AI Strategy 2017: 10 trend di intelligenza artificiale dedicati ai Marketer

Il continuo incremento della concorrenza online impone alle grandi aziende di adottare delle strategie vincenti per attirare nuovi clienti e per fidelizzare quelli già conquistati attraverso piccole accortezze che però fanno la differenza, come nel caso di Amazon o di Uber. A proposito, l’Intelligenza Artificiale può diventare una variabile di assoluta rilevanza.

“L’AI consiste nell’abilità di macchine e computer di emulare i processi di pensiero e di decision making delle persone.”

L’AI al servizio del Consumer Journey

Il report “Zenith’s 2017 Trends. Artificial Intelligence; Powering the Customer Journey” che la ROI agency globale ha recentemente pubblicato è molto interessante anche perché è applicato a nostra insaputa da molte aziende con le quali ci relazioniamo quando acquistiamo qualcosa.

Entriamo nel dettaglio e cerchiamo di analizzare i 10 punti che compongono l’analisi.

  1. Capire i bisogni dell’utente mentre effettua la ricerca e suggerirgli parole collegate per aiutarlo a trovare l’articolo o la voce desiderata fa la differenza sui competitors.
  2. La grande mole di dati prodotti dagli utenti negli ultimi anni sta aiutando le aziende a raccogliere quante più informazioni possibili sul proprio pubblico e di conseguenza la velocità con cui queste vengono elaborate fa la differenza poiché si può anticipare un trend o si può creare un nuovo segmento di mercato non ancora esistente.
  3. Le interfacce devono sempre essere interattive e fluide poiché un interfaccia passiva risulta poco attraente verso il cliente che non si sente stimolato e coinvolto nel funzionamento dell’applicazione o del servizio. Inoltre un interfaccia attiva permette la fusione di diversi settori (musica/attività fisica come nel caso di Spotify che accoppia un determinato genere musicale all’attività fisica).
  4. La continua crescita dei dispositivi mobili impone alle aziende di qualsiasi settore di adottare strategie e sviluppare prodotti consoni all’utilizzo su computer, smartphone o tablet.
  5. Le aziende devono produrre contenuti facilmente acquistabili all’interno del proprio sito o cercare di adottare sistemi che incentivino il più possibile un acquisto diretto come nel caso di liketoknow.it.
  6. La realtà virtuale sta prendendo piede e può dar vita a nuove forme di business che ancora non immaginiamo pertanto è fondamentale che le aziende prestino attenzione a questa opportunità di business. Se non mi credi prova a pensare a come verrà rivoluzionato il settore turistico nel visitare un museo in modo virtuale dal proprio smartphone.
  7. I social network danno la possibilità alle aziende di interfacciarsi in modo diretto e informale con il proprio pubblico e questo giocherà un ruolo di primaria importanza nella crescita delle aziende in termini di reputazione e trasparenza.
  8. Le emoticon oggi utilizzate sui device e su molti social network sono entrate a far parte della vita quotidiana e molte aziende stanno usando le emozioni per dare un valore aggiunto al prodotto commercializzato, come nel caso della Bentley.
  9. L’utilizzo di prezzi dinamici (ad esempio il Black Friday) aiuterà le aziende a farsi conoscere sul mercato per raccogliere nuovi clienti e per migliorare l’esperienza d’utilizzo. La personalizzazione del prezzo per un determianto periodo temporale sarà la normalità.
  10. L’utilizzo di robot capaci di interfacciarsi con il pubblico per ciò che riguarda l’assistenza, la consegna e la risoluzione di problematiche sarà un valore aggiunto tra qualche anno.

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L’impatto dell’AI sul marketing e il business aziendale

Il report sull’intelligenza artificiale pubblicato da Zenith è applicato dai maggiori siti web che commercializzano online e sarà nelle sue linee guida da qualsiasi brand che vuole far crescere il proprio business.

Tale cambiamento comporterà un cambio radicale all’interno dell’organizzazione aziendale: servirà un nuovo metodo nella selezione del personale perché saranno richieste nuove skills, sarà necessario riorganizzare la logistica sia in fase di acquisizione che di vendita e non per ultimo si avrà una convergenza tra diversi settori economici che creeranno nuove forme di business.

Web Marketing

Vuoi lavorare nel web marketing? Ecco le 10 skill che devi assolutamente avere

È arrivato il momento, una volta per tutte, di far capire cos’è il web marketing a vostra nonna. Impresa storica? Forse si, ma riuscire a comprendere e far comprendere in dettaglio i misteri di questo affascinante settore è ormai fondamentale. Creativo, strategico, a volte incompreso. Ma qual è l’ingrediente che rende un web marketer davvero geniale? In realtà non ne basta uno.

Per prima cosa abbandoniamo definitivamente l’idea sbagliata che i più bravi marketer siano geni assoluti scesi tra noi comuni mortali da chissà quale pianeta. Il web marketing richiede studio, diverse competenze e abilità. Pensi che chiunque potrebbe avere successo nel web marketing? Bene, vediamo insieme quali sono le skill necessarie e fondamentali per aver successo in questo settore.

Capacità e familiarità con i tecnicismi

Non vi stiamo dicendo di trasformarvi in un nerd ma vietate facce troppo sorprese quando sentirete nominare parole come SEO, chatbot o native advertising. Avere una certa familiarità con i tecnicismi, con il design, con la user experience non può che aiutarvi ad avere una visione d’insieme più completa e soprattutto a creare una web strategy più efficace.

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Attitudine alla ricerca e alla verifica

La ricerca, gli approfondimenti, l’analisi e la verifica delle fonti. In poche parole essere sul pezzo, sempre. La ricerca è alla base di qualsiasi strategia di marketing; non facciamo riferimento solo alle ultime tendenze, ma anche alla ricerca e allo studio del vostro target di riferimento e dei competitor. Accedere alle più recenti informazioni e sapere come utilizzarle è sicuramente la chiave per la creazione di iniziative di marketing di grande successo.

Saper scrivere bene

È una skill imprescindibile. Se vi occupate della gestione e della creazione di contenuti per il web dovete necessariamente saper scrivere bene. Una scrittura creativa e professionale vi aiuterà più facilmente a creare contenuti coinvolgenti e attraenti per il vostro pubblico potenziale. Che si tratti dei 140 caratteri per Twitter o di un post per il blog aziendale sapervi muovere con le parole sarà di certo un vantaggio.

