Solo 10 posti disponibili per l’evento sul Branded Content targato Ninja

Cosa sta accadendo negli uffici marketing dei brand di tutto il mondo?

Content è la parola chiave del momento e le aziende stanno diventando sempre più delle media company, produttori di contenuti a tutti gli effetti. E intanto cosa accade a chi crea contenuti da sempre? Come sta cambiando l’editoria?E in particolare l’editoria digitale?

Sono queste alcune delle domande a cui risponderemo lunedì 27 novembre a Milano in occasione dell’evento Ninja Marketing “BRANDED! Ogni azienda è una media company”.

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Abbiamo riunito in un unico luogo i migliori professionisti del settore marketing e dell’editoria per un confronto sui nuovi modelli di ideazione, produzione e distribuzione dei contenuti.

Ecco il programma completo della giornata:

ore 15:00 – Registrazione

– “La fine dei contenitori, ovvero: il futuro dell’editoria al tempo di Facebook” con Aldo Pecora, Editor-in-Chief Ninja Marketing

– “Branded Content & Entertainment – Analisi e Scenario” con Laura Corbetta, Presidente Osservatorio Brand Entertainment

– “Non solo pubblicità, modelli di business per il giornalismo digitale” con Giulio Gambino, Founder The Post Internazionale

– “Civic journalism e contenuti indipendenti: come monetizzarli” con Andrea Manfredi, CEO Blasting News

– “Il branded content che i Millennial amano” con Federico Nejrotti, Editor-in-Chief di Motherboard Italia (Vice)

– “L’agenzia, il brand e i talent” Luciano Massa, docente IULM e co-fondatore di Show Reel

Ultimi 10 biglietti per partecipare a “BRANDED! Ogni azienda è una media company”

Puoi partecipare all’evento acquistando il tuo biglietto: dovrai affrettarti, restano SOLO 10 biglietti disponibili a 75€! Puoi completare l’acquisto tramite Eventbrite a questo link.

Jedi Challenge: un gioco, un visore, e (wow) la spada laser di Star Wars

“Becoming a Jedi” potrebbe essere un nuovo titolo dell’infinita saga di Star Wars, di cui è da poco stato dato l’ok per una quarta trilogia, e di cui è atteso nelle sale di tutto il mondo il 13 dicembre l’ottavo episodio (il secondo della nuova saga) intitolato “Gli ultimi Jedi”.

Invece “Becoming a Jedi” è una possibilità che solo la realtà virtuale unita al videogioco Jedi Challenge può dare a tutti i fans della saga stellare più famoso dell’Universo. A rendere un po’ più reale il sogno di migliaia di fans sarà il visore VR Mirage progettato da Lenovo e vincitore del premio come Miglior Esperienza VR/AR agli ultimi Wearable Tech Awards 2017 tenutisi a Londra.

Star Wars experience: cosa c’è

 

Il pacchetto “Jedi 3.0”, al prezzo di 199$ o 250£, comprende l’headset Lenovo Mirage, il tracking beacon, il cavo per collegare lo smartphone e ovviamente la spada laser che al momento non ha il fascio luminoso (reso ovviamente dal visore in VR) ma offre comunque il tipico pshew (da leggere rigorosamente ad alta voce imitando l’effetto sonoro dei film) all’accensione.

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Jedi Challenge non è il primo videogioco VR della saga, ma il primo che promette una totale esperienza immersiva anche nel combattimento: il vero punto forte dell’app unita a Lenovo Mirageè quello di poter combattere gli ologrammi con la spada laser come un vero aspirante Jedi, oltre alla possibilità di vivere una second life su uno dei pianeti su cui si sviluppa la saga spaziale della Disney.

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Il design dell’headset è semplice e confortevole e non crea problemi nei movimenti: la cosa che più ha impressionato chi l’ha provato è l’ampiezza del campo visivo garantita dal Perspex screen, che fa del Lenovo Mirage uno dei migliori visori sul mercato.

Jedi Challenge: prepara la tua spada laser

Jedi Challenge è un’app totalmente pensata per i fan più appassionati che potranno vivere a 360° l’Universo di Star Wars in prima persona e diventare dei veri e propri esperti del controllo della Forza. 

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Oltre al videogioco però c’è il marketing e la strategia di Lenovo di investire nella creazione di questo prodotto esclusivo e di nicchia (nonostante la nicchia in questione sia abbastanza ampia) con un prezzo di lancio non molto abbordabile potrebbe rivelarsi molto rischiosa. Soprattutto in mancanza di un’ampia offerta di app e giochi con il quale utilizzare l’headset.

I trend per il 2018, lo ripetiamo, ci portano a ipotizzare un concreto boom della Virtual Reality e Augmented Reality, un boom trainato anche da operazioni di marketing come questa di Lenovo legate al mondo dei videogame, degli eSport e dello Sport: pensiamo ad esempio all’effetto Pokemon Go che potrà avere il gioco di Harry Potter AR.

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Quello che, a nostro avviso, deve migliorare è l’offerta che al momento resta troppo frammentaria e sporadica, legata a singole iniziative e allo sviluppo unidirezionale dei brand che di conseguenza non riescono ancora ad abbattere i costi di sviluppo e il prezzo di mercato rimane troppo alto per i consumers.

Che la forza sia con voi!

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Cambia il mercato, cambiano i formati. I trend del Mobile Advertising per il 2018

In tutto il mondo e anche in Italia, il traffico internet da mobile è in continua crescita e i marketers devono necessariamente affrontare questa tendenza. Lo dice anche un  report di eMarketer su “Mobile Advertising and Marketing Trends Roundup”, secondo cui dalla pubblicità mobile sui social network, al programmatic advertising per il mobile, fino ai video e alle notifiche push, oggi gli inserzionisti devono puntare a raggiungere un pubblico in movimento, sempre connesso, ma in mobilità.

Secondo le previsioni la spesa per il mobile advertising raggiungerà i 6,82 miliardi di dollari all’anno entro il 2019. Come fare, quindi, per ottimizzare i nostri investimenti in pubblicità per il mobile? Innanzitutto conoscendo i trend del settore, come quelli che ti elenchiamo di seguito.

1. Lo scenario (in crescita) del mobile italiano

I dati diffusi all’inizio di quest’anno dall’Osservatorio Mobile B2C Strategy della School of Management del Politecnico di Milano parlano di un mercato mobile italiano sempre più in crescita. Il traffico da smartphone riguarda circa il 70% degli utenti internet complessivi almeno una volta al mese (per un totale di 25 milioni di persone), con più del 60% del tempo speso online.

Per il 50% di chi naviga da mobile, inoltre, lo smartphone ha soppiantato completamente il PC, mentre per il 38% i due schermi hanno almeno la stessa rilevanza.

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Credits: Depositphotos #34744909

2. Nuovi formati per un mobile advertising più efficace

Sotto il profilo del mercato pubblicitario, proprio il mobile advertising è stato, nel 2016, il traino della crescita della pubblicità online, con un incremento del 53% anno su anno, per un totale di 715 milioni di euro spesi.

Questo naturalmente non significa una mancanza di barriere e problematiche nell’adozione di una strategia mobile per l’advertising, per il quale la difficoltà maggiore registrata è relativa alla costruzione di un funnel di conversione efficace e alla scelta dei formati disponibili.

