Week in social: dalle videochiamate di WhatsApp alla chiusura di LinkedIn in Russia

La settimana è arrivata al capolinea: potete finalmente tirare un respiro di sollievo, porgere uno sguardo al weekend e uno, come sempre, agli ultimi trend social della settimana. A tenervi aggiornati ovviamente ci pensiamo noi con le ultime news dal mondo dei social che trovate di seguito.

WhatsApp introduce le videochiamate

Un super aggiornamento quello di WhatsApp, che da questa settimana permette di fare finalmente le tanto attese videochiamate. Un passo avanti per la chat di messaggistica istantanea più amata di sempre che colma il gap con i suoi grandi competitor diretti e indiretti: Skype e Facetime. Ecco quanto ha dichiarato il team di WhatsApp sul proprio blog:

“Nel corso degli anni abbiamo ricevuto molte richieste da parte dei nostri utenti per le videochiamate, e siamo entusiasti di poter finalmente offrire al mondo questa funzione. Grazie per aver scelto WhatsApp e promettiamo di continuare a lavorare duramente ogni giorno per migliorare il servizio.”.

E voi, avete già provato videochiamare?

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LEGGI ANCHE: Arrivano le videochiamate su WhatsApp

Zuckerberg introduce un’unica casella di posta per Facebook, Messenger e Instagram.

Con lo scopo di andare incontro alle aziende che utilizzano Facebook ed Instagram per il business, Mark Zuckerberg ha introdotto una casella unica che raccoglie i commenti delle pagine aziendali di Facebook, i messaggi provenienti da Messenger e le convesazioni di Instagram. Un tool rivoluzionario che faciliterà le aziende nel monitoring delle conversazioni e permetterà di dare una risposta più tempestiva agli utenti.

Facebook business- casella di posta unificata per Facebook, Messenger e Instagram

LEGGI ANCHE: Gli strumenti di monitoring più utili per la vostra social media strategy

La feature “Parole senza Voce” è finalmente disponibile su Twitter

Dopo alcune settimane di test, Twitter ha finalmente introdotto la feature che permette di filtrare parole, frasi o addirittura emoji che si vogliono bloccare.  Andando sulle impostazioni e cliccando la dicitura “Parole senza voce” è possibile digitare tutte i termini o brevi frasi che si vogliono oscurare dalla propria home. Per un maggior controllo sui contenuti Twitter ha lanciato anche un apposito pulsante per segnalare discussioni che istigano odio contro religioni, etnie o orientamenti sessuali: in questo modo il team di Twitter potrà facilmente rintracciare e bloccare contenuti ritenuti offensivi.
Twitter: 5 consigli per un rapporto efficace con i tuoi clienti

 

 La Russia blocca l’accesso a LinkedIn

Roskomnadzor, l’ente federale russo per il controllo dei mass media e telecomunicazioni ha annunciato di bloccare l’accesso a LinkedIn a partire da ieri. La decisione è stata presa dal governo russo sembra esser dipesa dalla violazione di una recente legge per la protezione della privacy da parte del social network di proprietà Microsoft.

Secondo la legislazione russa, infatti,  i dati personali degli utenti non devono varcare i confini nazionali. Il governo rassicura gli utenti che le misure sono state prese per tutelare le persone iscritte a LinkedIn da possibili azioni di spionaggio da parte di governi stranieri, in primis gli Stati Uniti.

Che dire? Di certo questa scelta così drastica apre la strada per possibili oscuramenti di altri social media, quali Twitter e Facebook.

privacy online

 

Con quest’ultima notizia vi diamo appuntamento a lunedì per una nuova settimana, e a venerdì per una nuova puntata di #WeekInSocial!

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Spectacles mania: gli smart glass di Snapchat sono già un successo

C’era una volta una ciclopica vending machine sorridente, di colore giallo, con una nuvola di palloncini colorati sulla testa. Se la trovate, potrete procurarvi un paio di Spectacles… se siete fortunati.

Sembra l’incipit di un film d’animazione, invece si tratta dei Bot automatici che distribuiscono i primissimi esemplari degli smart glass di Snapchat – gli Spectacles – alle centinaia di persone in attesa di mettere le mani sul prodotto più cool e social del momento.

Una strategia di marketing semplice e originale: posizionare i Bot nei punti nevralgici della movida americana e lasciare che il fenomeno mediatico faccia il resto. Ma la cosa che più di ogni altra rende questa operazione geniale e totalmente in linea con il concept su cui si basa Snapchat, è che questi distributori automatici “a tempo” rappresentano la nuova frontiera – o una versione Pro – dei temporary shop, poiché non rimangono nello stesso posto per più di 24 ore (proprio come gli snap”).

Quali sono gli ingredienti principali per una strategia di marketing vincente?

