Hi Stranger e le donne dell’Est secondo Rai: Epic Win & Fail della settimana

Bentornati Ninja al consueto appuntamento del lunedì con la rubrica Epic Win & Fail pronta a raccogliere, per voi distratti, il meglio e il peggio visto sul web nella scorsa settimana. Iniziamo con il meglio (è lunedì, siamo comprensivi!).

Epic Win

Siete già incappati nella visione di questo video assurdo e apparentemente nonsense? Il suo titolo è “Hi Stranger” come il saluto che vi dà la strana creatura prona, glabra, androgina e dai pingui glutei in bella vista, protagonista del video in stop motion di circa 3 minuti della regista Kirsten Lepore.

Il protagonista non smette di fissare lo spettatore. E lo spettatore non farà che fissargli il sedere, è inevitabile. Chiamatelo anche fail ma il video, che nasce come un cortometraggio non per il web ha appena una settimana di vita e già virale e ha ottenuto più di 1 milioni di visualizzazioni su YouTube. Inoltre a noi Ninja è piaciuto per il suo insolito stile lynchiano e vagamente creepy fomentato da una voce calma e molto sensuale.

Ma proseguiamo con un altro epic win che nella scorsa settimana ha continuato a riecheggiare sui feed delle vostre bacheche. Ricordate il video dell’intervista della BBC a Robert Kelly interrotta dall’irruzione dei figli nel suo studio?

BBC Interview Parody

Shout out to all the working women out there defusing bombs on a regular basis!

Gepostet von Jono and Ben am Donnerstag, 16. März 2017

 

Allora godetevi la parodia direttamente dal programma satirico neozelandese Jono and Ben che ne propone una versione al femminile. Infatti, oltre alle grasse risate che ci ha strappato il video originale, non erano mancate le critiche intorno all’immagine apparentemente maschilista dell’esperto impegnato a lavorare e della donna (in questo caso sua moglie, da molti scambiata per la domestica) casalinga e mamma incapace di tenere i bambini alla larga dallo studio del marito.

E se ci fosse stata una donna al suo posto? Probabilmente, come mostrato nel video, oltre all’intervista avrebbe dovuto svolgere altre infinite mansioni contemporaneamente tra cui pulire il bagno o addirittura disinnescare una bomba.

Epic Fail

L’epic fail più virale della settimana lo conoscete già ed è firmato Mamma Rai. A “Parliamone sabato“, la rubrica de La Vita in Diretta condotta da Paola Perego, è andato in onda un servizio dal titolo “Gli uomini preferiscono le straniere“: galeotta dello scandalo virale  una grafica che illustra il valore aggiunto che una donna dell’Est Europa può portare a un uomo italiano.

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La rete (e non solo) grida allo scandalo: come può il servizio pubblico televisivo nazionale mandare in onda concetti tanto retrogradi e sessisti? La risposta non la conosciamo ma le conseguenze per la rubrica (e per la Perego) sì e sono state nefaste: programma chiuso e presentatrice in lacrime immortalata durante un servizio de Le Iene.

Il lato positivo in questa storia c’è e come sempre viene dall’infinita e sempre attiva ironia dei social. Quante parodie dell’infografica blu siete riusciti a scovare? Noi ve ne proponiamo un paio imperdibili.

La RAI per il Sociale.

Gepostet von Una foto diversa della prima Repubblica. Ogni giorno. am Montag, 20. März 2017

SCANDALO!Rivelati li veri motivi per cui li homini moderni son facilmente infatuabili delle monne feudali!I) Li…

Gepostet von Feudalesimo e Libertà am Montag, 20. März 2017

 

Per ultimo, ma non meno fail, c’è Matteo Salvini: una garanzia per chi confeziona questa favolosa rubrica. Fate largo all’ennesimo tweet fuori luogo/inutile del leader leghista.

Ma soprattutto quello che ci chiediamo è: Matteo, cosa ci fai esattamente a Lampedusa?

Noi vi lasciamo con questo dubbio amletico e vi diamo appuntamento a lunedì prossimo con altri imperdibili momenti epici. 

Not Special Needs: intervista ai creativi su come nasce la nuova campagna di CoorDown

Not Special Needs: intervista ai creativi dell’ultima campagna di CoorDown

Not Special Needs è la nuova campagna di CoorDown che ci pone una grande domanda: quali sono i bisogni speciali delle persone con la sindrome di Down? 

La campagna parte da “special needs”, un modo di dire inglese per indicare le persone con disabilità: le persone con la sindrome di Down necessitano di “bisogni speciali”. Beh, non è vero.

Quello di cui hanno bisogno sono cose normali come avere un lavoro, innamorarsi, divertirsi con gli amici… insomma, bisogni non di certo speciali, anzi! 

Ogni 21 marzo si celebra la World Down Syndrome Day con lo scopo di sensibilizzare e aumentare la consapevolezza su questa sindrome, conosciuta anche con il nome di Trisomia 21 (tre cromosomi invece di due nella coppia cromosomica 21) da cui nasce la scelta della data 21/03.

Il CoorDown (coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di Down) ha scelto di collaborare con l’agenzia Publicis New York per realizzare la campagna Not Special Needs andata online proprio il 21 marzo.

