Facebook e fundraising: il social è sempre più sociale

In quest’ultimo periodo Facebook si sta dimostrando particolarmente attento ai temi sociali. Sarà che i fatti di cronaca lo richiedono, sarà che lo Zuckerberg-futuro-padre sta svelando sempre di più il suo lato umano, o sarà piuttosto che la sua conquista del web sotto ogni aspetto e campo sembra non volersi arrestare di fronte a nessuna nuova sfida. Ad ogni modo, questa è la volta del fundraising: il social ha dichiarato ufficialmente di aver creato uno strumento per le realtà non-profit, che consente di creare apposite pagine Facebook per gestire singole campagne di raccolta fondi.

Da adesso è possibile, appunto, creare una pagina verificata con contenuti multimediali dedicati ad una specifica campagna, ma soprattutto raccogliere direttamente le donazioni degli utenti attraverso il tasto “Fai una donazione” e ampliare la viralità dell’iniziativa grazie alle dinamiche del social.

#GivingTuesday: la campagna di Save The Children

GivingTuesday: la campagna di Save The Children

A ben guardare non si tratta certo di uno strumento completamente nuovo per le sue caratteristiche. La prima cosa che viene in mente è di sicuro la piattaforma di Crowdrise, che funziona in modo analogo per la raccolta fondi. E il principio alla base, se si esclude l’aspetto sociale legato alla beneficienza, ricorda molto anche Kickstarter e Indiegogo, le piattaforme di crowdfunding che danno visibilità a progetti indipendenti di vario tipo, con l’obiettivo di renderli realizzabili attraverso il sostegno economico delle persone interessate ad una specifica causa.

Ma le enormi potenzialità di quest’idea risiedono in un fattore molto semplice: si trova su Facebook. Anzi, è Facebook. Il fatto di poter concentrare le informazioni sulla campagna, la raccolta fondi e la promozione virale dell’iniziativa in un unico posto – e Facebook non è esattamente un posto qualunque – è sicuramente un vantaggio innegabile.

Non è poi così inverosimile che in una prospettiva futura le applicazioni di questo strumento possano essere estese anche al di fuori dell’ambito sociale. Già oggi i social giocano un ruolo fondamentale per tutte le piattaforme di crowdfunding, convogliando sui loro siti una buona percentuale di traffico e moltiplicando l’eco di tanti progetti e cause di ogni tipo.

Techcrunch già vede in questo nuovo progetto un possibile competitor per realtà come Kickstarter: direttamente interrogato sulla questione, Facebook ha per ora confermato però che si tratta di uno strumento pensato solo per il non-profit. Staremo a vedere.

Intanto iniziamo a conoscerlo meglio, perché c’è da scommettere che presto diventerà molto familiare nel nostro feed. O almeno c’è da augurarselo. Ecco le funzioni principali e i vantaggi per le organizzazioni non-profit:

  • Avere una pagina verificata a disposizione per la singola causa, con foto e video che ne raccontino storia e motivazioni
  • Invitare a partecipare alla campagna e accrescerne l’awareness, attraverso il semplice tasto “Partecipa”
  • Ricevere le donazioni direttamente attraverso Facebook, con il tasto “Fai una donazione”, a mezzo Paypal o carta di credito/debito
  • Personalizzare le donazioni: sono presenti delle cifre prestabilite, ma chi dona può decidere anche di inserire un importo diverso, compreso tra 4 € e 896 €
  • Tenere aggiornati i sostenitori della causa sul raggiungimento dell’obiettivo, attraverso una barra che mostra l’avanzamento della raccolta
  • Aumentare la viralità della campagna: chiunque può condividere l’iniziativa e invitare i propri amici a donare, con i tasti “Condividi” e “Invita”
La campagna Be the Hero Nature Needs del WWF

La campagna Be the Hero Nature Needs del WWF

Al momento lo strumento è in fase di test e già attivo, grazie all’adesione di 37 partner, tra cui organizzazioni internazionali del calibro di Save The ChildrenUNICEF USA e WWF. In questa fase iniziale è però esteso solo alle cosiddette organizzazioni 501(c)(3), ossia le organizzazioni non-profit con sede negli Stati Uniti, che godono di particolari agevolazioni fiscali.

Per scoprire di più e ricevere aggiornamenti sull’avanzamento del progetto e le nuove adesioni, basta compilare un form direttamente nell’apposita sezione di Facebook. Intanto, chi vuole, può già iniziare a donare.

Di solito si dice che chi fa beneficienza non dovrebbe sbandierarlo ai quattro venti. Da adesso, forse, le cose potrebbero cambiare: condividere la propria buona azione non è necessariamente un male, anzi. Che l’abbiate odiata o meno, pensate semplicemente all’Ice Bucket Challenge dello scorso anno.

Preparati agli acquisti di Natale con il nuovo Google Shopping

Google Shopping si aggiorna e i regali di Natale non sono più un problema

Nelle previsioni sul futuro dell’e-commerce l’attenzione è concentrata su gli acquisti tramite dispositivi mobile, a tal punto che molti hanno affiancato al termine e-commerce quello di m-commerce (mobile commerce).

LEGGI ANCHE: App Myfunwait, fare la fila non sarà più così noioso

Google che da anni combatte contro Amazon, il suo competitor principale, ha preso coscienza di questa evoluzione e ha reagito ad essa realizzando una ristrutturazione della sua piattaforma di Shopping online, per offrire al consumatore un servizio sempre performante e soddisfacente.

