L’esperimento della Washington University e Microsoft per salvare dati digitali sul DNA

In principio erano i floppy disk, la cui immagine è diventata presto l’icona scelta da Office per indicare la funzione “Salva documento”; i piccoli dischetti quadrati sono stati successivamente sostituiti dai cd-rom e quindi dai DVD, che superavano i predecessori principalmente in capacità e quindi in versatilità; e così via con le chiavette USB fino ad arrivare ad oggi, momento in cui il collegamento fisico scompare e il trasferimento e il salvataggio di una quantità di documenti avviene tramite Cloud.

In questi giorni, però, è accaduta una cosa davvero fuori dal comune: alcuni ricercatori hanno appena scoperto come imprimere e salvare 200 MB di dati su alcuni filamenti di DNA.

I filamenti di DNA sono esattamente la materia di cui siamo fatti anche noi, e sono la traccia di ogni nostra caratteristica fisica relativa a caratteri genetici. Altezza, colore dei capelli e della pelle, etc, sono informazioni scritte nel nostro DNA dal momento in cui prende forma il feto, e conservano e dirigono la produzione di cellule grazie alle “direttive” scritte proprio su quei filamenti.

Quale archivio migliore, dunque, per salvare un video del 2010 degli OK Go, della dimensione di 200 MB?

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L’esperimento: Salvare dati digitali sul DNA

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TARA BROWN / UNIVERSITY OF WASHINGTON

Nello specifico si tratta di un esperimento dell’Università di Washington e di Microsoft, il cui progetto di salvare un video ad alta definizione del gruppo OK Go è andato a buon fine.

La memorizzazione dei dati sul DNA sintetico non è propriamente una novità, ma gli ultimi passi in questa direzione avevano portato a risultati molto più bassi: 200 MB è un risultato dieci volte superiore a quanto si era riusciti a ottenere in precedenza, ed è tutto avvenuto su una porzione di DNA grande quanto la punta di una matita.

Ha detto Luis Ceze, professore associato di informatica e ingegneria presso l’Università di Washington:

un migliaio di volte più grande di quanto avevamo fatto l’anno scorso. Proprio a dimostrazione che siamo in grado di scalare i nostri metodi … è stato davvero importante.

I ricercatori coinvolti nello studio ritengono che la natura incredibilmente compatta e la capacità di conservare dati per lunghi periodi (il DNA può contenere informazioni per migliaia di anni) potrebbe risolvere molti dei problemi relativi all’archiviazione di dati in tutto il mondo.

Queste invece le parole di Karin Strauss, ricercatore con Microsoft Research:

Un miliardo di gigabyte possono essere trasferiti in circa 3 centimetri cubi.

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Magia? No, Scienza

TARA BROWN / UNIVERSITY OF WASHINGTON

Per capire come gli scienziati siano riusciti a fondere dati digitali con materiale biologico, teniamo presente che il DNA è acido desossiribonucleico: ogni filamento di DNA è costituito da un modello di ripetizione di quattro basi chimiche: adenina (A), citosina (C), guanina (G) e timina (T).

Per rendere i dati compatibili con il DNA, i ricercatori hanno dovuto convertire i tradizionali “1” e “0” del codice binario che compone i dati digitali, nelle lettere “A-C-G-T”. Successivamente, quasi fosse fantascienza, grazie all’intervento della società Twist Bioscience, sono stati convertiti i dati appena tradotti nel DNA sintetico.

Ceze concorda sul fatto che sembra fantascienza, ma in realtà è piuttosto semplice: 

Il DNA è già una informazione di memorizzazione del modulo. La natura usa per memorizzare le informazioni sui geni di un sistema vivente. Stiamo solo la mappatura di un diverso tipo di informazioni nel DNA.

A questo punto, per rendere i dati leggibili, i ricercatori hanno iniziato con una tecnica di manipolazione del DNA nota come reazione a catena della polimerasi, che amplifica filamenti di DNA: questo ha permesso agli studiosi di prendere un campione, amplificarlo e risequenziare il DNA, quindi riconvertirlo in bit e leggerlo nella RAM appositamente codificati. Praticamente, il procedimento a ritroso.

Senza dubbio si tratta di un processo abbastanza complicato, ma Strauss e Ceze sono convinti che salvare dati digitali sul DNA sarà sempre più comune nel prossimo futuro.
La fisica non ha limiti “, ha detto Strauss, mentre Cece ha aggiunto: “In qualità di ricercatore universitario, guardando le tendenze e le potenzialità del mercato, credo che questo tipo di attività entrerà a pieno nella vita delle persone nel giro di dieci anni“. Salvare dati digitali sul DNA quindi potrebbe essere il futuro dell’archiviazione.

Bye Bye Cloud!

Facebook e la piaga del freebooting

Quanti video divertenti e “virali” avete visto su Facebook? Beh, sappiate che ci sono buone probabilità che questi video siano stati rubati ad altri creatori. Un report di Ogilvy afferma infatti che, dei mille video più popolari nel primo quadrimestre del 2015, ben 725 sono dei re-upload non autorizzati di video altrui. Un dato non di poco conto, considerando che questi 725 video hanno generato un numero di visualizzazioni pari a circa 17 miliardi.

Questa pratica scorretta, purtroppo utilizzata da molte pagine Facebook anche di considerevoli dimensioni e popolarità, è denominata “freebooting”. Il significato del termine, derivato dal gergo dei pirati di mare dell’antica Inghilterra, è descritto da knowyourmeme.com come “la pratica di scaricare contenuti coperti da copyright da un sito per poi ricaricarlo senza il permesso dell’autore, al fine di accumulare un gran seguito o profitto commerciale dalla rendita pubblicitaria”. Insomma: i freebooter prendono il contenuto altrui per il proprio tornaconto personale, senza che il creatore originale abbia reali guadagni da questa “appropriazione indebita”.