Sul progetto hanno lavorato due giovani menti tutte italiane, Luca Lorenzini e Luca Pannese (Executive Creative Directors dell’agenzia), che hanno risposto ad alcune nostre domande sul progetto:

Luca & Luca: parlateci un po’ di voi

Luca L. – Io e Luca ci siamo conosciuti 17 anni fa in una piccola agenzia specializzata in web marketing. Abbiamo scoperto di avere la stessa passione per la pubblicità e, da quel giorno, abbiamo sempre lavorato insieme. Prima in Young and Rubicam Milano, poi in Saatchi & Saatchi Milano, poi in Saatchi & Saatchi New York. E adesso, da pochi mesi, in Publicis New York dove lavoriamo come Executive Creative Directors.

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Come nasce l’idea creativa dietro alla campagna Not Special Needs?

Luca P. – Come ogni anno, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con il cliente, nel tentativo di trovare qualcosa di interessante di cui parlare per la Giornata Mondiale della Sindrome di Down. E abbiamo scoperto come il termine “special needs” (che generalmente viene utilizzato, soprattutto nel mondo anglosassone, per indicare persone con disabilità) non sia particolarmente amato all’interno della comunità. É un eufemismo controproducente che rende ancora più eccezionali le persone con disabilità in generale e con sindrome di Down in particolare. E ci abbiamo scherzato un po’ su.

Not Special Needs: intervista ai creativi sulla nuova campagna di CoorDown

L’attrice Lauren Potter, la dolce Becky di Glee, e John C. McGinley, il famoso Dottor Cox di Scrubs, hanno partecipato alla realizzazione del video. Com’è stato lavorare con loro?

Luca L. – Lauren è stata una presenza luminosa nel set. Nello spot è molto composta, ma nelle pause si lanciava in danze scatenate coinvolgendo gli altri attori e tutta la troupe. John McGinley è un grande professionista e da tale si è comportato. Una volta davanti alla camera ha improvvisato una serie di battute a raffica e in 10 minuti aveva già finito il suo lavoro: davvero un extraterrestre.

Not Special Needs: intervista ai creativi sulla nuova campagna di CoorDown

Qual è, secondo voi, il segreto del successo di questa Not Special Needs?

Luca P. – Innanzitutto il fatto che utilizziamo un tono umoristico per una campagna no profit. Il pubblico non è abituato a campagne che fanno pensare e allo stesso tempo sorridere. E quando qualcosa è diverso, di solito attira l’attenzione. Pensiamo poi che l’argomento sia molto interessante. Chi ha visto la campagna di solito è rimasto sorpreso: “É vero, hanno gli stessi nostri bisogni. Non ci avevo mai pensato…

Quali sono state le difficoltà più grandi affrontate finora e quali le emozioni più forti?

Luca L. – Riuscire a produrre un film di questa portata con budget molto bassi è sempre una sfida. Fortunatamente, ogni anno troviamo registi e case di produzione che decidono di donare le loro risorse e il loro talento, ma è sempre una sfida. Per quanto riguarda le emozioni, con CoorDown ne abbiamo sempre provate tantissime. Sul set, ogni anno abbiamo l’occasione di incontrare non solo molti ragazzi con sindrome di Down, ma anche le loro famiglie. Ascoltiamo storie intense fatte di gioie, dolori, battaglie, sconfitte e vittorie. E ogni volta ne usciamo arricchiti.

Ultima domanda: avete, per caso, il numero di quel gatto massaggiatore? Sembra davvero bravo…

Luca P. – Non abbiamo il numero del gatto, ma abbiamo il numero dei cinque marionettisti vestiti di verde che lo hanno fatto muovere: così sono le produzioni low budget in America.

Credits
Advertising Agency: Publicis, New York, USA
Chief Creative Officer: Andy Bird
Executive Creative Directors: Luca Pannese, Luca Lorenzini
Copywriter: David Green
Art Director: Jen Wang
Director: Wayne McClammy

Qual è lo stato del Digital Advertising?

Il mercato del digital advertising negli Stati Uniti ha un valore di circa 200 miliardi di dollari e, stando alle previsioni di emarketer, la spesa che verrà investita nel 2017 in questo settore subirà un incremento, raggiungendo una quota di 83 miliardi di dollari.

Dunque, per la prima volta, gli investimenti in questo settore saranno più cospicui di quelli previsti per le emittenti televisive. ll mobile rappresenterà l’elemento chiave di questa crescita, andando a costituire il 70% della spesa totale che verrà investita.

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I due colossi: Google vs Facebook

Il colosso di Google mantiene la sua dominanza sul mercato, e quest’anno reclamerà approssimativamente il 78% delle entrate totali previste per la pubblicità.

Se Google domina la ricerca, in particolare attraverso il mobile, data la tendenza dei consumatori a cercare qualsiasi informazione dal cellulare, Facebook invece controlla il display. Il suo business in questo settore, infatti, si stima subirà un’impennata del 32% per raggiungere i 16 miliardi di dollari, accaparrandosi così il 39% del mercato del display negli Stati Uniti, che dovrà spartire con  Google, Yahoo e Twitter.

