Come verificare una pagina Facebook per un’impresa locale

Avete finalmente deciso di fare il grande passo con la vostra attività o siete presenti già da tempo nel meraviglioso mondo dei social network e state cercando un modo per rendere ufficiale e verificata la vostra presenza nel mare magnum di Facebook e non sapete come fare?

Tranquilli, grazie alla nostra ninja-guida, scoprirete in pochi e semplici passi come ottenere il badge di verifica (la fantomatica spunta grigia, per intenderci) per la pagina Facebook della vostra attività locale!

 

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Verificare la propria pagina: quali sono i benefici?

Mentre la ormai celebre “spunta blu”  sta ad indicare l’autenticità di un profilo di un Personaggio Pubblico o di un Brand Internazionale, la “spunta grigia” serve a confermare l’autenticità di luoghi e/o aziende specifici presenti in un luogo fisico.

 

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Come potete notare, le pagine delle filiali locali o dei franchise di alcune multinazionali (in questo caso Starbucks) hanno la spunta grigia, a differenza alle pagine ufficiali nazionali dell’azienda in questione che presentano la spunta blu alla fine del nome.

Il vantaggio principale di ottenere il badge di verifica, è rappresentato dal dare una solida legittimazione alla pagina ufficiale della vostra azienda. Quindi, nel caso qualche malintenzionato provi a creare una copia della vostra Pagina, la mancanza del badge di verifica è sicuramente un primo segnale della genuinità della stessa. Ma oltre al discorso della legittimazione, verificare la Pagina significa anche:

  • Aumentare la credibilità della pagina del vostro business.
  • Gli utenti avranno la certezza di ricevere le informazioni riguardanti la vostra attività da un canale ufficiale e non da terzi.
  • Dare la certezza agli utenti di essersi rivolti nel posto giusto e nel canale giusto e quindi aumentare la credibilità del vostro Customer Service
  • La vostra pagina risulterà automaticamente tra i primi risultati nelle ricerche.
Ed ecco il badge di verifica grigio sulla pagina della mitica Ninja Academy

Ed ecco il badge di verifica grigio sulla Pagina di Ninja Academy

Verificare la propria pagina: step by step

Ma come si richiede nel concreto la verifica? Per primo, andate sulla vostra pagina e cliccate su Impostazioni – Generali e cercate la voce Verifica Pagina (n.b. la tipologia della vostra Pagina deve rientrare tra quelle delle imprese locali, potete modificarla andate nella tab Informazioni).
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Una volta cliccato su Verifica della Pagina, vi troverete davanti questo risultato:

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Continuate la procedura cliccando su Verifica questa Pagina, e vi uscirà questa schermata:

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Cliccate su Inizia e seguite la procedura. Successivamente avrete a disposizioni due opzioni per verificare la pagina la prima è tramite numero telefonico: inserite il numero di telefono della vostra azienda e Facebook vi chiamerà indicandovi un codice di verifica da inserire nella finestra successiva.

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Il secondo metodo è tramite la scansione di un documento intestato alla vostra azienda come indicato nel riquadro:

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Una volta fatto tutto, se Facebook riterrà soddisfatte tutte le condizioni necessarie per la verifica della vostra Pagina, apparirà la spunta grigia al fianco del nome sulla home, ad esempio:

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La spunta grigia darà sicuramente un tocco di professionalità alla pagina, ma è importante specificare che però non apparirà al fianco del nome in un commento, come accade per i profili verificati da spunta blu, per intenderci.

Semplice vero? Quindi se siete proprietari di un’impresa locale, non lasciatevi scappare questa ghiotta occasione di potenziare ancora di più l’influenza e l’importanza della vostra Pagina, grazie a questa guida potete fare tutto, da soli, in pochi minuti.

Il consumo nell’era digitale. Iscriviti alla Free Masterclass per #DigitalNinja

Il Digital Marketing Manager è responsabile della progettazione e del lancio di campagne marketing che promuovono business, progetti ed aziende sul web.
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L’appuntamento con Luca De Berardinis, Miriam Bertoli, Gianpaolo Lorusso e Luca La Mesa è mercoledì 22 marzo dalle 13 alle 14.

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Qualora non ti fosse possibile seguire in diretta i Webinar, nessun problema, potrai ritrovare video e slide a distanza di un paio di giorni dalla diretta sulla piattaforma Ninja Academy. Sarà possibile consultarli online per un periodo di tempo limitato.

Ricapitoliamo: 

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Mercoledì 22 marzo 2017, dalle ore 13 alle 14

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Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!
Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!

BE NINJA.

Week in social: Facebook tra pulsante dislike e scandali, WhatsApp alla conquista delle stories

Venerdì, tempo di programmare il vostro weekend ma soprattutto tempo di #WeekInSocial, la rubrica che riassume tutto quello che è capitato durante la settimana nel magico mondo dei social network. Questa settimana il piatto è veramente ricco, quindi cominciamo subito a… riassumere.

Instagram: arrivano i geostickers

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Snapchat è nuovamente fonte d’ispirazione per tutti i social network, quindi anche Instagram. La prossima “novità” sarà l’introduzione dei geosticker, ossia quelli che appaiono quando ci si trova in una località specifica. Al momento è possibile personalizzare le proprie stories con gli adesivi dedicati a New York e Giacarta.

Una novità non da poco riguarderà la navigabilità dei filtri: chi assisterà alla storia, avrà la possibilità di essere rimandato alla location page della città in questione – la pagina in cui vengono raggruppate tutte le foto che vi sono state scattate – semplicemente cliccando sull’adesivo. 

L’obiettivo di Instagram è quello di offrire ai suoi utenti una geolocalizzazione più dettagliata, differenziata per città e quartieri: attualmente, per esempio, se ci si trova nel quartiere di Brooklyn si ha la possibilità di scegliere l’adesivo Bklyn.

Le Stories hanno rappresentato per Instagram un vero salto di qualità: non per niente, di recente sono state introdotte le inserzioni al loro interno.

