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Content Marketing: tutti i vantaggi del guest blogging

Cosa manca nella strategia di Content Marketing del tuo brand? Molto probabilmente stai sottovalutando – o peggio ancora ignorando – l’enorme potere del contributo dei tuoi collaboratori interni su siti e blog esterni.

Stiamo parlando dei guest post. Di cosa si tratta esattamente?

Di sicuro la tua azienda vanta la presenza di veri esperti del settore, che nel tempo hanno acquisito un bagaglio di esperienze e costruito una buona reputazione come leader di pensiero su web e social. Perché, allora, non incentivarli a contribuire su canali media esterni a quelli aziendali, con contenuti di qualità?

Un errore molto comune è considerare il guest blogging dei propri collaboratori come una sorta di “tradimento” e talvolta addirittura come un’attività in conflitto con l’azienda. Come qualcosa che sottrae invece di aggiungere valore. Ma quanto può guadagnare il tuo brand – in termini di brand awareness in primis, ma anche di lead generation e vendite – se i collaboratori riescono a fare (bene) Professional Branding?

Troppo spesso si confonde la presenza dei dipendenti su canali media esterni come un’azione di Personal Branding fine a se stessa. Premesso che c’è differenza tra Personal e Professional Branding – è importante prendere atto che entrambi possono contribuire al successo dell’azienda.

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Poter vantare tra i propri collaboratori delle persone di cui altre persone di fidano e a cui chiedono consigli sul settore, aiuta a posizionare anche il brand, soprattutto presso fasce di utenti che sarebbero difficili da raggiungere solo attraverso i contenuti dei vostri canali ufficiali (come il blog o i profili social aziendali, ad esempio).

Non sei convinto?

Considera il caso del Content Marketing Institute – che di contenuti, come dire, se ne intende. Lo scorso anno hanno rilevato che la maggior parte del loro traffico proveniva proprio dai guest post. Cosa significa tradotto in numeri? Il 58% di lead e il 73% delle entrate provenienti dalla strategia di Marketing.

Ecco perché non solo non dovresti ostacolare il guest blogging dei tuoi dipendenti, ma addirittura promuoverlo.

Di seguito trovi una serie di consigli per implementarlo al meglio nella strategia di Content Marketing del tuo brand.

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Guest blogging: come farlo e perché

I contenuti firmati dagli esperti e leader della tua azienda dovrebbero essere:

  • non autoreferenziali: il vero nemico? L’autoreferenzialità della maggior parte delle strategie di Content Marketing: un approccio mentale – prima ancora che pratico – che ormai non solo non paga più, ma è diventato anche controproducente. Parlare sempre e solo del brand, di quanto sono straordinari i nostri prodotti, di come offriamo soluzioni a 360° e via discorrendo, non potrebbe essere più lontano da una strategia dei contenuti vincente.
  • Altamente formativi: proprio perché lo scopo è educare, informare, divulgare conoscenza (e di conseguenza attuare una strategia di Inbound Marketing per il tuo brand), è importante che i contenuti siano curati attentamente in ogni dettaglio, trattando aspetti specifici del vostro settore di appartenenza, in grado di stimolare il lettore a voler sapere di più e aiutandolo a comprendere come risolvere un problema (molto probabilmente con le soluzioni che offre il tuo brand).
  • Selezionati con cura per media qualificati, in linea con la tua audience (reale e potenziale): è fondamentale scegliere il canale giusto. Non puntare alla quantità, ma piuttosto alla qualità. Come sempre, può bastare l’articolo giusto sul blog giusto. E, soprattutto, è da evitare di “svendere” lo stesso articolo su più canali (non è il massimo in termini di SEO e svilisce un po’ l’importanza del contenuto e del mezzo). Costruisci relazioni di valore con i publisher rilevanti per il tuo settore!
  • Scritti dalle persone giuste: sembrerà banale, ma non è detto che tutti possano essere la persona adatta per fare guest blogging. È importante che, oltre all’esperienza e alle competenze, il collaboratore che scriverà i post abbia notevoli doti comunicative. E di scrittura, naturalmente.
  • Ben integrati nel tuo calendario editoriale: se possibile, sincronizza i contenuti esterni anche con i temi chiave delle tue campagne in corso, cerca di mantenere un approccio olistico.
  • Divulgati internamente, con feedback e suggerimenti soprattutto da parte del Sales team: gli argomenti migliori da trattare nei guest post possono essere suggeriti da chi ha il contatto diretto con i clienti e conosce da vicino le loro esigenze. Una volta pubblicati, possono inoltre diventare un ottimo strumento, proprio per chi si occupa delle vendite, da utilizzare in una strategie di Social Selling con prospect e lead.

Infine, un ultimo consiglio da tenere sempre a mente. Questa strategia di Content Marketing non si attua dall’oggi al domani: costruire un piano editoriale interno che vada di pari passo con quello “esterno” richiede tempo, dedizione e partecipazione da parte di più team. I risultati andranno analizzati nel lungo periodo, ma con ogni probabilità non ne rimarrai deluso.

Futuro della SEO cambiamenti dei motori di ricerca

Come prepararsi ai prossimi cambiamenti dei motori di ricerca

Stiamo assistendo negli ultimi anni ad un vero e proprio boom della SEO,  un campo in continua crescita e cambiamento. Oggi la SEO è considerata fondamentale nelle strategie di Digital Marketing e conosce un aumento costante di investimenti nel settore. Solo negli  USA nel 2016 si sono investiti 65 miliardi di dollari che si prevede aumenteranno a 80 miliardi nel 2020. Il futuro della SEO sembra quindi roseo, ma come comportarsi davanti ai continui cambiamenti dei motori di ricerca?

Futuro SEO - Dati

Se da un lato possiamo rallegrarci per il percorso che abbiamo davanti, allo stesso tempo non dovremo abbassare la guardia ed essere proattivi nel prevedere le prossime mosse algoritmiche di Google. Il rischio? Cadute nelle SERP da incubo, come quelle, che molti ancora ricorderanno, verificatesi con Penguin o Panda.

Non preoccuparti, non sei solo! I Ninja hanno per te 3 previsioni sul futuro della SEO secondo i trend attuali.

1. La User Experience giocherà un ruolo sempre più importante nel futuro della SEO

In passato – e per molti ancora oggi – la SEO è stata considerata un’attività prevalentemente tecnica e destinata ad un team IT, sottovalutando erroneamente l’aspetto creativo della disciplina.

Da qualche anno, in seguito agli aggiornamenti “semantici” e le indicazioni di Google, invece si è rivalutato il ruolo dello specialista SEO, che non solo deve mettere in pratica le conoscenze per ottimizzare i siti web e i contenuti all’interno di essi, ma anche il modo in cui le persone interagiscono con il Web.

