I pilastri fondamentali di una buona digital strategy

Miriam Bertoli, digital marketing manager, è docente del Corso Online in Digital Strategy e Web Marketing. Le abbiamo fatto alcune domande per comprendere al meglio il lavoro che si cela dietro una strategia digitale e quali sono, a suo avviso, i fattori determinanti per ottenere successo.

Quali sono per te i 3 pilastri fondamentali di una buona digital strategy?

Una buona digital strategy poggia su tanti pilastri, non è semplice sceglierne tre. La rilevanza di uno o dell’altro cambia a seconda del progetto – una buona localizzazione per esempio è un pilastro fondamentale in un progetto multipaese, non altrettanto per imprese che sono attive solo sul mercato nazionale – ma ce ne sono tre che non possono mancare:

1. Pensare integrato: tradizionale e digitale. La digital strategy non è qualcosa che ha effetti solo online: se è di successo, ha effetti sul fatturato e sugli utili aziendali a fine anno. Niente di più tradizionale 🙂 Per questo l’importante è vedere il marketing nel suo complesso, fatto di punti di contatto online e offline, è integrarli al meglio;

Business concept image of a hand holding marker and write Integration isolated on white

2. Avere chiari gli obiettivi. Cosa voglio ottenere? Vendere di più e soprattutto migliorare gli utili non è un obiettivo, è il sogno di tutti gli imprenditori che conosco. Quelli bravi scompongono questo obiettivo: vendere di più a nuovi clienti o aumentare il fatturato su clienti esistenti? Per quali linee di prodotti/servizi? Sul mercato nazionale o su nuovi mercati? Oppure, digitalizzare alcuni processi e abbassare i costi? E così via.

Poi insieme definiamo quali obiettivi assegnare alla digital strategy. Un esempio di obiettivo è fare un +30% di fatturato con i macchinari usati sul mercato spagnolo, grazie a un sito eCommerce dedicato. In questo esempio, l’usato si è dimostrato complicato da vendere attraverso la rete vendita esistente, per la difficoltà di rassicurare i clienti sullo stato di conservazione dei macchinari. Grazie a un eCommerce in cui ogni macchinario usato è presentato con una scheda tecnica, foto e un video che permette di vedere lo stato di conservazione nei dettagli, l’obiettivo diventa raggiungibile.

3. Misurare. Avere chiari i numeri dello scenario di partenza e procedere misurando nel corso della definizione della strategia e poi naturalmente nella durante la sua esecuzione. C’è sempre un’area di discrezionalità in ogni strategia, perché è costruita su previsioni. Quello che è pericoloso è ignorare le informazioni che ci arrivano dai numeri e costruire una strategia sul “secondo me”.

Quali sono invece gli strumenti fondamentali per un buon digital strategist?

Riprendendo dall’ultimo dei pilastri che ho citato, un ottimo alleato di noi digital strategist è Google Analytics. Da utilizzare per verificare come sta andando il sito – nel caso ce ne sia già uno o più di uno attivi – da quali fonti di traffico arrivano le persone che poi raggiungono gli obiettivi di conversione, quali sono le campagne che portano più risultati e così via.
Un altro strumento fondamentale è un buon piano operativo: anche la strategia più promettente non può portare risultati se non è supportata da serie di azioni ben orchestrate nel tempo, da un budget congruo, dalle persone in grado di curarne nel tempo l’esecuzione.

L’ultimo strumento è la curiosità che, unita all’umiltà e al piacere di continuare a imparare, fanno di un digital strategist un professionista che è sempre sul pezzo, si mette in discussione e testa soluzioni nuove.

 

tool digital marketing

Quali caratteristiche distingue una strategia digitale di successo da un fallimento?

Le strategie digitali che funzionano, oltre a poggiare sui tre pilastri di cui parlo nella prima parte dell’intervista, partono da una profonda conoscenza dei clienti per le quali sono pensate e sono gestite da persone competenti. Anche se i budget sono ristretti, raramente ho visto fallire una digital strategy ben costruita sulle aspettative dei clienti, con i giusti punti di contatto online e offline lungo il customer journey, e affidata nell’esecuzione a professionisti preparati.

Allo stesso modo, le iniziative digitali che vedo fallire sono quelle che partono dagli strumenti e da singole azioni e non da obiettivi di business e da un’attenta analisi dei comportamenti e delle aspettative dei clienti potenziali. “Apriamo una Pagina Facebook così avremo molti fan”. Chi non è incappato almeno una volta in un caso del genere?

 

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Nissan, Penguin e BMW: i migliori annunci stampa della settimana

Oggi è lunedì, ma non un lunedì come tutti gli altri. Quindi rilassatevi, andate a pranzo fuori, e godetevi le migliori campagne stampa della settimana raccolte per voi, come sempre, da Ninja Marketing.

Meridiana: Vi conviene portarli in vacanza

Quest’estate viaggiando con Meridiana i bambini fino a 12 anni non pagano il biglietto. Non vi sembra il caso di evitare disastri casalinghi provocati da figli annoiati e portarli invece in vacanza?

