ANIMAlità in mostra negli oggetti di design alla Triennale di Milano

Elena Salmistrano Animalità Triennale

Dieci designer internazionali: Sam Baron, Matteo Cibic, Gam Fratesi, Jaime Hayon, Sebastian Herkner, Lanzavecchia+Wai, Minale-Maeda, Elena Salmistraro, Ionna Vautrin, Nika Zupanc sono stati inviatati a creare una loro opera inedita per l’esposizione ANIMAlità che ha aperto questa settimana alla Triennale di Milano (e che sarà visitabile fino al 22 febbraio 2015).

L’intento del lavoro, curato da Silvana Annichiarico, è esplorare il rapporto tra i nomi e le forme degli oggetti di design, in particolare in questa occasione sul tema dell’animalità (come concetto letterale e metaforico) vista sotto forma di elementi che abitano insieme a noi gli spazi abitativi.

Il progetto di Elena Salmistraro:

Elena Salmistraro Animalità Triennale

Animalità nel senso di animale ma anche di “anima”. L’insieme delle creazioni in mostra introduce il visitatore in una selva di esseri fantastici, figure apotropaiche (che allontanano influssi negativi), oggetti più che ornamentali (come tanti di quelli che ormai ci fanno compagnia nelle nostre case) oggetti con cui ci relazioniamo in maniera affettiva e non funzionale.

Progetto e opere di Ionna Vautrin:

Ionna Vautrin Animalità Triennale Milano

Ionna Vautrin Animalità Triennale Milano

Un viaggio in questa particolare dimensione del rapporto natura/cultura realizzato in collaborazione con il laboratorio ceramico veneto Bosa, azienda trevigiana che esporta in tutto il mondo le sue raffinate ceramiche con lavorazioni esclusive.

Opere di Matteo Cibic:
Matteo Cibic Animalità Triennale Milano

Opere di Lanzavecchia/Wai:
Lanzavecchia+Wai Animalità Triennale Milano

Opere di Sam Baron:
Sam Baron Animalità Triennale Milano

Le differenze tra le persone di successo e quelle di grande successo


Sin da piccoli siamo stati istruiti per diventare, un giorno, persone di successo. Ci hanno riempito la testa di raccomandazioni: studia, lavora sodo, impara più che puoi, fatti onore. Sono certamente insegnamenti che ci hanno reso più forti e per certi versi ci hanno portato a sopportare orari e mole di lavoro e di stress tali da pensare che sia questa la giusta chiave del successo.

A molti di noi ci sarà sicuramente capitato di pensare: “non vedo l’ora che finiscano le vacanze per tornare ai miei ritmi”. Nulla di sbagliato se si vuol diventare una persona di successo come tanti, ma siamo sicuri che sia l’approccio giusto? Di seguito troveremo cinque dei miti da sfatare, se invece volessimo diventare un giorno persone di grande successo.

Mito n°1: Le persone di successo dicono, “se ho spazio in agenda posso farlo”

La verità non è affatto questa, le persone di grande successo infatti sono assurdamente selettive. Come ricorda il più volte da me citato Warren Buffett: “la differenza tra persone di successo e quelle di grande successo è che quest’ultime dicono di no quasi a tutto”. Questo non significa che bisogna dire di no a casaccio ma che ogni singola scelta che prenderemo deve essere strategicamente pianificata affinché porti a qualcosa di buono.

Capita spesso che le persone di grande successo decidano di sbarazzarsi non solo delle perdite di tempo, ma spesso sono disposti a tralasciare le opportunità più formidabili. Questo è un principio molto difficile da accettare ma è anche quello che fa la differenza tra una persona di successo e una di grande successo.

Mito n°2: Le persone di successo dormono quattro ore al giorno

La verità? Le persone di grande successo riposano in modo che possano essere sempre al massimo delle loro prestazioni. In uno studio di K. Anderson Ericsson, noto psicologo americano, dal titolo “The role of deliberate practice in the acquisition of expert performance” si fa chiarezza su come il riposo incida sulle performance. Nel saggio infatti lo psicologo esamina un gruppo di violinisti, i quali avevano cominciato a suonare il violino a 5 anni, tutti sembravano piuttosto portati per lo strumento e tutti, da bambini, vi si dedicavano approssimativamente per lo stesso tempo.

