Social commerce: Pinterest introduce il tasto "Buy it"

Pinterest ha lanciato negli Stati Uniti il tasto “Buy it”, il modo per acquistare prodotti direttamente sul social network. Il tool, per ora utilizzabile solo su iPhone e iPad, sarà presto disponibile anche per Android.

Una buona notizia per il 52% degli utenti di Pinterest che, secondo una ricerca di Millward Brown, vorrebbero acquistare i prodotti visti durante la propria esperienza social, e che vanno incontro al 30% che già compiono acquisti online grazie ai social e il 32%, che cerca i prodotti visti nei negozi.

Le novità però non sono ancora finite: oltre al tasto “Buy It” su Pinterest si potrà cercare un prodotto attraverso una chiave di ricerca che filtrerà per fasce di prezzo e caratteristiche.


Attualmente, i rivenditori non avranno ancora la possibilità di far pubblicità ai propri contenuti pinnati: gli acquisti dipenderanno solo dal traffico che genererà spontaneamente la propria board e dai topic più ricercati. Sarà quindi difficile emergere e far notare il proprio prodotto, tra le milioni di immagini condivise.

A mitigare questo limite, seppur provvisorio, è la semplicità di pagamento: infatti gli utenti potranno procedere all’acquisto in pochi, semplici step, e saldare il dovuto con carta di credito o Apple Card.

Pinterest però non è l’unico sfidante “social” ad Amazon: pare che nel settore dell’ecommerce stiano per entrare (o ci siano già entrati) anche altri.

Partiamo da Instagram, dove non si potrà procedere automaticamente all’acquisto ma ci sarà comunque un “ponte” efficace con i tool d’acquisto: un tasto rimanderà infatti al sito dell’inserzionista, dove il consumatore potrà procedere al suo acquisto.

Il tasto “Buy it” è in fase di testing anche su Tumblr, che ha cominciato a studiare l’introduzione verso la fine del 2014, Twitter, la cui  funzione ha riscosso abbastanza consensi e, anche su Youtube che ha attivato la funzione nei suoi video rendendo l’esperienza di fruizione del contenuto ancor più coinvolgente.

Facebook sta invece lavorando in collaborazione con Shopify, azienda  che aiuta le piccole imprese a progettare piattaforme per l’ecommerce, per andare oltre lo studio già compiuto nel 2012, quando si cominciò a studiare la possibilità di creare eShop embeddati.

Indiscrezioni affermano che “Buy it” arriverà presto anche su Google.

Insomma, sono tanti i segnali che il social commerce diventerà parte integrante delle piattaforme che usiamo quotidianamente.

Migliorerà l’esperienza di utilizzo dei social network che più amiamo?

LEGO Worlds: il sandbox con i mattoncini più famosi al mondo [RECENSIONE]

In una galassia lontana lontana… Ricordo ancora oggi l’emozione che provai quando giocai, per la prima volta, a Lego Star Wars. Era una novità assoluta nel mondo dei videogame. Potere giocare con i mattoncini più famosi del mondo, tramite console o pc, è goduria allo stato puro.

Sono passati diversi anni dall’uscita del primo gioco dedicato all’universo dei Lego. Tutti i titoli hanno un leitmotiv comune, un filo di Arianna che collega, il colorato mondo dei Lego, a film e romanzi diventati cult. Indiana Jones, Harry Potter, Il Signore degli Anelli e il recente Jurassic Park, sono alcuni esempi che possono farti intuire come i videogiochi Made in Lego, siano molto popolari e seguiti. Scommetto che, anche tu, hai la libreria di Steam colma di faccine sorridenti (anche se ormai non è più una prerogativa).

Qualche settimana fa, ecco che fa la sua comparsa, tra i titoli in accesso anticipato, Lego Worlds. Il primo sandbox dedicato, per l’appunto, ai Lego. Scopriamo insieme le caratteristiche di questo gioco.

Gameplay

È un gioco Lego. Open world. Parola d’ordine? Costruire quello che più ti aggrada con un’unica limitazione: la tua fantasia. Ogni oggetto, animale, albero, praticamente tutto, è costruito da mattoncini. Il mondo è generato automaticamente e, cosa più importante, risulta infinito. Hai capito bene. Andrà a generarsi di volta in volta, seguendo il nostro personaggio tra diversi biomi (molto belli visivamente). Il gameplay segue l’ormai consolidato percorso proposto dai giochi Lego: spaccare l’ambiente circostante, per trasformarlo in qualcosa di nuovo.

