Food Tech

Food Tech Accelerator, Just Eat per il food Made in Italy

Basta unire Tech e Food aggiungendo incubatori ed acceleratori d’impresa quanto basta per ottenere il progetto messo in piedi da Just Eat, colosso danese del cibo a domicilio, che incuberà 5 startup food con una vena di innovazione e tecnologia nel sangue e con l’obiettivo di rendere il cibo e le ricette più fruibili dall’utente finale.

Tra le elette c’è anche Fanceat che porta sulle tavole degli italiani un box di ingredienti per realizzare una cena stellata, l’unica italiana in compagnia delle quattro inglesi, è una startup torinese che consegna un box da chef alle famiglie italiane. Conquistare il colosso mondiale del Food Delivery non è da tutti!

Al tema del Food Tech si era già approcciata Startupbootcamp, ma fino ad oggi nessuna startup era riuscita a lanciare un acceleratore di impresa in grado di fornire un aiuto concreto a chi fa del food il suo ingrediente principale.

Sapore italiano per il Foodtech Accelerator di Just Eat grazie a Fanceat

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Food Tech Accelerator, è questo il nome del progetto di accelerazione di impresa studiato da Just Eat, leader mondiale nella consegna di cibo a domicilio che sceglie di puntare proprio sul cibo scegliendo 5 starup del settore in grado di apportare la necessaria innovazione tecnologica nella Food Tech industry.

Internet e le nuove tecnologie possono cambiare il settore del food e le startup che verranno finanziate da Just Eat (22 mila euro in cambio del 5% delle quote della società) potranno partecipare a 10 settimane di corsi intensivi, eventi e presentazioni entrando in contatto diretto con investitori e mentor in grado di guidarli alle scelte migliori.

Just Eat e Fanceat, presentatevi!

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Si chiama Just Eat ed è danese, nata nel 2001 e nel 2014 si è quotata alla borsa di Londra.

Oggi è il leader mondiale nel mondo del cibo a domicilio, presente in 12 mercati a livello globale con un’offerta che serve 15 milioni di clienti, 60.000 ristoranti e 100 diversi tipi di cucina europea ed internazionale.
Just Eat nasce con l’obiettivo di creare una community del food, un insieme di utenti amanti del cibo, di ogni nazionalità, che vogliono un servizio in grado di consegnar loro, direttamente a casa attraverso una modalità semplice di ordinazione, la più vasta scelta di proposte.

Just Eat ha deciso di affidarsi a validi partner nel campo della ristorazione, a cui sono in grado di fornire strumenti e visibilità in ambito marketing e comunicazione e rappresenta per i suoi utenti un modo rivoluzionario per il cibo “a portar via”.

Fanceat, una startup italiana che non solo pone al centro del suo business il settore food, ma vuole fornire ai suoi clienti la possibilità di gustare menù stellati a casa propria indossando il grembiule del grande chef.

Chi ordina su Fanceat riceve un box contenente tutti gli ingredienti già dosati, ed in alcuni casi anche precotti, per realizzare in semplici mosse un menù da sogno: primo, secondo e dessert inclusi, il tutto entro 3 giorni massimo dalla ricezione dell’ordine.
La startup nasce nel 2014 a Torino dove è incubata dal Politecnico e dove riceve un primo round di finanziamento privato da parte di un Business Angel che gli dà l’opportunità di migliorare la sua piattaforma.
Fanceat, però, ha pensato anche ad un valore aggiunto per i suoi utenti e cioè inserire nell’offerta anche dei corsi di cucina così da fidelizzare i clienti nell’acquisto online di ingredienti selezionati .
L’obiettivo per il futuro? Espansione all’estero, chissà che l’avventura con Just Eat non sia proprio il trampolino giusto.

LEGGI ANCHE: UberEATS, l’ultimo esempio di food delivery che travolge la Sharing Economy

Startupbootcamp Food Tech, il primo esperimento di food tecnologicamente avanzato

Food Tech

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Un acceleratore internazionale con partner di rilievo sia in ambito tecnologico e di investimento, startup promettenti e importanti brand italiani del settore che puntano sul food tecnologicamente avanzato con l’obiettivo di portare innovazione in campo alimentare, dalla coltivazione alla conservazione dei cibi fino al marketing ed al riciclo.

Questi sono gli ingredienti di Startupbootcamp Food Tech che ha sede a Roma ed ogni anno investirà in 10 startup del settore food oltre che a livello economico, dandogli la possibilità di frequentare corsi intensivi e incontrare mentor di spicco.

L’acceleratore internazionale con sede in Italia è il primo nel suo genere e la validità del progetto è dimostrata anche dai partner che vi hanno creduto come Cisco, LVenture Group, Monini, Gambero Rosso, M3 Investimenti.

