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Facebook, Disneyland Paris e Cirque du Soleil: i migliori annunci stampa della settimana

Appuntamento imperdibile con la creatività del lunedì. Anche questa settimana noi di Ninja Marketing abbiamo selezionato le migliori creatività delle agenzie sparse in tutto il mondo.

Pronti a scoprirle?

Internet.org by Facebook

Connettere il mondo intero: la rete sociale costruita da Internet.org chiama in causa studenti, film makers, artisti, musicisti, programmatori, per dargli modo di far sentire la propria voce. Tutti hanno diritto di “stare online”.

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Credits:

Advertising Agency: Sid Lee, New York, USA
Creative Director: Felipe Ferreira
Account Director: Brett Niebling
Account Executive: Gillian Couchman

Disneyland Paris

Cosa significa vivere a Parigi e scoprire le sue bellezze? Disneyland Paris, insieme all’agenzia creativa BETC Corporate, scomoda i suoi personaggi per far trasparire la magia che solo nella capitale francese si può assaporare. Parigi è la città dove tutti i sogni possono diventare realtà.

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Credits:

Advertising Agency: BETC Corporate, France
Creative Director: Richard Desrousseaux
Creatives: Christophe Vino, Typhaine Royer

Cirque du Soleil

Cosa c’è dietro la vita dei componenti del fantastico Cirque du Soleil? La campagna stampa gioca con l’ironia. Così prima di iniziare le prove per la sua esibizione con le zebre danzanti e la torcia umana, Yuliya si prende un momento per riordinare tutto il cortile, oppure Marina, dopo una settimana di spettacoli acrobatici, si concede qualche minuto in lavanderia e per finire Barri che dedica qualche momento a sé stesso per una tazza di caffè nel suo ristorante preferito.

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Credits:

Advertising Agency: Y&R, USA
Chief Creative Officer: Leslie Sims
Group Creative Director: Nathalie Brown
Head of Design: Hamish Mcarthur

Bubble Gum

Abbatti lo stress: prova le Bubble Gum. L’idea illustra visivamente l’intensità dei sapori tipici delle nuove Bubble Gum, capaci di abbattere qualsiasi stress. Il messaggio è chiaro: mastica queste gomme e sarai trasportato in un’atmosfera rilassante.

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Credits:

Advertising Agency: Nabaroski Ad Store, Cairo, Egypt
Creative Director / Art Direction: Mohamed Nabarawy
Copywrite: Rania Gad

LEGGI ANCHE: Ford, Wet Brush e Black and Decker: i migliori annunci stampa della settimana

Generazioni e social media: ecco come cambiano le abitudini

Il social media marketing è ormai orientato alla ricerca della strategia migliore per intercettare il pubblico dei millennial. Ma la fascia dei millennial è molto ampia, poiché comprende i nati tra il 1982 e il 2004, dove le differenze demografiche, tra cui l’educazione e le abitudini sociali, sono palesi.

L’agenzia americana Sprout Social ha cercato di far luce sulle abitudini delle diverse generazioni sui social media, considerando i millennial (tra i 18 e i 34 anni), la generazione X (di età compresa tra i 34 e i 54 anni) e i baby boomer (della fascia di età 55+).

La notizia è che Facebook è di gran lunga la piattaforma più popolare per tutte le fasce demografiche, anche se i millennial utilizzano molto anche Instagram e Snapchat.

Generazioni e social media: ecco come cambiano le abitudiniLa propensione dei millennial nell’utilizzo costante di più social media, spinge i social media marketer a una maggiore consapevolezza dell’architettura di queste piattaforme e degli equilibri sociali al loro interno.

LEGGI ANCHE: Una ricerca spiega come raggiungere i millennial con i social media

Se il pubblico di riferimento utilizza maggiormente Instagram, allora è lì che bisogna intercettarlo con una efficace strategia di social media marketing. Dal grafico precedente è lampante come sia totalmente inutile, ad esempio, promuovere turismo leisure per i cosiddetti silver surfer (gli anziani, qui i baby boomer) su Instagram: meglio puntare su Facebook, Google Plus e YouTube.

La ricerca di Sprout Social mostra anche come i millennial e la generazione X hanno una probabilità due volte superiore rispetto ai baby boomer di seguire un brand sui canali social.

