Il futuro del lavoro è già dei robot?

Il futuro del lavoro è già dei robot?

L’ultima notizia arriva da Singapore: dato che la popolazione comincia a diventare sempre più vecchia, saranno i robot a prendersi cura degli anziani, aiutandoli con l’esercizio fisico. Un robot personal trainer (il nome ufficiale è Robocoach) per allenare gli arzilli vecchietti e aiutarli a tenersi in forma.

Robotica e lavoro, nuovi campi di conquista

Il futuro del lavoro è già dei robot?

Spesso, proprio come nel caso di Singapore, si tratta di progetti finanziati direttamente dallo Stato, per trovare soluzione a problemi che diventano sempre più urgenti nel mondo del lavoro, come la cura degli anziani appunto. Ma si tratta anche di un sistema per sfruttare Internet e le nuove tecnologie per modernizzare alcuni aspetti della vita quotidiana e delle infrastrutture. Laddove non c’è bisogno dell’uomo, insomma, meglio utilizzare la precisione, l’affidabilità e la disponibilità continua di una macchina.

LEGGI ANCHE: Frontiers of Interaction 2015, scopri il futuro del business [EVENTO]

Ma la robotica sembra essere anche il nuovo terreno per mostrare potenza e avanguardia tecnologica, proprio come per decenni lo è stato la conquista dello spazio. E infatti con questo robot Singapore segue l’esempio del Giappone, sempre nell’ambito della cura degli anziani.

Lavori da robot: quali professioni non saranno più umane?

Il futuro del lavoro è già dei robot?

Secondo Forbes, il futuro del lavoro umano sarà proprio quello di insegnare ai robot come fare il proprio lavoro. I robot, insomma, non “ruberanno” i nostri posti di lavoro, ma trasformeranno sicuramente il modo di intendere il lavoro.

Contabili, segretarie, anestesisti, potrebbero divenire tutti ruoli da robot, liberandoci da lavori noiosi, poco creativi o ad alto rischio di errore, facilmente replicabili anche grazie ad un algoritmo. Ma anche lavori come quello del giornalista potranno essere replicati sempre meglio grazie alla robotica. Il Los Angeles Times è un esempio di quanto il “robo-giornalismo” sia già una realtà: il giornalista e programmatore Ken Schwencke, infatti, ha ideato un algoritmo che genera automaticamente un breve articolo, non appena avviene un terremoto, il tutto basato sui dati del servizio geologico degli Stati Uniti. Così anche l’Associated press ha già pubblicato ben tremila articoli sui bilanci aziendali trimestrali che portano la firma di un autore robotico.

Trasporti e consegne, i settori già pronti per i robot

Il futuro del lavoro è già dei robot?

Ma le nuove frontiere della robotica, dell’intelligenza artificiale e delle sue applicazioni ai più comuni lavori umani sono già dietro l’angolo. Basti pensare ai droni che Amazon si prepara da tempo a utilizzare per le sue consegne.

E se Uber è stata combattuta a colpi di ricorsi in tribunale da parte dei tassisti italiani, chissà cosa accadrà quando a sostituirli arriveranno i nuovi taxi driverless. Sulle automobili self-driving stanno già lavorando in molti, da Google fino a marchi specifici del settore come Mercedes, e questo non è che il primo passo di una rivoluzione che certamente arriverà nei prossimi anni.

Forse Ritorno al Futuro non aveva esattamente fatto centro immaginando per questo 2015 abbigliamenti super-tech e macchine volanti, ma possiamo dire almeno di esserci già piuttosto vicini.

Pinterestleaks: svelati profitti e previsioni di crescita

Pinterest cresce

TechCrunch rivela di essere entrata in possesso di alcuni documenti che svelano i fatturati e le previsioni di crescita di Pinterest.

Dai documenti si scopre che Pinterest avrebbe generato ricavi per 169 milioni di dollari quest’anno e, si stima, 2.8 miliardi di dollari all’anno fino al 2018. La crescita degli utenti attivi mensili sarebbe stata stimata intorno ai 151 milioni entro la fine del 2015 per arrivare a 329 milioni nel 2018.

L’azienda di venture capital statunitense Andreessen Horowitz avrebbe usato queste informazioni per spingere nuovi investitori ad entrare nel fondo d’investimento dedicato a Pinterest prima della fine del 2015, valutando l’intera social media company 11 miliardi di dollari.

Secondo Horowitz “Pinterest sta costruendo una piattaforma con i numeri e l’engagement di Facebook e con una propensione alla vendita diretta degna di Google”.

I documenti rivelano che Pinterest genera 1.44%$ per ogni utente attivo e che conta di portare questo indicatore a 9.34$ nel 2018.

Si scopre inoltre che i manager dell’area eCommerce di Pinterest sarebbero in trattativa con aziende come Burberry, Walmart e Nordstrom da Gennaio 2015.

Altro dato importante è quello relativo alla presenza delle donne dai 18 ai 54: più della metà delle donne statunitensi appartenenti a questa fascia d’età risulta iscritta al social network, mentre la presenza di uomini è in crescita del 133%.

La piattaforma conta un totale di 100 milioni di utenti attivi, come confermato sul blog ufficiale lo scorso Settembre.

Pinterest cresce 2

Pinterest sta incrementando la propria quota di utenti al di fuori degli Stati Uniti grazie alle iscrizioni provenienti principalmente da Francia, Inghilterra, Giappone e Germania.

I documenti mostrano anche che circa la metà degli utenti iscritti si logga regolarmente. A Gennaio 2015 risultavano 176 milioni di utenti registrati e circa 88 milioni di utenti attivi.

Il motivo principale per cui gli operatori di mercato hanno dato a Pinterest una quotazioni così elevata è da rintracciare nella natura stessa del social.

Pinterest è un luogo in cui gli utenti vagano alla ricerca di idee e ispirazioni, saltando di bacheca in bacheca e navigando tra migliaia di contenuti differenti. Ma è anche un luogo dove fare ricerche molto specifiche, dando così agli inserzionisti preziose informazioni da utilizzare in combinazione con i Promoted Pins.

I Promoted Pins rappresentano il principale strumento di advertising di Pinterest. Grazie ad essi le aziende possono promuovere i propri prodotti agli utenti maggiormente interessati all’acquisto, raggiungere nicchie di mercato specifiche e rivolgersi ad pubblici altamente selezionati.

È uno strumento di marketing simile ad altri, improntato sulla logica del costo per click, ma gode di tutti i vantaggi derivanti dall’engagement di Pinterest, quali il re-pin o l’ingrandimento delle foto.

Pinterest sta anche studiando nuove soluzioni per gli inserzionisti.

