creare-app-goodbarber

Come creare un’app senza sapere nulla di programmazione

I consumatori stanno spingendo le imprese, i liberi professionisti e il settore pubblico ad una “trasformazione digitale” attraverso le applicazioni mobile: è una rivoluzione simile a quella che  conseguì venti anni fa dalla nascita di internet, ma oggi ha un formato più piccolo e tascabile, quello dei nostri smartphone e tablet.

Le app oggi possono offrire infiniti contenuti e modi di fruizioni: per questo motivo si può dire che il mobile marketing è divenuto uno strumento fondamentale per tutti i business. Ed eccoci al punto di partenza: se hai capito che è il momento per la tua attività di entrare nel mondo delle applicazioni mobile, ti sarai già scontrato con la difficile realtà che creare un’app può comportare costi di realizzazione non sempre praticabili.

Per fortuna, anche nel campo dello sviluppo mobile c’è stata un’importante rivoluzione ed oggi puoi creare la tua app senza sapere nulla di programmazione.

Se ti senti pronto per metterti alla prova, oggi ti mostriamo come sviluppare un’applicazioni in pochi e semplici step grazie a GoodBarber, la piattaforma web per creare app native per iOS e Android senza nessuna conoscenza di sviluppo. Con GoodBarber puoi provare a creare la tua app gratuitamente: hai infatti a disposizione 30 giorni di prova con assistenza tecnica senza obbligo di pagamento

Tutto ha origine dal Design

come-creare-app-goodbarber

Lo scopo principale dello sviluppo di un’app deve essere quella di offrire una proposta di valore unica ed efficiente. Per questo motivo uno dei primi obiettivi per creare un’app è quello di realizzare un buon design e rendere dunque il risultato app-etibile! Non tutti però abbiamo il talento creativo né l’ispirazione per progettare un design accattivante: come fare dunque?

GoodBarber offre una vasta e dettagliata libreria di modelli contenenti più di 100 ispirazioni, e un percorso in 5 passi per una progettazione rapida e guidata che permetta all’utente di restare concentrato su ciò che darà vita ai contenuti, la user-experience. Tutto in una semplice e intuitiva interfaccia visiva, senza bisogno di digitare nessun codice di programmazione.

Puoi verificare il risultato con una comoda anteprima e una prima visione a 360° dell’app durante la creazione. Infine puoi verificare anche il risultato sui diversi formati di device mobile perché GoodBarber progetta le vostre app in Adaptive Design: per ogni tipo  di contenuto da te aggiunto alla tua app, GoodBarber utilizza un template personalizzato per iPad e per smartphone. Potrai limitarti a progettare l’app una sola volta, ma avrai comunque sia la versione iPad che quella smartphone.

L’importanza del contenuto

come-creare-app-goodbarber

Ora che abbiamo la struttura della nostra app, arriva il secondo difficile step: la creazione dei contenuti.

Se sei già presente nel web con un sito, un blog, i vostri social network, puoi connettere la tua app facilmente a questi canali: avrai così una comunicazione coerente e coordinata della tua attività o brand e senza dover rimettere mano ai contenuti.

Se invece vuoi realizzare contenuti nuovi o se hai scelto di creare un’app nativa che sia anche la tua unica presenza sul web, il built-in CMS presente su GoodBarber 3 offre un set completo di strumenti per la creazione e la gestione di diversi tipi di contenuto. Potrai pubblicare articoli, video, foto e tracce audio e organizzare il tutto tramite una navigazione multi-livello direttamente dal back office di GoodBarber, senza doversi appoggiare a servizi esterni.

Testiamo la nostra app

come-creare-app-goodbarber

Diamo ora un’occhiata veloce alla nostra app e prepariamoci a metterla alla prova: durante la creazione con GoodBarber avete avuto a  disposizione un’anteprima molto responsive, che mostra in tempo reale tutte le modifiche che si stanno apportando.

Tramite l’app My GoodBarber puoi testare la tua app nativa prima ancora di generarla. Infine prima di inviare l’app agli store GoodBarber consegna la versione Adhoc della tua app, l’esatta copia di quella che verrà consegnata agli store, che potrai installare sui tuoi dispositivi per ulteriori test.

Ed ora pubblichiamo la nostra app

come-creare-app-goodbarber

Abbiamo la nostra app e siamo pronti a pubblicarla, ma in quale app store?

La risposta è semplice: in qualsiasi app store!L’app che hai progettato con GoodBarber è valida per iPhone, iPad, Android e HTML5.

Ora hai due strade davanti a te: puoi pubblicare autonomamente la vostra app  seguendo il percorso guidato creato da GoodBarber, oppure affidarti al suo team. Infatti per coloro che non vogliono lanciarsi nei processi di generazione, è possibile scegliere l’opzione GoodBarber Takes Care e  godersi in tranquillità l’inizio di questa nuova avventura.

La mobilità è  un’opportunità oggi imperdibile per ogni azienda, istituzione, libero professionista. Non si può più restare dietro ad un desktop o chiusi in un negozio: bisogna andare dove vanno i clienti! È un cambiamento alla portata di tutti: creare un’app oggi è facile e ha un costo accessibile grazie agli app builder come GoodBarber.
Sei pronto dunque per la tua app revolution?

È arrivato Magento 2.0: ecco tutte le novità [INTERVISTA]

Se ne parla da anni, ma finalmente la release 2.0 di Magento è disponibile per il download.

Inutile dire che la crescita vertiginosa di piattaforme quali Shopify e WooCommerce hanno contribuito all’aumento della curiosità nei confronti di ciò che Magento avrebbe tirato fuori dal cappello: le funzionalità offerte dalla piattaforma rimangono pressapoco le stesse ma, dagli utilizzatori IT agli E-commerce Manager, le novità sono tante per tutti.

Per raccontarvele abbiamo fatto una lunga chiaccherata con Marco Dalla Libera di Alpenite, unica azienda italiana ad essere riconosciuta come Gold Partner di Magento e da sempre focalizzata sul mondo Enterprise, e Andrea Saccà, sviluppatore front-end certificato Magento e fondatore di Magentiamo, il primo blog italiano dedicato al CMS oggetto dell’articolo.

Buongiorno Marco e Andrea, benvenuti su Ninja Marketing. Magento 2.0, finalmente. Cosa cambia?