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Saper gestire un team

Lavorare nel web marketing implica spesso dividere la propria scrivania e il proprio tempo con diverse figure professionali. Dal social media manager al web designer, dal digital pr al web analyst, imparare a gestire un team di persone significa poter contare sulla professionalità dell’altro e portare a termine il lavoro in modo più veloce e completo. Capire le competenze e le specificità di ogni ruolo significa dunque poter avere una visione d’insieme ma allo stesso tempo valorizzare le singole figure.

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Saper Gestire soprattutto i clienti

No, non stiamo dicendo di sostituirvi all’account manager che continuerà a guardarvi con sospetto, quello che stiamo dicendo è che essere in grado di bilanciare ciò che il cliente vuole con ciò che è meglio per la campagna è necessario se si vuole produrre qualcosa di veramente creativo ed efficace; Conoscere bene chi si ha davanti vi aiuterà a anticipare richieste e prevenire situazioni di crisi.

Vestire i panni di un analyst

Le buone idee e le giuste intuizioni nel web marketing non vengono fuori dal cilindro, almeno non tutte. È necessario lasciarsi ispirare e qual è il modo migliore per trarre ispirazione se non quello di dare un’occhiata a ciò che ha funzionato finora e ciò che non ha ottenuto i risultati sperati? No, non vi stiamo dicendo di passare le giornate su tabelle, grafici e insight, ci sono i web analyst per questo, ma saper interpretare i risultati vi servirà anche e soprattutto per anticipare tendenze e delineare nuove strategy.

Apprendere in modo rapido

Ritorna al punto 2. Essere sul pezzo è fondamentale soprattutto nel web marketing dove le cose cambiamo e si trasformano molto rapidamente. Saper star dietro all’algoritmo di Facebook, per esempio, o saper gestire e sperimentare nuove piattaforme può risultare decisivo nella scelta di azioni da mettere in campo per la propria strategy. Il web marketing è un settore in continua e rapida evoluzione che richiede un’altrettanta rapidità di apprendimento.

Concedersi un brainstorming creativo

Poche grandi idee provengono da un solo individuo. Come abbiamo già detto prima, lavorare in team può amplificare di gran lunga il processo creativo ed operativo. Saper ascoltare le idee degli altri, confrontarsi, valutare opzioni diverse può rivelarsi la scelta migliore. Alcune delle più memorabili campagne di web marketing sono nate proprio da sessioni di brainstorming con i propri colleghi. Prenditi del tempo per parlare con le persone che ti sono accanto e lavorano con te, ne uscirai arricchito.

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Sii proattivo

Aggiornati, studia, leggi, confrontati e cerca di anticipare tendenze e possibili cambiamenti di rotta. Adotta un atteggiamento proattivo verso il tuo lavoro.  Se ti sembra difficile da attuare, sappi che attraverso l’esperienza, si può gradualmente imparare a vedere e individuare le opportunità in anticipo e afferrarle al volo.

Adattati e reagisci alle situazioni

Pensavi di aver creato la campagna migliore del mondo ma i risultati ti dimostrano tutt’altro scenario. Rilassati, ma non troppo, e pensa che anche i migliori sbagliano, quello che fa la differenza è la rapidità con cui riuscirai a capire l’errore e adattare le idee ai diversi risultati ottenuti. Adattati e reagisci.

Nessuno potrà garantire per te la buona riuscita di una web strategy ma il mettere in pratica questi pochi consigli e affinare le skill che una marketer del web deve necessariamente avere non farà altro che facilitarvi nel raggiungimento degli obiettivi prefissati.

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Parole O_Stili, una community ed un evento per combattere l’hate speech sul Web

Secondo un’indagine dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo sul tema “Diffusione, uso, insidie dei social network”, l’hate speech è un argomento molto sentito dai giovani italiani: 7 giovani su 10 (69,9%) l’hanno sperimentato in prima persona e quasi il 90% degli intervistati (89,4%) ne ha un’opinione negativa.

Tutto il mondo della comunicazione (giornalisti, pubblicitari, social media manager ecc) ha l’obbligo dunque di impegnarsi per combattere quest’incitamento all’odio che ogni giorno sfrutta il web appellandosi alla libertà d’espressione.

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Nasce così il progetto collettivo Parole O_Stili: una riflessione sulla non neutralità delle parole e sull’importanza di sceglierle con cura. Sul web, e in particolare sui social media, stiamo assistendo ad un livellamento verso il basso della qualità delle informazioni e delle conversazioni che coinvolge tutti gli utenti, nessun escluso.

Qui non stiamo parlando di piccoli gruppi estremisti, legati a particolari schieramenti politici. Durante gli ultimi mesi vi abbiamo raccontato di come spesso gli stessi brand, sulle loro pagine Facebook, utilizzano un linguaggio che incita all’odio (come nel caso di Piovono Zucchine). Ed ogni giorno leggiamo tweet di politici o di persone qualunque che insultano liberamente qualsiasi fascia della popolazione (con una predilezione ovviamente per quelle più deboli).

Circa due mesi fa la Presidente della Camera Laura Boldrini ne aveva fatto una causa pubblica condividendo i nomi di chi ogni giorno la insultava sui social.

E sarà proprio Laura Boldrini ad aprire l’evento che si terrà a Trieste il prossimo 17 e 18 febbraio. Durante la prima giornata di lavori “aperta” una community trasversale, composta da oltre 300 tra giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer,  si confronterà su linguaggi e comportamenti digitali e sottoscriverà il “Manifesto della comunicazione non ostile”.

Il Manifesto

Dopo aver raccolto i principi dei primi 100 sostenitori del progetto Parole O_Stili, da oggi – e fino al 10 febbraio – anche tu potrai contribuire inviando il tuo principio di comunicazione non ostile.

L’Evento: una due giorni di confronto con il Gotha della comunicazione italiana

La seconda giornata vedrà la partecipazione del Direttore del TG LA7 Enrico Mentana e saranno aperti al pubblico nove tavoli tematici (disponibile qui l’intero programma).

Tra i panel vi segnaliamo in particolare: “Social media e scritture” con la partecipazione di Annamaria Testa, esperta di comunicazione, blogger, saggista e molti altri.

Sui social siamo ciò che scriviamo: la nostra persona online si costruisce tramite le parole. Poiché tendiamo a ricreare le dinamiche comunicative della vita reale online, cosa succede quando il circolo virtuoso della comunicazione si interrompe e cediamo all’odio – o ne diventiamo bersagli? Esistono, ad esempio, parole esclusivamente ostili, o il loro valore dipende sempre dal contesto?

