Jacopo Attardo: ecco come le buone idee non convenzionali aiutano a fare pubblicità quasi gratis [INTERVISTA]

Quanto sono importanti le buone idee di comunicazione, al tempo dei digital media e della “rivoluzione social”? Un tema che sembra interessare sempre maggiormente i dibattiti online e offline tra professionisti, addetti ai lavori o semplici appassionati.

Per fare maggiore chiarezza abbiamo deciso di coinvolgere Jacopo Attardo, Direttore Creativo in VML-Y&R. Il risultato? Una chiacchierata che, partendo dal suo recente contributo alla seconda edizione di White Space (EGEA, 2015), ha stimolato la nostra curiosità da diversi punti di vista.

Non ci resta che augurarvi buona lettura, invitandovi a dire la vostra nei commenti all’articolo!

Ciao Jacopo! Riassumendo per i lettori di Ninja Marketing, di cosa tratti nel tuo capitolo all’interno di White Space?

Quando Arianna Brioschi e Anna Uslenghi mi hanno proposto di scrivere nella seconda edizione di White Space, avevo già in mente in paio di argomenti dei quali volevo scrivere.
Diverso è stato farlo davvero, specialmente per un editore così serio come Egea: è stata prima di tutto l’occasione per mettere in ordine i pensieri accumulatisi negli ultimi anni.
Quello che ne è venuto fuori è “Pubblicità quasi gratis”, una riflessione sullo scenario della comunicazione digital in Italia, che nasce appunto dalla domanda provocatoria: “si può fare pubblicità gratis?” che poi, anche se non in questi termini, è una domanda che certe volte si ha la sensazione di sentirsi porre davvero dai clienti.
Ne viene fuori una riflessione sulla natura della visibilità organica su web, le famose visite virali o “quasi gratis” come le chiamo io, su quali sono le condizioni, creative e strategiche, necessarie perché un contenuto ottenga successo su web al di sopra di quelle che sono le aspettative media.
O, in altre parole, come la Digital Equity di una marca può influenzare la decisione di una persona di vederne o meno la comunicazione su web e quali sono le condizioni ottimali perché questo avvenga.

Ha ancora senso parlare di comunicazione non convenzionale, oggi?

Nella prima parte di “Marketing non-convenzionale” il primo libro dei fondatori di questo Blog, c’è una frase di Alex Giordano che dice che “non esiste il marketing non convenzionale, esiste solo quello che funziona e quello che non funziona”: mi ha sempre fatto sorridere e sono sempre stato d’accordo.
Diverso è parlare di idee non convenzionali, sembra una sottigliezza ma non lo è.

Mentre qualcuno parla della rivoluzione digitale principalmente in termini di nuovi ambienti di conversazione, altri continuano a posizionare l’idea di fondo come fattore abilitante di ogni comunicazione efficace. A tuo parere la creatività conta ancora nell’era digitale, o è soltanto “questione di mezzo”?

Stai davvero facendo questa domanda ad uno che di lavoro fa il direttore creativo?!?
Dai scherzo. Seriamente:
La strategia dei canali, e in generale tutta quella parte di lavoro che di norma viene fatta dai planner e dai media planner, è oggi più importante che mai, ma sono le idee a rendere efficaci e memorabili le campagne di comunicazione.
I mezzi sono gli stessi per tutti, se non fossero le idee a fare la differenza oggi nessuno di noi saprebbe chi diavolo è Tipp-Ex, che se ci pensi da un punto di vista del mezzo ha semplicemente acquistato una smart head su YouTube.
Invece, anche a distanza di anni, basta nominarne il nome e a tutti noi viene in mente il cacciatore che si rivolge a noi in cerca di aiuto perché non vuole sparare all’orso e alla possibilità di cancellare e riscrivere la realtà all’infinito.

Pensa anche a “Best Job in the world?”

Se ci pensi dal media meno sexy del mondo, gli annunci sui quotidiani, sono nate migliaia di conversazioni on-line e una campagna di comunicazione di cui ha parlato tutto il mondo e questo solo perché alla base c’era un vero Insight e una grande idea.

Cosa rende un’idea di comunicazione una buona idea di comunicazione, capace di funzionare e fare presa sull’audience?

