Mark Zuckerberg nel 2005: uno startupper alle prime armi in questo video

The Verge ha pubblicato proprio oggi un video esclusivo del 2005 a Mark Zuckerberg, CEO di Facebook. Nell’intervista Mark definisce il social network una “directory online” per i college.

Seduto su un divano di discutibile gusto, con i pantaloncini della palestra,  una t-shirt bianca e un bicchiere di birra: ecco una delle prime interviste rilasciate dal CEO di Facebook.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=169&v=aQ5otpv6kTw

Nel corso del video si alternano immagini di vita del campus con tanto di Keg stand: un gioco di bevute diffuso.

Un vero e proprio viaggio nel tempo che ci permette di conoscere meglio uno dei protagonisti indiscussi del panorama social e tech mondiale.

Storytelling & SEO, la Free Masterclass è on demand

Venerdì 15 aprile 2016 Francesco Gavatorta e Luca De Berardinis, docenti del Content Marketing Lab, ci hanno raccontato come ottenere il massimo dalla propria strategia bilanciando Storytelling e  SEO.

La lezione è stata un’occasione di formazione stimolante, che ha dato la possibilità di comprendere come emergere in un panorama saturo di contenuti.
Misurare la qualità del contenuto, conoscere il target e individuare parole chiave interessanti per la nicchia a cui ci si rivolge possono fare la differenza per riuscire a creare una strategia di successo.

Se anche tu vuoi emergere nel mondo del Content Marketing, ma hai perso il webinar in diretta, non ti preoccupare: puoi recuperare la lezione online seguendo la Free Masterclass On Demand.

Come seguire la Free Masterclass On Demand

seo_e_storytelling

Vai sul sito Ninja Academy e iscriviti gratuitamente alla Free Masterclass “Storytelling & SEO: l’equilibrio perfetto del Content Marketing”. A questo punto, nella tua Area Utente, potrai trovare tutti i contenuti della lezione, compreso il video.

Oltre alla visione della Free Masterclass potrai anche curiosare tra l’offerta Ninja Academy e trovare altri corsi online che possono interessarti.

Inoltre hai tempo fino al 21 aprile 2016 per iscriverti al Content Marketing Lab al prezzo in Early Booking di 399 euro, invece di 699 euro. Se al corso pratico vuoi aggiungere la teoria, sei ancora in tempo per scriverti al Corso Online in Content Marketing, sempre entro il 21 aprile 2016, al prezzo in Early Booking di 699 euro, invece di 949 euro. 
I posti per il Lab sono limitati, non perdere l’occasione ed iscriviti subito!

Digital Influencer Marketing: parlano i numeri della case history di Baci Perugina e Fedez

Pochi mesi fa ti avevo parlato di una campagna di influencer marketing che mi aveva particolarmente colpito, quella che vedeva coinvolti i Baci Perugina – cioccolatini romantici per eccellenza – e il rapper Fedez.

Un binomio atipico, che aveva suscitato clamore e, soprattutto, qualche dubbio tra gli addetti ai lavori ed i fan Perugina. Proprio per questo avevo realizzato un’analisi sulla scelta di Fedez come influencer, o meglio, ambassador.

Avevo concluso che se l’obiettivo era la visibilità Perugina aveva probabilmente scelto bene, ma che restavano comunque diversi dubbi riguardo target, sentiment e, in particolare, affinità tra le due parti, riservandomi però di dare le risposte ‘definitive’ per fine campagna. Oggi grazie all’aiuto di The Fool e dell’ufficio Corporate Affairs Nestlé Italiana posso darti qualche numero su #unbaciomagnifico.

#unbaciomagnifico: i risultati su Twitter

Il numero di messaggi raccontano già cifre davvero rilevanti: 7k messaggi, tutti giunti tra il 12 ed il 15 Febbraio, momento perfetto per una campagna San Valentino oriented.

Un aspetto non da poco, dato che tempestività e capacità di cogliere l’onda del momento sono qui fondamentali.

Uno degli maggiori dubbi legati al progetto era il rischio di parlare solo ai più giovani, perdendo per strada i fan storici dei Baci. Cosa ci racconta a proposito l’analisi? C’è stato certo un’ottima risposta degli under 17, ma il gruppo che ha realizzato più interazioni resta quello degli over 35.

Un punto a favore del brand, nonché una scommessa vinta.

Continuando il focus sulle caratteristiche demografiche degli utenti. sono le donne ad aver partecipato più attivamente ad #unbaciomagnifico (69%). 

Conferme anche dalla word cloud e dalle parole che maggiormente compongono i tweet creati e condivisi. L’hashtag #unbaciomagnifico svetta, così come Perugina. Altro merito al brand.

LEGGI ANCHE: Una lista di tool per ottimizzare le azioni di Influencer Marketing

Se i dubbi riguardo l’età degli utenti si è risolto, com’è andata per il sentiment?

Anche su questo tema avevo registrato più di una preoccupazione, soprattutto per un personaggio come Fedez sì molto trasversale, ma non perfettamente affine al brand. Nonostante qualche caso isolato il sentiment negativo risulta basso, uguale a quello positivo. Un’altra risposta che sancisce la lungimiranza e la correttezza della scelta fatta.

Va detto comunque che la predominanza netta del neutro fa comunque pensare ad una campagna piaciuta, ma non capace sino in fondo di generare buzz e coinvolgimento.