Snapchat e la festa della Donna

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Nel frattempo, in quel di Snapchat, abbiamo festeggiato la Festa della Donna attraverso maschere speciali – Lenses, per essere tecnici – sviluppate per l’occasione, che ritraggono i volti di tre donne celebri: la chimica e fisica Marie Curie, l’artista Frida Kahlo e Rosa Parks, attivista che, a suo modo, ha cambiato per sempre la storia dei diritti civili.

Frida Kahlo è considerata, a suo modo, una pioniera dei selfie, poiché “attraverso i suoi autoritratti raccontò una storia d’amore, di vita, di forza e di passione”, come sostiene la Frida Kahlo Corporation, che detiene i diritti d’immagine dell’artista messicana e ha collaborato nello sviluppo del filtro che ne riprende le fattezze. Il filtro dedicato a Rosa Parks è stato sviluppato con la collaborazione del Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development e riprende anche una sua celebre citazione, che recita: You must never be fearful about what you are doing when it is rightInfine, il filtro dedicato alla scienziata Marie Curie è arricchito da strumenti scientifici. Una bella iniziativa per festeggiare: celebrando donne che hanno fatto la storia con tecnologie e linguaggi che ne scriveranno il prosieguo.

La creatura di Evan Spiegel e Bobby Murphy è da poco quotata in Borsa e ha tagliato i 500.000.000 di download, tuttavia rimane ancora dello scetticismo su quanto l’app sia entrata effettivamente a far parte del nostro social habitat quotidiano. Ciò non toglie che sia il social network più copiato del momento, e se l’imitazione è la più sincera forma di adulazione, essere emulati da un colosso come Facebook concede a Snapchat di darsi qualche aria.

WhatsApp: Stories a tempo determinato

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Dopo Facebook e Instagram, anche WhatsApp ha preso parte alla corsa ai contenuti volatili, che si auto-distruggono dopo 24 ore. La nuova funzione “stato” di WhatsApp, infatti, consente di condividere contenuti a scadenza con i propri contatti, con alcuni di questi o con una persona soltanto: del resto, siamo nell’epoca del tempo determinato.

Insomma: buone notizie per la nostra privacy e un altro passo mosso verso una società che punta sempre più all’effimerità e alla fuga dalle responsabilità delle proprie azioni – o storiesOrmai gli utenti hanno l’imbarazzo della scelta – forse troppo – e continuano a elaborare storie tutte uguali, per canali così diversi. Inutile dire che una volta che questo tipo di contenuti è approdato su Instagram e su Facebook, la maggior parte degli utenti – anche celebs – ha abbandonato Snapchat, che ha subito un calo del 40% in termini di utenti attivi.

Ora che l’app del fantasmino giallo non ha più nessun asset differenziante rispetto ai suoi competitor, dovrà per forza evolversi e forse Spiegel toglierà a Snapchat quell’ambigua veste da social network, che ha innovato il nostro modo di comunicare e per questo ha fatto tanto parlare di sé, è vero, ma ci ha già stancato, e si concentrerà su progetti più interessanti e avanguardistici come gli Spectacles.

Facebook: fra scandali e pulsante dislike

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Questa settimana Facebook è stato al centro di una polemica non da poco: la BBC ha mosso un’indagine, dalla quale è risultato che Facebook non ha rimosso l’80% dei contenuti esplicitamente pedopornografici, accompagnati da commenti osceni, presenti sulla piattaforma. Fotografie rubate, gruppi e pagine in cui circolano immagini collegate ad abusi sui minori, ma anche i profili di cinque pedofili già riconosciuti e condannati in quanto tali. Tuttavia, quello che ha spiazzato davvero è stata la reazione di Facebook che, dopo aver chiesto alla testata di inviargli alcuni di questi materiali come supporto alla propria accusa, l’ha segnalata per l’invio degli stessi. Una mossa non solo discutibile dal punto di vista etico, ma che deve servire anche come campanello d’allarme.

Il fatto che il colosso della rete sia denunciato per la pubblicazione di materiali illegali e riesca ad aggirare l’ostacolo, uscendone indenne, deve farci riflettere. Mark qualcosa a sua discolpa, però, l’ha detta: ovvero, che Facebook ha eliminato tutto ciò che era contrario alle sue policy. Un’affermazione che suona molto ambigua ed è normale che ci lasci con l’amaro in bocca, in particolare perché arriva dalla piattaforma che, più di ogni altra, si è erta a garante della sicurezza dei bambini, si è promessa di migliorare il sistema di segnalazione di contenuti illeciti e porta avanti con fierezza – almeno fino ad oggi – questa lotta dal basso. Happy ending: la palla ora è passata nelle mani delle autorità.

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Cambiamo argomento. Sembra che Zuckerberg abbia cambiato la sua posizione sull’introduzione del tanto agognato pollice all’ingiù. Il dislike, la reaction più attesa di sempre – il che la dice lunga su quanto le persone oggi sentano l’urgenza di poter esprimere la propria disapprovazione – potrebbe davvero arrivare su Facebook, partendo da Messenger. Gli utenti potranno aggiungere la propria reazione alle varie frasi della conversazione.

“Cerchiamo sempre nuove soluzioni per rendere Messenger più divertente e stimolante. Stiamo conducendo questo esperimento che permette agli utenti di esprimere meglio i propri sentimenti davanti ai messaggi”, sostiene Facebook.

C’è da dire che l’implementazione del tasto non mi piace creerebbe, in particolare per le pagine dei brand, un po’ di maretta e alimenterebbe la polemica e il malcontento. D’altro canto, sarebbe possibile misurare davvero l’appagamento dei propri fan, e questi non si sentirebbero ingabbiati al bivio tra “apprezzami o taci”; ma la massima trasparenza non sempre paga, purtroppo. Qualcuno sostiene che le critiche aiutano a crescere, ma la realtà è che per crescere, oggi, tutti preferiscono acquistare fan.

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Infine, un tema più idoneo alle vacanze che cominciano a far capolino sul calendario. Che Facebook sia un facilitatore è chiaro: sulla piattaforma ci riesce più semplice conoscere nuovi amici, fare la voce grossa, dare la propria opinione su argomenti di interesse pubblico, mostrarsi per ciò che si è (o quasi) – ora, sarà più semplice anche girare il mondo.

