Parigi alza la voce contro Airbnb e gli affitti irregolari

Nell’era della sharing economy, in cui la condivisione dei propri spazi e/o beni sta vivendo un periodo di grandissima espansione, permettendo di monetizzare e creando nuove forme di business partendo dal concetto di proprietà, Airbnb è al centro di una nuova polemica nella città di Parigi, città tra i più grandi mercati per la ex startup californiana dopo gli Stati Uniti.

Il comune di Parigi ha infatti comunicato che, rendendo la propria abitazione disponibile per un affitto su Airbnb, è necessario registrarsi presso una nuova sezione del proprio portale di Open Data. In questo registro vengono normalmente inserite soltanto le abitazioni ad utilizzo commerciale (le seconde case o chi affitta la propria per più di 4 mesi all’anno).

Questa nuova procedura ha avuto origine dal fatto che, in una città a corto di abitazioni destinate alla residenza, gli affitti dedicati al turismo stanno crescendo in maniera smisurata (e, spesso, incontrollata). Basti pensare che, dopo l’introduzione per Airbnb della tassa sul turismo (0.83€ a persona/notte), il gettito fiscale per il comune di Parigi è stato pari a 1.2 milioni di euro in tasse in soli tre mesi (!).

Considerando che, secondo il sito inside Airbnb, gli alloggi disponibili a Parigi sono 41.500, con un registro di alloggi registrati a breve termine di sole 107 unità, il comune di Parigi vuole vederci chiaro su questa discrepanza di dati, fonte di grande evasione per le tasse della città (considerati i moltissimi che utilizzano, illegalmente, Airbnb per affitti a lungo termine non dichiarandolo). Le abitazioni registrate e utilizzate per un indirizzo commerciale vero e proprio sono soltanto 16.900.

Nelle intenzioni del primo cittadino infatti, il porre una luce sulla situazione di disequilibrio dovrebbe favorire la registrazione autonoma delle abitazioni all’interno di questo registro elettronico. Chi non lo fa infatti, rischia una multa che può arrivare a 25.000€.

Il prevedibile problema che ne è conseguito riguarda l’indignazione popolare che il provvedimento ha scatenato: l’accusa è infatti quella di creare una vera e propria “caccia al vicino di casa“, più che incentivare l’autonomia. I dati infatti, data la natura open della piattaforma, sono pubblici e consultabili da chiunque. Aggiungendo questo al fatto che l’episodio è solo l’ultimo di varie tensioni con il gigante dell’home sharing, accusato di avere snaturato numerosi quartieri in favore di un flusso incontrollato di persone, il problema è diventato di grandissima attualità.

In un’intervista ad Europa 1, Mathias Vicherat, capo dello staff del sindaco della città, ha dichiarato che questa non è una misura per fare in modo che i vicini di casa entrino in rotta di collisione fra loro con continue denunce, ma per causare in autonomia uno “shock di coscienza“, affinché i cittadini agiscano autonomamente per mettersi in regola, non aspettando che sia qualcun altro a denunciarli (ovviamente, nel portale, l’invio della segnalazione è anonimo).

Credits by Yann Caradec on Flickr

Dal canto suo, Airbnb risponde che la dichiarazione del comune è misleading, perché riguarderebbe soltanto chi ospita persone per più di 120 giorni l’anno. Inoltre, la compagnia ha ricordato che, nel 2015, l’hosting della propria abitazione ha portato un guadagno medio di 2.000€ a proprietario per un affitto di 26 notti all’anno, contribuendo all’economia francese per 2.5 milioni di euro.

Non è la prima volta che Airbnb finisce al centro di problematiche relative alla sua attività disruptive: ultimo caso, in ordine cronologico e ancora di matrice europea, riguarda Berlino, con il divieto assoluto di affittare appartamenti ma solamente stanze emesso dalla capitale tedesca.

LEGGI ANCHE: Airbnb vince a San Francisco: nessun limite di 75 notti per gli affitti brevi

Anche in Italia la situazione è sempre controversa: se da un lato gli hotel tradizionali, come avviene nel resto del mondo, lamentano una disparità di trattamento legislativo (e, soprattutto, fiscale) molto importante, dall’altro lato la condivisione delle proprie stanze genera un indotto economico sempre più in crescita: secondo uno studio appena pubblicato da Airbnb stesso, nel 2015 la sharing home economy ha apportato un beneficio economico di 3.4 miliardi (pari allo 0.22% del PIL).

Eleganza e street art con Echo Design

di Silvia Scardapane

Dopo aver raccontato della nuova collezione Gucci firmata dall’artista Trouble Andrew, Streetness ritorna a parlare di moda. Questa volta voliamo verso New York per conoscere la nuova capsule collection realizzata da Echo Design con la collaborazione dello street artista Michael De Feo.

