F8 Facebook: ecco cosa devi sapere

Settimana scorsa si è tenuto al Al Fort Mason di San Francisco un convegno di due giorni sul mondo Facebook, noto a tutti come F8 Facebook, durante il quale sono state introdotte novità importanti sullo sviluppo del social network più famoso del mondo (statistiche rivelate durante queste giornate lo confermano: è il più diffuso con oltre 1.4 miliardi di utenti registrati).

Il primo giorno è stato aperto da sua genialità Mark Zuckerberg, CEO della società, mentre il secondo ha avuto come oratore il CFO Mike Schroepfer, che ha stuzzicato la fantasia del pubblico parlando di droni, satelliti e laser.

Come tener traccia di tutto ciò che è stato detto al F8?

Ci viene in soccorso l’approfondito articolo di TechCrunch!

Messenger diventa piattaforma
Vi ricordate quando ci si chiedeva “ma cosa se ne farà Zuckerberg di Messenger, ora che ha acquisito WathsApp?”
Semplice: lo trasformerà, aprendolo a servizi e funzionalità sviluppati da soggetti di terze parti.
Tra le aziende che hanno avuto accesso alle API di Messenger ci sono soprattutto realtà impegnate nella creazione di emoji, GIF e animazioni in 3D (Giphy, Bitmoj e JibJab), ma ben presto l’apertura includerà altre realtà, ognuna delle quali aumenterà e completerà l’opera di trasformazione di Messenger, destinato a essere sempre meno noto come “la chat di Facebook”.

Messenger for Business
I rivenditori online potranno associare un acquisto effettuato all’account Facebook dell’utente, tenerlo informato sullo stato dell’ordine e rispondere alle sue domande sul prodotto.
In questo modo, dopo l’introduzione del tasto Sell, la società di Menlo Park tenta di imporsi sempre di più nel mercato delle vendite e degli acquisti, cercando di attrarre i milioni di venditori online sparsi per il mondo.
Embedding più semplice per i video
Tra le novità annunciate vi è la possibilità di incorporare in un sito esterno i video pubblicati su Facebook.
Fino a questo momento era possibile condividere un intero post e non solo il video in esso contenuto.
Così Facebook rende più agevole la diffusione dei video pubblicati sul proprio social network.
Di certo questa mossa può essere letta come un nuovo tentativo di competere alla pari con Youtube e, con tutta probabilità, diventerà una nuova occasione per “infilare” un po’ di pubblicità in più su siti altrui.
Supporto per video a 360°
Facebook ha annunciato che Oculus, il visore per la realtà virtuale del social network, supporterà i video a 360 gradi, che potranno essere visti nei nostri newsfeed.
In questo momento i video a 360 gradi sembrano essere, almeno negli States, “the next big thing”.
Sono video girati da più camere contemporaneamente e restituiscono un’esperienza visiva molto più simile a quella umana, immergendo lo spettatore in una realtà avvolgente e permettendogli di decidere cosa osservare.
Nuovo sistema di commenti in tempo reale
Novità piccola, ma che rende bene l’idea di come a Palo Alto si cerchi sempre di migliorare, di innovare, di dare una rinfrescata alla propria creatura.
I commenti sotto i post saranno mostrati in tempo reale sia sulla pagina Facebook che sul sito alla quale si riferisce.
La contemporaneità di commenti dovrebbe aiutare i manager delle piattaforme a tracciare più facilmente le conversazioni.
Al momento il sistema è in fase di test con Huffington Post e BuzzFeed.
Dati analitici per le app
Facebook conosce molto bene gli utenti delle proprie app. Ora vuole aiutare anche gli sviluppatori delle app a conoscere meglio chi usa le loro invenzioni.
Il vostro gioco è usato per lo più da donne? Sono adolescenti? Spendono soldi per i giochi oppure ne usano solo le versioni free?
Il nuovo sistema analitico di Facebook aiuterà gli sviluppatori a capirlo meglio…
Memory Networks
A Mike Schroepfer, nel secondo giorno, il compito di parlare dei progetti a lunga scadenza di Facebook.
Tra questi, a solleticare di più la fantasia dell’audience, c’è  Memory Networks, una tecnologia che permetterà a una macchina di rispondere alle domande fatte dagli utenti.
Per provare la sua “intelligenza”, durante l’evento sono state poste domande relative alla trama de Il signore degli anelli (dietro a un genio, c’è sempre un nerd, ricordiamocelo!)
Internet delle cose
Ne sentiamo parlare da talmente tanto tempo – senza che il discuterne l’abbia portato nelle nostre vite, nelle nostre case – che non abbiamo dato la giusta attenzione a questa news.
Facebook ha comunicato che su Parse, la piattaforma di sviluppo del social network, sarà disponibile un ambiente per applicazioni per mettere in rete oggetti reali.
Nella pratica: Facebook potrebbe controllare tutti quegli aspetti di domotica che vediamo nei film da decenni e che ancora sono un sogno fantascientifico per milioni di persone.
Accendere il riscaldamento prima del nostro arrivo a casa, bagnare il prato quando siamo in ferie, spegnere le luci quando siamo troppo pigri per alzarci dal divano: lo faremo da Facebook!
Droni
La novità da prima pagina però, non riguarda direttamente Facebook, ma c’entra con l’imprenditore Mark Zuckerberg.
Z. punta a portare internet in tutto il mondo, in modo gratuito, tramite droni.
I primi test sono già iniziati e “le aquile“, questo il nome dato ai droni, hanno già preso il volo: hanno un’apertura alare simile a quella di un Boeing 737, ma pesano meno di un’automobile e sono alimentati a pannelli solari che permettono al velivolo di volare a 18 mila metri d’altitudine per un mese intero.
Internet sarà disponibile per tutti, un giorno non troppo lontano, senza che compagnie telefoniche e leggi dei singoli stati possano imporre limiti e restrizioni.
In estate ci sarà il primo volo di prova.

