Be My Eyes, l'app per prestare i propri occhi a un non vedente [INTERVISTA]

Intervista ad Hans Jørgen Wiberg, ideatore dell'app che permette ai vedenti di prestare i propri occhi ai non vedenti

Provate a chiudere gli occhi e a fare anche i gesti più semplici della vostra routine quotidiana senza vedere: ecco, ogni giorno per un non vedente questo rappresenta una “sfida” quotidiana e a volte è indispensabile per loro chiedere un aiuto. Abbiamo già parlato in passato di come la tecnologia mobile offre un supporto alle persone con questo tipo di disabilità: abbiamo intervistato Luca Ciaffoni di Ariadne e abbiamo parlato di Math Melodies, l’app per imparare la matematica dedicata ai bambini ipovedenti.

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Oggi parliamo di un’app che in questi giorni fa notizia su tutto il web, Be My Eyes.

Le espressioni “Sii i miei occhi” e “Presta i tuoi occhi ai non vedenti”, tradotto dal sottotitolo “Lend your eyes to the blind”, esprimono chiaramente l’idea di fondo dell’app: permettere ai vedenti di prestare i propri occhi ai non vedenti.

Come? Creando un contatto diretto tra non vedenti e volontari, pronti ad aiutare le persone in difficoltà.

Quando? Nelle attività di vita quotidiana, quali: controllare la scadenza di un farmaco, orientarsi in un ambiente sconosciuto, ritrovare un oggetto che si è perso in casa, sapere a quale citofono suonare una volta giunti a destinazione e molte altre ancora.

Il funzionamento dell’app è semplicissimo, basta possedere uno smartphone dotato di fotocamera, una prassi quotidiana ai tempi d’oggi, così che tutti possono offrire il loro aiuto ai non vedenti. Vediamo meglio come.

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Per sapere di più su questa app “rivoluzionaria”, visto l’intento onorevole che si prefigge, abbiamo intervistato Hans Jørgen Wiberg, fondatore di Be My Eyes. Il fatto che il fondatore di un’app per non vedenti è esso stesso un non vedente già ci dimostra l’enorme sensibilità per questo argomento ma soprattutto la volontà di rispondere ad un bisogno di aiuto che è vissuto “da dentro” in “prima persona”.

Salve Hans, come è nata l’idea dell’app Be My Eyes?

Le persone non vedenti, me compreso, spesso hanno bisogno di aiuto per far fronte anche alle più piccole attività quotidiane, dove “un paio di occhi” possono fare una differenza significativa. Poi nel 2012 mi è venuta l’idea di creare un’app che potesse collegare le persone vedenti con quelle non vedenti e nel mese di aprile dello stesso anno ho presentato l’idea ad un evento in Danimarca, dedicato alle start up. Li ho conosciuto il resto della squadra BME e dal 2012 abbiamo lavorato sodo per rendere l’idea dell’applicazione realtà. Finalmente il 15 gennaio 2015 eravamo pronti per il lancio.

In cosa si differenzia questa app dalle altre app per non vedenti?

La differenza tra Be My Eyes e le altre applicazioni per non vedenti è che BME usa una live video chat. Questo aspetto lo vedo come un punto di forza, perché BME crea un’interazione tra due persone e le due persone devono lavorare insieme per risolvere un problema.

Chi sono i volontari che offrono aiuto ai non vedenti?

Sappiamo che i volontari parlano più di 80 lingue e quindi abbiamo volontari che provengono da tutto il mondo. In generale, penso che l’app sia molto attraente per l’individuo moderno che vuole utilizzare la tecnologia per aiutare gli altri. Il servizio offerto è flessibile e bastano solo pochi per aiutare gli altri.

Be My Eyes è anche uno strumento che mette in contatto le persone (i volontari con i fruitori dell’app): parlateci meglio di questo aspetto.

Le persone non vedenti cercano di far fronte a tutte le attività quotidiane ma, a volte, un “paio di occhi” sono necessari. Be My Eyes è un’applicazione per I-Phone che permette alle persone non vedenti di entrare in contatto con una rete di volontari vedenti i quali, attraverso un collegamento video in diretta, possono aiutarli in tutti quei compiti che richiedono un “paio di occhi”. Siamo un’organizzazione no-profit e il mio obiettivo con Be My Eyes è quello di creare una comunità che permetta a tutti di contribuire e beneficiare attraverso piccoli atti di gentilezza.

Be My Eyes è l’esempio di come un’applicazione possa concretamente cambiare la vita delle persone: secondo voi, cosa altro può fare la tecnologia mobile per migliorare la vita?

Essendo io stesso un non vedente conosco le sfide che devono affrontare le persone come me. È mia speranza che, aiutandosi l’un l’altro come una comunità online, Be My Eyes possa fare una grande differenza nella vita quotidiana delle persone non vedenti di tutto il mondo.

Sono previsti degli sviluppi per Be My Eyes? Quali nuove feature prevedete?

Vogliamo lanciare anche una versione Android dell’app e stiamo lavorando per apportare dei miglioramenti al sistema. Ma non ci fermiamo qui! Stiamo lavorando duramente per migliorare il sistema, al fine di raggiungere un tasso di successo del 100%.

Attualmente l’applicazione presenta circa 129,392 vedenti, 11,680 non vedenti e 35,351 persone aiutate, numeri piuttosto alti se consideriamo che l’app è attiva solo da un mese. Siamo fiduciosi che la squadra di Be My Eyes potrà fare molto di più!

Ringraziamo tutto il team e in particolar modo l’ideatore per la disponibilità dimostrataci e li salutiamo con un caloroso: “GOOD LUCK“!

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