Grazie ai nuovi “Cinematic Pins”sarà possibile realizzare video-pin promozionali, un ulteriore strumento a disposizione degli inserzioni per lavorare sullo storytelling aziendale e raggiungere gli utenti in maniera più diretta.

La novità più attesa, i “Buyable Pins”, sono invece previsti per l’inizio del 2016. Chi usa spesso Pinterest lo sa: la ricerca di un prodotto o di un’ispirazione si trasforma in un lungo viaggio tra oggetti e prodotti che spesso vorresti acquistare all’istante.

 Pinterest cresce 3

Grazie ai Buyable Pins sarà possibile acquistare direttamente su Pinterest i propri prodotti preferiti e l’intero social network si trasformerà in una gigantesca piattaforma e-Commerce globale.

La combinazione di tutti questi elementi di marketing ha reso Pinterest una miniera d’oro per gli operatori di mercato. Fino ad oggi ha accumulato 1.3 miliardi di dollari da importanti investitori privati, come SV Angel, Rakuten and Bessemer Venture Partners.

Pinterest non ha commentato la fuoriuscita di queste informazioni, esattamente come Andreessen Horowitz.

Continueremo a seguire la Pinterestleaks, stay tuned!

Community, crisi e Real Time Marketing sui Social Media [INTERVISTA]

social media corso

Luca La Mesa è uno dei docenti del Corso Online in Social Media Marketing & Community Management durante il quale ci parlerà di Social Media Activation e Advertising, nello specifico: come progettare iniziative di engagement e campagne pubblicitarie.

Aspettando il 9 novembre, data di inizio del corso, gli abbiamo chiesto di fornirci qualche consiglio e suggerimento utile per chi lavora o per chi è semplicemente appassionato al mondo dei Social Media. Ed ecco cosa ci ha svelato!

Nella tua carriera hai realizzato tante strategie di successo. A partire dalla tua esperienza, ci puoi svelare almeno tre regole che è bene tenere sempre a mente per fare Community Management?

Grazie per le belle parole. Sono ancora all’inizio di questo bel percorso ma quando i risultati arrivano si portano sicuramente dietro tanta energia che ti spinge a fare sempre meglio.

La regola principale secondo me è riuscire a immedesimarsi con l’utente che leggerà i nostri contenuti. Sono troppi? Sono rilevanti? Mi hanno strappato un sorriso o permesso di imparare qualcosa di nuovo ed interessante? E infine la domanda più importante: se fossi io l’utente interagirei con questi post e vorrei condividerli con la mia rete sociale?

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

L’errore classico che ogni tanto vedo fare è pubblicare dei post con leggerezza che andranno ad impegnare qualche secondo l’attenzione dei nostri fan ma senza lasciargli alcun valore aggiunto. Così facendo, molto presto, perderemo il rapporto di fiducia che invece dovremmo sempre avere con i nostri fan.

Altra regola fondamentale è un presidio costante del canale per interagire e dare supporto se necessario. I social sono canali in cui la comunicazione non deve avvenire “dall’alto verso il basso” ma sempre “a due vie”. Quando i brand rispondono agli utenti innescano in loro un grande spirito di partecipazione e saranno molto più motivati a condividere i contenuti e interagire con i prossimi che pubblicheremo.

Proprio in questi giorni Facebook sta attivando una nuova funzione che permette alle pagine di inviare un messaggio privato ai fan direttamente da sotto il loro commento:

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

Siate sinceri e trasparenti. Non impostate un tono di voce formale e freddo. Entrate in contatto con i vostri fan e rendete importante il tempo che loro vi stanno dedicando.

Visto che sei founder di un’agenzia specializzata in Social Media Marketing, puoi dirci quali sono le caratteristiche di cui ha maggiormente bisogno chi vuole lavorare in questo ambito?

Nel mondo dei social c’è ancora tanto spazio per ragazzi e professionisti che vogliano fare questo lavoro ad un livello medio/alto. Ad oggi sempre più ragazzi si stanno mettendo alla prova sui social media ma per cercare di alzare l’asticella qualitativa ed emergere tra i tanti il consiglio che mi sento di dare è di farsi prima le ossa studiando bene il Marketing e la comunicazione e solo successivamente specializzarsi sui Social Media. Personalmente sono stato estremamente fortunato avendo trascorso  i miei primi anni lavorativi in Unilever e P&G grazie ai quali ho compreso molte dinamiche che ancora oggi mi sono di estremo aiuto.

Importantissimo consiglio è quello di studiare molto bene le lingue in quanto le strategie più complesse e interessanti le si vedono spesso sui progetti internazionali. Se non avete tempo per un corso serio né possibilità di fare un’esperienza all’ estero potete comunque imporvi semplici regole come ad esempio quella di guardare sempre i film in inglese con i sottotitoli. Vi aiuterà moltissimo nella vostra crescita.

Ultima caratteristica che forse è però la più importante è quella di avere una predisposizione allo studio continuativo in quanto, oggi più che mai, i social sono in continua evoluzione e solo chi riuscirà a rimanere aggiornato avrà benefici reali nel medio periodo.

Crisis Management: l’incubo di ogni Social Media Manager. Qual è la prima cosa che fai in una situazione di crisi sui social?

corso social media

Il miglior modo per gestire una crisi è preparare un semplice protocollo di intervento prima che accada. In situazione di crisi è importante la tempestività nell’intervento e ciò è possibile solo se si ha chiaro chi sono i referenti da attivare in base alla gravità della crisi. Noi usiamo un protocollo a tre livelli (verde, giallo e rosso) che ci permette in poco tempo di essere pronti ad intervenire con l’approvazione del cliente. Nelle situazioni rosse e con clienti internazionali al tavolo si siedono ad esempio il Marketing Manager, il legale e il responsabile della comunicazione dell’azienda. La maggior parte delle crisi si risolvono a un livello molto più basso ma è importante poter attivare, all’ occorrenza, il team più adatto e completo.

Contenuti sempre nuovi ed originali o presenza costante, attraverso risposte ed interazioni con gli utenti. Che cosa conta di più?

Sono sicuramente importanti entrambi. Sono due aspetti che dovrebbero lavorare in maniera sinergica. Sul tema dei contenuti parlo spesso di “rilevanza” degli stessi. Vorrei educare i clienti a pubblicare anche meno spesso, se non si hanno molti contenuti rilevanti, ma alzando la qualità degli stessi. Solo in questa maniera gli utenti avranno interesse ad interagire con noi. Appena questo accadrà le risposte saranno molto importanti ma bisognerà sempre considerare chi è il brand che sta parlando e quale sia il tono di voce più adatto.

Il Real Time Marketing può rappresentare una forma di marketing idonea ad un’azienda che si trova in una fase iniziale e che vuole ottenere notorietà nel breve periodo?

