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Apple brevetta un sistema per evitare le registrazioni durante i concerti live

Sarà capitato anche a voi di registrare o fotografare un concerto: in realtà la maggior parte degli artisti non ama particolarmente che voi lo facciate e questo per molti motivi, dai diritti d’autore alla fastidiosa sensazione che il proprio pubblico non si goda realmente lo spettacolo. Avete presente la reazione di Adele durante un suo concerto?

https://www.youtube.com/watch?v=We_khrZF5jM

Apple sembra aver trovato una soluzione a questo problema, con buona pace di cantanti, comici, attori di teatro e, siamo sinceri, anche di tutti quelli che non amano dover dire al tipo davanti a loro di abbassare il cellulare mentre cercano di godersi uno spettacolo.

Il magazine online Patently Apple ha scoperto che martedì tra i nuovi brevetti consegnati da Apple al Patent and Trademark Office, vi è anche quello di un sistema a luci infrarossi che potrebbe impedire alle persone di utilizzare le fotocamere dei loro smartphone e tablet e le loro macchine fotografiche per scattare foto o registrare video e audio in determinate condizioni.

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L’idea di Apple è quella di creare una tecnologia che invia segnali ad infrarossi alle telecamere: il segnale dovrebbe essere programmato per disabilitare qualsiasi fotografia e registrazione.

All’interno della struttura che ospita lo spettacolo, un trasmettitore può essere situato nelle zone in cui è vietato catturare immagini e video e altri trasmettitori possono generare segnali infrarossi con dati codificati che includono comandi che invalidano temporaneamente le funzioni di registrazione delle fotocamere che si trovano in quel raggio di azione.

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Il brevetto di Apple può  anche avere applicazioni pratiche in altre situazioni in cui registrare video o scattare foto può essere un rischio per la sicurezza: banche, luoghi dove è importante preservare la privacy, spazi privati da proteggere, ecc.

Sappiamo che molti dei brevetti Apple attendono parecchi anni prima di vedere una reale concretizzazione: chissà questa nuova tecnologia se vedrà la luce in un futuro prossimo! Intanto gli artisti dovranno continuare a sopportare registrazione e foto e accettare il fatto che il loro ultimo singolo o anche una loro gaffe possa finire in poco tempo su tutti i social network.

Social media e informazione: come ci si informa su Twitter?

Chi legge veramente i contenuti pubblicati su Twitter? È la domanda che ci sono posti quattro ricercatori della Columbia University e del centro INRIA, che hanno realizzato un interessante paper dal titolo “Social Clicks: What and Who Gets Read on Twitter?“.

Lo studio ha preso in considerazione 2.8 milioni di condivisioni e 9.6 milioni di click, che hanno generato traffico diretto a 59mila pagine diverse, prendendo in esame, in particolare, un mese di traffico generato da Twitter verso cinque siti di notizie online: BBC, CNN, Fox News, New York Times e Huffington Post, con l’obiettivo di chiarire come i click fatti sui link condivisi influiscano sulla diffusione delle notizie.

Secondo stime del 2014 i social media generano almeno il 30% del traffico diretto ad un sito web: un numero superiore a quello generato dai risultati organici nei motori di ricerca.

twitter chi ti legge davvero

I meccanismi che si usano per fare previsioni sui click generati dai motori di ricerca però non sono applicabili, secondo i ricercatori della Columbia University e del centro INRIA, ai social media.

Una URL comparirà tra i risultati di una ricerca fatta su Google, per esempio, solo se l’utente ne ha fatto una richiesta esplicita: la sua azione indica che sta cercando proprio quel tipo di informazione.

Sui social media invece l’utente è esposto ad informazioni che sono generate da altri utenti con cui è in relazione, attraverso la connessione del network.

Per dirla con i ricercatori, un motore di ricerca offre informazioni secondo un modello pull, filtrate da algoritmi, i social offrono le informazioni secondo un modello push, filtrate dagli esseri umani che le condividono.

Si conferma, naturalmente, il ruolo importante dei social media nella diffusione di una notizia, ma si evidenzia anche una differenza importante tra la condivisione di una notizia e la sua effettiva lettura. In altre parole, spesso si condividono notizie che però non vengono lette, e che non generano traffico verso il sito che le ha pubblicate.

Una tesi suffragata anche dai numeri: solo sei utenti sui dieci, infatti, vedono il tweet pubblicato direttamente da uno dei siti citati.

Sembrerebbe legittimo concludere che la pubblicazione diretta di tweet e la loro promozione a pagamento sia la strada da seguire per ottenere un buon numero di lettori.

In realtà i ricercatori hanno scoperto che un peso maggiore ce l’hanno i link definiti secondari. Link che, pur facendo riferimento ai domini principali dei siti citati, non hanno avuto il beneficio di essere pubblicati da un loro account ufficiale. Sono i link contenuti nei tweet di altre fonti, che rilanciano la notizia.

A conti fatti, questi ultimi link generano oltre il 60% di click verso i siti di notizie, anche se hanno avuto una diffusione minore: se cliccati solo 4 volte su dieci, hanno una performance migliore in termini di click per follower (CPF) rispetto ai link curati direttamente dagli editori.

Un dato che indica come la sola metrica del numero di condivisioni (o mi piace) accumulati da un post non sia sufficiente a misurare il successo di un dominio o sito. Rimane certo importante la promozione diretta dei contenuti di successo per farsi conoscere, ma questi, pur ottenendo un gran numero di visualizzazioni, spesso ottengono meno click.

