Siamo dipendenti da Facebook e tecnologia? [VIDEO]

dipendenza da facebook

Tratto da "I Forgot My Phone"

Qualche giorno fa sui news feed di molti social network circolava un video di animazione dedicato ad un tema strettamente contemporaneo e che vediamo spesso riproporre da artisti di ambito ed estrazione differenti: siamo davvero dipendenti da Facebook, smartphone e tecnologia? È uno degli argomenti più cari alla moderna sociologia, che per descriverne la portata ha introdotto il termine nomofobia, ovvero lo stato di ansia e disagio creato dal distacco da telefono cellulare e rete.

dipendenza da facebook bansky

Fonte: http://banksy.co.uk/

Come dicevamo, molti artisti (nemmeno Bansky manca all’appello) hanno realizzato opere che raccontano attraverso codici e linguaggi differenti il tema della dipendenza da social network e tecnologia. Un tema sul quale vale sempre la pena riflettere, e quindi oggi vi proponiamo di farlo attraverso la lente che più ci è congeniale: una raccolta video.

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Life Smarthone

Ecco il video di cui abbiamo parlato in apertura, realizzato dal giovane studente cinese Xie Chenglin e che è valso a quest’ultimo il premio come miglior corto della Central Academy of Fine Arts di Pechino.

I Forgot My Phone

Un video creato dall’attrice e sceneggiatrice Charlene deGuzman di cui si è parlato tantissimo ai tempi della sua pubblicazione, nel 2013, e da allora ha totalizzato quasi 50 milioni di visualizzazioni.

The Anti-Social Network

Una sceneggiatura ironica portata agli estremi in cui, nonostante tutto, non facciamo troppa fatica a ritrovarci.

Aspirational

Matthew Frost è un campione nel raccontare debolezze, velleità e ossessioni umane al tempo dei social network. E questo video non fa eccezione.

Mr Selfie

Forse il desiderio di staccare gli occhi dallo schermo emergerà in voi dopo Mr Selfie.

Upgrade

Il genere fantascientifico ha sempre cercato di prendere le nostre paure e le nostre debolezze trasformandole in scenari spesso disturbanti quando non apocalittici. Anche il tema della dipendenza da Facebook, social e tecnologia merita evidentemente di essere raccontato attraverso questo specchio.

Vi abbiamo impensierito? Turbato? Semplicemente incuriosito? Allora guardatevi questo interessante contributo al TEDX di Lior Frenkel, che ci spiega come staccarci mentalmente dal nostro smartphone prima che questo diventi un’estensione del nostro corpo, a tutti gli effetti.

Grazie a Spotify i non udenti possono ascoltare la loro prima canzone

Ricordate quando è stata l’ultima volta che avete fatto una cosa per la prima volta?

Ricordate l’emozione, la delusione, l’entusiasmo, l’adrenalina che avete provato compiendo quell’azione tanto attesa?

Bene, ora immaginate di non aver mai sentito una canzone.  O la voce dei vostri cari. O il rumore delle onde. O l’abbaiare lontano di un cane in una notte d’estate. Come vi sentireste nel momento in cui tutti questi suoni, per noi scontati e familiari, arrivassero all’improvviso alle vostre orecchie fino a quel momento vergini?

Spotify e la Starkey Hearing Foundation, fondazione impegnata nel fornire supporto ai non udenti in tutto il mondo, se lo sono chiesti. E hanno deciso di scoprire la risposta nella maniera più logica possibile. Facendo ascoltare il mondo a chi mai aveva potuto udirlo.

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L’azienda svedese di musica in streaming e l’organizzazione a supporto dei non udenti si sono recate a Puerto Princesa, nelle Filippine. A quelle latitudini, le cure per l’udito sono costose e non certo una priorità, specie per chi vive con poco e in condizione di costante precarietà.

Per contrastare questa piaga, è stata creata la campagna Make Music Change. Grazie alla generosità dei propri utenti, Spotify e la Starkey Hearing Foundation hanno raccolto qui i fondi necessari per donare apparecchi acustici a oltre 900 persone. In questo video tre di loro ci raccontano la loro storia.

Per chi desiderava solo ascoltare i propri figli suonare in concerto, alzare il volume dell’autoradio o ballare con le amiche in spiaggia, il sogno si è trasformato in realtà. Perché per alcune persone i sogni sono ciò che noi chiamiamo normalità.