Il freebooting è una pratica molto popolare su Facebook, dove è sempre tristemente più frequente visualizzare video copiati da autori, spesso Youtuber. Se siete appassionati di video game vi consigliamo di seguire ThePruld, diventato popolare grazie a video demenziali i cui protagonisti sono personaggi della popolare serie di videogame Dark Souls di Namco Bandai. Uno dei suoi video più recenti è stato saccheggiato da più e più pagine, che spesso hanno citato l’opera originale soltanto in un commento. Facile intuire come ThePruld abbia ricevuto solo le briciole lasciate a terra dal mare di visualizzazioni di utenti che, con ogni probabilità, hanno solo visto il video senza scorrere tutti i commenti.

Il freebooting colpisce anche Youtuber dal grande seguito come SmarterEveryDay, tra i primi a denunciare il problema, e Kurzgesagt – In a Nutshell, che in uno dei suoi video afferma come tale pratica sia figlia dell’algoritmo che regola la newsfeed di Facebook. Il figlio prediletto di mr. Zuckerberg infatti predilige di gran lunga (in termini di reach) i video caricati direttamente sulla sua piattaforma rispetto ai link che riportano a YouTube; maggior visibilità vuol dire più engagement, più engagement vuol dire più reach organico. L’intento di Facebook non è tanto quello di danneggiare il concorrente Google, quanto far restare il più possibile i suoi utenti sulla piattaforma senza mai uscirne: è la strategia che, ad esempio, ha portato alla creazione e alla popolarità crescente degli Instant Article.

Per i creatori di video, il danno è enorme. Non solo i video originali hanno spesso visibilità sensibilmente minore rispetto ai “re-upload” dei truffaldini, con conseguenti introiti derivanti dalla pubblicità su YouTube in calo, ma la strada per fermare chi ha rubato i loro video è spesso molto difficile. Il processo per affermare la paternità del proprio video su Facebook è complesso e può richiedere tempi molto lunghi, con post “colpevoli” che vengono cancellati solo dopo alcuni giorni: un’eternità per il mondo del web, con post che vengono cancellati praticamente dopo aver esaurito tutta la loro visibilità, con danni quasi nulli per chi invece sarebbe da punire più duramente.

Freebooter che, come accennato, spesso tentano di “mitigare” i loro danni inserendo dei credit nei link riportanti la pagina Facebook del creatore originale o il canale dello Youtuber da cui hanno scaricato il video.

Peccato che pochi siano gli utenti che effettivamente arrivano così al vero autore del video e che, come già detto, in tal modo qualsiasi ritorno economico derivante dalla pubblicità su YouTube sia estremamente ridotto. Perché poi, se sono in buona fede, queste pagine non condividono direttamente il post o il video che ritengono tanto meritevole da essere sulla proprio spazio su Facebook?

Se Facebook intende essere, come afferma, un punto di riferimento per i creatori originali, forse dovrebbe rivedere alcune delle sue meccaniche attuali.

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Lo stesso video prima riportato di Kurzgesagt – In a Nutshell mostra come, di fatti, i numeri delle visualizzazioni sulla piattaforma di Zuckerberg siano gonfiati, considerando come “view” anche una semplice occhiata di appena tre secondi. Ma deve cambiare anche il modo in cui noi utenti utilizziamo il web e i social.

Perché se “Content is king”, allora è giusto premiare chi quei contenuti li ha davvero creati, spendendo decine se non centinaia di ore del suo tempo e le competenze acquisite dopo anni di lavoro. Anche noi semplici spettatori possiamo contribuire a un web più onesto e giusto: segnaliamo i casi di freebooting, magari riportando nei commenti la fonte originale e segnalando al vero autore del video di essere stato imbrogliato. Facebook infatti non ha ancora una funzione di ricerca dei video e spesso, purtroppo, chi è vittima di freebooting rischia di non esserne nemmeno a conoscenza.

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Samsung Galaxy Note 7: le caratteristiche di cui vi innamorerete

Samsung non vedeva l’ora di lanciarlo sul mercato e per questa nuova generazione ha scelto di riprendere il nome con il quale aveva conquistato i suoi consumatori: dopo Galaxy S6 Edge Plus, ieri è stato finalmente lanciato Samsung Galaxy Note 7. Il phablet torna a chiamarsi Note e sembra pronto a dare la guerra ai competitor. Molte le novità, di cui vi anticipiamo subito le più interessanti: una scocca impermeabile, un pennino molto potente e il lettore per la scansione dell’iride.

https://www.youtube.com/watch?v=a0a6Y9JvPqo

DJ Koh, Presidente del Mobile Communications Business, Samsung Electronics, è più che entusiasta del nuovo device:

Galaxy Note7 associa produttività e divertimento in un unico dispositivo e, grazie a funzioni avanzate di sicurezza e a un ecosistema di servizi potenziati, è lo strumento più adatto per chi vuole ottenere di più dalla vita.  

In attesa di vedere il nuovo Samsung sugli scaffali, abbiamo preso appunti sulle 5 caratteristiche di Galaxy Note 7 che ci hanno più incuriosito

Schermo

Lo schermo è QHD Super AMOLED da 5.7 pollici ed è predisposto per lo streaming video HDR. Note 7 si conferma la perfetta unione tra il design dei veice Note e Samsung S6 Edge Plus: è estremamente sottile e leggero, e ha la caratteristica curvatura dual-edge, dunque su entrambi i lati. 

