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Come le tue app preferite hanno accesso ai tuoi dati personali

Quante volte avete premuto il pulsante Accetta durante l’aggiornamento di un’app senza leggere i termini e le condizioni? Quel momento in cui vi limitate a premere “avanti” il più velocemente possibile senza neanche guardare lo schermo del vostro cellulare?  Beh, tra poco vi diremo perché e quanto sbagliate: consolatevi per ora con l’idea che non siete i soli al mondo a farlo!

È importante sapere che ogni volta che voi dimenticate di leggere, rischiate di lasciare libero accesso alle vostre informazioni più importanti, tra cui la posizione, i vostri contatti personali, il dispositivo che state utilizzando, le vostre foto e i vostri video. Il tutto senza mai neanche accorgevene!

Questo è quello che è successo quando alcune delle app più popolari del 2016, come WhatsApp e Pokemon Go, hanno lanciato i loro ultimi aggiornamenti: ognuna di loro ha chiesto l’accesso a nuovi dati e voi probabilmente neanche ve ne siete resi conto. I pochi che se ne sono resi conto hanno dato via ad un vero putiferio sui mass media e questo solo successivamente ha svegliato gli utenti più distratti.

Dopo tutto, le applicazioni sono servizi online in grado di tracciare i nostri movimenti, imparare le nostre abitudini quotidiane e accedere in breve alla nostra vita: se volete scoprire di più, ecco i tre casi che hanno fatto più discutere nel 2016.

Pokemon Go

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Quando Pokemon Go ha debuttato nel mese di luglio, il gioco è stato un successo immediato. Ma i sostenitori della privacy hanno subito dato l’allarme sul fatto che Niantic, la casa sviluppatrice del gioco, ha avuto pieno accesso agli account Google degli utenti mentre questi giocavano su iPhone. L’esperto di sicurezza informatica Adam Reeve ha osservato come Niantic fosse in grado di leggere la posta elettronica e probabilmente anche di inviare messaggi da essa.

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Niantic ha dichiarato che si trattava di un errore:  “Una volta che siamo venuti a conoscenza di questo errore, abbiamo iniziato a lavorare su una correzione dal lato client per richiedere il permesso solo per le informazioni di base del profilo di Google, in linea con i dati a cui abbiamo effettivamente accesso”.

Pokemon Go ha infine ridimensionato la quantità di dati che stava raccogliendo dopo che gli utenti hanno sollevato un putiferio sull’argomento.

WhatsApp

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In aprile 2016 WhatsApp ha implementato i suoi servizi con la funzione più interessante riguardo la privacy: parliamo della crittografia dei messaggi. In parole povere WhatsApp non ha accesso alle vostre conversazioni: Ottima notizia! – direte voi, ma c’è un aspetto che all’inizio molti avevano ignorato.

Facebook dal 2014 infatti possiede WhatsApp, e il gigante dei social media ha appena fatto una mossa riguardo le informazioni degli utenti dell’app di messagistica: nel mese di agosto 2016 Whatsapp avrebbe infatti condiviso con Facebook i numeri di telefono degli utenti e i dati circa l’ultima volta che hanno usato l’applicazione. Il contenuto dei messaggi rimarrebbero di fatto illeggibili sia per WhatsApp che per Facebook per impostazione predefinita. Ecco la motivazione:

Ma attraverso un maggiore coordinamento con Facebook, saremo in grado di fare cose come monitorare i parametri di base su ogni quanto le persone utilizzano i nostri servizi e combattere meglio lo spam su WhatsApp. E collegando il tuo numero di telefono con i sistemi di Facebook, Facebook potrà offrirti migliori suggerimenti di amici e mostrarti inserzioni più pertinenti se disponi di un account Facebook. Ad esempio, potrai vedere l’annuncio di una società con cui già lavori, piuttosto che l’inserzione di una società di cui non hai mai sentito parlare.

I sostenitori della privacy hanno immediatamente criticato questa mossa e l’Electronic Privacy Information Center ha presentato una denuncia con la Federal Trade Commission (PDF) sui cambiamenti delle condizioni dell’app: per questo motivo la condivisione dei dati tra WhatsApp e Facebook è stata bloccata nei paesi dell’Unione europea a causa della normativa locale sulla privacy.

Evernote

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Questo è il caso più recente che ha destato un bel polverone sull’argomento “privacy”:  proprio ieri Evernote ha comunicato un cambiamento della sua politica sulla privacy – valida a partire dal 23 gennaio 2017 – che implicherà che parte dei dipendenti dell’azienda hanno la facoltà di accedere ai nostri contenuti come note, liste, promemoria per verificare che gli algoritmi di apprendimento automatico funzionino correttamente.

Il gruppo dei dipendenti in questione dovrebbe essere verificato e  istruito riguardo al trattamento dei contenuti sensibili secondo la nota del 15 dicembre sul blog dell’app. Nonostante Evernote abbia specificato che tali dati non saranno usati al fine di proporre all’utente pubblicità personalizzate, la notizia ha fatto alzare qualche sopracciglio così la casa sviluppatrice ha dovuto subito porre rimedio in queste ultime ore.