Il restyling di Google Shopping

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Approfittando dello shopping natalizio, ormai alle porte, Google annuncia un restyling del servizio di Google Shopping tramite mobile. Si tratta dell’aggiornamento più importante che l’azienda californiana abbia mai realizzato dalla sua nascita. La decisione di investire nel mobile è stata presa analizzando i flussi di ricerche effettuate dagli utenti: il numero di queries legate agli acquisti tramite dispositivi mobile, quali smartphone o tablet, risultano essere superiori rispetto a quelle tramite dispositivi fissi, primo fra tutti il tradizionale personal computer.

Google Shopping: trova il prodotto che fa per te

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L’obiettivo è sempre lo stesso: facilitare la navigazione dei consumatori permettendogli, in tempi brevi, di trovare e acquistare i prodotti ai quali sono interessati. Come? Vediamolo insieme.

Prima di tutto se nel motore di ricerca inserisci una parola generica, come “regali di Natale”, rischiando così di perderti in una quantità infinita di informazioni, Google Shopping corre in tuo aiuto. Riprendendo il modello di Google Immagini, che offre sottocategorie legate a uno specifico termine di ricerca, anche Google Shopping una volta ricevuta una richiesta di prodotto o servizio ti mostrerà solo i risultati legati ad essi e quelli maggiormente ricercati dagli altri utenti. Ad esempio se digiti “robot”, Google Shopping ti proporrà sotto categorie, quali: “collezionabili” e “giocattoli”.

Se, invece, stai cercando un prodotto più specifico, come “albero di Natale”, Google Shopping ti permetterà di filtrare i numerosi risultati di ricerca ottenendo solo i prodotti di tuo interesse, presenti nel mercato virtuale e non solo. Le categorie per filtrare sono: “Ordina per” (punteggio, prezzo), “Venditore” (Amazon, eBay etc.), “Condizione” (nuovi o usati) e “Prezzo ” (qualsiasi, fino a 40€, 40€-70€ etc.). In poco tempo troverai il prodotto finale, quello in grado di soddisfare le tue esigenze.

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Google Shopping: sta a te decidere se acquistare online oppure offline

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E non finisce qui! Google Shopping ti permette di navigare online e di vedere ulteriori informazioni su i prodotti di tuo interesse, senza dover caricare nuove pagine. Direttamente dalla piattaforma di Google è possibile leggere la descrizione del prodotto e le recensioni degli utenti, sfogliare le immagini, vedere il video promozionale e molto altro ancora senza dover abbandonare la piattaforma per andare nel sito ufficiale.

Una volta deciso il prodotto non ti rimane che acquistarlo e anche qui puoi scegliere se farlo tramite modalità online oppure offline. Se sei un tipo tradizionale che ama recarsi nel punto vendita per avere un’ultima conferma sulla decisione d’acquisto, Google Shopping ti offre una lista di tutti i negozi più vicini a te nei quali puoi acquistare o provare il prodotto desiderato.

Riuscirà Google a superare il colosso dell’e-commerce Amazon? Questo ancora non lo sappiamo ma una cosa è certa: Natale si avvicina, è arrivato il momento di fare shopping!

Periscope è il mezzo perfetto per diffondere le informazioni oggi?

Dal 30 ottobre Periscope è attivo sulla nuova Apple Tv: finalmente è possibile guardare i video streaming sullo propria televisione, senza costringere la vista sul piccolo schermo smartphone.

Nonostante l’applicazione sia giovane ha già riscosso molto successo e tra alti e bassi ha decisamente fatto parlare di sé, non solo grazie alle confessioni degli scopers o allo streaming pirata, ma anche e soprattutto grazie all’informazione.

LEGGI ANCHE: Periscope: la rivoluzione della comunicazione video passa da qui?

Le interazioni disponibili per la versione di Periscope su Apple Tv non sono paragonabili a quelle fruibili dallo smartphone – non si possono seguire nuovi utenti, non è possibile portare indietro o avanti il video, nemmeno mettere pausa o commentare in diretta – eppure il suo successo è in ascesa.

Non solo merito della modalità landscape.

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Nella nuova Tv firmata Apple, Periscope diventa un flusso interminabile di video che, uno dopo l’altro, stimolano l’appetito degli appassionati, creando veri e propri fenomeni di binge-watching.

 

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Video da tutto il mondo si susseguono senza freni: persone, paesaggi, colori costringono l’osservatore sul divano, portandolo a desiderarne ancora.

Il numero delle visualizzazioni determina la posizione del video nel feed, ma seduti sul divano il controllo su ciò che si osserva è ridotto.
Questo però non è un limite perché basta un click sul telecomando per iniziare lo zapping.
In questo modo il flusso interminabile di live streaming viene sempre più apprezzato, creando una strana intimità e connessione tra gli scoper e i viewer.

Chi crea il video può parlare a gente di tutto il mondo, chi invece osserva può scoprire cosa accade in ogni angolo del pianeta.

Periscope non offre semplicemente video trash di adolescenti egocentrici, ma porzioni di vita che raccontano la storia e la cultura in tempo reale.

