Come realizzare i sondaggi in diretta con Facebook

Sono la tendenza del momento: non è difficile incapparci in uno di questi giorni. In alcuni gruppi di discussione dedicati, c’è chi ne parla con insofferenza e chi ne è entusiasta: per i primi sono uno strumento che può annoiare il pubblico, per i secondi sono un modo per aumentare la portata della pagina. Di cosa parliamo? Delle reactions di Facebook applicate ai sondaggi, ovviamente: l’ultima moda in fatto di community management.

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Una soluzione che, se impostata male, può essere deleteria o, viceversa, far salire alle stelle le metriche della vostra pagina.

Online si trovano alcuni siti che offrono servizi per predisporre per voi ogni cosa, senza dover affrontare aspetti tecnici troppo astrusi. Impongono però di rivelare dati e concedere autorizzazioni che sarebbe molto meglio e più prudente tenere per sé.

Per questo, ecco una piccola guida per fare tutto da soli, in sicurezza.

Cosa vi serve?

I pezzi del puzzle sono pochi e tutti gratuiti. Vi servirà OBS, il programma per trasmettere in diretta dal vostro desktop e un profilo come sviluppatore Facebook.

LEGGI ANCHE:  Come fare una diretta su Facebook da desktop

Non temete: non dovrete scrivere alcun codice. I file necessari per assemblare un sondaggio in diretta li potete scaricare da qui, dovrete solo modificarli in alcuni punti coi vostri dati.

Vi servirà un’immagine da utilizzare come sfondo della diretta. Le dimensioni devono essere come quella che vi forniamo nel kit: 1280×720 pixel.

Nel kit c’è anche un logo, che potrete sostituire col vostro. Due file in javascript si occuperanno di tutto senza che dobbiate modificarli.

Dovrete modificare il file index.html in alcuni punti, per far sapere agli script forniti dove prelevare i dati e dove andranno visualizzati. Per fare questo vi servirà aprirlo con un adeguato editor e inserire nei punti identificabili dai commenti le informazioni necessarie.

Mettere insieme il puzzle

I passaggi necessari non sono in realtà molti. Per la buona riuscita della vostra diretta però è importante eseguire ogni passaggio nell’ordine giusto e senza saltarne nessuno:

  1. Procuratevi il token di acesso Facebook;
  2. Inseritelo nel file index.html;
  3. Predisponete dalla vostra pagina Facebook la vostra diretta, ma non avviatela ancora;
  4. Impostate OBS con la chiave streaming;
  5. Selezionate il file index.html come sorgente della diretta in OBS;
  6. Programmate o avviate la diretta streaming sulla vostra pagina Facebook;
  7. Impostate il post ID della diretta nel file index.html;
  8. Forzate OBS a ricaricare il file come sorgente dello streaming.

Vediamo ora insieme ogni passaggio in dettaglio.

Il token di accesso Facebook

Non è altro che un lasciapassare: questo token (letteralmente: gettone) servirà per fare che la pagina HTML che useremo possa accedere a Facebook ed esplorare il grafo per ricavarne i dati che ci servono: il conteggio delle reactions.

Visitate la pagina developers.facebook.com, dedicata agli sviluppatori e, se non siete già registrati come sviluppatori, registratevi. Se avete già svolto questo passaggio, accedete semplimente al vostro account.

Cliccate sul pulsante “Le mie app” in alto a destra e selezionate l voce di menu “Aggiungi una nuova app”. Nella schermata che comparirà, selezionate la voce “Configurazione di base” come evidenziato dalla freccia verde.

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Vi verrà chiesto, in una nova schermata, di inserire un nome per la vostra app ed il vostro indirizzo email. Come categoria della app è importante selezionare “Applicazioni per le Pagine”.

Una volta inseriti i dati richiesti, cliccando su “Crea ID app” arriverete alla schermata in cui è possibile definire ogni aspetto della nuova applicazione.

Cliccando, sul menu di sinistra, la voce “Dashboard” sarà possibile esaminare e copiare i due dati che ci interessano: la App ID e la chiave segreta associata.

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Il token di accesso si ottiene con i prossimi due passaggi, che sarebbe meglio fare poco prima della diretta: il token infatti dura solo circa un’ora.

Visitate la pagina https://developers.facebook.com/tools/explorer e selezionate la vostra app e anche la vostra pagina, cliccando sul pulsante “Get Token“.

Copiate il token di accesso che sarà generato. Questo token servirà, nel passaggio successivo come short token.

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Nell’esempio di link che segue, sostituite le parti evidenziate con i dati della vostra applicazione e con il token appena ottenuto. Copiate il risultato e, incollandolo nel vostro browser, aprite quella pagina.

https://graph.facebook.com/oauth/access_token?grant_type=fb_exchange_token&client_id=app_id&client_secret=chiave_segreta&fb_exchange_token=short_token

Otterrete così (finalmente!) l’access token da usare nel file index.html. Riconoscerlo è facile, perché avrà questo formato:

access_token=<…………..>&expires533131

Copiate l’access token e inseritelo nel file index.html

Predisporre la diretta

Aprite la pagina Facebook dalla quale volete trasmettere in diretta il vostro sondaggio. Dal menu di sinistra selezionate Video e, nella schermata successiva, cliccate su Libreria video.

Infine, cliccate ancora sul pulsante “In diretta

Copiate la chiave per lo streaming e inseritela in OBS, nella schermata impostazioni alla voce Chiave Stream, come mostrato nella figura seguente.

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Dopo aver cliccato OK nella schermata di OBS, assicuratevi di aver indicato al programma che userete come fonte delle diretta una finestra del browser e che il suo contenuto sarà il file locale index.html.

Questo file dovrà ancora essere modificato, ma selezionatelo comunque come origine della diretta, come mostrato nella figura.

streming_live_reactions_1

Avviate la trasmissione in OBS e tornate su Facebook. Nella finestra da cui avevate copiato la chiave per lo streaming, cliccate sul pulsante avanti.

Nella finestra successiva dovrebbe comparire, se tutti i passaggi sono stati eseguiti correttamente, l’anteprima della diretta, con la pagina web visualizzata.
Cliccate sull’icona a forma di ingranaggio in alto a destra e selezionate la voce incorpora.

Dalla finestra che comparirà, simile a quella mostrata qui di seguito, copiate solo il numero che segue la parola video, e inseritelo nel file index.html, al posto della dicitura POST ID.

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Tornate su OBS, fate doppio clic su browsersource e poi date Ok, di modo che sia trasmesso il contenuto del file appena modificato.

Ora potete tornare su Facebook e dare avvio alla diretta cliccando sul pulsante Trasmetti in diretta.

Farete il vostro sondaggio con le reactions in live streaming? Fatecelo sapere nella nostra pagina Facebook e nel gruppo LinkedIhn!

Mashable Social Media Day Italia si prepara alla nuova edizione 2017

A poche settimane dalla conclusione dell’evento digital italiano firmato Mashable, Eleonora Rocca, founder dell’evento, ci svela i numeri di SMDAYIT 2016, ci presenta il nuovo team e ci svela qualche piccolo dettaglio riguardo alla strategia per l’edizione 2017 (la quarta) dell’evento.