Ma a 8 anni di età, il tempo dedicato a esercitarsi variava. Il primo aspetto quindi era lo studio, l’esercitazione. Ericsson prosegue dicendo che dal suo studio emergeva come il secondo fattore più significativo fosse il riposo, infatti tra i più talentuosi dei violinisti quelli che spiccavano maggiormente erano coloro che dormivano in media 8,6 ore al giorno.


Mito n°3: Le persone di successo pensano al gioco come ad una perdita di tempo

La verità è che le persone di grande successo vedono il gioco come parte essenziale per la crescita della loro creatività. Basti pensare a Ken Robinson, educatore e scrittore britannico, che ha fatto di tutto affinché nelle scuole il gioco non venga mai trascurato. Egli infatti ha dimostrato che invece di incrementare la creatività attraverso il gioco, le scuole in realtà lo uccidano, queste le sue parole a riguardo: “We have sold ourselves into a fast-food model of education, and it’s impoverishing our spirit and our energies as much as fast food is depleting our physical bodies. Imagination is the source of every form of human achievement.”

Mito n°4: Le persone di successo sono le prime a dare una risposta

La realtà è che le persone di grande successo sono dei grandi ascoltatori. Alle università, ai meeting e ormai dappertutto si da peso a quanto velocemente una persona sia in grado di rispondere alle domande che gli vengono poste, dimenticandosi che le persone con grande potenziale molto spesso necessitano dei particolari, detti e non, che emergono in una discussione. Il vero successo può nascere soltanto da una prima lunga fase di ascolto.

Mito n°5: Le persone di successo si concentrano su ciò che fa la concorrenza

La verità è che le persone di grande successo si concentrano su ciò che sanno fare meglio per ottenere man mano risultati migliori. Troppo spesso è accaduto che leader di “successo” si siano affacciati alla finestra della concorrenza per vedere le mosse che questa faceva, non pensando invece al potenziale di idee che sarebbero potute nascere dalle loro menti.

I miti di cui abbiamo discusso sono guidati dalla mente della cultura moderna, quella dei leader del “tutto e subito”, della ricchezza e della popolarità; la mente di chi ha pensato che sia la quantità del lavoro e non la qualità a renderli persone di successo.

Marketing: 9 errori che fanno tutti (o quasi)

marketing errori comuni

Qualcuno potrà farti notare che l’impatto dei social network abbia indiscutibilmente rivoluzionato il modo di fare marketing e approcciarsi ai clienti. In parte è così, non fosse altro per l’incredibile produzione di termini coniati per esprimere “nuovi” concetti: pensa a buzzword, engagement, virale, follower, hashtag e la lista continua.

Dal 2006 a oggi ti sei dovuto sorbire una quantità infinita di teorie contrastanti fra di loro sul marketing, che ad un certo punto (e lo sappiamo che è così) hai detto: “Basta, ora faccio come mi pare”. E hai dimenticato, checché se ne dica, che il cliente ha sempre ragione, sebbene (pare) sia cambiato tutto.

Il consumatore medio, nel 2015, ha tutti gli strumenti per capire se stai cercando di trattarlo come uno sprovveduto. Sa che l’internet serve per fare pubblicità, sa che su Twitter e su Facebook può lamentarsi di un tuo disservizio, addirittura capisce che se la tua pagina fan ha 167.998 “mi piace” e 5 commenti in totale da quando anche tu hai stretto un patto con Mark Zuckerberg, allora c’è qualcosa che non gli torna. E ti snobba. Non ti guarda più. E fa bene.

Forse è proprio per questo che Mashable, interrogando alcuni giovani imprenditori allo Young Entrepreneur Council ha raccolto quelli che sono i 9 errori più comuni su cui i marketer continuano a incappare, pensando che dopotutto, gli utenti-clienti siano avulsi da qualsivoglia contesto. E invece no: loro fanno proprio parte del tuo ecosistema.

marketing hashtag

Eccoli qui, tutti e 9. Stampa questa lista e distribuiscila tra tutti i tuoi collaboratori, indipendentemente dal loro ufficio, che tua sia una startup o un’azienda consolidata.