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Agenzia: BCube
Creative director: Arturo Dodaro e Andrea Stanich
Photographer: Kristine Thiemann

BMW: Don’t let your world be too small

E a proposito di viaggi, non vi è mai capitato di voler uscire dai soliti luoghi, dal vostro mondo che si faceva sempre più piccolo. La nuova campagna stampa di BMW vi dà una via di fuga!

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Agenzia: FCB, Cape Town, Sudfrica
Excecutive Creative Director: Mike Barnwell
Art Director: Riaan van Wyk
Copywriter: André de Wet
Producer: Robyn Seymour

Penguin: Beginnings and endings closer together

Questo annuncio stampa sembra quasi uscito dalla serie Shortology! Un’idea innovativa per Penguin, che è una delle case editrici più importanti al mondo!

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Advertising School: Brother Ad School, Buenos Airea, Argentina
Creative Director: Juan Rezzónico
Art Director: Nicolás Montanaro
Copywriter: Lighuen Gorecki

Gaia Expedition: Don’t trust technology

Sarà la primavera con l’estate alle porte, sarà che è un lunedì di vacanza, ma il pensiero corre verso luoghi ancora sconosciuti e da esplorare. Perché non fare un’escursione all’aria aperta e senza contatti con il resto del mondo?

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Agenzia: Revolution Brasil, San Paolo, Brasile
Executive Creative Director: Augusto Moya
Art Directors: Felipe Vasconcelos, Augusto Moya
Copywriter: Letícia Holanda
Retoucher: Jadiel Vieira
Photographers: Dennis van de Water, Joseph Sohm, Andrea Heinrich, Christian Heinrich

Nissan: Five minutes peace on Mother’s Day

Nissan ha voluto fare un regalo a tutte le mamme irlandesi: 5 minuti di relax. Volete sapere come? Creando un annuncio stampa con un’immagine da colorare per tenere occupati i bambini. Minimo sforzo, massimo risultato.

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Agenzia: Boys and Girls, Dublino, Irelanda
Creative Director: Rory Hamilton
Art Director: Rebecca McNally
Copywriter: Avril Delaney
Illustrator: Fay Teo

E anche questa settimana ci salutiamo. Mi raccomando, appuntamento tra sette giorni!

instant articles facebook

Facebook Instant Articles: la rivoluzione nascosta

Dal 12 aprile su Facebook sono disponibili a tutti gli editori gli Instant Articles, ovvero contenuti ottimizzati per la visualizzazione da mobile e sviluppati in html5 che vengono caricati in maniera molto più veloce lato utente, permettendo quindi una maggiore leggibilità e un conseguente deciso miglioramento di tutte le metriche di lettura (click, condivisioni, bounce rate).

Questi articoli, se pur ospitati sempre sui server dell’editore (che conserva quindi la proprietà intellettuale, nonchè tutte le metriche di visite e pageviews) permettono a Facebook di monitorare statistiche di traffico e soprattutto definire stili e standard univoci di visualizzazione. A regime, nel caso una buona percentuale di portali dovesse decidere di adottarli, l’utente potrà leggere i contenuti che gli interessano in maniera più rapida, nonchè più comoda, rimanendo praticamente sempre dentro il circuito di Facebook.

LEGGI ANCHE: Instant Articles: 10 step per creare il tuo primo articolo

La monetizzazione tramite Audience Network

La grossa novità però, per ora ancora molto sottovalutata, è che all’interno degli Instant Articles sarà possibile per gli editori inserire degli spazi pubblicitari venduti poi da Facebook agli inserzionisti tramite il canale dell’Audience Network, che fino ad ora era stato utilizzato esclusivamente per la gestione delle inserzioni delle app mobile.

In poche parole questo è il primo passo affinchè qualsiasi proprietario di un blog (e di una pagina fan, ovviamente), indipendentemente dai volumi di traffico, possa guadagnare direttamente grazie a Facebook senza dover appoggiarsi a strumenti di monetizzazione (affiliazione, CPC, CPM) esterni.

audience network instant articles

Citando proprio le parole di Facebook nella sezione Instant Articles:

Gli articoli interattivi sono progettati per offrire agli editori il controllo delle inserzioni. Gli editori possono vendere le inserzioni all’interno degli articoli e trattenere i ricavi. In alternativa, possono usare Audience Network di Facebook per pubblicare inserzioni e ottenere una quota di profitti standard del settore.” avendo così accesso a un mercato con circa tre milioni di possibili inserzionisti (ovvero gli utilizzatori degli strumenti di Facebook ads).

In sintesi:

  1. Facebook punta a diventare lo standard per la fruizione di contenuti da dispositivi mobili;
  2. Facebook punta a gestire un enorme numero di spazi pubblicitari e di pageviews, avendo già un enorme numero di potenziali inserzionisti;
  3. Un editore, potenzialmente, potrebbe comprare visite tramite Facebook, e monetizzare queste visite sempre grazie a Facebook.

Insomma: la chiusura totale del cerchio!

Conviene agli editori?