Ora toccherà alle starup fare valere le loro idee in cui IoT, Big Data e Intelligenza Artificiale saranno assoluti protagonisti.

Cosa accadrà se ci sarà davvero una banca di Facebook

Dopo due anni di attesa Facebook ha ricevuto licenza dalla Banca Centrale irlandese per operare come servizio di pagamenti finanziari in UE. Se ci sarà una vera e propria banca di Facebook o quali saranno i servizi effettivamente disponibili per gli utenti non è ancora noto, ma la notizia era nell’aria già da tempo.

Facebook per il momento potrà operare come un servizio di pagamenti e come emittente di moneta elettronica. Il nome della controllata che gestirà il servizio banking di Facebook e che sarà concessionaria nei termini della licenza non è ancora noto.

Filippo Giotto – Social Media Manager Banca Mediolanum & docente di Ninja Academy ha scritto un post a riguardo sul suo blog e ha commentato la notizia per noi:

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“Il mio punto di vista è estremamente semplice: otre all’impatto diretto sul mondo del money transfer, dominato oggi da due colossi quali Western Union e MoneyGram che si vedono un nuovo player nell’arena con un servizio analogo ma a costo zero, gli e-money services di Facebook daranno potenzialmente fastidio a tutto il mondo dei pagamenti P2P: quei servizi vari e variegati che consentono alle persone di scambiarsi piccoli importi di denaro elettronicamente.

Servizi di pagamento su Facebook: cosa esiste già

Anche se negli Stati Uniti Facebook è già utilizzato per effettuare pagamenti tra utenti, si tratta della prima volta che il servizio potrà essere esteso a livello globale.

Facebook collabora già con una serie di fornitori di servizi bancari, come PayPal: attraverso Messenger gli utenti possono ricevere conferme delle transazioni o effettuare pagamenti.

“Pensiamo alla praticità di poter sistemare i conti della cena tra amici nella stessa chat di gruppo usata per organizzare la serata; oppure pagare la quota di partecipazione a un evento direttamente dalla pagina dello stesso evento Facebook. Le possibilità sono innumerevoli e soprattutto sono di vita quotidiana”, ha commentato Filippo Giotto.

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Una banca di Facebook? Cosa potrebbe significare

Grazie all’autorizzazione dalla Banca Centrale irlandese il social potrebbe diventare a tutti gli effetti un servizio finanziario, permettendo agli utenti di depositare soldi, trasferirli o comprare oggetti online.

La licenza potrebbe inoltre segnare una vera rivoluzione per i paesi emergenti:

“La faccenda si fa ancora più interessante se la pensiamo affiancata al progetto INTERNET.ORG per portare internet nei posti remoti o più poveri; gli stessi posti dove la gestione del denaro contante, per quanto possiamo parlare di pochi dollari, è talvolta rischiosa, anche nei paesi già in via di sviluppo. Ecco che Mark insieme alla connettività (avete presente Aquila?) porta anche lo strumento per i micropagamenti“.

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Facebook ha dalla sua parte anche un ulteriore vantaggio competitivo, come ci spiega Giotto:

“Tutto il fronte delle informazioni su tipologia, natura ed entità dei pagamenti che andrà ad arricchire la già sconfinata serie di dati che ogni giorno concediamo a Facebook. Fossi un marketer vorrei subito poter profilare il target delle mie campagne anche secondo questi parametri”.

Insomma, una notizia che è destinata a generare una serie di effetti anche fuori dal campo strettamente bancario.

“E per il futuro prossimo non possiamo che aspettarci l’ingresso di altri player extra-bancari nell’arena degli e-money services. Jeff Bezos, ci sei?”

Chi rappresenterà l’Italia all’Eurobest Young Competition?

L’edizione 2016 dell’Eurobest è alle porte. Quest’anno, per la prima volta, si svolgerà in Italia a Roma dal 30 novembre al 2 dicembre.

Durante la tre giorni sarà possibile conoscere il presente e il futuro della comunicazione dagli speaker delle migliori agenzie: il programma è ricco di conferenze, gruppi di discussione, esibizioni e workshop.

A Roma ci saranno quattro giovani creativi a rappresentare l’italico talento nell’Eurobest Young Competition.

La giuria ADCI, presieduta da Sergio SpaccaventoExecutive Creative Director di Conversion, ha selezionato le due coppie che concorreranno con i giovani rappresentanti di tutta Europa, scegliendoli tra 42 coppie creative che avevano presentato altrettanti lavori.

