L’importanza dell’analisi dei dati per il tuo eCommerce

Quest’articolo è stato scritto da Raffaele Gaito, Imprenditore Digitale, Growth Hacker, Blogger & Docente del Master Online in eCommerce Management di Ninja Academy.

Raffaele Gaito

Che l’eCommerce sia uno dei trend digitali più in forte crescita non è una novità, e non sono certo io a dirlo, i numeri parlano chiaro. Questa ottima analisi di Smart Insights mostra chiaramente quello che sta succedendo: la crescita del settore è superiore al 10% annuo ormai da più di 15 anni.

Se per la maggior parte di questo intervallo di tempo la crescita era spinta in gran parte dagli Stati Uniti, da un paio d’anni a questa parte l’attenzione è tutta sull’oriente e, in particolar modo, sulla Cina.

Perché è importante partire sempre dai dati, dai numeri e dagli insights quando si affrontano argomenti di questo tipo? Perché la “vecchia” frase dello statistico Edward Deming è sacrosanta in casi come questi.

Cosa diceva il caro Deming?? Beh lui diceva:

“Senza dati sei solo un’altra persona con un’opinione”

E se, in linea di massima, basarsi sulle opinioni è rischioso, lo è ancora di più quando si parla di business, di digitale e di marketing.

Inevitabilmente, quando ci si trova di fronte a un nuovo progetto eCommerce, piccolo o grande che sia, l’attenzione va subito alla problematica dell’acquisizione utenti. Le domande principali dell’imprenditore di turno sono “Come acquisisco nuovi clienti?”, “Come li attiro sul mio sito?”, “Come batto la concorrenza di Amazon?”, “Quale canale è più economico?”, e così via.

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Ecco come e quando i dati vengono in nostro soccorso.

La verità è che queste domande sono sbagliate, o meglio, dovrebbero essere precedute da un’attenta analisi del mercato e da domande di diverso tipo.

Osservando i trend del settore eCommerce dai principali report che si trovano in circolazione notiamo anche che, con la crescita del mercato, è aumentata anche la concorrenza, è aumentato il numero di persone che si collegano da mobile, la sessione media sul sito si è allungata di parecchio, e tante altre informazioni interessanti.

In uno scenario del genere quali dovrebbero essere quindi le nostre priorità per un eCommerce di successo?

In un bellissimo post sull’eCommerce di qualche settimana fa, l’esperto Giuseppe Noschese (che, tra le tante cose, è ambassador di Prestashop), esortava i “piccoli” a non competere sul prezzo. È una guerra persa in partenza, quella del prezzo.

Finché il tuo competitor si chiama Amazon (o qualsiasi altro big del settore) e hai basato la tua strategia sul prezzo allora hai perso in partenza. Il competitor è talmente forte, e probabilmente ha un catalogo talmente ampio, che difficilmente riuscirai a convincere gli utenti a comprare dal tuo e-commerce invece che dal suo.

Sposta l’attenzione (e di conseguenza, lo “scontro”) su qualcosa di diverso, sull’esperienza.

L’esperienza utente al centro di tutto, ma non come una qualunque frase fatta quanto, piuttosto, come una priorità sotto tutti i punti di vista: UX, Marketing, Customer Care, e così via.

Sempre, a 360 gradi: prima della vendita, durante la vendita e dopo la vendita.

“Tutto molto bello” starai pensando, “finché rimane sulla carta e sullo schermo. Ma nella realtà in cosa si traduce tutto questo?.

Da buon Growth Hacker ho aperto con i dati e da buon Growth Hacker riporto la discussione sui dati. Non esiste, ovviamente, una formula magica che si possa applicare a tutti i casi e che trasformi il tuo eCommerce in un successo. Devi sperimentare. Tanto. Il più possibile.

Introduci, un po’ alla volta, nuovi elementi all’interno del tuo eCommerce e traccia tutto il tracciabile. Tieni sotto controllo le metriche, evitando quelle di vanità e concentrandoti sui numeri importanti.

Quello che non funziona lo scarti e quello che funziona lo lasci e, così, un po’ alla volta alzerai l’asticella e ti posizionerai in modo completamente diverso.

Facciamo un altro step in avanti ed entriamo nel vivo con qualche actionable tactics come direbbero gli americani. Un po’ di suggerimenti concreti e applicabili da subito.

Chatbot che siano utili

Caro mio se non hai notato il trend dei chatbot allora la cosa è seria e ti consiglio di rimetterti a studiare. In una strategia digitale degna di questo nome, nel 2017, non può non essere prevista la presenza dei chatbot.

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E, attenzione, non mi riferisco solo all’uso dei chatbot per gestire in maniera automatizzata la Customer Care, ma un utilizzo integrato a 360 gradi nella tua piattaforma. Abbiamo detto di concentrarsi sull’esperienza, ricordi?

E quindi pensa a come un chatbot possa migliorare l’esperienza del tuo utente tipo e punta su quello. Qualche esempio? Tracciare quali prodotto il cliente sta osservando e sulla base di quelli suggerire prodotti correlati, offrire sconti personalizzati, proporre prodotti in bundle e chi più ne ha più ne metta.