Se ti trovassi ad ascoltare musica per la prima volta, che canzone sceglieresti?

“Troppo triste? Skiiip!”

CREDITS
Client: Spotify
Agency: Night Agency
Production Company: Tool
Director: Alec Helm

GoGoBus, pronti a partire con il bus sharing [INTERVISTA]

Gogobus bus sharing economy

Sharing economy, se ne è parlato spesso negli ultimi giorni, in positivo e in negativo. Cartina tornasole di questo attualissimo argomento è Milano, contemporaneamente protagonista di un progetto di co-housing, e teatro della messa al bando di Uber, la discussa app per il car sharing a breve raggio.

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Tuttavia in Italia la filosofia della condivisione non si ferma, anzi riparte con una marcia e qualche ruota in più.

GoGoBus

“Sentiamo spesso parlare di car sharing, di ride sharing, di bike sharing, ma di bus sharing? A fine 2014 ci siamo posti questa domanda. E abbiamo deciso di dare una risposta concreta, creando GoGoBus”. La neo nata piattaforma di social bus sharing rivela le sue origini attraverso la voce di Alessandro Zocca, CEO di GoGoBus.

Questa soluzione di mobilità alternativa prende corpo attraverso un sito e un’app dedicata. Ogni utente può cercare una destinazione o proporla: al raggiungimento della trentesima domanda GoGoBus organizzerà il viaggio attraverso un’agenzia di autonoleggio convenzionata.

All’immediatezza del servizio si aggiunge anche la convenienza: mano a mano che il mezzo si riempirà, gli utenti risparmieranno fino al 40% dell’importo iniziale, innescando così un circolo proattivo per cui più compagni di viaggio ci saranno, maggiori saranno i vantaggi per i partecipanti, anche in termini di divertimento.

Oltre ad una buona idea, le fondamenta di questa startup si radicano sull’analisi del mercato italiano (2 miliardi di fatturato per 7 milioni di passeggeri – fonte Anav), lo studio dei modelli di bus sharing sviluppati a Singapore e in Egitto, un finanziamento da 130mila euro e soprattutto su sicurezza, condivisione e flessibilità.

Per conoscere passato, presente e futuro di questa startup abbiamo contattato il CEO di GoGoBus. Ecco cosa ci ha detto Alessandro.

Il mercato dei trasporti sembra sempre troppo saturo di offerte ed è difficile trovare nicchie disponibili. Come nasce la vostra idea?

Gogobus bus sharing economy

Il mercato potrebbe sembrare saturo, ma di un prodotto molto omologato: ormai treni ed aerei funzionano allo stesso modo e chi vuole risparmiare deve prenotare con largo anticipo. L’unica alternativa per poter risparmiare senza programmarsi la vita con settimane d’anticipo è il ride sharing.

Noi nasciamo proprio su questa scia, ci siamo accorti che si condivide di tutto (macchina, casa, bici…) e ci siamo chiesti perché non creare un’alternativa in più?

Abbiamo fatto uno studio e abbiamo visto che un autobus con un alto tasso di riempimento ha un costo a persona basso. Anche il modello di prezzo che abbiamo inventato e che si abbassa è una novità assoluta ed è per noi sostenibile, anche se è difficile farlo capire ai nostri viaggiatori.

Ci siamo anche accorti che il settore del trasporto su gomma in Italia ha un disperato bisogno di innovazione e, di contro, possibilità di sviluppo interessanti. Aiutiamo non solo le persone a spostarsi ad un costo basso, ma anche le aziende di autoservizi a ottimizzare i riempimenti dei loro mezzi, soprattutto nei periodi di bassa stagione.

In Europa, soprattutto in Germania e Francia, si sta assistendo ad un “ritorno all’autobus” che è un mezzo comodo e flessibile soprattutto sulle medie distanze: crediamo che anche in Italia ci siano buoni margini di sviluppo e stiamo cercando di farlo diventare un mezzo di trasporto alternativo per chi non lo aveva preso in considerazione.

Grazie ad un accordo con Tim c’è una bella novità per chi salirà a bordo di un GoGoBus. Di cosa si tratta e in che modo questa partnership migliora l’esperienza dei vostri utenti?

