Hai la stoffa per diventare un eCommerce manager di successo? [FREE MASTERCLASS]

Le 5 skill ecommerce manager

Il mercato globale sta ormai varando sempre di più verso il commercio elettronico rendendo i business digitali imprescindibili per ogni azienda di successo.

Diventa quindi importantissimo per coloro che vogliono lanciare un business online, siano essi responsabili d’azienda, project manager, imprenditori, artigiani, commerciali o marketer, conoscere quali sono le migliori piattaforme di vendita, come gestire user experience coerenti, ma anche come acquisire nuovi clienti e garantire un customer care 2.0.

Le 5 skill fondamentali degli eCommerce Manager

Hai la stoffa per diventare un eCommerce manager di successo? Scoprilo giovedì 3 dicembre dalle 13 alle 14 insieme a Roberto Fumarola, Francesco Varuzza e Gabriele Taviani, docenti del nuovo corso online in eCommerce management.

Grazie all’appuntamento gratuito con i nostri tre docenti del Corso Online in eCommerce Management avremo un assaggio di tutto ciò.

In particolare, capiremo come scegliere la giusta piattaforma di eCommerce, che ruolo hanno i Social Media in un progetto di business online, che importanza ha il retargeting per le campagne di vendita e quali sono le competenze per strutturare un Customer Care adeguato alle tue vendite.

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Partecipa alla Free Masterclass del Corso Online in eCommerce Management

L’appuntamento è online ed è gratuito ma iscriviti subito, perché i posti sono limitati!

Durante la Free Masterclass potrai seguirci in diretta anche utilizzando l’hashtag #ninjaCommerce su Twitter per iniziare a confrontarti in diretta con la Ninja Academy, i docenti e tanti altri professionisti che, come te, sono interessati ad approfondire l’argomento.

ninja academy

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
Corso Online in eCommerce Management
Roberto Fumarola, Francesco Varuzza e Gabriele Taviani
Giovedì 3 Dicembre 2015, dalle ore 13

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

StoryCorps, l'app che raccoglie le storie di tutto il mondo

Diventa un reporter con StoryCorps

 

Ogni storia merita di essere raccontata: nel mondo ogni generazione, ogni singolo individuo, ha una storia che merita attenzione. Ma non tutti sono personaggi famosi e non tutti hanno l’occasione far conoscere al mondo intero la propria storia.

Un’applicazione mobile può colmare questo vuoto:  StoryCorps ci offre l’occasione per essere protagonisti o reporter dell’umanità e raccoglie così le voci di tutto il mondo.

LEGGI ANCHE: Quotle, l’app per le citazioni in stile Instagram

Uno smartphone dotato di microfono, le domande giuste, esperienze ed emozioni sono i semplici ingredienti che rendono unica quest’applicazione.

La piattaforma mobile è stata ideata dall’omonima associazione americana no-profit StoryCorps con l’obiettivo di dare a tutte le persone a prescindere da quale sia il loro status sociale, il loro pensiero religioso o il loro background socio-culturale la possibilità di registrare e conservare le esperienze delle proprie vite e tramandare la saggezza da una generazione all’altra.  StoryCorps dà a tutti la possibilità di essere ascoltati, ogni persona ha una propria storia che il mondo deve conoscere.

Il fondatore di StoryCorps Dave Isay afferma:

“StoryCorps è un’applicazione che vuole conservare la saggezza dell’umanità, e insegnarci ad ascoltare un po’ di più e a parlare un po’ meno. Può essere utilizzata in diversi contesti: immaginate se le persone della vostra comunità andassero dotati dell’applicazione all’interno di ospedali, case di riposo, prigioni e documentassero i racconti e le esperienze di vita delle persone più trascurate della società, oppure ancora se nel mondo un giorno diventasse una tradizione l’essere omaggiati di un’intervista StoryCorps durante il 75esimo compleanno”

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Spesso quando ci troviamo in compagnia di parenti, ad una cena di famiglia, ad un compleanno molto spesso siamo più impegnati a controllare l’ultima notifica o l’ultimo WhatsApp  ricevuti piuttosto che ascoltare le persone che ci circondano. Con StoryCorps accade esattamente il contrario, lo smartphone in questo caso unisce e ci consente di avvicinarci ad un nostro caro guardarlo negli occhi porgli delle domande che normalmente non avremmo fatto e ascoltarlo.

Realizza la tua intervista

Diventa un reporter con StoryCorps

 

StoryCorps permette anche anche ai non addetti ai lavori di diventare dei veri e propri reporter o documentaristi in quanto facilita e guida gli utenti nel realizzare le interviste: aiuta nel preparare le domande giuste e permette di registrare con un audio di alta qualità attraverso l’utilizzo di un qualsiasi dispositivo mobile.

Per realizzare un’ intervista basta  individuare la persona giusta, scegliere le domande più appropriate tra quelle suggerite, trovare un posto tranquillo e dare inizio alla registrazione ascoltando da vicino l’ interlocutore.

Una volta terminata l’intervista è possibile condividerla con il resto del mondo e contribuire così a realizzare il grande archivio della saggezza dell’umanità.

A fine intervista l’app chiede di inserire delle parole chiave e di scattare una foto con il soggetto intervistato, il momento perfetto per un selfie!

StoryCorps  disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android funziona seguendo le logiche di un social network: gli utenti possono seguire i propri amici, visualizzare le audio storie postate dagli altri e condividerle.

Attualmente in America StoryCorps  sta portando avanti una stupenda iniziativa chiamata “The Great Thanksgiving Listen” in cui in collaborazione con le scuole incoraggia gli studenti a intervistare i propri nonni nel Giorno del Ringraziamento. Tutti i contenuti audio insieme danno così forma ad un archivio di storie fatte dai racconti e dai ricordi delle generazioni più grandi.

