Digital Marketing Plan

Digital Marketing Plan: cos’è e come costruirlo in 5 passi

Il mondo della comunicazione e del marketing ha subito uno stravolgimento importantissimo negli ultimi anni e il digital riveste ormai un ruolo fondamentale nella pianificazione aziendale. Trarre il meglio dall’approccio digitale è importantissimo, perché fornisce un vantaggio competitivo essenziale oggi, e per farlo è fondamentale avere un buon Digital Marketing Plan.

Semplificando al massimo potremmo dire che un piano digitale è una piattaforma integrata in cui mappare le diverse attività che andremo ad attuare sui diversi canali digitali e le relative implicazioni in termini di tempi e risorse.

Per molte aziende un piano digitale si esaurisce nell’aspetto documentale, ma in realtà, per costruire un piano che funzioni davvero, è necessaria una visione di più ampio respiro, sintetizzabile in cinque step distinti.

Pronto? Vediamoli insieme!

1. Fai refresh sul contesto generale

La settimana scorsa vi abbiamo parlato di alcuni dei più gravi errori del marketing, tra cui ci sono l’assenza di strategia di marketing e di un piano di brand omni-channel.

Pre-requisito fondamentale per una pianificazione di successo è quello di sapere come le attività digital si andranno a inserire nel grandissimo puzzle aziendale, senza trascurare anche il marketing offline.

Per fare questo assicurati di avere chiari:

  • Strategia di business
  • Strategia di marketing
  • Strategia di brand
Credits: Denneen & Company

Credits: Denneen & Company

Questo step non deve essere necessariamente complicato (se sei alla fase di pianificazione dovresti già avere tutte queste informazioni), può bastare una semplice tabella in cui inserire queste informazioni suddividendole tra breve e lungo termine.

Questo esercizio preliminare ti permetterà di ricordarti:

  • la traiettoria aziendale in cui inserirti
  • il ruolo che il digitale ricopre all’interno del più ampio piano di marketing
  • il DNA del tuo brand a cui le attività digital devono tenere fede

Si tratta anche un ottimo modo per capire se ti mancano delle informazioni o se avrai bisogno di coordinarti con chi si prenderà cura di altri canali di comunicazione.

Ad esempio, riguardando le informazioni strategiche su target e obiettivi di comunicazione potresti chiederti:

  • Qual è il tuo target, lo stesso del marketing allargato o sul digital dovrai andare a colpire un segmento specifico con attività mirate?
  • Quali sono gli obiettivi di comunicazione sul digitale e come differiscono o si integrano con quelli sugli altri canali?

Potresti scoprire, ad esempio, che TV ed eventi avranno un peso decisivo per sostenere messaggi di equity sul target allargato, mentre dalle attività digital ci si aspetta un ritorno su un target potenziale di influencer e l’utilizzo di messaggi tattici che stimolino le conversioni o ancora l’approfondimento di messaggi di prodotto per persuadere i gatekeeper.

Meglio saperlo prima di iniziare a progettare le tue attività digital, non credi?

2. Fai un assessment delle tue attività digitali in essere

A meno che il tuo brand sia nato ieri, probabilmente qualcuno si sarà già occupato di sviluppare alcune iniziative di marketing digitale.

Questo è il momento perfetto per tirare le fila di tutte ciò che è stato fatto nell’ultimo anno in modo olistico e sincero.

Chiediti:

  • Quali attività ci sono state?
  • Cosa ha funzionato bene? Cosa invece potrebbe essere migliorato?
  • Come hanno performato queste attività rispetto ai KPI prefissati lo scorso anno? In che modo hanno contribuito a raggiungere gli obiettivi strategici di marketing di breve periodo?
  • A che punto sei sulla strada del raggiungimento degli obiettivi di lungo periodo? Cosa manca ancora? Quali attività digital potresti attuare per riuscire a raggiungerli?

LEGGI ANCHE: Digital Transformation: cosa è veramente

3. Pianifica i tuoi sforzi

Per la maggior parte delle persone, la pianificazione si esaurisce in questo step e nella redazione di un documento di Digital Marketing Plan.

Probabilmente già lo farai, ma per sicurezza ti ricordo alcuni elementi essenziali su cui dovresti riflettere in questa fase:

  • Quali canali utilizzerai? Come sai ci sono diversi strumenti disponibili nella cassetta degli attrezzi del digital planner ed ognuno ha una utilità maggiore in uno specifico step del funnel di marketing.

Digital Marketing Funnel

  • Quale sarà il budget da dedicare a ciascuna azione? Verosimilmente la strategia di marketing avrà già specificato un budget per le attività di digital marketing, ma con ogni probabilità si tratterà di una cifra indicativa. Una volta chiariti i canali su cui dovrai agire, i modi con cui lo farai, e le risorse necessarie, è il momento di riprendere in mano il budget e aggiornarlo in modo puntuale.
  • Quali sono le tempistiche per ogni attività? Un piano senza tempistiche non è un piano, ma è un sogno! Se il calendario iper-dettagliato può essere esploso canale per canale, nel tuo piano digital dovrai comunque mappare le tempistiche di massima, in modo da avere una visione d’insieme. Una sola raccomandazione: sii realistico nelle tempistiche, le cose spesso non vanno secondo i piani quindi è inutile porti deadline irraggiungibili.
  • Qual è la tua definizione di successo? Con quali KPI monitorerai l’efficacia delle tue azioni? Ogni canale,  ogni campagna, e persino ogni singolo post sui social media potrà avere le proprie metriche, ma queste non saranno altro che un “di cui” dei KPI che setterai per l’intero comparto digitale. Sì, proprio così, è ora decidere quali sono quelli da monitorare nell’insieme delle tue attività digital.

4. Esegui

Una volta che avrai ultimato il tuo Digital Marketing Plan e che il tuo team sarà entrato nel merito di ogni singola attività (ad esempio redigendo un piano editoriale per il content marketing) non ti resta che passare all’azione con il tuo team!

Passa all'azione

5. Misura e Migliora

Il tuo piano digitale è una sorta di “essere vivente”, se da una parte mappa in modo puntuale tutte le tue iniziative, dall’altra è fondamentale essere aperti a modificarlo in itinere.

Il modo migliore per farlo è avere un approccio scientifico. Ricordi che abbiamo parlato di KPI? Ecco, è importante monitorarli in corso d’opera, facendo ricorso ai tanti tool di analytics presenti sul mercato, ma anche creando delle mini ricerche ad hoc per poter entrare nel merito di questioni specifiche che non possono essere indagate tramite strumenti standardizzati. Stabilire le metriche giuste, significa anche interpretarle in modo corretto.

Questo ti permetterà di capire subito cosa sta funzionando e cosa no, così potrai fare fine tuning e ottimizzare il tuo Digital Marketing Plan!

Esiste il Digital Marketing Plan perfetto?

Non esiste un Digital Marketing Plan perfetto, che funzioni per ogni brand in ogni situazione, ma mi auguro che questo approccio possa essere un valido framework per ricordarti degli step fondamentali da intraprendere, inclusi quelli che spesso vengono dimenticati.

Allora che aspetti? Mettiti all’opera e facci sapere come sta andando!

Digital Transformation: cos’è veramente?

Se è vero che tanto si sente parlare di Digital Transformation, è anche vero che tanta è la confusione che, anche i più esperti, tendono a creare in merito.