Circa venticinque anni fa De Feo ha esordito tra le strade della Grande Mela dipingendo fiori e margherite dal tratto semplice e quasi elementare; oggi questi stessi fiori sono divenuti un simbolo iconico della sua produzione, tanto da essere richiesti nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo. L’artista, che nel contempo si è conquistato lo pseudonimo di Flower Guy, ha difatti portato la Street Art un po’ ovunque, coltivando i suoi fiori in città come Los Angeles, Miami, Cabo San Lucas, Amsterdam, Parigi, Venezia, Buenos Aires e Hong Kong.

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Il linguaggio pop e colorato di De Feo è diventato anche il mezzo con cui l’artista ha iniziato a sperimentare nuovi innesti di colore su basi fotografiche, generalmente ritratti di top model, avviando importanti collaborazioni per campagne pubblicitarie e note riviste di moda.

Per questi motivi il brand americano Echo Design, nato nel 1923 da Edgar e Theresa Hyman, non poteva lasciarsi scappare l’opportunità di progettare una collezione fresca e innovativa. Così sulle borse e le sciarpe leggere per la stagione primavera-estate 2016 sono comparsi gli stessi fiori che hanno reso famoso De Feo negli Stati Uniti, tanto nella loro versione drip, simile all’effetto della bomboletta spray, quanto nelle più piene e corpose pennellate ispirate alla natura morta olandese del 17° secolo.

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“Siamo molto contenti di lavorare con Michael De Feo per questa nuova collezione. Il suo lavoro è diventato una vera e propria icona tra le strade di New York e anche nel resto del mondo. Grazie alla collaborazione con Michael abbiamo catturato l’energia della Street Art e l’abbiamo trasformata in qualcosa di tangibile e durevole nel tempo.” Lynn Roberts, vice presidente comunicazione di Echo Design.

L’azienda, specializzata nella produzione di accessori di lusso femminili, crede fortemente che per ogni stagione possa essere scelto il motivo più adatto e che ad ogni animo possa essere abbinato il colore giusto: questo è decisamente un momento d’oro per la Street Art e la collaborazione tra Echo Design e Flower Guy ne è l’ennesima piacevole conferma.

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Dunque Streetness non può che condividere la scelta dei brand che, proprio come in questo caso, attenzionano il mondo della Street Art avviando interessanti sperimentazioni con gli esponenti del fenomeno per la realizzazione di prodotti unici e di qualità. E se se è vero che l’arte non passa mai di moda, allora Echo Design ha fatto proprio centro!

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Le app per il photo editing più amate dalla community di Instagram

Se è vero che un’immagine vale più di mille parole, una foto non editata e postata su Instagram potrebbe valerne molto meno.

L’aggiunta di un filtro agli scatti che si pubblicano su Instagram non solo migliora visivamente la qualità dell’immagine, ma può portare dei ritorni in termini di visibilità. L’utilizzo dei filtri può aumentare del 20% il numero delle visualizzazioni di un post e del 45% l’engagement e i commenti allo stesso.

LEGGI ANCHE: Instagram: il fashion non può più farne a meno

Che siate professionisti dei social o che siate instagramer appassionati di fotografia la regola per emergere nella folla dei  400 milioni di utenti attivi sul noto social network  è una sola: dare un tocco personale ai vostri scatti prima di presentarli al pubblico.

Fino a qualche tempo fa per avere delle foto perfette era necessario affidarsi a degli esperti del settore, cosa non di certo economica, oggi invece grazie alle  applicazioni mobile disponibili sul mercato,  collage, ritagli e filtri diventano a portata di smartphone, permettendo agli utenti di rendere speciali le proprie foto.

VSCO Cam

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VSCO Cam è un’app minimalista di editing fotografico molto amata dai fotografi e dai creativi social.

L’app agevola lo scatto e l’editing di una fotografia. Gli utenti  possono con un semplice tap scattare una foto e adattarla ai propri gusti regolandone la messa a fuoco, la luminosità e l’esposizione. VSCO  mette a disposizione diversi strumenti per la personalizzazione: filtri, regolazione della nitidezza, vignettatura.  L’applicazione è disponibile sia per iOS che per Android.  Quando posti i tuoi scatti su Instagram, puoi utilizzare gli hastag #vsco o #vscocam, molto utilizzati e apprezzati dalla community attiva di VSCO.

DSCO

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Le immagini statiche ti hanno annoiato e vorresti dare un tocco di vitalità al tuo profilo Instagram con qualcosa di nuovo?