[Marco] La nuova release si è focalizzata soprattutto su quelli che erano i limiti strutturali della piattaforma, così da renderla più scalabile per l’amministratore di sistema e più performante per l’utente finale.

In particolare per quanto riguarda il mondo Enterprise, Magento si è sempre rivelata la scelta vincente rispetto ad altre piattaforme ma, quando si parlava di progetti più corposi, la scalabilità della versione 1 aveva qualche limite rispetto a soluzioni come Hybris e Demandware. Il focus è quindi stato posto sulla scalabilità dei sistemi in situazioni multi-store e multi-catalogo, gestendo in maniera più performante database di grandi dimensioni.

Se da un lato questo potrebbe essere considerato un aspetto negativo in quanto non sono state portate grandi migliorie dal punto di vista delle funzionalità – caratteristica per la quale Magento non era da considerarsi seconda a nessuno – d’altro canto il replatforming era inevitabile per una piattaforma PHP nata tanti anni fa e non completamente in linea con le tecnologie attuali.

Il punto è proprio questo: come la prenderà il mercato? Quando la versione 1.x non sarà più mantenuta come si comporteranno tutte quelle aziende che si troveranno a dover fare un upgrade della loro piattaforma? Passare a Magento 2.0 sarà un’operazione tutt’altro che indolore e inevitabilmente le aziende si troveranno a considerare le alternative di un mercato oggi molto più maturo. Si stanno prendendo un bel rischio.

Uno sviluppo open source che si è prolungato oltre il previsto.

[Marco] E’ vero, la release ha tardato un po’, sono almeno tre anni che se ne parla. Di certo non hanno aiutato i terremoti societari provocati prima dall’uscita di Yoav Kutner (CTO e co-fondatore di Magento) e Roy Rubin (fondatore e COO), e poi dalla separazione tra PayPal e eBay (fino a pochi mesi fa proprietaria di Magento).

Il progetto era faticoso e ambizioso, e per non perdere la leadership di mercato a livello di funzionalità era importante non fare passi falsi. Per tutti questi motivi la release 2.0, con una situazione societaria più serena e con una piattaforma ancora più potente di prima, non è da considerarsi un punto di arrivo bensì un nuovo punto di partenza.

Nulla di nuovo invece per quanto riguarda lo sviluppo open: la piattaforma continua ad essere sviluppata da una fortissima community moderata e gestita da un team centrale di Magento.

Quali novità per sviluppatori e store manager?

[Marco] Tutto, anche se in realtà, trattandosi di un framework PHP, chi aveva imparato a lavorare con la precedente versione non troverà enormi difficoltà ad adattarsi: non è più difficile, solo più strutturato.

[Andrea] Sì, la struttura del front-end, così come la struttura del CMS e delle estensioni, è stata completamente rivisitata. Sarà più semplice ora creare un tema per Magento e renderlo scalabile e mantenibile nel futuro. Sono state introdotte molte novità per agevolare lo sviluppo: LESS per un CSS dinamico e jQuery, che va a sostituire la libreria Prototype. La struttura delle cartelle è stata rivista, ed ora, come accade per la maggior parte dei CMS, il tema risiederà in un’unica cartella. Anche la personalizzazione delle estensioni sarà più semplice: in particolare quelle che aggiungeranno funzionalità al front-end avranno una cartella specifica da importare nel tema per modificare o integrare i file dove necessario.

[Marco] C’è da sottolineare però che, a proposito di estensioni, si riparte da zero: quelle sviluppate e disponibili per la versione 1.x non sono compatibili con la versione 2. Naturalmente Magento ha permesso ad alcuni partner di iniziare a lavorare con un certo anticipo e per questo sono già disponibili sia estensioni di funzionalità sia di migrazione dei dati.

[Andrea] Due parole poi sull’interfaccia di amministrazione che è stata notevolmente rivisitata, migliorandone l’usabilità da parte degli store manager: molte voci di menu sono state inglobate in gruppi per una più facile gestione da parte di chi gestisce catalogo, ordini e attività di marketing.

Per non dilungarci oltre su questo punto invito chi volesse entrare maggiormente nei tecnicismi a fare un salto sul nostro sito, Magentiamo, dove abbiamo pubblicato le slide (in italiano!) proposte ai recenti eventi di training dedicati alla nuova release: sono un ottimo punto di partenza per chi volesse cominciare a sviluppare con Magento 2!

Infine, due parole sullo stato di salute dell’ecommerce.

[Marco] I numeri crescono anche in Italia ma sempre ad un ritmo inferiore rispetto a quello che accade in molti altri Paesi. Non si tratta di frasi fatte quando diciamo che il problema rimane l’approccio con cui sia il consumatore che l’azienda affrontano il tema dell’Ecommerce.

Il mio parere personale è che l’approccio delle aziende non sia adeguatamente strutturato: se all’estero ci capita spesso di confrontarci con clienti che presentano business plan pluriennali con una previsione chiara del ritorno economico previsto, in Italia si fa spesso ecommerce per cavalcare un trend e perchè si sente l’obbligo di farlo, senza obiettivi chiari e senza allocare il budget adeguato.

Nel settore fashion c’è molta attenzione al fenomeno omnichannel; più di tutti sono loro a vederlo come un must have e chi lo ha previsto nella propria strategia commerciale ha riscontrato un incremento dei volumi di vendita. La cosa più affascinante dell’omnichannel è che porta ad un radicale cambiamento delle dinamiche aziendali, poichè aree prima apparentemente distanti come la logistica e il marketing online ora hanno la necessità di avere una visione condivisa.

Click 'n' Pizza, il food delivery in un bottone

Click ‘n’ Pizza, il food delivery in un bottone [INTERVISTA]

click_n_pizza

“Metti un tool nelle mani dei tuoi consumatori ed avrai sempre l’occasione di costruire un rapporto con loro”. Si presenta così La Comanda, startup dell’Internet of Things che abbiamo conosciuto al Frontiers Of Interaction e che punta a realizzare soluzioni per semplificare la vita delle persone, attraverso device che diventino l’interfaccia semplice e immediata da utilizzare nel nostro quotidiano. E il primo esempio di questi utili tool ha uno style tutto italiano.

