Ninja Social Factory: partecipa al laboratorio pratico sul social media marketing a Milano e Roma

Ninja Academy ripropone l’opportunità di formarsi nel social media management attraverso un percorso formativo completo e rivoluzionario. La Social Factory, il percorso opzionale “learning by doing” integrato nel Master Online in Social Media Marketing della Ninja Academy sbarca a Milano e a Roma grazie alla collaborazione con TIM #WCAP, l’acceleratore di Telecom Italia che ospiterà nelle proprie sedi le lezioni.

La Social Factory è un laboratorio pratico abbinabile ad un percorso di 60 ore formative focalizzato su tutti gli aspetti teorici e pratici del social media management: dalle singole piattaforme principali come Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram alle novità “verticali” più disruptive come Snapchat, Yelp, Swarm e WeChat.

corso social media

Aperta ad un massimo di 30 partecipanti per ciascuna città, la Factory prevede l’inserimento degli allievi in team che lavorano su project work paralleli e contemporanei alla didattica delle lezioni online, al fine di cimentarsi immediatamente su quanto appreso. Sotto la guida di tutor esperti – tra cui si annoverano social media strategist dall’esperienza pluriennale – i gruppi si incontreranno dal vivo negli acceleratori TIM #WCAP ed impareranno a gestire il lavoro a distanza, coordinandosi su brief specifici e rispettando le deadline.

Le tre sessioni live sono previste per il 21 marzo, il 16 maggio e il 4 luglio, quando i corsisti presenteranno il lavoro con la Ninja Academy.

Cosa si farà nella Factory?

I gruppi si cimenteranno con 10 brief di social media marketing: ogni livello dovrà essere superato per “sbloccare” l’accesso a quello successivo. I brief saranno calati su aziende realmente esistenti, sui loro obiettivi di progettazione, sviluppo e misurazione del social engagement.

Quali sono le aziende coinvolte dalla Factory?

La Ninja Social Factory svilupperà le esercitazioni dell’edizione di Roma e di Milano in collaborazione con Telecom.

telecom italia

I tutor della Factory

I guerrieri che si iscriveranno alla factory saranno accompagnati nel loro percorso da un tutor per ogni città: professionisti ed esperti del settore che potranno aiutarli a superare le varie prove attraverso le loro conoscenze acquisite “sul campo”.

Il tutor di Roma è Cinzia GallenziContent Marketing Manager in H-ART: Cinzia ha cominciato come community manager e oggi cura tutta la comunicazione Social per una delle più grandi telco italiane. La sua mission è aiutare i Brand a creare una relazione durevole con i propri clienti.

Il tutor di Milano è Michaela Matichecchia, Web Marketing Strategist & Google Plus Specialist: Michaela  si occupa di formare le persone all’interno delle aziende a comunicare attraverso internet, oltre a progettare, seguire e misurare strategie di web marketing.

Come mi iscrivo?

La Ninja Social Factory è un percorso premium opzione che può essere intrapreso solo se unito al Ninja Master Online in Social Media Marketing. Questo significa che l’iscrizione alla Factory comprende anche l’adesione al Master Online. Per iscriverti vai su Ninja Academy e approfitta dello sconto early booking!

Vieni alla BattleMI, scopri come raggiungere Milano con Trenitalia a prezzo ridotto

trenitalia

Innovatori di tutta Italia, avete già prenotato il vostro posto per La Battaglia delle Idee? O siete una startup e avete candidato la vostra idea per partecipare alla sfida?

Mentre affinate le vostre tecniche di combattimento e vi preparate ad assorbire tutta la conoscenza gratuita offerta dalla Ninja Academy, non dimenticate di prenotare un mezzo che vi porti a destinazione!

A questo abbiamo pensato noi.

Trenitalia è Official Rail Carrier della BattleMI e del GEC 2015, approfittate della promo

Trenitalia offre a tutti i partecipanti all’evento una riduzione del 30% sui biglietti ferroviari ticketless di 1a e 2 a classe o dei livelli di servizio Business, Premium e Standard del Frecciarossa. Naturalmente, l’offerta vale solo per i biglietti di andata con destinazione finale Milano, per le date comprese tra il 15 ed il 19 marzo e per i biglietti di ritorno, (con partenza dalle stazioni di Milano) per date comprese tra il 16 ed il 20 marzo 2015.