Insomma, uno dei risultati più sorprendenti per i ricercatori è che le visite generate da post a volte meno popolari e meno condivisi contano di più di quanto non si pensi.

La soglia di attenzione

Un ruolo importante in questi meccanismi ce l’ha la soglia di attenzione degli utenti che “abitano” Twitter: molti fattori farebbero pensare che sia molto bassa e che le reazioni a una notizia siano più alte in un primo, breve momento.

In realtà, prendendo in considerazione i click ottenuti, sembrerebbe non essere così.

Lo studio conferma che il numero di visualizzazioni e condivisioni ottenuto da un post in effetti diminuisce nel tempo, gradualmente.

andamento delle condivisioni, impressioni e click nel tempo

Andamento delle condivisioni, impressioni e click nel tempo

Non avviene invece la stessa cosa per i click ottenuti, che degradano più lentamente e in maniera meno uniforme.

I social media, confermano i ricercatori, hanno un ruolo molto importante e riescono a soddisfare una grande varietà di lettori, ma occorre cambiare alcune metriche di misurazione e considerare maggiormente quei modelli che permettono di fare previsioni basate sul comportamento dei follower nel tempo.

Modelli di previsione che permetterebbero così di misurare meglio il successo di ciò che si pubblica, misurandolo nel tempo, in termini di click per follower e non di retweet e condivisioni.

Facebook: da oggi i post di amici e familiari avranno maggior rilevanza

Nella tarda serata italiana del 29 giugno, attraverso la sua Newsroom, Facebook ha annunciato un nuovo aggiornamento nella composizione del suo news feed.

A partire da ieri infatti verranno privilegiati i contenuti postati da amici e componenti familiari facendo sì che compaiano più in alto nella bacheca degli utenti.

Questo cambiamento, secondo i tecnici del social network, potrebbe avere un impatto diverso in relazione al comportamento che ciascun utente ha nel condividere ed interagire con i post dei suoi contatti.

Cosa cambia per i privati

Girls using phones on meeting

Coloro che già sono soliti commentare in prevalenza i contenuti condivisi da conoscenti, attribuire reaction ai loro post e più in generale postare contenuti sulla propria vita, non dovrebbero notare alcun mutamento.

Quelli che invece sono soliti rilanciare post di pagine ufficiali, pagine di brand o di testate giornalistiche, potrebbero notare che i contenuti di queste ultime compariranno di meno in cima al proprio news feed.

Cosa cambia per aziende e publisher

Facebook

Chi utilizza Facebook come strumento di business sarà spinto a pubblicare più contenuti dediti all’intrattenimento della propria community per far fronte ad un possibile calo nelle interazioni frutto di questo cambiamento nell’algoritmo.

Nell’opinione del New York Times poi, per le media company l’effetto collaterale potrebbe essere quello di compromettere parte del traffico che di solito viene incanalato tramite il social che, di norma, costituisce una grossa fetta di views.

Se ciò dovesse realmente verificarsi, costituirebbe una spinta a modificare le piattaforme di modo che possano essere sempre più coinvolgenti per gli utenti, mutando il concetto stesso di informazione.

Apre a New York il primo Kellogg’s Cafè

“Buongiorno signora, cosa posso offrirle?”
“Un caffè lungo medio, grazie!”
“Certamente! Sono 4 dollari e 99 centesimi”

4 dollari, 99 centesimi e tanta voglia di teletrasportarsi al Polo Sud piuttosto che pagare 4 Euro abbondanti per un caffè. Ma anche al Polo Nord, dove manca pure la graziosa compagnia dei pinguini.
Suvvia, chi di noi non ci è passato? Ma alla fine, la voglia di provare un caffè diverso, il classico “caffè americano”, la voglia di sentirsi al passo con i tempi e di dire “l’ho fatto anch’io!” hanno facilmente prevalso, e quei 4€ per un caffè da Starbucks li abbiamo pagati.
Sarete dunque tutti lieti di sapere che dal 4 Luglio in poi avremo anche l’onore (più l’onere a dire il vero) di pagare tra i sei e gli otto dollari per una tazza di cereali. Arriva infatti direttamente da Times Square, New York City, la notizia della prossima apertura del primo ristorante non temporaneo a marca Kellogg’s: Kellogg’s NYC.

immagine1 (2)LEGGI ANCHE: Starbucks in Italia nel 2017: buona o cattiva notizia?

Nel complicato settore alimentare, il comparto dei cereali è sicuramente uno dei più rilevanti e redditizi nell’ambito colazione, e tramite l’apertura di un vero e proprio ristorante dedicato la grande impresa statunitense cerca di sfruttarne tutte le possibilità future a fronte di pericolosi rischi.

