Per un brand è sempre più necessario comprendere quale sia la natura delle azioni che compiamo “noi consumatori” nel quotidiano. Lo hanno capito bene i marketer: comprendere il comportamento delle persone è essenziale per pianificare strategie di successo.
Le feste natalizie rappresentano una delle occasioni più importanti e ogni strategia utile ad aumentare le vendite e il fatturato viene accolta con piacere. I giorni prima del Natale sono i più “consumistici” dell’anno e il nostro cervello subisce un po’ lo stress della corsa al regalo. Ci si può approfittare di una sorta di distorsione cognitiva per aumentare gli incassi a Natale?
Ecco 5 elementi che non devono mancare all’interno di ogni messaggio pubblicitario.
Urgenza: la promozione è valida solo oggi
Indurre nelle persone una sensazione di urgenza o di scarsità, renderle più sensibili a una possibile perdita che a un potenziale guadagno o risparmio: la strategia dell’urgenza è una delle più diffuse, basti pensare alle televendite il cui ultimo giorno valido è sempre… oggi!
Consigliato quindi l’utilizzo di promozioni e sconti a scadenza, conti alla rovescia al fine di rendere evidente la limitazione temporale dell’offerta, limitare il numero di pezzi rimasti motivando le persone all’acquisto il prima possibile.
“Useremo le scelte degli altri per definire il comportamento migliore, tanto più quanto li troveremo simili a noi”. Quello che diceva Robert Cialdini viene confermato da tutti i dati: quasi il 90% dei consumatori effettua le proprie scelte in seguito alla visione di recensioni online e attraverso il passaparola.
Come ottimizzare questo passaparola? Fornendo ai diretti interessati gli strumenti utili per documentarsi e poi parlarne agli altri, per esempio:
Testimonianze e/o recensioni da condividere sul sito web e sui social
Condivisione di contenuti generati dagli utenti sui social media
Case study sul proprio sito Web per coltivare lead.
Impegno sociale nei post
Ottimizzazione della proprietà Google MyBusiness
Il fenomeno Baader-Meinhof
Che succede quando il cervello viene esposto a una nuova informazione che non aveva mai notato prima? Possono succedere due cose: o se ne dimentica rapidamente oppure l’informazione viene memorizzata, depositandosi da qualche parte nell’inconscio per essere richiamata al momento opportuno. Si tratta del fenomeno Baader-Meinhof.
Per sfruttare al massimo il periodo festivo può essere utile creare contenuti impattanti, in grado di attirare l’attenzione degli utenti, senza dimenticare il remarketing: andare a ripescare i contatti che hanno già interagito con i nostri canali può rivelarsi una vera miniera d’oro.
Il paradosso della scelta
Secondo uno studio di Iyengar, Huberman, Kamenica e Jiang “le persone scelgono di non scegliere”.
La motivazione sta nel fatto che entriamo letteralmente in crisi all’aumentare delle opzioni disponibili e tendiamo quindi a fare scelte errate non riuscendo a percepire le differenze tra le possibilità che abbiamo a disposizione.
Rimaniamo come bloccati dalla paura di fare la scelta sbagliata: si dovrà quindi evitare di mettere il cliente in condizione di congelamento dalla paura diminuendo il numero di opzioni da mettere a disposizione rendendo accettabile l’esperienza d’acquisto.
I prezzi di ancoraggio
I brand utilizzano questa tecnica da sempre: viene fornito un confronto affiancato del prezzo scontato di un prodotto rispetto al suo prezzo iniziale. I consumatori considereranno il prezzo iniziale dell’articolo come il suo valore reale. A causa di ciò, le persone si convinceranno di ricevere un prodotto (o servizio) migliore, indipendentemente da quanto ragionevole fosse il prezzo iniziale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/natale3.jpg600900Alessandro BrancatiAlessandro Brancati2017-12-15 09:45:382017-12-15 16:37:30Vendere di più durante le feste: 5 consigli da marketer per Natale
Il salone di casa tua, l’ufficio, una postazione in co-working: ti sei mai chiesto quanto questi spazi di lavoro siano in grado di influenzare la tua produttività? Le risposte a questa domanda possono essere ricercate nei dossier dei tantissimi studi effettuati sul campo, osservando le scrivanie e lo spazio di lavoro di uomini e donne di successo.
Sicuramente, c’è da dire che la concezione degli uffici e degli ambienti di lavoro è, negli anni, molto cambiato e oggi continua ad evolversi costantemente. Pensa, ad esempio, allo smart working e ai cosiddetti “nomadi digitali“. Nonostante la tecnologia e la digitalizzazione, però, le scrivanie e gli spazi di lavoro continuano ad avere la loro importanza, influenzando la creatività di chi le popola.
A dimostrazione di ciò, una recente mostra londinese ha messo in luce tutti gli aspetti delle scrivanie dei migliori creativi, fotografando gli elementi che le compongono. Vediamole insieme,
Foto: Marek Sikora Photography – www.walterknoll.de
Nella mostra fotografica Desktop, tenutasi allo showroom Walter Knoll di Londra, sono stati esposti gli scatti delle scrivanie di creativi, imprenditori, architetti e curatori. Ogni fotografia è accompagnata da un oggetto (o più) scelto dal proprietario, che rappresenti l’essenza del suo lavoro.
L’obiettivo era quello di dimostrare che, nonostante le nostre vite sempre più digitali, abbiamo comunque bisogno dei nostri spazi, delle nostre relazioni, di carta e inchiostro da utilizzare per annotare le nostre idee.
“Il nostro mondo del lavoro sta attraversando un cambiamento”, ha dichiarato Markus Benz, CEO di Walter Knoll.