 

Facebook dal cuore d'oro: le novità social media della settimana #NinjaSocial

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Gioia e dolore delle giornate di molti, semplici e dannati, complessi e controversi, sempre al centro dei nostri pensieri, ci sono loro: i social network. In una settimana particolare, segnata da tristi avvenimenti, anche Facebook & friends non sono rimasti indietro e hanno contribuito ad arricchire, ora più che mai, questo spazio che pullula di novità social-i.

Facebook

Questa settimana su Ninja Marketing, è stato dedicato un intero articolo sull’alert per genitori, ovvero un sistema che invia una notifica al profilo della mamma o del papà poco attenti alla privacy del figlio nel momento della condivisione pubblica di una foto. Piccolo dettaglio, ma grande novità, utile per risvegliare la coscienza dei genitori un po’ distratti, considerata la ricerca della Australia’s new Children’s eSafety che ha dimostrato che il materiale in circolo nei siti pedopornografici proviene al 50% dai social.

Leggi anche:  Facebook e foto di minori: a breve l’alert per genitori

Dopo Il terremoto in Nepal e gli eventi di Parigi, Facebook decide di dare voce anche a realtà fuori dai soliti circuiti e dinamiche. L’attivazione del Safety Check, dunque, non è di per sé una novità ma per evitare le accuse discriminatorie Facebook due giorni fa, ha deciso di attivare il servizio anche per tutti gli utenti che si trovano a Yola, in Nigeria. Insomma, Facebook ha finalmente capito che non ci sono tragedie di serie A o di serie B.

Da social a sociale: alzi la mano chi pensa che Facebook non sia attento alle problematiche sociali. Dopo le suddette cause che il team di Mark Zuckerberg sta portando avanti, se ne aggiunge una terza: Donate. Cliccando sulle pagine dedicate alle campagne benefiche, sarà possibile trovare il tasto Donate.

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Un modo semplice e veloce per dimostrare solidarietà alle cause che più stanno a cuore. Cosa più importante e che spinge maggiormente al supporto tramite Facebook è che quest’ultima non percepisce guadagni dalle campagne di fundraising. Solidale ed onesto: il social media che piace.

Esperimento francese, ma non è detto che non arrivi anche in Italia. Messenger, la chat di Facebook, infatti si autodistruggerà in 3..2..1. Come il cugino social Snapshat, anche Messenger sta sperimentando le conversazioni che, cliccando su una clessidra, scompariranno entro un’ora dall’invio. Dopo il tentativo fallito di acquistare Snapchat, Facebook, inglobando l’ennesima tecnologia, farà per caso fallire qualcos’altro? Ai post.. l’ardua sentenza.

Ultima news dal mondo Facebook: pace fatta in casa Google, o meglio, nella home di Google. L’accordo, tra i due colossi del web, prevede la comparsa dei contenuti di Facebook fra i risultati delle ricerche di Google, il quale conserverà la sua rilevanza anche in ambito mobile. Che dire, il web non è bello se non è litigarello.

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Altri social: Twitter, Instagram, Google Plus

Twitter: dopo il cuoricino, ecco un’altra omologazione al mondo, ormai consolidato e social, delle emoji. La funzione, anch’essa in fase di sperimentazione, permetterà di rispondere ai tweet con uno stato d’animo. Niente di nuovo, ma niente di brutto.

Instagram: Il social delle foto diventa severo. Gli sviluppatori, in un post, hanno dichiarato di aver snellito e tutelato ancora di più la privacy su Instagram. Dopo la violazione delle credenziali di accesso da parte dell’app InstAgent, nei confronti degli utenti, sono state introdotte nuove regole, come l’uso di Instagram Partner Program per aiutare brand e advertisers a gestire il proprio audience

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Google Plus: nuovo look e nuove potenzialità, G+ diventa ancor di più mobile-friendly. Contenuti più immediati e più facili da visualizzare.  Basterà aggiornare la nuova versione sia per iOS che per Android per rendersi conto di come il social sia ora più che mai vicino agli interessi delle persone. Collection e community, radicalmente semplificate, implementate per renderle ancora più fruibili.

Leggi anche: Il nuovo Google+ è qui

Dal mondo dei social media, per questa settimana è tutto. Forse.

Scanning the Past, il nuovo progetto di Philips dedicato alla gloriosa storia di Pompei

Un luogo che, nonostante tutto, è in grado di sopravvivere al tempo, alle calamità naturali e alla storia a volte poco clemente: è questo e molto altro Pompei, uno dei siti archeologici più famosi di Italia e nel mondo. Una città sorpresa da una delle eruzioni, quella del 79 d.C., tra le più catastrofiche e violente del vecchio continente.

La città pompeiana fu sommersa da una pioggia di cenere e lapilli. Ma cosa sappiamo davvero delle persone che, quel giorno, si sono ritrovate a fare i conti con la furia del Vesuvio? A quali attività si stavano dedicando gli abitanti di Pompei in quei momenti? Quanti anni avevano le vittime? Di cosa si occupavano? Qual è la loro storia?

LEGGI ANCHE: Digital Help Storymap, l’assistenza sanitaria a portata di clic

Una delle sensazioni più disarmanti, da turista, è ritrovarsi davanti ai calchi delle persone sorprese dall’eruzione del vulcano: nelle espressioni dei volti e nelle posizioni contorte in cui i Pompeiani furono sorpresi dalla furia del Vesuvio ci si ritrova davanti al dolore di momenti tragici che sembrano essersi cristallizzati in quelle smorfie di dolore e in una fuga disperata.