Una piccola novità è l’editor presente all’interno del gioco, che metterà a disposizione centinaia di mattoncini diversi. Insomma, potrai davvero costruire qualunque cosa tu voglia. E potrai, anche, vestire i panni del tuo personaggio preferito – a patto che tu riesca a replicarlo attraverso la creazione dell’avatar.

Early Access: soluzione perfetta?

Che le piccole software house ricorrano a questo prezioso mezzo, chiamato accesso anticipato, è giustificabile e comprensibile. Se a farlo, invece, è una casa come la TT Games (praticamente ogni gioco Lego ha il suo marchio) è subito polemica. Io vorrei darti uno spunto di riflessione diverso. Se l’early access fosse per Lego Worlds il giusto compromesso? Per appena € 14,99 avrai il gioco in copia digitale e potrai partecipare attivamente allo sviluppo. Come? Seguendo la community di Steam. Gli sviluppatori hanno promesso, infatti, che collaboreranno a stretto contatto con noi utenti, limando il gioco secondo i nostri consigli ed esigenze. Ora, onestamente, era meglio far uscire il gioco fra un paio di anni e spendere una cinquantina di euro? Dimmi cosa ne pensi nei commenti, intanto analizziamo il comparto sonoro e i requisiti di sistema.

Soundrack e Requisiti

Partiamo dai numeri. Essendo un gioco in alpha, ovviamente, non è ben ottimizzato. Servirà un computer di ultima generazione per farlo girare al pieno delle sue potenzialità – graficamente è davvero maestoso.

Requisiti minimi:
Sistema operativo: Windows XP SP3
Processore: Intel Dual Core 2GHz
Memoria: 2 GB RAM
Scheda video: 512 MB GPU Shaders 3.0
DirectX: Version 9.0
Connessione: banda larga
Spazio richiesto: 10 GB
Requisiti consigliati:
Sistema operativo: Windows 7
Processore: AMD o Intel Quad Core 2.6GHz
Memoria: 4 GB RAM
Scheda video: NVIDIA GTX 480 o ATI HD 5850
DirectX: Version 11
Connessione: banda larga
Spazio richiesto: 10 GB

 

Nota dolente per il comparto sonoro. Manca una soundtrack che ti accompagni durante la tua esplorazione (e costruzione) del mondo. I suoni sono comunque all’altezza, migliorabili sia chiaro, ma ho udito di peggio in vent’anni di onorata carriera. In più, ogni qualvolta scoprirai un nuovo personaggio/veicolo/nemico, un jingle farà la sua comparsa. Un jingle sempre uguale.

Conclusioni

L’idea dietro il titolo Warner Bros è geniale. Lego Worlds è quello che ogni fan dei Lego vorrebbe vedere e giocare. La possibilità di creare (e distruggere) ogni cosa la nostra mente riesca a concepire era già venuto in mente ai ragazzi di Minecraft… Peccato che qui sia tutto più colorato, più bello e, soprattutto, più Lego!

 

Che c'entra il marketing con l'amore? Ce lo spiega Gianluca Lisi con Loveting! [LIBRI]

lovetingPuò un libro parlare di amore e di marketing? Sì, se è scritto da Gianluca Lisi, consulente in Archetypal Branding e Marketing Transpersonale, facilitatore di gruppi co-creativi, docente presso Ninja Academy e co-founder di Create! Group.

Loveting!: 127 Archetipi per il Management Olistico, in vendita dal 9 luglio e edito da Dario Flaccovio Editore, propone un percorso archetipico in campo aziendale che vede il marketing olistico come un veicolo d’amore. Perché se i tecnocrati del marketing non emettono empatia, si tratta solo di scienza della vendita, di speranza di imporre il prodotto Y, di raggiungere quell’apice che annuncia la grande picchiata e l’autodistruzione di un consumo.

Loveting! invece propone una nuova via, più aperta, una mappa dei bisogni umani nata dall’analisi degli archetipi dell’inconscio collettivo.

gianluca lisi

L'autore: Gianluca Lisi

L’obiettivo è rivoluzionare scopi e strategie del marketing alla luce dei bisogni non solo dei clienti ma, prima ancora, dei nostri bisogni personali di professionisti ed esseri umani. Una nuova geografia interiore dell’advertising, marketing e branding che scopre il paradigma del Marketing Transpersonale, dove i confini dell’identità individuale si allargano fino a comprendere gli altri, le comunità, il mondo, guidandoci verso obiettivi sempre più ampi e comunionali.

