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Scrivener, il popolare word processor ora è anche un’app iOS

La scrittura è spesso un compito impegnativo e difficile, per questo gli scrittori sono sempre alla ricerca di uno strumento magico per rendere il tutto più facile. Negli ultimi anni molti scrittori hanno scelto Scrivener come word processor per Mac e Windows e finalmente il software è disponibile anche come app iOS per iPhone e iPad.

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La maggior parte delle applicazioni di scrittura trattano un racconto o un romanzo non diversamente da un documento semplice come una lettera o un elenco, ma se chiedete a qualsiasi scrittore il loro processo creativo non segue lo stesso metodo. Ad esempio un breve racconto potrebbe anche iniziare come un pot-pourri di frammenti di frasi casuali e immagini che ispirano lo scrittore, mentre un racconto di fantascienza può avere inizio con qualche appunto sui personaggi principali.

In poche parole i software e le app dedicate per la composizione di testi sono progettati intorno al processo di scrittura e a quello di modifica, ma non contemplano il processo creativo.

Scrivener, un’app dedicata agli scrittori

Ciò che ha reso Scrivener una tale rivelazione è che è una applicazione di scrittura progettata intorno il modo in cui gli scrittori realmente lavorano. Questo perché Keith Blount, lo sviluppatore di Scrivener, non era in realtà un programmatore quando ha iniziato la sua applicazione, ma un aspirante scrittore con una laurea in storia, letteratura medievale.

Blount ha compreso che scrivere è come raccogliere in una scatola molte fonti di ispirazioni: belle frasi, immagini, ricerche, biografie dei personaggi, e molto altro. Scrivener è stato progettato per essere quella scatola: negli ultimi 10 anni, Scrivener ha venduto oltre 50 milioni di copie: per questo Scrivener per iOS potrebbe avere risultati molto interessanti.

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La sfida più grande per Scrivener è stata quella di ottenere una versione smart e semplice: l’app iOS ha una interfaccia molto più semplice della versione desktop e contiene le funzioni più essenziali.

Tra le caratteristiche che hanno reso il software popolare vi sono la riorganizzazione della struttura di qualsiasi documento in schede virtuali organizzate su una tabella, la modifica di più documenti in una sola volta, la creazione di collegamenti ipertestuali tra le diverse parti del documento di testo, e l’esportazione di un manoscritto in più di una dozzina di formati diversi, che vanno da PDF a pagine web per Kindle eBook.

L’idea di base dietro Scrivener è che la scrittura è come una grande scatola di pezzi di puzzle, solo alcuni dei quali costituiranno il puzzle finale: Scrivener è uno strumento che permette di organizzare questa scatola caotica, e, infine, terminare il puzzle.

Un altro principio di progettazione di Scrivener per iOS è che a differenza di alcune applicazioni rivali, la versione per iPhone non è meno importante della versione per iPad. Inoltre  la sincronizzazione molto veloce con Dropbox rende possibile iniziare un lavoro su iPhone o iPad e terminarlo su desktop; purtroppo al momento non è invece prevista la sincronizzazione con iCloud. Molti scrittori scettici si sono convertiti subito alla versione mobile come è possibile leggere dai commenti entusiasti sul profilo Twitter dell’app.

 

Social media e crisi internazionali: golpe e attentati visti da Twitter

Ad una prima occhiata i vostri news feed, i trending topic, persino i titoli delle vostre pubblicazioni preferite parlano chiaro: il mondo è unito e in lotta contro un nemico comune. I Pokemon.

Eppure basta poco per scoprire che non è così. Che sia una breaking news o una timido post che tenta la viralità, difficile non iniziare a pensare a questioni come confini, bombe, paura. Persino guerra, che in questi anni ci gravitava attorno, ma ora bussa ai confini. E dato che il mondo social è ormai integrato ovunque con quello reale, è normale che l’on line e l’off line dialoghino. Vediamo cosa ci raccontano dopo una settimana piuttosto intensa.

Il colpo di stato fallito

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Non capita tutti i giorni di assistere a un colpo di stato e ancora più raramente in live tweet. Perché ciò che la maggior parte di noi ha fatto è stato scoprire la notizia in tv o su twitter, controllare i feed sui vari social, scoprire le opinioni a caldo di cittadini comuni e grandi esperti, vedere cosa stava succedendo tramite Periscope e Facebook Live. Ma i social, per natura, non si limitano a osservare. Basta dire che lo stesso presidente Erdogan, colui che riteneva che i social media fossero “la peggior minaccia per la società” e che ha cercato di fare l’impossibile per limitarne l’uso da parte dei dissidenti ha annunciato il fattaccio su Facetime (…già) e ha fomentato la ribellione al colpo proprio attraverso il temibile mezzo. Senza dare tutto il merito ai social media, resta il fatto che il golpe è fallito. Secondo un interessante articolo del Washington Post le influenze a lungo termine su fatti simili potrebbero essere molto profonde, fino a far implodere sempre prima eventuali insurrezioni.

Il colpo di stato fallito, parte 2

Ma dopo l’agitazione di quelle ore, che cosa è successo? Come con un vaso di Pandora, smossa la community è difficile tornare indietro. Erdogan forse avrebbe preferito staccare subito la spina a quello strumento che ha contribuito al mantenimento dello status quo, o forse no. Del resto ha potuto arrestare chi si è pubblicamente schierato a favore e sicuramente avrete visto girare  sui social varie immagini di torture che hanno aumentato il bisogno di risposte da parte della nato nei confronti del Presidente. Insomma, il giro di vite colpisce chiunque: e i social media, probabilmente, saranno sempre più messi alle strette nel paese turco.

