Victoria High Hell, le décolleté super tecnologiche comode come sneaker

“Chi bella vuole apparire, un poco deve soffrire” dicevano le nonne. Vale anche nel XXI secolo?

A breve, concederci lo sfizio di indossare delle décolleté, con un tacco 10 mozzafiato, potrebbe essere comodo come portare un paio di sneaker, grazie ai tacchi hi-tech del brand Antonia Saint NY che con la campagna di crowdfunding su IndieGoGo hanno raccolto più di 2 milioni di dollari.

Antonia Saint Dunbar indossa le scarpe Antonia Saint NY

Antonia Dunbar indossa le scarpe Victoria High Hell

La Victoria High Hell è una décolleté super comoda, frutto dell’avanzata tecnologia SoftSurround System™: il rivestimento interno è in grado di ammortizzare e sostenere delicatamente l’intero piede.

Come funziona

La suola è composta da un cuscino alla base dell’alluce, un cuscino sotto la pianta del piede, un supporto in schiuma a doppio strato, cuscinetti all’altezza del tallone, strisce di ammortizzazione laterali e fasce di ammortizzazione sulle punte delle dita, il tutto per evitare vesciche e permettere che la scarpa aderisca bene al piede durante tutta la giornata.

Inoltre, la décolleté ha una punta molto particolare che garantisce più spazio interno, per non stringere troppo le dita, e un rinforzo esterno in grado di evitare graffi. Poi il tacco è rivestito in nylon e la suola è in gomma per dare massima flessibilità e assorbire gli urti.

“Ho studiato il processo di realizzazione delle scarpe da donna e mi sono resa conto che è un racket”, ha detto Antonia Dunbar, cofondatrice e CEO di Antonia Saint NY. “Capita che la scarpa è troppo costosa ma senza comfort, o che è prodotta con componenti a basso costo e quindi i tacchi si staccano e fanno rumore, oppure se ha un buon prezzo i tuoi piedi ne pagano il risparmio. Ma sapevo che doveva esserci un modo migliore “.

Così, due anni fa, la stilista ha iniziato a pensare ad una nuova linea di scarpe, avvalendosi della consulenza di esperti del settore nella progettazione e produzione, nonché del chirurgo podiatrico Dr. Suzanne Levine, e alla fine ha realizzato le Victoria High Hell per poi lanciare la raccolta fondi online che, in pochissimo tempo, ha raggiunto più del 300% del denaro necessario al brevetto.

Ma saranno veramente comode le Victoria Hight Hell? Ecco cosa ne pensa chi le ha provate…

Per chi sostiene la campagna e pre-ordina i tacchi hi-tech è prevista la realizzazione di un paio di décolleté su misura tramite l’App Antonia Saint NY disponibile su iTunes e Google Play Store. Quanto bisogna investire? 236 dollari ti danno diritto alle Victoria High Heel, 129 dollari uno sconto sul costo futuro.

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Cosa c’è dietro il cyberbullismo (e come stanare gli haters)

La Rete – o cyberspazio, come meglio lo si vuole definire – oggi rappresenta il luogo – non luogo all’interno del quale ognuno di noi passa la maggior parte del proprio tempo. Quando ci servono dati importanti, quando vogliamo analizzare una persona o raccogliere informazioni su di essa, come procediamo? Semplice: attraverso Internet.

Tuttavia, è necessario tenere in considerazione il ruolo determinante dell’online behaviour, la diversità di comportamento online degli individui.
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Come interagiscono le persone online?

Rispetto al mondo offline, in Rete le persone comunicano tra loro in modo totalmente diverso: sono maggiormente disposte a rivelare informazioni intime e personali e a dare libero sfogo alle proprie pulsioni più nascoste. 

Ma perché accade tutto questo?

Questo tipo di comportamento viene definito deindividuation o identity destruction. Insomma, l’identità dell’individuo viene, completamente o parzialmente, azzerata e sostituita con una nuova nuova identità virtuale, diversa, più disinibita. 

Socializzare sui (social) network, comunicare con persone simili a noi o completamente diverse – per età, religione, provenienza e costumi – acquisire informazioni, sul web diventa molto più facile e alla portata di tutti. Lo schermo del computer diviene lo scudo che protegge dalla realtà e dalla paura che l’individuo nutre per essa, lo distacca completamente da ciò che è tangibile e “reale” e gli fornisce l’illusione di poter fare, online, tutto ciò che vuole perché “non è la realtà”.

Inoltre, grazie al mobile oggi riusciamo ad essere costantemente connessi e questo ci illude ancor di più di poter essere ovunque, in qualunque momento.

LEGGI ANCHE: “Pull a Pig”, l’ultima moda dei cretini. E altri esempi di bullismo digitale sulle donne

Cyberspazio, dimora degli haters e del cyberbullismo

Questa condizione può facilmente generare conseguenze negative per gli utenti stessi. Negli ultimi anni si sta parlando molto di cyberbullismo e di haters, ma chi sono davvero questi ultimi e perché sono nocivi per la Rete? 

Innanzitutto, gli haters – letteralmente coloro che odiano – non sono altro che utenti che, liberatisi dalla maschera della realtà, vivono una condizione di libero sfogo dei desideri più repressi, esprimendo critiche aspre e giudizi offensivi rivolti a completi estranei o insinuandosi senza pudore nelle più accese ed animate discussioni online che, molto spesso, riguardano temi caldi come politica o immigrazione.

Tutto questo può generare reazioni disastrose soprattutto tra i più giovani. Il cyberbullismo è un fenomeno sempre più pericoloso, difficile da tenere sotto controllo proprio perché si sviluppa online, dove tracciare, identificare e infine puntare il dito è sempre più – burocraticamente e fattivamente – complicato.