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La crescita delle entrate di Facebook può essere attribuita da una parte all’aumento dell’utilizzo e del tempo passato sulla piattaforma, che continua ad attrarre sempre di più gli inserzionisti, e dall’altro dal contributo determinato da Instagram, che compone il 20% delle entrate di Facebook per quanto riguarda il mobile.

In questo mercato, dove si colloca Snapchat? Si prevede che, nel 2017, le entrate derivanti dalla pubblicità per questo social raggiungeranno un valore di 770 milioni di dollari. Un business ancora limitato, considerato che rappresenterà solo l’1% del mercato mobile statunitense, anche se si prevede possa salire di due punti entro il 2019.
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Come si è arrivati a questo duopolio?

La decisione di aprire le proprie piattaforme agli editori, attraverso i servizi di Facebook Instant Articles ( il programma che consente di postare articoli direttamente nel news feed e non soltanto tramite link) e Google Posts ( la nuova funzione che permette di caricare un contenuto editoriale da parte di entità pubbliche direttamente in SERP), ha contribuito a creare la situazione in cui i due giganti di Google e Facebook si dividono e dominano il mercato.

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Questi servizi hanno portato  gli inserzionisti e gli stessi editori a focalizzare la loro attenzione non tanto sulla conquista di spazi pubblicitari sui media quanto invece sui dati personali degli utenti.

Infatti, come sappiamo, Facebook possiede una quantità infinita di dati relativi ai propri utenti che riguardano interessi, status sociale e posizione geografica mentre Google si concentra sull’offrire ai propri utenti esattamente ciò di cui hanno bisogno nel momento in cui effettuano le loro ricerche. Questi due modi di operare, seppur diversi, sono complementari.

Inoltre, lo sviluppo di tecnologie in grado di offrire contenuti video in alta risoluzione, connessioni mobile sempre più veloci e smartphone con display che offrono migliori prestazioni hanno di certo contribuito allo sviluppo dell’online video advertising, settore da tenere sotto controllo specie dopo l’annuncio di Facebook in merito all’introduzione di pubblicità nei contenuti video disponibili sulla piattaforma.

Le persone fruiscono sempre di più dei contenuti video, non solo su Facebook ma anche su Instagram, e le piattaforme offrono sempre più possibilità di espressione da questo punto di vista, il che fa la gioia degli inserzionisti.

La sfida dunque tra i due colossi si gioca tutto sul campo della digital advertising. Chi riuscirà a controllare meglio le piattaforme di distribuzione pubblicitaria sarà in grado di accaparrarsi una parte consistente degli investimenti degli advertiser.

Verso un approccio customer-centric

Il 2017 poi si profila come l’anno in cui i più grandi brand si focalizzeranno sul consumatore, massimizzando la conservazione dei dati sugli utenti attraverso i big data.

E considerando che l’80% delle interazioni sui social media attraverso i dispositivi mobile, questi continueranno a rivestire un ruolo sempre più preponderante nelle nostre attività digitali e customer-centric.

Street art senza tempo: l’arte di Futura per Casio “G-shock”

Questa settimana la ricerca di Streetness riporta in auge un prodotto rilasciato sul mercato circa un anno fa ma che attualmente è ancora tra le produzioni più “in” nel settore del fashion design: l’orologio “G-shock” dell’azienda Casio, firmato dal famoso street artista di Brooklyn Futura.

Leonard Hilton McGurr, classe ’55, noto sin dagli esordi come Futura 2000, ha debuttato illegalmente nella metropolitana di New York nei primi anni Ottanta. Avendo fatto propri gli scontri socio-culturali di qualche tempo prima e la necessità di individuare una propria identità, Futura 2000 ha cercato e trovato ispirazione nella fantascienza e nei film di Stanley Kubrick. Dai vagoni dei treni, supporti principali della sua attività, si è spostato poi sugli edifici del Queens e del Bronx, lavorando fianco fianco con alcuni degli artisti più famosi del suo tempo come Basquiat, Haring, Dondi e Scharf. Ad un certo punto della sua carriera McGurr ha scelto di rompere le “regole della strada” avviando collaborazioni con numerosi marchi, fondandone finanche uno proprio dedicato al mondo dell’abbigliamento. Da questo momento (1998), McGurr ha scelto di firmarsi semplicemente Futura, lasciando cadere i numeri che avevano da sempre accompagnato la sua tag come metafora dei limiti e dei confini da valicare.

Tutt’oggi l’arte di Futura è ancora inarrestabile. Oltre ad una notevole produzione personale l’artista conta numerosi partner e collaborazioni dal calibro di The Clash, la nazionale maschile di calcio americana, LeBron James, le Nazioni Unite, (RED) e Converse.

Tra atomi, segni e forme indefinite riprende così vita per la limited edition “G-shock x Futura” il leggendario linguaggio figurativo dell’artista: sulla cassa XL, sul cinturino e sul packaging del rivisitato modello GD-X6900FTR-1ER viene esaltata l’iconica tag di Futura in una complessa texture bianco e nero; sono così rievocate la potenza, il movimento e la velocità tipiche della metropolitana newyorchese, rinforzate dalla grande resistenza degli orologi Casio “G-shok” caratterizzati da impermeabilità 20Bar e da una batteria che dura oltre dieci anni. Tra le altre peculiarità degne di nota: display con illuminazione LED full auto, orario mondiale (29 fusi orari/48 città), funzione snooze, calendario automatico e due allarmi multi-funzione.