Quando si parla di trasformazione digitale infatti, non dobbiamo limitarci a pensare solo che si tratti, forse più semplicisticamente, dell’adozione di una nuova tecnologia.

La tendenza, sfortunatamente per molte aziende, è però proprio quella di considerare la tecnologia come un mero strumento invece che cambiare il proprio mindset ed avere una visione più ampia nell’ambito di un cambiamento del futuro del business.

Digital Transformation

Secondo uno studio di SAP realizzato in collaborazione con Oxford Economics su un panel di 3.100, le 100 organizzazioni leader che sono andate oltre questa visione incrementale della tecnologia hanno saputo portare a termine la loro Digital Transformation. Il rischio, per tutte le altre, è la loro stessa sopravvivenza nel mercato.

LEGGI ANCHE: 5 lezioni di business che possiamo imparare dai Big Brand

Digital Transformation: come definire i leader?

Per fare un po’ di chiarezza, cosa fanno i leader digitali per poter essere considerati tali? Ecco i 4 punti chiave che li rendono diversi:

  1. Sono focalizzati sulla vera trasformazione: per il 96% di loro, la trasformazione digitale è un obiettivo di business centrale. Evitano i piccoli cambiamenti e abbracciano un approccio di costante trasformazione dell’intera organizzazione, considerandola come un’opportunità per reinventare i loro business model.
  2. Si concentrano prima sulle funzioni a contatto con i loro clienti: i leader vedono la customer experience come la porta d’ingresso del successo della Digital Transformation. Il 72% di essi ha riscontrato un significativo aumento della soddisfazione e del customer engagement, rispetto al 22% dei non-leader.
  3. Investono nella tecnologia con un’architettura bimodale: separano le tecnologie che si trovano più comunemente tra le imprese e quelle che invece sono uniche e che quindi creano vantaggio competitivo. Ciò consente di portare avanti il loro business in maniera efficiente e allo stesso tempo di integrare nuove tecnologie per essere più competitivi.
  4. Sono talent-driven: i leader sono consapevoli di quanto siano importanti le competenze digitali e quindi investono molte risorse in recruiting e training, in maniera tale da assicurarsi che i dipendenti siano sempre pronti ad utilizzare nuove tecnologie. Allo stesso tempo, il 71% dei leader ammette che è proprio la Digital Transformation ad attrarre e permettere di mantenere i talenti.Digital Transformation

Ma quindi, a che punto siamo?

Se i leader già investono in tecnologie di prossima generazione, come Machine learning e IoT, la maggior parte delle aziende è ancora piuttosto indietro. Ormai è chiaro come i cambi nelle organizzazioni e gli impieghi della tecnologia stiano radicalmente migliorando la maniera in cui si crea e trasferisce valore, ripagando chi ci riesce con successo.

Intelligenza Artificiale

8 casi in cui utilizzi l’Intelligenza Artificiale senza saperlo

Di Intelligenza Artificiale e di Machine Learning ne si sente sempre più parlare, e non è un caso che gli strumenti che si servono o si serviranno di tecnologie di questo tipo si definiscano come il vero e proprio futuro di molti settori, tra cui anche il marketing.

Tuttavia, non si può e non si deve parlare di futuro, ma di presente. In ambito comunicazione e marketing si utilizzano quotidianamente moltissimi strumenti basati su algoritmi in grado di suggerire la miglior cosa da fare, alleggerendo il lavoro, o capaci di aiutarci nelle operazioni più elementari, come anche, ad esempio, scrivere un messaggio nel miglior modo possibile. Oppure, si pensi anche ai servizi di customer care, che in molti casi consistono in veri e propri chatbot in grado di rispondere a domande o bisogni tra i più vari.

L’IA è entrata nelle nostre vite ormai già da un po’ di tempo: anche fuori dall’ambito lavorativo, infatti, se si pensa alle app con cui ascoltiamo musica, giochiamo online, o che ci permettono di metterci in contatto con i nostri amici, funzionano grazie ad algoritmi di Machine Learning in grado di fornirci la miglior esperienza utente che possiamo desiderare, secondo i nostri bisogni.

Scopriamo insieme 8 attività tipiche del settore in cui si utilizza l’intelligenza artificiale, a volte anche senza rendersene conto.

#1 Motori di ricerca

Ad esempio, Google usa un sistema governato dall’IA chiamato RankBrain, per cercare di capire cosa vuole l’utente quando ha inserito una domanda o un’affermazione con cui il motore di ricerca non è molto familiare. Attraverso il machine learning, RankBrain è in grado di interpretare parole e frasi con cui Google non ha mai avuto a che fare, utilizzando invece espressioni che hanno un significato simile.

Google

#2 Programmatic Advertising

Per Programmatic Advertising si intende pubblicità computerizzata. In poche parole, tecnologie in grado di comprare autonomamente spazi pubblicitari online. Esse consistono in software specializzati nell’acquisto di banner e altre forme pubblicitarie digitali che acquistano, letteralmente, lo spazio online dedicato alla pubblicità su differenti siti e piattaforme. Questo viene fatto basandosi su fattori come le informazioni demografiche di un utente, il suo comportamento online, i contenuti che sta guardando quando compare l’annuncio pubblicitario.

Questo tipo di tecnologia è in grado di agire autonomamente senza che l’attività venga gestita da un’agenzia di marketing. In questo modo, i software basati sull’IA sono in grado di ottimizzare la monetizzazione delle campagne online basandosi su risultati real-time, sviluppando anche alcuni consigli su che tipo di annunci pubblicare.

#3 In-image Advertising

Quando si parla di In-image advertising si intende una forma di pubblicità dove specifiche immagini o fotografie presenti sui siti web sono abbinate a relativi annunci pubblicitari.

Basandosi su un algoritmo di machine learning chiamato neural network, caratterizzato da una serie di funzioni matematiche che gestiscono l’informazione in modalità simili al cervello umano, alcune tecnologie sono in grado di identificare tutte le tipologie di oggetti, persone, colori, loghi e altro ancora presente in un’immagine. In questo modo, il software può posizionare un annuncio pubblicitario adeguato a ogni immagine. Ad esempio, un genitore può visualizzare un annuncio pubblicitario dedicato a un pc portatile per il figlio, all’interno di una foto raffigurante una scuola.

In-image

Esempio di In-image Advertising – Seedtag

#4 Profiling del consumatore

Per creare i profili dei propri clienti, i brand utilizzano analisi di dati per dividere i consumatori in diversi gruppi, basati sulle loro informazioni demografiche, acquisti passati, comportamenti offline e cronologia delle ricerche online. Attraverso software che utilizzano l’intelligenza artificiale, è possibile prevedere alcuni dati e identificare, ad esempio, quando accadrà qualcosa di speciale ai consumatori. Attraverso l’analisi di alcuni comportamenti e acquisti online, infatti, è possibile capire quando una donna sta per avere un bambino, potendo guidarla negli acquisti che soddisfano di più i suoi bisogni.

#5 Sponsorizzazioni sportive

neural networks citati precedentemente possono anche aiutare i vari brand a ottenere molti dati utili su quali sponsorizzazioni dentro stadi o palazzetti sono davvero valide. Identificando in quali momenti il logo di un’azienda appare sullo schermo durante una trasmissione live, questo tipo di tecnologia informano il brand su quanto tempo sullo schermo hanno effettivamente ottenuto.