Ancora una volta, la parola d’ordine è sperimentare!

Mobile first, ma fatto bene

Che il numero degli accessi da mobile sia in continua crescita ormai non ci sorprende più. È da anni che questo trend va avanti con numeri sempre più impressionanti.

In tutto questo c’è un “ma”.

A quanto pare, al grosso aumentare delle visite da mobile non corrisponde un aumento proporzionale delle vendite. Gli utenti preferiscono ancora fare acquisti dal PC.

Torniamo ai dati e vediamo cosa ci suggeriscono. Sembra che le due motivazioni principali per cui gli utenti navigano gli eCommerce da mobile, ma poi non concludono le transazioni siano: preoccupazione per la propria privacy e difficoltà di portare a termine l’acquisto.

In una sola parola: UX.

Ux, advertisement, test.

In un mondo dove tutti si riempiono la bocca di “mobile first” quanti sono veramente gli eCommerce che rendono l’esperienza acquisto da mobile migliore o quantomeno simile a quella da desktop?

Pochi. Pochissimi.

Ecco perché questo è un punto sul quale puoi facilmente battere la concorrenza. Muoviti per primo e progetta un’esperienza mobile che metta il cliente a suo agio, lo tranquillizzi sui vari step che sta compiendo e gli dia sempre la sicurezza di sapere cosa sta succedendo.

Ah, quindi accetti PayPal sul tuo sito?

Eh si, a quanto pare nel 2017 accettare PayPal come metodo di pagamento sul proprio eCommerce è ancora una “novità” o, quantomeno, qualcosa di cui vantarsi.

Peccato che lì fuori, nel mondo reale, tutto il sistema dei pagamenti viene rivoluzionato ormai quasi una volta l’anno.

Aspetta, frena un attimo. Ho detto che qua senza dati non si prendono decisioni. Quindi, per la terza volta consecutiva, vediamo cosa ci dicono i dati a proposito dei pagamenti online.

Sembra che una delle priorità degli utenti, nel 2017, sia quella di effettuare transazioni utilizzando esclusivamente dei wallet digitali.

Apple Pay. Amazon Pay. Autorizzazione con impronta digitale. Pagamento con un PIN.

Se non hai idea di cosa siano le parole che ho appena elencato, allora mettiti subito all’opera, hai molto lavoro da fare sul lato dei pagamenti!

Personalizza tutto

Quarto e ultimo punto di questo elenco breve di actionable tactics è, inevitabilmente, quello sui dati, ma questa volta ad uso interno.

Mentre il mondo intero inizia a parlare con disinvoltura di cose come Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Smart Prediction io ricevo ancora email del tipo “se ti è piaciuto il libro di digital marketing ti consigliamo “101 ricette con la ricotta di pecora”.

Direi che su questo punto c’è ancora tanto da fare. Tanto.

Senza voler tirare in ballo paroloni inglesi che confondono le idee, molto semplicemente devi offrire all’utente un’esperienza personalizzata dalla A alla Z, partendo dalle cose semplici.

L’home page non può essere uguale per tutti. No. Le email che partono non possono essere uguali per tutti. No. Ecco cosa intendo per “cose semplici”, perché nella maggior parte dei casi gli e-commerce “piccoli” sono mancanti anche su aspetti del genere.

Solo raccogliendo dati di ogni tipo è possibile offrire un’esperienza personalizzata e andare quindi a lavorare su cose tipo: la buy again email; il content upgrade all’ultimo step; il bundle costruito ad hoc, magari con uno sconto personalizzato; e così via.

Conclusione

Dopo aver letto questo post dai un’occhiata al tuo eCommerce e vedi quali sono le priorità nella tua strategia. Ti stai ancora chiedendo come acquisire utenti? Stai ancora valutando se fare Facebook Ads invece di Google AdWords?

Forse è arrivato il momento di concentrarsi su altro. Di concentrarsi sulle cose importanti.

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Niente carta di credito? Tranquillo, c’è Amazon Cash

Il report 2016 di Capgemini relativo ai pagamenti digitali conferma un risultato che gli esperti immaginavano: i pagamenti via mobile hanno raggiunto trend importanti di utilizzo fino a ai 426,3 miliardi dello scorso anno, dati di crescita sia nei Paesi sviluppati che in via di sviluppo, che vedono nelle transazioni elettroniche un modo sicuro di scambio di denaro.

Ecco, allora, che anche i giganti del web payment dopo i colossi bancari mondiali, cercano soluzioni che permettano anche agli utenti senza carta di credito di avvicinarsi al business: Amazon e Paypal in primis, ma un recente aggiornamento ci dice che anche i pagamenti via WhatsApp saranno a breve disponibili.

La vera sorpresa, però, in questo caso non sono i pagamenti in-App, ma la resurrezione di uno dei più vecchi identificativi, il barcode.

Ottieni, mostra, ricarica, Amazon Cash in 3 mosse

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Vi ricordate la Gift Card di Amazon? Superata! Ora il buono spesa per Amazon lo puoi caricare direttamente sul profilo dell’utente senza scadenza e fee.

Aprile 2017, il più famoso e diffuso eCommerce al mondo rilancia sul contante e lo fa con un barcode ed una app, Amazon Cash.