Tra i test che Facebook sta facendo in questi giorni, c’è anche la rivisitazione della pagine delle città, per renderle più tourist-oriented: con tips, recensioni, posti che meritano una visita, attrazioni e luoghi d’interesse, eventi e amici in loco, e consigli mirati per ogni utente, come il prezzo per mangiare in un determinato ristorante – insomma, la nuova frontiera delle guide turistiche è uno scacco matto a TripAdvisor. In questo modo, sarà possibile crearsi il proprio itinerario di viaggio, personalizzato sui propri gusti e sui consigli degli amici virtuali, sfruttando quel buffo meccanismo per il quale le persone sembrano più disposte a consigliare e guidare la scelta di amici s-conosciuti virtualmente, di quanto lo siano nella vita reale con i propri conoscenti in carne e ossa.

LEGGI ANCHE: Video su Facebook e diritti musicali: Zuckerberg cerca l’accordo

Settimana ricca, non trovate? In fondo, la vita del social media manager è così. Buon weekend a tutti e a venerdì prossimo!

L’uomo è artefice della propria storia (e questa storia passa attraverso i media digitali)

Questo articolo rientra in una mini-serie di post dedicati alla comunicazione narrativa e allo storytelling ed è stato scritto da Andrea Bettini, co-founder di Strategike e co-autore di “#Personal Storytelling. Costruire narrazioni di sé efficaci”.

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“Homo faber fortunae suae.”

Troneggiava così, la celebre citazione di Appio Claudio Cieco, al centro di una sala dell’auditorium vestito a festa per accogliere il meeting di un centinaio di agenti di vendita di una nota azienda. Non era puramente motivazionale la scelta di quella frase. Era il fil rouge di una riunione dove i professionisti arrivavano da tutta Italia per fare un bilancio dell’anno appena trascorso, ma soprattutto tracciare le linee di quello da poco iniziato.

Il mio intervento arrivava dopo quello di un collega che aveva ben rappresentato quale era lo scenario di un futuro, già presente, dei media digitali. Al passaggio del microfono, un effetto larsen, creò quel disturbo che solo delle parole meritevoli d’interesse avrebbero potuto attenuare. “L’uomo è artefice della propria storia”, recitava la mia prima slide. Sarebbe potuta essere anche l’ultima. Il legame tra sorte e storia era chiaro. Lo era meno quello con il mondo digitale, ma ancora per poco.

Esordii con una domanda:

“Che cosa i clienti apprezzano maggiormente di voi?”

Superati gli imbarazzi per chi dovesse alzare per primo la mano, poi le risposte si susseguirono una dopo l’altra. Erano naturalmente corrette le loro risposte e la sintesi di tutte loro si poteva racchiudere in un’unica parola: Fiducia.

Prima di tutto, fissare le basi del proprio racconto:

  1. Essere se stessi;
  2. Scegliere la propria voce;
  3. Capire dove.

La prima non aveva bisogno di essere spiegata. La differenza tra essere una persona e costruire un personaggio era diventata chiara. Il racconto di sé, per essere efficace, non poteva che andare nella prima direzione. Anche il tone of voice era stato compreso. Ne avevano capito le diversità, ma soprattutto l’importanza. Sul capire dove avrebbero dovuto prestare un po’ d’attenzione. Far capire che il racconto deve essere strutturato sulla base del medium che lo ospiterà, richiede pratica e molta esercitazione.

Prima di arrivare alla conclusione era necessario far capire che esistono anche dei modelli per raccontare attraverso i media digitali la propria storia. Qui l’esempio non potevo che prenderlo da uno dei modelli che io e Francesco Gavatorta abbiamo inserito nel nostro recentissimo libro “#Personal Storytelling. Costruire narrazioni di Sé efficaci”.

Il modello ripreso da Christy Dena sul Transmedia Storytelling applicato al personal storytelling fa capire come funziona la narrazione del sé sui diversi media, dove nel franchise narrativo (nel nostro caso la persona) c’è una testualità centrale che ha più importanza e attorno ad essa una serie di testualità, su altri media, che diventano non periferici in termini di senso, ma “satelliti” per comprendere nella sua interezza la narrazione.

A questo punto l’attenzione in sala era totale e forse anche la consapevolezza. La consapevolezza che dopo quell’incontro ognuno dei presenti avrebbe potuto iniziare a raccontare la sua personale storia. Non rimaneva che ricordare alcune delle regole del personal storytelling:

  1. Sii te stesso (non aveva più bisogno di essere commentato)
  2. Non esagerare (l’esasperata ricerca dell’effetto wow non sempre premia… a differenza della semplicità)
  3. Non uscire dalle regole (ogni media ha una sua “grammatica”, occorre rispettarla per sfruttarne al meglio le potenzialità)
  4. Non rinnegare nulla (vale per le imprese, ma vale pure per le persone… non rinnegare mai, ma spiegare sempre)
  5. Non aver paura di rinnovarti (la capacità di leggere quando un momento è passato e dobbiamo cambiare il modo e il canale con il quale ci raccontiamo)

Arrivò la slide finale con i miei personali ringraziamenti e contestualmente partì un applauso dalla sala. Era un applauso che rappresentava l’inizio di nuove storie. Le loro.

I fattori di ranking di Google nel 2017

Quest’articolo è stato scritto da Luca De Berardinis, Consulente Inbound Marketing di Argoserv e Docente del Corso in Digital Strategy & Web Marketing.

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Quali sono i criteri in base ai quali Google decide qual è la risposta migliore alle domande che gli poniamo tutti i giorni? Si sa, Google non dà informazioni ufficiali in questo senso. Evidentemente si tratta di segreto industriale e, in quanto tale, non viene divulgato.

Ma per chi come me – e come te – si occupa di marketing digitale, conoscere i fattori di ranking, ovvero ciò che rende il nostro sito più appetibile a Google e quindi ai suoi utenti, è vitale.

Ma se non possiamo saperlo direttamente da Google, l’unico modo che ci resta è affidarci a chi fa ricerche e lo scopre per deduzione. Ed è quello che ho fatto anch’io prima di scrivere l’articolo che stai leggendo che è liberamente ispirato all’autorevolissimo Search Engine Journal.