#PrayForNice

Il 14 luglio un camion si è lanciato sulla folla in festa uccidendo 84 persone sulla Promenade des Anglais.
La sera dell’attentato sono stati diversi gli hashtag che hanno popolato le timeline degli utenti di Twitter: da #AttackNice a #PortesOuvertesNice, l’iniziativa che avevamo già scoperto durante l’attentato a Parigi degli scorsi mesi, con gli abitanti pronti ad aprire le porte di casa propria per accogliere le persone in pericolo.

Nei giorni seguenti, la TV è partita all’attacco con il suo ormai un po’ desueto modo di coprire una diretta e ha scelto di riempire i buchi con le agghiaccianti immagini dei corpi rimasti a terra. Gli utenti social hanno risposto subito con #CSAcoupeztout interagendo direttamente con i canali LCI e France 2, che non hanno potuto fare altro che chiedere scusa.

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C’è anche chi è riuscito a scherzare, in maniera molto macabra, aprendo addirittura un account su Twitter come quello che state per vedere:

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La speranza è che Twitter, oltre che a chiudergli l’account, possa segnalare alle forze dell’ordine l’autore di questo gesto così irrispettoso.

#PrayForSyria

Questo in effetti potrebbe esservi sfuggito. La Siria è uno di quegli argomenti buco nero che si cerca di evitare, perché troppo complesso. O forse no, del resto ne hanno parlato anche Loro:

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#PrayForSyria è diventato tendenza a causa del terribile fatto che è spiegato qui  avvenuto a poca distanza da quest’altro  cambiando un po’ le carte in tavola della politica internazionale.

Ma soprattutto scatenando lo sdegno del pubblico, che possiamo meglio esprimere con un’immagine che ha spopolato ru twitter (cogliendo così l’invito #coupeztout, senza infierire con le foto dei bambini sotto i bombardamenti).

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Di Pakistan, omicidi e onore

Un ultimo esempio di assurde interazioni tra il mondo iper connesso e quello affondato nella tradizione. Il caso è quello dell’omicidio della social media star Qandeel Baloch per mano di suo fratello, che ha ammesso di averla strangolata per salvaguardare il proprio onore.

La cosa interessante, in questo caso, è che, nonostante il rifiuto delle autorità di proteggere Qandeel Baloch in vita, sembrerebbe che il parlamento abbia pronto un disegno di legge per cancellare definitivamente il diritto di omicidio d’onore e parrebbe che la maggioranza dei partiti abbia deciso di sostenerlo. Se fosse così questa triste storia potrebbe comunque lasciarci con un po’ di speranza sulle nuove interazioni tra social media e politica internazionale. Sempre più complicate, certo, ma anche per questo da continuare a monitorare cercando di andare oltre all’immediatezza e alla superficialità che spesso viene affibbiata al mezzo.

Tech e Startup tutti gli eventi estivi da seguire

Tech e Startup: tutti gli eventi estivi da seguire

Chi l’ha detto che in estate non si fa business? Anche gli eventi estivi da seguire in tutta Europa sono moltissimi, magari accoppiando lavoro e vacanza, un binomio sempre più adatto allo stile di vita di molti startupper.

Per non perderti nessuna occasione tra gli eventi estivi Digital e Tech abbiamo preparato la tua Summer Business Agenda 2016. Scegli con cura gli appuntamenti più interessanti per te e organizza le tue ferie alternative.

Eventi estivi Tech e Startup: gli appuntamenti di agosto 2016

Tech e Startup tutti gli eventi estivi da seguire

1-7 agosto 2016 – Se pensi ad una capatina del dopo Brexit nel Regno Unito e sei un programmatore, non puoi perderti il Festival of Code 2016. Si tratta del più grande evento hack annuale, aperto a giovani di tutto il mondo.

15-16 agosto 2016 – Per molti analisti è la Germania a candidarsi come nuova casa dell’innovazione dopo Londra, certamente per il momento vale la pena prenotare un volo per Colonia, per la Game Developers Conference Europe, il più grande evento in Europa sull’intrattenimento interattivo e una importante fiera internazionale per il business e i nuovi prodotti dell’industria dei videogame e del computing.

18-19 agosto 2016 – Oltre a godersi gli splendidi paesaggi di Edimburgo il Turing Festival è l’occasione imperdibile per scoprire tutte le novità e i trend in fatto di digital marketing. Un evento durante il quale approfondire l’evoluzione dell’economia globale e trovare ispirazione per l’innovazione che ci porterà nel futuro.

LEGGI ANCHE: Agenda 2016: tutti i bandi e gli eventi startup da seguire in Italia

24-26 agosto 2016 – Tre giorni per esplorare le possibili combinazioni tra mondo digitale e fisico, con testimonianze e talk sui nuovi modi per competere, lavorare e vivere meglio. Sono gli ingredienti del Dare Festival di Anversa.

31 agosto e 1 settembre 2016 – Se le tecnologie alimentari svolgono un ruolo sempre più importante nei sistemi commerciali e sanitari europei, per la nuova consapevolezza dell’importanza di uno stile di vita sano, immancabile un evento estivo Tech dedicato a questo tema. Organizzata da Europe Unlimited, la sesta edizione dello European Food Venture Forum si svolge ad Aarhus, in Danimarca.