#1 Abusare degli hashtag

Non #trovi #che sia #quasi #fastidioso apporre un #barré accanto a #tutte #le #parole che ti #possano #venire in #mente per #diffondere il #tuo #contenuto su #instagram e #twitter o se sei #audace, anche su #facebook?

#2 Ignorare i tuoi follower

Vergogna, sono lì per te! Hai una pagina fan, hai un profilo Twitter, uno Pinterest, uno Instagram, uno Vine, uno Youtube, uno Google Plus, insomma sei ovunque (ma perché, poi?). Pubblichi contenuto prettamente autoreferenziale e ti chiedi:” Ma com’è che la pagina di Coca Cola ha così tanto successo?

marketing caramelle

#3 Comprare follower

Orrore, orrore, brutto, cacca, pupù. Non si fa! Non puoi comprare follower come se fossero caramelle! Oltre ad essere un pessimo biglietto da visita, è una tecnica obsoleta, anacronistica, demodè, in controtendenza rispetto a quello che sanno anche i muri: i clienti vanno conquistati.

Non giocare a chi ce l’ha più grosso con i tuoi competitor, che tanto perdi in partenza e i tuoi clienti o potenziali, capiscono che c’è qualcosa che non va, se a fronte di un numero spropositato di estimatori del tuo brand, c’è uno scarsissimo coinvolgimento.

#4 Sforzarsi di essere quello che non si è

Non predicare l’amore, non fare il green a tutti i costi, non usare termini da giovane, se i tuoi valori non sono quelli attesi dal mondo esterno. Non cercare di stupire i tuoi clienti camuffandoti per compiacere i loro gusti. Da te si aspettano una cosa sola: un rapporto di fiducia.

#5 Voglio essere virale, virale, virale e conquistare il mondo

Ahahah! Ahhh! Ahhha. Fammi capire un po’. Tra gli obiettivi della tua presunta strategia di social media marketing compare davvero “essere virale”? Stai per caso cercando di dire che vuoi renderti simpatico a tutti i costi, pubblicando foto di scimpanzé che si abbracciano con copy come “L’amore è per sempre”? Uhm.

#6 Un ufficio Digital PR a tutti i costi

Hai presente quanto costi avvalersi del servizio delle digital PR? E poi, i miracoli non li fa nessuno. Inizia a costruire una solida rete di relazioni personali. Ispira fiducia, autorevolezza e credibilità alimentando la tua community con contenuti originali. Se piaci, se risulti affidabile la promozione viene da sé,  ça va sans dire.

#7 Preoccuparsi troppo dei copioni

Va bene confrontarsi col mercato. Va bene verificare che cosa stanno facendo i competitor, ma ricorda che se perdi tempo a preoccuparti che qualcuno possa copirarti, stai semplicemente investendo male il tuo tempo.

#8 Affidarsi a Facebook advertising senza avere una strategia

John Rampton, di Host ha speso un sacco di soldi in pubblicità su Facebook e dice che su un totale di 100 aziende, il 70% non ha incrementato alcun profitto, il 10% ha fatto il botto e il restante 20% ha raggiunto il break-even. Nel suo intervento, incalza e ti chiede: “Ehi, amico, in quale percentuale vuole essere?”

Già e consiglia di considerare di mettere a budget tra i 500 e i 1000 dollari, da investire in un lasso di tempo di una settimana, per…sperimentare e capire che tipo di andamento abbia la tua campagna, a seconda del giorno.

#9 Non fare test sulle campagne pubblicitarie

Perché dovresti spendere una cifra esagerata in pubblicità, senza averne verificato il riscontro? Perché la tua campagna ha un prodotto un CTR basso? Hai monitorato il comportamento dei tuoi utenti?

Ma come non erano 9 gli errori? Si, ma Mashable è stato troppo buono. Per questo mi sembrava giusto aggiungerne qualcuno.

#10 Pensare troppo in grande

Non fare il passo più lungo della gamba. Tuo nonno aveva ragione. Pensaci. Sei sconosciuto, nessuno sa chi sei. Vuoi creare brand identity e ti è venuta in mente un’operazione di guerrilla marketing: introdurre una limousine con 2 modelle semi-svestite, che distribuiscono portachiavi col nome della tua azienda proprio nel parcheggio affollato di un grosso centro commerciale  in periodo di saldi.