Futuro della SEO cambiamenti dei motori di ricerca

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Cosa fare quindi? Iniziamo prima di tutto a conoscere i nostri utenti sia all’interno, che all’esterno del nostro sito e creiamo contenuti coinvolgenti basandoci sui loro comportamenti. Il web mette a disposizione diversi strumenti gratuiti, già Google Analytics e Search Console sono ottimi, per tracciare e interpretare il comportamento dell’utente.

Una volta individuato l’utente tipo e i contenuti che performano meglio, cerchiamo di replicarli. Pensa a cosa vogliono i tuoi utenti e a come interagiscono con il vostro brand, creando per loro un’esperienza unica.

LEGGI ANCHE: Tutti gli strumenti SEO (gratis) di cui non puoi fare a meno

2. Le pagine AMP diventeranno un fattore di ranking per i motori di ricerca

Siamo nell’era del mobile, il modo in cui cerchiamo notizie, interagiamo e compriamo si è totalmente stravolto rispetto al passato.  La ricerca da mobile sta aumentando anche in Italia: nel 2016 il 12% in più rispetto all’anno precedente. Con questi presupposti, Google sta già dando priorità ai siti web più fruibili e veloci da mobile.

In che modo?

Quando gli utenti interagiscono con un sito web non vogliono solo contenuto interessante e coinvolgente, ma anche velocità di caricamento e di conseguenza un contenuto più “leggero”. Pensa che non tutto il mondo ha a disposizione il 4G o la banda larga e accedere a notizie con un caricamento lento, ossia oltre 3 secondi secondo una ricerca Google, comporta l’abbandono del sito per il 53% degli utenti.

Questa è la ragione per cui Google e altri motori di ricerca stanno incentivando l’implementazione del progetto AMP, in grado di creare pagine web più veloci e dieci volte più leggere.

motori di ricerca

Credits: Depositphotos #57403861

Ad oggi le pagine AMP non sono “ufficialmente” un fattore di ranking, ma in ogni caso impattano la ricerca e la performance del sito.

Le AMP (Accelerated Mobile Pages), infatti, si posizionano su mobile sopra i risultati organici della SERP. Quindi se gli utenti lasciano il tuo sito dopo la prima pagina (vedi la frequenza di rimbalzo), poiché lento a caricare, faresti bene a implementare al più presto le AMP, anche se ti trovi tra i primi risultati nella SERP.  Alcuni Magazine (es. Washington Post, Wired) hanno già sperimentato con le AMP un aumento delle visite!

LEGGI ANCHE: Mobile e SEO: Google sta eliminando gli URL dalle ricerche?

3. L’intelligenza artificiale gestirà le ricerche

Quando Google annunciò il sistema di machine learning Rank Brain, il mondo SEO perse la testa. Oggi ancora non sappiamo molto su Rank Brain, oltre al fatto che è uno dei tre fattori di ranking più importanti.

L’Intelligenza artificiale sarà fondamentale per ottenere risultati altamente qualitativi. Ogni volta infatti che la macchina impara un nuovo modello e interpreta il contenuto, la ricerca diventa più accurata. L’AI, inoltre, darà priorità a contenuti e audience, decretando la fine delle pratiche Black-hat nel futuro della SEO.

LEGGI ANCHE: A cosa serve la SEO e qual è il suo futuro

Futuro della SEO cambiamenti dei motori di ricerca

Credits: Depositphotos #8855239

L’intelligenza artificiale gestirà quindi il 100% delle ricerche, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Come possiamo prepararci all’era del machine learning?

  1. Creando contenuti informativi e coinvolgenti per l’utente;
  2. Applicando tecniche on-page e off-page SEO compresa l’implementazione di AMP;
  3. Pensando ad una ricerca a livello individuale. L’AI infatti consentirà ricerche molto customizzate, spingendo tutti i marketer a pensare ancora di più per “segmenti”.

Queste, che per ora sono solo previsioni, ci indicano però una direzione chiara. C’è comunque ancora tempo, quindi siediti e rifletti su dove ti trovi adesso, su cosa stai facendo per conquistarti le simpatie dei motori di ricerca e su cosa potresti aggiungere alla tua SEO strategy futura.

E naturalmente, #BeNinja!

eye see casco ipovedenti tecnologia

Eye See: il casco innovativo per aiutare i non vedenti

Cinque studenti della Kunming University of Science and Technology, un college del sud-est della Cina, hanno lavorato per un anno intero ad un progetto veramente interessante.

L’obiettivo era sviluppare uno strumento che potesse aiutare e supportare sia le persone affette da cecità che quelle ipovedenti.

Eye See è un elmetto il cui componente core è un radar laser, simile a quelli che vengono utilizzati dai sistemi di guida automatica montati sulle automobili di nuova generazione: può effettuare una scansione omnidirezionale completa a 360°, identificando e segnalando ostacoli nel raggio di 3 metri tramite un particolare segnale acustico.

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Eye See riconosce testi e immagini

Il casco è dotato di una cam frontale, in grado di svolgere due compiti non indifferenti:

1. aiutare la persona descrivendo ciò che vede, permettendo così al non vedente di ottenere indicazioni dell’oggetto o della persona che ha di fronte. Tutto questo accade grazie ad una piccola Intelligenza Artificiale di cui è dotato l’elmetto, che tramite il riconoscimento di un’immagine può, ad esempio, descrivere i colori dei vestiti indossati da chi si ha di fronte, o ipotizzare grossomodo l’età della persona, effettuandone una descrizione verbale.

eye see casco ipovedenti tecnologia

2. Riconoscere gli ideogrammi cinesi e quindi leggere in modo preciso ed accurato ad alta voce. Questo permette di aiutare non solo chi non vede, ma anche le persone ipovedenti nella lettura di libri, riviste, cartelli.

Caschi destinati a persone con problemi visivi erano già stati utilizzati in precedenza, in particolare quelli denominati Sonic Eye, che consentivano agli utenti di tenere traccia del loro raggio di azione, utilizzando un sistema basato sull’echolocation, utile per determinare quanto lontano o vicino fossero da un oggetto.

Ma, con il suo software di riconoscimento di testi e immagini, questo casco sembra essere decisamente qualcosa di molto più innovativo e migliorativo.

Finora i cinque studenti hanno depositato ben 17 brevetti, e pare che non vogliano minimamente fermarsi, continuando a lavorare sull’ottimizzazione del sistema per rendere il casco un supporto che sia possibile produrre in serie, diventando quindi facilmente accessibile a chiunque abbia problemi di cecità o ipovisione.

Attendiamo gli sviluppi!

Quali sono i limiti dell’On-demand Economy in Europa?

L’ultima eclatante notizia riguardo a Uber ci impone quantomeno una breve riflessione sullo stato dell’On-demand Economy nel Vecchio Continente.

Partiamo quindi da Londra. Secondo l’ente che gestisce il trasporto pubblico inglese, Uber non possiede i requisiti necessari per garantire la piena sicurezza nell’erogazione del servizio di trasporto privato e quindi le verrà negato il rinnovo della licenza per operare nella capitale.