“Il design di un posto di lavoro – ha continuato Benz – sta diventando ancora più significativo. Perché gli arredi possono svolgere un ruolo importante nel successo e nell’identità di un’azienda – moderna e aperta, formale e informale, con lavoro freelance e lavoro in team – . L’interno rappresenta la cultura di un’impresa ed è quindi sempre espressione di come vede se stessa, così come della stima che ha per i suoi clienti. ”
Scrivania di Matthew Blain – HASSELL Foto: Anton Rodriguez – Walter Knoll
Riguardo la sua scrivania, su cui troneggia un libro di Alexander McQueen, Matthew Blain ha detto:
Intrecciare bellezza, funzionalità, aspirazione e chiarezza è al centro di ciò che facciamo e dei designer; Alexander McQueen era un maestro in questo. Conservo questo libro sulla mia scrivania per ricordarmi di non essere costretto all’ordinario, di non dimenticare mai il potere di raccontare una storia e di sfidare lo status quo esplorando davvero le possibilità dell’immaginazione in tutto ciò che si può fare
Scrivania di Sevil Peach Foto: Anton Rodriguez – Walter Knoll
Un’altra scrivania interessante è quella dell’architetto Sevil Peach che, accanto a matite e pastelli, ha anche un metro a nastro di Stanley.
Un amico molto utile, piccolo abbastanza da essere nella mia tasca, abbastanza leggero da essere nella mia borsa. Sono sempre curioso di controllare le dimensioni, poiché mi piace relazionarmi con gli oggetti e gli spazi uno a uno
Scrivania di Tony Chambers – Foto: Anton Rodriguez – Walter Knoll
La scrivania in legno di Tony Chambers, direttore della rivista Wallpaper, è estremamente ordinata e pulita. In occasione della mostra, è stata presentata associandola ad una lente d’ingrandimento Equilibre d’Hermès e una lente Loupe, per rappresentare il dettaglio e l’attenzione necessari per il suo lavoro editoriale e di progettazione grafica.
Avendo studiato e praticato la tipografia, la progettazione grafica e la stampa per molti anni, qualità e dettagli fini sono estremamente importanti per me. Un obiettivo di ingrandimento è quindi uno strumento essenziale. Il classico, semplice Loupe è ottimo da portare in giro, ma la lente d’ingrandimento Hermès è un’opera d’arte da scrivania
Se, da una parte, le nostre vite diventano sempre più frenetiche e veloci, dall’altra continuiamo ad avere bisogno di un punto di riferimento costante, uno spazio solo nostro per poter mettere in ordine i pensieri e sviluppare le idee.
Non importa se lavoriamo in un ufficio, in piena città o su una spiaggia tropicale: l’importante è tenerci stretto ciò che ci ispira e che è in grado di attivare la nostra immaginazione. E, se il tuo “peccato” è una scrivania disordinata, pensa sempre che “il caos è solo ordine che attende di essere decifrato”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/scrivania-creativi-min-scaled.jpg15182560Jessica SimonettiJessica Simonetti2017-12-15 07:15:532017-12-15 16:37:47Tutto quello che è possibile trovare sulla scrivania di un creativo (in mostra)
I rumors si sono inseguiti per mesi, ma alla fine Disney ha davvero acquistato, per 52,4 miliardi di dollari, (quasi tutti) gli asset di 21st Century Fox. Si tratta di una delle acquisizioni più grandi di sempre nella storia dell’editoria broadcast, nonché di gran parte dell’impero mediatico costruito negli ultimi trent’anni dal magnate australiano Rupert Murdoch.
Sky e National Geographic a Disney, Fox resta a Murdoch
Passano in capo a Disney, nello specifico, Sky, Star India, una serie di Pay-tv fra cui Fx e National Geographic, mentre rimarranno nella scuderia di Murdoch il canale Fox News, la rete sportiva FS1 e il network Fox negli Usa.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/disney-21st-century-fox-1.jpg5391000RedazioneRedazione2017-12-14 17:23:592017-12-15 07:24:20Disney ha acquisito mezzo impero dei Murdoch
Nel social media marketing mantenere la rotta può essere molto difficile, i repentini cambiamenti dettati dalla tecnologia, dagli algoritmi e dalle evoluzioni dei social stessi, sottopongono gli addetti ai lavori a costanti sfide.
In uno scenario del genere, è fondamentale dotarsi di punti cardinali, di concetti di base, che qualsiasi sia la circostanza, consentano al marketer di muoversi nell’ambiente digitale e di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Per non perdere l’orientamento, Tanya Cramp di Simply Measured suggerisce tre concetti fondamentali che possono essere applicabili in ogni circostanza e che non passeranno mai di moda.
La Tecnologia aiuta, ma le persone sono un’altra cosa
Chi si occupa di social media marketing sa bene quanto sia importante essere aggiornato su tutte le novità, come ad esempio le ultime funzionalità rilasciate dai social o le nuove tecnologie che facilitano la comunicazione. La tecnologia difatti in questo campo è senza dubbio un’arma potentissima nonché un’alleata fondamentale. Attenzione però a non mettere la vostra community, creata e curata con fatica e sudore, totalmente in mano a chatbot o a sistemi di marketing automation. L’engagement, quello vero non quello fatto di soli like, si conquista con il giusto mix di tecnologia e relazioni umane, non dimentichiamoci mai il lato social dei social media!
Utilizzate i formati che funzionano di più oggi (come i video)
Oltre a saper comunicare, il social media manager deve essere anche un ottimo osservatore. Come uno stilista dovrà essere in grado di captare quelle che saranno le tendenze nella comunicazione e lavorare su quelle.
Ad esempio, ormai da un po’ di anni, i social media ci stanno dicendo in tutte le lingue che i contenuti più efficaci sono quelli dotati di un forte impatto visivo. Instagram, Snapchat, YouTube e lo stesso Facebook puntano quasi tutto sui formati visual. In quest’ottica, una content strategy che non faccia leva su immagini, e soprattutto video, potrebbe non essere efficace oggi.