cereali

Considerando infatti che mediamente una scatola di cereali da mezzo chilo costa meno di un dollaro e mezzo, Kellogg’s ci sta chiedendo di pagare circa il quadruplo per una singola tazza di cereali. Genio o follia? Beh, il principio è lo stesso di Starbucks e tante altre note marche che hanno riscosso un discreto successo: non si paga il prodotto in sé, quanto la marca e l’esperienza di consumo.
Ma questa volta potrebbe essere diverso. Appositamente per il nuovo ristorante infatti, Kellogg’s ha stipulati accordi con la nota chef Christina Tosi, fondatrice del Momofuku Milk Bar a New York e giudice di Masterchef USA, per creare insieme ricette sane, delicate e particolari: colori e creatività le due parole chiave.
In aggiunta, un ambiente interno costruito appositamente in antitesi con l’esterno: potrebbe infatti incuriosire ed attirare l’idea del passaggio dalla caotica e rumorosa Times Square all’atmosfera tranquilla, rilassante e quasi intima all’interno del ristorante. Pareti di mattoni completamente bianche e con poche scritte, luci soffuse, ma non troppo, divanetti in pelle nera che quasi ti chiedono di essere usati per il riposino pomeridiano.
LEGGI ANCHE: Kellogg’s tweet shop e BOS Twitter machine: pronti a pagare a suon di cinguettii?

Non trascurabili sono infine le tendenze che stanno pian piano prendendo il sopravvento: in America infatti oltre un terzo del consumo odierno di cereali viene effettuato al di fuori dell’orario mattiniero. Il passaggio nel consumo da colazione a spuntino, merenda o addirittura pranzo veloce e salutare è una realtà che si sta affermando sempre più come affermato dall’imparziale Anthony Rudolf, il fondatore di Journee, un collaborative space a New York nel settore alimentare:

“Le persone stanno mangiando pollo e insalata a colazione, mentre i cereali durante tutto l’arco della giornata”

Quella che dunque inizialmente potrebbe sembrare una pessima ed azzardata idea, sembra non solo incuriosire i più, ma anche essere supportata da trend positivi e soprattutto da un’ottima offerta di prodotto. Personalmente, adesso sono quasi ansioso di spendere otto dollari per una ciotola di latte con chicchi di riso soffiato al pistacchio e cioccolato fuso. Voi no?

Pubblicitary: l’agenzia pubblicitaria diventa un gioco da tavolo

Pubblicitary: l’agenzia pubblicitaria diventa un gioco da tavolo

Lavorare in un’agenzia pubblicitaria non è mica un gioco… o forse sì?

Se lavori in comunicazione, sei un creativo o semplicemente un curioso frequentatore dei social network sicuramente ti sarai ritrovato almeno una volta a ridacchiare tra gli irriverenti post della Pagina Facebook L’Agenzia Pubblicitaria, (conosciuta ai più con il nome, ora modificato, che l’ha resa famosa, ovvero “L’Agenzia Pubblicitaria di Merda”).

Un luogo virtuale, in poche parole, dove finalmente ti sei potuto sentire meno solo al mondo – specialmente il mondo pubblicitario – scoprendo che ogni agenzia grande o piccola che sia è governata dagli stessi stereotipi, in tutto il mondo.

Forte del successo confermato da più di 25.000 attivissimi fan su Facebook, L’Agenzia Pubblicitaria (secondo gli admin la “mer*a” ha dovuto dare forfait per consentire la sponsorizzazione dei post, altrimenti negata da Big F.) si lancia su un’altra sfida.

Pubblicitary: l’agenzia pubblicitaria diventa un gioco da tavolo

È fresca fresca la notizia della neonata campagna sulla piattaforma di crowdfunding Kickstarter per il lancio di Pubblicitary, il primo gioco da tavolo sul mondo della pubblicità italiana!

Con Pubblicitary bastano dadi e pedine per creare la propria agenzia pubblicitaria, assumere o licenziare creativi e stagisti, partecipare alle gare e schivare le mail delle 18:00 di venerdì. “Resterà una sola Agenzia”, questa la sfida. Come vincere? “Basterà acquisire tutti i Clienti presenti nel tabellone tramite le carte GARA che determineranno il vincitore in base al team costruito, gli immobili acquistati o pensieri del tutto irrazionali del Cliente.”

Pubblicitary: l’agenzia pubblicitaria diventa un gioco da tavolo

Una campagna che ha già raccolto più di 1.000€ in un giorno e che si prefissa di raggiungere 20.000€ in un mese, il tutto per poter permettere a tutti di provare il brivido di lavorare in un’agenzia pubblicitaria direttamente a casa propria.

Insomma, le premesse ci sono tutte: con Pubblicitary gli “scleri” d’agenzia non saranno circoscritti soltanto all’interno della giornata lavorativa ma rivivranno nelle serate tra amici, e magari proprio loro finalmente capiranno cosa voglia dire mettersi nei vostri panni! Siete pronti a dimostrare di che pasta spietata siete fatti?

Pubblicitary: l’agenzia pubblicitaria diventa un gioco da tavolo

Pubblicitary: l’agenzia pubblicitaria diventa un gioco da tavolo

Pubblicitary: l’agenzia pubblicitaria diventa un gioco da tavolo

Brexit e startup

Brexit e startup, che succede adesso?

Brexit e startup: erano state oltre 200 le startup firmatarie, attraverso imprenditori e rappresentanti, di una lettera aperta, scritta per scongiurare il pericolo Brexit e il danno estremamente dannoso per le aziende in fase di avvio.

Tra i firmatari ci sono il ​​direttore generale Zoopla, Alex Chesterman, il fondatore di lastminute.com, Martha Lane Fox, il fondatore di Skype, Mattias Ljungman, e Simon Woodroffe, il fondatore di Yo! Sushi.