 

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L’importanza di avere informazioni visive dirette e non filtrate degli utenti è stata resa evidente il 13 novembre, in concomitanza degli attentati di Parigi.

L’applicazione non riusciva a reggere il peso degli utenti connessi: tra scopers che volevano trasmettere in tempo reale quello che stava succedendo e user che volevano capire in diretta e con i propri occhi cosa stava accadendo, Periscope non ce l’ha fatta.

Il disservizio derivato dal crash è durato meno di un’ora, ma nonostante la brevità del problema in molti su Twitter si sono lamentati.

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Perché la gente era così interessata a seguire la vicenda su questa piattaforma? Cosa ha di diverso?
Le persone sono stanche di ricevere notizie filtrate e prive di fonti, vogliono sapere davvero cosa accade nel mondo, soprattutto dal punto di vista di chi lo vive.


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Per questo motivo Periscope è una risorsa preziosa per l’informazione, soprattutto ora che vive i favori che un dispositivo come Apple Tv concede.

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Il punto di vista umano, del singolo individuo, umanizza la notizia che spesso sfugge agli occhi di chi non vive direttamente l’esperienza.

Periscope stesso così si definisce sul sito ufficiale:

«E se si potesse scoprire il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro? E se fosse possibile vedere attraverso gli occhi di un manifestante in Ucraina? O guardare il tramonto da una mongolfiera in Cappadocia? Può sembrare strano, ma volevamo realizzare la cosa più vicina al teletrasporto. Esistono diversi modi per scoprire luoghi ed eventi, ma ci siamo accorti che non c’è modo migliore di fare queste esperienze dei video live. Una foto vale più di mille parole, ma i video live ti possono portare in un posto e farti vedere come è».

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Questa citazione racchiude il cuore dell’idea di Periscope, ben chiara sin dal momento della sua ideazione: Kayvon Beykpour e Joe Bernstein nel 2013, durante un viaggio a Instanbul, hanno assistito a una protesta nei pressi di Taksim Square e non riuscivano a vedere cosa stava succedendo.

Potevano accedere alle notizie su Twitter, ma non riuscivano ad avere un’informazione visiva dell’accaduto da nessun social network.

Non solo volevano sapere, loro volevano vedere ciò che gli occhi non potevano osservare.

Nel febbraio dell’anno seguente ha luce Periscope.

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Quest’applicazione non è solo un supporto alla mercé di utenti superficiali, ma una valida risorsa per l’informazione: è un media che ha il potenziale per raccontare la storia e la cultura del mondo.Periscope_è_il_media_perfetto_per_diffondere_le_informazioni_oggi

Se l’algoritmo che adesso sta alla base dell’applicazione per smartphone, oltre che per Apple Tv, riuscisse ad adattarsi ai bisogni del singolo utente, creando un feed personalizzato che sappia accontentare il gusto personale di ogni singolo utente, chi potrà più staccare gli occhi dallo schermo?

Sono ancora tanti i possibili sviluppi e le direzioni che Periscope può intraprendere.
Quest’app dalle mille risorse ha ancora molto da dare e chissà quali saranno i prossimi usi degli utenti.

Credi anche tu che Periscope possa rivoluzionare il futuro dell’informazione?

Digital Warriors: vision e tool del mondo digitale

Sabato 28 novembre, dalle 9.30 alle 13.00, si svolgerà l’evento Digital Warriors. Ecco una prima anticipazione di quello che succederà durante il panel: “Digital Life: Vision & Tool” con Claudio Gagliardini, Andrea Fontana, Francesco Gavatorta e

Perché per un’azienda è importante essere su Google?

Claudio Gagliardini

Perché Google è sempre più il punto di riferimento per miliardi di utenti in tutto il mondo, che oggi fanno ricerche da dispositivi fissi e mobili. Ma non solo. I motori di ricerca non si limitano a rispondere alle ricerche degli utenti; essi dialogano con i sistemi operativi e forniscono informazioni in tempo reale, basandosi sui dati che raccolgono dalla rete, offrendo agli utenti utili “predizioni” (predictive search), su tutto quello che può servirgli e interessargli.

Essere su Google, pertanto, non significa più solamente intercettare passivamente le ricerche degli utenti ma, soprattutto, offrire al motore di ricerca / sistema operativo (Chrome – Android) una serie di informazioni che possono essere offerte agli utenti in determinati contesti o situazioni, aumentando le opportunità di business.

Essere su Google (My Business), pertanto, è un’occasione da sfruttare a 360°, per lo più gratuita, poco impegnativa da gestire e propedeutica per l’avvento di nuove tecnologie e funzionalità, che offriranno molte nuove opportunità a tutte le tipologie di aziende.

Non deve essere dimenticato, infatti, che già oggi Google è molto più della sola dimensione Search, con servizi e applicazioni che permettono di fare tutto quello che oggi può esser fatto in rete.

Come può un’azienda raccontare con successo se stessa in rete?

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Andrea Fontana

Prima di raccontare bisogna ascoltare. Non si racconta mai solo la propria storia, ma bisogna raccontare gli altri, nella propria.
Poi bisogna pensare e conoscere gli interlocutori a cui si sta raccontando. Che storia di vita stanno vivendo?
È necessario pianificare bene i diversi media che ospiteranno la storia e su quali piattaforme farla “girare”. Avere coerenza tra ciò che racconti e ciò che sei e quello che desiderano i tuoi interlocutori.