La riduzione non è applicabile ai treni regionali.

Come usufruire della riduzione

Per arrivare a Milano ad un prezzo vantaggioso basta prenotare con due giorni lavorativi d’anticipo contattando l’Ufficio Gruppi Trenitalia al numero unico nazionale 06 6000. Bisogna poi inviare una mail con le credenziali ed il dettaglio del viaggio all’Ufficio Gruppi con cui si è in contatto.

Comunicate che desiderate usufruire della promo legata al GEC 2015 e alla #BattleMI.

Buon viaggio!

3 tool per misurare il social ROI dei Facebook ads

Immagine: Sprout Social

Nell’ultimo trimestre del 2014, Facebook ha ricavato oltre 2.96 miliardi di dollari in advertising, 66% del quale derivante da mobile.
Inoltre, come riportato sul blog di Hootsuite, su Facebook gli ads da desktop e da mobile hanno tassi di click-through ottimi.

Fino a qui tutto regolare: l’advertising su Facebook è ormai inevitabile. Una volta capito che bisogna investire, come si fa a stabilire se il risultato (quindi il social ROI) è buono?
Non sempre la risposta è facile, anche perché Facebook è una delle piattaforme di social advertising più complesse, in quanto esistono moltissime categorie di possibili azioni.

Ecco quindi 3 tool per misure il social ROI dei Facebook ads.

Facebook insight

Immagine: Social Media Examiner

Ahhh, i cari vecchi insight! Moltissimi di voi li staranno già usando da tempi immemori, ma per i meno aggiornati ricordiamo che i dati, disponibili gratuitamente per ogni pagina che gestite, permettono di valutare esattamente quanto è il traffico a pagamento e quanto è generato dalla reach organica.
Cliccando sul post stesso si ottengono informazioni dettagliate su engagement e reach, che permettono di ottenere finalmente l’agognato social media ROI.
Ad esempio, se aveste spese 10 dollari, ricevendo 245 like, avreste ottenuto 24.5 like per dollaro.
Sta poi a voi decidere se ne è valsa la pena oppure no. Inoltre, con dati storici alla mano, potrete vedere quali delle campagne realizzate sono fruttate di più, decidendo quindi per un piano di implementazione di successo.

Google analytics

Con Google analytics si fa un passo in più, analizzando il risultato dell’investimento anche sul vostro sito collegato alla pagina Facebook.
Inoltre si hanno dei dati molto dettagliati: ad esempio come gli utenti sono arrivati al vostro sito, quali pagine hanno visitato e le azioni che hanno compiuto.
Infine vengono visualizzati i dati in grafici di facile lettura, con report che definiscono il livello di ROI rispetto al risultato sperato.
Come ottenere tutto questo? URL tag, ovvero elementi che permettono di monitorare cosa succede sulla pagina corrispondente a quell’URL.
Creare un URL tag è molto semplice, addirittura si può creare all’interno di Facebook, grazie a Google Analytics URL Builder.
Dovrete poi inserire i tag all’interno della landing page sulla quale verranno indirizzati gli utenti grazie all’ad su Facebook.

Pixel di conversione

Non è un caso che il miglior tool di monitoraggio sia proprio di Facebook stesso. Il monitoraggio delle conversioni grazie ai pixel, permette di misurare il ritorno sull’investimento generato dalle vostre pubblicità tenendo traccia delle azioni che le persone eseguono dopo aver visualizzato le inserzioni di Facebook.
Creare il pixel di monitoraggio delle conversioni è molto semplice, e si può fare accedendo a Gestione inserzioni, allo strumento per la creazione di inserzioni o a Power Editor.

Una volta creato il pixel, si genererà un codice, che andrà inserito nel codice della pagina web di riferimento, e successivamente verificato.
Dopo aver creato l’inserzione, si potranno vedere le colonne adeguate nella visualizzazione “Inserzioni” in “Gestione inserzioni” per monitorare le conversioni, inclusi i risultati (le conversioni ricevute) e il costo (il costo per conversione).


Che ne pensate, amici lettori?

L'Expo 2015 vive (anche) sui social network

 

Ormai lo sanno anche i muri: il 2015 è l’anno di Expo.