In questo modo, si può anche calcolare, oltre al tempo che il logo “passa” sullo schermo, anche a quanto è evidente per l’utente. Comparando questi dati con il numero delle persone che guardano la trasmissione, si può comprendere anche quanto sarebbe costato raggiungere lo stesso risultato attraverso annunci televisivi, su piattaforme streaming o social network, ottenendo utili confronti per la propria strategia di marketing.

#6 Lead Nurturing

Il Lead Nurturing non è altro che l’attività di comunicazione svolta da quando viene attuata una prima richiesta di contatto da parte di un consumatore fino all’effettivo acquisto di un prodotto. I consumatori, infatti, si aspettano una comunicazione personalizzata e multi-canale, in modo tale che venga creata una sorta di relazione con un brand, il quale ha il compito di trasmettere fiducia al cliente. Lo scopo di questa attività è naturalmente quello di dialogare e convincere il potenziale cliente a preferire la propria azienda e i propri prodotti rispetto a quelli della concorrenza.

L’intelligenza artificiale è presente anche in queste attività: esistono infatti molti “commessi digitali” in grado di intrattenere conversazioni con i potenziali clienti di un’azienda, potendo così acquisire informazioni di contatto, promuovere i propri prodotti, e liberarsi subito di clienti non interessati. Senza utilizzare persone all’interno del proprio team di vendita, al consumatore sembrerà proprio di parlare con un umano.

#7 Marketing di prodotto

Avete presente l’avviso di Amazon “I clienti che hanno visto questo articolo hanno visto anche…”? Questo servizio utilizza l’intelligenza artificiale per consigliare i prodotti migliori ai clienti. I principali siti di e-commerce, infatti, utilizzano software in grado di collegare consumatori dai gusti simili. Uno dei “ragionamenti” che eseguono questi servizi, seguendo un esempio, potrebbe essere il seguente: se Filippo e Luigi hanno comprato gli stessi cinque prodotti in settembre, c’è una buona possibilità che Filippo sarà interessato al primo prodotto che Luigi ha acquistato in ottobre.

#8 Dynamic pricing

Per rispondere in maniera flessibile alle richieste del mercato, una delle tecniche utilizzate da chi vende online è il dynamic pricing, che consente di modificare in tempo reale i prezzi dei propri prodotti.

Questa tecnica utilizza il machine learning per impostare il prezzo migliore sulla base di che prezzo sono stati disposti a pagare in passato i consumatori per una specifica tipologia di prodotto. In poche parole, gli algoritmi studiano i momenti in cui si acquista e quanto si è speso nell’acquisto; ecco perché i prezzi dei trasporti variano in base a quando si compra il biglietto, ad esempio.

Se desideri saperne di più su quante volte utilizzi l’IA, anche senza accorgertene: It’s an AI AI AI AI World.

How to fix a toilet di google lab news

“Come fare?” Ci pensa Google! Ecco il sito web che risolve ogni problema

Come era il mondo prima di Google? In che modo scoprivamo come far diventare un uovo sodo, come fare il nodo alla cravatta o come non far gocciolare il lavandino?

Un progetto di Google Lab News, nato da un’idea di Xaquín G.V., prova a capire quali siano le domande più gettonate degli utenti in diversi Paesi.

“Riparazioni fantastiche e dove trovarle”

How to fix a toilet di google lab news

Poco importa se la domanda sia shakespeariana o un po’ imbarazzante, l’uomo del XXI secolo sa sempre come affrontare un dubbio atroce o un momento di difficoltà improvviso: la soluzione ad ogni problema è…cercare la soluzione su Google.

Grazie all’utilizzo dei visual data, il sito web (dall’URL evocativo) How to fix a toilet,  ideato dal giornalista Xaquín G.V. in collaborazione con Google News Lab, mostra quanto il motore di ricerca di Mountain View sia diventato una risorsa indispensabile per risolvere esigenze quotidiane come le riparazioni domestiche.

Porte, lavatrici, finestre…la pagina web riproduce un ambiente casalingo con alcuni elettrodomestici ed elementi fondamentali in casa. Qual è il plus di how-to-fix-a-toilet rispetto ad una ordinaria ricerca su Google?

Prova a digitare il nome di diversi Paesi, nella barra di ricerca. Forse, ti renderai conto che non sei l’unico che ha provato a riparare da solo il frigorifero. Ecco quali sono, per esempio, le ricerche in stile “Come si fa?” più frequenti su Google in Italia.

Come riparare qualcosa - How to - in Italia

L’immagine restituisce visivamente la frequenza di ricerca delle parole chiave (per esempio: “Come si ripara una lavatrice?”): oltre all’indice di ricerca, è possibile attingere a tutti i risultati di ricerca semplicemente cliccando sull’oggetto che scatena il MacGyver che è in te.

Ecco come appare, invece, un ambiente domestico in Russia, patria di riparatori fai-da-te di lavatrici. Come riparare qualcosa - Russia

Baci e asparagi: le domande che non passano mai di moda

Il progetto di ricerca di Xaquín V.G. e Google Lab News non si ferma alle semplici ricerche di istruzioni per riparazioni, ma scava più a fondo nell’animo umano, indagando sulla Top 100 delle domande “How to” più digitate sul motore di ricerca di Mountain View. Emergono, così, preoccupazioni e trend stagionali: da“Come cucinare gli asparagi?”“Come perdere peso?”

Come perdere peso - How to - google

Picchi di ricerca sempre verdi, invece, per domande che riguardano la cucina, la salute, il successo (chiedendo a Big G “Come fare soldi?”), ma anche ricerche che rivelano aspetti molto più freudiani dell’essere umano, convertendo Google in un dispensatore di istruzioni per l’uso anche per gestire relazioni interpersonali. Dai baci alla francese alle indicazioni per cucinare un piatto di pasta…Google è l’amico saccente che ha sempre la risposta pronta.

Leggi anche: La feature di Google Maps per aiutarti a parcheggiare arriva anche a Roma e Milano

Come fare…a meno di Google?

Google: how to

La tecnologia, il web e, in particolare, i device mobile ci consentono l’accesso immediato e ubiquo a informazioni che si adattano al palmo di una mano, memorizzando dati e contenuti che trovano prepotentemente spazio sui nostri device ma che hanno vita breve nel nostro cervello. Il progetto How-to-fix-a-toilet ci fa riflettere, sorridendo, su quanto siamo propensi a dimenticare per poter ricordare e la tecnologia ci aiuta anche in questo, semplificando il nostro accesso alle informazioni fino ad esserne sommersi e, spesso, a dimenticarle per poter fare posto ad altri contenuti.

In che modo cercavamo risposte e scoprivamo il mondo prima che, 19 anni fa, Google diventasse una parte integrante delle nostre vite? Difficile ricordarlo, forse una ricerca su Google può aiutare… 😉

Coca cola utilizza Facebook Canvas per la sua advertising campaign

Facebook Canvas: come utilizzarli per semplificare la conversione

I Facebook Canvas sono sempre più presenti nei piani editoriali dei social media manager: a più di un anno dalla loro comparsa, stiamo notando un aumento esponenziale del loro utilizzo. A confermare questa tendenza è anche la recente news dell’integrazione dei Facebook Canvas nelle storie di Instagram. Questa novità permetterà a Facebook di aumentare l’appeal dei formati pubblicitari di Instagram, e di conseguenza l’uso dello schermo intero.