E infine avere competenze specifiche, non improvvisarsi storyteller: hai fatto un lavoro strategico di analisi dei tuoi lettori? sai scrivere narrativamente? sai costruire mondi visivo-narrativi? Hai idea di come fare il design delle diverse piattaforme del tuo racconto?
Ecco se si gestiscono queste questioni si fa un ottimo processo di narrazione d’impresa.

Quanto è cambiato da quando, nel 1996, Bill Gates proclamò Content is King?

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Francesco Gavatorta

Posso essere provocatorio? Da un certo punto di vista, nulla.
Il contenuto è sempre stato il centro di tutto, se si pensa che tutti i media per essere in grado di influire sulla vita delle persone hanno bisogno di “dire” qualcosa. E anche quando ci saranno macchine (e media) in grado di pensare, il contenuto rimarrà sempre la cosa più importante.

Ciò che è cambiato è la consapevolezza di quanto quest’affermazione sia vera, e forse lì sì che Bill Gates ha indicato una strada da seguire. Oggi attorno a “Content is King” si costruiscono metodologie di lavoro che influenzano il modo di parlare, fra utenti e consumatori, di cui non si può più fare a meno. Alcuni fanno parte del DNA del modo di comunicare dell’uomo, altri si sono sviluppati in funzione dei media e dei modelli che nascevano.
Una cosa è sicura: da quella presa di coscienza, non si tornerà mai più indietro.

La Singularity University arriva in Italia

Il mondo della formazione online ed offline è in costante espansione, ma l’Italia è sempre rimasta poco considerata – soprattutto dalle entità formative straniere. Una delle principali realtà globali ha deciso di “sbarcare” in Italia, più precisamente a Milano: stiamo parlando della Singularity University.

SingularityU arriva direttamente dalla Silicon Valley grazie a David Orban (Chapter Ambassador): l’arrivo a Milano fa parte del programma globale di espansione della stessa. Il SingularityU Global Program è stato creato appositamente per realizzare una diffusione capillare del vastissimo programma di formazione ma non solo, anche grazie alla vision. Troviamo l’intento di realizzazione numerosi eventi e la presenza di programmi innovativi, dalla medicina al manufacturing vero e proprio.

In Ninja Marketing avevamo già parlato in una intervista del progetto Singularity; ricordiamo che il 3 Dicembre 2015, ci sarà l’incontro 0 della SingularityU Milan.

Il 2016 sarà l'anno degli emoji

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Per ogni anno trascorso Oxford Dictionaries sceglie una parola che si è distinta come novità nel modo di comunicare, e che molto probabilmente sarà una delle più gettonate nell’anno a venire, come è già capitato per “selfie” nel 2014 e poi esploso l’anno successivo come termine e come fenomeno.

Quest’anno per la prima volta la scelta non è caduta sul linguaggio alfabetico ma bensì su quello iconico, e la parola dell’anno è: ? o meglio l’espressione con le lacrime di gioia che rappresenta la categoria degli emoji. Secondo i dati riportati dall’Oxford Dictionaries l’uso di questi simboli è triplicata quest’anno, e alcuni esempi di comunicazione online ci fanno pensare che sarà anche una delle prossime tendenze social del 2016. A crederci è anche la Finlandia che per promuovere il turismo ha creato ben 30 emoji che descrivono le attività e la storia paese, come la tipica sauna, l’hard rock e il nokia 3310.

 

Le emoji creati dal Ministero degli Esteri finlandese per una campagna di promozione turistica

Il termine emoji viene dal giapponese, dall’unione del concetto di ‘immagine’ (e) con ‘lettera’ (moji), e ha sostituito il suo antecedente inglese emoticon non solo nella lingua ma anche nella pratica: mentre con questi ultimi si rappresentavano le emozioni attraverso espressioni del volto, l’ultima evoluzione si propone di includere molti oggetti, gesti e categorie che possono incorrere nelle nostre conversazioni. Decide e regola l’introduzione degli emoji un’organizzazione specifica, l’ Unicode Consortium, che si occupa di mantenere un comune sistema di scrittura dei caratteri e che dal 2011 – quando Apple ha introdotto gli emoji nella sua tastiera – ha visto un progressivo aumento delle attività legate a queste particolari icone.

Tre delle 36 nuove emoji che verranno rilasciate nel 2016

 

Insomma, gli emoji sono una cosa seria e non riguarda solo i teenager, ma chiunque abbia la necessità di aggiungere un’intonazione, una sfumatura, al testo scritto che precisa il significato del messaggio o comunica in maniera rapida ed efficace le proprie emozioni. Ed è per questo che gli emoji non solo sono uno strumento fondamentale per analizzare il sentimento delle conversazioni, ad esempio Instagram ha introdotto la possibilità di creare (e cercare) hashtag con gli emoji, ma rappresentano anche un’ opportunità da esplorare per avvicinarsi al modo di comunicare del nostro pubblico, trovando un modo nuovo per coinvolgerlo.