Interessante la parte riguardante gli influencer maggiormente esposti. Sono molti infatti quelli legati all’ambito della comunicazione digitale – Skande e il nostro Mirko Pallera solo per citarne qualcuno. Una stranezza certo, che però ben si spiega con il successo ottenuto dall’articolo di analisi uscito qui su Ninja Marketing.
Insomma, qualche piccolo merito sul successo della campagna lo prendiamo anche noi Ninja 😉

Digitale… e oltre

Tutto molto interessante, ma quali sono i numeri e i KPI andando oltre Twitter?

A dare una mano ecco i dati dell’ufficio Corporate Affairs Nestlé Italiana:

  • 545 uscite per oltre 800 milioni di impressioni (non riguardanti solo il mondo web e social).
  • oltre 55k di interazioni.
  • Quota di mercato di San Valentino: 40,5% in notevole crescita rispetto al 2015 (la più alta mai registrata).
  • Accessi al sito baciperugina.it nelle ultime due settimane prima di San Valentino: 240.000.
  • Accessi alla webapp baciconfedez.it nelle ultime due settimane: 99.694.
  • Video di Fedez personalizzati con le foto degli utenti: 15.500.

Semplici numeri che raccontano però una grande verità: simpatico o antipatico, Fedez piace. Piace talmente tanto da aver portato con questa campagna  ad un +16% di vendite rispetto all’anno precedente!

LEGGI ANCHE: Come progettare una strategia di Digital Influencer Marketing vincente

Conclusioni

Nonostante i dubbi, resta una sola affermazione da fare: ebbrava Perugina!

Sì, perché ha avuto il coraggio e la lungimiranza di provare qualcosa di nuovo, forse limite, rispondendo con i fatti (o meglio, i numeri) ai tanti dubbi dei marketer, e perché no, di qualche fan.

Un merito che gli va riconosciuto, perché raro. Sono molte le aziende che si ‘accontentano’, sfornando campagne più attente a limitare i danni che a generare buzz e viralità. Nestlé Italia non si è accontentata e, vedendo i dati, ha fatto proprio bene.

Restano poi due considerazioni a posteri di #unbaciomagnifico:

  1. la prima, è che l’influencer marketing ben fatto può impattare anche su aspetti concreti come le vendite.
  2. La seconda, è che la poco apprezzata scelta di una celebrità spesso paga ancora (e bene).

Due elementi da tenere certo a mente per le tue prossime campagne.

Se sei interessato, qui puoi trovare l’analisi completa sui risultati di #unbaciomagnifico. Buona lettura!

Street art e alta moda con Gucci

Questa settimana Streetness si riveste di moda. Dopo aver raccontato delle interessanti collaborazioni tra street artist italiani e aziende attente alla tradizione e al dettaglio, si vola dalla strada alla passerella per approdare nella Wunderkammer firmata Gucci.

A riportare una buona dose di street style nella famosissima casa di moda italiana è stato Alessandro Michele, giovane designer e stilista di Gucci, fautore di una storia davvero sui generis.

Qualche tempo fa Trevor Andrew, artisticamente conosciuto come Trouble Andrew, dj e street artist di New York, ha iniziato a trasformare la sua passione per la maisonfiorentina in una vera e propria ossessione.

Le famose doppie G erano replicate ovunque in strada e su svariati accessori d’abbigliamento, sempre accompagnate o integrate da minuscole e stilizzate figure a forma di fantasma; una rappresentazione ben lontana dall’eleganza e dai prodotti di lusso firmati Gucci, ma pur sempre legata al mondo cool della moda, di cui il nuovo simbolo era divenuto intanto un vero e proprio sinonimo.

Trevor aveva infatti le idee ben chiare: suo intento era quello di appropriarsi di una lettera dell’alfabeto, raddoppiata, per riportarne in asse significato e significante. Quella della riappropriazione dei simboli è, del resto, una sfida interpretata da sempre dall’arte di strada, sin dalle origini.

Per questi motivi la simpatica arte di Trevor era stata soprannominata dai suoi sostenitori (sempre più numerosi grazie ai social network) GucciGhost, dando vita ad una tendenza parallela e forse, per certi aspetti, complementare, apprezzata dai più giovani e, pian piano, anche dalle star.

L’audacia di Trouble Andrew è stata infine premiata da una visita inaspettata: Alessandro Michele si è spinto fino a Brooklyn per incontrarlo, valutando positivamente la produzione fake di GucciGhost tanto da riprodurla nella nuova stagione autunno-inverno di Gucci.

Così il nuovo logo e gli inserti pieni di sgocciolature sono stati riprodotti su pratici bomber, borse raffinate e gonne di seta: non c’è confine alla contaminazione tra moda e Street Art.

Alessandro Michele ha scommesso apparentemente d’azzardo, scegliendo di cavalcare la naturale predisposizione ed il consenso che il pubblico ha dimostrato verso una piccola realtà creativa, come lo era di certo quella di GucciGhost.

E anche se la selezione della griffe di punta del gruppo Kering è bizzarra da un punto di vista artistico, resta pur sempre un caso aziendale interessante che Streetness non poteva ignorare: la fusione con il mondo della Street Art risponde, sicuramente, ad un’esigenza contemporanea avvertita, prima di tutto, in questo caso, da una sostanziosa fetta di potenziali clienti, ed anche una maison dal calibro di Gucci ha avuto piacere, evidentemente, a riprendere un simbolo nato quasi per fare il verso alla casa madre. Proprio come fa certa Street Art.

Ikea lancia Klikk, l’app per scattare una sola foto

Che ci fa Ikea con una photo app? Ma soprattutto, perché scattare una sola fotografia?