Un’idea funziona se le persone sono disposte a dedicarle il proprio tempo, se la cercano, la condividono, ne parlano, è un’alchimia impossibile da razionalizzare, ma si tratta sempre di generare un’emozione reale e al contempo far passere nel modo corretto il messaggio pubblicitario.
Una buona idea non nasce per avere successo su un media specifico, per fare tante views o tanti commenti, ma dall’identificazione di un bisogno reale, di un insight forte in grado di trascinare le persone che la vedranno.
Ma dato che di lavoro non facciamo i pittori o i musicisti, aver avuto una buona idea non vuol dire averla fatta, è necessario che dall’altra parte ci sia un interlocutore, un cliente insomma, che ci creda, che si ponga come interlocutore costruttivo e che investa in quello che hai pensato perché convinto che questo farà bene al suo brand.
E anche da un punto di vista dell’agenzia è un lavoro di squadra: da chi scrive il brief, al reparto creativo dove nasce l’idea in se, fino ad arrivare a chi la realizzerà, sia questo un regista o un programmatore.
Tutti questi passaggi sono importanti e delicati, non devi mai smettere di credere che potrai farcela, che potrai fare qualcosa di veramente bello, qualcosa che le persone ameranno e che farà il bene del cliente per il quale stai lavorando.
Da questo punto di vista mi ritengo fortunato perché in VML/Y&R c’è una grande collaborazione interna sia tra i creativi, dove le barriere Digital/ATL sono sempre più un ricordo del passato, sia con il reparto account.
Comunque per avere buone idee bisogna avere la cultura delle buone idee, bisogna cercarle, senza sosta, anche dove sembra più difficile, anche nei brief che sembrano più ostici e razionali.

2 progetti (nazionali o internazionali) di marketing digitale che ti sono piaciuti particolarmente nel 2015, e perché.

Life Paint – VOLVO

E’ una campagna intelligente che parte da un fatto reale, ne ricava un forte insight e ne nasce una grande idea ben eseguita.

“The Gentleman’s Wager” di JOHNNIE WALKER BLUE LABEL

Alcuni brand hanno capito che YouTube è uno spazio dove è possibile portare l’intrattenimento a livello altissimi, impensabili per la televisione.

20+ esempi di packaging creativo e irresistibile

packaging

Anche la persona più attenta alle qualità intrinseche di un prodotto non potrà negare che l’impatto visivo sia fondamentale per orientare la scelta del consumatore al momento dell’acquisto.

Per quanto, infatti, un prodotto possa essere uno dei migliori sul mercato, se il suo packaging non è accattivante è molto probabile che un prodotto di qualità inferiore ma confezionato in modo più originale possa avere la meglio.

Ciò spiega il motivo per cui le aziende hanno cominciato a investire sempre di più sul design del packaging, inizialmente considerato un semplice imballaggio e ora ritenuto il miglior modo per contraddistinguere un prodotto sul mercato. E, come noterete dalle immagini che vedrete di seguito, i creativi non smettono mai di stupirci!

Lo gnomo portapane

packaging food

Orologi subacquei

orologi subacquei

La busta di latte di design

busta di latte

LEGGI ANCHE: Blockbuster Box: il packaging di Pizza Hut che diventa proiettore

Le Nike Air

nike air

nike

Il blister contro l’acne

packaging

Il porta condom

confezione

La birra Helvetica

packaging-birra

Il pasticcino giapponese

packaging food

LEGGI ANCHE: I segreti dietro il packaging più famoso di tutti i tempi: Tiffany Blue Box

Gli auricolari come una nota

auricolari

Facce da pennelli

pennelli

Il porta burro con spalmatore annesso

porta burro

Il filtro da tè con l’origami galleggiante

filtro da tè

Vodka da sbucciare

Le t-shirt confezionate come gli alimenti

t-shirt confezionate come gli alimenti

Il cofanetto dei DVD a tema

cofanetto dei DVD

Il parmigiano che si tempera

parmigiano che si tempera

La pillola che aiuta la digestione

pillola che aiuta la digestione

Le bustine da tè appese come t-shirt

bustine da tè

Il bicchierone Coca-Cola

bicchierone Coca-Cola

La spugna da cucina

spugna da cucina

Il vasetto di yogurt intelligente

vasetto di yoghurt

SafeStamp e Heineken, come un tatuaggio può salvarti la vita

Safestamp e Heineken

Quando ho saputo di questa novità, mi è venuto subito in mente il celebre spot Heineken: Sounds Good! Questa volta la citazione non è però riferita alla celebre qualità della birra, ma al video che l’azienda ha realizzato per promuovere SafeStamp, l’idea di una startup che può salvare molte vittime dell’abuso di alcool. Come? Ecco la risposta.

SafeStamp, un tatuaggio in grado di misurare la quantità di alcool nel tuo corpo

Nato da una brillante intuizione di due studentesse della Miami ad School (per onor di cronaca Divya Seshadri e Meghan D. O’Neill), SafeStamp è un microchip che, una volta applicato sulla pelle (proprio come un tattoo), è in grado di misurare la quantità di alcol che viene immesso nel corpo durante i più scatenati Sabato sera.

LEGGI ANCHE: La campagna di Budweiser contro alcool e guida

La misurazione avviene grazie a un cambiamento cromatico del microchip: una volta applicato sulla pelle questo è caratterizzato da un colore dorato, non appena il tasso alcolico inizia a salire  il suo aspetto cambierà, diventando blu fluorescente.

Un ottimo segnale che ti aiuterà a capire se è il caso di metterti alla guida, oppure di prendere un bel taxi.