Facebook ha già anticipato che il 2018 sarà ancora di più l’anno delle Instagram Stories, sempre più utilizzate dai brand grazie ad uno storytelling più in linea con le modalità e i tempi di fruizione degli utenti: veloci e molto visuali. E per lo stesso motivo crescerà l’uso dei video, soprattutto di brevissima durata (6 secondi) e verticali. Gli annunci pubblicitari, in particolare, dovranno sfruttare al massimo le potenzialità del mobile, tanto che Facebook sta già lavorando ad una sorta di mobile studio, cioè un aggregatore di app che permette l’applicazione al video di effetti ed eventuali modifiche direttamente dal device, parlando in questo senso non più di storyboard, ma di prototyping.

All’interno di questo contesto si inserisce la proposta del nuovo interessante format di Sublime Skinz, M-Skinz, un formato progettato per campagne web mobile: grazie ai due banner, posizionati in alto e in basso sullo schermo, e al pannello che mostra la campagna video, quando l’utente fa swipe. Il formato, ottimizzato anche per il display verticale, mira a offrire soluzioni non invasive di pubblicità per gli inserzionisti e le agenzie.

Sublime Skinz ha annunciato una partnership con Integral Ad Science (IAS), l’azienda di misurazione e analisi per l’industria dell’advertising, per migliorare la misurazione dei propri formati skin-based. La partnership ha dimostrato che il 93,3% degli annunci desktop raggiunge lo standard MRC per la viewability (30% pixels devono essere visti almeno per un secondo), superando altri formati alternativi. In media, rispetto agli attuali benchmark di IAS, gli annunci in UK raggiungono il 48% di viewability, con alcuni formati che vedono tassi più alti come il Billboard (61.8%) e lo Skyscraper (58.6%).

In generale, la crescita del mobile advertising è stata agevolata nello scorso anno da una forte crescita delle pianificazioni pubblicitarie multi-piattaforma, anche tramite programmatic, sopratutto legata a grandi player come Facebook e Google.

Cominciare ad orientarsi subito verso soluzioni e formati nuovi, che catturino l’attenzione degli utenti senza essere invasive, permetterà di rispondere alla vera sfida del futuro: catturare l’attenzione degli utenti ottimizzando al massimo gli investimenti.

3. Mobile first e omnichannel per migliorare la user experience

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Credits: Depositphotos #73919043

La cosiddetta mobile transformation richiede una nuova visione strategica del mobile che passi per il mobile first, cioè attraverso soluzioni pensate innanzitutto per la fruizione da mobile e non più a partire da un’ottica desktop e poi adattate al mobile come è accaduto finora con le semplici soluzioni responsive.

L’omnicanalità, per un altro verso, servirà ad integrare tutti i touch point con il cliente, per costruire una relazione tra azienda e pubblico che proprio grazie al mobile oggi diventa un’esperienza unica tra online e offline, senza soluzione di continuità. Passare da un annuncio pubblicitario visualizzato sul proprio smartphone all’acquisto nel negozio fisico, ad esempio, sarà solo uno dei percorsi possibili del cliente, in una dimensione che ha perso ormai i confini netti tra web e realtà, dato che l’una è diventata estensione dell’altra e viceversa.

Anche gli inserzionisti oggi devono fare i conti con queste nuove tendenze del mobile advertising e iniziare subito a sperimentare formati nuovi e piattaforme differenti per raggiungere in modo sempre più efficace i clienti, garantendo loro una esperienza positiva anche e soprattutto da mobile.

Curioso di scoprire la gamma di formati ad alto impatto e non invasivi di Sublime Skinz? L’azienda ti aspetta allo IAB Forum Milano stand 15.1, i prossimi 29 e 30 novembre 2017. 

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Black Friday: cos’è, i trend 2017, tutto quello che devi sapere

Mano alla carta di credito! Il Black Friday è alle porte. Ma al di là del clamore mediatico, è davvero una ricorrenza così sentita in Italia? Tanto quanto negli USA?

Sì e no, per questo abbiamo deciso di analizzare l’evoluzione del fenomeno che, volenti o nolenti, sta prendendo sempre più piede anche tra i consumatori del Bel Paese.

La nascita del Black Friday

Il Black Friday è più datato e meno digitale di quanto si possa pensare. Negli anni ’60 i negozianti hanno cercato e trovato un modo per combattere il ristagno degli acquisti che caratterizzava la fine dell’autunno.

Ecco dunque l’origine delle scontistiche speciali che caratterizzavano il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento, festa americana in cui tradizionalmente si festeggia il raccolto e quanto ricevuto nell’anno trascorso.

Perché “black” (nero)? Le origini sono incerte. Per alcuni questa denominazione è nata a Philadelphia in riferimento al picco di traffico stradale che si sviluppa per l’occasione, rendendo le strade “nere”.

Un’altra storia fa riferimento al fatto che i commercianti statunitensi segnassero in rosso le perdite nei registri contabili: grazie al Black Friday la tendenza si è invertita, facendo scorrere fiumi di rassicurante inchiostro nero.

black friday trend italia

E in Italia?

Grazie al potere unificatore del Word Wide Web, negli ultimi anni il Black Friday è sbarcato in Italia. I precursori sono stati i grandi negozi online internazionali, attraverso i quali i primi sconti e la fama del Black Friday sono arrivati.

Nel tempo, le promozioni online si sono diffuse, mentre nei negozi fisici l’occasione è meno sentita. Complice l’esportazione europea attraverso il digitale, al di qua dell’Atlantico i maggiori sconti si possono trovare online negli store nazionali e internazionali.

LEGGI ANCHE: Black Friday, 5 trend per fare affari con il tuo eCommerce

L’Italia non raggiunge ancora il livello degli Stati Uniti dove il Black Friday è una tradizione consolidata anche e soprattutto offline. Le impressionanti immagini delle lunghe code, dei negozi affollati e finanche delle zuffe per accaparrarsi gli articoli in saldo testimoniano quanto questa giornata sia importante per i consumatori statunitensi.

Il fenomeno online pare ugualmente esteso, come testimoniano le pubblicità e il fatto che i giorni “neri” siano ormai estesi ad un’intera settimana, che termina con il Cyber Monday, il giorno specificamente dedicato agli sconti online.

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Ricerche online, eCommerce e dati demografici

Negli ultimi due anni, in Italia, il Black Friday ha preso rapidamente piede, trasformandosi in un’occasione speciale per acquistare, risparmiando, beni necessari o sfiziosi. Sono sempre di più gli italiani che decidono di prepararsi per i doni natalizi già a novembre.

Su Google, le ricerche interenti il Black Friday hanno toccato quota 1 milione e 830 mila unità nel 2016: quasi triplicate rispetto al 2015, e quasi decuplicate rispetto al 2014.

I rivenditori oggetto della maggior parte di queste attenzioni sono i colossi online. Tra i più apprezzati dagli italiani vi sono Amazon, Unieuro, Zalando, Nike e Gamestop.

A causa dell’importazione per via digitale, nella nostra penisola i prodotti più gettonati sono stati inizialmente incentrati sui device tecnologici, seguiti dal settore moda. Nell’ultimo anno gli acquisti sono stati molto più diversificati, segno di una maggiore ricettività tanto dei venditori quanto dei compratori, in particolare per quanto riguarda viaggi, bellezza e benessere.

