I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi

parigi_peace

Le immagini degli attacchi di Parigi probabilmente rimarranno impresse nella mente di chiunque, lo scorso venerdì, si trovava davanti un mezzo di comunicazione: una tv accesa, un pc online o – banalmente – con il cellulare davanti. Capi di stato, personalità e aziende si sono spinte ad una dichiarazione di solidarietà alla Francia intera.

Proprio l’immagine d’apertura di questo post, infatti, è stata disegnata nella stessa notte di quel venerdì da Jean Jullien, un designer francese che vive a Londra scosso dalla notizia di cosa stava accadendo alla sua Parigi. Accanto a questo logo, anche il mondo del web ha fatto la sua parte reagendo con partecipazione.

Facebook

parigi_fb
Già sperimentato per il terremoto del Nepal, la primissima reazione del gigante blu è stata l’attivazione della funzione “Sto bene”, un piccolo tasto che chi si trovava nell’area di Parigi poteva cliccare per avvisare i propri amici di essere in salvo.

LEGGI ANCHE: Love Wins: 5 brand gay friendly prima che fosse mainstream

Accanto a questo, nella giornata di sabato Facebook implementa la possibilità di impostare il filtro della bandiera francese alla propria foto profilo in segno di partecipazione. Lo slogan è “We Stand Toghether: #JeSuisParis“.

Twitter

parigi_twitter

Twitter è tristemente il social network protagonista di eventi del genere. La possibilità di leggere tutte le notizie nel tempo più reale possibile, di vedere i trend topic in pochi secondi e di avere una prospettiva globale hanno fatto sì che gli hashtag circolati fossero numerosissimi.

#PrayForParis è uno dei primi tag sorti dal mondo per esprimere la solidarietà degli utenti a tutto il popolo parigino. Particolare attenzione però va data a #ParisOuverte, le parole con cui gli abitanti delle zone colpite dagli attacchi terroristici hanno offerto riparo a tutti coloro i quali erano per strada. E a #RechercheParis, con cui il social aiutava a cercare le persone irrintracciabili al mattino seguente.

Amazon

parigi_amazon

Solidaritè, invece, è la parola che campeggiava sulla homepage di Amazon il giorno dopo. Una parola, una bandiera francese è stato il tributo a Parigi dell’enorme supermercato virtuale.

Google

parigi_google

Il colosso di Mountain View, invece, ha deciso di essere più sobrio nelle immagini mettendo un fiocco nero in homepage in memoria delle vittime di Parigi, ma aiutando concretamente gli utenti dando in regalo chiamate gratuite via Hangout verso la Francia.

Youtube

Anche YouTube, come Facebook ha colorato il suo logo con il blu, il bianco e il rosso, i colori della bandiera francese. In più, cliccando sul logo in homepage, si veniva reindirizzati a questo video riassuntivo creato da France24News.

Ikea France

parigi_ikea

Candele accese invece per IKEA France, che lascia questo messaggio sulla propria pagina facebook.

Ikea, come tutta la Francia, è in lutto oggi di fronte all’orrore che ha colpito Parigi ieri sera. Tutti i nostri pensieri vanno verso le vittime e i loro cari.

LEGGI ANCHE: Forza delle idee, ispirazione e connessione: di cosa ha parlato Tim Cook in Bocconi

Vogue

parigi_vogue

Anche la homepage del giornale di moda più conosciuto si è tinta di nero, aprendo con una foto della Tour Eiffel a luci spente, simbolo del lutto di quegli attentati che tanto hanno scosso la città di Parigi in quel triste venerdì notte.

Google Adwords testa gli annunci via SMS

google-adwords-sms

Ci risiamo! Natale si avvicina e probabilmente avrai già iniziato ad aguzzare le orecchie e ad affinare la vista alla ricerca delle offerte migliori per poter fare ottimi acquisti e doni natalizi, senza prosciugare portafogli e carte di credito.

E se questo è il periodo di preparazione al tradizionale assalto ai negozi nei week end di dicembre, non a caso verso la fine di novembre ricorrono due date che gli amanti dello shopping non si faranno scappare: il 27 novembre si celebra il Black Friday, definito ormai come il giorno d’inizio delle compere natalizie, dove moltissimi prodotti vengono venduti a prezzo scontato, a volte fino al 70% in meno, e il 30 novembre, che sarà invece il Cyber Monday, dedicato agli sconti su tecnologia e prodotti informatici.

LEGGI ANCHE: 5 App per la content curation da mobile

Per gli addetti al marketing e comunicazione questo è un momento di fermento, a tutti i costi bisogna raggiungere il pubblico con le proprie inserzioni. Non facile, certo, ritorna la sfida alla cattura dell’attenzione dei clienti, ogni giorno più ardua, a meno che… non si facciano dei cambiamenti! Qui si inserisce Google Adwords e le sue novità.

Google Adwords introduce gli SMS

Il Black Friday è alle porte e Google Adwords testa gli annunci via SMS

Google non finisce mai di stupirci e questa volta ci riesce con qualcosa che in molti avevano già dato per morto e sepolto: l’SMS.