I calchi, ottenuti prevalentemente dall’utilizzo del gesso, hanno preservato e restituito le sagome di animali, oggetti e persone dell’epoca. Lo stupore di ritrovarsi davanti al dolore immutato di quei corpi rannicchiati e contorti dei calchi pompeiani si mescola alla consapevolezza che in quel luogo sopravvissuto all’erosione del tempo e all’incuria dell’uomo, quegli angoli di strade e quei corpi che osserviamo, si celino storie che nessuno è stato in grado di raccontarci e che forse non conosceremo mai.

Questa consapevolezza è stata il motore che ha dato vita al progetto di restauro e valorizzazione del sito archeologico ad opera della Soprintendenza archeologica di Pompei e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, grazie al supporto tecnologico del progetto Philips Spa Healthcare.

La tecnologia al servizio del passato

Cosa possono raccontare quei corpi e quel dolore sopravvissuti, come in un fermo immagine, allo scorrere del tempo? Lo scorso aprile di quest’anno un team di studiosi ed esperti ha dato il via ad un’indagine approfondita sulle abitudini e lo stile di vita degli abitanti dell’epoca.

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Con l’allestimento di una sorta di ospedale da campo nel sito archeologico, i calchi delle vittime di Pompei si sono trasformati in veri e propri pazienti sottoposti a rilevamenti scientifici attraverso campionamenti del DNA, rilevamenti con scanner-laser e la tecnologia della TAC (Tomografia assiale computerizzata multi-strato). Grazie all’applicazione di questi strumenti e tecnologie, emergono dati in grado di restituire tasselli importanti per ricostruire il quadro di una società del passato. Età, sesso, patologie, abitudini alimentari, status e ceto sociale: ecco cosa è in grado di far emergere l’insieme di strumenti ideati per l’assistenza sanitaria applicati al mondo dell’archeologia.

Non una spettacolarizzazione della morte, ma un lavoro nel quale ricerca scientifica e tecnologia si intersecano per fare un passo in avanti nella conoscenza dell’antichità e in particolare di Pompei. Una guida in grado di restituirci un’immagine più veritiera di chi ci ha preceduti, di chi prima di noi ha camminato in quelle strade e ha vissuto quel giorno del 79 d.C.

I calchi di Pompei

Per identificare lo stile di vita dei pompeiani, i calchi sono sottoposti allo studio tomografico total body o alla scansione del torace e del cranio, per poter acquisire immagini volumetriche multistrato e osservare, quindi, l’interno dei calchi. Come ha aiutato Philips per l’analisi dei corpi degli abitanti di Pompei? Dover fare i conti con la densità del gesso dei calchi da analizzare, per poter condurre studi radiologici approfonditi, ha fatto comprendere quanto il ricorso ad una tecnologia più avanzata fosse necessario.

La TAC da 16 strati modello MX16, fornita da Philips, è sembrata la miglior risoluzione per effettuare scansioni volumetriche total body in soli 100 secondi. Grazie ad un algoritmo di acquisizione per eliminare gli artefatti causati da corpi metallici (M.A.R.) sulle immagini, l’ apparecchiatura solitamente utilizzata per esami su pazienti portatori di protesi è diventata un ottimo supporto anche nell’ospedale da campo allestito nel sito archeologico, per eliminare gli artefatti degli elementi metallici di rinforzo inseriti in passato dagli archeologi all’interno dei calchi. Con software dedicati alla post elaborazione Philips Intellispace Portal, inoltre, diventa possibile anche la ricostruzione 3D degli scheletri e delle arcate dentarie.

Con i rilievi scanner-laser eseguiti sui calchi, le tecnologie digitali hanno restituito una visione tridimensionale in grado di fornire dati anche sulle variazioni dello stato di conservazione, così da comprendere come poter conservare al meglio questi reperti storici che diventano sempre più oggetto di interesse non soltanto per archeologi e antropologi, ma anche per tantissimi altri esperti, come radiologi, odontoiatri, ingegneri, tecnici informatici e tutti gli studiosi in grado di guardare al passato in modo innovativo, con uno sguardo nuovo che si arricchisce delle potenzialità della tecnologia.

Il passato riscoperto dalla tecnologia Philips

Abbiamo riflettuto più di una volta su come la tecnologia sia in grado di reinventare la nostra vita. Philips ci sta dimostrando, con gli strumenti e le strumentazioni messe in campo a Pompei, che il progresso tecnologico non è una pulsione incontrollata che spinge l’uomo verso il futuro senza mai voltarsi indietro, ma rappresenta, piuttosto, la possibilità di poter acquisire uno sguardo nuovo, consapevole e maturo da volgere al passato. Un passato in grado di raccontarci storie ancora da scoprire.

“Perché dovremmo guardare al passato per prepararci al futuro? Perché non c’è nessun altro posto in cui cercare.”
(James Burke)

Lovie Awards 2015: ecco cosa è successo alla cerimonia di premiazione

Lovie Awards 2015: ecco cosa è successo alla cerimonia di premiazione

Lo scorso giovedì sera al British Film Institute di Londra si è tenuta la cerimonia di premiazione dei prestigiosi Lovie Awards, giunti ormai alla quinta edizione. Il tema conduttore dello show, presentato dal comico Mark Dolan, è stato l’amore.

“Love” infatti è la parola che doveva essere obbligatoriamente inserita nei discorsi di accettazione – o meglio “declaration of love” – e che ha caratterizzato tutti i progetti che sono stati premiati.

A cominciare da Lily Cole, che ha ricevuto il Lovie Emerging Entrepreneur Award per impossibile.com, una piattaforma lanciata circa due anni fa in cui gli utenti mettono a disposizione le proprie skill per aiutare gli altri.