I cittadini inglesi sono stati chiamati a votare se scegliere o meno la permanenza nell’Unione Europea pronunciandosi per l’uscita. Ora le regole potrebbero cambiare, anche per le imprese innovative.

Nonostante tutto il mondo imprenditoriale, inglese e continentale, fosse schierato per invitare a continuare la permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea e avesse respinto con forza la possibilità di arrivare ad una soluzione di questo tipo, ora multinazionali e dirigenti sono al lavoro per tentare di ridurre al minimo le importanti incertezze che investono i mercati in queste settimane.

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Brexit e startup, i rischi dell’incertezza

Le startup inglesi hanno ottenuto grandi benefici considerando l’Europa e la Gran Bretagna come un unico grande mercato di 28 Paesi, contando non solo su un numero molto alto di consumatori (circa 500 milioni), ma anche sulla possibilità di reclutare le menti più brillanti disponibili indipendentemente dalla nazionalità, grazie alla libertà di scambio di beni e servizi.

Cosa cambierà per le startup presenti a Londra? Con 8,2 miliardi di euro di investimenti e 207 miliardi di fatturato e 274 mila startup attive, Londra ricopre un ruolo importante nel panorama dell’innovazione. Spesso definita la capitale europea delle startup, rischia di chiudersi anche ai molti investitori stranieri che hanno scelto suolo inglese per avviare la propria impresa.

Sarà impossibile alla startup non inglesi accedere a queste enormi fonti di finanziamento, così come verranno complicati tutti gli scambi commerciali e le transazioni finanziarie. Temi che non coincidono con la visione di aziende dinamiche e scalabili come quelle innovative.

Allo stesso modo diventerà vicendevolmente impossibile alle startup inglesi e non scambiarsi risorse in maniera fluida a causa dei vincoli doganali.

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La nuova capitale europea delle startup

La posizione di regina delle startup potrebbe rimanere vacante e far gola ad altri Paesi membri dell’Unione, che in Milano o Berlino, già sede del successo di Rocket Internet, vedrebbero una perfetta sostituita in chiave europeista.

Partecipa alla gara per la successione anche Dublino, che vede nella Brexit ottime possibilità per attrarre investitori e talenti.

Anche Amsterdam e Stoccolma non vogliono perdere l’occasione di diventare crocevia europeo dell’innovazione e del Fin-Tech, settore particolarmente minacciato dalle incertezze provocate dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Forbes aveva fiutato il disastro e preannunciato catastrofi per le startup inglesi in caso di Brexit, raccontando mestamente della fine della capitale delle startup; “Riteniamo che sarebbe folle per il Regno Unito di lasciare l’UE, sia per le imprese che per i consumatori“, aveva detto Taavet Hinrikus, chief executive officer (CEO) e co-fondatore di TransferWise.

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Flessibilità del lavoro e poca burocrazia

Londra è diventata capitale delle startup non solo per le molte agevolazioni fiscali per le nuove aziende (ad esempio, con un volume d’affari fino a 79.000 euro non è necessario aprire partita IVA), ma anche grazie agli aspetti di integrazione che hanno permesso di sviluppare una cittadinanza multietnica e aperta e di attrarre, oltre che consumatori sui mercati, milioni di giovani talenti da tutto il mondo. Brexit rischia di significare chiusura su più punti di vista e proprio su quei punti di forza che hanno reso così vivace l’ambiente dell’innovazione inglese.

A fare da rampa di lancio ideale per le idee di successo è stata una inclinazione normativa favorevole: bassi costi di apertura, assenza di spese legali e notarili, semplificazione burocratica e processi informatizzati, hanno creato l’ambiente fertile per molti investitori stranieri, anche italiani, che hanno scelto Londra come quartier generale per le loro Ltd.

LEGGI ANCHE: Se gli inglesi votano Brexit e, tornati a casa, chiedono a Google cosa sia

E questa semplificazione è ravvisabile anche nella procedura fallimentare che, semplice e snella, permette di rimettersi in piedi dopo una occasione mancata, facendo tesoro delle esperienze che il fallimento ha maturato per metterle a frutto in una nuova impresa, anche se tutti concordano che il vantaggio più importante fosse la possibilità di assumere velocemente il personale e gestire i collaboratori efficacemente.

Insomma, un modo di creare impresa decisamente easy.

Flixbus compra Megabus: nasce il colosso europeo dei viaggi in autobus

Flixbus, la società tedesca di trasporti low-cost non si è lasciata intimidire dagli effetti della Brexit e ha acquistato l’inglese Megabus, servizio di Stagecoach Group, uno dei principali operatori di trasporto in Regno Unito, Stati Uniti e Canada.

L’operazione permetterà di consolidare la posizione sul mercato europeo, soprattutto nella zona centrale e occidentale,  ed estendere i servizi di trasporto su autobus a prezzi popolari, anche oltremanica, raggiungendo oltre 20 paesi.

FlixBus annuncerà ulteriori dettagli sulla acquisizione durante la conferenza stampa a Berlino.

LEGGI ANCHE: Il nuovo modo di viaggiare in autobus secondo Flixbus

Flixbus si è impegnata a potenziare la flotta di Megabus in particolare in Italia, Germania, Spagna, Belgio, Paesi Bassi.

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I prezzi decisamente concorrenziali, la comodità del servizio offerto con il wifi gratuito e la possibilità di caricare i device, hanno garantito a Flixbus la leadership sul mercato europeo e l’acquisizione dell’inglese Megabus conferma il trend positivo.