Un canale di distribuzione originale e spectac-olare, un basso quantitativo di merce disponibile che concorre, assieme alla fugacità della possibilità d’acquisto, ad aumentare il valore del prodotto, l’appagamento di chi lo ottiene e l’attesa spasmodica di chi lo vorrebbe. E, ovviamente, garantisce una campagna social d’effetto!

Insomma, ci ritroviamo chiaramente tutti gli elementi chiave di Snapchat: la volatilità, il fascino e il mistero, che l’hanno suggellata come l’app più intrigante del momento.

È chiaro che tutto questo potpourri di allegria e palloncini è frutto di un lancio di prodotto che garantisce il tanto agognato effetto wow: effetto che, in ogni caso, quando si esaurirà garantirà comunque una buona visibilità al prodotto, in tempo per favorirne la diffusione quando reperibile sui monotoni scaffali degli store specializzati.

That Snapchat #spectacles action.

Una foto pubblicata da Austin Evans (@austinnotduncan) in data:

Il primo Bot è “atterrato” a Venice Beach, in California, il 10 novembre scorso, e ancora non sappiamo quando sarà la volta dell’Italia, ma sicuramente non prima del 2017. Tuttavia, c’è già chi ha sfruttato l’occasione e il febbrile entusiasmo per acquistare qualche paio di digital glass in più, al fine di rivenderli su eBay alla modica cifra di $3.000 – circa 17 volte il suo prezzo commerciale. La dura legge del mercato.

Gli Spectacles di Snapchat rappresentano lo scintillante presente del trend tecnologico degli occhiali intelligenti, che portano sulle spalle il peso di un imponente predecessore, delle dimensioni di un colosso come Google. I Google Glass si son presentati come “la svolta hi-tech del secolo” e sono finiti per essere un miserabile #EpicFail – indicizzati in quanto tali anche da Google in persona.

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Perché gli Spectacles sono già un #EpicWin ?

Le apparenze contano. A differenza dell’oggettiva bruttezza dei Google Glass, gli Specs hanno un design davvero cool, che li rende molto vicini al classico paio di occhiali da sole alla moda (forse un po’ hipster).

Rappresentano il perfetto compromesso tra un accessorio hi-tech (molto social e poco nerd) e un accattivante dettaglio trendy: un mix che li rende davvero molto vicini ai gusti dei teen e dei Millennials, target per eccellenza di Snapchat.

Gli smart glass sono disponibili in tre colori: nero, corallo e carta da zucchero. Nuances che dipingono a tinte forti anche l’allegra campagna pubblicitaria, che presenta gli Specs sui volti ammiccanti di modelle con tanto di lipstick abbinato.

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Anche il packaging non è stato realizzato per caso. Gli Spectacles sono posti all’interno di un pack che ricorda fortemente una scatola di palline da tennis, che in realtà funge anche da caricabatteria e offre la possibilità di ricaricare gli occhiali senza doversi attaccare alla presa: ogni charger può ricaricare gli smart glass per circa quattro volte e ogni carica permette di scattare fino a 400 snaps, in media.

E poi… Simple is better. Tutti coloro che hanno ceduto al fascino un po’ androide dei Google Glass hanno avuto la possibilità di navigare su internet, ricevere e inviare e-mail, gestire i contatti, scattare fotografie, registrare video, lasciarsi guidare da Google Maps, ecc. Insomma davvero tante funzionalità, forse troppe.

Per antitesi, gli Specs hanno un’unica funzione: registrare brevi video in un formato totalmente nuovo. Le lenti riprendono un campo visivo di 115°, dando vita a particolari video circolari, in alta qualità, con un effetto simile al fish-eye. Sarà possibile catturare ciò che vi circonda da un personalissimo punto di vista, il vostro.

Ed è così che gli snaps (o specs) diventano a portata di tap e si traducono in video riconoscibili, da 10, 20 o 30 secondi. Durante la registrazione dei video, si accenderà la lucina bianca circolare presente ai lati della montatura degli occhiali, in modo da avvertire coloro che rientrano nel vostro campo visivo che sono appena diventati i protagonisti del vostro prossimo snap.

Ok, e ora vi chiederete: quanto costano? Vi anticipiamo noi che il pricing è totalmente legittimo.

Gli Specs infatti hanno un costo di $ 129,99 che, almeno in primis, dà l’idea di essere un po’ alto per un prodotto non ancora ampiamente testato. Tuttavia, in confronto ai $ 1.500 dei Google Glass, si tratta sicuramente di un prezzo onesto e abbordabile, e quindi più adatto a tutte le tasche – anche quelle, bucate – dei più giovani..

Gli Spectacles, quindi, non hanno altre pretese se non quella di collocarsi come estensione della cultura dell’app con il fantasmino: strategia, design, prezzo e semplicità sono il loro poker d’assi!