Domande forse banali, meno superficiali le risposte. Ikea Belgio ha deciso di lanciare questa app perché servirà a completare l’Ikea Art Collection 2016, la collezione di 11 stampe realizzate da fotografi professionisti provenienti da tutto il mondo e che saranno in vendita presso i negozi Ikea del mercato belga.

LEGGI ANCHE: Wedding app: le applicazioni mobile per organizzare il tuo matrimonio

Potrebbe sembrare un gesto estremo, addirittura rischioso, insomma di questi tempi creare un’app per fare una sola foto, sembra assurdo!

Eppure il messaggio è quello di recuperare una certa sensibilità, un’attenzione particolare alle inquadrature, ai dettagli che fanno la differenza e rendono una foto realmente unica. La fotografia digitale e l’uso dello smartphone in particolar modo, ci hanno abituato a scattare a raffica, a prestare poca attenzione al momento d’immortalare uno scorcio, un paesaggio.

Con questa applicazione, non disponibile in Italia, devi fare uno sforzo in più: recuperare l’occhio fotografico, allontanare dal momento dello scatto distrazioni varie, concentrarti sull’istante e fare clic.

DDB Bruxelles ha ideato Klikk in relazione all’Ikea Art Collection 2016 e per incentivare l’uso della app, sarà scelta una fotografia tra quelle inviate dagli utenti che sarà inserita all’interno dell’esposizione, proprio come quelle dei grandi fotografi in mostra.

La foto vincitrice sarà visibile sul sito Ikea.be, stampata e distribuita gratuitamente a 1000 clienti Ikea che vorranno ordinarla. Il vincitore non riceverà nessun premio in denaro, quanto piuttosto la visibilità offerta da un’occasione come questa.

Questa app dunque ci riporta anni luce indietro, una sola possibilità, nessun ritocco o ripensamento, dunque un mix tra passato, presente e futuro, avvalendosi di nuovi strumenti e linguaggio digital nonché dell’opportunità di dare sempre più importanza al cliente, di metterlo al centro e ascoltare soprattutto il suo punto di vista.

Chissà se funzionerà, quante persone raccoglieranno l’invito di Ikea e in che modo sapranno utilizzare l’app, e soprattutto: quanto potrà essere faticoso pensare alla foto e al proprio device come l’unica possibilità a disposizione, a dispetto dell’ormai diffusa abitudine a scattare senza troppi pensieri!?

What a Space: i pionieri del temporary retail

What a Space è un marketplace dedicato a locali affittati temporaneamente per usi quali temporary store e shop sharing, ma anche location per photoshooting, corsi, riunioni ed eventi aziendali.

Domanda e offerta si incontrano in uno spazio virtuale dedicato soprattutto ad aziende e professionisti che necessitano di far soffiare un vento di novità su brand, prodotti/servizi, e perché no, anche dipendenti e stakeholder.

Spazi inesplorati spesso offrono un punto di riferimento materiale agli eCommerce o l’occasione per un meeting a realtà imprenditoriali complesse.

What a Space: i pionieri degli affitti temporanei [INTERVISTA]

Nel Belpaese il fenomeno ha particolarmente attecchito a Milano, ricca di occasioni di visibilità che ogni giorno vede Owner e Space User intrecciare accordi fruttiferi. I primi sono i possessori di spazi commerciali, che possono iscriversi alla piattaforma online, creare autonomamente un annuncio e ricevere direttamente le richieste dei secondi. La rosa delle possibilità include dunque vetrine nelle vie più trafficate, spazi unconventional e location di qualunque tipo.

Questo avviene soprattutto grazie a What a Space, startup pioniera nel settore del temporary retailing, fondata nel 2013 da Daniela Galvani e Andrea Sesta.

L’ultimo traguardo attraversato porta il nome di “Pop Up Alliance 2016. Si tratta di un’accordo internazionale di collaborazione tra startup leader nel settore in diverse realtà nazionali. Dall’Europa all’Asia, l’alleanza include Go Pop Up (Germania, Austria e Svizzera) My Pop Corner (Francia), la promotrice Pop Places (Spagna), Pop Scout (Hong Kong) e What a Space (Italia).

Ulteriori dettagli li apprendiamo direttamente dai fondatori. La parola a Daniela e Andrea.

Per quale tipologia di evento e di location What a Space registra maggiore traffico?

D&A – Sono due macrotemi presenti nella piattaforma: spazi evento e temporary retail. Anche se per noi sono sostanzialmente la stessa cosa, il pubblico li percepisce in modo diverso; la presenza di una vetrina e le finalità di vendita cambiano le prospettive degli utenti.

Per quanto riguarda gli eventi, “unconventional space” è un concetto chiave. Le location più particolari vengono richieste in base alle necessità del cliente in quel preciso momento. A titolo di esempio, Google Italia ha richiesto una location in centro a Milano per un primo evento, e una all’aperto con piscina per uno successivo.

What a Space: i pionieri degli affitti temporanei [INTERVISTA]

Per il retail le richieste si concentrano sulle vie di passaggio, ma quali siano nello specifico dipende dal periodo e dal settore commerciale coinvolto.

I clienti non chiedono mai gli stessi spazi: ogni volta le richieste sono diverse, ma la piattaforma risponde automaticamente.  In casi eccezionali i clienti possono chiamarci per effettuare una ricerca specifica, ma sono eccezioni. È il digitale a consentirci di tenere bassi i costi e solo questo è il core business.

Volendo identificare dei trend tra gli spazi più gettonati, vanno per la maggiore location rustiche, locali ampiamente sviluppati in verticale, e una caratterizzazione vintage.