Estate 2016: gli eventi business da non perdere a settembre

Tech e Startup tutti gli eventi estivi da seguire

6-7 settembre 2016 – A settembre si torna a Colonia per il Pirate Summit, un evento dedicato a tutte le startup in cerca di investitori o alle prese con il fundraising per il lancio della propria idea. Se vuoi fare networking e approfondire le tue conoscenze sull’ecosistema startup europeo, il PS è un eccellente punto di partenza.

2-7 settembre 2016 – Sempre in Germania, stavolta a Berlino, la vacanza più interessante prevede una tappa all‘IFA 2016, la più importante fiera del Tech in Europa dopo quella di Barcellona. Per scoprire in anticipo tutte le novità su smartphone, droni e innovazione in generale, comincia a prenotare il tuo ticket.

14-15 settembre 2016 – A Köln, in Germania, un altro evento digital business da segnare in agenda: DM Expo è l’appuntamento che permette di connettere l’economia digitale mondiale, un luogo di incontro e discussione “a tutto business”.

16-17 settembre 2016 – L’Over the air chiude la stagione estiva digitale a Londra con un evento dedicato ai coder più creativi: workshop e hackatano per sviluppare idee e condividere le ultime novità tecnologiche.

22-23 settembre 2016 – Ad Amburgo ci aspetta il NEXT16, l’appuntamento dedicato a chi vuole partecipare attivamente alla creazione della digital transformation. Un’altra occasione per fare networking e lasciarsi ispirare dalle migliori menti europee in fatto di digitale.

LEGGI ANCHE: Marketing 2016: gli eventi da segnare sull’agenda del nuovo anno

22-24 settembre 2016 – Il summit EuroIA di Amsterdam è l’occasione giusta per l’Information Architecture e la User Experience, una tre giorni con laboratori e talk per i professionisti del Digital Deisgn.

24-25 settembre 2016 – Naturalmente anche Milano non può farsi mancare un evento business e per chiudere l’Estate non puoi perderti il Festival della Sharing Economy di Altroconsumo: talk, dibattiti, workshop e testimonianze di aziende, ci porteranno nel mondo ancora tutto da esplorare della sharing economy. L’occasione giusta anche per un confronto sui cambiamenti della legislazione in materia.

25-27 settembre 2016 – Sempre in Germania, a Monaco, una tre giorni di conferenze dedicata a founder e team provenienti dall’ecosistema startup europeo: segna la data del Bits & Pretzels, un mix molto riuscito tra Oktoberfest ed evento per startup.

Gamification e social: giocare per fidelizzare la tua community

Ogni blogger sa che non c’è nulla di più prezioso (e difficile da costruire) della propria community. Avere un seguito che non solo arriva sui tuoi contenuti ma, anzi, li cerca in prima persona è quanto di meglio si possa desiderare, ancor più quando questo seguito partecipa attivamente con commenti, suggerimenti e, perché no, user generated content di risposta.

Per ottenere questo risultato, il primo passo è necessariamente quello di coinvolgere i tuoi lettori, attirando la loro attenzione e suscitando interesse e curiosità. Puoi provarci Gioca con la tua community e rendi soprattutto il gioco più semplice e divertente che puoi, piccole occasioni per giocare con la propria community, spingendola a compiere azioni particolari.

Uno dei casi di maggior successo in merito è, come indicato da CopyBlogger, Photo A Day di Fat Mum Slim, blog nato come diario di una neomamma che voleva perdere peso e poi evoluto in qualcosa di ben più grande, ospitando consigli di ogni tipo, dalle ricette a piccoli trucchi per blogger. Ma soprattutto Chantelle, l’australiana dietro Fat Mum Slim, ama condividere consigli sulla fotografia, in particolar modo se orientata ad ottenere fantastici scatti per i social network o i blog.

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Il suo Photo A Day è una challenge che va avanti da ormai quattro anni. Le regole sono semplici: Chantelle ogni mese rende pubblica una serie di parole da cui trarre ispirazione per i propri scatti, da condividere su Facebook (meglio se sul gruppo ufficiale) o su Instagram, utilizzando il popolare hasthag #FMSphotoaday. Ogni giorno, Chantelle e i suoi collaboratori condividono poi le foto ritenute migliori relativa ad ogni parola della lista.

Tutto qui: nessun mirabolante premio materiale ad attirare gli utenti, solo la condivisione da parte della “padrona di casa”. Photo A Day ha avuto così successo che è nata un’apposita app omonima, disponibile per iOS e Android; in più, i fotografi digitali che hanno partecipato al gioco di Chantelle sono tantissimi e molto attivi, tanto da aver postato ad oggi più di 23 milioni di immagini.

Un successo, quello di Photo A Day, che ha sorpreso persino la sua ideatrice. Il concept alla base del gioco è la “positività”: Fat Mum Slim è un blog sorridente e solare, che cerca di portare sempre un po’ di allegria. Allo stesso modo, le immagini di Photo A Day tentano di catturare le energie positive, di diffondere l’importanza di saper vivere e conservare gli attimi di felicità che ci circondano. È proprio per questo motivo che la challenge non prevede alcuna barriera all’ingresso, ma è aperto sia ai professionisti della fotografia sia a chi, invece, a malapena sa tenere fermo il proprio smartphone durante uno scatto.