Il libro si propone come un percorso interiore formato da 64 archetipi-base – spettro dei bisogni umani e gamma espressiva della capacità di amare – che vengono costellati in ulteriori 63 archetipi-bisogni, aggregati interiori sempre più ampi e profondi, dai quali affiora il più grande e importante, ma scarsamente riconosciuto e quindi ancora insoddisfatto: l’unione con gli altri.  Creare, prima dentro di noi e poi dentro e fuori l’azienda, comunità prospere, giuste e felici.

management olistico

Loveting! è il risultato cui si giunge affrontando marketing e management partendo dagli archetipi dell’inconscio collettivo descritti da Jung, Hillman, Zolla, Neumann e dalle grandi e antiche tradizioni archetipiche mondiali, dal pensiero taoista, zen, cristiano, confuciano (attualizzato da freschi riferimenti contemporanei ispirati dalla narrativa, da poesia, saggistica, musica, cinema), dai quali scaturiscono le immagini archetipiche più diffuse e condivise dei nostri giorni.

Per Gianluca Lisi, insomma, se uno produce merendine, dovrebbe elaborare dolcetti che offrirebbe anche ai suoi figli. Loveting!, più che un libro, è uno specchio su ciò che siamo stati e ciò che vorremmo essere ancora.

Boom dei pagamenti online: l'exploit della quotazione di HiPay

Tempi rosei e prospettive felici per i pagamenti elettronici. Arrivano gli echi del successo dell’IPO di HiPay Group, società francese specializzata in pagamenti digitali che opera nel nostro paese già dal 2011. Ma quali sono le prospettive del settore ed i retroscena di questa storia di successo?

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Un Business in forte ascesa

Innanzitutto i numeri, solidi, che parlano di una crescita dell’8% a livello globale nel primo trimestre dell’anno, un ottimo viatico in vista della quotazione ma anche ulteriore conferma di un settore in definitiva espansione.

Sono infatti pochi i settori economici che si sottraggono al canale di vendita online, e servizi di protezione, gestione e semplificazione dei pagamenti diventano cruciali per sbloccare la crescita e fornire garanzie agli attori del marketplace digitale. La crescita sempre maggiore degli aggregatori, per confronto di servizi e prezzi e per le prenotazione online, non ha fatto altro che incrementare questo trend.

La quotazione in borsa di HiPay

L’IPO sull’Euronext ha certamente gratificato gli investitori che si sono accapparati le azioni nell’asta iniziale, prima dell’inizio delle contrattazioni ufficiali, e che hanno messo a segno un +20% nel solo primo giorno di contrattazioni (2 luglio), crescita ulteriormente consolidata ad oggi, con il titolo scambiato ad oltre il 30% il valore di prima quotazione.

Speculazione o convinzione concreta del business? Dati gli elevati volumi scambiati, e la sproporzione tra domanda ed offerta sia prima che dopo la quotazione, sembra cadere in secondo piano la strada della speculazione, innescata spesso anche da un prezzo iniziale deliberatamente basso al primo giorno di quotazione.

Segnali confortanti di fiducia nel business model e nelle prospettive di sviluppo, confermate anche dalla scelta di separarsi da HiMedia Group del 2014, di cui HiPay rappresentava il 50% del fatturato nel 2014, per concentrarsi sul proprio core business.

Parola al management

Confermata la leadership del gruppo nella persona del CEO Gabriel de Montessus, con Christina Fontana al comando della branch italiana, che commenta:

L’ecommerce registra tassi di crescita elevati in tutti i paesi e ovviamente i pagamenti digitali rappresentano un passaggio cruciale per il successo di uno store online. Internazionalizzazione, gestione di oltre 15 metodi di pagamento, sistemi antifrode, riconcialiazioni bancarie, interfacce semplici ed intuitive, aumento dei tassi delle conversioni, ottimizzazioni delle attività grazie ad un’attenta analisi dei dati e degli analytics, questi sono solo alcuni degli ingredienti del successo di HiPay a livello internazionale e italiano. HiMedia ci ha trasmesso la profonda conoscenza delle dinamiche del digitale, ora la sfida è aumentare la nostra quota di mercato e un continuo sviluppo dei servizi per soddisfare le richieste del mercato”.

Le prospettive di mercato

Continuano intanto a rimbalzare notizie favorevoli al settore dei pagamenti online.

Secondo un report della multinazionale Pricewarehouse Coopers, Starbucks nell’ottobre del 2014 ha dichiarato che circa il 15% dei pagamenti nei punti vendita transita ormai dalla mobile app, e il 2015 vedrà il lancio di un mobile order program che permetterà ai clienti di pre-ordinare e pagare le comande, saltando così le code al punto vendita.

Colpisce pure la decisione di Ebay di procedere allo spin-off di Paypal, allo scopo di liberare il potenziale per partnership ed accordi con retailer online ed offiline, di quella che forse è l’azienda di maggiore notorietà nel campo dei pagamenti online. Hipay è avvertita.