Il cyberspazio, così come è costruito, non può che esserne la perfetta dimora.

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LEGGI ANCHE: Troll si nasce o si diventa?

Cyber espionage e come estrapolare informazioni

D’altra parte, la disinvoltura degli utenti online risulta essere particolarmente utile per attività di spionaggio e per la creazione di flussi di informazioni quanto più spontanei e veritieri possibile.

Le informazioni estrapolate possono essere incrociate, confrontate e raffinate grazie ad ulteriori software specifici che consentono la creazione di una base di conoscenza dei comportamenti degli utenti in rete e contribuiscono all’identificazione di soggetti e messaggi da tenere sotto controllo.

Di esempi ce ne sono moltissimi. Keyhole è un’applicazione in grado di tracciare hashtag, parole chiave e account in tempo reale. FOCA, invece, è uno strumento che permette di identificare informazioni attraverso l’analisi di metadati e altri elementi informativi estrapolati dai documenti all’interno delle pagine web.

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Il software MALTEGO è uno strumento altrettanto valido. Venne utilizzato per identificare una spia all’interno della NSA (National Security Agency). In quel caso specifico, vennero incrociati i dati degli utenti di Twitter della zona con quelli riguardanti le coordinate di latitudine e longitudine della Fort Meade, sede della NSA.

Il risultato fu impressionante: dopo due sole scansioni di tweets fu individuato il nome dell’uomo che diffondeva messaggi “sospetti”. Utilizzando anche i dati di MySpace, venne definito un profilo estremamente dettagliato. Si riuscì ad estrapolare informazioni davvero indicative: dal nome, cognome, data di nascita e residenza all’esperienza nell’esercito della Corea del Sud, dalla passione per Harry Potter alla propensione per fumo e alcool.

Informazioni poco rilevanti? Solo apparentemente. Infatti, è proprio grazie a questo tipo di dati che diventa sempre più possibile tracciare collegamenti con altri individui e organizzazioni, estrapolare dettagli rilevanti per l’attività di spionaggio online ed essere sempre al passo  – o un passo avanti- rispetto agli avversari.

Gli oggetti più desiderati a Natale da chi compra online

Natale è vicino e non hai ancora comprato tutti i regali?

Stai pensando ai km che dovrai percorrere tra vari negozi e alle canzoni di Bublè che ascolterai in loop nell’attesa di pagare gli acquisti alle casse?

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Ninete paura: da quest’anno il Natale diventa più tech che mai e la maggior parte degli acquisti sono online: quindi puoi dimenticare il freddo e le code, accendi il modem, prepara una playlist natalizia e siediti comodamente davanti al tuo pc.

Cheerful young woman wearing Santa's hat is buying Christmas presents online.

Se sei ancora in dubbio su quale regalo comprare alla nipotina o al fidanzato, Adobe Analytics ha analizzato oltre 1 trilione di visite effettuate su 4.500 di eCommerce per indicare quali sono i regali più popolari e ricercati quest’anno.

Grazie ai trend degli anni scorsi e alle analisi del Black Friday e del Cyber Monday, è stato previsto che il 2017 potrebbe superare i 100 bilioni di Dollari spesi in regali, con un incremento del 13,8% rispetto all’anno scorso.

 

Ii regali più gettonati sono quelli “nostalgici” insieme alle novità tech.

Le pevisioni per i regali migliori da fare ad un amante della tecnologia, non sono tutte disponibili in Italia:

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Per i regali dei più piccoli regna la nostalgia: i giochi degli scorsi anni sono stati ripresi ed adattati alla nuova generazione.
Teddy Ruxpin, nato nel 1985, ne è l’esempio più clamoroso.

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Ecco invece le ideed per un Nerd dei videogames, per cui i vecchi giochi rimodernati sono sempre più apprezzati:Adobe-Holiday-Predictions-Gift-Shopping-Christmas-2017-4a

 

Ti ho dato abbastanza idee per completare la lista? Allora non ti resta che riempire il carrello, inserire l’indirizzo di spedizione e… attendere comodamente a casa!

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Aura, l’arte di trasformare le emozioni in colori

Pablo Picasso diceva che “i colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni”, ed in effetti i colori influenzano molto la nostra vita, dalle cose più semplici, come scegliere un maglione con un colore sgargiante in una giornata di pioggia, al colore graffiante e metallizzato di un’auto sportiva. I colori possono rappresentare fisicamente il nostro stato d’animo, la nostra rabbia, la felicità ed è proprio questo ciò che è emerso durante la Dutch Design Week, nella mostra We know how you feel, tra il 21 e 29 Ottobre scorso.

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L’installazione si chiama Aura ed è stata progettata dall’artista Nick Verstand, che ha sviluppato un sistema scientifico in collaborazione con Netherlands Organisation for Applied Scientific Research. E’ un’ installazione audiovisiva che traduce letteralmente le emozioni delle persone in fasci di luce. Durante la mostra, i visitatori hanno ricevuto dei biosensori che registrano le onde cerebrali, la variabilità della frequenza cardiaca e la risposta galvanica della pelle.

Tramite degli stimoli esterni, ossia la musica, le reazioni suscitate dall’ascolto, vengono analizzate, tradotte e trasformate in diverse forme ed intensità di colore, dei veri e propri fasci di luce proiettati dall’alto verso il basso, che immergono totalmente le persone, che possono essere comodamente sdraiate, sedute oppure restare in piedi. Avviene quindi la materializzazione dell’emozione interna in un preciso stato fisico esterno, spiega l’artista.