Dall’account di Adwords su G+ si apprende che si sta testando un nuovo formato di annunci che informerà i pubblici delle ultime offerte di alcuni prodotti direttamente sugli smartphone attraverso messaggi di testo. Gli interessati potranno iscriversi a un servizio di Google per ricevere messaggi promozionali riguardanti i loro prodotti preferiti.
Il Black Friday è alle porte e Google Adwords testa gli annunci via SMS
Nel momento in cui farai una ricerca su Google su dei prodotti o delle marche, potrai aderire al servizio e ricevere SMS con le offerte migliori. Quando comparirà l’annuncio Adwords, se sei particolarmente interessato, potrai cliccare su “Iscriviti” e ogni volta che quell’inserzionista pubblicherà un annuncio riferito ad esempio a offerte limitate o sconti esclusivi, ti sarà inviato un SMS.
Adwords mette a disposizione anche dei numeri telefonici ai quali scrivere un messaggio di testo contenente il termine “JOIN” per poter provare il servizio non appena inizieranno le offerte.

Il Black Friday è alle porte e Google Adwords testa gli annunci via SMS

Google non fornirà i numeri telefonici direttamente agli inserzionisti e così non saranno loro a contattarti, ma sarai tu a decidere se e quando interrompere questo rapporto.
Nessuna notizia invece per quanto riguarda i prezzi e le modalità di pagamento per questo tipo di servizio da parte degli inserzionisti. Staremo a vedere, momentaneamente è in fase di test, ma che ne dici, trovi interessante questa novità? Saresti disposto ad utilizzare questa formula?

Come si riconosce un campione? Parola a Toni Nadal, allenatore e zio di Rafael [INTERVISTA]

Toni Nadal
Al World Business Forum di quest’anno, tra gli storymaker che hanno raccontato la loro storia c’è Toni Nadal, zio ed allenatore del campione del tennis Rafael Nadal.

Durante questa occasione, abbiamo avuto modo di fargli qualche domanda.

1. Che cosa hai notato in Rafael che ti ha fatto pensare che avrebbe potuto compiere grandi cose? Come si riconosce un potenziale campione?

Ci sono diverse cose che ho visto in lui dalla sua tenera età.

Per prima cosa, era mio nipote ed ho agito quasi come un padre. Quindi, ho voluto credere di che avrebbe potuto fare grandi cose, proprio come la maggior parte dei padri.

In secondo luogo, ho notato che era dotato per il tennis e per lo sport in generale. Ed in terzo luogo, forse il più importante, era sempre desideroso di imparare e di lavorare sodo. Lui è sempre stato molto obbediente, cosa che rende le cose veramente facili.

Come si riconosce un campione? Parola a Tony Nadal, allenatore e zio di Rafael [INTERVISTA]

Non è sempre facile riconoscere un potenziale campione, ma oggi dopo tanti anni nel circuito penso di saper percepire alcune delle caratteristiche più importanti. Ha a che fare, di certo, con la capacità, ma ancora di più con il carattere. È davvero difficile da descrivere. Champions possono avere caratteristiche molto diverse.

2. Tu e Rafael avete vinto molte battaglie insieme. Quali sono i segreti per un successo a lungo termine?

Penso che Rafael abbia vinto tutte le battaglie da solo, non con me. Ma sì, il nostro è un rapporto a lungo termine e Rafael ha vinto molti tornei importanti. Gli ingredienti sono fondamentalmente il rispetto e il rapporto familiare molto stretto. Lavorare con Rafael è molto semplice, è molto cordiale e paziente. Io non sono così facile come lui, ma ho un interesse per lui come se fossi suo padre.

3. C’è stato un momento in cui hai pensato che fosse la fine? Come l’hai superato?

No mai. Credo che penserò che sia la fine quando sarà davvero la fine. E quel giorno non è ancora arrivato. Almeno stiamo lavorando sodo per non farlo arrivare a breve.

4. Allendando tuo nipote, hai fatto la storia del tennis. Sei uno storymaker. Qual è la partita che ricordi con più orgoglio? Qual è il tuo capitolo più bello?

Non sono io ad aver fatto la storia. Ho avuto la fortuna di essere accanto a Rafael facendo quello che mi piace di più. Ovviamente, ciò rende le cose più significative. Io celebro il successo di Rafael come zio, piuttosto che come allenatore.

Ci sono stati diversi capitoli molto importanti. È davvero difficile citare solo uno: il primo Roland Garros, il primo Wimbledon … Montecarlo, gli US Open.

10 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Corporate Storytelling

10 cose che abbiamo imparato al corso online in corporate storytelling

Lo scorso 6 novembre si è concluso il corso online in Corporate Storytelling a cura della Ninja Academy, che sarà seguito dallo Storytelling Lab, in aula a Milano il 20 e 21 Novembre in compagnia di Andrea Bettini. A questo punto, prima di sperimentare la vera e propria pratica, proviamo a stilare un elenco di nozioni apprese grazie ai nostri insegnanti, Andrea Fontana e Daniele Orzati.