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I laboratori giapponesi della Casio hanno creato un timepiece indistruttibile: “G-shock” è stato progettato durante ben dieci anni di esperimenti e più di duecento esemplari sono stati testati in condizioni estreme, prima di essere ufficialmente rilasciati sul mercato nel 1983. L’orologio ha continuato ad evolversi costantemente per un trentennio abbinando sempre la ricerca di un design moderno alla tecnologia più innovativa.

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Nell’epoca in cui moltissimi giovani scelgono di affidarsi completamente agli smartphone, l’orologio da polso torna alla ribalta avvicinandosi al mondo della Street Art. Non è dunque una casualità se i timepieces della Casio si rigenerano con l’arte di Futura trasformandosi in veri art watches: lo spirito della sfida e la resistenza, obiettivi primari dell’azienda, ritrovano così piena espressione creativa nel mondo del graffiti writing.

Può un tool definire un profilo preciso? Il caso #ApplyMagicSauce

Marketing e psicologia hanno intrecciato i loro percorsi già molte volte. Ma con l’avvento dei social network è più facile che mai analizzare l’enorme massa di dati che gli utenti stessi mettono a disposizione. Sarebbe possibile avere dei profili degli utenti così precisi e calzanti e che rivelano alcuni aspetti della loro personalità a volte sconosciuti persino ai loro amici più intimi.

Psicometria e big data si fondono per creare profili sempre più precisi da usare come target delle campagne di marketing e advertising. Ma è davvero così?

I test di personalità su facebook: oltre il semplice divertimento

Michael Kosinky, di Varsavia, nel 2008 viene accettato per un PhD in Psicometria a Cambridge.

Incontra David Stillwell che da un anno aveva lanciato una app su Facebook che, sulla base di un questionario, creava un profilo caratteriale dell’utente.

Avete presente, no? Avrete ricevuto l’invito di qualche amico a raccogliere la sfida a scoprire i lati della vostra personalità con un semplice test, quasi un giochino.

Michael Kosinsky

Michael Kosinsky

Con entusiasmo e con leggerezza gli utenti risposero alla versione dei due oltre le più ottimistiche previsioni dei due ricercatori: da poche centinaia che attendevano, furono in poco tempo milioni gli utenti che usarono l’app.

Usarono il modello OCEAN, ben noto da decenni in psicometria.  Una personalità, secondo questo modello, può essere  misurata lungo 5 assi:  Apertura al mondo, Coscienziosità, Estroversione, Affabilità e Nevrosi.

Cominciarono l’analisi di quella enorme mole di dati e a cercare correlazioni con le tracce di sè  che gli utenti lasciavano sui loro profili social con i loro mi piace. In che modo un determinato valore del modello di personalità poteva indicare le preferenze di una persona in campo musicale, sessuale, politico?

I primi risultati furono abbastanza semplici, ad esempio i fan di Lady Gaga sembravano essere più estroversi, mentre quelli che avevano messo un like sulla filosofia sembravano essere più introversi.

Cercando di andare oltre, iniziarono a cercare correlazioni più vaghe, e scoprirono che, per esempio, i maschi che avevano messo mi piace ad una determinata marca di cosmetici avevano una maggiore probabilità di essere gay.

Per dirla in maniera corretta, i mi piace a quella marca di cosmetici arrivavano da uomini che si erano già apertamente dichiarati omosessuali.

Procedendo nella loro ricerca su questa strada, nel 2012 Kosinsky ritenne di essere pronto a procedere a determinare un profilo di personalità basandosi soltanto sulle attività svolte da quell’utente su Facebook.

Secondo Kosinsky è possibile valutare una persona meglio di come fa il suo collega di lavoro semplicemente basandosi su 10 mi piace di questa persona. Con 70, si possono dire di questa persona più cose di quante ne sanno dire i suoi amici. E addirittura con 150 like più di quante ne sanno dire i genitori. Con 300 like si riesce apparentemente a conoscere una persona meglio di come la conosca il suo compagno o la sua compagna.

Quanto riveliamo di noi stessi?

In statistica una correlazione indica un certo legame tra due eventi: se si verifica l’evento A, con una certa frequenza, si verifica anche l’evento B.

Questo non significa in alcun modo che A causi B, che ci sia cioè un rapporto di causa-effetto, ma che più semplicemente se si verifica A, c’è una certa probabilità che accada anche B.

Le correlazioni possono essere usate per predire la probabilità che accada una cosa, se ne è successa prima un’altra.

Ed è proprio questo il modo in cui le ha usate Kosinsky: secondo lui, con una media di 68 mi piace era possibile predire il colore della pelle dell’utente (con un 95% di accuratezza), l’orientamento sessuale (88% di accuratezza) e la loro affiliazione al partito democratico o repubblicano (85%).