Il successo di Photo A Day non è ovviamente facilmente replicabile da chiunque, ma è in grado di insegnare a tutti i blogger alla lettura alcuni principi molto utili. Il primo è che quello delle sfide è un ottimo modo di stimolare la propria community di lettori; se sono già presenti utenti attivi nei commenti, è molto probabile che si uniranno alla vostra challenge, magari portando con sé i più timidi grazie a un ottimo effetto a catena. Il secondo, invece, è legato al “mood” della sfida: deve rispecchiare i valori del tuo blog, perché non c’è nulla di peggio che confondere i tuoi lettori abituati a un “tone of voice” ben  preciso.

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Photo A Day dimostra che non è importante avere un ricco montepremi per avere un’iniziativa di user generated content di successo. Se la tua fanbase è ben solida, il vero incentivo sarà quello di essere parte della tua realtà: i premi materiali, invece, spesso sono utili per stabilire un primo contatto, ma talvolta possono portare ad un progressivo abbandono di utenti accorsi solo per poter vincerli e ben poco interessati a ciò che tu offri quotidianamente.

Ma, secondo me, l’elemento alla base del successo di Photo In A Day è nel suo regolamento. È semplice, immediato e nchiunque può sentirsi in grado di partecipare, senza timore di scontrarsi con gente più preparata o capace; puoi condividere la foto dove vuoi, ti basta usare l’unico hashtag legato all’iniziativa. La premiazione quotidiana stimola la reiterazione dei tentativi, alimentando sempre più la community. L’app legata alla challenge, poi, rende il tutto ancora più semplice, aiutando gli utenti privi di conoscenze di fotoritocco ad applicare testi in sovraimpressione o altri effetti estetici. La stessa Channelle, postando a sua volta immagini di suggerimento o articoli d’aiuto, ha di fatto alimentato la voglia di partecipare di chi, sulle prime, poteva sentirsi intimorito.

Il consiglio più grande che si può trarre quindi dall’esperienza di Photo In A Day? Gioca con la tua community e rendi soprattutto il gioco più semplice e divertente che puoi!

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Come Apple e Spotify si contendono il mondo della Musica

Apple sta proponendo un cambiamento radicale per gli artisti che vogliono vendere la loro musica in streaming online e questo, secondo Billboard, sta mettendo in crisi la rivale Spotify.

Cerchiamo di capire come funzionano le “royalties“: si tratta di un processo difficile, in cui ogni azienda di streaming musicale negozia i propri accordi segreti con i titolari dei diritti delle canzoni. L’importo versato varia a seconda del paese e della canzone.

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È un sistema attualmente molto confuso e Apple vuole scuoterne le fondamenta. Billboard ha annunciato che Apple ha proposto negli Stati Uniti al Copyright Royalty Board qualcosa di molto più semplice: invece di una formula complicata con un sacco di variabili, Apple propone un sistema in cui i titolari dei diritti sono pagati 9,1 centesimi in diritto d’autore sulla musica per ogni 100 volte che una canzone viene trasmessa in streaming. Billboard ha definito questo sistema “più semplice e trasparente”.

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Ma la proposta di Apple non è solo un nobile tentativo di regolamentare l’industria musicale: il vero obiettivo sono tutti i servizi che offrono streaming in versione free, non solo la già citata Spotify. Pensiamo ad esempio a YouTube, che recentemente ha ricevuto molte critiche da artisti del calibro del cantante Beck e di Trent Reznor, frontman della band Nine Inch Nails e noto produttore musicale, proprio in merito ai diritti d’autore: gli artisti ritengono infatti di non ricevere sufficienti royalties rispetto al numero di ascolti registrati da queste piattaforme di streaming.

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Al contrario, il servizio Apple Music, introdotto un anno fa, è esclusivamente a pagamento: è possibile usufruire di un periodo di prova gratuito di tre mesi, ma poi si deve pagare l’abbonamento di 10 dollari al mese.

È in atto un processo di revisione delle royalty: il Copyright Royalty Board sta pensando di imporre delle tariffe fisse per i servizi musicali online ma è un cambiamento che difficilmente avrà inizio prima del 2018. Ovviamente anche i competitor di Apple (Spotify, Google,Pandora, Amazon) e la Recording Industry Association of America saranno sentiti a riguardo: vedremo quale posizione avrà la meglio.

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Ritorna l’Obey Your Verse Collection di Sprite

Sprite rilancia la campagna pubblicitaria “Obey Your Verse” con nuove lattine che raffigurano i testi delle canzoni di grandi icone dell’hip hop. Dopo il successo dell’ultimo anno, con artisti come Drake, Nas, The Notorious B.I.G. e Rakim, Sprite ripropone l’iniziativa commerciale con 16 lyrical design ispirati al trio rap: Tupac, Missy Elliott e J. Cole.

La bevanda, del gruppo The Coca-Cola Company, ridisegna il suo packaging e rafforza l’iniziativa che l’aveva contraddistinta nella scorsa stagione estiva.

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Le lattine a tiratura limitata saranno sostenute da una massiccia campagna di marketing, che comprende spot televisivi, outdoor, annunci radio, digital, social e in-store advertising. La pubblicità outdoor sarà caratterizzata dalle illustrazioni dei volti degli artisti, insieme alle rispettive confezioni.