Wow, che ideona.

#11 Promettere l’eccellenza, quando non la si ha

Questo è il più imbarazzante errore di percezione di se stessi. Se non ci sono evidenze inconfutabili circa la perfezione, l’eccellenza e l’unicità dei servizi che offriamo, allora facciamo un passo indietro.

Chi si loda, s’imbroda, diceva sempre mio nonno!

Con Will You, Tiffany & Co. dice sì alle unioni gay

Dici Tiffany e subito pensi a preziose scatolette blu, colazioni e attrici icone della femminilità. Tutto qui? Non proprio. O almeno non più.

Si perchè Tiffany ha iniziato il nuovo anno in maniera eclatante, stupendo tutti con una nuova campagna che strizza l’occhio al target che non ti aspetti: le coppie gay in procinto di sposarsi.

I testimonial della campagna Will You? sono coppie reali, immortalate nel momento della fatidica proposta. Vuoi sposarmi? Certo amore, ma lo voglio ancora di più se me lo chiedi porgendomi un gioiello Tiffani & Co.

Niente di nuovo fin qui, se non fosse che tra le 7 coppie scelte ci sono due ragazzi americani intenti a coccolarsi sulle scale della loro casa a New York (qui le altre immagini).

Un approccio moderno all’amore che (come previsto?) ha portato il brand al centro di una discussione senza fine. Diversi brand hanno proposto la medesima tematica, scegliendo testimonial gay. Tffany & Co. ha deciso di farlo in maniera molto naturale, senza alzare troppo i toni, parlando della cosa più naturale del mondo: l’amore.

Un nuovo approccio all’idea di coppia che (forte anche di un mercato in continua espansione) non poteva prescindere dalle diverse maniere di interpretare gli affetti. E che sul web è diventato subito virale.

Lo spot Tiffany

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Se già CheeriosFindus e Chevrolet erano finiti sulle nostre pagine per aver affrontato gli stessi temi, siamo oggi al cospetto di una vera e propria icona dei brand del lusso che volta pagina e parla in maniera chiara: ormai la strada che porta al matrimonio non è più lineare – afferma Linda Buckley, portavoce di Tiffany – e l’amore può capitare in una moltitudine di forme. Perchè quindi non presidiare anche questa fetta di mercato, aggiungiamo noi?

In Italia la campagna è stata aspramente criticata da alcuni parlamentari di Ncd (“Contraddice l’identità del nostro Paese”), negli Stati Uniti è stata lodata, tra gli altri, da Miley Cyrus.

A voi scegliere con chi schierarvi. Noi intanto registriamo un nuovo passo avanti nella rottura di un taboo fuori dal tempo.

Da oggi, siamo pronti a scommetterci,  le colazioni da Tiffany saranno un po’ più affollate.

Possiamo creare una billion dollar company in Europa? Parliamone al MailUp Investor Day

Dopo il successo del primo incontro, torna il MailUp Investor Day, l’evento riservato alla comunità di amici e di investitori di MailUp, società tecnologica con sede in Italia e negli USA.

Il prossimo MailUp Investor Day, aperto al pubblico previa registrazione gratuita, si terrà mercoledì 21 gennaio presso il Politecnico di Milano (sede di via Durando) dalle 17.30 alle 19.30.

Il tema del secondo appuntamento è Possiamo creare una “billion dollar company” in Europa? e il dibattito sarà incentrato sull’esperienza di Franck Le Ouay, co-fondatore di Criteo, l’ex startup francese, quotata ora su NASDAQ.

L’evento si aprirà con un’introduzione di Andrea Rangone, professore ordinario di Business Strategy ed E-business presso il Politecnico di Milano, seguito da Nazzareno Gorni, CEO di MailUp e Nico Sica, partner di MailUp, che ripercorreranno i principali eventi dell’anno appena trascorso e a daranno una panoramica dell’anno che verrà.

Alle 18:30 comincerà lo speech di Franck Le Ouay che condividerà con noi la sua storia imprenditoriale di successo. Frank ha fondato Criteo nel 2004, una società che oggi è leader mondiale nel settore della pubblicità online. Criteo ha più di 1000 dipendenti, opera in più di 100 paesi e ha un fatturato annuo superiore a 800 milioni di dollari. Non mancherà il tempo per una sessione di Q&A.