Si chiama Click ‘n’ Pizza il bottone che rivoluzionerà il mondo del commercio elettronico e del takeaway, offrendo un’esperienza di ordinazione facile e veloce e la creazione di un canale unico per comunicare direttamente con i clienti. Il pulsante si fissa magneticamente alla porta del tuo frigorifero offrendo tre diverse possibilità: ordinare la tua pizza preferita automaticamente in un click, selezionare tra diversi condimenti o scegliere una delle promozioni del tuo pizzaiolo di fiducia.

Il futuro è già a portata di mano con una soluzione che strizza l’occhio al marketing e che ci semplificherà la vita non solo nel food delivery, per questo abbiamo rivolto alcune domande a Carlo Brianza, ingegnere, CEO & Founder di La Comanda.

Un device per costruire una relazione con i clienti, da dove nasce La Comanda?

Click 'n' Pizza, il food delivery in un bottone

La Comanda nasce dall’idea di voler rendere più semplice, più veloce e più divertente un’azione per noi ricorrente.

Nello specifico della pizza, l’azione è particolarmente ricorrente, perché le persone non solo ordinano frequentemente, ma ordinano quasi sempre la stessa pizza. Quasi tutti i mangiatori di pizza mangiano sempre la stessa.

A me, ad esempio, piace la pizza diavola e anche quando vado in pizzeria, leggo tutto il menu ma alla fine scelgo sempre quella!

Era ancora più semplice inserire la nostra soluzione in questo specifico contesto, anche se, mano mano che abbiamo iniziato a lavorare sul design e sulla user experience, ci siamo accorti che questa soluzione è adatta anche ad altre tipologie di cibo. Click ‘n’ Pizza non è solo un one click, ma permette una customizzazione e questo ha aperto tutta una serie di scenari. A differenza di altre soluzioni di Iot che si vedono sul mercato, che hanno solo un pulsante e non permettono una scelta, chi usa Click ‘n’ Pizza può anche cambiare i propri gusti e le proprie scelte.

Inoltre una caratteristica importante è il display, che serve a creare una relazione: Click ‘n’ Pizza non è un pulsante fisso, da schiacciare e basta, ma è un elemento vivo, che comunica attraverso il suo display.

Ed è lì che nasce la relazione, perché al di là della semplice conferma dell’ordine effettuato, riceverò altre comunicazioni, come offerte speciali dal mio pizzaiolo preferito, promozioni in occasioni di partite o di eventi particolari.

LEGGI ANCHE: Il White Paper di Digital Magics e il futuro delle startup in Italia

Altro aspetto estremamente importante è la rilevanza di questo display. A differenza dello smartphone, sul quale ricevo qualsiasi genere di comunicazione, che fa rumore e sul quale i messaggi promozionali sono spesso inopportuni e quasi fastidiosi, il display di Click ‘n’ Pizza, invece, è sul frigorifero. Dunque io leggerò il messaggio promozionale al posto giusto e al momento giusto, quando sto pensando alla mia cena. Il messaggio così mi coglierà proprio nel momento in cui ho l’apertura mentale per ricevere questo tipo di comunicazione.

Usato in maniera intelligente Click ‘n’ Pizza va effettivamente a creare una relazione: oltre a essere bello e facile da usare, è molto stylish e ha un aspetto importante di comunicazione, anche considerato che oggi tutti i clienti chiedono sempre di più un dialogo con i propri fornitori.

La possibilità di essere contattati dall’azienda che mi offre un bene o un servizio in maniera rapida, lo rende un plus.

La vostra idea è totalmente innovativa nel mercato IoT italiano?

Click 'n' Pizza, il food delivery in un bottone

Fino ad oggi non ci sono altri prodotti che abbiano le caratteristiche di Click ‘n’ Pizza. Si sono visti altri esempi, come il bottone di Amazon. Questo significa che è un terreno fertile, su cui si stanno muovendo anche i grandi, come Google, Microsoft, Apple, Amazon. Ed è sicuramente il futuro per quanto riguarda una nuova forma di user experience e di interazione con le persone.

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo declinato questa soluzione in un dispositivo molto carino e particolare, che fortunatamente si differenzia molto da quello che c’è oggi sul mercato, buttandoci su un settore specifico, quello del food delivery e in particolare della pizza.

Il nome La Comanda è un nome italiano che già dice tutto: parliamo di pizza e lo costruiamo in Toscana, ma ovviamente lo vendiamo all’estero.

Quanto ha contato l’esperienza maturata in Nokia nella progettazione della tua idea?

Click 'n' Pizza, il food delivery in un bottone

Ha contato molto: in Nokia ero responsabile delle vendite dei telefoni multimediali, che erano telefoni con fotocamera, musica e giochi e poi sono passato alla vendita dei servizi. Dovevo cioè valorizzare un servizio che veniva veicolato da un’app. Dieci anni fa era qualcosa di pioneristico raccontare alla gente che si potevano scaricare applicazioni, giochi, musica. Veicolare un servizio tramite un hardware significava renderlo semplice per il cliente, fare in modo che le persone lo utilizzassero effettivamente in modo immediato.

Pizza in un click, poteva davvero pensarci solo un italiano?

Chi può dirlo? La pizza è italiana certo, ma l’idea di un pulsante per ordinare la pizza poteva venire a chiunque, perchè se andiamo a vedere i numeri il mercato dell’home delivery in Italia c’è, è presente, ha la sua fetta di mercato ed è anche in crescita, ma confrontato con i numeri che ci sono all’estero, è ancora molto basso.

Negli Stati Uniti, ad esempio, più del 36% delle pizze viene consegnato a domicilio, dunque su tre miliardi di pizze all’anno, un miliardo è consegnato a domicilio. E addirittura in Canada la percentuale sale al 60%, dato che le condizioni geografiche e climatiche, così come le distanze, rendono diverso il comportamento del consumatore. Negli Emirati Arabi, ad esempio, è all’opposto: in alcuni periodi fa troppo caldo per uscire e la consegna a domicilio diventa la soluzione.

In Italia abbiamo delle condizioni sia geografiche che climatiche che in effetti non stimolano tanto questo tipo di servizio. Nelle nostre città è più o meno tutto a portata di mano e non fa mai così freddo o così caldo da non poter uscire.

Quindi l’idea è venuta ad un italiano, ma poteva venire forse più facilmente a qualcun’altro.

La Comanda è solo per clienti “da divano e tv” o prevedete sviluppi futuri su altri tool?

Click 'n' Pizza, il food delivery in un bottone

Sì, noi ci stiamo muovendo anche con un secondo dispositivo che abbiamo anticipato l’anno scorso a Barecellona, Trillio, realizzato in collaborazione con Design Group Italia, il più importante studio di design di Milano.