GoGoBus, pronti a partire con il bus sharing [INTERVISTA]

Sempre sulla scia della sharing economy TIM ha inventato un servizio molto interessante di condivisione di tablet (“tablet sharing”) con il quale è possibile noleggiare da 1 a 7 giorni un tablet nuovo con contenuti esclusivi, cloud, e connettività illimitata. Il servizio è nuovissimo, proprio come il nostro, e crediamo che possa essere una bella accoppiata ed un bel concentrato di innovazione.

Chi viaggia con GoGoBus avrà la possibilità di usufruire a terra del servizio Tim2Go con uno sconto del 30% e su alcune percorrenze ci sarà la possibilità di provare gratis i tablet per tutta la durata del viaggio.

Car sharing, bike sharing, scooter sharing e ora bus sharing. Il futuro dei trasporti è sempre più basato sull’uso condiviso e collettivo?

Ormai la tendenza è questa: il mito di possedere l’automobile sta ormai crollando soprattutto nelle grandi città per i giovani, che sono sempre più abituati a utilizzare servizi in condivisione. In primis per ragioni economiche, ma sicuramente anche per un grande cambiamento culturale in atto.

Del resto chi mai avrebbe immaginato l’enorme successo del ride e del car sharing? Stiamo offrendo un’alternativa in più che non solo è economica sia prenotando subito che all’ultimo momento, ma anche sicura e affidabile. Ci appoggiamo ad aziende di autoservizi con autisti professionisti e chi viaggia con noi è sempre assicurato.

Barilla lancia la sua etichetta smart, tra Storytelling e tracciabilità

Farfalle e sugo al Basilico Barilla in edizione limitata

Barilla si appresta a stupire i visitatori di Expo 2015 con un’etichetta intelligente in pieno stile IoE, come rivela TechEconomy.

Leggendo con lo smartphone il QR code presente sulle confezioni di Farfalle e di sugo al Basilico disponibili in edizione limitata, il consumatore potrà avere accesso al sito mobile che svela  l’intera filiera di produzione e trasformazione dei prodotti.

LEGGI ANCHE: Il QR Code non è morto! Ecco perché è in continua crescita

Un’etichetta per lo Storytelling

Un viaggio che racconta “la storia” dello specifico lotto di produzione, accompagnando il consumatore alla scoperta di tutte le fasi che compongono il processo di trasformazione.

Sarà, per esempio, possibile ricostruire il percorso della pasta dalla semina, alla coltivazione del campo di grano, fino al raccolto; si potrà entrare nel mulino, per scoprire come si avvengono le fasi di trasformazione e stoccaggio della semola.

Fasi di produzione della pasta

Si percorreranno tutte le fasi di produzione della pasta, dalla lavorazione delle materie prime alla fase di trasformazione, fino al confezionamento e all’etichettatura del prodotto finito.

Grazie a questa iniziativa, Barilla fa parlare i prodotti. –  dichiara Walter Ruffinoni, Amministratore Delegato di NTT DATA Italia – In questo modo il prodotto racconta una storia, la sua storia, e la correla alla cultura del territorio in cui è nato“.

Dalla tracciabilità alla sicurezza alimentare

L’innovativo progetto si inserisce nella più ampia iniziativa Safety For Food (S4F) che coinvolge Cisco, Penelope e NTT DATA, attraverso la piattaforma tecnologica ValueGo.

Come spiega ictBusiness, lo scopo primario di S4F è quello di garantire la tracciabilità e la rintracciabilità delle produzioni agroalimentari attraverso l’etichetta, secondo regole e standard internazionali in materia di sicurezza, qualità degli alimenti e origine delle materie prime.

Sicurezza alimentare attraverso tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti

Ai consumatori saranno quindi fornite informazioni precise, trasparenti e facilmente accessibili. I prodotti alimentari saranno dunque accompagnati da un passaporto digitale che sia facilmente consultabile dai consumatori.

Si avrà quindi l’opportunità di scegliere più consapevolmente cosa acquistare, e grazie alla condivisione delle informazioni, saranno ottimizzati anche i tempi e i costi dei controlli sulla qualità dei prodotti, come fa notare NTT Data.

Attraverso l’adesione del più ampio numero possibile di organizzazioni e aziende, Safety For Food mira alla realizzazione di una banca dati mondiale dei prodotti agroalimentari.