And the winner is…

Chi rappresenterà l'Italia all'Eurobest Young Competition

La selezione si è svolta sui lavori preparati con un brief centrato su una raccolta fondi per il FAI, il Fondo Italiano per l’Ambiente.

I primi classificati della selezione nostrana per l’Eurobest Young sono Demetrio Chirico e Mauro Breda di Alkemy.

Loro saranno i campioni italiani, ma essendo la nazione ospitante quest’anno avremo diritto a due coppie in gara.

L’altra coppia selezionata è invece dell’agenzia Publicis Italia: Andrea Raia e Matteo Gatto.

Chi rappresenterà l'Italia all'Eurobest Young Competition

Il commento non proprio positivo sugli altri lavori iscritti alla competition arriva proprio dal presidente Sergio Spaccavento:

[…]Dalla selezione di questi lavori ci si aspetta meraviglia, esagerazione della creatività e magari anche un po’ di invidia per il buon lavoro e la veemenza creativa tutta giovanile.
Questa volta, però, nessuna meraviglia positiva.
42 progetti che hanno portato a mala pena a 3 shortlist, e non 5 come chiedeva il regolamento, proprio per mancanza di qualità e per rispetto del mestiere.
A molti progetti mancavano pezzi, altri dimostravano una approssimativa lettura del brief, altri una mancanza di concezione o addirittura di confusione di cosa è un insight, ma sopratutto non c’era un vero pensiero. […]

Ma l’ADCI, l’Art Directors Club Italiano non si è limitata a scegliere le giovani promesse del panorama creativo italiano, ha lanciato anche l’idea del #FUORIEUROBEST.

La notte bianca delle agenzie, il #FUORIEUROBEST

credits: Adobe Stock #112928230

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Nei giorni dell’Eurobest, Roma sarà meta di pellegrinaggio di tutti i creativi del continente e la sfida lanciata alle agenzie pubblicitarie romane è quella di aprire le proprie porte per accoglierli.

L’obiettivo di ADCI è quello di organizzare la prima notte bianca della pubblicità, a partire dalla sera del 1 dicembre.

Il #FUORIEUROBEST consisterà in una notte in cui ogni agenzia, tra quelle che saranno selezionate, organizzerà per un’ora un evento speciale: una battle tra due direttori creativi o due Youtuber o due artisti che si sfideranno a colpi di video/case history con l’obiettivo di conquistare più applausi dal pubblico.

Secondo gli organizzatori sarà un’occasione collettiva per celebrare la creatività e far festa insieme durante un evento di portata internazionale come l’Eurobest.

Il programma del Fuorieurobest verrà pubblicato a partire dal 25 novembre sul blog ADCI.

Instagram per il tuo brand: 4 regole per creare uno stile unico

Diane Von Furstenberg diceva spesso che “Tutto sta nell’attitudine”. Il suo riferimento era la moda, la capacità di creare un proprio stile e di diventare un’icona. Ma con le sue parole miss Von Furstenberg riesce magnificamente a spiegare un fenomeno oggi quanto mai reale in un ambito differente. Stiamo parlando di social media, o meglio ancora, parliamo di Instagram.

Vetrina per eccellenza, Instagram è la piattaforma che più si presta a fare tendenza, a giocare con la capacità di mettersi in mostra, di essere creativi e di reinventarsi. È dunque indispensabile imporre la propria presenza attraverso uno stile che susciti interesse. Ma quali sono dunque le regole d’oro per definire un’immagine personale adatta al proprio business? Scopriamolo insieme.

1. Creare un feed uniforme e fedele alla visual identity del brand

La visual identity rappresenta, nell’immaginario collettivo, l’azienda. Tutti gli aspetti che la caratterizzano (logo, colori, forme, font) delineano lo spirito del marchio e ci aiutano a dare vita al tema che definisce le nostre foto. La presenza di questi elementi comuni lega le immagini le una altre altre, creando un feed uniforme che non considera soltanto i singoli frame, ma il complesso, creando una composizione coerente.

L’esempio più interessante è quello di Zevia, marchio di bevande californiano, che ripropone i colori vivaci delle sue lattine e il suo logo pop come tema principale delle foto postate su Instagram. In questo modo le immagini risultano subito riconoscibili e associabili all’azienda.

instagram brand

Da citare è senz’altro anche Bare Minerals, che sceglie un approccio più minimal, perfettamente in linea con il concept dei propri prodotti di bellezza, e punta tutto su un unico colore: il bianco.

instagram

2. Utilizzare gli stessi filtri o altri strumenti di ritocco

I filtri sono l’ideale per dare uniformità al look delle nostre foto. Inoltre, insieme agli altri strumenti di Instagram, come saturazione, contrasto o luminosità, possono rivelarsi ottimi alleati trasformando le foto anche dei meno esperti. Tra i profili che meglio sfruttano l’utilizzo di photo editing, spicca quello di  Eleonora Carisi, fashion blogger torinese, le cui foto sono contraddistinte da colori tenuti in forte contrasto tra loro.

instagram stile

3. Variare i contenuti in modo creativo

Anche la scelta dei contenuti svolge un ruolo importante per esprimere la personalità del brand. Oltre alle semplici immagini, esistono diversi modi per sperimentare la propria creatività su Instagram, come video, collage, immagini composte e il nuovo Instagram Stories.