Piazza Unit d'Italia, Trieste

credits: Adobe Stock #124634634

Nel panel “Business e advertising” ci si interrogherà su quanto è lecito sbilanciarsi per vendere di più. Parteciperanno Andrea Notarnicola Partner Newton Management Innovation; Cristina Lazzati Direttore Responsabile Mark UP e Gdoweek, New Business Media; Ottavio Nava Co-founder & Managing Director Italia, We Are Social; Giangiacomo Pierini Public Affairs & Communication Director presso Coca-Cola HBC; Igor Suran Executive Director presso Parks – Liberi e Uguali e Giulio Xhaet Digital Strategist and Senior Consultant at Newton Management Innovation.

>>> IL PROGRAMMA COMPLETO È DISPONIBILE QUI

In “Bufale e algoritmi” ci si confronterà su come notizie false, bufale, e intolleranze anche feroci si propaghino rapidamente. Intervengono Daniele Chieffi, Social media manager di Eni, giornalista, scrittore; Jacopo Iacoboni, Reporter presso La Stampa, scrittore; Lercio, Sito satirico; Walter Quattrociocchi, Coordinatore del CSSLab dell’IMT di Lucca.

Come riuscire a riappropriarsi della responsabilità della verifica delle informazioni senza delegare ai lettori il giudizio sulla loro credibilità? Questa e altre domande nel panel Giornalismo e mass media” con Andrea Camorrino, Socio e direttore commerciale Proforma; Angela Azzaro, Giornalista presso Il Dubbio; Daniele Bellasio, Caporedattore centrale responsabile de IlSole24Ore.com; Barbara Carfagna, Giornalista RAI, conduttrice del TG1; Massimiliano Gallo, Direttore responsabile de ilnapolista.it; Wanda Marra, Giornalista presso Il Fatto Quotidiano; Anna Masera, Caporedattore e public editor presso La Stampa; Angela Mauro, Giornalista presso Huffington Post; Enrico Mentana, Direttore Tg LA7; Don Davide Milani, Portavoce della Diocesi Milano.

Stampa

“Aledanno”, “Psiconano”, #staisereno, #sgonfialaboldrini, #SonoUnMoralistadelCazzo. L’ostilità della comunicazione politica verrà affrontata in “Politica e legge” con Dino Amenduni, Socio di Proforma, esperto di comunicazione politica; Ernesto Belisario, Avvocato, Prof. universitario; Flavia Marzano, Assessore Roma Semplice; Stefano Menichini, Capo dell’Ufficio Stampa e Responsabile della Comunicazione della Camera dei Deputati; Francesco Nicodemo, Segreteria tecnica Presidenza del Consiglio dei Ministri; Marco Orofino, Professore presso Università degli Studi di Milano.

Chi è l’#AcchiappaTroll

L’AcchiappaTroll è il supereroe virtuale che incarna i valori di Parole O_Stili sui Social.  Il suo slogan? “L’ostilità ha i post contati!”

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Grazie al supporto degli utenti e a un team dedicato, l’AcchiappaTroll interverrà nelle conversazioni ostili, incentivando la Rete ad adottare comportamenti che mirano a contrastare l’offesa, la diffamazione e la discriminazione online.

Ricapitolando:

  • Avete tempo fino al 10 febbraio per contribuire al Manifesto inviando il vostro principio di comunicazione non ostile
  • L’appuntamento gratuito è per il 17 e 18 febbraio alla Stazione Marittima di Trieste
  • Occorre iscriversi ai panel prima dell’evento da questa pagina
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Google acquisisce Fabric, la piattaforma di sviluppo mobile di Twitter

Negli ultimi due anni, Twitter ha offerto agli sviluppatori di app, la possibilità di creare, testare, distribuire e mantenere le proprie creazioni grazie a Fabric, una piattaforma di sviluppo modulare che oggi sta per essere venduta a Google.

In realtà Fabric è composta da ben tre kit modulari che servono ad ottenere applicazioni mobili dotate di stabilità, di capacità di distribuzione e di funzioni di identità ottenibili dall’integrazione con Twitter.

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Questa mossa commerciale sembra essere un tentativo di ridimensionamento in un periodo non proprio roseo. L’azienda di Jack Dorsey, infatti, ha iniziato l’anno cercando di far fronte alla crisi degli ultimi tempi, snellendo la fase di sviluppo con la cessione di Fabric, dando priorità al contenimento dell’inarrestabile ascesa di Facebook e cercando di rendere più profittevole il proprio modello di business.

La buona notizia è che nessun servizio offerto da Fabric scomparirà. Se Google deciderà di proseguire sulla strada di Twitter, gli sviluppatori non perderanno la possibilità di utilizzare tool come Crashlytics per creare report sui crash oppure Digits per le autenticazioni o ancora Nuance per il riconoscimento vocale. Sarebbe stato un errore da parte dell’azienda di Mountain View stravolgere il progetto, poiché al momento dell’acquisizione, si contano circa 580.000 sviluppatori clienti di Fabric che hanno fatto nascere app che complessivamente raggiungono 2,5 miliardi di utenti.

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Non si conoscono ancora le cifre relative all’acquisizione, che avverrà comunque in maniera graduale. Per un primo periodo di transizione gli sviluppatori di Twitter lavoreranno fianco a fianco con il gruppo di sviluppo di Google.

Questa mossa certamente non gioverà all’appeal che Twitter aveva sugli sviluppatori ma, considerando la perdita di 100 milioni di Dollari solo nel primo quadrimestre del 2016, è indispensabile per evitare che il 2017 possa essere l’anno del fallimento definitivo.

Vedremo durante quest’anno cosa si inventerà l’azienda dell’uccellino azzurro per farlo tornare a volare, dopo i nuovi algoritmi dei newsfeed, le dirette video in streaming con contenuti a 360° e i tanto chiacchierati Moments, non basterà solamente recuperare liquidità sul mercato, ma serviranno nuove e fresche idee, per far tornare di moda i vecchi amati “cinguetii” da 140 caratteri che hanno fatto la storia del Social di San Francisco.

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Come i Millennial (non) spendono i propri soldi

Giovani, creativi e soprattutto, techfriendly: sono queste le caratteristiche dei Millennial, la generazione in cui rientrano tutti i ragazzi nati tra la fine degli anni ’80 e il 2000.