Internet of Everything, sinonimo di trasparenza

Una delle principali innovazioni del sistema risiede nella semplificazione del processo di lettura delle informazioni. Interrogando l’etichetta intelligente, si può avere accesso in tempo reale ai dati relativi alla storia del prodotto. Potrebbe quindi rivelarsi un nuovo strumento per la lotta alla contraffazione e per la salute dei cittadini.

La piattaforma rappresenta un esempio di ciò che oggi grazie alla tecnologia disponibile, è possibile fare collegando elementi materiali e immateriali per sfruttare appieno il potenziale dell’Internet of Everything.

La connessione e l’interazione di persone, dati, oggetti, processi che compongono la filiera, può infatti rappresentare un’occasione di rinnovamento e crescita per le aziende e le organizzazioni del settore, con grande vantaggio anche per i consumatori che possono così valutare l’impegno dell’azienda nell’ottica della trasparenza e della corporate social responsibility.

10 pitch di startup da cui prendere ispirazione #StartupNinja

Cosa possiamo imparare dai migliori pitch di startup?

Ne abbiamo selezionati solo dieci, che si differenziano nello stile, nel mercato e nelle dimensioni della società. Non si tratta di elevator pitch, bensì di presentazioni complete, non esclusivamente dirette ad un pubblico di potenziali investitori, ma in tutti questi esempi abbiamo qualcosa da imparare, semplicemente anche dalla loro evoluzione.

Possono infatti aver cambiato nome, business model, soci, finanziatori, ma sta di fatto che, come si suol dire: il primo pitch non si scorda mai.

1. Air Bed and Breakfast meglio conosciuta come Airbnb


Più che queste slide di Airbnb che fanno storia per la loro chiarezza e la loro linearità nei concetti, slide dopo slide, l’episodio più famoso di funding riguarda la storia dei cereali in campagna elettorale, che gli ha permesso di convincere Paul Graham, non la conoscete? Allora leggete qui!

2. ATOOMA a touch of magic in your pitch

Non fatevi ingannare dal nome, ATOOMA, per chi non la conoscesse è una delle mobile app più premiate al mondo, ed è italiana. Ve ne abbiamo già parlato diverse volte, Francesca Romano, la socia fondatrice aveva consigliato ai futuri startupper di lanciarsi l’ultima volta che l’abbiamo intervistata. Il suo mantra è “Done is better than perfect”.

LEGGI ANCHE: 30 consigli dai founder italiani agli startupper

3. Timbuktu: it’s a magazine!

Rimanendo sempre in tema di italiane che hanno viaggiato, che abbiamo intervistato, e che hanno una comunicazione e delle slide da cui imparare, vi consiglio vivamente di prendere appunti. Francesca Cavallo, co-founder di Timbuktu, non ha puntato sul tema bambini che è il target a cui si riferiscono, ma è andata dritta a colpire con l’umorismo americano, riuscendo ad entrare nel programma di 500 startups. C’è Madonna, c’è Obama, c’è un progetto chiaro che ha convinto, anche con l’ironia si può convincere i propri investitori.

4. Pick1, un’altra italiana oltre oceano

Con la storia di Paolo Privitera concludiamo il trittico di startup italiane in america, e anche in questo caso di parla del programma 500 startup. Come sempre meno di 15 slide in totale, semplici, tante immagini poche scritte e i numeri fondamentali, i nomi dei clienti, le facce dei team member.

5. LauchRock la startup per lanciare la tua startup

Tutti quelli che hanno partecipato almeno ad uno startup weekend nella loro vita conoscono Launch Rock, che gli ha consentito di fare user acquisition, o meglio mail acquistion nelle 48 ore di lavoro con il proprio team. Del resto hanno scelto come target le startup, e sono partite dalle prime esigenze di ogni startup, sviluppando ad oggi un ben più complesso e articolato portfolio di prodotti. Lo stile di queste slide è perfetto, coerente come non mai, perché è importante che Launch Rock faccia slide nere e rosse, mentre Airbnb le faccia sfondo bianco e scritta azzurra.

6. Foursquare un esempio di come non fare le proprie slide

Sarà stata una delle application più di successo nella storia, nonostante il modello fallimentare ed il recente shift in Swarm, poco importa, le slide di Foursquare sono da vedere e da studiare solo ed esclusivamente per prenderne le distanze. Troppe scritte, nessuno legge il micronese, quando si presenta una demo di una application è sufficiente una slide vuota con uno schermo dell’application al centro. Prendere esempio dal presentatore numero uno al mondo per semplicità e chiarezza: Steve Jobs, il miglior oratore di sempre.

