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Gli Epic win ed Epic fail tecnologici del 2017

La tecnologia fa passi da gigante giorno dopo giorno, per cui alla fine dei 365 giorni di cui si è composto il 2017 ci ritroviamo effettivamente con un bel mucchio di innovazioni tra le mani, alcune destinate ad essere grandi successi e altre… no.

Per quanto riguarda gli epic win, però, il mondo del tech è difficile da analizzare: come si valuta un’innovazione, se non dalle sue performance nel lungo periodo? Su che base si definisce un’epica vittoria tecnologica appena nata? Nonostante questo, abbiamo voluto provarci, analizzando alcuni dei trend che hanno segnato il 2017.

Epic win del 2017

Per quanto di davvero innovativo abbiano poco, non c’è dubbio che i vincitori del 2017 siano loro: i Fidget Spinners. Arrivati in sordina nei negozi verso la fine dell’anno scorso, nel 2017 sono esplosi in popolarità tra i giovani e i giovanissimi, un fenomeno mondiale come ce n’erano stati pochi prima.

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Dall’America all’Italia, passando per Cina, Brasile e quasi ogni Paese del globo, praticamente tutti i bambini del mondo si sono ritrovati questo aggeggio dall’aspetto futuristico, e ne sono rimasti sedotti. Tanto da spingere scuole e istituzioni a condannarli come terribili distrazioni, mentre invece alcuni sostenevano che potessero addirittura avere delle valenze cliniche, aiutando a combattere ansia e autismo. Qualunque sia la verità, non ci piove: si tratta di un prodotto semplice ma innovativo, che ha monopolizzato il 2017!

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Se il successo di un nuovo prodotto si giudica sulla base del suo record di vendite, allora forse il Nintendo Switch merita di far parte di questa classifica. Dal debutto a marzo, circa 8 milioni di device sono stati venduti, grazie alla potenza di un prodotto che permette davvero di non smettere mai di giocare – passando dalla console al device mobile con estrema facilità! In un settore in cui tutti i grandi big stanno battagliando per raggiungere questo risultato, a Nintendo è bastata l’idea geniale di aggiungere dei “joystick” rimovibili al tablet, e di predisporne l’inserimento nella console una volta tornati a casa.

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Dal punto di vista sociale, uno dei nuovi prodotti più interessanti di quest’anno sembra essere eSight: questi occhiali futuristici hanno la straordinaria capacità di migliorare la vista (e la vita) di persone con seri problemi visivi. Ci sono infatti migliaia di persone che sono incapaci di svolgere le normali attività della vita perché la loro capacità visiva è talmente bassa da essere considerata cecità legale. Grazie a eSight, queste persone, a scapito di somigliare vagamente a Robocop, sono in grado di vedere meglio e di riprendere le proprie attività quotidiane. Una di quelle innovazioni che davvero possono cambiare delle vite.

Epic fails del 2017

Ci sono state tantissime innovazioni degne di nota nel 2017, ma è difficile valutare se saranno delle comete nel cielo notturno o nuove stelle nate per restare.

Molto più facile, invece, riconoscere alcuni degli epocali fallimenti di quest’anno. Il 2017 è stato ricco di “epic fails” tecnologici, probabilmente più del solito, o quantomeno con delle innovazioni che hanno lasciato il segno, se non nella storia della tecnologia, sicuramente nella storia delle nostre risate! Tra fallimenti tutti da ridere e molto più seri “scivoloni” di ben note aziende, c’è molto da dire in negativo su quest’anno.

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Il caso che forse ha fatto più ridere è stato quello di Juicero, la formidabile macchina per succhi di frutta futuristici che… non faceva niente di utile! Infatti questo gioiellino da 400$, che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo delle spremute con delle innovative “capsule” di frutta, non faceva nulla di più di ciò che si sarebbe potuto fare, gratis, a mani nude, ovvero spremere la capsula e raccogliere il contenuto nel bicchiere. Gli utenti dei social si sono sbellicati dalle risate, mentre l’azienda non è stata altrettanto felice di chiudere i battenti dopo poco più di un anno.

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Un altro prodotto che poteva diventare un successo ma ha fallito rispetto alle aspettative, sono gli Spectacle di Snapchat. Non certo in maniera così plateale come Juicero, ma sicuramente l’hype che si era creato intorno a questo prodotto fisico dell’innovativo social network che ha rivoluzionato il mondo dei social network, non si è rivelato corretto. E meno male, altrimenti avremmo rischiato di trovarci circondati da persone con questi occhiali colorati!

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In ambito gaming, non si può non menzionare il triste epic fail del videogioco Star Wars Battlefront. Non c’è nulla di più serio di un videogiocatore incallito, se non forse un videogiocatore incallito fan di Star Wars. Per questo EA ha giocato davvero un gioco pericoloso inserendo la possibilità di avanzare più velocemente, sbloccando personaggi di maggior livello, semplicemente pagando. Una scelta di marketing che non è proprio andata giù ai fan!

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Infine, ma forse dovrebbe essere messa al primo posto nella classifica degli epic fail più negativi del 2017, una menzione sulla lotta alle fake news, che stiamo brutalmente perdendo. Nel 2017 questo è diventato chiaro, quando Facebook ha pubblicamente ammesso di aver identificato centinaia di account falsi, probabilmente collegati anche ad organizzazioni governative russe, che potrebbero aver utilizzato il social network per influenzare l’esito delle elezioni USA. Speriamo che il 2018 rovesci questa classifica, e porti questa voce tra gli epic win del nuovo anno!

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10 design trend di cui faremo volentieri a meno nel 2018

Il 2017 è stato un anno incredibile per il design. Brand come Nike hanno preso una posizione forte sull’inclusione. La realtà virtuale ha permesso agli utenti di vivere nuove ed entusiasmanti experience. I designer hanno risolto alcuni problemi di vecchia data che il design tradizionale aveva completamente ignorato. Tuttavia, ci sono stati tantissimi errori, abbagli, frustrazioni e fastidi di vario genere.
Ecco i casi più eclatanti.

1- Algoritmi non trasparenti

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Giunge il momento della resa dei conti per gli algoritmi non trasparenti. Questi sconosciuti, silenziosi burattinai della nostra esistenza, conoscono perfettamente le nostre preferenze, ci consigliano letture, vestiti e programmi da vedere e molto altro ancora. Quel che risulta ancora più problematico è che le aziende che li stanno progettando e utilizzando, non riescono a controllarli. Ad esempio, uno degli algoritmi di Facebook ha creato categorie antisemite per gli utenti, violando gli standard della piattaforma. Tutto questo non è accettabile.

2- Il design per l’attention economy

Il tempo è denaro. L’attenzione rappresenta uno dei capitali più importanti del nostro tempo, basti pensare agli innumerevoli sforzi delle aziende per mantenere alto il nostro interesse attraverso la UX.

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Le app ci bombardano continuamente con notifiche per invogliarci a interagire con i loro contenuti, a volte in maniera esagerata. Gli algoritmi dei feed di notizie offrono, senza sosta, contenuti di ogni genere, facendo di tutto per attirare la nostra attenzione, con l’obiettivo di non farci mai allontanare da quella piattaforma. Il design dovrebbe rispettare gli utenti ed essere al loro servizio, mentre la filosofia dell’attention economy produce esperienze frustranti.