SafeStamp, come funziona l’innovazione

SafeStamp e Heineken

Per chi si chiedesse come funziona la piccola innovazione, è possibile ascoltare le parole delle stesse studentesse che hanno realizzato il progetto:

Si tratta di un microchip piatto che, applicato sulla pelle come un tatuaggio, rilascia una piccola corrente elettromagnetica che attrae ioni dal sudore. In questa maniera la condensazione del sudore sul chip permette di misurare il livello del tasso alcolico dell’individuo.

Sembra che il prodotto potrà essere venduto al prezzo di un semplice dollaro, ma non si esclude una futura possibilità di distribuzione gratuita all’interno di pub e discoteche.

Insomma stiamo parlando di una soluzione interessante per prevenire l’abuso di alcol e i rischi connessi non solo con la salute, ma anche con la sciurezza, visto il pericolo stradale che deriva dalla guida in stato di ebbrezza.

Una soluzione in grado di dimostrare che spesso è dalla mente dei giovani studenti che nascono le idee più brillanti.

La celebre birra olandese, poi, ha saputo cogliere al volo l’occasione per rendere nota al mondo un’invenzione che altrimenti avrebbe fatto fatica a vedere la luce all’interno del pianeta tecnologico.

SafeStamp e Heiniken
Heineken si è resa in questa maniera protagonista di una bella virata in chiave advertising. Dopo le innumerevoli e splendide pubblicità realizzate insieme alla UEFA Champions Leauge, adesso è arrivato il momento dell’etica e del coinvolgimento dei giovani studenti.

Un’idea questa che non può che far ben sperare in un futuro in cui l’alcol venga, sì consumato, ma con la giusta moderazione.

Le digital PR a portata di tutti: scopri Buzzoole for Brands

Buzzoole for BrandsNon ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dice a tutti”. Partiamo dalla 12° tesi del Cluetrain Manifesto per sottolineare quanto la modalità di fruizione di informazioni fra i consumatori sia cambiata grazie ad internet e alla realtà digitale. Le persone infatti si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace, molto più veloce: la comunicazione online è diversa dai media tradizionali in quanto non si basa più su una divulgazione di informazioni a senso unico ma sul confronto, sull’ascolto, su un vero e proprio coinvolgimento tra l’azienda e il suo target.

digital pr

Perché fare Digital PR?

Le Digital PR rappresentano lo strumento attraverso il quale ogni azienda può entrare in contatto con i propri pubblici on line e dialogare con loro in maniera diretta, generando flussi di conversazioni orientate da gruppi di utenti autorevoli in diversi settori, in grado di intercettare ed alimentare trend e condizionando le azioni delle community loro associate. Lo scopo delle Digital PR è stimolare la nascita e coltivare una relazione di lungo periodo con persone potenzialmente interessate al nostro prodotto.

Una campagna strategica basata sulle Digital PR può portare al raggiungimento di una serie di importanti obiettivi per un brand:

  • accrescere la notorietà (awareness);
  • catalizzare l’attenzione su di esso da parte di potenziali appassionati (clienti) aumentandone l’autorevolezza;
  • generare passaparola positivo (buzz) agendo sulla reputazione (brand reputation);
  • monitorare le conversazioni e raccogliere i feedback. 

Una campagna di digital PR deve essere concisa e creativa, concentrandosi su poche attività chiave per attrarre, coinvolgere e comunicare con i propri clienti, attuali e potenziali.

Per arrivare a questi obiettivi è necessario in maniera preliminare effettuare attività di:
– monitoraggio della rete, tramite blog, forum,  community, social network e siti d’informazione;
analisi del comportamento dei consumatori riguardo prodotti e servizi della propria azienda e della concorrenza;
– selezionare, contattare e mantenere delle relazioni con gli influencer migliori con cui instaurare un rapporto proficuo.

Perché fare Digital PR

Perché coinvolgere degli influencer?

Gli influencer sono utenti esperti e rappresentano le voci del web ritenute più autorevoli dal pubblico stesso. Selezionarli in modo adeguato per una campagna di Digital PR può fare la differenza tra un successo e un risultato pessimo.

In fase di individuazione, bisogna infatti considerare parametri come:

  • la qualità dei contenuti proposti;
  • il numero e l’efficacia di profili digitali e social che utilizzano;
  • la tipologia di pubblico a cui si rivolgono,
  • il seguito e la reputazione di cui godono.

Dopo aver individuato tali personalità autorevoli, si passa a pianificare una vera e propria strategia di contatto basata ad esempio sul buzz marketing, che serve a incentivare le discussioni in community di settore intorno al brand o il seeding, ovvero proporre contenuti creativi (video, link) con l’obiettivo di ottenerne la pubblicazione nei blog, siti web o forum d’interesse.

Gli influencer riescono a spostare e indirizzare l’opinione degli utenti rapidamente e possono addirittura far mutare l’opinione e il sentimento generale attorno ad un tema. I commenti, gli articoli e le opinioni espressi vengono tenuti in alta considerazione da chi si interessa dell’argomento. Per questo motivo è importante coinvolgerli in una strategia efficace.