7. Buffer voce del verbo buffering

Anche la app migliore amica dei social media manager ha un interessante presentazione. Semplice ma ricca di numeri, perchè ovviamente dipende tutto anche dal pubblico a cui ci si rivolge ed alla fase di sviluppo. Nel caso di Buffer per esempio non si trattava del primo round, per cui la startup, giustamente ha puntato sui numeri, le metriche, per colpire i propri potenziali investitori.

8. Ramen Cooker una lezione sulla negoziazione

Sulla scia del successo di Shark Tank in America, gli squali sono arrivati anche in Italia, e per un giovane startupper che si trova di fronte a cinque potenziali investitori, non è solo il pitch ciò che conta. Ad insegnarlo è la storia del Ramen Cooker, grande successo di real time funding americano. Chris Johnson infatti non solo ha fatto un’ottima presentazione della sua idea, ma ha anche negoziato l’offerta dell’investitore Mark Cuban che offriva 300mila dollari per il 20% della società, ma il 50% in equity e il 50% in debito. Chris è riuscito a convincere Mark ad ottenere la stessa somma, ma al 100% equity e soprattutto per il 15% della sua società invece che il 20% che gli era stato inizialmente proposto.

9. Klash insegna a pitchare nudi

Uno dei pitch più famosi, e tra l’altro italiani, è quello di Alessandro Petrucciani, founder della startup Klash, nata per sfidare gli amici. Il pubblico non è certo quello di un investor day, si tratta di un programma televisivo. Presentare pressochè nudo, alla Borat, è stata una strategia di marketing che ha ovviamente garantito un sacco di pubblicità alla startup che, a fronte di ottimi contenuti, è stata notata da tutti i media del settore che ne hanno scritto, come Mashable o VentureBeat.

10. Alla fine arriva Facebook

Non è un esempio da seguire alla lettera, anzi, quasi come Foursquare, diffidate dalle slide di Eduardo Saverin di Facebook. In particolare qui le vedete fotocopiate in bianco e nero, il che le rende ancora più fastidiose alla vista, ma in ogni caso potrebbero essere benissimo le slide di un sistema piramidale alla Wanna Marchi. Loro lo definivano ai tempi, nel 2004, un media kit, ma nemmeno i media kit sono autorizzati ad essere così pieni di testo e di conseguenza poco accattivanti. Le presentazioni sono fatte per essere presentate, i dossier, i business plan per essere letti, documenti diversi con obiettivi diversi.
Una presentazione talmente brutta che online troviamo addirittura le versioni corrette, come quella di Monkey Busines che trovate qui sotto.

Se non siete ancora pronti a pubblicare il vostro pitch, poco male, Ninja Academy ha pensato per voi ad una full immersion nel mondo startup, che si conclude per un gruppo di fortunati con il passaggio dai webinar all’aula, tramite il pitch lab, dove imparerete a scontrarvi con altri startupper e verrete seguiti dagli esperti dall’academy.

IUSVE presenta il master dedicato al digital marketing Food and Wine 3.0

Ricordate quando l’offerta formativa per la digital communication era praticamente inesistente? Per fortuna quell’oscuro periodo è passato e oggi chi vuole studiare il web marketing può anche scegliere di specializzarsi per un settore specifico. Ne è un esempio il Master Food & Wine 3.0 – Web Marketing e Digital Communication presentato da IUSVE, l’Istituto Universitario Salesiano Venezia.

Il Master di Primo Livello ha come obiettivo la formazione di figure professionali in grado di gestire i processi comunicativi aziendali del settore Food & Wine con le competenze richieste dal nuovo contesto competitivo internazionale. I diplomati saranno in grado di comunicare e promuovere in modo efficace i prodotti alimentari e vitivinicoli, affiancando le tecniche tradizionali del settore con le competenze del web marketing e della digital communication.

Queste figure professionali potranno trovare impiego presso le aziende del settore Food & Beverage, ma anche in tutte le agenzie di comunicazione e web agency che ruotano attorno a questo mondo, in particolare negli ambiti del web marketing, della web advertising, del social media marketing, del digital PR, dell’editoria digitale, della comunicazione legata alla divulgazione del green marketing e del turismo enogastronomico.