Generazioni e social media: ecco come cambiano le abitudini

Molti gli spunti interessanti che emergono dal report. Ad esempio i millennial sono più propensi a seguire i brand d’intrattenimento (38%) e informazione (42%), mentre la generazione X è più interessata ai concorsi a premi (41%), e alle offerte e promozioni (58%). Anche i baby boomer sono alla ricerca di offerte e promozioni (60%), così come informazioni sui prodotti da acquistare (53%).

I millennial e la generazione X non si limitano a seguire i brand sui social, ma interagiscono con essi. I baby boomer, invece, si limitano a essere osservatori, senza cercare uno scambio interattivo, tipico delle piattaforme social.

Generazioni e social media: ecco come cambiano le abitudini

Sprout Social ha anche evidenziato come la generazione X abbia quasi il 160% di probabilità in più, rispetto ai millennial e ai baby boomer, di smettere di seguire un brand sui social media se questo ha tenuto un comportamento giudicato offensivo o contro le convinzioni personali dell’utente.

Generazioni e social media: ecco come cambiano le abitudini

I baby boomer odiano lo spam, mentre le brutte esperienze con i prodotti del brand sono una motivazione importante per tutte le fasce di età per smettere di seguire la marca in questione.

Inoltre, quasi sette utenti su dieci della generazione X sono più orientati ad acquistare prodotti dai brand che seguono sui social, rispetto a quelli non seguiti. La generazione X è probabilmente il target di mercato più appetibile nel breve periodo, mentre i millennial sul medio e lungo termine.

Generazioni e social media: ecco come cambiano le abitudini

Per puntare alla generazione X, la cosa migliore da fare è porre attenzione all’utente, costruendo fiducia, grazie a una efficace strategia di customer care.

Le tendenze riportate nel report sono generali, e aiutano a indirizzare le prossime strategie. È sempre utile ricercare dati più specifici, per aver più possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

La notte degli Oscar, il Cinema Rio di Londra, Fazzoletti Tempo ed Elle: Gli Epic Win e Fail della settimana

Eccoci qua come ogni settimana a farvi compagnia con la nostra consueta rubrica dedicata agli Epic Win ed Epic Fail dal mondo del web.

E allora sedetevi comodi, ne vedrete delle belle!

Non possiamo che aprire la rassegna citando il mega #EpicFail proveniente direttamente dal palcoscenico degli Oscar, che la settimana scorsa ci ha lasciato tutti a bocca aperta. Esatto, stiamo parlando della fatidica busta contenente il nome del vincitore per il “Miglior film 2017”, scambiata erroneamente, che ha fatto assegnare per un attimo la Statuetta d’oro al film La La Land invece che al vero vincitore, Moonlight.

Per fortuna per ogni EpicFail la legge dell’Internet prevede un #EpicWin ad esso collegato ed  in questo caso di Epic Win ce n’è più di uno! Molte, infatti, sono state le aziende che hanno sfruttato l’evento a loro vantaggio per creare qualcosa di divertente ed estremamente coinvolgente.

WIN

Il premio per il primo EpicWin della settimana va senza dubbio al Cinema Rio di Londra a Dalston che prima della proiezione del vero film vincitore dell’Oscar, Moonlight, ha proiettato per 20 secondi un teaser di La la land strappando risate ed applausi agli spettatori presenti in sala.

Per assegnare gli altri EpicWin relativi al tema Oscar 2017, dobbiamo spostarci suoi social, vediamo qui cosa è accaduto:

Fazzoletti Tempo non si lascia sfuggire l’occasione di esprimere la propria ironia un po’ amara o dovremmo forse dire salata, come le lacrime?

Ma un semplice errore di scambio di buste può addirittura costare la vita a qualcuno?

Secondo Taffo Onoranze Funebri ovviamente sì e la malcapitata  sarebbe proprio l’attrice protagonista Emma Stone che si è vista costretta a scendere dal palcoscenico!

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Ma non dimentichiamoci che la settimana scorsa era anche Carnevale e quindi come ben sappiamo a Carnevale ogni scherzo vale!