I consumatori italiani che si sono scatenati a novembre 2016 erano principalmente di sesso femminile (59,9%), e in età tra i 18 e i 34 anni (29%), e hanno agito prevalentemente via smartphone (55%). Ecco i dati raccolti da Black Friday Sale.

E il 2017?

In base ai trend degli anni passati, nel 2017 il giro di affari che interesserà l’Italia nei giorni del Black Friday e del Cyber Monday potrà superare i 75 milioni di euro, confermando il trend in ascesa con un +15,9% rispetto al 2016, e quindi con una ulteriore crescita rispetto al +15.6% registrato dal 2015 al 2016.

E tu ti sei già preparato al Black Friday? Su quali acquisti punterai il tuo risparmio?

Come creare Facebook Ads per il Black Friday che convertano al massimo

Si dice che a Natale siamo tutti più buoni. Le feste si avvicinano e anche la nostra voglia di fare acquisti per comprare regali. Quale migliore occasione quindi del Black Friday, considerato  soprattutto negli Stati Uniti il giorno che dà inizio alla stagione dello shopping natalizio.
I marketer questo lo sanno bene: il periodo di fine anno è uno dei più proficui per l’advertising, ma anche dei più competitivi!

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Non è facile fare la differenza in mezzo alla miriade di promozioni che spuntano durante il periodo di feste. Per sbaragliare i competitor potete affinare le vostre tecniche sui social media. In particolare le Facebook Ads vi possono regalare grandi soddisfazioni in termini di conversione, se ben impostate.

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Ecco quindi qualche suggerimento utile su come creare Facebooks Ads che convertano al meglio, portandovi a raggiungere gli obiettivi che vi sarete prefissati.

Create un’inserzione diversa per ogni avvenimento

Venerdì 24 novembre tutti impazziranno per il Black Friday, lunedì per il Cyber Monday e poi arriverà il Natale. E’ importante creare delle inserzioni diverse per ogni singolo evento. Anche se l’offerta o lo sconto possono essere gli stessi, non siate generici.
Deve essere ben chiaro a quale avvenimento vi riferite, grazie ad una creatività dedicata, che subito indirizzi il consumatore a capire di cosa si tratta. Lo sa bene Amazon, che non a caso è il mago delle vendite online e cavalca il momento.

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Il copy che accompagna la creatività deve fare la sua parte. Specificate il tipo di evento in modo diretto: darete al vostro potenziale cliente un motivo in più per approfittare della promozione, la percepirà ancora più vantaggiosa perché legata all’avvenimento.

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Create un senso di urgenza

Siate sintetici, chiari e diretti, utilizzando sconti che valgono entro una certa data, oppure creando un’offerta su una quantità limitata di prodotti. Usate formule che conferiscono un senso di urgenza alla promozione.
Dovete convincere i vostri potenziali clienti a non rimandare la decisione dell’acquisto: adesso o mai più!

Il messaggio deve essere incisivo, ad esempio: “Black Friday: sconto del 25% su tutto il catalogo prodotti, ma affrettati, questa offerta scade alla mezzanotte del 24 novembre!”

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Utilizzate il più possibile il retargeting

Il retargeting vi permette di raggiungere persone che hanno già manifestato il loro interesse al vostro brand e ai vostri prodotti, attraverso delle azioni. Durante l’anno magari hanno visitato il vostro sito o usato la vostra applicazione, ora è il momento di catturarle con delle inserzioni efficaci!

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Potete utilizzare lo storico delle vostre vendite, compilare un file con i dati dei vostri clienti per trovare corrispondenze con gli utenti di Facebook, infine indirizzare a loro la vostra inserzione.
Se avete installato il pixel di Facebook nel vostro sito web, potete raggiungere le persone che hanno effettuato qualche azione specifica su di esso o semplicemente l’hanno visitato.
Se invece avete un’applicazione, potete creare una lista di persone che l’hanno avviata.
Potete anche decidere di andare a beccare chi ha interagito con la vostra pagina Facebook o con l’account Instagram.

Sono tante le opzioni per creare un pubblico personalizzato e vi possono aiutare a raggiungere persone già potenzialmente interessate ad una promozione specifica. Non vi resta che provare e testare i diversi pubblici di riferimento!

Focalizzatevi sugli obiettivi: conversione e traffico verso il sito web

Quando iniziate a creare una campagna di inserzioni su Facebook, potete scegliere tra differenti obiettivi di marketing. Il nostro consiglio, nel caso di promozione legate ad eventi particolari come il Black Friday, è quello di puntare sull’obiettivo “traffico verso il sito web” oppure “conversione”.

L’algoritmo di Facebook prende in seria considerazione il comportamento degli utenti attivi e tenderà a fare vedere le vostre inserzioni a persone che prediligono il tipo di comportamento designato dall’obiettivo.

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Monitorate costantemente le vostre Ads

Le vostre inserzioni saranno online per un periodo di tempo circoscritto all’evento di riferimento. Non potete fallire, per cui ricordatevi come sempre di arrivare preparati, fare dei test e monitorarne l’andamento, in modo da poter apportare miglioramenti.

Se vi accorgete che alcune inserzioni non stanno preformando come vorreste, mettetele in pausa e fate andare avanti quelle che vanno meglio, ottimizzando il vostro budget!

Non ci resta che aspettare venerdì: che il Black Friday sia con voi!

Vai su Facebook mentre sei a lavoro? Sei licenziabile

Ci sono poche certezze nella vita, ma che i social network vadano a braccetto con i tribunali è una di quelle. Stavolta non si tratta di bullismo, violazione della privacy, o microfoni che registrano, nossignore: stavolta si parla di cosa dice la legge sull’uso dei social network durante l’orario di lavoro.

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Il caso dell’agguato virtuale

Il caso in questione arriva direttamente dalla Cassazione, in cui è approdato dopo essere stato rimbalzato dal Tribunale di Lanciano prima e dalla Corte d’Appello dell’Aquila poi. Il fatto: un datore di lavoro ha scoperto che un suo dipendente trascorreva su Facebook il suo tempo durante l’orario lavorativo.

Per avere le prove per poterlo licenziare, ha creato un falso profilo sul noto social e ha iniziato a intrattenere una conversazione con il dipendente. Questi è caduto nella trappola e per questa ragione si è visto capitare tra capo e collo un inaspettato licenziamento che ha prontamente deciso di impugnare contro il datore di lavoro.

Da che parte sta la Legge?

Come già detto, il caso è passato in due tribunali diversi prima di approdare in Cassazione. Questo perché, in un primo momento, i controlli occulti del datore di lavoro sono stati considerati illegittimi.

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La Corte d’Appello dell’Aquila e, successivamente, quella di Cassazione hanno invece decretato la validità del licenziamento. La creazione dell’account falso è stata infatti considerata atta a porre fine a una condotta che metteva a rischio regolare funzionamento e sicurezza dell’impianto a cui era addetto il lavoratore.

Cosa è legittimo e cosa non lo è

Al fine di gestire al meglio futuri casi di questo tipo, i Giudici di Piazza Cavour hanno stabilito i limiti entro i quali è concesso vigilare sull’operato dei dipendenti con dei controlli mirati.