Galaxy Note7 è inoltre dotato di Corning® Gorilla® Glass 5, più resistente del suo predecessore e grazie ai Pannelli Tag Edge permette di accedere con un solo tocco ad applicazioni, notizie e funzioni come contatti, calendario o fotocamera per i selfie.

Inoltre Galaxy Note7 è dotato di una fotocamera da 12 MP con tecnologia Dual Pixel, ampia apertura e auto focus veloce. 

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Abbinando Galaxy Note7 al nuovo Gear VR si può provare un’esperienza immersiva e coinvolgente che indubbiamente sarà ancora più interessante anche grazie allo schermo Super AMOLED: una caratteristica che conquisterà probabilmente gli amanti delle gaming app.

Lettore per la scansione dell’iride

Ecco la caratteristica che sta rimbalzando di più sul web: Samsung Galaxy Note 7 è dotato della nuova tecnologia di riconoscimento dell’iride, un sistema di autenticazione biometrica che permette di sbloccare la schermata home e di accedere in totale sicurezza ai contenuti del proprio smartphone.

L’autenticazione con impronta digitale sembra già una tecnologia passata rispetto allo scanner dell’iride, ma Samsung aumenta il livello di sicurezza rilevando che il nuovo device ha anche una cartella separata e protetta tramite crittografia in cui nascondere i vostri segreti più importanti.

S-Pen

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Per cominciare, S Pen del Note7 è resistente all’acqua al punto che può funzionare realmente sotto l’acqua: il trucco sta nella sua tecnologia di risonanza elettromagnetica (EMR) che permette un’interazione senza ostacoli, anche sott’acqua.

Inoltre l’utente può prendere appunti utilizzando la funzione Always On Memo senza dover sbloccare lo schermo, ma semplicemente appuntando le informazioni utili sul display in stand by. Con la funzione Selezione Intelligente S Pen consente inoltre di creare GIF e condividerle con facilità.

Le nuove funzioni Air Command di S-Pen, tra cui Ingrandisci e Traduci, permettono di zoomare lo schermo o convertire contenuti nella lingua desiderata con un semplice movimento.

 

È resistente all’acqua e non solo

Il nuovo Samsung Galaxy Note 7 vanta anche la certificazione IP68 per polvere e impermeabilità , una caratteristica che il precedente Galaxy Note 5 non aveva. Il phablet è in grado di essere immerso fino a poco più di un metro di profondità per 30 minuti.

Memoria espandibile fino a 256 GB e porta USB di tipo C

Oltre alla memoria interna da 64GB, Galaxy Note7 offre una memoria espandibile e supporto microSD fino a 256GB. È inoltre dotato di batteria da 3.500 mAh, e una porta USB di Tipo C di ultima generazione.

Galaxy Note 7 sarà disponibile in Italia a partire dal 2 Settembre nei colori Blue Coral, Silver Titanium e Black Onyx al prezzo consigliato di €879. Sarà disponibile comunque in prenotazione a partire dal 16 agosto fino al 1 Settembre. Tutti coloro che lo prenoteranno presso i punti vendita aderenti e lo registreranno su Samsung People, riceveranno il nuovo Gear VR, per provare l’esperienza della realtà virtuale Samsung.

Perché Kevin Roberts si è dimesso da Saatchi & Saatchi

Lo scorso 29 luglio, Kevin Roberts, presidente di Saatchi & Saatchi, una delle due società che assieme a Publicis costituisce la più grande agenzia di comunicazione al mondo, ha rilasciato un’intervista a Business Insider nella quale affrontava il tema della discriminazione di genere nel mondo della comunicazione.

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Le sue risposte erano parse sin da subito fonte di polemiche, in quanto definivano come “superato” il problema nel settore della pubblicità e di come fosse presente solo in altri settori dell’industria.

Al di là delle sua sottovalutazione del problema, sono state le motivazioni che ha addotto che hanno sollevato un vespaio: Roberts infatti ritiene che in linea di massima le donne tendono a non voler fare carriera ed ottenere posti di comando perché preferiscono dedicare tempo ed energie alla famiglia.

In altre parole, secondo l’esperienza di Roberts, sono le donne a non voler avanzare più di tanto nella linea di comando di un’azienda.

Un week-end di polemiche

Superfluo dire come queste dichiarazioni abbiano fatto il giro del mondo in poche ore.

Innanzitutto Roberts con il suo intervento a gamba tesa ha dimostrato, nonostante la sua presenza ventennale in Saatchi & Saatchi, di non conoscere la composizione dello staff a sua disposizione: quasi i due terzi dei dipendenti sono infatti donne, molte delle quali con ruoli da senior manager.

Ma la sua visione ha impattato anche su figure di spicco come Kate Stanners, Global Chief commercial Officer, che dagli studi di BBC Radio ha mostrato tutto il suo sdegno per le dichiarazioni, definite scioccanti, fornite dal suo presidente.

Kate Stanners from Saatchi and Saatchi

Women "do want the top jobs" in leading advertising firms, Kate Stanners, global chief creative officer at Saatchi and Saatchi says.

Gepostet von The Today Programme am Montag, 1. August 2016

L’inevitabile addio

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Dopo alcuni giorni di presunta riflessione, con l’ipotesi di un periodo d’aspettativa sino alla naturale conclusione del contratto prevista per maggio 2017, alcune ora fa Publicis group ha diramato il seguente comunicato:

Publicis Group ha annunciato nella giornata di oggi le dimissioni di Kevin Roberts da head coach di Public Groupe, executive chairman di Saatchi & Saatchi/Fallon, membro del consiglio direttivo.