Quest’ultimo ha elencato quelli che secondo gli esperti sono i 4 macro fattori di ranking del 2017. I fattori di ranking sono stati tratti dagli studi di tre importanti agenzie SEO internazionali, ovvero SearchMetrics, Backlinko e SEO PowerSuite. Non ti faccio attendere oltre, eccoli qui:

#1 Contenuti

I contenuti sono uno dei più importanti fattori di ranking in assoluto. Ma questa non è una novità…già da qualche anno si sa che un sito senza contenuti non ha ragione di esistere. Google è estremamente affamato di contenuti, perché sono questi che gli permettono di capire se il tuo sito è un possibile candidato per le domande degli utenti.

Tuttavia, mentre in passato si era soliti scrivere contenuti molto orientati alle keyword, oggi ciò che viene premiato è la rilevanza. Quindi l’ottimizzazione SEO è importante ma non come lo era qualche anno fa. Infatti, in base alle ricerche di SearchMetrics, solo il 53% delle pagine più posizionate e cercate hanno una keyword nel tag title. Inoltre pare che meno del 40% di quelle stesse pagine hanno un H1 ottimizzato con keyword.

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Questo trend probabilmente continuerà a crescere durante il 2017 e vedremo che Google attribuirà sempre maggiore importanza ai contenuti che vanno in profondità negli argomenti, ovvero i cosiddetti in-depth content. Prova ne sia che le pagine meglio posizionate, in base agli studi di Backlinko, sono proprio quelle che hanno all’incirca 1900 parole.

#2 Backlink

I backlink, ovvero i link che il nostro sito riceve da siti esterni, rappresentano ancora un importantissimo fattore di ranking. Sono questi link che permettono a Google di capire quanto è popolare il nostro sito, quanto viene consigliato e come.

credits: Adobe Stock #103295857

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La popolarità infatti, è un criterio di posizionamento che ha la sua ragion d’essere nel fatto che ogni link rappresenta un voto che gli altri danno ai nostri contenuti. Ogni voto ha tanto più peso quanto più autorevole è chi linka. Non basta! Chi ci linka deve avere contenuti necessariamente in tema con quelli che pubblichiamo noi, quindi deve esserci una specie di coerenza semantica, senza la quale il link vale poco o niente.

Come faccio quindi ad incentivare i link in ingresso di qualità? “Semplice”, basta investire nei contenuti che abbiamo illustrato nel paragrafo precedente. È chiaro che se scrivo contenuti unici e interessanti, se li promuovo attraverso i social network e li diffondo per bene, aumenterò notevolmente le chance che qualcuno possa leggerli, trovarli interessanti e linkarli.

#3 Esperienza utente su mobile

Nel corso del 2016 abbiamo assistito a un importante cambiamento negli algoritmi di indicizzazione di Google. Si è parlato infatti di mobile-first indexing, ovvero del fatto che Google dà maggiore importanza ai contenuti (e all’esperienza utente complessiva) mobile rispetto a quelli che si vedono su desktop.

credits: Adobe Stock #105370310

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Questo cambiamento è dovuto al fatto che sempre più persone (più del 50%) si collegano e fanno ricerche da mobile rispetto a quelle che fanno lo stesso da desktop. Il consiglio che posso darti è quindi quello di realizzare il tuo sito web con un design di tipo responsive, in quanto è l’unico che ti garantisce la possibilità di avere gli stessi contenuti in entrambe le versioni.

Inoltre, non mettere online un sito, se prima non hai sistemato in modo completo la sua versione mobile. Diversamente questo verrà penalizzato o comunque non riceverà il posizionamento che merita.

Pensa che, secondo le ricerche dei tre brand sopra citati, i 100 domini più visibili su Google hanno una versione ottimizzata su dispositivi mobili come smartphone e tablet.

#4 Altri fattori tecnici

Esistono tanti altri fattori tecnici che possono incidere positivamente sul ranking e quindi sul posizionamento del tuo sito web. Ecco quelli forse più importanti:

  • HTTPS: SearchMetrics dice che il 45% dei siti più visibili su Google usano il protocollo sicuro HTTPS al posto dell’ormai vetusto http. D’altra parte è stata Google stessa a confermare che l’HTTPS è ormai un fattore di ranking. Il certificato di sicurezza SSL garantisce infatti che tutte le comunicazioni da e per il sito web sono criptate e quindi più sicure rispetto a quei siti che ne sono sprovvisti.
  • Titoli H1 e H2: sembra che la maggior parte dei siti analizzati da Backlinko abbiano sia un titolo H1 (il titolo dell’articolo o della pagina) che diversi titoli H2 che si riferiscono ai paragrafi della stessa pagina. Quindi fare uso di questi due semplici tag aumenta il ranking del sito perché aumenta la leggibilità delle singole pagine. Curare la SEO copywriting è fondamentale per il posizionamento di una pagina!
  • Anchor text: le parole o le frasi che usiamo per creare dei link all’interno dello stesso sito o verso siti terzi, hanno ancora una grande importanza in termini di ranking. Quindi il consiglio è quello di usare sempre “testi àncora” che siano descrittivi della pagina di atterraggio.

Conclusioni

Ho cercato di darti una panoramica abbastanza ampia di quelli che sono i fattori di ranking più importanti per il 2017. Ma per una trattazione più dettagliata e completa e per vedere esempi pratici e casi di successo, ti consiglio di iscriverti al Corso Online in Digital Strategy & Web Marketing dove sarò docente con un modulo SEO molto interessante. Ti aspetto! ?

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5 validi motivi per utilizzare l’SMS Marketing nel tuo Business

Sono trascorsi più di 20 anni dall’invio del primo SMS. Stravolti dalla diffusione e dall’utilizzo del web e ricomparsi con forza in questi ultimi anni, con delle nuove funzioni comunicative. Uno strumento a cui molte aziende italiane non rinunciano per i numerosi vantaggi che ne hanno ottenuto in questi mesi.

In particolare gli MMS sono stati introdotti in numerose strategie di marketing di molte aziende nazionali ed internazionali. Allora perché non utilizzarli anche nella tua azienda?