I video sono una risorsa non trascurabile, in quanto possono cambiare profondamente lo storytelling di un prodotto. Interessante è il caso Barilla, che nelle clip di un minuto del proprio account racconta tutto di sé attraverso ricette, specialità e traguardi del Made in Italy.

@MonicaContrafatto e Martina Caironi tagliano il traguardo raggiungendo il bronzo e l’oro! ?? ? #Paralimpiadi #Rio2016 Un video pubblicato da Barilla (@barillaitalia) in data:

Utilizzando i collage è invece possibile creare un racconto per fasi, come eventi, vacanze o persino dei piccoli tutorial. Il brand di prodotti per capelli Kérastase, ad esempio, utilizza semplici collage per mostrare immagini di acconciature realizzate con i loro articoli.

Simili ma tuttavia diverse sono le immagini composte attraverso il feed di Instagram. Il risultato è un’immagine molto più grande, scomposta in tante piccole sezioni, come quelle utilizzate nella campagna pubblicitaria del caffè Lavazza.

Instagram per brand: 4 regole per creare uno stile unico

Anche Instagram Stories è un valido mezzo con il quale raccontarsi. I piccoli frammenti girati e condivisi in tempo reale possono servire a costruire un racconto più strutturato per entrare in contatto con gli utenti. Benetton, ad esempio, ha utilizzato questo strumento raccontando la Color Run di Milano di cui era sponsor.

4. Coinvolgere attivamente gli utenti

Ma a differenziare davvero il lavoro svolto sui social è la capacità di attirare follower e di creare un loro coinvolgimento. Anche in questo caso le modalità di approccio possono essere diverse. La creazione di hashtag può servire a lanciare contest, raccontare un evento o dare vita e vere e proprie community sotterranee, creando un dialogo con chi ci segue.

One Bags, brand di borse americano, attraverso gli hashtag #InMyONA e #whereONAgoes, seleziona le foto più belle da repostare sul proprio account.

instagram feed consigli

Taco Bell, ha invece utilizzato Instagram Stories per chiedere ai propri utenti quale fosse la direzione creativa migliore da dare ai loro contenuti, utilizzando immagini divertenti, emoticon e disegni.

Tecnologia connessa: sei sicuro che ti faccia (soltanto) bene?

Se stai leggendo questo articolo probabilmente farai parte di quella cerchia di persone appassionate di tecnologia connessa. Probabilmente avrai tecnologie avanzate all’interno della tua casa, o del tuo luogo di lavoro. E altrettanto probabilmente non ti sarai mai chiesto se tutto questo possa avere in sé anche un lato oscuro.  Ecco perché siamo sicuri che tu riesca a capire l’importanza di conoscere, saper gestire e sfruttare al meglio tali tecnologie.

L’importanza di una tecnologia sicura

Technology in the hands of businessmen

Probabilmente ti scioccherà sapere che alcune di queste tecnologie che quotidianamente ti aiutano nella tua vita, hanno la possibilità di essere controllate da terzi, spesso con le peggiori intenzioni.
Alcuni giorni fa è avvenuto il primo attacco botnet da parte di hacker utilizzando un vero e proprio esercito di dispositivi domestici vulnerabili e non protetti, connessi tra loro con lo scopo di colpire i più grandi siti web del mondo.

Molti di voi penseranno che questo problema non li riguarda: la realtà invece è che i nostri dispositivi domestici sono anch’essi vulnerabili e soggetti ad una potenziale schiavitù che li porterà a fare cose senza il nostro permesso.
Alla luce di questi recenti eventi, la domanda da porci è quindi: cosa influenza il tipo di rapporto che hai con la tecnologia intelligente?

Leggi anche: l’identità digitale tra ologrammi e realtà aumentata

Cosa fare, quindi?

