Riffjam, il livello successivo dei videomessaggi

Se dovessi pensare al tuo device come a un dispositivo che telefona e basta probabilmente significherebbe viaggiare indietro anni luce ormai. Che il telefono serva per fare delle chiamate è ormai secondario, a nessuno interessa più, tanto che potremmo anche telefonarci ma il più delle volte scegliamo di inviarci un messaggino sulla nostra chat instantanea, comunicare una cosa in un solo colpo a più persone, niente da fare: più pratico e più divertente grazie alle emoji.

Per non parlare della rielaborazione che possiamo fare dei contenuti che produciamo, non è più sufficiente avere un device che faccia foto o video, corriamo subito alla ricerca di effetti che rendano i nostri più belli, più cool tant’è che quando riusciamo a fare una bella foto il #nofilter non può mancare!

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Applichiamo stickers, lens ai nostri volti senza ritegno, chi lo fa ogni tanto e chi invece si è lasciato un po’ prendere la mano, personalizziamo qualunque cosa…O forse no? Non ti sembra ci sia qualcosa che sfugga ancora…Ma per poco?

Si chiama Riffjam ed è un’app che ti permette di applicare filtri audio alla tua voce.
Questa app, dai creatori di Jukedeck, generatore di colonne sonore, registra un breve video e applica dei filtri audio alla tua voce riproponendolo in loop.

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Dopo aver registrato un breve video, lunghezza massima 10 secondi, puoi scegliere tra una serie di effetti audio presenti nella library e applicarla alla tua voce…Chissà se con qualche ritocchino vocale non riusciresti ad essere più convincente nelle tue richieste 😉

Una volta creato il tuo bel video messaggio puoi inviarlo ad un altro utente Riffjam, salvarlo nella tua galleria o condividerlo sul tuo profilo social!

Riffjam ha ancora bisogno di un po’ di lavoro, al momento non è ancora possibile modificare i video…Quindi fate attenzione ai vostri videomessaggi!!

Disponibile gratuitamente per iOS.

Perché il marketing ha dato ragione a Donald Trump

Che piaccia o meno, è successo. Donald Trump presidente degli Stati Uniti d’America: è il quarantacinquesimo, dopo uno degli head-to-head più incerti degli ultimi decenni.

Tendenzialmente tutti i media ed i sondaggi sembravano ben schierati a favore di Hillary, così come numerose star americane, dai giocatori dell’NBA a numerosi attori di Hollywood fino all’uscente presidente Obama.

Un endorsement non indifferente. Che però non è bastato.

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LEGGI ANCHE: Google sta alterando il suo motore di ricerca per sostenere Hillary Clinton?

Cerchiamo dunque di capire insieme il perché di questa vittoria tanto inaspettata quanto sconcertante, focalizzandoci su tutti quegli aspetti che oramai ricoprono un ruolo centrale in ogni campagna elettorale degna di tal nome, soprattutto negli States: la pubblicità, il linguaggio utilizzato e le strategie di marketing dei due (ex) contendenti.

Donald Trump presidente degli Stati Uniti d’America

Il primo e fondamentale risultato è la costruzione in opposizione dei due candidati, in esponenziale aumento con l’avanzare del tempo: status quo versus cambiamento radicale, educazione e contenimento versus nessun riguardo ed esagerazione, storicità politica versus la figura del neopolitico, ossia un imprenditore di professione che finisce a fare il politico per popolare acclamazione.

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Tutte opposizioni che sono state accuratamente cavalcate da entrambe le parti, ma da cui solamente una ha saputo trarre tutti gli spunti necessari per creare una figura forte, decisa e, soprattutto, che piacesse. Trump infatti ha fatto del suo linguaggio senza peli sulla lingua, carico di emotività, formato di parole semplici e senza retorica, un brand a sé stante.

Un brand chiamato Trump o, se preferite, make America great again. Uno slogan semplicemente geniale: corto e diretto ma pieno di emozione e significato intrinseco, con quel again finale che sottolinea come fino ad ora gli States siano stati solamente un paese tra tanti, e come finalmente sia arrivato il momento di riprendersi tutta la greatness meritata.

donald trump presidente

Dall’altro lato troviamo Hillary; la diplomatica, educata, mai scomposta Hillary, apparentemente sostenuta da tutti. Calma e sorrisi le parole chiave nei primi mesi, fino a quando non è emerso Trump come avversario. Al che il focus della campagna è cambiato radicalmente: il soggetto principale della comunicazione di Hilary è diventato proprio il suo antagonista.

E, come si suol dire nel mondo del marketing, “non esiste cattiva pubblicità” e Donald Trump presidente è ormai una realtà.

