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Starbucks in Italia nel 2017: buona o cattiva notizia?

Dai feticisti del frappuccino americano ai tradizionalisti della moka italiana. L'annuncio di Mr. Schultz divide in due l'opinione pubblica

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“Our Latte Macchiato and classic Latte (also called a Caffè Latte) have the same two ingredients: milk and espresso. But the craft of our baristas is what makes each drink unique. Latte Macchiato is our most espresso forward latte, while Latte has a more balanced, delicate flavor. Explore the differences.”

Sarà per i termini di casa nostra, sarà per la dipendenza ossessivo compulsiva che il nostro popolo ha per il caffè ma il McDonald’s del frappuccino americano continua a espandersi e mietere vittime anche tra gli unconventional convinti.

Di chi stiamo parlando? Dell’azienda che ogni settimana serve circa 40 milioni di persone in tutto il mondo. Del rivenditore di chicchi di caffè che da quando è nato (nel 1971) diffonde il suo credo al ritmo di circa due aperture al giorno. Ebbene sì: Starbucks è tra noi.

Qualcuno dice finalmente, qualcuno storce il naso, ma la notizia dello sbarco della multinazionale del frappuccino (ne ha creati più di quaranta diversi) in Italia, precisamente a Milano, ha letteralmente spaccato in due l’opinione pubblica. Perché ve ne parliamo ora? Perché da quando è stata ufficializzata la notizia dell’apertura, nel 2017, in una sede tutta italiana, abbiamo voluto capire cosa ne pensassero veramente le persone.

Starbucks

Starbucks è per molti italiani tappa turistica quasi quanto la Tourre Eiffel, mai tornare a casa senza la mug termos firmata Starbucks e la foto ricordo con il proprio nome (sbagliato) scritto sui classici bicchieroni di carta. A proposito, sapevate che ogni anno Starbucks usa quattro miliardi di tazze usa e getta di carta?

Per tutti loro e per tutti quelli che vedono nell’arrivo in Italia della multinazionale americana un’occasione in più per la libera concorrenza e uno slancio verso approcci più europei, nulla da dire e da obiettare.

È dagli intramontabili romantici, da quelli che la moka in valigia è la prima cosa, che si innalza un muro che farebbe invidia a quello di Berlino. Impensabile accettare che una multinazionale americana arrivi in Italia ad insegnare agli italiani come fare e consumare il caffè, simbolo insieme alla pizza di un Italia che diciamocelo ora è molto più bakery che ristorante.

Starbucks

Il cambiamento è già avvenuto. Mug stilose e di design convivono già con le più classiche e profumate tazzine da caffè, centrifughe di frutti sconosciuti strizzano l’occhio ai più tradizionali ristretti macchiati in tazzina di vetro. È stato lo stesso Mr. Schultz, presidente dell’impero del caffè americano, ad annunciare l’ingresso in territorio italiano con

“umiltà e rispetto per un paese che da sempre è custode della più antica e originale aroma di caffè”.

Molte similitudine con il paese ospitante, dunque. Per la sede milanese di Starbucks, infatti, si parla anche di bancone all’italiana e in generale di un design e un approccio molto più made in Italy che potrebbe farci dimenticare lo stile minimal e internazionale a cui siamo abituati durante i nostri viaggi.

Ma non sarà proprio quello stile nord europeo e quelle abitudini mordi e fuggi a farci apprezzare Starbucks? Non sarà che smussando quelle caratteristiche distintive potremmo ritrovarci col non apprezzare più l’ambito traguardo raggiunto? A voi cari lettori l’ardua sentenza!

Starbucks

Per ora restiamo in attesa e godiamoci le anticipazioni e le curiosità che Starbucks potrebbe portare con se anche nel nostro paese, come la Starbucks app, ovvero la possibilità di ordinare in mobile. L’applicazione funziona grazie al modello Mobile Order and Pay e offre agli utenti il vantaggio di poter ordinare bevande e cibi prima di arrivare in negozio evitando le stressanti e interminabili file.

starbucks

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