Fino a oggi Facebook si è proposto esclusivamente come venditore di spazi pubblicitari/visibilità agli editori, che quindi hanno potuto tramite le inserzioni comprare “traffico” proveniente da Facebook in vari modi. Successivamente questo traffico veniva monetizzato principalmente tramite:

  1. Vendita diretta:  dando visibilità ai propri prodotti/servizi;
  2. Affiliate marketing: prendendo una percentuale sulla vendita di servizi di terzi;
  3. Adsense (CPC): i classici banner di Google, che vediamo su quasi tutti i siti;
  4. Affittando spazi a CPM a grossi network, che a loro volta vendono le impressions ai brand. Un po’ quello che fanno Banzai (Giallo Zafferano, etc), Ciapeople (Fanpage), o il gruppo Messaggero (Fantagazzetta, etc).

Con gli Instant Articles Facebook si pone in diretta concorrenza sia con Google che con i network del CPM, perchè in base alla convenienza un qualsiasi editore, sia che abbia un sito da milioni che da poche centinaia di visite, potrà autonomamente inserire nei propri articoli il banner gestito dal circuito di Facebook, e ricevere pagamenti per le visualizzazioni. Finalmente ci sarà chi potrà dire che “guadagna con Facebook”.

Per capirne la convenienza però bisognerà valutare l’effettivo valore che Facebook assegna alle visite, e fino a che livello si spingerà la settorializzazione, perchè ovviamente visite di un portale generalista non possono valere quanto visite su un sito che dà consigli sui forex.

Ma se grossomodo le valutazioni saranno in linea coi prezzi di mercato, la facilità di ingresso in questo mercato, unita alla facilità di utilizzo lato utente degli Istant Articles che consentono inoltre un incremento notevole delle pageviews e delle condivisioni, potrebbero dar vita a un prodotto che acquisirà grosse fette di mercato.

Conviene agli inserzionisti?

Per i brand che decidono di acquistare impressions questi nuovi spazi potrebbero essere molto appetibili, sia per la comodità d’uso (potrebbero gestire tutto internamente, magari tramite un Account manager di Facebook che gli dà supporto) che per l’ampia possibilità di targetizzazione, avendo la possibilità di avere visibilità sui siti che più si sposano con il loro obiettivo di pubblico.

In un immediato futuro una azienda (SKY, Coca Cola, Mediaworld, etc) potrebbe comprare impressions direttamente da Facebook (come già fa con Google) per farle apparire solo su siti a tema specifico. O geolocalizzate, o per interessi, o per amicizie, o per retargeting, o per tutte le info che Facebook raccoglie costantemente dai suoi utenti.

Ma questa può essere una rivoluzione per le piccole aziende che vedranno abbattuta la barriera di doversi rivolgere alle grandi agenzie pubblicitarie, potendo scegliere budget ed esposizione in maniera molto flessibile.

Ciò significa che, ad esempio,  mentre leggiamo un articolo di un food-blogger potrebbe apparirci la pubblicità del ristorante del nostro quartiere, con la possibilità di poter ordinare la cena, magari tramite Facebook Messenger!

Sarà quindi una grande sfida anche per gli Ads manager che potranno scegliere, a regime, di far apparire le inserzioni tra un enorme numero di siti web (e relative impressions); conoscendo le potenzialità dello strumento marketing di Facebook c’è solo da cominciare a far galoppare la fantasia per sfruttarle al meglio!

Facebook Messenger presenta Codes, Usernames e Links

LEGGI ANCHE: Facebook Messenger sarà l’app del 2016?

Conviene al lettore?

Decisamente si!

Chi legge gli Instant Articles vede abbattersi l’attesa nel caricamento del sito, continua a navigare su siti responsive senza lo stress di stili e formati diversi, ma soprattutto potrebbe finalmente salvarsi da quello che sta diventando un problema enorme per la user experience: l’esasperazione nella ricerca del guadagno CPM. Guadagnando infatti “brutalmente” in base al numero di views, gli editori che vendono spazi a CPM hanno cominciato a fare il possibile per aumentare le impression: aumentando i banner e aumentando le pageviews.

In questo modo però hanno “truffato sia l’utilizzatore finale, che si vede sommerso da pubblicità molto fastidiose ogni qualvolta deve reperire una informazione, nonchè l’inserzionista, che a volte prende dei buchi incredibili con milioni di impression di dubbia provenienza che non portano nessun vantaggio tangibile.

C’è da dire che anche Facebook pagherà a CPM, ma avendo a monte un controllo più rigoroso sugli spazi e la user experience alcune storture (pop-up, pop-under, banner fastidiosi che coprono l’articolo, video player automatici, etc) dovrebbero essere un ricordo.

Quindi cosa faccio?

Beh, se hai un sito sicuramente la prima cosa che dovresti fare è quella di seguire la procedura di attivazione degli Instant Articles e ottenere l’approvazione. Poi appena possibile confronta la remunerazione degli spazi gestiti da Facebook con quella che ricevi gestendoli autonomamente. Se dalla tua analisi credi che possa esserci un vantaggio, hai trovato la risposta. Istantanea!

I 4 ingredienti fondamentali del successo planetario di Tesla

Sono le 7:30 pm del 31 Marzo quando Ulli Appelbaum ordina online una Tesla Model 3. Un’ora prima che l’auto sia svelata in live streaming.