DSCO è l’applicazione mobile adatta: cavalcando l’onda della rinascita delle immagini animate avvenute negli ultimi anni,  in pochi e semplici passaggi ti consente di creare, modificare e condividere delle GIF animate direttamente su Instagram. Inserire le immagini animate nella propria strategia di social media marketing si è rivelata nell’ultimo periodo un’arma vincente, ed è stato dimostrato come l’utilizzo delle GIF aumenti del 103% i tassi di conversione.

Afterlight

 

Una foto pubblicata da Afterlight (@afterlight) in data:

Con 74 filtri, 78 texture naturali, 128 cornici, e innumerevoli possibilità di editing, Afterlight è tra le app preferite dai social media manager, grazie soprattutto al numero considerevole di opzioni di editing che offre. I risultati più belli sono quelli ottenuti con i paesaggi, provate a far visita al profilo Instagram dell’app.

Pic Collage

I collage sono degli ottimi strumenti per raccontare una storia utilizzando più foto all’interno di un unico post su Instagram. Pic Collage, disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android permette di creare degli splendidi e fantasiosi collage da mobile, a disposizione degli utenti più di 1500 adesivi, 80 sfondi e 60 template, non resta che dare libero sfogo alla creatività.

A color story

instagram Nominata da Apple come migliore applicazione, A color story da vivacità e allegria alle vostre foto. L’app disponde di più di 100 filtri, 40 effetti e più di 20 strumenti per l’editing. Una volta scelto il vostro colore preferito, l’app ti permette di memorizzare il filtro personalizzato e applicarlo alle foto successive. Se vuoi essere presente sul loro feed, non dimenticarti di utilizzare l’hastag #AColorStory .

Cinefy

app-videoediting I video sono sempre più protagonisti sui social media,  è quindi indispensabile che siano impeccabili e coinvolgenti.  Cinefy, l’applicazione che consente di modificare i video, aggiungere musica e suoni e applicare  effetti speciali alle tuecreazioni, per far si che non passino inosservate agli occhi dei tuoi follower.

Hyperlapse

  Tra le app per il videoediting c’è sicuramente anche l’app Hyperlapse: se non la conoscete già, quest’app aiuta creare dei  timelapse da veri professionisti, aumentando la velocità dei vostri video fino a 12 volte. I timelapse sono un ottimo strumento per coinvolgere gli utenti.  Se la tua azienda ha recentemente ospitato un evento il timelapse è un  modo innovativo per confezionare gli scatti della serata in un unico video e condividerlo sul vostro canale Instagram .

Fused

 

  Una foto pubblicata da Fused for iOS (@fused_app) in data:

L’applicazione Fused lascia ampio spazio alla tuaa creatività e ti permette di realizzare un qualcosa che va oltre la semplice foto o il semplice video.Così come indica il nome stesso dell’app, fusione è la parola d’ordine di questo strumento, con Fused potrete realizzare dei capolavori unendo le vostre foto o quelle degli artisti presenti nella galleria immagini per dar vita a contenuti unici. È possibile scegliere tra diversi metodi di fusione e colori.

E tu quali applicazioni utilizzi per personalizzare i tuoi scatti su Instagram?

Adobe Stock si integra con Photoshop per progetti di grafica sempre più smart

Per chi si occupa di produrre contenuti multimediali, mantenere un certo tenore di efficienza spesso cozza con la necessità di avere molte finestre aperte per lavorare su uno stesso task.

Un singolo particolare come l’inserimento di una foto all’interno di un documento html può richiedere l’utilizzo di più software o di piattaforme che in linea di principio non sono create per “comunicare” tra loro.

L’effetto sull’utente è quello di un desktop sempre molto affollato, e di perdere una quantità di tempo notevole nel ripetere passaggi superflui solo per modificare un dettaglio.

Ecco perché si è fatta sempre più stringente l’esigenza di integrazione dei sistemi quando si tratta di grafica.

Se ho a disposizione diversi servizi che facciano riferimento ad un’unica sorgente, si rende necessario che questi servizi si compenetrino l’uno nell’altro affinché io mi possa concentrare sull’oggetto del mio lavoro.

Per rispondere a questa filosofia Adobe ha deciso di integrare i servizi di Adobe Stock all’interno di Photoshop e di farlo nella maniera più intuitiva possibile, a prova di Ninja.

Per spiegarti come fare abbiamo deciso di muoverci in modalità step-by-step, ti mostreremo quindi nel concreto come funziona.

Adobe Stock & Photoshop, how-to per un progetto grafico in poche mosse

Siamo nella finestra di Photoshop, pronti per iniziare il nostro lavoro.