Riferimenti al passato di Trump, al suo linguaggio offensivo e sprezzante, alle sue idee ed ai suoi valori non facilmente condivisibili sono improvvisamente diventati il focus di ogni discorso della candidata democratica.

Ciò che Hilary sembra essersi però dimenticata è l’abitudine sviluppata dal popolo americano, o di una buona parte di esso, al linguaggio trumpiano: miserabili commenti sulle donne, pesanti affermazioni in ambito religioso, utilizzo continuo di vocaboli offensivi. Tutto però passa in secondo piano a fronte di una figura nuova e ristoratrice.

In fin dei conti, spendere tempo e milioni in pubblicità contro un Trump cui gli americani si erano già abituati e che oramai avevano già imparato a conoscere, non ha decisamente portato i frutti sperati.

donald trump presidente

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Tutto questo ha portato per lo più verso una direzione univoca: la concentrazione dei voti di protesta, di molti indecisi e di coloro che vedono nel non-politico la figura del neopolitico nel bacino elettorale di Trump. E tutto ciò è stato determinante.

Ciò che possiamo imparare da questa sfida elettorale è la fondamentale importanza di conoscere la propria audience (elettorato in questo caso), la capacità di sapersi immedesimare ed adeguarsi di conseguenza: una strategia comunicativa generalizzante e fortemente basata su contenuti emotivi più che razionali, che in altri tempi e luoghi sarebbe stata pesantemente condannata, ha portato un sottovalutato imprenditore a diventare il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

MSC Crociere punta su Teads per il nuovo itinerario nel Mar dei Caraibi

Palazzi variopinti, odore di spezie, automobili d’altri tempi, ritmi avvolgenti, sorrisi dilaganti, acque che contengono tutte le sfumature del blu. Il fascino di Cuba è impossibile da trasmettere appieno attraverso semplici fotografie o sequenze di immagini. Spesso, ma non sempre. MSC Crociere ha raccolto la sfida lanciata da Teads: adottare il formato giusto per valorizzare, anziché appiattire, la bellezza di una creatività e del luogo che essa rappresenta.

MSC Opera, Le Piscine and Doremi Spray Park

MSC Opera, Le Piscine and Doremi Spray Park

Per promuovere le nuove crociere tutto l’anno nel Mar dei Caraibi, a bordo di MSC Opera e MSC Armonia, il colosso navale ha voluto mettere in risalto una destinazione cardine, l’incantevole isola di Cuba. La campagna web progettata da MSC Crociere si riproponeva un duplice obiettivo: incrementare il traffico al sito, per la richiesta di informazioni e preventivi, e regalare ai consumatori uno scorcio dell’esperienza di viaggio, sia a bordo della nave, sia tra le strade de L’Havana.

In linea con questa strategia, MSC Crociere ha scelto di adottare due formati ad alto impatto visivo e altamente coinvolgenti per l’utente: il primo, inRead Engage, è il formato in parallasse che ha supportato la generazione di traffico puro al sito, il secondo, inRead 360°, ha permesso all’utente di addentrarsi all’interno delle navi da crociera e di esplorare la destinazione pubblicizzata nella campagna, attraverso un formato video a 360° ed interattivo, distribuito in modalità cross-device.

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inRead 360°, infatti, è il formato outstream che, ricalcando le logiche della realtà virtuale, mira alla realizzazione di un’esperienza immersiva e coinvolgente. Entrambi viewable by design, i formati iniziano la riproduzione del video quando sono perfettamente visibili sullo schermo e si interrompono quando la porzione visibile è inferiore al 50%, consentendo così a publisher e brand di trarre enormi benefici dal punto di vista di efficacia della campagna, senza un inutile dispendio di risorse economiche.

La partnership, puntando sul perfetto connubio tra creatività, formati e prodotto, ha permesso di valorizzare al massimo il lavoro di entrambi i player, risultando una scelta vincente. Il formato Engage ha ottenuto un CTR del 3,86%, e 14.766 click ; l’inRead 360° ha generato, invece, un CTR del 2,95%,80.203 paid views e 2.373 click su mobile, mentre un CTR del 3,88%, 153.932 paid views e 5.976 click su desktop ed un totale VTR del 25,7%.