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Sprite e la cultura Hip Hop

È ormai da 30 anni che il rapporto tra il brand Sprite e la cultura hip hop continua ad evolversi:

Negli anni ’80 siamo stati in prima linea, abbiamo preso una sottocultura e l’abbiamo spinta nella cultura dominante. Ci abbracciammo al genere nella fase iniziale, quando nessun altro marchio dal punto di vista commerciale lo stava facendo. L‘Obey Your Verse Lyrical Collection non è solo un riconoscimento dei migliori storytellers del genere, ma anche un modo per ispirare e dare forza ai nostri fan a essere veri a loro stessi” – Bobby Oliver, director of Sprite & Citrus Brands

Da poco è apparso anche lo spot televisivo dell’iniziativa con le canzoni “The Rain (Supa Dupa Fly)” di Missy Elliott, “Hello” di J. Cole’s e “Keep Ya Head Up” di Tupac. Nel video si vede un ragazzo che usa le lattine come mixer mentre viene richiamato da un insolito commesso interpretato dal rapper statunitense Rakim:

10 cose che un Ninja dei Social Media deve sapere

Come tutte le cose più belle, anche il Master Online in Social Media Marketing partito a febbraio si è ufficialmente concluso qualche giorno fa. Cinque mesi di duro lavoro per riuscire ad avere una visione generale sul mondo dei Social Media: dalle basi della strategia ai trend del momento.

Le conoscenze acquisite sono ovviamente molte più di dieci, ma anche di venti o di cento ed elencarle tutte sarebbe davvero complicato, quindi ci focalizzeremo sulle basi perché, in fondo, ogni grattacielo parte da delle buone fondamenta.

1. I mercati sono conversazioni

Bella scoperta direte voi, è la base di ogni strategia di marketing dalla fine degli anni ’90 ormai. Vero, come vero è che troppo spesso più una cosa è semplice e scontata più tendiamo a dimenticarcene.

I Social Media sono importanti perché consentono il dialogo tra le aziende e i loro clienti, uno scambio attivo di esigenze e opinioni ma sono anche un importante strumento di ascolto. Ascoltare, dialogare e agire in maniera coerente sono la base di qualsiasi relazione, perché sui social media dovrebbe essere diverso?

2. Definire in maniera chiara gli obbiettivi

Perché ricordiamoci che quello di vendere di più non è un obbiettivo di comunicazione, ma la ragione d’essere di un’azienda.

Decidere a monte se lo scopo della nostra campagna sia quello di far conoscere il brand e i suoi valori, aumentare la community o il fatturato è fondamentale. Si rischia, altrimenti, di far nascere malumori nel momento della consegna dei risultati al cliente ma è importante, soprattutto, per definire la strategia più corretta da attivare fin da subito e non perdere la strada.

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3. Per un mondo veloce serve un approccio molto veloce

I Social Media, come tutto il mondo del web in generale, cambiano così in fretta che pensare di approcciarsi a loro attraverso i metodi tradizionali di marketing e piani editoriali è davvero una scommessa un po’ azzardata. Il tempo di analizzare il mercato e realizzare una strategia che già i canali, gli algoritmi e gli stili sono cambiati. Prediligere un approccio lean permette di ottimizzare i tempi e le risorse garantendo una risposta più dinamica ai cambiamenti dello scenario circostante. Scegliere una strategia basata sul modello lean significa partire con un progetto e verificarlo dopo una rapidissima strutturazione andando ad affinarlo man mano a seconda dei feedback ricevuti.

4. Non esistono verità assolute

In qualche modo si ricollega al punto sopra: nel mondo dei Social non esistono delle verità universali, dei dati sicuri e programmabili. Certo, l’esperienza aiuta per fare delle proiezioni ma è sempre meglio non sbilanciarsi con numeri e aspettative, ci si potrebbe fare molto male.

Sperimentare, di nuovo, è la parola chiave e l’unico modo per sapere come la nostra community risponderà.

5. Meglio fare pace con Excel e farselo amico

Ebbene si, che ci piaccia o meno il caro vecchio Excel diventa uno strumento fondamentale sia per pianificare e metter in chiaro gli obbiettivi che per monitorare i risultati delle nostre campagne, ma anche per estrarre i dati, confrontarli in maniera chiara ed inconfutabile o addirittura stendere un piano editoriale.

Alla fine è sempre una questione di numeri e proprio per questo saperli leggere, organizzare e sfruttare è davvero fondamentale ed Excel, in questo, ci può essere davvero utile.

6. I Social Media sono tanti e non tutti indispensabili

Ultimamente impazzano le foto create con filtri Snapchat e così è partita la corsa alla creazione di nuovi account perché “non si può non esserci”. Sicuri? Gestire un canale Social implica un grosso sforzo in termini di programmazione, creazione di contenuti coerenti, gestione e moderazione. Oltre a questo l’idea di segmentare il nostro audience su canali diversi potrebbe rendere meno efficace il dialogo e la nostra stessa immagine.

Il consiglio è quello di capire quali siano i social più adatti a diffondere i nostri contenuti e puntare su quelli.

Don't Feed the Troll sign with sky background

7. Mai sottovalutare una crisi e farsi trovare impreparati

Il mondo del web è bellissimo ma purtroppo non sempre semplice o incantato, basta un passo falso e si entra subito negli epic fail: è sufficiente un commento o una risposta sbagliata e si è sotto attacco, il solo esistere attira sulle pagine troll o bot. L’importante è essere preparati.