Dovrai preoccuparti quindi di quanto innocue siano queste tecnologie? Non esageriamo! Il punto è che la fiducia e la responsabilità che affidiamo a questi oggetti è sempre più riconducibile alla fiducia che trasmessa dalla marca che li fornisce.
Senza questa fiducia le nostre case non sarebbero più quei luoghi sicuri che ci aspettiamo, ma anzi sarebbero invasi da un “esercito di prodotti” comandati da altri e che hanno accesso però ai luoghi più intimi della nostra vita. Ecco perché le marche stesse che forniscono questi oggetti dovrebbero avere l’obbligo di fornire anche i requisiti di sicurezza necessari per i loro prodotti.

Quanto più il mercato si satura di prodotti intelligenti, tanto più dovremmo essere interessati a vedere come le marche costruiranno relazioni con i consumatori sulla base delle reali esigenze e esperienze, perché sono tali relazioni che andranno ad influenzare il rapporto tra consumatore e tecnologia.

Week in social

Week in social: Facebook segnalerà il wifi più vicino, Instagram lancia i live

Cari Ninja, benvenuti al consueto appuntamento settimanale con Week In Social, la rubrica che raccoglie tutte le novità social della settimana. Ma questo lo sapete già. Quindi bando alle ciance, entriamo nel vivo e partiamo subito!

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Le notizie più corpose arrivano proprio dal nostro caro amico Zuckerberg, che anche questa settimana ci propone delle novità interessanti.

La prima è più un’ancora di salvezza: Facebook ci segnalerà il wifi più vicino.
Avete capito bene. Grazie alla localizzazione, la mappa ci indicherà l’hotspot più vicino e il tempo necessario per raggiungerlo. Insomma, PokemonGo a confronto è un principiante. Se dapprima cercavamo i pokemon, ora sarà solo più ricerca del WiFi. D’altronde si sa, ne ha uniti più un wifi aperto che un anello di fidanzamento

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Un’altra notizia bomba: Facebook vuole diventare una banca. Via libera dalla Banca centrale irlandese per la moneta elettronica, depositi e trasferimenti di denaro nell’Unione Europea.

Facebook si proporrà dunque come intermediario creditizio, ente di deposito e operatore dei pagamenti. L’approvazione da parte dell’Irlanda prevede che una società sussidiaria, di cui ancora non si conosce l’identità, potrà proporre soluzioni finanziarie legate alla gestione dei pagamenti e potrà anche emettere moneta elettronica, così come trasferire crediti nei Paesi europei.

Altra news, questa volta riguarda Facebook per il sociale e una nuova politica che prevede in caso di emergenza la richiesta di aiuto direttamente sul social. Provviste, alloggi, trasporti: chi è colpito da un’emergenza potrà chiedere aiuto direttamente sulla piattaforma, ai suoi contatti. Le non-profit invece potranno chiedere donazioni con i Live.

Una bellissima iniziativa che semplificherà la solidarietà e che renderà il social un ponte per l’aiuto concreto fra quelli che, ricordiamocelo sempre, più che semplici utenti sono persone.

Sempre in un’ottica di marketing, perché non dimentichiamoci che Facebook non è solo un semplice social finalizzato alla socializzazione, si stanno testando gli annunci pubblicitari all’interno dei gruppi.
Gli annunci avranno lo stesso aspetto di quelli tradizionali in news feed, ma inserendosi in un contesto già piuttosto targettizzato, potranno migliorare notevolmente il valore degli inserzionisti, che potranno così proporre annunci sempre più mirati per il target di riferimento.

I gruppi dedicati alla compra-vendita si rivelano da subito essere un terreno molto fertile per gli inserzionisti, aiutati anche dal lancio di Marketplace. Non ci resta che monitorare gli sviluppi di questa novità. Stay tuned!

Ultimissima nota: le pagina hanno cambiato layout. Adesso è possibile trovare i box con le call to action ad esempio per video, foto ed eventi posti più in alto dei post pubblicati, ad esempio. Un modo per valorizzare tutte le risorse di contenuto dello spazio? Chissà: intanto, rimane il problema che non a tutti la nuova impostazione piace. Per settarle secondo i nuovi parametri, però, non dovete far altro che leggere Ninja Marketing 😉

LEGGI ANCHE: Pagine Facebook: modelli e tab per un nuovo layout

Instagram

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Per quanto riguarda l’altro lato del pianeta Zuckerberg, invece, sono state lanciate le dirette video e i messaggi che si autocancellano.

Le dirette potranno durare fino a un’ora e i messaggi privati si distruggeranno una volta letti. Insomma, un aiuto concreto per quelle conversazioni scomode che nessuno vorrebbe rileggere il giorno dopo. Ma questo sarà un bene o un male? Gli avvocati divorzisti ne sono contenti, per il resto sospendiamo e rimandiamo il giudizio.