“Cosa mi ha spinto ad acquistare una macchina mai vista? La visione di Tesla ed Elon Musk di un mondo alimentato dall’elettricità.” ha detto Appelbaum, “Ho guardato tutti i video YouTube della Model S. Così anche se non avevo idea di come sarebbe stata la Model 3 quando l’ho ordinata, mi sono fidato delle specifiche tecniche e del design dell’auto”.

Appelbaum non è il solo ad aver acquistato la supercar ‘al buio’.

Tesla, i quattro ingredienti tech del successo

Ad oggi, sono state vendute più di 325.000 Tesla Model 3, per un totale di 14 miliardi di dollari in pre-ordine; numeri da capogiro che superano ogni record di vendita dell’industria automobilistica. La corsa all’ordine non è stata però veicolata da alcuna campagna costosa.

Come ha dichiarato Tesla a Digiday, la compagnia ha un piccolo team di comunicazione e tutte le sue campagne di marketing sono effettuate in-house. Nessun CMO, nessuna agenzia, nessun ingente budget pubblicitario. Come la Red Bull con la sua sbalorditiva operazione di lancio nello spazio, Tesla è il brand che tutti vorrebbero aver fondato.

Quali sono allora gli ingredienti vincenti della ricetta Tesla?

#1 Innovazione e alte prestazioni

A differenza delle case automobilistiche tradizionali, Tesla vende le sue auto soltanto attraverso il proprio concessionario, composto da staff esperto e altamente qualificato. A detta della compagnia, la scelta è dettata dal fatto che i concessionari in franchising non mettano abbastanza in evidenza i pregi della nuova tecnologia elettrica per non indebolire il business delle auto tradizionali. Tesla inoltre non ha scorte in magazzino e adotta un modello di pre-vendita per misurare la domanda, una modalità ancora poco diffusa nell’industria automobilistica.

Tesla, i quattro ingredienti tech del successo 3

Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche, la Model 3 accelera da 0 a 100 km/h in meno di 6 secondi ed è dotata di un motore elettrico con un’autonomia certificata di 345 km, con la possibilità di ricarica rapida del veicolo in 25 minuti. Disponibile a due o quattro ruote motrici, è equipaggiata con l’Autopilot, un sistema di guida semi-automatica basato su telecamere, radar e sensori. La berlina ha quattro porte e cinque posti, un tetto panoramico completamente in vetro e un doppio bagagliaio, anteriore e posteriore. La strumentazione non è collocata sul cruscotto, ma in un display touchscreen 15” posizionato al centro della plancia.

#2 Elon Musk, un CEO carismatico

Impossibile negarlo, il boom di Tesla ricorda quello di Apple e per entrambe le compagnie la chiave del successo è in un CEO carismatico.

Elon Musk, 44 anni, innovatore e uomo d’affari, è molto attivo sui social, soprattutto su Twitter. “Due cose saltano all’occhio quando leggi i suoi tweet – dice Sam Williamson, SEO executive di Aims Media – mette passione in quel che fa e ama i suoi fan”.

Musk mantiene al corrente i suoi follower su qualsiasi cosa riguardi Tesla, facendo sì che la community si senta parte del successo. Non solo, condivide anche molti attimi della sua quotidianità e risponde con frequenza ai suoi seguaci.

Tesla, i quattro ingredienti tech del successo 2

Appelbaum, l’acquirente di Model 3, ha iniziato a seguire Musk su Twitter un anno fa e ha letto ogni articolo di Musk postato sul blog di Tesla. “Quello che mi piace di più è che Musk sembra vero, come il ragazzo della porta accanto, solo un po’ più geek.” Dice Appelbaum “Non è il classico CEO impostato. Mi ha colpito il fatto che si sia rifiutato di consegnare una Model S ad un venture capitalist che aveva criticato pubblicamente l’auto per poi ordinarne una.”

#3 Le storie dei clienti Tesla

Lo storytelling e gli user-generated contents sono certamente punti di forza importanti di Tesla, che ha dedicato una sezione del suo sito alle ‘Storie dei Clienti’.

Tra queste, la clip di Jim Hartman, appassionato di guida sportiva e istruttore di guida professionista che racconta con commozione di essere uscito illeso da un incidente stradale grazie ai sistemi di sicurezza di cui era equipaggiata l’auto che guidava, una Tesla Model S.

Oppure il racconto dell’italiano Luca Del Bo, un proprietario di un albergo a minimo impatto ambientale che cercava un’auto elettrica dalle prestazioni avanzate e si è imbattuto nella Tesla Model S. In 7 mesi ha percorso 30.000km, senza aver speso un centesimo in carburanti fossili. Risparmio economico e ridotto impatto ambientale.

E se le storie condivise da Tesla non sono sufficienti, basta dare un’occhiata alla pubblicità creata da Sam Hare, fan di Tesla. Protagonista una libellula che in un futuro distopico dà vita ad una supercar.

#4 I social media

L’acquisto dell’auto si sta rapidamente trasformando in un’esperienza social, basta dare uno sguardo ai numeri di Tesla.