Sì, perché il segreto del colosso delle vendite online è continuare ad ampliare la sua base di clienti e, se quelli con la carta di credito, senza tempo, acquirenti di gift card prepagate sono stati tutti conquistati, mancano coloro che i soldi preferiscono maneggiarli in contanti, ma che non vogliono rinunciare a un po’ di sano shopping online.

Amazon Cash, sotto questo punto di vista, rappresenta la vera innovazione: il cliente può, dopo essersi registrato sull’app, ottenere un codice a barre univoco che rappresenterà la chiave per ricaricare senza costi aggiuntivi e importi variabili il proprio conto online su Amazon.

Tre semplici passaggi – ottenere il codice a barre, mostrarlo nel negozio convenzionato e ricaricare dell’importo scelto il conto online – che permettono anche agli utenti senza carta di credito di approfittare delle compere online, il tutto in completa sicurezza grazie ad una mail di avviso che notificherà l’avvenuta ricarica.

Unica pecca: il servizio è attivo, per ora, solo negli Stati Uniti, noi qui del Bel Paese dovremo pazientare ancora un po’.

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Barcode addicted, il caso di Paypal Cash

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Amazon, però, non è il primo che, tra i re del digitale, è tornato al barcode e al contante: il suo predecessore si chiama Paypal con la sua app Paypal Cash.

Le app funzionano in modo simile, ma ovviamente afferiscono a due mondi paralleli: lo shopping online vs la modalità di pagamento per eccellenza del web.

Anche per Paypal il funzionamento è lo stesso, ottieni il tuo barcode personalizzato registrandoti sulla pagina, lo stampi o lo porti digitale al negozio convenzionato il quale ti ricarica la cifra da te stabilita, avvisandoti con una mail dell’avvenuta transazione.

Piccole differenze: una fee di circa 4 dollari per la ricarica e una durata massima di 48 ore del barcode univoco ed un tetto massimo di ricarica di 500 dollari.

Amazon Cash e Paypal Cash hanno in comune un aspetto importante: niente versione Made in Italy.

LEGGI ANCHE: Addio carta di credito: con Visa si paga con gli occhiali da sole! 

Mobile First, i pagamenti 2.0 si fanno in-App

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Le transazioni via smartphone hanno raggiunto livelli di utilizzo importanti e non solo per veri e propri pagamenti, ma anche per trasferimenti di denaro tra utenti e la possibilità fornita dalle big company della telefonia mobile di pagare piccoli importi utilizzando il credito telefonico.

Anche le banche non sono rimaste a guardare, ma grazie all’app Jiffy hanno smaterializzato il più possibile il lavoro dello sportello fisico e del pagamento online con la possibilità tra gli utenti correntisti nelle banche aderenti di scambiarsi denaro ed effettuare bonifici direttamente in-App.

In particolare il fenomeno del barcode viene declinato in diversi modi, c’è chi lo utilizza per ricaricare conti online o gift card come Paypal ed Amazon, chi lo utilizza come identificativo di una carta di credito per gli acquisti in-store come avviene per Starbucks o, ancora, chi, al contrario, lo applica come identificativo del debitore e del conto da pagare come per il caso delle bollette o dei bollettini postali. Insomma gli impieghi del più famoso codice “da cartellino” nel mondo 2.0 prendono forma nei più diversi usi possibili.

Nuove modalità di pagamento sono alle porte e sperimentabili soprattutto per rendere più facile ai clienti l’acquisto, Amazon ce lo ha dimostrato, ora aspettiamo le prossime novità!

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Strategie di marketing nel Fashion: l’Automat Radio di Emporio Armani

Una radio online all’interno di un music truck. Con questo format innovativo e itinerante Emporio Armani ha proposto un modello di intrattenimento culturale molto particolare durante la dodicesima edizione del Design Week Festival.

Automat Radio, questo il nome del format, è una stazione radio online indipendente in live streaming, in grado di viaggiare e spostarsi per l’Italia e per l’Europa all’interno di un originale music truck.

L’hashtag che ha accompagnato la campagna è stato #walkthrough, cioè un invito a passare attraverso luoghi, stili ed esperienze, attraverso l’intrattenimento radiofonico, in perfetta linea con lo stile Emporio Armani, la linea più giovane e di tendenza della casa di moda.

Le scelte strategiche della casa di moda

Recentemente Giorgio Armani aveva annunciato di voler voltare pagina, dando un taglio a marchi come Armani Jeans e Armani Collezioni.

Per la linea Emporio, invece un ruolo centrale: “diventerà un concentrato di idee per servire diversi pubblici, per la signora giovane, per quella che comprava Armani Collezioni e per quella che sceglieva il genere sportivo di Armani Jeans”.

Anche per il retail la casa di moda aveva annunciato grandi cambiamenti: “Questo perché la gente vuole entrare in un negozio ed essere divertita da quello che che vede, vuole un misto di cose, capire quanto può osare, anche rassicurata da un nome importante”.

In linea con le nuove scelte strategiche del brand, la campagna, pensata per il Fuorisalone, ma che proseguirà per tutta la Primavera e l’Estate, in giro per Italia ed Europa.