Ovviamente Uber farà ricorso e potrà garantire momentaneamente lavoro ai circa 40 mila autisti che collaborano con la piattaforma tecnologica made in USA, almeno fino alla pronuncia del giudice.

Altrettanto ovviamente è già partita la raccolta di firme a sostegno di Uber e sono arrivate le scuse del nuovo CEO Dara Khosrowshahi, tanto per marcare la differenza con il suo predecessore e founder Travis Kalanick – noto ancor più che per la crescita worldwide della sua azienda, per i suoi modi a volte poco politicamente corretti.

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Tratteggiata così la vicenda, Uber sembra un capro espiatorio in balia delle vetuste normative della Vecchia Europa. In realtà si tratta dell’ennesimo segnale che questo modello di business fa acqua da un po’ troppi buchi.

Proviamo quindi a sbilanciarci di più nell’analisi e a far finta di essere uno startup mentor di fronte a questi modelli aziendali.

Molto probabilmente quello di Uber (e dei suoi competitor del settore dei trasporti) è uno di quelli più profittevoli, rispetto ai vari player del food delivery e del lavoretto occasionale per riparare le cose di casa. Tuttavia possiamo riscontrare alcuni aspetti che vanno certamente evidenziati.

1. Scarsa fidelizzazione del Cliente

Sarà anche colpa dei diversi casi di proteste e di episodi poco edificanti dal punto di vista dell’immagine del brand aziendale, ma quello che si può riscontrare nella clientela di questi servizi on-demand è la mancanza di fedeltà. Non essendoci un brand particolarmente captive, per nessuno di noi utenti è molto importante mantenerci fedeli ad un servizio specifico di food delivery ad esempio: l’importante è che mi arrivi quel tipo di cibo a casa. Perché, in altre parole, dovrei usare Uber al posto di MyTaxi, se non per mera convenienza?

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2. Eccessiva dipendenza dai Venture Capital

In moltissime delle on-demand company esiste nell’equity una quota molto importante da parte di alcuni Venture Capital che mascherano le perdite correnti di queste aziende, un po’ come facevano i presidenti delle squadre di calcio di serie A italiane negli anni ’90. Senza queste iniezioni di denaro, il business non sarebbe sostenibile, ma il mantra del Venture Capital è “Winner takes all” e quindi continuano ad investire su quello che ritengono il loro cavallo vincente per remunerare il capitale investito.

3. La resistenza della componente umana

L’idea del posto fisso e del lavoro che garantisca il proprio welfare personale sono dinamiche socioculturali che probabilmente questi modelli non hanno tenuto nella dovuta considerazione quando hanno pensato di esportare questa “economia del lavoretto” da un contesto anglo-sassone a quello dell’Europa Continentale. Le numerose rivendicazioni di sostenibilità umana e salariale ne sono solo la diretta inevitabile conseguenza.

4. Mancanza di Employer Branding

Il fatto che non esistano dipendenti, ma principalmente collaboratori, spinge le persone che mettono il cappellino di Uber e Deliveroo a sentirsi mercenari o al più liberi professionisti che possono prestare in ogni momento i loro servigi a chi offre una remunerazione maggiore. L’estremizzazione di questa mancanza di Employer Branding è testimoniata dai casi in cui i collaboratori di queste on-demand company si sono comportati nei confronti dei clienti finali in modo non accettabile e talvolta addirittura violento.

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Il futuro dell’On-demand Economy: l’automazione completa

La sopravvivenza di questi modelli sarà garantita – forse – alle prime aziende che riusciranno a sostituire la forza lavoro umana: auto che si guidano da sole e droni che fanno le consegne teleguidati da remoto. Questa prospettiva è molto probabilmente ben chiara in Silicon Valley, dove nel 2018 si sperimenteranno nuovi scenari di reddito di base per non arrivare impreparati al futuro cambio di paradigma lavorativo.

Nel frattempo questo tipo di modello economico è stato ribattezzato “1099 economy”: piccoli lavori su commissione da notificare all’agenzia delle entrate statunitense, attraverso il cosiddetto “modulo 1099”.

E voi per ordinare la prossima pizza a domicilio userete Uber Eats o chiamerete direttamente il pizzaiolo sotto casa?

Facebook 22 Statistiche che non puoi ignorare

Facebook, tutte le statistiche che non puoi ignorare

Quali interessi e abitudini hanno gli utenti di Facebook, cosa rende un annuncio interessante e pertinente per il tuo pubblico, come ottenere risultati migliori dalle tue inserzioni spendendo meno, come interpretare il punteggio di pertinenza delle tue campagne di advertising, come devono essere i tuoi post per ottenere like, commenti e condivisioni, qual è la formula per produrre un buon video? Tutte domande lecite.

Confuso? Non temere, le risposte arriveranno tutte. Ma procediamo con ordine.

In questo articolo, troverai le 22 statistiche su Facebook che non puoi assolutamente ignorare nel tuo lavoro. Curioso?

Eccole qui, in breve:

1. All’inizio del 2017 Facebook ha dichiarato che 65 milioni di aziende locali erano presenti online con una pagina Facebook, e di queste 4 milioni hanno investito in advertising su Facebook.
2. Il 79% degli adulti presenti online usa Facebook.
3. Il 42% degli utenti Facebook non segue i brand sui social media.
4. Il 42,2% delle persone che segue una pagina lo fa per ottenere sconti e offerte esclusive.
5. Ogni volta che un utente accede a Facebook, sono più di 1.500 le storie che competono per apparire nel suo newsfeed.
6. Tuttavia, solo 300 di queste storie vengono scelte e mostrate agli utenti Facebook.
7. Il 40,5% delle persone afferma di preferire annunci in linea con i propri interessi.
8. Gli annunci con un punteggio di pertinenza di 3 costano circa il 73% in più rispetto a quelli con un punteggio di 8.
9. Sono il 167% più costosi degli annunci con un punteggio di 10.
10. Gli annunci con un punteggio di 8 hanno un CTR superiore del 77% rispetto a quelli con un punteggio di 3.
11. Gli annunci con un punteggio di 10 hanno un CTR superiore del 158% rispetto a quelli con un punteggio di 3.
12. Il 34,7% delle persone che smette di seguire un brand su Facebook lo fa perché la pagina manca di personalità o non conversa con gli utenti.
13. Il 57,5% delle persone che smette di seguire un brand, lo fa per via degli eccessivi contenuti promozionali.
14. I post di Facebook con minor testo ottengono il 23% di interazione in più rispetto ai post più lunghi.
15. I post con foto ricevono il 179% di reazioni in più rispetto ai post non corredati da immagini.
16. I video sono il tipo di post più condiviso.
17. Nel primo trimestre del 2017, su un campione di 500 pagine, i video pubblicati da ogni pagina sono stati, in media, 24.
18. La lunghezza media di un video su Facebook è di 3 minuti e 48 secondi.
19. L’utente medio guarda un video su Facebook per 10 secondi.
20. L’85% dei video su Facebook viene visto senza audio.
21. Le persone hanno l’1,5% in più di probabilità di guardare video da uno smartphone invece che da desktop.
22. Il video in formato quadrato, visualizzato da mobile, occupa il 78% di spazio in più del newsfeed rispetto al video orizzontale.