3- Divorzio delle app di messaggistica dalle rispettive piattaforme social

Le app dei principali social media consentono già di inviare messaggi diretti. Oggi però stiamo assistendo a un fenomeno strano: le aziende tecnologiche stanno sviluppando applicazioni di messaggistica spin-off, come Facebook Messenger e Instagram Direct, nonostante le app dispongano di funzionalità di instant messaging. Tutto ciò non è pensato nell’interesse dell’utente. Negli Stati Uniti, chi possiede uno smartphone ha installato in media 90 app sul proprio dispositivo, e ne usa regolarmente 30 su base mensile. Secondo voi è giusto che le nostre conversazioni e attività siano distribuite
su più app?

4- Perché il design di metà secolo è ancora in voga?

I designer e i produttori di mobili della metà del secolo hanno creato arredamenti e pezzi autentici che ancora oggi sono presenti nei migliori negozi di tutto il mondo.
Il modernismo e la miriade di derivati, rappresentano però una minaccia per i classici stessi. Lo stile di metà secolo è stato inquinato così tante volte, per rispondere alle esigenze del consumo contemporaneo, che i veri principi dell’epoca, come buona qualità e design accessibile, sono andati perduti.

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I retailer tentano di uniformare lo stile per cercare di attirare il più vasto pubblico possibile, lasciandoci in eredità un’estetica impersonale e sterile. La nuova tendenza del design di arredamento non dovrebbe essere un simulacro della metà del secolo, ma piuttosto, incarnare i principi di produzione che quell’epoca rappresentava. I materiali e le tecniche di produzione odierni sono più sofisticati rispetto a quelli del passato, pertanto non ci sono scuse per i produttori di continuare a vendere prodotti scadenti.

5- Millennial branding

Prendiamo per esempio i brand che intendono intercettare i consumatori che oggi hanno dai 20 ai 30 anni, sembra basti un rosa tenue (o un colore pastello), un carattere essenziale, un nome incisivo e un look minimal per riuscire nell’intento. Lo chiamano “millenimalism” e possiamo notarlo su marchi come Hims, Chobani, Glossier, Thinx e molti altri ancora. Persino Jay-Z, appartenente alla generazione X, ha usato questa estetica sulla copertina del suo ultimo album 4:44. Non sarebbe meglio optare su strategie di branding che comunicano il marchio e lo distinguono nettamente dal suo packaging?
I brand e i designer potrebbero sforzarsi di più invece di usare sempre gli stessi concetti.

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6- Internet of Things per i bambini

Sono ormai anni che le aziende tecnologiche tentano di connettere ogni cosa. Nel 2017 i big hanno deciso di puntare sui giovani consumatori, realizzando bambole connesse, animali imbalsamati, smartwatch e monitor dotati di intelligenza artificiale per bambini. Questi prodotti riportano gravi difetti e risultano rischiosi dal punto di vista della sicurezza e della privacy. Di recente Mattel ha annullato la produzione di Aristotle, conosciuto come l’Amazon Alexa dei bambini, dopo che le associazioni dei consumatori hanno manifestato preoccupazione per la quantità di dati raccolti.

Nel frattempo le aziende, cavalcando questo trend, sono pronte a lanciare app social per bambini. Facebook ha recentemente presentato “Messenger Kids” per i suoi utenti più giovani. Bisogna avere almeno 13 anni prima di attivare un account, i genitori possono decidere se attivare il profilo e quali contatti approvare.

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7- L’architettura come propaganda

Non si tratta di un fenomeno nuovo, anche se quest’anno è tornato in voga con la propaganda politica del muro di confine tra Messico e Stati Uniti proposto da Trump.
L’architettura ha una funzione ben precisa e il muro di confine è pensato solo per alimentare nazionalismo e xenofobia.

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Invece di sprecare risorse in un progetto che divide le persone, insieme alle risorse monetarie e intellettuali, sarebbe opportuno puntare su progetti di lavori pubblici come tubi che forniscono acqua pulita; scuole per formare le generazioni future; creare reti di trasporto efficienti, risanando strade e ponti fatiscenti; creare spazi pubblici per connettere le persone.

8- Negozi e design urbano

Il mondo del retail sta cambiando e con i consumatori che si spostano online, i retailer stanno sperimentando nuovi modelli per lo sviluppo degli spazi. I negozi sono ancora punti di contatto importanti per i brand, introducono i clienti alla filosofia e alla sensibilità che sta dietro i loro prodotti.

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Il negozio sta diventando il nuovo “terzo spazio” con la diffusione di un approccio che fino a poco tempo fa apparteneva solo a Starbucks; ma i negozi non potranno mai essere veramente delle piazze, anche se il sottile cambiamento nella nomenclatura conta più di ogni altra cosa e fa notizia. I negozi non saranno mai spazi pubblici in quanto sono regolamentati e progettati dalle aziende per scopi specifici e commerciali.
L’anno scorso, Apple ha iniziato ad apportare modifiche alle caratteristiche fisiche delle piazze, inserendo alberi e panchine fuori dai suoi flagship store, ridimensionando il ruolo dei prodotti esposti e dedicando più spazio alle persone. È questo il futuro?

9- Design di genere

Il design gender-specific esclude le persone e contribuisce alla creazione di alcuni stereotipi di genere, come i giocattoli la cui versione femminile risulta più costosa della stessa versione maschile. Progettare oggetti specifici in modo universale potrebbe aiutare a superare alcuni pregiudizi e spianare la strada a una società ancora più egualitaria. Vestire ragazzi e ragazze con gli stessi abiti, potrebbe essere il primo passo per eliminare le barriere psicologiche che rafforzano l’alterità tra i sessi.

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10- Normcore fashion

La moda, come il design dei mobili, si sta dirigendo verso un’estetica sempre più uniforme.
Guardando al futuro i brand stanno cercando di recuperare la loro unicità calandosi nel design delle comunità locali, utilizzando la moda sviluppata nelle singole città per arricchire le loro collezioni.
Come H&M, Uniqlo e Zara, potenze globali nel settore dell’abbigliamento, hanno aperto studi di design sparsi in tutto il mondo.

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Pubblicità da incubo: i più grandi fail dell’advertising nel 2017

Se apri i cassetti della tua memoria, troverai tantissimi ricordi di fail nell’advertising avvenuti nel 2017. Sarebbe forse meglio dimenticarli del tutto, ma non farlo ci permetterà di evitare di sbagliare ancora.

Ecco la nostra carrellata di errori/orrori nel mondo dell’advertising, con l’augurio di non vederne altri nel 2018.

Pepsi e la ribellione… allo spot

Uno spot pubblicitario deludente, che ha generato diverse polemiche e commenti negativi. L’allora presidente del PepsiCo Global Beverage Group, Brad Jakeman, ha dichiarato: «l’esperienza più straziante della mia carriera».

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Dove cambia colore, per la vergogna

Senza dubbio Unilever non avrebbe mai voluto comparire nei risultati di ricerca di Google come “annuncio razzista Dove”, ma uno spot che mostra una donna nera che si toglie la camicia e si trasforma in una donna bianca, ha fatto proprio questo. L’annuncio era destinato a mostrare “la diversità della vera bellezza”. Ve ne abbiamo ampiamente parlato qui.

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La scarsa sensibilità di McDonald’s

McDonald’s U.K mostra un giovane ragazzo che chiede disperatamente a sua madre di suo padre morto. Ma per gli haters, l’adv significa solo una cosa: sfruttare il lutto per vendere panini.

LEGGI ANCHE: Come migliorare la pubblicità video ora che comanda lo smartphone

Big Tobacco non ha convinto nessuno

Questa campagna è un fallimento intenzionale. Big Tobacco ha accettato di pubblicare annunci anti-fumo in TV per la prima volta dal 1971. Gli spot pubblicitari, iniziati a novembre, sono i meno convincenti della storia.