Il format innovativo e itinerante è stato prodotto da Elita, in collaborazione con Pleaseup, che si è occupata dello sviluppo del sito web creando un aggregatore di flussi audio, video e social che raccontano in live streaming l’esperienza di Automat Radio.

automat radio emporio armani

La campagna di Emporio Armani al Fuorisalone e oltre

Dopo aver fatto la sua prima comparsa in via Corsico, nel cuore dei Navigli, il truck musicale itinerante si è spostato per tutta la città, accompagnato dalla residenza giornaliera del dj, producer e giornalista Lele Sacchi con contenuti streaming quotidiani, dj set, interviste, interventi con i protagonisti del Festival.

La campagna di Emporio Armani continuerà il suo percorso per sei mesi, facendo tappa a Torino, Roma, passando per la Toscana e l’Emilia Romagna, fino a raggiungere la Sicilia, per presidiare eventi e festival estivi, e dopo aver toccato le maggiori città europee come Barcellona, Berlino, Amsterdam, Anversa, Ibiza, Parigi, finirà il suo tour Londra, a settembre, in occasione della London Fashion Week.

Grazie alle telecamere poste al suo interno, Automat Radio offre uno streaming video delle performance, connettendo artisti e ascoltatori, attraverso un canale web dedicato e attraverso uno dei maggiori trend comunicativi del momento, quello dei video.

Oltre alla componente musicale, il truck offre servizi complementari per creare occasioni di aggregazione e socializzazione nei luogi in cui si ferma: vere e proprie vending machine customizzate sono allestite per acquistare prodotti esclusivi, beverage e food, in una campagna che sembra ispirarsi anche alle più recenti scelte di marketing di uno dei grandi social network emergenti, quella di Snapchat per i suoi Spectacles.

I post visuali di Facebook: oltre l’uomo videns di Sartori

A una settimana dalla scomparsa di Giovanni Sartori ci sembrava importante una riflessione – aperta, imperfetta – su quello che è stato tra i testi rivoluzionari del politologo e sociologo italiano.

Nel 1997 usciva Homo Videns, la disanima cruda e potente del nuovo, rivoluzionario, primato dell’immagine sulla parola. Negli anni ’90 la televisione ha cambiato radicalmente il modo di comunicare, creando un contatto apparentemente disintermediato tra notizia, o testo (in senso semiotico del termine, ovvero ogni forma di messaggio che sia scritto, immagini, video ecc), e lo spettatore. Tele-vedere, cioè vedere da lontano, secondo Sartori non è altro che un video-vedere, ed è il frutto di un lungo percorso che ha portato all’evoluzione del linguaggio umano in termini visivi.

Non utilizziamo la parola evoluzione in termini positivistici, perchè si tratta di fatto di una involuzione delle capacità espressive dell’homo sapiens, che passa dalla comunicazione complessa della parola a quella semplice – elementare – dell’immagine. Questa è un simbolo, ed è la forma primaria di comunicazione: se la capacità simbolica dell’uomo è quanto lo differenzia dagli altri animali è stata lo sviluppo del simbolo in testo complesso a definirlo sapiens. L’homo videns è dunque il risultato di una involuzione espressiva.

El chico tele #homovidens #tv #photostudy #photostudio #photocanon #canont5

Un post condiviso da C a n d e l a Fotografía ? (@ph.ensaladadefruta) in data: 5 Dic 2016 alle ore 12:28 PST

L’immagine sovrana dei social

Sartori era un politologo e applicava le sue riflessioni sul ruolo dell’immagine soprattutto alla comunicazione mediatica della politica. Il suo lavoro è però importante anche per la comunicazione digitale, che discende da quello che in Homo videns aveva tratteggiato senza tuttavia approfondire: il ruolo di Internet. Se la generazione di tele-vedenti delineata con precisione dal sociologo è nient’altro che i millennial, la generazione Y è una nuova evoluzione della prima.

Il progressivo ruolo dell’immagine è diventato così centrale da contaminare tutta la comunicazione digitale che si aggiorna continuamente, dando sempre più spazio all’elemento visivo: i diari di Facebook ampliano lo spazio riservato alle foto, le anteprime dei link ingrandiscono le immagini a scapito dell’anteprima di testo, le case di produzione di videogame embeddano nelle home giochi visivi, Twitter amplia le anteprime dei video, YouTube crea il medio formato e la versione cinema per i video, così da estendere l’immagine fino ai bordi dello schermo. Intanto sorgono potenti nuovi social: un esempio è Instagram che vanta 400 milioni di utenti al mese puramente basato sulle immagini.

via GIPHY

Immagine obesa

Siamo così saturi di immagini che i nostri occhi ne sono diventati obesi. Questo “disordine visuale” ci porta a non prestare una vera attenzione alle immagini e a un drastico calo della nostra attenzione e concentrazione. Le immagini, infatti, sono fruite il 90% più velocemente di un testo e il loro messaggio è recepito dal nostro cervello con una rapidità istantanea. L’immagine è, di fatto, l’unico vero codice davvero universale (altro che matematica!): del resto, è per questo che i segnali stradali sono composti da immagini. Questa rapidità crescente di fruizione porta, di conseguenza, a una progressiva eliminazione di tutto quello che è complesso dalla nostra comunicazione e a una non-capacità da parte dei più giovani – abituati alle immagini – di concentrarsi in maniera continuata su testi complessi.