Saranno loro i leader del mercato per ciò che riguarda il mondo degli smart glasses? Chissà. Infatti, se i Google Glass hanno virato totalmente verso una dimensione enterprise e gli Spectacles ammiccano ai consumer, ecco ad affacciarsi pian piano alla finestra compare il terzo incomodo.

La Apple non poteva permettersi di non prender parte alla querelle. Si vocifera che presto tutti gli utenti iPhone avranno a disposizione un ulteriore strumento all’avanguardia, che introdurrà la gestione della tanto chiacchierata Realtà Aumentata: gli iGlass. Tim Cook, l’amministratore delegato di Apple, afferma “ci chiederemo come abbiamo vissuto senza, allo stesso modo in cui oggi ci chiediamo come abbiamo vissuto senza il nostro smartphone”.

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Siete iNgolositi? Purtroppo pare che dovremo aspettare il debutto di questo prodotto rivoluzionario – sintesi di tecnologia, design, autonomia e, soprattutto, esperienza – fino al 2018.

Information Architecture vs Content Strategy, ecco perché hai bisogno di entrambe

Oggi su internet i contenuti hanno un ruolo di primo piano.

Diciamolo pure, non si parla altro che di contenuti. Tanto che per chi lavora in rete può diventare fattore d’ansia: “Oddio, cosa scrivo adesso?”.

Il problema vero si presenta, però, quando è il momento di realizzare un sito, magari quello della tua azienda.

Information Architecture vs Content Strategy

Il sito deve essere pensato in ottica di scelta dei contenuti, che cosa vuoi dire e come vuoi dirlo, in parole tecniche di content strategy. Ma nel caso del sito, non conta solo dare informazioni rilevanti ai visitatori, quanto anche fargliele trovare in modo facile e intuitivo: come vuoi organizzare i tuoi contenuti?. Qui entra in gioco l’architettura delle informazioni, Information Architecture (IA).

Che cos’è l’Information Architecture?

Information Architecture vs Content Strategy

Una delle definizioni fornite dall’Information Architecture Insitute è: “IA è la pratica di decidere come organizzare le parti di qualcosa per renderla comprensibile”

Quindi, non si riferisce solo al sito internet, ma anche all’app, al software o al materiale cartaceo che abbiamo stampato. “Sistemare i contenuti” vuol dire suddividerli, stabilire un ordine, ma anche organizzarli da un punto di vista visivo in modo che siano facilmente reperibili

Attraverso l’organizzazione dei contenuti:

  • Dai rilevanza a un argomento piuttosto che a un altro,
  • Racconti una storia, la tua,
  • Aggiungi carattere a quello che dici.

Content Strategy e Information Architecture sono interconnesse, saper implementare entrambe e nel modo migliore, decreta il successo di un sito.

Information Architecture vs Content Strategy: chi ha fatto bene i compiti?

Per capire meglio ecco qualche esempio.

Amazon

Information Architecture vs Content Strategy

Amazon ha moltissimi contenuti e tratta articoli di natura diversa tra loro: il compito di organizzare i contenuti è più arduo rispetto ad altri che vendono un solo prodotto.

È interessante vedere come hanno organizzato l’homepage: l’header contiene, oltre al menù principale, le informazioni che ad Amazon preme comunicare, che in questo momento sono: il servizio Prime e il Black Friday.

Sullo slideshow sottostante, le notizie in primo piano, viene ripetuto ciò che è stato già messo in evidenza nell’header e altre informazioni. Di seguito i prodotti di punta del sito, ordinati sotto forma di classifiche. Così, appena entrato, il visitatore ha subito una panoramica dei contenuti principali trattati sul sito.

Nike

Information Architecture vs Content Strategy

Organizzare i contenuti, spesso e volentieri, significa anche semplificare.

Così Nike, pur essendo un brand che ha moltissime cose da comunicare, sceglie di ridurre al minimo. In alto il menù di navigazione, scorrendo la homepage le notizie principali, nel footer contatti, assistenza e notizie sull’azienda. Pulito, essenziale e immediato.

La Repubblica

Information Architecture vs Content Strategy

Come ultimo esempio ho scelto il sito di un quotidiano, ovvero di qualcuno che ha fatto dei contenuti il suo lavoro, La Repubblica. Sulla header il lettore può scegliere le notizie in base all’area geografica o alla tematica.

La homepage, poi, contiene le news più importanti del giorno divise tra Italia ed Esteri. Da notare i tag, subito dopo il menù principale, che permettono di selezionare tutti gli articoli che parlano di un particolare argomento in primo piano.

C’è un vero vincitore nella sfida Information Architecture vs Content Strategy?

Probabilmente no, entrambi meritano grande cura e attenzione ma, in conclusione, Il layout di un sito non è la prima cosa da scegliere. Prima vengono i contenuti. Il layout è una conseguenza di quello che vuoi dire: ti aiuta a farlo nel modo più comprensibile possibile.