Chanel perde il suo charme

Per la sua fragranza Gabrielle, Chanel ha mostrato  Kristen Stewart srotolarsi da un bozzolo di garza. Per molti, l’advertising più ridicolo degli ultimi anni.

Yves St. Laurent

Uno sforzo “porno chic” che mostra una modella in calze a rete che spalanca le gambe per la fotocamera e un’altra in tacchi a spillo che si piegano profondamente su uno sgabello. Per gli esperti francesi una violazione contro «il rispetto della decenza, della dignità e che comunica sottomissione, violenza o dipendenza, nonché l’uso di stereotipi». Così l’immagine è stata rimossa dalle strade di Parigi.

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Epic Win ed Epic Fail di tutto il 2017: il meglio ed il peggio di quest’anno

“Stessa storia, stesso posto, stesso bar” cantava qualcuno. Ebbene sì, la storia si ripete ed oltre a fare il conto dei buoni propositi per il nuovo anno, ci troviamo anche a fare il conto di tutte le epicità che il web ci ha gentilmente concesso. Lo possiamo dire a gran voce: è stato un anno epico e noi lo vogliamo riassumere così.

Win

Apriamo la rubrica con una storia d’amore non andata esattamente a buon fine. Chi di voi ricorda questo post?

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Ma come? #CostanzaRispondi ha animato un bel po’ il web. Facciamo un passo indietro per chi ha la memoria corta: quella che vi stiamo per raccontare è la storia di Mario, utente innamorato di Costanza, operatrice di Alitalia incaricata di rispondere su Facebook a tutte le richieste degli utenti. Con la grazia, l’educazione, il rispetto e l’ eleganza delle sue risposte Costanza ha fatto perdere la testa a Mario che le chiede, così, su Facebook, di sposarla.

Che bel gesto, è vero? E fu così che vissero felici e… distanti. Niente, Costanza disse di no. Ma noi a Mario questo bel win dell’anno lo possiamo concedere.

Ah, così, al volo: chi ricorda un epic win su YouTube? Ve lo diciamo noi! Mettete insieme il karaoke e i Foo Fighters: epic epic epic win in pochissimo tempo!

Tra le cose belle della vita, ecco un fail che diventa win, uno di quelli che piacciono a noi, insomma.

Ricordate il caso de La Nazione, quotidiano di Viareggio che strillò all’invasione straniera con una foto di tre belle ragazze, di cui una con tratti somatici orientali? Sì, la ragazza in questione era invece italianissima, e proprio lei lo ribadì su Facebook in questo modo:

Per rimanere ancora un po’ nel clima natalizio vogliamo però ricordare uno spot che ha conquistato tutti e messo pace tra gli amanti del Pandoro e quelli del Panettone: sì, esattamente, lo spot di Motta vince su tutti!! Un tormentone con condivisioni a gogo sui social! Ci piace: win! 

Un inno per gli “scartati, i delusi, i sottoni, gli esclusi da tutto”, proprio come un candito a Natale.

Tra tanti, il win dell’anno probabilmente va a Katia Ghipardi, dipendente di Banca Intesa, trollata inizialmente da tutti per via del video che girò in sede con i suoi colleghi per un contest interno. Un video innocente che ha fatto molto discutere, lo ricordate? Beh, noi ci teniamo a dire ancora ‘epic win’ e non aggiungiamo altro!

LEGGI ANCHE: Perché Katia e quel video sono Epic Win (e fail chi abusa dei social)

Momento, momento, momento! Prima di chiudere la sezione win vogliamo però ricordare che Ceres, Netflix e Taffo ci hanno fatto tanto sognare quest’anno. Vi abbiamo voluto bene, grazie di tutto! Siate così anche nel 2018, che il fail è dietro l’angolo!

Fail

Fenomeno di un’estate agli sgoccioli sicuramente Sarahah, il social network che osannava il binomio sincerità/privacy ma che noi abbiamo annoverato come fail. Lo abbiamo subito percepito come un modo come un altro per risaltare gli aspetti negativi di una persona. Ad ogni modo, Sarahah non ha avuto la stessa sostenibilità nel tempo.

sarahah

 

Se n’è parlato tanto e per questo motivo, di diritto, lo immortaliamo nei fail dell’anno: il caso Pandora ha fatto parlare tanto (forse troppo) di sé sui social e, come sempre, si è persa di vista la bontà del messaggio.

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Accusati di femminismo e di tanto altro ancora, un vero e proprio buzz attorno alla campagna lanciata per Natale. Noi ci crediamo alle buone intenzioni, ma di certo sui social il web ha decretato la campagna come fail.

Ancora, un altro fail che ha fatto molto discutere è stato quello di Dove: l’accusa? Questa volta razzismo!

La questione è  la seguente: come si giudica lo spot che ritrae una ragazza nera che diventa bianca? Pane per i social! Ed è stato epic fail.

Chi può dirlo

Siamo ancora indecisi se è da annoverare nella trovata dell’anno o se è stato un ostacolo imprevisto per l’azienda. Ecco, non potevamo non parlare del discusso spot di Buondì che ha visto la povera mamma protagonista venire meno a causa di un meteorite.

Buondì Classico

Se cercate qualcosa che vi colpisca, oggi vi accontenteremo!

Gepostet von Buondì Motta am Montag, 28. August 2017

Uno spot molto discusso sui social e che ha diviso il web: chi da una parte si è fatto una grossa risata e chi dall’altra ha deciso di sprofondare nel senso di colpa. Ma l’anno nuovo ogni dubbio spazzerà via!

2018: non ti temiamo! Ai prossimi epic!

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I bitcoin portano bene: chi faceva (solo) bibite ha cambiato nome e fattura di più

Crittografia. Criptovalute. Criptobevande. Tra l’incredibile e l’imbevibile, l’ultima frontiera del rebranding per aumentare le quotazioni azionarie sulla scia dei trend tecnologici.

Blockchain, il punto di partenza

In parole semplici, una blockchain è una lista in continua crescita di record (blocchi) che sono collegati tra loro e resi sicuri mediante l’uso della crittografia. Poiché i dati di un blocco non possono essere modificati senza che lo siano quelli successivi, il sistema viene utilizzato come libro contabile per le criptovalute, prima fra tutte Bitcoin. In questo modo è disponibile una chiara pista di controllo e non è possibile spendere due volte la medesima somma (doppia spesa).

L’impostazione di un sistema blockchain o di servizi correlati richiede un notevole know-how tecnico, sul quale si stanno specializzando molte aziende, tra cui – almeno apparentemente – un paio di produttori di soft drink.

LEGGI ANCHE: Hashgraph, la tecnologia che vuole uccidere blockchain (ma non può riuscirci)

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Credits: Depositphotos #136662920

Long Island Iced Tea

Una settimana fa, la Long Island Iced Tea Corp. ha visto il valore delle sue azioni aumentare del 500% dopo aver annunciato il cambiamento del suo nome in Long Blockchain Corp. Il valore della piccola società di New York sul mercato azionario è dunque passato da 23,8 a 138 milioni di dollari: nulla di eccezionale per gli standard di Wall Street, ma estremamente significativo considerando che l’unica causa dell’aumento sembra essere il rebranding.

L’azienda continuerà a vendere succhi di frutta analcolici, ma ha dichiarato che inizierà ad esplorare partnership e investimenti nella tecnologia blockchain. In assenza di accordi annunciati o avviati, l’unico elemento che conferma l’evoluzione della Long Blockchain è il nuovo dominio: www.longblockchain.com.