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 “MSC Crociere si è dimostrata nel corso degli ultimi anni sempre più attenta alle nuove forme di comunicazione. In linea con un continuo processo di innovazione è diventata vero pioniere nell’utilizzo della realtà virtuale per raccontare il proprio prodotto. Le crociere” – afferma Andrea Guanci, Direttore Marketing di MSC Crociere “sono molto di più che la semplice combinazione di una nave e di un itinerario: sono un’esperienza completa difficile da raccontare a parole o con semplici immagini. Abbiamo, quindi, cominciato ad utilizzare la realtà virtuale per progetti di esperienza immersiva. Il primo progetto è stato sviluppato per Expo 2015. Successivamente abbiamo lanciato il primo catalogo immersivo di realtà virtuale nel mondo dei viaggi. Con il progetto #naveincittà, poi, abbiamo portato l’esperienza di una crociera in tutte le principali città italiane e lanciato un innovativo gioco interattivo di realtà virtuale collegato ai principali social media. Quella con Teads è la naturale prosecuzione di questo processo innovativo che ci ha permesso di presentare i nostri video 360 a milioni di utenti con la qualità e la grande capacità comunicativa di un partner leader in questo settore.”

Luci e ombre del Lisbona Web Summit 2016

Lisbona Web Summit 2016, i numeri di un successo: oltre 53mila persone da 166 Paesi diversi, 1.490 startup, 1.300 investitori, 17 palchi con i protagonisti del mondo digitale.

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Nel settembre 2015 il co-fondatore e CEO di Web Summit Paddy Cosgrave aveva annunciato che l’evento si sarebbe tenuto a Lisbona per tre edizioni consecutive dal 2016 al 2018, ma probabilmente neanche il buon Paddy aveva  pensato ad un successo del genere.

L’evento di tre giorni tenutosi dal 07 al 10 Novembre presso il Pavilhão Atlantico, sito di Expo ’98, ha ospitato più di 600 relatori: tra cui John Chambers di Cisco Systems, Mike Schroepfer – CTO di Facebook – il fondatore di Twitter Jack Dorsey e quello di Tesla Elon Musk.

Ma hanno partecipato anche personaggi di rilievo provenienti da ambiti completamente diversi da quello Tech&Digital, come l’ex calciatore Rio Ferdinand, l’attore e regista Joseph Gordon Levitt fondatore di HitREcord, molti rappresentanti del mondo No Profit e ovviamente del mondo delle istituzioni come il Presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa ed il Primo Ministro Antonio Costa.

I temi caldi all’ordine del giorno sono stati quelli più attesi e anche quelli più mainstream: i possibili utilizzi della blockchain, i problemi connessi con il progresso dei Bot e dell’Intelligenza Artificiale, presentazioni su piattaforme di deep learning molto verticali soprattutto in contesti video.

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Se da un punto di vista commerciale è stato sicuramente un grande e innegabile successo, proviamo ad analizzare la situazione da un punto di vista della “sostenibilità umana”.

Il livello 0, la zona della fiera con vista sul Ponte di Magellano, era la zona dedicata alle startup.

Tre settori: Start, Alpha e Beta, a seconda del grado di maturazione in relazione ai round di finanziamento ricevuti, 1.500 euro per un piccolo stand di due metri.

“Non so fino a che punto il Web Summit sia uno strumento utile per le startup. Se fossi un imprenditore non so quanto punterei su questo evento come strumento per farmi conoscere. Le startup sono troppe, c’è troppa gente ed è difficile attrarre l’attenzione” – dichiara Lorenzo Franchini, Senior Advisor di LVenture Group.

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Sicuramente è un dato rilevantissimo il fatto che le startup che si sono messe in mostra nell’edizione precedente del Web Summit hanno raccolto complessivamente centinaia di milioni di euro di finanziamenti, ma la sensazione dal mio punto di vista è che si stia stressando troppo un modello che converge verso 2 mantra che potrebbero risultare distorcenti se un entrepreneur ragiona in termini di creazione di valore.

Questi 2 mantra sono: la Exit a tutti i costi e il concetto che “The Winner takes it All”.

L’importanza del Network tra startup all’interno di un Web Summit

Incentivando di più il valore del network tra aziende startup anche operanti nello stesso segmento, ci sarebbero vantaggi anche per noi intesi come utenti finali e il paradigma dell’Open Innovation non sarebbe tendente sempre verso i Big Player ma sarebbe a beneficio di tutti.

Se è vero che Lisbona si è attivata molto rapidamente (e noi in Italia avremmo sicuramente potuto fare almeno una “OPA” per portare il Web Summit in casa nostra) è anche vero che ha sostituito il folk irlandese con il fado, la Guinness con il Vino dolce, ma il format è rimasto quello rutilante e tritacarne delle precedenti edizioni.