Tali controlli, per poter essere considerati legittimi, devono mirare a tutelare beni del patrimonio aziendale, o impedire la perpetrazione di comportamenti illeciti. Sono invece da considerare vietati tutti quei controlli preventivi, cioè che puntano a verificare il puntuale svolgimento dell’attività lavorativa.

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Nel caso preso in esame in questo articolo, la creazione dell’account falso è stato visto come diretto a fermare una condotta che rischiava di mettere in pericolo il regolare funzionamento e la sicurezza dell’impianto.

Libertà e dignità

Inutile dire che questo avvenimento ha costituito un precedente e che l’applicazione della sentenza è stata confermata da cause analoghe negli ultimi anni. Sorge però, inevitabilmente, un timoroso quesito: quanto è labile il confine tra controllo aziendale “occulto” ammissibile e non?

Gli accertamenti da parte dei datori di lavoro devono essere fatti sempre secondo modalità che non siano eccessivamente invasive. Sopra ogni cosa deve vigere il rispetto delle inviolabili garanzie di libertà e dignità dei dipendenti.

Bambini e social, istruzioni per l’uso (e in cosa i genitori dovrebbero educarli)

Vivere in rete gran parte delle nostre vite significa esser bombardati continuamente dal dilagare di fake news ed essere esposti a fenomeni quali cyberbullismo, hate speech o revenge porn. Spesso si è invocato l’intervento dei gestori delle piattaforme social per monitorare e bloccare i contenuti correlati a tali fenomeni che viaggiano liberamente online: d’altronde, se è difficile per gli adulti controllarli e gestirli in maniera corretta (i contenuti), figuriamoci i più giovani e i bambini, che non possiedono gli strumenti necessari per poterli identificare e giudicare.

All’interno del dibattito sul ruolo ricoperto dalle più importanti piattaforme di social media nella gestione di questi fenomeni, il quotidiano britannico The Guardian ha reso pubblica l’indagineFacebook Files’, che ha portato alla luce i documenti interni di Facebook, che riguardano le linee guida da seguire per la moderazione dei contenuti sulla piattaforma, quali fotografie e video espliciti, messaggi che veicolano l’odio online, oltre che le famigerate fake news.

2 app che aiuteranno i bambini siriani ad imparare giocando

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Cosa (non) fa Facebook per proteggere i bambini

Per quanto riguarda gli abusi sui minori, se non sono di tipo sessuale (ma se consistono, ad esempio, nel bullizzare un bambino) Facebook ha dichiarato: “Non interveniamo sulle foto che mostrano abusi verso i bambini. Avvisiamo gli utenti sulla presenza di video sulle violenze che li potrebbero disturbare. Rimuoviamo le immagini di abusi sui bambini solo se sono condivise con commenti sadici o che esaltano le violenze”. 

L’idea alla base è che mantenendo questi contenuti online si possano fornire informazioni a cittadini e forze dell’ordine, che possono successivamente intervenire per aiutare i bambini che subiscono violenze.

Ma come si fa a giudicare in maniera precisa quando un contenuto è effettivamente dannoso, e quindi da rimuovere, o meno?

Le istruzioni contraddittorie contenute in questi documenti non aiutano le migliaia di moderatori che ogni giorno si occupano di rivedere i post segnalati su Facebook, e interpretare le regole può essere difficoltoso, soprattutto nel caso di contenuti a sfondo sessuale. Se esistono infatti contenuti espliciti che rappresentano una chiara violazione delle regole di utilizzo di Facebook, ci si può però trovare di fronte a video o post che sono invece meno espliciti e che, pertanto,  richiedono valutazioni aggiuntive, che sono però influenzate dal giudizio soggettivo dei singoli moderatori.

Proprio in virtù di questo limite, Facebook sta lavorando a nuovi sistemi di intelligenza artificiale al fine di rendere più accurata e precisa la revisione automatica dei post. Al momento non sappiamo né quando né come evolverà questo processo, perciò non possiamo evitare di chiederci cosa possiamo fare, noi adulti, per tutelare la presenza dei minori presenti su queste piattaforme.

Nasci, cresci e posta…

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È proprio partendo da questo assunto che si sviluppa il libro “Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini, ma chi li protegge?”, scritto a quattro mani dal giornalista Simone Cosimi e dallo psicoterapeuta Alberto Rossetti.

Un piccolo, ma utilissimo, ‘manuale’ rivolto ai genitori per aiutarli a comprendere le dinamiche che si innescano con la presenza di bambini e adolescenti sui social, perché se è ormai indiscutibile che i più giovani vivano gran parte della loro vita su queste piattaforme – talvolta arrivando a considerare la vita reale e quella virtuale un tutt’uno indivisibile – è altrettanto vero che molti dei loro comportamenti non vengono realmente compresi dagli adulti. L’assunto ‘mio figlio è troppo dipendente dai social’ non è sufficiente per affrontare la questione e le problematiche ad essa connesse. Se partiamo dal presupposto che fenomeni come quello dell’hate speech o del cyberbullismo nascono sui social, dobbiamo anche essere consapevoli che il più delle volte non si esauriscono in questi luoghi virtuali, ma hanno delle serie ripercussioni nella vita reale dei più giovani.

Non a caso, nella prefazione al libro, il docente di Informatica Digitale all’Università di Milano, Giovanni Ziccardi, scrive: “Ancor prima di un’opera di educazione civica digitale, è necessaria una nuova opera di educazione civica ‘tradizionale’, di ritorno alla legalità e al suo insegnamento. I problemi sociali vengono infatti prima dei problemi tecnologici e molte questioni emerse sui social e sulle reti potrebbero essere risolte alla base”.

Qual è l’età giusta per stare sui social?

Nonostante nelle ‘Condizioni d’uso’ di diversi social networks, la soglia minima indicata per potersi iscrivere è quella di 13 anni, molti giovani al di sotto di quell’età hanno già un account personale, questo perché è sufficiente dichiarare di averne 13 senza che venga effettuato alcun tipo di controllo da parte della piattaforma, né che venga richiesta una conferma da parte dei genitori, fatta eccezione per WhatsApp.

Ma cosa spinge un bambino di dieci anni ad essere sui social? E cosa spinge un genitore a ritenere che non si possa proibire al figlio di esserci?

È assodato che i cosiddetti ‘nativi digitali’ siano esposti alla tecnologia fin dalla nascita: una generazione nata dentro lo smartphone che cresce a pane e social network. Per questo forse viene naturale pensare che sia giusto farli approcciare il prima possibile alle tecnologie, pena il rischio di restare indietro, di non stare al passo coi tempi e con i coetanei, a volte ritenendo queste piattaforme un luogo dove imparare e relazionarsi con gli altri.

Ma, come sostengono gli autori del libro, “I social non possono essere considerati una palestra di vita, ovvero un luogo sicuro in cui si impara a relazionarsi fin da piccoli, perché la struttura stessa dei social media non consente al bambino di comprendere esattamente in che tipo di ambiente si sta muovendo”, per poi porsi l’interrogativo: “È davvero necessario che un bambino di 8 anni passi per questa esposizione, che nasconde molti pericoli, per poter crescere?”.

LEGGI ANCHE: Come educare i più piccolo ad un uso consapevole dei social?

