Lavoro

Come spiegare a tua madre che quando sei col pc sul divano stai lavorando

Il nomadismo digitale, spiegato da chi lo sta sperimentando davvero. E perché è diverso dallo smart working

Ne sentiamo parlare sempre più spesso: nomadismo digitale. Come ogni fenomeno in drastica crescita ma di difficile definizione, giornali e altri media iniziano a dare sempre più spazio a questo termine, cercando di semplificarlo. E come in ogni semplificazione, vengono fuori delle cose terribili.

Le definizioni più comuni dipingono i nomadi digitali come dei senza casa, o come dei ragazzini in infradito e costume che lavorano da una spiaggia. C’è anche questo, ed è bellissimo (se ci si riesce). Ma la verità è che il nomadismo digitale è molto di più: è un modo nuovo di lavorare e di vivere, che ha a che fare con il minimalismo e con la riappropriazione del proprio tempo. È semplicemente una scelta lavorativa differente.

Professionisti del digitale e lavoro da remoto

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Nomadismo digitale non significa smart working, ovvero modificare le classiche regole del lavoro d’ufficio introducendo innovazioni di vario tipo, tra cui la possibilità di lavorare da remoto.

Il nomadismo digitale è un fenomeno più “antico” (per quanto si possa parlare di antichità nel digitale) e più radicale, che invece di introdurre il lavoro da remoto come “premio” per una vita d’ufficio, fa del lavoro da remoto il proprio credo e la propria filosofia.

Cos’è un nomade digitale, quindi? No, non preoccupatevi, non stiamo per raccontarvi l’ennesima storia alla “mollo tutto e mi metto a viaggiare”. Effettivamente un nomade digitale può anche decidere di fare questo, ma se lo fa è perché ha capito che la propria professionalità è talmente intrisa e impregnata di digitale, che a tutti gli effetti lo può essere anche la sua scrivania.

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Chiaro, ci sono lavori che nascono, crescono e terminano totalmente online, come la programmazione o la scrittura, molto gettonati dai nomadi digitali. Ma cosa direste di un commercialista che si specializzi in gestione della contabilità per freelance e svolga le sue consulenze via computer? Un insegnante di yoga che apra un canale YouTube e tenga le sue lezioni online? Un’assistente personale che svolga il suo lavoro completamente da remoto? Sono tutti casi reali, persone vere, che hanno avuto il coraggio, la forza e l’intelligenza di valorizzare i propri talenti grazie al digitale, e di “creare” una professione che gli garantisse la libertà che desideravano. E non necessariamente di vivere viaggiando.

Lavorare dal divano di casa

L’altro mito da sfatare è quello del viaggio a tutti i costi. Certo, le storie che fanno più notizia sono quelle che parlano di spiagge assolate e amache appese alle palme, da cui lavorare con portatili che non si scaricano mai e non si surriscaldano (come se fosse comodo lavorare da un’amaca, poi). E alcuni “nomadi digitali” ci marciano sopra, vendendo questo stile di vita idilliaco a caro prezzo (l’ho detto che uno dei lavori gettonati è vendere corsi online?).

Alcuni nomadi digitali scelgono effettivamente una vita “in movimento”. Scrivo questo articolo dal Nepal, un Paese in cui un mese di scrittura di articoli da freelance mi può permettere di viaggiare serenamente, molto più che vivere a Milano. Ma la maggior parte decide semplicemente di fare ciò che più li rende felici.

E ciò che più ci rende felici, solitamente, è godere del nostro tempo. Scegliere di lavorare dal proprio tavolo da pranzo o da un co-working. Di andare a correre a metà pomeriggio e di andare a prendere nostro figlio a scuola. E magari di prenotare un volo per il martedì e passare una settimana (o un mese) all’estero, continuando rispettare le scadenze lavorative come se nulla fosse successo. Insomma, nomadi sì, ma anche solo dal divano di casa alla scrivania.

Non solo digital, soprattutto mobile

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Ma come è possibile tutto questo? Come si comincia? Come si trova lavoro? Nessun particolare segreto, ragazzi. È già tutto nelle nostre mani. Letteralmente.

Gli strumenti ci sono e sono quelli che usiamo quotidianamente: il PC e soprattutto lo smartphone. Ogni mestiere ha i suoi tools, ma con questi e una connessione a Internet, poche cose non possono essere fatte. Anche dalla vostra scrivania in ufficio, in fondo, la maggior parte delle attività lavorative si riducono all’utilizzo del computer e del telefono.

E quelle che vi sembrano impossibili da svolgere online, si scopre in fretta che sono in realtà già a portata di App Store: dall’applicazione per scannerizzare documenti in modo professionale con la videocamera, alla gestione delle fatture, passando per il commercialista e i pagamenti. L’unica cosa che non si può sostituire dell’ufficio è la pausa caffè alla macchinetta. Ma si può cercare di ovviare con una bella tazza fumante in una mano e uno smartphone nell’altra: ora che anche WhatsApp ci permette di fare videochiamate, non ci sono davvero scuse. Oppure andando a lavorare in un co-working (neanche a dirlo, è pieno di app per trovarli).

Chi è il nomade digitale

Appena si incomincia a capire questo, ci si rende conto che siamo già tutti un po’ nomadi digitali: lo siamo quando lavoriamo dal treno, o quando facciamo una telefonata da casa. Lo siamo quando rispondiamo alle email in vacanza, o quando chattiamo con un collega su WhatsApp. Si tratta solo di esportarlo su larga scala.

Più di questo, in realtà, non c’è molto. Non esiste una ricetta, non c’è un corso di laurea per diventare nomadi digitali (non ancora) e non esiste un albo a cui iscriversi. E, se vogliamo, questo è terrificante. Bisogna imparare a gestire il proprio tempo (ma guarda un po’, c’è un’applicazione anche per questo per i più distratti), consapevoli che, come abbiamo imparato a lavorare per 8 ore al giorno a una scrivania, possiamo imparare a gestire vita privata e lavoro in autonomia.

Ma se sai fare qualcosa, e lo sai fare bene, non c’è limite a ciò che puoi realizzare grazie al digitale. E improvvisamente puoi renderti conto che una giornata di 24 ore è fatta veramente di 24 ore: sta solo a te trarne il massimo.