Una vetrina internazionale importantissima per Milano e l’Italia tutta che si dice dovrebbe portare all’ombra della Madunina qualcosa come 20 milioni di visitatori, creando un indotto che dovrebbe aggirarsi sui 9,5 miliardi di euro (ma le cifre, come al solito, cambiano drasticamente a seconda di chi si occupa di statistiche e qualcuno teme anche si possa trattare di un gigantesco flop).

Il cibo sarà il grande protagonista di questa edizione, che ha come sottotitolo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, focalizzando l’attenzione soprattuto su temi quali educazione, qualità e quantità e spreco di prodotti alimentari.

Il buon mangiare è di certo uno dei fiori all’occhiello del Bel Paese che si è quindi scelto un argomento in cui eccelle e che speriamo possa permettere la buona riuscita delle manifestazione.

La grande esposizione è dunque in arrivo: chissà quale frenetica attività web si svilupperà nei prossimi mesi sui principali social network a colpi di hashtag e chioccioline!

È di qualche giorno fa la notizia che Blogmeter analizzerà i dati legati ai profili social ufficiali di Expo 2015, che sono tutti i principali che possono venirvi in mente: Facebook, Twitter, Youtube, Linkedin, Pinterest e Instagram.

Come sempre, il social più usato al mondo la fa da padrone con un totale di 1.012.306 like748.000 dei quali arrivati tra fine ottobre e metà gennaio; Twitter totalizza 376.319 follower, 100.000 dei quali confluiti nel gruppo nello stesso periodo.

Il 27 febbraio scorso, Blogmeter ha presentato le prime analisi, relative ai mesi compresi tra novembre 2014 e febbraio 2015, e ha individuato alcuni dei momenti di punta per questi due social.

Su Facebook stanno generando più interesse i post che elencano alcune attività collaterali all’Expo, come i concerti ad esempio, e i post pensati per far conoscere al pubblico straniero le bellezze del nostro Paese (come quello del 12 gennaio, “Discover Italy”).

La pagina è gestita molto bene, con caricamento di contenuti che spaziano da notizia di attualità legate al cibo, interviste agli ambasciatori dell’evento e a chi vi lavora, reportage sulle tappe di avvicinamento al 1° maggio, info utili e approfondimenti sulle mascotte di Expo (Foody & Co).

Se Chef Cracco o Javier Zanetti ci mettono la faccia, i tweet volano.

Ovviamente le interazioni non sono solo positive e la schiera di chi critica l’iniziativa è ben popolata (del resto i grandi eventi, profondamente connessi con le istituzioni, sono spesso visti come uno spreco inutile di soldi).

LEGGI ANCHE: La mappa delle reazioni digitali al sito per l’Expo

Chi gestisce queste pagine ha deciso, saggiamente, di permettere agli utenti di scrivere i propri pareri negativi, ma di non dar seguito alle critiche ricevute, lasciando la discussione in mano agli utenti ed evitando di dar vita a quelle interminabili discussioni che ci capita spesso di leggere.

Se da un lato la scelta può essere condivisibile – spesso chi critica è solo in cerca di visibilità e se si rispondesse a ogni provocazione, non basterebbero 100 community manager al servizio 24 ore su 24 – dall’altra ci sono occasioni in cui si potrebbe essere più coraggiosi e provare a dare soddisfazione a chi solleva dubbi e questioni.

Gli argomenti che suscitano più polemiche tra gli utenti sono quelli legate all’impatto invasivo che le nuove costruzioni pro Expo stanno procurando a Rho Fiera – che ospiterà il grosso della manifestazione – e la presenza di grandi marchi come McDonald e Coca Cola come ospiti di un evento che dovrebbe avere al centro la terra e i contadini.

Avrete poi di certo letto tutti del caso scoppiato intorno alla richiesta “assurda” di Rezina Ahmed, console generale del Bangladesh e vicecommissario per Expo del suo Paese, di avere delle cuffie per la traduzione dall’Italiano e del materiale scritto almeno in inglese durante il meeting Cooperazione internazionale ed Expo 2015.

Richieste rimaste, ahinoi, senza risposta.

Tutti i media si sono sbizzarriti e ne hanno parlato diffusamente, mentre sui i social ufficiali invece non ve n’è traccia.

Ci voleva tanto ad ammettere di aver fatto un errore e comunicarlo a tutti – expottimisti e expolemici – all’ascolto?