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Visto che il claim del Web Summit 2016 recita che Questa non è la nuova Silicon Valley. Questo è il Portogallo sarebbe auspicabile che il modello venga contaminato positivamente anche da contributi culturali Sud-europei e non una semplice importazione di un modello validato altrove con i suoi bellissimi e innovativi PRO, ma anche con una serie di CONTRO che possono essere migliorati soprattutto in una fase iniziale quando le radici della reiterazione ancora non si sono ossificate.

La cultura startupper se non è disruptive, non è.

P.S. io l’anno prossimo il biglietto per Lisbona me lo compro, resto ottimista.

Perché gli utenti vengono prima della SEO

Si fa sempre un gran parlare di SEO Copywriting, termine che racchiude una miriade di pratiche diverse ma dalla finalità comune: quella di tentare la scalata nella serp di Google e apparire il più in alto possibile nei risultati delle ricerche. Che è un po’ lo scopo ultimo di tutta la Search Engine Optimization, di cui il SEO Copywriting è un suo “sottoinsieme”.

Nel nome del SEO Copywriting si propongono e suggeriscono tante cose da fare, tra cose molto sensate, come il curare il titolo del proprio post e la relativa meta descrizione, e altre un po’ fumose, come il suggerire un numero minimo e massimo di parole o una determinata “keyword density”, ovvero quante volte la parola chiave del tuo articolo appare nel testo in relazione alle altre parole.

Che la SEO sia utile se non fondamentale in una strategia di content marketing a tutto tondo è palese. Diventa però un limite quando chi scrive gli articoli pone come obiettivo principe quello di apparire più in alto possibile nei risultati dei motori di ricerca. Dimenticando così che il successo di un blog o un sito, più che dal rispetto di quel suggerimento specifico, deriva da quanto il contenuto di una pagina è in grado di soddisfare il pubblico a cui si propone.

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Il blogger, o più in generale il creatore di contenuti per il web, vive infatti soprattutto dei suoi lettori. Quello dei motori di ricerca è un mezzo per raggiungere il tuo pubblico, non un fine da raggiungere. Il SEO Copywriter deve insomma ricordarsi, prima di ogni altra cosa, di essere anche un “semplice” copywriter, quindi deve anteporre i propri lettori al di sopra di qualsiasi altro fattore gli sia proposto da guru o santoni che, magari, promettono traffico da record in seguito di ricette miracolose.

E anche Google si sta muovendo in tal senso, aggiornandosi in modo tale da “favorire” quei contenuti che sono davvero di utilità per il “cercatore online”. Ad esempio, vi sarà capitato certamente di vedere risultati di ricerca basati sulla prossimità geografica, senza che lo abbiate specificato tramite parole chiave dedicate.Gli internauti inoltre stanno diventando sempre più smaliziati, combattendo l’enorme abbondanza di informazioni disponibili online utilizzando query sempre più lunghe e complesse. Già questo dimostra come le keyword sono solo uno dei molteplici aspetti analizzati dai crawler di Big G e di come non si può determinare la posizione di un contenuto basandosi su una sola parola chiave.

Avere testi “SEO oriented”, poi, non aiuta se poi sono ospitati in un sito che offre una pessima user experience se non peggio dei problemi tecnici. L’ottimizzazione della struttura stessa del sito gioca ancora un fattore preponderante. Google inoltre in continuazione affina i suoi algoritmi cercando di capire le intenzioni degli utenti al di là delle keyword esplicitate nel campo di ricerca. Insomma, se Google mette al primo posto i desideri dei naviganti, perché non dovreste farlo voi?

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La bontà degli argomenti e delle argomentazioni proposte deve restare insomma il focus di ogni scrittore
online, il mezzo preferenziale su cui ogni sito o blog deve fondare la sua esistenza. Ecco che allora il web copywriter, più che alle ricette magiche, deve pensare a come raccogliere ed elaborare informazioni rilevanti per poi tradurle in contenuti di impatto e ingaggianti. Una strada potrebbe essere quella di individuare un “macro-argomento”, farne un articolo e poi da lì creare tanti approfondimenti su argomenti ad esso correlati o aspetti specifici del tuo post iniziale. Magari poi utilizzando il tuo contenuto di base come “hub” alla quale correlare gli altri articoli-satellite che, insieme a quello madre, possono creare un vero cluster di contenuti utili per la tua audience. O ancora, aggiornare articoli “vecchi” con nuove informazioni che li rendano sempre nuovi e utili, rompendo così il luogo comune dell’obsolescenza delle pagine web.