#1 Cosa significa fare Storytelling

Storytelling non è il racconto di aneddoti, non è la presentazione di una storia aziendale in ordine cronologico e non significa postare delle foto evocative sui social media senza un senso ben preciso.
Fare storytelling significa progettare e guidare identità e relazioni attraverso le tecniche del racconto per creare valore.

#2 Storia e racconto non sono sinonimi

Nel parlato e soprattutto nella nostra lingua, tendiamo ad usare i due termini come se fossero equivalenti, ma così non è. Il loro vero significato, quando parliamo di storytelling, viene mutuato dalla lingua inglese, per cui con il termine storia facciamo più riferimento al concetto di “History”, una serie di eventi situati in uno spazio tempo, noi diremmo cronologia. Con la parola racconto ci riferiamo invece a qualcosa di più ampio che porta con sé il significato del termine inglese “Story”, cioè la rappresentazione della realtà.

#3 La realizzazione di una strategia di Corporate Storytelling ha bisogno di tante figure


L’efficacia di una strategia di Corporate Storytelling coinvolge molte figure professionali che curano ognuna una fase ben precisa. Della parte strategica se ne occupa lo stratega, che deve leggere i pubblici; lo script writer scrive il racconto, la core story; il visual storyteller definisce l’immaginario e lo crea e infine il designer che si cura dell’esperienza narrativa e orchestra l’uso dei media predisposti.

#4 Per conoscere i pubblici bisogna ricostruire il loro Viaggio di vita

Conoscere il Customer (o meglio il People) Life Journey è compito dello Storytelling Strategist, che deve individuare la mappatura del percorso di vita del nostro cliente (utente, stakeholders, etc) che compie durante la fruizione di un servizio, partendo dal momento in cui ne viene a conoscenza fino al momento in cui ne termina l’utilizzo.

Questa mappatura serve a capire il life-momentum, cioè la storia di vita dei pubblici prima di costruire un racconto. A seconda del momentum che stanno vivendo, la storia offerta dovrà contenere dei temi e delle questioni che saranno “vitali” per i pubblici, perché ne dovrà scaturire non la storia dell’azienda ma quella dei lettori.

#5 Lo schema narrativo canonico è alla base di tutto

Quando si progetta una narrazione è necessario sottostare a un modello che ci aiuta nel conferirle tutti gli elementi indispensabili per renderla davvero efficace. Perciò, ogni racconto deve avere un protagonista, che si mette alla ricerca di qualcosa o qualcuno, con la volontà di sviluppare una personalità eroica, come a dire che abbia deciso di lottare per qualcuno o qualcosa e in essa manifesta un destino, una destinazione.

Naturalmente devono presentarsi dei problemi in grado di creare tensione nel racconto e, di conseguenza degli ostacoli, degli avversari, intesi non necessariamente come nemici, ma come tutto ciò che rende più difficile la ricerca del protagonista. Occorreranno poi dei tesori e degli oggetti di potere, così come compariranno degli aiutanti che supporteranno il protagonista nel compiere la sua impresa.

#6 Gli output di una narrazione d’impresa sono molteplici

Le forme del visual possono essere diverse, l’importante è individuare quelle più adatte per i nostri pubblici, perché ognuna ha i suoi obiettivi e incontra più facilmente alcuni pubblici. Oltre alla semplice fotografia, per una narrazione d’impresa, puoi avvalerti della formula del reportage per avere uno stile più diretto; dell’illustrazione e del fumetto che possono diventare anche animazione; dell’immagine accompagnata da un testo, per ancorare un messaggio specifico e non lasciare molta libertà all’interpretazione; puoi scegliere di usare delle infografiche, che aiutano nell’esprimere contenuti quali-quantitativi, o dei video che aiutano i lettori ad immergersi nel racconto. Interessante è la tecnica dello scribing, per mixare testo e disegno e restituire un output in grado di semplificare idee molto complesse.

#7 Più che di Visual Storyteller si dovrebbe parlare di Storyteller per il Visual

10 cose che abbiamo imparato al corso online in corporate storytelling
Per semplificare, la figura del Visual Storyteller si occupa della realizzazione dell’output. In realtà egli non è un puro esecutore, anche perché è piuttosto raro che un solo individuo sappia padroneggiare tutte le forme del visual di cui sopra. Egli dovrà conoscere le loro potenzialità e saper realizzare le principali forme, per questo è il narratore che si occupa del visual, intendendo con ciò che il suo contributo si inserisce fin dalla fase di progettazione e non solo alla fine del processo, quando supervisionerà. In particolare egli dovrà curare la coerenza tra rappresentato e rappresentazione.

#8 Rappresentato e rappresentazione devono avere un rapporto ben saldo

Il concetto di rappresentato si riferisce a alla forma scritta di una narrazione e appartiene alla fase della progettazione. Per rappresentazione si intende l’output, ciò che fissa l’immaginario che il rappresentato porta con sé. La bontà del passaggio tra rappresentato e rappresentazione viene definita da 3 aspetti: continuità tra rappresentazione e progettazione; coerenza tra gli elementi all’interno della rappresentazione; autenticità, quanto il messaggio originario è sopravvissuto a livello percettivo per i pubblici nell’output ottenuto.