Cole è stata presentata dal fondatore di Wikipedia Jimmy Wales che ha descritto il lavoro dell’imprenditrice come la dimostrazione del fatto che “Internet è il luogo in cui le persone possono incontrarsi, avere delle interazioni autentiche , e aiutarsi e imparare l’uno dall’altro”.

A tenere alta la bandiera italiana ci hanno pensato i creativi di DigitasLBi con il progetto The Spark bronze winner nella categoria Advertising – Branded Content.

The Spark è una serie di documentari, realizzati per il lancio digitale del primo kit ufficiale di customizzazione di Moto Guzzi, i cui protagonisti sono stati dei guru della customizzazione delle moto con la loro passione per la creazione di moto uniche.
Hanno ritirato il premio Charia Zanetta (client partner), Fabio Paracchini (executive creative director) e Matteo Alzetta (digital marketing manager) che ha dichiarato:

Alla fine l’amore che ricevi è uguale all’amore che ci hai messo.

Altro progetto italiano, premiato nella categoria Website – Art, è stato realizzato da Amaranto per il museo MAXXI con lo scopo di rendere la grande quantità di informazioni del sito facilmente accessibili per gli utenti.

A rappresentare il team che si è occupato del progetto sono stati Prisca Cupellini (project manager), Marco Formosa (designer) e Francesco Valenza (project manager e accanito lettore di Ninja Marketing).

Uno dei miei momenti preferiti della serata è stata la premiazione del team della European Space Agency che si è occupato della missione Rosetta, dal nome della sonda che è stata inviata sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Il progetto, iniziato oltre vent’anni fa, ha permesso di raccogliere oltre 400 gigabyte di dati che permetteranno agli scienziati del futuro di svelare le meraviglie dell’universo. Hanno ritirato il Lovie Be Greater With Data Award nella categoria Special Achievement i due italiani Andrea Accomazzo e Claudia Mignone insieme a Patrick Martin e Matt Taylor che ha sottolineato l’importanza della comunicazione per raccontare l’amore che provano per questa cometa e farla conoscere a tutti proprio attraverso Internet.

Per essere aggiornati sulle avventure di Rosetta, visitate il sito dedicato.
Sempre nella categoria Special Achievement, il Lovie Lifetime Achievement Award è stato assegnato a Louis Pouzin che con CYCLADES, il computer network che ha influenzato il futuro sviluppo del protocollo TCP/IP, ha contribuito a porre le basi per la creazione dell’Internet che conosciamo oggi.

La standing ovation per Pouzin è stata seguita da un discorso di accettazione che mette in evidenza l’importanza di amare ciò che si fa e soprattutto le persone con cui si lavora:

Quello che ho imparato nella mia vita è che devo amare il mio lavoro affinché sia ben fatto. Quando sono a capo del team di un progetto, devo rendere le persone felici, felici di contribuire, e amare lavorare insieme (…). Com’è che le grandi organizzazioni sembrano aver smarrito l’idea di rendere i propri impiegati felici? Non dovrebbero sorprendersi se le persone non amano lavorare per loro ma noi amiamo comunque i Lovie Awards anche se sono una grande organizzazione.

First Person Lover creato da Garbergs si è aggiudicato il Lovie nella categoria Online Advertising – Branded Game or Application. Il gioco, realizzato per il brand svedese di abbigliamento sportivo Bjorn Borg, consiste nello sconfiggere i cattivi con dei baci, come mostra il video.

L’agenzia viennese DigitalWerk si è aggiudicata il Lovie nella categoria Websites per il sito dedicato a Michael Schumacher. Ecco la loro dichiarazione d’amore:

Al termine della cerimonia, ho avuto l’opportunità di fare due chiacchiere anche con Yosef Safi Harb, co-founder dell’olandese Happitech che si è aggiudicata il Lovie Award nella categoria Mobile & Applications per Skip a Beat , l’application game che permette di misurare e di vincere il gioco controllando la propria frequenza cardiaca.

Come fa a misurarla? Semplicemente posizionando il proprio dito sulla camera dell’iPhone. L’app consente quindi di monitorare il proprio livello di stress e di prevenire malattie cardiache.

Lovie Awards 2015: ecco cosa è successo alla cerimonia di premiazione
Durante l’after party all’Hospital Club a Convent Garden, Nicolas Roope, founder dei Lovie Awards ha tracciato il bilancio di una serata ricca di emozioni ma soprattutto di voglia di migliorare.

Del resto i Lovies sono ancora giovani e siamo certi che in futuro riusciranno a rappresentare sempre meglio la creatività europea in tutte le sue sfaccettature, lingue e diversità.
Per conoscere meglio i progetti vincitori, date un’occhiata alle bellissime Lovie Letters realizzate in partnership con Google.

La censura su Facebook esiste ed è in ottima salute

Censura su Facebook

Lo sapevate che nel momento in cui ci iscriviamo a Facebook accettiamo delle linee guida che comprendono ciò che possiamo e non possiamo postare sulla nostra bacheca? Ebbene sì.

Sappiamo sin dall’inizio che non possiamo postare un determinato tipo di contenuti, ad esempio materiale pornografico, immagini troppo crude o discriminanti.

A volte però è lo stesso Facebook o, per meglio dire, la sua squadra di silenziosi moderatori, che interviene per rimuovere contenuti giudicati proibiti. Altre volte ancora sono gli enti governativi o le forze dell’ordine a richiedere la rimozione di determinati post e il rilascio di informazioni su utenti soggetti a procedimenti penali.

Scopriamo quali sono i paesi nei quali ci sono stati più casi di censura e perchè avvengono queste richieste.

Prudenza indiana

censura su facebook

Secondo l’ultimo  Facebook Government Requests Report al primo posto di questa speciale classifica si piazza l’India, con 15,155 contenuti limitati da Gennaio a Giugno 2015, più di tutti gli altri 92 paesi della lista messi insieme.