Lo sa bene Melinda che ha proposto questo post divertente:

Epic-Win-Fail

 

FAIL

Oltre al Fail della notte degli Oscar questa settimana segnaliamo un articolo pubblicato online dalla rivista Elle. Il post incriminato dal titolo: “ Le 10 cose che non dovreste mai scrivere a un uomo”, era stato pubblicato nel Dicembre 2016, tuttavia pare che la pagina ufficiale di Elle l’abbia messo in sponsorizzazione su Facebook la settimana scorsa, quindi non poteva non passare inosservato davanti agli occhi sempre vigili di noi Ninja.

Ma dove è il Fail?

L’articolo elenca 10 situazioni in cui sarebbe meglio evitare di scrivere ad un uomo per non “infastidirlo”. Nell’elenco spiccano i fatidici “chiedergli di andare a fare la spesa” o “andare a prendere i figli a scuola”, parole un po’ troppo pesanti per le lettrici, le quali non la pensano assolutamente allo stesso modo.

Come facciamo a saperlo? Basta leggere i commenti negativi sotto il post!

 

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Anche per questa settimana è tutto dal mondo dell’internet, vi aspettiamo puntuali la prossima settimana per nuove e grandiose epicità.

Internet of Things nelle case degli italiani: un mercato da 185 milioni

Una grande epoca è cominciata. Esiste uno spirito nuovo. L’industria, irrompente come un fiume che scorre verso il proprio destino, ci porta gli strumenti nuovi adatti a quest’epoca (…). L’architettura ha come primo compito, in un’epoca di rinnovamento, quello di operare la revisione dei valori, la revisione degli elementi costitutivi della casa.

Le Corbusier, Case in serie, in Vers une architecture, 1923

Con l’Internet of Things la casa diventa una macchina per abitare

Sono passati quasi cent’anni da quando nel 1923 Le Corbusier scrisse queste parole, attuali allora come oggi: la casa veniva definita “una macchina per abitare”.

Mai come oggi la casa diventa macchina abitativa, meccanismo che si attiva e funziona coordinato dalle tecnologie informatiche e dalle comunicazioni integrate che queste generano: un ingranaggio che ruota intorno all’uomo che la abita e si plasma con il variare delle sue esigenze.

L’Internet of Things è il frutto della tecnologia che crea interazione tra il mondo reale delle cose ed i dati raccolti nel mondo virtuale. Le sue potenzialità? Riscopriamone una piccola parte in questo video realizzato dalla Comunità Europea.

L’Internet of Things è già nelle case degli italiani

Il mercato delle soluzioni IoT per la Smart Home in Italia vale 185 milioni di euro, nel 2016 è cresciuto del +23% rispetto all’anno precedente. L’offerta dei prodotti è crescente, dunque un potenziale enorme volto a trasformare la casa del futuro nel “fulcro dell’ecosistema Internet of Things“.

A rivelarci queste informazioni è il risultato della ricerca Smart Home realizzata dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

La sicurezza e la gestione della casa sono le due leve  che portano il consumatore a smartizzare casa.

Chi abita le Smart Home italiane?

chi abita le smart home in italia

La ricerca Smart Home, dell’Osservatorio IoT in collaborazione con Doxa, è avvenuta su un cluster di internet users dai 25 ai 70 anni. Il 26% degli italiani possiede almeno un oggetto intelligente e conesso nella propria casa ed il 58% ne progetta l’acquisto futuro, ma i consumatori credono che l’offerta Smart Home non sia ancora soddisfacente.

Se da una parte vi è “attesa di soluzioni tecnologicamente più mature”(50% di coloro che non dispongono di oggettistica smart), dall’altra vi è il timore per la propria privacy e la tutela dei dati personali (il 67% dei potenziali acquirenti).

“L’Internet of Things sta iniziando a entrare nelle case degli italiani, ma quello a cui stiamo assistendo è solo l’inizio di un percorso di crescita dal grande potenziale – dice Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things –. Verso la casa connessa infatti oggi si muovono grandi player globali, startup, retailer, produttori, assicurazioni, utility e operatori delle telecomunicazioni. Per aprire davvero la porta all’innovazione è fondamentale offrire nuovi servizi ai consumatori: quelli più elementari come l’installazione, ancora indispensabile per una fetta importante della popolazione, e quelli evoluti che possano convincere gli utenti ancora scettici sul valore di una casa connessa”.

I canali d’acquisto: GDO, eRetailer e negozi di elettronica

i canali d'acquisto

Installatori e distributori di materiali elettrici rappresentano la filiera “tradizionale” della domotica, detenendo l’82% delle quote di mercato.