Dai dati raccolti era possibile determinare il quoziente intellettivo, l’orientamento religioso, le abitudini relative al consumo di alcool, sigarette e droghe e persino capire se i genitori della persona di cui si analizzava il profilo erano divorziati o meno.

Volete provare un po’ di salsa magica?

A personalisation engine that accurately predicts psychological traits from digital footprints of human behaviour”, un motore di personalizzazione che accuratamente predice tratti psicologici dalle tracce digitali di comportamento umano: così si presenta Applymagicsauce, il sito del centro di psicometria di Cambridge.

Visitandolo e dandogli il pasto il vostro profilo facebook, potrete verificare di persona se le previsioni sulla vostra personalità siano azzeccate.

Un clic sul grande pulsante giallo e qualche altro ancora, ed eccovi servita l’instantanea della vostra psiche, con tanto di spiegazioni sul perchè abbiano desunto certi aspetti di voi.

applymagicsauce

Ma è affidabile?

In psicometria, i modelli, che siano OCEAN (conosciuto anche come Big Five), o DISC ( i test di autovalutazione inventati da John Geier), esprimono degli stili, non mettono delle etichette. Le persone sono molto più complesse di quello che viene fuori da questi modelli. E quindi questi modelli non possono essere considerati nemmeno lontanamente infallibili.

Gi studiosi di psicometria si dedicano a misurare abilità, conoscenze o personalità attraverso tecniche ideate e preparate accuratamente. Alcuni criticano le tecniche più evolute e recenti ritendondole invalide e non più accurate di un oroscopo.

Se tali misurazioni sono ritenute invalide, pur essendo preparate di scienziati che sanno quello che fanno e cosa stanno cercando, quanto possono essere attendibili i risultati desunti da informazioni collaterali come i mi piace, a volte buttati li su Facebook?

Come Il motore Applymagicsauce interpreta 31 mi piace del profilo di Claudio Marchiondelli

Come Il motore Applymagicsauce interpreta 31 mi piace del profilo di Claudio Marchiondelli

Inoltre, come ci siamo già detti, la correlazione di per sé non esprime una causalità.  Si possono trovare in rete correlazioni interessanti e divertenti fra qualsiasi cosa e qualsiasi altra. Esistono, per esempio, certamente correlazioni interessanti fra il prezzo delle banane alla Borsa di Bogotà e l’intensità dei cicloni tropicali nel Golfo del Messico. Ma questo non vuol dire che il prezzo delle banane influenzi il ciclone.

Allo stesso modo, potrebbe esserci sì una correlazione tra l’orientamento sessuale di una persona e le sue preferenze musicali, ma è azzardato pretendere di capire dalle canzoni che ascolta con chi andrà a letto.

Queste tecniche di analisi funzionano abbastanza bene nella calibrazione della comunicazione interpersonale, ma non è così scontato che possano funzionare altrettanto bene come strumento di propaganda, sebbene sia un’idea interessante. Un’idea di quelle che trovano grandi investitori se vengono vendute bene, ma non per questo più valida.

Ora che lo sapete, farete ugualmente il test su Applymagicsauce? Diteci se vi riconoscete nel profilo che vi propone, nella nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.

Week In Social: tra eCommerce e chat meno caotiche

Ecco il consueto recap settimanale che tenta di riassumere i molteplici e spesso tumultuosi mutamenti di un mondo in costante evoluzione come quello dei social network. Essere sempre aggiornati non è semplicissimo ma noi proviamo ad aiutarvi.

Bando alle ciance e andiamo subito al sodo: eccovi alcuni degli avvenimenti più salienti degli ultimi sette giorni!

 

Facebook Collections

Facebook: nuovi formati video per gli e-commerce

Ad alcuni di voi sarà già capitato di vederle, specialmente se seguite profili internazionali. Facebook ha da poco reso pubblico un nuovo formato di video ad chiamato “Collection”.

L’inserzione si compone di un video e quattro prodotti suggeriti: quando l’utente clicca sulla promo, può navigare, quasi come se fosse in un Canvas, fino a un massimo di cinquanta oggetti selezionati dall’inserzionista o selezionati da Facebook tra i più popolari dell’e-commerce.

Tra i pionieri di questo nuovo formato ci sono, neanche a dirlo, top player del settore quali Adidas, Michael Kors e Lowe’s. Come tutti i rollout, al momento alcune Pagine potrebbero ancora non visualizzare l’opzione: poco male, c’è più tempo per preparare la propria Collection e attirare così nuovi acquirenti appena possibile!

Nuove funzioni per Facebook Messenger

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Le novità di Facebook non si fermano alle sole inserzioni pubblicitarie. Le chat di gruppo su Messenger potrebbero diventare presto molto meno caotiche grazie a due nuove funzioni che, scommettiamo, faranno felici molti.

La prima è quella delle menzioni: utilizzando una @ seguita dal nome dell’utente, come fosse un tag insomma, sarà possibile inviare una notifica speciale all’utente selezionato in grado di portarlo immediatamente al messaggio specifico, senza che vada quindi perso nel mare di altre frasi di utenti intervenuti nel frattempo.