#9 Nessun target ma solo lettori

Nello storytelling si abbandona il concetto di target per fare spazio a un termine diverso, quello di lettori. L’aspetto anagrafico diventa secondario perché un bisogno narrativo specifico potrebbe essere trasversale a più pubblici. Non esistono categorie prestabilite di lettori come invece avviene per i target.

#10 Tanti modi per indagare l’universo dei lettori

Per quanto sia abbastanza complesso analizzare l’immaginario dei lettori in presenza, esistono delle tecniche e degli strumenti che facilitano l’impresa, quali: social network, dove moltissime immagini di specifiche persone restituiscono un’analisi completa dal punto di vista narrativo. Anche attraverso Focus Group e Laboratori, soprattutto se si tratta di comunicazione interna o nel marketing territoriale, utilizzando questionari, disegno o scribing o stimolando la costruzione di storyboard; tramite test e ricerche di mercato, soprattutto nel mass market.

La Ninja Academy Experience

Un’esperienza di accrescimento a 360°, dove si arriva con le proprie competenze e se ne esce con un bagaglio più arricchito, certamente di nozioni e scoperte entusiasmanti, ma anche di conoscenze e relazioni nuove e professionali.

Schermata 2015-11-16 alle 07.29.12

Un’atmosfera di entusiasmo che ti avvolge e ti invoglia a partecipare.
10 cose che abbiamo imparato al corso online in corporate storytelling
Una community dove poter dire la propria e risolvere subito alcuni dubbi.

Schermata 2015-11-16 alle 07.31.19

Il gruppo privato su Facebook è lo spazio dedicato al confronto e alla condivisione di contenuti, dove ci si incontra e ci si scambiano idee e consigli, dove poter fare domande ed essere sempre seguiti per qualsiasi cosa grazie alla supervisione del team di Ninja Academy.

10 cose che abbiamo imparato al corso online in corporate storytelling

Adesso?

Il corso online è terminato, ma non finisce qui. Il 20 e 21 novembre a Milano si terrà lo Storytelling Lab, dove con Andrea Bettini potrai scoprire più nella pratica la professione di Storyteller. Oggi, 16 novembre, è l’ultimo giorno per prenotare il tuo posto. Cosa aspetti? 🙂

Perché un Lookbook interattivo è lo strumento ideale per il tuo storytelling digitale?

Perché un Lookbook interattivo è lo strumento ideale per il tuo storytelling digitale?

Nel settore del lifestyle, un brand con una storia accattivante è un brand che fornisce informazioni su di sé ed allo stesso tempo capace di sedurre chi lo ascolta, chi lo ricerca e chi lo vive. In questo modo si rafforza ed eleva la percezione del brand stesso, ed inevitabilmente si incrementano le vendite.

Ogni brand è un’esperienza che non può essere relegata ad uno specifico prodotto o categoria, ma rappresenta piuttosto uno stile di vita. Per i luxury brand che vogliono comunicare il loro lifestyle sono necessari degli strumenti che rappresentino un’opportunità per raccontare la storia completa e complessa del brand in un nuovo modo.

Lo storytelling è quindi la direzione intrapresa. I contenuti visual catturano l’attenzione, creano engagement, raccontano il brand, emozionano e generano viralità.

Perché un Lookbook interattivo è lo strumento ideale per il tuo storytelling digitale?

Non a caso, vediamo molti brand  che sostituiscono il tradizionale allestimento delle vetrine dei negozi con delle vetrine digitali, in questo modo si crea un collegamento mentale tra l’esperienza d’acquisto online e l’esperienza d’acquisto di tipo fisico. Questo è possibile, proprio, perché il consumatore è cambiato: è innovativo, moderno e ricerca strumenti semplici da adattare al proprio stile di vita.

La gran parte dei consumatori vuole innovazioni che rendano più comodo ed efficiente l’acquisto: con un approccio che va oltre la semplice personalizzazione dell’esperienza, arrivando a quella che viene definita iper rilevanza.I dati, infatti, svelano anche il ruolo fondamentale delle app sia su smartphone che su tablet, un trend che sta aumentando in maniera esponenziale.

Per rispondere alle esigenze dei nuovi consumatori digitali, bisogna quindi assicurarsi tali opportunità. I brand devono focalizzarsi maggiormente su innovazioni che consentano di offrire servizi iper rilevanti per i propri clienti, bisogna costruirsi una infrastruttura dinamica e creare processi più agili che consentano di farlo.

Perché un Lookbook interattivo è lo strumento ideale per il tuo storytelling digitale?

Tuttavia,  ideare uno storytelling non è semplice, la storia raccontata deve creare connessioni con l’utente, e questo è un percorso davvero difficile per qualsiasi brand; la storia deve essere efficace, funzionale e virale, ed in questo contesto ci aiutano molti strumenti come ad esempio Lookcast che permette di superare queste problematiche e criticità.