Come creare una campagna di digital PR efficiente ed efficace?

Esiste uno strumento che dà la possibilità alle imprese (dalle startup ai Top brand) di “assumere” influencer targhetizzati in maniera automatizzata. Stiamo parlando di Buzzoole, la prima piattaforma italiana per l’influence engine optimization (IEO) di cui avevamo già parlato in passato essendo tra i finalisti della Battaglia delle Idee.

La neoimpresa digitale di 56CUBE, venture incubator di startup nel Sud Italia nato all’interno di Digital Magics, si rivolge ad agenzie media, uffici stampa, grandi brand ma anche privati che vogliono creare buzz e passaparola sui propri prodotti, servizi ed eventi.

Buzzoole (che significa letteralmente passaparola virtuale infinito) permette ai brand di entrare in contatto con influencer del target più in linea col proprio business. Grazie all’algoritmo, infatti, Buzzoole analizza i canali social/blog degli utenti iscritti, ne individua i topic dove più alte sono le potenzialità di influenza sulla propria rete, misurandone poi il grado di efficacia. Il brand paga la piattaforma attraverso una formula pay as you go, solo sulla base del numero del passaparola generato.

Buzzoole rappresenta uno strumento utile per top brand, agenzie/freelance o Pmi che vogliano ottenere visibilità attraverso uno strumento di qualità, con costi accessibili e risultati monitorabili. Il plus della piattaforma è quello di creare “conversazioni” di qualità intorno al brand d’interesse, integrandosi con successo tra i canali di una campagna promozionale performante.

Come creare una campagna su Buzzoole for brands?

Con Buzzoole le aziende possono creare una campagna di Digital PR in pochi, semplici step e in maniera automatizzata.

Una volta effettuata la registrazione, la piattaforma permette al brand di settare il budget, di scegliere il tipo di influencer (se blogger e/o social media addicted che verrà poi selezionato dalla piattaforma) e specificare su quali canali si vuole pianificare tutta la campagna.
Viene richiesto al brand inoltre di completare i dati scrivendo un breve brief, aggiungendo le parole chiave che lo presentano al meglio.
Completati questi step, ogni brand potrà vedere in anticipo la performance prevista per la campagna e monitorarne nella dashboard i risultati dell’investimento in tempo reale.

creare una campagna su Buzzoole for brands
Le attività di Digital PR sono un ottimo investimento basandosi principalmente su una caratteristica importantissima, le relazioni.
L’obiettivo è quello di diffondere e far circolare notizie positive per il proprio progetto attraverso fonti autorevoli e di qualità.
Ascoltate i nostri suggerimenti!

Final Fantasy VII: il remake firmato Square Enix

Final Fantasy VII

Il 12 giugno 2015 la Square Enix, durante la conferenza Sony dell’ultimo E3, ha annunciato l’uscita di un’esclusiva esplosiva per PlayStation 4, che ha lasciato gli appassionati di GDR (giochi di ruolo) a bocca aperta – per non dire spalancata. Sto parlando dell’attesissimo remake di Final Fantasy VII, la cui uscita ancora resta un’enigma, ma che ha già creato un hype degno di un futuro (si spera) capolavoro ludico.

Ecco il trailer presentato alla E3 2015.

Correva l’anno 1997…

Prima di parlare del remake, di cui a parte il trailer, pocanzi mostrato, si sa ancora ben poco, mi sembra doveroso aprire una piccola parentesi sul titolo firmato Square (ti ricordo che la Square Enix deriva da una fusione tra la vecchia casa informatica di Tokyo e la Enix), uscito in Europa nel novembre del 1997, per la (ormai vintage) PlayStation: Final Fantasy VII.

Ricordo ancora oggi l’emozione che provai, a 15 anni, quando riuscii a finire questo piccolo tesoro che poi ritrovai, con piacere, qualche anno fa, quando su Steam vidi approdare il porting per PC. Inutile nascondere che il mio profilo segna più di 300 ore giocate.

Il gioco, per quegli anni, era fantastico. La grafica 3D, l’ambientazione Steampunk, i personaggi carismatici e caratterizzati fino al midollo, le musiche sublimi di Nobuo Uematsu. Insomma il gioco perfetto. O almeno per me. Ma a giudicare dall’isterismo creato dalla notizia dello scorso giugno, non credo di essere l’unico a pensarla così.

Giusto per rinfrescare la memoria – o per mostrare la bellissima introduzione in computer grafica – ecco il filmato iniziale di Final Fantasy VII.

Come sarà il remake di Final Fantasy VII?

Epico e un completo disastro. No, non mi sono bevuto il cervello e non sono neanche il gatto di Schrödinger. Mi spiego meglio.

Chi non ha mai giocato al vecchio FFVII, sicuramente, resterà estasiato dalla NextGen e dal motore grafico che, stando al trailer di lancio, sembrerebbe essere all’altezza delle aspettative a cui mamma Square ci ha abituati negli anni: qualità, fluidità e innovazione.