Lo stiamo attualmente reingegnerizzando e lo presenteremo a gennaio a Las Vegas, al CES. Si tratta di un dispitivo che cambia completamente settore e si rivolge al mondo della sanità, pur rimanendo la filosofia di base, che è quella di fornire un servizio utile e importante da fruire in maniera estremamente semplice.

Anche nel caso di Trillio andiamo a creare una user experience disegnata attorno all’utilizzatore. Questo in fondo è il grosso limite dello smartphone, che ha un’unica interfaccia e gestisce qualsiasi funzione da quell’unica interfaccia. Non è detto che sia sempre l’interfaccia migliore: se in mobilità ci si può adattare, probabilmente in altri contesti, come a casa, appunto, possono esserci soluzioni migliori.

L’esempio classico è quello del coltellino svizzero che sicuramente ci torna utile in campeggio anche per aprire la bottiglia, ma che a casa viene volentieri sostituito dal più comodo cavatappi. Fuor di metafora, è questa la filosofia dietro la creazione di un dispositivo verticale dedicato ad una specifica funzionalità.

4 modi per rendere grandioso il Black Friday dei tuoi clienti online

Il Black Friday è il giorno in cui i cacciatori di occasioni di tutto il mondo vanno alla ricerca di sconti e offerte speciali. Negli Stati Uniti e nel resto del Mondo, il Black Friday si tiene sempre il venerdì dopo il Giorno del Ringraziamento, l’ultimo venerdì di novembre.

Quali sono le origini del termine?

Tra le ipotesi più avvalorate possiamo citarne due, entrambe legate al termine anglofono “black”. Una sembrerebbe far riferimento al colore dell’inchiostro utilizzato sui registri contabili per trascrivere la crescita delle vendite fatte segnare in quel giorno, al contrario del rosso delle perdite. Una seconda tesi, dalle sfaccettature negative, fa riferimento al traffico caotico che bloccò le strade di Philadelphia nel 1960 a causa dell’evento consumistico.

Tralasciando i significati nascosti del termine e spostando la nostra analisi sui motivi del successo dell’evento possiammo facilmente dedurre che la popolarità, lo sviluppo e la diffusione dello shopping online ha reso globale tale evento, superando i confini americani e raggiungendo tutti i continenti del mondo.

Il Black Friday in Italia: numeri alla mano

Non tutte le nazione hanno beneficiato del Balck Friday. Nel novembre del 2014, secondo dati Istat, l’Italia ha fatto segnare una crescita del “Commercio al dettaglio” dello 0,2% rispetto al 2013 con riferimento ai prodotti alimentari, mentre è rimasto invariato il comparto dei prodotti non alimentari. Poco male, direte voi!

Al contrario si registra una crescita cospicua delle vendite online, figlia di un nuovo modo di vivere l’esperienza d’acquisto e di una minore percezione del rischio economico legato ai pagamenti online. In sostanza, contemporanei pantofolai possono acquistare questo o quel prodotto seduti comodamente sul divano con un semplice clic, senza rischiare il furto del codice della carta di credito da un qualsivoglia hacker.

Non è un caso che l’eCommerce italiano fa registrare una crescita totale dell’8% in più rispetto al 2013, con una crescita ulteriore prevista per il 2015; toglierei dunque il “poco” all’esclamazione “poco male” sopra citata.

Vista la premessa, forse un pò pedante ma necessaria, come possiamo rendere grandioso il Black Friday dei nostri clienti online, indipendentemente dalla grandezza di un’azienda e dall’evento stesso? Di seguito ho segnato quattro consigli utili per emergere tra le innumerevoli attività online sul mercato.

LEGGI ANCHE: I tool per un eCommerce di successo

1. Potere al popolo: ascoltare i consumatori

I rivenditori dovrebbero impegnarsi ad ascoltare i propri consumatori. Aumentando l’ascolto social, le aziende saranno in grado di capire le opinioni e le valutazioni dei loro clienti chiave (HUB), nonché di anticipare eventuali problemi che si potrebbero presentare.

Il coinvolgimento dei consumatori inizia con un buon ascolto, solo dopo si acquisiscono e si fidelizzano.

2. Risposta rapida: ogni cliente merita un feedback

I social media hanno dato ai consumatori un potere maggiore. Giampaolo Fabris, uno dei più lungimiranti sociologi italiani, parla di consumAttori: individui capaci di decidere sulle sorti di un prodotto o di un’azienda e di non subire le logiche spietate del mercato. Sempre più spesso i clienti pongono i loro quesiti e reclami attraverso i social media.

Con l’enorme quantità di clienti fatta registrare negli anni durante il Black Friday, i rivenditori devono sforzarsi per mantenere alti i livelli di servizio al cliente e rispondere in modo rapido ed efficace alle richieste. Ogni cliente è un VIP e deve essere trattato come tale.

3. Convergenza tra i canali di comunicazione

La sfida principale per le aziende riguarda l’utilizzo frammentato dei canali di comunicazione da parte dei consumatori. Questi si aspettano che le informazioni convergano e siano disponibili attraverso i vari mezzi di comunicazione.

La convergenza tra i canali di comunicazione soddisfa un bisogno primario dei consumatori globali, quello di cambiare il modo in cui possono contattare le organizzazioni a seconda delle situazioni in cui si trovano; da web, mobile fino alla carta stampata.

Per le imprese questo significa migliorare il percorso della ricerca di informazioni del cliente e di offrire canali alternitivi di contatto.

4. Aggiornamenti in tempo reale

Considerato il grande flusso di clientela, o per lo meno quello sperato, i responsabili dell’assistenza clienti dovrebbero utilizzare i social media per aggiornare i consumatori sulle promozioni, orari di apertura, e anche sulle disponibilità di magazzino.

Se un rivenditore sa che è a corto di un prodotto particolararmente richiesto dovrebbe aggiornare immediatamente lo stato della pagina aziendale di Facebook per informare i potenziali clienti.

Ancora una volta la via maestra da seguire per entrare nelle grazie dei clienti online sembrerebbe essere quella social. Social media is the new black e mai meme è stato più appropriato.