Nello speciale rapporto sulle richieste provenienti dagli enti governativi si legge inoltre che il governo indiano ha richiesto informazioni su 6268 utenti e che Facebook ha esaudito il 45.32% di queste.

Il governo indiano, come riportato da Mashable, giustifica il numero così alto di richieste come una misura necessaria per la sicurezza nazionale, “in quanto si trattava di contenuti antireligiosi che potevano causare disordini o discordia all’interno del paese”.

Il governo del Primo Ministro Narendra Modi ha bloccato l’accesso a 32 siti, inclusi Vimeo e Dailymotion e oscurato 857 siti pornografici nell’ultimo anno.

Turchia e Germania sul podio della censura

Complessivamente, la censura su Facebook è cresciuta del 112% dalla fine del 2012, con oltre 20,568 contenuti ristretti.

Al secondo posto della classifica della censura si piazza la Turchia con 1893 richieste, seguita dal Pakistan con 1773 richieste.

Ci sono anche casi in cui alcuni contenuti violano le leggi di un Paese ma non quelle di altri. Ad esempio, in Germania è illegale il negazionismo dell’olocausto e ci sono state 188 richieste di limitazione di contenuti. In questo caso Facebook applica una particolare limitazione, rendendo il contenuto non disponibile solo nel territorio tedesco.

La censura in Italia

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L’Italia compare agli ultimi posti di questa classifica, con tre richieste di rimozione di contenuti applicate nel 2014.

Per quanto riguarda le richieste di informazioni, da Gennaio a Giugno 2015 ci sono state 2994 richieste di dati relativi ad accounts collegati a procedimenti penali in corso in Italia. Per il 48.62% di queste c’è stato un rilascio dei dati da parte di Facebook.

Di casi di censura su Facebook ce ne sono tanti e si sentono tutti i giorni.

Se hai voglia di aggiungere qualcosa o raccontare un episodio che conosci fallo nei commenti!

Le professioni del digitale: le skill chiave. Giulio Xhaet all'evento Digital Warriors

Professioni del digitale: le skill chiave

Qual è il rapporto tra aziende e professionisti in Italia? Quali sono le competenze più richieste sul mercato? Queste le domande a cui Giulio Xhaet, co-founder di Made in Digital e autore del libro Le Nuove Professioni Digitali, risponderà durante il suo intervento durante l’evento Digital Warriors.

Il 28 novembre dalle 10:00 alle 13:00, i maggiori esponenti della digital industry italiana sono riuniti da Ninja Marketing e Ninja Academy per fare il punto su trend, tool, professioni e tecniche.

L’evento “Digital Warriors. Tecniche di combattimento pacifiche per Ninja del Marketing” è gratuito. Per partecipare basta iscriversi qui.

Tra i panel, anche quello di Giulio Xhaet: “Le professioni del digitale: le skill chiave”.

Digital Warriors: le anticipazioni sui trend del 2016

 

In base alla tua esperienza, ci spieghi perché secondo te è ancora difficile trovare figure professionali nel digital marketing in Italia? Cos’è che blocca l’incontro tra domanda e offerta?

È difficile, ma non così difficile rispetto a qualche anno fa. Seppure in modo lento, anche il Bel Paese di sta muovendo verso la digital transformation.

Detto questo, ecco alcuni dei motivi principali:

– Scarsa formazione universitaria sul digital. Siamo dannatamente in ritardo su questi temi: il 90% delle università offre corsi di marketing e comunicazione che si fermano alla pubblicità anni ’90. Qui baronie e professori che non hanno voglia di aggiornarsi, purtroppo, fanno ancora da padroni.

– Scarsa consapevolezza di molte aziende (in particolare, bisogna dirlo, delle PMI) su cosa si intenda davvero per digital transformation: non si investe in persone con competenze ad hoc perchè non si sa neanche cosa cercare.

– Poteri forti italiani, a livello politico, che continuano a spingere media classici (come la televisione) portando grandi aziende a dover investire su tali mezzi per non perdere quote di mercato e privilegi.

– Digital divide: lavorare online al sud Italia è un’impresa di per sé, per assenza di banda larga.
Ma io sono decisamente ottimista: se molti soliti noti non cercano il cambiamento, il cambiamento troverà loro. Un esempio? Netflix è appena sbarcato in Italia. Significa che siamo un bacino digitale in espansione, e significa anche che le vecchie logiche del mercato stanno per essere estirpate, anche in Italia.

Se anche tu sei un guerriero digitale e vuoi essere parte di questo cambiamento,  non perderti Digital Warriors. Ci vediamo il 28 novembre dalle 10:00 alle 13:00 presso lo spazio Copernico di Milano, iscriviti qui!

Social Media e Turismo: il punto con Carlo Caroppo, SMM di Pugliapromozione [INTERVISTA]

Carlo Caroppo, Pugliapromozione turismo

Motivazione, esperienza ed emozione. L’offerta turistica, oggi, deve rincorrere un viaggiatore sempre più esigente e sempre più iper connesso. Riposto nello zaino il buon caro passaparola, nell’era del turismo digitale gli enti turistici hanno l’arduo compito di anticipare tendenze e conquistare l’attenzione del turista prima degli altri.

Nell’era del selfie selvaggio e dell’hashtag d’asporto come possono gli enti turistici sfruttare i social media nella propria marketing strategy? Lo abbiamo chiesto a Carlo Caroppo, Social Media Manager di Pugliapromozione, una delle più attive agenzie di promozione turistica in Italia.

Pugliapromozione si sta imponendo come best practice nel turismo digitale. Come siete riusciti a creare la vostra forte identità online?