Space user e Owner. Allo stato attuale delle cose, quale categoria di interlocutori necessita maggiormente di essere guidata?

D&A – Siamo nel settore da 3-4 anni e ancora unici in Italia: l’effetto novità è ben presente e la percezione, anche imprenditoriale, limitata.

Molte sono le agenzie di comunicazione ed eventi che ci contattano una prima volta per poi utilizzare la piattaforma in modo seriale per conto di diversi Space User finali. Per loro è un servizio utile!

Da nessun’altra parte è possibile reperire un simile database. Le proprietà sono uniche, e il sistema di crowdsourcing funziona anche per la facilità del processo di iscrizione, che peraltro è gratuito. I proprietari apprezzano la possibilità di inserire autonomamente la propria location.

What a Space: i pionieri degli affitti temporanei [INTERVISTA]

Un possibile approccio interessante riguarda invece soggetti che gestiscono più spazi destinati esplicitamente a diventare temporary shop: utilizzare allestimenti modulari e consegnare i locali chiavi in mano al cliente; il giorno dopo la firma è già possibile popolare il negozio con i prodotti. Si tratta di uno scenario ancora pionieristico, ma è un modello che si potrà espandere anche in centri più piccoli.

Spazi virtuali e luoghi fisici: che testimonianza potete dare dell’evoluzione degli eCommerce verso una strategia omni-channel?

D&A – Vogliamo diventare il trait d’union tra spazi fisici e digitali: è questa l’essenza di What a Space. Gli interlocutori più allineati alla nostra vision parlano una lingua digitale con la necessità di fare una sortita nel mondo fisico. La società di oggi è ancora fortemente legata ad esso: gli acquisti offline ancora si attestano attorno al 90% del totale.

Gli eCommerce avvertono la necessità di farsi conoscere e capire come reagisce il cliente a toccare e provare il prodotto. Adottano così una strategia di sperimentazione, coinvolgendo la nostra piattaforma. Questo perché un eCommerce che nasce online, ma prima di diventare un’azienda grande ha bisogno di un negozio fisico. Non si può prescindere da questo passo.

What a Space: i pionieri degli affitti temporanei [INTERVISTA]

Quello che funziona è un approccio integrato tra virtuale e fisico: la vendita sempre più online, la parte esperienziale offline.

What a Space offre la possibilità di testare un modello MVP (minimum viable product) il cui investimento è infinitesimale rispetto all’apertura diretta. Il progetto può perfino prendere una piega permanente, come accaduto al ristorante “The Stage” di Replay.

Sul fronte degli eventi, invece, molte aziende sentono distintamente la necessità di avere uno spazio unconventional, soprattutto se arricchito dai servizi aggiuntivi forniti da What a Space. Un esempio tra tanti è stato l’evento “The Nature of Motion” organizzato da Nike in occasione del Salone del Mobile 2016.

Quali sono i vantaggi e le difficoltà di operare internazionalmente?

D&A – Con quest’iniziativa abbiamo costituito un network, ci siamo è allineati con i competitor: normalmente sono molto temuti nel mondo delle startup, ma non è questo il caso.

Sconfinare negli altri paesi non ha senso: i rispettivi mercati interni sono sufficientemente ampi per rispondere alle esigenze di crescita di ogni membro della Pop Up Alliance 2016, anche se la scalabilità è complessa, perché serve una forte connessione con il territorio.

What a Space: i pionieri degli affitti temporanei [INTERVISTA]

Creare un’alleanza dal basso è un modello vincente e il metodo più veloce per rendere operativo il tutto è stato scambiarsi gli annunci: l’utente finale che conclude un accordo all’estero non si accorge nemmeno di rivolgersi ad un altro portale.

Alla luce della vostra esperienza, quale consiglio dareste ad uno startupper la cui azienda è in fase di seeding/pre-seeding?

Daniela – Serve innanzitutto determinazione. Puoi avere l’idea più bella e il team più preparato, ma devi portare avanti il tuo credo: ci sono tanti ostacoli nel percorso (cambiare modello di business, assumere personale, …) e vanno superati tutti. La fortuna, poi, non guasta mai; all’inizio si opera in perdita e questo periodo può durare anche 3 anni. Ma soprattutto conta il team! Le competenze condivise devono essere trasversali e complementari, ma oltre a questo va messo da conto che il business si sviluppa attraverso momenti dalla forte carica psicologica che vanno superati insieme.

LEGGI ANCHE: Valutare una startup digitale in cinque mosse

Andrea – Il team al primo posto! Poi la disponibilità a mettere sempre in gioco la propria idea, a mettersi in discussione. Nulla è assodato, soprattutto nel mondo delle startup. Infine raccomando di testare le cose il prima possibile, con il minor sforzo possibile: occorre saper fallire, e saperlo fare in fretta.

app-matrimonio

Wedding app: le applicazioni mobile per organizzare il tuo matrimonio

Il matrimonio è da sempre uno tra i momenti più attesi nella vita, soprattutto di una donna. L’abito lungo, la cerimonia, la festa… tutto molto romantico ma questo è solo il punto di arrivo. C’è dietro un periodo lungo e faticoso di organizzazione e scelta continua. La location, la lista di nozze, il menù, le bomboniere sono solo alcune delle molte attività da gestire. Per evitare che questo giorno tanto atteso si trasformi in un incubo, perché non farti aiutare da qualche applicazione specializzata in wedding planning?

In America è già un’abitudine consolidata. Come dimostra, infatti, la ricerca di TheKnot: su 18.000 spose intervistate più della metà (58%) usa un dispositivo mobile (oltre al classico pc o tablet), per organizzare il proprio matrimonio. E allora, che tu ti debba sposare ora o tra qualche anno ti consiglio di tenere a mente queste cinque app, che sicuramente ti saranno molto utili.