Ninja Social Oroscopo della settimana dal 26 novembre al 2 dicembre

Cari guerrieri, il ninja social oroscopo di questa settimana con Marte e Venere nell’esteta segno della Bilancia parte subito con una dichiarazione dell’Oxford Dictionaries: le emoji non saranno forse una nuova forma d’arte ma di sicuro una nuova forma di comunicazione. Amate o odiate le faccine gialle sono il linguaggio dei social e quindi della nostra vita. Ma come la prenderano i segni questa settimana???

Il Leone con Mercurio a favore le usa per comporre dei rebus, come il comunicato stampa della Chevrolet. Così quando il destinatario ha decifrato il messaggio il Leone ha già raggiunto il livello successivo… è un pò competitivo in questa settimana! L’ariete userà le icone per mandare messaggi minatori così non ci sarà bisogno di essere brutali: la bomba ha un significato chiarissimo!

Nel Toro trionfano cuoricini e gattini a tutto spiano, anzi magari anche da utilizzare come hashtag su Instagram… casomai il concetto non fosse sufficientemente chiaro.

La Vergine in questo periodo è tutta una profusione di vocaboli in qualsiasi lingua e linguaggio: dal codice binario alle emoji sarà impossibile farla stare zitta! Di contro i Pesci saranno muti (come pesci appunto) ed al massimo si esprimeranno a gesti… anzi a gestacci!

I gemelli più che ad esprimersi penseranno questa settimana a godersi la vita, anche quella degli altri, così si dedicheranno a raccogliere le storie con la app Story Corps e a farne racconti in fumetti… I primi a farsi intervistare saranno i Capricorno che nonostante la poca voglia di dialogare non potranno resistere al fascino delle interviste e della fama.

L’Acquario in questo periodo più che mai ama tutto ciò che è nuovo e quindi non vede l’ora che sia disponibile il prossimo aggiornamento IOS per scoprire ed utilizzare subito le nuove emoji. Anzi, se fosse possibile, vorrebbe suggerirne alcune, magari un po’ sexy! A questo punto il CAncro si sente di intervenire non solo perchè a lui le emoji sexy questa settimana non serviranno, prevedendo una vita sessuale pari a quella delle foche, ma perchè potrebbero addirittura innervosirlo parecchio!

La Bilancia crede che nulla spieghi meglio il suo stato d’animo questa settimana della faccina con gli occhi a cuore mentre lo Scorpione, particolarmente paranoico questa settimana, sarà felice e rasserenato dal sapere che anche Facebok si è attrezzato per liberarci velocemente dagli ex. Così anche se di una emoji dovesse farne una tragedia saprà subito che funzione attivare.

Sarà il saggio Sagittario a metterci tutti d’accordo: emoji si ma con prudenza perchè i dialoghi hanno pur sempre bisogno di tutto il loro tempo!

trend 2018

SEO e eCommerce: come migliorare il posizionamento del tuo store online

Hai progettato il tuo eCommerce, lo hai messo online e stai iniziando a ricevere le prime visite da parte di tuoi possibili clienti. Ma cercando il tuo eShop su Google, ancora non riesci a vedere miglioramenti sul tuo posizionamento.

Te lo avevamo anticipato durante la prima PrestaShop Masterclass: avere un eCommerce significa non poter mai stare con le mani in mano, ma doversi sempre occupare di piccoli miglioramenti che renderanno più piacevole l’esperienza del tuo cliente e più fruttuosa la tua presenza online.

Per questo abbiamo pensato di organizzare un secondo incontro online gratuito insieme a PrestaShop, dedicato proprio al SEO per eCommerce. Potrai seguire i consigli di Ivan Cutolo, Consulente eCommerce & SEO, durante la prossima PrestaShop Masterclass il 15 dicembre!

Spesso si progetta, si costruisce e si mette in rete un eShop senza chiedersi come rendere visibile il proprio negozio in rete. Ma non disperare, c’è sempre tempo per mettere a fuoco le criticità e migliorarsi.

#1 Metti a fuoco le strategie

strategie ecommerce

Ora che hai capito che nel tuo negozio online c’è ancora qualcosa da migliorare, inizia a farti una nuova domanda: nel costruire il mio shop online, ho pensato al rapporto tra SEO e eCommerce?

Essere sul web è ormai indispensabile, ma essere visibile, magari tra i primi risultati dei motori di ricerca, è la chiave per raggiungere più acquirenti possibili per i tuoi prodotti, che siano lampade artistiche fatte a mano, pezzi di ricambio per motociclette o capellini ricamati per bebè.

Imposta una strategia chiara, individuando il tuo target di riferimento e pensando attentamente a come le descrizioni dei tuoi prodotti possono influenzare i click degli utenti.

#2 Organizza e ottimizza

organizza e ottimizza il tuo ecommerce

Il secondo passo dopo aver identificato la tua strategia di eCommerce e SEO è quello di organizzare i tuoi contenuti seguendo alcuni importanti principi di ottimizzazione.

Ricorda che per essere visibile il tuo sito dovrà essere pensato secondo parametri SEO come titolo, descrizione, attributi, categorie, link interni e schede prodotto.

#3 Aiutati con i tool

tool e-commerce

Alcuni tool possono, come quelli di Google, possono aiutarti a migliorare il tuo posizionamento online. Ovviamente però, prima di chiedere la luna, dovrai studiare i dati, verificare le tue strategie e mettere in pratica quei piccoli aggiustamenti che ti porteranno a far volare il tuo eShop nell’Olimpo delle prime tre posizioni, quelle che puoi facilmente consultare anche da mobile!

Google Analytics, Webmaster Tools e Insight for search, sono solo alcuni dei nomi che dovrai imparare a conoscere.

#4 Migliora le conversioni

come migliorare le conversioni sugli e-commerce

Hai costruito il tuo shop online, pensato alla SEO per eCommerce, utilizzato i tool. E ora ci sei quasi, stai per diventare un vero retailer del web. L’ultimo passo da non dimenticare, mai, sono le vendite. Come passare dall’essere stati trovati all’essere stati cliccati?

Migliora le conversioni del tuo shop, magari implementando moduli aggiuntivi per aumentare le conversioni. Scoprirai che il tuo mercato potenziale non si ferma alla vicina di casa.

Segui la PrestaShop Masterclass di Ninja Academy, migliora il tuo lato SEO

PrestaShop Masterclass di Ninja Academy

Per riflettere sull’importanza della visibilità e sulla necessità di mettere a fuoco alcune strategie SEO per migliorare il posizionamento del tuo eShop sui motori di ricerca, segui la nuova PrestaShop Masterclass su Ninja Academy il 15 dicembre, dalle ore 17 alle ore 18.30.