La seconda funzione è legata invece alla possibilità di utilizzare le ormai celeberrime reacticon anche nei messaggi privati. E proprio come nel caso dei commenti della newsfeed, in una chat di gruppo tutte le reazioni per quel messaggio saranno “raccolte” in uno specifico counter.

Anche stavolta, le funzioni sono in rollout e sarà necessario pazientare un po’ prima che siano disponibili a tutti.

Instagram: un milione di inserzionisti

Dopo il nuovo logo, il nuovo look e la nuova funzione “Stories”, arriva un nuovo grande traguardo per Instagram: mercoledì la piattaforma ha annunciato di avere oltre un milione di inserzionisti attivi, duecentomila circa in più rispetto a quanto registrato un anno fa.

E il resto del 2017 si prospetta sempre positivo, con un incremento previsto della spesa pubblicitaria di circa tre miliardi di dollari. Numeri da capogiro per una piattaforma sempre sulla cresta dell’onda.

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Acquista i tuoi prodotti preferiti su Instagram

Il 21 marzo, inoltre, Instagram ha introdotto una funzione votata a migliorare la “shopping experience”. Molti utenti, per ora solo residenti negli Stati Uniti, potranno scoprire e acquistare capi di abbigliamento, gioielleria e prodotti per il beauty direttamente dall’app per smartphone, mentre navigano in tutta naturalezza sulla propria newsfeed.

Il grande focus sulle immagini rende Instagram un social perfetto per far impazzire i fashion addict e scatenare la voglia di acquisto compulsivo. Tutto è votato alla massima semplicità, anche per le aziende: queste possono infatti taggare i prodotti sulle loro immagini quasi come fossero utenti in carne ed ossa.

Siamo pronti all’invasione di immagini di Fashion Blogger pieni di tag per acquistare quell’orologio o quella nuova borsetta?

Queste sono solo alcune delle novità dal mondo dei social network che hanno caratterizzato la settimana. Ricordatevi sempre di seguirci per essere aggiornati, sia via web che ai nostri eventi: perché alcuni di voi saranno presenti al nostro Ninja Camp, vero?

Instagram

Le strategie per far crescere il tuo business con Instagram

Instagram è sicuramente uno dei social network più utilizzati dalle aziende: non solo perché ormai si contano più di 400 milioni di utilizzatori attivi o perché i millennial trascorrono circa 420 minuti al mese sulla piattaforma, ma soprattutto perché gli utenti di Instagram sono molto più propensi a mettere like, commentare e condividere i contenuti dei brand rispetto agli altri social.

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Per questo Instagram è una delle migliori piattaforme social per raggiungere la propria target audience. Ma come utilizzarlo al meglio? Ecco sei consigli che possono aiutarci ad integrare Instagram nella nostra strategia.

1. Sii coerente con il tuo brand

I contenuti pubblicati su Instagram devono riflettere quello che il tuo brand rappresenta e allo stesso tempo devono interessare e piacere agli utenti. Questo non è un compito facile: per capire cosa il pubblico vuole vedere è possibile studiare i post della concorrenza o di altri blog e siti.

L’importante è non pubblicare contenuti fuorvianti o che possono creare confusione sul tuo brand.

2. Cerca di attrarre il tuo pubblico

La chiave per creare engagement è offrire contenuti piacevoli e di valore. Un’immagine vale più di mille parole ma è necessario utilizzare quelle giuste. In tal senso, sono disponibili tantissime app che consentono di raggiungere ottimi risultati anche se non si possiedono le risorse per affidarsi a dei professionisti.

I formati disponibili sono tantissimi: non limitarti alle immagini, gioca con filtri e brevi video.

Instagram

3. Inserisci delle call to action

Utilizza la bio e i commenti per indirizzare i follower verso la tua homepage, per maggiori informazioni o per acquistare i tuoi prodotti o servizi. Le stesse immagini con testo possono essere utilizzati con questo obiettivo ed incrementare l’engagement.

4. Pubblica contenuti regolarmente

Pensare di poter caricare qualche immagine e poi dimenticarsi per qualche giorno dell’account è senza dubbio poco proficuo se si vuole sfruttare questo strumento al meglio ma è spesso quello che succede.

Oltre che alla qualità, è necessario guardare ai volumi e per raggiungere un numero più elevato di follower è bene postare più volte al giorno e con continuità (regola base per ogni canale social!).

LEGGI ANCHE: Come creare autenticità intorno al tuo business

5. Ottimizza gli hashtag

Hashtag Instagram
Gli hashtag non sono solo un gioco per teenager: non avere paura di utilizzarli!

Si tratta di strumenti di ricerca che vengono usati dagli utenti per trovare i topic d’interesse. Per questo, inserirli in ogni post permette di essere “trovati” dagli utenti che ancora non seguono la pagina.

Non bisogna solo concentrarsi sulla popolarità, ma ovviamente devono essere rilevanti per il brand e il prodotto.

6. Share for share

Anche su Instagram, l’unione fa la forza. Questa tecnica consiste nel condividere e promuovere il contenuto di altri utenti sulla tua pagina. Appena il numero dei follower crescerà, questi inizieranno a fare lo stesso con i tuoi contenuti, permettendo così una crescita più veloce.