Per partecipare basta registrarsi all’evento!

I MailUp Investor Day sono una serie di eventi organizzati da MailUp in seguito alla quotazione in borsa, concepiti come un momento dedicato alla comunità di investitori, partner e stakeholder per presentare i risultati dell’azienda e proporre un dibattito culturale su un tema di interesse imprenditoriale.

Partecipano imprenditori e professionisti del settore, ma l’invito è aperto a tutta la community dei professionisti del marketing digitale che possono essere interessati a seguire l’avventura di MailUp e il dibattito che farà da collante dell’evento.

Le nuove tesi del Cluetrain, una dichiarazione d'amore per il web [PARTE 1]

Una dichiarazione d'amore per il web le nuove tesi del Cluetrain Manifesto

Foto da cluetrain.com

Il Cluetrain Manifesto fu pubblicato nel 1999 come manuale di utilizzo del web. Una serie di 95 tesi che hanno cambiato il nostro modo di intendere la rete.

Agli albori del web, prima di Facebook e dei social network, Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger hanno voluto donarci una chiave di lettura rivoluzionaria per quei tempi e differente da quella in uso per gli altri mass media: le conversazioni sono alla base dei mercati!

Oggi le considerazioni espresse nei clues sono di una disarmante attualità (come nella recente riflessione di Marco Fongaro), ma Searls e Weinberger hanno da poco pubblicato 121 nuove tesi, che offrono nuovi spunti di riflessione. Questa volta le tesi non somigliano a un manualetto d’istruzioni, ma a una lettera d’amore nei confronti di Internet, inteso come una rete libera.

Analizziamo qual è il messaggio che racchiude questa nuova release del Cluetrain.

LEGGI ANCHE: Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda?

L’amore ai tempi della rete

Una dichiarazione d'amore per il web: le nuove tesi del Cluetrain Manifesto

Il nuovo Manifesto non è rivolto alle aziende e a chi vuole utilizzare il web a fini commerciali, ma vuole essere una guida per tutti: per prendere consapevolezza delle potenzialità della rete e dei rischi connessi a un cattivo utilizzo di quest’ultima perché, secondo i due autori, il web è sotto attacco da più parti. Ma la minaccia più pericolosa siamo noi!

Amare la rete vuol dire amare la libertà, perché il web permette una partecipazione democratica che gli altri media non consentono.

Noi siamo internet e internet non è niente

Una dichiarazione d'amore per il web le nuove tesi del Cluetrain Manifesto

“We, the People of the Internet, need to remember the glory of its revelation so that we reclaim it now in the name of what it truly is“.

Noi, il Popolo di Internet, dobbiamo ricordare la gloria della sua rivelazione, per poterlo rivendicare in nome di ciò che è veramente.

Con un tono nostalgico, si parte dall’inizio (Un tempo eravamo giovani nel Giardino…) per affermare che Internet siamo noi, connessi.

“Noi abbiamo Internet in comune, e non la possediamo”. (clue 4) Non sono i provider o i governi a governare la rete, e nemmeno noi, perché Internet non è niente, e non ha scopo.

Un insieme di protocolli che non hanno un utilizzo specifico, solo uno scopo generico: “Questo significa che Internet non è fatta per niente in particolare. Non è fatta per i social network, né per i documenti, né per la pubblicità, né per il business, né per l’educazione, né per il porno, né per nulla. È progettata specificamente per fare tutto”. (clue 13)

La rete non è contenuti, non è un medium, è un mondo

“Ci sono incredibili contenuti su Internet. Ma, perdiana, Internet non è fatta di contenuti”. (clue 16)

“La Rete non è un medium più di quanto non lo sia una conversazione”. (clue 19)

Tutto ciò perché siamo noi ad essere la rete, con la nostra forza vitale, i nostri vissuti. E noi dobbiamo essere l’unità di misura della rete: “Tenerci — contare qualcosa — è la forza motrice di Internet”. (clue 24)

Internet è un mondo di cui noi siamo artefici: Il Web ricrea il mondo in un’immagine — la nostra — emergente e collettiva. (clue 32)

La conversazione come arma

Una dichiarazione d'amore per il web le nuove tesi del Cluetrain Manifesto

La Rete ci offre un posto comune dove possiamo essere chi siamo, insieme ad altri che apprezzano le nostre differenze. (clue 42) Ecco cos’è un’Internet libera. Sono state combattute guerre per molto meno. (clue 44)

Quando abbiamo perso la nostra innocenza? Quando siamo usciti dall’Eden e ci siamo ritrovati in una selva oscura?