Scoprirai che ottimizzare il lato SEO di un eCommerce è il primo step per la scalata ai primi posti di ricerca, ma anche come configurare i parametri base ed avanzati della piattaforma CMS di PrestaShop e i moduli aggiuntivi da configurare per avere un sito ottimizzato.

Riceverai anche imperdibili consigli su come incrementare le vendite e automatizzare i processi, per rendere davvero grandioso il focus più importante della tua attività, le vendite.

Cosa imparerai durante la PrestaShop Masterclass con Ivan Cutolo

Ivan Cutolo PrestaShop Masterclass

Grazie agli utili consigli di Ivan Cutolo, Consulente eCommerce & SEO Strategy, imparerai come ottimizzare onsite il tuo shop in PrestaShop lato SEO, conoscere alcuni tools utili per analizzare il tuo negozio online, ma anche come implementare Search Console e Analiytcs e infine come creare un carrello a prova di conversione.

Se la sera prima di addormentarti le tue domande sono “Il mio sito è visto bene agli occhi di Google? Come posso ottimizzarlo? Quali moduli usare per incrementare le vendite?”, allora non perderti la PrestaShop Masterclass gratuita, online il 15 dicembre.

Iscriversi è semplicissimo! Segui le istruzioni, compila il form di iscrizione e attendi la mail di conferma con tutte le indicazioni.

notebook-big

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS 

PrestaShop Masterclass

SEO & eCommerce: come incrementare visite e conversioni di uno store online

con Ivan Cutolo
Martedì 15 dicembre, dalle ore 17.00 alle 18.30

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

Facebook e fundraising: il social è sempre più sociale

In quest’ultimo periodo Facebook si sta dimostrando particolarmente attento ai temi sociali. Sarà che i fatti di cronaca lo richiedono, sarà che lo Zuckerberg-futuro-padre sta svelando sempre di più il suo lato umano, o sarà piuttosto che la sua conquista del web sotto ogni aspetto e campo sembra non volersi arrestare di fronte a nessuna nuova sfida. Ad ogni modo, questa è la volta del fundraising: il social ha dichiarato ufficialmente di aver creato uno strumento per le realtà non-profit, che consente di creare apposite pagine Facebook per gestire singole campagne di raccolta fondi.

Da adesso è possibile, appunto, creare una pagina verificata con contenuti multimediali dedicati ad una specifica campagna, ma soprattutto raccogliere direttamente le donazioni degli utenti attraverso il tasto “Fai una donazione” e ampliare la viralità dell’iniziativa grazie alle dinamiche del social.

#GivingTuesday: la campagna di Save The Children

GivingTuesday: la campagna di Save The Children

A ben guardare non si tratta certo di uno strumento completamente nuovo per le sue caratteristiche. La prima cosa che viene in mente è di sicuro la piattaforma di Crowdrise, che funziona in modo analogo per la raccolta fondi. E il principio alla base, se si esclude l’aspetto sociale legato alla beneficienza, ricorda molto anche Kickstarter e Indiegogo, le piattaforme di crowdfunding che danno visibilità a progetti indipendenti di vario tipo, con l’obiettivo di renderli realizzabili attraverso il sostegno economico delle persone interessate ad una specifica causa.

Ma le enormi potenzialità di quest’idea risiedono in un fattore molto semplice: si trova su Facebook. Anzi, è Facebook. Il fatto di poter concentrare le informazioni sulla campagna, la raccolta fondi e la promozione virale dell’iniziativa in un unico posto – e Facebook non è esattamente un posto qualunque – è sicuramente un vantaggio innegabile.

Non è poi così inverosimile che in una prospettiva futura le applicazioni di questo strumento possano essere estese anche al di fuori dell’ambito sociale. Già oggi i social giocano un ruolo fondamentale per tutte le piattaforme di crowdfunding, convogliando sui loro siti una buona percentuale di traffico e moltiplicando l’eco di tanti progetti e cause di ogni tipo.

Techcrunch già vede in questo nuovo progetto un possibile competitor per realtà come Kickstarter: direttamente interrogato sulla questione, Facebook ha per ora confermato però che si tratta di uno strumento pensato solo per il non-profit. Staremo a vedere.

Intanto iniziamo a conoscerlo meglio, perché c’è da scommettere che presto diventerà molto familiare nel nostro feed. O almeno c’è da augurarselo. Ecco le funzioni principali e i vantaggi per le organizzazioni non-profit:

  • Avere una pagina verificata a disposizione per la singola causa, con foto e video che ne raccontino storia e motivazioni
  • Invitare a partecipare alla campagna e accrescerne l’awareness, attraverso il semplice tasto “Partecipa”
  • Ricevere le donazioni direttamente attraverso Facebook, con il tasto “Fai una donazione”, a mezzo Paypal o carta di credito/debito
  • Personalizzare le donazioni: sono presenti delle cifre prestabilite, ma chi dona può decidere anche di inserire un importo diverso, compreso tra 4 € e 896 €
  • Tenere aggiornati i sostenitori della causa sul raggiungimento dell’obiettivo, attraverso una barra che mostra l’avanzamento della raccolta
  • Aumentare la viralità della campagna: chiunque può condividere l’iniziativa e invitare i propri amici a donare, con i tasti “Condividi” e “Invita”
La campagna Be the Hero Nature Needs del WWF

La campagna Be the Hero Nature Needs del WWF

Al momento lo strumento è in fase di test e già attivo, grazie all’adesione di 37 partner, tra cui organizzazioni internazionali del calibro di Save The ChildrenUNICEF USA e WWF. In questa fase iniziale è però esteso solo alle cosiddette organizzazioni 501(c)(3), ossia le organizzazioni non-profit con sede negli Stati Uniti, che godono di particolari agevolazioni fiscali.

Per scoprire di più e ricevere aggiornamenti sull’avanzamento del progetto e le nuove adesioni, basta compilare un form direttamente nell’apposita sezione di Facebook. Intanto, chi vuole, può già iniziare a donare.

Di solito si dice che chi fa beneficienza non dovrebbe sbandierarlo ai quattro venti. Da adesso, forse, le cose potrebbero cambiare: condividere la propria buona azione non è necessariamente un male, anzi. Che l’abbiate odiata o meno, pensate semplicemente all’Ice Bucket Challenge dello scorso anno.