I numeri parlano chiaro: #SMDAYIT è un caso di successo nel panorama degli eventi italiani. Fin dalla prima edizione nel 2014, ha registrato numeri sempre crescenti in termini di partecipazioni, sponsorship e media partnerships.

Fabio Zaffagnini – Photo Credits Lisa Conti- Palestra Digitale & Clipico

Il Mashable Social Media Day è una delle manifestazioni più importanti al mondo, che celebra la rivoluzione digitale, le dinamiche, le potenzialità dei social network e gli impatti da questi generati sulle nostre vite e sul business. Con oltre 30 milioni di pagine visualizzate al mese, Mashable si classifica come uno dei più grandi siti ed il terzo blog più popolare al mondo.

L’evento Italiano ufficiale @Mashable, consiste in due giornate di aggiornamento e formazione allo stesso tempo, che vedono l’innovazione raccontata attraverso strategie concrete e case studies di successo presentati da professionisti del settore. L’edizione 2015 del Mashable #SMDAYIT ha riscosso oltre 5.500 contatti sul sito e ha registrato +500 partecipanti in sala con +1.300 connessi in live streaming.

Simone Tornabene – Photo Credits Lisa Conti- Palestra Digitale & Clipico

L’edizione 2016 di #SMDAYIT è diventata a pagamento, e nonostante questo, ha visto riconfermarsi e accrescere il suo successo, con oltre 600 persone in sala e +1.500 persone connesse in live streaming. L’evento è stato primo nei trending topic nazionali di Twitter in entrambe le giornate, con 11.864 tweet e 1.605 immagini condivise.

Per citare soltanto alcuni tra i numerosi partners e sponsors, oltre a noi di Ninja Marketing & Ninja Academy, dell’edizione 2016 dell’evento: IED Milano, OIKOS, Hootsuite, TIMWCAP, Tinaba, Hootsuite, Open Campus e WIP Italia.

Cosa ci aspetta nell’edizione 2017?

“Le parole d’ordine dell’edizione 2017 saranno originalità, creatività e risultati” ribadisce Eleonora Rocca “vogliamo case studies che siano disruptive nelle strategie e coinvolgenti nelle modalità di esposizione, che siano in grado di condividere con il pubblico strategie intelligenti, chiare e supportate da numeri che ne dimostrino il successo.

Selezioneremo accuratamente tutte le candidature e faremo in modo di organizzare i contenuti in modo omogeneo e completo, al fine di toccare tutti gli aspetti fondamentali in ambito Digital Marketing, Innovazione e Imprenditoria.

Un ulteriore obiettivo per l’edizione 2017 sarà coinvolgere un buon numero di speakers internazionali, allargando il più possibile lo spettro dei contenuti ad un’ottica internazionale, per abbracciare tutto il mondo dell’innovazione digitale.

Un ruolo attivo nella costruzione del programma lo avranno anche i nostri partecipanti: a tutti invieremo un questionario di valutazione dell’edizione 2016, con l’obiettivo di raccogliere anche idee e proposte del pubblico. Vogliamo che tutti quelli hanno già preso parte a un’edizione del nostro evento si sentano parte del nostro sogno, che sentano di avere un ruolo attivo nella costruzione dell’evento stesso.

E non è finita qui… stiamo anche valutando l’estensione dell’evento ad una eventuale terza giornata, nella quale ancora una volta il focus sarà sul mondo digital e social media ma con particolare attenzione ai trends internazionali più innovativi e all’imprenditoria.

L’evento cresce e si modifica in modo sostanziale nell’edizione 2017 e così fa anche il team organizzativo. Tanti nuovi professionisti si sono uniti a me e all’ormai “storico” Andrea Romoli nella creazione di questo meraviglioso progetto: Federico Cerioni, Daniela Conti, Isabella Cultrera, Luisa Oreglia e Michela Pia sono già al lavoro (e non avete idea quanto!) per rendere questa quarta edizione del Mashable Social Media Day Italy la migliore di sempre. Sono tutti professionisti affermati del mondo del web marketing che contribuiscono con le loro diverse competenze a un’organizzazione che ogni anno si fa sempre più complessa e coinvolgente.

Durante i giorni dell’evento, inoltre, saremo affiancati anche quest’anno dai ragazzi del Social Media Team, che già dall’edizione 2016 hanno avuto un ruolo fondamentale durante il live.

” Insomma una quarta edizione che si preannuncia ancor più coinvolgente e ricca di sorprese. E in questi mesi continueremo a sfornare novità e interessanti preview sui nostri canali social quindi stay tuned!

Segui il Mashable Social Media Day Italy sui canali ufficiali Facebook, Instagram, Twitter e ovviamente sul sito.

Kenzo Epica Awards 2016

Epica Awards 2016: da Kenzo a Game of Thrones, tutte le campagne premiate

Ricordi l’ultimo spot di Kenzo con Margaret Qualley? C’è anche Kenzo Parfum tra i vincitori degli ultimi Epica Awards 2016, per la categoria Grand Prix Film.

Patricia Tranvouëz, CEO di Kenzo Parfums, riguardo al premio ricevuto ha dichiarato:

“Siamo molto toccati ed estremamente orgogliosi di questo progetto, che è il primo su cui abbiamo lavorato con Carol Lim e Humberto Leon, i direttori artistici della casa di moda. Il progetto ha riunito grandi artisti come Spike Jonze, Ryan Heffington, Sam Spiegel e, naturalmente Margaret Qualley, il cui talento come ballerina e attrice ha bucato lo schermo. Grazie a tutta la mia squadra, che ha fatto di questo progetto una priorità e lo ha portato a compimento”.

Epica Awards 2016: la celebrazione della creatività

Gli Epica Awards sono l’unico evento creativo nel quale i premi sono assegnati dai giornalisti che lavorano per riviste di marketing e comunicazione di tutto il mondo.

Oggi Epica Awards è una celebrazione internazionale della creatività, che attira migliaia di voci provenienti da oltre 70 paesi e nel trentesimo anniversario della manifestazione, punto di incontro tra l’industria creativa e la stampa di settore mondiale, tante agenzie celebri sono state premiate per il loro lavoro.

Tra gli altri, Leo Burnett e BBDO rispettivamente come Network of the Year e come Agency of the Year.

Scopriamo insieme tutti gli annunci premiati con l’Epica Grand Prix di quest’anno.

Design Grand Prix, un premio per le “storie semplici”

Il premio Design è andato a Simplified Stories di DDB.

L’innovativa collana di libri riadatta le opere letterarie per renderle più accessibili a coloro che soffrono di Alzheimer. Secondo la ricerca, infatti, la lettura può rallentare il progredire della malattia, e questo progetto in collaborazione con Alzheimer League Flanders rende più facile seguire una storia, nonostante la perdita di memoria.