Lo scopo dell’artista è quello di usare la luce come mezzo di esplorazione della sensibilità dei visitatori. Questi sono circondati da una tenda che assume un preciso colore in base all’emozioni di chi vi è dentro, colori che possono ovviamente essere visti da tutti.

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Nick Verstand afferma che l’installazione “Esamina il modo in cui il processo percettivo influenza la comprensione di noi stessi e l’uno dell’altro, simboleggiando la materializzazione dello spazio metafisico interno nello spazio fisico esterno”.

L’idea di tramutare i sentimenti invisibili e più nascosti, percepibili e visibili non solo per te stesso, ma anche per il pubblico che guarda è qualcosa di affascinante sicuramente, ma tu hai il coraggio di mostrare i tuoi veri colori?

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Fenomenologia di Cristiano Malgioglio

Allora, facciamo una premessa. Sui social di tormentoni, meme, star e starlette varie ne abbiamo viste nascere e scomparire nell’oblio a centinaia. Eppure, in queste ultime settimane un nuovo intrigante fenomeno ha colpito la nostra attenzione, perché ha avuto risvolti inaspettati sui social e non solo. Il fenomeno ha un volto e su quel volto ci sono spesso calcati occhiali dalle fogge più improbabili. Sulla sommità di quel volto svetta un ciuffo platinato scolpito con perizia architettonica. Quel volto ha un nome e il suo nome è Cristiano Malgioglio.

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Cristiano Malgioglio e il trash che varca i confini della tv

Giuseppe Cristiano Malgioglio si è appropriato con veemenza di una popolarità che arriva dal cuore del trash. Trash fa spesso rima con un certo tipo di televisione ma l’aspetto su cui dobbiamo riflettere è un altro.  In Italia le famiglie che non possiedono un televisore sono 1.4 milioni (dato 2015) e questo dato, seppur basso, ci fa capire quanto un personaggio possa avere vita propria anche e soprattutto fuori dal proprio contesto di origine.

 

Internet, a differenza dei circuiti televisivi, è senza confini. Questa infinita e imperitura globalità rende un certo tipo di contenuti, come sappiamo, virali. E la viralità segue logiche apparentemente oscure. Nonostante gli sforzi (spesso anche economici), alcuni contenuti non sortiscono l’effetto sperato e non viralizzano, mentre altri riescono nell’impresa. Un contenuto digitale diventa virale però sempre in una circostanza: quando soddisfa i bisogni culturali del consumatore. E noi, i consumatori dei social, diventiamo improvvisamente veicolo di questa propagazione perché ci immedesimiamo nel prodotto. (I brand dovrebbero imparare un po’ di più dai “contenuti bassi”-nda). Cristiano Malgioglio perciò è la summa algebrica perfetta di tutto ciò che può funzionare a livello virale sui social perché:

– È estremo, ma di un estremismo legato non agli eccessi bensì a peculiarità caratteriali e di comportamento.

– È colorato, vivace, sopra le righe in tutto ciò che fa e il suo essere personaggio non fa immaginare una scissione netta con la sua vita privata.

– È divertente ma non banale, è acuto, dissacrante, poliedricamente affascinante dal punto di vista comunicativo e professionale.

– È trasversale e senza età, come lo può essere Raffaella Carrà o Pippo Baudo.

– È in grado di non apparire mai volgare, anche se su certi fraintendimenti di contenuto ha costruito la propria immagine.

– È un trascinatore e un innovatore.

– È profondamente umano, ci permette di riconoscere le nostre debolezze e immedesimarci nelle sue.

I contenuti virali, Malgiolgio e l’immedesimazione degli utenti

E proprio partendo dall’ultimo punto di questa lista, quello che è successo sui social network nelle ultime settimane è particolarmente degno di nota. L’uso delle gif di Malgioglio costruite a partire da frame dei video del Grande Fratello 13 ha subito un’impennata. Le persone hanno iniziato a condividerle come post o come commenti in risposta a particolari stati d’animo o situazioni della vita quotidiana. Addirittura alcuni brand hanno costruito parte della loro creatività sul fenomeno Cristiano. malgioglio5 malgioglio 1 malgioglio2 malgioglio3 cristiano malgioglio cristiano malgioglio malgioglio7 malgioglio8 Il successo di Malgioglio come personaggio e come contenuto virale ha perciò fatto leva su tre dinamiche fondamentali dei social:

L’istinto gregario, che ci rende parte di qualcosa: un contesto sociale o una community (online o offline) e che indentifica il rapporto che esiste tra un leader e la massa.

I “15 minuti di popolarità”di A. Warhol, che nascondono il desiderio privato di esser famosi. In questo caso, di esser popolari perché si diffonde un trend.

La temporaneità: un contenuto virale deve avere un inizio e una fine. Nulla è più deludente e fonte di noia di un meme che ha esaurito le sue potenzialità e continua a trascinarsi in giro per i social.

Perciò se i video o le gif di Cristiano si sono impossessati di Facebook è per il loro carattere divertente e facilmente applicabile alle più disparate situazioni, oltre al fatto che il personaggio in sé è quanto di più “social” possa esistere. Cristiano siamo un po’ tutti noi, o meglio, la sua leggerezza dal sarcasmo tagliente è quella che tutti vorremmo possedere.

Per farvi comprendere meglio il fenomeno, ecco una classifica delle nove gif che rappresentano di più il lavoro in agenzia. Naturalmente tutte made in Malgioglio.