3 consigli per promuovere gratuitamente un brand sui Social Media

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Raggiungere la notorietà sui social media è diventato sempre più difficile e il costo da pagare è alto.

Facebook è diventato a tutti gli effetti un Paid Media, Twitter ha lanciato a pieno regime la sua piattaforma dedicata all’advertising e Pinterest a breve diventerà un gigantesco portale e-commerce.

Proprio a proposito di Facebook, è noto come la portata organica dei post raggiunge a malapena il 5%, mentre acquistare pacchetti di followers su Twittersi è rivelata da tempo una strategia fallimentare.

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Come riuscire allora a raggiungere il proprio pubblico senza svenarsi?

Prendendo spunto da un articolo di Mashable, vogliamo darti 3 consigli per costruire gratuitamente una presenza sui social media e garantirsi un largo seguito:

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1. Gioca d’anticipo 

Come nel calcio o nel poker, è importante leggere le mosse in anticipo.

Periscope sembra spopolare tra gli utenti di mezzo mondo? Pianifica una strategia di video live per il tuo brand in modo da poter consolidare la tua presenza su Periscope e crescere insieme alla sua community.

Pinterest è la piattaforma con la maggior crescita di utenti attivi ogni giorno?

Allora conviene cominciare ad immaginare una strategia visual per il proprio Brand, in modo da poterne sfruttare le potenzialità nel momento della sua massima esplosione.


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 2. Impegnati nell’elaborazione di contenuti di qualità

L’unico modo per far diventare il tuo Brand influente senza investire in dosi massicce di advertising è creare contenuti di qualità.

Soltanto creando contenuti originali, interessanti o divertenti si può scatenare il fattore viral e scavalcare il muro degli algoritmi, amplificando la portata organica dei post.

Ce lo insegnano grandi brand come Ceres su Facebook e da poco su Twitter, ma sono numerosi i casi di piccole realtà che riescono ad ottenere un grande engagement puntando tutto sulla qualità dei contenuti.

Un consiglio in particolare?

Meglio realizzare pochi post ma di qualità che bombardare i tuoi followers con informazioni ripetitive.

3. Punta su più tavoli

Può capitare a tutti di sbagliare una mossa.

Magari hai lanciato delle offerte speciali su Foursquare per incentivare i Check-In e ti ritrovi sindaco solitario del tuo luogo.

Oppure hai un account Twitter con pochi followers e non sai come interagire con loro.

Il consiglio è di intendere i Social Media come dei tavoli su cui puntare e di fare delle piccole scommesse iniziali su ognuno di loro.

Gli utenti sono giudici piuttosto severi e saranno i loro stessi gusti a darti i feedback necessari per capire cosa piace o meno e cambiare di volta in volta la tua strategia social.

L’importante è ricordare che c’è sempre una nicchia di pubblico interessata al tuo prodotto e che si trova su piattaforme diverse.

Non ti resta che scoprire qual è quella perfetta per il tuo brand.

Ninja Social Oroscopo dal 9 al 15 Luglio

oroscopo

Questa calda, caldissima settimana vede spadroneggiare come un vero re della savana il fiero segno del Leone: che sia in vacanza o nel duro lavoro, se un funzionario di Google Ventures ti dovesse incontrare deciderebbe a prescindere di investire su di te!

Giornate illuminate anche per i Gemelli, cotti d’amore, e i Pesci, che di pari passo puntano tutto sulla relazione che stanno vivendo…per loro si può decisamente affermare che “love wins”.

Grande equilibrio per il Cancro che non si lascia scalfire da niente e per lo Scorpione, ancora proiettato verso il futuro e santo protettore di tutte le startup.
Il Capricorno avrà la Luna storta, ma basterà non stuzzicarlo troppo mentre l’Acquario userà tutta la propria creatività per inventare un nuovo modello di sharing e risparmiare date le recenti uscite finanziarie.
Se non volete perdere tempo e scaricare tutta la versione stampabile di Wikipedia questa settimana chiedetelo a una Vergine, che sarà ben contenta di spulciare tra tutti i millemila tomi per di non pensare all’ex, mentre se siete tra i fortunati che stanno per partire per le vacanze invitate un Sagittario e il divertimento sarà assicurato.
Toro speriamo che non sia il vostro capo perché questa settimana farà le pulci anche alla signora delle pulizie per aver trovato una briciola per terra, mentre una Bilancia particolarmente innovativa potrebbe persino pensare ad un Job Sharing per ripartire megkio le fatiche.

Buona social settimana!!