Nati con il web nel DNA e con una naturale propensione all’utilizzo dei nuovi media, i Millennial stanno vivendo la stagione economica più difficile dai tempi della Grande Depressione.

L’elevata disoccupazione e il calo dei salari hanno reso la cosiddetta Generazione Y più vulnerabile rispetto alla generazione precedente, indebolendo le prospettive di guadagno per le aziende. La maggior parte degli economisti, però, concorda su un imminente cambio di rotta: tra qualche anno i Millennial saranno la generazione con il più elevato potere d’acquisto.

Se intendi porre i Millennial al centro del tuo business, dovrai conoscerne a fondo atteggiamenti e abitudini.
I dati raccolti nell’infografica di FeelGood sono una perfetta istantanea delle 10 cose per cui i Millennial non spendono il proprio denaro. Vediamole insieme.

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1. Televisione

I Millennial non amano guardare la TV: si stima, infatti, che i giovani inglesi dedichino alla televisione una media circa 11 ore a settimana, a dispetto della media di 20 ore relativa alle generazioni precedenti.

2. Investimenti e risparmi

I Millennial non sono grandi risparmiatori: circa ¼ degli intervistati ha ammesso, infatti, di non riuscire a tenere da parte del denaro.

3. Automobili

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Le macchine non sono al centro degli interessi dei Millennial: il 67% degli intervistati ha ammesso di preferire l’acquisto di auto di seconda mano e di destinare il denaro così risparmiato nell’acquisto di materiale hi-tech, esperienze ricreative e viaggi. Il 65% ha anche aggiunto di preferire l’ultimo modello di smartphone all’acquisto di un’auto nuova.

4. Case

La Generazione Y trascorre, in media, più tempo sotto lo stesso tetto dei genitori rispetto alla generazione precedente: infatti, il 66% dei baby boomer (coloro che sono nati tra il 1945 e il 1964) possedeva già una casa di proprietà entro il 30esimo anno di età, contro il 42% dei Millennial.

5. Matrimonio

I matrimoni dei Millennial sono pochi e low cost: nel 2014 si è sposato solo il 5% degli uomini e il 10% delle donne sotto i 25 anni, contro il 60% degli uomini e l’80% delle donne sotto i 25 anni del 1970.

6. Figli

Complici la disoccupazione e la crisi economica, i tassi di natalità hanno subito notevoli inflessioni. La percentuale di bambini nati da giovani intorno ai vent’anni si aggirava al 15% nel periodo tra il 2007 e il 2012.

7. Sigarette

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Le sigarette elettroniche sono le preferite dai Millennial, perché implicano un minor consumo di nicotina e, soprattutto, sono più sostenibili dal punto di vista economico. Probabilmente è per questo motivo che circa il 40% dei Millennial acquista sigarette elettroniche online.

8. Bevande alcoliche

I Millennial spendono circa il 3,5% del loro budget in birra, vino e distillati. Questa percentuale è nettamente inferiore rispetto a quella dei britannici, che si aggira intorno al 9,2%. I Millennial sono anche wine lovers: circa il 34% del loro budget in bevande alcoliche è destinato all’acquisto di vino.

9. Salute

Solamente il 39% dei Millennial crede che la prevenzione sia importante per mantenersi in ottima salute, contro il 49% della Generazione X e il 69% dei baby boomer.

10. Beni di lusso

La sfera emozionale è più importante dei beni di lusso per i Millennial: circa il 78% di questi ultimi preferisce investire il proprio denaro in esperienze ed eventi. Ciò non significa necessariamente che i Millennial non acquistino beni di lusso. Sicuramente, però, sono più attenti a tenere d’occhio sconti e promozioni.

Fonte: https://www.feelgoodcontacts.com

A lezione di Personal Branding da tre donne importanti

Al giorno d’oggi bastano pochi click per sapere tutto di tutti. Ogni individuo ha una visibilità senza precedenti. Anche senza che ce ne rendiamo conto, gli altri ci osservano e possono dare giudizi molto rapidi su di noi. Ecco perché, ora più che mai, è importante avere il pieno controllo del nostro personal branding.

Torniamo indietro di un passo e facciamo un breve ripassino su cosa è veramente un brand e quali sono le sue caratteristiche fondamentali.

Potremmo dire che il brand è una sorta di “scorciatoia” o aspettativa su ciò che un prodotto o una persona rappresenta, le associazioni mentali che le persone fanno quando pensano a noi. In una parola è la nostra stessa reputazione.

Tre caratteristiche fondamentali di ogni brand di successo, da applicare al tuo personal branding

Secondo Millward Brown (che ogni anno redige la classifica dei Top 100 Brands in collaborazione con il Financial Times) tutti i brand di maggior successo possiedono un mix delle seguenti caratteristiche: Meaningful, Different e Salient.

Tradotto in altri termini:

  1. Different, indica la capacità di essere dinamici e di offrire qualcosa di diverso rispetto alla concorrenza, ma anche di essere in grado di fare da apripista ed essere un passo avanti agli altri. Chiaramente non basta essere “diversi” per il gusto di esserlo, ma è necessario esserlo in un modo che incontri i bisogni della propria clientela.
  2. I brand devono essere quindi anche Meaningful, cioè capaci di rispondere a bisogni emotivi e funzionali e “risuonare” a livello personale.
  3. I migliori brand perseguono un posizionamento Meaningfully Different, ma a nulla varrebbe tutto questo se non fossero anche Salient, cioè capaci di essere al centro dei pensieri del consumatore, o in gergo Top of Mind.

caratteristiche dei brand

 

Queste regole d’oro non valgono solo per i marchi della grande distribuzione o per i giganti del web, si possono anche applicare al personal branding.

Traendo liberamente spunto da un recente articolo del Content Marketing Institute, abbiamo selezionato tre donne che hanno saputo mettere in pratica uno o più di questi principi e abbiamo carpito alcuni spunti che ognuno di noi può facilmente applicare per costruire il proprio brand personale.

Impara la Salience da Marilyn Monroe

Norma Jeane Mortenson è riuscita a creare un personaggio così unico e indimenticabile che la fama di Marylin Monroe ha continuato a sopravvivere ben oltre la scomparsa dell’attrice.

Marylin Monroe è stata in grado di sfruttare al massimo la visibilità offerta dagli Studios e dal gossip e potenziarla tramite un uso astuto del suo personaggio.