Sicuramente , a meno che non si cerchi visibilità a suon di #EpicFail pur di apparire sui giornali.

In passato ho aiutato con piacere molti amici che con le loro startup cercavano visibilità ed è stato divertente e formativo. Mi viene in mente una startup che stava provando a lanciare un servizio che permettesse di ordinare il pranzo prima ancora di arrivare al ristorante. L’idea era di risparmiare tempo in modo che quando l’utente arrivava al ristorante gli portavano subito il piatto di pasta. Durante gli ultimi Mondiali di Calcio il difensore azzurro Chiellini venne morso dall’attaccante dell’Uruguay Suarez. Furono tanti i brand che cavalcarono in maniera molto ironica l’accaduto come ad esempio Barilla e Snickers.

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

Pur avendo ben altri mezzi economici e grafici, anche i ragazzi di AppEatIt vollero fare un esperimento di Real Time Marketing lanciando lo slogan “Non aspettare che la fame ti assalga”. Graficamente era sicuramente migliorabile ma avevano fatto centro nello spiegare il beneficio del loro servizio facendo leva su un evento di grande attualità.

Penso sia un buon esempio per far comprendere che spesso non servono grandi risorse per fare Real Time Marketing ma premia molto più la velocità di esecuzione e la coerenza con il brand.

Lo slogan lo concordammo in pochi minuti sulla chat di Facebook quando mi scrissero per un consiglio:

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

social media

 

Allo stesso tempo ho visto piccole startup in cerca di visibilità che hanno notato grandi brand commettere errori nel Real Time Marketing (esempio Groupalia e terremoto) e hanno fatto subito “errori simili” pur di finire negli stessi articoli in cui si parlava di questi errori.

C’è chi sposa ancora la filosofia del “purché se ne parli” ma consiglio a tutti di avere maggiore amore e rispetto per i propri brand e cercare di farli emergere solo in contesti positivi e rilevanti.

 

Food e Social Media: il punto con Marco Carboni, SMM di Gambero Rosso [INTERVISTA]

Marco Carboni, SMM Gambero Rosso

Mai come oggi possiamo affermare che il cibo è conversazione. I nuovi modelli di consumo (acquisto, consegna, condivisione) hanno modificato la nostra relazione con il cibo. Il cibo adesso è quello che si legge, si fotografa, si condivide e poi (forse) si mangia. A suo tempo qualcuno recitava bene “Spaghetto m’hai provocato e ‘mo te magno” ecco potremmo sostituire con
‘mo te fotografo” e tutto suonerebbe più normale.

Ma lasciamoci alle spalle ricordi nostalgici e considerazioni sociologiche ormai superate. I social media hanno rivoluzionato il nostro modo di guardare e considerare il cibo, lo dobbiamo accettare. Anche il rigatone con le polpette della nonna ha ormai acquisito nuova identità e nuovo splendore. E lo sa bene chi lavora nel mondo del food, dagli imprenditori ai ristoratori, dai critici gastronomici ai blogger , dagli chef stellati ai food traveller.

Prenotazioni online, e-commerce e sharing economy. Qual è l’impatto dei socia media nell’industria del cibo? Per capire meglio come i protagonisti del mondo food si rapportano con i social media per portare avanti la loro marketing strategy abbiamo fatto una chiacchierata con Marco Carboni, Social Media Manager del Gambero Rosso, network internazionale che opera a 360° gradi nel mondo del food&wine, offrendo prodotti che spaziano dalle tradizionali guide e magazine cartacei, alla formazione, alla TV satellitare e applicazioni digitali, agli eventi internazionali.

1. Ciao Marco, benvenuto su Ninja Marketing. Cosa vuol dire essere il Social Media Manager del Gambero Rosso?

Il compito del Social Media Manager del Gambero Rosso è dare voce alle tante attività del brand attraverso una precisa strategia che vada a raccontare ogni settore dell’azienda, con l’obiettivo di fornire all’utente un palinsesto di contenuti sempre interessanti e diversificati in tema food&wine.

La redazione social pertanto raccoglie, smista, distribuisce e personalizza quotidianamente diversi contenuti con l’obiettivo primario di rendere l’esperienza dell’utente più coinvolgente.
Le piattaforme social sono inoltre un canale diretto, anche di assistenza, con i nostri utenti che chiedono consigli su un prodotto o informazioni su un corso di cucina.

gambero rosso 2

2. Quale social network ha la priorità nella vostra social media strategy e perchè?

Siamo presenti su diverse piattaforme con più account, tra cui Twitter, Instagram, Linkedin, Pinterest e Periscope. Ogni social ci permette di ampliare il pubblico che interagisce con i nostri contenuti e, in particolare, di raggiungere target diversi con comunicazioni diverse. Alcune notizie sono più adatte al pubblico di Linkedin, altre di Twitter o di Instagram.

Ma per noi è Facebook che fa davvero la differenza nei numeri ed è su questa piattaforma che concentriamo molto del nostro lavoro. Facebook, soprattutto grazie alla pagina principale, che conta quasi 400.000 followers, ci permette di ottenere, con dei soli post organici, una portata e un engagement molto più alto rispetto alle altre piattaforme. Inoltre Facebook è per il Gambero il vero veicolo di traffico verso le nostre proprietà, generando quasi il 97% delle visite totali proveniente dai nostri social.

Gambero Rosso Facebook

3. Come fai e che strategie utilizzi per far crescere il brand in termini di engagement?

Sui social tutto ruota intorno al contenuto. L’engagement cresce se diamo all’utente un contenuto per lui interessante e coerente con il brand. Gambero rosso è il leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino e dell’enogastronomia e la credibilità di un brand si misura anche attraverso la sua reputazione sui social.

Sui network online apparentemente è facile generare interazioni attraverso dei contenuti molto semplici (spesso banali), o attraverso pratiche scorrette come il click-beating. Lo scorso aprile una semplice foto di alcuni portabicchieri da giardino (pubblicata tra i contenuti divertenti) ha generato da sola tutte le interazioni che solitamente avvengono sulla nostra pagina Facebook in un mese. Come reagire in questi casi volendo continuare a produrre roba di qualità, ma non volendo voltare la faccia alla quantità?

Questo è l’aspetto forse più complicato ma anche più stimolante del mio lavoro. Veicoliamo sì contenuti divertenti, ricette e foto bizzarre, ma gran parte delle nostre pubblicazioni sono frutto di un costante e meticoloso lavoro della redazione e degli storici esperti e professionisti del Gambero Rosso, consapevole di rivolgersi ad un pubblico in parte di nicchia.