La prima scelta da operare è quella sull’immagine sulla quale abbiamo deciso di lavorare. Per utilizzare Adobe Stock abbiamo già creato una libreria personale (che, per comodità di naming abbiamo identificato come Ninja Marketing). Rechiamoci quindi nel menu di destra del nostro pannello di controllo [FIGURA1] e, nella sezione contrassegnata con la freccia, inseriamo una o più keyword per restringere il campo di interesse [FIGURA2].

Nell’esempio che ti stiamo proponendo abbiamo scelto cloudscape sea: 

FIGURA1

FIGURA1

FIGURA2

FIGURA2

L’integrazione tra Stock e Photoshop fa sì che senza uscire dal software e/o aprire una finestra del browser, i risultati della nostra ricerca compaiano all’interno della colonna di destra. Scegliamo quindi l’immagine che più ci piace [FIGURA3]. A quel punto potremmo vederne il bozzetto (l’immagine marcata con il watermark anti pirateria) e trascinarlo all’interno del nostro foglio di lavoro [FIGURA4].

FIGURA3

FIGURA3

FIGURA4

FIGURA4

In pochi semplici passaggi abbiamo effettuato una ricerca su Adobe Stock, scelto l’immagine che più si addice al nostro progetto e l’abbiamo importata sul nostro foglio di lavoro senza mai “spostarci” dal luogo in cui poi dovremo lavorare (ergo zero distrazioni e margini di errore), risparmiando un bel po’ di tempo.

Siamo quindi giunti alla fase attiva del nostro progetto, quella di editing in senso stretto. Per non rendere la guida troppo complicata e farraginosa, decidiamo semplicemente di passare la nostra foto per uno dei filtri a disposizione [FIGURA5] e di applicare quello di nostro gradimento [FIGURA6].

FIGURA5

FIGURA5

FIGURA6

FIGURA6

Abbiamo quindi la nostra foto editata al meglio, vogliamo quindi salvare e portare nella nostra galleria privata.

NB: sino ad ora abbiamo avuto la possibilità di lavorare su un bozzetto, è un aspetto non di poco conto. Oltre a tutti i vantaggi dell’integrazione tra Stock e software, abbiamo anche evitato di compiere un acquisto prima che fossimo convinti di aver effettuato tutte le modifiche che ci eravamo prefissati. Insomma ci siamo dati la possibilità di sbagliare senza vanificare quanto fatto sino al momento precedente.

Stiamo quindi lavorando in brutta copia ed ora vogliamo finire quanto iniziato. Non ci resta spostarci di nuovo sull’anteprima della libreria nel menu della colonna di destra, cliccare con il tasto destro del mouse e procedere all’acquisto dell’immagine [FIGURA7].

Le modifiche, sino a quel momento impresse sul bozzetto, saranno applicate in automatico sulla versione Licensed e potremo quindi salvarle all’interno della nostra libreria personale.

FIGURA7

FIGURA7

Chiaro? in una manciata di click abbiamo fatto tutto quello che ci occorreva per scegliere una foto, importarla nel nostro album, acquistarla e lavorarla.

Se vuoi una versione più estesa di come Adobe Stock si è integrato con Photoshop allora ti invitiamo anche a guardare il video illustrativo pubblicato dal brand sul proprio canale YouTube:

Lavori da mobile e vuoi utilizzare i servizi di Stock anche con le app Adobe sul tuo smartphone come Capture CC o Adobe Comp. CC? Non temere, puoi fare esattamente le stesse cose anche lì!

Siamo giunti al termine della nostra piccola dimostrazione. Non ci resta che lasciarti nello sprigionare tutta la creatività di cui disponi attraverso i prodotti Adobe!

Niche è la fine delle agenzie di Digital PR?

Vi abbiamo già parlato di Niche, la piattaforma acquistata da Twitter che mette in contatto i talenti del web con le aziende.

Si tratta di una minaccia per gli influencer e le agenzie di PR o un’interessante opportunità per tutti? Perché Niche è diverso dagli altri talent network? Cosa c’è nel futuro dell’influencer marketing?

Lo abbiamo chiesto a Jo Burford, Community Manager EMEA di Niche, che ci ha spiegato cosa è Niche e perché può cambiare l’ecosistema.

Ian McKellen racconta Shakespeare con l’app Heuristic Shakespeare

Se dico “Rome e Giulietta” in pochi secondi mi dirai: “William Shakespeare!” ma se ti chiedo quante opere hai letto del noto drammaturgo inglese sono quasi certa che la risposta sarà meno immediata.

Non è una colpa, la maggior parte delle giovani generazioni hanno difficoltà a comprendere le opere di Shakespeare in quanto piuttosto complesse e, per questo, concepite più per la rappresentazione teatrale che per la lettura.