Anche il viaggio può essere una esperienza per il viaggiatore e questa esperienza deve essere il più piacevole possibile.

Comfort e prezzi stracciati: il segreto di Flixbus

Verde, low-cost e confortevole. La startup nata nel 2011 dall’idea di tre ragazzi tedeschi è cresciuta tanto anche grazie alle partnership con le compagnie locali, non solo di trasporti.

Grazie a un modello di business intelligente e alla tecnologia innovativa, Flixbus ha creato la più grande rete di autobus in Europa. André Schwämmlein, fondatore e amministratore delegato di Flixbus ha dichiarato: “La nostra visione è la mobilità intelligente e verde per tutti“.

Dalla Germania all’Italia il passo è breve: il 2015 l’anno dello sbarco con l’obiettivo di ridare spazio al bus con un managing director per l’Italia, Andrea Incondi.

Le strategie social delle migliori serie TV: un benchmark prima di tutto – NO SPOILER

++ QUESTO ARTICOLO È COMPLETAMENTE SPOILER FREE ++

Nella settimana dell’ultimo episodio di Game of Thrones ci è venuta in mente una domanda: e se un giorno avessimo la fortuna di poter gestire gli account social di una delle nostre serie TV preferite? O se per caso ci stessimo lanciando nella produzione del nuovo The Lady e volessimo pubblicizzarlo un po’? Sicuramente avremmo bisogno di una strategia, e probabilmente ci lanceremmo della stesura di un bel benchmark per farci un’idea delle attività dei competitor.

Ed è per questo che oggi vogliamo portarvi a fare un giro nelle pagine e nei profili social di alcune delle serie più popolari. Per farci un’idea insieme a voi.

Da Game of Thrones a House of Cards, da The Walking Dead alla nostrana Gomorra La Serie, esploreremo gli account Facebook, Twitter e Instagram come principali piattaforme di discussione per le serie TV.

Game of Thrones

La strategia dell’epica serie HBO è composta da un mix generalmente rivolto a spingere gli utenti a scoprire di più sulla serie: sulla pagina Facebook troviamo link ad articoli relativi alla serie e agli attori che la interpretano, interviste ai produttori, retroscena e molto altro. L’obiettivo principale è soddisfare tutte le curiosità che potrebbero avere gli spettatori nell’arco della stagione. Insieme a questi contenuti troviamo chiaramente promo e reminder che invitano alla visione della prossima puntata. Altra particolarità: spesso si invita gli utenti a rivivere i momenti salienti dell’ultima puntata con brevi clip, un po’ come i replay post partita. Qua si rischia pericolosamente di incappare in spoiler, ma gli amministratori sono dotati di buon senso e inseriscono un avviso sia nel testo del post che all’inizio del video.

social_tv_series_1Su Twitter i contenuti sono praticamente gli stessi, con l’aggiunta di qualche retweet di altri account (prevalentemente celebrità e fonti autorevoli).

Si Instagram invece la musica cambia, con immagini originali e appositamente pensate per la piattaforma, basate sull’utilizzo di simpatiche miniature dei personaggi (nello stile Funko Pop) a rappresentare momenti topici della stagione accompagnate da citazioni dalle puntata.

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House of Cards

In questo caso il discorso cambia. Molti dei piani editoriali delle serie TV – e sottolineiamo TV – si basano proprio sulla cadenza settimanale degli episodi, con promo e frequenti “arrivederci alla prossima puntata”. La nuova formula di Netflix ha cambiato completamente il paradigma eliminando l’attesa della nuova puntata, inventando sostanzialmente il binge-watching, e facendo decadere il concetto di appuntamento settimanale. Come ovviare a queste differenze? Trasformando la serie (TV) in un lovemark. Offrendo contenuti più che altro rivolti a ricordare perché gli spettatori amano House of Cards: quindi citazioni dagli episodi, fotogrammi e gif di sguardi che solo Kevin Spacey è in grado di donarci. Sempre evitando spoiler o post troppo rivelatori.

social_tv_series_2Proprio perché House of Cards è sostanzialmente sempre in onda, e al contempo non è un appuntamento per nessuno, una strategia del genere è sufficiente a invitare chi non ha ancora visto l’ultima stagione a guardare, e chi l’ha finita in una notte ad aspettare un anno per la prossima.

Su Twitter le cose cambiano, perché l’account ufficiale è molto più rivolto al contatto diretto. Qui, oltre alle citazioni e ai fotogrammi visti su Facebook, si cavalcano gli hashtag in trend in ambito di politica internazionale (con il carattere tagliente di Frank Underwood) e troviamo una forte interazione con gli utenti, che ricevono risposte in tutte le lingue.

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E per concludere con Instagram, non c’è piattaforma migliore per il richiamo alle scene migliori e a personaggi così forti. Qua i fotogrammi trovati su Facebook e Twitter sono il cavallo di battaglia della comunicazione, il tutto accompagnato da scatti dietro le quinte.