Ogni social media ha delle sue regole: studiatele per creare contenuti adeguati
Ogni social media è stato concepito per far sì che gli individui all’interno del suo network siano in grado di interagire tra loro. Ogni network ha quindi delle regole e delle sue dinamiche interne. Ad esempio, Il modo in cui gli utenti interagiscono su Facebook non è lo stesso di Instagram né lo stesso di YouTube e attenzione, neanche gli utenti potrebbero essere gli stessi.
Con il passare del tempo il social media manager si troverà a gestire una community sempre più ampia e dovrà muoversi tra più segmenti di utenti, attivi in social differenti. Conoscere e rispettare le “regole del gioco” di ciascun social è un principio fondamentale per coinvolgere gli utenti con contenuti rilevanti e pertinenti.
Avere dei punti fermi consente di capire quali sono le priorità da considerare. In questo caso tecnologia, persone e contenuti sono un ottimo punto di partenza per intraprendere con successo un lavoro tanto affascinante quanto complesso.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/tre-concetti-social-media-cover.jpg6671000Luca MarinelliLuca Marinelli2017-12-14 16:00:092017-12-14 18:53:00Tre concetti del social media marketing che faresti bene a seguire... sempre
Come ogni anno le novità che avranno un impatto sulle attività di marketing sono state numerose, ma a mio avviso ce ne sono due che meritano maggiore attenzione. La prima è il paradigma delle Storie, che già sta condizionando la content strategy delle aziende, la seconda è la Realtà Aumentata, che influenzerà le strategie aziendali del 2018.
Le Storie
La funzione Stories viene lanciata da Snapchat nel lontano 2013 con l’obiettivo di permettere agli utenti di raccontare la propria giornata attraverso brevi spezzoni di video e foto. A differenza degli Snap che si autodistruggono dopo pochi secondi, le storie sono pensate per durare 24 ore. La novità viene subito apprezzata dagli utenti e nel giro di tre anni Kevin Systrom la clona, come ammette candidamente, e la porta su Instagram. Qui la base utenti più ampia ne determina il successo e così Zuckerberg la replica su Facebook, su Facebook Messenger e su WhatsApp (qui col nome di Status).
Oggi le Instagram Stories e gli Status di WhatsApp vengono visti da oltre 300 milioni di persone ogni mese (il doppio di Snapchat), diventando di fatto un prodotto aggiuntivo e ancillare rispetto all’applicazione “madre”, sia per le piattaforme che per le aziende.
Per Instagram, ma presto probabilmente anche per gli altri social, le Storie sono uno spazio in più nel quale poter ospitare la pubblicità degli inserzionisti e dunque una ulteriore fonte di guadagno. Specularmente per le aziende rappresentano un nuovo luogo nel quale far transitare i propri messaggi a pagamento oppure organici, ma soprattutto stimolano un cambiamento sostanziale di approccio ai contenuti.
Innanzitutto perché la progettazione di una Storia richiede la capacità di mixare efficacemente elementi diversi: video (live e non), foto, boomerang (fotogrammi in loop), emoji, testo, disegni a mano libera, stickers. Ovviamente ciò va fatto non in maniera superficiale, ma avendo in mente un racconto da far vivere allo spettatore, rispettando il tono di voce e lo stile del brand. Dunque più strumenti creativi a disposizione, ma anche il rischio di produrre slideshow di foto o video amatoriali senza anima.
Recentemente Instagram ha introdotto una novità da tener presente: Stories Highlights. Questa funzione permette di mostrare permanentemente le storie create sul proprio profilo, in modo da salvarle dall’oblio e arricchire la “vetrina” dell’azienda.
Il consiglio è di sperimentare le diverse forme di racconto possibili, ma guardando quello che altre aziende del settore stanno facendo. Questo è il momento giusto per studiare, anche se la vostra azienda non un profilo Instagram, perché nel 2018 le Storie verranno inserite nelle Pagine Facebook e dunque sarà pressoché impossibile ignorarle.
La Realtà Aumentata
Un trend che nel 2018 inizierà ad avere un impatto crescente sulle strategie di marketing è quello della Realtà Aumentata. Con questo termine generalmente si intende la possibilità, abilitata da hardware e software, di visualizzare elementi digitali sovrapposti ad uno spazio fisico, reale. Le prime applicazioni interessanti per smartphone iniziarono a comparire nel 2009, ma solo oggi abbiamo hardware abbastanza potente per consentire quella velocità di calcolo tale da rendere fruibile questo mix di atomi e bit. Inoltre anche i consumatori sembrano essere pronti ad accettare la realtà aumentata come ha dimostrato il successo senza precedenti di Pokémon Go.
Come se non bastasse, nel corso del 2017 è emersa anche la volontà dei giganti della tecnologia di puntare su questa nuova tecnologia. In particolare Google e Apple, ma anche Facebook che, contemporaneamente, sta scommettendo sulla Realtà Virtuale (con l’acquisizione di Oculus), basata su un’immersione totale dell’utente in un “mondo di bit”, a patto di dotarsi di un’apposita attrezzatura (un visore e un PC ben carrozzato).
L’oggetto che abiliterà l’utilizzo di massa della Realtà Aumentata è lo smartphone, che ormai è un vero e proprio computer nelle tasche di tutti, dotato di CPU/GPU sempre più potenti, oltre che di sensori e fotocamere in grado di “comprendere” e riprodurre la realtà circostante. Ma per sfruttare questo hardware c’è bisogno di uno strato software particolare. Quello di Google si chiama ARCore, quello di Apple è denominato ARKit. Entrambe le piattaforme, nelle mani di sviluppatori creativi, costituiranno le fondamenta per le applicazioni più interessanti nei settori più disparati.