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Quella che ci sembra possa essere un risultato di questo progressivo smantellamento delle capacità comunicative complesse è la gif. La gif è una portentosa invenzione degli anni ’90 passata del tutto inosservata: era appannaggio di una cerchia di nerd che la usava dei forum e di alcuni signori attempati che avevano blog pseudo-erotici da uomini tormentati e maledetti che utilizzavano gif di rose rosse brillantinate e occhi che si spalancavano nel buio (ebbene sì, i 50enni avevano internet anche negli anni ’90 e non erano meno scoppiettanti di adesso). La gif dunque ha attraversato nell’indifferenza gli utlimi vent’anni per essere riscoperta con grande prodigio dalla nuova generazione: i video sono diventati troppo complessi, si sono accorciati, contratti, è nata per gli adetti la regola del video “di massimo un minuto o nessuno lo guarda” ed ecco che la gif ha fatto il suo rientro in scena fastoso. Una breve figura in movimento, muta, tutta immagine di qualche secondo attira l’occhio obeso in una promessa di compimento che non si mantiene. Il messaggio visivo diviene anche troncato.

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Anche il testo diventa immagine

In questo percorso di evoluzione del linguaggio, Facebook ha lanciato l’ultima novità: lo status diventa immagine. Lo avrete già visto, la possibilità di scrivere su uno sfondo colorato. Cosa significa questo in termini comunicativi? Forse il percorso tratteggiato da Sartori non solo è giunto al compimento ma si è superato: l’immagine non solo ha soppiantato la parola, ma l’ha anche sostituita, sollevata dal suo compito gravoso di essere nero su bianco.

Eppure, se l’immagine è un linguaggio semplice e immediato, puramente simbolico, con il tempo è in realtà divenuto sempre più complesso. In altre parole con l’evoluzione del linguaggio se da una parte è vero che l’immagine ha divorato gli spazi della comunicazione, è anche vero che il suo simbolismo si è evoluto e stratificato in centinaia di strati di sottotesto. Dietro le nuove immagini c’è una grande complessità di messaggi chiave e narrazioni testuali, che noi fruitori letteralmente “beviamo” in maniera sempre più rapida.

Siamo diventati autostoppisti al bordo strada dei social con cartelli colmi di richieste. Richieste d’attenzione. Svuotati da un linguaggio sempre più complesso e al contempo sempre più semplificato, rincorriamo l’attenzione degli automobilisti che viaggiano troppo rapidamente per fermarsi a leggere dove siamo diretti. Eppure, in un mondo d’immagine, nel 2016 la quota lettori in Italia risulta superiore proprio la generazione Y, con il 50% secondo l’Istat. Forse siamo homo mutimedialis, nè sapiens nè videns, ma in continuo adattamento evolutivo in un linguaggio che, forse, sta diventando davvero universale. Immaginifico, stratificato, complesso.

Primo: il vedere non è conoscere. Secondo: il conoscere può essere aiutato dal vedere. Terzo: il che non toghe [sic!] che conoscere per concetti (il conoscere in senso forte) si dispiega tutto quanto oltre il visibile.
Giovanni Sartori, Homo videns.

Selfie sticker e Sticker pinning: ecco i nuovi strumenti creativi di Instagram

Il segreto dell successo di Instagram è ormai noto a tutti: semplicità di utilizzo, grande potere di engagement e soprattutto un’alta dose di creatività. Per questo oggi oltre 200 milioni di persone usano Instagram Stories, per rimanere aggiornate sugli amici e sugli account che amano.

Ma andiamo con ordine, perché oggi Instagram introduce nuovi sticker e modi divertenti per dare sfogo alla creatività su Stories e Direct.

Le novità su Direct

Grazie agli ultimi aggiornamenti di Direct  possibile avere conversazioni visive e divertenti con gli amici più stretti. Testi e sticker appaiono nello stesso thread di foto e video effimeri, in modo da poter facilmente scorrere le conversazioni con i tuoi amici.

Ecco come funziona la nuova feature:

  • basta scorrere a sinistra sulla diretta e toccare la nuova icona blu per scattare una foto o un video che scompare
  • oppure è possibile toccare l’icona blu della fotocamente in un thread esistente
  • quindi basta cliccare sulla freccia per inviare a singoli amici o a gruppi
  • sarà possibile tenere traccia di chi ha visto il messaggio attraverso le notifiche all’interno del thread

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Le novità per gli Sticker su Instagram

Grazie a nuovi strumenti per gli sticker, adesso avrai a disposizione ancora più modi per trasformare ogni momento della tua vita quotidiana in un contenuto divertente da condividere.