Il Consiglio di Sorverglianza assieme al chairman ed all’amministratore delegato di Publicis Group hanno preso nota della decisione di Kevin Roberts di dimettersi con effetto dal primo settembre del 2016, in anticipo rispetto alla data di pensionamento prevista per maggio 2017.

Dal canto suo Roberts, dopo il lungo silenzio post intervista ha voluto così commentare la decisione:

Una cattiva interpretazione su alcuni punti della mia intervista ha causato rabbia e sgomento e per questo mi scuso. Ho inavvertitamente causato imbarazzo per Saatchi & Saatchi e Publicis Groupe, due aziende che amo ed alle quali sono stato devoto per vent’anni.

Ho espresso il mio rimorso e le mie scuse alle aziende per il furore che hanno provocato le mie osservazioni ed il mio linguaggio, ed estendo quindi le mie scuse ai colleghi, a tutto lo staff ed ai clienti.

Affinché si possa tutti guardare al futuro, ho deciso di anticipare il mio pensionamento e lascerò il gruppo il primo settembre prossimo.

C’è molto da imparare e su cui riflettere, e tra le migliaia di tweet, commenti ed articoli ci sono molti contributi appassionati e di valore sui cambiamenti dei luoghi di lavoro, sul lavoro da fare, su cosa significhi davvero avere successo, e cosa le aziende debbano fare affinché si fornisca a donne e uomini un contesto di lavoro ottimale nel quale fiorire.

Credo che nuovi modi di pensare, strutture e misure siano necessarie per rendere più rapido il progresso sulla diversità in tutte le sue forme, in tutte le professioni ed occupazioni. Con la speranza che l’attenzione su questo tema così serio e complesso raggiunga nuovo slancio.

Bitmoji: cosa sono e come usarli con Snapchat

Snapchat ha da poco iniziato a supportare i Bitmoji, gli avatar personalizzati, sotto forma di divertenti cartoon, che puntano ad essere il secondo tormentone dell’estate, dopo (ovviamente) Pokémon GO.

Lo scorso marzo, infatti, il social aveva acquisito Bitstrips, la società canadese che ha inventato la popolarissima app Bitmoji. L’integrazione sulla sua piattaforma era quindi solo una questione di tempo.

In realtà i Bitmoji non sono cosa nuova, siamo abituati ad usarli da tempo grazie anche all’integrazione con Messenger. Ma cosa cambia adesso? Snapchat è senza dubbio il social del momento, e siamo certi che l’uso dei simpatici avatar riserverà non poche sorprese nei mesi a venire.

Come usare i bitmoji su Snapchat

La prima cosa che devi fare per poter creare e ad utilizzare il tuo Bitmoji su Snapchat è aggiornare Snapchat alla versione più recente e scaricare l’app Bitmoji, disponibile sia per iOS che per Android. Una volta installata, effettua il login con il tuo account Snapchat, per integrare le due app, e potrai subito iniziare a creare il tuo avatar. Potrai poi usarlo sia negli snap che nelle chat.

Se conosci Bitstrips sai già come fare, perché il procedimento e le opzioni sono fondamentalmente le stesse. Appena inizia la fase di creazione, infatti, puoi anche decidere se creare il tuo avatar in modalità Bitstrip o in modalità Bitmoji. Non cambia nulla, se non l’aspetto grafico degli avatar stessi (puoi confrontare le due versioni dall’anteprima, per farti un’idea, o modificare l’avatar anche in seguito. Noi preferiamo decisamente lo stile Bitmoji).

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Ad ogni modo, anche se è la prima volta che hai a che fare con il tuo alter ego digitale, vedrai che crearlo è semplicissimo: dovrai selezionare la forma del viso, degli occhi, della bocca, il colore della pelle, dei capelli, degli occhi e così via.

Le opzioni per personalizzare il Bitmoji sono tante, e le più divertenti sono di sicuro quelle relative all’outfit. Quando avrai terminato la creazione del tuo avatar potrai salvarlo e iniziare ad utilizzarlo su Snapchat nelle situazioni più disparate.

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Se anche i tuoi amici hanno collegato il loro account all’app di Bitmoji, quando sei in chat o commenti i loro snap vedrai anche uno sticker speciale, il Friendmoji. Ma non solo: sono disponibili molti avatar customizzati per i brand. Se sei un fan di Game of Thrones o Ghostbusters, ad esempio, puoi sbizzarrirti quanto vuoi. Buon divertimento!

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Startup innovative, come costituirla direttamente online

Startup innovativa, come costituirla direttamente online

La novità normativa è entrata in vigore lo scorso 20 luglio 2016. Oggi è infatti possibile costituire una SRL qualificabile come startup innovativa senza bisogno del notaio né di recarsi presso una Camera di Commercio, ma effettuando ogni operazione direttamente online.

I parametri da rispettare per essere una startup innovativa

La rivoluzione burocratica riguarda esclusivamente le startup innovative, identificate in base ad alcuni requisiti minimi, come l’oggetto sociale incentrato sullo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di servizi o prodotti ad alto contenuto tecnologico e la sede principale dei propri affari ed interessi in Italia.

Startup innovative, come costituirla direttamente online

I soci della startup innovativa devono, inoltre, auto-certificare alcuni parametri aggiuntivi:

  • le spese in ricerca e sviluppo saranno uguali o superiori al 15% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della startup innovativa;
  • saranno impiegate come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, persone in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che stanno svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbiano svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;
  • la startup sarà titolare, depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa.