Ad esempio la realtà aumentata permette di valutare al meglio un prodotto prima di acquistarlo. Tra i primi sperimentatori c’è IKEA che ha creato Place, un’app per iOS che permette di scegliere un oggetto e visualizzarlo tridimensionalmente nel contesto casalingo, in modo da simularne la sistemazione ideale.
Un’altra applicazione di Realtà Aumentata che inizia ad essere sfruttata è quella legata alla promozione e alla comunicazione. Snapchat e Facebook Messenger permettono alle aziende di creare “adesivi tridimensionali” (World Lenses e World Effects) da far interagire con oggetti reali. Similmente, ma più evoluti, sono gli sticker lanciati da Google e dedicati a Stranger Things e Star Wars. Con essi gli utenti possono inserire i personaggi virtuali delle due serie, nel mondo circostante. Un modo nuovo per comunicare un prodotto e aumentare il coinvolgimento del pubblico cui è destinato.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/meet-the-artists-hero-2.jpg475800Vincenzo CosenzaVincenzo Cosenza2017-12-14 15:00:572017-12-14 18:52:18Stories ed esperienze di Realtà Aumentata nelle strategie di marketing 2018
Oliviero Toscani ha fatto la storia del brand Benetton, firmando non solo fotografie, ma vere e proprie opere d’arte e provocazioni, tutte con un obiettivo: portare il mondo e l’opinione pubblica a riflettere su temi importanti.
Scorrendo le sue immagini ripercorriamo i grandi temi che hanno scosso e portato a riflettere un’intera società: razzismo, AIDS, la crisi in Medio Oriente.
Benetton e Oliviero Toscani: storia di un sodalizio
Non solo un fotografo rivoluzionario, ma anche un comunicatore formidabile che è stato in grado di cambiare il modo di fare pubblicità in Italia: la vera innovazione non fu solo la rottura degli schemi, ma anche la scelta di non far comparire il prodotto vero e proprio all’interno dei suoi scatti. Nessun capo di Benetton veniva ritratto, eppure quegli stessi scatti diventarono un capo d’abbigliamento alla fine. Vere e proprie campagne che pur parlando di altro riuscivano (e riescono ancora oggi a distanza di decenni) a far comparire subito nella nostra mente il brand.
E in parte, sì, creavano anche un’identificazione tra il fotografo stesso e Benetton: una promozione commerciale, che arrivava e andava oltre la forma d’arte.
Nel 2017 Benetton e Oliviero Toscani tornano a collaborare – la notizia è ormai di qualche settimana fa – per una nuova campagna artistica con al centro un tema molto caldo: l’integrazione.
Chi meglio di Oliviero Toscani avrebbe potuto affrontare questo topic scottante a livello sociale?
School e Pinocchio: la nuova campagna
Una maestra, bambini sorridenti e la favola di Pinocchio. Descritto così, il messaggio della campagna all’apparenza potrebbe non sembrare troppo chiaro.
Ma basta osservare i protagonisti di questo scatto per capire che i bambini provengono tutti da culture diverse.
Per il fotografo razzismo e integrazione sono i temi più caldi di questo ultimo millennio: senza culture, pensieri e contatto tra mondi differenti non potrà mai esserci un futuro.
Benetton è un brand che parla a tutti, non solo ad una nicchia di persone (e di mercato): così, anche nella sua comunicazione i messaggi forti parlano all’intera società in un modo differente.
School e Pinocchio sono le prime immagini del nuovo sodalizio tra l’artista e il brand. Resta da chiedersi e osservare se oggi come allora queste immagini riusciranno a risultare ancora irriverenti, provocatorie e profonde o se invece siamo ormai assuefatti a questo tipo di comunicazione che potrebbe non essere più disruptive come lo fu negli anni Novanta.
La nuova campagna pubblicitaria mondiale anticipa quella che partirà in febbraio, che andrà di pari passo con un restyling anche dei negozi e della linea del marchio, nell’ambito di una strategia che oggi cerca di affrontare la concorrenza delle grandi catene.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/Benetton_Scuola-Oliviero_Toscani-photography-advertising-itsnicethat.jpg504724HarukaHaruka2017-12-14 15:00:232017-12-14 18:52:29Cosa (ri)faranno Benetton e Oliviero Toscani
È finalmente arrivato il momento di sfatare il cliché del “Facciamola breve sennò sui social non funziona”, pillar delle strategie di content marketing.
Appurato il fatto che la conquista dell’attenzione dell’utente medio avviene entro i primi 8 secondi di fruizione di un contenuto, oggi sono i video che durano più di un minuto e mezzo a generare più engagement (e non parliamo solo di like, ma anche di share!) e sono i testi da più di 2.000 parole a performare meglio, in termini di SEO e condivisioni sui social network.
Social Content: cosa sta cambiando?
Ebbene sì, si sta verificando un passaggio dal consumo apatico di una grande quantità di contenuti – a prescindere da quanto siano ritenuti interessanti – al godimento di un numero inferiore di contenuti accuratamente scelti in quanto rilevanti per l’utente.
I social network, del resto, stanno già andando in quella direzione – in particolare, quello più cool di tutti: Instagram. Basti pensare alla nuova feature che ci permette di archiviare e mettere in evidenza le Storie che riteniamo più “di valore” per i nostri follower, o alla funzione Raccolte, tramite cui creare delle bacheche di contenuti oculatamente selezionati. Che sia il momento per Pinterest di tornare alla ribalta? Magari. Facebook, a sua volta, già all’inizio di quest’anno aveva deciso di “correggere” il proprio algoritmo al fine di premiare i video di durata maggiore, in grado di mantenere alto l’interesse dell’utente fino alla fine. Uno stimolo in più per i publisher, che sono incentivati in questo modo a produrre contenuti più articolati, che riescano a sostenere uno storytelling sensato e valido per un tempo superiore al classico minuto politico.