E i contenuti sul tuo sito sono facilmente fruibili?

Chi è Davide Dattoli, il founder di TAG che ha appena chiuso un round di 12 milioni

Davide Dattoli è l’uomo italiano del momento, dopo aver concluso il secondo più rilevante round a livello europeo nel suo settore.

Talent Garden, il network di spazi di co-working da lui fondato, ha infatti chiuso un’aumento di capitale da ben 12 milioni di euro che vede coinvolte 500 Startups, il più grande incubatore al mondo basato a San Francisco e diretto da Dave McClure, e Endeavor Catalyst, sponsor Reid Hoffman founder di LinkedIn.

Da Brescia, dove è nato cinque anni fa, Talent Garden, che è oggi il più grande network di coworking d’Europa per numero di sedi, ‎è arrivato a 17 campus in 5 Paesi europei, con più 1500 professionisti del digitale che lavorano negli spazi.

“È una soddisfazione immensa, con questa operazione rafforziamo la nostra leadership a livello europeo e soprattutto incrementiamo la forza di un network ormai unico, che partendo dall’Italia si è sviluppato in molti Paesi‎ con l’obiettivo di espandersi in tante altre città. Siamo già il terzo player a livello mondiale per numero di campus e vogliamo realizzare il nostro sogno di connettere i talenti più innovativi e brillanti, non solo europei”.

Davide Dattoli

Da Viral Farm a Tag, la carriera di Davide Dattoli

Chi è Davide Dattoli? L'imprenditore che ha appena chiuso un round di 12 milioni con TAG

Credits: TAG

Co-fondatore e presidente di Talent Garden, membro del board di Digital Magics, ad appena 25 anni Davide Dattoli ha già alle spalle una lunga serie di successi ed esperienze.

Partito da Viral Farm, società digitale specializzata in Social Media e Mobile Application, di cui è stato co-founder, durante la sua esperienza in Condè Nast Italy come consulente per riviste digitali come Wired, Vogue, Style, Vanity Fair, GQ, ha anche co-fondato Save the Mom, un Family Planner per le mamme tecnologiche.

LEGGI ANCHE Consigli per startupper da chi ce l’ha fatta: Davide Dattoli [INTERVISTA]

Nel frattempo è stato facilitatore di Startup Weekend e mentor per Virgin Startup.

Nel 2011 è nato il progetto di maggior successo, Talent Garden, il più grande network di coworking in Europa con focus sul digitale.

coworking

Fonte: milano-calabiana.talentgarden.org

Famoso anche per alcune opinioni forti su scuola e formazione in Italia, Davide Dattoli è partito con il co-working in Italia quando era ancora un territorio praticamente inesplorato, riuscendo a intercettare una tendenza e a coglierne il valore:

“Quando si parla di coworking, si pone l’accento sulla condivisione dello spazio fra le persone come se fosse questo il vero valore aggiunto. Quando in realtà il valore aggiunto sono le persone e i loro talenti“.

Non a caso al suo progetto di maggior successo ha dato il nome di Talent Garden, una realtà su cui oggi investono 500 Startups e Endeavor Catalyst

Il racconto dell’apertura del primo Tag a Brescia suona, alla luce dei risultati appena ottenuti, come un richiamo ai giovani che vogliano investire nelle loro idee.

Il primo Tag ha aperto, dopo che il Comune aveva rifiutato di sostenere il progetto, grazie alla partnership con Il Giornale di Brescia: “L’editore ci ha dato ad un prezzo conveniente uno spazio che si era liberato a causa della crisi dell’editoria. Noi lo abbiamo trasformato in un Tag”.

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Post verità è la parola dell’anno: le emozioni prima dei fatti

Oxford Dictionary ha appena annunciato la parola dell’anno 2016: tra una shortlist di 10 parole, ad avere la meglio è stato il termine “post verità” (“post truth” in lingua originale), che nel corso degli ultimi mesi ha conquistato un primato degno di nota in termini di diffusione e crescita.

Cosa significa, letteralmente, questo termine? La post verità:

“relating to or denoting circumstances in which objective facts are less influential in shaping public opinion than appeals to emotions and personal belief” (si riferisce o denota circostanze nelle quali i fatti oggettivi sono meno decisivi nel dare forma all’opinione pubblica rispetto alle emozioni e alle opinioni personali).

Come sottolineato da Oxford Dictionary, il prefisso “post” sta a significare non un superamento temporale (come nel caso di “post bellico”, ad esempio) ma un superamento qualitativo: l’era della post verità è il tempo in cui il concetto di verità è divenuto meno importante o irrilevante (come nel caso di post-razziale).