LEGGI ANCHE: Novità da Instagram Stories per utenti e inserzionisti

La navigazione full screen in verticale diventa sempre più una regola fondamentale per una content strategy di successo. Ormai la linea strategica che sta seguendo Mark Zuckerberg è chiara: trattenere il più possibile le persone all’interno di Facebook, coinvolgendole con formati immersivi come appunto i Canvas, le Stories e video verticali.

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Ma facciamo un passo indietro. Che cos’è un Facebook Canvas?  Ormai siamo abituati a vederli spesso su Facebook, ma non tutti ancora sappiamo cosa sono e a cosa servono.

Il Canvas è un formato di Facebook, visibile solo da mobile, che permette un’esperienza full screen di contenuti video, immagini, carousel, slideshow e raccolte di prodotti.

Consente una user experience di qualità, perché sfrutta ogni pixel dello schermo dello smartphone, togliendo così ogni distrazione dalla navigazione del contenuto.

Insomma, un vero tesoro per i Content Manager. Sapere quando e come utilizzare questo formato è fondamentale per creare un piano editoriale di successo.

Quando è utile creare un Facebook Canvas?

E’ utile quando le nostra campagne hanno uno di questi tre motivi:

  • Acquisire nuovi clienti: all’interno dei Canvas è possibile inserire dei link esterni a siti web o app. Possiamo utilizzare questo formato per raccontare le caratteristiche e i vantaggi di prodotti o servizi del brand, e reindirizzare con una call to action ad un form di contatto;
  • Aumentare la brand awareness: i Facebook Canvas sono uno strumento perfetto per raccontare storie immersive ed evocative per trasmettere i valori e il posizionamento di marca;
  • Promuovere gli acquisti da mobile: la modalità full screen dei Canvas è una soluzione coinvolgente per presentare un prodotto. È utile quindi per aumentare l’intenzione di acquisto da mobile.

Conviene quindi  inserire nel piano editoriale i Canvas quando è necessario aumentare brand awareness, oppure quando c’è una storia da raccontare, perché, come dichiarato dalla stessa Facebook: “le persone non visualizzeranno semplicemente la tua storia, ma si sentiranno parte di essa.”

Un ottimo esempio è il Canvas “infinito” di Netflix creato per il lancio di Narcos:

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canvas1… dopo 10 minuti di navigazione   canvas3

L’idea di Netflix è sicuramente vincente perchè è riuscita ad far vivere un’esperienza immersiva ai suoi fan, aumentando quindi la conoscenza della famosa serie che sta lasciando tutti con il fiato sospeso!

E dopo la campagna?

Non sempre ogni contenuto ha un inizio e una fine. Grazie al retargeting di Facebook possiamo costruire un’audience di persone che hanno interagito con i nostri Canvas. Questo ci consente di continuare a comunicare con chi ha mostrato interesse verso i nostri contenuti. Magari, a fine della campagna di lancio di un Canvas, è possibile far partire un link al form di contatto del nostro sito così da convertire le visite!

E tu, sei pronto ad iniziare a creare il tuo primo Canvas?  Pensa ad una storia da  raccontare per il tuo brand: usa video brevi e immagini full screen, inserisci un link di rimando al tuo sito web e, a fine campagna, sfrutta il retargeting di Facebook per aumentare le conversioni al sito!

Buona creazione!

apple

iPhone X: le cose che Apple non ha detto

Dopo quasi due anni di rumors e indiscrezioni il tanto atteso iPhone X finalmente diventa realtà. Il 12 settembre sul palco del Keynote, Tim Cook ha presentato ufficialmente il nuovo melafonino, nato per celebrare il decimo compleanno dell’ iPhone.

Un design del tutto rinnovato e tante nuove feature fanno dell’ultimo modello di casa Apple un dispositivo unico.

Non solo ricarica wireless, riconoscimento facciale, display OLED da 5.8″ Super Retina e così via, ci sono altre news interessanti che l’azienda di Cupertino non ha raccontato.

Il modello da 256 GB costa $ 1.149

Apple propone due versioni del suo nuovo gioiellino: una da 64 GB e una da 256 GB.

Durante il Keynote è stato annunciato solo il prezzo dell’ iPhone da 64 GB, equivalente a $999,  mentre sul costo del modello da 256 MB  non è stata proferita parola.

Curiosi di conoscerne il prezzo?

Vi basterà visitare la pagina ufficiale di pre-ordine  per trovare una bella sorpresa: l’iPhone da 256 MB ha un costo di  $ 1,149 e non include AppleCare che viene venduto a $ 199.

La ricarica diventa veloce

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Parlando della ricarica dello smartphone, il brand della mela durante il keynote ha focalizzato l’attenzione sul caricamento wireless, ma non è da sottovalutare l’introduzione della funzionalità di ricarica veloce.

iPhone X sarà il primo modello di casa Apple che supporterà questa feature, già presente su molti smartphone concorrenti, principalmente su quelli con sistema operativo Android.
Con questa funzionalità sarà possibile in soli 30 minuti ottenere una carica del 50% del dispositivo.

 Supporto Galileo

Con il nuovo iPhone X sarà difficile perdersi!

Non solo GPS, iPhone X sarà il primo dispositivo che supporterà il nuovo sistema di localizzazione satellitare europeo Galileo e quello giapponese QZSS, quest’ultimo introdotto con l’obiettivo di migliorare la geolocalizzazione nelle regioni dell’Asia Pacifica.

Lo schermo non è così luminoso come quello del Galaxy Note 8

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Nonostante lo schermo del nuovo iPhone abbia un’ottima luminosità pari a 625 nits, il suo display non raggiungerà  la luminosità del Samsung Galaxy Note 8. Un recente test condotto da DisplayMate ha rivelato che il Note 8 possiede una luminosità massima di 1240 nits.

Raymond Soneria, analista di DisplayMate  ha dichiarato:

Il Samsung Galaxy Note 8 è il display di uno smartphone più luminoso che abbiamo mai misurato.

Magari l’anno prossimo Apple raggiungerà lo stesso livello di luminosità!

La fotocamera interna per i selfie non è migliorata

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Per quanto riguarda la fotocamera, Apple ha parlato delle innovazioni introdotte, come il sistema fotografico TrueDepth di iPhone X e della sua capacità di riconoscere i volti per sbloccare il telefono in modo sicuro, tuttavia le specifiche tecniche restano identiche a quelle di iPhone 7.

Il nuovo modello presenterà la stessa fotocamera interna del suo predecessore, gli unici miglioramenti apportati saranno nei sensori e nell’elaborazione delle immagini.
Ci sarebbe piaciuto avere una fotocamera con più di 7 megapixel!

iPhone X supporta i formati HEIF e HEVC

Il nuovo formato non è di certo una sorpresa poiché fu proprio Apple ad annunciarlo a giugno durante la sua Worldwide Developers Conference , ma il nuovo dispositivo supporta entrambi i formati HEIF (formato ad alta efficienza) e HEVC (compressione video ad alta efficienza).
Grazie a questa nuova feature foto e video saranno salvati in un formato compresso, di conseguenza si avrà più spazio in memoria.

Curiosi di testare tutte le funzionalità del nuovo iPhone X?

Questa notte a Milano va in scena la Vogue Fashion’s Night Out

Un’occasione imperdibile non solo per tutti i fashion addicted, ma anche per i Ninja del web, la Vogue Fashion’s Night Out di questa notte a Milano, con un programma ricco di happening, che parte già dalle 17.00 con i Moda & Talk intorno al tema “The Art of Influencing”.