Londra da scoprire: Museum of Brands, Packaging & Advertising

 

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Chiunque si sia trovato a dover visitare Londra, anche più di una volta, sa di essersi sicuramente perso qualcosa. Non è mai abbastanza il tempo da trascorrere in questa città che offre infinite piccole sorprese per quei turisti che decidono di lasciare da parte audio-guide o mappe dei siti più importanti e si lasciano andare, perdendosi nei quartieri, scoprendo piccoli teatri e mostre in ogni dove. Così, se ci si trova a passeggiare tra le stradine del caratteristico quartiere di Notting Hill, dirigendosi magari verso la oramai poco mitica Portobello Road, è possibile imbattersi nel Museum of Brands, Packaging & Advertising un labirinto temporale in cui percorrere la storia dei marchi più o meno noti degli ultimi 150anni.

Nato dalla passione di un singolo uomo, Robert Opie, storico e collezionista, questo museo non è certo una delle prime attrazioni della città, ma è senz’altro una piacevole scoperta che permette di percorrere, cronologicamente, 150anni di storia semplicemente passeggiando tra corridoi e sale coloratissime, ricolme di ben oltre 12000 articoli originali.

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Una vera manna per esperti di marketing e di design che potranno spaziare tra il packaging delle varie epoche, per gli appassionati di tecnologia che potranno toccare con mano l’evoluzione di strumenti come la radio, l’aspirapolvere o il telefono, ma anche per i curiosi, gli amanti dei matrimoni reali che potranno vedere i gadget originali del primo matrimonio regale mai sponsorizzato, quello del 1840 tra la regina Vittoria e il principe Alberto.

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Percorrendo le sale ed i corridoi del museo si attraversa, in realtà, la storia dei consumatori che riflette, in genere, il benessere economico del periodo storico di riferimento; si passa così dai materiali riciclati e poco colorati del dopoguerra alle confezioni coloratissime degli anni del boom economico, fino al minimal-optical degli anni ’70.

Il primo aspirapolvere mai costruito

Il primo aspirapolvere mai costruito

 

Non solo Museo: nei suoi oltre 50anni di percorso, il Museum of Brands, Packaging & Advertising ha superato varie fasi, da semplice collezione da esposizione a piccolo museo di Gloucester fino ad arrivare a Londra nel 2005 ed oggi, a distanza di 12 anni c’è ancora spazio per cambiare, evolvere, proprio come hanno fatto i marchi che conserva. Dal 2015, infatti, il museo è divenuto un vero e proprio ente benefico, il cui scopo, oltre a proteggere e  preservare la collezione già presente, è quello di offrire esperienze di apprendimento, sensibilizzare il pubblico e, attraverso attività creative e di volontariato, creare integrazione e sviluppare legami con la comunità.

Resta solo da chiedersi cosa ci aspetterà nel futuro.

Twitter e la TV: dal second screen all’ all-inclusive

Ti stai chiedendo perché Twitter stia puntando tutto sui contenuti video e sul live streaming? Scopriamolo insieme!

Come ha spiegato lo stesso social network: “La possibilità di avere accesso illimitato alle informazioni sta cambiando il nostro modo di consumare ed interagire con i contenuti. Le attività che una volta rappresentavano svago ed intrattenimento adesso vengono svolte contemporaneamente all’utilizzo del nostro cellulare. Infatti, quasi l’85% degli utenti naviga su Internet mentre sta guardando la TV. Questo fenomeno è stato definito “second screen” e continuerà a crescere nei prossimi anni”.

twitter

Un’indagine di eMarketer ha stabilito che, entro l’anno prossimo, la percentuale di utenti che utilizzano lo smartphone mentre guardano la TV crescerà fino al 91%.

Ora, partendo da tali presupposti, ecco che Twitter fa un balzo avanti e tenta di aggirare l’ostacolo “second screen”. In che modo? Semplice.

L’idea è quella di allineare la propria piattaforma con i nuovi comportamenti e le nuove tendenze degli utenti – in particolare i più giovani – e fornire loro un’unica esperienza visiva.

Secondo Twitter, infatti, la TV e i social media non devono competere tra loro per accaparrarsi l’attenzione degli utenti ma, considerando anche che i social network rappresentano un importante terreno di discussione proprio riguardo i programmi seguiti in TV, sarebbe necessario collaborare con l’obiettivo di creare un unico grande servizio.

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Twitter, dunque, sta investendo su un nuovo paradigma in cui il consumatore ha il controllo su tutto: decide i programmi da guardare, i live streaming da seguire, è coinvolto in una nuova modalità di consumo che si concentra in un unico luogo.

Tuttavia, per realizzare un tale progetto ci vorrà del tempo. Intanto, i comportamenti degli utenti continuano ad evolversi ma, per il momento, la TV regna ancora sovrana.

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Da questo momento sarà possibile percorrere due strade: aspettare che il modo di consumare informazioni degli utenti continui, lentamente, ad evolversi fino a che essi arrivino a prediligere esclusivamente i social media, oppure allineare le proprie offerte con il televisore.