LEGGI ANCHE: Instagram Stories: arrivano i Video Live e i “contenuti effimeri”

Per questa settimana abbiamo finito, vi aspettiamo come sempre venerdì prossimo con la #WeekInSocial!

Once you go Black (Friday), you never come back!

Il momento che tutti noi aspettiamo da un anno è arrivato: il Black Friday. Non c’è pranzo di famiglia, festa, orario di lavoro che tenga, siamo tutti connessi costantemente ai nostri siti di shopping preferiti pronti a cliccare sull’offerta più allettante che ci scorre in home.

Onestamente è una malattia, soprattutto per quanti scelgono il metodo old school per accaparrarsi l’offerta migliore: fare file infinite davanti ai negozi, quel genere di cose che puoi fare senza subirne i danni psico-fisici solo quando hai 16 anni e vuoi l’ultima copia di Harry Potter e l’ordine della fenice.

>>> Scopri gli sconti del Black Friday sui Master di Ninja Academy

Attesa frenetica o frenetica isteria?

fonte: Crimson Hexagon

fonte: Crimson Hexagon

Qual è il sentiment della rete a questo evento, che in America coincide con il Thanksgiving (immaginatevi la nostra vigilia di Natale a dare di matto su Amazon o Ali Express)? Le indagini online dimostrano che, dopo i primi anni di idillio, adesso il sentiment è piuttosto negativo.

Il tracker di Social Media Intelligence Crimson Hexagon ha analizzato milioni di conversazioni online tra il 2010 e il 2015 per comprendere come i cambiamenti delle vendite stia trasformando la partecipazione online al Black Friday.  La ricerca ha rilevato che le conversazioni online sono diminuite notevolmente di volume e il sentiment negativi in crescita come rabbia, tristezza, ma anche paura e sconforto. Non di certo quel genere di flavour che le aziende vorrebbero!

L’esperienza dello shopping online “esplode” nel dibattito online in occasione del Black Friday. Il software rileva che il 38% delle conversazioni è positiva, il 10% è neutrale con i consumatori che parlano della loro ricerca di offerte e occasioni, mentre il resto è negativo raccontando frustrazione o addirittura come molti utenti abbiano deciso di non partecipare più alla corsa all’oro.

Anche i tweet positivi, passando a un’analisi qualitativa rivela che il buonumore non è dato tanto dall’occasione di comprare a prezzi scontati, quanto dall’occasione di passare del tempo con i propri cari ripercorrendo questa sorta di nuova “tradizione”.

Il Black Friday può nuocere gravemente alla salute (delle aziende)

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Infine si affaccia un temibile “altro lato della medaglia” e cioè che il sentiment negativo dei consumatori possa nuocere anche alle aziende. Se la customer experience è connotata da negatività, l’azienda potrebbe pensare di rivedere le modalità di adesione al Black Friday o addirittura decidere di non prendervi parte affatto.

Un esempio di “ritorsioni da Black Friday” è il crashing di tantissimi siti a cui consegue uno tsunami di clienti arrabbiati e delusi che possono intasare i canali social delle aziende oppure i tweet dei tanti lavoratori costretti a turni massacranti in un periodo festivo.

Come difendersi? Il listening delle conversazioni online è una soluzione. Un monitoraggio attento e non solo affidato ai software, ma anche alla capacità di un analista di comprendere a pieno l’umore dei consumatori. Conoscere la rete è conoscere sé stessi e anche sapersi migliorare. Intanto i nostri carrelli sono già pieni, chissà se domani non ce ne pentiremo.

Online learning: esplorando il potenziale del live stream

Il live stream è sempre più al centro del modo di comunicare di molte aziende, dal keynote di Apple, al live stream di Airbnb su Facebook, svoltosi recentemente per presentare il nuovo volto della propria app. Oggi uno strumento con grandi potenzialità, non solo per la comunicazione aziendale, ma anche in altri settori come quello dell’educazione come già avviene in molte parti del mondo, con approcci diversi.

foto credit the verge.com

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L’incredibile avanzamento della comunicazione digitale ha cambiato il processo di formazione e il ruolo che hanno le università tradizionali, non solo per avere accesso ad educazione premium dal proprio pc, ma anche per la praticità e la convenienza del materiale didattico, riviste, giornali, libri, ricerche, tutto ciò che prima era accessibile solo nelle librerie e nei campus, è ora a portata di cloud.

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Il mese scorso, Twitter ha sperimentato per la prima volta con Periscope, una diretta live di un professore al University College London. Durante la conferenza l’audience poteva prendere parte alla discussione lasciando commenti ed esprimere apprezzamento tramite like e cuori. Il fatto che il contenuto didattico fosse aperto a tutti non è stato apprezzato dagli studenti presenti fisicamente alla lezione.