La notte del 14 settembre di Milano si colorerà grazie alla nuova edizione di Vogue Fashion’s Night Out, tra shopping e divertimento, ma anche con un obiettivo solidale, dato che quest’anno tutti i proventi raccolti saranno destinati alla realizzazione della copertura della pedana del Mercato Comunale di Lorenteggio – progettata da Renzo Piano – che consentirà di ospitare spettacoli e attività sociali oltre che a utilizzare lo spazio anche nei periodi invernali.

Una giornata dedicata a tutti gli appassionati del fashion e dello shopping, con un palinsesto di attività che prevede mostre fotografiche, fashion talk experience, proiezioni cinematografiche, party e un grande concerto dal vivo.

vogue fashion night out 2017

Vogue Fashion’s Night Out 2017: ecco gli eventi che non puoi perderti

Come dicevamo, non solo un evento dedicato agli amanti della moda, che avranno la possibilità di partecipare a presentazioni in anteprima, sfilate e scatenarsi in uno shopping sfrenato fino a notte inoltrata, ma anche per noi Ninja, che abbiamo già segnato in programma gli eventi da seguire questa notte nella capitale italiana della Moda.

1. Il Corner Photo Booth di Huawei

In occasione di VFNO 2017, Huawei ha allestito presso Palazzo Morando, un corner photo booth che renderà protagonisti tutti i visitatori, insieme ai nuovi modelli di smartphone P10 e P10 Plus.

Per tutta la durata dell’evento curiosi e appassionati saranno coinvolti in un continuo live shooting aperto al pubblico alla scoperta delle tecnologie d’avanguardia offerte dai nuovi modelli di punta del marchio high tech.

2. I talk di “The Art of Influencing” con Moschino

In alcune delle boutique del Quadrilatero e al Bar Meraviglia di San Pellegrino, invece, si discuterà di moda e attualità insieme a Vogue Italia e agli esperti del settore, con sette incontri aperti al pubblico in programma dalle 17.00 fino alle 20.30.

Il programma di talk, dal titolo The Art of Influencing, affronterà temi come l’innovazione, l’avvento dei social media e il suo impatto sul fashion system, l’interazione tra creatività e industria, il supporto ai giovani talenti e molto altro. Insomma, un’occasione unica per incontrare designer e personalità di spicco dell’industria del fashion.

Tra tutti segnaliamo alle 18.30 – Moschino: The Engagement, il talk incentrato su impegno e coinvolgimento nella cultura digital. I protagonisti si interrogheranno su come si comunicano temi forti nel mondo digitale che è istantaneo, a velocità raddoppiata. Dalla Pop Art a Jeremy Scott, è la potenza del linguaggio visivo a conquistare tutti, soprattutto i più giovani. E con web e social media ad amplificare la condivisione, è necessario modulare strategie ad hoc. Un’occasione per riflettere sui linguaggi di comunicazione, fra fenomeni volatili e nuove icone, insieme a Gabriele Maggio – Managing Director di Moschino e Paolo Dalla Mora – Chief Marketing Officer di Moschino.

vogue fashion night out 2017

3. Il progetto fotgrafico #sharinghappytimes di Martini

Anche Martini celebrerà i giovani talenti della fotografia italiana con il progetto #sharinghappytimes. Quattro fotografi – Andrew TarnawczykDavid PD Hyde, Gioconda & AugustMonia Merlo – interpretano attraverso i propri scatti i nuovi cocktail dell’estate 2017 – Martini Bianco e Tonic, Martini Rosato e Tonic, Martini Negroni Rubino e Martini Negroni Ambrato – e la bottiglia stessa di Martini nel suo nuovissimo pack, sempre nelle versioni Bianco e Rosso.

I migliori scatti realizzati presso la splendida cornice della Terrazza Martini di piazza Diaz diventano protagonisti di una mostra fotografica allestita a Palazzo Morando, a partire dalle ore 19.00.

4. La presentazione dei pack in edizione limitata di NIVEA

Per gli amanti del design e del packaging, in occasione di Vogue Fashion’s Night Out NIVEA presenterà invece la nuova edizione limitata Invisible for Black&White realizzata in collaborazione con COTE, frutto della rielaborazione di pattern ispirati da alcune collezioni passate del brand: “Abbiamo creato queste grafiche attingendo dal nostro mondo estetico, esprimendo appieno lo spirito NIVEA che ogni donna può fare suo”.

I tre pack dei celebri deodoranti saranno presentati in anteprima al pubblico con un’esposizione speciale.

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5. Il concerto di Liam Gallagher in Piazza Duomo

Infine, un imperdibile evento musicale: lo speciale live in piazza del Duomo, con l’ex voce degli Oasis, Liam Gallagher, che si esibirà in una speciale performance di quattro brani insieme a Omar Pedrini e Madison Beer. Le performance, dalla Terrazza di Duomo 21, saranno proiettate su un maxischermo in Piazza Duomo e saranno visibili gratuitamente al pubblico.

La settimana della moda si apre anche con Bulk Mixology Food Bar

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La settimana della moda milanese, ormai alle porte, non è annunciata solo dalla Vogue Fashion’s Night Out, ma anche da una serie di appuntamenti mondani nei locali più esclusivi e alla moda della capitale meneghina.

Bulk Mixology Food Bar, all’interno del nuovo 5 stelle Hotel Viu, ad esempio, rappresenta una tappa obbligatoria.

I cocktail d’autore, studiati appositamente da Mattia Pastori, ti permetteranno di chiudere questa “must experience”, in cui la novità dei sapori, la loro contemporaneità e l’aspetto inedito raggiungeranno un’espressione artistica di livello internazionale.

Hai già segnato tutti gli eventi che seguirai questa sera? Raccontaci come è andata sulla pagina Facebook di Ninja Marketing!

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Kukua, la startup che sconfiggerà l’analfabetismo nei Paesi emergenti

Sei mesi di ricerca in tre differenti Paesi africani. Il sogno di contribuire davvero al cambiamento a livello globale, grazie alla democratizzazione dell’hardware e a soluzioni digitali per l’apprendimento, basate anche su intelligenza artificiale e machine learning.

Detta così, Kukua sembra qualcosa di estremamente tecnologico e complicato, invece, si tratta di un “gioco da ragazzi”. O meglio di un’applicazione per l’apprendimento di base di scrittura, lettura e matematica, che consente ai bambini dei Paesi emergenti di approcciarsi allo studio in modo semplice ed efficace, superando ad esempio i limiti della affollatissime classi africane, in cui gli insegnanti non possono materialmente seguire da vicino il percorso di apprendimento quotidiano di ogni singolo studente.

Per capire meglio qual è stato il percorso di Kukua e quale sia il futuro di questa tech startup dall’importante impatto sociale, abbiamo rivolto alcune domande a Lucrezia Bisignani, Founder di Kukua.

lucrezia bisignani kukua

Il continente africano ha visto negli ultimi anni una penetrazione sempre maggiore del Tech statunitense come Google, Microsoft e Facebook. Quale può essere il loro reale apporto allo sviluppo del paese?

I giganti del Tech stanno tutti scommettendo sul continente africano. I loro mercati principali sono ormai saturi e dunque, opportunisticamente o meno, connettere l’Africa vuol dire un miliardo di nuovi consumatori che usufruiscono dei loro prodotti online, tutti rigorosamente via mobile.