LEGGI ANCHE: Prime: l’app che aiuta le persone affette da schizofrenia

Questo significa che la conoscenza approfondita delle sue opere sarà sempre appannaggio di pochi volenterosi appassionati? Assolutamente no e a dircelo è Ian McKellen, meglio noto come Gandalf nel Signore degli anelli.

Heuristic Shakespeare, che cos’è ?

In onore del 400° anniversario della morte di Shakespeare, l’attore britannico insieme al regista Richard Loncraine hanno lanciato Heuristic Shakespeare, un’app per iPad che ha trasformato le opere di Shakespeare in una sorte di gioco interattivo, rendendole accessibili ad un pubblico più vasto. Ti starai chiedendo come? Te lo spiego subito.

Heuristic Shakespeare, l'app che avvicina i giovani alle opere dell'autore

Come funziona?

Ogni app è dedicata ad un opera, la prima è La Tempesta. Al suo interno l’utente può fruire di alcuni video nei quali un cast di attori professionisti recitano la commedia mentre, nella parte inferiore dello schermo, ne scorre il testo.
Fino a qui sembrerebbe una rappresentazione teatrale a tutti gli effetti ma in realtà così non è perché gli attori non sono mascherati, non si muovono, non combattono con la spada.
Sono fermi e guardano fisso nella telecamera come se stessero guardando proprio te.

Come ci spiega Loncraine:

“la decisione di utilizzare una doppia modalità di fruizione del contenuto (testuale e parlato) è l’esito di alcune ricerche dalle quali si è scoperto come, avendo non solo il testo scorrevole ma anche un attore che parla, aumentava l’attenzione e la comprensione per il messaggio”.

Una performance privata a tutti gli effetti che si può mettere in pausa in qualsiasi momento. L’app, inoltre, permette di prendere appunti, copiare ed evidenziare parti del testo così da poterle facilmente riprendere in un secondo momento.

Come nasce l’idea?

Oltre a McKellen, tra gli attori coinvolti nel progetto troviamo Derek Jacobi e Frances Barber ma, come afferma MKellen:

“L’idea è di coinvolgere un cast sempre più ricco e di fare la stessa cosa che è stata fatta con The Tempest per tutte le altre opere dello scrittore” e poi aggiunge: “con questa app si vogliono aiutare i giovani a capire drammi e commedie scritte centinaia di anni fa e spesso non più studiate. Anche agli adulti, però, potrebbe essere utile per entrare nel clima shakespeariano prima di andare a teatro”.

L’app è acquistabile su iTunes al prezzo di $ 5.99.

Buona lettura, ehm… visione! 😉

Week in social: trending topic su Facebook, pubblicità e nuovi loghi

Cari ninja, che settimana!
La Week in social è stata assai intensa, da Facebook a Twitter, passando per il restyling di Instagram e l’apertura di WhatsApp al desktop.
Se da una parte il web 2.0 è più innovativo dal punto di vista sociale piuttosto che da quello tecnologico, i progressi compiuti con rapidità nell’ultimo anno da parte del mondo fantastico di Zuckerberg sono stati impressionanti.

Week in social: di trending topic, pubblicità e nuovi loghi
Facebook vuole dare voce a tutti, racconta il suo CEO, e dar risalto a ogni tipo di contenuto che si vuole condividere, per permettere alla comunità intera di esprimersi. Su questa linea di pensiero si è sviluppata “Trending Topic”, ossia la volontà di Facebook di evidenziare le conversazioni e i temi degni di nota e popolari sul social media. I trending topic di Facebook però hanno suscitato polemiche, a causa di una serie di articoli del magazine Gizmodo, che volevano dimostrare una presunta redazione interna al colosso californiano che sceglie quali contenuti mandare in TT, e accusandola di aver penalizzato i contenuti di orientamento politico conservatore. Quindi: manipolazioni.

La questione non è affatto marginale, tant’è che il boss in persona ha deciso di esprimersi: qualcuno (anche tra i commenti del suo post sul tema) chiede un public editor, ma Zuckerberg si espone facendosi garante della neutralità del social.

Da Menlo Park fanno sapere che le linee guida per scegliere i temi da inserire in trending topic sono molto rigide, al fine di non dare priorità a un punto di vista piuttosto che un altro. Zuckerberg stesso ha voluto chiarire la posizione di Facebook, ribadendo il concetto per il quale il “suo” social network è una piattaforma aperta e democratica, e così sarà negli anni futuri.