Dall’ultima nota sul sito di Evernote leggiamo dunque che la nuova policy prevede che nessun dipendente potrà vedere i vostri contenuti a meno che l’utente non abbia espresso esplicito consenso:

 “Nei prossimi mesi, rivedremo la nostra attuale Politica sulla Privacy per rispondere alle preoccupazioni degli utenti, evidenziare che i loro dati restano privati per impostazione predefinita e confermare che la fiducia che hanno risposto in Evernote è al sicuro. Inoltre, renderemo disponibili le tecnologie di apprendimento automatico a tutti gli utenti, ma nessun dipendente leggerà i contenuti delle note come parte di questo processo a meno che l’utente non dia il consenso”.

Ora che sapete che basta davvero poco per avere accesso ai vostri dati, sarete ancora così pigri da premere Accetta senza leggere le condizioni e i termini sulla privacy?

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Super Mario Run disponibile su App Store

Fermi tutti. Mario arriva su App Store!

No, non è un sogno. È pura realtà. Annunciato i primi di settembre, da oggi, è finalmente possibile scaricare l’applicazione, lasciarsi prendere dalla nostalgia e farsi trasportare dal gameplay evergreen, di uno dei giochi più riusciti e celebri di sempre.

Super Mario Run: gameplay e modalità di gioco

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Il titolo si presenta come un runner game. La tua unica preoccupazione è quella di saltare, con una pressione, più o meno forte, del dito, evitare una morte spiacevole in un dirupo, eliminare tartarughe e funghetti, e superare, man mano, ogni livello. La corsa di Mario, infatti, è completamente gestita in maniera autonoma dall’applicazione.

Per il resto, ricorda in tutto per tutto il più classico dei Super Mario. Naturalmente, l’adattamento mobile, lo rende più semplice e più adatto a un pubblico giovanissimo.

Lo scopo finale? Come da trama classica, farti strada attraverso 24 livelli, distribuiti su 6 mondi di gioco, sconfiggere Bowser – Kuppa per i puristi – e trarre in salvo la bellissima principessa Peach.

Lo Story Mode, però, non è lunica modalità di gioco prevista. È possibile anche competere contro il fantasma di un altro giocatore, cercando di completare un determinato livello nel minor tempo possibile. Questa modalità si chiama Toad Rally, e viene sbloccata al completamento del primo livello di gioco. Per accedere a questa modalità, successivamente, saranno richiesti dei gettoni (toad token), collezionabili durante la modalità storia.

Infine, Super Mario non è lunico personaggio disponibile. Attraverso la modalità Kingdom Builder, infatti, potrai costruire il tuo personalissimo Regno dei Funghi e sbloccare, attraverso i premi ottenuti nel Toad Rally, Luigi, Peach, Yoshi e gli altri personaggi della saga.

Super Mario Run: curiosità, costi e prime critiche

Oltre l’hype creato dal trailer di lancio e la gioia di poter avere nel tuo smartphone uno dei videogame più amati di sempre, Super Mario Run ha anche qualche piccolo difetto. La possibilità di non poter gestire la corsa, ad esempio, è un handicap che, se da un lato semplifica il gameplay dall’altro il controllo, causando spesso e volentieri morti abbastanza ridicole. Ma credo che sia questione di abitudine, dopo tutto.

Quanto alle caratteristiche tecniche, lapplicazione occupa circa 176 MB e richiede una connessione costante a internet (con un consumo di circa 73 MB l’ora). Quest’ultimo punto sta già sollevando parecchie critiche. I fan avrebbero voluto un titolo accessibile anche offline. Questo è possibile notarlo dalle prime stelline negative che arrivano tra le recensioni degli utenti Apple.

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Super Mario Run, al momento disponibile per App Store, non è un’esclusiva Apple. È prevista, infatti, una versione per Android. La data, però, non è stata ancora annunciata. Non è stato ancora pervenuto, invece, un annuncio per Windows Phone.

Parlando di costi, il download dell’applicazione è gratuito, ma dà accesso alla versione base del gioco, che consta di 3 mondi – sui 6 disponibili. Per avere accesso il gioco completo devi mettere mani a portafoglio e pagare 9.99 euro. Non saranno previsti, invece, alcun tipo di acquisti in-app. Shigeru Miyamoto, il padre di Super Mario, ha dichiarato che dietro questa scelta, c’è la volontà di consegnare un prodotto “finito”, che possa ridurre a zero i problemi dei genitori legati alle microtransazioni online.

Infine, una nota da non trascurare è che si tratta della prima applicazione – se escludiamo Miitomo – dedicata a un personaggio iconico, che ha reso celebre la Nintendo. Miyamoto stesso ha dichiarato che la mission di Apple, ossia mettere sempre al primo posto l’utente, attraverso interfacce pulite, chiare e semplici, si avvicina alla visione e alla mission di Nintendo.

Insomma, da oggi, la mela più famosa al mondo avrà il personaggio più rappresentativo di mamma Nintendo.

Levi's contro le armi

Levi’s contro le armi: responsabilità e identità del brand

Levi Strauss è intervenuta su uno dei dibattiti che da anni dividono gli Stati Uniti d’America: la libera detenzione di armi.

Il canale prescelto per la comunicazione è stato LinkedIn, e più precisamente il profilo personale del CEO Chip Berg, che ha rivolto un accorato appello ai clienti.