Per chi, invece, guarda il remake con occhio critico, è facile intuire che non potrà mai essere simile al suo predecessore. Questo è un difetto? Io penso proprio di sì. Perché? Pensa semplicemente all’appeal che avrà. La grafica 3D di ultima generazione rovinerà l’atmosfera e le emozioni che riuscivano a donare quei modelli poligonali con le mani quadrate?

remake di Final Fantasy VII

Ad esempio, i vecchi sfondi pre-renderizzati dovranno essere sostituiti da ambienti completamente in 3D. La metropoli di Midgar, i villaggi sparsi per il mondo, i templi, i numerosi minigiochi, le montagne, le decine di reattori Mako. Non so davvero come faranno a ricreare tutto questo. Il vecchio FFVII utilizza un simpatico escamotage: nulla è rappresentato in scala. Cloud, il protagonista, è più alto degli stessi edifici!

L’immersione richiesta dagli standard odierni, invece, imporrà a Cloud un rapporto proporzionale con il mondo che lo circonda. E questo, secondo me, ucciderà la magia.

Final Fantasy VII Remake: conclusioni

La nostalgia può fare cose meravigliose per un gioco. Fidati di me, io bevo nostalgia a colazione, quindi sono l’ultima persona che vorrebbe criticare un gioco non ancora uscito e che scuote corde emotive ben precise. Ma parliamoci chiaro: questo remake non è solo per i vecchi fan della serie, anzi. Erano invecchiati così bene Cloud e Tifa, c’era davvero bisogno di questo annuncio, che non mi farà dormire fino alla data di rilascio?

Tu cosa ne pensi? Comprerai una PlayStation 4 solo per poter ammirare le imprecazioni di Barrett su NextGen o continuerai a giocare al Final Fantasy VII degli anni ’90? Scrivi nei commenti le tue impressioni ed eventuali critiche alla mia “angry review“.

I tool per un eCommerce di successo

Costruire una struttura eCommerce non è un gioco da ragazzi e soprattutto renderlo un successo non è da tutti, ma questa piccola guida potrebbe aiutarti a rendere il tuo eCommerce il sito che tutti vorrebbero avere tra i preferiti di Google.

Ovviamente per iniziare a parlare degli strumenti utili non possiamo tralasciare la struttura da selezionare prima di iniziare a mettere online un eCommerce: Magento, Shopify e Opencart, tre servizi di gestione e messa in linea. Si differenziano per la complessità che portano con sé nella gestione futura del sito.

Se Magento potrebbe essere considerato il migliore sul mercato, Shopify è quello più chiaro e semplice, mentre Opencart è il giusto compromesso tra i due. La scelta tra uno o l’altro si basa molto sull’esperienza dell’imprenditore.

Partiamo dalle basi: struttura e metodi di pagamento per il tuo eCommerce

Ogni sito internet che si rispetti e che voglia essere online deve essere dotato di una struttura completa e solida, ma soprattutto chiara per l’utente.

Nel caso di un eCommerce questa struttura deve essere integrata anche dalla gestione dei pagamenti attraverso strumenti come Authorize.net, conosciuto come il più popolare gateway per le carte di credito, o Gravity Payments, per la gestione e la processazione vera e propria degli strumenti di pagamento.

Ma anche l’organizzazione del magazzino è fondamentale: eCommHub, ad esempio, ti fornisce un magazziniere completamente virtuale in grado di gestire scorte ed inventari per il tuo eCommerce.

Se hai invece bisogno di fornitori per prodotti specifici puoi affidarti a WorldWideBrands, il più grande database disponibile, seppur non il più economico.

Il tutto con una sola finalità: permettere agli utenti acquisti rapidi e che vadano a buon fine.

Tornando alla composizione della struttura vera e propria di un eCommerce, troviamo le hosting companies come Host Gator, economico ed efficiente, Nexcess.net, indicato soprattutto per chi utilizza Magento, WP Engine, ottimizzato per WordPress ed indicato per coloro che vogliono collegare il loro blog all’eCommerce ed infine Rackspace, un vero proprio supporto IT completo e professionale online.

Parlando poi di servizi aggiuntivi non possiamo non citare SEOmoz per la scrittura SEO dei testi ed i suoi tool e Crashplan servizio di backup per i tuoi dati.

Research Marketing Tools: la strada verso il successo

I tool irrinunciabili per un eCommerce di successo

Il successo di un eCommerce è misurabile con l’andamento dell’eCommerce stesso: è questa la prima regola che un developer deve sapere e per rispettarla gli strumenti a disposizione sono moltissimi.

La base di un buon eCommerce nella sua attrattività di visitatori sta nell’utilizzo al meglio di strumenti in grado di profilare trend e profili di utenti che possono avvicinarsi al nostro sito così da poter studiare campagne marketing ad hoc per la promozione.