Ogni modalità di pubblicazione (foto, video, link) fa parte di una precisa strategia. L’embed di un link su Facebook ci permette di generare traffico in uscita verso le nostre piattaforme web, mentre caricare un video nativamente (per esempio una ricetta) aumenta le visualizzazioni e le interazioni all’interno della piattaforma e ci permette di amplificare la visibilità di un contenuto. In seguito ci occupiamo di monitorare, monitorare e monitorare in modo da modificare eventualmente la strategia.

Gambero Rosso Pinterest
4. I vostri profili Instagram e Pinterest sono un tripudio di colori appetitosi, come gestite la visual communication?

La parte fotografica gioca un ruolo fondamentale. Attraverso la foto ci si gioca gran parte del successo di un post. In primo luogo in ambito food è forte da sempre l’attenzione sull’aspetto “visual” della comunicazione. Qui la componente fotografica è ovviamente fondamentale soprattutto nel caso di pubblicazioni di tutorial e ricette. Ma sui social la componente visuale è fondamentale anche nel confezionamento di ogni post, come negli articoli non squisitamente fotografici, in quanto ci permette di ottenere in ogni caso un engagement notevolmente più alto a parità di contenuto.

5. Come cercate di creare interesse intorno ad un evento offline?

Anche qui la chiave sono i contenuti. Cerchiamo di sviluppare una ampia quantità di contenuti interessanti legati all’avento che ci permettono di pubblicare dei post mai squisitamente promozionali ma sempre interessanti per il nostro pubblico e a cui leghiamo la comunicazione della manifestazione. Per esempio nel caso di un cookingshow già nelle settimane precedenti ricordiamo l’appuntamento postando delle ricette che lo chef eseguirà in quello specifico evento.

Gambero Rosso Instagram

 

6. Come e se ti rapporti con la comunità dei foodblogger?

Cerchiamo di ingaggiarli soprattutto su Twitter citandoli direttamente nei post e molto spesso li invitiamo ai nostri eventi in modo da amplificare la portata della nostra comunicazione.

7. Come gestite una crisi sui social? Puoi farci qualche esempio

Nel 2013 Gambero Rosso pubblica la consueta guida Ristoranti d’Italia inserendo all’interno anche una classifica delle migliori pizzerie della Penisola. I criteri utilizzati per la valutazione, oltre alla qualità dell’impasto, la cottura e gli ingredienti sono quelli comuni anche agli altri ristoranti in guida come la cura dell’ambiente, la cortesia, l’efficienza nel servizio.

Il massimo riconoscimento (tre spicchi) viene assegnato 1 in Campania, 2 a Roma e 1 in Veneto ovviamente in tipologie di pizza diverse. Ma come spesso accade la comunicazione viene distorta e al pubblico passa il messaggio che la migliore pizza italiana è Veneta e non quella napoletana. L’argomento approda anche nei quotidiani nazionali e nei telegiornali. Fin da subito la nostra pagina Facebook viene invasa di insulti e usata come sfogo per gli utenti soprattutto napoletani. Per noi era difficile pubblicare un qualsiasi post su un qualsiasi argomento senza ricevere valanghe di minacce ed insulti.

guide Gambero rosso
Qui i nostri canali social ci hanno in primo luogo aiutato a chiarire la situazione, spiegando attraverso un post dedicato la vera situazione e i criteri utilizzati per le valutazioni. In secondo luogo la creazione di questo post ci ha permesso di spostare in luogo preciso la conversazione sull’argomento, legittimando la nostra redazione a censurare ogni altro successivo commento off topic negli altri post. In questo modo abbiamo dato agli utenti la possibilità di discutere sulla questione, a noi di chiarire la situazione ma soprattutto di non inquinare ogni nostra comunicazione di quelle settimane.

Intelligenza artificiale: David Orban e la Singolarità [RECENSIONE]

oban

Uscirà a fine mese la nuova fatica letteraria di David Orban, co-fondatore del Singularity Institute Europe. Noi Ninja abbiamo avuto il privilegio di avere in anteprima la versione elettronica completa di “Singolarità. Con che velocità arriverà il futuro” e siamo lieti di anticiparvi il suo contenuto.

Ci sarà un tempo in cui arriveranno intelligenze artificiali in grado di modificarsi: il tempo della Singolarità tecnologica. E l’uomo cosa dovrà fare? Il libro di David Orban prova a dare una risposta al quesito partendo da un’intervista all’illustre accademico e informatico Gianni Degli Antoni, dalla quale emerge la necessità di un’Intelligenza Artificiale (IA) che sia a disposizione di tutti.

Importante sarà l’aiuto dell’IA per il settore sanitario, senza dimenticare però l’etica la cui collocazione “andrà alla salvezza dell’uomo”.

Touch-Artificial-Hand-530x364

In ‘Singolarità’ David Orban ricostruisce la storia della tecnologia e la sua importanza, mettendo a confronto l’epoca del fuoco e dei dinosauri con quella che l’uomo vive attualmente. Importantissima per noi è la conoscenza in tutte le sue articolazioni, da Galileo Galilei fino alla scienza moderna, perché “per sopravvivere – scrive Orban – dobbiamo osservare l’ambiente che ci circonda, cercare di comprenderlo, acquisire le risorse di cui abbiamo bisogno e pianificare le nostre azioni in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati”.

Dopo un’analisi del cambiamento esponenziale, con la Legge di Moore, il progetto di Ray Kurzweil e le curve a S, Orban arriva al capitolo clou sull’intelligenza artificiale.

L’autore ammette:

C’è speranza che, applicando le risorse e il giusto livello di sforzo e intelligenza, quando appariranno le intelligenze artificiali forti, da un lato saremo in grado di farle comportare in modo amichevole, costruendo un mondo compatibile con la vita e le aspirazioni umane; dall’altro lato, saremo anche pronti, adattati a vivere una vita fruttuosa in un mondo profondamente trasformato dalla loro presenza.”

intelligenza-artificiale

L’autore continua la sua analisi sull’Intelligenza Artificiale toccando poi i temi dell’internet degli oggetti, della possibilità di parlare con i computer fino all’Emotional computing affermando infine che “competenze, passioni e comunità generano valore che si può tradurre in benefici economici e sociali per tutti”.

Adattarsi, insomma, è fondamentale perchè domani dovremo capire che “le intelligenze artificiali forti siano, esse ci riconosceranno come elementi preziosi, rispetteranno noi e le nostre opinioni e condivideranno il nostro obiettivo di costruire una ricca civilizzazione globale”. Ma cosa fare dopodomani? Con l’allungamento della vita e la crionica le nostre menti cambieranno “sarà una civilizzazione ibrida di umani e intelligenze artificiali forti ad avere il compito di continuare l’avventura”.

Certamente il libro di David Orban è un utile strumento per aprire la mente ai pro e i contro dell’evoluzione umana in parallelo con l’Intelligenza artificiale. Il compito che ciascuno di noi ha, cari Guerrieri, è di avere un atteggiamento attivo, proprio come l’autore invita a fare concludendo la sua opera.