Sharenting, ovvero condividere le immagini dei bimbi

Tutta la discussione sul quale sia l’età giusta perché un minore sia presente sui social non tiene conto però di un altro fenomeno, tutto social, che più che i giovani vede protagonisti i loro genitori. Lo Sharenting, meglio conosciuto come la condivisione di immagini  e video dei propri bambini sulle piattaforme di social media, sembra ormai essere molto diffuso, al pari di una moda da seguire.

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Prima ancora di venire alla luce, i futuri bambini sono già online, dentro le immagini postate dai loro genitori che ne preannunciano l’arrivo e ne documentano la vita giorno per giornoQuesto fenomeno pone delle questioni legate in primis alla ‘pericolosità’ che si cela dietro la condivisione di informazioni e immagini che resteranno online per un tempo indefinito, e di cui ogni piattaforma rivendica la proprietà, una volta pubblicate e condivise online. Non sono poi così rari i casi di furto dell’identità digitale (digital kidnapping) o di quelle immagini di bambini che finiscono su siti pedopornografici.

Sorgono poi anche delle domande sul piano etico, in quanto il fenomeno mette al centro la questione del diritto alla libertà di scelta di ogni singolo individuo. Per quanto il condividere interi album di fotografie dei propri bambini possa da un lato supplire alla solitudine di chi vive l’esperienza della genitorialità, dall’altro va ad alimentare un bisogno di cercare conferme, approvazioni e gratificazioni personali, che sui social ha trovato la sua più evidente espressione.

Ma quando i figli saranno cresciuti e in grado di prendere delle decisioni in maniera autonoma, cosa penseranno del loro passato digitale, della loro presenza in rete che si ritroveranno a dover gestire senza che nessuno abbia chiesto la loro approvazione?

Perché ci diciamo preoccupati di un ragazzo che inizia ad utilizzare Facebook in giovanissima età, ma non ci preoccupiamo delle ripercussioni che è in grado di alimentare questo fenomeno?

Come precisano gli autori del libro: “Oggi si rincorre l’utopica idea di un’educazione digitale di tipo cognitivo e comportamentale, che insegni cioè ai ragazzi a utilizzare questi nuovi media in maniera corretta e sicura, non mettendo in discussione il modo in cui vengono utilizzati dagli adulti… il caso dello ‘Sharenting’ è da questo punto di vista emblematico. Alcuni bambini fin dai primi giorni di vita entrano nel flusso continuo dei social media attraverso i racconti, le foto e i video dei genitori”.

Privacy e minori

Un altro tema spesso affrontato è quello della privacy, o meglio della sua totale assenza nell’epoca in cui tutti condividiamo i nostri dati e le informazioni, senza renderci conto di come questi poi viaggino in maniera autonoma nel web, sfuggendo al nostro controllo. Se la questione è preoccupante quando parliamo di persone adulte, figuriamoci quando ad entrare in gioco sono dei minori.

Sul piano legislativo l’UE si sta muovendo verso l’approvazione del nuovo Regolamento in materia di protezione dei dati personali, che entrerà effettivamente in vigore il 25 maggio 2018. Il Regolamento, proclamando la tutela del diritto alla protezione dei dati personali inteso come diritto fondamentale delle persone fisiche, si basa sul principio dell’autodeterminazione informativa, per cui ogni attività di raccolta dei dati personali dovrà essere preceduta da informazioni adeguate, in modo da garantire la possibilità di ognuno di decidere liberamente e consapevolmente.

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In particolare per quanto attiene i minori, l’articolo 8 del Regolamento, citato anche nel libro, prevede che: “Per quanto riguarda l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione ai minori, il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni. Ove il minore abbia un’età inferiore tale trattamento è lecito soltanto se e nella misura in cui tale consenso è prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale”.

Dunque, alla luce del nuovo Regolamento, Facebook (o qualunque altra piattaforma social) non potrà procedere all’offerta di servizi nei confronti di minori che non abbiano compiuto 16 anni.

Questo comporta una doppia responsabilità: in capo alla società che offre il servizio, alla quale spetta verificare che il consenso venga prestato con tutti i metodi disponibili, e in capo ai genitori che vengono formalmente chiamati in causa in quanto responsabili dell’educazione digitale dei propri figli.

Un piccolo passo avanti sul piano legislativo, un grande passo avanti per la giovane umanità che popola il mondo dei social media.

L’educazione parte dai genitori

Se non è facile essere genitori ai tempi dei social media, al contempo non possiamo pensare che la soluzione sia eliminare i social dalla vita dei propri figli, risolvendo così il problema alla radice. È possibile ritardare questo momento, lasciarli vivere la loro infanzia slegati però dalle tecnologie digitali: avranno una vita intera per vivere il web, e prima o poi arriverà il momento in cui non si potrà negare loro di aprire un profilo Facebook o Instagram. Quando quel giorno arriverà, sarà meglio che siano prepararti e ben consapevoli di cosa hanno di fronte.

Diventa per questo fondamentale il sostegno dei genitori nell’accompagnare i figli in questo percorso, cercando di comprendere insieme a loro limiti e opportunità, rischi e pericoli, senza la paura di far emergere le criticità insite in questi nuovi media.

I genitori sono chiamati a rispondere ad una delle sfide più importanti dei nostri tempi: educare i propri figli all’utilizzo dei nuovi media. Perché se, a volte, in questi luoghi virtuali, che sono oramai un’estensione delle nostre vite reali, “comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

Ai posteri, futuri adulti, l’ardua sentenza.

SEO e Social Media: tutta una questione di momenti

Una proposta commerciale funziona solo se il destinatario della comunicazione verifica entrambe le seguenti condizioni:

  • è in target con la proposta: cioè è il tipo di persona che può aver bisogno di quel prodotto/servizio
  • si trova nel “momento” giusto: ovvero è predisposto all’acquisto perché ne ha effettivo bisogno

Se le due condizioni non sono verificate, il rischio per l’azienda è uno solo: sprecare soldi e tempo.

Perché andiamo su Facebook (e gli altri social network)

La maggior parte di noi va su Facebook (e sugli altri social) non per un motivo ben preciso ma semplicemente per passare il tempo e vedere cosa dicono/fanno gli altri. Ci andiamo anche perché abbiamo voglia di condividere un’esperienza, un pensiero, una scoperta (brutta o bella), un momento particolare della nostra vita cercando di fermarlo nel tempo con una foto, un video o un testo. È un po’ un lasciarsi trascinare dall’onda dei post che si inseguono nello stream senza una fine…

In mezzo a tutti i post che condividono i nostri “amici” capita di imbattersi in messaggi sponsorizzati, che hanno il dichiarato obiettivo di vendere qualcosa agli abitanti di Facebook. A volte possono funzionare perché magari l’utente, in quel momento è ben disposto ad accettare la proposta e a cliccarci sopra.

Ma, nella maggior parte dei casi (e io rientro in questi), raggiungiamo persone che tutto stanno aspettando tranne che quella proposta. Cioè li stiamo prendendo nel momento (o micro-momento) sbagliato! Ma una cosa l’abbiamo fatta: li abbiamo stimolati e forse abbiamo lasciato in loro un piccolo ricordo che potrebbe riaffiorare nel momento del bisogno.