A partire dal 2016 l’oggettistica smart ha cominciato a far capolino sugli scaffali della GDO, dei negozzi fai-da-te e nelle vetrine dei princiali eRetailer, che si sono trasformati in veri e propri showroom per l’IoT, portando dunque  un esponenziale ampliamento di pubblico.

A partire da quest’anno nei negozi sarà possibile trovare personale specializzato, in grado di spiegare i prodotti ed i loro benefici, superando così le barriere all’acquisto da parte dei consumatori.

Nel mercato si stanno affacciando anche Top Player come Google Home e Amazon Echo, la cui brand reputation potrà infondere maggior fiducia nei consumatori, alimentando lo sviluppo della filiera.

Un ulteriore mercato in via di sviluppo è quello delle polizze assicurative sulle abitazioni legate alla presenza di oggetti connessi:  in Italia sono già 6 le compagnie assicurative che si stanno muovendo su questo fronte.

Le telco inizano a predisporre SIM con piani tariffari ad hoc per le applicazioni Smart Home, dagli antifuri, ai termostati.

LEGGI ANCHE: Internet of Things: tutte le strade dell’eCommerce

Le applicazioni per la Smart Home

le applicazioni per la smart home

In Italia e all’estero sono state censite 290 soluzioni per la casa connessa, di queste il 31% è dedicato alla sicurezza (videocamere di sorveglianza, sensori di movimento, …), il 10% al controllo remoto degli elettrodomestici, iun’altro 10% al monitoraggio dei consumi dei dispositivi elettrici ed un 8% alla gestione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento.

Il Do-it-Yourself rappresenta il 68% delle soluzioni presenti sul mercato, tuttavia il 70% dei consumatori che acquistano questi prodotti si rivolgono a personale specializzato per la loro installazione.

Un’occhio di riguardo alle 124 Startup nel settore (+26% 2016 vs 2015) che nel corso degli ultimi tre anni hanno raccolto un totale di 1,2 miliardi di dollari. 89 di queste sono state finanziate da investitori istituzionali.

Ed ora che la nostra casa si sta trasformando sempre più in macchina, non ci resta che salire a bordo!

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iPad Pro: la nuova campagna di Apple basata sui tweet

Nelle grinfie di casa Apple non ci sarà Twitter, potete dormire sonni tranquilli. Piuttosto, la campagna promozionale del nuovo iPad Pro utilizza tweet giganti per parlare con ironia e chiarezza ai propri clienti. La formula scelta è davvero originale ed ironica, riportando i messaggi che utenti reali hanno pubblicato sul canale social.

Il confronto Mac vs pc continua da anni ormai. Era il lontano 2006 quando furono girati gli spot intitolati Get a Mac, in cui due giovani attori, Justin Long e John Hodgman, rispettivamente impersonavano un Mac ed un pc: un confronto impari da cui la casa di Cupertino usciva sicuramente vincitrice.

Oggi l’iPad Pro viene descritto come un dispositivo perfetto: senza fili ingombranti, immune da virus, più veloce di qualsiasi altro portatile ed in grado contemporaneamente di connettersi alla rete cellulare LTE ed eseguire le applicazioni di Microsoft Office (il multitasking di iOS 9).

LEGGI ANCHE: Apple: fatturato, stipendi e contese per il capitale umano

Un tablet che diventa pc

La nuova campagna pubblicitaria ruota tutt’intorno ad un unico concetto: ironizzare contro gli utenti che non considerano possibile che un tablet possa essere come un pc.

Giganteschi tweet denunciano i motivi per i quali l’iPad Pro non è tra le scelte preferite degli utenti. Ma una voce fuori campo irrompe e mette a tacere la critica, spiegando i dettagli sui quali il nuovo arrivato di casa Apple può contare.

In ogni spot vengono valorizzati anche gli accessori del nuovo strumento come la Smart Keyboard e l’Apple Pencil.

Lo stile targato mela morsicata è innegabilmente distintivo: l’iPad Pro è diverso da un normale pc, è di più. Connettività LTE, nessun virus, Word per iOS, nessun filo ingombrante proprio come un tablet.

Il CEO di Apple, Tim Cook, ha da tempo sottolineato che l’iPad può di fatto costituire la soluzione perfetta per tutti coloro i quali utilizzano ancora PC Windows.