Challenge accepted? 😉

Snapchat: 7 trucchi nascosti per usarlo come nessun altro [HOW TO]

snapchat_tricks_

Snapchat è una di quelle piattaforme che vengono costantemente aggiornate con nuove funzioni per migliorarne l’uso o renderlo più ingaggiante. Alcune di queste di queste, a volte, non vengono nemmeno dichiarate nei changelog degli aggiornamenti e restano nascoste in profondità come degli easter egg.

Per questo oggi abbiamo preparato 7 consigli per utilizzare Snapchat like a boss.

snapchat_tricks_4

Avvertenza: purtroppo alcuni di questi trucchi funzionano solo nella versione iOS dell’app

1 – Vecchie lenti

Ieri abbiamo parlato dell’arrivo delle Lenses sponsorizzate.

LEGGI ANCHE: Snapchat Lenses: arrivano i filtri anche per la pubblicità

Se non conoscete ancora la novità, eccone una spiegazione rapida: le Snapchat Lenses sono dei particolari filtri che giocano con le espressioni del viso usando un sistema di mappatura facciale. Grazie alle lenti è possibile diventare Iron Man, vomitare arcobaleni o diventare zombie. Per provarle basta tenere tenuto sul proprio viso mentre si usa la fotocamera frontale.

snapchat_tricks_1

L’unico inconveniente è che la piattaforma cambia le lenti disponibili quasi ogni giorno. Però c’è un trucco: se proprio si ha voglia di usare quella lente con gli occhi a cuore disponibile pochi giorni prima, basta andare nelle impostazioni del telefono, togliere data e ora automatiche e cambiare la data al giorno in cui era stato usato il filtro. (Un ulteriore consiglio: dopo aver inviato lo snap con la lente prescelta rimettete data e ora al loro posto, altrimenti le altre app vanno in tilt)

2 – Più filtri in una volta

Chi usa Snapchat da un po’ sa che prima di inviare uno snap è possibile arricchirlo con un filtro facendo uno swipe da destra. Quello che probabilmente non sa è che è possibile usarne più di uno alla volta con un semplice tocco in più: dopo aver aggiunto il primo filtro, infatti, basterà tenere un dito sullo schermo ed effettuare un altro swipe da destra per aggiungere il secondo.

3 – Doppia sicurezza

Anche Snapchat ha deciso di stare al passo con gli altri social per quando riguarda la sicurezza dell’utente: grazie alla verifica a due step, infatti, l’app non permetterà il login finché non verrà inserito un codice ricevuto via SMS. La funzione è disponibile nel menù impostazioni dell’app alla voce Verifica di accesso. È anche possibile cambiare il numero associato con l’account in caso l’app venga utilizzata da tablet o qualsiasi device senza SIM.

4 – Più testo per ogni snap

Il testo inserito davanti a ogni snap non può superare la lunghezza di una riga. O meglio: non poteva! Anche questo limite è facilmente aggirabile grazie all’app Note di iOS. Copiando un certo numero di righe vuote negli appunti e incollandole sulla banda nera dello snap, questa diventerà lunga quanto desiderate.

snapchat_tricks_2

5 – Travel Mode

Snapchat è una delle app che consumano più dati in assoluto: immagini e video, ma soprattutto Storie e Discover (il canale d’informazione esclusivo della piattaforma) costituiscono un mix letale per il limite di dati che spesso gli utenti devono rispettare. Per fortuna gli sviluppatori hanno deciso di offrire una soluzione a questo problema introducendo la Travel Mode, una funzione che evita il download automatico di tutti i contenuti e permette agli utenti di scaricare solo quelli che interessano davvero (basta un tocco in più). È possibile attivarlo nella sezione Servizi aggiuntivi del menù impostazioni.

6 – Filtri emoji

Se i filtri inclusi nell’app non bastano, è possibile crearne di nuovi usando le emoji dedicate agli snap. Basta ingrandirli fin quando copriranno più della superficie dello schermo per farli apparire come dei filtri nuovi e colorati. Su YouTube stanno addirittura comparendo dei tutorial che mostrano come utilizzare il trucco come maggiore creatività!

7 – Cosa significano gli emoji accanto ai nomi utente?

Questo, più che un trucco, è una risposta a una domanda che spesso si pongono gli utenti di Snapchat. Accanto al nome degli amici con cui si comunica di più, infatti, è quasi sempre presente un’emoji di cui non si conosce il significato. Ebbene, c’è una risposta anche a questa domanda, ed è nascosta anche lei nel menù impostazioni sotto Servizi aggiuntivi.

snapchat_tricks_3

E voi, usate Snapchat? Conoscete qualche altro trucchetto? Fatecelo sapere nei commenti!

Quali sono gli strumenti digitali necessari ad un’impresa per emergere in rete? [INTERVISTA]

Claudio

“Il più grande nemico del cambiamento non è un no, ma un non ancora: è la maniera più semplice per impedire una svolta”. Le aziende, di grandi o piccole dimensioni, dovrebbero ascoltare le perle di saggezza di Seth Godin, guru del marketing che da sempre sottolinea le opportunità e spinge la gente a fare i cambiamenti che contano.

Nello scenario di evoluzione darwiniana, il processo di mutamento costante costringe tutte le aziende a mettersi in gioco e ad adeguare i propri processi e tecnologie alle nuove condizioni di mercato. Non si può snobbare l’evoluzione tecnologica, si rischia di essere schiacciati e tagliati fuori.

Emergere sul web non è sicuramente una passeggiata ed imparare ad orientarsi consapevolmente tra i vari servizi è senz’altro fondamentale. Ninja Academy, in collaborazione con Combocut, ha creato la Collana on demand Digital Business, costituita da 3 corsi on-demand su Google My Business, Blogging e Video Marketing, pensati per tutte le aziende che vogliano approfondire le strategie fondamentali per avviare un business dalla forte connotazione digitale.

Il Corso in “Google My Business”, in particolare, è pensato per tutti coloro che hanno un’attività ricercabile su internet e vogliono essere sicuri di ottenere tutta la visibilità possibile da parte di Google.
Abbiamo intervistato il docente del corso on demand Claudio Gagliardini, per farci spiegare come un’impresa debba presidiare gli strumenti digitali che Google mette a disposizione per emergere in rete.

1. Ho un piccolo ristorante già conosciuto in città. Perché dovrei essere anche su Google?

Questa è senza dubbio la domanda più frequente, da parte degli esercenti della ristorazione e di altre tipologie di attività a carattere locale. Fino a una decina di anni fa era del tutto fisiologico, sentirsela fare in relazione alla presenza in rete con un sito web, oggettivamente costoso e poco adatto alle esigenze di queste attività in quel momento, in cui la rete tendeva a non valorizzare la dimensione local.