Young black woman looking at laptop

Perché andiamo su Google (e gli altri motori di ricerca)

Quando andiamo su Google, lo facciamo per un motivo ben preciso, anzi, per uno dei tre motivi che seguono:

  • I want to go: ricerche navigazionali (~ 10%)
  • I want to know: ricerche informazionali (~ 80%)
  • I want to do/buy: ricerche transazionali (~ 10%)

Ricerche navigazionali

È quella classe di ricerche svolte su Google da tutte quelle persone che stanno cercando un brand, un’azienda, un prodotto specifico riconoscibile. A meno che tu non sia quell’azienda, è praticamente impossibile acquisire visibilità per quella chiave.

Esempio: chi cerca Amazon vuole semplicemente andare sul sito di Amazon.

Ricerche informazionali

Sono tutte quelle ricerche svolte da persone che vogliono conoscere qualcosa, approfondire un concetto, capire una tecnologia, comprendere un fenomeno naturale, soddisfare una curiosità…non ha altre intenzioni se non quella di conoscere nel senso più ampio del termine.

Esempio: perché l’acqua del mare è salata?

Ricerche transazionali

Queste ultime sono tutte le interrogazioni che facciamo a Google che presuppongono un’intenzione di acquisto, di prenotazione, di registrazione…in generale qualsiasi azione che ha come obiettivo quello di comprare un prodotto o un servizio.

Esempio: scarpe da tennis Nike uomo.

Detto ciò, è evidente che essere sui motori di ricerca (soprattutto nelle prime posizioni) significa riuscire ad intercettare le ricerche di persone che si trovano nel momento giusto. Stanno cercando qualcosa perché ne hanno bisogno proprio in quell’istante. Se non si trovano proprio nel momento dell’acquisto, stanno iniziando il loro viaggio virtuale che li porterà ad acquistare.

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credits: Depositphotos #13523533

SEO o Social?

Le due strategie non sono mutuamente esclusive. Entrambe possono essere utili al raggiungimento dei nostri obiettivi aziendali. I social possono innescare lo stimolo iniziale, esattamente come può fare un cartellone pubblicitario mentre siamo fermi al semaforo, o una pagina di pubblicità sulla rivista che leggiamo nella sala d’attesa del dentista.

Un post su Facebook (sponsorizzato o meno) costituisce un segnale, uno stimolo iniziale per dire “noi ci siamo”. Chi legge magari dà poca importanza al messaggio ma quando maturerà l’esigenza del prodotto o del servizio potrebbe ricordarsi del post e procedere con una ricerca su Google.

Ma può anche succedere di intercettare un utente che è più predisposto all’acquisto perché ha effettivamente bisogno di quell’offerta e procedere seguendo il link e magari informandosi con Google.

I social possono influenzare la SEO?

Dalle riflessioni che abbiamo appena fatto, deduciamo che i social possono influenzare effettivamente la SEO, ma non nel senso tecnico del termine. Se Facebook costituisce lo stimolo iniziale, Google rappresenta il luogo dell’approfondimento, della conoscenza e della consapevolezza.

In un ipotetico customer journey Facebook si inserisce nella parte alta del funnel, quella nella quale le persone si trovano ancora in una fase di “scoperta” e di “confronto”. In questo senso più persone arrivano da quel canale, più saranno le ricerche su Google derivanti dallo stimolo iniziale su Facebook.

Detta così i social influiscono la SEO, nel senso che possono determinare un incremento nelle ricerche di un determinato topic o di un’azienda o di un prodotto. Allo stesso modo in cui uno spot pubblicitario può aumentare sensibilmente le ricerche online del prodotto oggetto dello spot.

Questi incrementi possono essere limitati nel tempo o possono essere duraturi ma questo dipende dalla strategia social che abbiamo intenzione di sviluppare e di portare avanti.

>>> Vuoi sapere meglio come la SEO e i social possono lavorare sinergicamente per raggiungere gli obiettivi di business? Ti aspetto al Master Online in Social Media Marketing di Ninja Academy!

eCommerce Manager

Come avviare, gestire e far crescere un negozio online? Tips & tricks dal Master #NinjaCommerce

Strategia, approccio omnichannel, mercato e target di riferimento, principi di internazionalizzazione, normative, piani di marketing e acquisizione di nuovi clienti sono solo alcune delle tematiche affrontate durante il Master in eCommerce Management targato Ninja Academy.

Pietro Bonomo ha evidenziato l’importanza di formulare una strategia e un Business Model Canvas, Jacopo Pasquini ha fornito strumenti pratici utili alla progettazione di una User Experience efficace, Giovanni Cappellotto si è immerso nelle dinamiche delle operations tra logistica, magazzino e fatturazione, Raffaele Gaito ha affrontato il tema  dell’acquisizione clienti attraverso social e email marketing, Luca Barboni ha illustrato la misurazione delle performance grazie all’utilizzo del Growth Hacking. E questo solo per citare alcuni dei moduli di un percorso durato circa cinque mesi, alla scoperta di tutti i segreti che un eCommerce Manager dovrebbe conoscere.

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Per ricapitolare questa ricca esperienza didattica, abbiamo ricapitolato in questi cinque punti alcune delle conoscenze e competenze chiave acquisite durante il Master #NinjaCommerce.

1. Compilare il Business Model Canvas è il primo passo di un eCommerce Manager

Il Business Model Canvas è uno strumento visuale per progettare la propria attività imprenditoriale e consente di trovare possibili soluzioni strategiche e tecnologiche per gestire al meglio anche gli imprevisti.

È una tabella che serve a riassumere in nove punti chiari e schematici gli step da effettuare per trasformare un’idea in business. Punto di partenza naturalmente è la value proposition, ossia la proposta di valore legata al prodotto che si desidera vendere.

2. Migliorare la UX attraverso un check up delle pagine

Quali sono i passi fondamentali per un rapido check up del proprio eCommerce dal punto di vista della user experience?

Identità e obiettivi ben chiari già in homepage, menù di navigazione snello, casella di ricerca ben evidente, stile di scrittura asciutto e scorrevole, cura di font e colori, interfaccia minimal, form brevi e messaggi di errore comprensibili, testing del prodotto su diversi browser e su mobile, schede prodotto complete e acquisto in pochi clic.

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3. L’efficacia di una strategia Omnichannel

Una strategia Omnichannel prevede un’interconnessione tra i canali a disposizione (eCommerce, local store, eventi, social media, newsletter…) affinché tutti siano complementari, comunichino nel medesimo modo e con un obiettivo comune.

Il cliente viene così accompagnato passo dopo passo all’acquisto finale del prodotto attraverso un’esperienza che sia sempre nuova ed unica.

4. Facebook Messenger come strumento avanzato di CRM

Informale, veloce e diretto, Messenger si trasforma in eccezionale tool CRM e consente una perfetta gestione di molteplici conversazioni.

Le chat sono filtrabili, possono essere contrassegnate per mettere in evidenza le più importanti ed organizzate tramite un sistema di etichette. Facebook premia le aziende virtuose che rispondono ai messaggi privati con tempestività attribuendo un badge di velocità.

5. Misurare le performance attraverso “metriche da pirata”

Il Growth Hacking spinge ad utilizzare le cosiddette metriche da pirata, ossia un funnel che traccia il ciclo di vita del cliente, dal primo clic all’interno di un eCommerce fino al post vendita.

