia, ecco perché spesso queste sfumature sono utilizzati dalle banche. I blu più scuri, invece, sono perfetti per prodotti dove devono risaltare concetti come forza e affidabilità.

Il viola è il colore del lusso, della spiritualità e della creatività. La sua rarità in natura e i costi che derivano per creare le giuste sfumature gli hanno conferito un ruolo molto speciale in campo di design. Storicamente, è collegato alla regalità, spesso facendo sembrare certi prodotti più lussuosi di quello che sono in realtà. Un interessante studio, poi, ha scoperto che quasi il 75% dei bambini preferisce il viola a tutti gli altri colori. Il nero è associato al potere, all’eleganza, alla sofisticatezza; è il colore con la valenza più forte, attirando velocemente l’attenzione. Ecco perché è utilizzato comunemente per i testi. Usato come sfondo o come componente principale in uno schema, il nero crea legami emozionali, conferendo anche un senso di grande raffinatezza e mistero.

Il bianco, invece, è spesso associato a concetti come la purezza, la pulizia e la virtù. Spesso collegato a servizi per la salute o innovazione, si può usare questo colore per conferire sicurezza a prodotti sanitari o tecnologici. In design, il bianco enfatizza i colori attorno ad esso, ecco perché è utilizzato soprattutto come colore secondario. Un uso consono degli spazi bianchi, infatti, è uno strumento di design molto potente. Il grigio, poi, rappresenta la neutralità, la formalità e la professionalità. è un colore sicuro da utilizzare in armonia con gli altri colori. Quando utilizzato come colore primario può conferire serietà al prodotto, ma non in senso negativo. Per creare un senso di dinamismo e divertimento, poi, molti brand scelgono la strada del multicolore, anche perché è molto efficace sul web.

Colors (2)

Un’altra curiosità può essere costituita dalle differenti percezioni a seconda del genere. Non ci sono regole per cui un colore è esclusivamente femminile o un altro è maschile, ma ci sono stati molti studi nel corso degli anni che hanno delineato alcuni stereotipi o generalizzazioni. Molti di questi risultati, nonostante in alcuni casi possano sembrare ambigui, hanno indicato che ci sono differenti preferenze a seconda dei generi per quanto riguarda i colori. Ad esempio, il blu è il colore più popolare sia per gli uomini che per le donne. I colori meno preferiti da entrambi sono il marrone, l’arancione e il giallo; il più preferito dalle donne è il grigio, mentre gli uomini prediligono le tonalità del viola. A livello di tonalità, il genere maschile preferisce tinte più accese, al contrario delle donne che preferiscono colori pastello. Uno stereotipo smentito? Il rosa non è amato da tutte le donne, bensì solo da una ridotta percentuale, nonostante questo riconduca alla femminilità dal punto di vista psicologico.