Cyberbullismo

“Pull a Pig”, l’ultima moda dei cretini. E altri esempi di bullismo digitale sulle donne

I bulli colpiscono per strada quanto sui social. Ma le donne possono usarli contro di loro. Come fa una ragazza olandese, Noa Jansma: sta postando su Instagram le foto di chi le fischia dietro

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Partiamo da un presupposto: non siamo di fronte all’ennesimo articolo femminista, quello dei diritti da rivendicare, dei doveri da riconoscere, delle critiche in libertà. Si parla di donne, in particolare di donne e di social: un connubio magico che può essere sviscerato in una miriade di contenuti interessanti e controversi.

Probabilmente nulla di innovativo, solo un modo per fermarsi a riflettere su ciò che accade. 

Siamo bombardati da tanti, troppi contenuti: lo diciamo sempre, il web permette a tutti di pubblicare, di dire la propria in libertà.

credits: depositphotos #125285826

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Il caso della giovane Noa Jansma

Un’altra cosa è certa: il web toglie e il web dà. Usato con cautela e serietà può dare tanto. Banalmente (o forse no), chi non ha mai trovato la propria anima gemella, un’amica carissima, uno zio lontano grazie ai social o chi non ha risposto ad un’offerta di lavoro trovata in giro qua e là? Sì, diciamolo: il web dà. Ma, come detto prima, toglie.
La toglie, a volte, la dignità per esempio.

A tal proposito, in questi giorni si sta parlando molto di Noa Jansma, una ragazza olandese che ha creato su Instagram un profilo-denuncia contro i “fischiatori”, ovvero contro  coloro i quali -per strada- si cimentano in battute sgradevoli e giù di lì. Molestatori, sì, possiamo chiamarli anche così.

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Questo il suo primo post sul canale: da quel 29 agosto 2017, per un mese, sul profilo dearcatcallers (cari fischiatori), Noa ha pubblicato selfie con tutti quelli che esprimevano commenti poco carini nei suoi confronti. Ma poi, “poco carini” in che senso?

Ed è proprio qui che la discussione si è accesa, liberando altri commenti ed esplorando le coscienze dei più.

Ma come? I complimenti non sono ben accetti? La questione è un’altra: è quell’atteggiamento che va troppo oltre. Quello che Noa ha voluto sottolineare con questi selfie è che tale concetto (nb. quello dell’invadenza, seppur per ingenua carineria) ora più che mai diviene relativo. E Noa, questa giovane donna che ha fatto buon uso di Instagram, ha vinto. Ha vinto sì, il suo messaggio è arrivato. Non a tutti come auspicato, ma comunque ha colpito chi doveva colpire.

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Qualcosa in più l’ha detta Noa Jansma, nell’intervista rilasciata a Redpers.nl: «C’è una linea sottile tra un’osservazione sessista e un complimento».

L’ultima moda dei cretini: il “Pull a Pig”

E qui, si apre una riflessione secondaria legata ad un’altra notizia che, in questi giorni, ha travolto nuovamente il web.  Grazie ad esso si è infatti diffusa la storia del “Pull a Pig“, lo “scherzo” che coinvolge ragazze, sicuramente non tra le più carine, e ragazzi, sicuramente non tra i più intelligenti. Uscire e far credere alla ragazza meno attraente del gruppo di essere corteggiata: è questo, in poche parole, il gioco goliardico che va di moda ora. I commenti e le opinioni non sono mancati, sebbene sia fin troppo semplice farlo dinanzi a queste realtà che, di certo, sfuggono di mano a chi non sa che vuol dire fare i conti con il proprio aspetto fisico e la propria insicurezza.

Perché poi, l’altra parte della medaglia non manca mai: via con gli insulti, gratuiti, sul web di chi non vuol capire.

pop art retro women in comics style that gossip, vector illustration

I numeri del bullismo digitale

Dai casi citati, verificatosi all’estero, l‘Italia non è poi così lontana. Lo vediamo di giorno in giorno, le leggiamo anche noi le chiacchiere che giudicano, che feriscono, che vanno oltre. Come se i social fossero uno scudo forte da proteggere dalle malizie e dalle cattiverie. A rimetterci, tutt’al più, l’universo femminile. A dimostrazione di ciò, il lavoro della Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita nel maggio 2016 ed intitolata, nel luglio successivo, a Jo Cox, deputata presso la Camera dei Comuni del Regno Unito uccisa il 16 giugno 2016.

Riportiamo qui uno screenshot della relazione che riteniamo interessante e che, di certo, non commenteremo, limitandoci a riportare una notizia che di per sé esprime già tanto:

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La piramide dell’odio in Italia, Commissione “Jo Cox”su fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia e razzismo – Relazione Finale

Come si evince, “le donne sono di gran lunga le maggiori destinatarie del discorso d’odio on line. A livello europeo, una donna su dieci dai 15 anni in su è stata oggetto di cyberviolenza. In generale le donne corrono più rischi di aggressioni e molestie virtuali su tutti i social media.

L’indagine VOX svolta in Italia sulle comunicazioni via Twitter ha rilevato che le donne sono oggetto del 63% di tutti i tweet negativi rilevati nel periodo agosto 2015-febbraio 2016“.

Siamo “abituati” all’odio online. E non va bene

Probabilmente, tutto questo lo sapevamo già, e non ci disturba poi più di tanto. Banalizzando e generalizzando, siamo abituati ai commenti fastidiosi per strada, sui social, agli attacchi fisici o online, agli scherzi che attecchiscono fra le nostre fragilità e poche volte ci fermiamo a riflettere su quel “buon uso” che si potrebbe fare dei social.

Da Noa a queste ultime parole, “probabilmente nulla di innovativo, solo un modo per fermarsi a riflettere su ciò che accade”.

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