Secondo i dati raccolti dal software di PR analytics Trendkite, nella prima settimana di lancio la Model 3 ha avuto 34.000 mention, il 126% in più dell’intera industria di auto elettriche (circa 15.000 mention). Sui social il brand ha raggiunto quasi un milione di condivisioni: 900.000 da Facebook, 125.000 da Twitter e 75.000 da LinkedIn.

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Come ha spiegato Nancy Lim, Direttore del Marketing di PureCars, la compagnia è molto seguita sui social poiché fornisce costantemente informazioni dettagliate agli utenti sui modelli di loro interesse. Megan Hartman, Strategic Director di Red Peak Branding, aggiunge che i profili social di Tesla sono un luogo virtuale di incontro per i fan della casa automobilistica e che senza di essi non avrebbero modo di confrontarsi. Secondo la sua agenzia di ricerca, 6.000 utenti tra i 18 e i 34 anni amano Tesla per la sua capacità di innovazione e per il coraggio nella sfida all’industria automotive tradizionale. “La passione per il brand potrà solo aumentare attraverso i social, – aggiunge Hartman – più Tesla diventerà accessibile e più ambasciatori del brand si verranno a creare”.

Come ripulire le proprie bacheche Pinterest

Tempo di primavera, tempo di pulizie! Talvolta faticose, vero, ma necessarie: con i primi caldi infatti si sente il fisiologico bisogno di dare una rinfrescata alla propria casa e al proprio guardaroba. O, perché no, anche ai propri profili social.

Prendiamo ad esempio Pinterest. Il social network basato sulla condivisione e la raccolta di immagini permette la creazione di bacheche e con semplici add-on per browser è possibile “pinnare” facilmente qualsiasi contenuto grafico presente sul web. È consigliabile però effettuare periodiche revisioni per mantenere le proprie bacheche attraenti, fresche e interessanti.

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Dai un’occhiata al tuo profilo. Le tue board sono interessanti per gli utenti che intendi raggiungere? Il tuo profilo è in grado di trasmettere un messaggio coerente? Se la risposta a entrambe le domande è un sonoro “no”, forse è il caso di fare qualche cambiamento.
Ecco qualche suggerimento utile!

  • Modifica la tua immagine del profilo. Ti consiglio di utilizzare la stessa che usi su altri social network, in modo da rafforzare l’awareness del tuo personal brand.
  • Integra la tua descrizione con le parole chiave più usate dalla nicchia che intendi intercettare.
  • Inserisci sempre nella tua descrizione uno short link che rimanda al tuo sito o al form per iscriversi alla tua newsletter.

Ora è giunto il momento di concentrarsi sulle bacheche. Individua quelle troppo generiche o che, invece, non corrispondono più al tuo target di riferimento. Esiste un modo semplice per rimuovere quelle board senza cancellarle e quindi perdere follower: basta semplicemente rendere “segrete” quelle bacheche. In tal modo, tutti coloro che hanno deciso di seguire quella bacheca continueranno a vederla, mentre i nuovi utenti potranno ammirare solo le board che renderai pubbliche per loro.

Anche i titoli delle bacheche possono beneficiare di qualche modifica. Questi infatti sono indicizzati da Google, diventando così importanti anche in ottica SEO. È consigliabile quindi includere le keyword più cercate dagli utenti, da scovare con Google Keyword Planner o anche utilizzando la ricerca interna di Pinterest.

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I suggerimenti di ricerca sono un ottimo indice di cosa cercano gli utenti di Pinterest interessati a quell’argomento. Dopo aver cliccato su uno di quei suggerimenti, appariranno dei riquadri (i cosiddetti Guided Search box) contenenti ulteriori termini popolari relativi al topic da te scelto. Potresti quindi spostare tutti i pin relativi ad esempio al Guerrilla Marketing in un’apposita bacheca, più specifica, in grado di intercettare una nicchia molto interessata.

guerrilla

Non sottovalutare nemmeno l’importanza delle bacheche di gruppo.

Sebbene sia fondamentale non abusarne (la proporzione ideale sarebbe di partecipare a una bacheca di gruppo per ogni bacheca personale posseduta), è necessario sceglierle con cura: meglio una bacheca con un basso numero di partecipanti ma molto seguita e con un buon numero di interazioni che una board con cinquecento contributor ma una decina di repin.

Abbandonate quindi senza remore le bacheche più improduttive e concentrate i vostri sforzi su quelle in grado di darvi maggiori soddisfazioni. Ricordate sempre: qualità, non quantità fine a se stessa.

LinkedIn lancia l’app Students

Nuova interessante novità nel mondo di LinkedIn.

Fino a oggi il social del mondo del lavoro ha parlato a tutti i professionisti in cerca di un’occupazione e alle aziende che ricercavano nuove risorse da assumere.

A fine 2015, erano 414 milioni i suoi iscritti!

LEGGI ANCHE: Come creare la tua campagna su LinkedIn

Il lavoro però è merce sempre più rara e va ricercata fin da quando si è ancora sui banchi dell’università. Per questo motivo è stata da poco lanciata l’app per iOS e Androis LinkedIn Students (al momento solo disponibile negli U.S.A.).

Cosa promette di fare questa nuova “espansione” di LinkedIn?