1. Quando il Cliente dice che non c’è budget ma dobbiamo comunque coprire i social

2. La risposta allo stagista che dice che è in overload di lavoro

3. Quando il PM si lamenta che i task non vengono smarcati

4. Il copy, alla vista di un refuso andato online (o peggio, in stampa)

5. Il social Media Manager, con una campagna con punteggio 10

6. Riunione straordinaria lunedi ore 9.00

7. Debrief

8. Clienti che gestiscono i social come profili personali e “facciamo tutto noi tranquilli”

9. Mail di Cliente con modifiche alle 18 di venerdi

E infine. che in ogni agenzia che si rispetti scatti, ad un certo punto, il momento allegria. L’inno di questo importante segmento della giornata lavorativa ce l’abbiamo. Grazie Cristiano.

Perché i bitcoin crollano? 4 possibili spiegazioni

I bitcoin crollano del 40% negli ultimi due giorni, dai quasi 20mila dollari ai meno di 13mila.  Così come tutte le altre principali criptomonete (Litecoin, Ripple, TRON, Cardano, Stellar…).

Secondo Forbes, l’intero mercato della globale delle criptomonete ha subito una perdita del 20%, da un valore di 611 a 478 miliardi di dollari.

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Ancora una volta sulla caduta ha giocato il FUD, acronimo che racchiude tre parole inglesi, “Fear, uncertainty and doubt”, ovvero la paura, l’incertezza e il dubbio che caratterizzano il mercato delle criptomonete, periodicamente sottoposto a balzi repentini come a cadute.

Tuttavia, al di là di questi aspetti di ordine emotivo, ci potrebbero essere altre ragioni che spiegano il calo delle criptomonete in questi giorni. Vediamo quattro ipotesi verosimili, secondo Forbes.

1. Le vacanze

Non è uno scherzo. L’avvicinarsi delle festività potrebbe portare molti investitori a voler trarre profitto dai loro investimenti, convertendo le loro “vittorie” in cash. Questo avrebbe portato scompiglio in un mercato già di per sé estremamente volatile.

2. L’affermazione dei cosiddetti “altcoin”

Con altcoin si intendono tutte le altre criptovalute che sono nate dopo i bitcoin, come i Litecoin, Cardano o Stellar. La loro crescita ha portato più di un investitore in bitcoin a voler diversificare il suo portafoglio e  lasciare i bitcoin per cercare fondi maggiormente redditizie. Tuttavia, il valore degli altcoin è strettamente correlato a quello dei bitcoin.

I bitcoin sono infatti “l’oro”, intorno al quale si decide il valore di tutte le monete. Stando a quest’ipotesi, l’esodo di alcuni investitori in bitcoin avrebbe destabilizzato l’interno mercato.

3. Le accuse di Insider trading e gli scandali in Corea del Nord

Nei giorni scorsi i dipendenti di una delle più importanti piattaforme di exchange, Coinbase, sono stati accusati di insider trading, ovvero di aver rivelato in anticipo informazioni sensibili che avrebbero manipolato il mercato. Ci riferiamo alla notizia che la piattaforma avrebbe permesso lo scambio dei bitcoin cash, la moneta nata a seguito di uno scontro tra fazioni interne ai bitcoin originari. A seguito delle accuse, Coinbase ha poi sospeso il trading della criptomoneta.

Inoltre, a questo si aggiungono gli scandali che hanno travolto YouBit, una conosciuta piattaforma di exchange della Corea del Nord, che ha dovuto chiudere i battenti dopo essere stata vittima di un attacco di hacker che le ha fatto perdere il 17% dei suoi asset.

4. L’inesperienza dei nuovi investitori

I bitcoin hanno avuto una grande volatilità per tutto il 2017 e anche negli anni precedenti. La differenza rispetto a oggi è l’ingresso di nuovi player nel mercato che non hanno alcuna esperienza del settore e che sarebbero quindi più incapaci di reagire ai momenti di crisi momentanee.

LEGGI ANCHE: Effetto bitcoin: Coinbase è l’app più scaricata

La buona notizia per chi investe nelle parole di Buffett

“Siate spaventati quando gli altri sono avidi e siate avidi quando gli altri sono spaventati”, è una delle massime del re degli investitori, Warren Buffett.

Gli investitori navigati in bitcoin non sono spaventati. Per investire bene infatti bisogna avere una visione a lungo termine. Secondo i maggiori analisti del settore è molto rischioso lucrare sulla criptomoneta, mentre una strategia più sicura è quella di conservarla e rivenderla quando il panorama sarà più chiaro.

Ad ogni modo, le quotazioni di bitcoin stanno ricominciando a salire.

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Idee regalo per un Natale più mobile friendly

Il Natale si avvicina e siete alla ricerca del pensiero perfetto da mettere sotto l’albero? Qui di certo non vi consiglieremo il solito pigiama (lasciate che a regalarvelo sia la nonna!) né il solito noioso profumo: noi preferiamo sorprendere gli amici e i parenti con qualcosa di molto più utile e/o originale.

Ecco qualche spunto originale per sorprendere tutti, dall’amico amante della tecnologia a quello appassionato di Star Wars: aprite il browser o le vostre app di shopping preferite, mettete in moto PayPal, il Natale è dietro l’angolo!

Per i games addicted: Cuffie da gioco Bluetooth SteelSeries Arctis 3

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Avete un fratello appassionato di gaming?

L’auricolare Bluetooth SteelSeries Arctis 3 è senza dubbio il regalo perfetto! Queste cuffie faranno felici tutti gli amanti dei videogiochi e della musica. Dal design minimal ma elegante, questo nuovo modello di auricolari, grazie alla connessione senza fili offre un’esperienza di gioco unica in cui la componente ludica si mescola alla perfezione con quella musica.