Instagram e lo storytelling sponsorizzato: arrivano i Carousel Ads

Instagram e lo storytelling sponsorizzato: arrivano i Carousel Ads

Le costanti preoccupazioni delle aziende proprietarie dei social network sono due: migliorare l’esperienza dell’utente online ed ottimizzare gli strumenti per gli inserzionisti. Entrambe le attività garantiscono la soddisfazione degli iscritti e dei pubblicitari e portano all’incremento degli introiti finanziari.

Vi abbiamo già parlato delle novità dei servizi di Zuckerberg: la recente introduzione da parte di Facebook Ads del Conversion Lift e dei Product Ads e lo sbarco di Whatsapp sul web. Solo Instagram non aveva annunciato novità di rilievo, ma ora ha rimediato lanciando un nuovo formato pubblicitario: i Carousel Ads.

L’evoluzione dell’advertising su Instagram

Instagram è un network basato su immagini e video. La sua timeline è un flusso di contenuti visivi ed inserirvi un contenuto pubblicitario è complesso, in quanto il messaggio deve ben integrarsi nel flusso di notizie.

Il lancio dei primi ads su Instagram risalgono alla fine del 2013. Successivamente è stata introdotta la possibilità di inserire dei video pubblicitari.

Ma con l’evoluzione del social commerce l’inserimento di formati più efficaci e coinvolgenti per le inserzioni è inevitabile e tutte le piattaforme stanno studiando il modo migliore per arrivare alla vendita diretta via social.

Le caratteristiche dei Carousel Ads

I nuovi Carousel Ads introducono due importantissime novità nell’Instagram Marketing.

La prima è la possibilità di caricare più immagini nella stessa inserzione, visibili facendo scorrere la schremata lateralmente come si fa usualmente per le fotogallery.

La nuova funzione consente di creare delle vere e proprie vetrine online. Ciò tra l’altro può consentire nuove strategie pubblicitarie: provate ad immaginare la possibile evoluzione sponsorizzata del sito realizzato da Ikea su Instagram o del menu social per i ristoranti.

Poter inserire più foto mette inoltre a disposizione un nuovo strumento di storytelling alle aziende che vogliono raccontarsi ai potenziali clienti. A differenza di un video, che ha una struttura narrativa complessa e non sempre riesce ad incuriosirci con pochi fotogrammi, un numero ridotto di immagini accattivanti può narrare con efficacia una storia.

La seconda fondamentale novità è la possibilità di inserire un link che rimandi all’esterno del social. Finora infatti non era consentito inserire una call to action che permettesse di approdare su una landing page esterna: calcolatrice alla mano sarà più facile calcolare il ROI degli investimenti pubblicitari, potendo con qualche accorgimento calcolare il contributo di Instagram sul totale delle conversioni.

In attesa di poter smanettare con questa nuova modalità, che apparirà gradualmente sulle vostre timeline, ecco un video di come appare il nuovo formato Carousel Ads:

Le app di messaggistica più sicure (e quelle meno sicure) per la privacy

sicurezza e privacy app

Quando parliamo di messaggistica istantanea ci vengono subito in mente applicazioni, quali: WhatsApp, Facebook Messenger, Skype, Viber e tante altre; ma se a questa parola affianchiamo “sicurezza” e “privacy” siamo ancora certi di poter pronunciare le applicazioni sopra citate?!

Nel variegato panorama web e mobile, privacy e sicurezza sono da sempre un tema delicato su cui spesso si è troppo poco informati. A fare luce su questo argomento è stata la Eletronic Frontier Foundation, organizzazione no-profit leader nella difesa delle libertà civili nel mondo digitale, che nel 2014 ha stilato una classifica delle app di messaggistica più sicure.

Anche se non sarete contenti di quello che state per leggere, è nostro dovere informarvi che i risultati dell’analisi hanno evidenziato come le applicazioni di messaggistica più sicure siano anche quelle meno conosciute e quindi meno utilizzate.

LEGGI ANCHE: MWC 2015: Blackphone 2, lo smartphone pensato per proteggere la tua privacy

classifica sulla sicurezza della app di messagistica

Tra di esse compaiono nomi, quali: ChatSecure, CryptoCat, Pidgin, Signal/RedPhone, Silent Phone, Silent Text e TextSecure. Informazione su cui riflettere poiché all’interno di questa lista non compare nessuna delle applicazioni comunemente utilizzate. Per loro è stato riservato un posto di primo ordine ma in senso negativo.