Nel momento di stesura della strategia prendersi il tempo per definire uno scenario e un modello di comportamento in caso di crisi è fondamentale per evitare guai più grossi dopo: non è mai bello ritrovarsi con la patata bollente in mano mentre tutti intorno ti guardano aspettandosi da te una soluzione.

8. Scegliere bene i tool di lavoro

Per la gestione dei Social Media, la loro pianificazione e ottimizzazione ci sono davvero moltissimi strumenti a disposizione e l’unico modo per trovare i più giusti a rispondere alle nostre esigenze è testandoli, da questo non si scappa. Ogni brand ha esigenze diverse così come ogni strategist è differente, prendetevi il tempo di trovare il tool più adatto a voi, ne guadagnerete strada facendo.

Attenzione però, di tool e plug-in ce ne sono davvero moltissimi e proprio per questo è fondamentale far attenzione a che cosa installiamo, va bene testare ma controllate bene le dinamiche di utilizzo e privacy prima di procedere.

9. La pubblicità ci tocca

Per quanto sarebbe molto bello che i nostri post venissero visti e condivisi da milioni di persone in maniera organica, questo difficilmente succederà senza una spintarella economica.

Per quanto l’algoritmo di Facebook sia segreto e non ci siano indicazioni certe al cento per cento, è sicuro anche che se non si investe sulla sponsorizzazione dei contenuti questi difficilmente raggiungeranno grandissimi numeri. Ovviamente rimane fondamentale creare contenuti interessanti, interattivi o informativi per chi li leggerà o naufragheranno nell’oblio comunque.

gruppo di persone che si nascondono dietro una foto

10. Occhi aperti, orecchie tese e dita veloci

Si perché dagli altri possiamo imparare sempre molto se abbiamo l’umiltà di guardare il loro lavoro con oggettività. Là fuori ci sono persone che fanno cose meravigliose da cui possiamo apprendere, con cui possiamo confrontarci e prendere esempio. Rimanere aggiornati, studiare chi sono i nostri competitor ma anche, perché no, il lavoro di chi con noi non centra nulla ma che magari ha un atteggiamento che potrebbe calzarci bene è assolutamente utile.

La Ninja Academy Experience

Sono stati mesi intensi di collaborazione, di vero e proprio lavoro di squadra anche grazie al gruppo privato in Facebook dove scambiarsi dubbi, suggerimenti, articoli e tool.

Beh, da un gruppo di appassionati di Social poteva forse essere diverso?

Il corso è terminato, ma i materiali (slide e video delle lezioni) sono sempre pronti per esseri consultati. La possibilità di rivedere all’occorrenza le lezioni e di rivedere le slide anche dopo  ci permettono un rapido ripasso per fugare tutti i nostri dubbi.

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Lucia Zanetta, tutor Ninja Academy, segue i partecipanti dall’inizio alla fine del loro percorso, raccogliendo domande, dubbi e feedback di ogni tipo.

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Il gruppo privato su Facebook riservato ai partecipanti diventa un vero e proprio forum in cui confrontarsi, scambiarsi idee e fare networking.10-cose-che-abbiamo-imparato-al-master-online-in-social-media-marketing4

Così come i partecipanti alla nostra Factory di Roma hanno avuto modo di confrontarsi con esercitazioni sul campo seguiti dai nostri docenti, completando la loro formazione mettendo a frutto le conoscenze conseguite durante le lezioni online:

E ora?

Il corso è terminato ma dai un’occhiata agli altri corsi Ninja Academy in programma nei prossimi mesi.

Tra l’altro, per non farci mancare proprio nulla, nei quattro giorni di formazione intensiva del Social Media Boot Camp di Salerno è compreso l’accesso alle lezioni del Master in Social Media Marketing appena concluso di cui vi abbiamo parlato in questo articolo in formula On Demand. Come si suol dire, prendere due piccioni con una fava!

Il pacifismo afroamericano: la lunga strada oltre Dallas passa (anche) dai social media

Gavin Eugene Long aveva 29 anni, era un ex marine afroamericano che aveva servito il suo Paese in Iraq: nel giorno del suo compleanno, il 17 luglio, ha ucciso tre poliziotti a Baton Rouge (Lousiana). All’interno del suo canale Youtube (ancora attivo) si trovano molti video deliranti in cui si pronunciano frasi tristemente profetiche: “Non ci sono mai state rivoluzioni senza versare il sangue” o “uccidi i tuoi nemici o muori”. In un altro video si vanta invece di non essere affiliato ad alcun movimento “Ma solo allo spirito di giustizia”.

I movimenti neri che lottano pacificamente per i propri diritti non sono stati felici di questa dichiarazione di Long, specialmente #BlackLivesMatter, che su Twitter ha pubblicato una condanna degli ultimi fatti di sangue, per marcare il confine con l’atteggiamento ambiguo di alcuni attivisti del movimento.

Cosa succede adesso ai movimenti pacifici per i diritti dei neri

L’intervento più atteso è stato senza subbio quello di Hillary Clinton, ma anche il repubblicano John Kasich ha preso il microfono alla convention annuale della “National Association of the Advancement of Colored People” (preferendola alla kermesse di Cleveland con Donald Trump).
Un movimento storico già dal nome, quel “colored”, che adesso stona un po’, ma che si è preferito mantenere. Tra gli appelli all’unità e alla protesta pacifica spicca quello del leader Cornell Brooks oltre che ovviamente quello della frontrunner dem.