Week in social: di trending topic, pubblicità e nuovi loghi

Facebook

Oltre questo polverone, la policy di Facebook è cambiata, implementando in bacheca post pubblicitari di terze parti.
I contenuti branded dovranno solo passare attraverso un semplice processo di verifica, così i marketers verificati da Facebook potranno pubblicare articoli, immagini e video brandizzati che saranno dunque pagati dagli inserzionisti. Un’icona indicherà la natura branded del post agli utenti.

Week in social: di trending topic, pubblicità e nuovi loghi

Instagram

È stata la settimana di Instagram, non c’è dubbio. Il restyling del logo e del layout grafico della app non hanno convinto tutti. L’immagine vintage della macchina fotografica è stata sostituita con una versione dal design più moderno, e fin qui tutto bene… ma lo sfondo del logotipo ha fatto storcere un po’ il naso.

Week in social: di trending topic, pubblicità e nuovi loghi

Tra le novità di Instagram anche la possibilità per gli inserzionisti di scegliere se utilizzare un mix di foto e video oppure optare per un carousel di soli video o sole foto, compresi tra 3 e 5 contenuti. Nel feed gli utenti vedranno di default il primo video, e se vorranno, potranno passare agli altri con un semplice swipe.

Twitter

Niche, la piattaforma acquisita da Twitter lo scorso anno a febbraio, sbarca in Italia. Un luogo di incontro tra brand e creatività senza mediazioni, che offre uno spazio all’interno del quale i creativi possono entrare in contatto con le aziende e progettare con loro campagne social pensate out of the box.
Week in social: di trending topic, pubblicità e nuovi loghi

Come conclusione a questa Week in social, la notizia della release di una desktop app di WhatsApp, sicuramente più funzionale rispetto alla versione web.

Web writing tools

Web writing: i migliori tools per scrivere sui social

Che si tratti di un post per Facebook, per il tuo blog, un tweet per Twitter poco importa, quello che conta è che sia scritto bene, e che la sua forma si adatti perfettamente al contenitore. Di cosa stiamo parlando? Del web writing, ovvero della parte di creazione dei testi che rientra a pieno nella digital strategy sui social.

Tra i vari consigli che un social media manager dovrebbe tenere sempre bene a mente nelle sue quotidiane attività sui social – inserisci un’immagine, utilizza uno shorter link, assumi un tono positivo e tante altre – c’è sicuramente quello di creare, produrre e confezionare dei testi nel migliore dei modi (leggi scrivere bene).

LEGGI ANCHE: Font, colori e caratteri: ecco le regole da rispettare per il tuo blog

Web writing tools

Molto spesso associamo i contenuti per i social network a qualcosa di immediato, a basso e rapido consumo e spesso questo si traduce in un editing non sempre perfetto. Dedicare la massima attenzione a ciò che scriviamo è fondamentale ma oggi ti proponiamo alcuni tool, facili da utilizzare, per ottimizzare il lavoro di web writing e migliorare la qualità dei tuoi post per i canali social.

I tools per scovare gli errori

Da dove iniziare? Sicuramente dall’ottimizzazione dei testi dal punto di vista logico e grammaticale. Se il tuo capo ti chiede continui aggiornamenti o hai tanti testi da pubblicare il refuso è dietro l’angolo. Niente paura, anche i migliori sbagliano. Oltre ad un editing scrupoloso ti suggeriamo alcuni tool per il tuo kit di sopravvivenza.

  • Slick write è un free tool che analizza il testo a più livelli, da una prima analisi grammaticale fino alla valutazione delle caratteristiche stilistiche e dei potenziali difetti.
  • Polish my writing. Conosciuto anche come After the deadline, il nome lascia a ben pochi fraintendimenti, come uno scrupoloso insegnante con il suo matitone bicolore, evidenzierà gli errori presenti nel testo con colori differenti in base alla gravità. Basterà copiare e incollare il testo nello spazio dedicato.
  • Spellchecker. Simile ai precedenti, e molto utili e semplice da utilizzare, basta copiare e incollare il testo da analizzare e il gioco è fatto.
  • 300Editors. Legato a Google Docs, il tool gratuito offre l’editing del testo in tempo reale.

Web writing tools

Tools per scovare il plagio

  • Help.PlagTracker. L’originalità è una delle componenti più importanti di ogni testo pubblicato sui propri canali social e non solo. Help.PlagTracker è un ottimo tool (a pagamento) per verificare l’originalità di un testo trovato nel web.
  • Duplichecker. Molto utile, permette di scovare contenuti copiati in tutto il web: basta inserire un articolo di massimo 1000 parole o un file di testo nel box di ricerca.
  • Copyscape. In versione basic e premium è uno dei migliori tool rivelatori di plagio. Molto semplice da utilizzare, è necessario inserire la url del post nel form per la ricerca e in pochi secondi è possibile verificare la presenza di testi copie.