Bisogna però considerare che questa classifica è datata al 2014 e deve essere assolutamente riveduta, specialmente per quanto riguarda WhatsApp. L’azienda, infatti, poco dopo la stesura della “lista nera”, ha avviato una collaborazione con Open Whisper System che gli permette di godere di una cifratura end-to-end nella sua versione Android; ciò banalmente si traduce in maggiore protezione e sicurezza per gli utilizzatori.

Threema, l’app di messaggistica che fa dell’anonimato il suo punto di forza

Sicurezza e privacy nelle applicazioni di messaggistica

Approfondiamo l’argomento sicurezza e privacy introducendo un’applicazione ancor poco nota ai molti ma dalle enormi potenzialità. Il suo nome è Threema e si tratta di un’app di messaggistica mobile che fa dell’anonimato il suo punto di forza.

Questa app infatti si avvale della cifratura end-to-end (per la condivisione di messaggi di testo, foto e video), grazie alla quale solo il mittente ed il destinatario possono leggere i messaggi, garantendo così la massima sicurezza da una parte all’altra della trasmissione. Non solo, la società Svizzera si impegna a salvare solo le informazioni prettamente indispensabili e, secondo quanto riportato dagli autori, i messaggi vengono cancellati dai server subito dopo l’invio.

A queste caratteristiche così importanti in termini di protezione dei dati sensibili se ne aggiungono altre che riguardano il suo utilizzo e che la rendono un’applicazione completa. Threema, infatti, dispone di un’interfaccia completamente tradotta in lingua italiana, sulla quale compaiono tante funzioni quali: scrivere messaggi di testo, inviare foto e video, condividere la posizione, inviare messaggi vocali, creare chat di gruppo e sincronizzare i contatti.

Ma la vera novità che rende questa applicazione non solo sicura ma anche originale è la funzione Threema Pool. La parola stessa suggerisce che si tratta uno strumento per realizzare dei sondaggi, utilissimi per esempio nelle chat di gruppo per decidere dove trascorrere la serata con i propri amici, raccogliendo le preferenze di tutti.

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Se quanto detto finora vi è piaciuto o vi ha suscitato curiosità, allora dovete sapere che l’applicazione è disponibile nelle versioni Android, iOs e Windows Phone al prezzo di 1,99 euro ma poi potrà essere utilizzata per sempre senza ulteriori abbonamenti.

Certo WhatApp rimane e rimarrà, almeno per ora, la regina indiscussa della messaggistica mobile ma, come si dice, “mai dire mai”. Chissà se piano piano anche altre nuove piccole realtà, come Threema, riusciranno a raggiungere le vette del successo sia in termini di notorietà che di sicurezza e privacy.

Officine Grafiche racconta i dettagli della protesta dei designer [INTERVISTA]

Poco tempo fa avevamo parlato della protesta di Officine Grafiche, i quali avevano ideato la campagna social #maipiùgratis per recriminare i loro diritti ad una giusta retribuzione. Abbiamo quindi contattato Marco Toscano (portavoce di Officine Grafiche) per farci raccontare i dettagli della protesta dei designer che ha ottenuto molte approvazioni nel settore.

LEGGI ANCHE: La nuova protesta dei designer per la giusta retribuzione

Officine Grafiche. Perché un collettivo per i designer?

Siamo un’Officina. Da queste parti mettiamo molto le mani in pasta. I nostri nonni ci hanno insegnato che 4 mani sono meglio di due, che non esistono i tuttologi e che valorizzare le esperienze lavorative, settorializzando al massimo, significa vittoria. Vendiamo fumo? Traduciamo il “bla bla” da designer in un linguaggio da comuni mortali?

Abbiamo deciso di fondare un collettivo perchè pensiamo che il lavoro di ognuno vada valorizzato. Tutte le persone che lavorano per noi o con noi sono persone che hanno una conoscenza specifica. A volte queste figure vanno necessariamente unite, formando un buon team, altre volte invece è necessario dividerle. Facendole lavorare separatamente. Un po’ come accade in un’officina. C’è il momento per i lavori duri in cui è necessario lo sforzo di tutti e momenti in cui è necessario un lavoro più di precisione, magari lento e fatto con pazienza che solo in pochi sanno fare. Graphic Design Collective vuol dire questo secondo noi.