Su posizioni moderate trovaiamo anche la NGAN (“Next Generation Action Network”) movimento fondato da uno dei leader minori di #BlackLivesMatter, Dominique Alexander. Intorno all’hashtag #NGAN vengono raccolte proposte, appelli e iniziative per educare alla responsabilità i leader neri del futuro.

Anche Deray Mckesson, leader carismatico di “Black Lives Matter” e vera social star, ha condannato ufficialmente gli ultimi atti di violenza contro la polizia: “Il movimento inizia con una chiamata alla non violenza. E questa chiamata rimane valida”. Un appello pronunciato alla vigilia del suo arresto, dopo l’ultima manifestazione in Louisiana. Mckesson è stato liberato su cauzione dopo 16 ore.

I nipotini del Rev. King

Ma chi sono gli eredi legittimi del movimento per i diritti dei neri che nei primi anni ’60 marciò su Washington con Martin Luther King? Esiste una sorta di “linea di sangue?” L’eredità è raccolta ufficialmente dalla “Southern Christian Leadership Conference“. L’organizzazione di cui il Rev. King era leader ha recentemente rimosso dal proprio incarico il proprio facinoroso responsabile della Louisiana, per aver provato a boicottare un centro commerciale in seguito alla strage di Baton Rouge.

Lo stesso spirito della SCLC anima anche lo “Student Nonviolent Coordinating Committee“, recentemente “endorsato” dal profilo Twitter della Convention Democratica.

“Vorrei che questa città mi amasse come io la amo”

Concludiamo con un omaggio ai tre agenti uccisi a Baton Rouge, tra cui c’era anche Montrell Jackson un afroamericano di 32 anni che condannava ogni deriva violenta alla protesta e che, suo malgrado, è rimasto vittima del gesto di un folle. Qualche settimana fa aveva affidato alla sua bacheca Facebook le proprie perplessità sul clima che si respirava in città:

I swear to God I love this city but I wonder if this city loves me. In uniform I get nasty hateful looks and out of uniform some consider me a threat”. “Please don’t let hate infect your heart. This city MUST and WILL get better“. “I’m working in these streets so any protesters, officers, friends, family, or whoever, if you see me and need a hug or want to say a prayer I got you“.

Nel frattempo la Casa Bianca ha risposto in maniera negativa ai quasi 150 mila firmatari di una petizione che chiedeva di annoverare #BlackLivesMatter tra i gruppi terroristici.

Il parallelo azzardato con ISIS, non è stato accolto.

Barbie Game Developer, il riscatto di Mattel

Da un numero infinito di anni, Mattel Inc. sta cercando di proporre un buon remake dell’immagine del suo prodotto più riuscito, Barbie.

La strategia intrapresa ha puntato, in questi anni, sull’espansione delle ambizioni della bionda californiana: nei suoi 57 anni di vita, l’abbiamo vista cimentarsi in moltissimi lavori (assistente di volo, astronauta, chirurgo) e abbiamo seguito le sue passioni più disparate (dal collezionismo di abiti costosi, ville e camper rosa all’impegno politico/sociale, lo sport agonistico).

Mattel_si_riscatta_con_Barbie_Game_Developer

Finalmente il momento della svolta! Nata nell’ambito del programma #YouCanBeAnything, arriva Barbie Game Developer, la nuova release di Mattel Inc. che ha chiaramente lo scopo di mostrare alle bambine che è possibile avere successo in un ambito non tradizionalmente “Barbie-like”.

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Barbie: I can be a Computer Engineer, la gaffe!

È presumibile che questa particolare professione sia stata scelta per far dimenticare l’imbarazzante libro “Barbie: I can be a Computer Engineer” del 2014, in cui si narravano le avventure dell’iconica bionda californiana che, pur avendo ottime idee e intuizioni per il design di un gioco, doveva ricorrere costantemente all’aiuto dei colleghi per il suo sviluppo. O, ancora peggio, doveva chiedere loro supporto per risolvere i mille problemi causati dalla sua incompetenza.

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Una grandissima occasione sprecata per l’azienda statunitense, che tolse a stretto giro il libro dalle stampe e si scusò pubblicamente, affermando che il libro non rifletteva l’immagine che Mattel avrebbe voluto dare e promettendo che i libri futuri avrebbero ritratto una versione empowered di Barbie. Fino ad ora nessun altro libro ha visto la luce!

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Barbie diventa sviluppatrice di videogiochi

È arrivata, però, Barbie Game Developer che indossa jeans, scarpe comode, una t-shirt nerd e ha un iPad non rosa. Un bel cambio d’immagine!
Il suo laptop è customizzato con adesivi tech inspired in pixel art, non ci sono foto di Ken, né riviste di moda sparse per l’ufficio. Solo caffè, cuffie, diagrammi di flusso, libri sui linguaggi di programmazione (C# e C++) e un action figure di He Man!

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La cosa più sorprendente è che Barbie codifica davvero! Sul suo laptop si può scorgere l’interfaccia di Alice, un linguaggio di programmazione funzionale, e il codice sembra sia Actionscript (o forse Haxe).
In sostanza, pare che stia codificando un clone di Bejeweled in Flash e, anche se sembrerà una scelta opinabile, è un gigantesco passo avanti rispetto a Barbie Ingegnere Informatico.