Insomma, non esistono slogan o formule da seguire per “vincere” la gara del content marketing. Lì fuori è una giungla, ogni secondo sbucano articoli o post da tutte le parti e non sempre i più talentuosi primeggiano. L’unica cosa che funziona sempre, a prescindere dai cambiamenti che Google o Facebook o gli altri mezzi con cui ti proponi al pubblico possono attuare, è creare contenuti eccellenti, ben strutturati, chiari ma esaustivi, ospitati possibilmente in pagine o contenitori che offrano un’ottima user experience. L’unico consiglio sempre valido, insomma, è quello più vecchio e, se volete, antipatico del mondo: non esistono bacchette magiche, solo il duro lavoro. E i migliori, nella gran parte dei casi, sono quelli che hanno sudato di più per arrivare e restare in cima.

Alibaba Singles Day: la giornata dei record per l’eCommerce

La più importante giornata per lo shopping in Cina e nel mondo, il Singles’ Day, ha conquistato un nuovo record: 17.7 miliardi di dollari. Una cifra importante, che non ha raggiunto la quota sperata di 20 miliardi di dollari ma che comunque rappresenta il 24% in più rispetto all’anno passato.

In confronto, i 5,8 miliardi di dollari raggiunti congiuntamente da Black Friday e Cyber Monday lo scorso anno sembrano pochi spiccioli.

Non più solo Single

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Nato come festa per i single negli anni novanta, grazie ad Alibaba l’11 novembre è diventata la data più attesa dai consumatori cinesi per acquistare online, divenendo così il maggiore evento per lo shopping online nel mondo: nei soli primi 5 minuti, è stato speso un miliardo di dollari.

Per 24 ore, i 40000 brand partecipanti, sia locali che internazionali, hanno offerto promozioni online sulle piattaforme Alibaba, confermando così come questa giornata sia diventata lo strumento perfetto per comunicare con il mercato cinese e asiatico.

Il digitale, pilastro del Singles Day

Alibaba Singles' Day

Il Singles’ Day è anche sinonimo di innovazione digitale: la virtual reality ha giocato quest’anno un ruolo chiave. Al solo costo di 15 cent, gli acquirenti hanno potuto trasformare il loro smartphone in una maschera VR e tramite questa, proiettarsi nei negozi, ricercando in maniera virtuale i loro prodotti tra gli scaffali.

Questo sistema, chiamato Buy+, è collegato ad Alipay, metodo di pagamento Alibaba. Anche grazie a questi strumenti è stato raggiunto un altro record, quello riguardante l’85% di acquisti effettuati tramite mobile.

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Acquisti ed entertainment

Jack Ma, fondatore del colosso cinese, è riuscito negli anni a rendere questa giornata un grande evento mediatico, ingaggiando star di Hollywood e celebrità varie, trasformando così lo shopping in un momento di puro divertimento.

Alibaba Singles' Day

Quest’anno, nel gala countdown dell’evento tenutosi a Shenzhen, hanno fatto la loro comparsa, tra gli altri, anche la cantante e attrice cinese Coco Lee, l’ex calciatore David Beckham con sua moglie e la leggenda del basket Kobe Bryant. Grazie alla loro presenza l’evento ha ottenuto un enorme interesse mediatico: ed allora, che non sia proprio questo interesse mediatico la vera chiave del successo del Singles Day?

Facebook, Messenger e Instagram: da oggi una casella di posta unica per i tre canali

 

Monitorare e cavalcare l’onda delle conversazioni. Questo è uno degli obiettivi di molti business presenti sui social network. E lo deve aver pensato anche Mark Zuckerberg che poche ore fa ha annunciato sulla piattaforma di Facebook Business di voler lanciare una nuova feature per permettere ai brand di gestire le interazioni su Facebook, Messenger e Instagram da un’unica casella di posta.

Basta utilizzare più telefoni per tenere le app aperte contemporaneamente in modo tale da rispondere in modo tempestivo: la casella di posta nell’applicazione di Facebook Pages App Manager ora includerà un unico flusso di commenti di Facebook, messaggi privati di Messenger e conversazioni su Instagram. Una funzione che è stata già testata con degli utenti selezionati e che verrà estesa a tutte le pagine nelle prossime settimane.

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Per prepararvi all’evento, potete cominciare a collegare le vostre pagine Facebook ai relativi account Instagram. Se invece avete già collegato i due account, magari attraverso lo strumento di gestione dell’advertising, l’aggiornamento avverrà automaticamente e i messaggi cominceranno ad apparire nella casella di posta dell’app.

Facebook business- casella di posta unificata per Facebook, Messenger e Instagram

Il funzionamento sarà molto semplice: sarà possibile guardare un unico flusso di interazioni che unisce i tre canali o dedicare una scheda per ogni social e semplicemente toccando il contenuto di nostro interesse, rispondere direttamente dalla piattaforma.