“Periscope trasporta il pubblico in luoghi unici al mondo ad assiste a contenuti in tempo reale… Speriamo di continuare a sviluppare la nostra presenza nel campo didattico, raggiungendo un pubblico sempre più vasto di studenti e insegnanti” ha affermato Lewis Wiltshire, il direttore di media e partnership di Twitter .

La convenienza dei corsi online è dovuta, oltre che al prezzo, anche al tempo che oggi è diventato il lusso per eccellenza. Secondo alcuni studi, anche se molti studenti cominciano ad optare per la formula online, ci sono ancora molti fattori che incidono sulla scelta di una università piuttosto di un’altra, e ciò ha a che fare soprattutto con la vicinanza al campus.

Globale non sempre esclude il locale, anzi per molti studenti oltre ad essere importante l’interazione con gli istruttori, sono in realtà molto importanti fattori più legati all’accesso ai servizi del campus, come biblioteca, palestra e tutta un’altra serie di servizi ai quali si ha un accesso più conveniente quando si è studenti.

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L’interazione continua però ad essere uno dei fattori principali del sistema educativo, sia con gli studenti che con i professori. Ciò che rende il live streaming sempre più in crescita è proprio il potenziale di interazione da entrambe le parti coinvolte. In Cina per esempio, il live streaming è molto popolare nell’industria dello spettacolo, ma il suo potenziale sta emergendo anche tra i banchi virtuali di scuola: può diventare questo un modello per tutto il mondo?

“Live stream”: futuro o moda passeggera?

Lu Jian, presidente della compagnia CCtalk Cloud, servizio live streaming della compagnia di istruzione online Hujiang ha affermato:

“Negli ultimi mesi ci sono dubbi sul ruolo dell’online streaming nel sistema educativo. Molti pensano sia una moda passeggera e ciò credo sia dovuto al fraintendimento su come il live streaming sia percepito a scopo commerciale e su come sia diverso dal live streaming nel mondo dell’educazione”.

CCtalk fa parte di una serie di servizi di broadcasting nel settore dell’istruzione in Cina. In modo simile al live streaming per eCommerce e programmi di intrattenimento, il live stream finalizzato all’educazione apre un canale real time tra il conduttore e la sua audience, o per usare termini tradizionali, l’insegnante e gli studenti.

La differenza principale è nel tipo di interazione. Il virtual gifting, cioè inviare regali virtuali al conduttore, che in Cina è possibile nel live stream a finalità commerciali, qui non è possibile.

Ci sono invece strumenti che per chi è familiare con l’online learning sono già popolari: ad esempio i docenti possono condividere il loro schermo con gli studenti o scrivere su una lavagna virtuale. Inoltre, dato il numero esponenziale di studenti che attendono una classe, circa 10.000 a lezione, per facilitare l’interazione gli studenti devono “alzare la mano” per partecipare.

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Le classi live sono più autentiche – dice Lu Jian – I corsi live sono molto popolari perché offrono la stessa esperienza della classe”. La compagnia ha in programma di aggiungere più funzionalità in futuro come pop-quiz e vocabolari games in classe. Essendo le classi live, l’interazione può essere molto più dinamica.

Attualmente Hujiang conta più di 10.000 persone e organizzazioni che erogano i propri corsi su CCtalk. Anche se la maggior parte delle classi è gratuita, alcuni insegnanti guadagnano più di 200 dollari a classe, e non è necessario essere un insegnante certificato per tenere una lezione.

Hujiang non è la sola compagnia ad introdurre le lezioni live in Cina. Anche compagnie più grandi come Tencent, il gigante che sta dietro Wechat, hanno le loro piattaforme di istruzione online, in grado di offrire più o meno lo stesso prodotto.

A questo punto, non è ancora molto definito il ruolo che il live streaming può avere nel settore didattico e cosa possa aggiungere al video content con gli strumenti attuali a disposizione. Sicuramente, il caso cinese mostra come le potenzialità siano moltissime, e in un futuro dove la VR sarà più integrata, potrà portare sicuramente dei risultati interessanti.

100 fotografie più influenti

Le 100 fotografie più influenti di tutti i tempi

Henri Cartier-Bresson diceva: “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”. Ed è proprio quello che ha voluto fare TIME, selezionando 100 fotografie che hanno segnato alcuni tra gli avvenimenti più importanti ed iconici della storia contemporanea.