Burnbook: app da bruciare o occasione di confronto?

Keep calm and put it in the burn book

Il film del 2004 Mean Girls di Mark Waters racconta il delicato ecosistema di un liceo americano: l’importanza dell’immagine, della reputazione, della popolarità.

Nella High school di North Shore ogni relazione tra gli studenti si fonda sui rumors, sui giudizi e sulle opinioni. La sovrana di questo sistema sociale, nemmeno a dirlo, è la ragazza più cattiva e più popolare dell’istituto: Regina George.

Ragazza che parla al telefono stesa sul letto

Lei possiede il Libro, lei ha scritto il Burn book.

Ma cos’è il Burn Book?

La Bibbia della maldicenza, un luogo in cui ogni parola, vera o non, definisce la persona a cui è riferita. Un libro in cui gli insulti e i giudizi sono solo l’inizio.

E se questo libro scottante non fosse unicamente frutto della fantasia della sceneggiatrice Tina Fey, ma si fosse trasformato in un’app accessibile a tutti?

Ebbene sì, Burnbook è un’app, un’app tra le più controverse.

Cos'è il Burnbook

Per alcuni è uno strumento nelle mani di bulli 2.0, per altri un utile mezzo per trasmettere valori positivi a giovani insicuri e fragili.

Anche queste sono opinioni, semplici rumors. Per cui, prima di emettere la sentenza, cerchiamo di conoscere meglio Burnbook, l’app che del libro cartaceo “della maldicenza”.
Il funzionamento è semplice: dopo aver scaricato l’app e ti geolocalizzi ed entri nella community più vicina alla posizione indicata.  Per fare cosa?

Lo riassume bene il logo, delle labbra he simboleggiano ciò che la bocca non osa pronunciare.

Logo BurnBook

Perché appena entrati nella community, infatti, si ha la possibilità di scrivere brevi messaggi anonimi di ogni tipo, scavalcando la paura di essere scoperti. Un’app, quindi, che invoglia a confessare i propri segreti e a rivelare quelli altrui.