Io credo che il risultato sia frutto di un grosso lavoro di squadra che si è fatto in sintonia con tutti i settori di Pugliapromozione. L’intera strategia è stata progettata con un forte orientamento digitale e social, integrando i diversi canali di comunicazione e le attività online e offline. Prefissati degli obiettivi, quindi, si è stabilita una strategia e si sono misurati i risultati.

Qual è il valore aggiunto dei social media nella vostra marketing strategy? E quale social network ha la priorità e perché?

I social media sono molto importanti per Pugliapromozione e la presenza di uno staff social interno, da circa tre anni, lo dimostra. Con i social media cerchiamo di intervenire in tutte le fasi del viaggio del turista/viaggiatore: dal desiderio, alla pianificazione, all’esperienza e alla condivisione del viaggio.

Ascolto della rete puntuale, engagement e seeding, inoltre, sono fasi fondamentali della nostra attività social. Cerchiamo di raccontare ma, allo stesso tempo, anche di far raccontare la Puglia a una community nazionale e internazionale che pensa alla nostra regione come una destinazione turistica.

Facebook è il social network principale per noi, con 1 miliardo e mezzo di utenti iscritti non potrebbe essere altrimenti. Da poche settimane abbiamo una global page che ci permette di essere più agili, passatemi il termine. Possiamo, infatti, gestire meglio la nostra community, essere più facilmente ricercabili e, infine, differenziare al meglio i contenuti per raggiungere un maggior numero di utenti.

Anche Instagram e Twitter, comunque, continuano a essere dei canali molto importanti per la nostra identità di brand e per l’ascolto della rete.

Facebook Pugliapromozione Turismo

Quali sono le performance dei vostri canali social, a livello di brand awareness e di engagement?

Possiamo dire che, a seguito delle attività svolte negli ultimi anni, la Puglia è un brand ormai affermato e che registra ottime performance nel mercato nazionale ed è in forte crescita e ancora con grandi potenzialità̀ sul mercato estero.

Abbiamo costruito una grande community di amanti, viaggiatori, appassionati e storytellers della Puglia. Oltre 210.000 fan compongono la nostra community su Facebook (tra WeAreinPuglia e Puglia Events), circa 50.000 follower twittano con noi, 10.000 sono i nostri follower su Instagram, dove ben 155.000 foto sono taggate con il nostro hashtag #WeAreinPuglia: è̀ bello vedere la nostra regione con gli occhi della nostra communitỳ.

Siamo molto contenti, inoltre, dei risultati ottenuti recentemente su Twitter. Secondo BlogMeter, infatti, #WeAreinPuglia è l’unico hashtag turistico tra le prime 10 campagne Twitter, nei mesi di Luglio, Agosto e Settembre.

Instagram Pugliapromozione Turismo

Possiamo dire che #WeAreinPuglia non è più considerato solo il claim di una campagna fatta da Pugliapromozione, ma l’hashtag utilizzato da chi vuol raccontare o ricercare informazioni sulla nostra regione, è di tutti. Penso che questa sia stata la chiave del successo della campagna.

Comunicazione integrata. Come coniugate le strategie online con quelle offline?

Credo personalmente che una campagna di comunicazione raggiunga il massimo del successo quando integra più canali. Nel nostro caso, il social è stato spesso il punto di incontro fra online e offline.

Un’affissione nelle metro delle principali capitali europee come anche in quelle di Roma e Milano poneva l’hashtag al centro, ben leggibile e integrato nel messaggio pubblicitario.
In questo modo, chi leggeva e andava a ricercare l’hashtag sui propri canali trovava i nostri tweet, le nostre foto Instagram o i nostri post Facebook. Con uno Storify o un board Pinterest, poi, raggruppavamo i contenuti arrivati dalla nostra community e che parlavano della campagna stessa.

Contemporaneamente, le community locali o i social media user pugliesi venivano sensibilizzati e invitati a utilizzare gli hashtag nei contenuti da essi creati.

Travel blogger. Quanto contano per voi e come vi rapportate con le loro community?

Abbiamo lavorato spesso con travel blogger e altri influencer del mondo travel online.
Non solo blog tour, che abbiamo utilizzato poco in realtà, ma soprattutto collaborazioni per la realizzazione di campagne o progetti specifici.

Faccio un esempio. Nel 2014, da aprile a luglio, Pugliapromozione ha realizzato un progetto volto ad aumentare la brand awareness della Puglia in Europa. Un roadshow itinerante in 6 capitali europee, collegate da voli diretti con la nostra regione.

PugliaPromozione turismo
In 6 piazze, quindi, abbiamo portato un Puglia Village: uno stand di 250 mq dove passanti e turisti  hanno avuto la possibilità non solo di raccogliere materiale informativo ma anche di vivere un’esperienza Puglia fuori dall’Italia. 

Come lo abbiamo reso social oltre allo storytelling sui nostri canali? Collaborando con un network di travel blogger internazionali. In 4 mesi, siamo riusciti a coinvolgere oltre 4.300 account twitter che hanno twittato 20.300 tweets contenenti #WeAreinPuglia.

Secondo i dati Tweetreach, abbiamo raggiunto un exposure di 112.6 milioni e una reach pari a 4.4 milioni. Sono dati molto importanti che hanno lanciato l’hashtag #WeAreinPuglia a ottenere i risultati attuali.

pinterest pugliapromozione turismo

Avete mai dovuto gestire una situazione di crisi attraverso i social? Puoi farci un esempio

Si, anche se raramente per fortuna. Nei primi tempi, appena arrivato in Pugliapromozione, ad esempio, eravamo accusati dagli stessi fan pugliesi di evidenziare più spesso un territorio della Puglia rispetto ad un altro.