Web writing tools

Tools per i testi lunghi (blog)

  • Ulysses. È l’app ideale per chi scrive molto e su diverse piattaforme. Ulysses è una sorta di biblioteca unificata, dove poter organizzare i propri testi in un unico spazio. L’app sincronizza e ordina i testi pubblicati sui vari dispositivi collegati tra loro. Disponibile sia per Mac e iOS ma non per Android.

Web writing toolsTools per i testi brevi (Twitter)

  • WriteRack e Word Counter . Ti sarà capitato a volte di tradire il diktat del microblogging per eccellenza e voler dire di più rispetto ai 140 caratteri che hai a disposizione o semplicemente postare aggiornamenti live riavvicinati. Questi tool possono aiutarti. Con questi preziosi strumenti potrai scrivere tutti i tweets una sola volta in un unico box e verranno automaticamente suddivisi.

Web writing tools

Cosa ne pensi? Quali strumenti sarebbero più utili per il tuo lavoro? Diccelo sulla nostra pagina fan!

10 funzionalità di Snapchat che vorremmo avere

Giovane e ribelle: Snapchat non è solo il social che cambia il modo di comunicare, ma è anche uno dei pochi a rilasciare rari e piccoli aggiornamenti. L’interfaccia (soprattutto per gli over 30) è poco intuitiva e sono numerose sono le opzioni nascoste: per questo, abbiamo individuato dieci funzionalità che potrebbe semplificare la vita a tutti gli utenti di Snapchat. Speriamo di vederle presto sul social network del fantasmino!

Un fitro con un trucco vero e proprio anziché una maschera

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Snapchat è il regno di filtri stupefacenti, eccentrici e talvolta raccapriccianti. Sarebbe troppo avere almeno per una volta uno che ci dia un aspetto glamour? Ci accontentiamo anche solo un filtro che nasconda le occhiaie della mattina o i segni di un volto che si è appena svegliato!

La possibilità di tornare indietro e rivedere lo snap precedente

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Quante volte hai saltato uno snap per errore? Magari perché lo snap che stavi visualizzando ha una durata troppo breve, oppure perché hai toccato accidentalmente lo schermo. Una delle funzionalità più utili sarebbe sicuramente la “rewind”, che non ci costringa a ricominciare dall’inizio la storia quando vogliamo rivedere lo snap precedente.

Usare diversi font

3 10 funzionalità di Snapchat che vorremmo avere

Immaginate quanta creatività potrebbe aggiungere ai nostri snap poter scegliere di combinare diversi font e colori. In effetti, basterebbero anche solo le opzioni di formattazione. Su ragazzi, un po’ di fantasia: l’unico font disponibile è il San Serif!

Una gomma per cancellare il tratto del disegno

4 10 funzionalità di Snapchat che vorremmo avere

Disegnare sulle foto è una delle opzioni più belle di Snapchat, quasi una porta tra la realtà e tutto quello che l’immaginazione ci suggerisce. A volte però capita di sbagliare il disegno, soprattutto quelli più complicati, e abbiamo a disposizione solo un’opzione back che annulla l’ultima azione fatta. Se fosse possibile cancellare tutti i piccoli errori con una gomma sarebbe tutto più semplice (oltre che un sollievo per le nostre dita)!

Avere più dimensioni per lo strumento disegno

5 10 funzionalità di Snapchat che vorremmo avere

Dato che siamo in tema, scopriamo tutte le carte: perché non aggiungere altre dimensioni al tratto con cui disegniamo? Al momento c’è solo l’opzione con uno spessore molto ridotto: un piccolo aggiornamento non farebbe male a nessuno!

Taggare gli amici nelle proprie storie

6 10 funzionalità di Snapchat che vorremmo avere

Al momento non c’è nessuna possibilità di far sapere a un tuo amico che è stato protagonista dei tuoi snap, c’è solo la magra consolazione di menzionarlo nel testo. Aggiungendo la possibilità di taggare gli amici sarebbe anche più facile seguire le persone che ci interessano.

Essere follower anzichè amici

7 10 funzionalità di Snapchat che vorremmo avere

Su Snapchat si richiede l’amicizia, ma a differenza di Facebook non c’è bisogno del consenso da entrambe le parti. In realtà il tipo di relazione che si instaura è più come su Twitter, come follower. Quindi, perché non cambiare il modo di chiamare i propri contatti?

Caricare una foto dall’archivio nel proprio telefono

8 10 funzionalità di Snapchat che vorremmo avere

Questa è la grande questione: Snapchat è libertà di essere spontanei, ma alle volte non è possibile condividere in diretta foto e video perché abbiamo la batteria scarica o siamo senza connessione. Tramite applicazioni terze è possibile aggiungere alla propria storia dei contenuti salvati in precedenza, ma perché non aggiungere la possibilità di farlo in maniera nativa?