I cosiddetti Market Research Tools sono tra i più diversi, da Google Keyword Tool e Google Insights, fino a SEOmoz Toolbar o Open Site Explorer per l’analisi dal punto di vista SEO del tuo eCommerce (parole chiave di ricerca e link o backlink).

Ma come il marketing ci insegna, l’analisi di mercato per lanciare un prodotto di successo è tutto, quindi si hanno a disposizione strumenti quali Compete, che analizza il traffico stimato, Quantcast, che raccoglie info sul visitatore, Online Conversion Insights, per conoscere l’andamento dei competitors, e Wibiya, per creare tutte quelle campagne push e quei contenuti personalizzabili per ogni singolo cliente.

Infine l’analisi statistica dell’andamento del tuo eCommerce. Innanzitutto mai dimenticarsi degli strumenti Google come Google Analytics, per l’analisi statistica delle visite alla pagina, o Google Adwords, in grado di fornirti analisi quantificabile e budgettizzabile delle parole chiave che hai scelto.

Oltre a Guru Google troviamo Kiss Insights: piccolo e utile, permette, se messo in cima ad una specifica pagina, di vedere l’analisi statistica in modo puntuale della stessa. Adroll, è invece uno strumento di remarketing, mentre tool come Topsy o SproutSocial sono in grado di analizzare i trend ed il pubblico da un punto di vista social.

Il cliente ha sempre ragione, anche nell’eCommerce

I tool irrinunciabili per un eCommerce di successo

Un cliente soddisfatto e coccolato tornerà a farci visita e questo se siamo in grado di creare delle campagne marketing personalizzate attraverso la promozione di particolari sconti o mailnews dedicate.

Parliamo quindi di strumenti come Zendesk che permette di vedere i comportamenti dei clienti e tracciare la loro intera storia per intervenire con risposte mirate, insomma, un vero e proprio servizio clienti.

Mai tralasciare anche tutta la parte relativa all’Email Marketing, in cui entrano in gioco Aweber e Mailchimp, ed, infine, PadiAct utilissimo strumento per la conversione di visitatori in contatti.

L’ultimo valore aggiunto che un eComemrce può offrire sono le campagne marketing oriented in cui entra in gioco il tema della fedeltà e quindi Fidelity Visa e Capitalone che rimborsano i clienti abituali con un premio fedeltà fatto di sconti o accumulo punti.

Per non lasciare in sospeso davvero nessuno strumento, neanche dal punto di vista dell’organizzazione aziendale, non puoi tralasciare tool come Asana e LastPass, o tutti quei portali che ti possono supportare nell’outsourcing, come ReplaceMySelf e oDesk, in grado di reclutare freelance per collaborazioni di qualsiasi natura.

Ora hai gli strumenti giusti, basta solo scegliere quelli più adatti a te, in bocca al lupo!

Google e Facebook pronti a lanciare i propri buy buttons

Dopo Twitter e Pinterest anche da Mountain View e Menlo Park sono in arrivo i buy buttons che puntano a migliorare l’esperienza di shopping dai dispositivi mobili.

LEGGI ANCHE: La giusta strategia per l’eCommerce secondo Roberto Fumarola [INTERVISTA]

Ecco “Purchases on Google”

La nuova feature, che sarà lanciata nelle prossime settimane, consentirà di fare acquisti direttamente dai risultati di Google Search tramite un buy button.

Quando la pubblicità di un prodotto comparirà nei risultati di ricerca, cliccando sull’oggetto si verrà condotti su un microsito del retailer all’interno di Google. Si potrà quindi decidere di acquistare il prodotto selezionando l’opzione di checkout – oppure procedere con la navigazione.

Le nuove schede di Google Now

Un’altra feature pensata per lo shopping si chiamerà Conversational Voice Search e consentirà di effettuare a Google Now una richiesta relativa allo shopping in linguaggio naturale. Sarà, per esempio, possibile chiedere la risoluzione di un modello specifico di fotocamera come ad un addetto alle vendite di un negozio e la risposta arriverà direttamente da Google.

Google Now si arricchirà inoltre di nuove schede pensate per lo shopping. Tra queste, una review card mostrerà le nuove recensioni disponibili per un determinato prodotto, una price drop card indicherà quando uno specifico articolo è in saldo. Le recensioni serviranno anche a stilare una classifica dei prodotti giudicati migliori dagli utenti.

Facebook è già in fase di test

Anche Facebook si sta preparando a lanciare il proprio buy button e, come riporta Alex Kantrovitz su BuzzFeed, sta già consentendo ad alcuni store di vendere i propri prodotti attraverso la piattaforma social.

La shop section entra quindi in fase di test nel momento in cui inizia ad essere introdotta la possibilità di pagamento peer-to-peer e rientra nella crescente tendenza a mantenere gli utenti all’interno dell’ecosistema Facebook il più possibile.