Levi’s, dagli USA all’Europa

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La lettera aperta che Berg rivolge ai clienti riguarda un tema molto dibattuto negli US, e ancor più sotto i riflettori dopo le recenti elezioni presidenziali. La presa di posizione di Levi Strauss scaturisce da un senso di responsabilità: verso i clienti e verso i dipendenti.

Dopo aver esternato rispetto per le opinioni di entrambe le parti, a favore e contro il libero porto d’armi, il CEO riassume il pensiero dell’azienda con queste parole: “Non dovreste essere preoccupati della vostra sicurezza mentre cercate vestiti da acquistare o provate un paio di jeans”.

Non si tratta dunque di un divieto, che andrebbe a inasprire gli animi di molti, ma di un accorato appello per garantire un ambiente sicuro all’interno dei punti vendita del marchio, presenti in 110 Paesi.

Nella lettera sono citati, non a caso, i nomi di città americane ed europee teatro di recenti quanto eclatanti episodi di violenza: Orlando, Parigi, Bruxelles.

A toccare più da vicino Levi’s, però, è stato un fatto recentemente accaduto in un negozio non specificato, dove un cliente si sarebbe accidentalmente ferito con un’arma da fuoco da lui stesso detenuta.

LEGGI ANCHE: Dove lancia la sua Mannequin Challenge, questa volta rivolta proprio ai manichini

Responsabilità sociale e identità

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La Levi Strauss non ha semplicemente condiviso un punto di vista, ma un valore. La lettera di Chip Berg rientra a pieno titolo nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa, ossia nella gestione efficace di problematiche etiche e sociali nei luoghi ove l’azienda esercita influenza. In questo caso, i 110 Paesi già citati.

Garantire la sicurezza del luogo di lavoro” rientra nei parametri dello standard internazionale SA 8000. La frase può sembrare di facile interpretazione, ma non è così. I cittadini degli Stati Uniti sono più che mai divisi nella definizione di “sicurezza personale”, che per molti è sinonimo di “essere armati”, in base a quanto previsto nel secondo emendamento.

A conferma di ciò, i canali social dell’azienda hanno registrato molti commenti negativi in merito alla lettera, uniti dall’hashtag #BoycottLevis. Berg si è documentato in merito a fenomeni simili, ed ha consultato in particolare Starbucks, che nel 2013 ha avanzato una richiesta simile ai clienti: le minacce ricevute all’epoca si sono risolte in una bolla di sapone.

Prendere posizione su un tema controverso significa portare l’impresa verso lo Shared Value (valore condiviso), un’evoluzione della responsabilità sociale d’impresa che non influisce sulle scelte aziendali in modo accessorio, ma entra a far parte dell’identità del brand.

Una presa di posizione, un segnale dato in un periodo nel quale proprio la violenza è causa di instabilità sociale e politica tanto in America quanto in Europa, permette al brand di emergere e ai suoi clienti di affermarsi attraverso di esso. Un ragionamento lungimirante e molto in linea con la metalità dei Millennial.

Week in social: da Instagram a LinkedIn, con Facebook e WhatsApp, tutte le novità della settimana

I social network non dormono mai, come il denaro a Wall Street. E noi ninja nemmeno, per raccontarvi (quasi) in diretta tutte le novità di Facebook, Instagram, LinkedIn, Snapchat e i loro fratelli. Settimana intensa quella che si sta per concludere, con importanti news che renderanno più felici i Social Media Manager del globo. Twitter implementa i live video in app, Instagram ci permette di salvare le foto che ci piacciono in una galleria personalizzata, Facebook lancia i live in 360°, LinkedIn stravolge la grafica. Andiamo nel dettaglio.

Instagram

Su Instagram, da poche ore, è stato aggiunto un tool che ci permette di salvare tutte le fotografie che ci piacciono e ci ispirano, per poterle guardare in un secondo momento. Ora, appena sotto ogni foto, sulla destra, vedrete l’icona di un segnalibro: cliccandola salveremo quell’immagine in una gallery, che potremo consultare dal nostro profilo, con la stessa icona comparsa accanto a quella dei post in cui siamo taggati.

Il tool può essere utile per non perdere di vista quelle foto che ci hanno particolarmente colpito, oppure è l’opportunità per un brand di raccogliere tutte le fotografie scattate dagli influencer ingaggiati.

Week in social: tutte le novità della settimana

LEGGI ANCHE: Instagram Stories: da oggi puoi aggiungere Boomerang, menzioni e link

LinkedIn

Per LinkedIn nessuna nuova feauture, ma una veste grafica totalmente rinnovata. La home assomiglia molto di più a Facebook, con la preview del nostro profilo nella colonna di sinistra, una bacheca centrale, e la pubblicità sulla colonna di destra. Anche la sezione “profilo” ha subìto un restyling: blocchi più ampi e più leggibili.

Facebook

Facebook ha dovuto fare i conti con un problema che molti utenti hanno riscontrato: sulla home del social sono ricomparse foto e video vecchi, anche di diversi anni. Un bug? Un attacco hacker? Non lo sappiamo: la certezza è che il problema è stato risolto con lentezza.

Week in social: tutte le novità della settimana

Facebook ha poi lanciato la possibilità di trasmettere live video a 360 gradi. Una esperienza unica, e una possibilità che spiazza la concorrenza.