Il Master ha una durata di dodici mesi, comprensivi di tirocinio che consisterà in un project work da svolgere in accordo con l’azienda partner che ospita il tirocinante.

Un programma tutto da scoprire

Il corso ha una base esperienziale: il piano di studi prevede, infatti, non solo una formazione culturale partecipata e interattiva, ma anche tanti incontri pratici attarverso i quali sarà possibile mettere in pratica le conoscenze acquisite.

Oltre alle 216 ore di lezione (corrispondenti a 27 CFU) in materie come Gestione della Online ReputationCommunication Strategy and Digital Media PlanningWeb Adverting & Digital PR, sono previste 72 ore di laboratori in video editing, content production e web communication, testimonianze di imprenditori di successo e live experience sul territorio.

I docenti

Ma voi ve le immaginate le lezioni di Rudy Bandiera? E cosa potete imparare da Andrea Albanese e Maria Pia Favaretto? E scoprire il Viral-DNA da Mirko Pallera? Questi sono solo alcuni dei docenti scelti per il master, tutti professionisti e in grado di trasmettere conoscenze acquisite soprattutto attraverso l’esperienza sul campo.

Vuoi saperne di più? Prenotati all’Open Day

Per scoprire cosa ha da offrire l’offerta formativa ti consigliamo di prenotarti per l’Open Day, previsto per l’11 giugno 2015.

Pinterest: arrivano i video a pagamento

Pinterest e i video a pagamento

Importante novità per Pinterest, il social network con 47 milioni di utenti mensili (3 milioni in Italia).

Per cercare di monetizzare, la creatura di Paul Sciarra, Evan Sharp e Ben Silbermann ha deciso di aggiungere una nuova funzione chiamata Cinematic Pins: video a pagamento che compariranno random nella nostra home e che funzioneranno esattamente come i Promoted Pins lanciati quasi un anno fa.

LEGGI ANCHE: Come sfruttare i diversi social network per il vostro e-commerce 

Una differenza tra questi video e quelli degli altri social c’è però, e ce la spiega molto bene il video presentato da Pinterest per lanciare questo nuovo servizio:

A seconda della velocità di scroll della pagina, il video si animerà, arrestandosi secondo i desideri dell’utente.

Niente auto-play fastidiosi alla Facebook, quindi – per quanto siano diventati muti, dopo l’infelice scelta iniziale di farli entrare in azione indipendente dalla nostra volontà – o press-play faticosi alla Twitter (solo a noi, a volte, passa la voglia di cliccare?).

Il perché di questa scelta, la spiega a Mashable Tim Kendall, general manager di Pinterest:

Crediamo che l’auto-play interrompa troppo. I nostri cinematic pins daranno ai brand la possibilità di raccontare i propri prodotti con il movimento, ma, ed è per noi altrettanto importante, lasceranno agli utenti il controllo dei video“.

Hanno già colto al volo questo nuovo mezzo di promozione brand come Gap, L’Oreal, Target, Unilever, Visa, Walgreens and Wendy’s.

L’azienda ha inoltre annunciato che sono in cantiere nuove funzioni per migliorare questi pin in movimento: strumenti più specifici per arrivare al target di riferimento e la nascita di un nuovo team di lavoro interno che avrà l’obiettivo di creare cinematic pins sempre più belli.

Infine, Pinterest ha deciso di rivedere anche l’offerta dei promoted pins, indicando gli obiettivi che possono essere raggiunti dai 3 diversi tipi di pin a pagamento

3 diversi tipi di pin a pagamento

Le novità – che per ora sono solo d’oltreoceano – devono sempre essere accolte bene e nulla è mutabile come le realtà del web: ciò nonostante accogliamo l’introduzione dei cinematic pins con un po’ di dispiacere.

Pinterest faceva dell’immagine fissa il suo tratto distintivo (come Instagram, ma con più stile).

Evidentemente la volontà di incassare ha giocato un ruolo determinante -probabilmente alla luce dei non eccellenti ricavi ottenuti dal lancio dei promoted pins – se è vero che nell’ultimo anno Pinterest ha incrementato i propri fondi volti a espandersi a livello mondiale, raggiungendo l’incredibile cifra di 1,3 miliardi di dollari.

Se si è disposti a investire così tanto, è senza dubbio arrivato il momento di iniziare a incassare!