La campagna nasce da un lavoro collettivo o da una intuizione personale?

Dopo aver visto lo stesso comune fare la stessa cosa per la seconda volta, mi sono sentito preso per i fondelli. Dovevamo per forza prenderli in giro. Ne andava del nostro onore. Come ogni progetto siamo partiti dalle parole chiave: tirchieria, fame, vergogna, soldi. Ma come rappresentarli? Senza usare pulcinella, la pizza e tante altre figure che non centravano nulla col messaggio che volevamo passasse. Qual è l’unico comune denominatore per queste figure. L’hanno inventato loro stessi, sto parlando della smorfia, ed è geniale. 46 “il denaro”, tiè.

Dopo #coglioneNO arriva #maipiùgratis. Ma poi si rimane sempre su Facebook o si traduce in una effettiva azione?

Questa volta non crediamo, almeno ci speriamo. Per questo è nato #maipiùgratis e per questo anche grazie al vostro supporto vorremmo lanciare una mini campagna per rispondere in maniera più efficace a quello che è successo con la Città Metropolitana di Napoli.

La percezione del lavoro del designer, in un mondo pure fatto di comunicazione, fatica a guadagnarsi lo spazio meritato. È un problema solo del mercato italiano?

È un problema laddove ci sono delle lacune culturali che impediscono di capire e metabolizzare che dietro il lavoro di un copywriter, pubblicitario o web designer c’è un pensiero, uno studio, delle problematiche che devono essere risolte. Non possiamo dire con certezza che sia solo un problema italiano. Sicuramente, tornando sul tema del “city branding” e prendendo in esame quello estero, ci rendiamo conto che c’è una differenza abissale con quello che viene prodotto in casa nostra. Molto probabilmente questo avviene perché da noi, non dico che non verrebbe apprezzato, ma forse non verrebbe “compreso”.

Questo tipo di protesta dei designer ha bisogno, innegabilmente, dell’attenzione dei media e della diffusione del messaggio. Come ti senti con i riflettori puntati addosso?

Indubbiamente siamo molto contenti perché nel nostro piccolo siamo riusciti a dar voce a quel piccolo o grande gruppo di indignati che la pensa come noi, che poi sono gli stessi che hanno abbracciato e condiviso, in tutti i sensi, la nostra protesta. Sta di fatto che il nostro gesto è stato soprattutto una provocazione e sinceramente ora ci aspettiamo di riscontrare un feedback da parte del comune di Napoli. Siamo ben felici di sapere quale sarà la loro risposta/giustificazione.

Dopo aver letto i dettagli della protesta dei designer di OFFICINE GRAFICHE, sembrerebbe che il riferimento alla loro iniziativa, #maipiùgratis, riassuma esattamente la situazione di tutti quei lavoratori, giovani e non, costretti a subire il disagio di ingiuste retribuzioni. In sostanza questa protesta non è esclusivamente dei designer ma degli innumerevoli lavoratori italiani che vivono la medesima situazione.

Philographics, la filosofia spiegata con la grafica

Spiegare la filosofia con la grafica. Raccontare le grandi idee con la sintesi di forme semplici, unendo il mondo del pensiero filosofico a quello del design.
È questa l’idea di Genis Carreras, designer spagnolo trapiantato a Londra, sviluppata nella serie “Philographics“.


L’autore ha prodotto 95 disegni, ognuno dei quali rappresenta un “-ismo” diverso: dall’edonismo allo stoicismo, passando per l’idealismo, il capitalismo, l’esistenzialismo, lo scetticismo, il determinismo, il femminismo, il misticismo e il panteismo, solo per citarne alcuni.

Nel lavoro di Carreras ogni scuola di pensiero si estrinseca dal puro concetto all’ambito visivo attraverso una singolare composizione di forme geometriche, colori vividi, toni brillanti, linee minimali e una breve definizione di ogni teoria, per dare senso e significato a tutto l’insieme di elementi.

Eloquenza visiva e potenza concettuale espresse nella sintesi, nella forza dell’immagine.
Il design si esprime da manuale: funzionale e con l’estetica al centro.