Week in social: tutte le novità della settimana

Il primo live video a 360° è stato proposto da National Geographic, che ha raccontato in diretta la fine della missione di allenamento degli astronauti Nasa, impegnati in un ambiente che riproduce le condizioni del pianeta Marte.

Mars Simulator Live in 360

We are LIVE in 360! Look around—we are in the Utah desert at the Mars Desert Research Station, a Martian habitat simulator. Our host, Cara Santa Maria will be touring the facility and chatting with experts John Grunsfeld, Stephen Petranek, and Neil deGrasse Tyson. Ask us your questions! #Mars

Gepostet von National Geographic am Dienstag, 13. Dezember 2016

Messenger

Messenger ha annunciato in queste ore il lancio, in tutto il mondo, di una nuova fotocamera nativa con filtri di realtà aumentata, giusto in tempo per divertirsi durante le vacanze di Natale.
La nuova potente fotocamera interna permetterà di inserire effetti speciali per rendere le nostre chat più divertenti e colorate. La sfida con Snapchat è più che mai aperta: il primo passo di Facebook fu l’acquisizione di MSQRD, l’app di realtà aumentata per video e foto. Ora le sue funzionalità sono state implementate in Messenger.

WhatsApp

C’è un test in corso su WhatsApp, che permette di “revocareun messaggio inviato a un contatto, che sia stato già letto, consegnato o meno. Tra qualche tempo, se il messaggio appena inviato non ci convincerà più, avremo qualche chance di poterlo eliminare prima che il nostro interlocutore lo legga.

Twitter

Ne abbiamo parlato pochi giorni fa: ora su Twitter è possibile creare dirette live senza dover passare all’app di Periscope.

Da ora è possibile fare un video live senza uscire da Twitter

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Quali sono i vantaggi? Immediatezza, maggiore usabilità del tool, immersione totale nella dimensione del “qui e ora”, insieme ai nostri follower. Sfida lanciata a Snapchat e Instagram.

Starbucks

Starbucks verso i luxury coffee: nuovi store, cibo di qualità e drink ricercati

Dopo l’annuncio del cambio al vertice che vedrà Kevin Johnson diventare il nuovo CEO del colosso mondiale del caffè, ecco che Starbucks presenta il suo piano quinquennale di sviluppo, all’insegna di nuove aperture, con torrefazioni e caffè dedicati ai chicchi riserva per veri intenditori.

Si passa dal semplice caffè miscelato, ad una lista di scelte composta anche da vini e aperitivi per servire una clientela esigente durante l’intera giornata. Infine, il cibo si fa sempre più ricercato grazie ad un piano di investimento in Princi Milano che porta Starbucks a servire un cibo d’eccellenza made in Italy, accompagnato da un caffè unico ed indimenticabile; il tutto accompagnato da una buona dose di innovazione tecnologica.

Starbucks, non solo caffè da strada

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Il dado è tratto e il progetto annunciato. Novità in arrivo per Starbucks entro il 2021, soprattutto nel campo food & drink, ma anche per quanto riguarda il progetto di creazione di vere e proprie torrefazioni in cui gli amanti del caffè possano gustare chicchi ricercati e, infine, l’introduzione di nuovi metodi di ordinazione e pagamento grazie all’alleanza con WeChat Cina.

Molteplici e diverse novità che contano di portare il colosso mondiale del caffè d’asporto tra i brand di riferimento anche nel 2017.

Nello specifico si parlerà di Starbucks Reserve Roastery, location in cui protagoniste saranno le qualità premium del caffè, accompagnate da cibo squisito, servito grazie alla partnership con Princi Milano, per un target che non è solo rappresentato dai consumatori di caffè, ma anche dai palati più sofisticati, disposti a pagare di più per gustare un caffè unico in una location ricercata.

Starbucks ha intenzione di ampliare la sua offerta a vini, birre, tè e piatti per servire clienti durante l’arco dell’intera giornata, trasformandosi da caffetteria in vera e propria tavola calda all’italiana.

La seconda grande novità riguarda la partnership con WeChat Cina che darà la possibilità agli utenti di pagare attraverso l’estensione WeChat Pay insieme alla possibilità di ricevere premi fedeltà e social gift se si è un membro del clan Starbucks, permettendo di regalare il buono anche ad amici e parenti.

Fin qui la strategia del brand del caffè per fidelizzare ed attrarre nuovi clienti, in un mercato in espansione, unendo una piacevole esperienza in-store ed online. Ma le novità non finiscono qui: new entry nell’offerta di food & drink sono parte integrante del piano.

LEGGI ANCHE: Starbucks e le altre dimissioni eccellenti ai vertici aziendali

Dal celebre Frappuccino, al caffè riserva: cosa accadrà nei prossimi 5 anni

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Innegabile, il prodotto di punta che ha reso possibile il successo di Starbucks rimane il caffè, da più di 40 anni in più di 30 Paesi del mondo il caffè Arabica del brand viene approvvigionato in piccole realtà locali e fedeli agli standard qualitativi richiesti.

Ma se prima i prodotti più conosciuti erano Frappuccino, Vanilla Latte, White Chocolate Mocha e Flat White, nei prossimi 5 anni le cose cambieranno con l’introduzione di caffè Riserva, chicchi con caratteristiche uniche che trascineranno gli appassionati presso le caffetterie per la degustazione ed il consumo. A questo si affiancheranno i “caffè delle ricorrenze” come lo Starbucks Christmas Blend, una miscela speziata e unica che ricorda tanto il sapore del natale che gli appassionati potranno acquistare e consumare presso alcuni selezionati punti vendita.