I precedenti tentativi di Facebook

Già nel 2011, Facebook  aveva consentito ad un serie di brand tra cui Gamestop, Gap, JC Penney e Nordstrom di aprire uno store sulla piattaforma social. Esperienza che si era conclusa nel giro di un anno con la chiusura.

Al tempo, molti commercianti avevano dichiarato di aver deciso di chiudere poiché i consumatori preferivano lo shopping sui siti classici e non c’era quindi un grande ritorno sugli investimenti.

Dall’esperienza precedente di Facebook, l’ecommerce è cresciuto moltissimo ed ha aumentato di gran lunga i suoi volumi di vendita. I buy buttons non potranno che incentivare gli acquisti da mobile e migliorare l’esperienza di shopping per i retailer che lo ingaggeranno. Si aprirà dunque un nuovo mercato dall’enorme potenziale, ancora tutto da esplorare.

Spotify: arriva Discover Weekly, la nuova playlist intelligente

Aggiornamento dopo aggiornamento, Spotify trova nuovi modi per avvicinarsi maggiormente all’utente, rendendo il software sempre più sensibile alle sue esigenze. In un periodo in cui i competitor non mancano, tra Apple Music e Google Play,  la tensione è forte: ciò rende necessario per la sopravvivenza un rinnovamento costante, se Spotify vuole rimanere la piattaforma di streaming musicale più usata.

L’esigenza di cambiare non nasce solo dalla concorrenza, ma anche dalla voglia di rendere il proprio servizio sempre più efficiente e magari trovare un modo per conoscere più in profondità i gusti dei propri utenti .

LEGGI ANCHE: Spotify: con happn il dating diventa musicale

Così Spotify inaugura Discover Weekly, una nuova playlist che presto gli user della piattaforma potranno ascoltare sia sull’app Spotify del proprio cellulare, sia sul proprio Spotify Web Player, sul computer.

Ma come funziona? Cos’ha di diverso rispetto alle altre playlist del provider?

Gustav Söderström, VP of Product a Spotify, ha dichiarato che “Non c’è mai stato un modo più semplice e personalizzato di scoprire nuova musica”.

Le canzoni contenute al suo interno verranno generate ogni lunedì mattina avvicinandosi il più possibile ai gusti e alle abitudini musicali dell’utente, raccolti e studiati dall’algoritmo in base a ciò che è stato ascoltato la settimana precedente all’aggiornamento. Non solo, per la prima volta i brani saranno scelti anche a seconda dei pezzi ascoltati dagli utenti che hanno passioni musicali comuni.

L’algoritmo però non smette di migliorarsi, infatti promette di essere sempre più accurato nella scelta dei brani che proporrà, perché ogni giorno raccoglierà dati e informazioni utili per selezionare la musica più adatta semplicemente con un click.

LEGGI ANCHE: Spotify: la ricetta per il rilancio, fra nuovi tool e partnership prestigiose

Nelle settimane successive la playlist sarà disponibile in cima alle altre, con una  rassegna di circa trenta brani, per un totale di due ore di musica su misura.

Ovviamente, come le altre playlist del provider, sarà possibile condividere i brani con gli amici e aggiungerli tra i preferiti.

Discover Weekly è una feature che permetterà agli utenti di ascoltare musica selezionata su misura e scoprire nuovi brani che potranno destare il suo interesse. E Spotify?

Potrà carpire gli interessi e le esigenze dei suoi utenti, per riconfermarsi ogni giorno come il provider di musica on-demand preferito.

Curioso di scoprire quale sarà la tua colonna sonora della settimana?

Migliorare la produttività: sei consigli per chi lavora sul web

Che sia questo il momento più difficile dell’anno per chi lavora nel web? Sia tu sia un Social Media Manager, un Web Content Producer, un Community Manager o svolga una delle tante altre professioni legate al mondo del World Wide Web, in questi giorni starai combattendo la tua personale sfida contro il caldo! Se sei fortunato, lavori in ambienti con aria condizionata (sempre che tu non sia incline al raffreddore!). Se non lo sei, ti sarai di certo abituato a gocciolare come un rubinetto chiuso male e alle ventole impazzite dei tuoi devices.

Per non parlare delle vacanze! Se le farai in agosto, i giorni non sembrano passare mai, se le hai già fatte… Beh, se le ha già fatte, ti siamo vicini!

È per questo che diventa fondamentale escogitare dei trucchi “psicologici” per sopravvivere nel selvaggio Internet!

Grazie a Mashable, ve ne proponiamo 6:

1. Trasforma il controllo delle mail in un gioco

Secondo uno studio statunitense, passiamo il 28% del tempo lavorativo giornaliero a controllare le mail.

George Kao, Coach Marketing, suggerisce di controllare la posta una volta sola al giorno e di ripetere “La prossima!” a ogni mail letta, archiviata o eliminata.

In questo modo riuscirai a tenere in ordine la tua casella di posta ed eviterai che s’intasi di centinaia di mail da leggere.