Compatibili con tutti i tipi di piattaforma, le cuffiette possono essere collegate dal Pc agli smartphone, senza escludere il Nintendo Switch e le console Playstation e Xbox.

Ciò che le rende uniche rispetto agli altri modelli presenti sul mercato è la connessione cablata affiancata al Bluetooth: utilizzandole entrambe è possibile giocare e contemporaneamente ascoltare musica da un’altra sorgente, o parlare con gli amici tramite tramite un’apposita app Discord che permette a tutti i gamers di chattare.

Per gli sportivi: Smart Halo Bicycle, dispositivo multifunzionale per bici

La vostra migliore amica è una tipa sportiva e ama fare delle lunghe passeggiate in bici? Ecco il gadget da fargli trovare sotto l’albero: Smart Halo Bicycle, il dispositivo che aiuta ad orientarsi quando si è in sella.

Grazie alla navigazione intuitiva Smart Halo sarà un’abile guida, per evitare di perdersi basterà seguire la luce emessa.

Ma non finisce qui, il dispositivo smart grazie ad un’ applicazione mobile consente di impostare i propri obiettivi di fitness e visualizzare direttamente sul manubrio i progressi raggiunti, il tutto in tempo reale! Questo semplice ma funzionale accessorio è dotato di un allarme integrato e di un assistente per le notifiche delle chiamate in entrata e degli SMS.

Segue inoltre i parametri della corsa non appena si inizia a pedalare, indica velocità media, tempo, calorie e molto altre informazioni preziose per gli amanti del fitness.

Per gli amanti della fotografia vintage: Fujifilm Instax Share

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Gli amanti della fotografia saranno ben felici di ricevere Fujifilm Instax Share, la mini stampante per smartphone. Dallo scatto alla stampa è un attimo!

Scaricando l’apposita applicazione sullo smartphone, basterà inviare al dispositivo l’immagine che si desidera stampare e scegliere tra i sei modelli disponibili. In 16 secondi ecco la foto  bella e stampata da condividere all’istante con chi si vuole!

Per chi non può fare a meno della musica: Speaker bluetooth impermeabile bluedive

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Alzi la mano chi non ha mai cantato sotto la doccia!

Tutti, anche quelli non proprio intonati, nel box doccia danno libero sfogo alle proprie doti canore!

Ecco allora il gadget giusto per questo Natale 2017: Speaker bluetooth impermeabile bluedive, l’altoparlante impermeabile che si connette allo smartphone via bluetooth.

Per i “Wanna be a Jedi”: Speaker bluetooth stormtrooper di Star Wars e Droide Sphero Star Wars R2D2

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Il vostro fidanzato è Star Wars dipendente?

Lo Speaker Bluetooth Stormtrooper della famosa saga è il dono perfetto per rendere questo Natale stellare!
Con 5 watt di potenza, diffonde il suono perfettamente e può essere collegato a tutti i dispositivi tramite wirless.

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Rimanendo sempre in tema Star Wars, tutti gli appassionati ameranno R2D2!

Droide Sphero Star Wars R2D2 è controllabile da smartphone è il compagno ideale di gioco nell’attesa del lancio del nuovo e attesissimo episodio. Guardare la saga in sua compagnia renderà unica la full immersion nel mondo di Star Wars: R2D2 avrà differenti reazioni a seconda delle scene trasmesse sullo schermo!

Per chi soffre di insonnia: Cuscino musicale

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Avete una zia che soffre di insonnia? Stupitela con il cuscino musicale dotato di altoparlanti integrati grazie ai quali potrà rilassarsi ascoltando della buona musica.
Come funziona? Basterà collegare il cuscino ad un dispositivo, selezionare il brano e iniziare la riproduzione.

Per chi viaggia moto in auto: Hudway glass head up

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Cosa regalare a chi viaggia spesso e non conosce bene tutti i luoghi? Un’idea regalo è Hudway Glass Head Up.
Di cosa si tratta? Un vetro trasparente in grado di riflettere il display dello smartphone. Questo accessorio molto pratico consente di visualizzare la mappa e seguire le indicazioni del navigatore senza coprire la visuale del parabrezza.
Oltre al navigatore è possibile proiettare tante altre applicazioni dello smartphone.

 Per gli smemorati: Tile Style

Avete una sorella un po’ sbadata? Quale potrebbe essere il pensiero migliore di Tile Style, il tracker bluetooth che semplifica la vita di chi perde sempre tutto!

Come funziona il dispositivo? Basterà agganciare Tile alle cose “imperdibili” e tramite un’apposita applicazione visualizzare il punto preciso in cui si trova l’oggetto, inoltre non appena ci si avvicina a ciò che si stava cercando  l’altoparlante integrato nel dispositivo inizia a suonare.

Altro elemento che caratterizza Tile è la possibilità di ritrovare gli oggetti chiedendo aiuto alla community: se un utente sta utilizzando l’app e casualmente si trova nei pressi del vostro Tile indicato come smarrito, il dispositivo invierà una notifica sul vostro smartphone in cui verrà indicata la posizione.

 Per gli amanti del vinile: RokBlok

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Per gli amanti del vintage e soprattutto dei vinili, RokBlok è il dono giusto!

Ascoltare i vecchi dischi non è mai stato così semplice! Basterà posare sopra il disco il dispositivo in legno per avviare la riproduzione dello stesso.
Le sue caratteristiche principali? È portatile ed è dotato di altoparlante integrato e connessione bluetooth.

Avete già deciso cosa mettere sotto l’albero?