Non ci troviamo certo di fronte ad un neologismo. Il termine post verità viene utilizzato da tempo, ma nel corso degli ultimi tempi è stato protagonista assoluto del news making mondiale, soprattutto in associazione all’analisi politica: il 2016 è stato infatti l’anno della Brexit e delle presidenziali USA, avvenimenti politici che per mesi hanno catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e prodotto un’ondata di conversazioni digitali importante.

Tali conversazioni, spesso avulse da ogni procedimento di fact checking, hanno contribuito appunto al proliferare del fenomeno della post verità e al progressivo scalfirsi del nesso tra verità e realtà, concretizzatosi nella diffusione di notizie spesso false o rimaneggiate.

Nell’immagine sottostante trovate il resto delle parole finaliste in lizza per il titolo di parola dell’anno 2016.

post verità

Accenture Digital Connected Hackathon: si cercano giovani talenti

Hackathon, ossia Hack Marathon, è una competizione che vede protagonisti team di sviluppatori, programmatori, grafici e marketer per 24 ore di sperimentazioni nel lancio di nuovi progetti innovativi.

La maratona si svolge in un’interna giornata, giorno e notte, in cui i partecipanti mangiano e (non) dormono e, al termine della quale, attraverso un pitch, presentano i risultati elaborati.

Questa era la definizione enciclopedica di Hackathon, ma partecipare è tutt’altra cosa!

I giovani team hanno 24 o 48 ore di tempo per sperimentare, ideare e preparare un progetto dal sapore innovativo da presentare in un pitch a pubblico e giuria, che ne decreteranno il migliore e quindi il vincitore tra le alternative presentate.

Hackathon è per ogni settore, dal food, ai payment system e il panorama delle competizioni è ampio sia a livello nazionale che a livello internazionale, non ultima Accenture che ha lanciato un Hackathon internazionale a tema “futuro sostenibile”.

Connect. Collaborate. Create: l’Hackathon internazionale secondo Accenture

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L’iniziativa nasce sullo spunto di collaborazione con Expo 2020, grazie anche al tema che guiderà l’esposizione: realizzare un futuro sostenibile.

Accenture, leader nel mercato tecnologico e di ricerca, lancia la sfida ai giovani di otto città europee e mediorientali, in particolare Roma, Londra, Madrid, Amsterdam, Dortmund, Praga, Istambul e Dubai, in una competizione di 24 ore consecutive e in contemporanea, il 26 e 27 novembre presso la sede romana di Accenture.

I requisiti? Essere laureandi o laureati in ambito programmazione, design, o marketing, insieme ad un bagaglio di idee e fantasia in grado di costruire progetti di innovazione sociale volti a creare un futuro più sostenibile.

I diversi team avranno il compito di realizzare prototipi di applicazioni scalabili e replicabili che sfruttino al massimo le nuove tecnologie, dall’Internet of Things all’Intelligenza Artificiale o alla Realtà Aumentata, ma che non tralascino l’aspetto del design e della presentazione, cuore pulsante della competizione, al termine della quale una giuria composta da professionisti di Accenture, rappresentanti di Expo 2020 e giudici di Samsung e Facebook, eleggeranno i tre migliori progetti, che potranno presentarsi davanti alla commissione di Expo 2020 e i cui team concorreranno per dei posti di stage o assunzione in Accenture.

Accenture con il suo Hackathon internazionale metterà al tavolo le migliori giovani menti provenienti da diverse parti del mondo, un’opportunità per rendere ancora più unica la competizione.

LEGGI ANCHE: My Vodafone Hack 2016: il Ninja Report dell’hackathon organizzato da Vodafone Italia

Hackathon, l’esperienza che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita

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Teamwork, networking, brainsorming, developing, pitch tutte parole inglesi che contribuiscono a definire cos’è un Hackathon e che identificano qualche motivo per il quale sia una esperienza da provare almeno una volta nella vita, soprattutto se appartieni al mondo marketing, design o IT.

Partecipare ad un Hackathon significa:

  • Farsi conoscere, di solito la competizione è organizzata o giudicata da importanti player del mercato; partecipare ad un Hackathon, quindi, può essere l’occasione giusta per trovare il lavoro dei propri sogni.
  • Fare rete, con colleghi e mentor per ampliare il tuo giro di conoscenze.
  • Collaborazione ad ogni costo, un Hakathor non può non imparare cosa vuol dire collaborare con il proprio team.
  • Crescita personale e professionale da mettere nel proprio curriculum.
  • Divertimento, dai barbecue ai pranzi, ogni tanto un po’ di pausa in allegria fa bene e stimola la creatività.

Hackthon, insomma, vuol dire competizione intensiva di 24 o 48 ore, in cui si lavorerà sodo per raggiungere ottimi risultati, ma con una buona dose di divertimento. Un peccato perdersela!