Con Wedding Happy, avrai la situazione sempre sotto controllo

Il wedding planning a portata di click

È un’applicazione per iPhone che ti aiuta a gestire tutte le attività necessarie ad organizzare il tuo matrimonio. Una volta inserita la data delle nozze, l’app ti calcola il conto alla rovescia e, in base al tempo rimanente, ti organizza tutte le attività in un calendario secondo un ordine di priorità.

E quindi: la scelta del vestito, la ricerca del dj o della band per la musica, i fiori, il catering e così via. Nella schermata iniziale potrai, inoltre, sfruttare una sezione riassuntiva che indica: le attività completate, le cose ancora da fare ed il budget a disposizione. Insomma, avrai tutta la situazione sotto controllo.

Con WedPics, non perderai nemmeno una foto del tuo matrimonio

5 app per un wedding planning a portata di clickQuasi tutti gli invitati, il giorno delle nozze, utilizzano il proprio smartphone per scattare meravigliose foto-ricordo, da condividere con i propri amici e familiari. Peccato che poi, la maggior parte di queste, vadano perdute. Un modo facile per evitare che ciò accada è scaricare l’applicazione WedPics. Si tratta di un’app di foto e video sharing che funziona come un social network privato, perché permette a sposi e ospiti di condividere foto e video illimitate solo con il gruppo di partecipanti all’evento.

Tante le attività che si possono realizzare: creare diversi album, uno per ogni momento importante (da l’addio al nubilato, alla cerimonia vera e propria, fino alla festa e al viaggio di nozze), gestire l’elenco delle persone che hanno accesso a foto e video (per rispettare al massimo la privacy ed eventualmente bloccare ospiti indesiderati), trasmettere informazioni dettagliate su ora e luogo delle nozze e raccontare agli amici piccoli aneddoti divertenti sulla vita degli sposini (quando e come si sono conosciuti, si sono fidanzati e così via).

Questa applicazione gratuita, che fino ad oggi ha ottenuto 4 milioni di utenti, è disponibile per i sistemi operativi iOS e Android.

Con Mary Kay, avrai un look perfetto

Il wedding planning a portata di click

Che tu prediliga uno stile “acqua e sapone”, oppure un look vintage degli anni ‘50, il make up e l’acconciatura sono sempre tra le scelte più difficile per una sposa. Se a ciò ci aggiungi la mancanza di tempo per fare più e più prove da parrucchiere e truccatore, la situazione si fa ancora più complicata. Non disperare, una soluzione c’è: scarica l’app Mary Kay che ti permetterà di sperimentare combinazioni make up e acconciature in pochi semplici passi.

Scatta una foto dal tuo dispositivo mobile oppure caricane una dalla libreria e divertiti a provare infinite combinazioni di trucco per gli occhi e per le labbra, acconciature, colori di capelli, accessori e altro ancora. Una volta scelto il look perfetto ti basterà salvare, scaricare la foto e farla vedere al tuo parrucchiere/truccatore di fiducia. Avrai risparmiato tempo e soldi. In più, divertiti a mettere la tua faccia sulla copertina di “The Look” e condividerla con gli amici su Facebook, Twitter, Pinterest, SMS o e-mail.

L’app è disponibile per iPhone e Android.

Con Periscope e Facebook Live, il matrimonio è servito

Il wedding planning a portata di click

Hai parenti che vivono all’estero e, a malincuore, non possono partecipare alla cerimonia ? La zia non se la sente di venire ma comunque sognava di vederti in abito bianco? Nessun problema, se te lo fossi dimenticato siamo nell’epoca dello streaming! Basterà che un amico attivi una diretta con Periscope o con lo strumento Facebook Live di Facebook.

Tutti gli amici connessi, anche se non presenti fisicamente, potranno godersi l’entrata in chiesa e commentare in diretta. Prima di avviarti verso il tuo futuro marito, quindi, assicurati che ci sia la connessione Internet nei paraggi. Entrambe le applicazioni sono disponibili per dispositivi Android e iOS.

Con Zola, ogni regalo sarà di tuo gradimento

Zola è un applicazione per iOS che ti permette di realizzare la lista di nozze perfetta e modificarla in qualsiasi momento. Se, dopo averla fatta, infatti, scopri altri prodotti di cui hai veramente bisogno puoi aggiungerli in qualsiasi momento. Ti basterà scansionare QR Code del prodotto con il tuo smartphone e il regalo sarà subito aggiunto alla lista.

Oltre ai classici prodotti per la casa, l’app mette a disposizione tutta una serie di esperienze che sicuramente apprezzerai in regalo, come: un corso di cucina, un tour di degustazioni di vini e molte altre ancora. Insomma l’app cerca di venire incontro ad ogni tua esigenza, offrendoti tantissimi servizi che scoprirai solo scaricandola.

Zankyou, il wedding planner in tasca

app-wedding

Se stai cercando un’app completa che ti aiuti a risolvere qualsiasi problema prima, durante e dopo il matrimonio allora Zankyou fa proprio al caso tuo. Hai paura che gli invitati ti regalino oggetti che non ti piacciono o di cui non hai realmente bisogno? Grazie a Zankyou ti basta fare una foto con il cellulare per comporre la tua lista di nozze digitale, capace di soddisfare ogni tuo desiderio.