Sky People Fruit Juice

Analoga impennata in borsa nella stessa settimana per Sky People Fruit Juice, che ha visto un aumento di valore superiore al 200% dopo il rebranding in Future FinTech, attestandosi su un valore di mercato pari a 12,5 milioni di dollari. Il cambio nome risale a giugno, ma nella presentazione di novembre agli investitori non ci sono riferimenti a “blockchain”, “criptovalute” o “Bitcoin”. L’homepage del sito https://www.ftft.top sancisce: «La Società sta attivamente sfruttando l’eCommerce e le nuove piattaforme tecnologiche e sta costruendo un mercato di prodotti agricoli regionali con l’obiettivo di diventare leader nella tecnologia della finanza agricola».

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Il succo delle criptovalute

Nell’ultimo anno, più di una azienda con titoli a bassa capitalizzazione ha puntato sui tech trend per attirare l’attenzione degli investitori. Un altro esempio nel campo food & drink è la Ping Shan Tea Group Limited, ora Blockchain Group Co Ltd.

La Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti sta monitorando da vicino le piccole società per azioni che hanno effettuato questo tipo di rebranding, a fronte di possibili frodi e valutazioni immeritate. Un intervento diretto è stato effettuato sulla The Crypto Co., che ha visto un’impennata del prezzo delle azioni del 17.000% negli ultimi tre mesi: la SEC ha sospeso le negoziazioni relative a questa azienda fino a gennaio, citando «preoccupazioni relative all’accuratezza e all’adeguatezza delle informazioni».

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Year in social. Tutte le novità dai social media di questo 2017

Eccoci a concludere l’ultima settimana prima delle festività natalizie. Contiamo le ore che ci separano dalle grandi e meritate abbuffate, dai baci della zia, dagli abbracci, dai regali, il bingewatching, i regali e il divano, ma non è ancora finita. Anche per noi è tempo di bilanci, riflessioni con uno sguardo all’anno che sta per concludersi.

I social ci hanno accompagnato, di settimana in settimana, in un lungo percorso carico di novità, algoritmi, cambiamenti, miglioramenti, sorprese che abbiamo sempre condiviso con tutti voi. E sarà così anche questa volta! È venerdì e torna la rubrica più puntuale di sempre, torna Week in Social che per l’occasione ha indossato l’abito delle feste trasformandosi, solo per questa volta in Year in Social, ovvero tutte le news social dell’anno 2017!

Facebook

Pronti per rivedere insieme le principali novità che i social ci hanno regalato in questi lunghi mesi? Noi si. Prima di buttarci a capofitto in un anno già ricco di annunci e promesse in casa social, dunque, ripercorriamo insieme le tappe che mese dopo mese hanno segnato grandi e piccoli cambiamenti all’insegna sempre di un maggior coinvolgimento con utenti e follower. Ma andiamo con ordine e torniamo a qualche mese fa.

Gennaio 2017

Facebook presenta Stories! Contenuti visibili per 24h come Snapchat e Instagram. L’anno si apre con la prima vera rivoluzione in casa Facebook, dopo Snapchat e Instagram le Stories approdano anche qui ma senza riscuotere, almeno inizialmente il successo sperato.

Week in social

Instagram attiva le LIVE nelle Stories anche in Italia. La funzione Stories di Instagram ha da poco superato i 150 milioni di utenti giornalieri e decide di arricchirsi di una nuova funzione: le dirette live all’interno delle storie! Abbiamo molto apprezzato.

Instagram integra le Statistiche per le Stories. Finalmente misurabili e sponsorizzabili, le Stories da questo momento possono essere utilizzate per dare visibilità ai propri prodotti e raccogliere informazioni su interazioni e persone effettivamente raggiunte da ogni singolo video.

Febbraio 2017

Spectacles, gli occhiali di Snapchat sono ora acquistabili online. Gli Spectacles smettono di essere un esperimento di marketing. Gli occhiali con telecamera annessa di Snapchat sono adesso in vendita online, ma non ancora in Italia!

Gli Spectacles di Snapchat sono arrivati anche in Italia

Instagram lancia gli Album con 10 foto in un post. Quanto ci piacciono gli album di Instagram? Da questo momento Instagram consente di condividere mix di 10 foto o video in un unico post, che i follower potranno consultare in stile album.

Marzo 2017

Instagram integra nelle Stories i Geostickers, speciali adesivi che gli utenti possono applicare nella storia in base alle località in cui si trovano.

Instagram permette di salvare le Live Stories. Da ora al termine della diretta live nelle stories, se il video è stato coinvolgente, lo si può salvare e condividerlo nuovamente.

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Facebook ora permette di fare dirette Live da Desktop. Dopo averlo introdotto sulle Pagine, Facebook comunica che il live streaming è ora disponibile a tutti i profili del social network a livello globale anche da desktop.

Facebook integra i Chat Bots all’interno delle Chat di Gruppo. Facebook lancia una nuova tecnologia nelle chat di gruppo Messenger: i bot di gruppo. La loro maggiore finalità è quella di aggiornare gli utenti su notizie o informazioni specifiche in tempo reale.

Aprile 2017

Facebook introduce un Tool per educare le persone nel scoprire le Fake News. Inizia ufficialmente la battaglia di Facebook contro le fake news. Per tre giorni, il social network ha mostrato in cima al news feed uno strumento per individuare le bufale ed evitare di condividerle.

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Facebook introduce i pagamenti di gruppo in Messenger. Facebook Messenger si aggiorna esclusivamente negli Stati Uniti, per estendere le funzioni di pagamento. Da questo momento gli utenti americani potranno effettuare e ricevere dei pagamenti di gruppo, in maniera del tutto analoga a quanto possibile precedentemente con i singoli.

Instagram introduce la possibilità di usare la piattaforma Offline. Instagram introduce il supporto offline per la sua applicazione Android: i contenuti si potranno visualizzare anche senza connessione ad internet. Instagram raggiunge quota 700 Milioni di Utenti Attivi al Mese consolidando la sua costante crescita.

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Maggio 2017

Facebook combatte contro i Fake Live Video riducendo visibilità organica delle Pagine incriminate. Continua la lotta di Facebook contro le fake news e grazie alla funzione di fact checking indipendente vedrebbe la sua visibilità sulla piattaforma crollare dell’80%.

Facebook Messenger presenta il nuovo Look dell’applicazione di messaggistica. Facebook Messenger si rifà il look, un piccolo restyling grafico studiato per rendere più veloce e fluida la navigazione.

Giugno 2017

Instagram introduce la funzionalità di archiviare i propri contenuti. La funzione ci ricorda molto il pin di Pinterest e ci piace molto! L’aspetto interessante è che nessuno, tanto meno il proprietario della foto, può sapere che abbiamo salvato e archiviato la foto.

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Facebook aggiorna algoritmo in News Feed per diminuire Link di bassa qualità. La lotta alle notizie bufala si fa sempre più dura: l’algoritmo mostrerà da oggi sempre meno link a pagine spazzatura sulle nostre bacheche.

Luglio 2017

Instagram ora permette di rispondere alle Stories con Foto o Video. Alle Stories degli amici da ora si può replicare con foto e video che svaniranno dopo 24 ore.

Facebook ora permette di condividere Stories con privacy Pubblico. Facebook da ora consente agli utenti di condividere le Storie non solo agli amici o a gruppi ristretti di contatti, ma in modo pubblico.