SMS e inbound marketing

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Gli SMS possono aiutarti in tutte quelle manovre specifiche dell’inboud marketing. Purtroppo sono ancora troppe le aziende attente unicamente all’outbound, trascurando una evidente peculiarità degli SMS: la possibilità di inviare file multimediali, ma soprattutto di riceverli!
Una grande opportunità per interagire col brand di riferimento e per costruire un rapporto unico con i propri consumatori.

LEGGI ANCHE: Google cerca di rilanciare gli SMS con la tecnologia RCS

Invia un’idea del tuo Brand

Smartphone-Nutzerin in der ffentlichkeit

Come già accennato gli SMS sono una grande opportunità per incrementare le interazioni col tuo pubblico: insieme a video e immagini, sono ancora più efficaci.

Ma quali dimensioni utilizzare per i video? Per i video verticali, preferite 640 pixel di altezza di larghezza x 1.138 pixel; per i video orizzontali meglio 1.280 pixel di larghezza e 720 pixel; in entrambi i casi non superare i 20 secondi.

E per le immagini? Meglio foto verticali, delle dimensioni di 640 pixel di altezza e 1.138 pixel di larghezza; ricorda inoltre di utilizzare sempre e solo il JPEG;
Trucchetto Ninja: lascia un bordo di circa129 px, o nella parte inferiore di 89 px.

Emoziona il tuo target

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Negli ultimi mesi l’uso delle GIF si è molto diffuso. Sui principali social network se ne vedono di ogni genere e non solo promozionali, ma sapevi che gli SMS permettono l’invio anche delle GIF? In questo caso potrai sviluppare delle strategie di visual per strappare un sorriso al tuo consumatore o per offrigli in pochi kb delle informazioni utili.
Ma ecco le dimensioni da non trascurare:
– 480 pixel di larghezza x 720 pixel;
– 480 pixel di larghezza x 640 pixel;
– 640 pixel di larghezza x 640 pixel;
– 480 pixel di larghezza x 480 pixel.
In ogni caso ricorda di non superare i 600 kb.

Offri informazioni in 500 caratteri

Se il dono della sintesi non fa per te ed i 160 caratteri di un SMS risultano spesso insufficienti per offrire al tuo target le informazioni necessarie, negli MMS è possibile inserire un testo di 500 caratteri. Un bel vantaggio non credi? una possibilità in più per poter offrire ulteriori info su promozioni e novità del tuo Brand.

Object: solo negli MMS

Si proprio così, negli MMS è possibile inserire un oggetto del messaggio. Un altro grande ed importante vantaggio per le tue strategie di Mobile Marketing. Ottimizza il copy, la forza del tuo messaggio parte da qui: dall’object!

Nel 2016 gli MMS inviati sono stati circa 387.5 billioni. Un numero davvero interessante vero? Forse la prova più concreta che evidenzia quanto possa funzionare uno strumento simile.

DESI 2017, ecco i dati su economia e società digitale in Italia e in Europa

Connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione degli strumenti digitali in ambito aziendale e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, ecco gli aspetti che vengono analizzati all’interno del DESI e che mettono sotto esame ogni anno i Paesi europei.

La classifica di quest’anno elegge, per l’Unione Europea, la Danimarca prima e l’Italia al 25° posto, all’interno di un’Europa che, nei confronti del resto del mondo, si trova in una posizione non troppo felice.

Chi più e chi meno, c’è ancora da lavorare per non creare un’Europa a doppia velocità anche nell’ambito dell’Internet of Things.

Digital Economy and Society Index (DESI): tutti sotto esame in materia digitale

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“Un indice per domarli tutti” potremmo dire adattando una delle più celebri frasi cinematografiche, perché dall’analisi DESI non si scappa, ogni anno il Digital Economy Index viene elaborato all’interno dell’Unione europea per stabilire quanto i 28 Paesi aderenti siano al passo con la digitalizzazione dell’economia e della società, Pubblica Amministrazione compresa.

I risultati per il 2016 vedono al primo posto la Danimarca, seguita da Finlandia e Svezia, mentre, per l’Italia, dobbiamo scorrere fino al 25° posto, seguita solo da Grecia, Bulgaria e Romania.

Scendendo nello specifico, la classifica generale è data dalla somma dei risultati nei diversi settori presi in considerazione dal DESI.

Il primo indice afferisce alla connettività ed in particolare alla connessione ad alta velocità, che per il 2025 si pone l’obiettivo di raggiungere la maggior copertura possibile per edifici pubblici, abitazioni e diffusione della nuova connessione 5G; il secondo parametro riguarda il fattore umano, in particolare le skill in ambito tecnologico, in un range che va dalla conoscenza base a una padronanza evoluta; terzo fattore è l’utilizzo della rete: gli utenti preferiscono in assoluto leggere le news e guardare film attraverso il loro smartphone.

Infine, troviamo l’integrazione della tecnologia e di internet all’interno dei processi aziendali per scambio di informazioni e fatture, oltre che per gli eCommerce, e ultimo, ma non meno importante, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, con la possibilità da parte degli utenti di accedere ad alcuni servizi pubblici attraverso un computer.

Ma perchè è importante tener conto di questo indice a livello europeo? Per rimanere al passo con i tempi! Sul DESI, infatti, si basano le politiche di tutti gli stati membri in materia di digitalizzazione e connessione con la creazione di agende comunitarie e locali per lo sviluppo coerente di sistemi di connessione e connettività che possano competere con il resto del mondo.

La strada è ancora lunga sia per l’Europa nel suo complesso sia per il nostro Paese.

Europa vs resto del mondo: c’è ancora molto da fare

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DESI è il primo parametro di confronto in materia di digitalizzazione tra gli stessi stati membri, che ogni anno sono messi sotto esame e portati al raggiungimento di determinati risultati che evitino di creare un’Europa a due velocità in ambito tecnologico. Considerato che il DESI europeo è dato da una media dei risultati di tutti i 28 stati membri, se confrontato con le posizioni dei singoli stati troviamo l’UE a metà classifica e la stessa Pubblica Amministrazione europea sta facendo passi da gigante per rendersi digitale.