La nuova procedura online per la costituzione come SRL

Startup innovative, come costituirla direttamente online

La procedura di registrazione di SRL come startup innovative può essere effettuata su una piattaforma ad hoc, che permette di redigere lo statuto dell’impresa, che dovrà essere firmato digitalmente da tutti i soci.

Una volta generati statuto ed atto costitutivo i soci dovranno provvedere alla compilazione di altri moduli, al pagamento delle imposte, alla registrazione fiscale ed alla Comunicazione Unica al Registro delle Imprese, inclusiva della dichiarazione di inizio attività.

Senza un commercialista, dunque, la semplificazione risulta in ogni caso un percorso ad ostacoli.

Nonostante ciò, la novità non è stata accolta con favore da tutte le categorie professionali: il Consiglio Nazionale del Notariato, ad esempio, ha sottolineato i limiti del cambiamento introdotto, con un ricorso al TAR del Lazio. sono i notai ad “alzare la voce” e a sottolineare i limiti del cambiamento introdotto.

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In questo contesto, iubenda, startup italiana che opera nel settore legale e fornisce uno strumento per la generazione di privacy e cookie policy per siti web e applicazioni, ha deciso di intervenire per semplificare ulteriormente la procedura.

Per conoscere il punto di vista di una startup innovativa sull’innovazione normativa abbiamo rivolto qualche domanda proprio ad Andrea Giannangelo, CEO e fondatore di iubenda.

Startup innovative, come costituirla direttamente online

Dal 20 luglio 2016 è possibile costituire una SRL qualificabile come startup innovativa direttamente online. L’Italia è finalmente al passo con gli altri Paesi europei?

In realtà il procedimento è tutt’altro che semplice. Per quanto il notaio non sia più strettamente necessario, la procedura continua a richiedere una forte competenza ed è difficile immaginare che tramite startup.registroimprese.it si riesca a portare a termine la costituzione senza essere affiancati da un commercialista.

Inoltre, gli stessi commercialisti sono nuovi a questo tipo di pratiche, di solito effettuate dai notai, quindi potrebbero incontrare loro stessi difficoltà.

In questo scenario, in iubenda facciamo leva sui nuovi strumenti messi a disposizione dalle istituzioni per migliorare ulteriormente il processo, assorbire noi tutta la complessità e consentire davvero a chiunque di costituire la propria SRL online.

Startup innovative, come costituirla direttamente online

Di sicuro costituire un’impresa continua a non essere una procedura così semplice com’è altrove, ma quello fatto dalle istituzioni è un passo nella direzione giusta ed il fatto che la procedura sia aperta a chiunque voglia allacciarsi alle specifiche fornite dal governo – come iubenda stessa fa – dà la possibilità al mercato di amplificare questa iniziativa.

Per esempio, negli Stati Uniti, è un’azienda privata ad essere leader nella costituzione di imprese online, LegalZoom, con oltre 1 milione di aziende costituite fino ad oggi, una cifra impressionante.

Non tutti sono entusiasti. Che ne pensi del ricorso al TAR dei notai?

Startup innovative, come costituirla direttamente online

Come ogni categoria, quella dei notai difende i propri interessi e questo è legittimo. Sta poi al Governo ed al Parlamento d’individuare qual è l’interesse comune.

Avviare un’azienda in Italia è troppo complesso e costoso, c’è una barriera inutile proprio nel momento storico in cui più questo Paese ha bisogno d’imprenditori che creino lavoro e ricchezza.

Questo primo passo delle istituzioni, anche se limitato alle sole startup innovative (onestamente una frazione minuscola), va nella direzione giusta. Speriamo sia solo il primo di tanti sforzi di semplificazione.

Detto questo, in iubenda saremo già da settembre a lavoro per creare un network di notai per la costituzione delle SRL tradizionali, unendo i vantaggi dell’online con la legislazione esistente.

Da Pokémon GO fino al navigatore a portata di lente: arriva Glass Up

 

All’apparenza un occhiale di tendenza, ma una volta indossato apre un mondo, quello dell’augmented reality: Glass Up è uno smartglass pensato per riprodurre i contenuti provenienti da device mobili (come smartphone e tablet IOS e Android), utilizzando la tecnologia bluetooth. Con Glass Up potrai giocare in maniera ancora più coinvolgente a Pokémon GO, consultare il navigatore, leggere un articolo, insomma usare gli occhiali come se fossero lo schermo del tuo smartphone.

La startup modenese a meno di due settimane dal lancio della campagna di Equity Crowdfunding su Tip Ventures ha raccolto oltre 50 mila euro di ordini.

Glass Up nasce dalla creatività di Francesco Giartosio (CEO) e Gianluigi Tregnaghi (CTO) che ne hanno curato la tecnologia e il design. Con soluzioni tecniche ispirate all’olografia è possibile fare apparire tutte le informazioni di cui si ha bisogno sulla lente destra dello smartglass. Le aste diventano quindi una superficie touch per interagire con i dispositivi senza estrarli dalle tasche.

Dice proprio Francesco Giartosio:

“Grazie alle opportunità aperte dall’equity crowdfunding, oltre a sostenere i costi per la produzione degli smartglass potremo sviluppare e brevettare moltissime soluzioni e idee, legate sia alla tecnologia che all’utilizzo del device”

GlassUp_Team

Il CEO Francesco Giartosio apre la porta della sede di Glass Up a Modena insieme a tutto il team della startup

Ora, con il supporto di Tip Ventures, GlassUp punta non solo ad ottenere 250.000 euro ma anche ad aumentare i propri soci. Gli investitori infatti diventeranno titolari di una quota della società fino ad un massimo del 9% del capitale sociale.