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Agosto 2017

Facebook introduce in App Mobile la creazione di foto a 360 gradi. Facebook annuncia ufficialmente l’introduzione delle foto a 360° sulle piattaforme iPhone, Android e via Web.

Facebook attiva in Italia la funzionalità Marketplace. Marketplace, la piattaforma di Facebook per vendere e comprare cose con gli altri utenti, è disponibile da questo momento anche per gli utenti italiani

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Settembre 2017

Facebook integra la possibilità di condividere Stories da Instagram. Le Storie condivise da Instagram compaiono nella sezione Stories di Facebook, riportando la dicitura “Instagram” sotto il nome utente che l’ha condivisa.

LinkedIn introduce Audience Network per fare advertising fuori dalla piattaforma. La nuova funzione di Linkedin è pensata per aumentare i risultati delle proprie campagne marketing anche al di fuori della piattaforma, sfruttando il budget in maniera migliore e proponendo davvero i propri contenuti alle persone giuste, ovunque si trovino.

Instagram introduce il formato pubblicitario Canvas nelle Stories. Ebbene si l’integrazione con il formato Canvas di Fb ha l’obiettivo di potenziare il successo delle Instagram Stories. Operazione riuscita?

Ottobre 2017

Instagram aggiunge nelle Stories i sondaggi, selettore di colori e allineamento oggetti. Quale modo migliore di coinvolgere i propri follower se non quello di chiedere direttamente la loro opinione? Instagram lo fa introducendo i sondaggi nelle sue Stories. Ci piace molto.

Facebook conferma l’arrivo delle Stories per le Pagine Fan. La notizia che tante fanpage stavano aspettando. Bene, è arrivato il momento di raccontarsi nelle Stories!

Novembre 2017

Twitter introduce il nuovo limite di 280 caratteri. Non ha bisogno di spiegazioni. Twitter sorprende tutti con la notizia che in tanti stavano aspettando. E ora tutti a twittare.

Instagram attiva la visualizzazione delle Stories via desktop e il funzionamento dell’interfaccia utente è simile a quello dell’applicazione per i dispositivi mobile.

Dicembre 2017

Facebook penalizza l’Engagement Baiting. Dopo aver più volte penalizzato il “link baiting” ossia i post ingannevoli usati per portare visite ad un sito, il social network ora prova a combattere i post “acchiappa-interazioni”. Ci riuscirà una volta per tutte? Lo scopriremo nel 2018.

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Instagram introduce il Follow su qualsiasi hashtag. L’obiettivo è quello di di permettere agli utenti di seguire gli hashtag così come si seguono le persone: un modo per restare aggiornati su quello che interessa davvero, al di là dei suggerimenti della piattaforma.

Un anno davvero intenso: non ci resta che aspettare il 2018 per scoprire in che direzione andrà il mondo del social media marketing!

Eppure, c’è chi dice che Facebook potrebbe morire

Non sarà certo la prima volta che sentirete parlare di una possibile morte imminente di Facebook, il social network che ha rivoluzionato per sempre le nostre vite, a livello personale e di business. Tuttavia, quello che è nato per essere un avveniristico Eden che ha dato vita a “un mondo più aperto e connesso – citando Zuckerberg – un mondo migliore, che porta ad una economia più forte con più opportunità e una società più forte che riflette i valori di tutti”, oggi pare aver perso di vista proprio quello che è stato il segreto del suo successo: gli utenti.

Nella corsa alla conquista degli inserzionisti, Zuckerberg ha reso il suo Facebook una piattaforma sempre più raffazzonata: come un moderno Dottor Frankenstein, ha voluto cucire addosso alla sua creatura features non sempre coerenti e adatte allo spirito del social. Se da una parte Facebook registra una costante crescita dei propri profitti, dall’altra si sta registrando un tasso di abbandono sempre più alto da parte di quello che è stato per molti anni il suo target di riferimento: i Millennials.

Su Facebook è un paese per vecchi

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Ormai è un dato di fatto: gli utenti più giovani (Millennials e Generazione Z) sono sempre meno attivi su Facebook, troppo generalista, scegliendo di migrare verso piattaforme più “targettizzate” sulla base di interessi specifici, come fotografia e video (Instagram, Snapchat) e musica (Spotify). Se la fascia d’età tra i 18 anni e i 30 è sempre meno attiva su Facebook, quella tra i 30 e i 55 anni è in continua crescita. 

Ma perché? In primis per una scarsa offerta di contenuti interessanti e un continuo riciclo di iniziative già trite e ritrite, come i ricordi, l’anniversario dell’amicizia e i video di riepilogo dell’anno che è stato. Altre due problematiche che riducono notevolmente l’attrattiva della comunicazione su Facebook sono: la scarsa possibilità di personalizzazione e l’impossibilità di amplificare i propri contenuti se non a pagamento. Per questo, quando pubblichiamo su Facebook abbiamo la sensazione di alimentare una piattaforma che ormai è poco più ampia del nostro pianerottolo di casa. Una di quelle case in cui abitano i genitori al piano di sopra, i nonni al piano di sotto, gli zii nel condominio di fronte, e così via.

Se Facebook è il paese, Instagram è la metropoli.

Quello che facciamo su Internet è costruire e alimentare una nuova versione di noi, più evoluta, in cui il nostro io e il nostro super io convivono. Per questo il mi piace di chi già ci conosce (e spesso conosce molto poco quel noi che vogliamo esibire sui social) è inquinato dall’immagine di noi che questa persona si è creata in un mondo parecchio meno interessante di quello virtuale – il mondo reale, dove mostriamo solo in parte ciò che siamo davvero e per nulla ciò che vorremmo essere

Facebook è la storia di un romanzo, il proprio. È la nostra esistenza raccontata da noi stessi, che difetta d’imparzialità. È la vita ideale che intendiamo esibire, celando il peggio e mostrando trofei per i posteri. […] Facebook è un’inutilità necessaria. – Enrico Mattioli

Del resto lo scopo di Facebook è sempre stato questo, “tenerci in contatto con le persone della nostra vita”. Oggi, però, questo ai più giovani non basta. Per molti i social network sono diventati lo strumento per darsi una chance di diventare famosi (celeb), o quantomeno popolari (influencer). Nessuno vuole più rinunciare a quel “quarto d’ora di celebrità” di cui parlava profeticamente Andy Warhol, a maggior ragione ora che si hanno a disposizione tutti i mezzi necessari per diventare influenti e di conseguenza, diciamocelo, a fare dei soldi facili. Su Instagram e Musical.ly è più facile, Facebook purtroppo, anche da questo punto di vista, rimane un mondo senza sbocchi.

Solo il 40% degli utenti segue i brand su Facebook

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La comunicazione dei brand sui social diventa, giorno dopo giorno, sempre più di plastica. Il community management – che dovrebbe essere il risultato di strategie di comunicazione, obiettivi di brand, tone of voice ed estro creativo – non è altro che un’attività meccanica e quotidiana, in cui lo spirito del brand, la sua heritage e i suoi valori spesso rientrano in modo molto marginale. La maggior parte degli utenti (in particolare i Millennials) sanno che dietro la fortuna o la sfortuna, l’epic win o l’epic fail della comunicazione social di un brand, c’è solo un social media manager più o meno capace. Per fare un esempio molto attuale, basti pensare al caso Unicef che, a seguito del mancato appoggio allo Ius soli, ha scelto di esporsi sui social riportando il risentimento del suo portavoce, Andrea Iacomini. E fin qui tutto bene, peccato che poi qualche utente si è mostrato dissidente e il social media manager, a quel punto, ha iniziato a tirare in ballo termini sconvenienti, quali #idiot e #fascist. Questo ha scatenato l’indignazione di molti ma anche l’approvazione di qualcuno.