Facebook business- casella di posta unificata per Facebook, Messenger e Instagram4

Cliccando invece sul nome dell’utente che vi ha contattato, sarà possibile vedere il suo profilo pubblico e le interazioni che ha avuto precedentemente con voi, in modo tale da personalizzare la comunicazione e avere sotto mano eventuali situazioni già risolte in passato.

Dopo gli ultimi aggiornamenti di Messenger o la possibilità di personalizzare le proprie comunicazioni con gli utenti attraverso Facebook Marketing Partners per le grandi aziende con dipartimenti di social caring importanti, questa è decisamente una notizia che va incontro alle esigenze dei più piccoli. Spesso infatti le piccole medie imprese hanno risorse limitate per la gestione della loro comunicazione social e una funzione del genere potrebbe permettere loro di essere più tempestivi come i più efficaci dipartimenti social delle grandi aziende, risparmiando tempo e valutando rapidamente la mole di interazione tra gli utenti e il brand senza perdere nessun messaggio.

Flexible Love, arriva la sedia che fa stretching

Caro Ninja, confessalo: quante volte hai organizzato una cena e ti sei ritrovato a non aver sedie a sufficienza per tutti gli ospiti? Il problema di fondo è che nella tua casa manca lo spazio dove tenerle, lo sgabuzzino è stracolmo e nel garage ci entra a malapena la macchina.

Tranquillo! Non sei l’unico, e proprio per questo l’azienda canadese Expand Furniture ha realizzato una serie di sedie pieghevoli che vanno oltre al concetto fino a ora conosciuto di ‘salva spazio’.

Non ci credi? Guarda il video:

 

Il tutto è possibile grazie all’unione di hitech e design, all’utilizzo di materiali riciclabili e all’obiettivo di facilitare la quotidianità risolvendo problemi pratici. Così la sedia Flexible Loveal prezzo di $600-$960, si espande come una fisarmonica facendo sedere fino a 16 persone.

C’è anche il modello Flux che all’apparenza sembra una busta, spessa pochi centimetri, ma una volta ‘montata’ diventa una seduta in grado di reggere fino a 160 kg: quattro costano $495.00$596.00. E poi c’è Cube il pouf che, come un cavallo di Troia, nasconde al suo interno cinque strutture da montare in pochi minuti e trasformare in altrettante sedie al prezzo di $995.00. 

I prezzi non sono certo a buon mercato, ma vuoi mettere la libertà di invitare quanta gente vuoi a cena… e farla sedere? 🙂

Corso in Social Media Marketing Milano

7 consigli per promuovere il tuo business con i social

Partiamo da un dato che farà cambiare opinione anche i lettori più scettici: 3 miliardi di persone al mondo usano internet e 2 miliardi tra queste hanno almeno un account su almeno un social media.

Non lo diciamo noi, lo dice il sito SocialPolit.

Basta questo per capire come un corretto utilizzo dei social sia fondamentale: non solo perché ormai sono un riflesso di quello che siamo nel mondo digital, ma soprattutto perché, se usati correttamente, possono rivelarsi dei potenti alleati per il proprio business.

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Mettetevi comodi, quindi, perché vi sveleremo qualche segreto per migliorare il vostro business proprio grazie ai vostri account social.

Il potere del Brand

Si scrive social, si legge brand awareness (la capacità di un brand di essere riconosciuto dai consumatori potenziali e di essere associato a un determinato prodotto/servizio). Gli strumenti migliori per aumentarla sono sicuramente i social media e quale aspetto è il più critico e controverso se non quello del monitoraggio? Come essere sicuri che nella rete social si parli (bene) di voi?

Meltwater può essere un valido amico: vi dirà quando si parla del vostro brand, la performance, i post che menzionano il vostro brand e così via. Un compagno che non può mancare nelle vostre ricognizioni.

Promuovi la tua attività

Puntare tutta la strategia di marketing sui social non è poi così strano o sbagliato: con i social si arriva proprio a tutti. Promuovere il proprio brand permette quindi di essere inclusivi e di guardare con occhio attento ai competitor: studiare ogni strategia social vi permetterà di lanciare al meglio il vostro marchio senza molti sforzi. Ogni azione sarà alla luce del.. social!

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SMART

Tutto quello che richiedono i social media è di essere SMART. Alla moda ed eleganti? Può darsi, ma quelli che più di tutti devono essere SMART devono essere i vostri obiettivi: Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici e relativi al Tempo.