Prendendo parte alla campagna di Tip Ventures si avrà la possibilità di contribuire al completamento del prototipo GlassUp, il cui lancio è già fissato per ottobre 2016 presso la fiera di settore Wearable Tech Show di Santa Clara. I nuovi soci vedranno da vicino il potenziamento di tecnologie innovative e l’ampliamento delle certificazioni per le applicazioni derivanti dalla prima versione dedicata agli utilizzatori finali. Tra le implementazioni più significative già attivate, l’utilizzo in medicina come smartglass per chirurghi o come strumento ottimizzato per ipovedenti. Thumbs up!

Twitter for Dummies: tutte le regole base per usare il social dei 140 caratteri

Nonostante Twitter faccia parte da molti anni del panorama culturale, esiste ancora una vasta percentuale di utenti della rete che non capisce a cosa serva. Spesso, per queste persone si tratta di un canale su cui i siti di informazione fanno spam di notizie, o di un posto in cui le celebrità parlano di sé, ma quando si tratta di aprire un account e iniziare a farne un uso attivo, ecco sopraggiungere un senso di sconforto e smarrimento.

Forse il problema sta nel fatto che a volte nemmeno Twitter sappia con precisione cosa sia Twitter; al punto di aver lanciato una campagna pubblicitaria rivolta a questo bacino di non utenti che è risultata talmente blanda da lasciare più confusi di prima.

Tutto chiaro? Forse no. Allora, per chi ha ancora le idee confuse, ecco una guida alle funzioni fondamentali della piattaforma basata su simboli e vocabolario specifico.

@

Un nome pubblicamente identificabile che aiuta a differenziarsi da tutti gli altri utenti di Twitter. Sceglietelo accuratamente. Per esempio noi siamo @ninjamarketing, più facile di così. Ma niente vi vieta di essere @supercalifragilistichespiralidoso, a parte la frustrazione di chi cercherà di menzionarvi (spiegazione sotto).

Tweet

Questa è la moneta di scambio della piattaforma. I contenuti prodotti dagli utenti sono messaggi di massimo 140 caratteri. A questi potete allegare video, immagini o GIF animate. Ciascun tweet andrà ad arricchire il vostro stream: sostanzialmente un elenco di tutto ciò che avete scritto.

#

Un hashtag ha lo scopo di identificare un contenuto e l’argomento di un tweet. Usatelo se volete automaticamente unirvi a – o trovare – una discussione su un particolare tema. Volete che un fan di Justin Bieber legga un vostro tweet? Usate #JustinBieber (non fatelo davvero, però).

Siete già pronti per commentare la performance olimpiche? #Rio2016 fa per voi.

Bloccare

È quella cosa che si fa quando si inizia a ricevere spam senza limiti da un account clamorosamente fake. Oppure quando si viene ripetutamente offesi. Oppure quando uno stalker non smette di contattarvi. O se siete voi a essere stati bloccati, fatevi qualche domanda.

Messaggi diretti

I messaggi diretti (o DM) sono messaggi privati che possono essere visualizzati solo dai partecipanti alla conversazione. A quanto pare sono utili per non diffondere i propri dati quando si contattano account di assistenza, ma tutti sanno che sono stati creati per mandarsi foto….

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Follower

Sono le persone che vi seguono e che vedono i vostri tweet sul loro feed. Chi vi segue lo fa perché interessato ai vostri contenuti e aperto ad avviare una conversazione con voi. La regola non detta è che gli utenti con il maggior numero di follower sono persone migliori (ma è proprio così?).

Risposte

Per rispondere a un tweet basta iniziarne uno nuovo con @ e il nome dell’utente che volete raggiungere. Ad esempio, se una persona famosa twitta qualcosa di divertente rispondete con un “@personafamosa ahah :)”. Se non vi risponde entro 30 secondi provate con un “@personafamosa ahahah 🙂“. Se anche adesso non risponde, inviate una bella sfilza di insulti. Ecco, ora potete lamentarvi di essere stati bloccati.

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Like

Stessa cosa di Facebook, però al posto di un pollice in alto c’è un cuore (una volta era una stellina). Si usa quando non volete fare lo sforzo di rispondere, o volete concludere una conversazione durata troppo a lungo.

Menzione

Cliccate sull’icona della campanella che vedete in alto e troverete tutti i tweet con cui altri utenti hanno cercato di raggiungervi includendo il vostro nome. Non preoccupatevi, spesso si tratta di spam.

Hacking

È quello che afferma essere avvenuto a chiunque pubblichi accidentalmente certe foto in un tweet invece che inviarle in un messaggio privato.

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Account verificati

Si tratta di una spunta azzurra – applicata accanto al nome utente – riservata rispettivamente a:

  • una celebrità;
  • qualcuno di importante;
  • un dipendente di BuzzFeed.

Si può anche richiedere, ma se non rientrate in questa categoria difficilmente vi sarà concessa.

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Retweet

Un retweet avviene è quando si pubblica sul proprio feed un tweet di qualcun altro. Si può fare con facilità grazie a un bottone presente sotto ciascun tweet, quello con le freccette che si incrociano. Da qualche tempo è possibile anche retwittare i propri tweet (?!). Non avete idee per riempire il vostro profilo di contenuti? Via col retweet.