Ogni aspetto di Marylin è stato attentamente studiato da Norma Jeane, e ne è divenuto tratto distintivo: rossetto rosso, capelli corti biondo platino, neo, per citarne alcuni.

Si potrebbe dire che abbia fatto di questi elementi le proprie Brand Cues, quelle caratteristiche cioè che le hanno permesso di emergere dal mare magnum delle pin-up prima, e di restare indelebilmente impressa nell’immaginario collettivo poi.

 Marylin Monroe e il personal branding

La lezione da apprendere: aiuta gli altri a ricordarsi di te, identifica un tratto distintivo e portalo avanti con convinzione e coerenza.

Che si tratti di utilizzare sempre un lupetto nero (alla Steve Jobs), usare occhiali particolari (alla Sandra Mondaini) o ancora avere un’immagine professionale coordinata che leghi i tuoi diversi materiali di comunicazione, ricordati di scegliere qualcosa che ti renda memorabile e facilmente riconoscibile e di rifarti a questa immagine in modo costante.

Madonna e l’arte dell’essere Different

Ma quindi dobbiamo mantenere la nostra immagine immutabile nel corso del tempo per fare di noi “un brand di successo”?

Non necessariamente. Un brand vincente dipende principalmente da una narrazione di successo.

Pensa ad esempio Richard Branson o Elon Musk. Non si può certo dire che non si siano lanciati in avventure diversissime nel corso del tempo o che siano rimasti fisicamente immutabili, ma una cosa è innegabile: hanno un brand ed una storia personale chiari e coincidenti.

Brand di successo sono onnipresenti ed evolvono continuamente, ma mantenendo costanti le proprie caratteristiche di fondo.

Se l’idea di rimanere uguali a voi stessi per 20 o 30 anni vi annoia, create un marketing che vi permetta di abbracciare il cambiamento.

Madonna incarna perfettamente questo concetto: l’aspetto costante della sua immagine è proprio il cambiamento continuo!

personal branding, il cambiamento costante

La lezione da apprendere: essere in grado di cambiare e mostrarci flessibili quando le condizioni mutano può essere un punto di forza.

Ma è importante fare distinzione tra cambiamento e caos. I cambiamenti che apporti al tuo brand devono avere un fine, essere legati alla tua storia personale e coerenti con l’immagine costruita sino a quel momento. Cambiare per il gusto di cambiare o seguire un trend può essere interpretato in modo opportunistico e superficiale se non addirittura deleterio.

LEGGI ANCHE: Online reputation e adv: consigli per Marketer e Influencer

A lezioni di Meaningful da una professoressa che non ti aspetti: la mamma

Ci siamo detti che uno degli aspetti fondamentali per i brand di successo è essere in grado di rispondere a bisogni emotivi e funzionali e “risuonare” a livello personale.
Ma per essere in grado di farlo e proporre nel corso del tempo un’immagine di noi stessi che sia coerente, è importante farsi un esame di coscienza e capire qual è la storia che davvero ci rappresenta nel profondo.

Qual è il filo conduttore che siamo pronti a portare avanti con costanza nel corso del tempo? Per riuscire a sceglierlo è fondamentale fare chiarezza nei nostri valori più intimi: solo se sceglieremo un posizionamento in linea con tali valori, riusciremo a portare avanti la nostra brand story in modo credibile e duraturo.

In questo senso l’ultima lezione ci viene proprio dalla mamma: la nostra bussola morale, colei che ci ha insegnato a distinguere il giusto dallo sbagliato.

personal branding

La lezione da apprendere: un buon modo di testare – e proteggere – il tuo brand personale è chiederti: “Cosa ne penserebbe mia madre?”

Il “test della mamma” ti aiuta ad assicurarti che il tuo marketing personale non si faccia troppo trasportare dagli impulsi momentanei e sia sempre in linea con i tuoi valori più profondi.

Ecco come promuovere il tuo canale YouTube

YouTube, ad oggi, ha oltre 1 miliardo di utenti, quasi un terzo di tutti gli utenti su Internet, e ogni giorno le persone guardano centinaia di milioni di ore di video su YouTube e generano miliardi di visualizzazioni. YouTube, in particolare sui dispositivi mobili, raggiunge più adulti nella fascia di età 18-34 e 18-49 anni rispetto a qualsiasi rete via cavo negli Stati Uniti. Più della metà delle visualizzazioni di YouTube proviene da dispositivi mobili.

Per i brand, così come per i creativi, YouTube è un’opportunità da non perdere per connettersi con un pubblico così ampio: per sfruttare questa piattaforma con successo è necessario, per prima cosa, avere qualcosa da dire e/o da mostrare. Come per ogni piattaforma e attività di comunicazione,content is king. Ma non basta.

Ecco alcuni consigli per promuovere efficacemente il tuo canale YouTube

Ecco come promuovere il tuo canale YouTube

Titoli coinvolgenti

Create titoli brevi e concisi, quando possibile. I video con titoli tra i 40 e i 70 caratteri ricevono il 64% in più di visualizzazioni rispetto a quelli con più di 70 caratteri.
La Creator Academy di YouTube suggerisce di prendere spunto dai titoli della testata editoriale BuzzFeed, ritenuta una delle migliori.

SEO su YouTube

YouTube è il secondo più grande motore di ricerca al mondo. Come per Google, utilizziamo YouTube per trovare soluzioni ai nostri problemi, per ottenere maggiori informazioni su determinati argomenti o per ricevere risposte ai nostri quesiti. La ricerca organica è quindi fondamentale per posizionare il tuo contenuto.
Nei titoli e nelle descrizioni includi le parole chiave: è possibile utilizzare uno strumento come keywordtool.io per trovare le migliori e più adatte keyword da usare.
Inoltre flagga le categorie più pertinenti in fase di upload, e aggiungi i tag al video (con parsimonia).

LEGGI ANCHE: YouTube e le metriche: ecco come e perché leggere i report

Cura la tua community

La community degli utenti di YouTube è molto attiva. Ingaggia discussioni, poni domande, rispondi ai commenti ma non solo a quelli dei tuoi video. Individua i tuoi competitor, seguili, e entra nelle discussioni ai loro video.
Inoltre, da poco è stato lanciato Community, la nuova parte social del tubo. La feauture non è ancora disponibile per tutti, ma è chiaro come il rapporto con i propri follower, vista l’enorme base utenti del social media, sia sempre più importante.

LEGGI ANCHE: YouTube diventa community: cosa cambia?