I benefici per le persone sono enormi: se pensiamo che grazie alla connettività gli studenti possono avere accesso ai migliori contenuti di istruzione al mondo, e quindi sviluppare nuove competenze per essere assunti in posti di lavoro o avviare le loro imprese. Essere connessi, per le persone che vivono nelle aree più remote, vuol dire anche avere accesso a servizi di sanità che non avevano mai avuto prima grazie alle diagnosi e cure a distanza.

Oltre alla connettività un altro ruolo di Google, Facebook e Microsoft è quello di formare le persone e aiutare lo sviluppo di nuove imprese di successo che a loro volta creano posti di lavoro e generano ricchezza nel continente.

​Oltre al supporto dei giganti del Tech, io spero, e sono convinta, che avremo modo di vedere presto innovazione a livello locale. Nessuno meglio di loro stessi è in grado di capire le loro dinamiche di mercato, i loro problemi e le loro opportunità. E in un mondo connesso avranno gli strumenti adatti per sviluppare nuovi modelli di business e aprire nuovi mercati.

kukua app

Perché la tecnologia può essere la chiave per un reale miglioramento dell’educazione in Africa?

Fino al 2015 i​l​ millennial development goal​ dell’UNESCO​ ​per l’istruzione​ si ​focalizzava ​su costruire scuole e dare accesso all’istruzione. Adesso vediamo uno shift globale che passa dal​ focus dell’accesso ​​​al focus sulla qualità​ dell’istruzione.​

Per capire il ruolo chiave della tecnologia per migliorare l’istruzione bisogna comprendere i problemi che il sistema educativo affronta. ​

In Africa per esempio c’è bisogno di oltre un milione e mezzo di nuove insegnanti formate adeguatamente per insegnare le competenze di base come la lettura e la scrittura agli oltre 166 milioni di bambini analfabeti nel continente. Ma anche se riuscissimo a formare un esercito di nuovi insegnanti, questi sarebbero disposti ad andare ad insegnare in alcuni dei luoghi più remoti e poveri della terra?

Oggi,​ grazie alla democratizzazione dell’hardware​​ ​gli insegnanti possono integrare nelle proprie classi risorse digitali sviluppate dai miglior educatori al mondo. Un bambino che vive in una baraccopoli a Nairobi tramite lo smartphone dei genitori, che costa ormai meno di 40 dollari, può accedere a​ lezioni e contenuti ​di eccellenza mondiale. Così come un ragazza di 18 anni che vive in un campo di rifugiati può seguire corsi online gratuiti d​elle università più prestigiose.​

Inoltre, grazie all’avanzamento dell’intelligenza artificiale oggi è possibile sviluppare lezioni e contenuti personalizzati.

kukua education

Noi a Kukua per esempio stiamo lavorando ad un ambizioso progetto di voice recognition e machine learning: un software che riesce a riconoscere se un bambino sta leggendo i suoni, le sillabe, le parole e le frasi correttamente. Così il bambino può praticare la lettura molto più frequentemente e ricevere feedback immediato (che solo un insegnante seduto accanto al bambino potrebbe altrimenti fornire). L’insegnante poi riceve il report individuale per ciascun bambino ed è così in grado di dedicare più tempo a quegli studenti che ne hanno più bisogno.

kukua startup

Da dove siete partiti per progettare Kukua?

Abbiamo passato 6 mesi a fare ricerca sul campo in 3 paesi Africani diversi (Sud Africa, Gambia e Kenya). Abbiamo vissuto in aree rurali con famiglie che vivevano con meno di un dollaro al giorno, visitato oltre 50 famiglie che vivevano nelle baraccopoli delle città e passato tempo con i rifugiati di guerra. Ci siamo seduti agli ultimi banchi di centinaia di classi in ciascuno di questi contesti. Abbiamo studiato il problema. Testato soluzioni già esistenti. Ascoltato i sogni dei bambini, i problemi degli insegnanti e le speranze dei genitori.

Dopodiché abbiamo messo insieme un team internazionale di esperti mondiali di alfabetizzazione, edutainment e tecnologia e di persone locali che ci aiutassero ad entrare nelle comunità.

Tutto quello che abbiamo sviluppato e costruito l’abbiamo fatto insieme ai nostri utenti e beneficiari finali. Abbiamo iterato la nostra metodologia di istruzione basandoci su innumerevoli quantità di dati per ottimizzare il processo in cui un bambino impara a leggere. Abbiamo migliorato la nostra UX oltre 500 volte così che un bambino che vive in un area rurale, che non ha mai utilizzato uno smartphone, potesse navigare autonomamente all’interno dell’app senza l’aiuto di un adulto.

kukua education

Quanto ha contribuito la tua esperienza alla Singularity University nello sviluppo dell’idea e dell’app?

Il mio percorso verso Kukua inizia a 11 anni dopo aver visitato durante un viaggio con la mia famiglia una scuola in un villaggio rurale in Africa. La scuola di quei bambini della mia stessa età, era così diversa dalla mia… non capivo il motivo (e tuttora non lo capisco) ma quel ricordo non mi ha mai lasciato ed è diventato il motivo della mia vita.

È stata dunque la mia mission a portarmi a Singularity. I tre mesi più incredibili della mia vita. Dove ho anche conosciuto il mio co-founder Alex. Giorno e notte (con davvero poche ore di sonno), chiusi all’interno del centro di ricerca della NASA di Mountain View, con persone con le menti più straordinarie che abbia mai conosciuto a parlare e progettare soluzioni utilizzando tecnologie esponenziali per impattare positivamente su 1 miliardo di persone.

Alla Singularity la mia vision si è allargata e gli orizzonti di ciò che era possibile grazie alle tecnologia sono diventati infiniti. Quando sono stata selezionata per il programma​,​ un alunno dell’anno precedente mi ha detto: “Come in Matrix ad un certo punto dovrai decidere se prendere la pillola blu o quella rossa. Se prendi quella rossa… non potrai più tornare indietro”. Così è stato.

Se prima già senti​vo​ un forte senso di responsabilità verso chi aveva più bisogno, dopo Singularity ho capito che avevo ricevuto il privilegio di poter cambiare davvero le cose e dunque era mio dovere dedicare il resto della mia vita a provarci. Perché “Se non ora, quando? Se non io, chi?”.

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kukua education

Quali risultati avete ottenuto finora e come proseguirà il vostro progetto?

​Negli ultimi due anni abbiamo completato lo sviluppo di SEMA LAND in inglese, Swahili e Arabo.

SEMA LAND è un App che insegna ai bambini tra i 5-10 anni a leggere, scrivere e fare matematica di base senza l’aiuto di un adulto. La metodologia che utilizziamo è stata studiata ad hoc da esperti di alfabetizzazione mondiali per insegnare efficacemente e in meno tempo possibile a leggere. L’app utilizza inoltre dinamiche di gamification per insegnare ed è ricca di personaggi, musiche, animazioni, giochi e storie legati alla cultura africana.

A giugno abbiamo lanciato due programmi pilota in due scuole nella baraccopoli di Nairobi per misurare l’impatto di alfabetizzazione dell’app e siamo molto fieri di vedere il progresso dei bambini anche dopo poche settimane di utilizzo.