Gli scatti immortalati hanno davvero dell’incredibile: dallo sbarco sulla Luna (come dimenticare la celebre frase “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità“), a uno degli episodi più recenti, il famosissimo selfie della notte degli Oscar del 2014. Un progetto complesso, che ha richiesto la collaborazione di fotografi e giornalisti ma anche la partecipazione dei protagonisti degli stessi scatti, per raccontare le emozioni che, attraverso la foto, noi spettatori possiamo solo immaginare.

Questo video riassume efficacemente la portata del progetto, per il quale TIME ha realizzato il sito 100photos.time.com: una volta collegati, vi immergerete nelle storie di queste leggendarie fotografie e degli straordinari fotografi che le hanno realizzate.

Ecco un piccolo assaggio delle 100 fotografie più influenti della storia, selezionate per TIME da un team internazionale di curatori.

La fotografia fa parte di noi; ci accompagna dagli anni ’40 dell’Ottocento, e fino ad oggi ha subito moltissime evoluzioni tecnologiche ed artistiche, ma non ne è mai cambiata l’essenza: ricordare, testimoniare e tramandare un attimo di vita.

Raggiungi i tuoi clienti nel momento giusto, ottimizzando la tua campagna di Mobile Marketing

Lo Smartphone ci accompagna in ogni momento della nostra giornata: attraverso il nostro device scegliamo i prodotti da acquistare, confrontiamo i prezzi, verifichiamo le recensioni online. Si tratta di micro-momenti, istanti in cui si manifesta una necessità o una curiosità che viene soddisfatta tramite una consultazione online, fino ad arrivare alla maturazione della scelta dell’acquisto vero e proprio.

La conquista di tali micro momenti è divenuta il nuovo terreno di sfida dei marketer. L’imperativo categorico del marketing è quello di presidiare tutti i punti di contatto (touchpoints) del processo decisionale dell’utente (the Customer Journey) in qualunque istante si manifestino.

Un dato molto rilevante è la ricerca condotta da Wearesocial.com che dimostra come l’utilizzo dello smartphone sia in crescita rispetto all’anno 2015: oggi sono 3,4 miliardi le persone che accedono a Internet, con una penetrazione sul totale della popolazione mondiale del 46%. Rispetto al 2015, il numero di persone che usano dispositivi mobile è cresciuto del +4% (+141 milioni).

In media ognuno di noi guarda il proprio device 150 volte con una media di utilizzo di un minuto per volta, per un totale di circa 177 minuti al giorno.

Young couple looking at smart phone while sitting in cafe with friends. Group of young people sitting at a table in restaurant and using mobile phone.

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Customer Journey e SMS Tracking

In un momento in cui il mercato si dirige sulla Customer Experience, è molto importante avere la possibilità di tracciare con precisione il comportamento di ciascun utente.

iDigital Company, società del Gruppo The Digital Box, mette a disposizione la piattaforma di Mobile Marketing ADA che offre molteplici soluzioni di distribuzione dei micro-contenuti digitali. Tra queste, vi parliamo di uno strumento unico nel suo genere: l’SMS tracking.

Lo strumento permette di tracciare un’analisi del comportamento dell’utente nei confronti delle campagne create, seguendone così il percorso fin dal momento dell’apertura del messaggio.

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Attraverso il Lead Scoring, sarà possibile monitorare in un grafico che assegna due valori – uno socio demografico e l’altro comportamentale – l’andamento delle campagne di Marketing.

Con l’analisi dei cluster, la piattaforma, mostra il comportamento del consumatore con esattezza e il grado di reattività nei confronti delle comunicazioni.

Chi analizzerà la campagna avrà dunque la possibilità di suddividere i contatti in hot, cold e warm, e selezionare sul grafico il cluster specifico su cui impostare azioni di marketing mirate.

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ADA rende possibile, attraverso un unico strumento, la possibilità di creare, distribuire e misurare in tempo reale contenuti digitali e campagne di comunicazione dedicate al mondo Mobile. È in grado di creare contenuti attraverso la realizzazione di Landing Page a seconda dell’obiettivo della azienda, visual Storytelling tool e newsletter grazie a UpperMail.

Dopo aver creato i contenuti digitali sarà possibile deciderne la distribuzione attraverso numerosi canali: oltre all’SMS Tracking anche e-mail, pubblicazione e condivisione su piattaforme di social network e embedded su pagine online.

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iDigital offre un programma di formazione dedicato ai Partner Commerciali, dove viene trasferito know-how relativo a tecniche di vendita, sviluppo del proprio digital brand, approccio con il cliente, step di management. Il tutto permettendo al partner di affermarsi sul territorio come professionista del Mobile Marketing

Il Programma Business Partner si rivolge ad agenzie di comunicazione, web agency, freelance, media agency, che capiscano la necessità di offrire al mercato soluzioni performanti di Mobile Marketing.

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