L’anonimato favorisce una libera condivisione, a volte per esprimere qualcosa di intimo che non si riesce a dire in pubblico, altre per attaccare senza remore compagni e conoscenti.

Com’è possibile tutto questo? L’anonimato libera la persona dalla responsabilità che avrebbe se fosse un utente riconoscibile.

Nel flusso dei messaggi all’interno della community non mancano rivelazioni shock, insulti, cattiverie. Ma l’app non si esaurisce nell’incondizionata e superficiale espressione di ciò che passa per la mente.

Se alcuni genitori sono in allarme, altri sfruttano l’occasione per stare più vicini ai propri figli. Ad esempio, i genitori della North Pocono High School di Covington Township, Pennsylvania, hanno iniziato ad usare l’app per sostenere e incoraggiare i ragazzi scrivendo messaggi come: “Hope your day is filled with light and love! Love, an NP mom”.

Messaggi dalla app Burnbook

L’app, a differenza del libro di Regina George, non ha intenzioni specifiche: è il suo utilizzo a fare la differenza.

Viviamo in una società in cui l’apparenza, la reputazione e l’immagine stabiliscono chi sei, per cui app e siti di questo genere (Insegreto, Whisper, Secret), non sono una novità, anzi mettono in evidenza la specifica necessità contemporanea di incanalare l’aggressività senza conseguenze e di sfogare i propri sentimenti senza viverne l’imbarazzo.
Come diceva Oswald Chambers

You are who you are in the dark. All the rest is reputation.”

E voi cosa pensate di Burnbook, amici lettori?

È giusto offrire strumenti per comunicare senza conseguenze, o è necessario responsabilizzarsi anche nell’anonimato?

MyHealthPal, l'app che controlla le malattie a lungo termine

È già da alcuni anni che i progressi tecnologici si stanno indirizzando verso il settore sanitario; tant’è che gestire la salute attraverso l’uso di applicazioni e dispositivi sta, lentamente, diventando la norma. Numerose sono le startup che si stanno “lanciando” in questo settore.

Una delle ultime è MyHealthPal, un’app per iOS che consente alle persone affette da malattie a lungo termine di monitorare quotidianamente le proprie condizioni di salute, al fine di valutarne miglioramenti o peggioramenti.

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Sostenuta da un finanziamento di 500.000 dollari, tra investitori privati e istituzionali, l’applicazione è specializzata nel morbo di Parkinson ma nulla toglie che potrebbe essere applicata anche ad altri tipi di malattie croniche, quali: diabete, HIV/AIDS, morbo di Alzheimer e molte altre.

myhealthpal app

La parola d’ordine è “controllo”. Infatti questo “compagno digitale” si rivolge non solo agli utenti affetti da malattia consentendogli, appunto, di assumere il controllo su se stessi e sulle proprie condizioni psico-fisiche ma anche a familiari, medici e istituti di ricerca, offrendo loro una nuova strada per dare aiuto a chi ne ha bisogno. Come?

• Monitorando diversi fattori, quali: farmaci somministrati, sintomi, umore, dieta, esercizio fisico e molti altri al fine di individuare come questi parametri “impattano” sulla qualità della vita;
• Permettendo ai cari di essere sempre informati sulle condizioni di salute di un parente;
• Creando un collegamento diretto con gli esperti nel settore, medici e istituti di ricerca, offrendo loro un quadro più dettagliato sulle condizioni del paziente;
• Aiutando gli altri che stanno vivendo lo stesso problema a non sentirsi soli e abbandonati.

Spesso capita che le migliori startup nascano proprio da imprenditori che lottano per affrontare un problema vissuto in prima persona. Questo è il caso di MyHealthPall. Il fondatore dell’app, Mike Barlow, da due anni ha scoperto di essere affetto da Parkinson, precisamente all’età di 41 anni. Da quel momento in poi si è dedicato pienamente alla realizzazione di un’app che fosse in grado di monitorare le persone affette da questa malattia e non solo.