Perché aspettare ancora?

La nuova campagna di Apple per iPad Pro: ecco i quattro spot

https://www.youtube.com/watch?v=INs_bnk4yJQ

https://www.youtube.com/watch?v=2-5RP-okG8w

https://www.youtube.com/watch?v=K–NM_LjQ2E

https://www.youtube.com/watch?v=dRM31VRNQw0

LEGGI ANCHE: Google sorpassa Apple dopo 5 anni

E tu cosa ne pensi dell’ironia della campagna di Apple per iPad Pro?

Keith Haring

“About Art”, la grande mostra di Keith Haring a Milano

È stata inaugurata al Palazzo Reale di Milano la mostra ‘About Art’ che fino al 18 giugno racconterà le opere del pittore e writer Keith Haring. L’esposizione, a cura di Gianni Mercurio, è promossa dal Comune di Milano, Palazzo Reale, Giunti Arte e 24 ORE Cultura. Una rassegna realizzata anche grazie alla collaborazione scientifica di Madeinart e al contributo della Keith Haring Foundation.

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Keith Haring fotografato da Ricky Powell nel 1986

A ventisette anni dalla scomparsa, Milano celebra Keith Haring con una rassegna di oltre 100 opere, molte di grandi dimensioni, alcune inedite e mai esposte in Italia, provenienti da collezioni pubbliche e private.

Molte le opere senza titolo in About Art volte a sottolineare quel carattere ‘indeterminato’ dell’arte capace di innescare tante interpretazioni diverse.

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Courtesy of Palazzo Reale

“Dipingo immagini che sono il risultato delle mie esplorazioni personali. Lascio ad altri il compito di decifrarle, di capirne simbolismi e implicazioni. Io sono solo il tramite”

Una rassegna, ricca di significati che pone i lavori di Keith Haring in dialogo con le sue principali fonti di ispirazione: dall’archeologia classica alle arti precolombiane, dalle figure archetipe delle religioni fino ad arrivare ai maestri del Novecento, quali Pollock, Picasso e Klee.

“Disegnare è fondamentalmente la stessa cosa dai tempi della preistoria. Unisce l’uomo e il mondo. Vive attraverso la magia”

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Keith Haring socialmente e politicamente impegnato

Tra le personalità più riconosciute dell’arte americana del dopoguerra, Keith Haring si fa portavoce dell’arte come espressione di una controcultura socialmente e politicamente impegnata. Opere dotate di una vena pop e realistica.

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Courtesy of Palazzo Reale

Suggestioni culturali che l’artista ha vissuto e assimilato al disagio esistenziale di quegli anni. Come nell’opera in cui è raffigurata la testa di Medusa. Una metafora incentrata sugli effetti che la tecnologia ha sulle persone: l’uso eccessivo della televisione porta alla pietrificazione, alla morte.

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La mostra ruota attorno a un nuovo assunto critico: la lettura retrospettiva dell’opera di Haring non è corretta se non è vista anche alla luce della storia delle arti che egli ha compreso e collocato al centro del suo lavoro, assimilandola fino a integrarla esplicitamente nei suoi dipinti e costruendo la parte più significativa della sua ricerca estetica.

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Le opere dell’artista americano si affiancano a quelle di autori di epoche diverse, a cui Haring si è ispirato e che ha reinterpretato con il suo stile unico e inconfondibile, in una sintesi narrativa di archetipi della tradizione classica, di arte tribale ed etnografica, di immaginario gotico o di cartoonism, di linguaggi del suo secolo e di escursioni nel futuro con l’impiego del computer in alcune sue ultime sperimentazioni.

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L’allestimento è denso di rimandi al contesto da cui l’artista traeva maggiormente la sua ispirazione. Un percorso emozionante che lo eleva a legenda della street art dalle sfumature pop. Un artista poliedrico che ha saputo interpretare il suo tempo in modo del tutto innovativo creando forme d’arte assolutamente originali e fuori dagli schemi.

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Keith Haring, Untitled (Andy Mouse), 1985.

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Taxi, Uber e droni: qual è il futuro della mobilità?

Nelle scorse settimane la città di Roma ha vissuto momenti di alta tensione, terminati poi al tavolo del Ministero dei Trasporti a seguito della protesta dei tassisti contro Uber e in generale contro gli NCC “irregolari”.