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Fra i primi esempi c’è la Chevrolet che a giugno 2015 ha lanciato un comunicato stampa completamente redatto con gli emoji  chiedendo agli utenti di cimentarsi nella traduzione fino alla pubblicazione del testo ufficiale. L’idea di utilizzare gli emoji come rebus è già abbastanza frequente da incontrare nella sfera anglofona, mentre c’è chi ne ha fatto un simbolo per sostenere  pubblicamente un causa e allo stesso tempo fare beneficenza. È la campagna #EndageredEmoji con cui il WWF ha invitato le persone a donare semplicemente twittando una fra le 17 emoji che rappresentano una specie in pericolo. Queste piccole icone sono in tutto e per tutto parole, con cui fare anche acquisti comuni come ad esempio ordinare una pizza da Domino attraverso un tweet.

emojiWWF

 

Interessante anche l’esempio che viene dritto dal profilo Twitter di Hilary Clinton, la quale ha chiesto ai suoi follower di esprimere attraverso gli emoji il proprio atteggiamento verso il debito rappresentato dai prestiti universitari. Allo stesso modo si potrebbe ingaggiare gli utenti in argomenti dove le emoji possano rappresentare le loro idee sul mondo o su se stessi, senza temere di cadere necessariamente in un linguaggio esclusivamente giovanile. Sono moltissime le creatività che possono essere realizzate provando anche solo a immaginare come far vivere gli emoji nei propri video – come nell’esempio di Lerdammer qui sotto – o come personaggi calati nella nostra realtà quotidiana.

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Stufi delle solite emoji? Sbizzarritevi con il nuovo set di golosissime faccine Leerdammer… ce n’è una per ogni spuntino! Qual è la vostra preferita? 😉 #provacigusto

Posted by Leerdammer on Sabato 12 settembre 2015

Negli ultimi mesi la creazione di emoji personalizzate per i brand è stata sicuramente la novità sul tema, introdotta prima da Coca-Cola e più recentemente anche da Durex con la campagna #condomEmoji  prendendo al balzo la polemica sull’uso degli emoji melanzana – in America, un riferimento al pene –  scatenata soprattutto a seguito della censura di Instagram considerandola a tutti gli effetti una forma di sexting.

Un episodio che ci fa riflettere sull’effettiva universalità di questo linguaggio, che decodificato alla luce delle culture locali può portare a significati diversi dalle intenzioni originali, o semplicemente può consolidarsi in maniera diversa nell’utilizzo comune: sapevi ad esempio che questo emoji ? avrebbe dovuto rappresentare una faccia corrucciata, non una triste? E tu hai mai pensato ad usare gli emoji come strategia social? Cosa ne pensi, sarà un fenomeno passeggero o una tendenza in crescita? Dicci la tua!

Digital Warriors: come sta cambiando il mercato digitale?

Digital Warriors come sta cambiando il mercato digitale

Sabato 28 novembre, dalle 9.30 alle 13.00, il clan di Ninja Marketing e i Guerrieri di Ninja Academy si riuniranno al Copernico Milano con i principali esponenti della digital industry italiana per una mattinata di formazione e networking.

Sarà anche l’occasione per discutere del mercato digitale, durante la tavola rotonda  “Digital Marketing Advisory Council”. Ecco qualche anticipazione dai relatori Francesco Gagliardi, Marco Agosti, Enrico Quaroni, Antonella La Carpia, Vito Flavio Lorusso, i board member dell’Advisory Council di Ninja Academy.

Iscriviti qui all’evento gratuito “Digital Warriors. Tecniche di combattimento pacifiche per Ninja del Marketing”

Come sta cambiando il mercato digitale? Ci fai il punto rispetto al tuo settore?

Marco Agosti, Digital Publisher Tiscali

Marco Agosti, Digital Publisher Tiscali

Mai come oggi il mercato presenta importanti opportunità per chi vi opera e il potenziale di crescita è esponenziale.

Il fattore critico, a mio parere, è esclusivamente l’execution: per esempio, per un operatore come Tiscali si apre una nuova era. Mi riferisco alla componente Media della mia azienda. In quanto Publisher di un sito di informazione, il portale tiscali.it, e grazie al fatto di essere service provider, con la mail @tiscali.it, in questi anni siamo risusciti a rimanere protagonisti nello scenario dei media digitali, mantenendo un reach del 10% (Dati audiweb database Settembre).

L’utente di Tiscali è un nostro amico, lo conosciamo, ed oggi, oltre alle news ed al servizio principe, la mail, siamo pronti a fornirgli molti degli strumenti di comunicazione che oggi tutti usano.

Parlo delle nostre piattaforme innovative, tutte sviluppate con nostre persone e investimenti diretti.
Istella.it, ad esempio è il motore di ricerca della lingua italiana, indoona.com è lo strumento per messaggiare e parlare esattamente come wahtsapp, instagram o skype, infine streamago.com permette di postare video live streaming direttamente sul tuo profilo e sulla pagina Facebook

Il goal per noi è la convergenza dei servizi sulla nostra audience. Come publisher siamo in grado di comunicare ad ogni singolo utente, esattamente come Facebook. E il controllo delle tecnologie ci permette di lavorare ad una user experience ricca ed esauriente che vuole essere la vera motivazione d’uso dei nostri servizi per i nostri utenti.

Prendendo come modello Istella, ai nostri utenti che utilizzano il portale e la mail possiamo proporre informazioni verticali, integrando il web, grazie ad Istella e ai suoi servizi news, per accedere da un solo sito a tutte le notizie suddivise per cluster, mentre mappe permette di accedere ai POI e addirittura per vedere come era il territorio grazie alle mappe storiche, e ancora Istella video che indicizza tutte le fonti videonews italiane e la grande offerta di VideoMediaset shopping, un comparatore di prezzi appena partito, da cui ci aspettiamo grandi cose.