Il miglior format per lo storytelling: il Lookbook di Lookcast

Attraverso il Lookbook digitale di Lookcast si possono creare contenuti visual coinvolgenti ed interattivi per raggiungere gli obiettivi di business. Quindi uno strumento di “stile”, ma soprattutto uno strumento di marketing.

Il  Lookbook digitale  può essere creato e personalizzato in maniera semplice e veloce, grazie alla funzione editor, che genera storie visual senza la necessità di costi di sviluppo. È un documento cloud-based in tempo reale, che può essere modificato, aggiornato e condiviso in qualsiasi momento e ovunque.

Perché un Lookbook interattivo è lo strumento ideale per il tuo storytelling digitale?

Inoltre, con questo strumento si possono monitorare i risultati grazie alle metriche, che tracciano le visite ottenute al lookbook; inserire gli hotspot nelle immagini di campagna, che non sono altro che dei link tramite i quali si può visualizzare il dettaglio dei prodotti  ed è possibile collegarlo anche direttamente all’ eCommerce per l’acquisto. Si possono anche aggiungere allegati al lookbook e link di qualsiasi tipo. Niente male, no?

Un valido supporto Sales & Marketing: infatti, i team di vendita possono effettivamente constatare la popolarità ed il successo di alcuni prodotti e varianti, mentre i team di marketing possono tracciare il traffico, i visualizzatori della campagna lookbook e la risposta dei consumatori.

Lookcast rappresenta uno dei migliori strumenti per creare un Lookbook proprio perché crea e generare campagne mirate per ogni target specifico in modo semplice e veloce. Quello che fa Lookcast è fornire uno strumento di marketing che permette di creare rapidamente delle storie digitali, che possono esistere con o senza un sito web e la capacità di personalizzare i prodotti, le immagini, i messaggi e le call-to-action per diversi mercati, paesi ed obiettivi di campagna.

Perché un Lookbook interattivo è lo strumento ideale per il tuo storytelling digitale?

Il Lookbook può guidare il traffico ai siti web fondamentali del brand. Si possono inoltre fare modifiche in pochissimi minuti e con pochi click . E tutto è assolutamente tracciabile in tempo reale, grazie alle potenti metriche. Si può davvero avere un feedback immediato sul proprio lavoro.

Uno strumento nuovo e rivolto a tutti i brand lifestyle, che siano essi piccoli brand indipendenti  o grandi brand. Lookcast è un modello ad iscrizione, perciò tutti possono avervi facilmente accesso.

Perché un Lookbook interattivo è lo strumento ideale per il tuo storytelling digitale?

L’ applicazione  offerta da Lookcast è aggiornata settimanalmente dagli esperti web e  personalizzata in relazione alle esigenze del cliente.

L’industria dei brand lifestyle non ha mai avuto un modo così semplice e veloce per gestire lo storytelling rivolto al consumatore e potenziare le vendite, offrendo un’esperienza interattiva e dettagliata.

Ecco un esempio offerto da Lookcast. Clicca sulle frecce laterali per sfogliare il lookbook e sugli hotspot per visualizzare i dettagli.

Vuoi provare la versione prova gratuita? Clicca qui!

 

Come sopravvivere alla ricerca di lavoro online

come_sopravvivere_lavoro

Quanto tempo hai speso nella faticosa ricerca di un lavoro? Magari affrontando viaggi lunghi ed estenuanti e con la speranza di trovare dall’altra parte l’azienda della vita, attenta alla tua crescita umana e professionale.

Spesso però, la realtà contrasta le aspettative e ti imbatti in recruiter che pongono domande inutili, le cui risposte sono già nel tuo CV (se l’avessero letto attentamente), all’interno di uffici angusti e con proposte contrattuali ai limiti della legge.

Come fare per conoscere prima della fase di application le caratteristiche dell’azienda, le sue politiche di selezione, retribuzione e gestione del personale?

Abbiamo selezionato per voi alcuni siti e app che forniscono strumenti validi per sopravvivere alla ricerca online di un nuovo impiego.

LEGGI ANCHE: SOS colloquio di lavoro, assumeresti te stesso?

Glassdoor

Con un database di oltre 8 milioni di aziende recensite, Glassdoor è forse la più grande piattaforma (web & mobile) di ricerca lavoro basata sui contenuti forniti dagli stessi dipendenti in forma anonima – che lavorano o che hanno lavorato per queste realtà.

Oltre al tradizionale job search, Glassdoor permette di cercare “per azienda” le recensioni dei dipendenti, conoscerne le retribuzioni medie e le modalità di intervista in fase di colloquio.

Altre informazioni disponibili sono foto degli uffici e benefit aziendali, sempre fornite dai dipendenti.

Glassdoor raccoglie ogni anno i dati forniti dalla sua community ed elabora dei curiosi sondaggi: ad esempio “I CEO più amati dai dipendenti , pool che ha incoronato al primo posto quest’anno Larry Page, CEO di Alphabet Inc (Google), al secondo posto Mark G. Parker di Nike e al terzo posto Charles C. Butt, CEO della catena H-E-B.