Sarà anche possibile creare selfie sticker, in questo modo:

  • toccando lo smile dopo aver acquisito una foto o un video, ci sarà un nuovo sticker con l’icona di una fotocamera che ti consentirà di creare un mini selfie
  • dopo averlo creato, clicca per applicare motivi diversi
  • inserisci l’adesivo del selfie dove vuoi, modificane le dimensioni e utilizza tutti gli altri strumenti creativi che desideri

Ma non è finita qui, perché da oggi si potranno fissare i selfie sticker anche in un punto specifico del tuo video, grazie alla funzione sticker pinning:

  • tocca e tieni premuto lo sticker
  • spostalo sopra un oggetto e conferma toccando “Fissa”
  • puoi scegliere di fissare qualsiasi adesivo e testo, nonché usare Boomerang e i video nella modalità “Senza tenere premuto”
  • puoi anche fissare più elementi nello stesso video

Adesivi geolocalizzati in quattro nuove città

Tra gli sticker più utilizzati troviamo quelli geolocalizzati e se vivi o sei in viaggio a Chicago, Londra, Madrid o Tokyo, nei prossimi giorni vedrai anche nuovi adesivi geolocalizzati per ognuna di queste città.

Tutti gli adesivi sono stati creati da membri della comunità locale con l’obiettivo di far prendere vita alle città in cui si sentono a casa.

Potrai vedere il nome utente dell’artista che ha creato ogni adesivo semplicemente cliccandoci su, così da poter scoprire di più sulle sue creazioni.

Le altre novità di Instagram

Ma c’è ancora un’altra novità, perché Instagram sta introducendo un collegamento rapido ai tuoi adesivi preferiti:

  • dopo aver toccato l’icona degli adesivi con lo smile ti basterà scorrere verso destra
  • vedrai comparire gli adesivi che hai usato di recente

Infine, quando registri un video con la modalità “Senza tenere premuto”, vedrai un timer che indica quanto manca all’inizio della registrazione.

Insomma, Instagram è in continuo aggiornamento e non ci resta che correre a provare tutte le nuove funzioni!

LEGGI ANCHE Quali sono i suggerimenti per acquisire, registrare e modificare i contenuti da condividere nella mia storia?

It's Lit

Cool! I brand favoriti dai Millennial e dalla Generazione Z

Giovani e smartphone. Giovani e social. Giovani e tecnologia.

Dietro a queste facili associazioni, si celano sfumature rilevanti per le aziende. Quelle che si rivolgono ai Millennial e quelle che si rivolgono alla Generazione Z. Quelle che vogliono sapere cosa è cool per gli uni e per gli altri, e quali brand incarnano questo ideale.

Ad approfondire questo punto, ci prova uno degli ultimi report di Google.

What’s cool! Top 3

Cool per i teen

Messi su un piano cartesiano, i gusti dei giovani adulti e dei teenager si somigliano, ma presentano differenze interessanti.

La top 3 coincide: Youtube è l’indiscusso vincitore, seguito a ruota da Netflix, confermando il 2017 come l’anno dei contenuti video online!

LEGGI ANCHE: 6 trend di video marketing che domineranno il 2017

Al terzo posto… Google! Questo strabiliante risultato è dovuto alla funzionalità del motore di ricerca, apprezzata da entrambe le generazioni, che lo vedono però sotto una luce diversa: per i Millennial è “serio”, “utile”, “d’aiuto”, mentre i teenager lo vedono “innovativo”, “divertente”, “meraviglioso”.

Apparentemente Google incarna la definizione stessa del termine cool, associato a “ciò a cui si presta attenzione”, “quello che eccita e manifesta sogni e speranze” e “la rappresentazione dei propri valori”.

Generazione Z vs Y

brand della Generazione Z

Scendendo dal podio, i risultati si fanno più variegati:

La generazione Z apprezza: Oreo, Xbox, GoPro, Playstation, Doritos, Chrome, Nike e Apple.

La generazione Y invece: Amazon, Nike, Tesla, Snapchat, HBO, BMW, Audi, Playstation, Oreo e Instagram.

Non stupisce la presenza esclusiva nella seconda lista del più famoso sito di commercio elettronico e di tre marchi automobilistici: tutti risultano decisamente più appetibili nel momento in cui si raggiunge una certa indipendenza economica.

Desta invece più perplessità l’assenza di social network nella top ten dei teenager. La sfumatura che giustifica questo dato potrebbe essere l’approccio al prodotto: la Generazione Z nasce assuefatta a questi canali, depotenziandone l’effetto novità e sostituendo alla presenza del brand la propria personalità e quella delle proprie cerchie sociali digitali.

Viceversa, i Millennial subiscono ancora la fascinazione di un modo di comunicare che è cresciuto con loro, e sono più recettivi ai nomi delle diverse piattaforme.

Sul fronte food i rapporti sono invece capovolti, poiché sono i più giovani a premiare in fatto di coolness due marchi di snack.

Dulcis in fundo, e non parliamo più di Oreo, un dato sull’eterna sfida che divide i giocatori da consolle: la Playstation è rimasta nel cuore dei Millennial, ma le nuove generazioni preferiscono la Xbox, che è maggiormente concepita come una piattaforma multimediale, rispetto alla rivale.

Vero o falso?

brand dei Millennial

I dati evidenziati dal report “It’s Lit” hanno fatto storcere il naso a molti nomi noti del marketing. Si sono poi indubbiamente incurvati gli angoli della bocca di Foster Kamer, che su Mashable ha parlato in toni ilari dei dati presentati, giudicandoli inverosimili.