The Walking Dead

Forse, e ripetiamo, forse potremmo iniziare a perdonarli per quel grosso spoiler dell’anno scorso che ha costituito un grave errore nella strategia social di una serie TV. Tralasciando quest’atto, li includiamo nei giochi per popolarità e inventiva, in quanto anche a stagione finita dimostrano di avere idee brillanti per tenere viva la pagina fino all’arrivo della fase teaser della prossima stagione. In periodo di trasmissione le basi sono le stesse: promo, reminder e dietro le quinte. Ma andando oltre abbiamo notato un forte utilizzo di UGC (User Generated Content), una delle idee migliori per tenere vive le interazioni con gli utenti, che invieranno per primi contenuti nella speranza di vederli pubblicati sulla pagina. Un’altra bella idea è quella di ricordare i compleanni degli interpreti della serie, invitando gli utenti a fare gli auguri a chi dà vita i loro beniamini.

social_tv_series_5Su Twitter le attività si fanno più intense, con retweet da altre fonti, commenti a temi attuali, eventi e inviti all’acquisto di merchandising.

Molto simili a Twitter i contenuti di Instagram: troviamo fotogrammi dalla serie, foto dagli eventi e offerte per l’acquisto di prodotti dal mondo TWD.

Gomorra La Serie

Non più una rivelazione, quanto una conferma, Gomorra è una serie che rende orgogliosi gli italiani che hanno voglia di livelli di produzione più vicini a quelli americani. Peccato poi perdersi per quanto riguarda la promozione, che oggi non può non venire fatta anche – e forse soprattutto – sui social. Purtroppo infatti non esistono account ufficiali di Gomorra; l’unica attività portata avanti è quelli degli account di Sky Atlantic HD che ogni settimana invitano alla visione dei nuovi episodi.

Ma una mancanza tale si fa sentire, e il posto degli account ufficiali è stato preso da numerose fan page. Pure Salvatore Esposito, l’interprete di Genny Savastano, ha arricchito la rete con curiosità e inviti alla visione con l’hashtag #nunsapitchevaspett.

Allora forse non c’è bisogno di sperare nell’occasione di gestire i profili di una serie TV: prendete queste idee e preparate una strategia per Gomorra 3. Non si sa mai che qualcuno di Sky legga quest’articolo e pensi che ci sia bisogno di aprire un paio di account.

migliori free to play 2016

Gaming: 10 Free to play da non perdere – Parte 2

Ti ho lasciato con una classifica orfana. Questa → Gaming: 10 Free to Play da non perdere [Prima parte]. Oggi – perché so che ci tieni – ti propongo altri 5 titoli free to play (multi-piattaforma, nella maggioranza dei casi), che non puoi davvero farti sfuggire.

Anche in questo caso, i generi videoludici affrontati saranno i più disparati. Prepara la console o il tuo fedele laptop da gaming; ti faccio divertire un po’!

Marvel Heroes 2016 (PC, Mac)

marvel heroes 2016

Il primo titolo che ti propongo è Marvel Heroes, un hack&slash (o dungeon crawler se preferisci) ambientato nell’universo Marvel, e sviluppato dalla Gazillion. Un action RPG veloce, divertente e, soprattutto zeppo di personaggi – neanche a dirlo – della Marvel!

Potrai affondare i tuoi artigli con Wolverine, o scatenare la furia dei venti con Storm. Al momento ci sono 57 personaggi, che potrai sbloccare giocando. Ti avviso, però: non è così semplice avere tutti i tuoi supereroi preferiti. Serviranno tempo e fortuna.

Stesso discorso vale per l’equipaggiamento. Trattandosi di un RPG stile Diablo, per capirci, il tuo alter ego dovrà essere “vestito” e armato. L’equipaggiamento (o drop) non piove dal cielo, ma questo lo sai bene.

Quindi, se il grind non fa per te, evita pure di scaricare questo piccolo gioiellino. Oppure, dagli una chance – del resto è gratis – e prova a completare la storia principale. Se riesci a coinvolgere un amico, poi, avrai fatto bingo. Questa tipologia di gioco, in compagnia, dà il meglio di sé.

Voto: 7,5/10

Pregi:

  • Puoi usare Deadpool
  • Grafica semplice, ma dettagliata
  • Meccaniche di gioco facili e divertenti
  • La storia del gioco segue le vicende degli ultimi film prodotti dalla Marvel (vedi l’ultima espansione basata su Civil War)

Difetti:

  • Per avere i costumi alternativi devi pagare
  • Alcuni personaggi sono poco bilanciati
  • Glitch e bug non ancora fixati
  • Alcune quest secondarie sono parecchio noiose

Heroes of the Storm (PC, Mac)

heroes of the storm gameplay

Il secondo titolo preso in rassegna è Heores of the Storm, un MOBA molto atipico, sviluppato dalla Blizzard. Le partite, infatti, non verranno combattute nella solita mappa, dove l’unico obiettivo è distruggere la base (in questo caso chiamata core) nemica, ma a seconda dello scenario (per ora ne conta 9, di cui due sono disponibili solo in partita personalizzata) ci saranno diversi eventi prefissati, che aiuteranno il team che riesce a guadagnarne il potere a sbaragliare le difese nemiche.

Un altro elemento per cui si distacca molto dagli altri giochi del suo genere, è il fatto che durante la partita l’esperienza sarà condivisa tra tutto il team, e che gli eroi non si potenzieranno attraverso degli oggetti, ma solo tramite dei talenti, sbloccabili a determinati livelli.

Grazie a queste peculiarità, il gameplay è molto incentrato sul combattimento tra i giocatori, fin dai primi livelli.