Digital Grand Prix: come creare una vera opera d’arte

Il premio per il digitale è stato assegnato a The Next Rembrandt di J. Walter Thompson.

L’ambizioso progetto realizzato per ING ha utilizzato i big data per analizzare tutti i dipinti di Rembrandt e quindi crearne uno nuovo, prodotto in digitale, fedele allo stile dell’artista. Il lavoro si è subito rivelato uno dei più premiati nel panorama digitale.

Outdoor Grand Prix: come premiare i fan ed essere premiati

L’Award per l’outdoor va a Doors of Thrones di Publicis.

A gennaio del 2016 una tempesta ha distrutto gli alberi secolari di una delle aree utilizzate per girare Game of Thrones. Tourism Ireland e Publicis Londra hanno lavorato insieme agli artisti della serie per trasformare questi giganteschi tronchi in porte ornate che rappresentano diversi episodi dell’ultima stagione dello show. Le porte sono state poi installate nei pub irlandesi per creare una sorta di caccia al tesoro dedicata ai fan.

Press Grand Prix: quando Brad è tornato single

Per gli annunci stampa il premio è andato a Brad Is Single di Try per Norwegian Airlines.

Epica Awards 2016 Brad is single

Probabilmente non c’è bisogno di ricordarti di cosa stiamo parlando, perché l’annuncio comparso sui giornali ha fatto anche il giro del web, con un effetto virale incredibile.

La rapidità nel cogliere l’occasione dell’evento, l’ironia e il messaggio semplice e diretto, oltre alla conoscenza attenta della cultura pop contemporanea, hanno avuto un ruolo essenziale nell’adv che giocava sulla notizia della separazione tra Brad Pitt e Angelina Jolie.

LEGGI ANCHE: Norwegian, Kia, McCann: i migliori annunci stampa della settimana

Gold Epica Awards: da Turkish Airlines a Mc Donald’s, scopri gli altri vincitori

Turkish Airlines è stata premiata con il Gold Prize nella categoria Product & Brand Integration, per la campagna pubblicitaria di Batman vs. Superman.

La compagnia ha fatto un cameo con il suo aereo Boeing 777 nel film Batman vs. Superman: Dawn of Justice, mentre al di fuori dello schermo, Turkish Airlines ha presentato alcune innovative esperienze in tema con il film che hanno dato l’opportunità a tutti i fan di osservare il mondo dei loro supereroi, ad esempio permettendo ai viaggiatori di “prenotare” i voli per i due “nuovi” collegamenti della sua rete di tratte: Gotham e Metropolis.

Per la categoria Food, premiata anche Mc Donald’s per la campagna sui McDonald’s Iconic Products, realizzata da Leo Burnett, giocando sui suggerimenti di ricerca degli utenti.

epica awards 2016 mc donald's

Il lavoro delle agenzie creative migliori del mondo è un’ottima fonte di ispirazione e ci porta a scoprire tutte le novità della comunicazione. Non perdere neanche uno degli annunci premiati e scopri tutte le categorie dell’Epica Awards 2016.

illustrazione Black Mirror

Black Mirror: se gli episodi fossero locandine

Se Charlie Brooker solo sapesse. Forse, e dico forse, aveva già ben chiaro l’effetto che Black Mirror avrebbe avuto sugli spettatori. Un misto di angoscia e scenari futuristici complessi che potrebbero peggiorare il modo in cui viviamo la tecnologia e il progresso. Lo specchio è concreto, talmente reale che l’applicazione apparsa in uno degli episodi ha visto la luce poche settimane fa, qui, nella nostra quotidianità. Talmente reale da ispirare il mondo dell’illustrazione e della grafica.

black mirror

Fonte: behance.net / Credits: Rafael Barletta

black mirror illustrazioni

Fonte: behance.net / Credits: Rafael Barletta

LEGGI ANCHE: Abbiamo chiesto agli esperti di Influencer Marketing cosa pensano del primo sconcertante episodio di Black Mirror

Black Mirror, serie ormai culto per molti appassionati di Netflix, già nel 2012 si era aggiudicata un Emmy, dopo una sola stagione trasmessa l’anno precedente. In un’intervista Brooker ha affermato che l’idea per sviluppare il soggetto è arrivata da ciò che le serie tv solitamente non fanno, ovvero raccontare di come le cose potrebbero andare male. Molto male. Ogni episodio è auto conclusivo e ogni puntata fa un balzo in avanti verso il lato oscuro della Forza, quella nascosta dietro la tastiera, lo smartphone, la sovraesposizione, l’eterna competizione o la sete di sapere.

black mirror poster

Fonte: behance.net / Credits: Rafael Barletta

black mirror puntate

Fonte: behance.net / Credits: Rafael Barletta

Visione pessimistica? Forse, intanto dall’acquisizione dei diritti da parte di Netflix nel 2015 gli episodi sono aumentati, e la voglia di guardare dentro l’abisso e abbracciare anche l’altra faccia della medaglia ha divorato il pubblico internazionale. L’hanno definito un “The Twilight Zone” moderno (il nostro “Ai confini della realtà“) e infatti una delle ispirazioni dell’ideatore e produttore sembra proprio arrivare anche da lì.

Anche il mondo dell’illustrazione non ha tardato a rendere omaggio alla serie e si è sbizzarrito nel creare omaggi e citazioni.

illustrazione black mirror

Fonte: behance.net / Credits: Rafael Barletta

black mirror

Fonte: behance.net / Credits: Rafael Barletta

Un esempio interessante è quello del progetto di Rafael Barletta, grafico brasiliano che nel suo portfolio ha già esplorato il mondo delle icone della musica e delle serie cult. In questi poster dedicati a Black Mirror, alcuni episodi della commentatissima terza serie, andata in onda nel mese di Ottobre, hanno subito un makeover minimale e con un solo frame, fatto di titolo e immagine, mirano a raccontare il tema della puntata.

L’arte che imita l’arte, che a sua volta prende spunto dalla realtà. Un bel passaggio che potrebbe presto portare questo genere di illustrazione ad una nuova forma di arredamento, prendendo il posto dei grandi film e delle grandi storie che ci hanno fatto sognare. Specchi di carta appesi al muro, capaci di raccontare cosa stiamo sperimentando e come le nostre vite siano inevitabilmente cambiate in questi anni.

video advertising

10 consigli per ideare una campagna creativa di successo su YouTube

di Marianna Ghirlanda, Head of Creative Agencies, Google Italia.

Marianna Ghirlanda

Quando pensiamo ad artisti come i TheJackal, theShow, iPantellas, ormai noti ben oltre i confini digitali, spesso tendiamo a dare la loro fama per scontata. Si muovono con disinvoltura tra video divertenti e collaborazioni di alto livello e raggiungono sempre dalle centinaia di migliaia ai milioni di visualizzazioni. Quello che tendiamo a notare meno, proprio per la loro spontaneità che è anche formula del loro successo, è l’impegno, la dedizione e la costanza per raggiungere questi risultati. Sul canale dei TheJackal si trovano quasi 100 video, iPantellas ne hanno quasi 200, i TheShow hanno superato i 600 e tanti altri sono oltre il migliaio. YouTube è per loro una casa, e spesso in questa casa è nata la loro carriera.