Tuttavia, va specificato che il nuovo modello di comunicazione introdotto dalle Instagram Stories – brevi, immediate ed effimere per natura – dev’essere considerato un discorso a parte. Si tratta di un nuovo linguaggio, con un obiettivo di fruizione e uno storytelling completamente diversi da quanto già esplorato. Gran parte del successo delle Storie deriva principalmente da tre fattori: la curiosità /voyeurismo degli utenti, la caducità /timore di perdersi la fruizione di qualcosa di irripetibile e la personalizzazione /multimedialità.
Quando un utente accede a Instagram e sceglie di dare una sbirciatina alle Storie dei suoi following lo fa per osservare la quotidianità degli altri dal buco della serratura, per intrattenersi e, soprattutto, non trattenersi a lungo. Invece, quando un utente accede ai social (o alla rete in generale) al fine di reperire informazioni utili o lasciarsi emozionare da uno storytelling intenso e ben strutturato, è ben disposto a investire il suo tempo – che non percepisce essere “sprecato”, poiché ripagato con contenuti di valore che soddisfano un bisogno concreto (o lo creano) – pertanto rispondere con dei contenuti di qualità e durata maggiore risulta la scelta migliore.
Content Marketing 2018: meglio pochi ma buoni
Le strategie di Content Marketing del 2018 dovranno, quindi, basarsi su tre pillar fondamentali: più qualità, una maggiore durata e un numero inferiore di contenuti. La formula vincente da proporre ai propri clienti sarà quella di concentrare gli sforzi, sia in termini di produzione di contenuti che in termini di sponsorizzazione degli stessi alle persone giuste, in pochi contenuti di valore. Pubblicare un post o più al giorno sulla propria Pagina Facebook non contribuisce ad accrescerne l’attrattività o a fidelizzarne gli utenti, anzi. Nella maggior parte dei casi questa modalità si traduce in una quantità enorme di contenuti realizzati in poco tempo e senza troppi ragionamenti, tattici o creativi che siano, al solo fine di comunicare – a vuoto.
“Affollare” il feed degli utenti in target con contenuti di scarsa qualità ha delle gravi controindicazioni: gli utenti saranno spinti a togliere il loro prezioso “mi piace” alla pagina o smetteranno di seguirla, e quindi non verranno più raggiunti dalle comunicazioni della stessa, anche quelle più importanti ed engaging.
Per questo è importante non farsi prendere dall’ansia del comunicare una volta al giorno per paura che gli utenti, altrimenti, si dimentichino del brand, e focalizzarsi su una strategia ben precisa di Content Marketing che incuriosisca, stupisca, intrattenga e coinvolga davvero i nostri utenti. Solo in questo modo, sarà possibile assistere a un reale potenziale di ritorno dell’investimento – il tanto ambito ROI.
Personal Content Marketing
Se parliamo di qualità e trend per il Content Marketing nel 2018, non possiamo tralasciare il discorso della personalizzazione: giorno dopo giorno, ci muoviamo sempre di più verso quello che potremmo chiamare Personal Content Marketing. I nuovi formati (Stories, canvas, …) e la realtà virtuale (vedi Snapchat Lenses e filtri Instagram) sono, sempre di più, al servizio della creatività del singolo utente (oltre che del brand) che, a sua volta, ha sempre più modo di mettere la propria cifra stilistica nei contenuti che produce.
In questo modo, anche i contenuti più banali diventano personali e, quindi, più coinvolgenti ed emozionanti per chi li guarda. Un continuo cortocircuito tra realtà e virtuale, tra luoghi reali ed elementi digitali: il tutto si traduce in una user experience migliore e meno “di plastica”.
Concludendo, nel 2018 le parole chiave per una strategia content di successo saranno: piùqualità (e meno quantità), più durata (contenuti effimeri a parte), realismo e personalizzazione.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/eisenstein.jpeg476668Alexia AltieriAlexia Altieri2017-12-14 09:30:172017-12-15 10:08:49Perché nel 2018 dovremmo creare contenuti più lunghi
C’è un concetto che rende gli esseri umani rispetto alle macchine capaci di sopravvivere al tempo e alla morte: la possibilità di procreare. L’intelligenza artificiale non è in grado di generare autonomamente un suo erede e questo non gli permette di evolversi: questo almeno fino ad oggi. Google è infatti in grado di dimostrare che ora anche le macchine possono creare una propria progenie e quest’ultima è in grado di essere più evoluta della propria mamma.
In maggio 2017 i ricercatori di Google Brain avevano annunciato la creazione di AutoML, un’intelligenza artificiale in grado di generare altra intelligenza artificiale. Ora finalmente AutoML è pronta per essere ufficialmente presentata: come si legge dal blog ufficiale, Google è in grado di dimostrare come un’intelligenza artificiale può “procreare” partendo da ciò che l’uomo ha creato.
Ma, cosa ancora più importante, il risultato di questo processo è un’intelligenza artificiale ancora più evoluta di quella programmata dall’essere umano.
Un’Intelligenza Artificiale in grado di “procreare”
AutoML, acronimo di Automatic Machine Learning, è una rete neurale che utilizza un approccio chiamato apprendimento di rinforzo grazie al quale riesce a sviluppare una rete di IA per un compito specifico. Il primo “bambino” di AutoML è stato chiamato NASNet e ha il compito di riconoscere gli oggetti – persone, automobili, semafori, borse, zaini, ecc. – in un video in tempo reale.
AutoML valuta poi le prestazioni di NASNet e le usa per migliorare la sua IA infantile, ripetendo il processo migliaia di volte. Google ha messo la prova NASnet con due importanti database di immagini e oggetti, ImageNet e COCO Object Detection ottenendo l’82,7% di precisione nel riconoscimento. Un dato sorprendente a confronto con il misero 1,2% che ad oggi era il miglior risultato ottenuto in un esperimento simile.