Ma le novità non riguarderanno solo i caffè, anche il nostro caro Frappuccino non verrà risparmiato. Grazie ad una partnership ventennale che il gruppo ha instaurato con PepsiCo, il prodotto più famoso della catena si trasformerà in un coffee drink, la golosità fatta a lattina. I progetti, infatti, prevedono la creazione di energy drink e coffee drink che i clienti potranno acquistare e consumare in un secondo momento.

Nel campo dei tè, infine, si potranno assaggiare tè da tutto il mondo, miscelati con alcool ed altri ingredienti, protagonisti di cocktail unici a base di infusi made in Teavana e serviti in un fantastico Starbucks.

A tutto ciò si accompagnerà l’introduzione di una carta di vini, birre, bibite in grado di accompagnare i diversi pasti della giornata per servire i clienti non solo a colazione, ma anche a pranzo, aperitivo e cena, tra gli obiettivi principali del piano di sviluppo.

Food made in Italy: Starbucks e il matrimonio con Princi

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Se nel campo drink le novità riguardano caffè ed introduzione di nuovi prodotti, nel campo food la tradizione del Made in Italy vince grazie ad un patto perfetto tra Starbuck e Princi che porterà i prodotti della famosa panetteria meneghina sulle tavole dei clienti in diverse parti del mondo.

Princi porterà la tradizione e il gusto italiano per i prodotti da forno e il pane, gli stessi che si possono già assaporare nei suoi cinque punti vendita milanesi e in quello londinese, dove i clienti possono assaporare il sapore del pane fatto in casa rimanendo affascinati anche dal metodo di realizzazione grazie al forno a vista.

Il piano è stato annunciato, non ci resta che aspettare le prossime mosse.

La generazione Z e il futuro del mondo Tech

Se l’appeal del web ha stregato anche una generazione più agée (portandola in rete soprattutto attraverso i social media), come vive la generazione dei più giovani il mondo tech?

Mentre alcune aziende provano ancora a comprendere come rivolgersi ai Millennial, questa generazione di nativi digitali diventa il vero e proprio target di riferimento che sarà (ed è già) in grado di ridisegnare il mondo del business e quello della tecnologia.

Nome utente: Generazione Z

Nati in una realtà che pullula di aggiornamenti ininterrotti e notizie istantanee, i nati dal 1995 e i primi anni Duemila reinventano nuove modalità di comunicazione districandosi tra conversazioni instantanee e contenuti effimeri.

In un mondo a portata di touch, con device tascabili, tecnologie wearable e una costante release di prodotti e servizi, come cresce la generazione Z?

Ecco perché la generazione Z potrebbe rivoluzionare il mondo tech.

Z Generation

1. Overload di consumi

Il 35,5% di consumatori che dedica tra le 6 e le 10 ore del proprio tempo all’utilizzo dei propri device mobile ogni giorno restituisce una prima istantanea di una generazione che si lascia sedurre dalla rapida evoluzione della tecnologia, incentivando le aziende del mondo tech ad innovare costantemente i propri prodotti per appagare l’insaziabile desiderio di innovazione di un target di veri e propri early-adopters.

2. Istantaneità e gratificazione immediata

Il mondo della tecnologia è in costante movimento e l’obsolescenza dei prodotti può diventare un plus per una generazione, come la Z Generation, in grado di ricercare e rendere vincenti sul mercato servizi come Netflix che rispondono alla necessità di contenuti disponibili in modo immediato e costantemente aggiornato.

La Generazione di Snapchat ci insegna che i contenuti sono temporanei, che alimentano conversazioni dettate da trending topic destinati a scomparire nei flussi di interazioni che si sviluppano tra i social e i servizi di messagistica instantanea, fino ad utilizzare lo smartphone oltre 12 al giorno, nei casi più estremi. Proprio la ricerca dell’istantaneità e della gratificazione immediata nell’utilizzo dei device e dei servizi digital rendono la Generazione Z il target prediletto delle aziende tech.

3. Social media

Alzi la mano chi non ha mai sbirciato il numero di like ad una foto condivisa sui propri account social. Come nei frame di Black Mirror, il senso di appagamento e di appartenenza stimolato dai social media influisce anche sulla Z generation nel formare e plasmare le proprie opinioni a suon di like, tap e share.

Ciò che realmente distingue la Generazione Z da Baby Boomer e Millenial è la capacità di percepire l’ambiente digital come un ambiente naturale nel quale discutere e informarsi apertamente. All’ascolto ci sono sempre le aziende tech in grado di intercettare questo target che si muove con disinvoltura tra le innumerevoli informazioni che genera, una fonte preziosa di risorse per un mercato a caccia di feedback e dati come quello della tecnologia.

4. Piccoli programmatori crescono

Se i Baby Boomers ricordano ancora oggi tutti i dettagli di Carosello, in un momento storico in cui i programmi ed i palisensti televisivi erano in grado di scandire un ritmo ben preciso all’agenda e alla quotidianità dei telespettatori, la Generazione Z potrà tramandare ai propri nipotini la capacità di poter fare tutto…grazie ad un tutorial sul web. Con uno spirito proattivo e indomabile, infatti, i nativi digitali si mostrano determinati e consapevoli delle proprie capacità per poter apprendere come creare una starup apprendendo autonomamente, ad esempio, a sviluppare un sito web.