Acquisition è il primo momento in cui il sito cattura l’attenzione, Activation è la fase dello scambio di dati e di lead generation, Retention è la parte della fidelizzazione, Revenue è la fase d’acquisto, Referral è il bramato momento del passaparola.

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eCommerce Management: ecco cosa abbiamo imparato

Grazie al Master di Ninja Academy, abbiamo quindi imparato a:

  • progettare e scrivere un’eCommerce Strategy a 360 gradi
  • adottare un approccio omnicanale alle vendite online
  • mappare il mercato di riferimento ed analizzare in maniera approfondita il target
  • scegliere le piattaforme di vendita più adatte ed orientarsi tra tutti i possibili marketplace
  • comprendere gli step operativi per i processi di internazionalizzazione e gli adempimenti normativi per chi gestisce un eCommerce
  • strutturare attività e piani di marketing per promuovere un negozio online
  • focalizzarci sui giusti canali di acquisizione per costruire un Customer Care efficiente

La Ninja Academy experience

Incoraggiati da un benvenuto di eccezione da parte di Mirko Pallera e Pietro Bonomo, direttamente da Bali…

Mirko

… il Master in eCommerce Management è stato anche un momento di arricchimento, condivisione e di confronto, e non solo di approfondimento. Abbiamo potuto confrontarci costantemente sia tra noi che con i docenti, chiarendo in modo immediato dubbi e perplessità, comunicando con loro sul gruppo Facebook dedicato ai partecipanti al Master e riuscendo così ad ottenere le risposte migliori per il futuro dei nostri progetti.

 

Jacopo

 

Dinosauro

Vuoi vivere una anche tu un’esperienza didattica in Ninja Academy?

E ora? Il Master è finito, ma la formazione e l’aggiornamento insieme a Ninja Academy non si concludono qui. Non ti resta che decidere di completare la tua formazione a 360 gradi e diventare un vero e proprio Ninja del web con il nuovo Corso Online in eCommerce Management, un percorso studiato per aggiornare le competenze aziendali necessarie per mettere a punto strategie di marketing e vendita online che possano massimizzare la domanda proveniente dal proprio mercato.

Affrettati, le iscrizioni stanno per terminare! Per qualsiasi informazione, puoi scrivere a info@ninjacademy.it oppure telefonare 02/400.42.554. E se hai meno di 28 anni, sei uno studente o disoccupato, potrai usufruire di uno sconto di 100 euro sull’eCommerce Lab.

Be Ninja!

Come utilizzare i social in tutte le fasi del funnel di vendita

Chiunque oggi si occupi di digital marketing conosce l’importanza che i social media hanno in una strategia di comunicazione online.

Tuttavia, ancora molte aziende pensano che basti essere presenti sui social, creare contenuti più o meno rilevanti per gli utenti e coinvolgerli per avere un impatto positivo sul ROI (return on Investment). Nella realtà però non è proprio così. Qual è il tassello che manca? Sicuramente quello di sviluppare una strategia ad “imbuto”, con l’obiettivo di costruire un funnel che porti con maggiore facilità a convertire utenti in reali clienti.

Cosa intendiamo per funnel

Per funnel intendiamo una rappresentazione ideale del “viaggio” che gli utenti compiono partendo dalle prime informazioni che raccolgono sulla nostra azienda, fino ad arrivare all’acquisto del nostro prodotto o all’eventuale interruzione dei rapporti con la stessa.

Molte ricerche dimostrano che gli utenti utilizzano in maniera attiva i social media prima di effettuare un acquisto e dopo averlo effettuato, li utilizzano per rimanere aggiornati o per richieste di assistenza.

Come utilizzare i social media in ogni fase del funnel di vendita

Diviene quindi necessario pianificare un customer journey in cui coinvolgere in tutte le fasi gli utenti guidandoli all’acquisto finale. Suddividendo il ciclo di vita del cliente in 4 fasi differenti (attrazione, conversione, conclusione e fidelizzazione) possiamo creare una strategia e contenuti più performanti per i nostri canali social e che possono essere facilmente misurati per valutare l’impatto sul nostro brand.

Fase di attrazione

In questa prima fase, l’obiettivo è quella di attirare più prospect all’interno del nostro funnel. Sarà importante fornire a questo nuovo pubblico contenuti realmente utili e di valore.

Misurare metriche come il tasso di engagment, i click o le azioni realizzate dagli utenti, le impression e la crescita dei fan, è fondamentale per misurare il successo di questa fase. Possiamo attrarre nuovi utenti nella prima fase del funnel attraverso:

  • Creazione di contenuti utili e rilevanti

Per creare contenuti che attirino potenziali “true fans” bisognerebbe porsi alcuni quesiti come “Quali sono i problemi che il mio prodotto può risolvere? Quali contenuti trova divertenti e pertinenti il mio utente ideale?”.

Sarà necessario utilizzare i nostri canali social come una risorsa per informare e intrattenere i nostri utenti. In che modo? Attraverso la creazione di infografiche, how to o blog post che trattino argomenti rilevanti e che incuriosiscano e attirino il giusto traffico dai social media al nostro web site o alle nostre landing page.

E’ importante in questa fase tenere traccia del traffico generato, segmentandolo e creando le nostre nicchie di mercato.

  • Newsjacking

Un modo per farsi notare e catturare l’attenzione di un nuovo pubblico è quello di creare contenuti cavalcando notizie e fatti rilevanti dell’ultima ora. In questo modo si può massimizzare la scoperta e la consapevolezza del nostro brand inserendoci in conversazioni in real time.

Questo non significa dover per forza creare una complessa strategia di real time marketing, quanto piuttosto condividere messaggi semplici e giusti al momento giusto. Un esempio perfetto? L’ultima trovata di Ikea dopo la sconfitta dell’Italia contro la Svezia alle qualificazioni dei prossimi mondiali. Mentre circolavano i primi hashtag per boicottare il colosso d’arredamenti svedese, la risposta è stata un post su Facebook dove si invitavano gli utenti a recarsi in un punto vendita Ikea per ritirare un simpatico omaggio.

Come utilizzare i social media in ogni fase del funnel di vendita

 

  • Coinvolgimento degli influencer

Prevedere il coinvolgimento di influencer nella prima fase del nostro funnel, significa creare un percorso finalizzato al reale coinvolgimento degli utenti e all’incremento della reputazione on-line. Infatti utilizzando in questa fase personalità con una buona autorità presso il nostro pubblico potenziale, questi possono agire da amplificatori per il nostro brand, aumentando la visibilità e la creazione di nuove conversazioni.

Fase di conversione

Dopo aver attirato nuovi utenti e potenziali clienti, nella fase di conversione l’obiettivo è quello di convertirli in veri fan del nostro brand. In questa fase dovremmo essere in grado di offrire un valore aggiunto agli utenti acquisiti. Un esempio può essere quello di individuare un lead magnet, ovvero un contenuto gratuito che forniamo in cambio di un contatto dal nostro utente.

In questo modo potremmo interagire con il nostro potenziale cliente anche attraverso altri canali riuscendo a coinvolgerlo meglio e a interagire in maniera più approfondita. Come convertire il traffico precedentemente acquisito?