“Ogni link da parte di una persona che ha qualcosa da dire è un atto di generosità e altruismo, che invita i lettori a lasciare la pagina, per guardare come appare il mondo agli occhi di qualcun altro”. (clue 31)

Però non necessariamente troviamo generosità e altruismo, l’odio si diffonde in rete più facilmente che nel mondo reale: “L’odio è presente in Rete perché è presente nel mondo, ma la Rete lo rende più facile da esprimere e da sentire”. (clue 37)

“Se la guardiamo freddamente, la Rete è solo tecnologia”. (clue 41), “Nessuno possiede quel posto. Tutti possono usarlo. Chiunque può migliorarlo”. (clue 43)

E la ricetta per riprendere possesso della rete è semplice: “Essere accoglienti: ecco un valore che la Rete ha bisogno di imparare dalle nostre migliori culture del mondo reale”. (clue 51)

Che ruolo assume il Marketing in questo contesto? Che valore hanno in rete la nostra privacy e i nostri dati? Troverete le risposte nella seconda parte di questa analisi dei nuovi indizi del Manifesto.

Hits, il primo film che verrà distribuito tramite BitTorrent

hits bittorrent

Anche gli ultimi Golden Globe lo hanno confermato: l’universo dell’online video (anche a pagamento) è ormai una realtà in grado di competere ad alti livelli con le più importanti produzioni televisive e cinematografiche, come testimoniano gli indici di ascolto e i globi d’oro collezionati da “Transparent” e “House of Cards“, prodotti rispettivamente da Amazon e Netflix. Non è poi così strano dunque che qualcuno abbia pensato di distribuire il proprio film tramite BitTorrent Bundle.

Stiamo parlando di “Hits“, il film che vede il debutto alla regia di David Cross e la cui data di rilascio è prevista per il prossimo 13 febbraio. Hits guarda con occhio ironico al fenomeno della fama data da YouTube tramite la storia di una famiglia di ceto medio-basso il cui padre diventa un personaggio di fama nazionale dopo che il video di un consiglio comunale al quale ha partecipato diventa un virale sul web.

In cosa consiste dunque l’innovativo metodo di distribuzione tramite BitTorrent? In sostanza l’utente scarica un intero pacchetto di contenuti audio, video e testuali, tramite protocollo p2p: parte di essi sono sempre gratuiti, mentre per accedere ad altri dovrà pagare una somma di denaro (esistono anche altre opzioni di “acquisto”, come il “pay with a tweet” o l’iscrizione ad una newsletter).

Una tecnologia completamente legale, lanciata nel maggio del 2013, e che ha suscitato la curiosità di artisti e fan (e soprattutto numerosi davvero interessanti). Secondo quanto dichiarato a The Verge, l’attore sarebbe stato ispirato dalle simili scelte distributive intraprese da Thom Yorke e Louis C.K., che hanno rispettivamente lanciato gli ultimi lavori tramite BitTorrent e Humble Bundle.

L’industria culturale sembra adottare sempre più spesso scelte di questo genere, in grado di generare numeri e riscontri che possono competere con le grandi produzioni musicali, televisive e cinematografiche e, allo stesso tempo, dimostrano di essere una valida alternativa a streaming e download illegali. Voi cosa ne pensate?

5 lezioni di digital marketing dal passato

5 lezioni di digital marketing dal passato

Ogni marketer che si rispetti dovrebbe interrogare il passato per avere una risposta utile al presente.  La costruzione di un piano di marketing digitale è diventata oggi l’opportunità migliore per chi vuole rendere il proprio business vincente. Continua a leggere

I testimonial ultracentenari di una compagnia assicurativa [VIDEO]

compagnia assicurativa

Solo ieri vi abbiamo parlato dell’ultimo spot di Thai Life Insurance, compagnia asiatica che negli ultimi anni ha collezionato virali di successo uno dietro l’altro. Oggi vi proponiamo un video di un’altra compagnia assicurativa, questa volta occidentale: Beagle Street adotta un approccio comunicativo ancora lontano da quello socialmente orientato del brand asiatico, ma allo stesso tempo prende le distanze da una comunicazione eccessivamente razionale che per anni è stata lo standard per la pubblicità di questi servizi.