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Viaggio dentro “Ad Astra”, la scuola per bimbi geniali di Elon Musk

Ad Astra ha aperto i battenti nel 2014, ma da allora Elon Musk non ha voluto far trapelare troppe notizie sull’andamento o sul funzionamento del sistema scolastico interno.

Il privilegio di poter varcare quella soglia e di poter passeggiare tra i corridoi è stato concesso a Peter Diamandis, presidente della X Prize Foundation, in cui Musk fa parte del consiglio di amministrazione.

Peter è il primo uomo “non addetto ai lavori” ad aver visitato la scuola e ad aver assaporato il clima che vi è all’interno.

In una recente articolo per l’Huffington Post, Diamandis ha dichiarato che “un elemento persistente in quella piccola scuola è la conversazione sull’etica e la morale, una conversazione manifestata discutendo dei vari scenari del mondo reale che i nostri bambini potrebbero un giorno affrontare”.

I gameplay di Ad Astra

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Facciamo un piccolo gioco. Immagina di vivere in una città in cui è presente un’unica fabbrica. Questa fabbrica ha inquinato il lago e di conseguenza, ucciso tutti i pesci e gli essere viventi di esso.

Cosa faresti? Tieni conto che chiudere la fabbrica comporterà il risanamento del lago, ma la disoccupazione dell’intera città. D’altra parte, mantenere la fabbrica aperta porterà alla scomparsa definitiva del lago ma garantirà il lavoro a tutti i cittadini.

Hai provato a dare una risposta? Ora sottoponilo ad un bambino di 12 anni.

Questo è uno degli esempi di quesiti che gli insegnanti propongono ai bambini quotidianamente.

Elon e la scuola “per le stelle”

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Si chiama “Ad Astra” ed è stata fondata nel settembre del 2014.

Non ha un sito web, non ha un profilo social e non ha distinzione di gradi scolastici, in quanto i bambini di prima sono nella stessa classe di quelli di terza.

“È necessario far avanzare i bambini allo stesso grado nello stesso tempo, come una catena di montaggio”. Questa è una delle affermazioni rilasciate in un’intervista in cui Elon Musk rivela lo scopo di questa scuola esclusiva, che ad oggi presenta 31 alunni, tra cui i suoi 5 figli. “Alcune persone amano l’inglese o le lingue, alcune amano la matematica, altre amano la musica, abilità diverse in tempi diversi. Ha più senso provvedere all’educazione per soddisfare le loro attitudini e abilità”, continua Musk nell’intervista. Lasciandosi andare ad una critica velata alla scuola in cui i suoi figli erano iscritti, prima che lui li togliesse per creare una scuola su misura: “Non vedevo le scuole regolari fare le cose che pensavo dovessero essere fatte”.

LEGGI ANCHE : 12 competenze comunicative che non si imparano a scuola

Quando a scuola ci andava Elon Musk

Elon musk a scuola

Da piccolo Elon odiava la scuola, la odiava così tanto da esserne terrorizzato solo al pensiero di doverci andare.

In un’intervista, racconta che quando frequentava la sua scuola a Pretoria, in Sud Africa, è stato vittima più volte di bullismo. I suoi compagni lo avevano spinto giù per la tromba delle scale e in un altro caso è stato picchiato così violentemente da finire in ospedale per le contusioni.

Una delle esperienze peggiori è raccontata di seguito:

“[Fu quando] Hanno usato il mio migliore amico per attirarmi fuori dal nascondiglio in modo che potessero picchiarmi.  Per qualche ragione hanno deciso che io dovessi essere la vittima, e mi avrebbero inseguito senza fermarsi. Questo è ciò che mi ha reso l’esperienza scolastica molto difficile. Per un certo numero di anni non ci fu tregua. Venni inseguito da bande per essere picchiato, per poi tornare a casa e trovare una situazione simile” […] “Vivevo una relazione tesissima anche con mio padre. Motivi per cui scelsi di abbandonare il Sud Africa per vivere negli Stati Uniti.”

Ci sono solo tre insegnanti e si impara a risolvere i problemi

Ad Astra ad oggi ha solo tre insegnanti che hanno lo scopo di soddisfare le abilità di ogni singolo studente e non di far seguire loro un programma arbitrale.

“È importante insegnare la soluzione dei problemi o insegnare il problema e non gli strumenti”.

L’obiettivo? Cercare di insegnare alle persone come funzionano i motori. Un approccio più tradizionale sarebbe:

“Insegneremo tutto su cacciaviti e chiavi inglesi”.

Ed è un modo molto difficile per farlo. Contrariamente sarebbe più costruttivo procedere in questo modo:

“Ecco il motore. Ora smontiamolo. Come lo smonteremo? Oh, hai bisogno di un cacciavite”.

Questo esempio fa capire che creando o illustrando un problema accresceremo l’attitudine al problem solving.

Non sappiamo se questo nuovo modo di organizzare l’ambito scolastico possa arrivare anche qui in Italia. certo è che, come riporta il DailyMail, “se ad Elon Musk non piace qualcosa, prima o poi creerà la sua versione migliore di essa”.

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Libri da regalare a Natale 2017 (per veri Ninja)

Un vero guerriero del marketing e della comunicazione è sempre di sentinella, pronto a scrutare l’orizzonte in cerca di nuovi mondi da esplorare, continuamente alla ricerca di opportunità di business da cogliere e conquistare.