Sei anche tu di quest’idea?

Ricerca vocale: come cambierà la SEO strategy

Avete mai considerato la ricerca vocale nella vostra strategia SEO?
I PAs – Personal assistants sono sempre più utilizzati e presenti nella nostra quotidianità: basti pensare a Siri che fa parte ormai da anni del mondo iOS, così come Google Assistant, entrambi capaci di dare informazioni utili attraverso un semplice comando vocale.

Con l’affermarsi di questa tendenza, l’ottimizzazione della ricerca vocale sarà quindi uno degli elementi fondamentali su cui si baserà il SEO del futuro. Vediamo quali sono i vantaggi e le differenze tra la ricerca classica e la Personal Assistant Search.

Gli assistenti digitali a portata di smartphone

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È pur vero che gli assistenti virtuali possono essere integrati in qualsiasi dispositivo elettronico in grado di connettersi alla rete, come computer, elettrodomestici e così via, ma il loro vero punto di forza sta nel fatto di essere consultabili  in qualsiasi luogo, attraverso i device mobile.

Il fatto che la maggior parte degli utenti  utilizzi la ricerca vocale in movimento,  fa si che le informazioni restituite siano sempre geolocalizzate, con l’obiettivo di fornire la risposta che si stava cercando.

LEGGI ANCHE: Il futuro del digital marketing è nella Ricerca Vocale?

Risultati su misura per gli utenti

Photocredits @ digitaltrends.com

Photocredits @ digitaltrends.com 

Gli assistenti personali  sono in grado di restituire risultati pertinenti e utili in base alle esigenze delle persone.

Per far si che le risposte siano in linea con le aspettative dei propri utenti, gli assistenti digitali sono dotati di intelligenza artificiale, e l’evolversi di questa nuova tecnologia promette un futuro sempre più smart per i PAs.
Quante volte vi è capitato di effettuare una ricerca su Google per trovarvi poi davanti ad un numero elevato di risultati tra i quali viene anche difficile orientarsi?

La voice search semplifica la ricerca, restituendo pochi risultati, e soprattutto evitando  all’utente di trovarsi costretto a scorrere pagina per pagina i numerosi risultati che il sistema fornisce. Le grandi aziende così come i piccoli business locali che riusciranno  a garantirsi attraverso una strategia SEO mirata questi posti limitati in prima fila,  godranno di certo di un ritorno in termini di traffico e visibilità notevoli.

Meno propensione ad utilizzare le keyword brevi

8 consigli per migliorare il Mobile SEO 1

 

Una delle caratteristiche che differenzia la ricerca vocale da quella testuale sta nella naturalezza del linguaggio utilizzato dagli utenti.

Cambia totalmente il modo in cui le persone si relazionano con i dispositivi elettronici, la tendenza è quella di instaurare una conversazione con il proprio smartphone utilizzando query più lunghe e più vicine al linguaggio naturale.

Ad esempio, se una persona ha intenzione di cercare una palestra nel centro di Milano,  gli verrà più spontaneo dire “Cercami una palestra nel centro di Milano” piuttosto che “palestra centro Milano”, come si farebbe invece invece utilizzando la tastiera.

Bisognerà quindi adattare e “umanizzare” sempre più i contenuti per far si che siano PAs friendly.

Gli addetti del settore devono sapere da dove arrivano le informazioni

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Se avete un business locale è volete che gli assistenti virtuali includano la vostra attività tra i risultati di ricerca è importante chiedersi da dove attingono le informazioni e far in modo di essere presenti negli aggregatori interessati.

Per aggiornare e ottimizzare i contenuti in ottica SEO orientato alla voice search, bisogna prendere in considerazione non solo il tipo di domanda effettuata dall’utente , ma anche il tipo di assistente che utilizza, in quanto ogni sistema fa riferimento a  risorse differenti per raccogliere i dati.

Ad esempio se si rivolge a Siri una domanda riguardante la ricerca di un luogo in cui pranzare, ci si può aspettare che prenda le informazioni da una delle seguenti fonti: Yelp, TheFork, Yahoo! Local.

Ancora si parla poco della SEO orientata alle ricerche vocali, ma questa altro non è che un vantaggio competitivo se si inizia a muoversi in questa direzione prima degli altri.

E voi avete già sviluppato una strategia SEO orientata alla ricerca vocale?

Ecco ooho!, la bolla d’acqua commestibile per eliminare l’inquinamento

Quanto inquinamento produciamo… bevendo acqua? No, non è uno scherzo: il problema della plastica è una cosa seria, e va affrontato a dovere. Il fenomeno delle plastic island e del Pacific Trash Vortex è un esempio palese di tale emergenza.

Come spesso accade, la tecnologia può diventare un potente risolutore di problematiche e issue sociali e ambientali.

E’ il caso di ooho!, il nuovo progetto pensato e sviluppato da Skipping Rocks Lab che consiste nella creazione di una bolla d’acqua commestibile.

