Scenari

AT&T, Time Warner, Disney, Fox: le fusioni che cambierebbero il volto della media industry

Speculazioni, flirt, matrimoni, ma anche antitrust: così l'industria mediatica globale affronta un periodo particolarmente turbolento (ma non per questo meno appassionante)

Federica Bulega

Corporate Training Coordinator Ninja Academy

I cambiamenti nel comportamento del pubblico, l’abbondanza e la diversificazione dei contenuti e dei canali di distribuzione, l’ingresso di nuovi attori come i servizi di video streaming on demand (primo tra tutti Netflix) sono variabili che stanno ridefinendo radicalmente la struttura competitiva della media industry globale. Lo scenario è incerto, e i colossi da sempre imperatori del mercato cercano di unire le forze per recuperare quote di mercato e le attenzioni di un’audience sempre meno interessata a impegnarsi in abbonamenti pay-tv a lungo termine.

Facciamo il punto su due situazioni che stanno facendo infiammare analisti e consulenti di tutto il mondo.

AT&T e Time Warner: la fusione s’ha da fare?

Dallo scorso anno AT&T, colosso delle telecomunicazioni statunitensi sta provando ad acquisire Time Warner, gigante del cinema e dell’editoria, per mettere in piedi il gruppo media & entertainment più grande al mondo. Un matrimonio da capogiro, dal valore di oltre 85,4 miliardi di dollari.

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La comunione dei beni permetterebbe al gruppo di consolidare il proprio business in tre aree chiave: tv, telco e produzione di contenuti e programmi originali. Tra le risorse messe a sistema emergerebbero infatti punte di diamante come HBO, emittente televisiva via cavo, gli studi cinematografici Warner Bros e un capitale enorme di franchise adorati da fan in ogni angolo del globo: da Game of Thrones a Harry Potter, da DC Comics a Il Signore degli Anelli.

Una manovra di integrazione verticale che consentirebbe al conglomerato di conquistare una posizione dominante nel mercato globale, combinando contenuto di altissima qualità con la forza di distribuzione e la tecnologia del più grande gruppo di telefonia mobile USA. Randal Stephenson, CEO di AT&T, ha dichiarato che la sinergia porterebbe benefici al consumatore finale: ad esempio, i profitti sviluppati da una pubblicità televisiva resa più efficace e rilevante per il pubblico grazie ai dati acquisiti dagli utenti, permetterebbe di abbattere il prezzo dell’abbonamento pay-tv.

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Cosa mette a rischio l’accordo

I giochi sembravano fatti, quando il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti la scorsa settimana ha chiesto al gruppo di disinvestire parte del capitale per ottenere il semaforo verde sulla fusione: quindi di cedere Turner Broadcasting, azienda che possiede la CNN, o in alternativa Direct TV, gruppo che opera in Sud America e nelle zone caraibiche.

Questo, dichiarano i portavoce dell’antitrust, per evitare la creazione di una situazione oligopolistica e pratiche anti-concorrenziali, che in economia si individuano come market foreclosure (ad esempio, una possibile restrizione dell’accesso a risorse o clienti ad altri concorrenti in campo).

Fonti come il New York Times affermano che il presidente Trump, da sempre osteggiatore della CNN e della maxi-fusione sia su Twitter che nelle sue uscite pubbliche, ci abbia messo lo zampino da dietro le quinte. Infatti non si è mai fatto scrupoli nell’esternare pubblicamente il proprio disgusto per quella da lui chiamata Clinton News Network. Di pochi giorni fa l’ultima perla.

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Ufficialmente, sembra che dallo Studio Ovale non siano arrivate direttive ma Bloomberg riporta che AT&T è pronta a richiedere per vie legali l’accesso alle comunicazioni tra la Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia, per capire se ci siano state o no pressioni politiche.

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E intanto la fusione Disney-Fox è qualcosa in più che un’ipotesi

The Walt Disney Company, intanto, ha iniziato a flirtrare con 21st Century Fox riguardo l’acquisizione di una bella fetta dei suoi asset: lo studio cinematografico, canali come National Geographic e parte del business internazionale (incluse le partecipazioni del 39% in Sky e in Hulu). 

Le negoziazioni si sono subito fermate, come accade spesso in questi casi, ma emerge un segnale forte. L’obiettivo di Disney sembrerebbe essere quello di rafforzare i propri asset relativi alla creazione e distribuzione del contenuto, per entrare a gamba tesa nel settore del video on demand, lanciando la propria piattaforma streaming nel 2019. Infatti, la fusione permetterebbe a Disney di mettere le mani sull’imponente e redditizio catalogo cinematografico e televisivo di Fox, acquisendo franchise di successo come X-man, Avatar, L’Era Glaciale, Rio, I Simpson e Anastasia. Ha già negato a Netflix alcune licenze cinematografiche e non è un mistero che potrebbe togliere in futuro tutte le sue serie e programmi tv dalla piattaforma.

Sembra che Murdoch voglia prendersi una pausa dall’impero mediatico che ha creato. L’obiettivo di Fox sarebbe quello di disinvestire sul settore cinematografico e specializzarsi su linee di business meno rischiose, come Fox Sport e Fox News, aree non toccate dalle conversazioni con Disney.

Sicuramente sarà una negoziazione lunga e complessa e non mancheranno gli effetti speciali (anche ostacoli burocratici come quelli che stanno affrontando AT&T e Time Warner?). Intanto altri due colossi stanno iniziando a corteggiare 21st Century Fox con dei primi meeting esplorativi: Comcast, proprietaria di NBCUniversal e degli studi cinematografici Universal, Verizon, gruppo telco, e Sony.

E comunque, in caso di matrimonio tra Disney & Fox, potremo dire che I Simpson l’avevano predetto. Ben 19 anni fa.

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