Ecco come promuovere il tuo canale YouTube

Realizza miniature cliccabili

Il 90% dei video di maggior successo su YouTube includono miniature personalizzate. Con le miniature personalizzate potrai attirare un maggior numero di spettatori e aumentare il tempo di visualizzazione. Come crearne una miniatura efficace? Scegli un’immagine che descriva il tuo video, che incoraggi a cliccare, che racconti una storia coerente con il titolo. Assicurati inoltre che le miniature siano ben visibili in tutte le dimensioni.

L’immagine della tua miniatura deve rispecchiare fedelmente i contenuti del video. Le miniature fuorvianti possono indurre gli spettatori ad abbandonare la visualizzazione e potrebbero perfino essere considerate una violazione delle norme interne alla community sullo spam.

Ecco come promuovere il tuo canale YouTube

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Collabora con altri youtuber

Una tattica per farsi conoscere e mostrare il proprio talento a più utenti è collaborare con altri youtuber. Ogni collaborazione ti offre un nuovo pubblico, ottenendo maggiori possibilità di incrementare gli iscritti al tuo canale, spinti dalla fiducia riposta nello youtuber con cui hai collaborato.

La chiave per una collaborazione di successo è trovare il partner giusto, che ti offra la possibilità di raggiungere un target per te interessante, e che da solo non avresti potuto intercettare. Consulta il rapporto “Dati demografici” di YouTube Analytics per capire meglio chi guarda i tuoi video e per orientare la scelta delle tue collaborazioni. Un collaboratore non deve realizzare lo stesso tipo di video che realizzi tu. Scegli invece i collaboratori in base ai video che ti piacciono e alla complementarietà di tono e stile. Al minuto 8:20 del video seguente, il CEO del canale di giochi Yogscast parla di come scegliere collaboratori compatibili.

Per costruire un buon canale e una community fidelizzata e sempre più grande, è necessario avere molta pazienza, costanza, e un buon mix tra qualità e quantità dei contenuti pubblicati.

Avete consigli su come promuovere un canale YouTube? Suggeriteli sulla nostra pagina Facebook.

kanesis startup canapa bioplastica

Kanèsis, dalla canapa alla bioplastica in una startup

Sicilia, Kanèsis nasce dall’idea di due studenti universitari che hanno creduto nel green della canapa, non solo per il suo colore tipico, ma per le proprietà materiche che la pianta assume una volta trattata a dovere, trasformandosi, così, nella bioplastica del domani.

Diversi esperimenti hanno portato alla creazione della Hempbioplastic, la maggior concorrente dell’attuale PLA, da subito impiegata nella stampa 3D per la creazione di un nuovo modello di occhiali che l’hanno portata al successo su Kickstarter.

Ma i progetti di Kanèsis non finiscono qui: per il futuro l’idea è quella di lavorare per il miglioramento della bioplastica, potendo quindi esportarne l’applicazione in settori come quello dell’abbigliamento e dell’automotive.

Kanèsis, storia di un amore siciliano

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Kanèsis, un nome un perché, quello che Giovanni e Andrea hanno scelto per la loro startup, un brand che riuscisse a passare subito il concetto alla base del progetto: canapa per il movimento, l’unione delle parole canapa e kinesis, una combinazione efficace per ritornare a dare importanza alle materie prime naturali e ridare vita al binomio industria ed economia.

I settori di applicazione di Kanèsis sono i più diversi, dall’agritech al packaging.

Plastica ecosostenibile Made in Italy, è questo il business che Kanèsis sta portando avanti dalla Sicilia al mondo dell’innovazione, grazie a una fibra generata dagli scarti agricoli di lavorazione in grado di portare del green anche nel mondo del PET. L’Hempbioplastic è composta da canapa, per la maggior parte, unita ad altri scarti vegetali, il tutto concentrato in un filamento indirizzato alla stampa 3D.

Ma i sogni di Kanèsis non si fermano qui, l’idea è quella di lanciarsi anche in altri mercati per la creazione di materie prime ecosostenibili come materiali combustibili, biocarburanti e produzione di energia, oltre che nel mercato alimentare per sostituire il PET con la plastica green.

Il primo passo? Su Kickstarter, una raccolta di investimenti per iniziare a crescere nel mercato, attraverso la vendita di occhiali da sole e macchina fotografica stampati in 3D e made of Hempbioplastic.

Hempbioplastic e le altre bioplastiche green

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L’obiettivo di Hembioplastic è quello di rivoluzionare il mondo delle bioplastiche già presenti sul mercato e legate, nella maggior parte dei casi, alla trasformazione del mais, come le tanto discusse borse della spesa biodegradabili.

Con la nuova bioplastica di Kanèsis l’innovazione riguarda soprattutto le migliori proprietà che permettono di paragonarla, per resistenza e trazione, ai più conosciuti derivati del petrolio, ma con una caratteristica in più: un tono di marrone che ricorda le venature del legno.

Anche gli impieghi sono i più diversi soprattutto grazie al fatto che potrebbe essere impiegata in ogni trasformazione industriale che oggi utilizza derivati del petrolio senza cambi sostanziali né nei macchinari né nelle lavorazioni. Insomma bel vantaggio, una plastica green e fin da subito utilizzabile.

Oggi Hempbioplastic è a disposizione in filamenti, soprattutto destinati alla stampa 3D, ma Kanèsis sta già stringendo accordi per realizzare dei granuli utilizzabili in qualsiasi azienda impegnata nello stampaggio di materie plastiche.

Guardando, però, al mondo della bioplastica, il maggior competitor sul mercato è il PLA (acido poliattico), materia prima derivante da mais, grano o barbabietola, che porta con sé la caratteristica di essere 100% compostabile una volta utilizzata – per intenderci come i sacchetti del supermercato dopo l’introduzione delle nuove buste dal 2011.

LEGGI ANCHE: Continuous Liquid Interface Production, la tecnologia che rivoluziona la stampa 3D 

Stampa 3D, il design è fatto di innovazione, anche nei materiali

stampa 3d con bioplastica

Se il materiale è inovativo come la Hempbioplastic, anche la sua applicazione deve essere tale, ecco perchè Kanèsis parte dalla creazione di un filamento adatto per la stampa 3D, con il quale lancia su Kickstarter il primo paio di occhiali realizzati interamente – ad eccezioni di due vitine metalliche – in bioplastica a base di canapa, e la prima macchina fotografica realizzata dall’unione di materiali naturali come canapa, cocco e bambù.