Oggi le cose sono molto cambiate. Google e gli altri motori di ricerca e servizi della rete sono in grado di restituire agli utenti risultati geolocalizzati e di associare le informazioni fornite dalle aziende alle esigenze, presenti e future, degli utenti. Perché essere su Google, dunque? Per sfruttare la sua capacità di veicolare la nostra azienda e i nostri prodotti e servizi verso gli utenti giusti, al momento giusto e in funzione delle loro necessità, esplicitate attraverso una ricerca o implicite (perché sono di passaggio in orario di servizio, perché hanno gusti ed esigenze in linea con i nostri prodotti o servizi, etc).

2. Cos’è Google My Business e quali servizi offre?

GMB nasce dal progetto Google Maps e si sviluppa nell’ambiente di Google+, la piattaforma social di Google, dalla quale è comunque indipendente. Per semplificare al massimo, Google My Business può essere paragonato ad un servizio di “Pagine Gialle” online, gratuito e self service. Attraverso questo servizio possono essere create schede attività complete di tutte le informazioni utili per il motore di ricerca e per i suoi utenti.

Sulla scheda GMB della nostra attività, oltre ai meri dati anagrafici, possiamo inserire gli orari, tutti i riferimenti ai nostri canali online, dal sito ai social al canale YouTube, tutte le informazioni e le foto del negozio, dei prodotti e dello staff. Con GMB otterremo il posizionamento sulle mappe di Google, una scheda sulla pagina di ricerca del motore, una pagina su Google Plus e uno spazio di interazione sul quale interagire con il pubblico e ricevere commenti e recensioni.

Dalla dashboard di GMB, inoltre, possiamo gestire in modo semplice e in tempo reale da qualsiasi dispositivo, fisso o mobile, tutte le informazioni sulla nostra azienda e tutte le modalità di interazione con gli utenti, oltre che accedere alle statistiche di accesso sulle mappe, dalle schede e dal telefono.

3. Quali sono gli elementi che non possono mancare in una scheda Google+ Local?

Come per tutti gli altri servizi della rete, anche la scheda GMB deve essere compilata in tutte le sue parti, per essere davvero efficace. Grande importanza rivestono le foto e i dettagli, che possono fare la differenza con altre realtà simili o che possono offrire agli utenti un’informazione preziosa rispetto alle loro esigenze.

Occorre essere precisi, non copiare e incollare dal nostro sito o da altri strumenti che già utilizziamo, ma creare descrizioni efficaci anche dal punto di vista SEO, che contengano le chiavi che meglio ci rappresentano e che aiutino il motore di ricerca a “venderci” al target giusto.

4. Creare una community di clienti fidelizzata. Come si fa?

Questa è la parte più difficile e la sua attuazione passa attraverso un approccio che sappia mettere la rete al centro e inserire gli utenti in una vera e propria filiera di informazione e di relazione. La creazione di contenuti è l’elemento centrale, ma questa attività non deve essere intesa come un mero esercizio di scrittura di testi o di realizzazione di foto e video.

Creare contenuti significa, soprattutto, raccontare il quotidiano e lo straordinario della nostra attività, fare “storytelling” interattivo, invitare i nostri clienti ad utilizzare i propri e i nostri canali per relazionarci con noi e con gli altri clienti e creare occasioni di incontro, eventi, serate a tema, etc. La nostra attività deve diventare un punto di riferimento, un porto sicuro cui approdare in rete e fuori, per condividere idee e pensieri o per acquistare un prodotto o un servizio, da soli o con altri utenti della community.

Il segreto di un buon community management? Facilitare relazioni ed interazioni, senza forzare la mano e senza imporre nulla, men che meno i nostri prodotti/servizi, che dovranno sempre rimanere sullo sfondo di relazioni nate da interessi, gusti e necessità comuni, che la nostra attività è in grado di soddisfare, quando sarà il momento. L’arma vincente? Saper creare il momento e saperlo veicolare, anche attraverso gli utenti della community, stimolando il passaparola.

5. C’è una case history che ha attirato la tua attenzione?

Due su tutte: Pineta Hotels di Coredo (TN) e La Locanda dei 2 di Vernasca (PC), che utilizzano i media sociali non soltanto per promuovere le proprie attività ma, soprattutto, per creare e alimentare vere relazioni, sulla base di idee, iniziative, proposte e stimoli concreti, provenienti dal territorio e dalle sue eccellenze, dagli utenti e dallo staff. Purtroppo il nostro Paese è piuttosto avaro di case history su Google My Business, che del resto è una piattaforma giovane.

Un consiglio? Approfittate di questa prateria, tutta da sfruttare, perché non capita spesso di trovare piattaforme e servizi su cui poter dire ancora così tanto.

francis ford coppola meet the media guru

Meet The Media Guru: Francis Ford Coppola a Milano [EVENTO]

Ninja milanesi, lunedì 26 ottobre non prendete impegni: Francis Ford Coppola sarà ospite a Meet The Media Guru.

In un incontro dal titolo “Ritrovare le radici per incontrare il futuro: la mia Basilicata” il celebre regista americano di origini italiane si racconterà al pubblico e renderà testimonianza del suo profondo legame con la terra natale del nonno Agostino che, nel lontano 1904, partì verso l’America in cerca di fortuna.

Artista e autore di grande talento, maestria e spirito creativo, Coppola si è sempre cimentato con generi e stili cinematografici diversi, contribuendo al passaggio da un cinema di stampo classico ad uno di più moderna ispirazione, estendendo poi la sua propensione innovatrice anche oltre la regia.

Per oltre per trent’anni Coppola ha infatti prodotto vino nella sua tenuta di Napa Valley e ha gestito la Francis Ford Coppola Winery in California. Ha anche aperto 4 resort di lusso: due nel Belize, nella foresta pluviale e sulla spiaggia Turtle Inn, e un terzo di fianco al lago Petèn Itzà in Guatemala, ed un quarto a Buenos Aires nel cuore del quartiere di Palermo. In Italia, nella sua Basilicata, Francis Ford Coppola nel 2012 ha aperto a Bernalda il sorprendente Palazzo Margherita.

LEGGI ANCHE: Fotolia e Adobe Stock vi aspettano a Photoshow 2015 [EVENTO]

A fare dunque da filo conduttore alla presentazione dell’artista sarà la Basilicata, terra in cui convivono tradizione e innovazione, culla di Matera Capitale europea della cultura 2019, al tempo stesso metafora e ispirazione del lavoro di uno dei registi hollywoodiani di maggior successo, vincitore di sei Oscar e numerosi riconoscimenti sia in qualità di sceneggiatore che di director.