Philographics è anche un libro che potete acquistare qui.

Vi piace la filosofia spiegata in questo modo, amici ninja?

La bottiglia Coca Cola: un'opera d'arte che compie cent'anni

Lo sapevate che la bottiglia di Coca Cola è nata nel 1915? Fu il primo brand a comparire sulla copertina del Time, nel 1950.

La bottiglia di Coca Cola è diventato il packaging più riconosciuto e famoso al mondo, un’icona pop cui numerosi artisti e non solo, si solo ispirati per raccontare i cambiamenti della loro epoca.

L’arte è il miglior mezzo di comunicazione per raccontare: come poteva essere vista Coca Cola da Andy Warhol e come la vedono gli artisti di oggi?

Il brand ha scelto, inoltre, di celebrare i suoi primi 100 anni attraverso una campagna integrata che verrà diffusa in 140 paesi del mondo.

La scelta di comprendere tutti i media nasce da un’esigenza di attrarre un target molto ampio, partendo dall’idea che nella storia di ognuno c’è stata, anche per un solo momento, un’indimenticabile bottiglia della famosa bevanda.

The Coca Cola Bottle: an American Icon

Focus dell’attività di comunicazione è la mostra inaugurata The Coca-Cola Bottle: An American Icon at 100. Per la prima volta durante questo evento verranno mostrate due opere inedite di Andy Warhol, che riproducono l’iconico packaging.

Il brand, infine, ha pensato ad una mostra itinerante, The Coca-Cola Bottle Art Tour: Inspiring Pop Culture for 100 Years, che offrirà un’esperienza multisensoriale ai visitatori di oltre 15 paesi del mondo.

Consumatore: il pubblico cui ha scelto di rivolgersi il brand è quello degli “appassionati”; consumatori che vedono il packaging come un’opera d’arte e un’icona. Coca Cola desidera stimolare l’interesse, creando un significato attorno al suo brand.

The Coca Cola Bottle: una storia da raccontare

La campagna video, creata da Ogily & Mather, desidera raccontare attraverso due modalità la storia del packaging.

I temi toccati sono vari e diversi tra loro: 14 video mirano a raccontare Coca Cola sia come un brand di svago, sia di aggregazione e, infine, come unione tra le diverse generazioni.
L’elemento in comune tra i diversi spot è il rumore della bottiglia stappata, inconfondibile e intramontabile.

Obiettivo: la parola d’ordine è emozionare. Lo strumento utilizzato per costruire questi video è il sentiment marketing. Coca Cola è già un Lovemarks, utilizza uno strumento come un commercial da diffondere via youtube e via televisione per trasmettere e colpire i consumatori facendo leva su emozioni convidise e ricordi.

LEGGI ANCHE: La nuova campagna Coca Cola: “Fai felice qualcuno e sarai felice anche tu!”

The Coca Cola Bottle: advertising campaign

Una campagna di comunicazione non può essere completa senza advertising: ecco che l’agenzia e il brand hanno studiato insieme un circuito di out of home, campagne digital e retail. Il tema? Kissed By. Bere una Coca Cola ghiacciata è un po’ come dare il primo bacio. Il bacio è declinato nei sui cent’anni di storia, toccando Marylin, Elvis e tutte le icone mondiali e locali.

Obiettivo: Coca Cola vuole ricordare ai suoi consumatori di essere un prodotto nato, cresciuto e che ha vissuto con noi. Ognuno, famoso o meno che sia, ha bevuto almeno una volta nella sua vita da una bottiglia Coca Cola.

The Coca Cola Bottle: il libro

Un ricordo, per essere tale, deve rimanere impresso. Per questo motivo è stato scelto di creare un libro, Kiss the Past Hello. In occasione delle celebrazioni del centenario è stato chiesto a diversi artisti moderni di reinterpretare la famosa bottiglia. Il risultato è un mash up di diversi stili e opere d’arte.

Obiettivo: dare un significato concreto. Ogni persona può vedere Coca Cola con gli occhi di un’artista, interrogandosi sull’interpretazione rivisitata secondo esperienze e occhi differenti.