Protagoniste di “Happy Momentstre coppie di anziani, alcuni dei quali ultracentenari, che condividono con noi le loro storie, i momenti felici di una vita della quale hanno condiviso parecchi decenni. Maurice e Helen Kaye, sposati da 80 anni; Doug e Betty Hale, sposati da 73 anni; e William e Maureen Norman, che lo sono da 60.

beagle street compagnia assicurativa

compagnia assicurativa happy moments

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Dal primo incontro al matrimonio, dalla nascita del primo figlio a quella dei nipoti. Questi adorabili testimonial raccontano allo spettatore quali sono i momenti che hanno reso speciale la loro storia e quali sono i segreti della loro lunga vita. O meglio, il segreto: che a quanto pare, questo lo spot suggerisce, sarebbe quello di essere felici.

Dal blog ufficiale di Beagle Street leggiamo:

“Vogliamo che i nostri clienti siano felici. Come mai? Perché è scientificamente provato che le persone felici vivono più a lungo, godono di una qualità di vita migliore e ridono di più.”

Beagle Street ha effettuato un sondaggio tra 1000 cittadini inglesi ultra settantenni sugli stessi temi trattati nel video. Ne risulterebbe che per più del 12% l’avvenimento più gioioso di tutti sia la nascita del primogenito, seguito dal giorno del matrimonio per l’11,5% e quindi l’arrivo dei nipoti per il 10%.

Cosa ne pensate di questo approccio? Lo trovate interessante ed efficace per una compagnia assicurativa?

Il 2015 sarà l'anno dello storico sorpasso della TV in streaming rispetto a quella tradizionale, e di molte altre novità legate ad Internet of Things. Scopriamo insieme quali sono le principali novità, tramite l'analisi annuale effettuata dal ConsumerLab di Ericsson!

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Il 2015? Sarà l'anno della TV in streaming (e dell'Internet of Things) [INFOGRAFICA]

 Da quattro anni, l’indagine globale del Consumer Lab di Ericsson dedicata ai desideri dei consumatori evidenzia quali saranno le 10 tendenze tecnologiche nel prossimo anno (e oltre).

Quest’analisi, oltre a soffermarsi sul fatto che la tecnologia ha ormai raggiunto livelli altissimi e con un grado di crescita esponenziale, mostra come siano proprio i consumatori stessi ad auspicare e immaginarsi autonomamente una vita sempre più connessa, in cui gli oggetti di uso quotidiano possano fra di loro integrarsi e comunicare in tempo reale.

Una vera e propria consapevolezza a livello di vision, sicuramente favorita dagli smartphone e dal loro mondo, potenzialmente infinito, di app a disposizione.

LEGGI ANCHE: iBeacon e Internet Of Things: come cambieranno le nostre vite?

Il report ha una base dati globale, ricavata focalizzandosi sugli utenti con uno smartphone dai 15 ai 69 anni provenienti dalle città di Johannesburg, Londra, Città del Messico, New York, Mosca, San Francisco, San Paolo, Shanghai, Sydney e Tokyo. Queste città, dal punto di vista statistico, rappresentano circa 85 milioni di utenti, utilizzatori di Internet su base giornaliera.

Quali sono quindi le macro tendenze che caratterizzeranno il prossimo anno (e quelli successivi)? Scopriamo insieme le 5 più importanti!

#1 – Il futuro in streaming

Il primo posto lo merita, senza alcun dubbio, il mondo dei contenuti televisivi. Questo settore sta subendo un cambiamento radicale: accanto infatti al tradizionale modello “via cavo“, è ormai consolidata in molte parti del mondo l’abitudine di guardare la televisione in streaming e, soprattutto, in un sistema multipiattaforma (smartphones, tablet, PC).

Tutto questo permette di usufruire dei contenuti potenzialmente ovunque nel mondo e nel momento stesso in cui l’utente decide di farlo. Naturalmente, secondo la logica on-demand, allontanandosi così dalle imposizioni del tradizionale palinsesto TV.