La generazione Z dimostra quanto un singolo individuo possa contribuire ad innovare e sperimentare nel mondo tech attingendo alle risorse che il mondo digital offre a chi sa cercare, discernere e scegliere con cura. Le premesse per le future generazioni sono ancora più rosee, se pensiamo ai sempre più numerosi programmi dedicati ai bambini per poter imparare a programmare e diventare piccoli geek del futuro.

5. Gap generazionale

Il giorno in cui qualcuno ti cede il proprio posto in treno o si rivolge a te con un “Signore/a”, il tarlo ti assale…”Sembro così vecchio/a?”.

Quando provi a capire Snapchat, invece, capisci che sei già parte di un’altra generazione. Una generazione più scettica che guarda con occhi diversi la tecnologia e il contributo che può apportare alla propria vita.

Il modo di guardare, ascoltare, conversare della Generazione Z è diverso, mediato da sempre più dispositivi, immersi in flussi di informazioni che abbassano la soglia di attenzione, incentivando conversazioni frammentate ed estemporanee, fatte soprattutto di contenuti visuali rispetto a quelli testuali.

Quali saranno i risultati dello spirito imprenditoriale di questa generazione?

Facebook

Perché Facebook vuole spingerci a ricordare a tutti i costi

Le tradizioni natalizie e di fine anno sono davvero tante: il bacio sotto il vischio, il calendario dell’avvento, la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo e, ovviamente, l’immancabile Year in Review di Facebook.

Anche quest’anno, Facebook ci invita a fare i conti con l’anno che è stato: a livello globale, stilando una lista degli argomenti più discussi durante il 2016 in Italia e nel mondo; a livello personale, attraverso un tool che permette agli utenti di realizzare il proprio video-resoconto dell’anno trascorso, attingendo dai contenuti condivisi sul social network.

Tra gli hot topic dell’anno che sta per concludersi predominano argomenti drammatici, come la morte di David Bowie e Bud Spencer, e il terremoto in centro Italia, quasi equiparati dalla risonanza mediatica dell’avvento di Pokémon Go, seguito a sua volta dalle controversie politiche della Brexit, delle elezioni americane e italiane, e da San Valentino, che sarà una festa commerciale ma anche molto social; mentre, ai primi posti, troviamo gli Europei di calcio e le Olimpiadi.

I temi più affrontati nel 2016 in Italia
1. Europei
2. Olimpiadi
3. Terremoto in centro Italia
4. Pokemon Go
5. Elezioni americane
6. Elezioni italiane (18 – 21 giugno)
7. San Valentino
8. Morte di David Bowie
9. Morte di Bud Spencer
10. Brexit

Se la lista degli argomenti più discussi durante l’anno ci lascia con l’amaro in bocca, il video di fine anno non è stato accolto meglio, finendo per apparire un po’ melenso, oltre che fastidioso e invadente.

Year in Review e Accadde oggi: come Facebook ci tiene attaccati al nostro passato

Marcel Proust aveva la sua madeleine, noi abbiamo Facebook che ci impone continui salti nel passato, obbligandoci a non dimenticare nulla. Sempre più spesso, Facebook si erge a narratore della nostra vita: colleziona i nostri ricordi e ne costruisce una narrazione, spesso addirittura fuori dal nostro controllo.

Nuovi strumenti e funzionalità – tra cui Accadde oggi – ci costringono tacitamente a rimanere incollati al nostro passato, ma soprattutto a dare nuova vita a ricordi ormai rappresi, condividendoli nuovamente, chiamando in causa gli amici che hanno vissuto con noi quel particolare momento, invitandoli a riviverlo insieme. Questa è la migliore condizione, che si verifica quando l’algoritmo della nostalgia funziona correttamente e raggiunge il fine sperato.

Non sempre ricordare ci strappa un sorriso, alcune memorie vorremmo rimanessero per sempre sepolte nell’oblio. Nella migliore delle ipotesi, ci troveremo di fronte a delle foto imbarazzanti di parecchi anni fa, per cui ce la caveremmo con una sana dose di vergogna retroattiva e un click su “Nascondi dalla bacheca”.Facebook

Tuttavia, del nostro passato non nascondiamo solo scheletri nell’armadio spettinati e dal dubbio gusto nel vestire che minano la nostra vanità, c’è dell’altro. Il rischio quotidiano di imbattersi nella foto di un amore consumato, un’amicizia interrotta o una vita spezzata può diventare davvero deleterio, per questo Facebook ha pensato bene di darci anche un modo per filtrare i nostri ricordi, sulla base dei contatti taggati e di determinati periodi difficili di vita social, che potremo scegliere deliberatamente di escludere dal nostro album dei ricordi.

Joseph Stromberg, autore di Vox, scrive:

“Alcuni utenti stanno documentando le loro vite esclusivamente per mostrarle a loro stessi nel futuro”. Siamo intrappolati in un loop, obbligati a vivere alla continua ricerca di un’accettazione sociale fatta di social rating e numero di like e a condividere momenti con l’intento di creare ricordi – filtrati e manipolati – che potremo riguardare in seguito.