Se i creator prendono così seriamente il lavoro che c’è dietro a un video, dalle riprese alla promozione, non è possibile pensare che la campagna di un brand funzionerà solo perché YouTube è seguito da oltre un miliardo di persone.

La possibilità di generare contenuti da parte degli utenti fa sì che sulla piattaforma la scelta sia sempre più ampia, così che spesso il nostro contenuto rischia di perdersi nel mare magnum di storie, a volte bellissime, che non necessariamente hanno l’ambizione di raggiungere milioni di persone. Quante dichiarazioni d’amore, auguri di compleanno, feste di Natale in famiglia, serate tra amici, ricordi di un momento, piccole grandi storie si trovano su YouTube e che solo le persone a cui sono rivolte vedranno?

Così come succede su canali più tradizionali, è più facile emergere attraverso una campagna pubblicitaria. Ma non tutte le campagne sono uguali.

Come posso stimolare le visualizzazioni organiche a partire da una campagna pianificata? Come assicurarmi che il messaggio raggiunga le persone giuste e che sia ricordato anche quando queste persone passano al video successivo? Sono tutti obiettivi raggiungibili e le possibilità per fare una campagna di successo su YouTube sono alte.

Non c’è una formula magica e non dobbiamo mai dimenticare che siamo nel regno della creatività, dove le idee migliori a volte sono quelle più inattese. Tuttavia, alcuni accorgimenti sono utili per imboccare la strada migliore ed evitare di cadere in facili errori. Di seguito, una lista di “dieci regole” fondamentali per una corretta comunicazione su YouTube:

1 – Il contenuto è il protagonista

Chi non conosce questo video?

Tra i primi del canale Rockin1000, in breve tempo ha fatto il giro del mondo con 33 milioni di visualizzazioni, fino a diventare un format replicato in numerose altre occasioni. Il concetto è semplice: i fan diventano protagonisti del loro brano musicale preferito e creano una situazione emozionante in un contesto visivamente coinvolgente, con centinaia di chitarre, batterie e bassi che suonano all’unisono.

Sono le idee semplici e ben eseguite che spesso hanno il maggior successo. Si può creare un contenuto indimenticabile. Oppure si può collaborare con chi conosce bene YouTube e ha una base consolidata di fan, a patto di non stravolgerne lo stile. O ancora, si può pianificare una campagna video in apertura di contenuti premium. Le strade sono molte, ma tutte portano a un’unica conclusione: il contenuto è il protagonista indiscusso.

2 – Pensa alle condivisioni

Un contenuto vincente è quello che le persone scelgono di condividere spontaneamente. Una condivisione organica è il migliore indicatore che le persone parleranno di voi. Ma cosa porta a voler condividere un video? Spesso è la sensazione di prossimità, la storia che vedo accende il mio senso dell’umorismo, mi commuove, mi fa pensare, più in generale racconta qualcosa in cui riesco a identificarmi. Quella storia mi aiuta a raccontare agli altri una parte di me.

Sappiamo che sono tre i contenuti principali che portano alla condivisione:

  • L’effetto sorpresa: anche un video educativo può avere un successo strepitoso quando sfrutta l’effetto sorpresa, come l’iconica campagna “Dumb Ways to Die” di Metro Trains Melbourne che in poco tempo ha fatto il giro del mondo grazie a milioni di condivisioni. Chi avrebbe scommesso sulla popolarità di un tema come la sicurezza in metropolitana?

  • L’effetto risata: quando si riesce a far ridere, a sorprendere, a unire ad arte due cose apparentemente lontane come… la maternità e l’hip hop per raccontare le dimensioni “large” di un’automobile, le probabilità di rimbalzare da schermo a schermo sono altissime.

  • L’effetto commozione: ispirare e commuovere sono al fondamento del nostro modo di sentire come esseri umani e come comunità, che si tratti di una nazione intera, di un gruppo di amici o del nucleo familiare. Una campagna come #Possoaiutartimamma si rivolge a quest’ultimo e fa leva sul riconoscimento di un valore e sulla riconoscenza.

https://www.youtube.com/watch?v=XEdHW7t5NGQ

Sono tutte campagne che hanno fatto un passo oltre il semplice messaggio di branding. Nella storia, l’oggetto della comunicazione viene illuminato in modo nuovo, mostrando qualcosa che non ci aspettavamo e che resta con noi anche dopo la fine del video. Tanto da volerlo raccontare a tutti.

3 – I primi 5 secondi

YouTube è una piattaforma interattiva e tra le interazioni disponibili c’è la possibilità di saltare un annuncio video dopo 5 secondi. È vero, alcuni formati non offrono questa opzione, ma se riesco ad avere tutta l’attenzione di chi guarda fin da subito, saranno le persone stesse a voler vedere il resto della storia fino alla fine, prova di un vero interesse. Le agenzie creative sono consapevoli di questa opportunità e spesso hanno reso la possibilità di saltare l’annuncio un vero punto di forza.

È il caso di GEICO, una società di assicurazioni americana, che ha basato un’intera serie di campagne sull’idea di unskippable ads. È importante sottolineare che davvero qualunque tipo di azienda può fare video estremamente divertenti e memorabili.

https://www.youtube.com/watch?v=eAKyFw-FOJ0

4 – Prenditi il tempo necessario

Se è vero che a volte bastano 5 secondi, ci sono storie che richiedono tempi più lunghi. Spesso mi chiedono quale sia il tempo giusto per un video su YouTube. La verità è che YouTube non pone limiti di tempo, proprio perché ogni storia è unica ed è il canvas creativo a guidare sulla durata. I contenuti di Wind: Papà o Una grande giornata, sono interessanti  esempi in questo senso.

Una campagna lunga e articolata permette di misurare dove avvengono i picchi di attenzione e di abbandono del video, in modo da avere informazioni precise sul tipo di fruizione. YouTube ha permesso alla pubblicità di uscire dal formato classico 30-60 secondi, aprendo infinite possibilità di realizzare campagne brevissime – grazie a nuovi formati mobile-first, per esempio (v. punto 9) – così come formati più vicini all’idea di un cortometraggio o di un film.

5 – La call to action deve essere chiara

Se vuoi coinvolgere gli utenti, ma soprattutto se vuoi che compiano un’azione, dal semplice click online a un’iniziativa partecipativa con la loro comunità, devi dirlo chiaramente. Ci sono troppi messaggi pubblicitari che perdono efficacia per non essere stati abbastanza espliciti nella loro richiesta. Da utente, ho bisogno di una comunicazione chiara perché solo in questo modo divento parte della storia. L’esempio della Ice Bucket Challenge ha molto da insegnare in questo senso.