Con l’avvento delle tecnologie informatiche, che permettono di noleggiare auto per un’ora o di richiedere un autista a un costo variabile legato al flusso di traffico, il settore della mobilità è stato completamente rivoluzionato e questo ha creato diverse tensioni tra le varie categorie che popolano il settore.

droni e mobilità

fonte: Wikipedia

Il futuro sarà di Uber o dei droni?

Mentre in Italia, ma non solo, si parla della concorrenza di Uber ai tassisti, dall’altra parte del mondo – più precisamente in Asia – hanno creato un drone capace di ospitare una persona di circa 100 kg e di portarla a destinazione in modo automatico nel raggio di circa 50 Km, con un’autonomia di 25 minuti.

LEGGI ANCHE: Cosa sta succedendo a UBER? Dalle accuse di Google al video imbarazzante del CEO

EHang 184, questo il nome dell’invenzione cinese, è stato presentato al CES 2016 ed entrerà in servizio a Dubai dal prossimo luglio. Grazie all’ausilio della rete 4G e del GPS, permetterà all’utente di raggiungere l’altezza di 200 metri viaggiando alla velocità massima di 100 km/h in modo automatizzato.

Per il suo costo eccessivo (circa 200.000 dollari) il quadricottero non è un ovviamente alla portata di tutti; tuttavia, soluzioni di questo tipo rivoluzioneranno il settore della mobilità e accenderanno ancor di più il dibattito sulla legislazione a difesa di alcune professioni o categorie non appena i costi di accesso diventeranno più accessibili.

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Foursquare rilascia l’accesso al suo check-in intelligente

Foursquare ha subito una profonda trasformazione da quando nell’ormai lontano 2009 lancio il concetto di “check-in”: dopo l’abbandono dell’app da parte di molti utenti, nel maggio dello scorso anno, l’azienda, per rimettersi in gioco, ha raggiunto un accordo con Uber e ha firmato partnership con alcuni grandi brand come Nike e Starbucks.

Che cosa ha portato  questi brand a fare affidamento sulla tecnologia di localizzazione di Foursquare?

Per cominciare, ci sono più di 10 miliardi di check-in fatti da 50 milioni di utenti mensili di Foursquare, nonostante gli abbandoni di cui parlavamo sopra. Ma la vera “superpotenza” che la società di Dennis Crowley, CEO e fondatore dell’app, può offrire la scopriamo oggi con il lancio a terze parti di PilgrimSDK, il software che sta alla base del check-in intelligente di Foursquare.

 

Mentre il GPS tradizionale può vedere quando un telefono entra in un centro commerciale, la tecnologia Pilgrim di Foursquare è in grado di capire se il telefono si trova al secondo piano di questo centro commerciale e all’interno di un negozio.

“Viviamo oggi in un mondo in cui le persone stanno costruendo le cose in base alle coordinate offerte dal GPS,” ha commentato Crowley  a  Business Insider nel corso di una recente intervista su Pilgrim.

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Pilgrim si integra inoltre con i software di marketing automation come Urban Airship, Appboy, Localytics, mParticle e altri.

Utilizzando i dati provenienti da più di 1o miliardi di check-in effettuati in questi otto anni, Pilgrim ha permesso a Foursquare di comprendere informazioni importanti soprattutto riguardo le notifiche push: così, ad esempio, in futuro, un utente uscendo dalla hall di un albergo in una nuova città potrà ricevere una notifica dall’app dell’hotel che gli fornisce suggerimenti dei luoghi nelle vicinanze che potrebbero piacergli, come ad esempio lo studio di yoga più vicino (se è un praticante di questa disciplina) o un birrificio della zona (se è un amante della birra).

“Negli ultimi anni abbiamo sviluppato e perfezionato la tecnologia Pellegrino, e sappiamo in prima persona quanto sia potente; è il fondamento su cui siamo stati in grado di costruire il successo delle nostre applicazioni di consumo e le nostre soluzioni enterprise e dei media. Ora siamo entusiasti di condividere la magia di Foursquare all’esterno attraverso Pilgrim SDK “, ha dichiarato il presidente di Foursquare, Steven Rosenblatt. “C’è un intero mondo di milioni di applicazioni che potrebbero essere al servizio dei loro utenti con contenuti contestualmente più rilevanti, e siamo entusiasti se utilizzeranno Pilgrim SDK per essere in grado di raggiungere i propri utenti con il messaggio giusto al momento giusto e nel posto giusto “.