L’appuntamento è dunque per lunedì 26 ottobre alle ore 19,30, presso il Teatro Dal Verme di via San Giovanni Sul Muro 2. Potrete seguire l’evento anche via streaming.

francis ford coppola

L’evento promosso dalla Regione Basilicata in partnership con Matera 2019, Lucana Film Commission, Meet the Media Guru e grazie alla collaborazione di APT Basilicata e Palazzo Margherita si terrà presso è ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, previa iscrizione.

Netflix

Come guarderemo la tv dopo l’arrivo di Netflix?

Ormai non si parla d’altro, a partire da oggi arriva Netflix. Il colosso streaming statunitense disponibile in 50 paesi, con oltre 65 milioni di abbonati finalmente sbarca in Italia. La piattaforma rivoluzionerà il vecchio modo di concepire la televisione oppure no? Certo le novità sono tante.

Negli ultimi anni il tempo libero di chi ama guardare film e serie tv è cambiato radicalmente; la fruizione di contenuti e servizi televisivi è diventata ancora più “anytime and anywhere”. La ricezione di contenuti multimediali è sempre più non lineare attraverso computer e dispositivi mobili, come smartphone e tablet.

LEGGI ANCHE: Apple TV, Vine e Periscope, i tre nuovi business della televisione

Stiamo assistendo al passaggio dal prime time al my time grazie ai servizi on line e on demand. La chiave del successo della piattaforma Netflix sembra essere anche il binge watching, la possibilità di “fare scorpacciata” di episodi di una serie tv, quindi di guardare la televisione per un tempo più lungo rispetto al singolo spettacolo televisivo erogato.

Veediamo nello specifico le principali novità del fenomeno Netflix.

L’episodio-gancio: Netflix sa quando l’utente è stato “agganciato”

Lo scorso mese Netflix ha pubblicato i dati di uno studio che mostra quale episodio rappresenta il punto di svolta per i suoi spettacoli televisivi, quello che in sostanza coinvolge definitivamente lo spettatore che deciderà di seguire poi l’intera stagione di una serie.

netflix

La ricerca mette in mostra l’episodio specifico che ha “agganciato” (hooked) la maggior parte degli abbonati nella prima stagione. Nella tv tradizionale il punto critico per accendere l’interesse nello spettatore, si sa, è l’episodio pilota. Con la strategia di binge-release di Netflix, ossia quella di fornire tutti gli episodi di una stagione in una sola volta, le cose cambiano. Ecco le parole di Ted Sarandos, Chief Content Officer di Netflix:

Data la preziosa natura degli slot primetime nella tv tradizionale, una puntata pilota di una serie è senza dubbio il punto più importante nella vita di uno show. Tuttavia, nella nostra ricerca condotta tra più di 20 serie tv in 16 mercati, abbiamo scoperto che nessun utente veniva agganciato dopo aver visto la puntata pilota. Questo ci rende fiduciosi che dare ai nostri utenti tutti gli episodi in una volta è più allineato al modo in cui sono fatti i fan.

Adaptive Streaming

Problemi di connessione? Niente paura. Netflix si impegna a fornire un servizio davvero eccezionale. Gli investimenti nella creazione di algoritmi adaptive streaming e tecnologie di rete per ottimizzare la qualità del flusso sono consistenti. Risultano infatti ben 12 i livelli di qualità dell’immagine che vanno ad adattarsi alla velocità di connessione dell’abbonato.

Lo studio sui gusti degli utenti

Da aggiungere alla lista delle novità c’è l’analisi di big data per comprendere meglio come gli utenti consumano serie e show televisivi. L’intento è quello di fornire il contenuto giusto alla persona giusta basandosi su quello che sono i gusti degli abbonati. Si tratta di un calcolo matematico di una serie di categorizzazioni che si converte nel sistema di suggestion.

Gli Originals

Non solo serie originali, come le fortunatissime House of Cards e Orange is the new black, ma anche film prodotti interamente da Netflix che usciranno in contemporanea sia al cinema che sulla piattaforma streaming. Il primo fra tutti è l’esperimento Beasts of no nation, uscito lo scorso 16 ottobre; il film è stato inserito nella sezione Special Presentation all’ultimo Toronto International Film Festival.

The Switch

L’ultima novità, la più curiosa, è The Switch. Si tratta di un pulsante smart home che silenzia i toni dello smartphone in modo che nessuno disturbi la vostra scorpacciata di serie tv. Il pulsante può regolare anche l’illuminazione di casa e permette di ordinare del cibo. Quindi spegnete tutto e rilassatevi con i contenuti di Netflix, ma prima costruitevi da soli il vostro switch.

Avete già programmato le vostre maratone di serie tv? 😉

Internet of Things: le 6 rivoluzioni che ti aspettano

È sempre più frequente il riferimento al concetto di Internet of Things, eppure spesso non sappiamo realmente di cosa si stia parlando: un po’ perché ci viene presentato sottoforma di scenari futuristici e un po’ fumosi, un po’ perché se ne parla in realtà ancora poco – stando almeno allo scenario italiano. Sta di fatto che ci sono alcuni aspetti dell’IoT a cui dovremmo rivolgere particolare attenzione.

Per approfondire gli eventuali sviluppi dell’Internet of Things possiamo leggere l’articolo di McKinsey “Internet of Things: 5 Critical Questions”, oppure concentrarci sui sei principali punti da non sottovalutare nel prossimo decennio. Sì, decennio, abbiamo l’occhio lungo!

Dalla definizione che ne dà Wikipedia, leggiamo:

“L’Internet delle cose è vista come una possibile evoluzione dell’uso della Rete. Gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete.”

Ma sappiamo davvero di cosa stiamo parlando? Vediamo quali sono i sei diversi scenari attuali che saranno totalmente rivoluzionati dall’avvento dell’IoT.

1. Creare valore B2B a livello globale

Le 6 cose sull'Internet of Things che tutti dovremmo conoscere

Per capire di cosa stiamo parlando quando ci riferiamo all’Internet of Things, spesso i media ci hanno fatto l’esempio di dispositivi e applicazioni interessati alla vendita ai consumatori finali: dispositivi indossabili per il fitness e per il monitoraggio degli indicatori di salute, così come i prodotti di automazione che rendono le nostre case più smart; eppure non dobbiamo sottovalutare l’impatto dell’IoT sul B2B. Le applicazioni business-to-business rappresenteranno quasi il 70% del valore che, secondo le stime, sarà generato dall’IoT nel prossimo decennio.
Le stime arrivano ad immaginare un valore di circa 11 trilioni di dollari all’anno a livello globale, divisi tra nove diversi settori. Quasi 5 trilioni saranno generati dal B2B, tra fabbriche, settore manifatturiero, agricoltura ed ambienti sanitari, industria mineraria, costruzioni.