Perché Facebook vuole spingerci a ricordare a tutti i costi?

Da un certo punto di vista, Facebook ci tiene in ostaggio: sfrutta la potenza della nostalgia per trattenerci, creare engagement e interazioni con contenuti vecchi, dimenticati o quasi. Ricicla i post che hanno generato più interesse e ci invoglia a risocializzarli. Dal punto di vista strategico, quindi, ancora una volta Mark Zuckerberg dimostra di non lasciare nulla al caso. Anche la call to action è dichiaramente posta per farti tornare indietro:

“[TU] sei importante per noi, come lo sono i ricordi che condividi. Abbiamo pensato che ti avrebbe fatto piacere rivedere questo tuo post di due anni fa”.

Ed eccovi lì, con il vostro cucciolo in braccio e un sorriso ebete sulla faccia. La coda di cavallo e il maglione in tweed non sono esattamente il modo in cui pensate di esaltare la vostra immagine social oggi, ma quella foto vi fa tenerezza, quindi cosa vi costa condividerla? Magari taggando qualche amico che ha vissuto insieme a voi la crescita di Fuffy.

Iniziano, così, a piovere reactions, commenti inteneriti, like a manciate. Nonostante le apparenze, però, Facebook non tiene davvero ai vostri ricordi, come recita. In compenso, tiene molto alla vostra notorietà online per questo si compiacerà di ogni ricordo andato a buon fine… e, in fondo, un po’ anche voi.

Zuckerberg, del resto, non perde mai occasione di farci sentire parte di un insieme, di convertire le connessioni a Internet in connessione umana, e, in una società così segmentata e dislocata nel tempo e nello spazio, sentirsi parte di una comunità reale è ciò di cui abbiamo bisogno.

“Ogni anno condividiamo un video con alcuni dei momenti più importanti che hanno coinvolto Facebook durante l’anno. Il 2016 è stato un anno difficile per molte persone ma ciò che mi dà speranza è che anche i nostri momenti più bui erano un po’ illuminati dalle connessioni che condividiamo con gli altri. Mentre ci dirigiamo nel 2017, ora più che mai, credo che nella forza di questa comunità di insegnarci, confrontarci, celebrare e aprire le nostre menti per aiutarci ad andare avanti. Un augurio di un sano e felice 2017”, Mark Zuckerberg.

Video adv: ecco la top ten del 2016

Il 2016 sta giungendo al termine ed è arrivato il momento di scoprire quali sono state le campagne video di maggior successo nel corso di quest’anno.

La classifica, stilata da Unruly, si basa sul numero di condivisioni dei video e questa scelta non è casuale: l’utilizzo delle visualizzazioni come principale parametro di valutazione, infatti, si limita a segnalare un comportamento passivo da parte degli utenti in contrapposizione alla condivisione dei contenuti, metro di giudizio dell’effettivo interesse della community sui social media.

È infatti in base agli share che si valuta l’efficacia e la viralità di un contenuto. Come afferma Ian Forrester, vicepresidente del reparto di Global Insight in Unruly, la classifica The most shared ads of 2016 riflette i gusti e i bisogni della società attuale.

Ecco la classifica dei dieci video ads del 2016.

1. John Lewis – #BusterTheBoxer

A conferma della vittoria stracciante di questo simpatico spot di Natale, se non fossero sufficienti le quasi 2 milioni di condivisioni, basti pensare che è on air da poco più di un mese.

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2. Channel 4 – We Are the Superhumans

Anche questo video è relativamente recente: le Paralimpiadi si sono infatti svolte lo scorso settembre. Un messaggio forte, importante, che non poteva non raggiungere il podio.

3. Shell – Best Day Of My Life | #makethefuture

Una campagna tutta musicale al terzo posto, portata avanti da Shell per promuovere la loro ultima iniziativa, legata alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

4. Vodafone – Ramadan 2016

Enorme successo anche per questo spot Vodafone in collaborazione con BBDO-Cairo, in cui fanno la loro comparsa diversi famosi attori e cantanti egiziani.

5. OK Go & S7 Airlines – Upside Down and Inside Out

Torna il tema musicale in quinta posizione: gli OK Go, nota band statunitense, hanno infatti deciso di girare il loro ultimo video coinvolgendo la compagnia russa S7 Airlines.

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6. Nike – The Switch

Ironico e coinvolgente, la Wieden & Kennedy fa scendere in campo il più lungo short-movie mai creato per Nike, in cui viene rivisitata la storia di Quel pazzo venerdì: guardare per credere.

7. Doritos – Ultrasound

Non poteva mancare nella nostra top ten uno dei costosissimi spot andati in onda durante il Super Bowl di quest’anno. Divertente nella sua semplicità, vi presentiamo l’idea di Doritos.

8. Ariel – #sharetheload

Torniamo invece a toccare temi più seri con il nuovo video della campagna portata avanti dal brand di detersivi Ariel del gruppo P&G, che già nel 2015 ha vinto un ‘Leone di vetro’ al “Cannes Lions International Festival of Creativity”.

9. Cadbury’s Dairy Milk – Aliens

Una festa interstellare a base di cioccolato e buffi alieni che ricordano vagamente i Teletubbies. Completamente nonsense: è per questo che ci piace.