Molti potranno obiettare che la piattaforma sia esclusivamente utilizzata da una parte di dipendenti insoddisfatti e dunque più motivati a fornire una recensione negativa, ma la logica è identica a quella seguita da TripAdvisor e altri siti considerati riferimenti di cui ci fidiamo.

Purtroppo la piattaforma non è molto diffusa nel nostro paese: le informazioni risultano dettagliate per le multinazionali ma non lo sono altrettanto per aziende italiane che operano solo in Italia.

Meritocracy

In gara alla scorsa #BattleMI – l’evento targato Ninja Marketing – Meritocracy è una piattaforma di employer branding fondata nel 2013 da Riccardo Galli e Alberto Manassero. La startup permette agli utenti di trovare le migliori opportunità di lavoro in aziende uniche.

Con il termine “uniche” non si fa solo riferimento all’importanza delle aziende presenti – tra le tante Coca Cola HBC Italia, Neomobile, Samsung Italia, Uber, Telecom –  ma all’unicità dell’ambiente di lavoro e delle condizioni offerte.

U

Una foto di Coca Cola HBC Italia pubblicata su Meritocracy

Dopo aver caricato in maniera semplice e veloce il proprio CV sulla piattaforma, inizia una nuova ed esaltante esperienza di ricerca lavoro.

Come un vero esploratore l’utente può metaforicamente entrare nelle aziende presenti e scoprirne luoghi, vision, storia e benefit. Potrà conoscere quelli che saranno i propri futuri colleghi grazie alle video interviste e farsi un’idea più chiara dell’ambiente di lavoro dell’azienda per la quale sta inviando l’application.

Inoltre, grazie ad una tecnologia proprietaria, Meritocracy impara” dai comportamenti dei recruiter ed invia ai suoi utenti opportunità di lavoro per le quali possono davvero fare la differenza.

L’esperienza di contenuti offerta da Meritocracy si sposa con un’eccezionale user experience che si contraddistingue per la semplicità di utilizzo. La piattaforma ha recentemente ricevuto un round di investimento di 500mila euro da parte di United Ventures che utilizzerà “per supportare lo sviluppo della tecnologia, espandere l’attività a livello internazionale (in particolare nel Regno Unito) e ampliare la presenza della startup sul mercato italiano”. (via EconomyUp)

Gild

E se invece fossero i selezionatori a facilitarsi la vita? Gild nasce dalla semplice intuizione che il tradizionale sistema di recruitment non funziona ed offre una modalità nuova e veloce alle aziende per ricercare personale.

La piattaforma velocizza il processo di selezione e assunzione grazie ad alcuni strumenti come la “smart job reqs creation app” (per formulare annunci ad alto tasso di conversione) ed un tool che consente di pubblicare con un solo click il proprio annuncio di lavoro su migliaia di siti specializzati.

Gild è un’azienda con sede a San Francisco ma con un cofondatore tutto italiano: Luca Bonmassar.

Qualcuno può sostenere che al momento nel nostro Paese è già una fortuna trovarlo un lavoro, figuriamoci valutare la possibilità di rifiutarlo. Noi ninja riteniamo, però, che un buon ambiente di lavoro sia fondamentale per l’evoluzione della persona e per lo sviluppo della sua carriera e tali realtà forniscono utili strumenti per orientarsi tra le diverse offerte.

Bacardi: annunci "immersive" per coinvolgere i Millennial

Bacardi_ annunci _immersive_per_coinvolgere_i_millennial

Bacardi dà vita ad una campagna mobile rivolta ai Millennial utilizzando il nuovo formato pubblicitario chiamato Facebook Canvas. 

I nativi digitali del nuovo millennio inseparabili dal proprio smartphone sono alla costante ricerca di nuove avventure da vivere e da condividere sui social network, quale modo migliore per  coinvolgerli se non quello di regalargli un’emozione?

LEGGI ANCHE:Quotle, l’app per le citazioni in stile Instagram

Ed è proprio questo l’obiettivo della nuova strategia mobile di Bacardi, portare la generazione Y nel mondo del brand attraverso un’esperienza a tutto schermo sfruttando il nuovo formato pubblicitario per smartphone.

È qui la festa?

“The Truck”  è il nome della campagna che facendo leva sulle passioni e gli interessi dei Millennial  contribuisce a rafforzare la brand awareness dell’azienda.

 

https://youtu.be/Ogs6uD4xlNY

Un filmato di 30 secondi immerge gli utenti nell’energico universo Bacardi, protagonisti del video un gruppo di amici e una casa su quattro ruote che ospita un party itinerante.

Bevanda della festa?  Ovviamente il rum Bacardi.

Zara Mirza, direttrice creativa dell’azienda ha dichiarato:

“Il video è stato girato in modo tale da far sentire lo spettatore come se fosse parte integrante della storia, con l’obiettivo di renderlo simile al trailer di un film.  Una delle nostre priorità è quella di creare maggiore  coinvolgimento e interazione con i nostri clienti.”