I dati del report Ericsson confermano questa tendenza, portando il 2015 ad un risultato storico: il superamento dei contenuti in streaming rispetto a quelli della TV tradizionale. Già durante il 2014, nella fascia di età 16-45 anni, la TV in streaming aveva superato quella tradizionale.

Il prossimo anno invece sarà un risultato globale e trasversale, condiviso dalla maggior parte dei telespettatori di tutte le età.

#2 – Le case intelligenti

Nonostante la complessità raggiunta dal mondo degli smartphones, sempre connessi alla rete, l’era degli elettrodomestici intelligenti non è ancora completamente una realtà consolidata. Telecamere IP, impianti di climatizzazione, termostati intelligenti sono solo alcuni dei numerosi oggetti presenti sul mercato, ma manca ancora la possibilità di utilizzarli tutti nella maniera ottimale e più integrata possibile.

L’indagine di Ericsson però, a precisa domanda, mostra come più della metà delle persone siano davvero interessate ad un forte cambiamento in questo senso: è infatti elevata l’aspettativa della presenza di sensori che li avvertano di problematiche all’impianto idraulico o all’elettricità, piuttosto che degli avvisi al rientro/uscita dei loro familiari da casa.

Insomma, la casa dovrebbe comunicare ed essere utile anche quando non è possibile essere presenti fisicamente, tenendo sotto controllo che cosa accade durante la nostra assenza.

#3 – Le città smart

Una mentalità “in rete” consente alle persone di diventare cittadini più efficienti. Per questo, l’analisi ha evidenziato come i possessori di smartphone coinvolti abbiano definito delle linee guida per le città connesse del futuro. In particolare, il 70% si aspetta mappe del traffico cittadino aggiornate in tempo reale e la possibilità di comparare, rapidamente, le varie tariffe domestiche di acqua, gas ed elettricità.

Insomma, è opinione comune che l’intelligenza collettiva e collaborativa diventerà uno dei trend che ci accompagneranno nei prossimi anni, con il 2020 come anno della consacrazione definitiva.

#4 – Il portafoglio digitale

Come precedentemente analizzato, avere praticamente sempre in tasca uno smartphone è un elemento disruptive per il mondo del mobile payment. Apple e Google in primis stanno proponendo soluzioni funzionanti e molto semplici. Ma gli utenti avvertono questa esigenza? La risposta è, senza dubbio, SI.

LEGGI ANCHE: Apple Pay è la vera One More Thing?

Il 48% degli utilizzatori di uno smartphone, infatti, lo utilizzerebbe per pagare beni e servizi, mentre ben l’80% di loro crede che nel 2020 questo tipo di pagamento diventerà mainstream. Dimenticare il portafoglio a casa potrebbe quindi non essere una soluzione così tanto lontana ed irrealizzabile!

#5 – I robot domestici

Questo è uno degli aspetti più ricercati e forse dibattuti da molto tempo, anche prima dell’avvento della rete: è possibile creare ed utilizzare in maniera intelligente i robot per aiutare l’uomo nella vita di tutti i giorni? L’analisi Ericsson mostra che il 64% degli intervistati si aspetta che i robot diventino parte della loro quotidianità entro il 2020, aiutando in compiti pratici quali la lavanderia, la cucina di piatti semplici, la scelta dell’alimentazione e diventando persino una compagnia quotidiana.

Questi sono gli aspetti più rilevanti dell’analisi annuale del ConsumerLab di Ericsson. Degni di nota sono anche l’aspettativa di nuove forme di comunicazione tramite wearable (ci si spinge anche oltre, immaginando una comunicazione tramite il pensiero), lo sviluppo di una sharing economy (che possa condividere con altri, in maniera efficiente, risorse non utilizzate) e l’aiuto della tecnologia per vivere una vita migliore e più duratura, tramite oggetti ed app intelligenti.

L’analisi completa la trovate qui, mentre la presentazione riassuntiva la potete trovare a questo indirizzo.

E voi Ninja, siete d’accordo con questa analisi? Avete altre aspettative da realizzare con la tecnologia?

Scrivetecelo, come sempre, nei commenti!