Brand Journalism: nuove opportunità per i professionisti dell’informazione. Segui il Ninja Talk

Prosegue la collana di appuntamenti online gratuiti della Ninja Academy, dedicati ai professionisti del Digital & Social Media Marketing.

Mercoledì 30 novembre incontreremo Roberto Zarriello, per approfondire le nostre conoscenze sul Brand Journalism.

Cos’è e come si fa Brand Journalism?

Brand Journalism

Ogni brand oggi può diventare editore, pubblicando contenuti su social media, blog, forum, magazine aziendali, rivolti ad un’audience specifica.

Il Brand Journalism si occupa di pubblicare contenuti che forniscano notizie utili su un settore di mercato, raccontando la storia della marca. Come spiega Roberto Zarriello, per brand journalism, o giornalismo d’impresa, s’intende:

“quel tipo di giornalismo che si occupa della comunicazione di tutto ciò che ruota attorno a un marchio con lo scopo fondamentale di informare i lettori sulla storia dell’azienda attraverso gli strumenti e le regole proprie del professionista che opera nei mass media“.

Nel Brand Journalism, insomma, il Content Marketing fa spazio a un giornalismo consapevole degli strumenti del web, capace di utilizzarli per comunicare con i propri clienti in modo diretto.

Cosa impareremo durante il Ninja Talk

Storytelling e disintermediazione sono alcune delle keyword che descrivono al meglio il valore del Brand Journalism, grazie al quale le aziende possono diventare vere e proprie news corporation e raccontare se stesse in modo nuovo.

Il relatore, Roberto Zarriello, founder Digital Media e giornalista per Tiscali e Huffington Post, illustrerà le principali evoluzioni per chi si occupa di giornalismo, comunicazione, media ed editoria.

Iscriviti subito, i posti per la diretta sono limitati ma se non riesci a collegarti potrai recuperare la sessione in modalità On Demand direttamente nella tua Area Utente.

Non perderti questa occasione di aggiornamento professionale, approfondimento disciplinare e networking.

Ricapitoliamo:

Ninja Talk – Free Webinar

Brand Journalism

“Storytelling e marketing: nuove opportunità per i professionisti dell’informazione”

con

Roberto Zarriello, founder Digital Media, giornalista per Tiscali e Huffington Post

Mercoledì 30 novembre 2016, dalle ore 13 alle ore 14

Segui l’hashtag ufficiale: #NinjaTalk

ISCRIVITI ORA!

Gli strumenti di monitoring più utili per la vostra social media strategy

Avete impostato una strategia da seguire per i vari canali social che gestite e volete capirne l’efficacia, misurando gli effetti delle azioni portate a termine e così applicare dei correttivi?

Quasi tutti i social network mettono a disposizione degli utenti professionali i dati relativi agli indicatori più semplici e immediati: dati semplici, come il numero di fan o di follower e la copertura di un post o di un tweet, o anche dati più complessi, come la distribuzione demografica dei fan, la loro provenienza geografica o le loro azioni sulla pagina (se parliamo nello specifico di Facebook).

Già una semplice analisi di questi dati può contribuire a offrire indicazioni importanti per costruire o migliorare la propria strategia social. Talvolta, però, queste esplorazioni non bastano. Occorre monitorare costantemente ciò che succede nei canali social che avete deciso di presidiare: un ascolto attivo e costante alla ricerca di hashtag, URL, parole chiave con lo scopo di capire meglio il mercato di riferimento e tutti i giocatori, siano essi clienti potenziali, acquisiti o concorrenti.

Una disciplina diversa dalla social media analysis già esplorata, ma ugualmente importante: attraverso il social listening o monitoring si può determinare come sia percepito il vostro brand, analizzare il comportamento dei consumatori, identificando anche le ragioni di quel comportamento.

LEGGI ANCHESocial Media Monitoring: cosa dicono gli utenti del tuo brand?

Sono molti gli strumenti disponibili sul mercato, vi proponiamo la nostra selezione:

Social Mention

Interfaccia semplicissima, come quella di Google: una semplice casella in cui inserire la keyword o frase. In risposta alla call to action, Social Mention vi restituisce una o più pagine di contenuti generati in rete negli ultimi 30 giorni.monitorare_social-media_5

Google Alerts

Uno strumento molto semplice, certo ma efficace: Google Alerts esaminerà la rete cercando la parola chiave che avrete specificato e inviandovi una mail per avvertirvi nel caso fossero trovati dei risultati.

Datalytics

Le metriche più importanti da tenere in considerazione in una attività di monitoraggio del brand sui social: numero di commenti – semplicemente, il totale delle menzioni a partire da parole chiave selezionate; utenti univoci – il totale degli account unici che hanno menzionato il brand; la reach – il totale potenziale degli utenti raggiunti da un determinato oggetto sociale; le impression – il totale delle visualizzazioni ottenute da un determinato oggetto sociale.