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Innanzitutto, permettere agli studenti di iniziare a guardarsi intorno e farsi conoscere in base ai propri percorsi di studi, a quel che vorrebbero diventasse il proprio campo professionale e avvicinarsi alle aziende che preferiscono.

Ada Yu, Manager di LinkedIn ha affermato che la nuova app cambierà la domanda classica di ogni studente:

“Come faccio a trovare un lavoro che vada bene per me?”
in
“Quale di queste offerte di lavoro è quella giusta per me?”

L’app chiede agli studenti di inserire 3 voci fondamentali per avviare la ricerca:

  • il nome dell’università che si sta frequentando;
  • il percorso di studi intrapreso;
  • la data prevista di laurea (nel caso non fosse ancora stata conseguita).

Con queste semplici indicazioni, l’algoritmo di LinkedIn inizia a lavorare per noi, cercando offerte e persone che possono essere utili alla ricerca stessa.

L’idea, infatti, è quella di creare fin da subito una rete di contatti che permetta ai nuovi arrivati nel mondo del lavoro di avere più carte da giocarsi.

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In questa rete, i contatti più vicini saranno rappresentati da coloro che hanno intrapreso il passaggio scuola-lavoro da pochi anni e potranno dunque dare una mano ai “novellini”.

Il nuovo utente avrà un elenco di lavori inerenti al proprio percorso di studi da consultare e, una volta individuato quello più adatto, potrà sapere che cosa l’azienda richiede, quale lo stipendio e le possibilità di crescita.

Non possiamo che accogliere con favore questa novità, domandarci quando arriverà anche nel resto del mondo e cercare di tenere a bada lo scetticismo che emerge puntuale quando pensiamo a queste modalità di ricerca del lavoro in un Paese come il nostro.

Tu cosa ne pensi?

Scrivilo sulla nostra fanpage!

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L’app di YouTube si aggiorna per suggerirti molti più video

Tempo di cambiamenti anche per YouTube, specialmente per la sua versione mobile!
La app di YouTube per iOS e Android presenta delle novità per quanto riguarda l’aspetto del suo home feed, ma non solo.

Notato niente di diverso? Innanzitutto il design della home risulta essere molto simile alla home in versione desktop.
Nella nuova versione di YouTube app si lascia molto spazio alle anteprime video, rigorosamente ad alta risoluzione. Perde invece d’importanza il testo e, sempre su questa linea, diventa più importante l’account utente, il quale viene mostrato sotto il video con un’immagine profilo evidente.

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Ma i cambiamenti non sono solo in termini di design, dietro a questa aria di novità si nascondono delle intenzioni ancor più profonde, talmente tanto da finire a solleticare l’algoritmo!

In effetti, YouTube ha serie intenzioni di migliorare l’esperienza utente all’interno della sua app e per questo, con quest’ultimo aggiornamento, saranno migliorati i video suggeriti, così da renderli più rilevanti per ognuno.

Tutto ciò sarà possibile comprendendo all’interno dei suggerimenti anche video caricati appena un’ora prima, non semplice considerando che ogni minuto vengono caricate 400 ore di video sulla piattaforma. Da ora in poi tutti gli utenti della app, sia provenienti da iOS che da Android, riceveranno consigli sulla base della geolocalizzazione, della cronologia e in relazione al device usato per connettersi.

D’altronde, anche YouTube si trova a dover affrontare una lotta sempre più agguerrita con Facebook e la rilevanza che dà ai suoi video, per questo è facile interpretare questo aggiornamento in direzione degli utenti, alla conquista di una maggiore permanenza all’interno dell’app.

Johanna Wright , vice presidente del product management di YouTube , ha detto in un’intervista:

Il nostro obiettivo è la realizzazione di un motore di suggerimenti personalizzati che sia in grado di capirvi. Abbiamo fatto tanti cambiamenti al sistema di apprendimento automatico, che possiamo più facilmente dire cosa la gente vuole guardare.

Se questa cosa ti inquieta, non preoccuparti troppo! Sarai ancora in grado di fare logout e cancellare alcune ricerche dalla tua cronologia, sta a te ricordarti di farlo!

Ecco i vincitori dei Webby Awards 2016

Sono stati svelati oggi i vincitori della 20a edizione dei Webby Awards, gli oscar del web che dal 1996 sono uno dei premi più ambiti da advertiser e creativi di tutto il mondo. Ecco per voi alcuni dei vincitori:

 

Webby Lifetime Achievement Award: The Onion

Webby Special Achievement Award: Lena Dunham and Jenni Konner

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Webby Entrepreneur of the Year: Jessica Alba

Agency of the Year: R/GA

Social Movement of the Year: #BlackLivesMatter

Film & Video Breakout of the Year: Making a Murderer (serie disponibile su Netflix)

Best Social Content and Marketing: The Tonight Show Starring Jimmy Fallon

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Best Writing in Social: Last Week Tonight with John Oliver

Best Individual Short (Comedy): Funny or Die – “Dennis Quaid’s On-Set Freakout”

Best Scripted Branded Entertainment: R/GA – “Tracy Morgan in a Christmas Miracle”

Best Music Video: The Weeknd – “In the Night” 

Best Web Personality: Tyler Oakley

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Best Digital Campaign: Straight Outta Compton

LEGGI ANCHE: Facebook targeting: affinità etnica o profilazione razziale?