MyHealthPal, un doppio punto di forza


Il suo punto di forza iniziale è dunque che si tratta di un’app progettata da un paziente reale per gli altri pazienti. La seconda mossa intelligente è che permette agli utenti di donare i propri dati in forma anonima in cambio di una quota di ricavi offerti da istituti di ricerca scientifica e di beneficenza che, attraverso questi dati, possono effettuare successive rilevazioni e studi di grande importanza medica.

Questo rende MyHealthPal una piattaforma di analisi che permette agli scienziati di utilizzare e studiare grandi quantità di dati in forma aggregata. Come ci dice Mary Keane-Dawson, CEO del Gruppo, “questo meccanismo ha reso la start-up un business davvero interessante per gli investitori e le istituzioni di ricerca medica”.

MyHealthPall è attualmente in fase di sperimentazione con i malati di Parkinson a Mount Sinai Movement Disorder Clinic, New York, ma a breve saranno annunciati ulteriori inserimenti in altri ospedali degli Stati Uniti e del Regno Unito.

Diventa un Mad Man: siedi accanto a Don Draper sulla 6th Avenue

mad man a new york

Operazione imponente e mirata per il lancio della settima ed ultima stagione della nota serie televisiva Mad Men. Fuori al mastodontico Time-Life Building di New York l’agenzia pubblicitaria Pentagram, grazie ai creativi di AMC, ha installato una panchina con la sagoma del direttore creativo più arguto del mondo pubblicitario americano degli Anni Sessanta, Don Draper.

Radio City Music HallAmbient Marketing in piena regola

L’iconica struttura sarà tra le strade della Grande Mela fino alla fine dell’estate. Se pensate di perdervi tra grattacieli e distese di cemento, troverete due cartelli stradali a sedare ogni vostro dubbio con contrassegnato “Mad Men Ave” e “Don Draper Ave”. Sul sito dell’agenzia, Pentagram invita i fan della serie a fare una foto sulla panchina ed a pubblicarla sui Social con l’hashtag #Draping.

Teddy diceva che la cosa più importante in pubblicità è la novità, che crea desiderio. Non si può lanciare qualunque prodotto come se fosse una lozione, per questo bisogna creare un legame più profondo col prodotto: la nostalgia. È delicata, ma potente. Teddy mi disse che in greco nostalgia significa letteralmente dolore che deriva da una vecchia ferita. È uno struggimento del cuore di gran lunga più potente del ricordo.

(Don Draper)

Il Monumento in onore al Mad Man della Golden Age della pubblicità prende vita dall’arte creativa di Lorenzo Apicella, Michael Bierut ed Emily Oberman. Il coordinatore del progetto, Julia Lindpainter, ha lavorato a stretto contatto con AMC per un’esecuzione perfetta dell’installazione architettonica.

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Quando la fiction diventa realtà

Il concept alla base dell’iniziativa di marketing è abbastanza semplice, ma allo stesso tempo forte. La silhouette di Don con il braccio aperto seduto su un divano (immagine iconica dei titoli di testa della serie!) è un’immagine grafica imperdibile. Le linee pulite e morbide rendono il monumento più chic, più sofisticato, un vero e proprio pezzo di arredo urbano in pieno centro a New York. Era stato fatto qualcosa di simile quando a Milwaukee era comparsa la statua di Fonzie dall’indicabile Happy Days.

You're good. Get better

Oggetto di venerazione per i fan, esempio da seguire per chi vuole diventare un creativo, Don Draper sembra essere esistito davvero e molti lo hanno accostato alla figura di Draper Daniels, una leggenda della pubblicità negli anni Sessanta, operativo a Chicago nell’agenzia di Leo Burnett. La sua aspirazione alla grandezza e la sua ambizione sono diventate lo spunto necessario per analizzare con attenzione il mondo dell’advertising.

Si vive solo due volte, una per se stessi e una per i propri sogni. Ma il sogno è tuo, e allora pagane il prezzo.
(Nancy Sinatra)

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