Gli utenti di Facebook: chi sono?

Facebook 22 statistiche che non puoi ignorare

Iniziamo con una domanda: chi c’è su Facebook?

La risposta è facile: praticamente, tutti. Ci sono più di 1,4 miliardi di persone su Facebook. Questo dato, da solo, ci fornisce un ottimo motivo per investire nel canale e in campagne a pagamento, ma attenzione: con un numero così elevato di utenti e una piattaforma pubblicitaria satura, è indispensabile avere obiettivi chiari e pianificare le azioni.

Il 79% degli adulti presenti online usa Facebook

In Italia sarebbero 30 milioni gli utenti attivi al mese, in crescita di 2 milioni rispetto a un anno fa. In un giorno sono mediamente 24 milioni gli italiani che visitano Facebook, e chi lo usa lo fa per ragioni diverse, dallo svago, all’informazione. Il dato più impressionante riguarda l’utilizzo da mobile. Sono 28 milioni coloro che, almeno una volta al mese, accedono a Facebook da tablet o smartphone, mentre sono 23 milioni le persone che quotidianamente usano Facebook.

Il 53% degli utenti ha più di 35 anni; diminuiscono i giovani fino a 18 anni, mentre crescono le fasce 19-24, 30-35 e 36-45 anni (questa è anche la coorte più numerosa, con oltre 7 milioni di iscritti). Espandono la loro presenza anche i 25-29enni, i 46-55enni e gli ultra 55enni.

Naturalmente, non tutti sono interessati ai contenuti della tua pagina.

Il 42% dei consumatori non segue i brand sui social media

Senti già la disperazione che ti assale? Non devi.

Tra poco ti parlerò di come raggiungere il tuo target e dormire sonni tranquilli, o quasi.

Il 42,2% delle persone che segue una pagina lo fa per ottenere sconti e offerte esclusive

Cosa vogliono gli utenti dai social media, e cosa li infastidisce?

L’abbiamo detto tante volte: i social media sono mezzi per conversare, per cui non ti sorprenderà sapere che condividere solo o principalmente contenuti promozionali non agevolerà il rendimento della tua pagina. Così come non funziona avere un tone of voice lontano dal target a cui parli, o non avere una mission e obiettivi chiari, né una strategia, o sforzarsi di essere divertenti quando non lo si è, o non rispondere ai commenti e ai messaggi degli utenti.

Alcune persone seguono i brand sui social media per ricevere offerte speciali o promozioni, mentre altri semplicemente per essere intrattenuti. Bilanciare contenuti pertinenti e divertenti, insieme a promozioni e offerte speciali, è un buon modo per attrarre gli utenti sulla tua pagina.

Un ulteriore consiglio. Pensa a un contenuto in linea con il tuo brand e il tuo target, che possa attrarre chi arriva per la prima volta sulla tua pagina, e offrirgli un vantaggio. Ce l’hai? Pubblicalo. Se riscuote successo, fissalo nella parte superiore della pagina, e vedrai che i numeri continueranno a crescere. È un piccolo trucco. Prova!

I tuoi annunci sono pertinenti?

Facebook 22 statistiche che non puoi ignorare

Se ricevessi contemporaneamente 1.500 email nella tua casella di posta elettronica, risponderesti a tutti? Certo che no. Terresti le mail più importanti e ignoreresti le altre. Beh, Facebook è come te. Pensa come te, in termini di pertinenza e rilevanza.

In ogni istante, sono più di 1.500 le storie che competono per apparire nel news feed di un utente Facebook

Sempre più contenuti vengono creati e condivisi ogni giorno sulla piattaforma. Ogni volta che accedi a Facebook, 1.500 contenuti competono per apparire nel tuo newsfeed. E se hai molti amici o segui molte pagine, il numero delle storie potrebbe salire fino a 15.000. Il newsfeed di Facebook, diversamente da altri social network, è pensato non per mostrare agli utenti tutti i contenuti possibili, ma per selezionare i contenuti più rilevanti.
Delle 1.500 storie, infatti, solo 300 circa vengono scelte per apparire nel tuo newsfeed. Quei 300 post, secondo l’algoritmo di Facebook, sono quelli più “pertinenti”. Cosa significa? Significa che quell’annuncio o post risponde ai tuoi interessi.

Il 40,5% delle persone afferma di preferire annunci correlati ai propri interessi

Se il tuo annuncio è pertinente per l’utente che stai raggiungendo, riceverai commenti, reazioni e condivisioni, e questo produrrà sia una maggiore reach, sia un aumento del punteggio di pertinenza dell’annuncio, quindi pagherai meno per promuovere il tuo annuncio.

Quanto meno?

Gli annunci con un punteggio di pertinenza 3 costano circa il 73% in più rispetto a quelli con un punteggio di 8

Sono il 167% più costosi di annunci con un punteggio di 10. Gli annunci con un punteggio di 8 hanno un CTR superiore del 77% rispetto a quelli con un punteggio di 3.

Gli annunci con un punteggio di 10 hanno un CTR superiore del 158% rispetto a quelli con un punteggio di 3.

Il punteggio di pertinenza è un numero che va da 1 a 10 e ti dice quanto è importante il tuo messaggio per il tuo pubblico. Il punteggio di pertinenza è la sintesi di molte metriche (mi piace e commenti, conversioni, click sul link, recensioni negative, rispondenza con l’obiettivo della campagna, CTR) e non ti dice nulla sulla qualità dell’immagine o dei testi che scegli per l’inserzione, il gruppo di inserzioni o la campagna.

Come si migliora questo punteggio?

Dovresti creare annunci coinvolgenti che rispondano alle esigenze e ai desideri di un pubblico quanto più definito possibile. Non parlare a un pubblico generico, fa tante verifiche con copy e immagini diverse, non spegnere le campagne che hanno un punteggio basso, finché il ROI è positivo (un punteggio basso non è indice di una pessima campagna se stai raggiungendo l’obiettivo che ti eri dato; in questo caso significa semplicemente che, se applicassi qualche miglioria, l’adv renderebbe di più), individua interessi molto specifici per il tuo pubblico, delinea le buyer personas, e monitora la frequenza: se la frequenza è troppo alta, modifica le creatività o cambia il target.

Come ottimizzare un post Facebook

Facebook 22 statistiche che non puoi ignorare
Partiamo da un presupposto. Non è importante solo portare un utente a mettere un like al tuo contenuto o alla tua pagina. Ciò che conta è anche fare in modo che l’utente resti sulla tua pagina.