Best Events and Live Webcast: Saturday Night Live 40th Anniversary Special

Online Film & Video (Variety): Saturday Night Live 40th Anniversary Special

Best Overall Social Presence: Game of Thrones

Online Film & Video (Viral): Jimmy Kimmel Live! – “I Told My Kids I Ate All Their Halloween Candy”

Online Film & Video (Documentary): Vanity Fair – “Call Me Caitlyn”

Best Live Experience (Branded Entertainment): “Zoolander Returns to the Runway”

Best Music Video Channel: YouTube Music Awards

Best Integrated Campaign: House of Cards – FU 2016

LEGGI ANCHE: House of Cards e Netflix: ecco il palco elettorale di Frank Underwood

 

>>> Scopri la lista completa dei vincitori o naviga per categorie:

Potrete seguire la cerimonia di premiazione il prossimo 17 maggio direttamente su YouTube:

Via Mashable

Skinner Layne, come diventare un imprenditore migliore

Skinner Layne ci spiega come diventare un imprenditore migliore

Un grande comunicatore, oltre che una mente imprenditoriale veramente rivoluzionariaSkinner Layne è founder di diverse startup, stratega politico, consulente e fondatore di Exosphere, una community di apprendimento e di problem-solving che incoraggia le persone a plasmare il mondo in cui vivono attraverso esperienze di apprendimento incentrate sulle nuove competenze e sulle tecnologie.

Skinner Layne, come diventare un imprenditore migliore

In occasione del workshop che si terrà a Milano il prossimo 21 maggio, Skinner Layne discuterà con i partecipanti di tematiche estremamente attuali come lo stato dell’arte e le tendenze delle tecnologie emergenti e delle startup più in generale, fino all’essenza di cosa significhi essere un imprenditore ed avere confidenza in se stessi.

Abbiamo avuto l’occasione di rivolgere qualche domanda a Skinner, per capire davvero in che modo un imprenditore possa migliorare se stesso, il proprio lavoro e la propria vita.

Quest’intervista è stata realizzata in collaborazione con Federico Gambina, vice-editor della sezione Business di Ninja Marketing.

Secondo la tua filosofia chiunque può diventare ciò che vuole. Quali sono, secondo te, i fattori che possono farci raggiungere i nostri scopi?

La chiave è avere la consapevolezza della necessità di esaminare criticamente se stessi, di fare letteralmente a pezzi la parte del tuo carattere e della tua personalità che ti spinge sempre indietro ed invece cercare di forgiare te stesso in una persona migliore, che finalmente inizia a risolvere i veri problemi della vita, sia i tuoi personali che quelli degli altri.

Così, con il tempo, questo processo ti darà la forza di diventare ciò che vuoi veramente essere.

Exosphere rappresenta un nuovo ecosistema formato da gente curiosa che vuole imparare a convivere con i continui cambiamenti, affrontandoli al meglio. Quando e come nasce l’idea di Exobase?

Skinner Layne, come diventare un imprenditore migliore

Exosphere è nata da un mio profondo periodo di frustrazione e solitudine. Ho visto gli enormi costi psicologici del tentare di perseguire una vita come imprenditore, innovatore e filosofo.

Si è da soli e ho visto che la solitudine di questo viaggio è la ragione del perché molti scelgono di non farlo.

Per questo ho voluto creare un luogo dove chi vuole percorrere questa “strada meno battuta” non lo faccia da solo.

Il workshop, tra i vari punti, affronterà la fine del lavoro tradizionale, il quale farà posto alla Creative Economy. Potresti spiegarci meglio di cosa si tratta?

L’essere umano è stato fondamentalmente un cacciatore per circa 290.000 anni, quindi si è organizzato attorno all’agricoltura per circa 10.000 anni e solo negli ultimi 250 anni, con l’avvento dell’industrializzazione, abbiamo avuto l’urbanizzazione e la creazione di quello che pensiamo sia il “lavoro” in un’organizzazione prettamente gerarchica.

Questo tipo di organizzazione ha creato la necessità di una struttura gerarchico-militare con una prevedibile infrastruttura di costi e ricavi. Per un brevissimo periodo di tempo questo modello ha dominato la produzione.

Tuttavia, dopo soli 250 anni è già in via di disfacimento, in gran parte a causa dell’automazione provocata dalla produzione di massa che non necessita più di una grande forza umana.

L’Economia Creativa, che secondo noi rappresenta la fase successiva all’economia industriale, è relativa all’individuo e ai piccoli gruppi che identificano nuove vie per creare valore per gli altri individui o organizzazioni.

Anche se molto più imprevedibile contiene la possibilità di una vita e un lavoro molto più interessante, importante e gratificante.

Che differenza c’è tra New Economy e Creative Economy?

Skinner Layne, come diventare un imprenditore migliore

La New Economy è una frase utilizzata durante la bolla dell’internet nei primi anni duemila che vide i fondamenti e le regole dell’economia praticamente buttati via. Questo modo di pensare portò a crisi su crisi fondamentalmente perché molti attori economici ritennero di non aver più bisogno delle regole base della contabilità.