Abbiamo, pertanto, posto particolare attenzione a questo elemento nella redazione del nostro piano editoriale. Nei mesi successivi, quindi, i commenti negativi sono diminuiti e con i pochi rimasti ci è bastato riportare il link dell’ultimo post per smentire quanto affermato.

In linea di massima, sono del parere che bisogna rispondere sempre a domande e critiche che ci vengono poste nel rispetto della nostra netiquette. Non serve fingere o nascondersi, ma trovo invece molto utile ammettere un eventuale errore.

Grazie Carlo e buon lavoro

Grazie a voi!

Global Startup Expo: tecnologia e startup per la fiera del futuro

Global Startup Expo

Mancano pochi giorni per dare il via a Global Startup Expo (19 e 20 novembre 2015), la prima fiera virtuale per startup che si pone come obiettivo quello di permettere a startup di tutto il mondo, anche non presenti fisicamente in Italia, di conoscersi e di partecipare all’iniziativa.

Tutto è pronto: iscrizioni chiuse, location virtuale sulle rive del lago di Como pronta, collegamenti avatar e canali di comunicazione digitali testati, ma abbiamo voluto chiedere agli organizzatori, Francesco Mantegazzini e Giuseppe Ciuni, quanto ha contato per loro la tecnologia e l’appoggio di partner esterni nel rendere possibile “la fiera del futuro” e quali sono i loro progetti.

Una grande fiera internazionale in ambiente virtuale. Quali startup incontreremo?

Global Startup Expo

Incontreremo startup di tutti i settori a Global Startup Expo, quest’anno in prevalenza saranno italiane, ma avremo anche un padiglione internazionale di startup africane provenienti da Kenya e Ghana.

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Le startup potranno interagire con i visitatori attraverso un avatar: è un’evoluzione del lavoro come oggi lo conosciamo?

In realtà è molto simile a quello che avviene nelle interazioni di business odierne: si intrattengono conversazioni scritte via Messenger, Facebook e Whatsapp o si fanno telefonate su Skype. La differenza è rispetto alle fiere tradizionali dove si partecipa fisicamente. Alla luce dei fatti di Parigi di questi giorni e alle minacce in corso siamo molto sollevati di poter partecipare ad un evento di massa in modalità virtuale. Noi di Global Startup Expo non abbiamo problemi di sicurezza fisica.

Tanti partner importanti e tutti i principali Venture Capital e business angel italiani, quali opportunità per le startup partecipanti e per gli investitori?

Global Startup Expo

Per le startup è un’occasione unica per farsi notare dagli investitori. Ci saranno veramente i rappresentanti di praticamente tutti i principali fondi di venture capital italiani. Ma non solo. Abbiamo invitato centinaia di business angel individuali, imprenditori, manager ed inoltre negli ultimi giorni abbiamo avuto una notizia fantastica.

Alcuni dei più importanti gruppi di business angel americani parteciperanno al Global Startup Expo: Eric L. Dobson, Ceo dell’Angel Capital Group, Luca De Petris di Keiretsu Forum Southern California e Gary Jinks, Managing Director dei South Valley Angels.

Negli anni precedenti non era mai successo. Dimostrazione che la formula della fiera virtuale ha dei vantaggi evidenti. Come ad esempio ci ha permetterà di avere anche la presenza di Bob Dorf, uno dei più acclamati guru del mondo delle startup e co-autore dello Startup Owner’s Manual. Peraltro persona di una disponibilità e gentilezza unica che vorrei qua ringraziare per il sostegno anche morale alla nostra iniziativa.

Quanto sarà importante l’apporto tecnologico di Hyperfair per la creazione di network tra i partecipanti?

Global Startup Expo

Ovviamente sostanziale dato che senza la loro piattaforma non potremmo far avvenire il Global Startup Expo. Una delle cose che mi piacciono di più è decisamente la possibilità di sapere chi sono tutte le altre persone intorno a me semplicemente avvicinandomi. Io vado a molti eventi ed è sempre un dramma ricordarsi tutti i nomi e cosa fanno le persone che già ho conosciuto e non sapere chi sono quelle che incontro mi preclude a volte delle interessanti opportunità di networking.

Ma ora abbiamo risolto anche questo problema.

Giunta alla quarta edizione, quali sono i piani per il futuro?

Dopo la Fiera delle Startup, l’Expo delle Startup e ora il Global Startup Expo vediamo come andrà l’esperienza di questo nuovo format e poi decideremo. Il sogno comunque sarebbe di compiere la sua mission: diventare veramente Globale.

Global Startup Expo è davvero alle porte, non ci resta quindi che augurare un grosso in bocca al lupo allo staff e augurare alle startup iscritte di vivere al massimo questa esperienza.

Da User a People Experience, la rivoluzione è in atto

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Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Nunzia Falco Simeone, managing editor Ninja Marketing.

Nel mondo della comunicazione, oggi, abbiamo bisogno di un cambiamento radicale, di una rivoluzione.  of InteractioBisogna ricordarsi che gli utenti non sono un’entità astratta, ma persone. Questo è fondamentale per creare contenuti e piattaforme adatte alle nuove necessità e capaci di cambiare il mondo.

Durante l’evento Frontiers of Interaction, la nostra managing editor Nunzia Falco Simeone ha avuto l’opportunità di incontrare Maria Giudice, Experience Designer di Autodesk, e di porle per noi qualche domanda sulle sue idee riguardo la leadership.

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1) Nel tuo ultimo libro, identifichi un nuovo tipo di persona: dal CEO al DEO. Quali sono le caratteristiche di questo nuovo leader?

Nel mio libro parlo di come il vecchio modello dirigenziale sia legato a una logica che si può definire “comanda e controlla”: io sono il capo e ti dico cosa fare. Una persona ordina cosa fare alle persone più giovani e a chi si trova ai livelli inferiori nella gerarchia rispetto a lui.