Esempio di architettura AutoML (fonte @Google)
La democratizzazione delle AI
L’apprendimento automatico è ciò che dà a molti sistemi IA la capacità di eseguire compiti specifici. Sebbene il concetto alla base sia abbastanza semplice – un algoritmo impara ricevendo una grande quantità di dati – il processo richiede un’enorme quantità di tempo. Automatizzando il processo di creazione di sistemi di intelligenza artificiale efficienti, di fatto il mondo del machine learning e dell’IA diventa accessibile anche ai non esperti.
Qualche esempio può chiarire meglio questo concetto: sistemi come NASNet in futuro potranno essere applicati nel settore dell’automotive permettendo ai veicoli con guida autonoma di migliorare le loro prestazione imparando a riconoscere sempre più oggetti e nel minor tempo possibile. Allo stesso modo, le tecnologie per il riconoscimento ambientale utilizzate dagli ipovedenti saranno in grado di migliorare le loro prestazioni autonomamente.
Una scena da Blade Runner 2049
Le domande sul futuro
Sebbene le possibili applicazioni di NASNet e AutoML siano molte, la creazione di un’IA in grado di creare intelligenza artificiale solleva alcune preoccupazioni. Cosa succede se AutoML crea sistemi così veloci da risultare difficile per la società umana tenere il passo di queste innovazioni? Ad oggi le normative dei paesi più evoluti al mondo non riescono ad esempio a risolvere i problemi legati a sicurezza e privacy emersi in seguito alle evoluzioni tecnologiche di Internet: come sarà possibile rispondere adeguatamente alle problematiche che questa intelligenza artificiale “ultra sapiens” prospetterà?
Per evitare un futuro distopico, alla Blade Runner per intenderci, Amazon, Facebook, Apple e gli altri big del Tech si sono uniti nella Partnership on Artificial Intelligence to Benefit People and Society, un’organizzazione focalizzata sullo sviluppo responsabile dell’IA.
Anche l’Institute of Electrical and Electronics Engineers (ha proposto standard etici per l’intelligenza artificiale e DeepMind, una società di ricerca di proprietà della società madre di Google, Alphabet, ha recentemente annunciato la creazione di un focus group sulle implicazioni morali ed etiche dell’IA. Diversi governi stanno anche lavorando per impedire l’uso di AI per scopi come le armi autonome.
Il mondo è ancora lontano dall’invasione dei robot, ma bisogna iniziare a ragionare in anticipo sulle implicazioni di un’IA evoluta sulla nostra vita di tutti i giorni. The Future isn’t user Friendly annunciava uno degli spot più celebri che promuovevano la trilogia cinematografica Matrix: insomma, il futuro con le macchine sarà sicuramente interessante, ma non così semplice come speriamo. Per fortuna gli esseri umani sono in grado di evolversi da molto più tempo dell’intelligenza artificiale: ci vorrà solo del tempo per adeguarsi anche a questi cambiamenti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/blade-runner-2049-image.jpg251600NaokoNaoko2017-12-14 07:00:332018-03-08 12:57:57Se un'intelligenza artificiale può crearne altre da sola, cosa ci aspetta davvero?
Una ricerca dell’Università di Yale, portata alla luce dal sito d’informazione Politico,ha dimostrato come lo strumento creato da Facebook per identificare le fake news, ossia i tag messi sulle notizie ritenute false per denunciarne questo tipo di contenuti ad altri utenti, in realtà non funzioni.
Sembrerebbe infatti che le persone siano molto scettiche di fronte alla scritta che appare su queste notizie: “Messa in discussione da un fact-checkers terzo”. Lo studio, effettuato su un campione di 7.500 persone, ha evidenziato poi come per alcune tipologie, che vengono identificate come i sostenitori di Trump o i “giovani adulti”, quella scritta comporti piuttosto un motivo di curiosità e interesse per la notizia, che tende ad essere considerata vera proprio perché contrassegnata come falsa.
È innegabile che i social media abbiano alimentato il fenomeno delle fake news e che proprio da loro dovrebbe partire un cambiamento di rotta: per questo, tutti si stanno muovendo per contrastare questo fenomeno.
La (grande) partita di Spiegel
Ad esempio in questi giorni, prendendo le distanze dagli strumenti messi in atto da Facebook, Snapchat ha annunciato che è in atto un mutamento strutturale della piattaforma proprio per contrastare il fenomeno delle fake news, attraverso un aggiornamento nel newsfeed che dovrebbe rendere più chiara e meno caotica la consultazione dei contenuti.
Infatti, come dichiarato sul blog dal CEO della società, Evan Spiegel: “Le notizie false si diffondono perché i social network non dividono il “social” dal “media”. Stemperare la distinzione tra contenuti creati da professionisti e quelli creati dai tuoi amici è stato senza dubbio un esperimento in rete particolarmente interessante, ma ha prodotto una serie di effetti collaterali, come “bufale” e notizie finte, spingendoci a creare contenuti più per far divertire o interessare i nostri amici che non semplicemente per esprimere noi stessi”.
Il cambiamento del nuovo Snapchat prevede quindi una divisione tra la parte “social” e quella “media”. Le “chat” e le “storie”, ossia tutti i contenuti personali o che riguardano i propri amici, si posizioneranno sul lato destro dello schermo, mentre quelli professionali realizzati dai siti d’informazione e dalle aziende che hanno accordi commerciali con Snap, si posizioneranno su quello sinistro.
Una separazione che – sostiene fiducioso il team di Snapchat- risolverà i principali problemi che attanagliano la rete.
Le nuove sezioni Snapchat
Cosa è cambiato esattamente?
Con il nuovo aggiornamento la pagina Amici diventa dinamica, raccogliendo al suo interno sia i messaggi privati sia le Storie dei propri contatti, in modo da rendere più immediato il loro riconoscimento. Quando un contatto crea una nuova storia, il suo avatar viene evidenziato da un cerchio colorato, un po’ sulla falsariga delle Storie su Instagram.