Ma Kanèsis non è l’unica a sperimentarsi nel settore, Biome3D è la bioplastica a base di amidi vegetali lanciata da Biome Bioplastics e, anche questa, protagonista della stampa 3D grazie alle proprietà che caratterizzano queste plastiche green: più semplici da lavorare, eco, sicure ed inodore che elevano, quindi, le prestazioni della stampa 3D.

Kanèsis è l’esempio concreto di come ci sia ancora tanto da fare per rendere l’economia più ecosostenibile, ma che una volta iniziato un percorso le applicazioni possono rivelarsi infinite.

Realtà oltre l'immaginazione: un parco virtuale in 4D!

Facebook ha condotto un nuovo studio sui benefici della realtà virtuale

La realtà virtuale sta diventando – e lo diventerà ancor di più nel 2017 – uno dei principali argomenti di discussione nell’ambito dei social media.

Nel corso della storia, l’attenzione delle persone si è concentrata, di volta in volta, sul modo di comunicare più coinvolgente del momento: si è partiti dalla narrazione attraverso la scrittura, per poi valorizzare il tutto con foto e video. Alla base, vi era sempre un elemento tecnico, un medium, a caratterizzare il tutto.

Bene, la realtà virtuale sarà il prossimo livello che raggiungerà la tecnologia interattiva: un’esperienza condivisa che offrirà la possibilità di osservare il mondo dal punto di vista di un’altra persona.

Attraverso la realtà virtuale gli utenti saranno in grado di interagire davvero, coinvolgendone altri, all’interno di uno spazio digitale.

Realtà oltre l'immaginazione: un parco virtuale in 4D!

Ma come sarà possibile tutto questo?

Per rispondere a questa domanda, Facebook ha recentemente affidato a Neurons Inc, una società di neuroscienze applicate, uno studio sulle capacità delle persone ad impegnarsi e a connettersi all’interno della realtà virtuale.

Neurons ha esaminato le risposte di 60 partecipanti all’esperimento – persone tra i 18 e i 51 anni – che hanno preso parte ad una conversazione one-to-one in un ambiente di virtual reality.

I partecipanti non si sono incontrati fisicamente e Neurons, attraverso scanner cerebrali EEG e la tecnica dell’eye tracking, ha valutato quali fossero le loro reazioni emotive e inconsce a questo tipo d’interazione.

I risultati ottenuti dallo studio sono molto interessanti.

Connettività virtuale

Prima di tutto, i dati hanno mostrato come i partecipanti “hanno espresso, costantemente, livelli di motivazione positiva e hanno dimostrato livelli di sforzo cognitivo che sono scesi nel corso del tempo”. Detta in altri termini, i partecipanti erano a loro agio e sempre più coinvolti nella conversazione avuta in un contesto di realtà virtuale.

I dati EEG hanno, inoltre messo in luce come i partecipantie abbiano mediamente stazionato nella “zona ideale per ricordare ed elaborare le informazioni”.

 

realtà virtuale

Un altro indicatore di comfort è rappresentato dal fatto che le conversazioni, in media, sono durate circa 20 minuti; i partecipanti però, quando gli è stato chiesto di stimare il tempo che avevano trascorso a parlare, hanno risposto circa 13 minuti. Il tempo effettivo è stato quindi maggiore di quello percepito (proprio come quando si dice “Il tempo vola!”).

Capacità inclusive

I ricercatori hanno anche verificato l’impatto della comunicazione all’interno della realtà virtuale, esaminando lo stile personale di comunicazione dei partecipanti.

Grazie ad un breve sondaggio, si è tenuto conto della natura introversa o estroversa di ognuno dei partecipanti e, a conclusione dell’esperimento, eè emerso che:

“Mentre i risultati EEG di entrambi i tipi di persone – introverse ed estroverse – hanno indicato il loro impegno all’interno della conversazione in realtà virtuale, i dati che riguardavano gli utenti più timidi e chiusi hanno mostrato che queste persone risultano essere più coinvolte negli incontri in realtà virtuale che da quelli face-to-face. Il contrario è vero per le persone estroverse”.

 

realtà virtuale

Alcuni studi accademici hanno dimostrato che le persone introverse rappresentano circa un terzo della popolazione mondiale, e ovviamente un carattere più timido si riflette anche nel modo di interagire sui social media. Al contrario, gli estroversi esprimono maggiormente le proprie reazioni, evidenziando le loro relazioni e pubblicando un maggior numero di post.

Dunque, tenendo conto di tali dati, la realtà virtuale potrebbe rappresentare un mezzo importante ed altamente inclusivo, soprattutto per le persone meno attive sui social media.

Come dichiarato da uno dei partecipanti allo studio:

“La realtà virtuale ti permette di essere più aperto perché l’altra persona non ti fissa e non ti giudica”.

Avere tutti i vantaggi della comunicazione face-to-face ma senza doversi preoccupare di come apparire agli altri: questa è la realtà virtuale.

Maggiori opportunità

Oltre che per la maggior connettività ed inclusione, attraverso uno studio precedente – condotto nel 2015 – Facebook ha scoperto che le persone non vedono l’ora di utilizzare la realtà virtuale in molti modi diversi: lo shopping, l’intrattenimento e il lavoro ne rappresentano tre esempi. 

realtà virtuale

Tutto questo si rivelerebbe una grande opportunità anche per i brand, che potrebbero rivoluzionare la propria social media strategy rendendo le proprie campagne di marketing molto più coinvolgenti ed efficaci. Tuttavia, i costi di tali strumenti rappresentano ancora una barriera.

Facebook, però, a prescindere da studi così “avveniristici”, sta cercando di avvicinarsi al mondo della realtà virtuale già oggi attraverso diversi strumenti: un esempio è rappresentato dai video in diretta a 360 gradi, che il social network ha integrato recentemente come parte integrante dell’opzione Live e che sono già diventati parte integrante delle strategie di social media marketing (come ad esempio marchi come AirBnB).

Tali applicazioni sono un’anticipazione di quello che sarà la realtà virtuale. I brand che saranno in grado di adattarsi e utilizzare queste tecnologie per migliorare l’esperienza dei propri clienti avranno la possibilità di distinguersi come leader del settore.

In ogni caso, ci vorrà ancora del tempo prima che tecnologie del genere entrino a far parte della nostra vita quotidiana. Fino ad allora, è necessario rendersi conto della trasformazione che potrà subire ogni nostra azione.