I dati parlano chiaro:

  1. Connessione, in crescita, ma non sufficientemente. Il 76% delle abitazioni hanno sottoscritto una connessione, seppur non velocissima, e gli accessi da mobile sono cresciuti, ma una ulteriore crescita in materia di velocità, qualità ed affidabilità è ancora richiesta
  2. Pochi esperti sul campo. Stanno crescendo i laureati in materia IT e tecnologica, ma ancora il 44% della popolazione non possiede le conoscenze di base
  3. Utilizzo quotidiano di internet in aumento. Gli utenti stanno utilizzando sempre più la connessione non solo per lavoro, ma anche per piacere, guardare film e sfogliare le notizie
  4. Buona la percentuale di integrazione della tecnologia nelle aziende, male invece la crescita del numero degli eCommerce. Le aziende, anche le PMI, stanno approfittando dei vantaggi di internet per invio e creazione di fatture in cloud, ma la crescita del numero degli eCommerce ha subito uno stallo, forse anche a causa delle impreparate politiche di circolazione della merce e dei pagamenti
  5. Promossa la Pubblica Amministrazione. Sempre più utenti utilizzano internet per consegnare documenti e sondaggi agli uffici pubblici, ma per andare oltre la soglia della sufficienza è necessario implementare servizi più utili e più ampi come le diagnosi online

In materia europea, poi, si stanno creando politiche sempre più efficaci per la creazione del Digital Single Market (DSM), per facilitare la circolazione di informazioni e contenuti tra i Paesi dell’Europa senza restrizioni e digitalizzando sempre più le aziende europee. Ovviamente oltre alle riforme, è necessario predisporre manovre contro i cyber attack, oltre che aumentare la sicurezza per l’utente.

Ma l’Europa come si classifica a livello mondiale? Diciamo che non brilla per digital score. L’unione, infatti, si classifica quintultima, tra Canada e Russia.

La cosa più strana è che i top tre europei sono anche i tre migliori a livello mondiale; insomma complessivamente l’Europa non si classifica tra i primi al mondo, ma al suo interno ha dei veri e propri fiori all’occhiello che la rendono orgogliosa.

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Per l’Italia una nota: accelerare per non rimanere indietro, la sfida tecnologica per il 2017

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Premio di consolazione per l’Italia: nonostante i grandi sforzi, i risultati non arrivano, anche se la retrocessione è per Grecia, Bulgaria e Romania, ultimi tre e fanalino di coda dell’Unione Europea.

Ottimo il risultato per la diffusione delle reti di ultima generazione (NGA), con una percentuale che si attesta intorno al 72% rispetto ad una media europea del 76%; dall’altra parte le competenze digitali sono poco diffuse e influiscono sullo sviluppo digitale del Paese, rallentandolo.

Altro dato negativo, la crescita della banda larga, solo un 2% in più rispetto allo scorso anno, per non parlare della banda ultralarga.

Pubblica Amministrazione? Tra i più bassi livelli europei di digitalizzazione sia in materia di servizi offerti, sia per quanto riguarda l’accesso da parte degli utenti a tale servizi.

Ultima la digitalizzazione delle PMI, in crescita, ma non abbastanza.

Potremmo dire che l’Italia ha le capacità, ma non si applica e, a questi ritmi, colmare il gap con gli altri Paesi dell’Unione sarà una scalata difficile, solo i nuovi investimenti da parte delle compagnie telefoniche potranno aiutare.

VR e video a 360° su YouTube: cosa dobbiamo aspettarci?

di Marianna Ghirlanda, Head of Creative Agencies, Google Italia.

Marianna Ghirlanda

Dall’esplorazione di città vicine e luoghi lontani fino a prodotti artistici come Pearl, il settimo cortometraggio del canale Spotlight Stories recentemente nominato agli Oscar, la tecnologia immersiva ha conosciuto nell’ultimo anno una crescita esponenziale.
È stato Google Cardboard a far conoscere le potenzialità della realtà virtuale al grande pubblico, rendendo YouTube un punto di riferimento globale per questo tipo di contenuti e, ancora di più, per i video sferici a 360 gradi.

Quali sono le potenzialità che questi strumenti portano al mondo della comunicazione? E quali sono le nuove sfide per chi vuole utilizzarli al meglio?

Per orientarsi in questo scenario di innovazione costante, è importante considerare tre elementi: primo, lo spirito innovativo di chi crea contenuti su YouTube. Secondo, la crescente semplicità nella creazione di video immersivi, per esempio le riprese in live streaming a 360 gradi, e la velocità con cui vengono rese disponibili. Terzo, la semplicità di fruizione, perché è sufficiente uno smartphone per accedere a un archivio enorme di contenuti VR o a 360.

Questo tipo di contenuti attraggono la curiosità e, quindi, il livello di coinvolgimento. E con il livello di coinvolgimento sappiamo che aumenta anche l’impatto del messaggio che vogliamo comunicare, motivo per cui riscuotono l’interesse dei reparti marketing delle aziende.

 In questo senso alcuni settori hanno fatto passi da gigante e oggi vediamo, per esempio, molti brand automobilistici approfittare delle tecnologie immersive per proporre veri e propri test drive virtuali, direttamente da casa e sul telefono. Non solo. Per celebrare il suo centenario, nel 2016, BMW ha utilizzato la tecnologia di Google Spotlight Stories e ha realizzato Visionary, in cui gli utenti possono interagire con il contenuto e modificarlo, un modo nuovo di unire l’estetica del prodotto a una realtà virtuale sofisticata.

Sono sempre di più i brand che scelgono questo tipo di soluzioni per le loro campagne. Da Oreo a Nike, ma anche, tra gli italiani, Esselunga che ha realizzato per i suoi Capolavori su Telo una visita virtuale a un museo immaginario. Allo stesso tempo, le persone apprezzano e prendono sempre più confidenza con l’immersività. Hog Rider 360 di Clash of Clans, con oltre 45 milioni di visualizzazioni, ne è la prova. Spesso questi video sono talmente interessanti che li si guarda anche su desktop, senza utilizzare dispositivi VR particolari.

Per farsi un’idea della dimensione del fenomeno, durante l’ultimo Mobile World Congress abbiamo condiviso alcuni numeri: 160 milioni di download per le app legate a Cardboard, con 30 di queste app scaricate oltre un milione di volte solo nell’ultimo mese. E solo negli ultimi sei mesi sono state 5 milioni le Cardboard distribuite.