Se vi state chiedendo quanto sia raggiungibile il vostro obiettivo, allora chiedetevi prima di tutto se è specifico, misurabile e così via… L’obiettivo è quello di diventare famosi con il vostro brand? È certamente legato al fattore tempo, ma sicuramente realistico.

Ecco da dove iniziare: stabilite un numero limitato di utenti da coinvolgere e datevi un tempo massimo. Superata questa fase, passate a quella successiva, decidendo di investire su un post per un dato tempo. E così via: non fate mai il passo più lungo della gamba.

La FOMO e il social media marketing

Menzioni per il successo

Siete su Twitter ed il vostro post non ha avuto alcuna menzione o alcun retweet: qualcosa non sta andando per il verso giusto. Ricominciate. Ricordate che i social sono gratuiti e la creatività non ha un limite: provate e riprovate, cercate di capire qual è il gusto del vostro pubblico. Se i vostri post non sono apprezzati le soluzioni sono due: o sono sbagliati i contenuti o lo sono le vostre cerchie.

Duplice soluzione: cambiate seguaci, follower, cerchie. Cercate di coinvolgere dapprima un numero limitato di utenti che potrebbe rispecchiare il vostro effettivo target e poi lanciate i contenuti.

Prima o poi, il pubblico arriverà.

Viva il Tempo!

Gli anni passano per tutti ma una costante rimane sempre invariabile: il tempo è denaro ed è troppo prezioso per sprecarlo.

Guadagnare tempo sui social è davvero semplice e vi permetterà anche di eccellere con il vostro capo quando vi dimostrerete così multitasking. Non pubblicate ogni giorno, non aspettate di arrivare in ufficio per fare la rivelazione del secolo: avvaletevi invece di strumenti.

Per iniziare, vi consigliamo Hootsuite ed Everypost. Ci ringrazierete.

Leggi anche: Instagram, dieci consigli per aumentare i follower e migliorare la comunicazione 

Abbattere i costi

Sicuramente lo saprete già, ma repetita iuvant: niente è più gratuito e più accessibile di un social network. Se state pensando di investire in pubblicità e di avere canali personalizzati e innovativi, lasciate perdere. A meno che voi non siate già dei super influencer, ma anche qui: se lo siete è anche grazie ai social, nella maggior parte dei casi attuali.

Prima di investire in altre formule, cercate di sfruttare tutte le potenzialità dei social e se qualcosa non sta funzionando allora è inutile fare un salto in altri canali. Migliorate prima questo aspetto fondamentale.

social media Marketing

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Colpire e affondare (gli altri)

Se decidete di investire i vostri soldi, allora dobbiamo assolutamente parlare di social advertisement. Promuovetevi su LinkedIn, Facebook, Instagram: ma dove sta la novità? Da nessuna parte, questo è il segreto meno segreto di tutti. Eppure qualcuno si ostina a dire che non serve a nulla! Quindi: centrate il vostro obiettivo, siate quanto più dettagliati possibili nel scegliere il vostro target e leggete (una, due, tre, quattro mila volte) il vostro annuncio.

Siete online: buona fortuna!

 

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Turismo e social media: leisure e MICE

Con il web 2.0 e i social media, il comportamento dei consumatori e nello specifico dei turisti, è cambiato radicalmente.

L’industria del turismo è infatti mutata: fino a pochi anni fa i siti web fungevano soltanto da vetrine, da biglietti da visita. Oggi non è più così, e per una buona strategia social mediale su un’offerta turistica (o su servizi offerti da agenzie e tour operator) è necessario partire da un ottimo sito web, che offra un’ampia visuale sul prodotto turistico.

LEGGI ANCHE: Social Media e Turismo: il punto con Carlo Caroppo, SMM di Pugliapromozione

Innanzitutto, la buzzword sulla quale ogni agenzia turistica e tour operator deve puntare è “fiducia“. Il nuovo utente/turista ha alcune caratteristiche comuni: è poco prevedibile, vuole un contatto trasparente con l’ente/agenzia, vuole un’interazione alla pari, necessita di un confronto con altri utenti, e cerca attenzione da parte dell’ente/agenzia.

Come soddisfarlo? I siti web e soprattutto i social media, se utilizzati in modo efficace, hanno il potenziale per rafforzare la fiducia del turista nelle agenzie e negli operatori turistici.

Turismo e social media: B2B e B2C

I social media con la loro struttura interattiva e la community, sono l’ambiente digitale migliore per il cosiddetto word of mouth, ossia il passaparola che si scatena dopo un viaggio, quindi grazie al racconto di qualche utente. Quando un altro potenziale turista intercetta l’esperienza sul social, il word of mouth diventa per lui il cosiddetto first moment of truth,  cioè quel momento in cui l’utente riceve lo stimolo e decide di provare lo stesso viaggio.