C’è da dire, comunque, che la pubblicità ha sempre funzionato così: se prima le aziende investivano fior fiori di soldi in patinati spot televisivi le cui promesse sono diventate, via via, sempre più dichiaratamente illusorie, ora investono molto meno denaro in inserzioni sui social mirate ad amplificare messaggi sempre meno coerenti con gli interessi degli utenti. Oggi la comunicazione dei brand su Facebook è stantia, piatta e per nulla di valore – fatta di piani editoriali in cui lo storytelling e la possibilità di creare un rapporto (oltre che una vuota interazione) con i propri clienti e i propri prospect, lascia sempre più spazio alla presenza ingombrante del prodotto fine a sé stesso. Questo vale anche per l’Influencer Marketing, sempre meno genuino e più costruito: che sia arrivato il momento anche per questa bolla di esplodere?

Certo, vendere – a prescindere dal media – rimane l’obiettivo principale di ogni azienda: i clienti spesso storcono il naso davanti alla proposta di campagne di comunicazione creative in cui il prodotto c’è ma non viene imposto all’utente come conditio sine qua non della relazione. L’utente deve essere libero di scegliere quali brand seguire e, questi, devono essere in grado di trasmettere fiducia e di dare ai propri follower qualcosa in cambio. Mettere il prodotto in primo piano in ogni contenuto lo disumanizza, lo rende meno emozionale e non interessante. Le tecniche di “shelf marketing” funzionano bene, ma nei supermercati, in rete gli utenti vogliono avere la sensazione di trovarsi in un territorio amico, costruito su misura per loro dove poter trovare annunci coerenti con i loro interessi e dove poter interagire con i brand e lasciarsi conquistare non solo dai prodotti e i servizi che vogliono che acquisti ma anche dalla loro comunicazione e capacità di entrare in contatto ad un livello più umano. 

In questo momento, Zuckerberg sembra proprio non riuscire a trovare un equilibrio tra monetizzazione ed esigenze degli utenti, applicando a Facebook una visione troppo inserzionista-centrica (sua principale fonte di profitto), perdendo di vista l’importanza dell’audience. Se non c’è un pubblico disposto ad ascoltare, comunicare non ha più senso.

Gli effetti collaterali dell’era digitale: il lato oscuro dei social network

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Black Mirror

Il Cerchio non è solo un’azienda, è un modello di mondo, in cui la moneta da pagare per i servizi belli, gratuiti e avveniristici è il controllo totale di dati e informazioni che vanno messi in piazza in modo spontaneo e totale.

Infine, è interessante fare una digressione su quello che sta dietro a questa macchina da soldi. 

Aziende come Facebook e Google competono quotidianamente per conquistare la maggior parte della giornata di un utente: il capo di Netflix ha affermato che il suo peggior nemico non è Amazon ma il sonno dei suoi spettatori. A questo fine, sono state create e perfezionate tecniche come il brain hacking, cioè la tecnologia che ti spinge a consultare in continuazione il cellulare, finendo per creare una vera e propria dipendenza, con tutte le conseguenze (anche gravi) del caso. Inoltre, di recente, il capo della ricerca Facebook ha ammesso che passare troppo tempo sui social network, se l’uso è passivo, è nocivo.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg: per intercettare in modo sempre più meticoloso i bisogni del singolo utente, questi colossi della comunicazione sfruttano la vulnerabilità psicologica umana e analizzano i nostri movimenti al fine di trasformarli in denaro: Antonio Garcia Martinez, ex Project Manager di Facebook, ha confessato

Per due anni ho avuto l’incarico di trasformare i dati di Facebook in denaro, usando qualunque strumento legale. Se fate ricerche su Internet o comprate oggetti in un negozio e poi trovate su Facebook delle pubblicità legate alle vostre ricerche o ai vostri acquisti, prendetevela con me: ho partecipato alla creazione di questa tecnologia”.

Facebook nega di sfruttare lo stato emotivo degli utenti per dare in pasto agli inserzionisti audience composti dagli utenti che si sono dimostrati più suscettibili ad un determinato tipo di messaggio.

Si tratta di veri e propri campanelli d’allarme, che ci mettono in guardia da un sistema che sta intaccando in modo irreparabile al tessuto social. Del resto, parliamo di società che puntano soprattutto al profitto quindi, nonostante le rassicurazioni e le promesse, è difficile pensare che riescano (e vogliano) trasformare i social in prodotti dotati di una coscienza. E forse ormai è troppo tardi per fare questo tipo di riflessioni: parliamo di un meccanismo troppo radicato, in continua evoluzione, che penetra sempre di più nelle nostre vite – fittizie e reali. 

L’invecchiamento del target, la plasticità della comunicazione dei brand sui social e il palesamento degli effetti collaterali dell’era digitale da parte di chi ne fa (o ne ha fatto) parte sono tutti elementi che fanno sempre più vacillare la posizione egemonica di Facebook.
Arrivati a questo punto, per sopravvivere, il social di Zuckerberg sarà costretto a cambiare il propri modello di business per riuscire a trovare un nuovo punto di contatto con il target più attivo sui social, l’unico disposto a interagire con i brand, l’unico in grado di sfruttare a pieno le potenzialità del mezzo, fruire i nuovi formati (es. contenuti Live): i nativi digitali, quelli che saranno gli over 35 di domani, i Millennials.

Il rimedio definitivo contro lo stress? Il senso di appartenenza all’azienda

Scollegarsi dalla casella di posta, prendersi delle pause, fare esercizio fisico: di consigli su come combattere lo stress da lavoro ne circolano diversi. Ma secondo uno studio pubblicato a novembre dall‘università di Trento e pubblicato sulla rivista scientifica “Teaching and Teacher Education” il benessere degli impiegati dipende soprattutto dal clima che si crea in ufficio. La soluzione per evitare che i dipendenti raggiungano quella – orribile – sensazione di sovraccarico e di esaurimento emotivo per il troppo lavoro e le continue deadline è di tipo manageriale.

Secondo i ricercatori, il senso di appartenenza protegge dallo stress: significa che identificarsi con l’organizzazione nella quale si lavora favorisce la collaborazione con i colleghi e difende dal burnout. Porta anche a una performance migliore e alla soddisfazione lavorativa.

Lo studio dell’università di Trento ha riguardato gli insegnanti del Canton Ticino: 5079 docenti di tutti i gradi di istruzione con un tasso di risposta del 52 per cento. È stata presa in considerazione la scuola in quanto ambiente dove stress e burnout sono molto sentiti. Ma i risultati valgono anche ogni tipo di ufficio, ente, azienda.

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Il senso di appartenenza

Abbiamo parlato con Lorenzo Avanzi, ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento che ha spiegato a Ninja i particolari dello studio. «L’appartenenza a un gruppo protegge dallo stress perché soddisfa importanti bisogni umani come quello di far parte di un qualcosa più grande di sé, di sentirsi in connessione con altri», dice Avanzi, «o quello di acquisire un’autostima positiva, differenziando in modo positivo il proprio gruppo dagli altri».

Secondo il ricercatore, il senso di appartenenza rende più probabili i comportamenti altruistici e cooperativi fra i membri di gruppo. «Le persone che si percepiscono parte di uno stesso gruppo si sentono più pronte ad agire collettivamente per rispondere alle difficoltà quotidiane. In una parola: fanno squadra».