Follia? Assolutamente, no! Una specifica membrana commestibile e aromatizzabile permette di consumare l’acqua contenuta al suo interno. Il risultato? Persone dissetate e zero impatto ambientale!

Il progetto ha raccolto finanziamenti per 400.000 pound in poche settimane: una reale innovazione destinata a lasciare un segno importante. A proposito, la strategia di lancio e comunicazione prevede una presenza costante a molti eventi inglesi: maratone, concerti, etc. Il competitor da colpire e sconfiggere? Le tante, troppe bottigliette vendute.

Ne sentiremo parlare presto!

burger king e google home

Burger King l’ha fatta grossa e Google l’ha tagliato fuori dai suoi Ads su Google Home

Lo stile comunicativo di Burger King, è ormai risaputo, punta sempre al clamore dello scherzo e alla presa in giro di altri brand non appena ve ne sia l’occasione. Stavolta però la catena di fast food si è spinta oltre, arrivando a trollare un big che non è un diretto concorrente, ma che ha un potere davvero influente in mano: quello dell’advertising.

Il big in questione è Big G. Già, proprio Google, che però non ha tardato a prendere le sue contromisure, rispondendo con l’esclusione di Burger King dai propri annunci pubblicitari su Google Home.

google-home_burger king

Ma cosa è successo esattamente tra Burger King e Google?

La grande catena di fast food ha infastidito tutti i possessori di Google Home, lo scorso mercoledì. In che modo? Producendo un annuncio in grado di far azionare il device intelligente per la casa.

Questo il contenuto audio dell’annuncio: “State guardando un annuncio di 15 secondi di Burger King, che purtroppo non è un tempo sufficiente per spiegare tutti gli ingredienti freschi del panino Whopper. Ma ho un’idea. OK, Google, cos’è il Whopper burger?”.

Naturalmente, i dispositivi in ascolto sono stati attivati dalla voce proveniente dal commercial in TV.

https://youtu.be/U_O54le4__I

Una tattica invasiva prontamente arginata da Google.

La risposta di Google allo scherzo di Burger King

Sembra che Google non l’abbia presa bene. Non essendo informata dell’iniziativa commerciale di Burger King, ha registrato subito la frase dello spot in modo da farla riconoscere ai suoi dispositivi ed escluderla dalle attivazioni vocali.

Un po’ come la mamma che toglie il pallone ai bambini dopo qualche tiro azzardato, insomma, soprattutto perché da tempo Google è a lavoro proprio per cercare una soluzione a possibili attivazioni involontarie del suo Home.

Il futuro del marketing: il marketing sperimentale

Si tratta di un’opportunità entusiasmante per il marketing proprio a portata di mano grazie all’Internet of Things o solo di una irritante controindicazione per i consumatori?

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“Burger King ha visto l’opportunità di fare qualcosa di eccitante con la tecnologia emergente dei dispositivi intelligenti”, ha dichiarato un portavoce di Burger King a Reuters.

Spotify

L’IPO non IPO di Spotify: i piani per entrare nel mercato

La tanto attesa IPO di Spotify di cui spesso abbiamo parlato forse non arriverà mai. Infatti, è di qualche giorno fa la notizia che il noto servizio di musica in streaming stia considerando di entrare nel mercato vendendo direttamente agli investitori le azioni, senza il classico evento di raccolta fondi.

L’ultima valutazione che era stata resa pubblica risale a qualche anno fa e ammonta a 8,5 miliardi di dollari. Per la quotazione l’obiettivo è quello di arrivare a 10 miliardi di dollari.

Spotify

Direct listing: i rischi per Spotify

Si tratta di piani non ufficiali, ma sembra che Spotify sia aperta al direct listing: un approccio inusuale al mercato, soprattutto per le aziende tech. In questa maniera, si eviterebbe di pagare molte tasse alle banche d’investimento, ma non senza dei rischi.

Il giorno di debutto sul mercato è un momento cruciale per aziende tech come Spotify, non solo per le prestazioni e il valore delle azioni ma anche per catturare l’attenzione di stampa, investitori, potenziali clienti e spesso anche potenziali dipendenti.

Senza una IPO, l’andamento del titolo sarebbe completamente “casuale”: probabilmente non ci sarà emissione di nuove azioni – e quindi diluizione del capitale -, gli attuali azionisti non dovranno pre-vendere le loro azioni a nuovi investitori, non ci sarà nessun periodo di lock-up. Piuttosto, le azioni saranno semplicemente scambiate ai livelli attuali, con il grosso rischio però che il titolo subisca degli sbalzi consistenti.

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Al di là della borsa

Spotify

Oltre ai piani per entrare nel mercato, Spotify sta cercando costantemente di migliorare e offrire più servizi ai propri utenti. In quest’ottica, un accordo recente con Universal che permetterà agli utenti Premium, ossia quelli che pagano per il servizio, di ascoltare in anteprima di ben due settimane gli album della casa discografica.

Questo accordo di licenza è un ottimo passo per Spotify, anche in vista dello sbarco in borsa e si prospettano accordi simili anche con Warner Music e Sony Music.

Insomma, non resta che stare a vedere quali saranno in effetti le mosse strategiche dell’azienda rivelazione dello streaming musicale.