Il 34,7% delle persone che smette di seguire un brand su Facebook lo fa perché la pagina manca di personalità…

… O perché non ha un tone of voice definito, o non conversa con gli utenti. Il 57,5% delle persone che smette di seguire un brand, lo fa per via degli eccessivi contenuti promozionali.

Ecco perché fa parte del tuo lavoro rendere ogni post e ogni annuncio di advertising corrispondente agli interessi del tuo target. Più facile a dirsi che a farsi, vero?

Non abbatterti, ecco alcuni trucchi per coinvolgere il tuo pubblico:

I post di Facebook più brevi ottengono il 23% di interazione in più rispetto ai post più lunghi

I post brevi non sono una prerogativa solo di Twitter. Mantenendo i tuoi post sotto i 250 caratteri puoi ottenere il 60% di engagement in più rispetto a post più lunghi, e se riduci il testo fino a 80 caratteri, puoi anche ottenere il 66% di engagement in più.

L’uso delle emoticon aumenta i commenti del 33%. Le foto ottengono il 104% in più di commenti e l’84% in più di click sul link.
I post che terminano con una domanda ricevono il 100% in più di commenti.

Il 35% degli utenti Facebook segue una pagina per partecipare ai contest. Il 42% dei fan di una pagina la segue per ottenere promozioni o sconti.

Ammettiamolo, può essere difficile capire cosa postare. Ma fortunatamente, non è difficile capire se stiamo ottenendo buoni risultati. E se qualcosa non funziona, è necessario cambiare strategia.

Abbiamo detto che i post che contengono immagini hanno un alto tasso di engagement. È vero, ma “video is the new king”.

Facebook 22 statistiche che non puoi ignorare

I video sono il tipo di post più condiviso su Facebook

Nel primo trimestre del 2017, su un campione di 500 pagine analizzate da Business2community, il numero medio di video pubblicati da una pagina è stato di 24Il 96,9% di tutti i video pubblicati erano video nativi, il 3% erano video di YouTube e lo 0,1% di Instagram. Il video nativo di Facebook ha raggiunto mediamente il 16,7% del pubblico totale, mentre i video di YouTube hanno raggiunto l’11% e i video di Instagram il 3,6% del pubblico totale.

La lunghezza media di un video su Facebook è di 3 minuti e 48 secondi, e l’utente medio lo guarda per 10 secondi.
Questo ci dice che rispetto agli ultimi anni, la lunghezza media dei video pubblicati su Facebook sta aumentando, ma le persone guardano i video per un intervallo di tempo minore.

L’85% dei video di Facebook viene visto senza audio

Lo sai vero, che le persone guardano i video mentre sono in ufficio, o all’università, o durante le riunioni, al lavoro? Ammettiamolo pubblicamente: lo abbiamo fatto tutti, almeno una volta.

Le persone hanno l’1,5% in più di probabilità di guardare i video su uno smartphone invece che da desktop

Il video in formato quadrato, visualizzato da mobile, occupa il 78% di spazio del news feed in più rispetto al video orizzontale.

Cosa deduciamo da questi ultimi dati?

Che i video andrebbero ottimizzati per essere fruibili da cellulare, dovrebbero avere un formato quadrato, essere brevi.

Quando realizzi un video non dovresti affrontare troppe tematiche tutte insieme e se hai molte cose da dire, pensa a scorporare il contenuto in più video, inserisci una call to action, aggiungi le didascalie, scegli il giusto carattere, la dimensione e il colore e per assicurarti che siano leggibili, prevedi uno spazio per i sottotitoli in fondo allo schermo; crea video di alta qualità e che siano comprensibili anche senza audio, verifica che il video ottenga buone prestazioni, altrimenti cambi strategia, lavora sull’immagine di anteprima, e ricorda la regola dei tre secondi: Facebook ha scoperto che chi guarda i primi tre secondi di un video, probabilmente, continuerà a guardare il contenuto video anche oltre.

Quindi, hai soli 3 secondi per catturare il tuo pubblico. Usali bene.

Mettiti al lavoro

Ora che sai quante persone puoi trovare su Facebook, immaginerai anche che sarà sempre più difficile competere per essere tra quei 300 post che compariranno nel news feed dei tuoi potenziali clienti. Respira, non farti cogliere dall’ansia da prestazione, raccogli tutti questi dati e mettiti al lavoro.

Imposta la tua strategia, fissa in alto i post rilevanti, lavora sul pubblico “simile” (lookalike) per raggiungere nuove persone che potrebbero essere interessate alla tua azienda e che presentano caratteristiche simili ai clienti che contano per te, evita campagne di acquisizione like, aumenta il tuo punteggio di pertinenza profilando il tuo pubblico, includi i video nella tua strategia, riduci il più possibile il numero di caratteri dei tuoi post.

E ricorda: da’ alle persone i contenuti a cui sono interessate.

E tu, che riscontri hai dalla tua strategia su Facebook? Metti in pratica questi consigli e facci sapere che risultati ottieni. Diccelo sulla nostra pagina Facebook, su Twitter o nel nostro gruppo LinkedIn!

rural hack futuro del cibo

Re-immaginare il futuro del cibo: dal #foodporn al #foodlove

Parlare oggi di scienza, tecnologia e innovazione significa parlare di cibo. La proliferazione della tecnologia incorporata nel mondo che ci circonda, comprese le biotecnologie, crea opportunità per gli imprenditori, gli artisti e i cittadini di preparare offerte in passato inimmaginabili.

Nel prossimo futuro, continueremo a catturare e analizzare dati attraverso il sistema alimentare, progettare semi personalizzati e microbi del suolo su richiesta, distribuire risorse umane e materiali attraverso il coordinamento algoritmico, o sviluppare una simbiosi con le macchine.

Contemporaneamente, le tecnologie delle comunicazioni riformeranno i modi e le velocità con cui condividiamo le ricette, i rituali e i pasti alimentari.

Queste capacità basate su cloud e crowd apriranno possibilità per riorganizzare le nostre relazioni con il nostro cibo, i nostri corpi, il nostro ambiente e il nostro sistema di relazioni.

futuro del cibo Rural Hack

Le sfide del cibo per il futuro

Le sfide all’accesso al cibo nel prossimo futuro riguardano tutto il pianeta. Gli sforzi messi in campo dalla comunità internazionale non devono concentrarsi solo sull’aumento della capacità produttiva ma sulla complessiva revisione dell’attuale modello di food system globale.

La produzione di cibo deve tornare ad essere un’attività che coniuga esigenze ambientali, sostenibilità economica e responsabilità sociali.

È necessario quindi sottrarre alle sole logiche del mercato la produzione di cibo e rimettere al centro il valore delle produzioni di qualità per aprire una riflessione aperta e condivisa su tutta la filiera produttiva dell’alimentazione. Il patrimonio agroalimentare italiano non può più essere un semplice escamotage che viene utilizzato da altri settori, come la logistica, il branding e la finanza, per generare valore economico.