Bacardi è il primo marchio produttore di bevande alcoliche che si avvale degli annunci Canvas su Facebook.

Il nuovo formato pubblicitario per smartphone si presenta come una sorta di mini sito all’interno del social network, apparentemente il post visualizzato nel news feed, sembra essere un normale annuncio pubblicitario, ma una volta che viene cliccato dà inizio ad un’esperienza immersiva full screen che attraverso foto, video e contenuti interattivi permette ai clienti di interagire in modo immediato con l’azienda.

Mauricio Vergara il direttore Marketing  Bacardi per il Nord America ha affermato:

“La comunicazione del brand deve evolversi, conoscere e rispondere a quella che oggi è un’esigenza sempre più forte dei consumatori di sentirsi coinvolti e protagonisti. Bisogna individuare le passioni dei clienti e comunicare con loro attraverso il canale oggi più utilizzato ossia il mobile.”

La campagna iniziata il 12 Ottobre al momento è attiva esclusivamente in America e prevede anche una partnership con Vice Media, per risultare attrattiva agli occhi dei Millennial  Bacardi cercherà di lavorare con cantanti e protagonisti del panorama musicale per creare contenuti interessanti da condividere sui social.

Gli annunci sponsorizzati su Facebook essendo targettizzabili  rappresentano per  Bacardi un ottimo strumento per superare uno dei maggiori ostacoli che si riscontra nella promozione dei prodotti alcolici, ossia l’età degli utenti da raggiungere.

Questa novità nel mondo della pubblicità mobile di Facebook, sembrerebbe essere la risposta alla forte tendenza dei consumatori di cercare e acquistare online, difatti questa modalità consente di visualizzare e consultare una sorta di catalogo dei prodotti acquistabili senza la necessità di essere reindirizzati sul sito aziendale di un brand.

Cosa si inventeranno le aziende per realizzare  in modo originale campagne Facebook basate sugli annunci “immersive”?

 

Quando la street art chiama… Ceres C’è!

di Silvia Scardapane

Un fiume di birra frizzante e schiumosa attraversa l’intera città, accende le luci spente dei grattaceli e porta entusiasmo agli abitanti: è il concept di molti spot firmati Ceres che da anni gioca con il binomio street-sharing, ed è anche il modo in cui il noto marchio di birra danese crea realmente aggregazione e divertimento nelle strade delle città italiane.

Per questo, dopo aver parlato del #cerestram a Milano e della collaborazione con lo street artist padovano Made514, Streetness ritorna sulle tracce dello storico birrificio di Aarhus per raccontare del fermento creatosi intorno agli eventi targati Ceres che hanno visto la Street Art protagonista indiscussa con due grandi interventi realizzati nelle città di Torino e Napoli in collaborazione con INWARD- Osservatorio sulla Creatività Urbana.

street art

LEGGI ANCHE:  A lezione di Instant Advertising col Social Media Team di Ceres: partecipa al Ninja Talk gratuito

Blu Cerebrale è il titolo dell’opera eseguita dallo street artist Corn79 a San Salvario, storico quartiere del capoluogo piemontese. Il lavoro, conclusosi lo scorso mese di luglio, mette in luce la nota ricerca delle forme spaziali che contraddistingue la Street Art dell’artista torinese tanto da creare, con il susseguirsi di ampie semicirconferenze, uno spazio altro accentuato dalla scelta cromatica di un blu brillante.

Un soggetto completamente opposto quello a cui si sono ispirati gli street artist siciliani Rosk&Loste per la grande facciata realizzata all’interno di un parco del quartiere Ponticelli, nella periferia est di Napoli. Con Chi è vuluto bene, nun s’o scorda (Chi è amato, non dimentica) i due artisti hanno celebrato il gioco del calcio ritraendo due ragazzini spensierati, mentre si dedicano alla loro passione preferita, e immaginifici, perché credono di giocare in un vero campetto da calcio, come realmente sognano che si realizzi quanto prima i bambini che vivono gli spazi ancora indefiniti del parco.

Le grandi facciate di Torino e Napoli sono state inaugurate con due eventi pensati ad hoc con birra, musica e divertimento, e hanno coinvolto nell’organizzazione non solo le associazioni ma anche gli abitanti dei rispettivi quartieri.

In questi due casi, gli interventi eludono volontariamente qualunque riferimento al brand e all’utilizzo esplicito del prodotto, sottolineando dunque l’interesse che Ceres nutre verso la naturalezza della Street Art e la sete di un marchio che ha desiderato e desidera ancora sostenerne la produzione in Italia.

Dunque con Corn79 e Rosk&Loste Ceres si conferma marketleader attento alle esigenze di una generazione sempre più legata alla forza della creatività e al colore della Street Art così come alla valorizzazione dei centri e delle periferie.

Quindi, mind the sign: in strada C’è Colore, in strada Ceres C’è.