Abbiamo inoltre lanciato SEMA RUN, uno spin off di SEMA LAND per insegnare specificatamente i suoni delle lettere dell’alfabeto. Dopo solo tre settimane di esperimenti di distribuzione attraverso ground marketing dentro Kibera (la baraccopoli più grande di Nairobi) abbiamo avuto 3.000 download e fondato inoltre la “Kibera for Digital Learning Community”, una comunità di genitori e insegnanti che vivono dentro la baraccopoli e che noi chiamiamo “StarParents e StarTeachers”, che si sono proposti come ambassador e si occupano insieme a noi di promuovere l’app. Oltre un centinaio di genitori ci scrivono regolarmente sul nostro gruppo Whastapp “Sema Chat” per mandarci foto dei loro figli che usano l’app e scriverci il loro feedback.

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Attualmente, oltre alla distribution B2C di SEMA RUN, con la quale contiamo di raggiungere quest’anno degli accordi con le Telco locali, stiamo anche finalizzando delle partnership importanti per dare accesso ai contenuti di SEMA LAND a quanti più bambini possibili. Per esempio il governo in Kenya ha distribuito 1.5M di tablet tra scuole pubbliche e private e tramite il Kenyan Education Cloud i nostri contenuti potranno essere disponibili su quei devices.

Il nostro obiettivo principale adesso è far in modo che SEMA LAND insegni a leggere, scrivere e fare matematica di base a quanti più bambini possibili. Le nostre energie sono dunque incentrate su trovare canali di distribuzione scalabili.

Nei prossimi mesi annunceremo il nuovo progetto a cui stiamo lavorando, un pezzo di tecnologia di voice recognition e machine learning open source con il quale i bambini potranno praticare la lettura. Nella roadmap inoltre, dato il successo che stanno riscuotendo i personaggi dell’app tra i bambini, stiamo anche decidendo per una serie animata televisiva.

La nostra vision è quella di diventare la Disney dell’Education nei paesi emergenti.

volvo compra luxe

Volvo compra Luxe e potenzia i suoi digital business services

Dopo mesi di gossip Luxe ha finalmente trovato una casa. L’8 settembre 2017 la casa automobilistica svedese Volvo ha annunciato l’acquisizione della piattaforma, della tecnologia e delle risorse chiave di Luxe, che utilizzerà per livellarsi agli standard tecnologici in ottica “customer oriented” dei competitors.

Non sono stati divulgati dettagli finanziari sull’acquisizione ma, secondo Pitchbook, Luxe è stata precedentemente valutata intorno ai 140 milioni di dollari dopo l’ultimo ciclo di finanziamenti proveniente da Hertz nel 2016. Volvo ha dichiarato che gli ingegneri di Luxe e il CEO e cofondatore Curtis Lee entreranno in azienda.

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Volvo compra Luxe e potenzia i suoi servizi ai clienti

Questa mossa arriva in un momento in cui i produttori di automobili di tutto il mondo stanno investendo e/o acquistando tech start-up che sviluppano soluzioni mirate per le auto.

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Tra le tecnologie specifiche incluse vi è la presenza di algoritmi di routing, pianificazione logistica e previsione del tempo di arrivo ad una destinazione. Volvo inoltre ha pure fatto sapere che l’acquisizione di Luxe rafforzerà i suoi servizi di concierge esistenti con l’obiettivo in cui in un futuro non troppo lontano i clienti non dovranno mai più fare rifornimento da soli, lavare o prendere la propria auto per svolgere commissioni varie, sarà tutto controllato tramite app e infotainment.

Volvo fa anche sapere che dirotterà tutta la squadra nella sede californiana in Silicon Valley per sviluppare servizi on demand per gli automobilisti.

“La nostra visione è un futuro in cui la tecnologia semplifica la vita in modo da non dover mai più fermarsi in una stazione di servizio, andare in un lavaggio auto o addirittura prendere l’auto per svolgere commissioni. L’acquisizione di Luxe è un passo verso la realizzazione di questa ambizione. Non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con la squadra altamente talentuosa d Luxe” dichiara Atif Rafiq, Chief Digital Officer di Volvo Cars.

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La società a luglio ha annunciato che tutte le sue auto saranno elettriche o ibride entro il 2019. Un mese dopo, ad agosto, sono comparsi i primi rumors su un probabile interesse verso Luxe. A settembre l’operazione è stata conclusa.
Cosa ha in serbo per il futuro Volvo?

Yoast SEO: guida all’utilizzo

L’opinione comune che ruota attorno a Yoast – uno dei plugin più utilizzati per la SEO – è contrastante. Immagina due fazioni, un po’ come avviene per il calcio: tifosi pronti a inneggiare i propri beniamini. Ecco, in questo caso, i protagonisti in campo sono molti meno…per la precisione è uno soltanto. Ed è il plugin tanto amato/odiato da chi si occupa di SEO.

Ora, io non voglio prendere le difese di questo strumento. E neppure voglio condannarlo. Il mio intento è quello di raccontarti cosa è in grado di fare. Spetta a te scegliere se includerlo o meno tra i plugin installati sul tuo tema di WordPress.

Già, la conditio sine qua non per utilizzare Yoast – e per trovare utile questo articolo – è avere un blog (o un sito web) su WordPress. Insomma, se usi un altro CMS, come Magento, PrestaShop o Joomla!, puoi benissimo chiudere la tab e leggere altro. Ma scommetto che tu sei qui per scoprire qualcosa in più su Yoast. Ed è per questo che mi hai trovato. 😉

PS → In questo articolo non trovi la definizione di Yoast, non sarebbe utile. Piuttosto, trovi espletate le funzionalità più utili per posizionare al meglio il tuo blog (o sito), tra le prime pagine di ricerca.

Oltre il semaforo c’è di più

Questo è il primo step da affrontare, quando si parla di Yoast. Il tanto discusso semaforo è, infatti, una delle caratteristiche principali del plugin. Ed è anche quella più criticata dagli addetti ai lavori. Perché? Semplicemente perché funziona male. O meglio, la parte inerente all’inserimento della keyword principale può essere fuorviante.

Ti spiego subito il motivo, utilizzando l’articolo che stai leggendo come esempio.

La keyword che ho inserito per questo post è “yoast seo guida“. Quello che mi restituisce il plugin, è il seguente elenco:

  • non è stata fornita alcuna meta description, i motori di ricerca mostreranno quindi sezioni di testo della pagina;
  • la parola chiave di riferimento ‘yoast seo guida’ non appare nel titolo della pagina;
  • in questa pagina non appare alcuna immagine, considera di aggiungerne alcune rilevanti;
  • la parola chiave non appare nel primo paragrafo del testo. Assicurati che l’argomento sia chiaro da subito;
  • all’interno del testo non è stata utilizzata alcuna parola chiave in nessuna delle sotto testate (come ad esempio una H2);
  • la ricorrenza della parola chiave è 0.3%, è un po’ bassa; la parola chiave è stata trovata 1 volte;
  • in questa pagina non c’è alcun link in uscita, considera di aggiungerne alcuni rilevanti;
  • il titolo di pagina contiene 29 caratteri, che è inferiore alla lunghezza raccomandata di 35 caratteri. Usa questo spazio per aggiungere variazioni di parole chiave o per creare una descrizione persuasiva;
  • la parola chiave di riferimento appare nell’URL di questa pagina;
  • non hai mai usato questa parola chiave prima d’ora, molto bene;
  • il testo contiene 306 parole, questo è più del minimo raccomandato di 300 parole.