Enrico Quaroni, Country Manager Rocket Fuel Italia

Enrico Quaroni, Country Manager Rocket Fuel Italia

Il mercato digitale si sta trasformando da far west della pubblicità a centro di ricerca avanzata per scienziati e professionisti di analisi dei dati.

Il mio settore, quello del programmatic buying fatto tramite intelligenza artificiale e utilizzo dei big data, rappresenta la frontiera di questo cambio di scenario.

Come dicono Viktor Mayer-Schonberger e Kenneth Cukier nel loro ottimo libro sui big data:”[…] Le correlazioni esistono: lo possiamo dimostrare matematicamente. Non possiamo fare agevolmente la stessa cosa per il collegamenti causali. Allora dovremmo fare a meno di cercare la ragione che sta dietro le correlazioni; di comprendere il perché invece del cosa”. Questo, appena citato, è il punto che sottende il cambio di paradigma del mio settore. Tutto è il resto è noia (cit. Franco Califano).

Antonella La Carpia, Marketing & Communications Director EMEA Teads.tv

Antonella La Carpia,
Marketing & Communications Director EMEA Teads.tv

Mobile first è il trend che meglio sta caratterizzando l’industria dei media digitali, nello specifico il segmento dell’adv online. A rivelarlo sono i numeri di eMarketer: la spesa mobile nel 2014 ha raggiunto, infatti 369 milioni di dollari nel nostro Paese e si prevede che sfiorerà 1,36 miliardi nel 2018.

Il video è il formato più diffuso per costruire oggi su Internet quella che io chiamo “La brand Experience perfetta”. Il video è segno, messaggio, seduzione. È la formula più immediata e coinvolgente per fare comunicazione.

Un altro dato interessante è rivelato da Nielsen in una ricerca condotta su 30.000 intervistati. Da essa è emerso che il 59% degli utenti trova più comodo e immediato guardare un video sul proprio smartphone. Però c’è un’altra tendenza che sta per mettere in crisi questa crescita interessante ed è la rapida diffusione degli ad-blocker. Un vero e proprio tsnunami che ha allarmato i principali player del mercato come Teads.

Il titolo “No banner no party”, campeggiava qualche giorno fa su una testata trade di settore. Mi viene da pensare che +40% di ad-blocker solo nel mese di giugno, significa che gli utenti sono stufi di contenuti video invasivi. Il settore entro cui opero ha colto questo segnale come un’opportunità per fare innovazione, partendo già da altri dati importanti relativi alla qualità della viewability, denunciati a fine 2013 da Comscore.

Il video ADV posizionato nel cuore del contenuto editoriale, è ad esempio la risposta “Nativa di Teads per fare pubblicità in maniera non intrusiva per l’utente e sempre contestuali con gli interessi degli utenti.

Vito Flavio Lorusso, Tech Evangelist Cloud Microsoft

Vito Flavio Lorusso,
Tech Evangelist Cloud Microsoft

Il mercato digitale è in una fase di profonda trasformazione. Cloud computing e mobility stanno cambiando il panorama e l’aspetto degli strumenti di lavoro che utilizziamo quotidianamente e stanno sconvolgendo l’offerta di mercato, offrendo a startup e idee innovative di arrivare in breve tempo nel nostro quotidiano professionale, integrandosi più facilmente con gli strumenti che già utilizziamo.

Il digital worker deve essere sempre pronto a recepire nuovi strumenti per ottimizzare il proprio modo di lavorare e per sfruttare sempre di più la possibilità di gestire i suoi tempi lavorativi, non facendo fagocitare la sua vita personale dai ritmi frenetici a cui la generazione del lavoro “reply-now” ci sta portando.

Per i creatori di software ed esperienze digitali questo è un periodo storico di grandi opportunità per ideare strumenti innovativi e cambiare in meglio il modo di essere produttivi delle persone.

I modelli di business a subscription e i software che consentono di essere produttivi e con i propri documenti di lavoro disponibili su qualunque dispositivo sono quelli destinati a diventare la nuova “cornerstone” del futuro digitale e di nuovi modelli di aziende più flessibili e con una distribuzione degli spazi di lavoro virtualizzata rispetto alla fisicità e alla circoscrizione dello spazio lavorativo a cui siamo abituati dalla nostra passata cultura.

Francesco Gagliardi, Vendor Sales Manager Google

Francesco Gagliardi, Socio Pronto Pro

Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un cambiamento notevole nel digitale di cui l’ultima manifestazione è stato il sorpasso del mobile rispetto al desktop, sia lato utenza che come priorità strategica delle principali aziende digitali.

Credo che il ritmo di questi cambiamenti vedrà un’accelerazione nei prossimi anni e una conseguente serie di simili rivoluzioni: le nostre case saranno sempre più intelligenti; crescerà il numero di prodotti che si collegano alla rete, dagli elettrodomestici ai vestiti, fino alle auto, con vantaggi in termini di controllo, monitoraggio dei consumi e sicurezza; interagiremo con le aziende e le istituzioni sempre più tramite applicazioni mobile; la robotica diventerà accessibile anche ad aziende piccole e innovazioni come le stampanti 3D renderanno il settore manifatturiero più veloce e flessibile, favorendo una maggiore personalizzazione.