Il cibo, bene primario per la vita umana, non nasce dai fornelli ma dall’incontro tra la natura ed il lavoro dell’uomo.

Per questo il #foodporn non basta più e forse non è mai bastato. È il momento di ricucire un rapporto di amore tra cibo e comunità locali e globali. È il momento di rimettere al centro del foodsystem le produzioni agricole di qualità, di cominciare a misurarne e valorizzarne gli impatti. È il momento di stare vicini ai contadini. Anche con approcci innovativi e con tutta la portata delle nuove tecnologie.

rural hack

A Milano la Coldiretti e il progetto Rural Hack

Per questo per la prima volta la grande bellezza delle mille campagne italiane conquista le città con l’appuntamento nel centro storico della metropoli finanziaria del Paese.

Un villaggio degli agricoltori della Coldiretti sarà inaugurato alle ore 9.30 del 29 settembre a Milano al Castello Sforzesco, da Piazza del Cannone a Piazza Castello, con il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e migliaia di agricoltori insieme al presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e ad Alex Giordano, già co-fondatore di Ninja Marketing, ed esperto di innovazione rurale e food.

Alex, insieme al team dei giovani ricercatori del progetto Rural Hack , faciliterà quello che è il cuore pulsante dell’evento: i 100 contadini, giovani agricoltori della generazione Millennials, che in dieci tappe in tutta Italia genereranno insieme un policy paper che indicherà quali sono i punti rilevanti per il futuro del cibo.

alex giordano ministro martina rural hack futuro del cibo

Un percorso organizzato e vissuto con la generazione dei Millennial per dare un contributo non manicheo e per re-immaginare il futuro del food con nuove proposte che, integrando il digitale e le nuove tecnologie, recuperano i saperi vecchi e nuovi, in un rapporto che non può essere separato dai destini e dalle volontà delle comunità locali.

Lo spirito con cui sono saranno co-generate  queste proposte è quello di far tornare ad essere l’agricoltura mezzo di condivisione con la propria comunità, un canale fondante per la trasmissione della cultura e della tradizione, e non più strumento per la mera produzione alimentare. L’intento è mettere a frutto le potenzialità e peculiarità delle esperienze innovative nel settore agroalimentare che rappresentano il tentativo di conciliare il recupero di un’etica comunitaria, la ricerca delle proprie radici, il recupero di certi valori, l’innovazione non come propaganda tecnicista ma come necessità di scegliere qual è il futuro migliore per noi e per le generazioni future.

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Real time marketing

Leggere il presente con il Real Time Marketing

Quando si parla di utilizzo sui social media dei trend in real time è importante prima di tutto capire per quale motivo i brand e le aziende debbano essere attive ed è necessario riuscire a comprendere quale sia effettivamente il significato di Real Time Marketing.

Perché è importante il Real Time Marketing

Al giorno d’oggi le persone hanno il bisogno di prendere decisioni (di qualità) in maniera semplice e veloce e i brand di conseguenza hanno la necessità di adattarsi cercando di essere presenti al momento giusto.

Quando ci si riferisce ad eventi a cui le aziende cercano tempestivamente di partecipare con contenuti owned sarebbe più corretto parlare, in effetti, di React Marketing: di fatto l’azione dell’azienda è una reazione ad un evento verificatosi.

Il Real Time Marketing, invece, sfrutta argomenti o situazioni che permettono di generare spontaneamente un numero di interazioni capaci di coinvolgere la community di un dato canale e non nasce necessariamente da un singolo evento. Talvolta siamo di fronte a normalissime strategie online che possono avere una moltitudine di denominazioni.

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Ti sarà probabilmente capitato di chiedere ad un collega di andare a mangiare insieme poco prima della pausa pranzo ma, questo collega, aveva già deciso il da farsi pochi istanti prima: ecco, non hai sfruttato il momento e qualcun’altro (un collega probabilmente meno simpatico di te) ha riempito il tuo posto al ristorante. Risultato: tu hai mangiato da solo e il tuo collega avrebbe potuto passare il suo tempo più piacevolmente.

È ovviamente solo un esempio estremizzato che ci aiuta a capire che nel Real Time Marketing il punto cruciale è il tempismo (chiedere al tuo collega di mangiare insieme prima che altri lo facciano al posto tuo) su topic di riferimento (mangiare insieme in pausa pranzo).

Il tempismo è fondamentale e lo è ancora di più la qualità del contenuto che crea valore per gli utenti sfruttando situazioni e momenti esterni al proprio mondo: la sfida che si trovano ad affrontare i brand è di tradurre i propri valori con originalità, autenticità, sintesi e tempestività nella rilevanza. È in questa direzione che si realizza una efficiente Real Time Conversation.

I rischi del Real Time Marketing

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Il Real Time Marketing ha dinamiche assolutamente non semplici da gestire, non è sufficiente essere online e partecipare agli ultimi threadma è preferibile avere già un seguito di persone che interagiscono con le nostre attività aiutando a divulgare e a far rimbalzare i nostri contenuti.

È inoltre sempre consigliabile testare i propri contenuti, ovvero, capire quali rendono al meglio per poi sponsorizzarli in corso d’opera, difatti il Real Time Marketing non è l’unica strategia esistente, può essere un modo di presentarsi che ottimizza e accresce il valore dei risultati ottenuti.

Il rischio di spam è quindi sempre dietro l’angolo pertanto è necessario agire con le dovute accortezze: il rischio è di passare per speculatori che vedono una cosa interessante e ci si buttano a capofitto.

Un esempio può essere il giorno della festa di San Valentino in cui le aziende propongono i propri prodotti per inserirsi in thread sul genere “oggi festa di San Valentino, ecco qui il link per lo shop #sanvalentino #amore”, sembra essere ovvio che questi hashtag avranno maggiori difficoltà a diventare virali.

Come non affogare nell’oceano del tempo reale

Le aziende possono sfruttare il tempo reale in occasione di eventi che possono essere preparati dall’azienda come eventi di cui il brand è sponsor o come il lancio di un prodotto. Fastweb trasformò la stazione della metropolitana di Moscova a Milano in una fermata della stazione di Shibuya facendo passare il concetto che la nuova linea fibra fosse veloce come il teletrasporto tra Brera e il Giappone.

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Si possono anche trattare notizie improvvise che colpiscono l’azienda o che riguardano un argomento che può essere sfruttato a proprio vantaggio. 

L’esempio must è Oreo che con il suo tweet da record e con alle spalle un’agenzia sul posto che non aspettava altro che accadesse qualcosa di significativo: ha semplicemente adattato un contenuto che aveva già pensato di diffondere durante il Superbowl, una delle manifestazioni sportive più seguite del pianeta. Quando si verificò un blackout la compagnia di biscotti twittò tempestivamente “Power out! Non c’è nessun problema perché puoi intingere nel latte il tuo biscotto Oreo anche al buio”. 