NB → Come noti dall’ultima riga, l’analisi che ho fatto è “live”. Insomma, non ho voluto copia incollare i dati di Yoast, ad articolo concluso. Ma continuiamo con l’esamina. 🙂

Analizzando le criticità, riscontrate da Yoast, possiamo trarne alcuni spunti di riflessioni interessanti.

In primis, mi suggerisce di inserire la meta description, per migliorare il mio snippet. Questa accortezza è fondamentale per personalizzare la descrizione delle proprie pagine, e invogliare l’utente al click. Io, ho inserito questa: “Una guida alla scoperta del migliore plugin per la SEO, disponibile per WordPress: Yoast. Ché oltre il semaforo c’è di più.”. Come vedi, la parola chiave di riferimento è presente, ma non nell’esatto ordine nel quale l’ho inserita nel box di Yoast. Per questo motivo, il plugin restituisce un “errore”, suggerendomi di inserire la mia parola chiave nel titolo (h1 e meta title), all’interno del primo paragrafo, in eventuali sottoparagrafi (h2, h3, etc.), nell’URL e come testo alternativo per le mie immagini.

In linea di massima, tutti questi suggerimenti sono sacrosanti; è la corrispondenza esatta a non esserlo. Così come la voce “ricorrenza”. Non è riempendo le tue pagine con la keyword che intendi attaccare a darti un risultato egregio, in termini di posizionamento. Anzi. Il keyword stuffing – ossia, l’abuso della parola chiave all’interno di un testo – non è ben visto da Big G. E tu non vuoi contrariare il boss delle ricerche. O sbaglio?

Quindi, arrivati a questo punto, per citare il buon Antonio Lubrano, “una domanda sorge spontanea“: il semaforo di Yoast è inutile? No, non lo è affatto. Ma, trattandosi di uno strumento, va utilizzato con criterio.

Un po’ come l’indice di leggibilità, un altro semaforo da “superare”.

Leggi anche: Ecco come il Machine Learning sta rivoluzionando la SEO

Analisi della leggibilità

Appurato che puoi sperare di ottenere un buon posizionamento anche con un semaforo rosso, o del tutto assente, per quanto riguarda la leggibilità, ti suggerisco di ignorare meno le “direttive” di Yoast. Una su tutte, il punteggio relativo al Flesch reading ease test. No, non è uno scioglilingua anglosassone, ma un calcolo per stabilire la difficoltà di lettura di un testo.

Si parte dal gradino più basso, con un punteggio che può variare da 0 a 30. Contenuti del genere sono adatti a un pubblico particolarmente colto. Per farsi comprendere, senza troppe difficoltà, lideale sarebbe ottenere un punteggio tra i 60 e i 70.

Considera che questo valore è il risultato di una specifica formula matematica, che tiene conto della lunghezza complessiva del testo, della lunghezza dei paragrafi e delle singole parole.

Inoltre, con l’analisi della leggibilità attiva, puoi ricalibrare – qualora richiesto – i tuoi paragrafi, senza eccedere in futili digressioni. Insomma, sul web vige una lettura veloce e scansionata. Meglio andare subito al dunque e approfondire al momento giusto. Ecco perché è molto importante non perdersi tra incisi e subordinate, tanto cari alla lingua italiana. Per fortuna, anche in questo caso, Yoast è pronto a bacchettarci, indicandoci tutte le frasi che contengono più di 25 parole.

NB → Puoi abilitare, o disabilitare, l’analisi delle parole chiave e della leggibilità. Basta un click, come mostrato nell’immagine seguente:

funzioni yoast seo

Queste sono le funzioni di Yoast, inerenti al fatidico semaforo. Eppure, il suddetto plugin può essere usato per svolgere altri compiti. E questo può essere tradotto con tre parole: semplificazione del lavoro.

Robots.txt e redirect

Robots e htaccess a portata di un click: questa è un’altra funzione – molto ghiotta – presente in Yoast. Sull’editor di massa e sulla funzione “importa ed esporta” non mi pronuncio. La descrizione è già abbastanza esplicativa.

gestire sitemap e robots con yoast

Il robots.txt, giusto per rinfrescarti la memoria, è un file di testo situato nella root principale del tuo sito web. La sua funzione? Quella di bloccare la scansione di determinate pagine, da parte del motore di ricerca. In parole povere, se hai una o più pagine che non vuoi indicizzare, devi indicarle nel file robots.

Normalmente, per visualizzare (e modificare) questo file, occorre un programma che ti permetta di accedere all’ftp. Con Yoast, invece, diventa tutto molto più semplice.

Ecco un file robots.txt corretto:

User-agent: *
Disallow: /wp-admin/

In questo esempio, le uniche directory inibite sono quelle di sistema – del tutto inutili per l’utente.

Titoli e metadati

Con questa sezione di Yoast, puoi gestire facilmente il tag title e la meta description della tua homepage. Un po’ come vedi nello screen sottostante.

schermata di yoast, relativa a title e metadati

Ma c’è dell’altro. Dal sottomenu, infatti, è possibile impostare i meta robots (da non confondere con il file robots.txt) su articoli, pagine, media, categorie e tag. In pratica, per escludere dall’indicizzazione gli elementi appena citati, devi passare da qui. Anche in questo caso, l’interfaccia del plugin rende tutto molto intuibile.

Sitemap.xml

Ottimizzare un sito web per i motori di ricerca significa, in primis, fare comprendere ai crawler che esistono pagine più importanti rispetto ad altre – e quindi prioritarie per noi. Il file robots.txt e i meta robots servono anche a questo. Così come la sitemap.xml, un’altra funzione che può essere gestita da Yoast.

sitemap yoast

La sitemap (per i motori di ricerca) è un file di testo in formato .xml. E puoi visionarla, SEMPRE, a questo indirizzo: tuosito.it/sitemap.xml

Possono esistere diverse sitemap.xml, ognuna associata a un gruppo di contenuti specifici. Come, ad esempio, la sitemap degli articoli, delle pagine, delle immagini, o delle categorie. Comunicare al motore di ricerca la struttura del tuo sito web è cruciale se vuoi dare la giusta priorità ai tuoi contenuti.

E Yoast, anche in questo caso, viene in nostro soccorso, creando in maniera del tutto autonoma la sitemap.xml.

Index e noindex

Infine, tra le funzioni avanzate di Yoast – appena sotto le impostazioni per la condivisione sui social – trovi l’icona di un ingranaggio. Da qui, è possibile gestire singolarmente lo stato di indicizzazione di una determinata pagina. Quindi, scegliere se indicizzare o meno un contenuto, o impedire al crawler di seguire i link presenti nella pagina.

Per chiarire ogni tuo possibile dubbio, ti consiglio di dare una lettura al Glossario SEO per aspiranti blogger. In un articolo che parla di Yoast, non posso (e non devo) parlarti di acronimi e termini tecnici. Mi dispiace.

gestire il noindex con yoast seo

Yoast SEO: non chiamarlo semaforo

Il nostro excursus su Yoast volge al termine. Se conosci altre funzioni che reputi fondamentali, ti invito a seguire la pagina Facebook di Ninja Marketing e inserire un commento al post. E per l’amor della SEO, non chiamare Yoast “semaforo”. Sarebbe un po’ riduttivo, non credi?