Arriva Streeteat e il food truck è tutto in un'app

“Paese che vai usanza che trovi” e quando si parla di cibo diventa ancor più vero, lo stiamo sperimentando in questi giorni ad Expo 2015 ma certamente ognuno ne ha fatto esperienza, in casa di amici, al ristorante, per strada: esatto, proprio per strada perché il fenomeno dello street food, dal passato, è arrivato fino ai giorni nostri non solo con eventi appositamente dedicati ma anche con l’app Streeteat.

Andiamo per gradi. Di food truck se ne parla molto, ma cos’è? Si tratta, per l’appunto, di veicoli su 3 o 4 ruote trasformati in botteghe enogastronomiche ambulanti o itineranti che offrono ai loro clienti cibo tipico, di qualità e a prezzi moderati.

Stiamo parlando di un mercato nettamente in crescita che ha attratto lo sguardo di molti, di chi ha cambiato mestiere calandosi in questa nuova realtà, di chi ne apprezza le qualità e le trasforma in tendenza e di chi ne vuole sostenere principi e obiettivi e in questo caso parliamo proprio di StreetEat.

Il primo aggregatore di food truck

Camioncini che vendono cibi per strada, chi non ne ha mai visto uno? Ma finché non li vedi, per te non esistono. Ecco la prima innovazione.

Qui si inserisce StreetEat con la geolocalizzazione dei veicoli, cosìcché, consultando la mappa, potrai sapere dove si trova il truck più vicino, consultare la sua scheda con i menu, farti consigliare dalle recensioni dei clienti e lasciare un’opinione a tua volta.

Se c’è una priorità su tutte, la parola qualità potrebbe essere in cima alla lista e Giuseppe Costronovo, CEO di Streeteat, afferma: “[…] Attraverso un’accurata selezione, operata da professionisti, filtriamo i truck migliori e li proponiamo ai nostri utenti. Si tratta di realtà particolari, che propongono ad esempio la cucina tipica di una regione o delle rivisitazioni originali di piatti e che spesso coinvolgono anche degli chef professionisti. Abbiamo scelto di non riempire l’app di contenuti, ma di effettuare una selezione per puntare solo su attività di qualità”.

Consulenza agli imprenditori

 

La formula di Streeteat non si ferma qui. Il progetto nasce innanzitutto per supportare coloro che vogliono lanciarsi nel mondo del food truck e il team di Streeteat fornisce consulenze e accompagna passo dopo passo i nuovi imprenditori di questo settore, suscitando domande e fornendo risposte al neofita del food truck.

La società, qualora ci fossero le condizioni, vorrebbe aiutare gli imprenditori a sviluppare una rete di franchising ed esportare anche all’estero il business dei truck.

Inoltre il team, composto da 10 persone tra collaboratori interni e esterni e ognuno specializzato in un campo, grazie all’affiliazione a Streeteat fornisce la possibilità di dare nuova visibilità ai truck offrendo il servizio catering: le aziende, attraverso Streeteat, in occasione di eventi possono ordinare il proprio truck e indicare anche la tipologia di cucina desiderata.

Insomma, nonostante sia una realtà recente, il pubblico sembra almeno essere incuriosito e a pochi giorni dal lancio l’app, gratuita e disponibile in Play Store e App Store, conta 4 mila download in iOS. Ma non sembra finire qui. La volontà è quella di coprire tutto il territorio nazionale, ora le aree principali sono Roma, Torino e Milano, ma anche di puntare a Londra e, entro la fine del 2015, Streeteat vorrà essere anche in Spagna, Germania, Francia e Svizzera.

YouTube: tutte le novità per gamer e creator

youtube nuove funzioni

YouTube e Facebook sembrano proprio decisi a non mollare nemmeno un colpo in quello che sembra uno dei confronti più accesi tra colossi del panorama mediale e digitale: con l’obiettivo di attrarre a sé sempre più creatori e fruitori di video, entrambe le piattaforme stanno introducendo di settimana in settimana numerosi aggiornamenti e nuove funzionalità.

Se Facebook ha da poco annunciato l’introduzione di un sistema di monetizzazione sui video che attrae notevolmente gli editori, YouTube ha annunciato una lunga serie di nuove funzionalità. Vediamole di seguito.

YouTube: app a 60 fps, notifiche e gaming

I video HFR (acronimo di High Frame Rate) sono ora disponibili anche su iOS e Android: questi filmati, caratterizzati da una fluidità di visione nettamente superiore, saranno quindi fruibili anche da smartphone. YouTube continua quindi ad incrementare la qualità della sua user experience anche su app, allineandosi con il progressivo spostamento degli accessi da desktop a mobile.

youtube video app

Una feature che strizza l’occhio agli appassionati di gameplay, ai quali YouTube oramai da mesi guarda con particolare attenzione, e per i quali ha recentemente annunciato il lancio di YouTube Play, la piattaforma di Google dedicata allo streaming live e broadcast di videogame che dovrebbe debuttare nel corso dell’estate inizialmente in USA e UK.