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Il senso di appartenenza non nasce in automatico, si crea. «È più facile identificarsi con gruppi di minore dimensione, di elevato prestigio e dai confini marcati», sostiene Avanzi, «in ogni caso, bisogna valorizzare gli aspetti positivi già esistenti e i valori condivisi, favorendo iniziative di condivisione di attività, simboli e rituali, come la partecipazione a cerimonie ed eventi. Un altro elemento importante per facilitare l’emergere di una identità sociale condivisa è dato dallo stabilire obiettivi comuni, chiari, sfidanti e coinvolgenti, sui quali si possano avere riscontri nel tempo».

 

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Le responsabilità dell’azienda

La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro ha definito lo stress lavoro-correlato come «una risposta psicofisica che occorre quando le richieste del lavoro superano le risorse o le capacità del lavoratore di farvi fronte o si scontrano eccessivamente con in suoi bisogni». Per cui, chiarisce Lorenzo Avanzi, «se da un lato le risorse personali del lavoratore (come le abilità, i valori, le motivazioni) sono un fattore decisivo per affrontare al meglio le costrizioni lavorative, dall’altro una cattiva gestione rappresenta un’inutile o dannosa caratteristica dell’ambiente di lavoro». Per fare degli esempi, la presenza di ruoli lavorativi indefiniti e ambigui o uno stile di leadership autoritario possono provocare reazioni avverse, a lungo andare, sulla salute del lavoratore.

LEGGI ANCHE: Come riconoscere un luogo di lavoro sereno e senza stress

A influire sullo stress è soprattutto il sovraccarico lavorativo, che ha una stretta correlazione con burnout e altre condizioni avverse per la salute. Si tratta di fattori a molti ben conosciuti come scadenze difficili da rispettare, dover lavorare in modo rapido e intenso, essere sempre sotto pressione a causa di lunghi orari lavorativi o perché ci si porta il lavoro a casa.

stress lavoro

Il caso del giovane insegnante

«Prendiamo un giovane insegnante», ci dice Avanzi, «se posto in un ambiente di lavoro esigente in termini di impegni professionali, può affrontare le situazioni in modo del tutto individualistico e spesso irrealistico. Un professore intervistato in una ricerca da noi citata affermava che: «Quando lavoro, tutto dipende da me. In un certo senso ogni giorno è un esame. Se non sono ben preparato, ciò si riflette su di me. Nei primi due anni di insegnamento pensavo di potere fare tutto, di essere capace di gestire tutto. Ho lavorato di notte, nei fine settimana e durante le vacanze».

Ma il giovane non era solo. Era parte della squadra “scuola” ma non se ne accorgeva. «La nostra idea è che un maggior spirito di squadra e senso di appartenenza possano far emergere comportamenti di sostegno e aiuto reciproco, fornendo risorse aggiuntive ai dipendenti nell’affrontare le sfide del loro mestiere».

8 tattiche ninja per usare Fabook a livello locale

8 tattiche ninja per far crescere la tua attività su Facebook

La gestione di una pagina Facebook per un’attività a livello locale è ben diversa da quella per un noto brand o azienda internazionale. Spesso è molto più difficile sviluppare strategie di social media marketing che portino risultati concreti alle piccole imprese. E’ facile scoraggiarsi, rimanendo delusi da questo strumento.

Ecco quindi che i ninja corrono in vostro aiuto con un elenco di 8 utili suggerimenti che vi aiuteranno a trasformare la vostra pagina in una reale risorsa per il vostro business.

8 tattiche ninja per usare Facebook a livello locale

Verificate la pagina della vostra impresa locale

Vedete quella spunta grigia a fianco del nome della pagina? Se non avete questo simbolo, è ora di ottenerlo per aumentare la vostra credibilità. Gli utenti avranno la certezza di ricevere le informazioni riguardanti la vostra attività da un canale ufficiale e non da terzi. 

Vi aiuterà ad ottenere maggior visibilità nel momento in cui i vostri potenziali clienti  vi cercheranno su Facebook. Sicuramente avere la spunta conferisce referenza del fatto che la vostra sia la pagina ufficiale per quel determinato marchio, prodotto o servizio.

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LEGGI ANCHE:
Come verificare una pagina Facebook per un’impresa locale.

Attivate le recensioni

All’interno della pagina è possibile abilitare la tab ‘recensioni’. Vi consigliamo di farlo e iniziare a collezionare opinioni positive da parte degli utenti. Queste saranno un’ottima referenza. Le persone che atterreranno sulla vostra pagina vedranno recensioni di altri utenti e le percepiranno vere e quindi degne di fiducia. Ma come fare all’inizio, quando bisogna partire da zero?

Ecco due tattiche:

  • Prendete lo screenshot di recensioni da altri canali, come Google o Tripadvisor. Oppure usate una mail di un cliente soddisfatto, chiedendo prima il permesso di poterla postare. Pubblicatela, anche con un semplice ‘Grazie’ e invitate gli altri utenti a lasciare la propria valutazione.
  • Chiedete direttamente ai clienti soddisfatti con cui venite in contatto nella vostra attività locale, di lasciarvi una recensione sulla pagina.

Potete anche decidere di dare un incentivo alle persone che lasceranno la loro opinione, un piccolo gadget o un altro tipo di ricompensa.

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Create eventi

Siete un locale e organizzate un aperitivo con musica live oppure il vostro negozio organizza una giornata promozionale con sconti extra?
Potete creare un evento su Facebook attraverso una vera e propria pagina dedicata, dove andrete ad inserire la cover e tutte le informazioni utili. Le persone si potranno registrare come partecipanti o interessate e vedranno i vostri aggiornamenti in vista dell’evento.
Sicuramente è un buon modo per farvi vedere attivi e creare buzz intorno alla vostra attività. Anche se non raccoglierete tantissime persone che parteciperanno personalmente, avrete comunque dato visibilità alla vostra pagina.

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Qualche consiglio:

  • indicate l’indirizzo completo e la mappa in modo tale che per le persone sia facile capire come raggiungervi.
  • Invitate vostri amici o una lista di vostri clienti a seguire l’evento
  • Condividete l’evento creato e promuovetelo attraverso le inserzioni a pagamento

Utilizzate i gruppi

I gruppi su Facebook possono avere davvero parecchi vantaggi. Vediamo quali per capire perché utilizzarli potrebbe essere una tattica utile.
Nei gruppi è possibile vendere i prodotti, venire in contatto con altre persone interessate alle stesse discussioni, creare una community e fare networking, nonché servire un ottimo servizio di ascolto e risposta ai clienti.

Ci sono tre tipi di gruppo, che potete scegliere sulla base del vostro obiettivo:

  • pubblico: aperto a chiunque voglia farne parte, previa richiesta di iscrizione o invito; tutti possono vedere tutto.
  • chiuso: chiunque può chiedere di entrare a farne parte; tutti possono vedere il gruppo e chi ne fa parte; solo i membri possono vedere i post.
  • segreto: solo chi viene invitato può visualizzare ed entrare a far parte del gruppo; solo i membri possono vedere i gruppi e vedere i post.

Uno strumento di questo tipo vi può aiutare ad essere molto focalizzati e a dare un servizio in più alla vostra clientela. Ad esempio un negozio che vende prodotti di informativa potrebbe aprire un gruppo sui laptop e l’assistenza al prodotto rispondendo alle domande e risposte, presentando le differenze tra i vari modelli, etc… Un’estetista potrebbe invece pensare ad un gruppo focalizzato sui problemi legati alla pulizia del viso. Gli esempi potrebbero essere numerosissimi.