Se si parla di Cardboard, non si può non menzionare la sua evoluzione naturale: Daydream. Il dispositivo è stato lanciato solo l’anno scorso, ma la quantità di contenuti disponibili è sorprendente. E cosa guardano soprattutto le persone su Daydream? Naturalmente, YouTube. Con centinaia di migliaia di video 360, YouTube è la app di Daydream in termini di tempo speso e numero di utenti. Una nuova frontiera per il video immersivo, infine, è rappresentata da Tango, tecnologia per la realtà aumentata che permette di visualizzare oggetti virtuali nel mondo reale.

https://www.youtube.com/watch?v=rLLAA4ENIP4&feature=youtu.be

Ma l’immersività non si deve limitare alla visione. Il supporto dei video a 360 gradi su YouTube risale a marzo 2015, e da allora gli esempi dalla musica, allo sport, al reportage – oltre naturalmente agli ottimi risultati dei brand – non sono mancati. È invece dall’anno scorso che è stato introdotto Spatial Audio, che permette di sentire i suoni da tutte le direzioni, proprio come se ci trovassimo all’interno del video. Questa playlist rende bene l’idea:

L’innovazione permette di realizzare progetti che fino a pochi anni fa si potevano solo sognare. La tecnologia progredisce continuamente, aprendo strade e opportunità nuove, ma ha bisogno della componente umana per prendere significato e portare valore. L’elemento fondamentale, è bene ricordarlo, resta sempre l’idea alla base del contenuto. Realtà virtuale, immersiva, video sferici a 360 gradi e Spatial Audio sono nuovi linguaggi che hanno bisogno del mondo della creatività per essere davvero efficaci. Siamo solo agli inizi.

Sono ancora molte le modalità da esplorare, e gli sviluppi tecnologici sono al servizio di chi ha buone idee. La realtà virtuale è solo una di queste strade. A questo proposito, quando mi chiedono in quanti modi i brand possono sfruttare l’innovazione su YouTube, rispondo che le vie dell’interazione sono davvero infinite.

Social Media Timing

Come gestire i tuoi canali social in 15 minuti al giorno

Se l’infinita mole di lavoro social che avete davanti ai vostri occhi  vi spaventa oggi abbiamo deciso di parlarvi di come gestire i vostri canali social in 15 minuti (più o meno) al giorno. Troppo pochi? In realtà no se consideriamo a parte tutta la fase di creazione e ideazione dei contenuti con relativa Social Media Strategy, alla quale ahinoi dovremmo riservare più che 15 minuti della nostre giornate.

Quello su cui vogliamo focalizzare l’attenzione oggi è su alcuni importanti quanto basilari consigli per l’ottimizzazione dei tempi di gestione quotidiana dei canali social e capire insieme come sia possibile pianificare e automatizzare il processo di pubblicazione dei contenuti sui social in modo efficiente per risparmiare tempo, ma garantendo comunque una presenza sufficiente su tutti i canali. Ma andiamo con ordine.

LEGGI ANCHE: 5 miti da sfatare sul Social Media Manager

Identificate i canali social necessari per la vostra strategy

Social Media Timing

Sappiate che il detto “bene o male basti che se ne parli” e la strategia dell’essere ovunque sui social network non vi porterà nulla, solo occhiaie, litri di caffè e lunghe giornate/nottate sulla tastiera. In poche parole gestire tutti i social senza che ce ne sia reale e comprovato bisogno vi farà solo perdere tempo e noi abbiamo detto di poter far tutto in 15 minuti.

Il primo passo per ottimizzare il vostro tempo e le vostre energie e farle fruttare è quello di scegliere i 2 o 3 canali social che più si adattano ai vostri obiettivi. Fatto questo, vi basteranno pochi minuti al giorno per gestire le pubblicazioni sui singoli canali, il segreto è schedulare, programmare, seguire procedimenti definiti e decisi in partenza, ma andiamo avanti.

Individuate i tool per la gestione dei social e la programmazione dei post

Molto spesso uno dei problemi principali che rallenta notevolmente le attività di Social Media Management è la gestione multipla e disordinata di più account social, ognuno spalmato su diversi canali (Facebook, Twitter, Instagram, Linkedin, Google+, Snapchat, Pinterest). In soccorso arrivano le fantastiche social dashboards che rappresentano uno strumento indispensabile per l’organizzazione dell’attività di content management.

Di cosa parliamo? Di ormai notissimi tool come Hootsuite e Buffer, solo per citare i più utilizzati, che permettono di gestire, programmare e monitorare su una stessa piattaforma i contenuti di diversi canali e account social. Il risparmio di tempo è abbastanza evidente.

Social Media Timing

Create un post planning o delle social check list

Identificati i canali social più idonei, scelto il tool di gestione migliore per voi è arrivato il momento di pianificare i contenuti per i vari canali. Che siano video, immagini, link, testi, adv, tutto va inserito all’interno di un comodo e funzionale social media plan o check list da depennare voce per voce. Una volta creata la vostra minuziosa tabella di marcia il più è fatto, basterà rispettarla e trasferire il tutto sulla vostra dashboards. Diamo per scontato che a monte sia tutto regolato di una attenta e studiata social media strategy.

Datevi un tempo, fate partire un timer di 15 minuti

Provare per credere. Se avete costruito bene le basi del vostro lavoro, non vi resta che finalizzare il processo e questo non vi richiederà più di 15 minuti (più o meno). Non è necessario inoltre dedicarvi ogni giorno a tutti i canali, potete dedicare i vostri minuti solo a Twitter per esempio, o Facebook in base alle diverse esigenze. Lavorare a giorni alterni su diversi social e così via. L’importante è che ci sia sempre dietro una buona strategy monitorata costantemente.

Monitorate le attività e i risultati

Social Media timing

Spendere poco tempo al giorno sui social non significa lavorare male e in modo approssimativo. È necessario infatti monitorare costantemente il lavoro e assicurarsi che i risultati rispecchino gli obiettivi prefissati con la strategy. Sarà necessario modificare tipo di contenuto o orario di pubblicazione e questo potrebbe comportare rivedere l’intero planning. Non preoccupatevi se vi serviranno più di 15 minuti al giorno ciò che conta è saper organizzare e ottimizzare il lavoro. E ora non vi resta che provare con timer alla mano.