Nella stima vanno aggiunte le economie emergenti che, con buona probabilità, saranno estremamente avvantaggiate nell’adozione delle nuove opportunità presentate dall’IoT: sarebbe il 38% del valore globale ad essere generato dalle economie emergenti.
Prendiamo ad esempio la Cina che, con la sua grande e crescente base industriale e manifatturiera, si troverebbe a raccogliere enormi benefici senza però soffrire, come accadrebbe invece per le economie sviluppate, del problema dell’eredità tecnologica da stravolgere e rivoluzionare.

2. Ottimizzare le operazioni

Investire in hardware, nella produzione di sensori incorporati nella produzione di attrezzature, è solo il punto di partenza dell’IoT.

I maggiori guadagni competitivi arriveranno quando i dati dell’Internet of Things riusciranno ad informarci su tutti i momenti delle operazioni che compongono le fasi di produzione industriale.
Qualche esempio: nelle fabbriche, i sensori dei macchinari che rendono i processi più efficienti, fornendo un flusso costante di dati per ottimizzare il lavoro; i sensori che informano quando le apparecchiature necessitano di riparazione, riducendo i costi di manutenzione di ben il 40%, così come i tempi di inattività; la gestione delle scorte affidate alle telecamere che ci fanno una fotografia dei numeri di componenti necessari lungo le linee di produzione; infine, nel settore minerario, i veicoli a guida automatica che permettono di aumentare la produttività del 25%, ridurre gli infortuni sul lavoro e quindi i costi sanitari.

L’IoT è anche in grado di portarci a una maggiore consapevolezza dell’effettivo utilizzo dei prodotti: Utilizzando i dati di apparecchiature, piuttosto che le informazioni provenienti da focus group, o sondaggi, i produttori saranno in grado di modificare i progetti in modo che i nuovi modelli abbiano prestazioni migliori e per imparare quali caratteristiche e funzionalità non sono utilizzate a dovere, e pertanto dovrebbero essere eliminate o riprogettate.

Analizzando i dati di utilizzo, ad esempio, una casa automobilistica ha scoperto che i clienti non utilizzavano il comando del riscaldamento del sedile sulla base dei dati meteo incamerati dal software. La casa automobilistica ha aggiornato il software del touchscreen dashboard per includere il comando apposito per riscaldare, su richiesta, il sedile del guidatore.

LEGGI ANCHE: 10 opportunità di carriera da non sottovalutare per il tuo domani

3. Creazione di innovativi modelli di business

Le 6 cose sull'Internet of Things che tutti dovremmo conoscere

L’Internet delle Cose può anche stimolare nuovi modelli di business che potrebbero rivoluzionare le dinamiche competitive nel settore industriali.
I pionieri di questa tendenza sono stati i produttori di motori jet che hanno spostato il loro modello di business verso la vendita di servizi accessori: se ci sforziamo di immaginare il settore trasporti come un business di macro-servizi, popolato da applicazioni e dispositivi di geolocalizzazione, ci rendiamo conto di come questo nuovo modello di business stia avendo il sopravvento sulle vendite di veicoli tradizionale.

In primo luogo, la possibilità di tenere traccia di quando e come prodotti e servizi sono effettivamente utilizzati consente ai produttori di stabilire i prezzi in modo molto più dinamico e allineato ai consumi.
In secondo luogo, i dati combinati di tutti questi beni connessi tra loro, aiuta i fornitori delle attrezzature ad operare in modo più efficiente, rendendo possibile un servizio più efficiente soprattutto agli occhi dei clienti finali.

Questo modello di business richiede una vera e propria evoluzione del settore industriale, in cui le aziende dovranno investire energie e risorse sui servizi: lo sviluppo del prodotto, per esempio, diventa lo sviluppo dei servizi, dove il valore è co-creato con i clienti.

4. Rivoluzionare l’organizzazione aziendale

Insomma, l’IoT sarà una vera e propria sfida per i ruoli organizzativi tradizionali: ad esempio, le posizioni impegnate nel settore IT non potranno più limitarsi allo sviluppo di prodotti; dovranno lavorare a stretto contatto con i manager.

Nel commercio al dettaglio, ad esempio, una delle maggiori fonti di valore potrebbe venire dalle vendite personalizzate e in tempo reale previste nei singoli punti vendita.
Tutto questo richiederà la sofisticata integrazione dei dati attraverso molte fonti: dati di localizzazione in tempo reale; dati storici del cliente; dati relativi alla merce disponibile in negozio, dando la possibilità al cliente di sapere già dove andare e cosa chiedere, di usare un coupon immediato per acquistare un articolo magari già visto on-line.

È piuttosto chiaro che le aziende dovranno allineare la loro IT e i manager, anche se tradizionalmente queste funzioni tendevano a lavorare separatamente. E, senza soffermarci esclusivamente sulle risorse relative all’IT, l’Internet of Things richiederà una continua formazione di tutte le risorse umane aziendali, dal settore marketing agli amministratori delegati.

LEGGI ANCHE: Internet of Things: quando le Cose diventeranno Clienti

5. Superare l’interoperabilità

Le 6 cose sull'Internet of Things che tutti dovremmo conoscere

Le strategie che utilizzano i dati dell’Internet degli oggetti in modo efficace spesso richiedono interoperabilità.

In futuro circa il 40% del valore potenziale richiederà diversi sistemi dell’IoT per comunicare tra loro e di integrare i dati, relativamente poco rispetto allo scenario odierno.

Tuttavia, l’interoperabilità da sola non basterà più: nel passaggio a un mondo in cui degli oggetti viene utilizzato per la previsione e l’ottimizzazione, le aziende dovranno essere capaci di mettere alla prova le proprie capacità interne di analisi, o affidarsi a consulenti esterni. Avranno bisogno di sviluppare e quindi di distribuire i software di analisi che consentiranno di gestire con dimestichezza le informazioni ricavate dai dati che gli oggetti genereranno. Insomma, un’altra potenziale opportunità di mercato per gli sviluppatori di software.

6. Parola d’ordine: sicurezza

Più dati sono in circolo, maggiore è il pericolo di violazione: prevedibilmente i futuri manager nutriranno maggiori preoccupazioni per la sicurezza informatica aziendale.

Tuttavia, preparazione per una rivoluzione di questo tipo richiederà anche un nuovo approccio strategico, definito anche resilienza digitale.
Le aziende avranno il bisogno di adattare le protezioni di sicurezza informatica ai processi e a tutto il patrimonio informativo di ciascuno di essi, che in un mondo alimentato dall’Internet of Things saranno sempre più fitti e ricchi.

Allora, quale scenario stimolato dall’Internet of Things ti incuriosisce di più?