Ci sono due tipologie di turismo, o motivi di viaggio, che hanno fette di mercato molto più ampie rispetto ad altri tipi: il turismo leisure e quello businessMICE (acronimo che sta per Meetings, Incentives, Conventions e Exhibitions), rispettivamente 51% e 15%, secondo UNWTO. Seguono un blocco di altri turismi, comprendente visite a parenti e amici, motivi religiosi, pellegrinaggi, trattamenti medici, che vale il 27%; il 7% non è dichiarato.

Le tendenze del settore turistico

Internet, i social media e le nuove tecnologie stanno guidando le tendenze del turismo a livello mondiale, ma non sono gli unici fattori da tenere in considerazione per una efficace ed efficiente strategia di comunicazione online. C’è un fenomeno “low cost” dirompente con la variabile prezzo che diventa fondamentale, una disintermediazione crescente e costante (basti pensare ad Aribnb, ad esempio), la ricerca della massima soddisfazione, e una riduzione della fedeltà alle destinazioni e ai brand.

Da qui al 2020, inoltre, si pensa che il turismo andrà verso una diffusione di hyper holiday hubs (ad esempio Dubayland e Freedom of the Seas), la ricerca del comfort e della familiarità degli ambienti, la ricerca di occasioni e luoghi di incontro, una voglia di benessere con una crescente domanda di turismo con trattamenti medici come motivazione.

La crisi dei grandi tour operator mondiali e la crescita degli operatori specializzati dimostra come il futuro del turismo si concentrerà nell’individuazione di nicchie di mercato e nell’offerta sempre più targettizzata e personalizzata. Il valore aggiunto delle proposte sarà rappresentato sempre più dalla qualità del servizio e dal rapporto qualità/prezzo.
Quindi cosa c’è di meglio dei social media per soddisfare queste richieste?

Turismo e social media: B2B e B2C

Come e dove promuovere il turismo business o MICE, quindi B2B

Se il vostro brand deve promuovere un turismo di impronta business e MICE, ossia di località adatte ad accogliere meeting ed eventi aziendali, i canali social mediali migliori su cui concentrarsi saranno Twitter e LinkedIn (Facebook ovviamente va bene sempre e comunque).

Con il proliferare di blog corporate, Twitter è sempre più utilizzato dai grandi brand e dai professionisti che su questo social postano i propri articoli. Un ottimo canale su cui intercettarli, ma prima di farlo dovete ascoltare. Come? Tre tool: SocialMention, Viralheat e Klout (per scoprire influencer da sfruttare nella campagna). Dopodiché definisci una strategia, crea una storia, pianifica, ingaggia una discussione coi possibili clienti, aumenta la fiducia nei tuoi confronti, e infine misura. Importante è mantenere coerenza, costanza e soprattutto professionalità. Non dimenticare che, anche se stai promuovendo un turismo business, gli impiegati e i professionisti non vogliono rinunciare allo svago, al relax e al benessere. Anzi, la loro attenzione a questi aspetti sarà maggiore in confronto a quella di un turista leisure che non è spaventato dal faticare un po’ e andare a dormire presto la sera.

Date un’occhiata alla comunicazione dell’offerta MICE di Switzerland Tourism su Twitter e LinkedIn.

Turismo e social media: B2B e B2C

E il turismo leisure dove?

Per il turismo leisure dovete essere bravi a comunicare uno stimolo. Quale posto migliore dei social visual? Quindi Instagram (ma tenete in considerazione altri social fotografici pazzeschi come VSCO, EyeEm, Polaroid Swing, e altri improntati sullo storytelling visuale come Steller), e ovviamente Facebook.

Come ottenere gli stimoli da comunicare? Il modo migliore è sviluppare una community attiva, che racconti le proprie esperienze, così da mettere in moto una corrente che si auto rigenera, trasformando gli utenti-turisti in prosumer veri e propri. La customer care, perciò, si rivela fondamentale. Grazie al passaparola, chi ha cercato una determinata offerta (zero moment of truth) può intercettare la vostra comunicazione, e trovarsi di fronte a uno scaffale ideale in cui scegliere se comprare o meno il prodotto (first moment of truth). Il nuovo turista, così, vivrà l’esperienza di viaggio (second moment of truth) e tornerà sulla community che avete creato per raccontarla (word of mouth), ricominciando il ciclo.

Guardate il feed Instagram dell’Australia Tourism: meraviglioso.

Turismo e social media: B2B e B2C

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