6 – Interattivo è meglio

Ci sono due modi per rendere un video interattivo su YouTube. Il primo più ovvio è l’utilizzo della tecnologia e delle opzioni sui formati, come gli overlay e le schede sponsorizzate che permettono di aggiungere informazioni e link ad altre pagine web. Un altro modo, decisamente più creativo, è quello di giocare ironicamente con il contenuto. Di nuovo GEICO ci offre un ottimo esempio con la serie “Fast Forward” in cui la narrazione viene mandata “avanti veloce” – il valore promosso è quello del risparmio – per vedere subito il finale.

https://www.youtube.com/watch?v=DgCHUHgNnZI&list=PLwTsyIROsacim24vPVm-6Vf_P5AtfvMk9

7 – La strategia è il segreto: l’esempio HHH

Un unico contenuto può da solo avere un grande successo, ma difficilmente sarà altrettanto efficace. Non è un caso che tutti gli esempi raccontati fino adesso non si limitino a una sola storia, ma facciano parte di una strategia video più ampia e articolata. Quello della viralità, oggi sulla bocca di tutti, è un falso mito, perché anche una volta ottenuta, i risultati non saranno mai quelli sperati. È una fama che dura quanto la vita di una farfalla, mentre in pubblicità sappiamo che occorre persistenza e controllo del messaggio.

Ben venga un video virale, ma solo se ha alle spalle una solida strategia in grado di capitalizzare sull’aumento di traffico e su nuove tipologie di utenti alle quali non era rivolto l’annuncio. La strategia più affermata su YouTube è chiamata HHH, dall’iniziale delle tre parole inglesi Hero (il video principale), Hub (fulcro) e Help (aiuto).

“Hero” è il video principale della campagna, solitamente gode di un forte investimento pubblicitario che ne garantisce la visibilità. È il video che rappresenta al meglio i valori del brand e, virale o meno, avrà probabilmente un forte picco di visualizzazioni al lancio grazie anche alla promozione. Il suo obiettivo è generare awareness su larga scala prima che l’attenzione generale si sposti su altro, cosa che normalmente avviene dopo poco tempo.

Per questo occorrono video più frequenti e meno costosi, anche in termini di promozione, capaci di continuare a raccontare il brand nel tempo. L’esempio più famoso è sicuramente l’epico video di Volvo che al momento del lancio si chiamava Live Test 6, facendo così in modo che gli utenti, dopo averlo visto, fossero spinti a vedere anche gli altri live test. Questi ultimi, nella strategia di Volvo, rappresentano i video “Hub”, contenuti programmati per raggiungere le persone più interessate al brand.

Infine, i video “Help” sono una serie di contenuti pratici che non richiedono lo stesso tipo di investimento economico né creativo, poiché pensati come veri e propri approfondimenti pratici, come per esempio degli “how to” o video tutorial. Sono inoltre un ottimo modo per mantenere una corretta comunicazione del brand, offrendo per primi un tipo di informazioni che altrimenti verrebbe cercato altrove.

Con i provini, i tutorial e il video “Hero” in homepage, il canale di Ace ha sapientemente sfruttato la strategia HHH.

8 – Usa titoli, descrizioni e tag

Oltre al contenuto e alla sua strategia, è necessario che i video siano facilmente reperibili su YouTube. Bisogna sempre tenere presente che il motore di ricerca di YouTube è testuale e che quando cerchiamo, cerchiamo prima attraverso le parole, quindi scegliamo in base all’immagine che ci sembra più appropriata. Per questo, in fase di caricamento, il corretto inserimento del titolo e della descrizione del video possono fare la differenza. Il terzo elemento è l’immagine o thumbnail che verrà visualizzata per rappresentare il video.

Se un video caricato su YouTube non è trovabile, sarà impossibile vederlo. Ecco perché gli elementi descrittivi e le tag sono quasi tanto importanti quanto il contenuto stesso.

9 – Prima pensa al mobile

Non è la prima volta che leggi questo consiglio: pensa sempre all’esperienza su smartphone, perché una grandissima parte delle visualizzazioni arriva da lì. Non usare testi o dettagli troppo piccoli, perché saranno illeggibili da mobile. E considera l’utilizzo dei Bumper Ads, un nuovo formato breve pensato proprio per il mobile e che solitamente fa parte di una campagna più articolata.

Infatti, non è vero che su mobile le persone guardano solo video brevi. Anzi. E quando guardano, spesso indossano auricolari per cui la colonna sonora diventa fondamentale. Su YouTube l’audio è sempre on.

10 – Mai arrendersi

Costruirsi una digital share e parlare con gli iscritti al canale richiede tempo e costanza, ma i risultati in termini di brand equity sono impagabili. Gli analytics di YouTube permettono di capire come le persone interagiscono con il video, fornendo indicazioni sulle preferenze degli utenti. Occorre continuità e l’impegno dei creator ne è la prova.

Una buona strategia è quella di collaborare proprio con i creator, la cui base di fan è già consolidata. È importante individuare quelli più riconoscibili dal tipo di utenti che vogliamo raggiungere. I creator su YouTube sono a migliaia, di ogni età e per ogni tipo di interesse. Brand come Gillette, Leerdammer, Oreo, Ringo e molti altri hanno già cominciato ad accorgersene.

Impegno, attenzione e spontaneità. In un certo senso, queste nuove star indicano la strada da seguire per avere successo su YouTube. E molto spesso, è una strada che i brand possono fare insieme a loro.

Il messaggio nascosto dei loghi più famosi

Un logo corporate non è mai solo un esercizio di stile e creatività: spesso rimane legato all’azienda per molti anni dal suo concepimento, alcuni diventano così famosi da non necessitare del naming o del pay off collegati. Pensa ad esempio ad uno dei loghi più famosi in assoluto: il celeberrimo “Swoosh” di Nike.

Perché i loghi più famosi contengono un messaggio nascosto?

Negli anni il suo significato originale può perdersi o mutare; alcuni brand hanno inserito un messaggio nascosto o a malapena visibile nei loghi più famosi per spingerti a guardarli più volte e per rimanere sedimentati nella memoria.

Con quale risultato? Diventano subito riconoscibili. Altri ancora, invece, hanno incorporato nel logo un omaggio alla città di nascita del prodotto o si sono divertiti a seminare qualche easter egg legato alla mission e ai valori aziendali.

Un logo è quindi anche uno dei principali veicoli di emozioni legati al brand che rappresenta. Sapevi che per creare il logo di Toyota ci sono voluti 5 anni di lavoro e che racchiude non solo la cultura della marca ma anche parte di quella giapponese?

Ecco una carrellata dei loghi più famosi che contengono un messaggio nascosto.

Tour de France, un logo in sella

Creare un logo memorabile non è solo questione di grafica

Il cerchio giallo inserito nel logo della gara ciclistica non è solo un’illustrazione che rappresenta il sole dell’estate, la stagione in cui si svolge la gara, ma insieme alla “R” diventa un ciclista in sella piegato in volata.

Amazon, lo shopping dalla A alla Z

Creare un logo memorabile non è solo questione di grafica

Il colosso del commercio elettronico di Seattle, che a metà degli anni ’90 muoveva i suoi primi passi come libreria online, nel suo logo nasconde la sua vision.