 

Rapporto Nielsen 2016: ecco l’andamento del mercato pubblicitario italiano

Il 2016 si conclude con un +3% per il mercato pubblicitario e si conferma l’andamento positivo per il terzo trimestre consecutivo. L’autunno si è confermato positivo, in linea con le tendenze dei mesi precedenti; il mese di dicembre si chiude con un +1,2%, non deludendo le previsioni di crescita. Se aggiungessimo a queste stime quella parte del web che al momento non è ancora monitorata, soprattutto search e social, il mese di dicembre si chiuderebbe con +3%.

Scopriamo insieme i trend e i numeri secondo il rapporto d’indagine di Nielsen.

L’andamento dei mezzi

8.221 milioni di euro è la cifra d’investimento totale per il 2016 e l’andamento complessivo segnala un maggior investimento medio per tutti i mezzi:  tv, stampa, internet, radio, direct mail e altri mezzi.

A seconda dei singoli mezzi, le percentuali variano molto:

  • TV cresce del 4% nel singolo mese di dicembre e chiude l’anno con un +5,4%
  • La stampa purtroppo resta negativa: nel mese delle feste quotidiani e periodici non sono stati i mezzi preferite su cui investire, scendendo rispettivamente del -8,4% e 9,3% per un calo complessivo nel 2016 del 6,7% e del 4%
  • Big up! Per la radio che nel mese di dicembre sale del 15% e conclude l’anno con un +2,3%

 

Andamento dei mezzi del mercato pubblicitario

Il mercato pubblicitario digitale

Al settore del digital advertising è riservato un investimento di ben  2.279 milioni di euro, con una fetta del mercato del 27%. Le tipologie in cui il mercato è suddiviso sono video, social, search, classified (inserzioni) e display.

In generale il mercato segna una crescita dell’8%, grazie soprattutto a social, search e video, ma calano gli investimenti per le categorie classified e display.

Quote del mercato pubblicitario italiano

Quali sono i settori in cui si investe di più?

Alimentari, automobili, distribuzione, telecomunicazioni, farmaceutici/sanitari, bevande/alcoolici, abbigliamento, media/editoria, cura della persona e articoli per l’igiene personale. Se il 2016 è anno segnato dalla crescita di un investimento medio per tutti i mezzi, in confronto al 2015 il mercato è stato spinto da un numero inferiore di aziende.

LEGGI ANCHE: Native Advertising, 4 consigli per le tue campagne

Settori del mercato pubblicitario italiano

Una bella notizia anche per i settori automobilistico e telecomunicazioni, in passato cuori pulsanti del mercato,: dopo tre trimestri in negativo, fanno scorgere dei segnali di ripresa attestandosi rispettivamente +11,6% e 4,8%.

Per quanto riguarda invece i settori merceologici al dettaglio, le già citate sopra telecomunicazioni, la distribuzione (+11,2%) e i farmaceutici/sanitari (+7,7%), in negativo invece finanza (-14% e abbigliamento (-5,9%).Tra gli altri che contribuiscono alla crescita, si segnalano le buone performance anche da industria/edilizia (+38,4%), tempo libero (+16,9%) e abitazione (+6,3%).

Il settore del food è in testa con una quota del 69,4%, con una crescita di più di 7 milioni di euro rispetto al 2015.

In conclusione i segnali del mercato sono positivi e il 2017 inizia sotto dei buoni auspici, mentre le previsioni promettono un anno di consolidamento del settore.

Brand Experience e User Experience: due linguaggi diversi, un unico consumatore

“Quando c’è equilibrio tra funzionalità ed emozioni, l’una amplifica l’altra determinando il tuo successo”.

Appassionati del mondo digital e professionisti del settore, quante volte ti è capitato di dover analizzare singolarmente, Brand Experience e User Experience? Quante volte ti sei chiesto se l’una possa prescindere dall’altra?

Molto spesso accade che brand e UX non siano integrate tra loro, ma che viaggino su due binari totalmente differenti, con un approccio non del tutto corretto.

Pensa ad esempio ad una campagna emozionale, nuova e coinvolgente. Bene, ora proviamo ad inserirla all’interno di un eCommerce in cui il contenuto sviluppato dal brand non è in linea con il layout, l’esperienza è confusa, in consumatore non vede riflesso il messaggio di innovazione anche all’interno delle listing page.