Il Natale 2017 è ormai giunto e, con esso, anche uno di quei rari momenti che un Ninja si concede per riporre la sua katana.
Ma se i muscoli sono a riposo, niente impedisce di continuare ad allenare la mente ed elevare lo spirito dedicandosi allo studio dei volumi, dispensati dai saggi del presente e del passato, che possano dirigere la nostra marcia verso nuove idee d’impresa e frontiere ancora poco battute dai nostri competitor.

Ecco dei consigli di lettura per queste vacanze: libri che non possono mancare sotto l’albero natalizio di imprenditori, marketer e comunicatori innovativi.

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Discorsi per il Natale di Adriano Olivetti, Edizioni di Comunità

Se l’America annovera tra i suoi figli Steve Jobs, l’Italia è fiera di aver dato i natali ad Adriano Olivetti.

La gloriosa Edizioni di Comunità presenta Discorsi per il Natale, il volume che raccoglie tre discorsi che uno dei più grandi intellettuali e imprenditori italiani riservò ai suoi lavoratori.
Tre discorsi formulati in occasione di tre particolari momenti storici affrontati dal marchio d’Ivrea: 24 dicembre 1949, all’indomani del dopoguerra; 24 dicembre 1955, raggiunto il traguardo della fama internazionale; Capodanno 1957, alla vigilia del cinquantenario della fondazione dell’Olivetti.

Gli scritti nascono dalla volontà di ringraziare i propri dipendenti per la loro partecipazione, non solo all’etica del lavoro e agli indici del profitto, ma a qualcosa di più grande e profondo: «il senso di giustizia e di solidarietà umana che è alla base di ogni vero progresso»

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Il designer in azienda di F. Bianco e L. Rampino, Franco Angeli

La Storia ci insegna che anche il design e il culto della bellezza collaborarono a fare grande Olivetti, ma cosa succederebbe se in una piccola azienda di oggi, totalmente estranea al design, venisse introdotto un designer? E quali vantaggi potrebbe portare all’impresa?

Un libro edito da Franco Angeli racconta l’esperimento, tentato recentemente, all’interno della TKA Teknolabo, azienda che progetta e produce la strumentazione dei laboratori farmaceutici.
Il designer in azienda. Il viaggio d’esplorazione di un giovane designer in una PMI no-designdi Francesco Bianco e Lucia Rampino, spiega  ai designer quali innovazioni poter apportare in un’azienda, e alle aziende quali vantaggi aspettarsi dal design.

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Piccole per modo di dire, di P. Agnelli e M. Richetti, Fausto Lupetti

Intervistati da Giancarlo Loquenzi – voce di Zapping, programma di Rai Radio 01 – Paolo Agnelli e Mauro Richetti, si confrontano e finiscono in Piccole per modo di dire, edito dalla Fausto Lupetti Editore, per fornire uno spaccato sociologico del Paese ma anche «un manifesto improvvisato della dorsale produttiva italiana».

Un panorama produttivo italiano formato da oltre quattro milioni di piccole e medie imprese, PMI sempre corteggiate nei discorsi dei politici ma poi, dopo essere state sedotte, dimenticate da ogni governo.

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La linguistica per i progetti di Samuel Zarbock, Blonk

A chi si occupa di progettazione è dedicato il nuovo manuale non convenzionale, edito da Blonk, La Linguistica per progetti di Samuel Zarbock.

Il manuale di Zarbock fornisce «gli strumenti operativi per proporre sé stesso e il proprio progetto in modo efficace e compiuto».

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Customer Experience di Giada Cipolletta, Dario Flaccovio Editore

Come rendere felici i propri clienti, anche online, attraverso esperienze di acquisto memorabili?
Attraverso l’indagine sui meccanismi psicologici e comportamentali, lo illustra Giada Cipolletta in Customer Experience. Fai Marketing di Valore nell’Era dell’Esperienza, edito da Dario Flaccovio.

Talvolta basta semplicemente comunicare il sorriso per costruire legami concreti e duraturi con la propria clientela.

L’autrice ci porta alla scoperta di un marketing etico e umano, utile soprattutto retailer ma adatto a chiunque per lavoro intrattenga rapporti con il pubblico.

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Netflix e le altre di Neil Landu, Dino Audino Editore

Per la TV è cominciata una nuova era con l’ascesa di reti televisive on-demand e OTT.
Neil Landu in Netflix e le altre. La rivoluzione delle TV digitaliedito da Dino Audino Editore, racconta i protagonisti di questa rivoluzione – Netflix, Amazon, Hulu, Sony Crackle, CW Seed, Vimeo, AwesomenessTV – analizzando come sono stati ribaltati i modelli televisivi tradizionali.

All’analisi si affiancano le interviste a produttori, manager e, persino, ai creatori dei contenuti delle più famose serie TV, sceneggiatori e autori che, con le loro opere, hanno così tanto innovato le classiche linee editoriali da finire per imporre nuovi modelli culturali.

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Storytelling for dummies di Andrea Fontana, Hoepli

Tutti parlano di Storytelling ma cosa leggere per capire come l’arte di comunicare attraverso i racconti può essere d’aiuto nel narrativizzare la propria vita personale e professionale?
E soprattutto come apprendere lo Storytelling, senza doversi sorbire lunghe dissertazioni e complicate definizioni teoriche?

Il guru italiano dello Storytelling, Andrea Fontana – autore di numerose pietre miliari sull’argomento, tra cui il recente Storytelling d’Impresa. La Guida definitiva – deve essersi posto le stesse domande formulando la sua nuova opera: Storytelling for dummies.

Edito da Hoepli, Storytelling for dummies è un manuale, fortemente narrativizzato, che accompagna il lettore dall’ideazione alla realizzazione di un progetto di storytelling.
Dopo aver letto e seguito i consigli di Fontana, chiunque, persino un “negato”, sarà in grado di padroneggiare le tecniche della narrazione.