10. 7-Eleven Thailand – Teachers

Toccante e intenso, chiude la nostra classifica questo short-movie caricato su YouTube in gennaio per il “Thailand Teacher’s Day”, che racconta la forza di un’anziana insegnate e la passione  per il suo lavoro.

Una geniale campagna di Guerrilla Marketing contro la violenza sulle donne

Ci sono temi di cui è veramente difficile parlare. Che sia un articolo, una conversazione amichevole o altro. Ci sono argomenti di cui si parla troppo poco, o di cui non si parla affatto. Per paura, per disinformazione o per altro. La violenza sulle donne è uno di questi argomenti.

Sapevi che nel mondo una donna su tre ha subito un qualche tipo di violenza? E che meno di quattro su dieci riescono a chiedere aiuto? No, nemmeno io.

Aumentare informazione e consapevolezza in qualunque modo possibile e rendere un problema ritenuto privato e personale, pubblico e collettivo è una delle strade da percorrere.

 

Proprio con questo obiettivo si sono messi all’opera tre giovani creativi: Jennifer Garcia, Carl Larsson e Mishal Jagjivan.

https://www.youtube.com/watch?v=WjPZyihnG_c&feature=youtu.be

Violenza sulle donne: la prova dei cartelloni pubblicitari

L’idea nasce sana e spontanea dall’osservazione che i cartelloni pubblicitari con protagoniste donne vengono coperti, puntualmente, con disegni osceni e storpiature: da baffi e peli sotto le ascelle ad offese fino a messaggi che incitano all‘abuso sessuale.

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Immagini che sarebbero rimaste, e rimangono, tutti i giorni sotto gli occhi di tutti. Come se ormai ci fossimo abituati, come se ormai fosse normale, come se ormai andasse quasi bene così.

Il trio creativo non ci sta, e si mette all’opera. Partendo dalle pubblicità imbrattate e dall’assunto che la violenza domestica è troppo spesso sottovalutata e poco conosciuta, i tre giovani riescono a far nascere una campagna di guerrilla marketing che risulta perfetta per aumentare la consapevolezza sul tema e per raggiungere un vastissimo numero di persone.

Approfittando del buio della notte, hanno aggiunto una cornice ai cartelloni imbrattati.Una cornice azzurra, molto semplice, che lascia ben vedere le offese ed i disegni, e con una semplice scritta nella parte superiore:

“”Se questo succede in pubblico, cosa succede in privato?

Defacing-Abuse

Trasformare un gesto di violenza contro le donne in una campagna contro la violenza sulle donne: un’azione tanto semplice quanto poco scontata, che si spera possa davvero aiutare a contrastare la mancanza e la sbagliata informazione su un tema così delicato.

Perché, alla fine, se permettiamo pubblicamente e quotidianamente di imbrattare e lasciare offese sui cartelloni pubblicitari con donne come protagoniste, cosa succede realmente nel mondo privato?

dove mannequin challenge

Dove lancia la sua Mannequin Challenge, questa volta rivolta proprio ai manichini

Un gruppo di donne in un negozio per una Mannequin Challenge un po’ particolare: è l’ultimo capitolo della campagna “Dove Real Beauty”. La sfida di questo video infatti è rivolta proprio ai manichini:

“Dove si sforza da sempre di rassicurare le donne, perché non devono sentirsi in ansia rispetto alla loro bellezza”, ha dichiarato ad Adweek Andre Laurentino, global ecd at Ogilvy & Mather London, che ha sviluppato la campagna. “Quando abbiamo visto tutti fare la Mannequin Challenge ci siamo chiesti: perché non abbiamo mai visto un manichino che somigli realmente a noi? Ci è sembrata una grande opportunità per collegare il punto di vista di Dove con ciò di cui si parla su internet”.

Detto fatto. Nato l’insight non c’era altro da fare che mettere in piedi un nuovo capitolo della campagna che ha oramai una storia.

Dove Real Beauty: un percorso fino alla Mannequin Challenge

dove mannequin challenge

Alla ricerca costante della vera bellezza, Dove si impegna da anni ormai nella diffusione di un messaggio molto chiaro: la Dove Real Beauty è quella naturale, di tutte le donne. Ricorderai certamente la campagna del 2013 sull’identikit di un gruppo di donne.

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Così, oggi cogliendo l’occasione del nuovo meme, le posture plastiche dei manichini sono mostrate in tutto il loro irrealismo e la domanda diventa: “perché nessun manichino assomiglia davvero a noi?”.

I corpi e i visi delle donne, fissate nelle loro pose, rispondono con naturalezza, colpendo l’obiettivo e gli spettatori, ai volti inespressivi dei manichini.

CREDITS

Agency: Ogilvy London
Unilever Global ECD: Andre Laurentino
Dove Global Creative Director: Gerald Lewis
Creative Team: Rachel Miles & Michael Tsim
Producer: Jo Charlesworth
Global Business Partner: Sam Pierce
Account Manager: Carmen Vicente Soto

The Smalls Production Co.:
Director: Tom Grost
Producer: Angelica Riccardi
Producer: Fred Bonham Carter
DoP: Simon Plunket

Dove Masterbrand Client:
Global Vice President, Dove Masterbrand: Sophie Galvani