Heroes of the Storm raccoglie alcuni dei personaggi più iconici dei vari brand della Blizzard, per un totale di 52 personaggi, donando a ognuno meccaniche uniche.

Ad esempio, controllando il maestro evoluzionista Zerg Abathur, ti troverai a usare un personaggio estremamente fragile, ma che può aiutare la sua squadra, senza lasciare la protezione della propria base; il potente Cho’Gall sarà, invece, controllato contemporaneamente da due (hai capito bene, proprio due) persone, di cui una controllerà principalmente il movimento, e l’altra avrà a disposizione potenti magie offensive – per riflettere la sua natura di ogre a due teste.

Se questi esempi ti spaventano, non temere: il gioco è pieno zeppo di personaggi più classici che ti possono aiutare a familiarizzare con il gioco.

Come su molti altri Free-to-Play, ogni personaggio ha diverse skin, acquistabili tramite micro-transazioni, che vengono, però, direttamente pagate in soldi reali, senza passare per una moneta virtuale. Questo evita i classici sprechi che avvengono in altri titoli (mi servono 20 “inserire valuta” per sbloccare la skin, ma la ricarica più bassa me ne dà 500).

Voto: 8/10

Pregi:

  • MOBA fuori dagli schemi
  • “Entry level” basso, grazie all’assenza della necessità di raccogliere denaro, dando il colpo finale ai minion
  • Raccoglie tutti i brand della Blizzard!
  • Partite brevi (in media durano 25-30 minuti)
  • Bilanciato, nonostante le meccaniche “folli”
  • Sistema di ranked presente
  • Free-to-Play al 100%
  • Grafica gradevole (per gli amanti della Blizzard è la solita grafica cartoonesca, ma molto ben dettagliata)
  • Molto ben ottimizzato

Difetti:

  • L’introduzione di meccaniche così particolari può non piacere a tutti
  • In termini di risultato finale può pesare di più un errore del singolo giocatore di una bella azione solitaria: questo può portare a un notevole livello di rosik, anche se questo non ti impedirà di vincere!

Hawken (PC, Xbox One, PS4)

hakwen gameplay

Il terzo free to play che ti propongo è Hawken, un FPS (sparatutto in prima persona) adrenalinico ed esplosivo. La peculiarità di questo titolo è data dalla presenza di mech, macchine da combattimento bipedi, armate di tutto punto, e customizzabili secondo le proprie attitudini.

Vuoi un mech veloce e capace di aggirare la linea difensiva del nemico? Preferisci un robot più “grasso”, che riesca a reggere uno scontro a fuoco diretto? Qualunque sia il tuo stile di gioco, troverai senz’altro una combinazione, tra mech ed equipaggiamento, che farà al caso tuo.

La formula del free to play è stata, inoltre, ben integrata dai ragazzi di Reloaded Games – la casa produttrice del gioco. Tutti i mech possono essere sbloccati gratuitamente, così come armi ed equipaggiamento. Le skin, invece, come siamo ben abituati, sono a pagamento. Insomma, se non ti importa di scendere sul campo di battaglia, con una cromatura meno accattivante, questo per te non sarà affatto un difetto.

Un altro dei punti di forza di questo titolo è l’approccio tattico che dovrai avere in ogni partita. Mi spiego meglio. In Hawken non hai bisogno di avere una mira infallibile, e questo cambia le carte in tavola: collaborare con i compagni di squadra diventa, assolutamente, prioritario.

Voto: 7,5/10

Pregi:

  • Grafica molto curata
  • Effetti PhysX spettacolari
  • Approccio tattico
  • Controlli semplici e intuitivi
  • Customizzazione del mech ben sviluppata
  • Multipiattaforma

Difetti:

  • Matchmaking non sempre idilliaco
  • Sbloccare i mech richiede parecchio tempo

Planetside 2 (PC, PS4)

planetside 2 gameplay

Qui siamo davanti a uno dei giochi free to play di maggior successo. Ed è anche comprensibile il perché. Planetside 2 è uno dei progetti videoludici più ambiziosi della Daybreak Game Company. Si tratta di uno shooter in prima persona con una forte accezione da MMO. Migliaia di giocatori, infatti, saranno coinvolti in una perenne battaglia, che decreterà il dominio del pianeta Auraxis.

Le fazioni presenti in gioco sono tre: i Terran, il Nuovo Conglomerato, e i Vanuu. Lo scopo del gioco è semplice, ma coinvolgente: conquistare tutti i territori di un determinato continente, per permettere alla propria fazione di ottenere dei bonus da spendere sul campo di battaglia. Oltre, naturalmente, acquisire punti esperienza per sbloccare armi sempre più performanti e adatte al proprio stile di gioco.

Durante le primissime partite, specialmente se non avrai una squadra d’appoggio su cui contare, l’azione potrà sembrarti caotica, così come i vari obiettivi da portare a termine. In questo caso, restare nel gruppo, cercare di sfondare la linea difensiva nemica, e creare un fronte, può essere la soluzione migliore.

Man mano che giocherai imparerai a conoscere le mappe, le varie classi di gioco, e i numerosi mezzi di trasporto (e non) presenti in game.

Per concludere, Planetside 2 è uno dei giochi free to play più grandi e spettacolari sulla piazza. Da provare.