Preparati agli acquisti di Natale con il nuovo Google Shopping

Google Shopping si aggiorna e i regali di Natale non sono più un problema

Nelle previsioni sul futuro dell’e-commerce l’attenzione è concentrata su gli acquisti tramite dispositivi mobile, a tal punto che molti hanno affiancato al termine e-commerce quello di m-commerce (mobile commerce).

LEGGI ANCHE: App Myfunwait, fare la fila non sarà più così noioso

Google che da anni combatte contro Amazon, il suo competitor principale, ha preso coscienza di questa evoluzione e ha reagito ad essa realizzando una ristrutturazione della sua piattaforma di Shopping online, per offrire al consumatore un servizio sempre performante e soddisfacente.

Il restyling di Google Shopping

shopping-google

Approfittando dello shopping natalizio, ormai alle porte, Google annuncia un restyling del servizio di Google Shopping tramite mobile. Si tratta dell’aggiornamento più importante che l’azienda californiana abbia mai realizzato dalla sua nascita. La decisione di investire nel mobile è stata presa analizzando i flussi di ricerche effettuate dagli utenti: il numero di queries legate agli acquisti tramite dispositivi mobile, quali smartphone o tablet, risultano essere superiori rispetto a quelle tramite dispositivi fissi, primo fra tutti il tradizionale personal computer.

Google Shopping: trova il prodotto che fa per te

shopping-google-2

L’obiettivo è sempre lo stesso: facilitare la navigazione dei consumatori permettendogli, in tempi brevi, di trovare e acquistare i prodotti ai quali sono interessati. Come? Vediamolo insieme.

Prima di tutto se nel motore di ricerca inserisci una parola generica, come “regali di Natale”, rischiando così di perderti in una quantità infinita di informazioni, Google Shopping corre in tuo aiuto. Riprendendo il modello di Google Immagini, che offre sottocategorie legate a uno specifico termine di ricerca, anche Google Shopping una volta ricevuta una richiesta di prodotto o servizio ti mostrerà solo i risultati legati ad essi e quelli maggiormente ricercati dagli altri utenti. Ad esempio se digiti “robot”, Google Shopping ti proporrà sotto categorie, quali: “collezionabili” e “giocattoli”.

Se, invece, stai cercando un prodotto più specifico, come “albero di Natale”, Google Shopping ti permetterà di filtrare i numerosi risultati di ricerca ottenendo solo i prodotti di tuo interesse, presenti nel mercato virtuale e non solo. Le categorie per filtrare sono: “Ordina per” (punteggio, prezzo), “Venditore” (Amazon, eBay etc.), “Condizione” (nuovi o usati) e “Prezzo ” (qualsiasi, fino a 40€, 40€-70€ etc.). In poco tempo troverai il prodotto finale, quello in grado di soddisfare le tue esigenze.

sreenshot-google-shopping

Google Shopping: sta a te decidere se acquistare online oppure offline

shopping-google-3

E non finisce qui! Google Shopping ti permette di navigare online e di vedere ulteriori informazioni su i prodotti di tuo interesse, senza dover caricare nuove pagine. Direttamente dalla piattaforma di Google è possibile leggere la descrizione del prodotto e le recensioni degli utenti, sfogliare le immagini, vedere il video promozionale e molto altro ancora senza dover abbandonare la piattaforma per andare nel sito ufficiale.

Una volta deciso il prodotto non ti rimane che acquistarlo e anche qui puoi scegliere se farlo tramite modalità online oppure offline. Se sei un tipo tradizionale che ama recarsi nel punto vendita per avere un’ultima conferma sulla decisione d’acquisto, Google Shopping ti offre una lista di tutti i negozi più vicini a te nei quali puoi acquistare o provare il prodotto desiderato.

Riuscirà Google a superare il colosso dell’e-commerce Amazon? Questo ancora non lo sappiamo ma una cosa è certa: Natale si avvicina, è arrivato il momento di fare shopping!

Periscope è il mezzo perfetto per diffondere le informazioni oggi?

Dal 30 ottobre Periscope è attivo sulla nuova Apple Tv: finalmente è possibile guardare i video streaming sullo propria televisione, senza costringere la vista sul piccolo schermo smartphone.

Nonostante l’applicazione sia giovane ha già riscosso molto successo e tra alti e bassi ha decisamente fatto parlare di sé, non solo grazie alle confessioni degli scopers o allo streaming pirata, ma anche e soprattutto grazie all’informazione.

LEGGI ANCHE: Periscope: la rivoluzione della comunicazione video passa da qui?

Le interazioni disponibili per la versione di Periscope su Apple Tv non sono paragonabili a quelle fruibili dallo smartphone – non si possono seguire nuovi utenti, non è possibile portare indietro o avanti il video, nemmeno mettere pausa o commentare in diretta – eppure il suo successo è in ascesa.

Non solo merito della modalità landscape.

Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi

Nella nuova Tv firmata Apple, Periscope diventa un flusso interminabile di video che, uno dopo l’altro, stimolano l’appetito degli appassionati, creando veri e propri fenomeni di binge-watching.

 

Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi

Video da tutto il mondo si susseguono senza freni: persone, paesaggi, colori costringono l’osservatore sul divano, portandolo a desiderarne ancora.

Il numero delle visualizzazioni determina la posizione del video nel feed, ma seduti sul divano il controllo su ciò che si osserva è ridotto.
Questo però non è un limite perché basta un click sul telecomando per iniziare lo zapping.
In questo modo il flusso interminabile di live streaming viene sempre più apprezzato, creando una strana intimità e connessione tra gli scoper e i viewer.

Chi crea il video può parlare a gente di tutto il mondo, chi invece osserva può scoprire cosa accade in ogni angolo del pianeta.

Periscope non offre semplicemente video trash di adolescenti egocentrici, ma porzioni di vita che raccontano la storia e la cultura in tempo reale.

 

Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi

L’importanza di avere informazioni visive dirette e non filtrate degli utenti è stata resa evidente il 13 novembre, in concomitanza degli attentati di Parigi.

L’applicazione non riusciva a reggere il peso degli utenti connessi: tra scopers che volevano trasmettere in tempo reale quello che stava succedendo e user che volevano capire in diretta e con i propri occhi cosa stava accadendo, Periscope non ce l’ha fatta.