La freccia gialla sottostante il logotipo unisce la lettera “a” e la “z” per indicare la varietà di prodotti che puoi trovare sul sito, ma crea anche una sorta di sorriso, che rappresenta idealmente la soddisfazione dei clienti dopo aver acquistato.

Unilever, tanti brand in un solo logo

Creare un logo memorabile non è solo questione di grafica

La grande “U” di Unilever, è composta da una varietà di immagini apparentemente randomiche che in realtà sono icone che rappresentano i vari asset di business della multinazionale anglo-olandese.

Cisco, un ponte tra le onde

Creare un logo memorabile non è solo questione di grafica
Intorno al nome Cisco sono circolate molte leggende ma a quanto pare altro non è che l’abbreviazione di San Francisco, città nella quale è stata fondata.

Le linee blu che sovrastano il logotipo sono sia delle onde elettromagnetiche che la forma stilizzata del Golden Gate Bridge, il simbolo della metropoli californiana.

Vaio, dall’analogico al digitale

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Il sub-brand di Sony, che dal 2008 è diventato l’acronimo di Visual Audio Intelligence Organizer, nel suo logo ha interiorizzato il passaggio dall’analogico, le lettere “va” e il digitale “io” che possono essere lette anche come “1, 0”, simboli del codice binario.

Toyota, all in!

Creare un logo memorabile non è solo questione di grafica

Introdotto nel 1989, per celebrare il cinquantesimo anniversario della multinazionale nipponica, il logo “a tre ovali” ha richiesto ben 5 anni di lavoro, per creare una forte e spiccata identità che annunciasse l’espansione del business di Toyota in vari paesi.

I simboli che a prima vista sembrano solo formare l’iniziale del brand, nascondono invece uno studio profondo e complesso: in primis i tre ovali sono sviluppati in un layout orizzontale e simmetrico, che lo rende riconoscibile anche visto da uno specchietto retrovisore.

Gli ovali interni rappresentano il cuore dei clienti e dell’azienda che si intersecano, simboleggiando il rapporto di fiducia tra i due, mentre l’ovale esterno equivale al mondo che abbraccia il marchio.
Ogni ovale è disegnato con uno spessore differente, in relazione all’antica arte calligrafica giapponese. In ultima analisi il logo contiene tutte le lettere di “Toyota”.

FedEx, dritto verso la consegna

Creare un logo memorabile non è solo questione di grafica

FedEx pubblicizza i suoi servizi come consegne veloci e accurate, che vengono riassunte nel logo aziendale che contiene in negativo una piccola freccia bianca nell’intersezione tra la “E” e la “X”.

Toblerone, il cioccolato di Berna

Creare un logo memorabile non è solo questione di grafica

L’iconico cioccolato svizzero, balzato recentemente agli onori della cronaca inglese per la riduzione delle piramidi di cioccolato all’interno di ogni confezione scatenando le ire dei consumatori britannici, nel suo logo contiene un tributo a Berna, la città nella quale è nato.

Non solo nel naming è inserito il nome “Bern” ma in negativo nella montagna è possibile riconoscere un orso, il simbolo della città.

Pinterest

Creare un logo memorabile non è solo questione di grafica

Il Social network dedicato alle bacheche fotografiche e video, dove è possibile “pinnare” le immagini e categorizzarle in board d’interesse, non trova solo nel naming la sua mission (pin=appendere e interest=interesse) ma la prima lettera è essa stessa una “puntina”.

Beats, sempre in cuffia

Creare un logo memorabile non è solo questione di grafica

Il logo delle cuffie wireless Beats non è solo l’iniziale del brand come può sembrare a prima vista, ma anche la stilizzazione di un viso che le indossa.

LEGO SERIOUS PLAY: oltre a parlare, qui si ‘costruisce’ seriamente!

Questo articolo è stato scritto da Daniele Radici, ‎Innovation & Strategy Specialist / LEGO® SERIOUS PLAY® Facilitator.

Qualche settimana fa, nell’articolo “Guida essenziale a LEGO SERIOUS PLAY, il metodo per descrivere, creare e testare business concept”, ti ho iniziato a spiegare cosa è LEGO® SERIOUS PLAY®.

In estrema sintesi, questa metodologia permette di costruire oggetti astratti (modelli) relativi ad un argomento specifico in modo molto efficace e, soprattutto, sblocca il grande potenziale che ogni persona ha dentro di sé. Per questo motivo con LSP si riescono a trasformare i classici meeting “80-20” (l’80% del contenuto viene generato dal 20% dei partecipanti) in workshop con un livello di commitment e coinvolgimento totale (“100-100”, appunto), nei quali tutti hanno l’opportunità di dare un contributo e – spesso e volentieri – le migliori idee non sono sempre di provenienza del classico “20%” a cui si è abituati.

© foto: Ornella Pesenti, fotobusiness.it

Questo permette a LEGO® SERIOUS PLAY® di essere una metodologia trasversale in grado di lavorare su diversi aspetti come per esempio la creazione di una vision condivisa in un team di lavoro, la facilitazione del processo di innovazione di un prodotto/servizio o la risoluzione di un problema complesso all’interno di un’organizzazione.

LEGGI ANCHE: Ecco il libro che spiega il Metodo LEGO Serious Play per il Business

Ora, per darti anche qualche dettaglio in più rispetto all’ultimo articolo che ho scritto, ti racconto diversi esempi di applicazione che ho seguito in prima persona; per ragioni di privacy e riservatezza sia personale che aziendale, non potrò fornirti dettagli specifici.

LSP per il personal development

Il primo esempio che ti racconto è quello di Marcello (nome puramente di fantasia), un manager con davanti a se un bivio professionale molto importante.

Si tratta di un progetto di personal development in cui LEGO® SERIOUS PLAY®  è stato lo strumento abilitante che ha permesso una profondità di analisi rispetto alle aspettative di Marcello e, soprattutto, a ciò che lui vivesse come “pain” (paure).

© foto: Daniele Radici - uno dei due modelli finali realizzati da “Marcello”

© foto: Daniele Radici – uno dei due modelli finali realizzati da “Marcello”

Il lavoro fatto con Marcello è servito a identificare una serie di variabili sulle quali concentrare i suoi sforzi e comprendere quali potessero essere le migliori alternative di una o dell’altra strada. Per fare questo, dopo una serie di passaggi, si è giunti alla realizzazione di due diversi modelli, ognuno dei quali rappresentava le aspettative di Marcello sotto forma di “aspirazioni e ambizioni”.

Commentando e “giocando” con i due modelli, eliminandone elementi e creandone delle altre versioni intermedie, Marcello è riuscito a prendere una scelta con una maggiore consapevolezza e vision; una scelta alla quale è arrivato lavorando sui suoi modelli e non con miei consigli o spunti.

E’ importantissimo questo passaggio poiché, soprattutto nelle dinamiche di sviluppo personale, il ruolo del facilitatore non è quello di “consigliare decisioni”, ma bensì quello di “abilitatore alla comprensione” del modello che il partecipante realizza come risposta alla una domanda specifica posta a inizio workshop.