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Con Datalytics puoi monitare tutte queste metriche attraverso una dashboard self-service per social listening, real-time marketing e web reputation. Con Datalytics Engage puoi inoltre realizzare infografiche e widget interattivi per aumentare l’engagement degli utenti durante gare sportive, programmi TV e grandi eventi.

Puoi inoltre integrare sul tuo sito web un Osservatorio Real-Time (ecco un esempio su ScreenWeek).

SharedCount

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Occorre registrarsi per usare la versione gratuita di SharedCount, che permette un massimo di 10mila query al giorno. Come in Social Mention, l’interfaccia è semplicissima: basta inserire l’url nella casella di ricerca per sapere quanti like e condivisioni abbia avuto su Google+, LinkedIn, Pinterest e Facebook.

Talkwalker

Gli strumenti messi a disposizione da Talkwalker sono molto potenti, e possono monitorare le keyword specificate nei social network più importanti. Sono gratis su registrazione per un periodo di prova di 7 giorni, ma alcune versioni semplificate lo sono per sempre. Specificando una keyword è possibile avere i dati sulle conversazioni che avvengono online: dal numero di menzioni e persone raggiunte, alla loro distribuzione per paese o genere. Rimangono mascherati alcuni dati che sono invece visibili nella versione a pagamento.

Buzzsumo

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Specificando una keyword o URL, con Buzzsumo è possibile conoscere il numero di condivisioni sui social e una lista degli utenti che su Twitter hanno contribuito maggiormente alla diffusione di un dato contenuto. La versione gratuita vi presenterà soltanto i primi dati in elenco, e di fare poche ricerche al giorno. Registrandovi, potrete accedere ad un periodo di prova gratuito di 14 giorni.

Hootsuite

Utile per gestire i canali social sotto il profilo dell’attività di community management, Hootsuite permette anche di monitorare i dati relativi alle piattaforme usate. La versione gratuita offre anche la possibilità di avere dei report semplici sul coinvolgimento del vostro pubblico, mentre nelle versioni a pagamento sono disponibili report più elaborati.

Cyfe

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Con Cyfe basta registrarsi per avere una bacheca unica da cui monitorare tutti i dati degli account social che vorrete associare.

Configurando i vari widget a disposizione e ordinandoli nella bacheca a vostro piacimento, potrete avere in un solo colpo d’occhio le statistiche che vi interessano non solo sui vostri account social, ma anche di WordPress e Google Analytcs, per citare solo alcune delle fonti possibili.

Conclusione

Questi sono solo alcuni degli strumenti che permettono l’accesso a funzionalità complete di monitoring, o quasi: ogni piattaforma è adatta per iniziare a conoscere ed analizzare i vari trend utili a indirizzare la nostra social media strategy. Sfruttare un eventuale periodo di prova può essere consigliabile per valutare le feature proposte dalle versioni a pagamento, e capire se queste siano utili a condurre indagini più approfondite.

In ogni caso, non dimenticate che alcuni social network, come Facebook, permettono di esportare i dati di insight delle pagine che gestite: potrete così utilizzarli per fare analisi a vostro piacimento, aggregandoli in modi diversi da quelli previsti dalle bacheca di gestione interna.

Basta un po’ di fantasia e curiosità, dopotutto, no? Lo fate già? Ditecelo nella nostra pagina Facebook o sul nostro gruppo di LinkedIn!

La campagna di Twitter: connessi a quello che succede nel mondo

Social Network e attualità: il binomio è diventato sempre più stringente. Trump viene eletto Presidente degli Stati Uniti? L’ultimo vincitore di X Factor è sensazionale? L’Italia gioca con la Nazionale? Il Terremoto colpisce ancora ad Amatrice?

Twitter lancia una campagna di cartellonistica pubblicitaria a New York, cominciando dal Lincoln Tunnel, per esprimere quanto sia fondamentale il suo punto di forza: raccontare ciò che succede nel mondo nel momento stesso in cui sta accadendo.

I billboards raffigurano gli occhi degli oppositori politici delle elezioni presidenziali, Hillary Clinton e Donald Trump. L’intenzione qual è stata? Quella di sottolineare l’importanza della piattaforma: Twitter offre una visione particolareggiata ed in tempo reale di tutto quanto accade nel mondo, riuscendo a trasformare i fatti in argomenti di discussione che realizzano una rete sociale sempre più connessa.twitter_campagna_ny_1

Secondo quanto dichiarato dal direttore creativo Jayant Jenkins, Twitter riflette diversi punti di vista e non aderisce a nessuno di essi: “Questa campagna mette in evidenza i problemi principali su cui si può discutere su Twitter- un luogo in cui la gente può portare il proprio punto di vista“.