  • Proporre contenuti gratuiti

Uno dei metodi più efficaci per convertire il traffico acquisito in true fan è quello di offrire contenuti o soluzioni gratuite che rispondano alle reali esigenze dei nostri utenti. Un ebook, un webinar, un corso gratuito o l’utilizzo per un periodo limitato di un free trial di un software. Ad esempio, AdEspresso, software che aiuta le piccole e medie imprese a ottimizzare la pubblicità su Facebook, offre al proprio pubblico di riferimento un ebook con più di cinquecento esempi di Twitter Ads da cui prendere spunto per le proprie campagne.

Come utilizzare i social media in ogni fase del funnel di vendita

Utilizzare le ricerche di mercato

Nelle campagne di marketing rivolte ad un pubblico B2B, le ricerche di mercato sono molto importanti. Le aziende sono costantemente alla ricerca di nuove tendenze e studi per individuare i comportamenti del loro target di mercato. Creando contenuti premium che focalizzano l’attenzione su studi e ricerche possiamo invogliare i nostri utenti a saperne di più.

Un esempio è ciò che avviene in questo annuncio proposto da Think with Google. L’obiettivo finale è quello di convertire gli utenti ad utilizzare gli annunci AdWords. Tuttavia, prima di mettere in evidenza il loro servizio, il team che sta dietro il progetto ha sviluppato attraverso campagne di lead marketing il proprio database di email, offrendo suggerimenti educativi e ricerche di mercato ad utenti che operano nel settore del digital marketing.

Come utilizzare i social media in ogni fase del funnel di vendita

Invitare il pubblico a webinar e live

Ci strumenti più interattivi dei video per entrare in contatto con il nostro pubblico?

Webinar, live streaming e stories, rappresentano un enorme patrimonio per le aziende per creare esperienze interattive e coinvolgenti.

Mailup ha utilizzato Facebook per rivolgersi al suo specifico target e aggiornarli costantemente sull’imminente arrivo della Video Academy. Costruendo consapevolezza sul webinar in anticipo, l’azienda ha in questo modo convertito i fan in lead nel momento in cui si iscrivono al webinar stesso.

Come utilizzare i social media in ogni fase del funnel di vendita

Fase di conclusione

 E’ in questa fase che si raccolgono i frutti delle fasi precedenti. Nella fase di Attrazione abbiamo costruito la nostra community, li abbiamo nutriti con contenuti di qualità e li abbiamo convertiti in lead con offerte e contenuti gratuiti.

In questa fase sapremo con maggiore precisione chi sono i nostri utenti, cosa cercano e cosa vogliono ed è quindi arrivato il momento di trasformarli in veri e propri clienti.

  • Prezzi in evidenza

Un annuncio sui social media nella fase di conclusione dovrebbe offrire prezzi chiari e ben visibili mettendo che mettano in evidenza i reali vantaggi offerti dal prodotto e che rispondono ai bisogni espressi dai nostri utenti e raccolti nelle fasi precedenti.

Avere i prezzi in evidenza limiterà il numero di click alla pagina di destinazione solo degli utenti realmente interessati all’offerta.

Come possiamo notare dall’annuncio di Nespresso, l’offerta a tempo limitato mette in evidenza sconto e prezzo speciale nel giorno del rientro in ufficio di molti lavoratori. Questo messaggio chiaro ed esplicito contribuisce a ridurre la frequenza di rimbalzo della pagina di destinazione, poiché gli utenti conoscono già in precedenza il prezzo del prodotto.

Questa tipologia di annunci possono avere ottimi risultati se indirizzati a lead qualificati o a utenti che hanno già visualizzato un determinato prodotto attraverso campagne di remarketing.

Come utilizzare i social media in ogni fase del funnel di vendita

  • Mostrare le caratteristiche del prodotto in azione

Foto, gif o mini video da utilizzare sui social per mostrare come il nostro prodotto può adattarsi allo stile di vita quotidiano. Nell’esempio proposto Bellroy ha utilizzato le Instagram Ads per promuovere le cover per iPhone in pelle e con porta carte di credito.

Come utilizzare i social media in ogni fase del funnel di vendita

 

Il video presenta in maniera originale il prodotto probabilmente rivolgendosi ad un pubblico che già conosce il brand o ha visitato precedentemente il web site.

Fase di fidelizzazione

Siamo arrivati ora alla fase che molti considerano come la più importante del funnel, dove dovremo essere in grado di rispondere efficacemente alle richieste di un cliente che ha acquistato un nostro prodotto, ai suoi problemi e alle sue domande.

Diversi studi dimostrano come sia 6-7 volte più costoso attrare nuovi clienti rispetto a conservarne uno già acquisito. I social media permettono una grandissima potenzialità in questa fase per prendersi cura dei nostri clienti anche dopo l’acquisto. Vediamo in che modo.

  • Risposte personalizzate

Fornire assistenza, risposte rapide e personalizzate, gestire le lamentele con risposte coerenti utilizzando un tono coerente è sempre un ottimo modo per fidelizzare i clienti. I social media sono il luogo ideale per il customer care e investire in risorse che si occupano di fornire un servizio di personalizzato in base alle richieste è sempre una grandissima idea.

  • Attività di remarketing

Se il vostro desiderio è quello di far ritornare clienti che hanno già acquistato un prodotto dal vostro web site, allora è importante che vengano pianificate delle campagne di remarketing attraverso i social media. Sarà quindi necessario non solo limitarsi a creare contenuti destinati solo a nuovi utenti, ma piuttosto capire come educare e intrattenere i clienti già acquisiti.

Uno dei modi migliori per farlo è quello di utilizzare il pixel di conversione di Facebook o i pubblici personalizzati di utenti che hanno già visitato il web site, acquistato nel vostro negozio o interagito con i vostri contenuti. In questo modo mostreremo gli annunci solo ad utenti che hanno già familiarità con il nostro brand o che hanno già acquistato un prodotto o visitato una determinata sezione del nostro web site.

  • Educare i clienti sull’utilizzo dei prodotti

Uno dei modi più interessanti per fidelizzare i clienti acquisiti è quello di fornire contenuti che permettano di vedere il brand in modi nuovi e creativi.

Nell’esempio sottostante, Galbani educa i propri clienti proponendo stuzzicanti ricette che hanno come protagonista i loro prodotti. Questi contenuti sono rilevanti sia per i clienti potenziali che per quelli attuali, che conoscono già il prodotto e vengono incuriositi a provare nuove forme di utilizzo e consumo.

Come utilizzare i social media in ogni fase del funnel di vendita

 

  • Motivare i clienti giorno dopo giorno

 Motivare, ispirare e dare la carica ai tuoi clienti attraverso i social media è sempre una strategia che crea grande interesse e valore per il brand. Nike ad esempio ha creato su Pinterest un board rivolto esclusivamente a contenuti motivazionali. Con oltre 120.000 follower, il board è sicuramente in target con i clienti e i fan dell’azienda e gli avvincenti contenuti rappresentano una costante fonte di ispirazione e motivazione quotidiana.

Come utilizzare i social media in ogni fase del funnel di vendita

 

I clienti potenziali, attuali e abituali sono quasi tutti sui social media. Per questo motivo è importante creare strategie e contenuti che si concentrino su tutte le fasi del ciclo di vita del cliente. Fornendo i giusti contenuti ai giusti utenti e integrandoli in una strategia di marketing più ampia, potremo aumentare il ROI dei nostri investimenti e costruire relazioni autentiche e durature con i nostri clienti.