Trend

Si tratta di una lista contenente i temi più trattati e gli hashtag più usati in ogni dato momento e parte del mondo. Non importa quale tremendo atto di malvagità potrebbe star avvenendo da qualche parte del globo: ci sarà sempre qualcuno che in quel momento sta parlando degli One Direction.

Tale lista si trova lì, sulla sinistra, e potete decidere se seguire le tendenze di un paese in particolare, oppure globali. Ovviamente, se seguite i trend di un altro paese, difficilmente capirete tutto (sempre che non sappiate tutto di quel paese): ma è il carattere globale di Twitter, bellezza. I trend vi aiuteranno a rendervi conto soprattutto di questo.

Netiquette

Una cosa che Twitter dovrebbe avere, che da anni cerca di garantire, ma che potete essere sicuri di non trovare.

Perfetto: ora sapete tutto, siete pronti a iniziare le vostre avventure su Twitter? Noi vi abbiamo detto come si usa, decidere cosa farci sta a voi (sostanzialmente la strategia utilizzata dagli stessi sviluppatori della piattaforma)!

PS: il team Social di Ninja Marketing lo trovate qui, nel caso voleste contattarci.

Instagram lancia Stories, Zuckerberg all’attacco di Snapchat

Pochi minuti fa Instagram ha annunciato il lancio di una nuova feature per i suoi utenti chiamata Instagram Stories.

https://www.facebook.com/InstagramItalia/videos/1026503994115675/

Di cosa si tratta?

Di un nuovo modo, a dire il vero molto simile a Snapchat, di racchiudere in un carosello tutte le immagini o i video che un utente ritiene facciano parte di un’unica storia che vuole raccontare ai suoi amici.

L’intento è quello di evitare l’overposting e rendere più snella la visualizzazione del news feed sul social.

Di sicuro interesse è la possibilità di aggiungere effetti, filtri, elementi di realtà aumentata ad ogni scatto per rendere unico il proprio carousel.

Tempo e privacy: le storie hanno una scadenza

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Stories non sarà un prodotto per tutti e disponibile per sempre.

Tutte le immagini ed i video che compongono un carosello saranno cancellati dopo 24 ore dall’inizio della pubblicazione.

Per quanto riguarda invece chi potrà accedere ad un Instagram Story, verrà conferita massima libertà a ciascun utente.

Tutto è legato alle impostazioni della privacy di un utente: se ha un profilo privato anche le sue storie saranno disponibili solo per i suoi seguaci.

Ma c’è di più, si potrà scegliere quali follower escludere dalla possibilità di visualizzare una storia o addirittura quali porzioni  di una storia saranno visualizzabili e quali no.

Altra particolarità riguarda la possibilità di interagire con gli elementi di una storia: commenti e like saranno disattivati, si potranno solo inviare messaggi privati ad un autore.

Come trovare e visualizzare le Instagram Stories

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Nelle prossime settimane, sia gli utenti Android che iOS potranno notare un cambiamento nel layout dell’home page dell’applicazione: nella parte in alto un segmento verrà dedicato alle Stories online in quel determinato giorno.

Da un punto di vista grafico ogni storia verrà rappresentata da un anello colorato che circonderà la miniatura dell’utente che la sta scrivendo. Una volta cliccato sulla foto profilo, verrà aperto il tab della storia e si potrà accedere ad ogni elemento che la compone.

Attraverso lo swipe si potrà passare da una storia all’altra o da un elemento di una storia a quello successivo.

Cosa pensi di questa mossa di Instagram? Diccelo sulla nostra pagina ufficiale!

Il potere dello storytelling da mettere al servizio di un’azienda

Il potere dello storytelling da mettere al servizio di un’azienda

Lo storytelling è il modo più potente per immettere idee nel mondo di oggi.

Robert McKee

Le storie hanno un potere. Dilettano, incantano, toccano il nostro cuore, insegnano, richiamano, ispirano, motivano, sfidano. Ci aiutano a capire. Imprimono immagini nella nostra mente. Vuoi fare il punto su una vicenda o sollevare interrogativi? Racconta una storia.

Janet Litherland

Questo articolo è liberamente tradotto da The Power Of Storytelling di Andy Smith, originariamente scritto e pubblicato su dragonflyeffect.com.

Le storie sono intorno a noi. Sono ciò che ci muove e ci fa sentire vivi, ci ispirano. La nostra fame di storie è un riflesso del bisogno fondamentale dell’uomo di comprendere i modelli di vita – non solo come esercizio intellettuale, ma come un’esperienza emotiva personale. Le storie sono il modo per raggiungere la connessione con le persone emotivamente.

Si nasconde qui, in queste caratteristiche, il potere dello storytelling.

Eppure la maggior parte dei professionisti è ancora abituata ad un approccio più aziendale per comunicare idee, almeno guardando le più comuni presentazioni divise in liste ed elenchi puntati. In genere costruiscono PowerPoint per presentazioni alle quali non assisterebbero se fossero spettatori.

Per questo Ninja Academy ha deciso di promuovere il Corso Online in Corporate Storytelling per far capire a chi cerca un indirizzo che professionale per il futuro di capire quale possa essere il valore aggiunto che questo tipo di attività può dare ad un brand e quale sia il modo giusto per farlo.

Come può accadere che anche chi scrive storie per professione non riesca a riconoscere l’importanza di una buona storia o la debolezza del proprio approccio alla comunicazione quando si tratta del proprio turno sul palco? Cosa accade quando cominciamo a costruire un contenuto che va al di là di quello aziendale e iniziamo a scrivere qualcosa di coinvolgente e potente sfruttando l’energia di una storia ben raccontata? Perchè le storie riescono ad essere il mezzo migliore per rappresentare l’identità di un brand?