 

Cannes Lions 2015: ecco i partecipanti al programma See It Be It

Il Festival Internazionale della Creatività, noto anche come Cannes Lions, è uno tra gli eventi più importanti a livello internazionale dedicato al mondo della pubblicità e, ogni anno, premia le campagne pubblicitarie più creative ed innovative a livello mondiale.

Da pochi giorni Cannes Lions ha annunciato i nomi dei partecipanti al programma See It Be It 2015, l’iniziativa che mira a valorizzare il genere femminile nel settore della creatività e ad accelerare le carriere delle donne creative.

See It Be It durerà tre giorni (21 – 23 giugno 2015) e vedrà coinvolte 12 donne selezionate tra oltre 200 candidature provenienti da tutto il mondo. Il programma, lanciato nel 2014, ha dimostrato che il numero basso di donne presenti al Festival rispecchia la minoranza di Direttori Creativi donne a livello globale. Per invertire questa tendenza, il Festival ha deciso di puntare i riflettori alla creatività femminile.

L’obiettivo è combattere le discriminazioni di genere attraverso la creatività e aumentare le opportunità offerte alle donne che, per anni, sono state discriminate all’interno delle agenzie di comunicazione. Ora c’è bisogno di invertire la rotta e dare la giusta importanza ai talenti creativi al femminile.

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La creatività ha il potere di cambiare la cultura e il resto del mondo, in un modo profondamente positivo. Il lavoro creativo ha la capacità di combattere e cambiare le discriminazioni di genere

Philip Thomas, CEO del Lions Festival

Il superamento degli stereotipi di genere è al centro dell’agenda del Festival di quest’anno. Attraverso il programma See It Be It si vuole dare un chiaro messaggio alle agenzie di tutto il mondo affinché possano far crescere le donne che sono all’interno della loro organizzazione.

Le 12 eccellenze femminili che sono state scelte e spiccano nel panorama creativo internazionale sono:
Nivedita Agashe – Group Head DDB Mudra Mumbai, India
Mara Binudin – Associate Creative Director AKQA, New York,
Mariana Borga – Creative Director JWT São Paulo, Brazil
Marta Caseny – Senior Copywriter FCB Hamburg, Germany
Tove Eriksen Hillblom– Senior Copywriter TBWA Stockholm, Sweden
Katherine Glover – Copywriter Joe Public Johannesburg, South Africa
Sally Hastings – Senior Art Director Ogilvy & Mather Melbourne, Australia
Kia Heinnen – Art Director Wieden + Kennedy Amsterdam, The Netherlands
Maddy Kramer – Interactive Art Director LatinWorks Austin, USA
Nikki Lindman – Senior Creative BBH London, UK
Ilia Márquez – Copywriter Badillo Saatchi & Saatchi San Juan, Puerto Rico
Yumiko Ota – Copywriter Dentsu Inc. Tokyo, Japan

Le premiazioni Cannes Lions 2015 si terranno dal 21 al 27 giugno e i ninja sono sul pezzo per tenerti aggiornato su tutti i dettagli. Stay tuned!

Google annuncia la feature che potrebbe cambiare tutto: Now on tap

now on tap

In questi giorni si è tenuta la conferenza Google I/O 2015, durante la quale sono state presentate tutte le novità che verranno introdotte con Android M. Tra queste c’è Now on tap, la nuova funzione che permette all’assistente personale di Android di esaminare tutto ciò che sta accadendo sul nostro schermo e automaticamente prendere azioni pertinenti. In sostanza, Google Now viene integrato in ogni pezzo del sistema operativo Android e anche con un maggior numero di applicazioni per reagire proattivamente ad ogni nostra esigenza.

Grazie alla ricchissima libreria che comprende oltre 1 miliardo di risposte e oltre 100 milioni di località, Google Now sarà in grado di fornirci maggiori informazioni, anticipando il tipo di domanda che possiamo rivolgere in base al contesto in cui ci troviamo.

now on tap

Now on Tap analizza il contenuto sullo schermo e cerca subito informazioni rilevanti e dati che potrebbero essere utili direttamente dall’app. Ad esempio, se stai inviando un sms a qualcuno per un invito a cena, Google Now può mostrare automaticamente valutazioni e orari di apertura per ogni posto menzionato nella conversazione.

google now on tap

Aparna Chennapragada, Director of Product Management di Google, ha commentato: “Vogliamo portarvi risposte proattivamente”. Ecco il video della presentazione.