Noi pensiamo che l’Economia Creativa invece è il vero successore dell’industrialismo, e non è ne un apocalisse ne un’utopia.

È semplicemente un’evoluzione, a basso costo, del modo d’interagire tra loro e di scambiare energia degli esseri umani.

In un post sul “Virus del fallimento”, hai spiegato come si possa fallire senza essere dei perdenti. Cosa dovrebbe davvero imparare un imprenditore da un proprio fallimento?

Il fallimento è una lezione su che cosa non fare.

L’approccio “via negativa” aiuta a rafforzare l’imprenditore da fallimento a fallimento, fino a quando, eventualmente, non è in grado di superare il traguardo e avere successo.

Nessuno dovrebbe ricercare il fallimento, ma se viene, si dovrebbe essere capaci di abbracciarlo come fosse un gradito maestro.

La nuova vita delle stampe 3D grazie alla tecnologia lenticolare

L’advertising più classico, quello rappresentato dalle affissioni e le installazioni sugli spazi dedicati, negli ultimi anni ha conosciuto una nuova vitalità grazie allo sviluppo tecnologico.

Le nuove tecniche di stampa hanno consentito di sprigionare la creatività degli inserzionisti, mettendo a punto native ad per esempio che si immergessero nella realtà in cui venivano esposte, portando ad una nuova definizione del concetto stesso di affissione, non più statica ed assertiva ma interattiva e coinvolgente.

In questo senso la stampa lenticolare ha aperto tutta una nuova frontiera in cui il marketing classico si è fuso con vere e proprie forme d’arte e d’esposizione.

H3D, una delle aziende leader nella stampa lenticolare, ha da poco presentato un nuovo prodotto di gamma, ovvero l’XL® Extra Large.

La sua nuova linea permette di ottenere effetti tridimennsionali e di movimento  fluidi e dinamici anche nelle grandi dimensioni. Sfrutta le capacità di sincronizzare moduli lenticolari di dimensioni 1,2 mt x 2,4 mt. rendendo così possibile installazioni di notevoli dimensioni.

Viene oggi utilizzata per catturare l’attenzione dell’osservatore veicolando il messaggio pubblicizzato massimizzando così il rendimento della comunicazione. Per questo scopo viene utilizzata ad esempio in Comunicazione Esterna, per la costruzione di fondali, vetrine e pannelli pubblicitari.

TRE D pensilina

Stampa lenticolare al servizio del design: Le Stazioni dell’Arte della Metropolitana di Napoli

La qualità della stampa lenticolare viene spesso utilizzata da designer e architetti nei loro progetti di rilievo, due esempi si trovano all’interno del progetto “Le stazioni dell’arte” realizzato dal comune di Napoli per le stazioni della rete Metropolitana. La stazione Università progettata dall’architetto Karim Rashid contiene 3 opere lenticolari: Ikons composta da 24 pannelli per una dimensione totale di 24 mt x 2,4 mt si trova nella sala principale della stazione, Pink e Lime costituite da 67 pannelli ciascuna per una dimensione di ogni parete di 40 mt x 1,78 mt decorano i muri delle banchine per l’accesso ai treni.

Metro Napoli H3D

Sempre nel progetto “Le stazioni dell’arte” la fermata Toledo, riconosciuta come la più bella stazione d’Europa contiene un’opera lenticolare H3D® System XL ideata da Robert Wilson intitolata “By the Sea… You and Me”, l’opera di 48 mt x 1,95 mt installata in un corridoio di scambio della fermata rappresenta su entrambi i lati del corridoio l’animazione di un mare in leggero movimento che accompagna i passanti.

Tetto Expo H3D

Anche in Expo Milano 2015, evento di importanza internazionale la stampa lenticolare H3D® System XL ha avuto un ruolo da protagonista, in tale occasione è stato infatti utilizzato per comunicare al meglio da Ferrero nei totem distribuiti in diversi punti dello spazio espositivo e come effetto speciale decorativo per rivestire il controsoffitto di due importanti stanze del Padiglione Italia: la prima raffigurante il nostro Paese ripreso dall’alto realizzato con 650 pannelli e l’altra con 432 pannelli di 60 cm x 180 cm, per una superficie complessiva di 1.168 metri quadri.

Le stampe lenticolari in 3D

L’illusione della 3Dimensionalità ottenibile grazie ad XL® Extra Large è di grande livello, l’osservatore ha la  sensazione di poter toccare gli elementi stampati che sembrano uscire dalla scena consentendo un livello di interazione che permette di comunicare efficacemente il messaggio stampato.

Gli effetti di animazione consentono invece di mostrare all’osservatore immagini diverse in base al diverso punto di vista, è così possibile mostrare il cambio di un’immagine in un’altra grazie all’effetto FLIP, ingrandire un particolare della scena grazie all’effetto Zoom o far trasformare un oggetto in un altro gradualmente utilizzando l’effetto Morphing.

L’effetto di movimento per eccellenza, il Moving, consente di rappresentare in un pannello stampato un breve filmato di pochi secondi che si realizza durante il passaggio dell’osservatore davanti al pannello.

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