Voto: 8,5/10

Pregi:

  • Ben ottimizzato (nessun problema di latenza o framerate)
  • Mappe gigantesche e geograficamente variegate
  • Forte componente strategica
  • Ottimo il bilanciamento tra le fazioni

Difetti:

  • Inizialmente, l’azione di gioco può risultare caotica
  • Per ottenere le armi migliori, dovrai giocare decine e decine di ore

War Thunder (PC, PS4, Mac, Linux)

war thunder gameplay

L’ultimo titolo che ti propongo è War Thunder, un videogioco di combattimento aereo multiplayer online, ambientato durante la Seconda guerra mondiale, e sviluppato dai ragazzi di Gaijin Entertainment.

La prima caratteristica degna di nota è il cross play tra PC e PS4; entrare nel vivo dell’azione sarà veloce, così come trovare le partite.

L’esperienza di gioco è ricca e coinvolgente, oltre adattarsi perfettamente allo stile di gioco di ogni giocatore. Nel gioco, infatti, sono disponibili tre diverse tipologie di gioco: arcade, realistico e simulazione. Nella modalità arcade, l’unico tuo pensiero sarà quello di distruggere tutto, senza preoccuparti troppo delle manovre in volo.

Le altre due modalità, invece, prevedono un approccio più oculato, ragionato. La riproduzione fedele della fisica, infatti, renderà tutto più difficile, ma (forse) più appagante. Qualunque sia la modalità di gioco da te scelta, il sistema di controllo sarà comunque eccellente.

Le nazioni presenti in game sono 5 per un totale di più di 200 velivoli tra cui scegliere. Avrai a disposizione, anche, una flotta personale, che ti permetterà di rientrare subito in partita, qualora il tuo aereo principale venga abbattuto troppo in fretta.

La componente free to play è stata ben introdotta, e l’avanzamento risulta veloce e appagante, anche per chi non vuole mettere mani al portafoglio.

Tecnicamente molto ben sviluppato. Il frame rate non mostra mai segni di cedimento, nonostante l’alto numero di giocatori ed elementi presenti in mappa. Gli ambienti di gioco, a volte, appaiono poco dettagliati. Così come le scelte cromatiche, poco felici. Questi piccoli difetti vengono, però, bilanciati dalla presenza di paesaggi mozzafiato. Ottimo, invece, il livello di dettaglio dei modelli poligonali dei velivoli.

Soundrack piacevole, e comparto sonoro che svolge degnamente il suo compito. Unico neo, il suono delle mitragliatrici: rispetto al rombo dei motori è decisamente sottotono.

Voto: 7/10

Pregi:

  • Veicoli riprodotti fedelmente
  • Ottima personalizzazione di carri e aerei
  • Single player ben realizzato
  • Costantemente aggiornato
  • Presenza di bug pressoché nulla

Difetti:

  • Le nazioni sono poco bilanciate
  • Costo eccessivo dei veicoli premium (circa 60 euro per un singolo carro)

Conclusioni

Con questi ultimi 5 free to play si conclude la mia personalissima classifica. Spero di averti fatto scoprire dei titoli interessanti, e di darti – in questo modo – svariate ore di dannato divertimento videoludico.

Stay cool, stay Ninja! 😉

Nuovo round di finanziamento per Airbnb

Airbnb, dopo il nuovo round di finanziamento vale 30 miliardi

Lo scorso anno Airbnb ha raccolto 1,5 miliardi di dollari, con una stima complessiva di 25,5 miliardi di dollari, mentre solo all’inizio di questo mese ha raccolto un altro miliardo.

Oggi fonti vicine alla società riportano che Airbnb stia concretizzando un nuovo investimento che la porterebbe ad un valore complessivo di 30 miliardi di dollari.

L’accordo renderebbe Airbnb la seconda startup più valutata negli Stati Uniti, seconda solo a Uber e ai suoi 62,5 miliardi di dollari.

Crescono i finanziamenti, crescono i servizi Airbnb

È stato il New York Times a riportare i dettagli dell’ultimo round della startup, che prevede così di far crescere il suo funzionamento a livello globale.

Bloomberg aveva già riportato che la società prevedeva di aggiungere funzionalità di prenotazione entro la fine dell’anno per servizi che vanno al di là degli affitti a breve termine: l’ipotesi è quella di poter prenotare anche musei, ristoranti e tutto quanto sia correlato con il viaggio.

Airbnb, nuovo round di finanziamento

Le battaglie legali della startup negli States

Nel frattempo Airbnb è ancora impegnata sul fronte legale, dato che all’inizio di questa settimana l’azienda ha presentato una denuncia contro la città di San Francisco per aver imposto pesanti sanzioni sulle regole di registrazione per l’affitto di case che Airbnb ha contribuito a scrivere.

L’azienda è anche coinvolta in una battaglia con il governo di New York, dove i legislatori hanno recentemente approvato una legge che potrebbe ulteriormente restringere gli annunci della società.

LEGGI ANCHE: Parigi alza la voce contro Airbnb e gli affitti irregolari

La crescita, dalla fondazione nel 2008 a oggi

Airbnb è cresciuta rapidamente dalla sua fondazione nel 2008 e oggi è già la seconda startup più valutata nell’area della San Francisco Bay. Nel confronto con Uber c’è poi da considerare che la società per la prenotazione di alloggi investirebbe molto meno rispetto al suo concorrente, nonostante una rapida affermazione anche in mercati emergenti come quello indiano.