Oltre a Clinton e Trump, non mancano altri temi caldi a raffigurare le immagini scelte per la cartellonistica pubblicitaria: da Vladimir Putin allo scioglimento delle calotte polari, dalle questioni transgender all’uso delle armi. La campagna dovrebbe essere estesa a breve su Los Angeles e San Francisco.

Ecco alcuni degli ads che sono stati realizzati:

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Il social network dei live e degli eventi

Il live tweeting è un fenomeno sociale. Commentare eventi in tempo reale su Twitter non è soltanto una tendenza del momento, ma un vero e proprio momento importante per la condivisione sociale. Così fioccano gli hashtag ed allo stesso tempo le elezioni presidenziali americane assumono una risonanza mondiale anche grazie ai tantissimi cinguettii.

See whats happening: ecco cosa dichiarava il blog ufficiale di Twitter quest’estate. Come il social network viene percepito? Dall’indagine condotta è emerso che il 90% delle persone conosce il brand, ma nonostante questo non utilizza per niente la piattaforma.

Perché? Non sembra essere chiaro il suo scopo: per alcuni è semplicemente un social network tra tanti per connettersi ad amici e familiari, per altri è una piattaforma dove dover condividere contenuti ogni giorno. È proprio da queste constatazioni che sono nate le nuove campagne di advertising degli ultimi mesi, cercando di delineare in maniera chiara e precisa cosa fa Twitter e tutto ciò che accade sulla piattaforma.

Lo scenario del futuro

Ma cosa sta accadendo davvero? Il social network naviga in acque torpide e licenzia 16 dipendenti della sede italiana di Milano, chiudendola, per il piano di risanamento aziendale. Il 9% della forza lavoro di Twitter è stato abbattuto, fine rovinosa anche per la piattaforma video Vine.

Gli ultimi mesi sono stati molto difficili, anche in conseguenza delle rapide ascese di Snapchat ed Instagram, nonché della rinuncia da parte di Disney ad acquistare la piattaforma, tanto che Il Post dichiara che sarebbe proprio Facebook a dover comprare Twitter.

Social Media Trend 2017, iscriviti alla Free Masterclass con Luca La Mesa e Filippo Giotto

Il Social Media Marketing è una delle più grandi sfide del presente che ogni business si trova ad affrontare e che può trasformarsi nella più potente delle opportunità. I social hanno radicalmente modificato il rapporto fra imprese e consumatori, abbattendo alcune barriere e moltiplicando le opportunità di comunicazione. La portata rivoluzionaria di Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram ha dato vita ad un nuovo canale di vendita in grado di sviluppare il proprio business ed ampliare il giro d’affari.

corso social media marketing

La domanda che viene posta con più frequenza agli esperti di digital marketing è infatti “Come porto la mia azienda sui social?”. Ecco perché occorre conoscere in maniera approfondita i linguaggi appropriati per comunicare sui Social Media, le piattaforme più adatte al proprio business, gli strumenti e le tecniche di coinvolgimento più efficaci.

Durante la Free Masterclass di mercoledì 23 novembre, gli esperti Filippo Giotto e Luca La Mesa, docenti del Corso in Social Media Marketing, ti spiegheranno come scorgere le tendenze che animeranno i social network, abbinare i trend a nuove opportunità di mercato per la tua azienda, evolvere il modo in cui la tua azienda comunica, esplorare con più familiarità nuove piattaforme, linguaggi e strumenti del Social Media Marketing.

Come conquistare il pubblico sui Social Media: cosa imparerai nella free Masterclass
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Snapchat, Video Live e Chat Bot sono i stati protagonisti del 2016, ma nel corso dell’anno si sono susseguiti anche aggiornamenti Facebook, novità di instant messaging, piattaforme di streaming e nuovi formati di engagement. Uno scenario in continuo mutamento che ha introdotto moltissime novità digitali per le imprese.

Perché allora alcune aziende ottengono migliaia di fan, follower, like e condivisioni ed altre invece, nonostante l’impegno, restano su numeri bassissimi? Quali sono quindi le nuove tendenze ed opportunità offerte da Facebook & co.?

Grazie ai professionisti che conoscerai durante il web live, potrai acquisire la vision futura sui Social Media. Una proiezione frutto della loro esperienza, supportata da strumenti avanzati e metodi già sperimentati per progettare e realizzare campagne social di successo.

La Free Masterclass è online e gratuita ma iscriviti ora perché i posti sono limitati!

Qualora fossi impossibilitato a seguire i web-live, potrai ritrovare video e slide a distanza di un paio di giorni dalla diretta sulla piattaforma e-learning. Sarà possibile consultarli online per un periodo limitato di tempo.

Ricapitoliamo: 

FREE MASTERCLASS
Corso in Social Media Marketing

“SOCIAL MEDIA TREND 2017”
con
Filippo Giotto, Luca La Mesa

Mercoledì 23 novembre dalle 13 alle 14

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!
Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

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