Il disservizio derivato dal crash è durato meno di un’ora, ma nonostante la brevità del problema in molti su Twitter si sono lamentati.

Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi

Perché la gente era così interessata a seguire la vicenda su questa piattaforma? Cosa ha di diverso?
Le persone sono stanche di ricevere notizie filtrate e prive di fonti, vogliono sapere davvero cosa accade nel mondo, soprattutto dal punto di vista di chi lo vive.


Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi

Per questo motivo Periscope è una risorsa preziosa per l’informazione, soprattutto ora che vive i favori che un dispositivo come Apple Tv concede.

Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi
Il punto di vista umano, del singolo individuo, umanizza la notizia che spesso sfugge agli occhi di chi non vive direttamente l’esperienza.

Periscope stesso così si definisce sul sito ufficiale:

«E se si potesse scoprire il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro? E se fosse possibile vedere attraverso gli occhi di un manifestante in Ucraina? O guardare il tramonto da una mongolfiera in Cappadocia? Può sembrare strano, ma volevamo realizzare la cosa più vicina al teletrasporto. Esistono diversi modi per scoprire luoghi ed eventi, ma ci siamo accorti che non c’è modo migliore di fare queste esperienze dei video live. Una foto vale più di mille parole, ma i video live ti possono portare in un posto e farti vedere come è».

Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi

Questa citazione racchiude il cuore dell’idea di Periscope, ben chiara sin dal momento della sua ideazione: Kayvon Beykpour e Joe Bernstein nel 2013, durante un viaggio a Instanbul, hanno assistito a una protesta nei pressi di Taksim Square e non riuscivano a vedere cosa stava succedendo.

Potevano accedere alle notizie su Twitter, ma non riuscivano ad avere un’informazione visiva dell’accaduto da nessun social network.

Non solo volevano sapere, loro volevano vedere ciò che gli occhi non potevano osservare.

Nel febbraio dell’anno seguente ha luce Periscope.

Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi

Quest’applicazione non è solo un supporto alla mercé di utenti superficiali, ma una valida risorsa per l’informazione: è un media che ha il potenziale per raccontare la storia e la cultura del mondo.Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi

Se l’algoritmo che adesso sta alla base dell’applicazione per smartphone, oltre che per Apple Tv, riuscisse ad adattarsi ai bisogni del singolo utente, creando un feed personalizzato che sappia accontentare il gusto personale di ogni singolo utente, chi potrà più staccare gli occhi dallo schermo?

Sono ancora tanti i possibili sviluppi e le direzioni che Periscope può intraprendere.
Quest’app dalle mille risorse ha ancora molto da dare e chissà quali saranno i prossimi usi degli utenti.

Credi anche tu che Periscope possa rivoluzionare il futuro dell’informazione?

Digital Warriors: vision e tool del mondo digitale

Sabato 28 novembre, dalle 9.30 alle 13.00, si svolgerà l’evento Digital Warriors. Ecco una prima anticipazione di quello che succederà durante il panel: “Digital Life: Vision & Tool” con Claudio Gagliardini, Andrea Fontana, Francesco Gavatorta e

Perché per un’azienda è importante essere su Google?

Claudio Gagliardini

Perché Google è sempre più il punto di riferimento per miliardi di utenti in tutto il mondo, che oggi fanno ricerche da dispositivi fissi e mobili. Ma non solo. I motori di ricerca non si limitano a rispondere alle ricerche degli utenti; essi dialogano con i sistemi operativi e forniscono informazioni in tempo reale, basandosi sui dati che raccolgono dalla rete, offrendo agli utenti utili “predizioni” (predictive search), su tutto quello che può servirgli e interessargli.

Essere su Google, pertanto, non significa più solamente intercettare passivamente le ricerche degli utenti ma, soprattutto, offrire al motore di ricerca / sistema operativo (Chrome – Android) una serie di informazioni che possono essere offerte agli utenti in determinati contesti o situazioni, aumentando le opportunità di business.

Essere su Google (My Business), pertanto, è un’occasione da sfruttare a 360°, per lo più gratuita, poco impegnativa da gestire e propedeutica per l’avvento di nuove tecnologie e funzionalità, che offriranno molte nuove opportunità a tutte le tipologie di aziende.

Non deve essere dimenticato, infatti, che già oggi Google è molto più della sola dimensione Search, con servizi e applicazioni che permettono di fare tutto quello che oggi può esser fatto in rete.

Come può un’azienda raccontare con successo se stessa in rete?

fontana

Andrea Fontana

Prima di raccontare bisogna ascoltare. Non si racconta mai solo la propria storia, ma bisogna raccontare gli altri, nella propria.
Poi bisogna pensare e conoscere gli interlocutori a cui si sta raccontando. Che storia di vita stanno vivendo?
È necessario pianificare bene i diversi media che ospiteranno la storia e su quali piattaforme farla “girare”. Avere coerenza tra ciò che racconti e ciò che sei e quello che desiderano i tuoi interlocutori.

E infine avere competenze specifiche, non improvvisarsi storyteller: hai fatto un lavoro strategico di analisi dei tuoi lettori? sai scrivere narrativamente? sai costruire mondi visivo-narrativi? Hai idea di come fare il design delle diverse piattaforme del tuo racconto?
Ecco se si gestiscono queste questioni si fa un ottimo processo di narrazione d’impresa.

Quanto è cambiato da quando, nel 1996, Bill Gates proclamò Content is King?

gavatorta

Francesco Gavatorta

Posso essere provocatorio? Da un certo punto di vista, nulla.
Il contenuto è sempre stato il centro di tutto, se si pensa che tutti i media per essere in grado di influire sulla vita delle persone hanno bisogno di “dire” qualcosa. E anche quando ci saranno macchine (e media) in grado di pensare, il contenuto rimarrà sempre la cosa più importante.

Ciò che è cambiato è la consapevolezza di quanto quest’affermazione sia vera, e forse lì sì che Bill Gates ha indicato una strada da seguire. Oggi attorno a “Content is King” si costruiscono metodologie di lavoro che influenzano il modo di parlare, fra utenti e consumatori, di cui non si può più fare a meno. Alcuni fanno parte del DNA del modo di comunicare dell’uomo, altri si sono sviluppati in funzione dei media e dei modelli che nascevano.
Una cosa è sicura: da quella presa di coscienza, non si tornerà mai più indietro.