E tu cosa ne pensi della realtà virtuale? Diccelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.

mano che clicca su contenuto video

7 consigli da tenere a mente nella creazione di contenuti video

Come rendere la vostra marketing strategy più efficiente? Sicuramente sarete già arrivati alla conclusione che integrare contenuti video nella vostra campagna social è ormai diventato necessario. Le immagini continuano ad essere importanti ma fanno molto 2016, il 2017 è decisamente l’anno dell’esplosione dei video. I consumatori sono più inclini ad effettuare un acquisto dopo aver guardato un video promozionale o informativo, quindi dobbiamo essere sicuri che i nostri contenuti siano abbastanza coinvolgenti da convincerli.

Secondo le previsioni di Cisco, lo streaming video online raggiungerà il 69% del traffico nel 2017 fino ad essere nel 2020 i principali contributor di traffico internet a livello globale. Anche per questo tutti i social media si sono ormai attrezzati con contenuti multimediali dinamici, live streaming, momenti, slideshows e chi più ne ha più ne metta. Perciò, dopo aver imparato qualche lezione di fotografia per pubblicare la foto perfette per Instagram, è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e affrontare il topic Video.

Ecco qualche consiglio ninja da tenere a mente per rendere la vostra social-carriera cinematografica più semplice.

Tira fuori il cinematografo che è in te

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A meno che non facciate uso di una camera GoPro, la prima cosa da evitare è un video che faccia venire il mal di mare. Secondo step, non meno importante, è l’inquadratura giusta: imparate qualche tecnica base, come zoommare al momento giusto, fare uso dell’effetto panning (quando lo sfondo è in movimento e il soggetto principale in focus), effetto dissolvenza e altre tecniche di base. Un video mosso e con un’inquadratura di bassa qualità è amatoriale e poco professionale. Imparate tecniche di cinematografia base e magari investite in un treppiedi.

Video Editing

Conoscere tecniche base di video editing è ormai diventato necessario. Vi permette di potenziare la qualità del video, mettere insieme clip e creare, attraverso il montaggio, una storia unica. Il processo di post-produzione è quello che rende il video professionale. Un video semplice, senza troppi contenuti non necessita di un software professionale, basta utilizzare software di video editing base come iMovie per utenti Mac o Windows Media Player per utenti Windows, per unire clip o aggiungere sottotitoli e didascalie. Per gli utenti con conoscenze più avanzate, magari ha più senso considerare un investimento in un software come Adobe Premiere ProCatalyst Production Suite.

Sottotitoli

Un video con sottotitoli o didascalie è magari qualcosa che vorrete prendere in considerazione se state cercando di trasmettere un messaggio specifico insieme ai contenuti visivi. L’aggiunta del testo favorisce la visione di un video mentre si viaggia o si è a lavoro, non si ha accesso l’audio o non si vuole disturbare chi è intorno a noi. Con l’uso di sottotitoli, siete sicuri che la vostra storia arrivi a destinazione anche se l’audio è disabilitato. Pensate che l’85% degli utenti Facebook guarda video senza audio: il cinema muto ci aveva visto lungo.

Dopo un’infarinatura di tecniche di editing base, vediamo quali sono i fattori chiave che fanno condividere un video. La chiave della condivisione di ogni post, foto e video, è il nostro tanto amato Storytelling.

Una narrazione efficace è alla base del gesto dello share, perché oggi più che mai non si condivide ciò che non coinvolge appieno. Per questo, lo storyboard deve avere senso, essere logico e scorrevole. Per quanto il nostro messaggio possa essere significativo e strabiliante, se non ha un filo conduttore o non trasmesso nella sequenza giusta sarà difficile che catturi l’attenzione della nostra audience.

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30 seconds to share

Se riuscite a catturare l’attenzione nei primi 30 secondi è fatta. La probabilità che gli utenti non ci abbandonino diventa molto più alta. Rendete la storia emozionante, interessante, stravagante. Siamo nell’era dei 140 caratteri di Twitter, la soglia di attenzione degli utenti è diventata molto più bassa. Ciò significa che dobbiamo concentrare il meglio dei nostri contenuti nei primi 30 secondi. Di questi, i primi 10″ sono cruciali. Già qualche anno fa, infatti, in un sondaggio il New York Times aveva riportato che il 19.4% degli utenti abbandona un video dopo appena 10 secondi. In pratica 1 su 5. Ne vale la pena, insomma.

Rispondere alle domande dei tuoi consumatori

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I video sono lo strumento migliore per spiegare, insegnare qualcosa o realizzare contenuti How to: come le video-ricette che spopolano su instagram, oppure risoluzione di problemi o recensioni di prodotti.
I contenuti devono essere leggeri e facili da consumare. Noi utenti condividiamo contenuti che troviamo interessanti, utili o che rispondono ai nostri quesiti. La nostra audience fa altrettanto.

C’era una volta…

Raccontare una storia. Se il vostro video non ha nessuna risposta da fornire, allora raccontate una storia. È un modo per coinvolgere gli utenti e spingerli a volerne sapere di più. Pensate al vostro libro preferito, alla frase finale di ogni capitolo che vi ha spinto ad iniziare il successivo. Oppure alle serie tv che abbiamo seguito dall’inizio alla fine. Il nostro contenuto deve fare altrettanto.

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Se invece non abbiamo una storia da raccontare, possiamo utilizzare i video per comunicare un messaggio più profondo, da voler portar via, legato alla filosofia o ai valori del nostro brand. L’errore in cui molte aziende incorrono ancora oggi, è mettere i propri prodotti e servizi in primo piano. Per quello ci sono le pagine eCommerce, dove ci si può concentrare sui dettagli qualitativi. Per far sì che un contenuto abbia successo, è necessario concentrarsi su un piano più alto, più emozionale.

Coinvolgere l’audience

Il social content, e quindi anche i video, sono creati proprio con questo obiettivo. Quando gli utenti si sentono coinvolti e possono relazionarsi o identificarsi con i contenuti, trarne ispirazione, è allora che avviene lo “share”.
La chiave è mettere i vostri consumatori al centro del video. Parlategli, sviluppate dei contenuti diretti che parlino a loro, alla loro mente e suscitino emozioni. Anche per questo, è molto importante conoscere bene la nostra audience, con chi stiamo parlando.

Ricordate: tempo e contenuto sono la chiave della viralità. Siate concisi e rilevanti. Unitevi alla conversazione, lavorate su eventi, vacanze e temi attuali di cui gli utenti stanno parlando.