L’obiettivo, anche se ci vorrà un po’ prima che il nuovo aggiornamento si affini, è far sì che gli amici vengano visualizzati nell’ordine in cui si desidera conversare con loro.
La nuova pagina Discover, include invece le Storie di editori, autori e community. Grazie a questa divisione, i partner commerciali di Snapchat ottengono una migliore visibilità, dato che è possibile in questo modo accedere alla scheda Discover senza il passaggio intermedio a quella delle Storie. D’altro canto, questa nuova funzione fa sì che, non essendoci più la possibilità di vedere i propri contenuti professionali mischiati a quelli degli amici, potrebbe essere più difficile farsi notare.
Un algoritmo sarà in grado di combattere le fake news?
Il nuovo restyling della piattaforma si è ispirato al modello di Netflix per creare un algoritmo che fosse in grado di suggerire contenuti sulla base di quelli che gli utenti hanno già fruito in passato.
Un sistema che, come preannunciavamo, prende le distanze dal modello di Facebook, che utilizza parametri differenti per determinare cosa mostrare nella sezione Notizie, come icontenuti visti dai propri amici o quelli con più like e condivisioni. L’algoritmo, dunque, non sarà costruito sulla base di ciò che fanno i nostri amici bensì sui nostri interessi, proprio come quando Netflix ci propone una serie tv se ne abbiamo vista una analoga.
Un tentativo di combattere le fake news e al contempo di colpire il colosso di Zuckerberg?
Del resto, in un editoriale pubblicato su Axios, Evan Spiegel racconta la sua visione dietro il nuovo aggiornamento di Snapchat, senza risparmiare critiche nei confronti di Facebook: “Il News Feed personalizzato ha rivoluzionato il modo in cui le persone condividono e accedono ai contenuti. Ma siamo onesti: ha avuto un enorme costo per quanto riguarda i fatti, le nostre menti e l’intero settore dei media. È un problema complicato da risolvere perché gli ovvi benefici che hanno guidato la crescita dei social media – più amici! più mi piace! più contenuti gratuiti! – sono anche le cose che lo minacciano nel lungo periodo”.
Inoltre, si dice convinto del fatto che “gli stessi meccanismi della condivisione forsennata, alla ricerca di un “Mi piace” e di altri riconoscimenti, hanno contribuito al fenomeno tanto dibattuto in questi mesi delle fake news e della loro capacità di condizionare l’informazione se non intere elezioni”.
Secondo Spiegel, Snapchat deve servire, quindi, per comunicare visivamente con i propri amici, in modo personale e privato, non per accedere a qualsiasi contenuto disponibile online. Ecco, allora, che intervengono gli algoritmi per incentivare questo tipo di utilizzo dell’applicazione e combattere le “bolle di informazioni”.
Ma come facciamo ad affidarci totalmente ad un algoritmo? Siamo davvero sicuri che le scelte che ci verranno proposte saranno meno suscettibili a manipolazioni esterne?
Non si dice preoccupato il CEO della società che ribadisce come qualunque contenuto proveniente dalle fonti di informazione dovrà essere prima approvato dal team di Snapchat, che avrà il compito di filtrare le fonti. “È importante- sottolinea- ricordare che gli esseri umani scrivono algoritmi e possono ottimizzarli per tenere conto del comportamento umano. Ciò significa che un algoritmo può essere progettato per fornire molteplici fonti di contenuto e diversi punti di vista”.
Certo c’è da tenere in considerazione che non tutti si dicono convinti che le novità apportate dalla società siano effettivamente in grado di invertire queste tendenze negative.
Cosa aspettarsi
Una reporter del Bloomberg Gadfly, mette in luce alcuni aspetti che, a suo avviso, Snap, la società che ha la proprietà dell’applicazione Snapchat, sta sottovalutando in questa fase, come il fatto di dover trovare nuovi utenti che siano intenzionati a scaricare l’app, che richiederebbe qualcosa di più convincente dell’attuale aggiornamento, o il fatto che si sottovaluti la concorrenza spietata di Instagram, che conta un bacino di utenza in continua crescita, nonché del sostegno del suo ‘padrino’ Facebook.
Ciò che emerge è dunque una mancanza di chiarezza rispetto ai cambiamenti di mission della società. “Spiegel – scrive la giornalista – sembra dimenticare che la sua strategia dichiarata non è quella di salvare il mondo dalle “bolle di informazioni” o dalle “fake news” ma di rendere la sua app più attraente al fine di aumentare il numero di persone che utilizzano Snapchat.”
La situazionedella società nell’ultimo semestre, in effetti, parla chiaro: i ricavi prodotti ammontano a 207,9 milioni di dollari, molto al di sotto dei 235,5 milioni di dollari previsti dagli analisti. L’azienda, inoltre, sembra non aver raggiunto il numero di utenti che quotidianamente utilizzano Snapchat: 178 milioni invece dei 180,5 milioni previsti da diverse società di analisi.
La domanda sorge spontanea e ci si chiede “se la società stia perdendo di vista la propria mission o se, invece, l’eloquente causa che si rifà a nobili principi non sia in realtà uno strumento per mettere in atto una strategia puramente personale.”
Per ora non possiamo azzardare previsioni, ma anche se Spiegel stesse apportando dei cambiamenti solo per fini personali, se questi dovessero aiutare a portare avanti la battaglia alle fake news, non sarebbe un mezzo giustificato per raggiungere un fine più grande?
Il medio/lungo periodo ci dirà se e come questo approccio porterà a dei risultati reali. Fino ad allora, vale la pena sostenere ogni tentativo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/snapchat-update.jpg386619Roberta AlonziRoberta Alonzi2017-12-13 17:30:252017-12-14 09:08:57Cosa vuole fare Snapchat per combattere le fake news
Pantone si è pronunciato! L’istituto e istituzione del colore ha identificato l’Ultra Violet come il colore del 2018.