Hai il terrore che il giorno delle nozze gli invitati non arriveranno in tempo e sarai tu a doverli aspettare a l’altare? Zankyou fornisce mappe e itinerari dettagliati a prova di “ritardatario storico”.

Con Zankyou puoi inoltre mandare un messaggio di ringraziamento ad ogni invitato per la presenza e per il regalo ricevuto.

Infine, se hai raccomandato tutti gli amici e parenti di inviarti le foto scattate con il proprio smartphone, non è il caso di assillarli ogni giorno: Zankyou ti permette anche di condividere gli scatti con i partecipanti alle nozze, affinché nessun momento del giorno più bello della tua vita vada perso. L’app è disponibile sia per dispositivi Android che iOS.

Ok, c’è ancora tanto da fare per organizzare un matrimonio ma qualche problema lo abbiamo risolto. Adesso sta a te decidere quando cominciare. “Auguri”!

#MuseumWeek 2016: i piccoli musei fanno rete e cavalcano al meglio l’iniziativa social

Si è conclusa da poco più di una settimana la terza edizione della Museum Week, l’iniziativa culturale che ha luogo su Twitter e coinvolge i musei di tutto il mondo. Raccontare l’arte, il lavoro dietro le quinte, le collezioni e le opere, in 140 caratteri: una sfida che anche quest’anno è stata raccolta da oltre 2500 musei dislocati in diverse parti del pianeta (iscritti ufficialmente alla manifestazione). Tanti musei ma anche fondazioni e associazioni di tutela dei beni culturali hanno aderito (ufficiosamente) alla Museum Week 2016, twittando e utilizzando gli hashtag ufficiali dell’evento e condividendo foto e video.

L’obiettivo comune è stato quello di raccontare la vita all’interno del museo, rendere protagonisti gli adetti ai lavori e avvicinare gli utenti all’arte con inviti espliciti a scoprire le collezioni esposte.

La partecipazione degli utenti e delle strutture è stata stimolata anche in una fase precedente della Museum Week vera e propria, quella organizzativa.  Attraverso l’account ufficiale del progetto @MuseumWeek, per la prima volta quest’anno è stata data la possibilità di scegliere  gli hashtag giornalieri da twittare (uno al giorno) e di conseguenza i temi da trattare quotidianamente.

I 7 hashtag scelti e utilizzati successivamente sono stati: #secretsMW, #peopleMW, #architectureMW, #hermitageMW, #futureMW, #zoomMW, #loveMW.

Abbiamo svolto un’analisi quali-quantitativa su una base dati di 112.481 tweet in lingua italiana, contenenti le keyword sopra indicate più l’hashtag ufficiale della manifestazione #MuseumWeek, pubblicati nell’intervallo temporale compreso tra il 28 marzo e il 3 aprile 2016.

I tweet sono così distribuiti durante il periodo della Museum Week:TotaleTweet_MuseumWeek

Il picco di attività e di post, contenenti gli hashtag analizzati, si ha nel giorno di chiusura dell’evento. Dopo un leggero calo avvenuto l’1 aprile i due giorni successivi si registra un’impennata di tweet non indifferente.

Ma qual è stato l’hashtag giornaliero più utilizzato durante la Museum Week?

Dalla nostra analisi, #zoomMW risulta quello più condiviso in assoluto. Con questo hashtag i musei hanno potuto condividere dettagli e particolari delle strutture e delle opere in esposizione, accendendo i riflettori anche su elementi secondari ma ugualmente rilevante.

Tweet_Retweet_HashtagMuseumWeek

Dal grafico possiamo notare anche un altro insight importante e cioè il forte impatto dei retweet sul totale delle occorrenze per singolo hashtag. I musei sulla piattaforma hanno ritwittato contenuti più che prodotto tweet propri.

Della totalità dei tweet e dei retweet abbiamo distinto quelli prodotti dagli account iscritti ufficialmente alla Museum Week e quelli non iscritti.

TweetRetweetMusei

La maggior parte dei tweet italiani è stata pubblicata da account non iscritti ufficialmente alla manifestazione (79.891 tweet pubblicati contro i 32.590 tweet pubblicati dagli account iscritti).  Se rapportiamo il numero dei tweet ai retweet notiamo però una diversa attività svolta dagli account: i tweet originali dei musei iscritti all’iniziativa sono il  43% del totale contro l’11% dei musei non iscritti. Questo dato evidenzia un uso smodato del retweet da parte dei musei non iscritti alla Museum Week che per l’89% dei casi hanno condiviso contenuti altrui.

Dall’analisi qualitativa emerge come il retweet, per i musei non iscritti, sia stato utilizzato per autopromuoversi e aumentare la propria visibilità; alcune strutture, in particolare le più piccole, hanno ritwittato contenuti di account più noti per acquisire maggiore visibilità online.

I 10 Account Più Attivi Della Museum Week 2016

La nostra indagine si è focalizzata sugli account più attivi durante i giorni della manifestazione tra quelli iscritti ufficialmente alla Museum Week.

Di questi ne abbiamo selezionati 5 che rientrano nella categoria dei grandi musei:

  1. Museo Egizio (@MuseoEgizio)
  2. Museo del Novecento (@museodel900)
  3. Madre Napoli (@Museo_MADRE)
  4. Museo delle Culture (@MudecMi)
  5. Carlo di Borbone (@RECarloBorbone – account curato dall’associazione ONLUS “Siti Reali” che si occupa del recupero delle residenze borboniche)

e  5 account di piccoli musei:

  1. Museo Sa Corona Arrubia (@Coronarrubia)
  2. Museo Virtuale Tevere @MVirtualeTevere
  3. Massaciuccoli Romana (@MassaciuccoliRo)
  4. Museo Tattile Varese (@museotattile_VA)
  5. Museo Archeologico (@MuseoRioElba)

Analizzando l’attività svolta da ciascun account abbiamo creato una rete di relazione, a partire dalle mention e dai retweet.