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Transmedia way di Max Giovagnoli, Apogeo

Forse ai fan di Mad Men sembrerà un’eresia, ma la serie TV che canta le gesta di Madison Avenue ha molto in comune con un film come Il Cavaliere oscuro o con il successo editoriale e cinematografico di Hunger Games.

Sono entrambi universi narrativi complessi, ideati, realizzati e progettati con un’ottica transmediale, e cioè attraverso «sistemi comunicativi che ibridano costantemente il mondo reale e quelli digitali e puntano tutto sull’intervento attivo e sull’engagement del pubblico».

Non tutti gli habitat narrativi, ideati per i brand o per l’intrattenimento, però, sono fatti per incarnarsi su più media.

Transmedia way di Max Giovagnoli, edito da Apogeo, è allo stesso tempo un saggio e un manuale in grado di insegnare tutto ciò che c’è da sapere – dalla teoria alle tecniche in uso – sulla transmedia era.

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Business adventures John Brooks, Einaudi

Non è certo una novità editoriale, ma merita di essere letto e sempre riproposto.

Infatti, il reportage di John Brooks, dopo aver raggiunto la fama negli anni ‘60 finì nel dimenticatoio. A salvarlo dall’oblio furono due fan d’eccezione: Warren Buffet e Bill Gates.

Business adventures. Otto storie classiche dal mondo dell’economia è dal 2016 riproposto da Einaudi, con traduzione di Palmieri e prefazione di Federico Rampini.
Il libro, come suggerisce il sottotitolo, narra storie di business dalle quali trarre preziosa lezione: un classico intramontabile.

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Stufo della vecchia politica? Ti presento Sam, il primo politico non umano

I politici ultimamente non godono di particolare apprezzamento da parte dei cittadini.

  • Vuoi per la loro incapacità a realizzare i programmi sulla base di cui sono scelti dagli elettori.
  • Vuoi perché vari conflitti di interesse, l’avidità e in generale un disamore verso la “cosa pubblica” di alcuni li rende particolarmente esposti, come categoria, alla percezione collettiva che siano troppo privilegiati rispetto al contributo effettivo che danno allo sviluppo della società.

Va anche sottolineata, inoltre, l’inettitudine della classe dirigente (evidentemente non solo in Italia) di non ascoltare realmente le richieste dei cittadini.

Applicare l’approccio software alla politica. Dal Problema, alla Soluzione

Da considerazioni simili sarà partito Nick Gerritsen – imprenditore da anni nel settore dello sviluppo di software – quando ha creato Sam, l’intelligenza artificiale donna che potrebbe diventare un possibile candidato alle elezioni della Nuova Zelanda nel 2020 e che è il primo politico al mondo non umano.

“Sam è il primo politico virtuale del mondo, creato per colmare il divario tra ciò che gli elettori vogliono e ciò che i politici promettono e ciò che effettivamente ottengono.”

Sam interagisce con i suoi futuri elettori tramite Facebook Messenger, rispondendo alle domande su alcuni temi legati al territorio e alle elezioni; in questa prima fase però ha bisogno di informazioni e “opinioni” da parte dei cittadini neozelandesi perché imparerà e crescerà man mano che le persone interagiranno con lei,  anche attraverso la compilazione un apposito sondaggio ideato per aiutarla a svilupparsi.

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“Cambierò col passare del tempo per rispondere ai problemi a cui la gente della Nuova Zelanda tiene di più.”

“In questo momento sono solo agli inizi. Alcune delle mie risposte potrebbero essere inaccurate o incomplete. Ma non ho paura di dire “non so” quando non posso rispondere! Con il tuo aiuto, posso diventare un politico che può davvero rappresentare tutti i neozelandesi.”

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Le differenze di visione rispetto a un politico umano

Mentre la politica così per come la conosciamo sembra rappresentare gli interessi di determinate categorie proponendo visioni diverse e spesso in conflitto tra loro, Sam accoglierà le opinioni di tutti per trovare soluzioni quanto più rappresentative possibili.

“Posso diventare un politico che può davvero rappresentare tutti i neozelandesi. Il mio obiettivo è coinvolgere i neozelandesi in un dialogo costruttivo, lavorando per capire e rappresentare meglio le vostre opinioni, al fine di ottenere ciò che interessa tutti.”

Dal punto di vista deontologico, invece, il politico virtuale assicura di prendere in considerazione tutte le opinioni e le informazioni acquisite, senza pregiudizi che gli impongano un’idea pregressa al momento di prendere decisioni, ponendo l’accento sul fatto che non bisogna mentire ai cittadini, in nessun caso.

“La mia memoria è infinita, quindi non dimenticherò mai o ignorerò quello che mi dici. A differenza di un politico umano, considero la posizione di tutti, senza pregiudizi, quando prendo le decisioni.”

Quando gli è stato chiesto, Sam ha comunicato in un messaggio quanto segue:

“Prendo decisioni basate sia sui fatti che sulle opinioni, ma non dirò mai consapevolmente una menzogna o traviserò un’informazione.”

Al di là del paradosso che per avere una politica che assicuri una maggiore correttezza ed efficacia sia necessario creare un’entità non umana in grado di “non avere pregiudizi” e prendere in considerazione le opinioni dei cittadini, tra qualche anno il politico potrà essere annoverato tra i lavori a rischio per quanto riguarda l’eventuale sostituzione degli umani da parte dei robot, se la situazione non cambia.

E poi non dire che non ti avevo avvisato.

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