YouTube Play, disponibile online e tramite app, sarà gestita come piattaforma separata e parallela, che permetterà comunque a giocatori e brand di monetizzare i video caricati tramite advertising. Ben 25mila videogiochi faranno parte del database del nuovo servizio.

youtube novità 2015

youtube creator

youtube

Numerose funzionalità sono state annunciate anche per la gestione dei canali.

I creator potranno beneficiare di un sistema di notifiche che avviserà i loro iscritti ad ogni nuovo video.

Lo scorso marzo YouTube ha introdotto le nuove cards, annotazioni avanzate che permettono un livello più alto di engagement e funzionano anche su mobile. Attualmente disponibili in sei diverse tipologie (Merchandise, Fundraising, Video, Playlist, Associated Website e Fan Funding) saranno presto aumentate, a partire dalla Channel card (per collegare un canale ad un altro).

Anche la gestione dei dati statistici è stata oggetto di miglioramenti tesi a facilitare l’ottimizzazione del canale, così come l’ampliamento della feature gestibili da mobile, come l’aggiornamento delle miniature o delle opzioni di monetizzazione. I Creator potranno presto contare anche su una Community a loro dedicata per favorire le collaborazioni.

Infine, alla recente introduzione dei video a 360° sarà accompagnata quella dei filmati in 3D.

Con il video seguente YouTube ha annunciato tutte queste novità.

Wardroba, il laboratorio online dello stile made in Italy [INTERVISTA]

Nata nel 2014, Wardroba si configura come una piattaforma di fashion social shopping in cui lo stile made in Italy è il vero collegamento tra i designer e gli utenti finali.

Wardroba rappresenta un laboratorio artigianale digitale per stilisti indipendenti, esperti di design e di materie prime italiane, che utilizzano la piattaforma sia per esporre le loro creazioni, sia per venderle direttamente agli utenti che, registrandosi gratuitamente, possono fin da subito acquistare e creare il loro look personale e personalizzato. La caratteristica social? La possibilità di condividere il look con gli amici sui social network, diventando quindi dei veri e propri trendsetter.

La volontà di riportare sulle scene della moda e dello stile il made in Italy è l’idea che sta alla base di Wardroba, attraverso un design giovane ed innovativo creato da stilisti indipendenti.

Per saperne di più abbiamo voluto chiedere a Federico Della Bella, fondatore di Wardroba, come nasce questa idea innovativa, che naturalmente va raccontata con il giusto stile.

Cosa vuol dire social commerce e cosa ha Wardroba in più dei suoi competitor?

Social commerce vuol dire che un utente per comprare può usufruire nella stessa piattaforma, integrata all’offerta, di tutte le informazioni necessarie per poter completare un buon acquisto. Gli acquirenti comprano oggetti recensiti ed apprezzati da persone delle loro stesse cerchie.

Per questo un social commerce offre molto più di un eCommerce: gli utenti possono comprare oggetti che sono stati apprezzati dagli utenti che loro stessi seguono, perché ritrovano in loro gli stessi gusti e possono facilmente scoprire nuove creazioni. Questo genera attendibilità e costante scoperta.

Wardroba, rispetto ai competitor, ha tre elementi differenzianti.

Per gli utenti è un social commerce, con i vantaggi rispetto agli eCommerce che abbiamo già visto. Inoltre i brand indipendenti sono caratterizzati da alta qualità, dove il prezzo è legato solo alla qualità e ai materiali e non al brand.

Per gli investitori, aggrega brand indipendenti di alta qualità, (poco conosciuti, frammentati nel territorio e nelle problematiche gestionali) regolamentandone tutto il processo di vendita, marketing e customer care e creando un unico centro di vendita e una standardizzazione del processo.

Per i brand, Wardroba fornisce un unico servizio integrato senza costi fissi. Questo permette ai brand di sfruttare il canale digitale senza costi e risorse da allocare.

Quali sono i requisiti per diventare uno stilista di Wardroba? Quali i vantaggi di farne parte?

I vantaggi sono molteplici. Per prima cosa, la partecipazione a Wardroba per i designer è totalmente gratuita, dunque, il brand non ha alcun costo per essere presente e mostrare le proprie collezioni.

Offriamo anzitutto la piattaforma tecnologica, che comprende un profilo store e include l’eCommerce. Da notare che non lasciamo solo il brand nella creazione del proprio store, ma provvediamo direttamente. In caso le fotografie realizzate dal brand non siano ottimizzate per l’eCommerce, offriamo un servizio fotografico a prezzi molto competitivi, sia per fotografie still life che per i lookbook.