LSP per la fusione di due PMI

Uscendo dalla dimensione personale vista con il progetto di Marcello, il secondo caso che ti racconto riguarda il percorso di fusione tra due aziende (PMI con 40 dipendenti la prima e 80 la seconda); il metodo LEGO® SERIOUS PLAY®  in questo caso è stato utilizzato sia per accompagnare i due imprenditori nella realizzazione di una vision condivisa, sia per simulare degli scenari strategici con un team più allargato di partecipanti (un totale di 6 persone al secondo tavolo di lavoro).

Nella prima fase si è lavorato con LSP per far emergere sia la vision dei due imprenditori che le loro attese; punti di coesione e punti diversità sono stati discussi e “guardati in modo tridimensionale” così da raggiungere un punto d’incontro e, soprattutto, porre le basi per una decisione condivisa.

Nella seconda fase, estesa anche ad altri quattro colleghi provenienti dalle due aziende, l’obiettivo è divenuto più di natura strategico/progettuale: in due sessioni ho utilizzato LSP per far identificare al team lo scenario “to-be” di riferimento, partendo (come prevede il processo) da diversi modelli individuali per poi raggiungere un modello condiviso. In seguito si è lavorato sul contesto esterno e sui fattori abilitanti (e non) di quello scenario in modo da avere una visione a 3D della complessità del sistema attorno alle loro aspettative.

La parte finale del progetto è stata la più “movimentata” poiché, identificata una serie di possibili eventi, ho aiutato il team alla fase di Real Time Strategy, uno dei momenti di “play” (simulazione ed esplorazione) in cui si effettua una vera e propria prototipazione del sistema costruito: si simula l’accadimento di un evento, si verifica “dove” questo evento ha impatto sul sistema e si discute in modo da capire come il team agirebbe nel caso di quell’evento specifico.

LSP per disegnare una vision condivisa

Il terzo esempio che ti racconto è invece legato alla definizione di una vision condivisa di un nuovo network di imprenditori appartenenti a diversi settori industriali il cui punto comune di contatto è l’innovazione.

© foto: Daniele Radici – la vision del network dedicato all’innovazione

In questo caso ho dapprima guidato i partecipanti nella realizzazione di un modello di identità condivisa (la grossa base verde al centro del tavolo), per poi entrare maggiormente in dettaglio sulle aspettative (sessione 1) e sui rischi (sessione 2) legati a questa iniziativa. Così facendo è stata realizzata una mappa visuale e tridimensionale dello scenario al quale si stanno affacciando questi giovani imprenditori ed è stato facile individuare subito gli aspetti critici su cui porre l’attenzione.
Rispetto all’esempio precedente delle due imprese in fase di fusione, questo è sicuramente un caso meno complesso sia per finalità che per tempistica: nel primo caso abbiamo lavorato su più sessioni da 4/6 ore mentre questo ultimo esempio è stato condensato in una mattinata di workshop con ritmi abbastanza rapido ma efficaci.

Spesso capita che i progetti di natura strategica e/o di problem solving complesso siano composti da più sessioni di lavoro e capita che queste si conducano utilizzando non solo la metodologia LEGO® SERIOUS PLAY®; ti faccio questa precisazione poiché spesso LSP viene usata in modo integrato con altre metodologie (io spesso la unisco al Metaplan – per il problem setting – oppure al Business Model Canvas – per la definizione di modelli di business) e, soprattutto, LSP viene utilizzata come “strumento per raggiungere un obiettivo”…per questo motivo diffida sempre da chi ti dirà “ti vendo un workshop LSP di team building” senza nemmeno approfondire il tema e l’obiettivo, poiché in quel caso ti sta vendendo un potentissimo strumento in modo totalmente scorretto e senza fornire una reale finalità al workshop (…e forse potrebbe non essere nemmeno un facilitatore certificato).

LEGO® SERIOUS PLAY® è una metodologia che si utilizza con molte finalità come la risoluzione di problemi, la condivisione di decisioni e il processo di real time strategy… ma LSP non è una metodologia finalizzata al team building, quello è un piacevole “side-effect” che si ottiene grazie al processo ed al ruolo del facilitatore.
Proprio sul tema, tra le altre cose, si è mosso in prima persona Robert Rasmussen (co-fondatore di LEGO® SERIOUS PLAY®) che ha deciso di dedicare ai partecipanti della LSP Fest tenutasi ad ottobre 2016 a Milano il video riproposto sotto, che gli amici di Cocoon Projects (punto di riferimento per lo stesso Robert Rasmussen e la Association of Master Trainers in the LEGO® SERIOUS PLAY® Method qui in Italia) hanno messo a disposizione di tutti. Sono pochi minuti, per cui se sei arrivato fino qui, ti consiglio di  “chiudere in bellezza” con le parole di Robert! #hardfun

Il futuro di Facebook: per mettere un like, basterà sorridere

FacioMetrics è una startup nata dalla mente di alcuni studenti della Carnegie Mellow University di Pittsburgh, Pennsylvania, specializzata in riconoscimento facciale. L’intelligenza artificiale è una materia di ampio interesse sia in campo scientifico che nel campo del digitale e della comunicazione del futuro, lo sappiamo: è questo che ha probabilmente convinto Mark Zuckerberg ad acquisire FacioMetrics.

Per mettere un Like su Facebook basterà sorridere

Facebook

Fino a qualche tempo fa, Facebook offriva ai propri utenti due sole opportunità di reazione: apprezzare un contenuto o, altrimenti, semplicemente ignorarlo. Questo modo di processare le informazioni e stimolare risposte era sicuramente molto poco “umano”, in quanto più vicino alla logica binaria informatica, basata unicamente sulla contrapposizione tra 0 e 1.

Ma quante emozioni restano implicite nella scelta di mettere un “Mi Piace” o di non farlo? Sicuramente sei: amore, gioia, sorpresa, rabbia e tristezza, oltre che, ovviamente, il semplice like.

Ecco che fanno capolino le ormai celebri Reactions, che assecondano il bisogno umano di esprimersi, e di farlo nel modo più dettagliato ed empatico possibile, ma anche quello di offrire alle aziende un nuovo metodo per analizzare il brand sentiment e gestire in modo più oculato ed efficiente il proprio content management. Le Reactions di Facebook arricchiscono, personalizzano e differenziano le risposte degli utenti ai vari tipi di contenuto con i quali scelgono di interagire.

La liaison tra Facebook e FacioMetrics potrebbe rappresentare un upgrade di questo concetto, andando a valorizzare ancor di più la componente espressiva. Sembra proprio che, in un futuro non troppo lontano, sarà possibile aggiungere le proprie reazioni ai post semplicemente esprimendole, e scattandosi un selfie.

L’idea di poter inserire un Grr all’ultimo post che ci ha infastidito semplicemente digrignando i denti davanti alla fotocamera del vostro smartphone, mentre siete nel traffico, non vi entusiasma? Allora continuate a leggere, perché c’è dell’altro.