Un’altra attività di Real Time Marketing fondamentale (molto spesso sottovalutata) è il customer care sui social media per curare i bisogni dei consumatori, non solo per risolvere un problema grande ma anche per la risoluzione di piccole disavventure o curiosità: l’utente non è più abituato a chiamare i call center per ricevere assistenza dato che, in confronto all’utilizzo dei social media, la perdita di tempo è realmente troppo grande.

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Ci sono altri esempi di buon utilizzo del Real Time Marketing, come House Of Cards che durante le sue prime visioni invitava i telespettatori a partecipare su Twitter (attraverso apposito hashtag) rispondendo quale secondo loro sarebbe stata la mossa successiva del Presidente Underwood e stimolando così la discussione tra gli utenti.

Anche Norwegian Air ha sfruttato il Real Time Marketing approfittando della separazione tra Brad PittAngelina Jolie offrendo ai propri clienti offerte speciali per voli aerei dall’Europa a Los Angeles (Brad is Single, Los Angeles, From/one way).

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Un’azienda dovrà quindi sfruttare il Real Time Marketing utilizzando tecnologie che in tempo reale permettano di intercettare elementi e/o argomenti su cui sia possibile influire in maniera ottimale e dovrà, inoltre, cercare di sviluppare un miglior flusso organizzativo snellendo la catena interna per fare in modo che, qualora si verifichi un problema, l’azienda riesca a dare risposte e ottenga l’approvazione finale degli utenti.

LEGGI ANCHE: Le nuove frontiere del Real Time Marketing

Preparati e crea valore

Il consiglio è di utilizzare il Real Time Marketing esclusivamente nel momento in cui si è in possesso di contenuti che creino valore per gli utenti e si disponga di un’adeguata organizzazione interna che possa gestire le svariate situazioni, se non si ha qualcosa di valore da dire è meglio non partecipare alla conversazione.

Una volta si sognava il futuro, oggi viviamo un presente eterno, una eternità simultanea nella quale vive l’impazienza ed è proprio in questo scenario che esiste un elevatissimo rischio di stagnare in fondo all’oceano delle conversazioni e di non arrivare per tempo a soddisfare i bisogni degli utenti che hanno sempre più fretta e a cui importa sempre meno chi è l’interlocutore.

Neil Stevens e Nike, un murales nella città di Barcellona

Per chi non lo conoscesse, Neil Stevens è un celebre illustratore inglese e i suoi lavori spaziano in diversi settori, come la musica, lo sport, la tecnologia, l’arte, la finanza, la natura e perfino l’ambiente!

La sua ultima creazione è un enorme murale realizzato in un campo da Basket a Barcellona, in collaborazione con Nike. Stevens vanta numerose collaborazioni con diverse riviste, tra cui Wired, The Guardian e The Hollywood Reporter. Il suo stile inconfondibile, unico e vibrante è espresso appieno in quest’opera, di cui è davvero entusiasta e ha dichiarato sul proprio sito web che è stato un lavoro davvero piacevole e divertente.

Nel murale sono raffigurati tre giocatori mentre si sfidano in una partita di basket, tutti colorati, con casacche firmate Nike, circondati da un insieme di forme, linee e decorazioni, il tutto immerso in un blu intenso. Il disegno sarà utilizzato anche per annunci di stampa indipendenti, sparsi in tutta la città catalana.

La prossima volta che sarete in giro per Barcellona, occhio ai campi da Basket!

Se aumentano i vegani è (soprattutto) grazie ai social media

Galeotti furono Facebook e Instagram per aver diffuso il fenomeno culinario più di nicchia, ossia quello Vegan. Non è per niente scollegato, infatti, il rapporto tra l’aumento del numero dei vegani e il proliferare di gruppi, pagine e profili testimonial della tanto paventata dieta cruelty free.

Temutissimo dai carnivori dell’ultima ora che evitano la morale da parte di chi ha sposato la scelta di non consumare alcun cibo o prodotti di origine animale, lo stile di vita Vegan inizia invece a fare presa nella società moderna.

Il vento sta cambiando e con esso la coscienza di molti onnivori sempre più sensibili a tematiche come salute ed ecologia, ma soprattutto, più esposti ai nuovi mezzi di diffusione della cultura Vegan. Chi meglio dei socia media potrebbe in effetti farvi cambiare idea visto l’incommensurabile quantità di tempo che ogni giorno spendete nel consultarli?

Vegani in Italia: dall’1% al 3% in un solo anno

Il termine Veganesimo fa riferimento a una filosofia mossa da motivazioni etiche, con alla base i diritti degli animali, che promuovono il boicottaggio di attività o prodotti specisti che sfruttino o abusino di un essere vivente.

Alla filosofia Vegan, secondo il Rapporto Italia 2017 di Eurispes, aderivano fino all’anno scorso l’1% degli italiani. Ad essere stati “convertiti” non sono solo gli onnivori ma anche i vegetariani che risultano notevolmente diminuiti (-2,5%) in favore della scelta Vegan. Ad oggi i vegani in Italia risultano essere il 3% ossia circa 1,8 milioni di persone.

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Come hanno contribuito i social media all’aumento dei vegani? Secondo Ignacio Garcia Zoppi, antropologo digitale e fondatore di Tree Intelligence, sono le emozioni a determinare se una campagna social contro o a favore di un’istituzione o un brand arriverà al punto di svolta. Zoppi ritiene che tali campagne di sensibilizzazione raggiungono il successo virale sui social media grazie a delle precise fasi interconnesse.

Serve un pubblico sensibile: immagini che evochino grande empatia o tenerezza fanno sì che il contagio emozionale sia efficace; in secondo luogo la presenza di una potenziale minaccia e infine un target istituzionale responsabile da prendere di mira. Il tutto condito dall’ingrediente umano di un bravo social media strategist che sappia diffondere il messaggio e renderlo virale.

Le pagine che promuovono l’etica anti specista sono numerose e puntano tutte alla condivisione di video e foto per la sensibilizzazione al concetto di sofferenza animale spesso con immagini forti o anche attraverso campagne divulgative a volte spogliate del temuto senso di colpa.

NUMERO 7242, maschio, uno "scarto" per le aziende lattiero-casearie (vedi http://goo.gl/Gw0Xjd), assassinato e fatto a…

Gepostet von LA VERA BESTIA – Animal Video Community – am Montag, 22. Dezember 2014

Mi impegno, #IoScelgoVeg! In strada a Brescia per promuovere l'alimentazione 100% vegetale. Un piccolo passo alla volta…

Gepostet von Essere Animali am Sonntag, 24. September 2017

Ma la diffusione non passa solo per Facebook: l’hashtag #vegan (se ne contano decine di milioni) e gli account che promuovono uno stile di vita salutare e green sono indubbiamente destinati a crescere visto il cambiamento tangibile che sta avvenendo anche all’interno dei supermercati dove iniziano a proliferare prodotti a marchio Vegan.