Ora immagina una piattaforma completa, smart nell’utilizzo, facile da comprendere, in poche parole 100% user friendly: quale sarebbe la reazione di un consumatore se si trovasse davanti invece degli asset brand distonici, poveri e che non parlano lo stesso linguaggio del contenitore?

In entrambi gli esempi appare chiaro come non siano due diverse tipologie di esperienza, ma due facce della stessa medaglia.

Analizziamo insieme un’ipotetico customer journey all’interno del sito e il modo in cui User e Brand Experience possano aiutare la piattaforma a raggiungere il successo.

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Homepage

Brand Experience e User Experience: due linguaggi diversi, un unico consumatore

Brand Experience

La homepage è la prima vetrina del brand online. Diventa dunque fondamentale che vi sia contenuto un messaggio chiaro, indirizzato al target a cui puntiamo e quali sono le emozioni che vorremmo esprimere.

In questo caso il brand dovrà fornire i propri contenuti, tenendo sempre in considerazione come il consumatore interagirà con essi e come verranno percepiti all’interno del contenitore online (il sito web).

Non dimenticare mai che un’advertising offline è molto differente da un contenuto digitale online: sarebbe dunque opportuno investire su asset che parlino lo stesso linguaggio del canale online, in cui il prodotto sia chiaro, visibile, interattivo ed emozionale.

User Experience

In questo caso la homepage è, molto spesso, il punto di partenza del viaggio di acquisto del consumatore. In questa fase è fondamentale essere chiari ed avere bene a mente il percorso da far seguire per ottenere la conversione.

Poche call-to-action, chiare e concise contribuiscono a far affermare: “sì, è quello che sto cercando”.

Listing Page

Brand Experience e User Experience: due linguaggi diversi, un unico consumatore

Brand Experience

Non è corretto pensare che la parte più commerciale di un eCommerce non sia comunque toccata dal brand. Sebbene infatti l’obiettivo delle product listing page sia quello di far scoprire la gamma di prodotti disponibili, in questo caso il marketing avrà la possibilità di continuare a comunicare il messaggio, introdotto in precedenza, rafforzandolo con nuovi contenuti per tenere viva l’attenzione del consumatore.

User Experience

L’interattività è oggi una delle armi più importanti per migliorare la funzionalità e, dunque la percezione, del nostro potenziale consumatore.

Si può sia intraprendere la strada della semplicità, pensando a layout chiari puliti che garantiscano una semplice interazione, oppure strutturare esperienze più complesse attraverso video e gif. Un consumatore attivo sul nostro sito è un potenziale acquirente coinvolto, che interagisce e si sente il reale protagonista di un’esperienza.

Non dimenticare la SEO: ad oggi infatti Google indicizza in modo migliore siti con una usabilità all’avanguardia.

Product Page

Brand Experience e User Experience: due linguaggi diversi, un unico consumatore

Brand Experience

Il ruolo del marketing diventa chiave in questa fase per invogliare l’acquisto. Gli strumenti sono diversi e dipendono dalle tendenze e dai comportamenti del nostro target.

Ad esempio, per un consumatore più giovane, sarebbe un’opportunità mostrargli diversi contenuti pubblicati dagli influencer del momento per passare un messaggio di coolness.

Per un consumatore più maturo, diventa invece indispensabile dare un’idea di look e su come indossare in modo casual un determinato capo, oppure puntare sulle funzionalità e su quali benefit trarrà dall’acquisto del prodotto.

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User Experience

Nel caso della product page sono diversi e numerosi gli interventi attuabili. Il primo, più evidente, è disegnare una pagina prodotto che sia emozionante ma anche funzionale, fornendo in modo chiaro e facilmente reperibile le informazioni di cui un consumatore ha bisogno.

Inoltre ciò che fa la differenza, al giorno d’oggi, è la qualità del servizio; non è sufficiente comprare online ma anche l’esperienza fornita dalla conferma dell’ordine al suo arrivo, passando per il packaging, sono elementi piccoli ma determinanti per il consumatore.

Fondamentale dunque far coesistere questi due aspetti e… misurare, misurare e misurare! Perché solo così potrai crescere, testare e trovare nuove soluzioni vincenti.