Il servizio include anche le campagne marketing e comunicazione, tra cui social media, campagne Google Adwords, DEM, campagne stampa, digital PR. Raggiungiamo un’audience piuttosto vasta e questo è un valore aggiunto per il brand, che arriva al cliente finale senza alcuna spesa di comunicazione.

Infine, seguiamo tutto il processo logistico al momento dell’acquisto, gestendo con i corrieri la consegna del prodotto all’utente finale. Possiamo così spuntare prezzi vantaggiosi e ottimizzare l’utilizzo del canale.

Quanto ai requisiti, per prima cosa il brand deve essere interessante, avere qualcosa di distintivo, nel prodotto, nella comunicazione, nel progetto. Abbiamo storie molto belle, da You Khanga che si lega a un progetto charity con l’Africa, a Cum Laude, che, nonostante offerte importanti dal Medio Oriente ha deciso di restare in Sicilia, la sua terra. Ma tutte le oltre 40 storie sul sito hanno qualcosa di unico e interessante.

Questo non basta, ovviamente. Dobbiamo garantire all’utente finale un servizio e dunque il brand deve essere in grado di rispettare gli standard di mercato rispetto ai tempi di consegna, alla qualità dei prodotti e al servizio accessorio.

La scelta di puntare su brand ed artisti emergenti è stata vincente?

È una scelta che abbiamo fatto mossi da una valutazione strategica e dalla passione. Strategicamente, pensiamo non abbia senso aggiungere l’ennesimo eCommerce che, attraverso programmi di affiliazione e web scraping, offre gli stessi prodotti dei grandi marketplace. Quella è una battaglia che si gioca solo ed esclusivamente sulla forza finanziaria, in una lotta per la conquista del cliente che sta mettendo grande pressione sulla profittabilità. Inoltre, abbiamo pensato da subito a Wardroba come qualcosa di bello e che piacesse anzitutto a noi.

I rapporti con i designer sono molto importanti, per la passione che mettono e la qualità dei prodotti. Il nostro e il loro entusiasmo fa la differenza.

L’utente target lo chiamiamo unique seekers, interessato alla qualità del prodotto e ad avere qualcosa di unico e distintivo e non al nome e alla notorietà del brand. Anzi, avere qualcosa di unico e ancora poco noto è per lei (o lui) un valore.

Inoltre, i prodotti in piattaforma hanno una qualità molto alta e, rispetto a prodotti analoghi di marche consolidate, prezzi sensibilmente inferiori.

Gli unique seeker esistono e sono in crescita come numero e come influenza. Pensiamo che la chiave di successo sia collaborare con i talenti di oggi che saranno i grandi brand di domani.

Internazionalizzare il lavoro di un artigiano, non suona come un ossimoro?

Wardroba supporta la creatività degli stilisti e dei brand indipendenti con una serie di servizi complementari alle fasi di concezione, creazione e produzione degli abiti e degli accessori. Offriamo dunque servizi che riguardano la tecnologia, in particolare ICT, la logistica, la comunicazione.

Qualunque brand o produttore italiano, di qualsiasi dimensione, crediamo debba competere sulla scena internazionale: ormai è difficile emergere restando confinati in un solo paese.

La creatività italiana è straordinaria e il prodotto fondamentale, ma, per competere con successo sui mercati globali, contano sempre di più anche altre variabili, che riguardano proprio la capacità di sfruttare il canale ICT, l’ottimizzazione della logistica, un’attenta gestione delle risorse. Per la nostra formazione ed esperienza, manageriale e ingegneristica, siamo esattamente complementari ai nostri designer.

Al momento, Wardroba vende solo in Italia: dato che ogni mercato richiede una focalizzazione specifica, non abbiamo voluto correre il rischio di disperdere risorse ed energie. Entro pochi mesi, tuttavia, apriremo progressivamente all’Europa, agli Stati uniti e ai altri Paesi emergenti, dal Golfo, all’Asia, al Sud America.

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Quali sono i prossimi passi di Wardroba? Avete previsto partnership con stilisti o associazioni di categoria?

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Abbiamo in programma sviluppi rispetto a tutti gli aspetti della nostra impresa.

Anzitutto, la piattaforma sarà presto rinnovata, avremo online entro l’estate la versione responsive del sito web, rilasceremo l’app iOS e integreremo le funzionalità dell’eCommere internazionale. Alcuni meccanismi di interazione saranno rivisti per aumentare l’engagement e la viralità.