E voi come organizzate il lavoro quotidiano sui social network? Avete qualche tecnica da suggerirci? Scrivetelo nei commenti o sulla nostra fanpage di Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn.

Come inserire i video nella tua social media strategy

Video, video e ancora video! Rallegrano le vostre giornate in ufficio, potete condividerli per raccontare quell’idea che continua a girarvi in testa, a volte persino un’emozione. E così fanno i vostri clienti e i vostri prospect. Non ci sono dubbi, quindi, che sia fondamentale padroneggiare l’arte del video nel social media marketing. Ecco qui tre consigli per migliorare le vostre campagne.

No ai doppioni

Ok, lo abbiamo già detto, eppure per questioni di tempo e budget questo principio base talvolta viene lasciato per strada: ogni social media ha bisogno del suo contenuto. Se a questo aggiungiamo che ogni business ha alcuni social di riferimento, capite che è inutile spammare lo stesso contenuto ovunque, ma è meglio invece individuare il contenitore giusto e dedicarvi un contenuto specifico.

Facebook

L’impero del social, ovvero il luogo in cui vengono visualizzati 8 miliardi di video per 100 milioni di ore al giorno. Perché, quindi, qualcuno dovrebbe guardare proprio il tuo?

Quando immagini un contenuto video per Facebook devi cercare di metterti nell’ottica di chi lo vedrà e, ad esempio, non dimenticare sottotitoli e caption, dato che la maggior parte delle persone manterrà l’audio disattivato. Dal 2016 Facebook da la possibilità di aggiungere i sottotitoli automatici tramite un software di riconoscimento vocale. Benissimo. Meglio però fare un controllo.

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C’è poi il tema dei live video, che attualmente sono visualizzati tre volte più di quelli caricati ad hoc. L’immediatezza e la possibilità di interagire piacciono agli utenti e possono essere un buon boost per la vostra campagna. Si possono utilizzare per dare spontaneità al brand e rafforzare il legame con i clienti condividendo i retroscena, tenendo sessioni di Q&A, portando dunque gli utenti in mondi della vostra azienda che sarebbero loro altrimenti off limits.

Avete fatto tutto questo e il vostro video non è diventato il nuovo fenomeno virale? Ahimè, è bene sapere in anticipo che la vita di un video su Facebook è piuttosto ridotta, per cui potete comunque poi caricarlo su YouTube per avere la possibilità di utilizzarlo in altri modi.

Instagram

Instagram, il social visual per eccellenza, offre la possibilità di inserire video come Story (massimo 10 secondi) e nella bacheca (massimo un minuto). Molto si è parlato delle stories, ora anche live, che restano disponibili per sole 24 ore, ma che possono essere salvate.

In ogni caso, il tempo stringe, per cui qui vale ancora di più l’immediatezza del messaggio. Il video deve essere breve, accattivante, diretto e bellissimo. Inoltre è importantissimo ricordare all’utente cosa deve fare una volta  visto il video: non dimenticate di inserire una call to action chiara e precisa.

Anche qui i numeri potrebbero spaventare: 95 milioni di post al giorno e una media di 21 minuti dedicati da ciascun utente all’app. Come attrarre l’attenzione? Ad esempio scegliendo con attenzione l’immagine di copertina.

Instagram

Twitter

Nonostante i recenti cambiamenti, è il mezzo dell’immediatezza per cui il contenuto non sponsorizzato tenderà a passare in fretta. Ma se fate breccia nel cuore dei vostri follower potreste scoprire nuove possibilità.   Anche qui è arrivato il live in trionfo, con il 90% dei contenuti visualizzati da smartphone. Inoltre il 25% degli utenti sceglie i video attraverso quelli condivisi dagli amici, per cui più sono engaging, più hanno possibilità di lunga vita. Ad esempio, se avete bisogno di fare un video tutorial di una certa durata e che racconti le specifiche del prodotto, questo non è il canale per voi.

YouTube

Il buon vecchio YouTube è chiaramente il luogo perfetto per condividere news e video, quello in cui inserire i vostri lavori migliori e facendo molta attenzione all’indicizzazione, così che il vostro video possa facilmente comparire come suggerimento quando gli utenti ne vedono di simili.   Se avete aperto un canale YouTube per la vostra azienda, però, non utilizzatelo come un magazzino di qualunque tipo di contenuto. Buona fotografia, lavoro di storytelling e originalità sono ingredienti che si adattano a tutti i business e che potrebbero aiutarvi a mantenere vivo l’interesse degli utenti fino all’arrivo della vostra call to action.   Snapchat Qui la quantità acquista un peso rilevante, perché è necessario produrre molto contenuto ed essere attivi. Gli utenti di Snapchat guardano circa 10 miliardi di video al giorno con un tempo medio di 25-30 minuti al giorno speso sulla piattaforma. E passata la sbornia da filtri, è possibile utilizzare le possibilità di editing immediato dei contenuti per creare video immediati e accattivanti.

Definire un obiettivo

Il modo migliore di raggiungere un risultato, è decidere quale esso debba essere.   Ecco perché il primo step nel definire la content strategy deve essere quello di fissare il punto d’arrivo soddisfacente per un determinato cliente in un determinato momento. Aumentare la brand awareness? Spiegare aspetti non chiari del business? Vendere un prodotto? Una volta definito l’obiettivo sarà più semplice scegliere il tipo di contenuto, che non deve necessariamente essere un singolo video, ma una somma di materiali che apportano valore quotidiano alla campagna fino, appunto, al raggiungimento dello scopo.

Sviluppare il tuo stile

E in relazione a quest’ultimo punto, è fondamentale trovare uno stile (vincente) e mantenerlo. Questo significa che lo stile deve essere funzionale al messaggio, al brand e congeniale al pubblico. Non è facile, ma una volta trovata la ricetta giusta è importante non abbandonarla subito, così che diventi significativa per il pubblico.

Tutto chiaro? Ora non vi resta che sperimentare con diverse tipologie di video e di social, fino al raggiungimento della campagna perfetta. Video, ovviamente.