Facebook

 

Personalizzare, per migliorare la User Experience

Prima di tutto, una doverosa premessa. Il mirabolante successo delle maschere di Snapchat ha sempre fatto gola in primis a Facebook, che già da qualche tempo rincorre il fantasmino sullo scenario della Realtà Aumentata. L’acquisizione di FacioMetrics va in questa direzione: se vi siete entusiasmati per la maschera Snapchat con le orecchie da cagnolino e una lingua enorme che sembra uscire proprio dalla vostra bocca, sappiate che anche Facebook sta preparando degli effetti speciali.

Conscio dell’esigenza sempre maggiore che gli utenti hanno di esprimersi in modi creativi e originali, Zuckerberg sta lavorando a nuovi filtri ed effetti che potrete applicare alle vostre foto e video, per dare quel tocco personale che risponde anche a un altro bisogno prettamente umano, quello di distinguersi. Gli utenti avranno modo di costruire delle vere e proprie esperienze, sempre più coinvolgenti, interattive e realistiche, da condividere con i propri amici di Facebook.

Facebook

Sembra proprio che la sfida dei computer sarà quella di dover imparare sempre di più a capirci, replicarci e “tradurci”. La comunicazione digitale parla già la nostra lingua, seppur garantendosi di farlo meglio, in modi avanzati, muovendosi attraverso realtà arricchite – virtuali e aumentate.

Deep learning, intelligenza artificiale, riconoscimento facciale, Realtà Aumentata e Realtà Virtuale sono argomenti di estrema attualità e saranno indiscussi protagonisti del futuro di Facebook, e della comunicazione in senso lato.

A spiegare l’importanza di tali concetti è proprio Fernando De La Torre, founder di FacioMetrics, che in un’intervista parla anche delle potenzialità che la propria ricerca sull’apprendimento automatico e il riconoscimento facciale (attraverso un algoritmo che mappa le varie parti del viso umano) può avere anche in campo sociale, tra cui: l’individuazione di conducenti assonnati, l’analisi automatica dei focus group, la rilevazione della depressione e – a livello game – il miglioramento e l’umanizzazione del proprio alias virtuale.

Che ne pensate amici lettori? Diteci la vostra sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn!

Instagram Stories: arrivano i Video Live e i “contenuti effimeri”

Instagram non arresta la sua corsa e dopo le ultime breaking delle scorse settimane, presenta ulteriori novità al fine di incentivare gli utenti a condividere sulla piattaforma attimi della propria quotidianità in modo sempre più flessibile e divertente.

Il lancio di Instagram Stories ad agosto, e il successo che ha portato la funzione ad essere utilizzata da oltre 100 milioni di utenti ogni giorno, ha dimostrato che questa è una direzione giusta per il social.

Video Live su Instagram Stories

Come per Facebook, anche su Instagram e in particolare con Instagram Stories, sarà possibile condividere video live che, una volta iniziati, scompariranno al termine della diretta. Per avviare un live è sufficiente andare sulla fotocamera di Instagram Stories e cliccare la nuova funzione “inizia video live”.

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Ad oggi, alcuni dettagli ci svelano che gli utenti riceveranno una notifica quando inizierai una diretta e che questa ha un unico limite: quello temporale impostato a un’ora. Entro qualche settimana, preparatevi a pubblicare e guardare video live da un momento all’altro!

Video a tempo via DM

Secondo le statistiche, ogni mese oltre 300 milioni di utenti utilizzano i messaggi diretti su Instagram. La seconda funzione che oggi il social introduce riguarda proprio Instagram Direct: da oggi sarà possibile condividere con singoli utenti o con gruppi con fino 15 partecipanti – con l’unica clausola che siano utenti che già ti seguono – contenuti effimeri, ovvero che scompariranno dopo la visualizzazione da parte del destinatario.

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Anche qui il meccanismo è molto semplice: fotocamera di Stories, freccia per inviarlo privatamente, e il gioco è fatto. Dall’altro lato, invece, ovvero per visualizzare i contenuti a tempo, basterà cliccare l’icona dell’inbox situata in alto a destra, e poi visualizzare il messaggio da una nuova barra che sarà posizionata in alto. Per distinguere i messaggi classici da quelli che scompaiono dopo la visualizzazione, questi ultimi saranno caratterizzati da un cerchio blu intorno alla foto.

Oreo, Snickers, McDonald’s: i migliori annunci stampa della settimana

Questa volta la lotta è dura: Oreo, McDonald’s, Volvo e Snikers ne hanno tirate fuori delle belle. Abbiamo raccolto per voi le migliori creatività stampa della settimana.

Oreo Supermoon

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Più di una volta Oreo si è dimostrato capace di sfruttare il real time marketing per farsi pubblicità. La super luna di lunedì scorso è stato solo l’ultimo esempio azzeccatissimo.

Client: Oreo
Agency: Brukner/Yaar/Levi
Production: Brukner/Yaar/Levi
Country: Israel
Creative Director: adam peled
Art Director: udi ovadia

Snickers: Queen

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La regina Elisabetta modella per Snickers? Tutto è possibile per BBDO.

Client: Snickers
Agency: BBDO Kiev
Country: Ukraine

Facebook Campaign by Wieden + Kennedy

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Le persone iniziano a temere per la loro privacy, così Facebook le rassicura, ecco la nuova campagna di Wieden+Kennedy per il social network.

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Advertising Agency: Wieden+Kennedy, Amsterdam, Netherlands
Executive Creative Directors: Mark Bernath, Eric Quennoy
Creative Directors: Szymon Rose, Daniel Schaefer
Art Directors: Irene Kugelmann, Riccardo Rachello

McDonald’s: Big M

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Il caffè di McDonald’s sortisce strani effetti: da pecora assonnata a lupo famelico. Perfetto per iniziare la giornata, non trovi?

Client: McDonalds
Agency: TBWAShanghai / TBWA Zurich / TBWAVIDEVITA Lithuania
Country: China
Chief Creative Officer: Nils Andersson
Executive Creative Director: ronnie wu
Executive Creative Director: Frank Marinus
Creative: Bao Siwen
Creative: Jason Zhu

Orahi

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JWT India incoraggia così il car pooling, ovvero la condivisione di automobili private.

Client: Orahi
Agency: JWT GURGAON
Country:India

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Comcast: Beautifully Bilingual, Como Tú

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Grupo Gallegos presenta così Comcast di Xfiniti: la bellezza di essere bilingue adesso puoi provarla anche in tv, basta un click per cambiare.
Client: Comcast Xfinity
Agency: Grupo Gallegos
Country: United States of America

Volvo: One safe place

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La mattina seguente alla vittoria di Trump, è uscita questa pubblicità stampa di Volvo. Credi anche tu che si spieghi da sola?

Client: Volvo New Zealand
Agency: Republik New Zealand
Country: New Zealand

 

LEGGI ANCHE: “Twitter, Kashmir, Land Rover: i migliori annunci stampa della settimana

Qual è la tua preferita? Ti aspettiamo il prossimo lunedì, buon inizio settimana.