Per lo sviluppo del business, stiamo aprendoci ai mercati europei, ottimizzando il servizio e con una comunicazione ad hoc per ciascun paese.

Con i brand i rapporti sono sempre più stretti e il portfolio di servizi che offriamo sarà sempre più vasto e profondo, permettendo a ciascuno di conoscere i comportamenti e le preferenze (aggregate) dei propri clienti. Ovviamente, anche il numero di brand è destinato a crescere. Diventare il punto di riferimento dei designer indipendenti italiani è il nostro obiettivo di lungo periodo.

Nel futuro, dovremo riconsiderare anche l’aspetto logistico: una crescita dei volumi permetterà ulteriori ottimizzazioni del canale.

Infine, il fundraising. Abbiamo concluso un primo seed di 50.000 euro in febbraio e stiamo lavorando per un primo round di finanziamento che renda possibili i molti sviluppi che abbiamo in mente per i prossimi anni.

Una campagna social media contro la discriminazione del maschio

Quote rosa, matrimoni gay, questione immigrati e chi più ne ha più ne metta: l’attualità è piena di riferimenti, battaglie, notizie e rivendicazioni sociali da una parte e dall’altra. Tuttavia qualcuno sembra mancare all’appello del tam tam social-mediatico: il maschio. Già, che fine hanno fatto gli uomini, di cui nessuno parla più?

Spesso ai margini del dibattito, prima metrosexual, poi hipster domani chissà cosa, l’uomo quando viene raccontato è il protagonista di brutti fatti di cronaca o è un’icona fashion un po’ ambigua; sul resto della popolazione cala il silenzio. E gli utenti della rete come la prendono? Spesso male, come in un recente post su Facebook da parte della rivista “Grazia”, che azzarda la proposta delle “ballerine per gli uomini”. “Sparatevi pagliacci“, è uno dei commenti più gettonati. “Come potete chiederci se ci piace questo orrore?”, risponde invece Lucia.

#DontMancriminate: la campagna sui Social Media per salvare il maschio

Una campagna del magazine indiano di lifestyle Maggcom ha recentemente sollevato la questione della marginalizzazione dell’uomo dalla società, puntando il dito su quella che viene definita come una vera e propria discriminazione in atto nei confronti dell'(ex) sesso forte. L’hashtag che campeggia nei web-manifesti è #DontMancriminate. Apriti cielo: feroci critiche sono piovute un po’ da ogni dove, anche da testate autorevoli come The Indipendent o Mashable, che ha parlato apertamente di epic fail.

La campagna di Maggcom propone come testimonial alcuni volti noti del mondo dello spettacolo come Elijah Wood, Johnny Depp o Jude Law (non è chiaro se abbiano dato o meno il consenso), accompagnati da tormentoni del tipo: “Se voglio fare sesso io sono un disperato, se vuoi tu sei emancipata” per continuare con un laconico: “Se una donna perde il lavoro è sessismo se un uomo perde il lavoro è un perdente”. Sul canale youtube della testata è possibile vedere dei mini video con le testimonianze di chi si sente quotidianamente discriminato.

Alle critiche Maggcom ha risposto con un editoriale dal titolo “Perché abbiamo bisogno di #DontMancriminatee e ne abbiamo bisogno adesso“, proponendo dei grafici sulla società indiana dove si dimostrerebbe, ad esempio, come i suicidi dei mariti siano il doppio di quello delle mogli.

Tra trovata pubblicitaria e reale battaglia sociale, l’iniziativa “Salviamo il maschio”, ha avuto anche dei colti predecessori, come Alai Minc, celebre saggista e consigliere politico, autore del profetico “I 10 giorni che sconvolgeranno il mondo, dove si immaginava la marcia silenziosa dei (giovani) maschi che, un giorno non lontano, avrebbero formato un corteo ordinato per protestare contro un mondo che li considera ai margini. Immagina Minc: “Trincerati dietro le proprie posizioni di uomini umiliati, facevano in modo di non contestare il principio della parità, ma ribattevano che le pari opportunità, stavano creando una generazione di vittime: la loro”.

Continua con un monito: “(verso i maschi) assisteremo in rapida successione alle medesime risposte collettive che la società americana ha conosciuto nell’arco di quarant’anni: reticenza, accettazione, ricusazione violenta“.

Fantascienza o realtà? In Italia il dibattito sul tema sembra pressoché assente o al massimo relegato a questioni da bar. Come nell’indimenticabile sequenza di “Berlinguer di voglio bene” (1977) dove, durante discussione sulla parità di genere nella toscanissima Casa del Popolo, interviene un signore dalla platea: “Ma insomma, la donna, la donna, la donna… oh l’omo?”