Ma cosa c’è dietro un appuntamento annuale che dal 2000 condiziona i trend di mercato di grafica, design, fashion, moda e di tutte le aziende che prestano particolare attenzione ai trend cromatici?
Quando l’80% dell’esperienza umana è filtrata attraverso gli occhi, capiamo che la scelta del colore è un fattore critico e per questo estremamente importante.
Da sempre gli stimoli luminosi hanno affascinato l’essere umano, che nella vista e nei colori ha cercato non solo una spiegazione scientifica, ma significati più profondi. I fuochi interni platonici e la teoria dei colori di Goethe hanno però dovuto cedere il passo alla scienza e alla necessità pratica di catalogare e distinguere i colori.
Per questo nascono i modelli cromatici come il CMYK (Ciano, Magenta, Yellow, Key black), sottrattivo, basato sulla teoria dell’assorbimento della luce da parte dei corpi e l’RGB (Red, Green, Blue), additivo, per il quale unendo i tre colori primari con la loro intensità massima si ottiene il bianco.
Esistono poi il nipponico TOYO Color Finder e il tedesco HKS, ma il sistema più utilizzato al mondo è quello creato nel 1963 da Lawrence Herbert, il Pantone Matching System. Questo standard, divenuto globale, è stato creato per garantire la corretta comunicazione e riproduzione dei colori permettendo, ad esempio, una corrispondenza perfetta tra il colore visualizzato a monitor e quello stampato.
I colori Pantone differiscono dagli altri modelli perché non possono essere scomposti in quadricromia e non sono ottenuti attraverso una sovrapposizione: si tratta di colori originati da una pellicola piena, ad intensità massima.
Oggi, però, Pantone non è semplicemente uno strumento tecnico per l’industria del design e della stampa, ma un brand di culto, portatore del colore quale elemento distintivo di prodotti e aziende.
Il Branding
Il Pantone Matching System è dunque diventato un dizionario di riferimento per i designer e le aziende, che possono identificare un colore in modo univoco grazie al codice e al nome abbinati.
Ma è possibile possedere un colore?
Sì. Un particolare campo di applicazione del sistema Pantone è il branding. Tra le più recenti controversie giudiziarie in merito vi è quella tra Cadbury (Kraft) e Milka (Nestlé) in merito all’uso esclusivo del “viola” Pantone 2685 C per avvolgere le barrette di cioccolata.
Per fare proprio un colore, un’azienda deve dimostrare che si tratta di un elemento distintivo del brand o del prodotto. Esempi eminenti sono il rosso Coca-Cola (in origine Pantone 484), il verde Starbucks (Pantone 3298) e il Blue Tiffany (Pantone 1837) della gioielleria omonima.
Anche cinque persone, in tutto il mondo, hanno commissionato un colore personale Pantone. Il più conosciuto è probabilmente il rapper Jay-Z, che ai tempi in cui era consulente della General Motors ha chiesto a Pantone di codificare il Jay Z Blue.
Vi sono poi il rosa dell’amministratore delegato Sherry Chris, il grigio dello stilista Jason Wu, il blu del defunto stilista britannico Richard Nicoll e il Love Symbol #2 dedicato a Prince. Quest’ultimo viola, recentissimo, potrebbe essere addirittura un “ultra” viola? La smentita del direttore esecutivo del Pantone Color Institute, Leatrice Eiseman, è categorica:
«La nostra selezione per il Pantone Color of the Year 2018 era già stata confermata prima che gli eredi di Prince venissero da noi per sviluppare una tonalità viola che fosse esattamente la stessa del suo pianoforte».
Ultra Violet: colore Pantone 2018
Il “colore dell’anno” proclamato da Pantone è in parte frutto di analisi, in parte emblema dei tempi correnti, in parte una profezia che si auto-avvera.
Dal 2000, la selezione annuale è guidata dal dipartimento di consulenza Pantone Institute. Mesi prima dell’annuncio, Pantone collabora con vari marchi per scatenare una valanga di prodotti nella tonalità prescelta dettando, di fatto, la moda cromatica del prossimo futuro.
Se pensi di avere un occhio allenato con i colori, puoi provare a sostenere la versione semplificata del test Farnsworth-Munsellche gli impiegati Pantone coinvolti nelle scelte relative ai colori sostengono ogni anno.
Pantone afferma che il colore del programma annuale è l’unico momento dell’anno per incoraggiare il pubblico a riflettere sull’importanza del colore nelle loro scelte quotidiane. Quest’anno, in particolare, ha collaborato con Butter LONDON per creare una collezione di cosmetici Ultra Violet, e con Saatchi Art per selezionare opere d’arte che incarnino lo spirito del colore Pantone 2018.
Si tratta dunque di qualcosa di più di un semplice colore. Business, certo, ma anche quel valore che anche Platone e Goethe cercavano nelle percezioni luminose.
Dall’esplorazione delle nuove tecnologie e della galassia più grande, all’espressione artistica e alla riflessione spirituale, l’intuitivo Ultra Violet illumina la strada a ciò che deve ancora venire.
Così Leatrice Eiseman, Direttore Esecutivo del Pantone Color Institute, tratteggia l’Ultra Violet, colore complesso e contemplativo che descrive un tempo che richiede inventiva e immaginazione, ma anche meditazione e autenticità. Questo colore vuole comunicare originalità, ingenuità e un pensiero visionario rivolto al futuro, proseguendo sul sentiero della freschezza e dei nuovi impulsi che caratterizzavano Greenery, il colore Pantone del 2017.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/12/pantone-ultra-violet-saatchi.jpg578770DoubleharkenDoubleharken2017-12-13 15:30:472017-12-14 23:28:37Da fornitore a brand: la storia di Pantone (e il nuovo Ultra Violet)
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