Insomma Barbie è pronta a dimostrare che le carriere STEM possono essere una realtà anche per le ragazze.
Sulle scatole in vendita si può leggere infatti: “Puoi essere una sviluppatrice di videogiochi proprio come Barbie! I game developers sono creativi e amano la tecnologia, la matematica, lo storytelling e l’arte. Se tu fossi una game developer, che tipo di videogioco creeresti?”. E voi cosa creereste Ninja?

Content Creation

Content Creation: le buone pratiche, per un post di successo, che non tutti conoscono

Come marketer, copy e content creator passiamo ore a creare, inventare, mescolare parole con immagini. Cerchiamo di dare vita alle nostre idee, tradurre in un prodotto spendibile le richieste dei nostri capi. Anche in periodi di stanchezza estiva, quando la vista si annebbia e la creatività può avere battute d’arresto i nostri contenuti devono essere sempre di qualità e appetibili per gli utenti dei canali social che gestiamo.

Può capitare che la parte di copy e di editing venga talvolta trascurata facendo leva invece su un contenuto che consideriamo in ogni caso originale, virale o ad alto potenziale di share. Mai pratica fu più sbagliata. L’attività di content creation è una fase fondamentale del processo creativo, e per conquistare i cuori dei nostri followers la sfida è sempre aperta. Vediamo insieme qualche buona pratica da seguire per valorizzare al massimo i nostri contenuti.

Focus sul lettore

Sui social network, dove molti dei contenuti sono “usa e getta”, la lotta per aggiudicarsi l’attenzione del pubblico è sempre molto attiva. Se l’obiettivo è quello di distinguersi la cosa migliore che si può fare è mettersi nei panni dell’utente. Individuare bene la tipologia del nostro utente tipo, e su questo ci aiutano gli insight, e cercare di creare e confezionare dei contenuti il più in linea possibile con i suoi gusti. Non è sempre corretto e proficuo identificare una iniziale strategia senza monitorare le reazioni degli utenti e di conseguenza dover cambiare rotta.

Content Creation

 Alimenta la curiosità

Strettamente legata a quanto appena detto, la curiosità è ciò che spinge un utente a fermarsi sul contenuto proposto e magari proseguire nella lettura o nella call to action. Solitamente la curiosità si attiva quando viene percepito un gap tra ciò che un utente sa già e ciò che potenzialmente potrebbe sapere in più per accrescere il proprio background su un dato argomento o esperienza. Una volta che abbiamo individuato quelli che sono gli interessi del nostro pubblico quello che ci resta da fare è proporre contenuti nuovi, freschi e che creino aspettative in questo senso. Un esempio? Rileggi il nostro titolo di apertura.

Racconta una storia

Forse storytelling , dopo startup, è uno dei termini che sentiamo nominare più spesso nell’ambito digital. Scrivere non basta, serve raccontare. Le storie sono un ottimo modo per connettersi con le persone.
E quando si tratta di scrivere per i social, un buon trucco è quello di trattare ogni post come se fosse una storia con personaggi che svolgono azioni. Parliamo di noi che rappresentiamo quel brand e non del brand in prima persona, scegliamo un personaggio che rappresenti il messaggio che stiamo mandando.

Sfrutta gli emoji

Pensi sia troppo infantile come strategia? Ti sbagli. Gli emoji possono in realtà fare la differenza. Secondo alcune recenti statistiche ogni giorno vengono inviati oltre 6 miliardi di emoji. Questo non basta a convincerti? A quanto pare i contenuti con emoji hanno un tasso di conversione (share) più alto del 33% rispetto ad un contenuto privo di emoji.

Content creation

Sii coerente

Ovvero mantieni il tuo tone of voice. Se rappresenti un brand che comunica in modo istituzionale non sorprendere i tuoi utenti con frasi spiritose solo per entrare nel flusso, potresti ottenere il risultato opposto, disorientare la tua community e nel peggiore dei casi entrare di diritto nella nostra rubrica degli epic fail della settimana. Stesso discorso nel caso la tua comunicazione fosse informale e friendly, la bravura è quella di realizzare contenuti diversi riuscendo a rimanere sempre in equilibrio.

Crea dei format definiti

Hai trovato delle formule particolarmente valide che funzionano? Se utilizzate strategicamente possono creare un’identità per i tuoi contenuti, una sorta di tacita firma con i tuoi followers, un marchio di fabbrica. Ma questo non è l’unico vantaggio. Trovare format convincenti, incisivi e brevi, ti aiuta ad ottimizzare tempo e modalità di lavoro.

Poni delle domande

Interroga i followers della tua community. Le domande sono un ottimo modo per catturare l’attenzione degli utenti e fidelizzarli. Ascoltare l’opinione della propria community inoltre può servire ad indirizzare meglio la propria strategy e generare nuovi contenuti.

Content creation

Parla con l’utente/follower

Nello scrivere e presentare i tuoi contenuti rivolgiti a chi hai di fronte, il tuo potenziale follower/cliente. Parla in seconda persona, che sia un tu o un voi. Questo ti aiuta a stabile un rapporto più diretto e confidenziale e a incentivare l’interazione con il tuo post per esempio.

E tu hai qualche altra buona pratica da suggerire per migliorare la content strategy? Scrivilo nella nostra pagina Facebook.