Quando la street art chiama… Ceres C'è!

street art

di Silvia Scardapane

Un fiume di birra frizzante e schiumosa attraversa l’intera città, accende le luci spente dei grattaceli e porta entusiasmo agli abitanti: è il concept di molti spot firmati Ceres che da anni gioca con il binomio street-sharing, ed è anche il modo in cui il noto marchio di birra danese crea realmente aggregazione e divertimento nelle strade delle città italiane.

Per questo, dopo aver parlato del #cerestram a Milano e della collaborazione con lo street artist padovano Made514, Streetness ritorna sulle tracce dello storico birrificio di Aarhus per raccontare del fermento creatosi intorno agli eventi targati Ceres che hanno visto la Street Art protagonista indiscussa con due grandi interventi realizzati nelle città di Torino e Napoli in collaborazione con INWARD- Osservatorio sulla Creatività Urbana.

street art

LEGGI ANCHE:  A lezione di Instant Advertising col Social Media Team di Ceres: partecipa al Ninja Talk gratuito

Blu Cerebrale è il titolo dell’opera eseguita dallo street artist Corn79 a San Salvario, storico quartiere del capoluogo piemontese. Il lavoro, conclusosi lo scorso mese di luglio, mette in luce la nota ricerca delle forme spaziali che contraddistingue la Street Art dell’artista torinese tanto da creare, con il susseguirsi di ampie semicirconferenze, uno spazio altro accentuato dalla scelta cromatica di un blu brillante.

Un soggetto completamente opposto quello a cui si sono ispirati gli street artist siciliani Rosk&Loste per la grande facciata realizzata all’interno di un parco del quartiere Ponticelli, nella periferia est di Napoli. Con Chi è vuluto bene, nun s’o scorda (Chi è amato, non dimentica) i due artisti hanno celebrato il gioco del calcio ritraendo due ragazzini spensierati, mentre si dedicano alla loro passione preferita, e immaginifici, perché credono di giocare in un vero campetto da calcio, come realmente sognano che si realizzi quanto prima i bambini che vivono gli spazi ancora indefiniti del parco.

Le grandi facciate di Torino e Napoli sono state inaugurate con due eventi pensati ad hoc con birra, musica e divertimento, e hanno coinvolto nell’organizzazione non solo le associazioni ma anche gli abitanti dei rispettivi quartieri.

In questi due casi, gli interventi eludono volontariamente qualunque riferimento al brand e all’utilizzo esplicito del prodotto, sottolineando dunque l’interesse che Ceres nutre verso la naturalezza della Street Art e la sete di un marchio che ha desiderato e desidera ancora sostenerne la produzione in Italia.

Dunque con Corn79 e Rosk&Loste Ceres si conferma marketleader attento alle esigenze di una generazione sempre più legata alla forza della creatività e al colore della Street Art così come alla valorizzazione dei centri e delle periferie.

Quindi, mind the sign: in strada C’è Colore, in strada Ceres C’è.

Quotle, l'app per le citazioni in stile Instagram

quotle-app-citazioni

Stiamo vivendo l’era della condivisione, tutto ciò che ci crea una reazione, positiva o negativa che sia, ci richiede di renderlo pubblico, di condividerlo appunto. Informazioni, pensieri, fotografie ma anche le parole dei nostri autori preferiti, con tutta la loro forza e il loro potere illuminante, soprattutto quando in quella frase sembra stia parlando proprio di te.

LEGGI ANCHE: 5 App per la content curation da mobile

Bene, ogni qual volta tu abbia questo desiderio di tramutare un testo su carta in un post sui social network, potresti evitare di accedere alla fotocamera e scattare una foto, magari sfocata, alquanto insignificante, se non per te che ne sei stato colpito. Da oggi potresti usare Quotle, l’app per le citazione letterarie che guarda anche alla forma.

Come funziona


quotle-app-citazioni-3

Basta accedere alla fotocamera e scattare una foto al testo che ti ha colpito. Grazie alla tecnologia OCR (Optical Character Regognition) Quotle analizza l’immagine e estrae il testo. A questo punto ti ritroverai una card alla quale potrai dare il tuo tocco personale modificando font e colori, avrai reso così la tua citazione preferita “più tua”, a tutti gli effetti pronta per sbarcare sui social media.

Bene, a questo punto potrai scegliere su quale social network condividerla, tra Facebook, Twitter o su Evernote.

C’è ancora un’ultima novità! Quotle non è una semplice app, ma si propone anche come social network, per tutti gli amanti dei libri! Dà la possibilità di iscriversi, di seguire persone e condividere al suo interno le frasi d’autore, diventando un po’ un “Instagram delle citazioni”, chiamando a sé i più affamati lettori, quelli che amano ancora i libri nella loro forma originaria, fatti di carta e a volte piuttosto ingombranti, da leggere sempre e comunque. Per loro, Quotles ha creato uno spazio dove incontrarsi, condividere la propria passione per la lettura e, attraverso un linguaggio fatto di immagini, scoprire nuovi generi letterari e autori sconosciuti.

Un tentativo interessante, certo un po’ tardivo nel panorama dei social media, ma la decisione spetta a te! Il tuo amore per i libri, quanto ti spinge a presenziare un altro social media?