Nel mondo di oggi, però, tutto è fatto di collaborazioni e accordi. Il mondo è davvero interconnesso e quindi servono altre qualità per essere un buon leader. Bisogna pensare in un ottica molto più vicina a quella del caos del web, rispetto a quella tradizionale del “si o no”. Il mondo è molto più complesso di così.

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La prima importante qualità di un leader è quella di essere orientato verso le persone. Le aziende dovrebbero esistere per aiutare concretamente il mondo a essere un posto migliore per le persone che lo abitano. Quindi, in questo contesto diventa molto importante essere empatici, essere sicuri di intraprendere azioni che abbiano un impatto positivo sulle vite degli altri.
Non si tratta di avere a cuore solo i propri clienti, ma vuol dire prendersi cura anche delle persone che lavorano. Se si è interessati ai dipendenti loro saranno fedeli e lavoreranno con maggiore impegno.
Non ha senso solo a livello umano, ma anche in termini di business. Mettere le persone al centro è probabilmente la prima e fondamentale qualità di un buon leader.

Un’altra qualità è non avere paura di assumersi rischi. Il vecchio modo di pensare era molto orientato al come posso muovermi dal punto A al punto B con il minor rischio possibile, ma nel mondo di oggi bisogna mettersi alla prova, e non avere paura di fallire. Bisogna solo stare attenti a non sbagliare in maniera così grave da essere fuori dai giochi, ma fallire in maniera intelligente e riprovare.

Un’altra dote importante è essere pronti a ricevere consigli. Le decisioni hanno anche un impatto sugli altri e bisogna pensare in maniera molto più ampia. Quando si prende una decisione si deve tener conto di quali saranno le implicazioni: non si possono prendere decisioni da soli.

Il nuovo leader deve vivere in un mondo di creatività e analitycs. Il modello tradizionale di leader è molto focalizzato sui numeri e sulle metriche per prendere decisioni, mentre i nuovi leader devono avere sentimenti, devono comprendere che non ogni decisione è così assoluta. Bisogna usare questa combinazione di creatività e analisi per prendere decisioni. Trovare la giusta via di mezzo.

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E, infine, non si può concludere mai nulla se non si è quel tipo di persona che fa di tutto per completare il lavoro a qualunque costo (N.d.A. Maria usa la frase “get the s**t done”). Questa è la cosa più importante. Si può continuare a provare e cambiare, ma alla fine della giornata si deve sempre consegnare qualcosa. Quindi, bisogna avere il coraggio di portare a termine il lavoro e non arrendersi mai.

2) Quali sono i trend attuali nella user experience design e quale sarà la prossima “next big thing” di questo settore?

Prima di tutto, odio l’utilizzo della parola user, perché noi non facciamo design per gli utenti: noi facciamo design per le persone. Dovrebbe essere People Experience e non User Experience, iniziamo da questo, iniziamo una rivoluzione in questo momento e chiamiamola PX.

Ho provato a utilizzare la parola User Experience, ma è davvero superata. Fin dall’inizio della mia carriera ho sempre cercato di fare design usando il giudizio delle persone come parametro. Anche prima dell’arrivo di internet, facevo la Print Designer e il mio primissimo capo  ha instillato in me l’idea che il nostro lavoro consiste nell’aiutare le persone a capire e dare un senso al mondo. Da questa esperienza è nata la mia idea di pensare ai bisogni delle persone attraverso il design, questo per me non è mai cambiato. Il modo in cui consegniamo contenuto, informazioni e utilizziamo diversi mezzi deve tener conto delle specificità del mezzo.

Da User Experience a People Experience, la rivoluzione è in atto [INTERVISTA]

Penso che quello che sta davvero iniziando a cambiare è il fatto che la tecnologia sta diventando così smart che  riesce ad anticipare ora, attraverso data e algoritmi, ciò di cui la gente avrà bisogno poi.
Ad esempio WordPress è un open up software. È un po’ come se ci venisse servito un pranzo sempre alla stessa ora: “Posso prendere il dessert per primo, o posso mangiare gli antipasti o posso andare direttamente al primo”. Ma il modo in cui il software si andrà evolvendo nell’Internet of Things sarà qualcosa di molto più intelligente, sarà: “Io so esattamente cosa hai bisogno di fare, ti dirò e ti offrirò quello che deve essere il tuo prossimo step“.

Potremo usare interfacce più adattabili per anticipare i bisogni e sarà molto eccitante. Questo è il motivo per cui i data sono così importanti e di valore: perché renderanno la vita più semplice, perché la tecnologia continuerà a migliorare per noi.

3) Secondo la tua esperienza, è il contenuto che modifica l’interfaccia o viceversa? In altre parole, viene prima il contenuto o l’interfaccia?

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La cosa più importante è ciò di cui la gente ha bisogno e che desidera. Si inizia da queste domande: Come posso rendere la tua vita migliore? Quale tipo di tecnologia può provvedere ai tuoi bisogni? E come posso rendere l’esperienza così piacevole da farti chiamare “WordPress il tuo dio”? Come posso dare inizio al passaggio dal “darti qualcosa che funziona” al “darti qualcosa che tu ami”?

Prima c’erano telefoni giganti, con un’antenna grandissima ed erano così divertenti. Invece, quando è uscito il primo iPhone la gente se ne è innamorata.
Questo ha segnato il passaggio tra desiderare qualcosa che funziona al momento in cui c’è  e qualcosa che la gente ama e desidera assolutamente.
Ecco il mio lavoro: creare qualcosa di cui non solo hai bisogno o desiderio, ma di cui amerai l’esperienza.