In conclusione, è difficile riassumere in breve il futuro del digitale ma si può dire che darà nuova vita e potenzierà sempre più oggetti, aspetti della nostra vita e interi settori.

A lezione di chitarra e digital marketing con Claudio Cicolin [INTERVISTA]

IntervistaClaudio Cicolin è l’ideatore di Lezioni-Chitarra.it, sito italiano dedicato alla didattica chitarristica. Nato solo pochi anni fa, il sito registra oggi numeri notevoli raggiunti tramite un’attenta e strategica attività di digital marketing, fatta di lavoro sui social network, mailing, WhatsApp marketing e tanto altro.

Abbiamo scelto di parlarne poiché quello di Claudio è certamente un caso rilevante a testimonianza di come, a partire da un canale YouTube, sia possibile mettere in piedi un
progetto di successo in grado anche di differenziarsi in un mercato già saturo e competitivo. Forte dei 30.000 iscritti sul canale e oltre 15.000 utenti registrati sul sito, Claudio ha creato un interessante business di vendita di corsi online.

Ciao Claudio. I corsi di musica sono davvero abbondanti online, cosa ti ha spinto a creare un sito dedicato alla chitarra e come lo hai differenziato dall’offerta già presente?

Il tutto è partito come uno “spin off” dalla mia attività di insegnamento privato che ho sempre svolto, dove spesso si rendeva necessario realizzare dei video come integrazione di quanto visto a lezione. Ho provato a caricare questi video su Youtube e hanno subito iniziato a riscuotere un certo interesse, anche se in quel momento non avevo idea di ciò che saremmo andati a costruire successivamente. Quando le cose hanno iniziato a prendere una piega più strutturata, nel 2013, la differenziazione dall’offerta già esistente è diventata un’esigenza, e ho puntato tutto sulla “personalizzazione”. Ho cercato cioè di stare lontano da un modello che prevedesse l’inquadratura di mani che mostrano meccanicamente come svolgere degli esercizi, ma di proporre me come persona, che si rivolge ad altre persone. E credo che sia stata un’ottima scelta!

claudio cicolin lezioni chiatarra

Come utilizzi YouTube nel tuo progetto? Il tuo canale ha prevalentemente un ruolo di supporto al sito o lo gestisci autonomamente?

Youtube è arrivato cronologicamente prima nella mia attività e mantiene un ruolo trainante ancora oggi. È il principale veicolo che mi permette di portare traffico sul sito web, attraverso lo strumento delle annotazioni. Diciamo che è il responsabile di tutta la parte “freemium” della proposta. Da anni ogni settimana viene pubblicata una lezione gratuita, il lunedì. Le persone partono da lì, si interessano, si appassionano, e spesso alla fine comprano prodotti e corsi a pagamento.

Come gestisci la programmazione editoriale? Che strumenti utilizzi per fidelizzare i tuoi utenti e aggiornarli sui nuovi contenuti?

Come accennato poco fa abbiamo un’attività che io chiamo istituzionale, con una nuova lezione ogni settimana. Questo chiaramente ha alle spalle un lavoro di programmazione, che precede di mesi ciò che poi l’utente finale vede. Vengono programmati dei periodi per le riprese video, altri per le fasi di montaggio, upload, indicizzazione, pubblicazione e promozione. È tutto piuttosto complesso e scrupolosamente organizzato, anche se esternamente potrebbero sembrare “solo” delle lezioni di chitarra. Per quanto riguarda gli strumenti di fidelizzazione e aggiornamento utilizzo praticamente tutto quello che c’è a disposizione sul web: social, advertising, newsletter. Cerco di tenermi sempre aggiornato su nuove idee, non ultimo proprio su Ninja Marketing di cui sono assiduo lettore. Qui ad esempio ho preso lo spunto per attivare engagement via Whatsapp, che sta dando buoni risultati. Altre iniziative come contest vari, giveaway, promozioni, fanno il resto.

claudio cicolin

Non ti sei limitato a creare un sito di consultazione, ma hai anche creato una community e ne hai fatto un brand. Quanto ti è stato utile per far conoscere il tuo progetto?

Come si diceva all’inizio dell’intervista il mio settore, come altri, è assolutamente saturo, e nell’offerta ci si può davvero perdere. Il fatto di portare al centro gli utenti, o meglio le persone, è assolutamente vitale. Ho coniato il termine Guitar-Nauti, per indicare le persone che impazziscono (simpaticamente) sul web per cercare informazioni riguardo alla chitarra, e infine è diventato il nome e il simbolo della nostra community. Senza tale intuizione probabilmente le vendite dei corsi ci sarebbero comunque state, ma questa aura di affetto verso di me, e tra i membri della community ha dato un qualcosa in più, di speciale.

Utilizzi anche altre piattaforme video e/o social?

Attualmente sono attivo su Facebook, Twitter, Instagram. È possibile trovarmi anche su Pinterest e altre piattaforme minori. Spesso anche qui su Ninja si leggono interessanti riflessioni sui nuovi social, che sarebbero dei “far west”, pronti ad essere colonizzati con enormi prospettive di crescita. La verità è che, almeno in Italia, e almeno fino ad ora, la gente sembra rimanere ancorata ai social storici. Su Facebook è sempre più difficile farsi largo nella mischia e ottenere risultati rilevanti, ma la gente di fatto è li, e ancora per un bel po’ di tempo credo bisognerà prenderne atto.