La rete risultante è composta da 1.126 nodi (che rappresentano gli account) legati da 5.207 relazioni.

Il colore assegnato a ciascun nodo ne indica lo status: quelli in verde rappresentano i 10 account del nostro focus, quelli blu sono account iscritti alla Museum Week (non oggetto del focus) e i nodi gialli sono i partecipanti non ufficiali.
Le relazioni, invece, rappresentate dalle linee che intercorrono tra due nodi, hanno colorazione diversa a seconda della direzione: le mention e i retweet in uscita (da un account del nostro focus verso altri account) sono in giallo, le relazioni contrarie (mention e retweet in entrata) sono in viola e le interazioni tra gli account inseriti nel focus sono in verde.

Network Analysis

La struttura del network risulta essere formata da tre cluster, distinti in base all’intensità di relazioni che intercorrono tra i suoi componenti (per esempio più alto è il numero di connessioni tra due nodi maggiore sarà la probabilità che tali nodi appartengano allo stesso cluster).

  1. Piccoli musei:  mostrano una rete fitta e si caratterizzano per l’alto numero di retweet e di mention ad altre strutture (spesso con contenuti non attinenti al campo museale), facendo un uso smodato degli hashtag della manifestazione, come evidenziato nel grafico precedente.
    NetworkAnalysis_PiccoliMusei
  2.  Grandi musei: sono meno centrali in termini di mention e retweet, hanno sviluppato un minor numero di relazioni, ma rivolte maggiormente verso enti istituzionali; si caratterizzano per una comunicazione più verticale, con un alto numero di tweet originali e un utilizzo moderato e in topic degli hashtag della manifestazione. L’organizzazione complessa e l’identità ben definita li rendono meno inclini a legarsi e ad interagire con altre strutture.
    Network Analysis_GrandiMusei
  3.  Corona Rubia: fa parte di un cluster a parte, molto focalizzato sull’aspetto regionale e sulla propria funzione didattica e culturale a livello locale. In ambito digital può ritenersi una via di mezzo tra i piccoli musei, per il flusso di dati prodotto e l’utilizzo della manifestazione come canale di auto-promozione, e i grandi musei per quanto riguarda la creazione di un proprio network. Corona Rubia è caratterizzata da una rete di relazioni più aperta verso l’esterno.

CoronaRubia_network

La Museum Week si distingue per le auto-narrazioni che i professionisti e le strutture culturali producono: una comunicazione meno formale e più vicina al pubblico che ha mostrato il lavoro che viene svolto all’interno dei musei (dagli addetti alla sorveglianza agli allestitori), il dietro le quinte che solitamente viene omesso e che ha messo in luce il lato più umano della cultura e dell’arte.

Questo potrebbe farci pensare che la Museum Week sia appannaggio di una rete chiusa di professionisti ed esperti del settore ma è innegabile che da tale manifestazione i piccoli musei possono trarne vantaggio. La Museum Week può essere un’occasione importante per amplificare la propria presenza sui social e di conseguenza farsi conoscere anche offline, per musei con specificità territoriali o di dimensioni ridotte che, ricordiamolo, rappresentano la maggior parte delle strutture museali italiane.

L’analisi segna la vittoria, quindi, dei piccoli musei?

Assolutamente sì! I piccoli musei, probabilmente attratti dalla potenza mediatica dell’evento, hanno partecipato attivamente, distinguendosi per quantità e originalità dei contenuti pubblicati e per il gran numero di interazioni generate.

I piccoli musei hanno dimostrato di essere organizzati e di saper fare rete, elemento essenziale per la promozione turistica.

Se vuoi saperne di più non esitare a leggere lo studio nella sua totalità presso la nostra pagina!

Come usare Facebook a nome di una pagina

È stata una modifica silenziosa, ma decisamente rilevante per i social media manager: è scomparso il tasto “Usa Facebook a nome della pagina“, quello che dall’interfaccia di gestione delle pagine compariva sotto la barra del business manager. Dopo i primi momenti di sconforto, a ben vedere la novità è una notevole semplificazione. Tutte le interazioni con altre pagine sono disponibili direttamente dal profilo personale, mentre la sezione notizie resta visibile accedendo dalla pagina. Vediamo insieme come riuscire a fare tutte queste operazioni.

Come faccio a mettere like su un’altra pagina?

Dal tuo profilo personale accedi alla fan page a cui vuoi mettere like: troverai sull’immagine di copertina in basso a destra un riquadro con tre puntini allineati. Dopo aver cliccato su questa icona, seleziona “Metti mi piace” a nome della pagina e scegli quella a nome della quale desideri mettere il tuo like, oppure puoi scegliere di togliere il like rimuovendola dai tuoi preferiti.

mettere-like-nome-pagina-Facebook

Come posso commentare, condividere o mettere like a nome della mia pagina?

Come in passato quest’azione si può compiere solo sui post di una pagina e non su quelli degli utenti, a meno che non abbiano interagito in precedenza con la tua. Dal tuo profilo personale vedrai sotto ogni post, in basso a destra, la tua immagine di profilo: ciccandola potrai selezionare la pagina a nome della quale vuoi compiere un azione.

commentare-nome-pagine-facebook

Come pubblico un post sul diario di un’altra pagina a nome della mia fan page?