Ci sentiamo di modificare questo consiglio in minima parte: se non puoi controllare la posta una sola volta al giorno, fallo una volta all’ora e quando lo fai, fai solo quello, leggendo e rispondendo a tutti.

Una mail alla volta e non ne rimarrà una!

2. Permettiti di sognare un po’

Ci hanno cresciuto dicendoci che chi sogna, è poco concreto.

A volte però, lasciarsi trasportare dalla fantasia può darci una mano!

Uno studio di qualche anno fa sosteneva che se al cervello viene concesso di vagare, proporrà più facilmente le idee giuste che stai cercando per il tuo business.

Largo ai sognatori, dunque!

3. Parla ad alta voce

Lo sappiamo, fa un po’ matto (e fa subito pensare a Tom Hanks e al suo amico Wilson in Cast Away).

Parlare ad alta voce però, puoi aiutare a fare più chiarezza nel mare di compiti che si affollano e si sovrappongono continuamente (se sei appassionato al tema, leggi questo abstract).

Se stai vivendo un attimo di panico, tranquillizzati parlandoti con la massima calma: “Cos’è che dovevo fare? Ah, sì: programmare un post per l’evento di domani!”

Consiglio aggiuntivo: prima di lanciarsi in in lunghi monologhi con se stessi, verificare che al collega di scrivania non dia fastidio!

4. Dai scadenze giornaliere ai tuoi obiettivi e consegne

Alcuni ricercatori hanno scoperto che trasformare obiettivi e scadenze dal lungo periodo a uno più breve, può aiutarti a essere più reattivo sulle attività da iniziare e su quelle da portare a termine (leggi di questa ricerca su The Atlantic).

Dire a se stessi “Ma sì, tanto la scadenza per quel progetto è a settembre!” e rimandare gli inizi dei lavori, ti porterà al 31 agosto con un’ansia folle. Lo dicevano anche i nostri nonni: non rimandare a domani, quel che può essere fatto oggi!

5. La natura aiuta a svolgere meglio il tuo lavoro

Una ricerca australiana del 2014 afferma che traiamo beneficio dall’osservazione della natura.

Trova il tempo di staccare gli occhi dallo schermo e falli vagare in cerca di qualche angolo verde (siamo in Italia, il verde non manca!).

Se ti concedi questo svago per 40 secondi, tornerai sui tuoi compiti con più concentrazione.

Ah, il capogruppo di questa ricerca, dice che anche una fotografia può andar bene (anche se, in questo caso, crediamo siano necessari più di 40 secondi e forse il beneficio sarà minore!)

6. Verifica in continuazione la tua produttività 

Come valuteresti il tuo operato, se non fosse il tuo? Stai lavorando bene o sai che avresti potuto dare di più?

Secondo Forbes, porsi queste domande ogni ora, ti aiuterà a mettere in pausa e poi riprendere con maggior entusiasmo il tuo lavoro giornaliero. Ricorda: se non ne sei convinto tu, difficilmente lo saranno gli altri!

Cosa ne pensi di questi consigli?

Ne hai altri da aggiungere?

Scrivili nei commenti e… buon lavoro!

Toyota e la nuova campagna per una guida sicura

Il periodo più affollato sulle strade svedesi è, senza dubbio, l’estate, la gente ha voglia di muoversi e di recarsi verso le proprie case di villeggiatura. Ma nonostante, la voglia di relax e di ferie non bisogna trascurare un tema molto importante come quello della sicurezza stradale.

Ed è proprio, per questo motivo che Toyota lancia una nuova campagna volta a sensibilizzare gli automobilisti verso questo tema.

A chi non è capitato di inviare un messaggio o di fare una telefonata nel bel mezzo del traffico? Beh! Credo che anche i più diligenti abbiamo almeno una volta infranto l’assoluto divieto di utilizzare il telefono alla guida.

È, quindi, ormai noto che una percentuale importante di incidenti stradali sono causati dall’uso del cellulare alla guida, così Toyota e Saatchi&Saatchi Svezia hanno pensato ad una campagna radio che inganna Siri e le fa impostare la modalità aereo.

Il messaggio è molto chiaro e spinge ad adottare comportamenti alla guida molto più corretti non solo per la propria sicurezza, ma anche per quella degli altri.


LEGGI ANCHE: Volkswagen, Air Asia e Yatra.com: i migliori annunci stampa della settimana

Credits:
Agency: Saatchi&Saatchi Stockholm
Client:Toyota
Nordic Executive Creative Director:Jason Mendes
Creative Director: Regner Lotz
Creative: Casper Christensen
Creative: Rene Schultz
Business Director: Annette Piilgaard
Account Director: Charlotta Tibbelin
Account Manager: Diana Wellendorf
Director B-Reel: Patrik Gyllström
Editor B-Reel: Patrik Gyllström
Producer B-Reel: Cathrin Holmqvist
Assistant Copywriter: Jacob Norremark
Assistant Art Director: Stefan Arnoldus