Lezioni-Chitarra.it è un bel progetto italiano, un caso di successo di business digitale che siamo contenti di aver raccontato. Ringraziamo Claudio per la disponibilità.

Quanto conosci i Social Media? Le nozioni per metterti alla prova

Giovedì 19 novembre Simone Tornabene e Filippo Giotto, entrambi docenti del Social Media Marketing LAB, ci hanno svelato i fatti, le statistiche e i dati che solo i migliori Social Media Manager conoscono. Un ora di formazione che ti permetterà di capire cosa distingue un appassionato dei Social Network da un Social Media Manager professionista.

Se anche tu vuoi capire a quale delle due categorie appartieni ma ti sei perso il webinar in diretta, non ti preoccupare. Puoi recuperarlo quando vuoi seguendo la Free Masterclass on demand direttamente sul sito della Ninja Academy.

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Come seguire la Free Masterclass on demand

È facilissimo! Basta andare sul sito della Ninja Academy e iscriverti gratuitamente alla Free Masterclass “Quanto conosci i social media? Le nozioni per metterti alla prova“. Fatto questo nella tua area utente troverai tutti i contenuti della lezione, compreso il video.

Oltre alla visione della Masterclass, potrai curiosare sull’offerta Ninja Academy e trovare altri corsi online che fanno proprio al caso tuo.

WordPress: a chi chiedere aiuto quando hai bisogno di assistenza?

Business woman typing on keyboard. Shallow dof.

Quando si pensa al web, si dice sempre più WordPress. Quella nata come semplice piattaforma di blogging è oggi notevolmente cresciuta, diventando un punto di riferimento anche per siti, portali, addirittura eCommerce. Un’evoluzione che l’ha portata ad essere il CMS più utilizzato al mondo: ben il 23% dei siti presenti sul web è griffato WordPress.

La facilità d’utilizzo e l’ottima user experience sono fra gli elementi che più ne hanno sancito il successo, permettendo di dar vita e gestire un sito anche a chi non è propriamente uno “smanettone”. Ma chi, come me, utilizza quotidianamente WordPress sa benissimo che il concetto di “facile” non è applicabile proprio a tutti gli aspetti di WordPress.

Sono molte le funzionalità e gli elementi che necessitano di preparazione e notevole know-how per essere trattati nella maniera adeguata. Se è vero che per queste situazioni c’è il webmaster, lo è altrettanto che sono rare le figure davvero specializzate su WP. Saperci “mettere le mani” non significa infatti essere altamente focalizzati e pronti. Una concreta necessità visto il trend positivo di WordPress.

WordPress sempre più leader

stock exchange design, vector illustration eps10 graphic

Secondo un recente studio realizzato da W3Techs il suo ruolo predominante tra i CMS è destinato ad affermarsi e crescere. Entro fine anno un sito web su quattro utilizzerà WordPress. Un dato ancora più rilevante se si considera che il 57,4% dei website non prevedono sistemi di gestione dei contenuti. Non è un caso che i competitor di WP siano ai margini (nessuno raggiunge nella ricerca quota 3%). Gli stessi Drupal e TYPO3, sicuramente conosciuti, registrano dati tutt’altro che positivi.

La vasta gamma di possibilità e di plugin lo rende insomma la scelta più adatta per gli utenti (e non solo).

Un supporto per WordPress: ecco Yetidesk

stethoscope on laptop

Questa considerevole diffusione rende la perfetta conoscenza dello strumento un aspetto sempre più chiave.

Nasce da queste premesse Yetidesk, un servizio tecnico specializzato in WordPress rivolto alle agenzie di marketing e comunicazione. La mission è quella di supportare le realtà che necessitano di assistenza su WordPress con programmatori e professionisti altamente qualificati, operanti con esperienza già per agenzie in Spagna, Italia e Francia.

Know-how ed esperienza dedicata per utilizzare al meglio e in modo quanto più possibile performante la piattaforma WordPress e tutte le sue potenzialità.

Il servizio d’assistenza è molto flessibile e in grado di adattarsi alle innumerevoli necessità di realtà spesso così diverse tra loro. Per questo si lavora attraverso pacchetti, pacchetti realizzati con tariffe molto interessanti, così da rendere il servizio ampiamente accessibile.

Ognuno dei professionisti di Yetidesk è selezionato direttamente, garantendo consegne e lavori certi, ma soprattutto quella necessaria dose di qualità e riservatezza.

Yetidesk è un progetto Lextrend, impresa specializzata nel creare soluzioni customizzate per il web, con un’esperienza di 12 anni nel mercato e una lunga serie di clienti a sancirne successo e professionalità.

Vuoi maggiori info? Il personale Yetidesk e Lextrend sarà a Milano questa settimana. Un modo per presentare il progetto e rispondere a tutte le curiosità a riguardo. Aziende e agenzie potranno richiedere appuntamenti dedicati.

WordPress resta una risorsa fondamentale per il web odierno, ma come tutte le risorse va utilizzata al meglio. Cosa aspetti?