Food blogging ma in versione Green

Se non vi siete mai addentrati in qualche pagina dalle intenzioni ecologiste, tanto che nemmeno Facebook ha mai osato suggerirvi un like per chi promuove prodotti per vegani, probabilmente vi stiamo raccontando un mondo totalmente sconosciuto. Al contrario dei luoghi comuni diffusi, l’universo Vegan non fa leva solo sul senso di colpa ma anche sul gusto.

Gepostet von L'erba del vegano am Donnerstag, 21. September 2017

Moltissimi i magazine dove si possono trovare ricette, libri e consigli su come “convertirsi” a un nuovo stile di vita e in crescita anche gli influencer vegani che organizzano workshop, pubblicano libri o ricette con l’intento di prendere lo spettatore per la gola. Il tutto senza mai dimenticare di divulgare post di sensibilizzazione.

DA DOVE VIENE IL CIBO?Se volete continuare a nutrirvi di sofferenza, per lo meno non chiudete gli occhi e guardate CHI…

Gepostet von La Stella Vegan am Montag, 25. September 2017

 

Di oggi la notizia che i vegani che consumano quinoa non sono etici perchè in perú e bolivia dietro tale mercato si…

Gepostet von Fornello Vegano am Mittwoch, 20. September 2017

Vegani: brutte bestie?

L’amara verità è che un vegano viene spesso dipinto dalla massa come un potenziale arrogante, integralista e intollerante, e tutto questo solo perché ha scelto di non seguire più la via maestra della tradizione culinaria nostrana. Molte le testimonianze (superflue) che emergono online in difesa di una scelta di vita non Vegan, forse perché è fisicamente provato che a ogni forza o azione corrisponde una reazione uguale e contraria, o forse perché la “diversità” dai luoghi comuni spaventa sempre un po’.

La domanda del giorno – Perché in italia i vegani sono così "o…

Perché tutti "odiano" i vegani? L'abbiamo chiesto a un po' di milanesi.

Gepostet von Munchies Italia am Montag, 25. September 2017

A smentire le banalità ci pensa Vegan Chronicles, un collettivo di attori e videomaker romani guidati da Claudio Colica dotati (pensate un po’) di alti livelli di autoironia. Nei loro video i racconti in chiave comica della dura vita del vegano tra cene in famiglia, festività e amici onnivori. E se a insegnarvi l’ironia e a renderla virale ci riescono anche i vegani, probabilmente non è vero che ad ascoltare la loro versione s’incappi per forza solo in un lavaggio del cervello.

Cambia il mondo, la comunicazione e i suoi mezzi in grado di sconvolgere anche le abitudini più scontate: basti pensare alla massiccia campagna degli ultimi anni contro l’utilizzo dell’olio di palma che ha portato il 59,9% degli italiani a non acquistare più prodotti che lo contenessero.

L’arduo ruolo dei social media è forse diventato quello di ambasciatore di uno stile di vita sano e responsabile? Ci crediamo poco, ma non smettiamo di sperarlo.

Ai millennial piace più Instagram che Facebook. Ecco perché

Se ti chiedessero qual è il social network più popolare e apprezzato di tutti, cosa risponderesti? Probabilmente, starai pensando a Facebook. Come d’altronde la maggior parte delle persone.

In realtà, uno studio annuale rivela quanto gli utenti più giovani si stiano gradualmente allontanando da Facebook per esplorare nuovi orizzonti.

Facebook

Infatti, nonostante i 2 miliardi di utenti Facebook e un aumento del 71% rispetto all’anno precedente, è necessario esplorare i diversi segmenti di popolazione. Negli ultimi anni, il panorama dei social media è diventato sempre più complesso, diversificato e, soprattutto, competitivo: gli utenti possono trascorrere il proprio tempo in diversi “luoghi”, svolgendo attività differenti.

Eccoci, dunque, al nodo della questione: una ricerca di eMarketer ha dimostrato che i giovani e gli adolescenti passano sempre più tempo su Instagram e Snapchat.

Facebook

  • Nel 2017, il numero di utenti di Facebook è salito del 2,4% ogni mese, ma il numero di utenti tra i 12 e i 17 anni è diminuito del 4% (nel 2016 il crollo era del 2,1%);
  • Snapchat ha avuto, nell’ultimo anno, un incremento dell’8% negli Stati Uniti, il 19,2% di utenti tra i 18 e i 24 anni;
  • Ancora, Snapchat prevede di superare Facebook e Instagram sia nella fascia di utenti dai 12 ai 17 anni che in quella tra i 18 i 24 anni;
  • Instagram prevede, nei prossimi anni, una crescita addirittura del 23,8% in tutto, calcolando sia gli utenti al di sotto dei 12 anni che quelli dai 12 ai 17 anni.

Dunque, cosa bisognerebbe fare? Abbandonare Facebook e dedicarsi ai nuovi social network per accaparrarsi le fasce di utenti più giovani? No, tutto questo non è necessario.

Ecco alcuni consigli per cambiare la tua strategia e affrontare la situazione nel migliore dei modi.

Allarga le tue prospettive

Vuoi conquistare teenager e giovanissimi? Punta ai loro genitori. Infatti, se “cosa voglio” è una decisione dei ragazzi, “cosa posso acquistare” dipende dai genitori. Parti da questo piccolo ma efficace consiglio.

Tasta il terreno su altre piattaforme

Considera di incorporare Instagram e Snapchat nel tuo “pacchetto” di social network. In particolare, su Instagram è molto forte l’impegno dei brand e l’engagement che essi producono.

Facebook

Vacci piano con Snapchat!

Gli utenti più giovani utilizzano Snapchat per connettersi con gli altri utenti, condividere contenuti perlopiù superficiali e ironici. Dunque, probabilmente non apprezzerebbero se la tua azienda fosse presente su quella piattaforma.

Cerca di raggiungere gli utenti di Snapchat rispetto a come essi utilizzano il social network, comunica con loro in maniera adeguata, anche se questo potrebbe voler dire trasformare un po’ il tuo tone of voice, almeno in quell’ambiente.

Mantieni la rotta con Facebook

Tra tutti i social network, Facebook dispone di uno dei sistemi di gestione della pubblicità più saldo ed efficiente di tutti e dal momento che possiede anche Instagram è possibile, contemporaneamente, raggiungere gli adolescenti tramite quest’ultimo e i loro genitori tramite Facebook.

Infine: niente panico!

Facebook

Probabilmente in futuro l’avvento di nuovi social network decreterà una crisi anche per i più giovani di oggi come Snapchat. Non importa! Mantieni la calma, persevera con la tua strategia – se ritieni che sia quella giusta, in caso contrario: trasformala! – e sii sempre e comunque aperto alla sperimentazione.

E tu seguirai questi semplici ma efficaci consigli? Faccelo sapere sui nostri canali: Facebook, Twitter e LinkedIn!