The Coca Cola Bottle: app

I nativi digitali hanno anche loro la necessità di essere coinvolti: pur non avendo vissuto in prima persona i cambiamenti storici e sociali che Coca Cola ha attraversato, potranno ora conoscere la sua storia attraverso il linguaggio più vicino a loro.
Un’app per device mobili permetterà loro di ripercorrere in modo interattivo tutte le fasi della creazione.

Obiettivo: non esiste comunicazione integrata senza coinvolgere i Millennial. Coca Cola dimostra ai suoi consumatori come è stata e si impegna a rimanere un’icona delle generazione. Anche di quelle che verranno.

La famosa bottiglia di vetro è la Coca Cola di tutti: “A design so distinctive that it could be recognized by touch alone and so unique that it could be identified when shattered on the ground.”

Stop al Body-shaming, usare i Social Media per un cambiamento sociale?

Il body-shaming è dappertutto. Questo è quanto dichiara sul proprio blog il Walden Behavioral Care, un centro specializzato in disordini alimentari, che affronta quotidianamente le conseguenze dell’attenzione maniacale che ad oggi riserviamo alla forma fisica ed all’insoddisfazione per il proprio corpo.

Cosa possono fare i brand per veicolare un cambiamento radicale? Strategie mirate di web marketing sui Social Network o sulle diverse piattaforme virali possono essere lo strumento giusto per veicolare messaggi body-positive?

Questo articolo nasce dalla riflessione di molti. E’ tempo di dire basta, di vergognarsi del proprio corpo, di credere di dover rispondere a precisi canoni di bellezza e perfezione per essere accettati. Dalla consapevolezza che i Social Media possono implementare un Social Change.

La pubblicità è tale perché la donna viene rappresentata solo mediante la sua fisicità e quindi come “vittima” del binomio donna-corpo nudo, e perché è a lei che la pubblicità rivolge la maggior parte degli spot.

(La pubblicità è femmina, ma il pubblicitario è maschio” di Daniela Brancati)

Amate voi stessi. Coltivate la vostra autostima. Uno dei brand che ha fatto di più in materia di body shaming è Dove grazie alla campagna sulla bellezza autentica.

Le donne sono le più dure critiche di sè stesse. Solo il 4% delle donne al mondo si considera bellissima. In Dove, lavoriamo per creare un mondo dove la bellezza sia fonte di autostima, non ansia. Così, abbiamo deciso di realizzare un efficace esperimento che esplora il modo in cui le donne si vedono, in contrasto con quello che vedono gli altri.

Il body-shaming è dannoso. Le persone non possono essere condizionate nella scelta di ciò che indossano, di cosa fanno e soprattutto non possono vergognarsi di determinate caratteristiche del proprio corpo. I brand di tutto il mondo stanno provando da anni a scuotere le coscienze del mondo con campagne pubblicitarie che veicolino un cambiamento sociale importante.

Avrebbe dovuto pensarlo Victoria’s Secret quando ha proposto la campagna “The Body Perfect” per il lancio di una nuova linea di reggiseni, innescando una reazione inaspettata da parte delle clienti di tutto il mondo. Ma cosa ha fatto il brand? Non ha dato comunicazioni ufficiali, né rilasciato scuse. Ha soltanto cambiato il pay-off della campagna in: A body for everybody.


LEGGI ANCHE: “The perfect body: Victoria’s Secret alla ricerca della perfezione”

Guardatevi intorno. Chi di voi non ha mai detto ad un’amica: ma sei ingrassata negli ultimi tempi? Che hai fatto ai capelli? Non trovi che questo pantalone ti allarghi un po’ troppo i fianchi? Non pensi che dovresti mangiare un po’ meno?

Sono questi piccoli particolari che ci fanno capire quanto sia radicato un modello di riferimento basato sulla bellezza, sulla perfezione, su corpi che devono essere messi in mostra, devono essere venduti, devono essere interessanti, ma solo se hanno determinate caratteristiche.

Smettere di idolatrare immagini di ragazze skinny, di modelle photoshoppate, potrebbe essere il modo giusto per iniziare un cambiamento profondo. Perché non sfruttare la viralità del web? Perché non utilizzare i Social Media per veicolare messaggi potenti e d’impatto?

Ecco che Dove e Ogilvy Toronto proposero un anno fa un video virale nel quale volevano parlare direttamente a chi manipola le percezioni del pubblico come graphic designer o fotoritoccatori per smetterla con i dibattiti di genere.