Dal tuo profilo personale, accedi alla pagina su cui vuoi pubblicare un contenuto: nella parte superiore del diario troverai l’icona della tua immagine profilo. Come per le interazioni, basta cliccare per selezionare la pagina a nome della quale postare.

pubblicare

Come faccio a vedere le notizie delle pagine a cui ho messo like?

L’unica operazione rimasta nell’interfaccia delle pagine, con l’unica differenza che ora si può accedere alla news feed delle pagine a cui hai messo like dalla tua, cliccando su Vedi la sezione pagine in alto nella colonna sinistra del diario.

Come posso mettere in evidenza le altre pagine?

Nella colonna a sinistra nel diario della tua pagina puoi mettere in evidenza quelle cui hai messo “mi piace”. Dalle impostazioni seleziona “in evidenza” nella barra a sinistra, e poi aggiungi le pagine che desideri tenere sotto controllo. Ne verranno mostrate un massimo di cinque, che potrai scegliere di far vedere.

Secondo te è più semplice così? Raccontaci la tua esperienza e la tua opinione sulla nostra fan page di Facebook.

Ninja Social Oroscopo dal 15 al 21 Aprile

Impavidi Ninja difensori del ROI, bentornati al social oroscopo della settimana dal 15 al 21 aprile 2016. Rispetto alla scorsa settimana solamente il Sole cambia di posizione: dall’ardito e sconsiderato segno dell’Ariete passerà al più cauto e morbido segno del Toro. Che significa? Che prima di coinvolgere un talent gli chiederete dettaglio dei suoi contatti, del numero degli utenti, delle pagine viste e della frequenza di rimbalzo. Altro?? Sì, magari gli chiedete anche quale sia il suo cibo preferito…

Il Cancro con Venere ancora in quadratura ma il Sole finalmente a favore avrà voglia (e bisogno di farsi perdonare dalla sua dolce metà). E quindi? Per fortuna c’è una app che lo rende il fidanzato perfetto facendo regali al partner e ricordandogli anche appuntamenti ed anniversari. Cancro, facile cosi!

Per voi esperti di comunicazione il pianeta del pensiero e della creatività Mercurio è sempre da tenere d’occhio. Adesso si trova nei gradi del segno del Toro dove se ne starà per un bel po’ di tempo. Il Toro geolocalizza, ottimizza, parla solo per parole chiave ad altissima risonanza. È entrato perfettamente nel mood del “voglio scalare l’algoritmo di Google a qualsiasi costo”. Lo Scorpione perde il suo intuito ed il suo fiuto da segugio del talent e si fa abbindolare dal numero di Like che ha una pagina Facebook. Dimentica di considerare che spesso sono le emozioni a farci mettere like e non una buona strategia. Ma lo Scorpione di emozioni in questi giorni non ne vuole sentir parlare! L’Acquario la fa facile e pensa anche di farla franca quando vede la sua personalissima quota di mercato salire. Peccato che la quota generale è in picchiata vero il basso. Ma l’Acquario in questa settimana è sbrigativo e superficiale. Infine il Leone non sente ragioni né scuse: vuole un ROI che sia stellare, ottimizzato al massimo e focalizzato al 100%. Ma per colpa di Mercurio potrebbe avere qualche scivolone e puntare sul talent più redditizio ma anche più compromettente. La voglia di risultati tangibili potrebbe offuscargli il buon senso!

Il Sagittario sentimentale come non mai guarda al passato con malinconia e al futuro con grande serietà: si sente in questa settimana come Black Mamba Kobe Bryant alla sua ultima partita in campo. E’ pronto a dire addio a qualcosa per iniziare una nuova vita. Lavorativa o no. Certo, pretende di essere salutato con lo stesso calore. Ma per fortuna ci penserà un Ariete pronto ad accompagnarlo nella sua nuova avventura ed anche a fare con lui qualche lancio la domenica pomeriggio al campetto sotto casa. Avere un Ariete come amico o come compagno di business in questa settimana è una certezza!

Capricorno e Vergine in questa settimana più che mai avranno voglia e bisogno di affittare almeno una postazione in un co working. Mercurio non può essere trattenuto e deve avere il suo spazio ideale per esprimesi, crescere e coinvolgere gli altri. Ma se il Capricorno per colpa di Venere quadrata vuole un ufficio tutto suo e con difficoltà conivide la macchinetta del caffè e la fotocopiatrice, la Vergine cerca negli spazi comuni confronti e scontri… Pronta. Difendere la propria posizione anche quando non è per nulla richiesto!

I Pesci anche questa settimana lotteranno con la forza di gravità: la loro tendenza a svolazzare creativi e pensierosi dovrà fare i conti con Saturno e Giove che li vogliono ancorati a terra. Che succede quindi? Saranno i migliori utenti degli aerei social… Un buon compromesso. E se si tratta di personalizzare i colori delle pareti della cabina nessuno meglio di un Pesci potrà farci sognare tra le nuvole, nel vero senso della parola! I Gemelli chiederanno un passaggio non tanto per provare l’esperienza social ad alta quota ma per scappare via, qualsiasi sia la destinazione, reale o virtuale. E se è anche possibile volare via senza far fatica il suo like è assicurato.

Infine la Bilancia deve combattere con la faticosa (per lei) opposizione di Venere. Non sente ragioni e vuole essere guardata, ammirata, likeata e commentata. Su Instagram ovviamente! Quindi via di statistiche, app per monitorare gli hashtag pià popolari, gli orari migliori per la pubblicazione e la concorrenza. Non può permettere a nessuno di ignorarla…

Buona settimana a tutti!