Twitter ha scelto da che parte stare: non può permettersi di aspettare e quindi sta cercando di dare la possibilità agli utenti di guardare i propri contenuti in live streaming anche sulla TV, mettendo a punto strumenti che semplifichino il processo e modalità di visione che rendano il tutto appetibile.

Attualmente il social network sta spingendo anche gli inserzionisti a considerare queste nuove tendenze durante le loro attività.

In questo contesto, risulta necessario che i brand allineino le campagne con riferimenti televisivi che richiamino il pubblico di destinazione, attingano ad aventi live, dove le persone sono già impegnate in una conversazione e creino contenuti video per un pubblico mobile.

Certo, per realizzare tutto questo ci vorrà del tempo ma se davvero si riuscisse a massimizzare l’utilizzo della piattaforma sulla base di queste tendenze, Twitter potrebbe riuscire a realizzare un’esperienza di consumo veramente all-inclusive.
Insomma, vale la pena considerare questi aspetti nella propria social media strategy? Secondo noi sì. E voi cosa ne pensate?
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Il futuro dello sport è mobile

Per gli atleti professionisti, le squadre e gli eventi sportivi, i Social Media stanno diventando sempre più importanti per connettersi e condividere emozioni con la propria fan base, diventata negli anni sempre più globalizzata.

Sappiamo, inoltre, da numerosi studi, il più recente dei quali pubblicato da WeAreSocial e Hootsuite, che l’accesso ai Social è sempre più Mobile.

Quindi, se la logica non è un’opinione, il mondo dello sport “show” business sarà sempre più Mobile Friendly.

Inoltre, Facebook e Twitter stanno investendo fortemente su Video e Live Streaming.  Uno dei migliori contenuti in assoluto da poter proporre ai loro miliardi di utenti è sicuramente lo Sport, vero e proprio linguaggio globale capace di smuovere folle e forti emozioni.

Per chiudere, oltre la metà dei possessori di smartphone italiani (Fonte ComScore) dichiara di aver visto un video utilizzando il proprio device… dobbiamo aggiungere altro?

Facebook, il futuro della TV?


L’esempio più recente di interesse su Facebook è quello della Copa del Rey spagnola: l’andata e il ritorno tra Atletico Madrid e Barcellona e solo il round di Celta Vigo-Alaves andati in diretta streaming hanno totalizzato un totale di 3,5 milioni di visualizzazioni, 300mila “reaction” e migliaia di condivisioni. Numeri piccoli per il momento, rispetto alla copertura televisiva, ma molto promettenti per il futuro, tenendo soprattutto conto del potenziale che garantiscono i social network. 

Notizia di pochi giorni fa è l’accordo chiuso tra la Major Leauge Soccer (il maggior campionato di calcio USA) e Facebook per la diretta streaming di alcuni match della stagione 2017. 

Twitter: live streaming e commenti nella stessa piattaforma

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Twitter è diventato il salotto dove i maggiori eventi, compresi quelli sportivi, vengono commentati generando interazioni importanti grazie agli # (ogni evento che si rispetti ha il suo # di riferimento che permetterà poi di monitorarne i flussi di interazione).

Stando ad una ricerca condotta dalla Global Web Index, l’85% delle persone che hanno seguito i Giochi di Rio lo ha fatto con il second screen experience, cioè con in mano un tablet o uno smartphone.


Un altro grande esempio di quello che può essere il presente e il futuro è stato mostrato ai recenti Australian Open dove Twitter, in collaborazione con il suo domestic broadcaster ha garantito una copertura live e highlights dell’evento ai milioni di fans.

Snapchat e Coni

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Vediamo anche un esempio recente tutto italiano: un modo divertente e intelligente per integrare Snapchat all’interno delle proprie strategie comunicative aziendali.

Durante le ultime Olimpiadi a Rio, il Coni ha sviluppato una forte strategia digital, utilizzando tutti i canali che la rete mette a disposizione. Un’operazione che ovviamente ha contemplato anche strumenti Mobile come Snapchat.

Il Coni ha utilizzato la notorietà e la simpatia dei suoi ambassador (come Massimiliano Rosolino, Alessandra Sensini e Antonio Rossi) per fare uno storytelling del “dietro le quinte” olimpico, con l’intento di creare engagement anche tra i più giovani. Obiettivo pienamente raggiunto e complimenti al Coni: Italia Team è stato l’account con il più alto engagement tra tutte le squadre olimpiche

WhatsApp e i Bot 

Anche Whatsapp e tutte le app di messaggistica online, soprattutto con l’avvento dei Bot (penso a Telegram e Facebook Messenger) diventeranno centrali nelle strategie di mobile marketing per il futuro dello sport, basti solo pensare che durante le Olimpiadi di Rio 2016 WhatsApp è stato utilizzato da oltre il 90% della popolazione online.

Il Mobile Marketing saprà accettare e cavalcare la sfida? A mio parere gli strumenti ci sono e sono già parecchio avanzati. Dovrà essere il mondo dell Sport a cavalcare la crescita del Mobile Marketing, ne avrebbe solo da guadagnare in termini di visibilità e di ritorni commerciali grazie a un impressionante aumento del pubblico potenziale e alle infinite possibilità comunicative offerte.

Un suggerimento: mobile marketer iniziate a esplorare questo mondo!