I motivi per fare dello storytelling una professione

Il potere dello storytelling da mettere al servizio di un’azienda

La ricerca svolta per scrivere The Dragonfly Effect ha dimostrato che la forza di una storia è qualcosa di profondo: può aiutarti a connetterti con il tuo pubblico e a commuoverlo,  può rendere il tuo lavoro davvero memorabile.

Maya Angelou una volta disse: “La gente si dimentica quello che hai detto, la gente si dimentica quello che hai fatto, ma la gente non potrà mai dimenticare come li ha fatti sentire”. E qual è il modo migliore per far sentire le persone? Raccontando una storia avvincente.

Quello dello storytelling quindi è un potere evocativo dal potenziale enorme, si distacca dalla comunicazione classica di un prodotto verso un possibile consumatore.

In definitiva il corporate storytelling fa sì che l’utente non percepisca più se stesso come cliente ma come destinatario di un racconto. Rappresenta un’occasione per chi ha una formazione di marketing classico di arricchire la sua capacità di coinvolgere il pubblico, così come offre una chanche a chi possiede una formazione umanistica di mettere le sue risorse culturali al servizio delle imprese.

Le storie riguardano le persone

Il potere dello storytelling da mettere al servizio di un’azienda

Le storie sono fatte di persone e le persone si connettono con altre persone, in definitiva chi si occupa di corporate storytelling immagina una storia che renda un brand, un’azienda, un prodotto, un soggetto senziente che si connetta alla sua comunità.

Chi si occupa di storytelling costruisce ponti ed abbatte pregiudizi, rende un messaggio pubblicitario, di norma mal digerito dal pubblico, un veicolo di informazione e fidelizzazione.

Costruire competenze digitali

Ad oggi gran parte della comunicazione di un’azienda si svolge tramite le piattaforme digitali. Lavorare con lo storytelling apre l’accesso a comparti di marketing non convenzionale che ad oggi costituiscono il fulcro delle richieste lavorative.

Anche i business model più restii al cambiamento hanno compreso l’importanza di immettere informazioni nella rete e che coinvolgere i propri clienti, così come aumentare il proprio bacino d’utenza, passa per la capacità di costruire messaggi complessi sotto forma di storie.

Comprendere i contesti in cui si opera

Il potere dello storytelling da mettere al servizio di un’azienda

Non tutte le storie sono buone per ogni stagione, uno storyteller che si rispetti matura la capacità di comprendere quali tasti toccare in relazione all’attualità.

Per costruire un piano editoriale bisogna essere strategici, puntare ai giusti obiettivi e capire quali siano i mezzi per raggiungerli. Uno storyteller quindi ha piena coscienza del contesto in cui lavora, lì dove il contesto significa l’analisi dei suoi competitor.

Un buon storyteller deve essere padrone degli strumenti e dei tool per misurare l’efficacia della comunicazione propria e dei suoi avversari nel settore.

Parlare alle emozioni della gente

Il potere dello storytelling da mettere al servizio di un’azienda

Le storie suscitano emozioni ed è proprio questo il potere dello storytelling. Gli uomini, infatti, non sono inclini a prestare attenzione a cose di cui non gli interessa.

Attento però, perché le storie devono suscitare emozioni, ma non manipolare i sentimenti: non cercare effetti melodrammatici, ma prova a superare il rumore di fondo che ci frastorna costantemente per consegnare il tuo messaggio. Deve essere questo, alla fine, ad avere davvero importanza.

Le buone storie non raccontano, mostrano

Il potere dello storytelling da mettere al servizio di un’azienda

Si tratta di una delle considerazioni ormai più note sul potere dello storytelling: le buone storie non si limitano a raccontare, ma attraverso la loro forza evocativa sono in grado di mostrare e suggerire immagini direttamente alla mente del tuo pubblico. Fai vedere una foto attraverso le tue parole, suscita un conflitto interiore. Avrai ottenuto un vero coinvolgimento nella storia e la tua audience non sarà più solo il “contenitore di una lista di fatti”.

Questo significa che chi si occupa di storytelling matura esperienze e capacità di operare su più canali espressivi, integrando foto, video e testi, contenuti interattivi e/o scaricabili, in una strategia complessa in cui il racconto si espande su più dimensioni.

LEGGI ANCHE: Le cinque regole fondamentali per uno storytelling efficace

I mezzi di diffusione delle storie

Il potere dello storytelling da mettere al servizio di un’azienda

Usare e padroneggiare le tecniche dello Storytelling aiuta l’azienda a riprendere il controllo (dei processi, dei costi, dei risultati), accrescere il capitale narrativo, professionale e competitivo interno, produrre un vantaggio strategico sull’arena competitiva (in termini culturali, gestionali, comunicativi,) e soprattutto ad avere le persone e gli strumenti necessari per mantenerlo nel tempo rispetto ai propri competitors.

Dedicarsi a questo settore ti consente quindi di inserirti in un contesto aziendale come figura chiave e di raccordo tra i vari comparti, non significa semplicemente ritagliarti un ruolo centrale ma interfacciarti con i singoli gangli in un percorso di costante apprendimento multidisciplinare.

Il segreto dietro il potere dello storytelling

Il potere dello storytelling da mettere al servizio di un’azienda

Qual è il segreto per raccontare una grande storia? Devi emergere dallo sfondo, andare oltre i numeri, e dare un nome, un volto e un po’ di personalità al tuo lavoro. La gente dimentica i fatti, ma non dimentica mai una grande storia.