Aparna Chennapragada, Director of Product Management at Google, ha commentato: “Vogliamo portarvi proattivamente risposte”

The Light Phone, il telefono che fa solo una cosa: telefonare

Finalmente è arrivato il weekend: sveglia presto, mi aspetta una giornata di mare con gli amici per staccare dalla stressante routine quotidiana. Dopo due ore di traffico finalmente giungo a destinazione. Fisso l’ombrellone, mi metto la crema solare, stendo il telo sulla sabbia e finalmente sono lì sdraiata a godermi un po’ di meritato relax.

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All’improvviso un rumore piuttosto familiare attira la mia attenzione. Ho ricevuto una notifica sul cellulare. Dico fra me e me: “Vabbè la vedo dopo” ma la curiosità è troppa e quindi prendo il cellulare dalla borsa e, la pace è finita.

Circa quaranta messaggi provenienti da una conversazione di gruppo su WhatsApp rinominata “Regalo di compleanno Marco”, cinque chiamate da mia madre che vuole assicurarsi della mia incolumità fisica e mentale ancora tutta intatta, quattro notifiche su Facebook ad un post pubblicato il giorno prima ed una e-mail dal capo che mi ricorda di passare nella sua stanza lunedì mattina per l’assegnazione di un nuovo compito.
Tutto questo si traduce in “Addio giornata di relax, ben tornate ansie”.

A quanti di voi è mai capitata una situazione del genere? E ditemi, non vi siete mai chiesti “Se si stava meglio quando si stava peggio?”
Certo, come diceva il saggio Paul Watzlawick “Non si può non comunicare” e come aggiungo io, non si possono nemmeno ignorare le innovazioni tecnologiche che hanno migliorato la vita di molte persone, ma una via di mezzo a tutto questo c’è e si chiama The Light Phone.

The Light Phone, come funziona

Niente notifiche dai Social Network o e-mail, nessuna fotocamera o browser. Pesa solo 38,5 grammi, le sue dimensioni ridotte sono quasi paragonabili a quelle di una carta di credito (solo 4mm di spessore), ha una tastiera touch, un sistema di illuminazione LED, un microfono, uno speaker, un modulatore per il volume, un orologio, uno slot per la Sim ed un ingresso USB per il caricatore. Tutto qua. Questo è Light Phone, la novità statunitense che serve solo per una cosa: fare e ricevere chiamate.

Un bel tuffo nel passato con la differenza, però, che Light Phone ha una batteria che dura fino a 20 giorni e un’app che ci permette di inoltrare le chiamate dallo smartphone ad esso, così da poter essere sempre rintracciabili per le notizie importanti pur godendo di un po’ di sano relax.

The Light Phone Kickstarter Campaign from The Light Phone on Vimeo.

 

The Light Phone, un telefono che nasce con lo scopo di farci disconnettere da tutto

L’idea di Light Phone o dell’anti-smartphone, come è stato definito, è nata a New York presso l’incubatore Google 30 Weeks grazie all’incontro di due menti: quella di Joe Hollier, artista e design, e quella di Kaiwei Tang, sviluppatore e product designer di alcuni modelli firmati Motorola. Il loro obiettivo era di realizzare un prodotto di elevata qualità tecnologica ma che potesse essere utilizzato il meno possibile.

Lo so, sembra un controsenso ma come dicono loro:

pur amando la tecnologia e riconoscendo l’esigenza che tutti abbiamo di comunicare con i più moderni strumenti digitali, riteniamo che in certo momenti della giornata o in certi giorni della settimana sia piacevole disconnettersi da tutto, liberare la mente e stare lontano da qualsiasi tentazione online, tenendo in tasca solo un terminale che permetta di fare e ricevere telefonate, nulla di più”.

Il telefono dal design innovativo ma dal cuore di vecchia generazione dovrebbe essere pronto per la vendita a maggio 2016. Tutto dipende da come andrà la sua raccolta fondi su Kickstarter che ad oggi ha raggiunto già 280,972 $.
Il prezzo di vendita sarà di 100 dollari. Che ne pensate è un prezzo giusto o eccessivo per questa “regressione tecnologica” dalla praticità ed essenzialità indiscutibili?