Vedere i migliori snapper

9 10 funzionalità di Snapchat che vorremmo avere

Fino ai primi mesi del 2015, Snapchat evidenziava chi dei nostri amici pubblicava più snap. Bene: quest’opzione è stata eliminata e ora non è più disponibile. Peccato! Era un ottimo modo per vedere prima le storie più interessanti. Si potrebbe riavere quest’opzione indietro?

Salvare i filtri preferiti

10 10 funzionalità di Snapchat che vorremmo avere

Per quanto la scoperta di nuovi filtri ci piaccia tantissimo, è anche vero che ce ne sono alcuni a cui non vorremmo dire mai addio. Perchè ci sono quelle volte in cui vorresti ad esempio inviare ai tuoi amici proprio quella faccia da zombie che non è più disponibile. Forse è il caso di rivedere la regola che su Snapchat tutto si cancella, almeno per poter usare i nostri filtri preferiti finché ne abbiamo voglia.

Cosa vi potrebbe servire ancora su Snapchat? Scrivetecelo sulla nostra pagina fan!

3 consigli per migliorare il web design del tuo sito aziendale

3 consigli per migliorare il web design del tuo sito aziendale

Quante pagine ha il tuo sito? Che siano tre o trenta, sono queste a raccontare la storia e i valori della tua azienda, nella misura in cui hai scelto di comunicare sul web. Per farlo efficacemente, dovrai in ogni caso applicare i principi del web design.

Bastano descrizione e indirizzo del tuo negozio? Hai anche riassunto la storia della tua attività? Aggiunto un elenco dei prodotti/servizi offerti? Li hai resi acquistabili online? Presenti ultime novità con una sezione news?

Web Design: prima di cominciare, pianifica

3 consigli per migliorare il web design del tuo sito aziendale

Tutte le informazioni e le azioni che rendi disponibili agli utenti hanno in comune un buon impatto grafico e la capacità di veicolare il traffico verso le conversioni che vuoi realizzare, come ad esempio la vendita o la raccolta di contatti.

Si tratta dunque di costruire percorsi gradevoli e funzionali, strutturando gli elementi di modo che le peculiarità di ciascuno diano valore all’intero progetto. Come? Rivolgendosi ad un professionista che sappia realizzare un sito dal design coerente con il tuo brand, caratterizzato da una user experience che fornisca valore al cliente e lo porti a compiere l’azione che desideri.

LEGGI ANCHE: Come migliorare le prestazioni del tuo eCommerce grazie all’UX Design

Non aver paura, implementa

3 consigli per migliorare il web design del tuo sito aziendale

Pare banale, ma molti siti web sono basati su scelte arbitrarie o contingenti.

Alla base di una buona pianificazione c’è – o almeno dovrebbe esserci – la corretta comunicazione tra il proprietario del sito e i professionisti del web design. Il primo dovrebbe riuscire a presentare delle necessità, separandole dalle soluzioni che spesso appaiono indissolubilmente legate ad un problema, l’unica via per ottenere un certo risultato.

Non è così. Ingaggiare un professionista significa prima di tutto riporre la propria fiducia in un know how tecnico imprescindibile per realizzare un sito Internet che comunichi efficacemente.

Non si tratta di gusti, ma di principi di design e usabilità applicati ad un caso specifico. Ci saranno certamente delle indicazioni soggettive presentate durante il brief iniziale, che tuttavia dovranno cedere il passo, qualora le esigenze di coerenza, usabilità ed accessibilità lo chiederanno.

Il cliente di una web agency o di un freelance dovrebbe piuttosto preoccuparsi di rimanere aggiornato con l’andamento del processo, verificando che le milestone siano rispettate.

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Concentrati sulla tua storia, racconta

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Dove invece puoi e devi concentrare le tue energie è invece nel fornire un quadro esaustivo delle tue esigenze e del background aziendale alle spalle del sito.

Nessuno conosce la tua azienda meglio di te (vero?) e per questo solo tu puoi fornire il materiale sul quale i copywriter, prima di tutti, lavoreranno per creare una narrazione convincente attraverso i contenuti del sito.

Come in un’opera lirica, le informazioni dovranno scorrere sintetiche, puntuali e fluenti, toccando le corde emotive e razionali degli utenti dall’overture fino al grande finale, la conversione.

Il sito web è l’unico vero spazio digitale proprietario a tua disposizione, rendilo capace di fornire un’esperienza di valore con un design orientato alla user experience.