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Condividete contenuti a livello locale

Raccontate avvenimenti legati al vostro territorio. Le persone che comprano i vostri prodotti o frequentano la vostra attività locale, sono orgogliose delle proprie origini, saranno incuriosite dal vedere condivisi contenuti legati alla propria comunità e ai posti in cui vivono.
Ad esempio se siete un negozio che vende prodotti di cucina potreste condividere gli eventi, i festival, le iniziative legate al cibo del vostro territorio!

Non dimenticatevi i tag

Quando scrivete i vostri post, ricordatevi sempre di menzionare attraverso i tag altre pagine, eventi, persone, che possano avere un audience che abbia interessi simili al vostro.
Questo aumenterà le possibilità di generare traffico verso la vostra pagina!

Mirate alle conversioni

La difficoltà sta proprio nel portare i vostri followers a visitare il vostro negozio fisico. Spesso infatti sentiamo dire: sì, ho la pagina Facebook, ma non mi porta niente!

Lo sappiamo non è facile, e tutte le attività richiedono risorse in termini di tempo e di investimento, ma provate ad applicarvi con costanza su questi suggerimenti:

  • Create dei contest incentrati sui prodotti più popolari ed usati.
  • Organizzate eventi che possano essere interessanti per la vostra audience.
  • Inserite anche in Facebook i vostri prodotti all’interno della tab ‘vetrina’ per dargli visibilità.
  • Create delle offerte attraverso la tab specifica, con coupon, sconti oppure incentivate gli utenti a recarsi presso il vostro negozio con dei gadget da ritirare.

8 tattiche ninja per usare Facebook a livello locale

Promuovete la pagina con attività di comunicazione integrata

E cosa si intende per comunicazione integrata? Quel mix di strumenti di comunicazione e iniziative che vi possono aiutare a dare visibilità alla pagina Facebook, anche al di fuori del canale.
Ad esempio, avete un biglietto da visita? Inserite un rimando a Facebook. Aggiungete il link alla vostra pagina nella firma delle vostre mail, nel footer della vostra newsletter, all’interno di banner promozionali o sulle borse che date ai clienti.
Tante potrebbero essere le idee per dare visibilità alla vostra pagina e ricordare agli utenti che anche voi avete qualcosa da dire sui social!

Perché i robot non ci ruberanno il lavoro (ma noi dobbiamo diventare i loro leader)

Questo articolo è stato scritto da Alessandro Giaume, Innovation Director in Ars et Inventio e autore di “Data Scientist. Tra Competitività e Innovazione”.

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Qualche tempo fa un amico ha pubblicato su LinkedIn un post che richiamava un articolo di Business Wire di inizio anno, da cui si può evincere che Amazon, in un periodo di circa 18 mesi, sta rendendo disponibili oltre 100.000 nuovi posizioni lavorative full-time/full-benefit.

La figura sottostante mostra invece come il rapporto anno su anno del tasso di assunzione (in azzurro) di Amazon non sia fondamentalmente cambiato, nonostante nello stesso periodo il numero dei robot installati nei magazzini della società sia passato da 1.500 a 45.000 unità.

fig.1 – Fonte Quartz Media

Per quanto Amazon sia, per il tipo di attività core che la caratterizzano, certamente un buon punto di riferimento per l’osservazione di quei fenomeni legati alla crescita di soluzioni applicate di Intelligenza Artificiale e la contestuale riduzione delle opportunità di impiego, parrebbero non emergere correlazioni tra i due fenomeni. Anzi, sembrerebbe essere vero esattamente il contrario.

Alcuni lavori verranno distrutti e nuovi ne nasceranno, e appare altamente probabile che il contenuto delle attività che ci si aspetta siano di responsabilità umana si innalzerà, rendendo necessarie nuove abilità e competenze, ovvero nuovi schemi di gioco legati al modo in cui tali abilità e competenze debbano essere create, allenate e sviluppate.

Così stanno nascendo i nuovi lavori

Per fare un esempio, lo scorso maggio Facebook ha annunciato la ricerca di tremila moderatori che assicurino un controllo puntuale dei contenuti pubblicati. Un ruolo che la stessa Facebook non ritiene opportuno affidare ad un algoritmo software.

Sono nuovi lavori. Per svolgere i quali non servono necessariamente solo competenze informatiche pure, quanto piuttosto un adeguato mix di abilità legate sì all’interpretazione del dato, che non prescindano quindi da una base di conoscenza quantitativa e computazionale, derivanti ad esempio da studi ingegneristici e statistici, integrandola però con competenze legate anche alle discipline umanistiche, come ad esempio sono la filologia e la semiotica.

Anche la psicologia potrà trovare punti di riferimento importanti. Ad esempio nel definire il “comportamento” di un sistema di Intelligenza Artificiale, chiamato a ricoprire un determinato ruolo, per svolgere al meglio i compiti del quale sia opportuno saper interpretare le sfumature e il significato di parole e frasi pronunciate dall’essere umano con il quale il sistema si trovi a dover interloquire e interagire. Significa saper modellare i comportamenti relazionali che questi sistemi devono mostrare di saper adottare in modo corretto e tempestivo.

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Servono già quasi 90 mila nuovi lavoratori

E nasceranno nuovi bisogni di capacità legate al trasferimento tecnologico, tese a colmare i gap di conoscenza introdotti da nuove funzionalità nei confronti delle reali applicazioni di business. La creazione di valore reale per le imprese, verso una sperimentazione di innovazione fine a sé stessa.

Ne parlo al futuro, ma già oggi abbiamo evidenza del vuoto professionale che corre il rischio di formarsi.

In Italia per il triennio 2016-2018, secondo l’Osservatorio delle Competenze Digitali, sono circa 86 mila le figure professionali necessarie in ambiti legati alla tecnologia emergente e all’Industria 4.0, tra le quali spiccano quelle legate all’IoT, ai Big Data e alla CyberSecurity.

Il futuro è la collaborazione tra uomini e macchine

Parrebbe quindi lecito aspettarsi che le applicazioni di Intelligenza Artificiale, e più in generale di automazione, siano in grado di portare benefici importanti per gli utenti come per le imprese, rendendo di fatto possibile una crescita economica diffusa. È però anche vero che la maggiore o minore da un lato pervasività e dall’altro velocità di adozione di queste nuove applicazioni e tecnologie, saranno alla base di fenomeni importanti in relazione alle dinamiche a cui la forza lavoro sarà esposta.

Tutti avremo bisogno di adattarci all’impatto evolutivo che le applicazioni di Intelligenza Artificiale sempre più riverseranno sui processi e sulle metodologie che oggi conosciamo, richiedendo livelli di istruzione superiori e una maggiore capacità di lettura di fenomeni legati all’interazione tra uomo e macchina, attingendo anche a quelle abilità maggiormente legate alle capacità emotive e cognitive, alla creatività.

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I nuovi leader che guideranno il cambiamento

Per ottenere buoni risultati, anche in relazione alla velocità con la quale questi tipi di applicazioni si rendono effettivamente disponibili, dovrà emergere una leadership capace di abbracciare l’automazione a tutti i livelli, e quindi di favorire una crescita dell’economia, senza però trascurare la necessità di accompagnare la forza lavoro attraverso questo nuovo cambiamento di paradigma.

È necessario che i nuovi schemi di gioco di cui dicevo all’inizio di questo articolo, siano concretamente abilitati da un accresciuto dinamismo e una reale capacità di ridistribuzione di competenze e responsabilità, e che le opportunità di formazione possano essere più costantemente presenti nel corso dell’intero percorso professionale.